FacesPics: le facce nascoste negli oggetti quotidiani spopolano su Twitter

Vi è mai capitato di riconoscere un volto umano in una nuvola, o in un elettrodomestico? Le illusioni ottiche “antropomorfe” sono abbastanza comuni, ed in molti casi davvero buffe:  l’account Twitter @FacesPics è una raccolta continuamente aggiornata di questo tipo di immagini.

Se pensate di essere gli unici a sorridere di fronte ad uno zaino dalle sembianze umane, tranquilli, siete in buona compagnia: @FacePics conta, al momento, più di 240.000 followers.

La tendenza a riconoscere forme familiari ed in particolare volti umani in oggetti inanimati è detta Pareidolia, ed è tipica degli esseri umani. È associata alla creatività e nel corso della nostra evoluzione si è rivelata fondamentale per la sopravvivenza, permettendoci di individuare nemici e predatori accuratamente mimetizzati.

E se un giorno Twitter e Facebook diventassero obsoleti?

Parlare di Twitter e obsolescenza appare paradossale. Un ossimoro gigantesco che ci fa sorridere e che riteniamo improbabile.

In realtà, come sempre, è la storia che ci insegna. E la storia del web è ricca di ascese luminose e catastrofiche cadute. Ce lo ricorda HubSpot in un bellissimo articolo che ripercorre la storia di alcune grandi start-up digitali.

Quello che ieri sembrava popolare ed unico per una strategia di web marketing oggi è totalmente stravolto, cambiato, spesso dimenticato. Ci concentriamo sul presente, pensando che ciò che è popolare oggi lo sarà per sempre. Ma abbiamo ragione?

La lezione di Second Life

C’è stato un tempo in cui essere su Second Life era quasi imprescindibile.

Colossi come IBM e Calvin Klein presentavano su Second Life i nuovi prodotti, i cantanti vi giravano videoclip, gli scrittori presentavano i loro libri e addirittura i Comuni investivano per avere una loro controparte fedele.

La piattaforma del futuro, un essenziale strumento di web marketing a cui le più grandi testate dedicavano articoli, approfondimenti, copertine. Un bagno di sangue.

Ed è incredibile che si parli appena del 2007. L’Italia aveva appena vinto i Mondiali in Germania e Twitter era ancora poco più che un progetto chiamato “twttr“.

Le cose cambiano

E lo fanno alla velocità della luce.

Altrettanto velocemente gli investitori sono pronti a riversare – mai come oggi, mai come in questo periodo di crisi – milioni di dollari in start-up potenziali, in cui la conversione utente-dollaro è tutt’altro che scontata.

Twitter e Facebook sono i massimi rappresentanti di una categoria di new company che hanno conquistato il web e che stanno crescendo alla velocità della luce, in un giro di soldi basato su un potenziale non ben definito e logiche commerciali di pura speculazione.

E non importa se Twitter ha difficoltà a monetizzare il suo audience, perché il suo valore è determinato dal fatto che tu, big company o piccola azienda, non puoi permetterti di non essere “social”. E devi pagare qualcuno perché curi tutto questo, e lo curi bene.

Il peso specifico di queste piattaforme è così incredibile che oggi pianificare una strategia di web-marketing che non preveda una presenza ben curata sulle principali piattaforme social potrebbe equivalere ad un suicidio, un fallimento certo. Se non ci sei non esisti.

La storia può cambiare con Twitter e Facebook?

Cos’è, quindi, che dovrebbe farci credere che Facebook non farà la fine di MySpace? Oppure che gli hashtag di Twitter non seguiranno la sorte delle keyword AOL? (Sì, alcuni di voi staranno sobbalzando pensando “esistevano davvero!”).

Qualcuno potrà obiettare dicendo che Facebook ormai conta le sue trimestrali a suon di miliardi e Twitter forse sfonderà il muro dei 600 milioni di dollari di fatturato, con un valore complessivo dei due colossi di circa 130 miliardi dollari.

twitter-borsa

130 miliardi di dollari sembrano così tanti da far paura. Ma pensate che AOL aveva un valore di mercato di circa 222 miliardi di dollari.

Quando AOL era così enorme e potente da inglobare la Time Warner (con compresa, per capirsi, la CNN) a cifre da capogiro, io facevo il primo anno delle scuole superiori e Zuckerberg aveva appena compiuto 16 anni. AOL sembrava destinata a conquistare il mondo, senza sapere che il mondo l’avrebbe messa a dura prova.

Tutto ciò che ci circonda, e particolarmente in ambito web, viaggia alla velocità della luce. Velocità oggi doppie rispetto ai tempi in cui nascevano AOL o Second Life.

La soluzione è aggiornarsi sempre senza dimenticare l’obiettivo

La soddisfazione del cliente, o del tuo capo.

Se ieri eri un mago nel pianificare un evento su Second Life oggi dovrai essere un guru dell’hashtag. Domani chissà. L’importante è raggiungere il tuo obiettivo e preservare la tua professionalità.

I social network hanno generato un indotto da non sottovalutare. L’età media di chi lavora nel mondo del social media marketing è di 25 anni, ed è stata una manna per attenuare l’impatto devastante che la crisi economica ha avuto sui più giovani.

Ma la soluzione per non annegare in un mare in continuo mutamento è dimenticare l’essenza della filosofia esistenzialista: non c’è più il “qui ed ora“, ma c’è solo un costante cambiamento.

Aggiornati sempre e non cullarti mai su ciò che hai imparato. Impara tutto ciò che puoi su Pinterest, Instagram e Vine e poi impara ancora. E’ sicuro che il social network che dominerà la scena nel 2020 non sia stato ancora inventato. Probabilmente il suo fondatore sta prendendo lezioni di guida.

Impara l’arte e mettila da parte è un proverbio eccezionale, ed è esattamente quello che non dovremmo dimenticare mai per lavorare con successo in questo settore.

È online il nuovo spot-racconto di Google. Non poniamo limiti ai nostri sogni

Che Google sia, già da anni, una delle aziende più orientate al marketing emozionale, questa non è di certo una novità. Pensiamo ad esempio ad alcuni spot come Dear Sophie di Google Chrome o Reunion di Google Search per capire l’impronta data dalla nota azienda americana alla sua strategia di comunicazione.

Ogni film proveniente da Mountain View infatti è una nuova storia, intrisa di sentimenti, umanità, passione. La storia che Google ci racconta questa volta parla invece di sogni, e di come questi possano divenire realtà.

Laurent Aigon è un uomo da sempre appassionato di aviazione. Non sappiamo molto di lui ma dal film si capisce che la vita non gli ha dato la possibilità di realizzare il suo sogno di diventare pilota. Nonostante tutto però Laurent non ha mai cessato di coltivare questa passione e grazie al suo entusiasmo, la sua perseveranza….e grazie a Google, oggi è riuscito a realizzarlo.

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Proprio così. Gli è bastato infatti digitare sul motore di ricerca “come costruire un simulatore di volo” et voilà, il gioco è presto fatto. Un pezzo dopo l’altro, ognuno proveniente da un luogo diverso del mondo, ed il simulatore del Boeing 737  è costruito!

In questa storia dunque il ruolo di Google è molto chiaro: non solo un motore di ricerca, un servizio di posta elettronica o un social network, ma molto di più. Google si erge al ruolo di migliore amico che ci sprona a vivere le nostre passioni aiutandoci a costruirle passo dopo passo.

Grazie alla sua capacità di metterci in contatto con chiunque e con qualsiasi tipo di informazione possibile, Google infatti facilita le nostre vite… ed anche i nostri sogni.

Tutti noi conosciamo Google e i servizi che offre, ed il loro utilizzo è diventato normalità nella nostra vita quotidiana. Come spesso succede alle cose che col tempo diventano scontate però, anche per Google talvolta si rende necessario rinfrescare l’attenzione dei suoi consumatori verso l’importanza che questi semplici strumenti hanno nella vita di tutti i giorni.

Se il buon Laurent fosse vissuto prima di Internet, probabilmente sarebbe ugualmente riuscito ad assemblare il suo simulatore, ma di quanto tempo, dedizione e pazienza avrebbe avrebbe avuto bisogno?

Magari il titolo di facilitatore di sogni, che in qualche modo Google si attribuisce con questo spot, può sembrare un po’ pretenzioso, ma non possiamo negare che questa storia senza Google (o qualsiasi altro motore di ricerca) forse non sarebbe stata possibile.

Credits: 

Advertising Agency: 72andSunny, Amsterdam

Production Company: Backyard

Come migliorare la propria strategia di Mobile Marketing

Come migliorare la propria strategia di Mobile Marketing

Come migliorare la propria strategia di Mobile Marketing

Avete appena effettuato l’accesso a Facebook e un annuncio accattivante ha appena attirato la vostra attenzione e siete solo ad un paio di clic di distanza dal possedere un altro paio di scarpe.

L’unica difficoltà che vi separa dall’ acquisto è che siete in viaggio durante questo particolare shopping e mentre navigate dal vostro smartphone non viene visualizzata correttamente la pagina del negozio. Di fronte al disagio di dover ingrandire e fare clic sui piccoli link e  la difficoltà di compilazione di un modulo della carta di credito, cercando di non incappare nei banner pubblicitari che vi dirotterebbero in un altro sito internet, frustrati chiudete la pagina e con molta probabilità dimenticherete della sua esistenza.

Questo scenario è un vero incubo per le aziende che cercano di ottimizzare al meglio i loro siti web per tutte le dimensioni dei vari schermi.

Nella società di oggi di gratificazione immediata, le persone hanno tempi di attenzioni molto brevi. Vogliono le notizie in frammenti di 140 caratteri, cercano di fare acquisti semplicemente attraverso il clic di un pulsante – e cercano infinite informazioni accessibili a portata di mano tramite smartphone e tablet.

Conoscere le metriche di analisi per una buona strategia di Mobile Marketing

E’ facile per le aziende perdere potenziali clienti con un complicato, lento o inefficiente sito web per sistemi operativi mobile. Dopo tutto, se la vostra azienda non dispone di una strategia mobile praticabile e poco intuitiva è probabile che la scelta del possibile acquirente slitti sul sito di uno dei vostri concorrenti.

Come fanno allora gli esperti di marketing a sfruttare il potere di un dispositivo mobile per proporre un’esperienza personalizzata ai loro utenti senza per questo intaccare la loro vita quotidiana? La risposta sta nel pensare ai dispositivi mobile non tanto come un PC, ma piuttosto come un altro arto per i vostri indaffarati e attivi consumatori e potenziali clienti.

La navigazione in Internet da dispositivi mobili sta prendendo sempre più piede tra i consumatori, con un numero sempre maggiore di utenti che interagiscono direttamente con i brand, ricercando prodotti e concludendo acquisti dal proprio smartphone o tablet.
Attraverso il crescente network di mobile marketing gli inserzionisti possono estendere la loro attuale attività di affiliation marketing tramite il mobile advertising, incrementando le vendite e incentivando il coinvolgimento e la fedeltà del cliente attraverso uno strumento che non abbandona mai il lato del consumatore.

Di seguito, diamo uno sguardo ad alcuni dei motivi più comuni su cosa si può fare per ottimizzare il vostro marketing mobile.

Sito responsive e adeguato alle varie esigenze di acquisto

Come migliorare la propria strategia di Mobile Marketing La necessità di un sito responsive dipende dalla vostra specifica attività così come dal vostro budget. Può essere valsa la pena avere una pagina web responsive se il sito è particolarmente pesante, ricco di immagini, video, articoli. L’analisi del vostro traffico mobile può aiutare a prendere queste decisioni difficili.

Da quali dispositivi si collegano gli utenti che accedono al vostro sito? Quali sono i sistemi operativi più comuni che utlizzano i vostri  utenti? Sono più gli utenti che visitano il vostro sito tramite smartphone o tablet?

È possibile ricavare gran parte di queste informazioni attraverso software o programmi di analisi. Oltre a chi sta guardando il tuo sito e come  stanno navigando attraverso di essa, è anche importante prendere in considerazione da quale dispositivo stanno visualizzando tale contenuto.

Guardare se gli utenti del sito stanno utilizzando i dispositivi mobile per visitare la vostra pagina web, quali dispositivi usano più di frequente (come ad esempio gli iPad, gli Android, o gli iPhone) determinare per quale dimensione di schermo i propri siti e le proprie e-mail devono essere progettati, vi permetterà di dare la priorità agli sforzi di ottimizzazione verso questi dispositivi per fornire la giusta esperienza per i vostri consumatori.

Come si comportano i consumatori durante la navigazione?

come migliorar le vostre strategie di mobile marketing

I consumatori si comportano in maniera differente su smartphone e tablet, che hanno funzionalità e capacità differenti. Occorre analizzare il comportamento e le esperienze in tutta la canalizzazione di acquisto per capire la mossa migliore da prendere per la propria pagina web o per il design di un’ applicazione.

Il responsive design non consente tale profonda verifica di ogni singola esperienza all’interno del sito web di un brand o sito mobile: ciò significa che i marketer devono essere consapevoli dei diversi layout e le circostanze che circondano l’uso dei consumatori di siti web e siti di telefonia mobile.

Un approccio multi-angolare

In sintesi: prendete un approccio multi-angolare alla responsive design. Forse non tutte le imprese hanno bisogno di investire in un sito che si sposa alla perfezione attraverso ogni dispositivo mobile sul mercato: però sapendo che il 17,4 % di tutto il traffico web globale passa dal mobile (con un 6 % + aumento dal 2012), come pensare di poterlo  ancora ignorare?

Notando le caratteristiche circostanti a determinati comportamenti – come il tempo trascorso a navigare sul sito o la visione di un video – fornisce anche informazioni preziose su come adattare i contenuti su smartphone e su tablet.

Sfruttare tutte le migliori funzionalità dei moderni strumenti mobile quando pensate a delle campagne di mobile marketing,
 come ad esempio il GPS che permette agli utenti di fare il check-in nei vostri punti vendita; oppure ffrire una funzionalità click-to-call e usare dei QRcode che conducano ad una pagina di destinazione specifica.

Queste funzionalità costruiscono un grande mobile marketing perché vanno incontro ai bisogni degli utenti mobile in modalitàalternative al tradizionale marketing su internet.

Email Marketing

come migliorare le vostre strategie di mobile marketing

Quasi il 50 % delle e-mail vengono lette tramite dispositivi mobile e questo numero è destinato solo a crescere. Un altro dato che fa riflettere, il 69 % degli utenti di telefonia mobile cancella i messaggi di posta elettronica senza leggere se non sono ottimizzati per il mobile, e un altro 18 % ha effettivamente annullato l’abbonamento alla newsletter.

Quando gli utenti mobile hanno pochi minuti per controllare le loro email, generalmente dividono la loro inbox in tre categorie “leggi adesso”, “cancella” e “guarda dopo”. Con un oggetto vago e indeterminato, sicuramente finirete nella categoria “cancella”. Create un oggetto chiaro per far sì che le vostre email vengano lette subito, o quantomeno messe da parte per un momento successivo.
La lettura da mobile comporta una fruizione e un’esperienza utente ben diversa rispetto alla lettura da desktop: un esperienza in un formato ridotto, un’esperienza in movimento, quasi sempre touch e interattiva.
 Per chi fa email marketing, la lettura da mobile comporta anche un’aumentata competizione sul mercato dell’attenzione.
La morale? Assicurati che il tuo newsletter via email sono ottimizzati .

Il contesto è fondamentale

Come migliorare la propria strategia di Mobile Marketing

Quando si tratta di metriche mobili in particolare, è importante notare che l’intero processo di analisi è più simile a un puzzle che ad una progressione lineare. Le aziende e gli esperti di marketing devono prendere i dati dal traffico mobile e visualizzarlo nel più ampio paradigma della loro strategia di analisi globale.

Ad esempio, se il sito ha una frequenza di rimbalzo elevata (solo per gli utenti mobile) – questo non è necessariamente una cosa negativa. Forse questi utenti solo soliti accedere al sito tramite mobile a scopo di confronto, e torneranno a visitare la pagina web tramite il loro pc un volta tornati a casa. Il contesto è fondamentale.

Di solito i dispositivi mobile hanno un tasso di conversione più basso, con maggiore frequenza di rimbalzo o in generale bassi livelli di coinvolgimento. Se si confronta questo dato ad un’attività desktop tramite pc, si potrebbe pensare che il proprio sito mobile sta fallendo: nella realtà sta probabilmente soddisfacendo le esigenze degli utenti rispetto a particolari momenti.

Ad esempio i siti di eCommerce sono frequentemente utilizzati come strumento di confronto dei prezzi in-store. Il cliente trova quindi in maniera facile e veloce tutte le informazione e le comparazione del quale ha bisogno, magari non completando l’acquisto on line e preferendo recarsi di persona nel store.

Il mobile è all’ordine del giorno di ogni marketer per il 2014. Uno dei grandi errori di molti brand ancora oggi è pensare al mobile advertising come una scelta di seconda priorità alla loro più ampia strategia di marketing.

Come  la vostra azienda o sito web utilizza in modo efficace le analisi del traffico dai dispositivi mobile ? Ditecelo nei commenti 🙂

7 strategie vincenti per diventare uno Smart Brand

“Quanto costa? ”

Complice la crisi, questa non è solo una domanda che ripetiamo quotidianamente, bensì un fattore che determina sempre più le nostre scelte di acquisto. È infatti il costo accessibile che traina i consumi del 46,4% dei consumatori, i quali si dimostrano sempre meno fedeli, bensì più pratici e concreti nelle scelte di acquisto: un consumatore su due non esita a tradire i brand amati quando sullo scaffale trova prodotti a prezzi più convenienti.
La sfida per i brand si fa sempre più ardua e solo chi si dimostra smart può farcela. Come? Ce lo racconta Young&Rubicam Group nell’edizione 2013 della ricerca Brand Asset Valuator- BAV. Si tratta di un’analisi basata su un database di oltre 50.000 marche monitorate dal Gruppo dal 1993 in più di 50 paesi e che ha come obiettivo comprendere sia la marca che il comportamento dei consumatori.

Smart Brands: cosa avranno di più?

Ciò che emerge dalla ricerca è che il consumatore è sempre più sensibile al prezzo, ma che le strategie price-oriented non sono poi così efficaci. Quello che Y&R ci fa notare è che l’equazione value for money trova nuove soluzioni: non si basa più sul meccanismo sottrattivo della buona qualità a prezzo contenuto, bensì su quello incrementale del risparmio che vale di più (non sto acquistando solo un buon prodotto/servizio a un costo accessibile, ma sto acquisendo un contenuto di valore in più).

Inoltre si evince dall’analisi che nel medio lungo termine i brand con il più alto profilo di immagine sono associati a un livello di value for money superiore e che questa componente va assumendo un peso sempre maggiore.
È questo l’assunto di partenza che i brand non possono trascurare per raccontare la qualità accessibile in maniera distintiva e mai banale,  senza correre il rischio di perdere rilevanza all’interno del brandscape.

Le strategie efficaci

Dall’osservazione dei brand più smart che vantano un value for money più elevato, Young&Rubicam individua 7 strategie vincenti:

  1. Resourceful Solutions: brand che offrono prodotti e servizi capaci di risolvere problemi in maniera innovativa. Si rivolgono a coloro che sono in cerca di un’alternativa economica per accedere ad esperienze difficilmente realizzabili. Appartengono a questa categoria: Leroy Merlin, Ikea, Decathlon, Groupon, Euronics, Ryanair e Wind.
  2. Confident Choise: marche stimate dai consumatori in quanto mettono al centro della propria offerta qualità e affidabilità a un prezzo contenuto. Non è un caso che in un paese come l’Italia, dove un consumatore su due presta molta attenzione ai marchi agroalimentari di qualità, adottino questa strategia celebri brand appartenenti al comparto food. Ne sono un esempio Barilla, Kinder, Rio Mare, Grana Padano, Prosciutto di Parma, Lavazza e Santal.
  3.  Fun at your fingertips: brand amati dai consumatori per la capacità di creare momenti ludici a costi contenuti. Sono specialisti nel generare coinvolgimento e divertimento per l’utente marche come Cornetto, Burger King, Sammontana, Amica Chips, Sofficini Findus, Kiko, Swatch.
  4. Chic & Easy: brand che assicurano stile ed eleganza a prezzi ragionevoli e accessibili al largo pubblico. Inevitabile citare tra questi H&M, Zara, ma anche Deborah, Coin, Carpisa, Poltrone Sofà e Yamamay.
  5. We Care: strategia adottata da quei brand che si dimostrano particolarmente sensibili al benessere del consumatore e della collettività. Adottano questa strategia Mulino Bianco, Buitoni, Coop, McDonald’s e Ferrero che hanno ben capito quanto la leva della responsabilità diventa sempre più influente: il 44% dei consumatori dichiara, infatti, di essere disposto a spendere di più per i brand che attuano programmi di responsabilità sociale.
  6. Everyday Help: brand che riempiono con prodotti convenienti e di qualità il nostro quotidiano. Si tratta di brand come Neutro Roberts, Yomo, Nivea, Lidl, Ovs, Johnson’s Baby, Regina.
  7. Authentic Stories: brand dalla lunga tradizione, a cui un italiano su due si dichiara legato, scelte per la credibilità consolidata e perché il consumatore sa cosa aspettarsi a quel prezzo. Sono marche dalle storie autentiche Superga, Fiorucci, Fiat, Nutella e Birra Moretti.

 

Il consumatore razionale oggi è attento e mira a soddisfare i propri bisogni di acquisto basandosi su criteri diversi e più complessi, che ogni azienda deve tenere in considerazione nella pianificazione delle proprie strategie.

IabMixx: DLV BBDO conquista il mondo digital

Quest’anno vince lo IabMixx, il premio dedicato a valorizzare le strategie e le campagne advertising digitali, l’agenzia DLV BBDO, che porta a casa vari premi con tre lavori, che mettono al centro la rilevanza per i consumatori, senza rinunciare a essere posizionanti per i brand che li hanno portati in vita.

Fulmina i tuoi limiti

Il progetto Fulmina i tuoi limiti per Gatorade, si aggiudica il 1° Premio nella categoria Brand Destination Site. Fulmina i tuoi limiti è la prima piattaforma di allenamento che offre agli atleti un nuovo servizio gratuito di social training per 5 sport (calcetto, corsa, ciclismo, tennis e fitness) con i Social Trainer Gatorade.

Per sei mesi, in qualunque momento, ogni atleta poteva così trovare online un aiuto da parte dei social trainer e scaricare le schede di allenamento personalizzate, chiedere consigli tramite la livechat e confrontarsi nel forum con gli altri atleti.

Credits:

Agenzia: DLVBBDO
Cliente: Pepsico
Executive Creative Director: Federico Pepe
Executive Creatice Director: Stefania Siani
Digital Creative Director: Emanuele Viora
Digital Creative Director: Andrea Jaccarino
Copywriter: Dario Lo Nardo
Art Director: Vittorio Perotti
Art Director Digital: Luca Guarini
Account Director: Daria D’Angelo
Account Director Digital: Cristina Pontello
Account Executive Digital: Ilaria Milanino
Group Brand Manager : Luca Pogliaghi
Brand Manager: Antonella Inglese

Pepsi Beat – Tutta l’emozione di un attimo

Il progetto Pepsi Beat – Tutta l’emozione di un attimo si aggiudica il 2° Premio nella stessa categoria. Si tratta di una piattaforma digitale che vive grazie alle emozioni degli utenti e le trasforma in occasioni per vivere esperienze legate al mondo dell’Hip Hop, in un continuo meccanismo di reward e engagement.

Gli utenti per sei mesi hanno interagito con la piattaforma in diversi modi: partecipando a sfide canore e duettando con i rapper del momento, sfidandosi a colpi quiz sui loro idoli, leggendo e commentando news sul mondo della musica, partecipando ad eventi organizzati con partner d’eccezione.

Ogni interazione viene trasformata in beat e un counter tiene il conto complessivo dei battiti della community: 14 milioni di beat in 6 mesi e l’utente che ne ha prodotti di più ha vinto un’esperienza unica.

Credits:

Agenzia: DLVBBDO
Cliente: PEPSI
Executive Creative Director: Federico Pepe
Executive Creatice Director: Stefania Siani
Digital Creative Director: Emanuele Viora
Digital Creative Director: Andrea Jaccarino
Copywriter: Georgia Ferraro
copywriter: Alessandro Lapetina
Art Direction: Christian Longhi
Art Director: Mirko Pisanelli
Project Manager: Federica Giarrizzo
Accont Director: Daria D’Angelo
Account Digital: Serena Quacquarelli
3D artist: Daniele Tribi
Senior Brand manager : Barbara Colomb

Dona il tuo profilo

Il progetto Dona il tuo profilo, realizzato dall’agenzia per ActionAid, si aggiudica il 1° premio nella categoria Experimental and innovative e il 2° Premio nella categoria Social, e vince anche il Gran Prix dello IabMixx, il Best IabMixx.

Dona il tuo profilo è un progetto online che nasce per far conoscere l’operato di ActionAid, un’organizzazione impegnata in tanti progetti, ma in Italia è principalmente conosciuta per le adozioni a distanza.
Perché, quindi, non incentrare la campagna proprio sulle storie di attivismo di ActionAid?

Nasce così il sito donailtuoprofilo dove ognuno può diventare cassa di risonanza per storie di ActionAid, scegliere a chi donare il proprio account social e donare foto profilo, wall e foto cover. Un progetto dal ridottissimo budget di produzione e zero investimento media che ha portato risultati altissimi in termini di media impression e che oltre a coinvolgere il popolo del web ha visto donare il proprio profilo anche vip e brand come Marq Marquez, Radio Deejay, La Stampa, Saturnino e tanti altri.

Credits:

Agenzia: DLVBBDO
Cliente: ActionAid International Italia Onlus
Direzione Creativa esecutiva: Federico Pepe
Direzione creativa Esecutiva: Stefania Siani
Vice direttori creativi : Valentina Amenta
Vice Direttori Creativi: Davide Fiori
Direttori Creativi Digital: Emanuele Viora
Direttori Creativi Digital: Andrea Jaccarino
Art director: Camilla Sartor
Sviluppo tecnico : Claudio Fedel
Sviluppo Tecnico: Filippo Sarzana
Social media specialist : Lucia Ferrazzano
Social media specialist : Gianmarco Sillani
PM: Alessandro Peroncini
PM: Lorenzo Ferrante
Coo: Sofia Maroudia

Quag: benvenuti nell'era della shared knowledge

Stanco della solita rete sociale? Prova Quag, l'Interest Network

Stanco della solita rete sociale? Prova Quag, l'Interest Network

Non è la prima volta che parliamo di Quag proprio perché questo servizio innovativo, che permette agli utenti di aggiungere una componente social alle proprie ricerche, sta rivoluzionando il concetto di condivisione. Esperienza, conoscenza, informazioni e interessi comuni sono il punto nevralgico e ognuno può partecipare e contribuire.

Cos’è Quag?

Quag è una rete sociale italiana basata sugli interessi: un ecosistema dove si sviluppano automaticamente relazioni significative tra chi ha in comune passioni, curiosità, necessità e ambiti di studio. Quag fa diventare social gli interessi, proponendo un modello d’interazione collaborativo che permette di scambiarsi informazioni, idee e opinioni.

L’interazione avviene attraverso domande, risposte e commenti, aumentando il sapere condiviso per mezzo d’interventi giudicati per la loro utilità e che giovano alla reputazione degli iscritti.
Quag è un progetto nato a marzo 2013 e sviluppato da un team interamente italiano. Il suo algoritmo nativo si chiama Sbig (Search based interest graph).

La forza innovativa di Quag consiste nel basare le interazioni tra gli utenti su fattori molto diversi dagli altri social network, tant’è che Quag può essere definito un interest network. La connessione tra gli utenti, infatti, avviene automaticamente tra persone con interessi comuni e non, come per Facebook, con chi già si conosce (infatti gli utenti sono messi in relazione sulla base degli interessi dichiarati e quelli intuiti dall’interest graph di Quag).

Stanco della solita rete sociale? Prova Quag, l'Interest Network

Si passa così dalle cerchie all’audience trasformando le ricerche in punto di incontro e scambio di saperi e mettendo in connessione anche chi fa ricerche simili. L’interest graph (semantico e reputazionale), inoltre, incentiva la reputazione basata sulla trasmissione ad altri delle proprie conoscenze, facendo così emergere gli esperti su un determinato argomento, non frammentando le risposte ma accorpandole.

Le novità di Quag

Qualche mese fa, in questo post, avevamo anche toccato l’importante tema della reputazione raccontando come si può aumentare la personal reputation semplicemente mettendo a disposizione di tutti la propria conoscenza.

Stanco della solita rete sociale? Prova Quag, l'Interest Network

La grande novità è che da oggi le risposte possono essere arricchite aggiungendo contenuti multimediali: foto, video, link a pagine web per rendere ogni discussione sempre più interessante e utile agli utenti.

Luca Giorcelli, ideatore e progettista di Quag, ci spiega anche come l’algoritmo riesce ad aggregare domande e risposte dai contenuti simili per evitare la frammentazione e la dispersione di contenuti utili. Il tutto si basa su tre livelli di connessione, ovvero sinonimie, concetti correlati e iperonimie così da offrire risultati sempre pertinenti.

L’altra grossa novità è che a breve sarà possibile scaricare l’Add-On (attualmente attivo per Google Chrome e Firefox) che consentirà di ricevere notifiche direttamente sul proprio browser ed avere a disposizione l’utilità delle funzioni di Quag su Google, Yahoo!, Bing, istella, eBay e Amazon.

La nuova implementazione della piattaforma ha esteso la possibilità di votare come utili i commenti più interessanti e pertinenti, oltre alle domande e alle risposte fornite; ciò contribuisce ad aumentare la reputazione di ciascun Quagger. Il voto, ovviamente, sono gli stessi utenti a darlo e stimola e incentiva le interazioni.

E come se non bastasse, è possibile associare alla propria domanda fino a tre interessi tramite un sistema di multi-quagging: ad esempio, se sei interessato ad avere delle info sul concerto di Michael Bublè a Milano, nella domanda che rivolgerai ai Quaggers potrai inserire come interessi “michael bublè”, “concerti milano”, “concerti 2014” come ha fatto l’utente Swan.
Man mano che inserisci un interesse vedrai aumentare il numero delle persone interessate alla domanda e cresce così la visibilità della domanda stessa.

Stanco della solita rete sociale? Prova Quag, l'Interest Network

Infine, se volete coinvolgere qualcuno attraverso la vostra rete di canali sociali potete farlo. Basta invitarli a prendere parte alla discussione.

Insomma, Quag ha sempre qualche novità nel cassetto e se ancora non lo avete provato cosa state aspettando? Io ho già fatto un test e l’ho trovato veramente innovativo.

Stanco della solita rete sociale? Prova Quag, l'Interest Network

Stanco della solita rete sociale? Prova Quag, l'Interest Network

Un esempio di ricerca su Quag

L’interest network italiano permette agli utenti di interagire in base alla similarità dei loro interessi e di trovare o dare la risposta più adatta e completa a quesiti in vari ambiti d’interesse, dalla tecnologia al giardinaggio, dalla cucina ai motori, dalla letteratura alla salute.

Partiamo dal principio: si può scegliere da dove cominciare e io ho scelto di capire a quante persone interessa l’argomento “social media marketing”.

Stanco della solita rete sociale? Prova Quag, l'Interest Network

Ho iniziato a curiosare tra le risposte e gli spunti sono innumerevoli, ci sono consigli e idee, proposte e suggerimenti, qualcuno propone anche un link ad un webinar da seguire; insomma una vera fonte di conoscenza condivisa e tutto grazie ad una passione comune per un argomento.

Stanco della solita rete sociale? Prova Quag, l'Interest Network

Inoltre, una barra laterale permette di visualizzare una websearch relativa all’argomento di ricerca, fornendo così ulteriori spunti interessanti per approfondire il tema.

Stanco della solita rete sociale? Prova Quag, l'Interest Network

E la privacy?

Quag considera molto seriamente il rispetto della privacy degli utenti: nessuno vede chi ha cercato cosa e c’è la possibilità di interagire anche in forma anonima, qualora si partecipi a discussioni su temi che si considera sensibili, come ad esempio quelli riguardanti la propria salute.

Gli sviluppi futuri

La crescita costante della base utenti di Quag apre nuovi scenari, soprattutto lato marketing. Immaginate le discussioni che avverranno su prodotti e servizi al momento dell’acquisto (pensate ad Ebay ed Amazon) e gli sviluppi “lato aziende” che decideranno di seguire queste discussioni dando consigli e assistenza ad un pubblico profilato per interesse. L’interest network mostra grandi potenzialità e questo lascia intravedere una situazione win-win azienda-consumatore: il punto di incontro tra chi domanda e chi offre beni/servizi.

Inoltre, lato utente, gli esperti saranno potentemente valorizzati nel prossimo step implementativo che arriverà a breve. Al momento la reputazione non è segmentata per tematiche ma aggregata.

Insomma, Quag è veramente utile e gli utenti sono perfettamente in linea con lo spirito dei suoi ideatori.

Ora non vi resta che provarlo: Quag vi connette a persone che hanno fatto ricerche simili e quindi hanno interessi comuni ai vostri.

Native Advertising: la nuova frontiera del video content [INTERVISTA]

Native Advertising: la nuova frontiera del video content [INTERVISTA]

Negli ultimi mesi ne abbiamo sentito parlare molto spesso. Il Native Advertising è una tipologia pubblicitaria di recente introduzione, online e offline, che si contraddistingue dalle altre in particolare per il livello di integrazione che instaura con il contenuto all’interno del quale viene posto.

La pubblicità nativa è costituita da contenuti sponsorizzati ritenuti rilevanti per le persone, non intrusivi, che non interrompono quindi l’esperienza di lettura o visione dell’utente, poiché si integrano perfettamente all’interno del contesto editoriale nel quale sono proposti.

In particolare, a noi interessa capire che tipo di innovazione la native advertising può portare al settore dell’online video. Esistono casi interessanti in cui questa tipologia di promozione è stata declinata in forme interessanti di comunicazione digitale interattiva. Oggi parliamo proprio di questo con Luca Sepe, fondatore e amministratore delegato di SHAA, web agency con all’attivo numerose iniziative di native advertising, e che in particolare ha sviluppato progetti all’interno dei quali il video, integrato con schede di approfondimento, call-to-action dedicate e contenuti multimediali interattivi, si converte in uno strumento dall’alto potenziale di user-engagement.

Native Advertising: la nuova frontiera del video content [INTERVISTA]

In che modo il Native Advertising innova il settore dell’online video?

Nel caso dei video e delle piattaforme attualmente utilizzate la proposta offerta agli advertiser è limitata, all’interno di un contenuto editoriale, al branded content o al product placement.
Eppure oggi è possibile superare questi limiti ibridando contenuti e annunci pubblicitari all’interno del contesto editoriale e offrendo all’utente la possibilità di scegliere cosa approfondire.
Come? Lo strumento della video-interaction, ad esempio, rende possibile inserire contenuti diversi e offrire all’utente percorsi di navigazione e di approfondimento senza mai abbandonare il video, ma interagendo con esso. Il video diviene così contenuto e contenitore allo stesso tempo, cosa impensabile sino a pochi mesi fa.

Come cambia l’engagement con l’utente?

Si tratta di un linguaggio completamente nuovo, a cui stiamo dedicando particolari studi e attenzione. Il Native Advertising permette un approccio all’utente meno invasivo delle formule tradizionali e sicuramente meglio contestualizzato. Vista la bassa invasività del messaggio le barriere al recepimento dello stesso si fanno più deboli, portando l’utente ad aumentare invece curiosità e attenzione. Ne consegue un diverso approccio fatto con linguaggi nuovi ancora tutti da esplorare.

Tra i maggiori e più importanti trend degli ultimi mesi tra i digital media spiccano l’incremento di connessioni mobile e social tv. Entrambi interessano da vicino sia publisher che advertisers. Come si inserisce il Native Advertising in questo scenario?

Publisher e advertiser non possono restare indifferenti alle rivoluzioni in atto nel panorama dei digital media, devono anzi mantenere un ruolo attivo in questo processo di cambiamento. I limiti delle dimensioni dei device di tipo mobile, così come le dimensioni dei player video, portano a mettere in discussione la struttura e la navigabilità dei modelli oggi esistenti, a ripensarli e ad esplorare inedite possibilità di sviluppo.

Il video-interactive diviene un aspetto focale di questo studio perché capace di veicolare più messaggi e maggiori informazioni. Per non parlare delle social tv, dove l’integrazione della componente social all’interno del video porta al massimo il livello di interazione con l’utente, grazie alla possibilità di inserire, ad esempio, componenti native nei social feed con risultati significativi in termini di visibilità e contesto.

La campagna Nivea “Sotto la doccia” e il progetto Tasteofthecity per Lancia sono alcuni significativi esempi di video interactive experience implementati da SHAA.

Native Advertising: la nuova frontiera del video content [INTERVISTA]

Nivea è un progetto messo sapientemente in piedi da Tgadv all’inizio di quest’anno, dove la necessità del cliente di spiegare le caratteristiche del prodotto veniva soddisfatta da un video standard adattato con componenti interactive all’interno di un contesto publiredazionale.

Tasteofthecity coinvolge l’utente in un video percorso esclusivo che include trenta interazioni, geolocalizzazione utente, store locator, photo-gallery, social function. La video-experience garantisce un elevato tasso di engagement, che si traduce in una significativa componente di lead generation.

Grazie a Luca Sepe per questa intervista!

Uber, trapelano dati su clienti attivi, corse e ricavi [BREAKING NEWS]

La tanto amata e odiata Uber torna a far parlare di sé.

Stavolta ad analizzare i rumors attorno alla crescita degli affari della startup è Valleymag, che ieri ha pubblicato uno screen sui numeri che il sito internet istituzionale sta registrando in questo momento, associandoli perciò ad informazioni finanziarie dettagliate che dimostrerebbero che l’app sia in grado di generare profitti molto più alti di quanto gli investitori si aspettassero.

Lo screenshot -che riportiamo anche noi per la lettura completa della notizia- pare sia una soffiata da parte di un dipendente di Uber con poteri di amministrazione e i dati che riporta, scrive Valleymag, possono essere letti in diversa maniera: si tratta di clienti attivi, ovvero utenti che hanno fatto una transazione attraverso l’app negli ultimi tre mesi, e quindi non solo di traffico occasionale, quindi utenti che semplicemente hanno aperto l’app o visitato il sito web.

Secondo alcuni calcoli veloci, le entrate dovrebbero perciò essere pari a 210 milioni di dollari, sommando le cifre delle prime cinque colonne nello schema, che mostra perciò una media di incassi pari a 20,5 milioni dollari a settimana. Gli “zeros” registrati, inoltre, corrisponderebbero alle corse richieste ma non effettuate, quindi non sarebbero un dato riferito all’inattività degli utenti. Ad ogni modo, secondo questo schema, nel 2013 Uber avrebbe incassato 1,068 miliardi di dollari, ma considerando che l’ultimo fatturato riportato di Uber ad agosto scorso era pari a 125 milioni dollari, l’incasso andrebbe letto non come un ricavo netto, bensì come il totale dei pagamenti ricevuti per tutte le corse effettuate fino ad ora. Di questo, circa il 20% dovrebbe essere il netto di Uber.

Prime conferme sull’attendibilità della notizia arrivano anche da TechCrunch . A voi il giudizio finale.

IAB Forum Milano 2013: la seconda giornata

Tanti incontri interessanti per la seconda ed ultima giornata dello IAB Forum Milano, l’appuntamento annuale sulla comunicazione digitale e interattiva in Italia, promosso da IAB Italia.

Anche oggi il ricco programma comincia con Simona Zanette, Presidente IAB Italia, che cede la parola a Masaya Nakade, Creative Director AKQA, che spiega come creare un prodotto best seller sviluppandolo sulle esigenze dei consumatori scoperte attraverso l’analisi delle informazioni raccolte dagli utenti.

Seguono Davide Bottalico e Denis Dina di Roche Italia che raccontano il metodo utilizzato per aumentare la cultura digitale in un’azienda farmaceutica e raccontano le strategie adottate per superare le barriere al cambiamento. Aldo Agostinelli, Digital Director di Sky Italia illustra come i Big Data siano fondamentali per creare comunicazioni customizzate sulle esigenze degli utenti e come ciò abbia influito sulla comunicazione pubblicitaria.

La prima parte dei keynote si conclude con la case history BEST IAB MIXX 2013: “Dona il tuo profilo” con Stefania Siani, Emanuele Viora e Valentina Amenta dell’agenzia DLVBBDO.

Dopo l’immancabile coffee break, Luca Petroni espone i risultati della ricerca commissionata da IAB Italia ad Assist, nata con l’obiettivo di analizzare come gli utenti si relazionino con i diversi formati e i diversi messaggi dell’advertising on line cui vengono esposti, nel compiere alcune fra le attività più frequenti sul web.

Ultimo a salire sul palco è un ospite internazionale: Andreas Weigend, Former Chief Scientist di Amazon.com e docente della Stanford University illustra i trend dell’evoluzione nell’interazione tra consumatore e marca in termini di acquisti e nell’utilizzo delle piattaforme digitali per esprimere commenti e recensioni su brand e prodotti, offrendo una visione prospettica dell’impiego e dell’analisi dei Big Data.

La giornata prosegue con gli interessanti workshop su Search Engine Marketing, Social media e Digital PR, Mobile Marketing, Video adv, Performance Marketing, Real Time Bidding e tanti altri temi.

Cosa abbiamo scoperto.

  • La cosa più importante è fare qualcosa di nuovo e mai visto.
  • Su 5000 messaggi solo 5 portano ad una conversione. I Big Data possono aiutare ad ottimizzare questo trend.
  • Dobbiamo stare attenti ai nostri dati digitali. Sono un asset fondamentale e hanno davvero valore.
  • Le digital sponsorship per la co-creazione di contenuti tra brand e redazioni sono tra i trend in crescita.
  • Il 90% delle newsletter ricevute via mail non sono compatibili per una lettura su smartphone. Eppure il 50% delle email vengono lette su mobile.
  • Solo il 10% delle pubblicità online viene notato e ricordato dagli utenti.
  • In 15 anni il mondo è passato da connecting pages a connecting data.
  • In un singolo giorno creiamo più data di quanto l’umanità abbia fatto dalla sua nascita agli anni 2000.
  • Le 4 C: Content, context, connection, conversation.