Le lezioni di futuro della Resto al Sud Academy partono da Taranto

corsi gratuiti

La Resto al Sud Academy è la scuola dei talenti digitali del Meridione nata dal progetto editoriale restoalsud.it che da oltre un anno persegue l’obiettivo di valorizzare il Sud “fatto di idee, talenti, meraviglie, popoli e culture”.

La scuola è pronta a partire da Taranto con due lezioni di futuro a porte aperte, completamente gratuite, dedicate ai giovani della città pugliese. Gli appuntamenti sono fissati per giovedì 11 e venerdì 12 dicembre a palazzo Pantaleo, nel cuore della città vecchia.

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Alcuni tra i principali esperti del settore metteranno a disposizione la loro conoscenza per fornire ai giovani tarantini  gli strumenti per orientarsi nel mondo del digitale.

Le due giornate di formazione saranno inaugurate da Francesco Pugliese, amministratore delegato della Conad, principale partner del progetto, giovedì alle ore 11.30 alla presenza del ministro agli Affari Regionali Maria Carmela Lanzetta.

Alle ore 17.30 Mirko Pallera, co-founder & CEO di Ninja Marketing, terrà la prima lezione della Resto al Sud Academy dedicata al futuro dei giovani con il digitale e i social media.

Venerdì 12 dalle 9.30 in poi sarà la volta di Marco Agosti, executive producer di Tiscali, ci spiegherà come si realizza un’impresa digitale, analizzando le criticità e spiegando com’è possibile superare gli ostacoli per poter dare il via alla propria azienda innovativa.

digital marketing

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A moderare entrambi i seminari sarà Roberto Zarriello, docente di social media e co-founder del progetto culturale Resto al Sud, nonché direttore della Resto al Sud Academy.

Sarà lui il coach che aiuterà sei giovani selezionati dal portale nei quartieri Librino (Catania), Zen (Palermo), Tamburi (Taranto), Scampia (Napoli), progetto C.a.s.e. (L’Aquila) e area del Sulcis (Carbonia) a diventare talenti digitali in un percorso formativo online che partirà da Taranto e durerà fino al mese di giugno.

La creatività premia sempre: Heineken è il marketer of the year secondo Cannes Lions

Liberi di creare. Liberi di osare. Questa è la filosofia di Heineken, un’impresa che ha fatto dell’originalità un valore cardine, non solo a livello marketing ma anche di brand identity.

Heineken, Creative Marketer 2014

Il premio assegnato al noto brand dal Cannes Lion Festival, non è affatto inaspettato: il riconoscimento è attribuito a tutte quelle aziende che hanno raggiunto importanti traguardi nelle edizioni passate. Il brand olandese, nei tre anni precedenti, ha vinto in totale 41 premi durante il Festival, incluso un Gran Prix nella categoria Creative Effectiveness.

Analizziamo dunque le campagne di Heineken che, durante il 2014, si sono distinte per creatività e originalità considerando i motivi alla base del successo.

In principio fu un tweet

“They clone Abe Lincoln’s DNA and name the clone president for life … except there’s one problem: the clone is evil”: questo il messaggio postato su Twitter da Dennis Lazar, aka @awsommovieideas, in occasione di un contest lanciato da Heineken, in cui si chiedeva ai consumatori di postare le idee più audaci, per creare uno short film. In collaborazione con il Tribeca Film Festival, l’idea ha dato vita ad un video, breve come un tweet.

La chiave del successo? Il brand non compare ma l’azione fatta è più rilevante del marchio; Heineken ha infatti catturato l’attenzione dei consumatori studiandoli e coinvolgendoli attraverso Twitter, il sistema di comunicazione social più diretto, monitorato e considerato dal proprio target.

Like for love campaign

La campagna è stata lanciata sul social network Instagram, creando un upload creativo di contenuti, tutti a sostegno del Gay Pride. Una serie di sette foto, volte a rappresentare l’abbattimento delle barriere di pensiero riguardanti le coppie omosessuali, nascondevano una piccola sorpresa: mettendo un like ad una foto si creava un cuore tra i due protagonisti della fotografia.

In questo caso, la parola d’ordine è ancora una volta creatività, ma anche innovazione: un social network come Instagram, in forte crescita nell’ultimo anno, non è spesso sfruttato per tutte le sue potenzialità.

Heineken ha saputo da un lato, utilizzarlo lato consumer per creare curiosità, dall’altro analizzare i margini di successo di upload di contenuti, riconoscendo che a causa delle particolarità di Instagram è fondamentale sia esserci sia distinguersi.

#SparkMyParty

Fresca di nomination, la birra olandese ha lanciato martedì la nuova campagna natalizia. I protagonisti assoluti? Ancora una volta i social media e i consumatori!

La sfida è vincere un party Heineken, twittando il tema della festa dei sogni con l’hashtag #sparkmyparty. I vincitori riceveranno un pacchetto completo a casa propria, un DJ, fotografo e pass gratuiti per usufruire del servizio Uber, riaccompagnando i propri ospiti in assoluta tranquillità. Ancora una volta social media, ancora una volta il coinvolgimento studiato a 360°.

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La breve analisi svolta riguardo alle campagne marketing 2014, permette di fare una riflessione: il famoso brand olandese lancia progetti di successo perchè ha costruito nel tempo una brand identity forte e consolidata. Può dunque staccarsi dal prodotto in sè, lavorando sull’esserci e diventare brand top of mind non solo per la qualità delle sue bevande, ma anche per l’originalità e il dialogo diretto con i consumatori.

Un marchio attento alle esigenze, anche quelle personali, come dimostrato con “Make Love”. Quali sorprese avrà in serbo Heineken per il 2015?

Cinque consigli per avviare la tua impresa a costo zero

low cost

Avviare il proprio business a costo zero, senza una base economica è certamente complicato. Qualsiasi idea, per quanto valida, ha bisogno di un investimento per essere adeguatamente sviluppata.

Questo però non vuol dire che, con qualche accorgimento e la giusta combinazione di competenze, duro lavoro e strategie di marketing, non sia possibile avviare la propria impresa. Prima però è necessario raggranellare la cifra necessaria all’investimento, davvero con tutti i mezzi  a disposizione.

Secondo Chris Guillebeau, autore di The $100 Startup, “Per avere successo in un progetto imprenditoriale è necessario sfruttare tutte le competenze di cui si dispone, combinandole in un valore che possa essere utile per gli altri“.
ecommerce

Quelle che seguono sono semplici linee guida su come avviare un business quando non si hanno a disposizione grossi capitali.

1. Inizia a produrre

Certo, iniziare a produrre rappresenta ovviamente un costo iniziale, ma la tua produzione attuale sarà il prodotto che metterai sul mercato e dal quale trarrai il tuo beneficio economico. Quale sia il tipo di prodotto o servizio da proporre al pubblico, poco importa: le possibilità di posizionamento sul mercato sono tantissime, soprattutto attraverso i servizi di online e di ecommerce. Puoi anche pensare a dei prodotti completamente artigianali, che puoi produrre a basso costo con la tua manodopera; eBay, Etzy, Bonanza, sono enormi mercati mondiali dove quello che realizzi può arrivare ai clienti in modo rapido, garantendo una transazione sicura sugli acquisti tramite Paypal. Moltissimi imprenditori utilizzano esclusivamente servizi online per vendere i propri prodotti.

2. Se non produci, rivendi

Molto probabilmente non sei creativo, non hai grande manualità o, semplicemente, l’handmade non rientra nel mix di competenze che adoperi per recuperare le risorse necessarie ad avviare il tuo business. Nessun problema: se non produci, vendi prodotti già realizzati.

Anche questa operazione può sfruttare molteplici canali digitali per trasformarsi in un business: si possono utilizzare piattaforme di ecommerce  come Shopify per creare un negozio online e recapitare la merce tramite spedizione. Le possibilità di recuperare merce di valore sono tante: mercatini delle pulci, negozi di antiquariato, garage da svuotare. Se con le tue competenze riesci a distinguere un oggetto di lusso da un vecchio comodino, è il business che fa per te. Sophia Amoruso, fondatrice di Nasty Gal, ha iniziato comprando e rivendendo pezzi unici su eBay ed è cresciuta fino ad un utile netto di 24 milioni di dollari nel 2011, creando posti di lavoro per oltre 200 persone.

3. Vendi i tuoi servizi a costo zero

Torniamo al mix di competenze. Che sai fare?  Vendi quello! Ovviamente tutto dipende dal tipo di competenza, ma non è necessaria una enorme specializzazione per vendere i propri servizi. Una conoscenza pratica di un settore, come fare il babysitter, l’assistente o il giardiniere, è sufficiente per mettersi in affari.

Essere visibili anche online è necessario, soprattutto in contesti metropolitani più grandi o quando la tipologia di lavoro richieda uno spostamento che, inevitabilmente, si traduce in un costo. Per questo è importante posizionarsi correttamente ed essere facilmente raggiungibili, magari affidandosi a servizi online gratuiti come Craigslist, Elance, TaskRabbit e Skillshare.

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4. Il baratto

Inutile storcere il naso, puoi utilizzare tutti i software open source che vuoi, pur di risparmiare, ma un portatile dovrai necessariamente averlo. E, se hai le tasche vuote, l’unico rimedio resta quello di scambiarlo. Ottenere strumenti a costo zero, quando di disponibilità a livello zero si tratta, è davvero importante. Nulla di cui vergognarsi: offrire servizi di babysitting al vicino in cambio del suo Mac usato è una perfetta strategia a costo zero.

startup

5. Utilizza servizi a basso costo o a costo zero

Esistono diversi servizi online a costo davvero ridotto o, in alcuni casi, del tutto assente. Sul web è possibile acquistare domini gratuiti per costruire il proprio sito tramite comodi moduli personalizzabili. Non saranno il massimo della personalizzazione ma è un ottimo modo per ottenere il proprio sito ad un costo nullo. In rete si possono acquistare prodotti personalizzati anche in tirature minime, per fare promozione al proprio business, e il risparmio aumenta. se si è in grado di districarsi nella giungla di codici ed offerte promozionali.
Avviare un business richiede impegno, sacrificio, passione. Se sei sulla strada giusta, utilizzando il mix di competenze trasversali di cui disponi, la via per il successo sarà certamente più rapida.

L'anima dell'e-commerce è la multicanalità

Ho visto una borsa che mi piace su un sito e-commerce. La voglio acquistare. Cosa faccio?

Molto probabilmente, cerco un negozio fisico per vedere il prodotto dal vivo e toccarlo con mano. Mi informo se il prezzo a cui mi offre la borsa lo store online corrisponde a quello del punto vendita che ha la borsa che desidero. Poi, valuto le spese di spedizione, l’affidabilità del servizio di pagamento, ricerco recensioni di utenti che già hanno acquistato quel determinato prodotto dal sito e-commerce in cui sto navigando.

Cosa influenza la scelta d’acquisto? In che modo i dispositivi mobile e i canali social media stanno cambiando abitudini ed aspettative in materia di shopping?

E-commerce multicanale

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Di certo, in un mondo 3.0, non siamo più soltanto in contatto con le imprese tramite i negozi fisici, ma anche attraverso quelli online. Ci informiamo, leggiamo review, confrontiamo prezzi e ricerchiamo informazioni e modalità di acquisto convenienti e sicure online.
Siamo multicanale.

Negli ultimi anni la multicanalità – modalità di interazione tra impresa e clienti attraverso molteplici spazi di interazione – ha preso fortemente piede anche e, soprattutto, in relazione all’e-commerce.

Le aziende devono, necessariamente, aggiornare il proprio modello di business ed implementare una content strategy orientata all’engagement multicanale. Grazie all’integrazione di tutti i canali a disposizione, i consumatori saranno in grado di accedere ai nostri prodotti e servizi da ogni parte del mondo, da qualsiasi piattaforma, quando vogliono.

Il compito del retailer è quello di conoscere il consumatore con cui si interfaccia, fornire tutte le informazioni di cui ha bisogno e rendere il processo di acquisto il più integrato possibile. La customer satisfaction aumenterà e, con essa, le vendite.

Da uno studio UPS condotto da comScore emerge che gli acquirenti europei preferiscono rivenditori che offrono un’esperienza multicanale integrata tra online e offline. In Italia il 51% dei consumatori compra più volentieri da un rivenditore che consente l’acquisto online, ma offre la possibilità di ritirare la merce in negozio. Il 59%, invece, preferisce comprare online ed effettuare eventuali resi nel punto vendita fisico.

I consumatori multicanali in Italia rappresentano ormai il 50% della popolazione. E’ quanto emerge dall’indagine dell’Osservatorio Multicanalità 2013, il progetto di ricerca condotto da Nielsen, Connexia e la School of Management del Politecnico di Milano.

Il 78% degli italiani ritiene Internet la fonte principale per la ricerca di informazioni su prodotti e servizi. Di questi però solo il 34% porta a termine acquisti online. Dunque, il presidio di tutte le piattaforme – anche quelle fisiche – permette di migliorare il servizio offerto ai clienti. La sinergia di tutti i canali a nostra disposizione (online e fisici) permetterà di raggiungere più facilmente le persone aumentando la loro customer satisfaction.

L’Osservatorio fornisce alcune linee guide strategiche per cogliere le opportunità di tale business.

1. Conoscere il consumatore come “persona” e non come “target di consumo”

Bisogna conoscere le persone con cui ci interfacciamo, le loro abitudini e comportamenti d’acquisto, i fattori chiave che indirizzano le abitudini di shopping dei consumatori.

Secondo l’indagine Google’s Shopper Marketing Council 2013, il 79% dei possessori di smartphone lo utilizza in almeno una fase del processo d’acquisto. Oltre alla penetrazione degli smartphone, anche la diffusione dei tablet costituisce un trend di assoluto rilievo nello scenario digitale. Bisogna tenere il passo con la rapida adozione della tecnologia mobile e adattare le proprie offerte al sempre maggior numero di consumatori mobili.

È necessario semplificare l’accesso allo store attraverso l’ottimizzazione sui diversi dispositivi mobili. Chi cerca un prodotto deve poterlo trovare in maniera semplice ed immediata da qualsiasi dispositivo, non solo dal pc.

2. Far interagire i propri clienti

L’interazione tra utenti del nostro sito faciliterà l’esperienza di shopping online.

Il passaparola, il confronto e le recensioni tra gli utenti conferisce una maggiore credibilità e trasparenza al nostro brand e rinvigorisce la nostra reputazione. Oltre a tenere vivo l’interesse dei clienti soddisfatti, riusciremo ad ottenere potenziali nuovi acquirenti proprio attraverso il passaparola.

Dare la possibilità alle persone di confrontarsi tra di loro, recensire i prodotti, raccogliere informazioni e condividere consigli, significa far vivere un’esperienza di acquisto piacevole, aumentare la customer satisfaction e ottenere risultati positivi per il brand.

3. Garantire la facile transizione da un canale all’altro

Tra gli aspetti che influenzano la probabilità di effettuare acquisti online, gli acquirenti europei dimostrano una netta preferenza per i retailer che offrono un’esperienza omnicanale integrata.

La possibilità di acquistare online e restituire eventuali resi presso il negozio fisico è il fattore più importante per gli acquirenti online in Europa. D’altro canto, permettere ai clienti di ritirare la merce in maniera semplice e veloce in punto di vendita fisico è considerato dai consumatori in Europa come un modo per evitare le spese di spedizione e ciò può condurre ad un incremento delle vendite per i rivenditori.

Bisogna andare al di là della rigida distinzione e classificazione tra e-commerce, retail o negozio fisico ed abbracciare un nuovo concetto di business. Un business fatto di persone che desiderano, semplicemente, vivere un’esperienza d’acquisto piacevole e priva di ostacoli tra un canale e l’altro.
Per ridurre gli ostacoli i retailer devono sempre più adottare un approccio multicanale che miri a rafforzare sia il canale online che quello offline, all’insegna di una maggiore integrazione.

L’e-commerce, in continua crescita, non è un canale che si sostituirà ai punti vendita tradizionali, ma è un prezioso arricchimento che aiuta ad aumentare le vendite.

Twitter inizia a monitorare le app sui nostri smartphone

Twitter ha annunciato che inizierà a monitorare le app installate sugli smartphone degli utenti.

La nuova caratteristica del sistema è chiamata App Graph ed è destinata ad offrire un’esperienza di Twitter più personale con contenuti più specifici e mirati per ogni utente, attraverso una maggiore conoscenza dei loro gusti e dell’uso che fanno del loro smartphone.

Come ci tiene a precisare anche il Centro Assistenza Twitter, le uniche informazioni raccolte saranno quelle riguardanti quali app sono presenti sugli smartphone, ma non verranno analizzati i dati al loro interno. Twitter saprà che sul vostro telefono avete Facebook e Instagram, ma non saprà cosa condividete o quali foto postate.

Chiaramente, se non vi piace l’idea che Twitter raccolga queste informazioni sul vostro conto, potrete negargli la possibilità di farlo. Infatti, una volta che la nuova funzione sarà attiva, riceverete una notifica pop-up che vi avvertirà della novità e vi chiederà se volete lasciarla tale o disattivarla. E, in caso cambiaste idea, potrete attivarla o disattivarla in un secondo momento, con la possibilità di cancellare i dati raccolti. Per assicurarsi che gli utenti abbiano chiaro a cosa vanno incontro Twitter darà anche la possibilità di leggere una informativa sulla privacy aggiornata.

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Twitter raccoglie già da tempo dati riguardanti i gusti degli utenti analizzando i loro tweet e gli utenti che seguono – dato che il targeting delle inserzioni pubblicitarie costituisce la fonte di guadagno principale – ma queste informazioni sono limitate all’ecosistema del social network. Attraverso la possibilità di scoprire anche quali sono le applicazioni utilizzate dagli utenti, l’azienda sarà in grado di vendere inserzioni con target molto più definiti e gli advertiser saranno quindi in grado di raggiungere con ancora più precisione il pubblico a cui mirano.

Queste informazioni costituirebbero un enorme vantaggio anche dal punto di vista dello sviluppo dell’app ufficiale e della creazione di nuovi prodotti e servizi per gli utenti. Immaginate se già anni fa Twitter avesse raccolto questi dati: l’esplosione di Snapchat non sarebbe passata inosservata e avrebbe potuto acquisire l’azienda sul nascere, quando aveva ancora un valore modesto, o avrebbe potuto sviluppare un’app per contrastarla prima che la user base lo rendesse impossibile.

Twitter non è il primo a monitorare le altre app. Ci sono dei tool, come Flurry Analytics, che forniscono informazioni agli sviluppatori sugli user, la performance e l’attività di altre app.

Il monitor delle app ha iniziato ad essere implementato su Twitter da poco e arriverà prima agli utenti iOS e successivamente a quelli Android. Permetterete a Twitter di raccogliere queste informazioni su di voi?

Con SnapJet e Prynt, la moda dei Selfie ha i giorni contati

Se pensiamo che il selfie sia un’innovazione dei nostri tempi, ci sbagliamo di molto. Era il 1948 quando fu venduta la prima Polaroid in un grande magazzino di Boston. Grazie all’invenzione di Edwin H. Land bastavano solo cinquanta secondi di attesa per avere un’immagine stampata da poter ammirare. Una rivoluzione per quell’epoca che negli anni si è trasformata, grazie all’innovazione tecnologica, nella tendenza del selfie. Adesso come allora ognuno di noi ha modo di esprimere la propria creatività fotografica con un clic.

In che modo le innovazioni digitali hanno influenzato il mercato della fotografia

Ogni nuova tendenza culturale e sociale spinge le migliori menti creative a generare nuovi accessori per donarle facilitazioni d’uso o di applicazione, una condizione necessaria nella spinta all’innovazione. Il selfie sin dal 2003 ne ha generate moltissime, sia di natura hardware che software. Il selfie stick ad esempio è stato una di queste facilitazioni che ci ha aiutato molto in questa pratica (ad evitare le cadute degli smartphone) e che ha ottenuto e continua ad ottenere molto successo di business, per quanto riguarda gli strumenti software possiamo pensare ai vari filtri fotografici sugli smartphone che ci hanno consentito di creare immagini saturate, in bianco e nero, seppia, in negativo, o le tante app per modificare le immagini in fase di post produzione.

Capita però che le vecchie tendenze ritornino in auge in modo alternativo, è il caso delle fotografie istantanee analogiche. La Polaroid, mamma di tutte le innovazioni relativamente alla fotografia amatoriale, ha fatto scuola. Due startup hanno infatti pensato ad un ritorno alle origini, scommettendo magari sulla possibilità di surclassare la moda del selfie digitale e trasformare la pratica di alcuni in un’esperienza fotografica tattile grazie a due accessori per smartphone che consentono di stampare istantaneamente i nostri scatti, selfies e non.

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Una scommessa difficile da vincere. Tutti sappiamo quanto il selfie si sia ormai insidiato nelle nostre menti e nonostante il mondo si divida tra apologetici e apocalittici la tendenza sembrerebbe inarrestabile. Basti pensare che nel 2013 il Museum of Modern Art di New York ha presentato una mostra intitolata: Art in Translation: Selfie 20/20 Experience, nella quale i visitatori hanno potuto usufruire di una fotocamera digitale e di uno specchio per fare il loro autoscatto artistico.

Caso ancora più straordinario e di totale immersione nella tendenza viene dal fatto che il termine “selfie” è diventato un neologismo che ha trovato spazio persino nel noto Oxford Dictionary, questa la definizione tratta dal sito: A photograph that one has taken of oneself, typically one taken with a smartphone or webcam and shared via social media. A questo punto capiamo bene come tentare di vincere la scommessa contro il selfie digitale sarà un’impresa molto ardua.

SnapJet

SnapJet è una startup nata in California dall’idea di due ingegneri: Ismail e Isaac Degani. Si tratta di una tecnologia open source che consente di scannerizzare le immagini del nostro schermo, rilasciando immediatamente una stampa in alta risoluzione. Snapjet può utilizzare due tipi di pellicole, una di queste è, non a caso, Polaroid 300, l’altra Fuji Instax Instant Film. Kickstarter è stata la piattaforma di crowdfunding scelta dai due fratelli per ottenere fondi utili alla produzione.

Le vendite dei primi esemplari sono già iniziate, due le varianti: una vintage e l’altra moderna, il costo varia in base alla scelta dai 99 ai 175 dollari. Costo diverso invece per la versione deluxe che si aggira sui 299 dollari. In aggiunta i due fratelli Degani stanno già pensando ad una cover per smartphone che abbia lo stesso tipo di utilizzo, cosa alla quale ha già pensato la startup francese Prynt.

Prynt

Il team di Prynt ha progettato una case dentro cui inserire il nostro smartphone, che restituisce un’immagine istantanea con la possibile aggiunta di un nostro commento. Attualmente si tratta soltanto di un prototipo ed è quindi applicabile ai soli smartphone da quattro pollici. La capienza di pellicola non è tanta, è possibile infatti stampare al massimo trenta fogli al termine dei quali il case va ricaricato. Il progetto apparirà a breve su Kickstarter, vedremo se riuscirà ad ottenere i fondi utili alla produzione.

SnapJet e Prynt stanno probabilmente realizzando il sogno dei tanti appassionati della fotografia analogica. La possibilità di surclassare il selfie sembra molto difficile, ogni novità ha bisogno del suo tempo per essere apprezzata e dopo diventare tendenza.

Fashion brand Woolrich: come comunica nel mondo digital? [ANALISI]

Dopo il polverone creato dal caso Moncler, ci siamo chiesti se altri luxury brand avessero una presenza digitale strutturata in grado di trasmettere la corporate identity con uno stile di comunicazione univoco ed efficace.

Partendo proprio dal sito web, strumento basilare di comunicazione digital e ancora oggi elemento strategico e decisivo per il posizionamento di un brand, abbiamo deciso, restando nell’affascinante mondo del fashion, di analizzarne uno al quale è impossibile non associare parole come storia, qualità, tradizione.

Ma come trasmette nell’ambiente digital tali core values? Scopriamolo insieme.

LEGGI ANCHE: Moncler e il caso “Siamo tutti oche”: disastro o fuoco di paglia?

Corporate identity e struttura website

Woolrich nasce nel lontano 1830 in Pennsylvania e grazie alla sua longevità è il marchio di abbigliamento outdoor più vecchio degli Stati Uniti.

L’official website per il mercato europeo è dedicato alla commercializzazione della linea Woolrich John Rich and Bros a cui dedicheremo la nostra analisi.
Dal 1985, distributrice del marchio in Italia ed Europa è l’azienda bolognese WP Lavori in corso, che sotto la guida di Cristina Calori è rapidamente divenuta una realtà consolidata nel settore della produzione e distribuzione dell’abbigliamento.

La home page del mercato europa apre con una struttura molto lineare e accogliente: nell’header il marchio è in primo piano con una tonalità fredda su fondo bianco che regala un layout chiaro e poco dispersivo; il menù di navigazione è proposto in maniera originale, come punto focale di navigabilità per esplicare con immediatezza le sezioni disponibili.

La struttura centrale, con un giusto mix di colori, dimensioni e spaziatura è occupata da immagini incentrate sulla comunicazione di prodotto. Una comunicazione dedicata al must della linea, il parka. Woolrich è stato infatti uno dei primi brand a reinterpretare questo capo in versione piumino (Artic parka e Mountain parka) lavorando sulle lunghezze, sulla linea sartoriale e sui rivestimenti in Gore-Tex per la traspirazione.

La parte dinamica del website dedicata alle news e ai contenuti pubblicitari, racconta ed esalta i valori di tale capo di abbigliamento facendone vivere l’intera storia:dall’origine alla vasta popolarità raggiunta in tutto il mondo.

Le singole schede prodotto, lato eCommerce, sono strutturate per fornire le informazioni basiche sui prodotti: foto prodotto, guida alle taglie, descrizione materiali e indicazioni per lavaggio e mantenimento.

Corporate Identity e contenuti

La parte corporate del sito, integrata con tool eCommerce, punta ad esaltare l’identità storica del marchio.

Comfort, durata, resistenza, innovazione, semplicità, i valori attraverso cui il brand punta da sempre a posizionarsi nella mente del proprio target, sono esplicitati e messi in evidenza nella sezione di presentazione.

La mission dell’azienda è quella di realizzare un prodotto che resista nel tempo, utilizzando elementi scelti con cura e curato nei minimi dettagli. La tradizione e la qualità vengono comunicati con modi diversi, sia con testo che con il visual, per sottolineare la vision aziendale in maniera chiara e trasparente.

Sia il layout che il contenuto trasmettono in maniere ordinata e semplice un messaggio diretto: non c’è bisogno di eccesso di colore o di descrizioni eccessive: la qualità dei capi parla da sola.

Strategia comunicativa: che messaggio vogliono dare? E sui social network?

Partendo dall’analisi dei contenuti appena esplorati è evidente che Woolrich punti a rimarcare la storicità del brand valorizzandone la prestigiosa tradizione e l’unicità degli elementi utilizzati, di qualità eccellente.

Il messaggio è chiarito tanto nelle sezioni dedicate alla parte corporate che nelle schede eCommerce, dove nelle singole descrizioni dei prodotti sono impiegati aggettivi e descrizioni che richiamano proprio i core values.

Il messaggio mira a valorizzare la qualità del prodotto con un riferimento forte ai valori alla base del lavoro per singolo capo.

Tutta la comunicazione è integrata: dalla struttura del web site al piano editoriale sui social network.

L’aggiornamento dei vari canali (Facebook, Twitter, YouTube e Instagram) si pone come obiettivo l’engagement e la diffusione della cultura del prodotto: il coinvolgimento viene stimolato raccontando in maniera diretta i pregi e i plus di ogni capo in una community, “Woolrich People, dove è possibile scoprire tutte le caratteristiche dei prodotti. Caratteristiche che l’utente può rivivere attraverso video dall’alto tasso emozionale, dove vengono esaltati tutti i particolari di piumini, parka etc.

Tutti i contenuti puntano sul comunicare quanto il brand punti sulla sicurezza e contemporaneamente al comfort. Il messaggio che emerge nella comunicazione product oriented è quasi di presunzione: aver scoperto il segreto dell’eleganza misto alla qualità.

Woolrich sarebbe pronta ad un attacco come quello subito da Moncler?

I capi realizzati da Woolrich, è noto, sono rifiniti con pelliccia di montone, coyote, procione e/o imbottiti con piume d’oca e d’anatra.

Le sezioni di presentazioni dell’azienda non dettagliano le tecniche di produzione e non dedicano descrizioni agli standard di qualità.
Anche in questo caso, probabilmente, come per Moncler non si è ritenuto necessario spiegare che tipo di piume o di pellicce venissero trattate semplicemente perché il consumatore non lo chiede o non lo considera un criterio di scelta.

Allargando lo sguardo alla parte corporate dell’official site per il mercato statunitense, una dettagliata descrizione delle tecniche di produzione è dedicata alla lana definita “tessuto superiore” cui viene dedicato anche un video per mostrare il processo di creazione del materiale di prima mano. Ma sulla selezione delle pellicce e piume, nessun cenno.

Sull’argomento della sostenibilità ambientale e sull’utilizzo di pelli di animali insomma il brand non si sbilancia nella comunicazione ufficiale.

Volendo però analizzare piccole sfumature e messaggi nascosti nei visual e nei frame delle campagne pubblicitarie promosse sui diversi canali digitali, possiamo notare alcuni elementi “fissi”: oltre ai modelli che indossano con eleganza i capi pregiati sono spesso presenti animali e inoltre le location richiamano spesso foreste o giardini.
E come se il messaggio da trasmettere, affidato a canali molto espliciti, sia quello di rispetto verso la natura e gli animali, oltre all’onnipresente valore della storicità del brand, e non solo un modo per ambientare e contestualizzare al meglio i prodotti.

Detto ciò, al momento  il trend di ricerca sull’utilizzo di Woolrich di pellicce e piume, non trasmette risultati negativi o particolari alert.

Nell’analizzare la brand reputation, legata a questo tema, in Italia non emergono discussioni importanti se non un post creato nel 2010 da Roberto La Pira intitolato “La pelliccia di Willy il Coyote usata per abbellire i giubbotti Woolrich”.
All’epoca non ha avuto seguito nè effetti virali. Oggi con la risonanza accresciuta dall’utilizzo dei social, potrebbe scatenare un secondo caso Moncler?

Questo non lo sappiamo ma c’è da sottolineare che chi acquista Woolrich è consapevole della rifinitura dei capi con pelliccia e piume, essendo dettagliatamente indicato nelle etichette e nelle schede di presentazione dei capi.

Possiamo concludere la nostra analisi, valorizzando lo stile univoco seguito da Woolrich nella strategia comunicativa.  Emerge in ogni elemento degli ambienti digitali la vision del fashion brand: Woolrich comunica e trasmette la propria identità imponendosi con carattere sul mercato di riferimento.

Siete d’accordo?

Perché ai tuoi dipendenti serve un corso in house in Public Speaking

Claudia Dondi e Dionigi Faccenda all'OVH World Tour di Padova

Spesso le aziende non si rendono conto di quanto i propri dipendenti, volenti o nolenti, ne siano i portavoce. L’incisività di un intervento in una conferenza, il carisma che traspare da un’intervista o semplicemente un approccio assertivo nei confronti dei clienti possono determinare un enorme vantaggio competitivo. Non sempre però, la voce di chi parla a nome del brand rispecchia la vision e la mission aziendali. C’è chi certe doti le ha dalla nascita e invece qualcuno le deve imparare: trovare il proprio stile mettendo a fuoco i fondamenti della comunicazione personale.

Oggi vi raccontiamo l’esperienza di Claudia Dondi di OVH, che ha frequentato un corso in house in Public Speaking di Ninja Academy tenuto da Alberto Castelvecchi, editore ed esperto di comunicazione, HR e formazione.

A soli quindici anni dalla sua nascita, OVH è il primo hosting provider europeo (Fonte:  Netcraft, Gennaio 2014), terzo nel mondo. Fondata nel 1999 da Octave Klaba che negli anni 90 ha riconosciuto l’enorme potenziale dell’allora nascente mercato dell’hosting Internet. Registra una presenza in 17 paesi, con oltre 800 collaboratori, in Europa e in Africa e, dal 2011, nel continente americano.

Claudia Dondi è responsabile comunicazione comunicazione OVH Italia. Gestisce i contenuti dei siti OVH in lingua italiana, è social media manager, cura i rapporti con la stampa e si occupa di pubbliche relazioni. Da sempre geek inside approda in OVH circa un anno fa, dal mondo della pubblicità, dell’editoria e della comunicazione digitale. Fa parte del team Sales & Marketing di OVH Italia, coordinato da Dionigi Faccenda.

Come siete venuti a conoscenza dei corsi Ninja Academy e perché avete scelto un corso in house?

Conoscevamo Ninja Academy per la fama di Ninja Marketing. Marketing Non Convenzionale ha costituito e costituisce uno dei testi di riferimento per il marketing in Italia e all’ estero. L’idea di scegliere un corso di Ninja Academy nasce dalla forte fiducia (che confermiamo a lavori conclusi, assolutamente ben riposta) in questa struttura, dal risalto che una tale struttura ha nel web, per noi universo di riferimento, e nella vita reale.

Avete seguito un corso in Public Speaking. Quali sono gli spunti più utili e interessanti che vi ha fornito?

Fin dalla sua nascita, OVH si è imposta in Europa come provider di riferimento. La sfida che il team italiano ha deciso di affrontare è rendere OVH il provider di riferimento anche nel mercato italiano. Per questo motivo, nel 2014, OVH ha intrapreso un programma di eventi per farsi conoscere dai suoi clienti, sul territorio.

L’OVH World Tour, che si concluderà  a dicembre con gli ultimi due appuntamenti, comprende ben 18 tappe in tutto il mondo, in cui i team delle filiali nazionali si presentano al pubblico, tenendo, sul palco, speech tecnici e commerciali. L’esigenza di un corso come questo nasce dall’essenza stessa di OVH: siamo una compagnia molto tecnica, che grazie alle brillanti menti che ne fanno parte, è in grado di proporre prodotti e soluzioni all’avanguardia mantenendo standard di prezzi sorprendentemente bassi.

OVH è un’azienda di geek, di hacker, di tecnici che hanno fatto delle loro passioni un lavoro e si pongono come obiettivo, anche personale, realizzare e offrire continue innovazioni. Solitamente abituati al filtro rassicurante del monitor che li tutela dal mondo esterno, i nostri geek hanno fatto tesoro degli spunti del corso di Public Speaking di Ninja Academy che ha infuso loro la serenità necessaria ad affrontare un numeroso pubblico. Le tappe italiane dell’OVH World Tour, infatti, realizzate a Milano e Padova, sono state un successo, raccogliendo oltre 500 partecipanti per due intere giornate targate OVH.

Quali benefici ha portato il corso alla vostra azienda?

Il corso di Public Speaking è stato fondamentale perché ha permesso di abbattere le barriere della timidezza e degli intermediari tecnologici spesso necessari a noi geek, abituati al rassicurante filtro del monitor, nella comunicazione con il pubblico. Abbiamo trovato molto interessante l’escamotage di paragonare i numeri della nostra azienda al mondo reale, rapportandoli per esempio al numero di abitanti di Milano o a quello dei pendolari in Italia, per rendere concreti e reali i dati che stiamo presentando e rimanere nella memoria del pubblico. Non meno importante è stato l’atteggiamento disteso e molto competente del nostro insegnante, che ha contribuito in maniera sensibile a infondere sicurezza e tranquillità  al nostro team.

Infine, pensando al futuro, come metterete in pratica ciò che avete in imparato?

Basandoci sul successo degli eventi OVH 2014, proseguiremo nello stesso modo, anzi, amplieremo il programma di eventi nel 2015. Il team cresce e OVH Italia con lui, stiamo traslocando in un nuovo ufficio in cui terremo gli OVH Academy, incontri in cui i nostri clienti riceveranno formazione tecnica e potranno certificarsi OVH. Sono in programma anche svariati OVH Mini Tour, con cui toccheremo le principali città del Nord, Centro e Sud Italia, oltre a replicare gli OVH World Tour nei maggiori centri. Il corso in Public Speaking di Ninja Academy ci ha permesso e ci permette di calcare le scene nel modo giusto e di trasmettere l’immagine, la grandezza e l’ampio respiro del nostro gruppo.

Glance Media: utilizzare i nuovi media digitali per catturare alla prima occhiata

Attrarre l’attenzione in una manciata di secondi: una tendenza che si chiama Glance Media. Che viviamo di corsa è un dato di fatto: abbiamo sempre meno tempo e siamo sempre più di fretta. Non solo, per chi lavora nel marketing e nella comunicazione è oggi ancora più difficile far passare il proprio messaggio, perché siamo praticamente bombardati ogni giorno da informazioni che si susseguono in maniera molto veloce. E’ quindi facile (anzi, facilissimo) perdersi, e di conseguenza rischiare di far perdere la propria comunicazione pubblicitaria. Ne consegue che, con questa sovrastimolazione, il nostro livello di attenzione rischi di essere sempre più basso ed indirizzato verso un numero potenzialmente infinito di cose, continuamente, tanto da pronosticare l’avvento sempre più deciso dei Glance Media, ovvero i media da consumare subito, alla prima occhiata.

Ma cosa sappiamo di questo atteggiamento che sa un po’ di “fast food”?

Less is more: non è detto che sia necessario esagerare!

Il concetto base da seguire è: è necessario catturare l’attenzione di chi vede il mio advertising anche di sfuggita, al primo sguardo (glance, per l’appunto). Quindi è proprio il caso di dire che basta un’occhiata per capire se quello che i nostri occhi hanno incrociato può interessarci oppure no, prima di tornare a quello che stavamo facendo. Un perfetto esempio di glance media potrebbe essere rappresentato dai cartelloni pubblicitari che, essendo posizionati in aree dove nessuno transita e tutti corrono, devono per forza di cose essere concisi e andare dritti al punto.

Per essere fatto bene un messaggio media da consumare al volo deve essere pulito, privo di ogni orpello superfluo perché quello che deve arrivare a chi ci legge è unicamente la comunicazione che vogliamo trasmettere. Tutto il resto è (passatemi il termine) fuffa, perché nel mondo dei glance media qualunque cosa rappresenti un ostacolo tra l’utente ed il messaggio è, oggettivamente, inutile. Mettete delle aggiunte non necessarie ed il senso dei glance media verrà immediatamente perso, è un concetto chiaro e semplice: minore sarà il numero di fronzoli che inserirete, più alta sarà la probabilità di avere successo nel far passare l’informazione.

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Glance Media How To: suggerimenti utili per centrare il bersaglio

Ma allora, esiste una strategia vincente per fare in modo che questi glance media diventino alleati preziosi per le nostre comunicazioni e presentazioni? Certo che esiste, basta seguire qualche regola: vediamole insieme.

Regola #1: i glance media sono un po’ superficiali, l’aspetto conta!

Vi è mai capitato di vedere delle slide, magari ad una conferenza, ed essere attratti più dalle cromie che dal contenuto? Ecco, questo è uno di quegli esempi da non seguire perché, quando i colori sono troppo forti, l’attenzione di chi guarda viene distolta dal messaggio principale. Meglio evitare. Lo stesso principio vale per i font: sceglieteli leggibili, non pasticciate, non usatene troppi diversi tra loro (due, complementari, è l’opzione più auspicabile) e preferite sempre caratteri che non abbiano grazie. Il fattore confusione è in agguato!

Regola #2: parole, parole, parole

E’ ok scrivere, ma troppo testo in questo caso non va di certo bene. Tagliate corto e sarete premiati! Questo vale anche per le informazioni fornite: siate essenziali, concisi e non perdetevi in giri di parole che, in certi casi, non servono a molto – se non a distrarre. E ricordate che, in certi casi, un’immagine (ben fatta) vale più di mille parole.

Regola #3: evviva la semplicità!

Il mondo dei glance media è spietato, e vuole messaggi da codificare in tre secondi. Se quello che avete scritto non viene recepito entro questo lasso temporale riformulate la vostra comunicazione finché non troverete il “fitting” perfetto per voi. Concentratevi quindi su un solo concetto, ben preciso, e comunicate utilizzando solamente quel pensiero.

Il mondo dei Glance Media è in continuo divenire, ma intanto la direzione è presa: sapremo allinearci completamente a questa comunicazione, il prima possibile?

Tumblr si lancia nel mondo del social commerce: arriva il tasto "Buy"

Tumblr si lancia nel mondo del social commerce

Nuova mossa da parte di Tumblr che, dopo essere stato acquistato da Yahoo lo scorso anno e dopo aver evidentemente visto i suoi cugini social – Twitter in primis – lanciarsi nel social commerce, ha pensato di fare lo stesso. È stato infatti annunciato l’arrivo di un nuovo pulsante “buy” per gli articoli condivisi da Etsy, Artsy, Kickstarter e DoSomething.

Le (positive) conseguenze? Sicuramente più interazione, più conversioni generate dai social, e probabilmente il primo vero passo verso il superamento della spietata concorrenza, tra tutti Pinterest: se infatti Tumblr deciderà di aggiungere il tasto anche ai post condivisi da Ebay e Amazon, ad esempio, potrebbe diventare un protagonista scomodo nel mondo del social commerce.

Tumblr si lancia nel mondo del social commerce

Ma il tasto “compra” non è l’unico ad essere stato inserito: Tumblr ha infatti affiancato anche i compagni “browse”, “get involved” e “pledge”. Al momento i bottoni sono disponibili solo da desktop e non ancora da mobile. Inoltre, non è disponibile l’acquisto direttamente dal social, ma cliccando sul tasto si viene direzionati alla fonte, ovvero a uno dei 4 siti partner sopra menzionati.

Tumblr si lancia nel mondo del social commerce

Social sempre più commerce o commerce sempre più social? In entrambi i casi una cosa è certa: i due mondi non possono più essere considerati separati!