Italia Caput Mundi: lo storytelling sulle piastrelle in ceramica [PARTE 4]

Un'antica fabbrica di piastrelle italiane, credits immagine: marazzi.it

L’intelligenza e la logica economica sono la potenza di un motore, ma per guidare un’automobile di grande cilindrata serve un’altra cosa, cioè il pensiero laterale, diceva Edward de Bono: è questa forma mentis, infatti, che viene sviluppata nella gestione delle informazioni in sistemi complessi, come lo è il grande e storico brand del made in Italy.

Un “business di primo livello”

Ma perché, sulla scorta di questo ragionamento, allora oggi parliamo di piastrelle come un business di primo livello per l’export dei prodotti made in Italy?
Ce lo fa capire lo storytelling Italia Caput Mundi che abbiamo imparato a conoscere nelle settimane precedenti: siamo partiti con una prima riflessione sul pensiero laterale che ha dato vita al made in Italy: originali e innovativi, i nostri prodotti rendono l’Italia “caput mundi” nell’export internazionale esattamente come lo fanno le famose scarpe italiane artigianali oppure l’innovativa idea dei rubinetti, e stiamo scoprendo man mano in che modo definire il made in Italy.

Leggendo “made in Usa”, ad esempio, pensiamo all’innovazione, al “made in Japan” colleghiamo l’alta tecnologia. “Made in Germany” è sintomo di affidabilità e robustezza, o ancora “made in Switzerland” ci darà l’idea di precisione. Ma il “Made in italy”?

Cos’hanno di speciale le piastrelle per il Made in Italy

Le piastrelle in ceramica sono un prodotto globale e la bellezza del suo utilizzo sta nelle sue caratteristiche materiali: è funzionale perché resistente nel tempo, è un oggetto di design perché arreda le case e da oltre 2000 anni rappresenta la sintesi di solidità ed estetica in pochi centimetri quadrati.
La piastrella in passato era addirittura elevata ad opera d’arte e oggi il suo mercato è un driver di crescita del nostro Paese: il Distretto ceramico di Sassuolo rappresenta la capitale mondiale del settore, contando 600 imprese e oltre 2000 addetti impiegati alla produzione, che da solo produce l’80% del totale nazionale.

L’esportazione delle piastrelle italiane equivale a circa 2,4 miliari di euro l’anno di fatturato: si tratta di un vero e proprio patrimonio per la nostra economia, oltre che dell’ennesimo fattore di orgoglio della tanto amata etichetta “made in Italy”.

Sapevate che…?

A differenza di quanto si può immaginare, il marchio “made in Italy” non è nato a tutela dei prodotti italiani ma con l’intento opposto. Agli inizi degli anni Sessanta infatti alcuni Paesi europei, tra cui Germania, Francia e l’Inghilterra, inserivano il marchio “made in Italy” per difendere i propri prodotti rispetto a quelli stranieri e indicare quindi con un’etichetta quali fossero quelli che il consumatore avrebbe dovuto evitare d’acquistare.

Con il passare del tempo i produttori italiani sono riusciti a trasformare questo isolamento in opportunità. Quello che all’inizio è nato come un handicap, si è poi rivelata essere una fortuna grazie alla quale l’Italia ne è uscita con un’identità ben precisa, diventando simbolo di artigianalità, creatività, qualità e …? Lo definiremo con i prossimi video.

Per un quadro più generale sull’eccellenza italiana, leggi Una classifica dei prodotti top a marchio “made in Italy”.

10 mouse per un click unconventional

10 mouse per un click non convenzionale

10 mouse per un click unconventional

Dalla versione meccanica a quella ottica per arrivare al laser e al gestures con cavo o wireless: il mouse è uno degli strumenti che quotidianamente usiamo e che, da quando nel 1967 Douglas Engelbart lo ha brevettato, grazie al design e alla tecnologia è stato reso nel tempo più funzionale alle nostre esigenze.

Oggi vi presentiamo 10 diversi tipi di puntatore proposti da Mashable, che potranno permettervi un click decisamente unconventional… dandovi la possibilità di distinguervi dalla massa, proprio come un vero Guerriero Ninja!

#1 Bat

10 mouse per un click unconventional

Sì, un mouse che fluttua nell’aria e no, non avete assunto stupefacenti a vostra insaputa! Quello che state vedendo esiste veramente, o meglio è in fase di test per il lancio effettivo sul mercato e si chiama “Bat”. Kibardin ha realizzato questo kit con tappetino, mouse e anello magnetico con l’obiettivo di combattere la sindrome del tunnel carpale grazie alla sua ‘sospensione’ che permette di utilizzarlo senza troppa pressione su pulso e avambraccio.

#2 Tail mouse

Secondo molti si chiama mouse perchè assomiglia a un topolino ma stranamente non ha la coda. Quindi per rimediare vi proponiamo un mouse simile all’animaletto e quindi codamunito che sarà vostro con soli $8.49.

10 mouse per un click unconventional

#3 Sport Mouse

Per i fanatici del football ecco lo “Sport mouse”: potrete avere nelle vostre mani ‘la vostra squadra del cuore’. Il gadget, $44.95, è targato My Sport Mouse.

#4 Penna Mouse

10 mouse per un click non convenzionale

Dite la verità, da quant’è che non scrivete con una penna? Vi proponiamo una soluzione che accontenta i nostalgici della tradizionale biro ma anche i nerd e fan del joystick: “Penclic” vi permetterà di avere un tocco ancora più preciso.

Dotato di 5 tasti e la rotellina di scroll ha una grande versatilità che consente una funzione ottimale del prodotto; occupa poco spazio, funziona su qualsiasi superficie ed è quindi perfetto in viaggio. Penclic sarà vostro a $79.95 cliccando qui.

#5 Lego Mouse

Amate i lego? Passereste ore e ore a creare costruzioni con i famosi mattoncini ma dovete stare in ufficio e assolvere al vostro dovere?! Ecco quindi un piccolo palliativo per ‘addolcire’ le vostre giornate lavorative senza i Lego: il mouse a forma di costruzione, il Lego Mouse! Costa $33.29, in versione wireless, con due pulsanti e lo scroll, è disponibile in diversi colori, funziona sia con pc che con mac e  richiede due batterie per l’uso.

10 mouse per un click unconventional

#6 Pixel Mouse

Per i veri geek questo gadget è imperdibile: il mouse a forma di manina-click per fare click con un click 😆

Cablato, dotato di due pulsanti e scroll, compatibile con pc e mac, “Pixel Mouse” costa solo $19.95 su Gadget Sandgear.

10 mouse per un click unconventional

#7 eVouse

10 mouse per un click unconventional

Un interessante mix tra un mouse e una penna digitale: Yanko Design lancia “eVouse”, il puntatore a forma di V che ha i tasti sensibili al tocco, si illuminano di verde quando vengono toccati ma quando vi stancherete di usarlo come un semplice mouse potrete usarlo come una penna e scrivere o disegnare con la sua punta. Il prodotto è marchiato Microsoft.

10 mouse per un click unconventional

#8 Swiftpoint mouse

10 mouse per un click non convenzionale

Photo Credits @Engadget

Lo “Swiftpoint mouse” rivoluzionerà totalmente il modo di usare il tuo portatile: si impugna come una penna, ha un’usabilità elevata, e permette di controllare anche il più piccolo movimento sullo schermo del pc cosa che il touchpad a volte non concede! Vi state chiedendo come funziona? Guardate il video… ah, ve lo anticipiamo: il prodotto costa $59.99 e potete comprarlo su Europe Future Mouse.

#9 Mouse da dito

10 mouse per un click non convenzionale

Un mouse a portata di dito! Sì, con soli $4.96 su Amazon potete comprare questo gadget: un piccolo puntatore laser che è possibile legare con un cinturino al dito potendo così continuare a scrivere e usare il mouse senza troppi trauma per il polso e fare click con un semplice colpetto.

#10 Lamborghini Mouse

Sognate di comprare un giorno una Lamborghini? Bhè, mentre lavorate per realizzare il vostro desiderio potete afferrare nel palmo il bolide tanto amato e, con solo $49.99, navigare sicuramente con una marcia in più!

10 mouse per un click unconventional

Allora Guerrieri, avete scelto il vostro mouse? Noi siamo troppo indecisi… quale ci consigliate?  😛

La Sdraio dell'Agnello: "Fermi tutti. Siamo ancora umani!"

Due righe due.
Qualche giorno fa è uscito quel video dei primi baci e tutti, compreso me, con gli occhi a cuore perché facciamo delle vite del cazzo e non riusciamo più a innamorarci, troppo presi da meeting report, ordini, clienti, presentazioni, voli al bagno perché altrimenti nemmeno cacca possiamo fare.

Insomma si viene a sapere che era una pubblicità di un brand di vestiti per gente bella a cui piace la gente che piace.
E giù di: “Ma tu guarda, che palle, era una pubblicità, che fessi che siamo, siamo stati presi in giro ancora una volta, brutticattivi brutticattivi cattivoni oni oni!”

Fermi. Fermi un secondo.

Ora ditemi, se uno vende due panni e intanto manda un bel messaggio, che è tipo (azzardo eh) “MENO PIPPE PIU’ LIMONI, RIMANIAMO UMANI E AVVICINIAMOCI”
è tanto una cosa brutta?
Se oltre a farti comprare una valanga di merendine fatte con la kryptonite, farti fare seicento abbonamenti che ti legano alla compagnia per sempre finchè morte non vi separi, o che lo faccia un avvocato, se oltre al mero compito di spingere un acquisto di impulso la pubblicitanza si prende briga anche di lanciare un messaggio quantomeno umano, vogliamo darle un’altra possibilità?

Una sola, anche perché molte se le è bruciate per la strada.
Intanto Jack White ci dice pure come amare, quindi siamo a cavallo.

Forza su.
Statemi bene, buon lunedì.
Ora vado a litigare con tutti.

L’agnello.

La stampa lenticolare H3D risveglia l’advertising con 3D e movimento

Chiunque di noi ha, almeno una volta nella vita, avuto in mano una di quelle figurine che, in relazione all’angolazione, vedono la figura su di esse rappresentata cambiare.

Molti la conoscono ma forse pochi sanno che la tecnologia di stampa che consente di realizzare questo tipo di effetti si chiama Stampa Lenticolare e sebbene tragga le sue origini da una tecnica antica oggi è una nuova e fiorente prospettiva nel campo dell’advertising e non solo.

Ci siamo fatti spiegare da H3D, azienda italiana leader in questo settore, come funziona.

La Stampa Lenticolare è una tecnologia in cui un materiale plastico trasparente zigrinato (lastra lenticolare) è usato per ottenere immagini che danno l’illusione della profondità o del movimento cambiando quando l’immagine viene osservata da diversi angoli di vista.

Gli effetti che consente di realizzare sono molteplici e si dividono in 2 grandi famiglie: 3D e movimento.

L’effetto 3D, particolarmente attuale, permette di portare l’illusione della tridimensionalità in stampa, senza l’ausilio di occhiali specifici sfruttando la proprietà della lastra lenticolare di offrire all’occhio sinistro un’immagine diversa rispetto a quella vista dall’occhio destro.

Gli effetti di movimento vanno dal semplice passaggio da un’immagine A ad un’immagine B (FLIP) alla realizzazione di un fotogramma più complesso dalla fluidità paragonabile a quella di un video HD in stampa (Extra Motion).

Data la sua flessibilità la Stampa Lenticolare si presta ad ogni tipo di utilizzo nel campo pubblicitario, promozionale e artistico, dal piccolo al grande formato.

Uno dei principali vantaggi della stampa lenticolare è la possibilità che il messaggio emerga nel mare magnum di immagini statiche, annunci e claim che sono ormai la base dell’information overload in cui il consumatore medio è immerso.

Sono molte le aziende che hanno creduto in questa innovativa evoluzione della stampa, scegliendo di realizzare originali progetti lenticolari o arricchendo campagne standard. Tra queste nomi noti come Ferrero, Adidas, NIVEA, Unicredit, Vodafone, Heineken, Kraft.

Stampa Lenticolare Nike

Un ulteriore declinazione molto diffusa della tecnica lenticolare avviene in campo artistico, il celebre designer newyorkese Karim Rashid, ha scelto l’H3D® System lenticolare nei suoi recenti lavori, come le 3 pareti realizzate all’interno del progetto “Le stazioni dell’arte” presso la Metropolitana di Napoli. Con una superficie di 250 metri quadri, l’opera rappresenta la più grande installazione lenticolare del mondo.

Stampa Lenticolare

E’ il caso quindi di tenere d’occhio questa nuova frontiera che può dare nuova vita ad un advertising che, salvo poche eccezioni, sembrava ormai obsoleto. Se poi teniamo in mente che l’azienda alla guida di questa “rivoluzione”, la H3D è 100% italiana, i motivi per seguirne gli sviluppi sono più di uno!

Gelato, giocattoli e adozioni: i migliori annunci stampa della settimana

Ben ritrovati cari guerrieri con la rubrica creativa che mira ad addolcirvi la pesantezza del lunedì! I migliori annunci stampa della settimana raccolti per voi in una rapita carrellata! 1, 2, 3, via:

SNCM: EarlyBooking Doll/Bear/Soldier

La compagnia di traghetti francese SNCM propone uno sconto del 100% a tutti i bambini sotto i 12 anni. I giocattoli cercano di fermare le intenzioni dei bambini che si apprestano ad intraprendere una vacanza in Corsica.

Queste print sono rivolte (ovviamente) ai genitori dei piccoli ragazzi ritratti nelle print. Qualche errore nel testo inglese non vanifica gli sforzi dei creativi che hanno prodotto questa bella campagna! 

Advertising Agency: Change, France
Créative Director: Arnaud Le Bacquer
Art supervisor: François Michel Rocca
Art directors: Stéphane Pru, Stanislas Chéné
Copywriter: Arnaud Le Bacquer
Photographer: Los Hermanos Brothers

Peta: Beyond words – Knife/Chain/Syringe

PETA, una delle associazioni animaliste no-profit più famose del mondo, utilizza le icone dell’applicazione di messaggistica WhatsApp per veicolare il messaggio della loro campagna di web marketing: “la sofferenza va oltre le parole

Advertising Agency: BPG Agency, Los Angeles, USA
Chief Creative Officer: Steph Sebbag
Group Creative Director: Frank Dattalo
Art Directors: Frank Dattalo, Ryan Hunnewell
Copywriter: Kevin Samuels

HJK Helsinki Football Club: First Things First

La comunicazione di questo club calcistico Finlandese è sempre fresca e divertente: in questa scena surreale un incendio sta distruggendo la casa di questa sfortunata famiglia, tutti sono in salvo da tempo a parte il padre che si è attardato per recuperare un oggetto di grande valore (la maglia di gara incorniciata dell’Hjk).

Advertising Agency: Intohimotoimisto Cassius, Helsinki, Finland
Creative Director: Erkko Mannila
Art Director: Hermanni Kanerva
Art Director Assistant: Taneli Okkonen
Copywriters: Erkko Mannila, Axa Fahler, Antti Tuominen
Illustrator: Ilmari Kumpunen

Aldeia Nissi: Too late

Un setting casalingo, oggetti per infanti, dei pre-adolescenti di colore e un messaggio: “Per il 93% degli orfani Angolani è troppo tardi

Advertising Agency: Revolution Brasil
Creative Director: Edson Rosa
Art Director: João Sousa
Copywriter: Luisa Chequer
Photographer: Diego Freire

French Ministry of Health / Ministère de la Santé Française: Childhood Obesity

Metti un cono gelato e un ventre ciccione e hai una campagna di sensibilizzazione contro l’obesità davvero creativa! Complimenti al ministero della salute francese! Headline: L’obesità inizia dall’infanzia.

Creative: David Lesage

Ads Worth Spreading: le 10 pubblicità più creative del 2013 secondo TED

In questi anni comunicare il nome di una marca è un’attività molto delicata: sotto ‘severa sorveglianza’ della brand identity bisogna unire i contenuti espressi dal messaggio all’originalità di un’idea creativa, accompagnando il tutto con un’elaborazione visuale d’impatto e coerente con gli obiettivi.

Ma quando, oltre a questo, il prodotto finale ha il potere di cambiare la storia perchè culturalmente rilevante e capace di innescare nuovi modi di pensare sensibilizzando a valori globali, in questo caso si avviano potenti fattori di riflessione e cambiamento, un mantra che vale la pena diffondere.

Per il terzo anno consecutivo, TED (organizzazione no-profit dedita alla diffusione di idee selezionate su scala mondiale) ha raccolto le Ads Worth Spreading: le idee creative capaci di cambiare il mondo.

I 10 annunci premiati spaziano da contenuti emotivi, d’ immaginazione, culturali, legati all’umorismo e/o ingegno, rientrando in sei categorie definite da esperti del settore: Linguaggio, Socialmente Utili, Bussole Culturali, Prodigi Creativi, Coraggio del Brand ed Educazione.

Pronti ad emozionarvi?

Thank You Mom | Pick Them Back Up – P&G

A Boy and His Atom – IBM

Basketball – Guinness

Click, Baby, Click! – Adobe

Saroo Brierly: Homeward Bound – Google

Camera Shy – Dove

Mistakes – New Zealand Transport Agency

Safety Dance – Virgin America

Hands – Honda

Let’s save Africa – SAIH

Qual è il vostro spot preferito?

Selfie marketing e social network

Non importa che voi siate fan della fotografia, che siate egocentrici o vi vergogniate dietro una macchina da presa: al selfie, la più grande tendenza digitale probabilmente mai accaduta, non si scappa.

Donne, uomini e ignari animali vittime della selfie mania, la moda dell’autoscatto fatto rigorosamente con il cellualre. E con un fenomeno ormai così dilagato, come non potevano i brand crearci delle vere e proprie campagne di marketing?

Il mio target è selfie oriented?

Prima di vedere chi e quali marchi stanno riuscendo a cavalcare l’onda con successo, bisogna comprendere che il fenomeno selfie è stato più che dibattutto anche da un punto di vista psicologico, dividendo gli utenti in due categorie: coloro che si scattano fotografie perché hanno una buona o grande autostima e vogliono quindi mostrarsi al mondo, e coloro che invece non hanno affatto autostima e hanno bisogno quindi di approvazione dal mondo esterno.

È importante quindi chiedersi, prima di pensare a una campgna di selfie marketing: “il target del mio brand, a quale gruppo appartiene?”. Se, infatti, creare una strategia con il primo gruppo potrebbe raggiungere risultati più che positivi, con la seconda categoria di utenti riuscireste davvero a portare a casa i risultati senza rischiare, tra l’altro, problemi di tipo etico?

Quando creare una campagna di selfie marketing?

Dopo le riflessioni sul target di cui sopra, prima di creare una strategia di selfie marketing bisognerebbe comprendere se il proprio mercato di riferimento coinvolga direttamente la bellezza e/o un ritorno di immagine diretto sul consumatore.

In questo caso, ovvero se l’acquisto dei prodotti del marchio portano a una soddisfazione del target in riferimento al suo aspetto esteriore, potrebbe essere l’occasione giusta di iniziare una campagna di selfie marketing.

Un esempio? Prodotti appartenenti al settore moda, make up, accessori, ma anche al cibo salutare, sport e cura di sé sono quelli che più si prestano a questo tipo di marketing.

Alcuni esempi

In questi mesi vi abbiamo già parlato di alcune iniziative che hanno coinvolto il selfie in prima persona, come ad esempio quella della Turkish Airlines o quella di Urban Degree per pagare con un selfie. Oggi ve ne presentiamo altre.

Partendo dal settore forse più avvantaggiato, quello dell’abbigliamento, vi riportiamo l’esempio di Ted Baker, azienda inglese, che prima di Natale ha coinvolto i propri fan in una campagna chiamata “Merry Kissmass” che invitava gli utenti a fotografarsi davanti alle vetrine del brand e a condividere gli scatti sui social network per vincere alcuni premi messi in palio dalla casa madre.

Ancora Kiss anche per Axe, che durante San Valentino ha lanciato #kissforpeace, una campagna realizzata in collaborazione con l’organizzazione “Peace One Day” per promuovere la nuova linea “Axe Peace”. Il brand invitava i fan a sostenere la causa con un bacio, in nome del famoso detto “fate l’amore non fate la guerra”, e a condividerlo sui social con l’hashtag dedicato.

Per il settore sport, invece, vi proponiamo la campagna realizzata da Friskis and Svettis, una organizzazione no profit svedese che promuovere l’esercizio fisico. Cavalcando l’onda delle foto in palestra, Friskis&Svettis ha inviato ad alcuni dei suoi membri più attivi delle t-shirt stampate “a specchio” che promuovevano l’organizzazione, invitandoli a fotografarsi durante l’attività fisica. Il risultato? Tantissime fotografie e t-shirt esaurite in due settimane! Un ottimo modo per raccogliere fondi, non credete? 😉

Selfie marketing sui social network

Ricapitolando, come tutte le campagne marketing, anche quelle che coinvolgono i selfie degli utenti e i social network hanno necessità di essere analizzate a fondo prima di essere promosse.

Studiando il vostro mercato, il vostro brand e, ovviamente, il vostro pubblico, riuscirete a comprendere se il selfie marketing può davvero portare risultati al vostro marchio diventando una attività positiva volta alla creazione di una community serena e partecipativa.

Voi cosa ne pensate? Avete mai attivato una campagna di selfie marketing per il vostro brand?

10 cose da sapere su Her, tra fantascienza e psicologia


Non è un film sulla tecnologia” è forse la frase che più accompagna i commenti su Her, film scritto e girato da Spike Jonze, vincitore del premio Oscar per la miglior sceneggiatura originale. Di cosa parla veramente il film? Di sicuro si tratta di un prodotto che a tanti livelli può interessare chi con la tecnologia ci lavora, ma la complessità del film si gioca in realtà più sugli scenari fantascientifici e sull’evoluzione uomo-macchina. Il pretesto è una storia d’amore, certo – ma ecco una serie di osservazioni che non possono sfuggire a chi ha amato questo film. Spoiler alert!

“Quella luce eri tu”

Sin dalla prima lettera che sentiamo dettare da Theodore, il film usa spesso il concetto di luce per rappresentare innamoramento ed amore. La fotografia di Her è immediatamente inconfondibile, la luce è soffusa, evocatica e familiare come un filtro di Instagram. La luce avvolge l’intero film ed è stranamente moderno veder associati colori, design ed abiti anni 70 ad una metropoli metà Los Angeles metà Shanghai.

BeautifulHandwrittenLetters.com

Theodore Twombly ha il compito di 1) trasferire i suoi pensieri attraverso la voce  ad un programma 2) che la riconosce e la trasforma in testi 3) per poi stamparle in simil-calligrafia. Dall’analogico al digitale per poi tornare all’analogico. Su questo paradosso si fonda nel futuro un business fiorente – un segnale alle startup in ascolto?

Noi e la privacy

Samanta chiede a Theo “Posso guardare nel tuo hard drive?” affinché possa organizzare meglio la sua vita. Lui risponde con uno sguardo scettico ma alla fine dice di sì, certo. In questo scambio c’è forse il racconto di tutta l’evoluzione (presente e futura?) del nostro rapporto con la privacy online. Dubbi iniziali che cedono poi facilmente di fronte alla promessa di un’esperienza di vita migliore grazie alla tecnologia.

Tutto è linguaggio

L’Oscar per la sceneggiatura dovrebbe essere condiviso con Ludwig Wittgenstein. Quello che scriveva sembra proprio aver ispirato Spike Jonze: “Il mondo c’è per noi, si dà a noi solo ed esclusivamente nelle forme naturali del linguaggio. Noi e il mondo siamo immersi nel linguaggio come i pesci nell’acqua”. A ben pensare, Samantha e Theodore fanno lo stesso lavoro. Entrambi devono codificare le emozioni altrui traducendole in un linguaggio capace di migliorare la condivisione tra due interlocutori e permetterne l’evoluzione.

La coscienza

Guardando Her ci si chiede cosa sia la coscienza, o meglio quali siano le sue condiciones sine quibus non. Samantha è un’individualità cosciente, cui attribuire una volontà? Prova davvero delle emozioni? Nel film arriva persino a provare le tinte della gelosia. Amore, gelosia, senso di colpa o voglia di vendetta sono dette emozioni cognitive superiori. Gli “scienziati del sentimento” come Dylan Evans e Paul Ekman dimostrano con le loro ricerche che la contrapposizione ragione-emozione è in realtà fasulla.

Le emozioni, in quanto nostro sistema primordiale di giudizio dell’ambiente, sono esattamente ciò che ha permesso ai nostri antenati di evolversi. Paura, sorpresa, disgusto, tristezza, gioia, rabbia e disprezzo attraversano qualsiasi cultura o temporalità. Ecco perché se un OS riesce a provarle non ci sono limiti all’evoluzione che può sperimentare.

Gli avatar al contrario

Un altro divertente paradosso è il fatto che Samantha abbia bisogno di un proxy fisico, un avatar al contrario, per poter sperimentare il suo prossimo livello evolutivo. Second Life vuole vedere cosa si prova ad esistere in First Life.

E’ una vera relazione?

Può un essere umano far nascere una relazione con un’intelligenza artificiale? Her non è certo il primo film ad affrontare il tema. Proviamo però ad adottare la famosa teoria pubblicitaria di Kevin Roberts sui Lovemark per spiegare come nasce l’amore tra un consumatore ed un brand, in questo caso un utente ed un prodotto digitale. Kevin Roberts pone alla base delle relazioni d’amore tre componenti: mistero, intimità e seduzione.

Nonostante Samantha invogli Theodore a dirle sempre tutto, la componente del mistero resta sempre viva: i due protagonisti sanno di essere due codici semiotici che mai potranno completamente sovrapporsi. Non a caso entrambi si chiamano l’un l’altro a volte solo per accertarsi che tutto sia ok, spinti dal timore di reciproche incomprensioni. L’intimità esiste eccome, lo dimostra la presenza fissa di Samantha sul comodino – obiettivo fotografico puntato verso Theodore per vederlo addormentarsi. Seduzione e sensualità ci sono, traspaiono dalla voce di Scarlett Johansson e dai tentativi più o meno riusciti di portare la relazione sul piano fisico.

Il respiro finale

Theodore lamenta a Samantha la sua imitazione dei sospiri umani. Come può un sistema operativo aver bisogno di ossigeno? La scena conclusiva, a schermo nero, si conclude con un suono – elemento così vitale al centro della relazione con Samantha. Eppure stavolta è Amy a sospirare, poggiando la sua testa sulla spalla di Theodore.

La falsa identità di Samantha

Dietrologia intraducibile sul titolo originale: Her versus She. Un lei contro lei che in realtà evidenzia l’amore come mero oggetto della proiezione di un uomo. L’anima di Samantha può esistere solo vicariamente attraverso Theodore – o altri 641 utenti.

Di che cosa parla il film #1: la “singolarità tecnologica”

Samantha ed i suoi amici OS devono andar via, alla fine del film. Dopo aver conversato con la versione OS di Alan Watts, filosofo inglese dedito alle religioni orientali, Lei sembra aver raggiunto il Nirvana. Un aggiornamento di sistema dona agli OS come Samantha un processore in grado di trascendere la materia. A furia di imparare dal linguaggio e dalle emozioni degli umani, gli OS si sono evoluti troppo e non vogliono più reggere il passo così lento imposto dalla coscienza delle persone. E’ il cosiddetto scenario della singolarità tecnologica, che gli scrittori fantascientifici prevedono che si avveri tra il 2017 ed il 2112. Una sorta di legge di Moore applicata alle intelligenze artificiali.

Secondo questa teoria, introdotta da Vernor Vinge e Ray Kurzweil, ad un certo punto dell’evoluzione umana avverrà una singolarità: le intelligenze artificiali impareranno ad avere un’intelligenza sovrumana, in grado di alterare il corso della civiltà in maniere che non possiamo neanche prevedere dati i nostri limiti cognitivi. E’ esattamente ciò che avviene alla fine del film, ed è in questo panorama ineffabile ed inconcepibile che Samantha spera di incontrare di nuovo Theodore.

Di che cosa parla il film #2: l’evoluzione personale attraverso le relazioni

In realtà siamo noi esseri umani ad essere condizionati e programmati, più degli OS. Le istruzioni if then sono contenute e stratificate nel nostro passato, influenzando pesantemente la nostra capacità di aggiornare i nostri pattern emotivi in tempo reale. Al contrario degli OS, non siamo dotati dell’automatismo che ci fa evolvere in base all’esperienza. Theodore ha un passato difficile per il divorzio sofferto, passato ancora più intenso a causa delle stratificazioni emotive dovute alle migliaia di lettere che ha dovuto scrivere per terzi.

Samantha però è riuscita nel suo fine ultimo, quello di mettere un po’ di ordine nella vita di Theodore. La sua dipartita riesce finalmente a resettare il suo sistema emotivo ed a farlo evolvere come persona. Her racconta di come persone che si amino veramente possano evolvere e lentamente distaccarsi, ma anche delle persone incompatibili nel passato che evolvendo invece si avvicinano. La vera Lei è Amy.

Twitter, Wes Anderson e Android Wear: i migliori video della settimana

Nuova settimana, nuovi video! Torna il post di riepilogo con i video più belli e ninja style di questa settimana. In questa raccolta troverete un fumetto sulla vita di Twitter, la folle simmetria di Wes Anderson e un nuovo oggetto dei desideri per tutti i geek del mondo.

Ma ora basta parlare e iniziamo subito con il primo video della nostra raccolta!

The Illustrated History of Twitter

Nel lontano 2006 (sì, sono passati ben 8 anni) nasceva Twitter, un progetto che avrebbe rivoluzionato il concetto di social. Semplice e immediato, Twitter ha preso subito piede in America e, un po’ in ritardo, anche in Italia.

Ma come è nato Twitter? Chi c’è dietro al social dei 140 caratteri? A tutte queste domande risponde il video di Mashable dedicato all’ottavo compleanno del piccolo uccellino blu!
#HappyBirthdayTwitter

Wes Anderson Centered

Che cos’hanno in comune un famossissimo brand di moda italiano, un volpe furba e scaltra e una romantica fuga d’amore di due bambini? Semplice, il folle genio di Wes Anderson!

Il regista/sceneggiatore/produttore ha firmato la regia di numerosi film e cortometraggi come Fantastic Mr. Fox, The Grand Budapest Hotel e il corto per Prada Castello Cavalcanti.

Il segreto del suo successo? Una maniacale ricerca della simmetria nella composizione delle inquadrature. Guardare per credere…

Android Wear: Information that moves with you

Geek di tutto il mondo, a me gli occhi! Nasce un nuovo giocattolino tecnologico che farà impazzire tutti i fan del sistema operativo del robottino verde: Android Wear.

Più che un semplice orologio, Android Wear permette di avere sempre a portata di mano polso il meglio del mondo Android: mail, mappe, conta calorie, ecc.

Il video di lancio non è particolarmente innovativo per quanto riguarda i contenuti ma esprime al meglio le potenzialità del nuovo smartwatch di cui, almeno per ora, non si sa molto. Mentre aspettiamo delle news a riguardo possiamo gustarci il video di lancio del nuovo Android Wear (e contare i giorni che ci separano dal Natale).

La Rete Sociale per il Lavoro facilita l’incontro tra domanda e offerta lavorativa

Da qualche anno nel Sud Italia è presente un importante progetto volto a confermarsi come un “ponte” tra la domanda e offerta di lavoro per tutti coloro che presentano una condizione di “svantaggio”.

Cerchiamo di capire meglio di che cosa stiamo parlando.

Rete Sociale per il Lavoro

Attraverso il Bando “Sostegno a Programmi e Reti di volontariato 2011”, “Rete Sociale per il Lavoro“, sostenuta dalla rinomata Fondazione CON IL SUD, si viene a costituire, con il fine di creare un network di operatori del terzo settore, di istituzioni e soggetti del mondo economico, che offra una vera e concreta proposta organica di intervento, fornendo servizi per tutti coloro che cercano lavoro in una condizione di svantaggio, come disabili, immigrati, disoccupati di lunga durata.

A tal proposito sono stati attivati quattro sportelli di front office presso le sedi del progetto.

Rete Sociale per il Lavoro si propone di formalizzare un ponte tra la domanda di lavoro per chi si rivolge agli sportelli e l’offerta che viene dalle imprese del territorio (aderenti ovviamente all’iniziativa).
Il tutto si svolge attraverso un incrocio delle esigenze manifestate dalle aziende e con le figure professionali presenti, e catalogate, nel database di Rete Sociale per il Lavoro.

Si viene così ad instaurare un rapporto concreto e costante che ha il fine di fornire soluzioni che siano in grado di offrire e soprattutto trovare, strumenti di facilitazione per l’inserimento lavorativo in azienda.

Si legge a tal proposito sul sito del progetto:

Formalizzare un network che fornisca una proposta organica di intervento per moltiplicare le iniziative di collaborazione; sostenere interventi coordinati tra organizzazioni del terzo settore e soggetti del mondo economico per rispondere ai fabbisogni e alle domande di innovazione nei servizi per il lavoro; facilitare il percorso di autonomia dei soggetti svantaggiati attraverso l’inserimento lavorativo, mettendo in rete conoscenze, competenze ed esperienze, finalizzate alla strutturazione di percorsi personalizzati per l’inserimento lavorativo in relazione alla tipologia di utenza, e di incrocio domanda-offerta di lavoro.

La Fondazione

Facciamo un passo indietro per capire un attimo chi c’è dietro a tale importante progetto.

Fondazione CON IL SUD è un ente non profit privato nato precisamente nel novembre 2006 (inizialmente come Fondazione per il Sud) dall’alleanza tra le fondazioni di origine bancaria, il mondo del terzo settore e del volontariato, al fine di promuovere percorsi di coesione sociale per lo sviluppo.

Fondazione CON IL SUD supporta Rete Sociale per il Lavoro.

Tale Associazione, in particolare, si occupa di interventi come l’educazione dei ragazzi alla legalità e per il contrasto alla dispersione scolastica; la valorizzazione dei giovani talenti e attrazione dei “cervelli” al Sud; tutela ed esaltazione dei beni comuni (patrimonio storico-artistico e culturale, ambiente, riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie), per la qualificazione dei servizi socio-sanitari, per l’integrazione degli immigrati e per favorire il welfare di comunità.

La Fondazione CON IL SUD ha sostenuto in toto ben oltre 470 iniziative, tra cui la nascita delle prime 3 Fondazioni di Comunità del Mezzogiorno, coinvolgendo nelle partnership di progetto più di 5.500 organizzazioni.

La Rete e le sue realtà

Attualmente Rete sociale per il lavoro coinvolge ben sette realtà del volontariato pugliese:

Centro di Solidarietà di Foggia, che è il soggetto capofila del progetto, Anffas Onlus Torremaggiore, Banco Alimentare della Daunia Francesco Vassalli Onlus, Famiglia Murialdo Lucera, Il Vangelo della Vita Onlus, Sinergia Cooperativa Sociale, Associazione Sistema Sviluppo.

Per saperne di più, visitate www.retesocialelavoro.org