Plated e il pranzo è servito

Plated, la startup che ti consegna il pranzo sostenibile

Plated e il pranzo è servito

Masterchef e simili hanno fatto esplodere una vera e propria moda del cibo: tutti ci sentiamo un po’ chef e ci vantiamo davanti ad amici e parenti di realizzare piatti gourmet utilizzando ingredienti d’eccellenza. Ma le aspirazioni spesso si scontrano con la realtà: una vita di corsa, lunghe giornate a lavoro e un frigo desolatamente vuoto.
Arriva in soccorso degli aspiranti chef il servizio Plated, una startup nata dall’idea di Nick Taranto e Josh Hix pronta a supportare i suoi utenti con un menu fantasioso e vario e ingredienti di qualità recapitati direttamente a casa.

7 menù per diventare uno chef

Il successo di Plated.com risiede proprio nella sua semplicità: sette ricette, tutorial per la realizzazione dei piatti e spesa a domicilio. Più nel dettaglio l’utente di Plated ogni settimana ha a disposizione 7 ricette diverse e varie – che includono tre scelte vegetariane – ideate da chef partner come Elana Karp e Jason Roberts. Una volta selezionato il piatto che si desidera realizzare, si riceverà a casa tutto l’occorrente. Plated, dunque, è molto più di una semplice spesa a domicilio: chi ne usufruisce si porta a casa la risposta sana e gourmet alla stucchevole domanda quotidiana “che si mangia?”. Il costo della soluzione al dilemma si aggira intorno ai 12$ a piatto ai quali bisogna aggiungere  la sottoscrizione di un abbonamento mensile (10$) o annuale (96$).

Plated e il pranzo è servito

La filosofia di Plated: fresco, sano e sostenibile

Plated si fa carico non solo di sfamare gli americani, ma di educarli alla cultura del buon cibo. Gli ingredienti sono di stagione e acquistati da produttori selezionati e responsabili: i fornitori di carne, ad esempio, sono certificati nel non utilizzo di ormoni e il pesce è prevalentemente pescato e non di allevamento. Qualità e tracciabilità sono valori determinanti e vanno a braccetto con il rispetto dell’ambiente che Plated pratica anche attraverso l’utilizzo di speciali contenitori biodegradabili capaci di conservare i cibi più a lungo.

Plated e il pranzo è servito

Se come noi siete entusiasti di Plated, sarà una delusione scoprire che il servizio è attualmente attivo solo negli Stati Uniti, ma data la crescita costante si aprirà con tutta probabilità anche ad altri mercati. Nell’attesa non ci resta che allentare i ritmi e trovare il tempo di andare al mercato a scegliere con cura gli ingredienti da portare in tavola e trovare da soli una risposta fantasiosa alla solita domanda “che si mangia?”.

Credits: pevc.dowjones.com, plated.com

I consumatori digitali sempre più mobili, sempre più social

I consumatori digitali sempre più mobile, sempre più social

La diffusione dei dispositivi mobili sta rivoluzionando l’esperienza d’acquisto. I consumatori utilizzano smartphone e tablet alla ricerca di offerte e sconti, comparano i prezzi di beni e servizi.

Vediamo come il consumatore americano è disegnato da The digital consumer report” (del febbraio 2014) di Nielsen e come aziende e rivenditori possano trarre vantaggio dalle opportunità concesse dalle nuove abitudini di ricerca e scelta.

Gli strumenti che abbiamo e vorremmo avere

Guardando alle abitudini degli americani, se da una parte la TV HD rimane di gran lunga il dispositivo più diffuso (nel 2013 l’83% la possedeva), lo smartphone è il mezzo con il maggiore trend di sviluppo: nel 2009 lo possedevano solo il 19% delle persone, nel 2011 si è passati al 44% e nel 2013 al 65%.

Gli strumenti che abbiamo e vorremmo avere

Gli strumenti che abbiamo e vorremmo avere

E cosa acquisteremo nei prossimi 6 mesi? Smartphone ovviamente.  La ricerca Nielsen è molto chiara in questo senso:  sul totale della popolazione americana il 30% cambierà telefono entro i prossimi sei mesi e se guardiamo solo alla fascia d’età 18-24 saliamo fino al 49%.

A seguire computer (per il 26% degli intervistati e il 32% dei giovani), console per videogiochi (per l’11% del totale e il 26% dei ragazzi), poi tablet ( 8% e 14%) e e-readers (4% e 5%).

Social e mobile, sempre più una cosa sola

Quasi la metà (il 47%) dei possessori di smartphone visita i social media ogni giorno. Con il rapido sviluppo di questi dispositivi, come ben sappiamo, il rapporto tra social e mobile si fa sempre più stretto.

Tra il 2012 e il 2013 abbiamo visto una diminuzione del 10% nell’accesso ai social media da computer, a fronte di un incremento del 37% dell’accesso da app e del 26% dal mobile web browser.

Social e mobile, sempre più una cosa sola

Social e mobile, sempre più una cosa sola

Ma ci sono dei social network che hanno beneficiato più di altri di questo tendenza. In un anno l’app di Pinterest ha avuto un +233% di utenti, Google+ un +117%, Instagram +79% mentre Facebook e Twitter incrementi simili, attorno al 38%.

E tramite il mobile browser? LinkedIn +80%, Twitter +32%, Facebook +26%, Blogger +13% (che dal computer perde il 22%).

Unico che si salva nell’accesso tramite computer è proprio LinkedIn con un +37%. Tutti gli altri registrano valori negativi, dal -2% di Pinterest fino al -22% di Blogger e il -14% di Facebook.

Smartphone e tablet come un secondo schermo TV

Smartphone e tablet come un secondo schermo TV

Smartphone e tablet come un secondo schermo TV

Ce li portiamo dovunque, in giro ma anche in casa: l’84% dei possessori di dispositivi mobili dichiara che utilizza smartphone e tablet come un secondo schermo, mentre guarda la tv, per navigare sul web o fare shopping, per informazioni su attori o sportivi oppure per controllare i risultati della propria squadra del cuore, per l’invio di mail o messaggi ad amici (sul programma in quel momento in TV), per votare o inviare commenti live oppure per leggere sui social network discussioni o commenti su ciò che si sta vedendo.

Da non sottovalutare la tendenza (anche se ancora in fare di sviluppo) nell’acquistare prodotti o servizi  appena stati pubblicizzati sullo schermo televisivo (dal tablet per 14% degli intervistati e dallo smartphone per il 7%).

Mobile shopping, è il suo momento

L’87% dei possessori di tablet e smartphone utilizzano il proprio dispositivo per fare acquisti. Il mobile shopping permette agli operatori di seguire il processo d’acquisto dall’inizio alla fine, dalla richiesta dei consumatori di maggiori informazioni, fino alla comparazione dei prezzi, dall’acquisto del prodotto direttamente da casa  alla condivisione di opinioni o commenti  sull’esperienza fatta.

Ma non solo acquisti: gran parte del tempo lo si dedica alla ricerca di recensioni o commenti, si vogliono informazioni sui prodotti in uscita ma si desidera anche sapere dove poter acquistare o vedere il prodotto nello uno store tradizionale.

Ma come è fatto il mobile shopper? Non ci sono differenze tra uomo e donna ma tendenzialmente ha un reddito elevato e ha meno di 45 anni.

Mobile shopping, è il suo momento

Mobile shopping, è il suo momento

Questa ricerca, che trovate completa sul sito Nielsen, è stata realizzata analizzando le abitudini del popolo statunitense. Se questi dati siano applicabili anche al nostro paese non lo sappiamo. Certo è che alcune tendenze le possiamo vedere anche da noi: lo sviluppo dell’e-commerce tramite smartphone o tablet, la sempre maggiore identificazione tra social e mobile e l’utilizzo dei dispositivi mobili per le ricerca di informazioni.

Questi dati devono far pensare marketers e operatori del settore al momento della definizione dei mezzi e delle strategie per lo sviluppo della loro attività.

Dimenticare il mobile e tutto quello che ne consegue potrebbe far perdere risorse e redditizie vie di business.

Manager, imprenditori e docenti si associano: nasce Prospera

La pesante crisi mondiale che stiamo vivendo ci induce a riflettere ogni giorno su come il lavoro si intrecci sempre più col nostro ruolo di cittadini e ci ricorda, a tal proposito, come non possa esistere il benessere individuale disgiunto da quello collettivo.

L’Associazione Prospera si muove proprio da questo ideale e i suoi soci condividono e promuovono il pensiero che la loro responsabilità debba generare una stabilità e prosperità economico-sociale, con l’obiettivo, in particolare, di contribuire allo sviluppo di un futuro migliore.

Per fare ciò, secondo l’associazione, occorre ribadire la priorità dell’etica nelle nostre azioni quotidiane; si deve cioè ritornare ad essere dei dirigenti responsabili a tutto tondo, cercando sempre e costantemente di creare valori per i nostri collaboratori, per le nostre aziende e soprattutto per il nostro Paese.

Vediamo più nel dettaglio di che cosa si occupa e come opera Prospera.

La Mission di Prospera

Prospera (acronimo di PROgetto SPERAnza), è un’associazione senza scopi di lucro, nata nel Settembre 2009, con l’intento di formare una classe dirigente basata sui valori dell’impegno responsabile, trasparenza e dell’onestà intellettuale.

I collaboratori di Prospera sono manager, docenti universitari, imprenditori e professionisti, provenienti da diverse realtà lavorative, che si sono associati e impegnati in prima persona e a titolo volontario, per sostenere la speranza e le ambizioni delle nuove generazioni.

Tali affiliati condividono un senso di responsabilità sociale che li ha spinti a “restituire” alla società e ai giovani in primis, parte di quanto hanno “ricevuto”, adoperandosi, gratuitamente, nell’aiutare il Paese ad avere speranza nel futuro e a ricominciare a crescere.

I soci sono infatti convinti che “il poco tempo disponibile di tanti” possa diventare un valore significativo su specifiche aree, nelle quali il sapere, la competenza professionale e la conoscenza collettiva di Prospera possa fungere da “acceleratore” nella creazione di nuovi progetti e di nuove opportunità.

Gli associati di Prospera lanciano così la sfida di consegnare alle nuove generazioni ed al nostro futuro, un modello produttivo sociale, dove sia possibile costruire una crescita distribuita, equa e globalmente sostenibile.

L’ultima frase del Manifesto ufficiale dell’Associazione cita, non a caso, “Insieme si costruirà il futuro migliore”.

I progetti, originati e promossi direttamente da Prospera, che si occupa anche dell’eventuale finanziamento con contributori privati e partner, sono realizzati in collaborazione con Università, Pubbliche Amministrazioni, Associazioni di Categoria, Centri di Ricerca, e Ordini Professionali.

Oggi Prospera è presente in tutta Italia con oltre 1000 associati.

Aree di intervento

Affinchè si affermi il valore della dignità dell’individuo nella sua dimensione lavorativa e sociale, Prospera si impegna sui due principali temi, fondanti per costruire futuro: la Formazione e l’Innovazione.

A questo proposito l’associazione opera principalmente in tre macro aree di intervento:

I.Orientamento e affiancamento dei giovani a qualsiasi livello del percorso formativo, con particolare attenzione per coloro che vivono in contesti sociali particolarmente svantaggiati.

II.Promozione di sviluppo e innovazione grazie alle collaborazioni avviate con incubatori d’impresa (universitari), affiancati da Prospera nelle attività di sostegno all’imprenditoria nascente e alle start up proposte dai giovani in ambiti e settori ad elevato contenuto tecnologico.

III.Accordi con gli Enti Pubblici che prevedono un coinvolgimento di Prospera nello studio e nella realizzazione di iniziative e progetti che abbiano come obiettivo il miglioramento dell’efficacia e dell’efficienza degli Enti stessi con il coinvolgimento “sul campo” di giovani talenti, così da facilitarne l’eventuale coinvolgimento ed un successivo inserimento.

L’associazione “ProSpera – Progetto Speranza” ha sede a Torino, in Corso Vittorio Emanuele n. 64.
Visita il sito ufficiale www.prospera.it

È nato l'Osservatorio Wearable Italia [INFOGRAFICA]

È nato l'Osservatorio Wearable Italia [INFOGRAFICA]

È nato l'Osservatorio Wearable Italia [INFOGRAFICA]

Di tecnologie indossabili (o wearable technologies) nella sezione Digital parliamo spesso, perché le reputiamo un trend in costante crescita e con grandi spunti che coinvolgono brand, web e tecnologie.

Due settimane fa parlammo di Intel e delle strategie di integrazione tra moda e tecnologia, che vedevano l’azienda tessere una fitta trama di collaborazioni per sviluppare prodotti all’avanguardia proprio nell’ambito wearable. Sempre più aziende cercano partnership in ambiti apparentemente diversi tra loro, ma che ad un’analisi più approfondita mostrano una ratio precisa: innovare e cercare di presidiare nuovi mercati potenzialmente ad alto valore nei prossimi anni.

L’Osservatorio Wearable Italia

La ricerca (con relativa infografica) è svolta sull’ecosistema wearable in Italia. I settori dove le tecnologie indossabili trovano maggiore applicazione sono: medicale (47%), wellness/fitness (35%), gaming (6%), sicurezza (6%) e domotica (6%).

Interessante la collocazione geografica delle aziende che sviluppano prodotti wearable nel nostro Paese: le regioni che ospitano incubatori d’impresa tendono ad avere un peso maggiore rispetto alle altre in questo scacchiere tecnologico.

In particolare, il 20% di esse si trova in Piemonte, grazie anche alla presenza dell’incubatore I3P di Torino, all’interno del quale si sono sviluppate alcune di queste realtà, seguito dalla Sardegna (15%) e da Toscana, Sicilia, Lombardia, Lazio, Friuli Venezia Giulia, con un 10% in ognuna di queste regioni.

Un altro aspetto interessante è relativo alla forma societaria delle aziende impegnate nello sviluppo delle tecnologie indossabili: la maggior parte è attualmente costituita come SRL.

Ecco la prima infografica dell’Osservatorio Wearable Italia:

È nato l'Osservatorio Wearable Italia [INFOGRAFICA]

L’iniziativa lanciata dal team di Iquii, si pone come obiettivi principali:

monitorare i progetti nazionali e internazionali legati alle tecnologie indossabili, approfondendo lo studio dei possibili campi di applicazione sul mercato;
– condividere una mappa in crowdsourcing che evidenzi la distribuzione territoriale delle aziende italiane impegnate nello sviluppo di tecnologie e applicazioni wearable (ed è possibile segnalarne nuove  attraverso un form).

Festival of Media Global 2014: ecco i finalisti

Quest’anno la  severa giuria del Festival of Media Global, presieduta da Sameer Singh, VP e Head of global media di GlaxoSmithKline, ha deciso di svelarci con largo anticipo i nomi dei finalisti dell’evento che tutti i guru dei media e della comunicazione stavano aspettando.

Segnatevi in agenda, (meglio quella del  vostro smartphone) quest’appuntamento: dal 6 all’8 Aprile a Roma si celebreranno gli Oscar dell’industria dei media.

Da un primo sguardo alla shortlist sul sito del Festival, si nota subito che l’edizione 2014 ha un sapore incredibilmente internazionale: Malaysia, Australia, USA, Regno Unito, Filippine, Polonia, Finlandia, Francia, Svezia, Brasile, Paesi Bassi,Hong Kong, Danimarca, India, Colombia, Taiwan, Germania, Spagna, Norvegia,Turchia, Ungheria, Romania, Canada.
Insomma, più che la rosa dei finalisti del Festival dei Media sembra la lista delle nazioni candidate ai Mondiali.

Le categorie

Vediamo però da vicino, quali saranno le categorie in cui si sfideranno le prestigiose agenzie di comunicazione e alcuni dei nomi dei brand coinvolti:

  • Best Communication Strategy: Mindshare, per il deodorante Axe Apollo; Starcom MediaVesta Group, per i biscotti OREO
  • Best Content Creation Award: Zenith Optimedia, per Nescafé; Forsman & Bodenfors per Volvo Trucks
  • Best Contribution to a Campaign by a Media Owner: ESPN per Turkish Airlines, Ebuzzing per Heineken
  • Best Digitally Integrated Campaign: PHD per Dove; Starcom MediaVest Group per Samsung Galaxi S4
  • Best Engagement Strategy: UM per Coca Cola; MediaCom per Gillette India Ltd
  • Best Entertainment Platform: PHD per Durex, Mindshare per Castrol
  • Best Event/Experiential Campaign: Mindshare per Ben & Jerry’s; Initiative per Red Bull
  • Best Launch Campaign: VivaKiSolutions per BlackBerry UK; Rocket per VW Beetle
  • Best Social Media Strategy: Starcom Media Vesta Group per Marabou; MediaCom per Deutsche Telekom
  • Best Targeted Campaign: Innocean Worldwide Europe GmbH per Kia Motors
  • Best Use of Content: ONIRIATBWA per Unicef; OMD per PepsiCo – Pepsi & Lay’s
  • Best Use of Mobile: Tool per BMW; EVRYTHNG per Johnnie Walker & Buchanan’s
  • Best Use of Technology: Koffee Cup per MINI/MINI; PHD per Weleda AG
  • Consumer Research Award: OMDper Pepsi VMA Study; Yahoo per “Insight to Inspire a Year of Gen Z at Yahoo”
  • The Creative Use of Media Award: UM per Xbox; MediaCom per Mars Chocolate – Snickers
  • The Data Innovation Award: MATCH Media per IKEA; Excelerator Media, Division of Mindshare Canada per MAZDA3
  • The Effectiveness Award: CARAT per Chevrolet; Taco Bell per Dollar Cravings Menu
  • The Retail Award: Mobext per McDonald’s; Initiative per KFC Arabia
  • The Utility/Public Service Award: MEC per Public Health England; MediaCom per la campagna anti Epatite C

Il festival delle connessioni

Parola d’ordine del Festival of Media Global edizione 2014 è connection. Recita proprio così il claim dell’agenda dell’evento, a cui parteciperannno i guru del mondo dei media per parlare delle nuove tendenze e delle tecnologie al servizio dell’advertising.

Tra gli speaker spuntano i nomi di Fabrizio Piscopo, CEO di Rai Pubblicità, Oliver Snoddy, Global Content Editor di Twitter, Pierre Chappaz, CEO Ebuzzing, Brandon Paine VP di Appnexus, Peter Espersen, Head of global community co-creation, di Lego, Bonin Bough, VP of global media & consumer engagement Mondelēz International, il professor Gianfrancesco Giudice, theoretical physicist al CERN, Matt Seiler, Global CEO di IPG Mediabrands, Sarah Watson di Net a porter, Craig Hepburn, Global Director, Social and Digital Media di Nokia e Ricardo Nasuti, Digital Content Manager di AS Roma Football club.

Curiosità in pillole

  1. Il presentatore dell’evento è Kevin Bacon.
  2. L’hashtag dell’evento è #FOMG14
  3. Nato a Venezia, nel 2007, il Festival of Medial Global è l’unico evento che unisce social media, branded content e advertising
  4. 800 sono le aziende del settore che parteciperanno al Festival
  5. La nuova categoria Best Content Creation Award è stata quella più ambita. Ben 14 campagne hanno concorso per aggiudicarsi questo premio
  6. Per la prima volta, proprio quest’anno Ogilvy DigitalHealth, ONIRIATBWA, e Forsman & Bodenfors entrano nella shortlist
  7. Regno Unito, USA e Australia sono i Paesi più prezzemolini quest’anno, mentre Filippine, Malaysia e Singapore hanno visto raddoppiare il numero di volte in cui sono presenti in più di una categoria.
  8. Starcom Mediavest si è aggiudicato il premio per Best Social Media Campaign l’anno scorso, lanciando una campagna su Twitter “Follow2unfollow” per il Puerto Rico Government davvero senza precedenti: portare la comunicazione in un luogo dove l’interazione, di norma è proibita: un carcere.

Qui di seguito, la campagna:

Si accettano scommesse. Chi saranno i vincitori di quest’anno? Noi abbiamo già qualche idea.

Instagram e Pinterest: come fare business con le immagini

A breve partirà il Master Online in Social Media Marketing & Community Management targato Ninja Academy, il primo master di specializzazione che affronta ogni singolo Social Media approfondendo gli aspetti distintivi e le peculiarità di ognuno, con i migliori esperti per le diverse piattaforme. Il percorso formativo del master è stato progettato individuando piattaforme di estremo interesse, a cui sono state dedicate 8 unità didattiche ad hoc, e Social Media verticali in forte crescita, per i quali sono previsti dei seminari intensivi.

Nel corso del master, i docenti illustreranno come sviluppare un “DNA sociale” all’interno della propria realtà professionale, utilizzando gli strumenti di Enterprise Social Networking, e quali sono le strategie a medio-lungo termine per integrare i servizi di ciascun Social Media, costruendo reali community di appassionati che possano sostenere le proprie attività di business.

Inoltre, verrà offerto ai partecipanti una competenza approfondita di tutti i network sociali più conosciuti ed interessanti.

Nelle corso delle settimane, stiamo pubblicando le interviste ai docenti del master. Nel dettaglio:

Gli intervistati di oggi sono Orazio Spoto e Domenico Armatore, rispettivamente docenti di Instagram e Pinterest. Il modulo, in particolare, riguarderà i seguenti argomenti:

  • Sviluppare una presenza visiva efficace
  • Come rendere delle immagini veicoli di comunicazioni e di business
  • Ideare e gestire contest via Instagram
  • Statigram e i migliori portali-applicazioni di supporto
  • Lanciare un evento live attraverso Instagram
  • Le basi di Pinterest: Pin, Board, Profile
  • Sfruttare Pinterest per obiettivi aziendali: Pinterest Business Pages
  • Digital PR via Pinterest
  • Pin & Win: Contest e case study

Li ho intervistati per farmi raccontare qualcosa in più sulla loro unità. Ecco la loro intervista…

Prima di leggere la loro intervista, ne approfitto per ricordarvi che lo SCONTO Early Booking è stato prolungato fino al 1 aprile (oltre agli ulteriori sconti e bonus se avete già frequentato uno o più corsi Ninja Academy).

Ciao Orazio. Potresti dirci come le immagini su Instagram diventano veicoli di comunicazione e di business?

Instagram è il principale social network mobile e guida una tendenza ormai seguita anche da altri social network: condividere immagini in mobilità.

Naturalmente queste immagini non solo devono essere belle, ma devono comunicare emozioni (anche e soprattutto se si parla di business), devono avere il giusto tag per essere rintracciate anche da chi non ci segue e infine avere un corretto tag geografico.

La ricerca di immagini per location sta infatti progressivamente diventando sempre più importante.

E’ possibile creare eventi e gestire contest su questo social?

La normativa italiana è poco aggiornata, ci sono dunque una serie di ostacoli di carattere normativo e tecnologico che rendono il classico concorso non percorribile.

Tuttavia ci sono delle varianti del solito concorso che possono essere attivate. Questo chiaramente dipende dal contenuto del concorso e dal promotore.

Ciao Domenico. Potresti dare una definizione di Pinterest ai nostri lettori?

Pinterest è un social network basato sulla condivisione di passioni, aspirazioni e interessi espressi attraverso le immagini. E’ un ottimo strumento per scoprire nuovi contenuti ed entrare in contatto con utenti e brand di nostro interesse.

Pinterest può essere utilizzato per scopi aziendali?

Assolutamente sì. Basti pensare che con Pinterest è possibile raggiungere alcuni obiettivi, come ad esempio brand awareness, lead al sito del brand, estensione della community. Ovviamente tutto ciò è vincolato all’implementazione di una strategia integrata anche con gli altri canali social e web.

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Il team Ninja Academy resta a vostra disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento. Potete scrivere a info[@]ninjacademy.it o telefonare allo 02 40042554 o al 346 4278490.

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8 lezioni di business da Pinterest

In soli 3 anni, Pinterest è diventato la quarta sorgente di traffico su internet e ha dimostrato a tutti che i social network non devono essere fatti tutti alla stessa maniera.

Una delle cose interessanti del successo di Pinterest è che, al contrario di altre compagnie online come Google e Facebook, i fondatori non arrivano da un percorso di di formazione rivolto alla programmazione. Ben Silbermann è laureato in scienze politiche a Yale e Evan Sharp, quando ha iniziato a disegnare Pinterest, era ancora studente di architettura.

La loro formazione non strettamente legata al mondo dell’informatica ha portato ad una compagnia che ha infranto molte delle regole convenzionali su come avere successo con un business online.

Per capire meglio come Sharp e Silbermann abbiano creato una compagnia di così tanto successo in così poco tempo, ecco 8 lezioni di business da Pinterest.

1. Risolvete un problema comune

Uno dei principali motivi del successo di Pinterest è che ha risolto un problema che tutti avevano. Quel problema era come scoprire nuovi prodotti, pur non sapendo con precisione cosa si stesse cercando.

Per spiegarla meglio: nel passato, se stavate cercando un regalo per la festa del papà ma avevate solo una vaga idea di cosa gli sarebbe potuto piacere, trovare ispirazione su internet era difficile. Invece, recandovi in un negozio fisico e guardandovi attorno, potevate incappare in qualcosa vi ispirasse.

Questa magia, online, avviene raramente. Gli utenti di Pinterest invece hanno a disposizione una funzione che gli permette di trovare tutti i prodotti legati a una data categoria. Questo sì che può ispirare.

Se volete avere un successo della scala di quello di Pinterest, dovete cercare di risolvere un problema altrettanto comune.

2. Quando gli altri fanno zig, voi fate zag

Fino a Pinterest, una delle regole non scritte del web design era che i siti web dovessero mostrare il loro contenuto in ordine cronologico dall’altro al basso. Esempi di questo sono Facebook e la maggior parte dei blog.

Pinterest ha deciso di discostarsi da questa convenzione e di permettere agli utenti di vedere più immagini contemporaneamente, senza seguire un particolare ordine. Queste immagini sono ordinate in base ad un tema piuttosto che considerando da quanto tempo siano state caricate.

Se volete svettare nella folla e creare qualcosa di originale, dovete mettere in dubbio l’idea per la quale c’è un modo giusto di fare le cose. Dovete fare a modo vostro.

L’idea di Pinterest si è dimostrata vincente, eccome. Basta vedere quanti siti hanno copiato il suo design a griglia.

3. Il fallimento non esiste

Nonostante Pinterest sia uno dei siti cresciuti più velocemente, non ha trovato successo dall’oggi al domani. La prima app che Silbermann e Sharp hanno creato non è stata oggetto di una fama neanche lontanamente simile.

Si tratta di un’app per lo shopping chiamata Tote. Gli utenti raramente usavano l’app per comprare, ma gli piaceva fotografare i prodotti per poi guardarli a casa con calma. Questo ha dato vita all’idea che alle persone piacesse collezionare e mostrare foto dei prodotti che gli interessavano.

Uno dei tratti chiave dell’imprenditore di successo è la sua capacità di guardare gli eventi – soprattutto quelli negativi – con uno sguardo critico piuttosto che liquidarli come banale fallimento. Quando le cose non vanno come avevate pianificato, ricordate che potete sempre imparare qualcosa da quell’esperienza.

4. Create qualcosa di meraviglioso

Quando Silbermann stava disegnando il layout di Pinterest ha scritto 50 diverse alternative del sito. Voleva qualcosa che fosse perfetto.

Pinterest è popolare tra i suoi utenti perchè le pinboard che creano sono vere e proprie opere d’arte. Se il sito non fosse stato così attraente non avrebbe nemmeno lontanamente ottenuto il successo che ha. Questo dimostra che il design può essere cruciale per il successo di un sito.

5. Fate sì che crei dipendenza

Uno degli aspetti interessanti del design di Pinterest è lo “Scroll Infinito“. Si può andare giù nella pagina praticamente all’infinito, trovando nuove immagini. Questo significa anche che, per navigare, basta cliccare pochissime volte.

Significa anche che è facilissimo venire catturati dal mondo di Pinterest e passarci le ore semplicemente guardando immagini. Lo scroll infinito migliora l’user experience ma fa anche sì che il sito crei dipendenza.

Progettate il vostro sito con l’obiettivo che le persone ci trascorrano molto – piacevole – tempo.

6. È ok cercarsi un lavoro

Alcune persone hanno una visione dell’imprenditoria quasi religiosa. “O iniziate il vostro business o siete destinati a lavorare per qualcun altro per sempre”; non c’è un compromesso tra le due cose. Ma forse non è così.

Quando Silbermann ha deciso che voleva unirsi al boom dei social, è andato a San Francisco, ma non ha immediatamente avviato un’impresa; invece, ha lavorato due anni per Google occupandosi di assistenza clienti. Evan Sharp, invece, lavorava per Facebook proprio mentre stavano lanciando Pinterest.

7. Crescita controllata

Quando molti danno vita ad un sito, uno dei loro obiettivi è di ottenere quanti più utenti possibile per raggiungere una massa critica. Pinterest, invece si è preoccupato di creare una community e di attirare le persone giuste. Per questo ha optato per una crescita controllata.

Silbermann e Sharp volevano che i primi utenti del sito fossero designer, i quali potevano poi invitare altre persone ad iscriversi. In questo modo il sito è cresciuto sulla base di reti sociali già esistenti.

Silbermann ha inoltre dichiarato che lo scopo dei primi iscritti non era solo quello di passare parola; dovevano anche agire da modello su come usare il sito.

È davvero utile crescere per il puro fine di crescere?

8. Le persone sono stanche di condividere troppo di se stesse

Una delle supposizioni dei social network è che le persone vogliano condividere i loro dettagli personali e che altre persone siano interessate a conoscerli.

Pinterest si allontana da quest’idea e sposta l’attenzione verso ciò che alle persone piace. Ha creato un nuovo modo di far connettere le persone basato su ciò a cui sono interessate.

Ancora una volta notiamo quanto possa essere utile agire in modo non convenzionale e non dare per scontato ciò che gli utenti vogliono.

Google Smartwatch: inizia il conto alla rovescia

Google Smartwatch: inizia il conto alla rovescia

Google Smartwatch: inizia il conto alla rovescia

Ormai è certo: Google sta per lanciare il suo smartwatch. Da tempo si susseguono rumors sul nuovo dispositivo targato Mountain View, ma è soprattutto sulla data di uscita che si sono fatti i pettegolezzi maggiori. Inizialmente si era parlato di marzo, ma voci provenienti dal Mobile Congress 2014 di Barcellona hanno indicato in giugno la presentazione ufficiale del device e in luglio la sua immissione sul mercato. Quel che certo è che presto lo potremo avere al polso.

Lo Smartwatch nascerà dalla collaborazione con LG, già produttrice di Google Nexus 4 e 5. Le voci parlano di un processore Qualcomm, 1 GB di RAM, display touch da 1,65 pollici e memoria interna da 4 GB. Il cinturino potrebbe essere di metallo, simile a quello del Pebble Steel, oppure, più semplicemente, in plastica almeno per le prime versioni.
Quasi certa l’integrazione di Google Now, il sistema di notifiche intelligente già presente nei nuovi dispositivi Android.

Ma la notizia che fa capire quanto Google tenga al mercato della tecnologia indossabile è l’annuncio del vicepresidente Sundar Pichai dello sviluppo di un nuovo Software Development Kit (SDK) studiato per i dispositivi indossabili.

L’attenzione di Google verso la tecnologia indossabile non è un caso: secondo molti analisti, questa fetta di mercato esploderà nei prossimi due-tre anni. In un recente intervista a Repubblica, Mike Bell, vicepresidente di Intel, afferma che entro il 2017 saranno ben 100 milioni i dispositivi indossabili venduti: ecco spiegato perché i grandi brand della tecnologia hanno nel mirino questo settore dalle gigantesche potenzialità.

La Sdraio dell'Agnello: "Nonostante la mia rabbia sono sempre solo un topo in gabbia"

Bullet with butterfly wings ha un ritornello che fa rima anche in italiano.
Despite of my rage/ I’m still just a rat in a cage, la traduzione la trovate nel titolo.
Insomma ora leggete e ve la ascoltate. E vi dico oggi scrivo poco, non per fare lo splendido, ma perché vado di fretta.

Lo scenario è questo.

Prendi un numero dalle 4 alle 200 persone che vogliono fare i Pubblicitanti. Schiaffali dentro un ufficio o un edificio che poi è la stessa cosa. Metti che le persone che fanno questo lavoro hanno un ego abbastanza smisurato e stocastico, metti che la stragrande maggioranza ha problemi di adattamento, relazionalità, sessualità, psicosi traumatica lavorativa.
Metti che queste persone per alcuni tratti si somigliano molto. Metti che si possono pure piacere a un certo punto.
Metti che si piacciono. Metti un’ascensore, un parcheggio, una pausa pranzo di uno che lavora vicino.
Metti tutte queste cose insieme dentro una gabbia.
Metti che al 200% si scopa.
E nelle agenzie si scopa sempre, da che mondo è mondo si scopa tutti.
In un mondo ideale i pubblicitari dovrebbero stare due ore in ufficio a produrre e poi in giro a carpire idee dal ciò che li circonda.
Dagli anni 80 ad oggi nelle batterie multinazionali di creazione creativa, vedi anche servizio assistenza schiavizzata clienti, vedi anche AGENZIE di stoca’,
i pubblicitari scopano via la frustrazione.
Scopano per festeggiare la cacciata di un mediocre direttore creativo.
Scopano per festeggiare la gara vinta. O quella persa.
Scopano e basta, perché è la cosa più pulita e naturale che possano mai fare in quel contesto.

Proprio come dei criceti in gabbia.

Buon Lunedì, fate ciao alle telecamere a circuito chiuso e sperate non vi abbiano beccato.
Statemi assai bene bene.

L’Agnello.

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NIDI, la Puglia finanzia la tua nuova impresa

 

Ottime notizie per le nuove imprese grazie a NIDI. Il Fondo creato dalla Regione Puglia punta a sostenere le Nuove Iniziative d’Impresa attraverso un contributo a fondo perduto e un prestito rimborsabile. Agevolare l’autoimpiego di persone con difficoltà di accesso al mondo del lavoro. Questo è l’obbiettivo dell’iniziativa attuata da Puglia Sviluppo S.p.A., società interamente partecipata dalla Regione Puglia.

A chi si rivolge il fondo NIDI

Chiunque voglia avviare una nuova impresa o abbia una attività costituita da meno di sei mesi e inattiva, potrà richiedere le agevolazioni, purché l’azienda sia partecipata per almeno la metà da soggetti appartenenti alle categorie svantaggiate.

Questo significa che le porte del credito sono aperte per le imprese costituite al 50%, sia del capitale che del numero dei soci, da giovani con età tra 18 anni e 35 anni, donne di età superiore a 18 anni, disoccupati che non abbiano avuto rapporti di lavoro subordinato negli ultimi 3 mesi, persone in procinto di perdere un posto di lavoro, lavoratori precari con partita IVA (meno di 30.000 € di fatturato e massimo 2 committenti).

 


Solo alcuni vincoli al bando. Infatti non possono accedere all’agevolazione i pensionati, i dipendenti con contratto a tempo indeterminato, gli amministratori di imprese anche se inattive, i titolari di partita IVA. Inoltre, le imprese non ancore costituite dovranno prevedere meno di dieci dipendenti. Le forme di impresa previste sono varie e permettono una grande flessibilità anche in fase di stesura del business plan.

Si va infatti dalla ditta individuale alla società cooperativa, dalla s.n.c. alla s.a.s., fino all’associazione tra professionisti e alla s.r.l.

 

 

Come accedere alle agevolazioni

Anche la procedura di accesso alle agevolazioni è molto semplice, studiata proprio per chi muove i primi passi come imprenditori, e necessita quindi di assistenza e accompagnamento nella fase di progettazione e programmazione dell’attività di impresa.

Innanzitutto è necessario compilare il form presente sul sito della Regione Puglia dedicata al bando e rispondere ad alcune domande preliminari, che permettono di capire se l’idea di impresa, oltre che il gruppo di lavoro siano adeguati alla partecipazione alla misura. Descrivendo le caratteristiche tecniche ed economiche del progetto, i profili dei soggetti proponenti, l’ammontare e le caratteristiche degli investimenti e delle spese previste, il sistema fornirà automaticamente risposta positiva o negativa, in modo da evitare una inutile dispersione di risorse e di tempo.

 

 

Altra novità: non è previsto l’invio di alcun documento cartaceo, né l’uso della PEC in questa fase preliminare.

Per tutte le domande che rispettano i requisiti è poi previsto un colloquio di tutoraggio con Puglia Sviluppo durante il quale i candidati saranno aiutati a presentare l’effettiva domanda di accesso alle agevolazioni, completa di preventivi, individuazione della sede e delle risorse, economiche e umane. Solo i progetti che dimostreranno di possedere adeguate competenze e consapevolezza rispetto all’attività da avviare passeranno allo step successivo.

Come funziona NIDI

Le forme di agevolazione previste da NIDI possono essere diverse, a seconda dell’investimento previsto.

Se si prevede ad esempio di avviare l’impresa con investimenti fino a 50.000 euro, l’agevolazione è pari al 100%, metà a fondo perduto e metà come prestito rimborsabile. Se si prevede un investimento compreso tra 50.000 e 100.000 euro, l’agevolazione è pari all’90%, metà a fondo perduto e metà come prestito rimborsabile. E così via, in maniera proporzionale fino ad una agevolazione complessiva di 150.000 euro. È inoltre previsto anche un contributo sulle spese di gestione dei primi sei mesi pari a un totale di 5.000 euro. La parte rimborsabile dell’agevolazione è erogata come finanziamento a 60 mesi, con tasso fisso. Non sono richieste garanzie, eccetto per le società cooperative a responsabilità limitata, per le società a responsabilità limitata e per le associazioni professionali, per le quali è richiesta una fideiussione personale agli amministratori.

 

Settori interessati

Il Fondo NIDI è rivolto a nuove imprese nei più vari settori: attività manifatturiere, costruzioni ed edilizia, riparazione di autoveicoli e motocicli, affittacamere e bed&breakfast, ristorazione con cucina, servizi di informazione e comunicazione, attività professionali, scientifiche e tecniche, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese, istruzione, sanità e assistenza sociale non residenziale, attività artistiche, sportive, di intrattenimento e divertimento, attività di servizi per la persona.

Che aspetti? Visita Sistema Puglia e compila il questionario, scoprirai immediatamente se hai diritto alle agevolazioni!