4 lezioni di Social Media Marketing dalla Casa Bianca

La padronanza di Barack Obama dei social media è famosa fin dal 2008, quando vinse le elezioni che The Guardian definì “Facebook elections”. In quell’occasione si utilizzarono i social media per chiedere donazioni, condividere contenuti ed organizzare iniziative di crowdfunding.

Anche se in quell’anno i social media erano ancora in una fase nativa, (Facebook nasce nel 2004 ma diventa famoso qualche anno dopo) il team di Obama riuscì comunque a creare una buona strategia social per catturare l’attenzione degli elettori.

Ha saputo usare con maestria Tumblr, Facebook, Twitter, e YouTube prima, durante, e dopo la campagna elettorale, per ribadire gli obiettivi legislativi del Presidente e tenere i cittadini informati.

Ecco quattro consigli che possiamo trarre dalla social media strategy dell’amministrazione Obama:

1. Sul secondo, sii il primo

Secondo un rapporto pubblicato da Nielsen nel 2014, l’84% dei proprietari di smartphone e tablet utilizzano i propri device mentre guardano la televisione. Questo dà ai brand l’opportunità di utilizzare i social media per rafforzare sia i messaggi che inviano con la televisione sia con la comunicazione offline.

Nel caso degli Stati Uniti, la Casa Bianca ha utilizzato il suo account Twitter per sottolineare importanti citazioni dal discorso, aiutati da fotografie o diapositive. Su WhiteHouse.gov, è andato in onda un vero e proprio live tweeting prima di Twitter. Un “live feed” che ha aggiunto dati ed informazioni durante i discorsi di Obama sul cambiamento climatico, sulla guerra o sul commercio internazionale.

Per coloro che non potevano seguire il discorso dal vivo, il team dell’allora candidato presidente postava istantaneamente video a blocchi di tre minuti su Youtube. Questo ha contribuito a creare attenzione intorno a tutto il discorso, anche se le persone non erano connesse per un live streaming.

2. Don’t fake!

Richard Zeoli nei suoi “Sette Principi di Comunicazione” mette come primo punto “Don’t fake!” aka “Non fingere”. “sii trasparente”. L’amministrazione della Casa Bianca ha saputo davvero utilizzare questo consiglio anche dopo le elezioni per creare un dialogo vero con gli elettori.

Nelle ore che hanno preceduto gli speech al Congresso infatti, la Casa Bianca ha rilasciato il discorso del Presidente su Medium. Questo ha dato alle persone l’idea che Obama stesse comunicando non solo con i membri del Congresso ma con loro direttamente.

Infine, per continuare il dialogo con i cittadini la Casa Bianca ha incoraggiato tutti a condividere il loro feedback sul programma legislativo del Presidente sui social media con l’hashtag #SOTU.

3. Poco, ma spesso

Avendo un numero pressocchè infinito di opzioni di intrattenimento e di informazioni disponibili sul web, non c’è alcuna garanzia che si avrà l’attenzione di qualcuno per un periodo di tempo prolungato.

Perciò è importante “alimentare il vostro pubblico” con una dieta costante di contenuti shortform da poter consumare in qualsiasi momento in cui capita di avere a disposizione un social. Sia che stiano navigando su Tumblr durante una breve pausa al lavoro o che stiano controllando Facebook prima di andare al supermercato, c’è bisogno di contenuti piccoli ed interessanti.

La Casa Bianca aggiorna regolarmente i propri social media con foto e brevi video che ricordino alle persone le informazioni più importanti alle quali prestare attenzione.

4. Non sono tutte uguali

Se vuoi avere successo su tutte le piattaforme che ti trovi a gestire, devi chiederti anzitutto cosa le persone cercano su quei social. Ad esempio, una serie di fotografie potrebbero essere molto apprezzate su Instagram ma non allo stesso modo su LinkedIn.

A tal fine, l’amministrazione Obama ha sempre saputo distribuire i contenuti al meglio postando quelli per cui quella piattaforma era nata. E infatti la Casa Bianca posta principalmente foto e video sul suo Facebook e Twitter, mentre il suo Tumblr viene condito con le GIF che sono più popolari sulla piattaforma. Nel frattempo invece, su LinkedIn si parla di business ed analisi politiche.

La lezione è che non importa quale sia il messaggio, è importante adattare ciò che intendi dire alla piattaforma che scegli. E indipendentemente dalle convinzioni politiche, su questo l’amministrazione Obama ha solo da insegnare.

Leitz lancia la custodia che tutela la privacy dei vostri iPad

Pratica, resistente e soprattutto a tutela della vostra privacy: la custodia per iPad lanciata da Leitz è assolutamente innovativa. Di cosa si tratta, più nello specifico? I Ninja hanno avuto il piacere di provarla per voi, ed ecco cosa possiamo raccontarvi in fatto di caratteristiche e principali feature.

Comodità

La custodia privacy è comoda e maneggevole. Le staffe posizionate sul retro hanno due altezze: le basi di appoggio a 15° e a 62° permettono di collocare come più si preferisce l’Ipad e di poter fruire agevolmente dei contenuti, scrivere o leggere. La custodia non è molto ingombrante e rende facile l’uso dell’iPad in tutte le sue funzioni. Il prodotto è caratterizzato da un design minimalista e da materiali resistenti e di qualità.

Resistenza

La custodia svolge più che egregiamente la funzione protettiva del device. Rigida, tiene al sicuro l’iPad da urti e graffi. La cover nella parte superiore è fatta di un vetro plastificato che evita che lo schermo possa danneggiarsi.  A differenza delle semplici pellicole adesive, che non possono essere rimosse una volta applicate e si riempiono di bolle d’aria, Leitz Complete offre un vera e propria custodia che avvolge l’intero iPad con una protezione rigida. La chiusura magnetica garantisce, oltre che una maggior praticità nell’utilizzo, anche un’elevata protezione del device da graffi e polvere.

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Privacy

L’elemento assolutamente innovativo di questa custodia è racchiuso in 7 lettere che compongono una parola sempre più a rischio nell’epoca dell’hi-tech: privacy. Leitz ha lanciato una cover con lo schermo oscurante integrato nella parte anteriore: abbassando la cover permette di utilizzare il dispositivo nella privacy più totale, mantenendo le funzionalità delle operazioni touchscreen; sollevando la cover si potrà godere del display in tutta la sua brillantezza. Con questa custodia quindi sarà possibile usare l’iPad in luoghi pubblici senza però condividere con gli altri ciò che state facendo con il vostro device.

Il prezzo della custodia per iPad è € 84.00 e per iPad Mini è € 77.00. Elevato? Alla prima impressione, anche noi era sembrato così: ma quando abbiamo inserito il nostro device nella custodia targata Leitz e considerati materiali, praticità e la sua funzione pro-privacy ci siamo ricreduti.  😆

La custodia, disponibile anche per iPad Air, bianca o nera, è acquistabile online sul sito di Leitz. Che cosa state aspettando a fare questo investimento per il bene del vostro iPad?

Marketing verso culture differenti: gli errori da evitare

E’ unanimemente riconosciuto che la domanda finale di beni e servizi è diventata nel tempo più complessa, mutevole ed esigente. Il consumatore moderno è molto diverso da quello a cui Henry Ford, fondatore della Ford Motor Company, poteva permettersi di dire: “Any customer can have a car painted any colour that he wants, so long as it is black”.

Parallelamente, anche l’aumento della competizione e della concorrenza a livello di offerta, hanno contribuito a invertire i rapporti di forza tra impresa e consumatori: questi ultimi regnano praticamente incontrastati.

Un nuovo approccio analitico

Tutto ciò ha reso imprescindibile un approccio sempre più scientifico e strutturato nell’analisi della domanda, nella sua segmentazione e nelle attività di targetizzazione ad essa relative. A questo si è aggiunta, negli ultimi decenni, una nuova sfida, che, come tale, rappresenta anche un’opportunità: la multiculturalità.

Il marketing e la comunicazione, oggi, devono essere in grado di progettare, realizzare e comunicare value proposition ideate in base alle esigenze e alle caratteristiche specifiche dei diversi orientamenti culturali.

La cultura, definibile come un insieme di riferimenti ideali, valori e comportamenti comuni a un determinato gruppo di individui, è ancora, nonostante la globalizzazione, piuttosto pervasiva nell’influenzare o determinare le preferenze di consumo delle persone.

Questo concetto vale sia nel caso in cui un’offerta sia rivolta a un gruppo culturale interno al paese in cui l’azienda affonda le sue radici, ma anche (e soprattutto) quando la proposizione di valore sia esportata all’estero.

Quale deve essere quindi l’approccio che un’azienda deve seguire per sfruttare queste nuove opportunità? Certamente, le imprese non possono più limitarsi a studiare la domanda attraverso analisi demografiche o comportamentali, perché queste non considerano i fattori culturali appena visti.

In entrambi i casi precedenti è necessaria una conoscenza approfondita e specifica dei criteri valutativi di tipo culturale di un’etnia o un popolo. In mancanza di tutto ciò, infatti, si baserebbero le strategie di marketing e le politiche comunicative aziendali su stereotipi o convinzioni errate, inficiandone efficacia ed efficienza.

Quando le imprese sbagliano

Gli esempi di errori di valutazione delle aziende in questo senso sono molteplici. Quelli più significativi sono rinvenibili negli Stati Uniti, tra i paesi ancora oggi più interessati da forte immigrazione e da un continuo fermento etnico.

In America, infatti, una ricerca del Pew Research Center stima che il 43% dei cosiddetti millennials non è di origini bianche, ma ispanico, nero, asiatico o di altre etnie minori. E’ chiaro quindi come, proprio in questo paese, le sfide per le aziende sono maggiori.

Negli Stati Uniti l’80% della musica hip hop è ascoltata da uomini bianchi delle periferie, contrariamente all’opinione prevalente, che considera questo genere una prerogativa esclusiva della popolazione nera.

Sempre in questa direzione, una ricerca di Nielsen riguardo agli americani che consumano salse da condimento alternative al Ketchup, ha dimostrato che, all’interno di quel cluster di consumatori (10% del totale) che acquista la metà della produzione di salse, solo il 13% appartiene all’etnia ispanica, stravolgendo anche in questo caso il sentore comune.

In un mercato dai grandi volumi come quello statunitense, fondare le proprie azioni su convincimenti errati può determinare un’efficacia minore o nulla delle politiche adottate e può rappresentare la causa del mancato sfruttamento di preziose opportunità di crescita.

Quando invece un’impresa decide di esportare la propria offerta in un altro paese, specie se molto diverso da quello di partenza, è imprescindibile una conoscenza più che approfondita della cultura di quest’ultimo, al fine di comprenderne le abitudini di acquisto, consumo e comunicazione.

L’errore più grave sarebbe quello di tentare di riprodurre all’estero, senza variazioni, un approccio utilizzato in patria per la vendita e la comunicazione di un’offerta.

Il rischio, certo, sarebbe duplice: da un lato si adotterebbe un approccio inefficace e dall’altro si apparirebbe come una sorta di invasore che intende imporre un modo di vivere e di pensare ad un altro popolo, che potrebbe sentirsi discriminato o addirittura oltraggiato, con inevitabili conseguenze negative in termini di immagine.

Un nuovo concetto di cultura

Fino a qui abbiamo considerato la cultura come vincolata all’appartenenza a una determinata etnia. Una visione di questo tipo sarebbe tuttavia parziale e limitante.

In molti frangenti, infatti, la cultura non è predeterminata, ma si sceglie. Lo sport da praticare, il cibo, la musica da ascoltare e lo stile di abbigliamento fanno parte, sempre più frequentemente in un mondo globalizzato, dell’autodeterminazione del singolo individuo.

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Considerare la cultura anche in questa nuova e differente accezione, significa conferire e riconoscere la possibilità di scelta al singolo consumatore e, soprattutto se questi fa parte di una minoranza, implica una sensazione positiva di maggiore inclusione nella società.

Appare quindi necessario andare oltre agli approcci più tradizionali di analisi della domanda, cercando di penetrare particolarmente a fondo nella componente culturale di quest’ultima. Solo in questo modo, le aziende, riusciranno ad affrontare in maniera vincente le sfide avvincenti della multiculturalità.

Cosa puoi vincere alla BattleMI? Scopri i premi per le startup e candidati entro il 10 marzo

Hai solo poche ore per candidare la tua idea d’impresa su labattagliadelleidee.it e avere la possibilità di presentare la tua startup ad un pubblico di oltre 2000 persone e 200 investitori da 150 Paesi al GEC 2015.

Scommettiamo che sei anche curioso di sapere cosa puoi vincere. Ecco i premi messi in palio dai nostri partner.

Le 2 startup vincitrici (premio popolare e premio giuria) torneranno a casa con un bel bottino:

– Piattaforma di E-Mail Marketing Premum da MailUP (console del valore di circa 2000 euro/anno + sconto 30% sul valore sul rinnovo dell’anno successivo)
– Hosting performance per 1 anno da OVH
Prestashop Starter Pack (comprende dominio per un anno, un premium template, installazione setup di uno store online, tre moduli, training, supporto)
– Visita all’headquarter di Microsoft Italia
– Formazione in Digital Marketing  di Ninja Academy
– Consulenza in Social Media Marketing di Viralbeat
– Consulenza SEO di Argoserv
– Coworking per 3 mesi  per tre persone del team da Talent Garden
– Photobook professionale del team da Direzione Ostinata
– Software gestionale Elatos
– Gadget e biglietti personalizzati del team da I’M IN
– Un paio di ali per le tue idee da Red Bull

Non possono mancare dei “premi di consolazione” per tutte le startup partecipanti:

– Piattaforma di E-Mail Marketing da MailUP (console base € 368 + sconto 10% sul valore sul rinnovo dell’anno successivo)
– Hosting Web da OVH
– Minibook per tutto il team  da Direzione Ostinata

Cosa aspetti? Iscriviti ora!

Non hai una startup? Vieni per assistere alla battle e ai workshop formativi?

Abbiamo pensato anche a te, i nostri partner offriranno sconti su prodotti e servizi a tutti i partecipanti!

Ninja Social Factory: ecco i tutor romani che ti faranno esercitare sui social media [INTERVISTA]

Anche quest’anno Ninja Academy propone l’opportunità di formarsi sul social media management attraverso un percorso didattico completo e rivoluzionario. La Social Factory, il percorso opzionale “learning by doing” integrato nel Master Online in Social Media Marketing della Ninja Academy sbarca a Milano e a Roma grazie alla collaborazione con TIM #WCAP che ospiterà nelle proprie sedi gli incontri.

La Social Factory è un laboratorio pratico che prevede tre sessioni live e dieci brief di esercitazione. I 30 partecipanti della factory di Roma saranno suddivisi in gruppo di lavoro a distanza e dovranno imparare ad applicare gli insegnamenti del Master Online calandoli sulle esigenze social di una vera azienda: Telecom. Per portare avanti questa simulazione didattica saranno seguiti da Raffaele Pironti e Cinzia Gallenzi: scopriamo chi sono e come potranno aiutare i partecipanti nei vari livelli, sino ad arrivare al giorno della presentazione finale dove anche l’azienda potrà dare il proprio feedback sulla conclusione del percorso didattico da parte dei gruppi.

Raffaele Pironti

Digital Product Manager at Gruppo Editoriale L’Espresso

Algherese di nascita, appassionato di digitale da sempre, lavora a Roma al Gruppo Editoriale Espresso dove segue lo sviluppo di prodotti digitali di intrattenimento come Radio Deejay, ilmiolibro.it e tvzap. Si occupa tra le altre cose del business degli ebook per tutti i brand del Gruppo. Laureato in Economia, in dieci anni di attività lavorativa ha maturato significative esperienze in marketing, community management e social media. Si è specializzato in digital marketing a New York.

Quali sono i pro e i contro del lavorare nel settore digital nell’entertainment?

Le nuove tecnologie stanno modificando i modelli di business e di consumo. Internet per fortuna è sempre meno autoreferenziale favorendo i modelli user-centrici, e i social network sono la massima espressione di tutto questo.

L’industria dell’intrattenimento gioca diverse partite: da una parte la convergenza della multicanalità all’interno dell’ecosistema digitale, sempre più complesso, che necessita di grandi competenze di progettazione e di comprensione dei mercati. Dall’altra parte i mercati estremamente strutturati dove i competitor – il più delle volte – sono gotha americani dotati di grande know how e fortissime competenze verticali.

Lavorare nell’industria dell’intrattenimento digitale credo sia molto sfidante ed entusiasmante. Youtube, Amazon, Facebook, Spotify, Samsung, Apple. Capire come si muovono e parafrasare le loro mosse è fondamentale per orientare le decisioni. Second screen, self-publishing, musica e video on demand, sono questi i temi su cui ci si confronta tutti i giorni con il team in cui lavoro.

In dieci anni di attività lavorativa hai maturato significative esperienze in marketing, community management e social media. Quali know how trasmetterai ai partecipanti?

Mi piacerebbe per prima cosa trasferire un approccio culturale alla progettazione. In tanti anni di lavoro ho imparato che confrontarsi, ragionare insieme e scambiarsi idee di continuo è fondamentale per fare bene le cose. Fare marketing sui social vuol dire avere dimestichezza con gli strumenti e comprendere il loro potenziale, conoscere le community e i comportamenti degli utenti.

Cosa ti appassiona di questa avventura che stai per intraprendere?

La possibilità di affrontare le realtà dei social media in modo verticale e in un ambiente stimolante e la consapevolezza di far parte di un progetto che sta formando i futuri esperti di social media marketing!

corso social media

Cinzia Gallenzi

Content Marketing Manager in H-ART

La sua mission: aiutare i Brand a creare una relazione durevole con i propri clienti. Ha iniziato come Community Manager quando il valore delle community si sviluppava su piattaforme proprietarie, si è subito accorta del potenziale dei Social Network, divenendone una profonda conoscitrice e ambasciatrice presso tutti i propri colleghi e clienti. Ora per lei il Social, non è più solo Network ma è uno “State of Mind”.

Oggi cura tutta la comunicazione Social per una delle più grandi telco italiane, definendone strategie, orizzonti e obiettivi. Ogni giorno, insieme al suo staff si dedica alla gestione e allo sviluppo di una community numerosa.

Ogni giorno ti dedichi alla gestione e allo sviluppo di una community numerosa: circa 3,5 Mln tra Fan e Follower. Come trasmetterai la tua esperienza ai partecipanti?

Prima di tutto con la passione, senza la quale questo lavoro è meglio non farlo. Poi semplicemente cercherò di applicare le regole di tutti i giorni, partendo dall’organizzazione del lavoro, stimolando i momenti di confronto, verificando con attenzione le attività svolte, la correzione degli errori e i rework se necessari. Importante non sottovalutare nulla, a partire dalla stesura delle mail che possono avere effetti molto nocivi se scritte a caso. Sono convinta che più il percorso sarà simile alla realtà lavorativa più sarà istruttivo.

Cosa ti aspetti da questo innovativo percorso formativo?

Mi aspetto tanta pratica e tanti consigli utili. Si dice che non si può trasferire la saggezza ma l’esperienza sì! E avere come docenti persone che quotidianamente si mettono alla prova con sfide reali sarà un bel modo per evitare errori.

E poi credo che sia un percorso molto utile anche sotto il profilo della gestione del lavoro e del team, perché rispecchia condizioni abituali, dove spesso si è decentrati rispetto ai colleghi e al cliente che si segue. Imparare da subito a lavorare a distanza, utilizzando tutti gli strumenti a disposizione email, video conference o skype è sicuramente una buona palestra.

Hai iniziato come Community Manager: cosa consiglieresti a chi al momento ricopre questa posizione?

Il primo consiglio è: non sottovalutate questo ruolo! Molti lo fanno e perdono una grande occasione. L’occasione è imparare dalla community, ascoltarla, raccogliere gli insight e su quelli progettare le sfide future. Sono il termometro del vostro lavoro e non mentono mai. In sintesi, il community manager è la persona che conosce i clienti meglio del brand stesso, è la persona che sa dirti pregi e difetti di un prodotto o servizio in maniera più dettagliata del marketing. Prendete coscienza del vostro valore e portatelo in giro con orgoglio. Se non siete i primi a crederci nessun altro lo farà!

Come iscriversi alla Ninja Social Factory

La Ninja Social Factory è un percorso premium opzione che può essere intrapreso solo se unito al Ninja Master Online in Social Media Marketing. Questo significa che l’iscrizione alla Factory comprende anche l’adesione al Master Online.

Affrettati, i posti sono limitati!

Jägermeister, Sony e Lotto: i migliori annunci stampa della settimana

Pronti a valutare i migliori annunci stampa che abbiamo scelto questa settimana ? Take a look:

Sony Cyber-shot: Destinations

Cosa abbiamo qui?
Un intelligente uso del copy nell’ad che ci presenta la funzione panoramica della nuova macchina fotografica compatta di Sony!

Advertising Agency: Cerebro Y&R, Panama City, Panama
General Creative Director: Jorge Heilbron
Creative Directors: Jorge Heilbron, José Rolando Díaz
Art Director: José Rolando Diaz
Other credits: Gustavo Morfú Rinaldi

Jägermeister: Play

L’art direction al potere:

“Each art piece was meticulously constructed from 56 separate, intricately cut, carved, etched, sanded, lacquered, varnished and painted wooden parts — fashioned together like a puzzle. Together, they tell a story about Jägermeister’s heritage, ingredients and process.”

Advertising Agency: Deutsch, New York, USA
Chief Creative Officer: Kerry Keenan
Executive Creative Director: Menno Kluin
Associate Creative Directors: Sean Lee, Luke Hughett
Copywriter: Brian Alexander
Art Director: Katrina Mustakas

West Lotto: Car/Boat/Diamond

La cosa più facile del mondo: collegare i puntini; l’esito è tra i più scontatati.

Con West Lotto puoi sovvertire l’ordine delle cose,  migliorando il tuo destino.

Advertising Agency: BBDO, Duesseldorf, Germany
Creative Directors: Achim Metzdorf, Michael Plueckhahn
Art Director: Caner Ergel, Christian Sander
Copywriter: Alfredo Hirschfeld
Illustrator: Fred Gemballa
Art Buying: Eva á Wengen
Agency Producer: Bernhard Burg

Contrahist: Wet nose


Se il tuo naso sembra una fontana gorgogliante, prova ContraHist !

Interessante art direction, ma copy che lascia poco all’immaginazione del lettore.
Nel complesso piacevole. Che dite?

Advertising Agency: Change, Warsaw, Poland
Executive Creative Director: Jan Majle
Senior Art Director: Rafał Nagiecki
Senior Copywriter: Zuzanna Wrońska
Client Service: Jola Mazurek, Michał Tyburcy
Photographer: Paweł Fabjański / SHOOTME

Kokopelli Hostel: Green/Yellow

Hey zio, abbiamo un’ostello stra economico. Smetti di dormire fuori come un verme e prenditi una stanza!

Advertising Agency: Lanfranco & Cordova, Peru
Creative Directors: Gian Carlo Lanfranco, Rolando Cordova
Illustrator / Photographer: Estilo 3D

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Dior riesce a comunicare anche nel digital la sua storica eleganza? [ANALISI]

“Il segreto della bellezza consiste nell’essere interessante; nessun tipo di bellezza può essere attraente senza essere interessante”

Christian DiorThe luxury of Freedom

Regalare eleganza alle donne: una vera e propria mission quella di Christian Dior, un eclettico visionario che sin dalla sua prima collezione nel 1947, fu in grado di rivoluzionare i codici del look moderno imponendo il suo stile al mondo intero.
Consegnò alle donne la sua visione di bellezza e di felicità, mostrando una creatività originale e regalando una nuova eleganza.
Tutti valori che hanno dato alla griffe da sempre un’identità precisa tendente ad incarnare i canoni della perfezione.

Scopriamo insieme come la Maison Dior continua a dettare i codici dell’eleganza e dello stile rafforzandone il valore in tutta la sua comunicazione multicanale, partendo dall’analisi del web site fino alla presenza sui social media per comprendere come comunica tali valori nel mondo digitale.

Brand identity e struttura del sito web

I luxury brand, secondo Prendergast e Phau, si caratterizzano per cinque peculiarità:

  • evocano esclusività;
  • possiedono una ben nota brand identity;
  • godono di una elevata notorietà;
  • generano una elevata qualità percepita;
  • ottengono elevati livelli di customer loyalty.

Il brand Dior soddisfa tutti i requisiti e da sempre punta su una comunicazione essenziale e diretta essendo fortemente riconoscibile da un target consapevole e fidelizzato.

Nascendo come storica maison,  per il naming si è puntato con un’operazione di rebranding ad una semplificazione del nome stesso: Dior viene creata nel 1946 da Christian Dior. Il carattere deciso e lineare che ha caratterizzato sin da subito lo stile del fondatore della maison trova corrispondenza anche nel font utilizzato per realizzare il logo, che alterna forme morbide a linee più geometriche.

Ancora oggi la Maison Dior continua a dettare i codici dell’eleganza e tutti i prodotti Dior sono simbolo di lusso, di eccellenza e di eleganza intramontabili.

La comunicazione digital è fedele ai tratti originali e punta sull’immediatezza di informazioni, sulla ricercatezza e bellezza d’immagini oltre che sull’impalpabilità delle emozioni e delle esperienze d’uso.
L’Home Page del sito ufficiale, mobile-friendly, apre con slider di immagini che focalizza l’attenzione del visitatore sui settori d’interesse primario della maison: moda donna; moda uomo; beauty. Combinando armonia e carattere, i testimonial protagonisti delle differenti campagne mostrano tutti un’eleganza senza limiti, sono trionfanti e solari e trasmettano molta sensualità e sicurezza.

Il menù principale di navigazione è posizionato in maniera evidente al di sotto dello slider e consente di navigare, in maniera intuitiva, le differenti sezioni del sito e di accedere a quelle dedicate alla storia della Maison e alla parte media (Diormag; la Maisondior; Dior tv).

La suddivisione in macro-aree moda/accessori, makeup/profumi e gioielleria/orologeria – viene riproposta nel corpo centrale del website che con un layout a griglia, mostra i trend più importanti per ciascuna categoria: una comunicazione visiva fortemente orientata alla raffinatezza, alla bellezza per fare leva sulla forte dimensione emozionale.

Il layout nella complessità si presenta raffinato ed elegante. Il bianco, scelto come unica tonalità di sfondo, valorizza i contenuti. Nell’organizzazione della struttura vengono differenziate graficamente due tipologie di sezioni: quella rappresentata visivamente da un box nero che contiene dei link indicativi per visitare le diverse categorie (esempio fragranze, makeup, trattamento per la sezione Profumi e Bellezza) e quelle che mettono in risalto specifici prodotti, come l’ultima fragranza maschile, la famosissima fragranza femminile J’Adore o la nuova linea di make up Diorskin a cui sono destinate specifiche landingpage.

Troviamo poi nell’ultima parte del sito la sezione dedicata ai contatti, ai collegamenti social e alle informazioni istituzionali. All’utente vengono fornite le informazioni sui punti vendita, sulle caratteristiche dei prodotti e storia dell’azienda in modo semplice e chiaro.

Corporate identity e contenuti

La caratteristica di Christian Dior è quella di essere un brand capace di accendere tutti i sensi grazie alla particolarità delle sue collezioni, all’essenza delle sue fragranze e alla ricercatezza del suo maquillage. La strategia comunicativa punta sulla globalità dell’esperienza sensoriale. Si tende a raccontare attraverso immagini, contenuti interattivi e testi descrittivi, storie emozionanti ed emozionali che coinvolgano il consumatore e che attivino in lui sensazioni positive e piacevoli.

Non a caso al centro della Homepage vengono posizionate sempre “le storie” più creative e coinvolgenti di Dior, quelle legate ai raffinati profumi: chi non conosce  lo spot del profumo J’adore? L’idea dello spot pubblicitario più evoluta è “The future is Gold” e la trama si basa sulla parola “oro” che Dior mantiene all’interno della sua campagna da diversi anni per mostrare l’evoluzione della visione della femminilità. L’oro rappresenta prima la tentazione, poi un bene materiale superfluo e infine il futuro. Il profumo è complice delle donne nella vita e celebra ogni nuovo giorno. Dior punta ad essere icona di stile in ogni sua declinazione e coniuga il proprio patrimonio simbolico e storico all’evolvere delle necessità contemporanee, tutelando un patrimonio stilistico ma personalizzando al tempo stesso in maniera sempre innovativa ogni singolo prodotto.

Anche nelle sezioni dedicate ad esempio a fragranze e profumi, l’esaltazione dell’eleganza, della bellezza e della sensualità viene affidata a immagini perfette, che catturano subito l’interesse del visitatore. Il claim utilizzato spesso è coinciso. Non serve utilizzare tante parole, sono superflue: lo stile di Dior è unico e noto, l’eleganza e la seduzione facilmente riconoscibili.

Strategia comunicativa: che messaggio vuole trasmettere? E come si muove sui social network?

Anche per il patinato e lussuoso mondo del fashion la presenza in rete è diventata un punto chiave. Dior è presente sui principali social con una pianificazione editoriale ben curata: su Facebook, Instagram e Twitter racconta la tradizione, l’esperienza e maestranze che stanno dietro prodotti; con uno storytelling coinvolgente presenta i prodotti spesso utilizzando video evocativi con grandi effetti scenografici oltre a raccontare il “backstage” di grandi eventi.

Per la campagna di J’Adore, il video è uscito in simultanea in tutto il mondo  in televisione come su Internet. È stato preceduto da un teaser di 20 secondi e da un’intervista alla Theron. L’idea di puntare sul digitale ha dato buoni risultati, anche perché è stato accompagnato dall’hashtag ufficiale #diorjadore: dal canale youtube di Dior alla diffusione virale in rete ed in particolare sui social network come Facebook e Twitter il passo è stato immediato.

L’esaltazione della femminilità in tutte le sue forme è un punto cardine delle strategia comunicativa di Dior: la protagonista è una donna forte, dal carattere deciso, sempre curata sia nelle attività lavorative che nel tempo libero.
E così se per rimandare ai valori classici della sua tradizione (il legame con il cinema e con le sue icone di stile in primis), si punta su una comunicazione dall’identità inconfondibile (come per la linea Lady Dior, classica rappresentazione della Couture della Maison), per la nuova campagna pubblicitaria della borsa “Be Dior” è stata scelta come testimonial Jennifer Lawrence, un personaggio più giovane e dinamico. La Be Dior è perfetta per una ragazza come lei, sempre in viaggio e in movimento.

In tutta la sua comunicazione multicanale Dior si mostra come un brand contemporaneo e innovativo; sperimenta diverse formule e messaggi promozionali per stupire continuamente e coinvolgere il proprio pubblico, restando sempre fedele alla vision storica.

Dior rappresenta il luxury brand che ha fatto storia, e continua a farla, per l’eleganza. Siete d’accordo?

A lezione di content marketing dai brand di lusso: l'esempio di Chanel

Gli esempi più validi di content marketing arrivano da quei brand che dettano legge sul valore del lusso a livello mondiale. Sarà che sono dei ricercatori di tendenze brevettati, sarà la sensibilità di certe “arti visive” a toccare tutti i bisogni, certo è che risultano vincenti in quanto a creazione e diffusione di contenuti.

Tra questi colossi, il primo a distinguersi per qualità e coerenza, è uno dei marchi più affascinanti della storia: Chanel. Scopriamolo insieme.

La strategia di marketing di Chanel è sicuramente tra i più forti esempi di brandscape commerciale, ovvero uno scenario che costruisce sociologicamente l’immaginario di marca organizzando e trasmettendo i significati attraverso gli strumenti a disposizione. Ma come fa a raccontarsi così bene?

Una forte narrazione è il punto di partenza di ogni content marketing. Non ci stupisce quindi che l’iconica casa di alta moda sfrutti la sua storia, ricca, unica e rivoluzionaria, rendendola un’arma vincente. Il soggetto non è più il prodotto ma è la metafora che nasce dall’articolato racconto, il narratore crea così la magica illusione che, come lo storytelling insegna, è un sistema di comunicazione voluto in quanto rigoroso prodotto tra logica e pensiero.

È indiscutibile che un brand con 105 anni di storia abbia un grande vantaggio quando si tratta di narrazione, ma è meno scontato che ogni canale di comunicazione sia sviluppato con metodicità e determinazione verso obiettivi mirati. Quì entra in campo l’immediato approccio tecnologico che, da sempre e in-volontariamente, cavalca i trend confermati attualmente dal content marketing.

Il risultato è impagabile, i clienti non sono fedeli ai prodotti ma ai valori del marchio, alle dichiarazioni e al lifestyle che crea. Tanto che l’eredità della fondatrice, Gabrielle “Coco” Chanel, è così persuasiva che il marchio – due C incastrate – è sul podio trai più amati al mondo.

LEGGI ANCHE: Perché il tuo content marketing non decolla?

Come i marchi di lusso usano gli strumenti per il content marketing?

“La moda non è qualcosa che esiste solo in abiti. La moda è in cielo, per la strada, la moda ha a che fare con le idee, il nostro modo di vivere, che cosa sta accadendo”. Coco Chanel

Questa sorta di marchio dell’ubiquità si conferma nel dominio principale chanel.com, diviso in altri due micrositi: Inside Chanel e Chanel News.

La storia di Coco nella sezione insidechanel, lanciata nel 2013, suona certamente sincera: intreccia la vita della stilista con l’evoluzione della società e dei prodotti, sollecitando i rispettivi successi in ciascuno dei dodici capitoli.

Ogni capitolo propone contenuti esclusivi e diversificati: audio di Marylin Monroe, foto esclusive di Coco, video di Parigi e della Belle Époque. Narrazioni romantiche dell’evoluzione del marchio, come una favola di altri tempi capace di trascinarci nel mondo della doppia C, puntando sul piano emotivo grazie ai segreti dei prodotti.

Ma la marca va considerata alla stregua di un ipertesto che ingloba, ed esprime, diversi messaggi e linguaggi: le icone, dal packaging, label, shopping bags, visual, jingle, contenuti esperienziali, testimonial, applicazioni, negozi, il linguaggio social e il sito. Un patrimonio simbolico e valoriale che crea la struttura, base del content marketing.

Il successo del profumo Chanel N°5 (raccontato nel 1° capitolo con un video) è attribuito alla seducente fragranza, al nome singolare, al packaging unico, e soprattutto esprime una strategia che il marchio ha storicamente attivato: umanizzare la filosofia culturale di Chanel per raccontarne la storia.
Celebrità come Marilyn Monroe, Catherine Deneuve, Candace Bergen, Nicole Kidman e Brad Pitt sono diventati manifesti reali di ethos del marchio francese. La loro associazione esprime indirettamente la filosofia del marchio: raffinatezzabenessere, e stile.

MOVIE
Se vi state chiedendo come è stato riorganizzato il marchio nel 20esimo secolo, studiare Karl Lagerfeld per scoprire la sua filosofia del brand, sarà molto utile. Mentre per i più fanatici e tecnici del settore, un video approfondisce la cartella colori del brand e il suo significato.

LANDING PAGE
Un esempio efficace di come il brand comunica la notorietà del marchio tramite i suoi prodotti iconici, è la landing page dedicata a The Little Black Jacket, la giacca nera oggetto della famosa mostra londinese del 2013.
Evento, e prodotto riportato sul sito come unico protagonista in una sottopagina separata. Una strategia di marketing popolare, visto che quanto più si possono esaudire gli argomenti e approfondire la narrazione più l’ iconografia diventa tale, marcando l’immagine di lusso del brand.

Ma come possiamo strutturare una landing page efficace?

Come primo step è importante accertarsi di fornire tutte le informazioni necessarie, così che gli utenti non cerchino altrove.
Con attenzione a 3 aspetti fondamentali:

1° Obiettivo
Determinare esattamente ciò che succede nel sito. Volete che un utente riempia il modulo di contatto, scarichi il catalogo o il curriculum, faccia un acquisto… o qualche altra azione specifica? Disponete allora tutto in ordine di importanza, per stimolare l’ azione voluta.

2° Design
Il design grafico dovrebbe essere coerente con la corporate identity del marchio. La presentazione creativa, ma non epicamente lunga. I titoli sono strategici: assicurano agli utenti di essere nel posto giusto; il posizionamento di testi dev’essere adattato al titolo, con disposizione e lunghezza diversificati.

3° Call to action
Verificare che la call to action sia chiara, utilizzando elementi grafici e i testi. Tutto sulla pagina deve essere collegato alla risposta che si prevede, se non lo è significa che provoca una distrazione e va rimosso.

Sulla pagina chanelnews, il sito comprende guide, video, foto ad alta risoluzione, e un pulsante grande e chiaro che indica la call to action. Questa sottopagina ci traina nel mondo Chanel, dove vengono organizzate le informazioni più recenti del marchio, dalle sfilate agli eventi, le foto e/o filmati.

FILM
Karl Lagerfeld – direttore creativo del marchio, ha diretto molti film. Trai più interessanti la presentazione della collezione Paris-Salzburg 2014/15, pubblicata su YouTube a inizio anno. Oltre a colpire per l’idea originale, il film svela il volto di Cara Delevingne, top del momento e protagonista della prossima campagna. Accompagnata da Pharrell Williams, grande amico di Karl nonché amante della casa di moda.


Ma facciamo attenzione, per parlare di un progetto non bisogna per forza investire cifre stellari. Grazie alla fantasia e un pò di esercizio pratico, si può creare qualcosa di semplice ma esaustivo:

Social media visibility and popularity

Il profilo ufficiale Facebook del marchio ha più di 14 milioni di iscritti. Su Instagram registra oltre 2 milioni di utenti e quasi 6 milioni su Twitter. Ogni giorno, il brand, compie diverse azioni per interagire con i vari utenti.
Analizziamo alcuni dei contenuti condivisi dai principali social network:

Google +
Una foto storica di collegamento alla sottopagina #insidechanel

Twitter
Il film di Karl, con un frame del video.

Facebook
Gli shooting fotografici e il backstage.

Youtube
Nella pagina official YouTube channel sono distribuite 5 playlist a tema: fashion, make-up, fragrance, inside Chanel, watches and fine jewelry.

Cosa si può imparare dalla gestione dei content marketing di questo marchio iconico?
Forse, di credere in ciò che facciamo, trasformandolo in una vera e propria strategia.

La nuova Skoda Fabia ne combina di tutti i colori

Questo articolo è a cura di INWARD, osservatorio che svolge ricerca e sviluppo nell’ambito della creatività urbana (street art, urban design, graffiti), operando con un proprio modello di valorizzazione, attraverso attività di Ricerca e azioni di Sviluppo nei settori Pubblico, Privato, No profit e Internazionale.

(di Giuseppe Arnesano)

Anche stavolta Streetness resta col motore acceso, ma dalle gomme passiamo alle auto: all’insegna di un nuovo design e di un’ennesima ispirazione, che ci fa riflettere su quanto la strada suggerisca, a chi è stanco dei soliti colori, delle classiche tinte, dei toni già visti, straordinarie possibilità. È il caso di Skoda!

La casa automobilistica ceca ha presentato, qualche mese fa, una personalissima versione della piccola utilitaria del Gruppo Volkswagen: la nuova Fabia Skoda “Street Art”.

Skoda strizza l’occhio così alla formula delle Art Car e offre alla vista colori brillanti, forti contrasti e abbinamenti cromatici accattivanti. Il tema ci incuriosisce perché, a dispetto di quella che potrebbe sembrare la combinazione un po’ meccanica di colori alla maniera della street art, è stato invece incaricato per l’occasione il giovane illustratore portoghese Armando Jorge Aires da Costa Gomes che, accettando la sfida di Skoda, ha reinterpretato il look della nuova Fabia di terza generazione.

L’artista, con esperienza e suggestioni di street art alle spalle, nella coloratissima Lisbona, e niente affatto nuovo alle commissioni creative per grandi brand di svariati settori, ha prima applicato sulla carrozzeria stickers, creando diverse linee e forme geometriche, e dopo ha usato diverse tonalità di vernici, giocando con il giallo, aggiungendo un tocco di azzurro, poi utilizzando il rosso e anche il verde, fino a ricolorare l’intero manto, oltre a taggare tettuccio e vetri posteriori.

Per il progetto Street Art Skoda ha messo a disposizione 15 vernici per carrozzeria e fino a 125 tipi di combinazioni differenti. Dunque le nuove vesti ricamate da Gomesdecorano completamente anche il tetto, i montanti, le calotte degli specchietti e i cerchi. Un’auto destinata alla strada che dall’estetica della strada è avvolta, come a proteggerla e a confermarla al suo destino naturale.

Anche se l’idea delle Art Car ha riscosso nel tempo solo un parziale interesse nel mercato delle auto, aumenta sempre più la tendenza che propone la personalizzazione delle tonalità. Skoda, che segue l’esempio di altre case automobilistiche, punta in questo caso su una linea tutta giovanile che non passi inosservata. D’altro canto un po’ di colore svecchia e, tra qualche tempo, scopriremo se Skoda li ha combinati bene tutti i colori!

Il ritorno di "LikeAGirl" di Always [VIDEO]

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In occasione della Giornata internazionale della donna, P&G ha deciso di dare un seguito alla campagna “LikeAGirl” del suo brand Always.

LEGGI ANCHE: LikeAGirl: la campagna di Always contro gli stereotipi [VIRAL VIDEO]

Lanciato la scorsa estate, il video di Always raccolse in breve tempo milioni e milioni di visualizzazioni. Oggi ne conta addirittura più di 50 milioni. Sfruttando l’enorme popolarità ottenuta dalla campagna, P&G ha ora rilasciato un secondo capitolo che raccoglie le testimonianze di decine di giovani donne che condividono il loro modo di fare le cose “come una ragazza”.

Quasi come fosse una sorta di follow-up pubblico dell’efficacia del messaggio comunicato, “Stronger Together” ci mostra quindi momenti di vita reale di ragazze che vivono le loro passioni senza limiti imposti da alcuna etichetta di genere, fuori dalle meno verosimili mura di uno studio di produzione.

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