Svelati i primi esempi di post sponsorizzati su Instagram

Ecco le prime anticipazioni su come si presenteranno i post sponsorizzati su Instagram. Spam o armonia? Agli utenti l'ardua sentenza

Risale a tre settimane fa il post con il quale Instagram, un po’ a sorpresa, ha comunicato l’introduzione dei post sponsorizzati, per rendere l’azienda sostenibile economicamente e poter quindi offrire sempre il meglio ai propri utenti.

Vi avevamo già dato un’anticipazione riguardo al cambiamento dell’esperienza d’uso degli utenti e, proprio in questi giorni, come confermato anche da Fastcompany.com, sono iniziati i primi, veri, test con cui sono stati proposti al pubblico (solo statunitense) alcuni annunci esempio che hanno mostrato quello che presto avverrà sul news feed di ognuno di noi.

Le rassicurazioni del team di Instagram sono continue: i post sponsorizzati saranno poco invasivi (e, in effetti, è quello che appare dai post di prova), avranno ad oggetto solo immagini accattivanti e coinvolgenti ma soprattutto saranno coerenti con le nostre attività su Instagram e Facebook, ossia con i nostri interessi.

Inoltre, in questa prima fase di test che coinvolgerà i brand più attivi sulla community come Adidas o Starbucks, sarà anche possibile nascondere i post sponsorizzati non di nostro interesse semplicemente cliccando sul bottone “more” (identificato dai tre punti “…”), fornendo così anche un feedback immediato agli sviluppatori.

L’obiettivo dichiarato è quello di rendere gradevole e coinvolgente persino la pubblicità. Anche se un problema di fondo si pone: per creare una pubblicità coinvolgente ci dovrebbe essere un lavoro alle spalle molto impegnativo. E se un impegno del genere nella creazione di contenuti di livello si può attendere da Vogue o da Burberry, lo stesso non potrà avvenire per PayPal, che pure è incluso nel programma pilota di Instagram sugli sponsored post.

Analizzando nello specifico i post proposti in questi primi giorni di test, possiamo dire che tutta questa “creatività” si fa fatica a vederla. Sono, semplicemente, annunci pubblicitari. Molti legati ai prodotti commercializzati, altri che si slegano leggermente dall’immagine del brand (ma semplicemente perché alcuni, come PayPal, non vendono prodotti materiali bensì servizi).

Alcuni, però, sono davvero interessanti (ad esempio la campagna di Levi’s “da stazione in stazione” o i campioni dello sport brandizzati Adidas). Forse è quella la strada giusta da seguire affinché gli utenti non trovino negativa l’esperienza d’uso del social all’introduzione definitiva dei post sponsorizzati.

Le preoccupazioni maggiori – lato utente – sono legate soprattutto a quanto si è visto negli ultimi mesi sulla piattaforma proprietaria di Instagram, cioè Facebook. In particolare ci si riferisce al gran numero di lamentele circa l’abbondanza dei post sponsorizzati e soprattutto alla loro incoerenza rispetto ai contenuti di interesse del pubblico.

Insomma, l’incapacità di Facebook di creare armonia tra il social network e i post sponsorizzati stona un po’ con le continue rassicurazioni del team di Instagram, che vorrebbe invece una pubblicità in completa armonia con l’esperienza dell’utente, non invasiva e, addirittura, piacevole.

E voi come vi sentite rispetto all’introduzione degli sponsored post? Favorevoli o contrari? Fatecelo sapere nei commenti!

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  • Simone Tulumello

    beh, più i contenuti sono coerenti a quello che ci piace, più analisi di dati c’è dietro e più la pubblicità tende a camuffarsi da altro rispetto a quel che è. Siccome i servizi si pagano e siccome vogliamo FB, Instagram, Twitter gratis, dobbiamo tenerci la pubblicità. E, sinceramente, meglio la pubblicità generalista che quella cucita addosso, o almeno non stiamo a piagnucolare quando si scopre che “the big brother is watching us”…

  • http://goshuffle.tumblr.com/ Francesco Turturiello

    Simone, mi trovi assolutamente d’accordo. Personalmente pago il prezzo di un po’ di pubblicità volentieri per mantenere questi servizi gratuiti. :)

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