Come convincere un tardivo digitale ad investire nel mobile marketing

Come convincere un tardivo digitale ad investire nel mobile marketing

Olly @Fotolia

Caro imprenditore…

Come va? Sì, lo so, solite storie in azienda: si lavora tanto, si spende tanto, si guadagna meno di quanto si vorrebbe. Già, un periodaccio insomma.

Dimmi un po’, stampi ancora tutte le email che ricevi e poi le conservi? Tagli ancora corto quando ti parlano di digitale  e pensi ancora che il volantino nella cassetta della posta basti e avanzi? Oggi voglio scambiare due parole con te a proposito.

Caro imprenditore, oggi non viviamo in un’era di cambiamenti, ma in un cambiamento d’era. Puoi continuare ad infilare la pubblicità nei tergicristalli delle automobili, spedire la tua vela in mezzo al traffico nell’ora di punta e affidarti al telemarketing.

Oppure puoi vedere nel cambiamento un’opportunità.

Ti piacciono le citazioni, lo so. Allora colgo la palla al balzo e ti invito a riflettere su questa:

«Non è la specie più intelligente a sopravvivere, e nemmeno quella più forte. Ma quella più predisposta al cambiamento». (Charles Darwin)

Se stai ancora leggendo l’articolo – e non mi hai ancora orgogliosamente mandato a quel paese – ti lancio una sfida: voglio convincerti con 3 semplicissimi esempi a fare un piccolo passo in direzione del digitale, ma un grande passo in direzione dei tuoi clienti. Come? Investendo nel mobile marketing.

Perché essere responsive

Come convincere un tardivo digitale ad investire nel mobile marketing

Olly @Fotolia

Stai guardando un film nel tuo nuovo televisore da 55 pollici. All’improvviso qualcuno si siede sul telecomando, ritrovandoti l’azione a 21:9 o, ancora peggio, a 4:3. Seccante, non è vero?

Come credi dunque che si sentano  gli utenti che vorrebbero visitarti via smartphone o via tablet quando si ritrovano a fare i conti con il quel sito web, ottimizzato solo per la navigazione via desktop? Già li immagino i poveretti, a zoommare con le dita per raggiungere il menu principale. I pochi che ci provano, ovviamente, perché gli altri se ne sono andati all’istante.

Non credi che l’immagine della tua azienda sia data anche da come si presenta online? Avere un sito web responsive equivale ne più ne meno ad indossare il vestito giusto ad ogni appuntamento.

Perché sviluppare un’app

come convincere un tardivo digitale - 2

Sei abituato a regalare a chi ti visita una penna brandizzata? A Natale, per le fiere, alle cene distribuisci gadget e calendari? Ecco, un’app in soldoni è un po’ tutto questo, ogni giorno. Attraverso un’app puoi entrare nelle tasche del tuo target, raccoglierne i dati personali e richiamare strategicamente la loro attenzione quando lo desideri, attraverso una push notification.

L’unica avvertenza da ricordare è dare un buon motivo per essere scaricata: come i tuoi gadget in stand, per essere desiderabile deve intrattenere ed essere utile, deve fornire uno o più servizi.

Produci stampi per torte? Proponi originali ricette.

Possiedi una catena di negozi? Rendi facilmente rintracciabile lo store più vicino.

Vendi abbigliamento da montagna? Raccogli gli itinerari più belli da percorrere.

Sì, tutto in una sola app!

Perché promuoverti attraverso gli utenti

come convincere un tardivo digitale - 3

Parliamoci chiaro: un testimonial conosciuto, pagato a peso per farti pubblicità, potrà anche funzionare, ma non è un’idea vincente, né così creativa.

Cosa c’è di più virale, genuino e gratuito della testimonianza dei tuoi clienti soddisfatti? I tuoi brand ambassador, prima di tutti e tutto, sono proprio loro! Premia ogni acquisto via sms con un buono sulla prossima spesa, stimola le persone via Instagram a raccontare la loro esperienza, regala una riduzione per ogni recensione ricevuta nella tua fanpage su facebook.

Parliamo di sms marketing, user-generated content, digital reputation: prima suonavano arabo, adesso? Ricorda: il passaparola è la più potente promozione di cui puoi beneficiare.

Caro imprenditore, non lo so se ti ho convinto, resto in attesa dei tuoi commenti per scoprirlo. Nel frattempo, torno a creare connessioni e rilevare opportunità a tante altre piccole medie imprese. Da grandi poteri, derivano grandi responsabilità!

StartupBus Italia 2014: Bologna e Milano [DAY 2]

StartupBus Italia 2014: Bologna e Milano [DAY 2]

72 ore per sviluppare un’idea imprenditoriale sono meno di quelle che si pensi. Ne sono ben consapevoli i Buspreneur, che hanno sfruttato la notte appena trascorsa per stabilizzare i loro progetti, attingendo alle conoscenze acquisite e i feedback ricevuti finora.
Il primo vero banco di prova li attende a Bologna.

Bologna: l’importanza dei test

StartupBus Italia 2014: Bologna e Milano [DAY 2]

La parola d’ordine della tappa emiliana è solo una: test.
Ad erudire gli startupper sull’argomento provvedono i consulenti dell’accelleratore Working Capital (#WCAP), che mettono a disposizione la loro professionalità ed un ampio open space, attrezzato di tutto punto.

Il primo passo per avviare una business idea è l’analisi, ed una corretta fase di testing permette di ridurre al minimo le risorse sprecate. Occorre andare con ordine: mai partire dalla soluzione, ma arrivarci attraverso una corretta interpretazione dei bisogni dei clienti per estrapolare una precisa richiesta latente; solo al termine di questa fase è possibile focalizzarsi sul mezzo con cui risolvere il problema identificato.

Il passo successivo consiste nel passare dall’idea al business. Qual è il suo potenziale? È buona ma… vende?
I giovani imprenditori sono stati dunque invitati a procedere con un test dalla consegna ben precisa: tentare di demolire la propria idea. Per aiutarli a realizzare al meglio questo processo controintuitivo, è stata fornita loro una tabella, che schematizza efficacemente i passaggi necessari.

In ultima istanza, va ricordato che i test non devono essere realizzati su un prodotto finito, ma vanno effettuati sui prototipi, per non correre il rischio di compiere repentine marce indietro.
Per i Buspreneur è stato importante ottenere un riscontro sullo stato di avanzamento dei lavori: affrettare i tempi di realizzazione è sempre una tentazione forte, ma comporta il rischio di ritrovarsi a gestire un prodotto finito solo in apparenza.

StartupBus Italia 2014: Bologna e Milano [DAY 2]

Prima di pranzo c’è tempo per un secondo intervento, tematizzato sulle interviste.
Costruire una base dati per conoscere il cliente e soddisfare il fabbisogno di informazioni dell’azienda è fondamentale, e le interviste sono un strumento prezioso a questo fine.

Un buon intervistatore deve sapere come porsi in modo neutrale, ma mostrare il giusto interesse per le risposte, che vanno continuamente stimolate per evitare di giungere ad un vicolo cieco comunicativo. È buona regola che l’intervistatore lavori in coppia con un Recorder, il quale tiene traccia della conversazione, dei segnali paraverbali e delle eventuali defaiance dell’intervistatore stesso.

Le interviste costituiscono un’analisi qualitativa che va ad integrare una grossa debolezza di strumenti quantitativi come questionari e focus group: la possibilità di fornire solo risposte codificate che inevitabilmente limitano e falsano il risultato finale. In entrambi i casi occorre formulare le domande corrette, ma nelle interviste non esistono risposte sbagliate. Per questo motivo la soggettività dell’analisi non costituisce un limite, ma un valore per l’intera ricerca.

Milano: sfida all’ultimo pitch

StartupBus Italia 2014: Bologna e Milano [DAY 2]

Dopo pranzo si volta pagina. Una prova impegnativa attende i Buspreneur a Milano: pitch competition di 3 minuti in inglese.
Saper presentare il proprio lavoro è un passo fondamentale: in pochi minuti si mette in gioco il futuro della startup, presentandola a dei possibili investitori. Ma non bastano le doti di public speaking. Le possibilità di ottenere linfa per la propria pianta aumentano esponenzialmente se si padroneggia la lingua per eccellenza del business: l’inglese.

Ecco dunque la Tie Break Pitch Competition di Fluentify. In tre minuti i cinque gruppi di Buspreneur dovranno presentare le loro proposte imprenditoriali in lingua straniera ad una giuria di esperti composta, tra gli altri, da Maria Luisa Minardi, graphic e visual designer per Ninja Marketing.

Per le neonate startup si tratta della prima apparizione pubblica, in cui non si relazioneranno con dei professionisti del settore solo per riceverne il feedback, ma anche per vincere e convincere.

I premi Fluently e Ford Italia

StartupBus Italia 2014: Bologna e Milano [DAY 2]

Fluently mette in palio un pitch di sette minuti con un imprenditore londinese per il gruppo che saprà esprimersi al meglio in inglese, mentre Ford, main sponsor di StartupBus 2014, mette in palio sette giorni di incubazione nella Silicon Valley a chi presenterà la proposta più in linea con i valori del marchio.

“C’è vero progresso solo quando i vantaggi di una nuova tecnologia
diventano per tutti.”
Henry Ford

La casa automobilistica intende dunque premiare una proposta nata all’insegna dell’innovazione tecnologica accessibile, democratica, che presenti basse barriere di accessibilità ed usabilità.

Esposizione. Domande dei giurati. Votazioni. Tempi serrati e precisi hanno scandito il susseguirsi dei partecipanti sul palco, fino alla proclamazione dei vincitori.

StartupBus Italia 2014: Bologna e Milano [DAY 2]

A sorpresa, un solo gruppo ha fatto incetta dei due trofei: uHelp. La proposta è quella di un’app che cavalca l’onda social, ma la rende aperta, immediatamente utile e fruibile.
uHelp è un’app push, che consente di allertare le persone nei dintorni in caso di malessere, ma anche pull, poiché può essere usata come tracciatore su larga scala in caso di calamità naturali.

Tutti e cinque i gruppi, tuttavia, hanno ricevuto una potente carica dall’evento, poiché una presentazione pubblica, unita all’adrenalina della competizione, aiuta a rendere evidenti i punti forti e deboli di un progetto, consentendo agli startupper di prendere in mano la situazione e di finalizzare le proprie idee verso il successo finale.

Ma chi sono C-All Watch, Conby, Taxi Tap e Touch Life?
Se volete conoscere meglio le startup nate nell’edizione 2014 di StartupBus, non perdete l’articolo di domani sull’ultima tappa italiana dell’evento a Treviso.

Stay tuned, Ninja!

La parola a Maria Luisa Miraldi, una ninja-giurata allo StartupBus 2014

“La location, come le persone sono state molto piacevoli, sembrava davvero di entrare in un laboratorio creativo, i partecipanti fino all’ultimo momento guardavano gli schermi intenti a perfezionare i loro progetti.

La proposta delle startup aveva un filo conduttore comune: idee legate al sociale, alla sensibilizzazione delle persone verso i deficit dei bambini, la violenza sulle donne, la lotta contro la violenza in generale… perciò argomenti legati alla persona, supportati sempre da idee tecnologiche.
Parlando con i giurati le domande che emergevano erano sempre le stesse: perchè non hanno preparato un business model? Non hanno pensato che toccare degli ambiti come la psicologia sia pericoloso e difficile da gestire con delle applicazioni?
A colpirci all’unisono e senza accordi è stato il pitch della startup #uHelp (una specie di city angel) che risulta molto interessante per l’idea e la sensibilizzazione che necessita ma allo stesso tempo ci sembrava difficile da applicare. Però è stata premiata l’idea e la presentazione.

Essere in giuria è una situazione molto delicata: hai la responsabilità del sogno di chi hai di fronte e allo stesso tempo hai la lucidità di valutare punti forti e deboli di un idea, perciò è stimolante”.

"Alla vita non gliene frega tanto dei tuoi sogni": Alex Bellini e il valore dell'avventura [INTERVISTA]

Abbiamo già anticipato alcuni dei contenuti che la nuova edizione del Forum delle Eccellenze affronterà a Milano il 29 e 30 novembre prossimi.
Infatti dopo aver parlato con Michael Gelb, Kjell Nordstrom e Mauro Berruto, ci siamo fatti un’idea di come il tema legato per eccellenza all’innovazione, quello del cambiamento, verrà osservato e stimolato dai prestigiosi relatori internazionali che in queste settimane ci stanno regalando qualche anteprima.

Questa volta la parola è di Alex Bellini, esploratore e uomo d’avventura che si è fatto conoscere per le sue imprese estreme e la capacità di trasmetterle attraverso uno stile fortemente emotivo capace di influenzare le persone e liberare le loro potenzialità nascoste per affrontare qualsiasi straordinaria impresa, imparando sopratutto a riconoscere e gestire paura e stress, che influenzano moltissimo il rendimento personale e professionale di tutti noi.

Ecco il frutto della bella intervista fatta ad Alex.

Impresa estrema come metafora di vita, esercizio o bisogno personale?

È una bella domanda, l’avventura è sia esercizio che metafora di vita e anche bisogno personale.
È un insieme di tutte e tre queste componenti, dipende anche dalla fase di vita in cui vivi l’avventura, inizialmente io la presi come un grosso bisogno personale di misurarmi con situazioni fuori dall’ordinario per vivere quelle sensazioni che non trovavo nella vita “normale” (nella vita di un ragazzo di 20 anni) che davanti a sé ha un lungo percorso, e che si trovava di fronte a cose (l’università l’importanza dello studio) che aveva un valore per altri e non per lui, avevano un valore attribuito da altri.

Io mi ero trovato in questo percorso a non vivere la mia vita ma a vivere esattamente quello che gli altri si aspettano da me che vivessi, che i miei genitori (perché nessuno dei due aveva avuto l’opportunità di studiare) speravano che almeno il prioprio figlio studiasse, si potesse laureare, aspirare ad un lavoro sicuro, ad un lavoro solido.

Ad un certo punto ho iniziato a percepire dentro me stesso una frattura tra quello che stavo diventando e quello che sarei voluto diventare, e in quel momento per me l’avventura era bisogno personale di superare lo strappo tra queste due personalità. Con il tempo l’avventura è diventata un esercizio, perché effettivamente mi rendevo conto che c’era un valore educativo nell’avventura.

L’avventura mi metteva nelle condizioni di dovermela cavare da solo, con le risorse che avevo, con le poche risorse che avevo nel mio zaino, dovevo far fronte a elementi ostili, per cui andava a fortificare la mia capacità, o sensazione di auto-efficacia, di riuscire comunque nonostante le difficoltà a gestire la situazione. Questa situazione si è protratta a lungo, mi ha portato ad attraversare due oceani in barca a remi.

È proprio una questione di esercizio, mettersi nelle condizioni che la maggior parte delle persone cercano di evitare, di crisi di difficoltà, di cose che non puoi controllare, e scoprire di potercela fare. E io volontariamente mi andavo a mettere in quelle situazioni proprio con il desiderio di imparare. Poi alla vita non gliene frega tanto dei tuoi sogni, per cui ti capita di vivere delle situazioni che non avresti voluto affrontare, i naufragi, i fallimenti, il mare che ti riporta indietro, e quindi sempre più spesso mi rendevo conto che l’avventura altro non era che una grande metafora della vita e l’oceano paradossalmente, c’erano delle dinamiche che erano le medesime, e quindi oggi vivo l’avventura nel tentativo di ricreare i contesti più estremi possibili da cui imparare, da cui farmi ispirare per poi trasferire e ispirare qualcun altro ad affrontare le avventure che la vita offre loro.

Quali sono le sfide straordinarie che dovremmo affrontare? Ci fai un esempio pratico?

La sfida che ci vede protagonisti quotidianamente è contro le cose che non possiamo controllare, l’essere umano fa di tutto nella propria vita, per creare attorno a sè un ambiente che riesce a controllare, lo facciamo privandoci di una felicità oggi per raggiungere una visibilità futura, e in questo momento non viviamo la felicità, non viviamo questo aspetto. Lo facciamo tutte le volte che ci troviamo a vivere delle situazioni che non avremmo voluto, e quindi, più diventano ambiziosi i progetti più ci rendiamo conto che le cose che possiamo controllare sono veramente poche, mentre l’essere umano fa di tutto per controllare questa situazione, viene utile la metafora col mare perché il mare non lo puoi controllare, i venti, le correnti, il bel tempo, il brutto tempo, sono tutte cose che non possiamo controllare, e chi va per mare può insegnare a chi invece sta a terra che la cosa più utile e più produttiva è concentrarsi sulla qualità del messaggio interno nostro, sul nostro dialogo interiore, sul linguaggio che utilizziamo, su come coloriamo le immagini che si dipingono nella nostra testa.

Non è tanto importante quello che ci succede nella vita, quanto come reagiamo alle cose, quindi non potremmo mai riuscire a controllare il mare, che sarà sempre in un qualsiasi momento della nostra vita avverso. Un’altra sfida che ci troviamo ad affrontare è il nostro grossissimo dibattito interiore, tenere o lasciare, andare avanti o rinunciare, insistere o mollare, e solo nel momento in cui riusciamo a trovare delle connessioni tra queste due forze che ci portano prima da una parte poi da un’altra, riusciremo a superare il problema. Ma non bisogna sopprimere la voglia di mollare, devo andare avanti ma non a tutti i costi, lasciar andare talvolta è una cosa molto saggia. Le persone che non hanno avuto il coraggio di ascoltare quella voce che dice loro lascia andare, alcune le compiangiamo al cimitero, quelli più saggi che ancora sono vivi e riescono a raccontare le proprie storie, sono quelle che hanno saputo integrare le due parti di no, come se fossero le figure dell’angelo e del diavolo.

Infine c’è la sfida dell’accettazione degli obiettivi che diventano irraggiungibili, perché l’ambiente cambia. Magari abbiamo un obiettivo che inseguiamo da anni, ma arriviamo ad un certo punto o non abbiamo abbastanza forza, o l’obiettivo si sottrae a noi, o l’ambiente non è più lo stesso: la società è così mutevole che quello che era vero ieri non è più vero oggi.Bisogna riconoscere quando gli obiettivi diventano irraggiungibili prima che sia troppo tardi.

Io ho navigato per dieci mesi nell’Oceano Pacifico con un’idea in testa, raggiungere Sidney in Australia, considerando quell’obiettivo possibile. Ma a 36 ore dall’arrivo era diventato impossibile, non raggiungibile. Le condizioni meteorologiche molto avverse si sono sommate alla reale possibilità di essere speronato dalle navi in transito, e inoltre ero molto vicino alla barriera corallina per cui presi la saggia decisione di rinunciare. Non riuscivo a dormire la notte dalla paura, in quel momento il mare mi stava dando dei segnali, e ho trovato il coraggio di dare spazio a quella voce dentro di me che mi diceva di lasciare andare, e quindi mi sono potuto salvare la vita, questo è sicuramente lo scatto più grande di maturità che ho fatto nella mia vita.

Quali sono le leve che spingono le persone ad affrontare queste sfide straordinarie?

Bisogna scomporre il pacchetto avventura in una sorta di time-line, nel 2004 quando studiamo scienze bancarie, era stata la paura di dover rimpiangere la mia vita, volevo dedicarmi ad altro ma avevo paura di non trovare il coraggio. Sono diventato avventuriero per paura, non per coraggio. La creato ha creato un ponte attraverso quel ponte ho raggiunto l’altra parte del fiume.

Un’altra motivazione è la sensazione di essere nel posto giusto, la sensazione di fare quello che ho sempre desiderato fare, di farlo con impegno, e di fare dei sacrifici per ottenerlo.
Questo mi gratifica fortemente. Quotidianamente faccio cose che non amo fare, ma gli do un senso. Il sacrificio per me, se ha un senso, non è più un sacrificio. Inoltre mi motiva la sensazione di poter essere un riferimento per le altre persone, per la famiglia, le mie due figlie, e mi piacerebbe, un giorno, quando saranno cresciute, dare loro lo spunto, essere da ispiratore, essere da riferimento per seguire i propri sogni. Trasmettere loro non cose materiali, ma valori, i riferimenti.

Cosa inibisce di più il nostro potenziale: lo stress o la paura?

Ciò che inibisce le persone, facendo una generalizzazione ma ammettendo anche altre visioni è la paura, intesa in due maniere. Paura di essere percepito come non competente, non all’altezza della situazione e del giudizio degli altri, e poi del fallimento. Comunque tu la prenda, è sempre la sensazione di non riuscire a gestire la conseguenza delle nostre azioni.

Io da piccolo ero molto timido, ero veramente timido, e i miei avevano un hotel. Quando mi chiedevano dove volevo aiutare, se nel servire i clienti o nel lavare i piatti, io mi rintanavo nella cucina a lavare i piatti perché avevo paura di fare qualche errore, di non riuscire a rispettare le loro aspettative, e quindi me ne stavo chiuso nella mia piccola cucina, pulita ma piccolina, a pulire la pentole, a fare la cosa più umile, ma almeno stavo nel mio. Crescendo mi sono reso conto che questo era un grossissimo autogoal, perché pur di non esporsi al giudizio delle altre persone, noi siamo disposti a fare qualcosa che non ci gratifica, o non ci fa evolvere come persone.

Le situazioni da cui più traiamo vantaggio sono quelle che apparentemente, in prima analisi, che possono farci del male. Una difficoltà è da intendere non in termini di limite e di opportunità. Noi siamo frutto degli errori che facciamo quotidianamente. Ma bisogna accettare l’errore.

Le persone sono inibite dal fare davvero quello che vogliono fare perché non accettano l’idea di dover perdere qualcosa, qualche sicurezza, la propria reputazione. Tornando a quando ero piccolo, ero molto timido con le ragazze nonostante amassi molto il genere femminile, perché avevo paura di prendermi un due di picche. Non avevo il coraggio di accettare l’idea che potesse essere un no. E quando crescendo mi sono liberato da questo, ho liberato la mia energia orientandola verso qualcosa che costantemente mi mette in dubbio le certezze. Quando ti liberi dalla paura di fallire, riesci a raggiungere il successo, che ti ripaga di tutti quei giorni in cui ti sei sentito incompetente.
Inoltre le persone non accettano di essere dei dilettanti, Ogni volta che si cimentano in una nuova attività, vogliono subito saper fare bene le cose. Questa è un’altra cosa che inibisce.

Qual è la sfida più importante che hai affrontato e che ti caratterizza oggi?

Amo tutte le avventure che ho fatto, ma non le considero sfide, le considero percorsi. Ma il momento in cui ho dovuto scegliere per la mia vita o per l’avventura, quando a 60 miglia da terra ho dovuto interrompere la mia navigazione. Questo è stato il momento nella via vita in cui mi sono forgiato come uomo e come traghettatore, come persona impegnata in un percorso. Prima era un avventura che dava troppo peso all’obiettivo finale, il traguardo era tutto. In quel momento a 60 miglia dall’obiettivo mi sono reso conto che io ero anche un uomo, e ho restituito a me stesso la mia umanità, nell’accettazione dei miei limiti, di essere una persona imperfetta.

Raggiungere l’obiettivo non mi avrebbe reso migliore, mi ha reso migliore accettare l’imperfezione. Pensa quanto potrebbe essere brutta la vita se non ci fossero limiti? I limiti non sono limitazioni, ma definizione di un perimetro all’interno del quale possiamo vivere delle straordinarie cose.

Social network al lavoro: come gestirne l'uso e stilare delle linee guida

I social network sono ormai parte integrante della nostra vita di tutti i giorni: ci permettono di condividere idee e fotografie con i nostri amici, ci ricordano i compleanni (per fortuna 😉 ), ci permettono di organizzare eventi e molto altro.

Ma quando si tratta di mischiare la vita privata con quella professionale c’è sempre una sottile linea intorno alla quale spesso non sappiamo come muoverci. Molte aziende vietano in maniera categorica l’utilizzo dei social sul posto di lavoro, e questo può contribuire a far sì che i dipendenti distinguano questi due aspetti della loro vita fino a evitare di condividere ciò che li entusiasma del loro lavoro e le loro esperienze lavorative col resto del mondo.

Oggi vogliamo dare un consiglio prima di tutto a coloro che sono i responsabili di un’azienda, e che potrebbero trovare un vantaggio e una ricchezza nella volontà dei propri dipendenti di condividere il loro lavoro con il resto del mondo. Ripensare alla politica nei confronti dei social network può risultare positivo per i propri impiegati e diventare una fonte di engagement e diffusione del proprio brand.

Hootsuite ha effettuato una ricerca riguardante una grossa banca statunitense e ha appurato che il numero di persone raggiunte da un’azienda avvalendosi della forza dei propri dipendenti aumenta del 2000%. Il calcolo è semplice:

La prima cosa da fare è far sì che l’intera azienda segua una linea ben definita. Per far questo c’è bisogno di una squadra che organizzi una strategia per i social media adatta ai dipendenti. Infatti, anche nel caso in cui sono incoraggiati a diffondere ciò che li entusiasma riguardo la propria posizione lavorativa, spesso c’è la paura di sbagliare o di dire al pubblico qualcosa che non si deve. Quindi, una volta stabilita la strategia, il passo successivo per mettere tutti in condizione di contribuire, è creare delle linee guida.

1 – Sottolineate gli ideali e la cultura della vostra azienda

Prima ancora di fare un elenco di regole da seguire, ricordatevi che lo scopo di una qualsiasi strategia social è quello di rinforzare e diffondere i valori unici della propria azienda. Perciò ribadite ai vostri dipendenti quali sono gli ideali della società a cui appartengono, in modo che gli resteranno sempre a mente quando ne parleranno.

2 – Non sottovalutate il valore del buon senso

Scrivete esplicitamente cosa non va assolutamente fatto (come pubblicare importanti informazioni sull’azienda o usare di termini volgari in post legati al proprio lavoro), ma oltre questo non perdetevi in troppe parole. Sottolineate l’importanza di agire seguendo il buon senso, dopodiché fidatevi di loro.

Per riassumere questo, fate come Coca Cola, che in un punto delle proprie linee guida ha scritto:Se avete il dubbio, non postate“.

3 – Comunicate in maniera chiara e semplice

Nonostante la stesura di una politica per i social media sia effettivamente la creazione di un agglomerato di regole, cercate di usare un linguaggio semplice e chiaro, senza perdervi in un linguaggio che ricordi quello legale. Usate un tono colloquiale, ma autorevole. Proprio come fate quando vi rapportate con i vostri dipendenti.

Dopo aver stipulato delle linee guida il processo sarà ancora lungo e ci vorrà del tempo affinché i vostri dipendenti imparino a parlare del loro lavoro e della vostra azienda con naturalezza. L’importante è che a monte, aiutati da un’insieme di regole che li tutelano, i membri del vostro team si sentano a proprio agio nel condividere ciò in cui credono anche quando si tratta del loro lavoro.

Quando questo meccanismo sarà ben oliato e gli ingranaggi saranno tutti al loro posto, otterrete due vantaggi: la vostra azienda e ciò che fate raggiungerà un pubblico ancora più vasto grazie alle parole di chi ci lavora, e i vostri dipendenti si saranno liberati di quell’imbarazzo creato dall’istinto di stare connessi anche a lavoro.

Videogiochi, Sex Toys e Birra: i migliori annunci stampa della settimana

Come ogni lunedì siamo pronti a mostrarvi la raccolta dei migliori annunci stampa, ovvero la pubblicità più efficace pubblicata questa settimana dalle più importanti agenzie e studi di comunicazione. Fateci sapere quale annuncio vi ha colpito di più!

Calesita Toys: Soccer/Fight

Il bambino moderno lo sa: cosa c’è di meglio di una bella partita ai videogiochi? Peppa Pig? No! Secondo Calesita Toys l’alternativa sta nei giocattoli che produce. Sono talmente attraenti che vostro figlio li preferirà ai titoli della playstation che rimarranno per lungo tempo in pausa.

Advertising Agency: Seven Comunicação Total, Blumenau, Brazil
Creative Directors: Juliano Tejada, Mário Sérgio Ferreira
Art Director: Mário Sérgio Ferreira
Copywriter: Cláudia Dezorzi
Illustrators: Mário Sérgio Ferreira, ShutterStock
Photographer: André Sanches

Reborn to be Alive: Fail

Prendere in prestito delle immagini famosissime apparse in rete da tempo e utilizzarle per veicolare il proprio messaggio benefico. Un grande #win per questa associazione belga che si occupa di trapianti, un grande #fail per i protagonisti di queste pubblicità: “8 dei loro organi possono essere donati. Fortunatamente per noi, il loro cervello non è uno di questi”

Advertising Agency: Duval Guillaume, Belgium

Harp: A toast to independence

La Nigeria ha festeggiato da poco la festa dell’indipendenza, avvenuta nel mese di ottobre del 1960. Harp celebra l’avvenimento con questo annuncio stampa rinfrescante che mostra la schiuma della birra che sgorga dalla bottiglia di vetro. Schiuma e vetro formano il tricolore nazionale. Un brindisi per l’indipendenza! 

Advertising Agency: SO&U, Lagos, Nigeria
Creative Director: Anthony Ekun
Art Director: Amen Salami
Copywriter: Sola Kosoko
Photographer: Musa Musa

Manix Endurance: Sperm

Preservativi ritardanti. C’è poco da spiegare: facile, veloce, pulita, divertente. Ottima! 

Advertising Agency: Saint Luc, Tournai, Belgium
Art Director / Copywriter: Yannick Duvinage

EIS.de: Wallet

Qui invece ci sarebbe molto da dire. Ma vi lasciamo il piacere di scoprire che tipo di sito web viene pubblicizzato in questo annuncio stampa diventato immediatamente virale in rete.

Advertising Agency: Jung von Matt, Hamburg, Germany
Creative Directors: Reza Ramezani, Florentin Hock
Art Director: Nadine Nolepa
Copywriter: Hendrik Schulz
Photographer: Christian Lohfink

Sei d’accordo con me? Like e condivisione gradita. Sei in disaccordo? Mostra il tuo disappunto nei commenti. Ci vediamo lunedì prossimo. Have a nice week!

Dalla comunicazione tradizionale alle digital PR [INTERVISTA]

Quattro chiacchiere con Andrea Schiesaro, Amministratore Delegato di Black & White Comunicazione, che ci racconta come si sono evolute le PR nell’era digital!

Andrea, in base alla tua esperienza, potresti darci una definizione di digital PR?

Quando si parla di digital PR si tende inevitabilmente a soffermarsi sul concetto di digital e poco su quello di PR. A me invece piace porre l’accento sul concetto di PR o meglio della sua evoluzione, legata certamente ai linguaggi dei new media. Per me la parola “digital” davanti alla sigla PR sta per modalità di fruizione ed erogazione del messaggio, che viene veicolato grazie alle “pr”, ossia alle relazioni con un pubblico, o meglio con una pluralità di pubblici complessa: blogger, youtuber, influencer, brand ambassador, utenti, e per usare un termine tanto caro al marketing, ovviamente consumatori. Stiamo parlando di persone, di profili autentici dietro cui vi sono identità.

Se fino a qualche tempo fa col digital qualcuno poteva barare (mi riferisco ai profili fake, ai volumi di like e fanbase gonfiati ad hoc ad esempio) oggi quel digital di ieri si sta riscattando proprio grazie alle PR, alle PeRsone, che generano “naturalmente” i numeri.

Perché nasce Mediainformer?

La comunicazione non è cambiata ma sono cambiate le dinamiche ascrivibili al modo di fare comunicazione oggi. Se Black & White Comunicazione appartiene al mondo delle pubbliche relazioni più tradizionale, con tempi, modalità e target ben definiti,  Mediainformer risponde all’evoluzione del modo di fare comunicazione imposta dai new media. Ci siamo accorti che serviva un sevizio che “smaterializzasse” il lavoro, lo rendesse più snello, strategico e misurabile. Tutti aggettivi che guarda caso richiamano la sfera “digital”. Da qui Mediainformer, una piattaforma editoriale per la gestione delle digital PR, con servizi di monitoraggio della brand reputation, strumenti per valutare il “care” nella gestione di un contatto lead e tool di social intelligence per comprendere chi è l’utente che sta parlando.

A chi ci rivolgiamo? Alla piccola e media impresa che spesso non è strutturata per gestire strategicamente la comunicazione d’impresa. Tuttavia non può essere tagliata fuori dal mare magnum del web, ma nemmeno presidiare i social senza averne gli strumenti. Coi tempi che corrono non ci si può permettere di sbagliare. Gli epic fail sono dietro l’angolo e non perdonano. Non ci si può improvvisare, come trovo ingenuo e pericoloso affidare la gestione dei social aziendali, al nipote, al magazziniere o alla segretaria aziendale. Ecco perché in Mediainformer esistono Social media manager dedicati.

Quali sono gli errori più comuni che riscontri quando gli utenti utilizzano la piattaforma per redigere un comunicato stampa?

Su Medianformer gli utenti hanno la possibilità di caricare gratuitamente il loro comunicato stampa. Spesso però il nostro lavoro di consulenza ci porta ad modificare il documento originale per renderlo più appetibile ai lettori e all’audience di riferimento. Gli errori, se di errori vogliamo parlare, sono squisitamente legati allo stile con cui si approcciano le media relation. Mi spiego: le news appaiono talvolta poco professionali, non sono ottimizzate per il pubblico social. Siamo di fronte a news prolisse, poco efficaci nello stile comunicativo. Spesso il tono rimane quello autoreferenziale, e ormai i pubblici si sono evoluti e pretendono di leggere qualcosa che vada oltre il “Noi siamo i più bravi, i leader, i migliori sul mercato”.

“Il medium è il messaggio”, inclusa nell’opera “Understanding Media: the extension of Man” del 1964, è la frase che ha reso celebre il sociologo McLuhan. Quanto è vera quell’affermazione oggi? Secondo te, come sta cambiando il paradigma della comunicazione?

In parte sono convinto ancora che il medium, come sosteneva McLuhan, sia il messaggio, anche se oggi, per certi versi, il mittente stesso diventa messaggio. Pensa agli influencer, e alla forza che generano nella polarizzazione delle opinioni sul web in merito a qualsiasi cosa. Figurati quando si tratta di generare consenso attorno ad un prodotto o a un brand. Un tempo si diceva: “Certo che fa bene! Lo hanno detto in televisione”. Oggi si dice: “Certo che fa bene! L’ho letto sulla sua bacheca di Facebook!”

Sviluppare strategie di narrazione per brand e imprese: Milano, 5 e 6 dicembre

Corso Intensivo in Corporate Storytelling, Milano 5 e 6 dicembre

© tomer turjeman - Fotolia.com

Confucio l’aveva capito. “Dimmi e dimenticherò, mostrami e forse ricorderò, coinvolgimi e comprenderò“. Sin dall’antichità il coinvolgimento di un pubblico passa attraverso la narrazione di storie: uno strumento universale e potente per facilitare la condivisione di messaggi tra individui ed organizzazioni.

Lo storytelling è ora una disciplina affermata per il marketing e la comunicazione d’impresa. Ma quali sono i processi, i problemi e le risorse da attivare in un progetto di Corporate Storytelling? Il Corso intende offrire proprio una panoramica aggiornata e concreta sul vasto mondo della narrazione d’impresa e delle applicazioni digitali dello storytelling alle aziende, offrendo modelli, tecniche ed esercitazioni pratiche con i quali poter sviluppare progetti di narrazione aziendale.

 

Corso intensivo in Corporate Storytelling

QUANDO: 05 e 06 dicembre 2014 – dalle ore 9.30 alle ore 18.30
DOVE: Spazio Cairoli, a pochi passi da Largo Cairoli e Piazzale Cadorna (MI)
[nggallery id=59 template=”galleryview”]

OFFICIAL PARTNER:

Il programma del corso:

PARTE 1: STORYTELLING ANIMALS

  • The Storytelling Animal: conoscenza ed esplorazione degli ambiti di applicazione della narrazione per l’uomo;
  • Narrazione vs Informazione: uso strategico delle emozioni per l’ingaggio dell’audience;
  • Storylisteners: mappatura del pubblico e strategie narrative;
  • Strutture narrative: conoscenza e utilizzo dei più semplici ed efficaci format narrativi;
  • Storytelling e tecniche Speech Writing: utilizzo dei format narrativi per strategie di speech writing e presidio di comunicazioni in ambito corporate (formazione, convention, team building, report, ecc).

SPECIAL GUEST: Jan Mattassi, copywriter & community manager MRM Worldwide
Il linguaggio dello storytelling pubblicitario in Italia.
Una testimonianza che proviene direttamente dal mondo delle agenzie creative: Jan Mattassi, esperto nell’integrazione dello storytelling attraverso le community digital, racconterà gli approcci utilizzati nei case study Latte Arborea e W Eyewear, con uno speciale focus sul retroterra culturale e linguistico del mercato italiano.

PARTE 2: STORYTELLING STRATEGIES

  • Storytelling e creative writing: progettare e scrivere storie reali o di fiction in ambito corporate (v. case histories, storie di prodotto per attività di marketing, pagina about sito web, ecc);
  • Visual Strategy Narrativa: utilizzo delle immagini per la narrazione (v. digital storytelling, infographics, ecc);
  • Storytelling e Report Aziendali: narrazione dei dati in ambito corporate;
  • Narrazioni Transmediali: strategie d’ingaggio e approfondimento narrativo sui diversi canali della comunicazione;
  • Personal Storybranding: conoscere e valorizzazione la propria storia per posizionarsi efficacemente in ambito professionale.

SPECIAL GUEST: Mikaela Bandini, Owner, Viaggidiarchitettura
Il racconto culturale a supporto di territorio e turismo.
Le iniziative Digital Diary & Can’t Forget Italy rappresentano progetti di eccellenza per lo storytelling applicato al turismo, al territorio ed alla cultura italiana. La testimonianza di Mikaela spiegherà il processo di articolazione di un progetto creativo basato sulla narrazione condivisa e contaminata da diverse professionalità: fotografia, letteratura, architettura, giornalismo.

Ninja Master | Francesca Marchegiano

Francesca Marchegiano, docente Ninja AcademyFrancesca Marchegiano
Storytelling specialist @ Storyfactory

Esperta nella definizione e narrazione di identità professionali e aziendali, si occupa di formazione sulle storytelling-skills nel mondo corporate per grandi brand nazionali e internazionali. È autrice di biografie di prodotto e aziendali, e consulente in percorsi di storytelling per l’outplacement e il personal branding.

Vantaggi del Corso in Aula

✔ Didattica Full Immersive: un modello di apprendimento altamente intensivo
✔ Massima Interattività: confronto costante, brainstorming con i docenti in aula
✔ Live Networking: sviluppo della tua rete professionale con i docenti e partecipanti
✔ Learning by Doing: casi pratici e workshop
✔ Lavoro in team: svolto con gli altri partecipanti in tempo reale
✔ Attestato di partecipazione: rilasciato dalla Ninja Academy

Prezzo, early booking e sconti speciali

Affrettati, i posti sono limitati!

1 Giornata: (599 euro) 449 euro in early booking fino al 18 novembre.
Intero Corso: (899 euro) 649 euro in early booking fino al 18 novembre.

Hai meno di 28 anni? Per te uno SCONTO di 50 euro a giornata. Contattaci!

Il team Ninja Academy resta a vostra disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento. Potete scrivere a info[@]ninjacademy.it o telefonare allo 02 40042554 o al 346 4278490.

Knowledge for change.
BE NINJA! 😉

Lo spot elettorale ispirato a Breaking Bad [VIDEO]

Lo spot elettorale ispirato a Breaking Bad

Anche in politica è importante fare marketing, soprattutto elettorale. Tim Keller, candidato per il partito democratico nel New Mexico, ha scelto di farlo sfruttando uno dei fenomeni pop più esplosivi degli ultimi anni: la serie tv Breaking Bad.

Lo spot elettorale di Keller ha infatti come esclusiva scenografia l’autolavaggio che nella famosa serie è stato acquistato da Walter White e la moglie Skyler.

Il voice over, inoltre, è recitato dall’attore Steve Michael Quezeda, che in Breaking Bad interpretava l’agente della DIA Steve Gomez.

StartupBus Italia 2014: L'Aquila e Firenze [DAY 1]

StartupBus Italia 2014: L'Aquila e Firenze [DAY 1]

È ancora buio quando si accendono i fari dello StartupBus: l’avventura inizia prima dell’alba. La partenza da Napoli segna l’inizio di un percorso che traccerà una dorsale lungo l’Italia, toccando varie città ed altrettante preziose esperienze formative per i Buspreneur.

Non si tratta però di un mero trasferimento da un luogo all’altro, ma di un’esperienza itinerante che vede proprio nel viaggio la migliore occasione per pensare e creare.

StartupBus Italia 2014: L'Aquila e Firenze [DAY 1]

Dopo essersi conosciuti al kick off meeting, è tempo per i partecipanti di mettere a confronto le proprie idee, arrivando ad eleggere le cinque che verranno poi sviluppate. Successivamente vengono formati i gruppi, in base agli interessi ed alle abilità di ognuno: in ogni team sono presenti almeno uno sviluppatore, un designer ed un imprenditore.

È tempo di creare. Lo scorrere del paesaggio accompagna il fluire dei pensieri: un’esperienza in luoghi poco familiari in compagnia di persone appena conosciute aiuta ad ampliare gli orizzonti mentali, mentre in quelli materiali iniziano a delinearsi i contorni de L’Aquila.

L’Aquila

StartupBus Italia 2014: L'Aquila e Firenze [DAY 1]

La prima tappa ha luogo nel capoluogo abruzzese. Ad accogliere la comitiva provvede il neo-nato coworking space Strange Office, che mette a disposizione degli startupper i propri spazi di lavoro.

StartupBus Italia 2014: L'Aquila e Firenze [DAY 1]

Prima di pranzo c’è tempo anche per un confronto con le autorità locali presso Gran Sasso Social Institute, scuola di alta formazione realizzata nella fase post terremoto. Ad intervenire sono i rappresentanti delle realtà che sono all’opera per rilanciare L’Aquila, attraverso un business model al passo con i tempi.Ci sono i rappresentanti di GSSI, L’Aquila che Rinasce, Giovani Confindustria, Strange Office, FabLab AQ, Startup Abruzzo e il circuito di credito commerciale Abrex.

Particolarmente significativo è l’intervento del sindaco Massimo Cialente, che sottolinea come il comune intenda ripartire attraverso il crisis management da una parte e l’alta formazione dall’altra. Elemento comune ad entrambi i fattori è la necessità di un potente “salto tecnologico ed artistico”, favorito da una condizione unica a L’Aquila: l’essere diventata, in seguito al sisma, un incubatore a cielo aperto.

Tra le altre iniziative, una delibera consiliare stabilisce possibilità di alloggio agevolato per tutti coloro che intendano trascorrere un periodo in città con l’intenzione di sviluppare un progetto, anche personale: dallo scrivere un libro al fondare una nuova impresa. Per il primo cittadino è tempo di favorire una logica “non di learning by doing ma di learning by thinking“, in cui la preparazione intellettuale viene stimolata e valorizzata, poiché oramai sono i capitali a seguire i talenti, e non viceversa.

StartupBus Italia 2014: L'Aquila e Firenze [DAY 1]

Galvanizzati dalla spinta morale ricevuta e dal pranzo offerto dall’organizzazione, i Buspreneur sono pronti a rimettersi in viaggio alla volta di Firenze.

Firenze

StartupBus Italia 2014: L'Aquila e Firenze [DAY 1]

Lo StartupBus scivola abbastanza agevolmente nel traffico della Capitale del Dolce Stil Novo, fino a depositare gli occupanti nei pressi della sede di Nana Bianca, prestigioso business accellerator italiano.

StartupBus Italia 2014: L'Aquila e Firenze [DAY 1]

Il co-fondatore Paolo Barberis è entrato subito nel vivo della questione, sottolineando l’importanza delle metriche, elementi numerici della misurazione del business, quale base di valutazione per ogni idea di impresa. I venture capital vengono concessi sulla base di dati precisi, che gli investitori moderni richiedono, ad esempio, sulla base di Google Analytics.
La sua visione prevede che nei prossimi 10 anni le aziende emergenti rivoluzioneranno l’Italia, ed esse avranno bisogno di un ambiente dedicato in cui sviluppare in modo efficiente le proposte imprenditoriali.

Per essere accettati come partner da Nana Bianca è necessario presentare una versione alfa del proprio prodotto, di modo da rivelare una buona composizione del team e una capacità di realizzazione propedeutica alla scalabilità dell’idea.
Sono state poi presentate numerose startup di successo, tra cui Domee, in grado di realizzare un sito partendo dai social network di un’azienda, Balzo, produttore di giochi, e Vino75, eCommerce di vini.

Al termine dell’incontro, i 5 team di Buspreneur hanno presentato i loro progetti ai rappresentanti di Nana Bianca, ricevendo i preziosi feedback degli esperti.

Vision notturna

StartupBus Italia 2014: L'Aquila e Firenze [DAY 1]

L’ultimo appuntamento della giornata si è tenuto presso la struttura che ospita gli startupper per la notte; dopo una lauta cena, a prendere parola è stato Pano Kroko, chairman dell’Environmental Parliament IGO.
Il guru ha presentato l’azienda come un ecosistema, un universo da creare e da comunicare attraverso una vision. Quest’ultima esprime l’idea imprenditoriale e dev’essere massimamente chiara, di modo da risultare appetibile per gli investitori.

La grandezza di un’azienda deriva da un mix di due fattori, onestà ed ottimismo, che si esplicitano nella comunicazione interna nel team e nell’apprendimento attraverso i feedback e le critiche esterni.
L’idea imprenditoriale deve dunque basarsi si dati reali, su persone, di modo da rispondere ad un bisogno realmente percepito dai futuri clienti-utenti.

“Andare a letto pensando ad una vision chiara ed efficace“, questa l’esortazione dell’esperto a fine conferenza: tale invito è stato colto dagli startupper,… anche se un po’ in differita. La notte è giovane, e c’è ancora tempo per rifinire i progetti, di modo da affrontare al meglio le tappe di domani.

Quali occasioni riserveranno Bologna e Milano?

Stay tuned, Ninja!

TechCrunch Disrupt Europe, la Cup 2014 é di Crate.IO

Si è da poco concluso TechCrunch Disrupt Europe, quest’anno svoltosi all’Old Billingsgate di Londra. Si tratta del più famoso evento internazionale, leader nel settore tecnologico e intellettuale che mette in comunicazione le startup agli inizi di carriera con gli operatori affermati del mondo della tecnologia per condividere idee, innovazioni e analisi.

Parte importante della conferenza consta però nella celeberrima Startup Battlefield. Le startup in concorso devono riuscire a convincere una giuria formata da personalità influenti del settore, tra cui investitori nei capitali di rischio, presentando in pochi minuti la loro azienda.

Quindici tra le startup migliori d’Europa si sono dati battaglia per l’ambito premio di trentamila sterline e della Disrupt Cup.

Il vincitore del premio

Dopo ore di discussione i giudici hanno stretto la lista a quattro delle quindici aziende presentatesi. I finalisti della Battlefield erano Create.IO, Disease Diagnostic Group, Oscult e PhotoMath di MicroBlink. La giuria era composta da personalità come: Matt Braddy (Just Eat), Sonali De Rycker (Accel Partners), Brent Hoberman (PROfounders Capital), Klaus Hommels (Lakestar), and Mattias Ljungman (Atomico).

La competizione è stata agguerrita ma la vittoria è andata a Crate.IO. Si tratta di una startup che ha ideato un archivio di dati in cluster con architettura shared nothing, completamente ricercabile, e progettato per documenti: un backend veloce e potente, altamente scalabile per le applicazioni ad alta intensità di dati. Un servizio interamente open source, con una funzionalità di ricerca potente, accessibile utilizzando SQL.

Le tre startup incluse tra le finaliste

Disease Diagnostic Team

Disease Diagnostic è una produttrice di dispositivi medici, specializzata nello sviluppo di test diagnostici rapidi, precisi, riutilizzabili, meccanici, e poco costosi. Il prodotto presentato alla giuria di Disrupt è la RAM (Rapid Assessment Malaria). DDT è stata fondata per creare prodotti che affrontano le sfide più urgenti in materia di salute globale.

La loro mission è quella di creare un cambiamento di paradigma nella diagnostica dei test, scambiandoli con dispositivi intuitivi e sensibili, studiati e realizzati appositamente per i mercati più poveri.

Oscult

Oscult come RAM del Disease Diagnostic Team è un dispositivo medico che tiene presente delle difficoltà economiche e strutturali presenti nei paesi più poveri. La starup Oscadi ha pensato di costruire un hardware (Oscult) che consente di eseguire un’ecografia, semplicemente collegando il dispositivo ad un iPad. Per la prima volta nella medicina non è necessario un medico specializzato per eseguire un’ecografia.

Oscult è stato sviluppato da Olivier Sautron e Thierry Payet, che hanno pensato di allargare la disponibilità di macchinari ad ultrasuoni anche alle aree più remote del mondo. Inoltre il dispositivo potrebbe essere utilizzato in situazioni di emergenza di soccorso, da personale medico militare, e dalle organizzazioni umanitarie del mondo, come Medici Senza Frontiere.

Il prezzo per il mercato è di quindicimila dollari, un prezzo misero considerando che si tratta di circa un terzo del costo dei tradizionali macchinari per le ecografie.

PhotoMath di MicroBlink

PhotoMath è un applicazione per smartphone ideata da MicroBlink che consente di avere istruzioni dettagliate per risolvere un’equazione matematica, scattando una fotografia dal proprio mobile device.

MicroBlink è una società di tecnologia di riconoscimento del testo che sta pensando di avviare un business incentrato sulle aziende che potrebbero avere necessità di un aiuto per la gestione dei conti economici. L’azienda ha lavorato su PhotoPay, un servizio per semplificare il pagamento delle bollette, che ogni volta che si riceve una fattura cartacea, consente di fare una scansione dell’importo che la banca penserà a pagare.