Pianificare, progettare e curare contenuti digitali: la parola a Simone Tornabene. #ninjamaster

Content Marketing

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Continuiamo a conoscere i docenti della seconda edizione del Ninja Master Online in Digital Marketing, il #digitaldreamteam del marketing digitale italiano. Oggi è il turno di Simone Tornabene, docente del modulo in Content Marketing del #ninjamaster.

Ciao Simone, cosa si intende per Content Marketing e quali sono gli errori da evitare?

Il Content Marketing è una disciplina che usa i contenuti (sostanzialmente storie o informazioni) per fare marketing. L’azienda si fa pubblicità e acquisisce clienti attraverso contenuti editoriali che veicolano valori e mission o che risolvono problemi del target di riferimento.

È quindi una disciplina molto potente: se ben fatta sviluppa un legame forte e solido con i prospect (migliorando le metriche di conversione) e migliora la loyalty, aumentando il Customer Lifetime Value del cliente. Chiaramente richiede competenze e volontà che vanno oltre la logica dell’investire oggi per vendere immediatamente.

Si tratta di costruire una storia e svilupparla. Richiede tempo e soprattutto un programma. Quindi tra gli errori da evitare annovero senza dubbio la focalizzazione sul breve termine. Aggiungo: lo storytelling fine a se stesso (quando l’azienda racconta qualcosa che poi non è in grado di incarnare nella pratica e nelle piccole cose), la mancata declinazione dei contenuti (es. le foto) nei formati migliori per il canale specifico utilizzato (es. Facebook), l’incapacità di cogliere la differenza fra provocare (magari con contenuti che affrontano tematiche molto polarizzanti) ed insultare (il contenuto è offensivo e basta).

 

Da dove partire quindi per costruire un piano editoriale di successo?

Dal senso dell’azienda: quale valore sta generando? Quale cambiamento vuole vedere realizzato nel mondo? Quali valori ​incarna? Solo se è possibile rispondere a queste domande si può pensare di lavorare bene con il content marketing.

Si tratta poi di affidarsi a professionisti della narrazione: improvvisare o fare in casa non genera benefici oltre l’effetto volano del cambiamento iniziale.

Quali sono le tue app e i tuoi strumenti web preferiti?

​Daily by Buffer e Medium per leggere contenuti di qualità o interessanti. Pictual per creare contenuti per Instagram. Circa e Yahoo Digest per le news e WeChat come app di messaggistica: incarna bene la convergenza fra social network e instant messaging che sta avvenendo. A livello di strumenti web: Buffer (per condividere le news sui miei profili social), IFTTT (per tutto quello che è automation), Segment.io (per tutto quello che è analytics), e LinkedIn!

La tua soddisfazione lavorativa più grande?

Vedere realizzati dei cambiamenti che migliorano la vita delle persone. Leggere della loro soddisfazione.​ Mi capita quando sono occasione di apprendimento per un mio alunno che trova poi spunto per creare qualcosa di suo. Quando una persona che lavora con me lascia per andare a fare qualcosa per conto proprio. Quando chi interagisce con una campagna a cui ho contribuito è felice di averlo fatto.

Grazie Simone! Ci vediamo online al Master Online in Digital Marketing! #ninjamaster 😉

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Leggi le altre interviste ai docenti del Master!

Davide Tagliaerbe Pozzi – I motori di ricerca come strumento di marketing?

Greenpeace Vs Lego: Everything is NOT awesome [VIRAL VIDEO]

Everything is NOT awesome è la nuova campagna di Greenpeace che invita Lego a sciogliere la partnership con Shell, multinazionale nel settore petrolifero che avrebbe intenzione di trivellare l’Artico per trovare il petrolio.

La campagna Everything is NOT awesome

Come leggiamo sul sito di Greenpeace italia:

“Mettendo il proprio logo sui mattoncini, la compagnia petrolifera costruisce un vincolo di fedeltà con milioni di bambini: la nuova generazione di consumatori. Shell sta invadendo le stanze dei giochi di tutto il mondo per sostenere la propria immagine, mentre mette in pericolo l’Artico per estrarne petrolio!”

Greenpeace, ovviamente, non ci sta e denuncia il fatto con un video e una raccolta firme su internet. L’intento è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica e di far scindere la partnership tra Lego e Shell.

Ian Duff, responsabile Greenpeace della campagna sull’Artico, ha rilasciato un’intervista al Guardian sottolineando l’importanza della campagna:

“Il cambiamento climatico è un’enorme minaccia per tutti i bambini del mondo, ma Shell tenta di rubare la magia di Lego per nascondere il proprio ruolo. (…) È il momento per Lego di rompere questo accordo”

Il video Everything is NOT awesome

Da piccolo utilizzavo Lego per ricreare mondi fantastici e scenari impossibili. Greenpeace ha utilizzato i mattoncini colorati per ricreare un mondo fantastico dove si svolge uno scenario possibile: l’Artico invaso da un’onda nera di petrolio.

Il video Everything is NOT awesome colpisce nel segno con immagini forti e di grande impatto: il petrolio sommerge un paesaggio felice fatto di orsi polari, Babbo Natale, husky scodinzolanti e persino Jon Snow. Tutto viene inghiottito da una massa oleosa.

Il filmato è diventato in breve tempo virale peccato che… non esista più! YouTube, infatti, ha bloccato il video “a causa di un reclamo di violazione del copyright da parte di Warner Bros Entertainment.

Gli effetti del video

Come nel gioco da tavolo Jenga, Greenpeace ha toccato un tassello che ha fatto crollare una valanga! Per prima cosa la Warner Bross Entertainment ha segnalato a YouTube il video facendolo bloccare. Tutto questo per “colpa” del film The Lego Movie: in una scena del filmato, infatti, si vedono i due protagonisti della serie.

Ovviamente il video ha fatto il giro del web e il popolo di Facebook si è fatto sentire. In molti, infatti, hanno chiesto spiegazioni sulla fanpage di Lego:

Greenpeace, con la campagna e il video Everything is NOT awesome, sembrerebbe aver colpito nel segno e, ad oggi, le firme raccolte superano quota 35.000. Riusciranno ad arrivare a quota 500.000 e, soprattutto, a far cambiare idea a Lego? Voi cosa ne pensate?

McDonald's inventa la #streetcorporate

Questo articolo è a cura di INWARD, osservatorio che svolge ricerca e sviluppo nell’ambito della creatività urbana (street art, urban design, graffiti), operando con un proprio modello di valorizzazione, attraverso attività di Ricerca e azioni di Sviluppo nei settori Pubblico, Privato, No profit e Internazionale

(di Francesca Cartolano)

Sono giovani, smart e allegramente ribelli i protagonisti del nuovo spot della McDonald’s.
Padroni della metropoli notturna, tanto vuota e tranquilla da sembrare quasi surreale, viaggiano in gruppo, armati di bombolette, stickers, billboards e decorano la città con opere di street art che ritraggono il panino universalmente simbolo della catena di fast food.
Così, dopo una notte trascorsa da operatori della creatività urbana- con tanto di selfie a testimoniare le gesta – la crew si gode lo spettacolo all’alba, sul tetto di un edificio, gustando la colazione.

“Picto” (dipinto) è il titolo dello spot, affidato alla direzione artistica di Wilfrid Brimo per la Wanda Production e rappresenta solo l’ultima delle operazioni mirate a fare del grande brand un lovemark per un pubblico giovane, sovvertitore, amante dell’urban style.
Un pubblico che, a cominciare dalla scelta della colazione, decide di pensare e agire fuori dagli schemi.
A settembre scorso, in occasione della presentazione ufficiale della “colazione che non c’era” – il lancio dell’offerta sia dolce che salata nei punti vendita italiani- avevamo già avuto prova del connubio tra Mc Donald’s e la creatività urbana.

 

 

Zone centralissime delle più importanti metropoli come via Torino a Milano, piazza Duomo a Firenze e piazza dei Martiri a Napoli sono state piacevolmente invase dalle opere di street artisti del calibro di Macs, Pao e Speck.
Un’operazione di marketing fino ad allora inedita, in Italia, quella che li ha visti protagonisti: per la realizzazione delle monumentali opere d’arte sono state impiegate 540 bombolette spray e 128 ore complessive di lavoro.

“McDonald’s crede nei giovani, nelle loro potenzialità espressive e nel loro modo non convenzionale di comunicare”, afferma Marco Ferrero, Direttore Marketing&Comunicazione di McDonald’s Italia. “La street art, i graffiti,esprimono un’arte giovane fatta da giovani,ma sempre più matura nei suoi codici espressivi e nelle sue valenze artistiche.Nata come ‘arte clandestina’ fatica ad affermarsi semplicemente come ‘arte’, anche per la mancanza di luoghi istituzionali in cui esprimersi. Ecco perché abbiamo deciso di chiedere ai migliori street artisti italiani di interpretare a modo loro il nostro marchio e la nostra nuova colazione, dando loro la possibilità di esprimersi su enormi ‘tele’ solitamente riservate alle affissioni pubblicitarie, nelle vie più centrali di tre città italiane. Il risultato ci sorprende e ci soddisfa, confermando che investire sui giovani sia la scelta giusta per McDonald’s”.

Complimenti a McDonald’s, dunque, e alla sua brillante intuizione di fare della creatività urbana il veicolo espressivo per il rafforzamento della sua corporate identity.

 

 

Dal canto nostro, non possiamo che augurare che questo tra il brand e la street art sia un’unione destinata a lunga vita e che, come in ogni invidiabile storia d’amore, si perseveri a riscoprire – nel momento della colazione – l’occasione per confermare la propria scelta.

Fotolia Instant: l'app per monetizzare i tuoi scatti realizzati con smartphone!

Un tempo la querelle più in voga nel settore della fotografia era “analogico vs digitale”: oggi gli smartphone ( e anche i tablet in seconda posizione) si inseriscono in questa battaglia all’ultimo device, non senza qualche polemica! L’iphoneografia o più genericamente la Phonografia è una passione per amateurs ma è anche una tecnica assodata per i professionisti.

Con questa considerazione, ci sembra giusto introdurre l’app di cui parliamo oggi: Fotolia Instant, l’app ufficiale di Fotolia, agenzia di immagini Stock tra le più conosciute in Europa. Ne parliamo in occasione dei lanci recenti della sua versione Android e del contest fotografico legato all’app.

Fotolia Instant monetizza i tuoi scatti da smartphone

Introduciamo l’app con le parole di Oleg Tscheltzoff, fondatore e CEO di Fotolia:

All’inizio Instant è stato un esperimento,sapevamo che la fotografia tramite mobile era un grosso trend in crescita che non potevamo ignorare.

Ora ci rendiamo conto che Instant è una risorsa nuova di immagini per Fotolia e i risultati di vendita hanno superato le nostre aspettative. Non è facile mixare gli elementi giusti per far partire un nuovo progetto, ora siamo entusiasti di questo successo, e anche emozionati per il lancio della versione per Android che aumenterà il numero degli autori e delle vendite.

L’app, come anticipato nel titolo, non è l’ennesima app esclusivamente per photo sharing né di photo editing: Fotolia Instant è un’app per vendere i propri scatti, ovviamente attraverso il portale Fotolia a cui occorre iscriversi al momento del login all’app.

Ecco intanto cosa consente di fare l’app:

controllare manualmente esposizione e apertura con una interfaccia molto semplice e che non ingombra lo schermo;

– creare liberatorie per i tuoi modelli: eggià, un vero professionista deve avere anche questo a portata di tasca!

– caricare la foto su Fotolia, con la possibilità di indicizzarla bene grazie alle impostazioni semplici per Title e Keywords

–  iniziare a guadagnare da subito: dopo la registrazione convalidata, cioè dopo che Fotolia ha accettato la  vostra foto, questa viene inserita nella Instant Collection;  il ricavato di ogni vendita viene condiviso con il fotografo, come per le altre immagini in catalogo sul sito di Fotolia.

Dal momento che quello che uno smartphone può fare rispetto ad una macchina fotografica è quello di essere sempre con te, Fotolia Instant è un modo davvero smart per guadagnare a favore soprattutto dei professionisti che hanno in pochi tap le features più importnati per il loro lavoro.

Instant Collection: gli scatti più belli!

Dal lancio dello scorso ottobre 2013 dell’app iOS, sono state caricate più di 135.000 immagini, oltre 35.000 sono state accettate e sono diventate parte della Instant Collection. Le immagini della Instant Collection sono state scaricate più di 50.000 volte a dimostrazione della popolarità che sta avendo questa nuova collezione tra gli acquirenti di immagini creative stock.

Ecco qualche scatto tratto dalla collezione:

Instant Contest: 5.000 euro per lo scatto più venduto!

Per festeggiare i primi 15mila download dell’app Android, Fotolia lancia il Contest Instant per utenti Android. In palio 5000 €  (n.d.A. i 5000mila euro sono in Crediti Fotolia, che possono essere convertiti in denaro secondo i termini indicati nel regolamento) per la foto più venduta del 2014.

Il lancio del Contest Instant per gli utenti Android, si svolge in parallelo con il già esistente concorso Instant per iPhone, iniziato a marzo di questo anno e che vede anch’esso il premio di 5000 € per l’immagine più venduta al 31 dicembre 2014, realizzata con iPhone.

In totale Fotolia mette in palio ben 10.000 € per i due fotografi da smartphone top seller di questo anno. 

Il merito più grande che va alla Phonografia è quello di aver portato la passione per la fotografia ad un pubblico più ampio, permettendo anche nuovi modi di espressione e nuovi contenuti visivi che prima erano lasciati solo a generi come la street photography. Vediamo cosa salterà fuori da questo contest con Fotolia, noi siamo davvero curiosi!

Se volete scaricare l’app e partecipare anche ai contest, ecco i link per i download:

 Fotolia Instante per iOS

 Fotolia Instant per Android

 

La Battaglia delle Idee 2014: le slide di workshop e seminari

Guerriero, hai partecipato a La Battaglia delle Idee e vuoi rinfrescarti la memoria sulle cose interessanti che hanno detto i nostri magnifici speaker? Oppure non sei venuto e vuoi recuperare le informazioni che ti sei perso?

Ecco le slide degli interventi che si sono susseguiti lo scorso  weekend sul palco del Teatro Ghirelli e nella Sala Ninja Academy. Buona lettura!

Un benvenuto alle startup contagiose! – Mirko Pallera, CEO Ninja Marketing

Hashtag: strumenti e tecniche di performance. – Diego Orzalesi, Italian Ambassador Hootsuite

Come creare un’app addictive. – Adele Savarese, editor in chief Ninja Marketing

Keep calm and scale: come tenere duro e puntare al milione. – Emanuela Zaccone, co-founder TOK.tv

PR e media relation per startup. – Giancarlo Panico, Comunicazione FERPI

Cosa non fare assolutamente sul cloud! – Vito Lo Russo, technical evangelist Microsoft

Come fare coworking e networking sul territorio. – Alice Soru, head of Open Campus Tiscali

La Grande Guerra tra una battaglia e l’altra: l’hacking civico. – Antonio Prigiobbo, design thinker NAstartup

La vera innovazione è restare. – Roberto Zarriello, founder Resto al Sud

L’intelligenza artificiale al servizio dell’advertising. – Enrico Quaroni, Country manager Rocket Fuel

Strumenti per la social media strategy di una startup. – Filippo Giotto, social media manager Banca Mediolanum

Disrupting Healthcare: quando l’innovazione passa per la salute. – Roberto Ascione, President Razorfish Healthware

Gli errori da non fare con un VC. – Giovanni De Caro, investment manager Atlante Ventures

5 metodi per analizzare lo scenario competitivo. – Valentina Piccioli, metodologa Docebo

I trend UX e UI che ogni startup deve conoscere. – Andrea Giordano, direttore creativo Question Mark

Event Management per startup. – Elena Salzano, owner inCoerenze

Come anticipare il mercato per costruire un modello di business sostenibile. – Lisa Sallusto, country manager Fotolia

Il team è tutto: strategie HR per startup. – Francesco Serravalle, coordinatore CTS Premio Best Practices

Coinvolgere il pubblico sui social media (nonostante algoritmi ostili). – Luigi Ferrara, digital strategist Viralbeat

SSSS: Strategie e Strumenti SEO per Startup! – Fabio di Gaetano, CEO Argoserv

Da Gutenberg a Zuckerberg: da Arpanet ai wearable passando per il 2.0. – Dionigi Faccenda, Sales&Mktg; Domenico Primavera, Sales; Claudia Dondi, Com OVH

Press ed ufficio stampa per startup. – Andrea Schiesaro, AD Mediainformer.it

MoovBox: gli strumenti musicali come non li avete mai visti

MoovBox: gli strumenti musicali come non li avete mai visti
Interpretare la musica come si vuole e quando si vuole, consentendo all’utente di realizzare un ascolto attivo e non più solo passivo. Questa è la filosofia alla base del MoovBox, un concept ed un progetto di tre ragazzi italiani, Roberto Maurizio Paura, Gilles Traditi, Francesco Mammetti frequentanti l’ISIA a Roma.

MoovBox è un interessante strumento musicale paragonabile in forma e dimensioni ad una armonica a bocca di nuova generazione (i puristi storceranno il naso lo so) ma che contiene un apparato elettronico in grado di interagire con la musica che si sta ascoltando modificando o anche creando i suoni.

MoovBox: gli strumenti musicali come non li avete mai vistiIl MoovBox è dotato di connettività Bluetooth, dei LED, due tasti di registrazione e molte altre piccole funzioni che ne fanno uno strumento completo in grado di essere utilizzato in svariati modi. Ad esempio è impossibile impugnare il MoovBox come se fosse il manico di una chitarra ed utilizzare i 7 rulli integrati come fossero delle corde oppure utilizzarlo come fiato attraverso l’apposito bocchettone e modulando il suono attraverso l’interazione con i rulli.

MoovBox: gli strumenti musicali come non li avete mai visti

Il modo fiato è quello sicuramente più nativo del MoovBox grazie soprattutto al design ispirato a quello delle armoniche a bocca. MoovBox è soprattutto un oggetto tecnologico e lo dimostra anche la presenza nelle estremità di appositi sensori utilizzati appositamente per impiegarlo come una Drum Machine in grado di riprodurre il suono di piatti e grancassa, il tutto a seconda di come il MoovBox viene “sbattuto” su di una superficie.

MoovBox: gli strumenti musicali come non li avete mai vistiMoovBox è a tutti gli effetti un oggetto tecnologico dal design curioso ed allo stesso tempo intrigante, che consente di coinvolgere i propri amici in una jam session grazie all’apposita App Android che ci consentirà di condividere le nostre creazioni e la nostra musica.

MoovBox: gli strumenti musicali come non li avete mai visti

Grazie alle sue caratteristiche MoovBox ha partecipato come finalista alla fase finale del Lucky Strike Talented Designer Award, un importante riconoscimento per il concept che ha dato importanza a questo nuovo modo di concepire la musica in cui l’utente diventa protagonista!

Emojli, il social network di sole emoticon: idea ridicola o geniale?

Emojli emoticon

Credits: Anders Rune Jensen

Questa storia di avere app per qualsiasi cosa ci sta sfuggendo di mano. Qualche settimana fa siamo rimasti tutti piuttosto sconcertati dal milione di dollari raccolto da Yo, l’applicazione più ridicola di sempre, la cui unica funzione consiste nell’inviare ai propri contatti l’omonimo richiamo di due lettere. Molti avranno pensato “Se ce l’ha fatta Yo, anch’io posso creare un’app di successo!”.

Ed è proprio ispirati da questa vicenda che Matt Gray e Tom Scott, i protagonisti di una web serie comica inglese, hanno deciso di creare Emojli. Come il nome lascia intuire, si tratta di un social network di sole emoticon dedicato agli utenti mobile.

Sembra una parodia, ma i due assicurano che è tutto vero e che tra luglio e agosto rilasceranno una prima versione dell’app per iOS.

“I social network sono danneggiati”, recita il video promozionale. In un contesto dominato da troll, spam e hashtag, Emojli promette di portare una boccata d’aria fresca: “Qualcosa di più semplice, dove non c’è spam, perché non esiste un’emoticon spam”.

Per il momento su emoj.li è possibile riservare uno username (che naturalmente dovrà contenere sole emoticon) e assicurarsi un invito per poter accedere al social network non appena sarà aperto al pubblico.

Emojli emoticon login

Applicazioni come Yo ed Emojli sono così assurde che sembrano uscite da Silicon Valley, la serie di HBO che prende in giro il mondo degli startupper californiani. Avete presente Nip Alert, l’app sviluppata da Big Head nel telefilm? Beh, date un’occhiata a Nipple (che invece esiste per davvero).

Eppure anche la tanto derisa Yo sembra aver trovato una sua utilità… nell’ambito del conflitto israelo-palestinese. Si, avete capito bene: grazie alla partnership con l’israeliana Red Alert, l’app è ora in grado di mandare uno “Yo!” ai suoi utenti per avvisarli in tempo reale ogni volta che c’è un attacco missilistico contro Israele.

E ora, se volete scusarci, noi ninja andremmo a fare un brainstorming per creare la prossima app di successo 😉

Native Advertising is the new black

Il Native Advertising è ormai una grandissima realtà e anche Netflix ha sperimentato questo nuovo strumento pubblicitario per promuovere la serie Orange is the new black. Sul New York Times è apparso infatti un testo di circa 1500 parole riguardante l’incarcerazione femminile negli Stati Uniti, argomento di cui tratta la serie.

Quello per OITNB è tra i primi esperimenti di Native Adv del nuovo T-Brand Studio del Times

“I progetti funzionano perché noi collaboriamo con i marchi, troviamo storie, cerchiamo trame che non sono come vendere direttamente il prodotto ma che i lettori collegheranno al prodotto ricevendone informazioni utili” – dice Sebastian Tomich – vice presidente del settore pubblicitario del Times e co-ideatore del T-Brand Studio.

Cos’è il Native Advertising?

Con il Native Advertising, un contenuto pubblicitario è visualizzato all’interno dei contenuti offerti al lettori. A differenza della pubblicità tradizionale che ha l’obiettivo di “distrarre” il lettore dal contenuto in modo da comunicare il messaggio, il Native Advertising ha l’obiettivo di “immergere” la pubblicità all’interno del contesto.

Chi progetta e realizza campagne pubblicitarie native, non ha lo scopo di attrarre solo l’attenzione dell’utente, ma desidera creare engagement.

In sostanza si cerca di invogliare qualcuno a dedicare la propria attenzione alla pubblicità facendo in modo che non sembri pubblicità. Ecco che cos’ è il native advertising: convogliare gli utenti su un brand o un prodotto senza forzarli. 

Sono svariati i motivi per cui i brand dovrebbero preferire il native advertising alla pubblicità online tradizionale, in primis la possibilità di associare al brand un contenuto informativo e non intrusivo che stimoli la condivisione. Ce lo dimostra Buzzfeed che non presenta banner pubblicitari e punta tutto su sponsored stories, il che produce un risultato fantastico in termini di brand awareness. Dunque, lo scopo è realizzare dei contenuti connessi in maniera indiretta al brand.

Il Native Adv per Orange Is The New Black

OITNB, per esempio, è uno show che riguarda l’esperienza di una donna in prigione, e la seconda stagione dello show è disponibile da qualche settimana su Netflix. La serie racconta di Piper Chapman, una donna proveniente dal Connecticut, residente a New York, che viene condannata a scontare quindici mesi al Litchfield, un carcere federale femminile, per aver trasportato una valigia piena di soldi illeciti per una trafficante di droga internazionale.

Attraverso la tecnica del Native Adv, il Times non dice mai esplicitamente ai suoi lettori di guardare lo show con i post sponsorizzati a pagamento ma indaga approfonditamente l’argomento delle donne in prigione tramite articoli, informazioni e notizie sul tema.

I Native adv sono ormai un importante pezzo della strategia di guadagno digitale del Times. Sotto la guida di Meredith Kopit Levien, vicepresidente esecutivo del settore pubblicitario del Times, il quotidiano ha introdotto il primo progetto di Native Adv a gennaio. Tra i primi inserzionisti ad usare il prodotto ci sono stati Dell e Goldman Sachs.

Grazie a questa scelta, nel primo trimestre di questo anno, il Times ha interrotto una serie di insuccessi in pubblicità-vendite durato 3 anni, portando un incremento del 3.4% nei suoi ricavi.

Creare contenuti importanti per i marchi con il native adv è solo parte del lavoro. L’altra parte è rappresentata dalla distribuzione. I marchi vogliono “arrivare” ed è per questo che T-Brand studio ha raddoppiato i propri investimenti social. A chi importa quanto grandioso è il racconto se nessuno lo legge?” dice Mark Thompson, CEO del Times.

Native Advertising in espansione

Gli analisti prevedono che entro il 2016 ci sarà il boom degli investimenti per questa nuova forma pubblicitaria. Alexis Caffrey su Memeburn spiega che la il 99.8% dei banner vengono ignorati, mentre i native ad vengono guardati il 52% in più della pubblicità tradizionale.

NativeAdvertising.it riporta infatti questi dati:

Le previsioni sono:
• investimenti per 3 miliardi di dollari entro il 2016;
• il 70% dei creativi afferma che la User Experience è la vera forza della native advertising;
• il 14.3% dei publisher si sono dichiarati propensi a sperimentare questo sistema per incrementare le revenue;
• il 57% degli investitori punterebbero su questo nuovo tipo di advertising;
• il 59% delle agenzie pubblicitarie credono nelle potenzialità di questa nuova forma pubblicitaria.

Google Ventures vola in Europa

Hello Europe from Google Ventures

Due parole e un punto che valgono 100 milioni di dollari, il saluto con cui inizia il messaggio di annuncio dell’arrivo di Google Ventures in Europa.

Una nuova sede a Londra e un investimento iniziale da otto zeri, con un unico e semplice obiettivo:

We want to invest in the best ideas from the best European entrepreneurs, and help them bring those ideas to life.

Dal 2009 il fondo d’investimento del motore di ricerca più famoso al mondo ha già investito in ben 225 società, con diverse exit a favore di Google, Facebook, Dropbox, Yahoo e molti altri.

La sede Londinese

Sono stati resi noti i nomi dei quattro general partner che si occuperanno della nuova sede, solo uno di loro, Eze Vidra ha reso nota la notizia aggiornando la bio di Twitter con la nuova carica e citando i suoi nuovi compagni di viaggio, cioè Tom Hulme, Peter Read e Avid Larizadeh, oltre a Mg Siegler che seguirà la fase di avvio del fondo europeo per poi tornare nella sede centrale. Lo stesso Vidra che qualche giorno fa twittava estasiata durante le conferenze di Digital Venice.

Londra svolgerà il ruolo di hub per tutto il territorio Europeo, nel comunicato sono state citate infatti altre capitali europee come Parigi e Berlino, nessun accenno all’Italia che nel 2015 avrà i riflettori puntati per EXPO e il per global entrepreneurship congress. 

Le ultime acquisizioni

L’acquisizione di Uber per 258 milioni di dollari, rappresenta uno degli investimenti più importante per Google Ventures, in un unico deal più di due volte l’investimento dedicato all’intera Europa, a riconferma di come gli ordini di grandezza tra nuovo e vecchio continente gravitino su ordini di grandezza completamente diversi.

Un fondo che opera in tutte le fasi di sviluppo delle startup, e in diversi ambiti, non solo digitale come si potrebbe essere portati a pensare. Lo dimostra l’investimento in Nest, perla della domotica, acquistata per 3,2 miliardi di dollari.

Non ci resta che attendere di conoscere i termini dei programmi di investimento di Google Ventues ed augurare alle start up tricolori di avere successo nella capitale inglese.

Ninja Digital Factory: i vincitori della prima edizione ci raccontano la loro esperienza

Il percorso della Ninja Digital Factory si è appena concluso, e abbiamo due vincitori: si tratta del progetto A.I.M. – All Italian Museums, un portale di rivalutazione dei beni museali e culturali del nostro Paese, e di SunBooking, un sito-applicazione grazie al quale poter prenotare comodamente lettino e ombrellone nelle zone balneari di tutta Italia.

Tutti e sei i team di lavoro, quindi i progetti della Factory, si sono distinti per caratteristiche originali e un sacco di energia che trasudava letteralmente dalle presentazioni. Alla fine, però, la giuria scientifica ha dovuto scegliere due soli progetti, premiando SunBooking (secondo classificato) con un corso Ninja Academy free per tutti i membri del gruppo, e A.I.M. (vincitore assoluto) con un corso Ninja Academy free e una consulenza di business per Startup digitali da parte di Portolano Cavallo, partner dell’iniziativa.

Abbiamo contatto Marilena Suppa, portavoce del team A.I.M., e Debora Dusina, portavoce del team SunBooking, per far loro qualche domanda a caldo sull’esperienza appena conclusa.