La casa dei social network: Twitter è un corridoio

Continua il nostro viaggio nei non luoghi digitali: questa volta andiamo a scoprire a quale stanza è assimilabile il social network dei "cinguettii".

Francesco Gavatorta
Francesco Gavatorta

Editor Social @Ninja Marketing

Nella precedente puntata della casa dei social network, abbiamo parlato di Facebook come del soggiorno. Oggi, amici lettori, vogliamo parlare del corridoio: Twitter.

Una teoria che più volte abbiamo citato del collettivo Wu Ming descrive il sito di microblogging creato da Jack Dorsey come una realtà centrifuga, contrapposta a Facebook la cui tendenza è invece centripeta. Una distinzione non da poco: per forma e natura Twitter non contiene il contenuto in sé – se non i 140 caratteri del tweet medesimo – ma rimanda, il più delle volte, ad ambienti esterni al social network stesso.
Un approccio attuale anche oggi, nonostante oggi gli utenti siano più consapevoli delle ampie potenzialità degli spazi “ristretti” di Twitter: oggi si producono molti più tweet “ingaggianti” che invitano a rimanere nel social network perché belli a sé stanti. Contenuti in grado di sviluppare nuove conversazioni e incentivando così l’aspetto “dialogico”. Un utilizzo garantito dalla capacità di sintesi di chi scrive e dagli strumenti insiti nell’ambiente digitale: retweet, mention, oltre che indicizzazione dei contenuti attraverso trending topic e hashtag.

Twitter è un non luogo di scambio veloce e di confronto con, potenzialmente, tutti gli abitanti del web, oltre che di sinergia comunicativa perché tende a coagulare i pensieri degli users intorno ai topic in forme non strettamente esclusive come altri social nework o strumenti simili: si può twittare e andar via, forti del fatto che se il contenuto prodotto sarà di qualità rimarrà comunque visibile anche oltre la normale frammentazione che la timeline comporta (se siete su Twitter e seguite molti utenti, avrete ben presente il tempo di vita di un tweet sul wall generale: da pochi secondi a qualche minuto).

Per questo, immaginando dove collocarlo nella nostra immaginaria planimetria della casa dei social network, è venuto spontaneo identificarlo con una zona che unisca tutti gli ambienti andando a essere un collante anche con il web esterno alla social sfera (ciò che sta fuori dalla porta, insomma).

Twitter è unione, Twitter è incontro casuale fra abitanti che transitano in spazi diversi per ottenere performance specifiche e uniche, Twitter è contemporaneamente conversazione e indice di un database enorme: il web, appunto.

Come si parla in questo corridoio? Come in un grande “caos ordinato”, pieno di gente che va e che viene, che ci invita in altri spazi per avere maggiori informazioni o che, semplicemente, lasciano due battute e vanno via.

Si parla urlando con tono informale o teorizzando in maniera più educata, ma anche sussurrando quando si vuole dire qualcosa di privato (i direct message); chiedendo a uno e rispondendo all’altro, perché si può conversare con più persone contemporaneamente, dando uno sguardo anche a cosa capita fuori per rafforzare le nostre tesi; litigando e provando a smettere di parlarsi (defollowando e bloccando un utente), ricevendo comunque attraverso altri i messaggi del “nemico” (il retwitt); si parla con tempi ragionevolmente brevi, proprio perché il passaggio è continuo e una conversazione, dopo un certo periodo, fisiologicamente muore perché sommersa da altre.

Infine, Twitter sta sviluppando un linguaggio proprio, che come abbiamo detto prima sta formando una sorta di tendenza all’espressione che incentiva all’esplorazione di tecniche comunicative fino a pochi anni fa poco esplorate ed utilizzate, come appunto la sintesi estrema, la caducità temporale del contenuto (su questo, sta facendo scuola nel campo dell’interazione diretta utente-utente anche Snapchat) e il montaggio, la cui concretizzazione maggiore trova fondamento nel lancio di Vine, un social network figlio di Twitter molto affascinante per le sue potenzialità, ancora (purtroppo) poco esplorato in Italia ma molto apprezzato nel mondo anglosassone.

Twitter è sicuramente un non luogo che offre spazi sempre nuovi d’interpretazione e d’utilizzo, e che ancora deve probabilmente esprimere tutto il suo potenziale.

Ricapitolando: della nostra abitazione digitale abbiamo scoperto  il soggiorno, Facebook, e il corridoio, Twitter: quale sarà la prossima stanza?
Ce lo dirà Emanuela, nella nuova puntata della casa dei social network.

Continuate a seguirci, e diteci la vostra!

Nelle puntate precedenti:
1) La casa dei social network: spazi autentici o non luoghi digitali?
2) La casa dei social network: Facebook come un soggiorno

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