Chi, se non un brand come Friskies, dovrebbe utilizzare per la sua comunicazione l’amore incondizionato e sfrenato del web per i gatti? Se è a scopo benefico poi, tanto meglio. E se la guest star è Grumpy Cat assieme ai suoi famosi compagni felini, siamo al top 😉
“Hard To Be a Cat at Christmas” canta le gioie e i dolori di un gatto che passa le festività natalizie in casa, circondato da montagne di cibo che non può mangiare (pena qualche bella strigliata da parte del padrone).
Grumpy, Oskar the Blind Cat, Nala Cat, Colonel Meow e Hamilton the Hipster Cat, non sono i gatti superficiali che credete: si sono uniti in questa occasione per aiutare tutti i gatti più sfortunati, che passeranno un Natale al freddo e senza cibo. Insomma, questa è un po’ la Band Aid del mondo felino!
Friskies ha dichiarto che devolverà fino a 500mila barattoli di cibo per gatti, una per ogni view che il video collezionerà fino a che il contatore di YouTube non raggiungerà la soglia delle, appunto, 500mila visualizzazioni.
Forse siamo stati influenzati dalla mania di fotografare e condividere le proprie pietanze, certo: ma non solo. Perché Instagram è un social network dove condividiamo uno sguardo, una forma originale per definire cosa vediamo, schermandolo attraverso filtri che rendono “artistico” un attimo andando a caratterizzare la nostra identità.
Come quando serviamo un particolare cibo, appunto: dal tiramisù fatto con i pavesini al posto dei savoiardi, fino al ragù dove un tocco di creatività porta lo chef ad aggiungere una punta di peperoncino. Prepariamo il nostro piatto e lo facciamo degustare fieri della nostra unicità. Ok, una foto su Instagram non è solo questo, è molto di più: ma in una casa dove stanza per stanza troviamo funzioni e specificità diverse, ecco che la cucina può essere lo spazio dove si trovano le affinità maggiori con il gesto di “Instagrammare” un proprio attimo.
Il linguaggio di Instagram è fatto di gesti comuni: il selfie, la cattura del frammento che ci sembra degno di nota, la narrazione dello spazio e del tempo secondo l’iconografia e l’immagine. Proprio come in una cucina, dove la nostra originalità si esprime attraverso la bollitura dell’acqua, il salare a piacere, pelare e rosolare: gesti & comportamenti condivisi e diffusi, che uniti all’unicità della nostra vision generano contenuti e spunti unici e irripetibili.
La nostra pietanza è la foto, ovviamente. E la community di followers che troviamo su Instagram le persone che spizzicheranno dal nostro vassoio.
Ora voi direte: ma in sala da pranzo non si tiene una certa formalità? Certo che sì. Infatti quando ci proponiamo a tutto tondo, presentando la nostra realtà, offriamo uno spaccato degno della migliore etichetta: per questo quando si decide di mangiare insieme agli ospiti, ci spostiamo di stanza (e di social network). Lo sguardo soggettivo, personalizzante, per certi versi intimo, lo teniamo nelle retrovie, dove sappiamo di poter esprimerci, paradossamente visto il contesto, senza filtri. Gli unici concessi sono gli infiocchettamenti del nostro contenuto: il resto, dev’essere fatto come ci sentiamo.
Instagram è insomma una cucina abitabile, con tanti ingredienti (i nostri contenuti) e libri di ricette, stoviglie, utensili (le personalizzazioni offerte dall’app) a nostra disposizione. C’è anche volendo un tavolo, dove entra chi decide di scoprire cosa si nasconde dietro la formalità della nostra sala da pranzo e preferisce guardarci senza schermature. Dove anche il neofita può scoprirsi talento culinario, se applica la sua individualità; dove chiunque può diventare un MasterChef, anche senza sapere cosa significhi “mantecare”.
Rimango solo due stanze da scoprire, nella casa dei social network: restate per noi per scoprire dove ci porterà Emanuela Goldoni!
Anche quest’anno Google ha rilasciato la lista delle parole più digitate sul suo motore di ricerca, “Google Zeitgeist 2013”: un elenco di 10 keywords e un video che ricapitola le top search del 2013.
In cima troviamo i nomi di personaggi importanti che ci hanno lasciato negli ultimi mesi, sopra a tutti Nelson Mandela, seguito da Paul Walker e Cory Monteith. Tra i primi 10 ci sono però anche i prodotti hi-tech dell’anno, iPhone 5S, Samsung Galaxy S4 e Playstation 4.
Alcuni punti in comune sono rintracciabili rispetto alle ricerche effettuate in Italia:
In aggiunta Google ha rilasciato una mappa interattiva in 3D che mostra le ricerche più importanti effettuate durante gli ultimi mesi in alcune città del mondo.
00Elena Silvi MarchiniElena Silvi Marchini2013-12-18 15:20:162013-12-18 15:20:16Google Zeitgeist 2013: le parole più cercate quest'anno [VIDEO]
Autori dell’articolo sono gli Studenti dell’Università di Napoli Federico II Foto di Diana Fevola
Qualche giorno fa il dipartimento di Scienze Sociali Federico II di Napoli, ha ospitato l’incontro sul film di animazione “L’arte della felicità” di Alessandro Rak, in collaborazione con Mad Enterteinment, Music, Animation & Documentary, casa di produzione di prodotti sonori e cinematografici napoletana. Sono intervenuti Ivan Cappiello e Marino Guarnieri, aiuto alla regia e responsabili animazione 3D, Antonio Fresa, produttore Mad e autore delle musiche.
L’idea del film nasce sulla scia della nona edizione del Festival L’arte della felicità – da cui trae il titolo – tenutasi a Napoli lo scorso Settembre, manifestazione che ha rappresentato il luogo di confronto tra esponenti del mondo della poesia, della sociologia, della filosofia, della psicologia e del giornalismo circa questioni filosofiche essenziali intorno alla vita. Preminente è stato il dibattito sul desiderio della felicità, inteso non come concetto astratto ed accademico, ma come strumento per la ricerca di quel benessere quotidiano a cui tutti dovremmo aspirare. Nel corso dell’evento si è discusso con gli ospiti circa la realizzazione tecnica del film d’animazione, il ritardo di produzioni pensate in una prospettiva crossmediale in Italia in riferimento al target cui il prodotto culturale fa riferimento, suscitando la curiosità e l’interesse del giovane pubblico. “L’arte della felicità” è un prodotto culturale di alta qualità, che è riuscito a canalizzare linguaggi visivi e sonori in modo affascinante e coinvolgente, riscuotendo un successo eccezionale.
Il personaggio principale è un musicista/tassista che ha perso se stesso e che cerca di ricostruire la propria identità individuale partendo da una sorta di ricordo ancestrale – la memoria collettiva della sua terra – affiorato dalle esperienze condivise con gli ospiti che trasporta nel suo taxi. La narrazione del film, pertanto, si basa essenzialmente sul dialogo e sui legami interpersonali che si creano tra i personaggi durante i loro spostamenti in taxi, che come sostiene Cappiello, sembra quasi «una capsula che viaggia all’interno di un altro mondo», quasi estraneo alla città di Napoli che fa sempre da scenario di sfondo.
Nella dialettica tra mondo esterno e mondo dell’introspezione, inoltre, si insinua la musica – elemento dalla fondamentale carica espressiva – che sottolinea il tema della tristezza e della ribellione ad una terra che sembra restituire solo spazzatura, suggerendo, in punta di piedi, come unica arma e soluzione possibile, la tanto agognata felicità.
La parola ai creatori
Così Antonio Fresa, autore delle musiche: «alla base dei progetti di animazione deve esserci una grandissima determinazione, ma anche un pizzico di follia, quindi, dietro a queste persone, apparentemente normali, c’è una passione che sfocia in una sorta di follia».
Avevamo il sospetto che dietro ad una realizzazione simile dovesse esserci un guizzo di genialità ed entusiasmo tali da poter trattare in modo così originale, il tema della felicità. Ognuno ne ha un’idea personale, ma ciò che si evince dalla trama del film è che quest’ultima passa per le numerose relazioni discorsive che si intessono con tutte le persone che incontriamo nella nostra vita, le quali ci aiutano, per così dire, a capire che la vera felicità è la possibilità di costruirsi un’identità autentica, cioè coerente tra ciò che effettivamente siamo e ciò che vorremmo essere. Per fare questo c’è bisogno di un forte orientamento al risultato, cosa che è stata fondamentale anche per il film, così come conferma Antonio: «Dietro c’è la computer-grafica, c’è tanta informatica, tanta matematica, c’è uno spirito di impresa da una parte, e di determinazione, di obiettivo, dall’altra».
Ivan Cappiello, l’aiuto regista, ci tiene a ribadire che “L’arte della felicità” è stato il primo film d’animazione realizzato in Italia, e più in particolare, a Napoli. Questo genere di film ha già un buon mercato in Europa e negli Stati Uniti, ma la sua realizzazione comporta spese elevatissime, difficili da sostenere per un paese come il nostro. A tal proposito, Ivan racconta che il film è stato realizzato in due stanze nell’arco di un anno e mezzo di duro lavoro, dove i talenti di tutti gli operatori – non senza discussioni e incompresioni – hanno dimostrato che è possibile realizzare qualcosa di importante in Italia, e soprattutto a Napoli, ma solo se guidati da una forte passione. I realizzatori del film hanno preso esempio dal magistrale Walt Disney utilizzando la tecnica del “passo due” che prevede ventiquattro disegni al secondo. Cappiello racconta «invece di fare dei manichini – come si sarebbe potuto fare nell’animazione tradizionale – abbiamo fatto delle sculture in 3D da avere come riferimento in ogni momento. Ogni volta che giravamo un personaggio, ci andavamo a guardare il suo corrispettivo in 3D per vedere come le linee del viso accompagnavano le rotazioni, per conservare i volumi giusti e non perdere mai la riconoscibilità di un personaggio».
Per creare i primi tre minuti del film ci sono voluti sei mesi, durante i quali tutti i creatori hanno lavorato in team, acquisendo sempre più conoscenze e competenze nell’ambito della grafica tridimensionale e non solo, questo grazie anche al regista Alessandro Rack, che ha avuto grandissima capacità di leadership tenendo tutti uniti, motivandoli e coinvolgendoli quotidianamente. Ruoli, interazioni, processi condivisi, insomma, gli ingredienti che fanno de “L’arte della felicità” un reale esempio di opera collettiva.
Al cuore della “felicità”
Gli ospiti scendono in profondità raccontandoci i loro obiettivi e come li hanno raggiunti. Il primo di questi, essendo un film dallo stile classico, era mascherare il 3D e renderlo quanto più irriconoscibile, pertanto i disegnatori si sono avvalsi di numerosi artifici al fine di mantenere la coerenza dei personaggi tra un’inquadratura e l’altra. Trattandosi di un film d’animazione, basato essenzialmente sul dialogo e sui legami interpersonali fra i personaggi, gli sceneggiatori hanno optato per un unico ambiente chiuso dove concentrare le persone, in questo caso il taxi, una sorta di capsula che viaggia all’interno di un altro mondo, quello esterno della città.
La seconda finalità era quella di creare una separazione netta tra l’ambiente esterno e l’ambiente interno e a tale scopo l’uso del tergicristallo del taxi è stato fondamentale a livello simbolico per rappresentare il confine tra l’autovettura, la dimensione introspettiva, e il resto della città che fa da palcoscenico ad una vita talmente frenetica che sembra perennemente sull’orlo di un’apocalisse. Le scene del film sono ambientate in quartieri chiaramente distinguibili, come Via Posillipo e Via Orazio, difatti, uno dei grandi meriti riconosciuti dal pubblico e dalla critica è proprio quello della riconoscibilità dei luoghi. In ogni fotogramma si può notare la maestria nel raffigurare in modo straordinariamente realistico l’arredo urbano. Altro punto di forza è la ricchezza di dialoghi, concetti, speranze, suggestioni che disegnano delle vere e proprie poetiche personali, delle “perle di saggezza” elargite da persone comuni, dove comuni sta per semplici, genuine. Dopo la visione del trailer, si diventa effettivamente consapevoli della potenza comunicativa di quei personaggi animati, delle musiche, dei contesti. Si percepisce chiaramente che il film ci racconterà una storia che conosciamo tutti, la tensione perenne e tormentata verso la felicità. Ce la raccontano gli occhi di Sergio, il tassista ex musicista insieme al fratello Sergio, fuggito via a cercare la sua strada e morto lontano da lui. Ce la raccontano i clienti del taxi, meravigliosi piccoli ritratti di un’umanità che regala al prossimo la sua idea di felicità.
Assecondare la creatività.
«E’ nella dialettica tra mondo esterno e il mondo dell’introspezione, che la musica si insinua. Napoli rappresenta questa dialettica. La musica di Antonio Fresa poi in questo film è una componente fondamentale». Così dice il Prof. Savonardo, moderatore del dibattito.
La musica accompagna quasi tutte le immagini video e per far questo il lavoro è stato imponente. Su ottanta minuti di film, settanta sono di musica. Il regista, però, ha mostrato talento anche in questo, aggirando per quanto possibile il costo esorbitante che un’operazione del genere comporta, facendo ricorso ad una risorsa locale non sempre valorizzata: una serie di canzoni di un panorama indipendente, giovanissimo e napoletano che era disposto a condividere e a donare le canzoni per questo film. Una sorta di “riscatto” della creatività residente in contesti problematici, come quello di Napoli, ma che per questo è allo stesso tempo così affascinante e meritevole di essere assecondata. Per certi versi ciò si riallaccia alla tematica principale della storia, la ribellione alla tristezza e a tutte le circostanze che possono acuirla: l’arma della ribellione è la felicità e il leit motiv del film è proprio questo: scegliere la felicità.
Sul tema dell’influenza della cross-medialità sui processi creativi, interviene Alex Giordano il quale pone in evidenza la questione delicata e quanto mai attuale della reattività del pubblico, ormai non più passivo all’offerta dell’industria culturale e non solo grazie ai potenti strumenti social. Emerge la necessità di risorse e di sperimentazioni in questo campo che in Italia è ancora poco esplorato, ma che potrebbe canalizzare un prodotto di qualità come “L’Arte della felicità” in modo capillare, rappresentando un volano per il suo posizionamento. Ciò è dimostrato da una sorta di “errore di valutazione” circa il potenziale target del movie. Inizialmente concepito per i trentenni, il film ha riscosso un vasto seguito da parte di un pubblico molto più giovane, infatti, al Festival di Venezia, è stato premiato da una commissione di giurati tra i ventidue e i ventiquattro anni. L’emersione di questo dato ha comportato un cambiamento strategico in itinere tramite la decisione di presenziare sui social media più popolari per intercettare un pubblico giovane e interattivo. L’advertisement del film è stato comunque affidato alle pagine nazionali de Il Mattino, La Repubblica e Il Messaggero, il massimo per un film dal low budget.
Marino Guarnieri aiuto alla regia e responsabile dell’ animazione 3D insieme a Ivan Cappiello, ci espone le difficoltà che si incontrano nella realizzazione di un film di animazione, soprattutto quelle concernenti il settore tecnico, come la redazione del montaggio, e il settore finanziario.
La tecnica di produzione è sia complicata quanto costosa e lo è stato ancor di più agli esordi: la Disney si è dovuta costruire da sola il macchinario che serve a fotografare e riprendere la prospettiva, ha eseguito un lavoro che è stato poi sintetizzato dall’avvento del digitale.
Oggi i costi di produzione sono davvero esosi e ciò non può non condizionare le modalità di creazione della storia.
Le spese per la campagna marketing sono tra le più elevate e nascondono un’arma a doppio taglio in quanto, sono fondamentali per il posizionamento di un prodotto culturale, ma possono limitare, se non addirittura compromettere, in alcuni casi, la cifra qualitativa dello stesso. In realtà, la soluzione sembra risiedere nella forza evocativa del messaggio che si vuole trasmettere e nella determinazione nel perseguire una creatività fresca, energica, socializzata ed etica, in questo caso, che chiaramente emerge dalla storia de “L’Arte della felicità”.
Alla fine del dibattito, ciò che si evince è che l’industria cinematografica italiana ha introdotto sul mercato un prodotto di grande fascino, quello dell’animazione per adulti, il primo film in Italia. E’ un film di sentimenti, musica e domande esistenziali sulla vita, la morte, la felicità. Un film che disegna una Napoli livida, piovosa, dove la spazzatura invade le strade e le vite delle persone. Una città-discarica che riesce a mantenere il suo fascino, perché come i suoi abitanti ricordano sempre: “Napoli è una città dalle mille contraddizioni, ed è questa è la sua bellezza”.
In tutte le inquadrature il regista ha colto l’anima di una città martoriata, fatta di luce e buio, ma che resiste, ottimista per necessità. Un film che non ha avuto paura di esplorare sentieri poco battuti, di sperimentare un genere nuovo per il nostro cinema per parlarci di ciò cui tutti aneliamo: la felicità.
Avete visto “L’arte della felicità?” Cosa ne pensate?
Avete mai visto Napoli?
00Ninja GuestNinja Guest2013-12-18 13:20:242013-12-18 13:20:24Quando l’arte della felicità la svela un cartone animato
Un dispositivo Nexus, qualche scatto, sette secondi di elaborazione, la condivisione su Maps Views e l’integrazione nel sito: la Photo Sphere è ora pronta per diventare l’evoluzione del vecchio concetto di foto, aumentando i gradi dell’attrattività turistica di una struttura, fornendo visioni allargate dei più bei panorami, regalando una preview virtuale al nostro potenziale turista.
In sostanza crei la tua Street View, contribuendo personalmente a quello che già Google fa su Google Maps.
La funzione Photo Sphere è stata, per ora, integrata solo sui dispositivi Google Nexus ( che a suo tempo non a caso avevamo inserito tra gli smartphone Android più interessanti secondo la nostra redazione) ma niente ci fa pensare che questo non sia che l’inizio.
Photo Sphere realizza immagini navigabili a 360° (3840 x 1919 pixel), permette la loro condivisione sia su Google Plus che Maps Views: in sostanza rappresenta una fusione social tra Google Maps e Street View, dove raccogliere, geotaggare e condividere tutte le sfere degli utenti.
Date un’occhiata alla gallery delle #photosphere più popolari sulla community di views di Google Maps.
Come dice Google nella sua presentazione:
Le foto normali mostrano un solo punto di vista mentre le foto panoramiche consentono di guardare liberamente su, giù e tutto intorno per esplorare l’intera scena
Photo Sphere per il turismo, per le app, per i blog
Fare turismo significa vendere esperienze, emozioni e luoghi. Alberghi, musei, parchi naturali ma anche agenzie immobiliari o di promozione turistica hanno sempre bisogno di nuovi strumenti per differenziare e rendere più efficace la comunicazione attraverso i proprio siti web o sui social. Più accattivante delle gallerie fotografiche, più veloce da caricare e molto più economico dei tour virtuali, Photosphere è una valida e semplice alternativa per dare un tocco di nuovo al proprio sito.
Nata come una delle tante nuove funzioni fotografiche, Photoshere può essere considerata anche un’applicazione business. Quanti di noi vorrebbero, prima di visitare un museo, prima di prenotare una camera in un hotel, prima di andare a visionare un appartamento, poter liberamente, e da casa, navigarne gli spazi, dare un’occhiata complessiva a ciò che poi andremo ad acquistare, escludendo, da subito, ciò che non ci piace.
Inoltre, grazie alle API di Android, si possono inserire foto sferiche nelle applicazioni: una possibilità molto interessante per quei brand che vogliono integrare nella loro app ad esempio una visione dagli store; per non parlare delle possibilità di concorsi e contest a tema.
Grazie a widget WordPress le fotosfere possono essere integrate anche in un blog: un’occasione per travel bloger, per giornalisti, fotografi e chissà cosa altro ancora!
Come funziona
Realizzare una fotosfera è molto semplice. Basta attivare la fotocamera, selezionarne la funzione e posizionare il puntino all’interno del cerchio che è fisso sullo schermo. Il dispositivo, basandosi sugli scatti effettuati, realizzerà una ricostruzione tridimensionale degli spazi che ci circondano.
Con il Nexus 5, e l’ultima versione di Android 4.4 KitKat, grazie al optimal seam finding viene anche ulteriormente migliorato il punto di contatto tra le foto, rendendo l’immagine assolutamente realistica e proporzionata.
Attivando poi la funzione Registra località, il GPS associerà alla foto precise coordinate geografiche. Una volta condiviso il risultato, questo andrà a posizionarsi sulla mappa da dove sarà possibile ricavare il codice per l’embedded sul sito. Come sempre Google integrerà il risultato anche tra le sue ricerche.
Se non si possiede uno smartphone Nexus poco male, si possono realizzare fotosfere con la reflex, seguendo queste istruzioni.
Ogni fotosfera integrata nel sito potrà essere visualizzata a schermo pieno, potrà essere navigata in tutte le direzioni e avrà la possibilità di essere zoomata. Nella parte bassa dell’immagine è possibile far comparire una finestra che ci mostri la posizione su Maps.
Qui un esempio per farvi vedere quanto è semplice l’utilizzo di Photo Sphere e quanto possa essere interessante condividere il proprio “punto di vista”:
Tutti ci ricordiamo la grande rivoluzione del passaggio tra le piatte mappe di Google e la visione stereoscopica di Street View. Google, con Photo Sphere, sta cercando di tracciare la strada per l’integrazione tra Google Plus e lo stesso Street Views: un modo per rendere sociale la creazione di una copia digitalizzata del nostro mondo. Forse è solo fantasia, forse è solo un progetto ambizioso o solo un nuovo giochino per appassionati di fotografia. Google ci ha abituati alle sorprese e alla continue innovazioni. Chissà.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2013/12/photosphere-google.png314580KowerKower2013-12-18 12:55:182013-12-18 12:55:18Con Photo Sphere condividi il mondo intorno a te su Google Maps
Dite la verità: quanto avete goduto quando Joffrey ha preso quel manrovescio dalla madre Cercei? Io, assai.
E non dimentichiamo il fondamentale apporto formativo fornito dallo zio Tyron.
Al di là delle simpatie o antipatie personali, una cosa che accomuna tutti i fan di Games of Thrones è l’odio per l’insopportabile Joffrey. Non stiamo parlando di quella generica antipatia che si può provare per uno che non esiste. Ma di quell’odio esaltato che ti fa immaginare i modi più sadici per fare soffrire una persona.
Devono essersene accorti la HBO e l’agenzia 360i, a cui la rete via cavo americana ha affidato l’ideazione della nuova campagna social destinata a mantenere viva l’attenzione su Games of Thrones.
Prima di decidere cosa fare, l’agenzia ha condotto ricerche approfondite sul sentiment in Rete. Secondo i dati raccolti attraverso Sysomos, tool per il social media monitoring, Joffrey è risultato in assoluto il personaggio tv più odiato sui social. Provate a mettere insieme le parole “odio” e “Joffrey” e troverete 30.000 menzioni del giovane virgulto di casa Lannister. Un volume 3,5 volte superiore rispetto al secondo cattivo più odiato delle serie tv: Walter White di Breaking Bad.
Quale modo migliore quindi di aggregare i fan sui social network che chiamarli a raccolta per fare la festa a Joffrey? Il 12 dicembre scorso HBO ha dato il via a quello che è stato definito “the first ever internet roast”, il primo rogo collettivo mai celebrato su Twitter.
Come è nata l’idea
Sabrina Caluori, social media strategist di HBO, ha spiegato ad Adage.com che ad ispirare la campagna è stato “Red Wedding“, l’episodio della scorsa stagione che ha impressionato milioni di fan con un twist degno delle migliori tragedie shakespeariane.
L’episodio è stato lo show HBO più commentato su Twitter nella storia della rete televisiva e ha inscritto definitivamente Games of Thrones nell’immaginario collettivo. Da qui l’idea di coinvolgere i fan sul social network nel periodo di latenza dello show in un modo che non tirasse in ballo la trama.
I creativi dell’agenzia 360i hanno deciso allora di esporre Joffrey al pubblico ludibrio su Twitter, contando sulla passione tutta americana per le gogne mediatiche: “la cosa interessante che abbiamo imparato – ha detto Caluori – è che il rogo è davvero un concetto americano”.
A Salem ne sanno qualcosa.
Come è stata strutturata la campagna
La campagna ha preso il via con un video teaser lanciato su YouTube e un tweet di HBO che ha invitato tutti i fan della serie a fare la festa a Joffrey con l’hashtag #RoastJoffrey. I contributi migliori sono stati fatti scorrere in un apposito feed inserito nel sito RoastJoffrey.com.
L’agenzia 360i e HBO hanno lavorato su più fronti per creare contenuti-miccia che facessero divampare l’incendio. La rete televisiva ha sfruttato gli attori Maisie Williams (Arya Stark) e Kristian Nairn (Hodor), noti per essere molti attivi sui social media, ha promosso l’iniziativa nei campus universitari e ha contattato le molte “celebrities” che sono fan della serie per chiedere loro un contributo. 360i agency non si è fatta scrupolo di contattare spregiudicati social-media creator come Funny or Die – quelli dietro le divertenti parodie “Gay of Thrones” – e filmaker attivi su Vine e Instagram.
Il risultato è notevole, alcuni tweet sono davvero esilaranti:
La cosa curiosa, all’occhio di un osservatore italiano, è vedere come altri grandi brand hanno partecipato in maniera divertita all’iniziativa apportando valore:
Being king might not be your calling. We’d be happy to help you find a better job. #RoastJoffrey
Ma la domanda che tutti si sono posti è: Jack Gleeson, l’attore che interpreta il Lannister più odiato del Continente Occidentale, cosa ha pensato della simpatica iniziativa allestita intorno al suo personaggio? Ad Adge Calori ha dichiaro che Gleeson, ben noto per essere una persona molto attenta alla privacy, ha gentilmente declinato l’invito di HBO a partecipare alla campagna.
Non c’è che dire, la parte dell’insopportabile gli riesce proprio bene.
00Daniele CrocelleDaniele Crocelle2013-12-18 12:00:232013-12-18 12:00:23HBO manda re Joffrey al rogo su Twitter
Dicembre è tempo di riepiloghi, come vi abbiamo già detto la settimana scorsa riassumendo cosa è successo nel 2013 sui social media, ma anche di buoni propositi e previsioni. Per questo oggi vogliamo presentarvi 5 trend che a nostro avviso guideranno le strategie di digital marketing nel 2014 e getteranno le basi per nuovi social network, o per apportare modifiche a quelli già esistenti.
1) Social Snap
Ovvero: i social in uno schiocco di dita. Se guardiamo indietro, l’evoluzione della comunicazione ha portato alla nascita di internet prima e dei social network dopo, velocizzando notevolmente il processo di domanda–risposta tra utenti.
Oggi i tempi sono maturi per far sì che la comunicazione si evolva nuovamente in un processo ancora più rapido e istantaneo. A dimostrarlo, è la costante crescita di Twitter, ormai ricca di account di adolescenti e di campagne aziendali, ma lo è anche la nascita di SnapChat.
140 caratteri e 10 secondi, a quanto pare, sono sufficienti per comunicare. Oltre alla facilità della comunicazione e al tempo – sempre più prezioso – risparmiato, il marketing “istantaneo” stimola anche divertimento e spontaneità ed è una fonte sicura, almeno per ora, per i dati immessi nelle piattaforme. Un trend, quindi, destinato a crescere ed evolversi. In cosa? Lo scopriremo nel resoconto del prossimo anno! 😀
2) Mobile
Che sempre più app siano inserite di diritto nella categoria dei social network è evidente, e ne sono una prova piattaforme quali Instagram, Vine, Snapchat, ecc. Che i dispositivi mobili siano diventati oggetti sempre più importanti per la vita quotidiana di ognuno di noi, poi, è un dato di fatto.
È per questo che consideriamo uno dei trend del 2014 il mobile marketing che, seppur già ampiamente diffuso e utilizzato, si trasformerà da “plus” a “must” per le strategie digitali del futuro: il messaggio giusto, al momento giusto, nel luogo giusto sarà la chiave del marketing del futuro, e lo smartphone sarà lo strumento per veicolarlo.
3) Adv
Se fino ad oggi l’advertising sui social media è stato un lusso o almeno una attività non considerata di rilievo, nel 2014 diventerà una necessità. I contenuti di qualità non basteranno più: per avere visibilità, sarà necessario pagare.
La tendenza da parte delle piattaforme social, primo tra tutti Facebook con il suo nuovo algoritmo, sarà infatti quella di portare gli utenti e i brand ad investire in pubblicità. Non è un caso, infatti, se negli ultimi aggiornamenti che hanno coinvolto i principali social network sulla scena sono stati inserite le campagne a pagamento. Tra tutti, Twitter, Instagram e Pinterest.
4) Video
I segni per uno sviluppo del video-marketing ci sono tutti: Pew ha dichiarato in uno studio che negli ultimi quattro anni gli utenti che pubblicano video sono raddoppiati, e che circa il 78% degli utenti americani fruisce dei video online. La nascita di Vine e il conseguente aggiornamento di Instagram ne hanno solo accelerato lo sviluppo.
Il marketing digitale del 2014, è quindi destinato a passare attraverso il video–marketing, non più incentrato su video lunghi e ricchi di contenuto, ma focalizzato su messaggi rapidi, diretti, in tempo reale, di pochi secondi e per questo piacevoli da guardare anche dal proprio smartphone e da ricondividere subito dopo.
5) Google
Foto: http://knowyourmeme.com/
La fine del 2013 ha portato numerosi aggiornamenti per il colosso di Mountain View: 300 milioni di utenti attivi al mese su Google Plus, i commenti di YouTube direttamente collegati al proprio profilo, le ricerche personalizzate all’interno del motore di ricerca, la Google Autorship e il Google Autor Rank come principali novità SEO. Il social di Google sembra inarrestabile, e sarà difficile, per coloro che ancora lo fanno, continuare ad ignorarlo nel 2014.
00Elisa MarinoElisa Marino2013-12-18 11:00:132013-12-18 11:00:13Social network: 5 trend per il 2014
L’argomento SEO non è mai semplice da trattare, figurarsi quando è associato al tema delle fanpage di Facebook.
Non è una scienza esatta, spesso è soggetto ad interpretazioni anche molto discordanti ed è complesso dire che tipo di gestione possa dare risultati concreti.
La cosa certa è che sia un lavoro che richiede dedizione, tempo e tanta pazienza. Concetti che valgono sia per la SEO del vostro sito web, sia per la SEO della vostra fanpage. Perché se è fantastico ritrovare il proprio blog in prima pagina nella SERP per le parole chiave rilevanti, è altrettanto importante fare in modo che tutti i canali di comunicazione del nostro brand siano facilmente individuabili, compresa la nostra pagina Facebook.
Lavorare sulla SEO per una fanpage è concettualmente simile all’attività da svolgere sul sito web, ma presenta forse azioni più dirette e di immediata esecuzione. Bisogna agire in modo scaltro e seguire alcune best practices sempre valide.
Può sembrare banale, ma non lo è affatto. Qual è il vostro brand? Come siete conosciuti off-line? Come vorreste essere conosciuti on-line? Avete già un sito web/blog con un nome che vi identifica?
Una volta che avrete risposto a queste domande sarete pronti per partire con il nome giusto.
Ovviamente non vale tutto: preferite un nome breve, composto da poche parole, ma che sia al contempo riconoscibile. Nella scelta, inoltre, tenetevi alla larga da sostantivi generici come “sport”, “hobby” e simili: sono abusati e rischiate di confondervi nel mare di pagine che già si occupano della materia.
Consiglio Magico: la prima parola del nome della vostra fanpage dovrebbe essere quella con il maggiore “peso” rispetto alle altre. Quella che vi identifica maggiormente, in pratica.
2. Create la vanity url
E’ possibile farlo soltanto una volta raggiunti i 25 fan, ma è una quota non insormontabile per voi che volete fare di Facebook un canale di comunicazione speciale con i vostri clienti 😉
La vanity url non è nient’altro che il “nome utente” con cui viene identificata la vostra pagina. Per crearla visitate la pagina https://www.facebook.com/username e selezionate la pagina di vostro interesse.
Nella scelta rispettate l’immagine del vostro brand, e soprattutto il naming con cui già siete conosciuti o vorreste essere identificati. Il concetto è lo stesso della SEO tradizionale: la struttura dell’URL di una pagina è uno dei fattori fondamentali nel determinare il posizionamento di un sito web all’interno della SERP.
Consiglio Magico: se il “nome utente” più adatto a voi è già stato utilizzato da un’altra pagina o da una persona, aggiungete nell’url una o più keyword.
3. Inserite le parole chiave in posizioni strategiche
La più classica delle attività SEO: un utilizzo strategico delle parole chiave all’interno della pagina migliorerà l’indicizzazione sui motori di ricerca della stessa.
In particolare, vanno scritte secondo i canoni del SEO-Copywriting la “Descrizione” dell’azienda, sia quella breve (qui aggiungete l’url del vostro sito web!) sia quella lunga, e la “Mission”. Questi tre elementi, infatti, vengono estratti nei risultati delle ricerche. Siate chiari, scrivete in maniera semplice e comprensibile e non abusate con le keyword.
Consiglio Magico: nelle tre sezioni non superate i 140 caratteri. In questo modo verranno visualizzate completamente nella SERP.
4. Backlinks verso la fanpage
Ebbene sì. Anche per la vostra pagina Facebook è bene costruire dei backlinks di qualità, per migliorare l’indicizzazione della stessa all’interno dei motori di ricerca.
Quindi, anzitutto, rendete “social” il vostro blog/sito web inserendo (con uno dei tantissimi plug-in disponibili) il like button che punta verso la fan page.
Sono ottime pratiche anche:
inserire un link alla vostra fanpage nel vostroprofilo personale (se ovviamente siete gestori e proprietari del brand che volete promuovere);
inserire un link alla vostra fanpage sugli altri social network che utilizzate;
inserire un link alla vostra fanpage nei forum di settore che frequentate: inseritela nella firma ed apparirà sotto ogni vostro messaggio;
inserire un link alla vostra fan page nella vostra firma digitale delle e-mail.
Consiglio Magico: come nella SEO tradizionale, anche in questo caso non dimenticate che è fondamentale preservare qualità e coerenza dei link che puntano alla vostra pagina. Un eccesso di link di scarsa qualità potrebbe penalizzarvi!
5. Ottimizzate gli aggiornamenti di stato
Gli aggiornamenti di stato con i quali intrattenete i vostri fan compongono la struttura portante della vostra fanpage e vanno ottimizzati per una miglior resa della stessa all’interno dei motori di ricerca.
I post, infatti, dovrebbero essere coerenti con il tema trattato dalla pagina. A parte i necessari momenti di svago, utili anche per stimolare l’engagement, il resto dei contenuti sarà verosimilmente incentrato attorno all’argomento al quale si vuole legare il brand.
Scrivete i post utilizzando sapientemente le parole chiave, ed associate ad essi link coerenti per contenuti.
Consiglio Magico: i motori di ricerca danno grande rilevanza alla prima parola del post. Fate in modo sia una parola chiave.
6. Utilizzate le “note”
No, non dovete imparare a suonare uno strumento.
Dovete semplicemente utilizzare di più le note, che Facebook vi mette a disposizione da sempre ma che sono comunemente poco utilizzate. Le note, infatti, possono portare tantissimo traffico alla pagina per le parole chiave con le quali sono ottimizzate, in quanto molto ben viste dai motori di ricerca.
Utilizzarle in maniera appropriata, con coerenza nei contenuti, può renderle uno strumento utile (e poco conosciuto) per migliorare la visibilità della vostra pagina.
Consiglio Magico: prestate attenzione al “Titolo” (che contenga la parola chiave con cui volete indicizzare la nota) e ai “Tag” (non troppi e coerenti).
7. Includete indirizzo e numero di telefono
Questi dati, verosimilmente, li avrete già inseriti su Google Maps. E Google apprezza.
Sì, perché il colosso di Mountan View predilige le aziende reali, che possono portare reale utilità alle persone. La presenza di questi elementi anche sulla vostra fanpage sono un plus che può portare soltanto benefici.
E voi? Avete scoperto qualche trucco che vi era sfuggito o già avevate ottimizzato la vostra pagina Facebook? Raccontatecelo nei commenti!
00Francesco TurturielloFrancesco Turturiello2013-12-17 15:30:022013-12-17 15:30:02Fanpage di Facebook e SEO: 7 consigli per migliorare l'indicizzazione
Hai mai pensato di poter acquistare nuovi contenuti per la vostra PlayStation 4 mentre siete in giro e trovarli ad aspettarti pronti per il gioco non appena rientrato a casa? Sai che puoi restare connesso con i tuoi amici su PlayStation Network e puoi lanciare loro una nuova sfida sul tuo gioco preferito ovunque ti trovi?
Quasi in contemporanea con il lancio americano, è arrivata anche in Europa PlayStation App ( gratuita per per iOS e Android) che porta l’esperienza dei sistemi PlayStation sui dispositivi mobile. Con questa nuova companion app sei sempre pronto ad interagire con le funzioni delle console.
La PlayStation sempre in tasca
Osservando la nuova applicazione più nel dettaglio scopriamo che Sony non si è limitata a sviluppare un’app con il solo scopo di promuovere la sua nuova consolle, ma ha introdotto nuovi contenuti che ampliano di molto l’esperienza di gioco offerta ai propri clienti.
Sintetizzando, con PlayStation App puoi:
Vedere a cosa stanno giocando i tuoi amici, confrontare i trofei e visualizzare il tuo profilo o l’attività recente.
Chattare con i tuoi amici, ricevere notifiche, avvisi di gioco e inviti ed utilizzare il dispositivo mobile come una tastiera a schermo per il tuo sistema PS4™.
Esplorare PlayStation Store, scegliere gli ultimi giochi e i contenuti aggiuntivi più di successo e inviarli al tuo sistema PS4 per trovarli pronti quando arrivi a casa.
Sfruttare le funzioni di secondo schermo integrate nell’applicazione, quando disponibili, per sfide più emozionanti e un maggiore controllo.
Accedere rapidamente alle guide e ai manuali del sistema PlayStation e a PlayStation.Blog.
Tutte le novità introdotte dalla playstation app sono illustrate dal video che Sony ha messo in rete di recente:
Utilizzando l’applicazione sviluppata da Sony puoi portare l’esperienza PlayStation sul tuo smartphone o tablet, restando sempre pronto a giocare con le funzioni che ti mantengono collegato ai giochi che preferisci.
Tutti i contenuti per PlayStation 4 che acquistidal PlayStation Store tramite app, ti attendono per iniziare a giocare una volta rientrati a casa, mentre tutti gli altri acquisti per PlayStation 3 o PlayStation Vita saranno salvati nella sezione del contenuto scaricato. Inoltre puoiaccedere all’elenco completo dei tuoi amici PSN dalla PlayStation App, inviare messaggi e inviti a sessioni live-streaming ovunque ti trovi.
2. Un secondo schermo per la tua PlayStation
Tra le tante novità introdotte da Sony di certo questa è stata la più attesa per tutti i gamers, che potranno, tra i vari giochi per PS4 che supportano la funzione, usare il dispositivo come un secondo schermo per visualizzare contenuti unici. L’uso della funzione di secondo schermo varia a discrezione dei singoli sviluppatori del gioco, ma le possibilità comprendono applicazioni come radar, mappe, angolazioni alternative della telecamera negli adventure game, playbook per i giochi sportivi e tanto altro ancora.
3. Resta in contatto con i tuoi amici PSN
Oltre alla chat si possono anche inviare brevi messaggi vocali della durata di 15 secondi. Questo significa che puoi parlare con i tuoi amici anche se sei impegnato in una partita con Battlefield 4 e loro stanno divertendosi con GTA V. La nuova funzione supporta fino a 8 partecipanti, sia su PS4 sia su PS Vita.
E non è tutto: puoi perfino spiare quando i tuoi amici su PS4 sono online, a cosa stanno giocando e ricevere notifiche quando condividono video e immagini sui loro ultimi trofei di gioco.
4. Resta aggiornato
Con l’app scopri anche cosa succede nel mondo di in tempo reale: con la PlayStation App sei infatti connesso a tutti gli annunci e articoli di Playstation.com e del PlayStation.Blog. Il linguaggio e il contenuto del sito dipenderà dal paese account Sony Entertainment Network da cui l’utente è loggato.
In merito alla consolle di gioco, Sony sa esattamente cosa fare per cercare di ampliare l’esperenza di gioco offerta ai suoi clienti e tentare di distaccare sempre di più la sua diretta concorrene Microsoft con XboX One.
Puntando molto sul Mobile, Sony cerca di rendere l’intera esperienza di gaming sempre più social, attenta alle varie tendenze del momento e alle esigenze sempre più delineate dei gamers di tutto il mondo.
Cliccate sull’immagine qui sotto per scaricare l’app per iOS
e qui per l’app per Android:
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2013/12/playstation-4-app.png341581Domenico LentiDomenico Lenti2013-12-17 14:00:212013-12-17 14:00:21Playstation 4: con l'app non smetti mai di giocare!
Un secondo, sul web, è un frammento di tempo impercettibile all’interno del quale si concentrano milioni di cose diverse che tendiamo a perderci. In questo video dell’associazione belgaMimi Foundation, intitolato “If Only For A Second“, questo breve attimo è dilatato al massimo per permetterci di vivere un’emozione profonda assieme ai protagonisti del filmato: un secondo di spensieratezza.
Quanti video makeover avete visto negli ultimi mesi in giro per la rete? Sicuramente tantissimi, a partire dal capostipite “Dove Evolution” sino all’ultimo virale a sfondo sociale “Homeless Veteran Timelapse Transformation“.
Se questi video vi hanno emozionato grazie alla loro capacità di trattare in maniera così diretta seppur delicata un tema così sensibile come quello della percezione dei nostri corpi, le trasformazioni di queste persone vi cattureranno perché non vogliono essere né belle, né stupefacenti, ma ridicolmente esagerate, spensierate. Di quelle che possono donare un sorriso a 20 persone malate di cancro che da tempo non vivono un momento di leggerezza.
I pazienti, ai quali è stato chiesto solo di tenere gli occhi chiusi per tutto il tempo, si aspettavano di vedere riflessa un’immagine bellissima, raffinata, elegante di sè, insomma bellissima. Come vedrete, non sarà così, e questo li ha fatti divertire tantissimo.
Leo Burnett Francia ha partecipato alla realizzazione del progetto, ispirato da una frase pronunciata da una delle pazienti che sosteneva di non essere più riuscita ad essere serena e spensierata dal momento della diagnosi.
Lo shooting, realizzato a Bruxelles lo scorso giugno con la collaborazione del fotografo Vincent Dixon, si è trasformato in libro che può essere acquistato sul sito ufficiale “If Only For A Second” (il ricavato sarà interamente devoluto a Mimi Foundation).
00Elena Silvi MarchiniElena Silvi Marchini2013-12-17 12:50:052013-12-17 12:50:05If Only For A Second: il makeover più bello di sempre [VIDEO]
Our Spring Sale Has Started
You can see how this popup was set up in our step-by-step guide: https://wppopupmaker.com/guides/auto-opening-announcement-popups/
Our Spring Sale Has Started
You can see how this popup was set up in our step-by-step guide: https://wppopupmaker.com/guides/auto-opening-announcement-popups/