StartupWeekend 2013: in gara per realizzare la tua startup

Dal 18 al 20 Ottobre si è tenuto a Roma, al Tempio di Adriano, l’attesissimo StartupWeekend, evento organizzato da TalentGarden, Asset Camere e RomaStartup.

Lo StartupWeekend è una vera e propria competizione, concentrata in tre giorni, per tutti coloro che vogliono condividere idee innovative nell’ambito digitale e soprattutto sognano di realizzare il proprio modello di startup.

È un’iniziativa che si estende a livello globale e che in Italia ha già visto varie edizioni, riscuotendo grande successo da Nord a Sud.

Come funziona lo StartupWeekend

I partecipanti dello StartupWeekend hanno a disposizione 54 ore di tempo (venerdì, sabato e domenica), per presentare le proprie idee, formare un team e sviluppare il proprio progetto, che sarà poi illustrato a giudici e importanti esperti del settore, i quali decideranno se finanziarli o meno.

 

 

È un po’ come un reality. I partecipanti si incontrano, espongono la loro idea alla platea e cercano di formare il team con partner, grafici, sviluppatori, marketing agent, business administrator, investor.

Quando entrano c’è solo un proposito, un pensiero, una convinzione, ma potrebbero uscire con una startup pronta a testarsi sul campo. E’ successo a Qurami, a Intoino a SavetheMom tanto per citarne alcune.

La Mission dello StartupWeekend

La mission di questa iniziativa è quella di dare l’opportunità a imprenditori e giovani business men, di avere un riscontro, una risposta, sulla propria idea di startup e acquisire, in particolare, nuove competenze.

Si rivela, alla fine dei giochi, un importante confronto che dà l’opportunità di entrare meglio nel mondo dell’imprenditoria e del mercato.

Ma soprattutto, come dichiara Gianmarco Carnovale, presidente di Roma Startup: “Roma vuole giocare le sue carte per diventare una delle grandi Startup City mondiali, ed il maggior polo del Sud Europa e del Mediterraneo” .

L’evento ha così anche l’obiettivo di divenire e confermarsi il migliore Startupweekend mai organizzato in Italia.

 

 

Immagini da romastartup e startupweekend.org.

Perché la visibilità dei post su Facebook è diminuita?

In seguito all’introduzione di nuovo algoritmo, sono cambiati i criteri che determinano la visualizzazione dei post nel NewsFeed di Facebook. L’algoritmo del NewsFeed è studiato per aumentare la ‘vita’ dei contenuti più rilevanti; mentre prima il tempo di decadenza di un post era di circa tre ore, questo nuovo sistema tende a favorire anche i post più vecchi che sono risultati molto coinvolgenti.

Un altro parametro importante introdotto da questo algoritmo riguarda l’affinità. In base alle nostre ultime 50 interazioni, Facebook stabilisce quali profili o pagine ci interessano di più e privilegia gli aggiornamenti provenienti da questi, premiandoli con una maggiore visibilità.

Questo significa che se iniziamo a seguire una pagina, ne visualizzeremo i contenuti per un dato periodo di tempo e, se

decidiamo di non interagire (con commenti, like e condivisioni), Facebook interpreterà questo atteggiamento come mancanza d’interesse e nasconderà i contenuti della pagina dal nostro NewsFeed.

Sembra un meccanismo logico, ma non tiene conto di alcune cose.

Facebook è una piattaforma nata per le amicizie, quindi gran parte dell’attenzione degli utenti è rivolta ai contenuti pubblicati dai loro contatti. È già abbastanza difficile per un’azienda ottenere un ‘mi piace’ sulla propria pagina, figuriamoci mantenere un livello di coinvolgimento costante!

Il sistema di advertising a pagamento su Facebook è molto sofisticato e consente di delineare con una certa precisione la tipologia di utenti che si desidera raggiungere; l’azienda paga per entrare in contatto con gli utenti giusti, questi dimostrano il loro gradimento diventando fan della pagina, ma se non manifestano costantemente interesse verso i contenuti pubblicati Facebook smette di mostrarglieli, vanificando di fatto l’investimento pubblicitario.

Se da un lato l’adozione dell’algoritmo del NewsFeed ha portato alla riduzione del ‘rumore’ su Facebook, obbligando le aziende a selezionare solo contenuti di qualità, dall’altro ha richiesto ai creatori di contenuti uno sforzo davvero notevole. Alcune pagine aziendali hanno visto diminuire dell’80% la loro portata nelle settimane successive all’introduzione del nuovo algoritmo. Un esempio su tutti è quello della fanpage di Coca Cola che, a fronte di un aumento di fan costante, ha subito un considerevole calo nel numero degli utenti che ne parlano.

Sfruttare a nostro favore le novità di Facebook è possibile (sicuramente Coca Cola lo sta già facendo), ma è necessario rivedere la comunicazione. Ecco 6 consigli per costruire contenuti più coinvolgenti:

  1. Pensare in immagini. Secondo questa infografica, le aziende su Facebook tendono a postare soprattutto link o status testuali, mentre gli utenti sono molto più propensi a condividere foto o video.
  2. Raccontare storie. Parlate di voi, dei vostri valori, del vostro logo, della vostra evoluzione… e quale strumento è più adatto di un video per raccontare la vostra storia? Non è necessario che sia un video elaborato, prediligete chiarezza e semplicità.
  3. Non esagerare con l’auto-promozione. Vi rivolgereste mai a un estraneo urlando “Compra i miei prodotti! Sono favolosi!” Probabilmente no. E allora non fatelo neppure con gli utenti di Facebook, non sta bene.
  4. Siate autentici. Nel senso di sinceri, genuini. Non cercate di far apparire il vostro brand come qualcosa che non è; qualsiasi cosa vendiate, trovate il modo più adeguato di proporla – senza forzature.
  5. Siate divertenti. Se siete capaci di far sorridere qualcuno con i vostri contenuti, probabilmente vi apprezzerà di più. Non prendetevi troppo sul serio!
  6. Fate attenzione agli orari. I nuovi Insights di Facebook permettono di sapere a che ora i fan sono online, non sottovalutate questo dato! Cercate di postare nelle ore in cui i vostri contenuti hanno maggiore probabilità di essere visti. Non esiste una regola universale, cercate di trovare l’orario ottimale per il vostro pubblico.

Seguite tutti i passaggi et voilà… la nuova strategia editoriale per Facebook è pronta 😉

Alla scoperta delle biblioteche più affascinanti del mondo

 

La biblioteca è un luogo da sempre in grado di far nutrire, a chi la frequenta, sentimenti contrastanti nei suoi confronti.

C’è chi pretende di non sentirne più parlare una volta completato il proprio percorso di studi e chi nonostante non sia studente la frequenta per piacere personale.

C’è chi viene colto da un insopportabile stato d’ansia al suo interno e chi ne adora il profumo e trova la pace solo lì, tra i suoi banchi di lettura.

C’è chi poi la vede come un luogo di ritrovo e chi come  il perfetto eremo all’interno la città.

Ma se la biblioteca in questione fosse una delle più belle al mondo?

Ve le facciamo vedere raccontandovi anche qualche curiosità e lasciamo decidere a voi se vi piacerebbe o meno studiare lì.

 

Biblioteca Joanina, Università di Coimbra. Portogallo.

 

Biblioteca di Liyuan, nord di Pechino

La biblioteca di Liyuan, frutto della creatività dell’atelier cinese Li Xiadong, è un esempio di architettura eco-sostenibile. L’impatto visivo minimo è tale grazie all’uso di rami secchi, utilizzati come rivestimento esterno alle vetrate, che regolano anche l’afflusso di luce all’interno delle sale di lettura fornendo un’illuminazione ottimale. Il legno, poi, la fa da padrone anche all’interno dove le scalinate per accedere ai vari livelli sono pensate per fungere anche come comode sedute per la lettura.

Sala di lettura della Biblioteca di Liyuan

 

Biblioteca delle Glasgow School of Art

Una curiosità della Biblioteca della Glasgow School of Art è che ogni suo dettaglio è stato disegnato da un suo ex allievo, Charles Rennie Mackintosh, il quale, però, ne seguì i corsi serali.

 

Biblioteca di Palazzo Mafra, Mafra. Portogallo.

Se mai vi troverete a leggere tra i tavoli della Biblioteca di Palazzo Mafra e doveste vedere dei pipistrelli, non pensate che stia arrivando un Dracula Iberico. Questa biblioteca infatti ospita una colonia di pipistrelli che la notte contribuisce alla conservazione dei libri mangiando dei piccoli insetti i quali, altrimenti, sarebbero dannosi per gli antichi testi che contiene.

 

Biblioteca Sainte-Geneviève, Parigi.

 

Biblioteca del Monastero Buddista di Haeinsa, Corea del Sud

All’interno della Biblioteca del Tempio di Haeinsa sono conservati i Triptaka Koreana: la più grande collezione di scritti buddisti al mondo.

 

Collezione di Shiba Ryotaro

All’interno di questo museo è conservata la collezione personale dello scrittore giapponese Shiba Ryotaro: oltre 20.000 testi. Tanto per evitarvi la fatica di cercare su Wikipedia chi fosse, Shiba Ryotaro fu uno scrittore giapponese, noto per i suoi romanzi storici e per i suoi saggi nei quali analizzava la relazione culturale mondo-giappone.

 

Biblioteca dell' All Souls College, Oxford. Regno Unito

Ci sembra carino fornirvi il nome completo del college: The Warden and the College of the Souls of all Faithful People deceased in the University of Oxford.

 

Biblioteca del Peabody Institute, Baltimora. USA

 

Teologický sál (Salone Telogico) Monastero Strahov, Praga. Repubblica Ceca

 

Biblioteca del Monastero dell'Escorial, Madrid. Spagna.

 

Collezione Privata. Austria.

Se questa biblioteca privata in stile Rococò vi sembra imponente allora anche voi, a distanza di quasi 300 anni, siete stati fregati da Joseph Muggenast (l’architetto). Questa biblioteca venne commissionata con l’esplicito intento di far sembrare la collezione molto più grande di quello che in realtà non fosse. Conteneva, e contiene, infatti solamente 9 scaffali.

 

Biblioteca Malatestiana, Cesena. Italia

L’unica Biblioteca umanistica conventuale perfettamente conservata è in casa nostra, per la precisione a Cesena. Gli arredi, l’edificio intero ed i libri sono quelli originali. Ogni testo inoltre ha una sua posizione fissa su di un apposito banco di lettura in modo tale che non sia il libro a muoversi verso il lettore, ma il lettore a dover andare verso il testo.

 

Biblioteca dell'Università Tecnologica di Brandeburgo Cottbus, Cottbus. Gramania.

 

Sarò anche vecchio dentro, ma tra una ricerca di un’ora all’interno di uno qualsiasi di questi luoghi e la stessa ricerca fatta in 10 minuti da un tablet, io preferirò sempre i primi 60 minuti.

 

App of the Week: Hop, il più innovativo gestore di e-mail!

App of the Week è la rubrica di Ninja Marketing sulle app più divertenti, più cool, più utili che il nostro Kenji Uzumaki scova nei market e testa per Voi! Siete pronti a fare download? Fate tap su questa nuova App of the Week!

App of the week: hop, l'app per gestire l'emailGestisci tutti i tuoi indirizzi e-mail come non hai mai fatto prima d’ora! Con Hop, la più innovativa e veloce app per la posta elettronica.

Hop è un’app che trasforma le tue e-mail in veri e propri messaggi mobile, con un grande sostegno multimediale (foto, video, audio, etc.). Grazie a questa geniale e divertente app, puoi connettere tutti i tuoi account di posta elettronica in un’unica piattaforma (Gmail, AOL, Yahoo! o iCloud) ed usare le e-mail come fossero un servizio di mobile messaging o di chat istantanea.

Le tue e-mail, vecchie e recenti, si trasformano in conversazioni in tempo reale, con la possibilità di condivisione rapida di contenuti fotografici, video o audio, documenti, doodle e smile, chiamate e video-chiamate. Inoltre, Hop si sincronizza con le tue conversazioni desktop, per restare sempre aggiornato grazie al suo servizio di Cloud interno. Questo ti permette di restare in contatto non solo con chi usa l’app, ma con tutti i tuoi amici e colleghi.

App of the week: hop, l'app per gestire l'email

Con Hop mandi e ricevi e-mail nel preciso istante in cui vengono inviate; potrai anche vedere quando il tuo interlocutore sta digitando qualcosa, quando ha letto o quando ancora non ha ricevuto il messaggio, come succede in iMessage o in altre app di messaggistica istantanea.

Tra le varie caratteristiche, potrai creare notifiche personalizzate per persone specifiche o gruppi, evitando così di dover controllare il tuo smartphone ogni singolo minuto.

Girando il tuo telefono in modalità landscape, potrai visualizzare rapidamente tutti i contenuti multimediali e gli allegati condivisi con l’interlocutore o con un gruppo di persone. Infine, potrai segnare le conversazione come già lette o da leggere in un secondo momento e fare ricerche rapide per parole chiave nella barra di ricerca universale, così da trovare facilmente conversazioni o amici specifici.

Hop è un’app gratuita, disponibile su App Store per i dispositivi Apple (iPhone, iPad e iPod touch).

Papa Francesco, sessismo e carta: i migliori annunci stampa della settimana

Anche oggi vi proponiamo annunci stampa dal forte impatto visivo che hanno fatto il giro del mondo. Siete pronti a scoprire quali sono stati i più creativi della settimana?

UN Woman: Sexism in Google Autocomplete

L’ufficio delle Nazioni Unite per l’uguaglianza di genere ha lavorato insieme ad Ogilvy & Mather producendo questa semplice ma potente campagna che mette in mostra i risultati di ricerche genuine su Google, evidenziando il sentiment diffuso della rete.

Questi annunci stampa hanno già scatenato un dibattito online sul loro significato fra coloro che accusano il colosso di Mountain View di sessismo e coloro che si focalizzano sulle persone, deprecando il comportamento e le opinioni dei singoli.

Advertising Agency: Ogilvy & Mather, Dubai 
Art Director: Christopher Hunt

Metro: The Pope – Merkel – Putin/Queen Elizabeth

Avete mai avuto l’occasione di incontrare personaggi di prestigio planetario? I protagonisti di questa campagna stampa sono davvero fortunati!

La promessa di queste creatività è chiara: leggendo attentamente gli articoli della free-press internazionale Metro avrete l’opportunità di conoscere tutti i più importanti avvenimenti del mondo e vi sentirete totalmente informati perché come dice l’headline “ (Metro) porta il mondo da te“.

Advertising Agency: Animal Farm, Amsterdam, The Netherlands
Creative Director: Arjen de Jong
Art Director: Gieri Cosson
Copywriter: Arjen de Jong
Photographer: Jaap Vliegenthart

UK Hair Clinic: Transportation

Il complesso del trasporto compensativo non esiste in nessuna guida di psicologia seria, ma usato in questa campagne stampa che pubblicizza una clinica tricologica Inglese, rende il messaggio ironico e attraente. Le fasi della vita di questo individuo sono scandite dall’acquisto di mezzi di trasporto sempre più costosi. Queste spese vengono messe in relazione alla perdita di capelli che indurrebbe il malcapitato ad acquistare mezzi sempre più potenti.

La frase sul finale rinforza la composizione grafica ricordando che non è necessario seguire questa evoluzione dispendiosa per essere in armonia con se stessi, ma è sufficiente rivolgersi all UK hair Clinic che “ripristinerà la capigliatura per ripristinare l’uomo”. 

Advertising Agency: Frontera Group, London, UK
Creative Director: Bruno Cepollina
Art Director: Francesc Coves
Copywriter: Anthony Underhill
Illustrator: Stuart Jackson

AdPrint festival by Luerzer’s: Bang/Plan/Burger

L’AdPrint Festival è  l’appuntamento europeo annuale che premia i migliori professionisti del mondo della pubblicità stampa ( campagne stampa pubblicitarie – graphic design –  printed media ). In queste print si celebra la carta, o meglio, il suo potere di chiarificare i concetti e di migliorare i prodotti.

Advertising Agency: Publicis, Romania
Chief Creative Officer: Razvan Capanescu
Group Creative Director / Art Director: Dragos Ometita
Group Creative Director / Copywriter: Mihai Gheorghiu
Art Director: Alex Deaconu
Copywriter: Calin Ionescu

ECRE (European Council on Refugees and Exiles): Bloody stairs

Un aereo appena arrivato in aeroporto con il portellone aperto, quello che sembra essere a prima vista un tappeto rosso da cerimonia, e sangue… tanto sangue.

L’impatto è forte. Capiamo il significato solo leggendo la domanda che ci viene posta dal “Concilio Europeo dei Rifugiati e gli Esiliati”: quale benvenuto pensate che venga dato ad un esiliato quando viene rispedito nel paese che lo perseguita? La risposta è scontata.

Advertising Agency: McCann Paris, France
Creative Directors: Romain Guillon, Pierre Rises
Art Director: Nicolas Boyer
Copywriter: Marc Platet

Mobile App Acceleration Camp, due giorni a Torino per sviluppare app

Mentorship e grant da 20k a 70k per lo sviluppo di app per Windows Phone. Queste sono le opportunità messe a disposizione da AppCampus, programma creato da Aalto University, Microsoft e Nokia e diretto dall’italiano Paolo Borella che lo scorso anno abbiamo intervistato per farci spiegare il programma e illustrarci i criteri di selezione. Criteri severi, perché AppCampus vuole applicazioni di qualità sia tecnica che di design, che sappiano sfruttare le peculiarità della user experience dei device Microsoft. Per questo AppCampus ha deciso di aiutare i team attraverso una camp di due giorni durante il quale ricevere consulenza tecnica, di marketing, di business e di design da mentor di Microsoft e Nokia.


Da BizSpark verso il Mobile App Acceleration Camp

Microsoft da anni ha sviluppato programmi finalizzati al supporto dell’ecosistema globale delle startup ICT. Con il programma BizSpark dal 2009 Microsoft offre alle startup software gratuito, consulenza tecnica e visibilità.

Con il sempre maggior impegno nell’ambito mobile, Microsoft ha quindi avviato, in collaborazione con Nokia, il programma AppCampus, che mira proprio a sostenere lo sviluppo di App per Windows Phone con mentorship e finanziamenti. Si è però dimostrato necessario introdurre uno step intermedio, come spiega Mario Fontana Principal Technical Evangelist di Windows Azure e responsabile del programma BizSpark: “Abbiamo deciso di dar vita al MAAC per colmare un gap. In un anno su una settantina di progetti italiani presentati ad AppCampus, ne è passato solo uno. Quello che mancava principalmente era la focalizzazione sull’app e sulla user experience offerta all’utente. Abbiamo iniziato lavorando su 10 dei progetti rifiutati e dopo una full immersion app-centrica, 5 di questi hanno ottenuto i Grant”.

Il primo camp “pilota” che si è svolto a Roma dal 24 al 26 Maggio, ha quindi consentito a 5 startup italiane (ArtGuru con la sua guida turistica, il social game network di GamePix, il trading card game ambientato nell’universo del fumetto giapponese di Mangatar, la console per DJ di jotURL Srl e l’app che simula il Tiro a volo olimpico Shooter Assistant) di ottenere i grant di AppCampus, per un totale di 190mila euro di finanziamenti.

MAAC all’Incubatore del Politecnico di Torino

I risultati dell’edizione pilota hanno incoraggiato Microsoft e Nokia a creare il Mobile App Acceleration Camp, la cui prima edizione si è svolta a Torino presso I3P, l’Incubatore di Imprese Innovative del Politecnico di Torino, il 16 e 17 ottobre. Tra le 68 application inviate, sono state selezionate 9 startup provenienti da tutt’Italia (AppsBuilder, Paperlit, Stereomood, myCosmèl, RORTOS, Actions, 20Lines, ThreeCanDy, D-still) che hanno potuto partecipare alla due giorni torinese.



Per due giorni i team hanno partecipato a serratissime sessioni di mentorship svolte da esperti di business, design, sviluppo e marketing che suggerivano loro come creare app capaci di guidare un grosso numero di download. In conclusione una demo session in cui i team dovevano dimostrare di avere recepito i feedback forniti durante il camp.


I commenti a caldo di mentor e partecipanti

Conclusasi l’edizione torinese, abbiamo raccolto i commenti dai partecipanti, vincitori di AppCampus, mentor e startup selezionate a questa edizione. Innanzitutto il loro feedback sull’evento di Marco Canu, IT Consultant di Microsoft

MAAC è stato: startup incredibili, grandi coach, tecnologie innovative. La strada è quella giusta

Diamo ora la parola ai vincitori di AppCampus italiani, che erano presenti a MAAC per portare la loro esperienza:

Andrea Postiglione CEO e Co-Founder di Mangatar

MAAC è un format made in italy fa scuola nel mondo. AppCampus dimostra sana attenzione di Nokia e Microsoft per l’ecosistema delle startup. AppCampus per Mangatar è stata grande opportunità di crescita e formazione. Nasceranno app di successo e Dengen Chronicles sarà tra queste!

Sebastiano Galazzo di founder di App Shooter Assistant:

#maacto ho trovato ottime idee di team giovani e senior mentor pronti ad aiutare, l’Italia che vorrei sempre vedere.

Valerio Pullano Co-Founder, Marketing & Biz-Dev di GamePix

fare #startup vuol dire creare valore e al #MAACTO ce n’era davvero tanto! Merito di Mentor preparati e Team agguerriti.

Infine, tra i partecipanti a questa sessione di mentorship, Giovanni Foglietta di Stereomood

Mentoring as it should be: open, from competent people and very concrete! Microsoft is rocking in developers relationship mgmt!

Se siete interessati a partecipare ai prossimi camp, consultate il sito di MAAC: presto saranno annunciate nuove date.

Italiani all'estero: quattro chiacchiere con Paolo Corna di PAC Media

Italiani all'estero: quattro chiacchiere con Paolo Corna di PAC Media

Italiani all'estero: quattro chiacchiere con Paolo Corna di PAC Media

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Diverse rubriche all’interno di famosi quotidiani nazionali dedicano quasi ogni giorno spazio ai nostri giovani compaesani emigrati all’estero. Il dibattito sul riportare in Italia il “sapere italiano all’estero” è aperto ed effervescente.

Allo stesso tempo la crisi economica precede qualsiasi discorso: effettivamente non influisce solo sul destino delle famiglie ma mette a repentaglio il futuro di migliaia di giovani. Secondo le ultime stime, circa 30.000 giovani sotto i 40 anni si sono trasferiti in una delle maggiori città europee e il tasso di disoccupazione nella fascia di età 15-24 anni è pari al 40,1% (fonte ISTAT).

Paolo, che ne pensi degli italiani che scelgono di andare via dall’Italia?

Se guardiamo il periodo che stiamo vivendo, probabilmente hanno fatto la scelta giusta.
Chi li chiama emigrati, chi cervelli all’estero e chi ancora in altri modi. Una cosa è certa: i giovani (e non) laureati italiani all’estero fanno i lavori più svariati e non si fermano davanti a nulla. Dal fotografo al ricercatore, dal biotecnologo passando per l’ingegnere fino all’oceanografo.

Quanti anni fa sei andato via?

Precisamente 5 anni fa. Ora lavoro a Stoccolma e sono Web Content Manager e Copywriter per PSD Media.

La mia avventura nel campo del marketing online è iniziata in un modo molto semplice. “La tendenza europea all’acquisto online è cresciuta di pari passo con il sopraggiungere della crisi economica”, quella stessa crisi che mi ha portato a lasciare l’Italia nel 2008 e provare altre strade che mi davano maggiori certezze.

Italiani all'estero: quattro chiacchiere con Paolo Corna di PAC Media

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In Italia siamo arrivati con un po’ di ritardo. Com’è la situazione oggi?

Sempre più italiani si affidano agli acquisti online: il dato è ormai consolidato ed anche gli investimenti pubblicitari testimoniano questa crescita.

La tendenza all’acquisto online è di fatto aumentata. Dati alla mano, il fatturato stimato per il 2013, pari a 11,2 miliardi di euro, è in salita del 17% per cento rispetto all’anno precedente.
Questa tendenza è fortemente incentivata dall’arrivo anche in Italia dei cosiddetti siti di “codici sconto” o “aggregatori di sconti”: piattaforme che raccolgono le migliori offerte online offrendo sconti esclusivi ai numerosi visitatori.

Per questo hai deciso di portare anche in Italia il progetto “Codice-sconto365.it”?

Ho pensato che sarebbe stato carino permettere agli italiani di risparmiare senza rinunciare ad acquistare. È un aggregatore di sconti con contenuti e usabilità diversi da quelli di altri siti del genere presenti in Italia: questo è il risultato di un’esperienza tutta nordeuropea. L’azienda è partita in Svezia, ha avuto un grande sviluppo anche in Finlandia e prossimamente farà anche il suo ingresso nel mercato norvegese.

Italiani all'estero: quattro chiacchiere con Paolo Corna di PAC Media

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Spiegaci meglio come funziona

Su codice-sconto365.it la parola d’ordine è risparmiare. La filosofia è “perché spendere di più quando online puoi spendere meno”? Sul sito si possono trovare codici promozionali e codici sconto esclusivi che danno la possibilità di ottenere sconti aggiuntivi sul prezzo, spedizioni gratuite oppure omaggi da ritirare al momento del pagamento. Ogni giorno vengono proposte una selezione di offerte (di cui circa una sessantina sono nuove) che spaziano dagli hotels ai, pacchetti vacanze, ai voli, dai vestiti all’arredamento, dall’elettronica alle ricariche telefoniche, ai mutui, alle assicurazioni online, dal tempo libero allo sport e agli articoli per casa e giardino.

Paolo conclude con un po’ di malinconia: “l’Italia mi manca molto. Ci tengo sempre a precisare che non ho scelto di andare via, non sono “in fuga” ma ho vinto un concorso e ho colto l’occasione. Se l’Italia volesse riavermi in Patria, non credo rinuncerei (anche se qui ho casa, fondo pensione e sicurezza)”.

Grazie a Paolo Corna per la chiacchierata, alla prossima!

Cosa si nasconde dietro ai nomi dei prodotti IKEA

Nonostante i problemi che IKEA ha dovuto affrontare negli ultimi tempi, il brand rimane sempre uno tra i più amati, all’estero come in Italia. Pinterest, Instagram, Flickr e molte altre piattaforme sono ormai piene di fan sfegatati (la maggiornaza donne), che fotografano, postano e condividono la propria passione per il design scandinavo. Ma fin dove arriva questa vera e propria fissazione? Con il passare del tempo siamo venuti a conoscenza non solo di persone che hanno creato dei veri e propri fan club offline, ma anche persone che arrivano a collezionare i cataloghi che l’azienda invia per posta!

Se anche voi fate parte di quest’ultima categoria, allora non potete non esservi mai chiesti cosa si nasconda dietro ai fantasiosi nomi che l’azienda dà ai suoi prodotti. Grazie all’analisi di varie testate, come il New Yorker e il Guardian, siamo riusciti a capire che il naming non è casuale, ma contestualizzato in un sistema unico e, se vogliamo, un pò inusuale.

LA STORIA

Come tutti i processi di naming che si rispettino, anche quello IKEA ha la sua strategia linguistica di fondo, che però ha una peculiarità, ovvero si basa su un noto problema del CEO, Ingvar Kamprad, la dislessia. Per questo motivo, Kamprad, ha pensato bene di creare un sistema di naming basato sulla cultura scandinava, sui suoi luoghi e modi di vivere, in quanto la sola presenza di numeri e lettere casuali gli avrebbe reso impossibile la lettura e la memorizzazione dei nomi. Anche il naming del brand segue questo schema:

I = Ingvar
K = Kamprad
E = Elmtaryd (La fattoria in cui il CEO è cresciuto)
A = Agunnaryd (Il villaggio più vicino alla sua fattoria)

IL SISTEMA

Il sistema raggruppa tutti i prodotti IKEA in 15 categorie:

Divani, librerie, tavolini e mobili in rattan = nomi di luoghi in Svezia
Librerie = nomi di lavori
Letti, mobili di ingresso e armadi = nomi di luoghi in Norvegia
Sedie e tavoli = nomi di luoghi in Svezia e Finlandia
Tappeti = nomi di luoghi in Danimarca
Arredamento bagno = nomi di fiumi, laghi e baie Svedesi
Scrivanie e sedie = nomi maschili
Stoffe e tende = nomi femminili
Accessori per tendaggi = termini matematici e geometrici
Cuscini e coperte = nomi di piante, fiori e pietre preziose
Lampadari = termini musicali, chimici, nautici o nomi di stagioni, mesi, giorni, misure, pesi o navi
Cucina = termini grammaticali
Utensili da cucina = parole straniere per frutti, verdure e pesci
Giocattoli = nomi di uccelli, mammiferi e vari aggettivi
Orologi, scatole, cornici e decorazioni da muro = espressioni colloquiali o nomi di posti in Svezia

LE ECCEZIONI

Ovviamente questo sistema non è seguito alla lettera per tutti i prodotti, spesso ci sono delle eccezioni che creano non poche risate a chi magari conosce lo svedese. Due esempi che voglio assolutamente riportarvi sono:

La renna a dondolo EKORRE, che tradotto significa SCOIATTOLO

E la bellissima pentola SENSUELL, tradotto SENSUALE

Se dopo questa breve analisi vi sentite in vena di imparare lo svedese, o per veri PRO, i nomi dei prodotti IKEA a memoria, vi consigliamo l’IKEA Game e l’IKEA Dictionary. Il primo, realizzato da Cal Henderson, vi permetterà di memorizzare tutti i nomi dei prodotti in store, mentre il secondo, creato da Lars Petrus, potrà velocizzare il vostro apprendimento del vocabolario svedese! A voi la scelta 🙂

Il business della moda che si stampa in 3d

La scorsa primavera Dita Von Teese era stata un’ottima promoter per il sempre più dirompente mercato degli oggetti realizzati con stampa 3d. La diva infatti, in un occasione di una convention organizzata da Shapeways, indossò un abito realizzato a quattro mani dal designer Michael Schmidt  e dall’architetto Francis Bitonti, che unirono la sapienza stilistica dell’uno e l’abilità nella modellazione tridimensionale dell’altro per stampando con il metodo 3d un pezzo unico.

Da quel giorno ne è stata percorsa di strada, designers e startuppers non si sono lasciati sfuggire l’occasione per aumentare le proprie quote di mercato.

Le zeppe di Janne Kyttanen

Janne Kyttanen, designer finlandese, ha lanciato su Cubify.com la sua prima collezione di calzature, basta downloadare il file gratuito per poi poter stampare scarpe nuove nella comodità di casa propria. Per il momento la collezione è composta da quattro modelli di zeppe, realizzabili in molteplici varianti colori e taglie.

I bikini di Mary Huang & Jenna Fizel

Mary Huang e Jenna Fizel hanno raccolto ben $10.000 su Kickstarter per poter avviare con la loro Continuum la collezione N12 bikini, che consente di personalizzare e stampare il proprio bikini, in pochi pezzi facili da assemblare.

Gli accessori di Catherine Wales

L’inglese Catherine Wales con la sua Project DNA ha puntato al mercato del lusso, proponendo accessori e maschere stampati in filo di nylon. Le sue creazioni sono esposte nella mostra “Il futuro è qui: una nuova rivoluzione Industriale”, presso il Design Museum di Londra.

I monili di Kimberly Ovitz

Kimberly Ovitz ha realizzato in collaborazione con Shapeways la collezione “Il futuro della moda è ora” comprendente collane, anelli ed orecchini. Gli accessori sfilarono durante la New York Fashion Week di febbraio, e furono resi immediatamente disponibili online per poi essere consegnati in soltanto due settimane!

Gli occhiali di Ron Arad

Ron Arad, già affermato sulla scena internazionale, ha realizzato non solo un oggetto, ma un vero e proprio brand: Pq Eyewear, che propone occhiali (da sole e da vista) composti da un unico pezzo, realizzato con il processo di stampa tridimensionale. Le classiche aste sono state reinterpretate in modo da diventare flessibili ed evitare la presenza di viti.

I pezzi di Michiel Cornelissen

Per chi ha sempre desiderato possedere un vero e proprio “pezzo unico” low-budget ecco la collezione One in a MillionMichiel Cornelissen non si limita a stampare gioielli in 3d, ma crea pezzi unici con l’ausilio della matematica. Il designer propone un anello su cui si appoggia un uccellino, ad ogni acquisto un logaritmo calcola una posa sempre nuova per l’animale, questa viene poi immortalata dal software che invia l’immagine alla stampante 3d, pronta a plasmarlo.

L’alba di una nuova rivoluzione industriale?

Queste sono solo alcune delle case-history nate dal dialogo tra moda e tecnologia, ma già si parla di una nuova rivoluzione industriale, capace di apportare innovazione sia in termini di processo che di prodotto.

Resta aperta la domanda su come e quanto la stampa 3d rivoluzionerà il fashion sistem: quando ogni singolo individuo sarà in grado di produrre autonomamente gli oggetti che desidera, fino a che punto si potrà parlare di lusso accessibile e non di mass-market?

Attendiamo le prossime evoluzioni del connubio moda-tecnologia!

La coppia creativa sono in quattro: art e copy non bastano più [RECENSIONE]

1960, scoppia la rivoluzione creativa

Era il 1960 quando Bill Bernbach donò al mondo della pubblicità la rivoluzionaria concezione della coppia creativa: Art Director e Copywriter.

Per la prima volta un esperto della parola e un esperto dell’immagine collaboravano insieme, e non più l’uno come riempitivo del lavoro già svolto dall’altro, per trasformare i meri dati di mercato e le statistiche in qualcosa che parlasse in modo seducente alla gente.

Dopo Bill, niente di nuovo sul fronte advertising

Da allora, mentre la coppia creativa restava la stessa, i mezzi e gli strumenti sono progrediti straordinariamente: il sovraffollamento mediatico, la prepotente entrata in scena dei new media, la fine della TV generalista hanno messo in crisi un settore che ha giudicato troppo frettolosamente i cambiamenti epocali, apportati dal digitale, come futili mode passeggere.

A spasso con i tempi della Digital Era

Sebbene quando la TV si impose prepotentemente come nuovo medium si richiese a copywriter e art director di progredire e divenire conoscitori di regia e sceneggiatura, nella Digital Era fu fatto assolutamente il contrario: i Direttori Creativi decisero che sarebbe bastato assumere qualcuno che masticasse di nuove tecnologie, o mettersi al passo con le nuove richieste dei clienti destinandole all’outsourcing finché sul web non fosse calato il sipario.

Il risultato? sul fronte dell’advertising tradizionale: la perdita della bussola, incapacità strategiche nella crossmedialità, creatività fine a se stessa per aggiudicarsi premi internazionali; nelle nuove e specializzate web agency e nel settore eventi, invece, attenzione alla sola esecuzione ma non all’elaborazione e alla promozione creativa.

Troppo spesso, infatti, le aziende combattono oggi una guerra per la visibilità a colpi di promozioni e sfoggio di testimonial, senza accorgersi dell’assenza nella loro comunicazione di un messaggio di marca che miri dritto al cuore del target.

Cosa manca alle agenzie di oggi?

L’antidoto a questo mal costume si trova in libreria.

Nel suo «La coppia creativa sono in quattro», edito da Fausto Lupetti Editore, alla rivoluzione dei mezzi di comunicazione, Emanuele Nenna risponde con l’evoluzione del reparto creativo e del reparto planning, cosciente che la tecnologia aumentando le difficoltà nel mestiere ne ha ampliato, però, pure le opportunità.

Senza ergersi a Messia di nuove “Tavole Sacre” di marketing, pragmaticamente, senza alcun nostalgico «o tempore, o mores» e rancorosi «mala tempora currunt», l’autore che è anche un creativo, spiega cosa manca alle agenzie di oggi per rimettersi al passo con i tempi: nuove figure professionali che affianchino quelle tradizionali.

Il nuovo reparto planning

Il reparto planning viene da Nenna ampliato, oltre allo Strategic Planner, da altre due figure strategiche:

– il Digital Strategist, «la versione digital fluent del planner», addetta a studiare gli atteggiamenti dei consumatori esplorando il World Wilde Web, e analizzando le conversazioni sui social media;

– il Business Planner, l’esperto di marketing in grado di immedesimarsi, così da approntare soluzioni adeguate, al business del cliente.

Il nuovo reparto creativo

Ma è nel reinventarsi il team allargato del nuovo reparto creativo che il pubblicitario supera se stesso:

– il Nuovo Art Director – sapiente di web design, video e photoediting – capace di confrontarsi anche con la direzione artistica di eventi e in grado persino di saper giudicare scenografie e coreografie;

– l’ Idea Writer, il discendente di quel copywiter, che non deve limitarsi a scrivere titoli e testi ma deve concepire l’idea creativa riuscendo infine a definirla in parole;

– l’Attention Planner, un Media Planner al quadrato, cioè un esperto di media e public relation in grado di assicurare la giusta visibilità alla comunicazione per mezzo di soluzioni creative ma fattibili,

– il Digital Creative Planner, incaricato di accellerare e trovare il giusto escamotage per propagare la condivisione dei contenuti in Rete;

– il Creative Consumer, un esperto consumatore del prodotto da pubblicizzare, selezionato tra il target, e scelto via via come consulente.

Dalla rivoluzione all’evoluzione creativa

Come per uno sport di nuova invenzione quale lo snowboard, piano piano, nacque una nuova figura di sportivo a metà tra lo sciatore e il surfista, Now Available ha già iniziato a costruire il futuro della pubblicità formando al suo interno nuove figure, ampliandone le competenze professionali, con la speranza che anche le scuole di advertising contribuiscano all’evoluzione del mestiere.

E teorie che promuovano l’evoluzione, piuttosto che anatemi che incitino alla rivoluzione, preferisce definirle il loro promulgatore e inventore, perché dagli albori della pubblicità ai nostri giorni, l’obiettivo, oggi come allora, è sempre lo stesso: «promuovere le vendite di un prodotto».

Mai più Cliente VS Agenzia

Solo dal successo commerciale dovuto alla promozione, e solo da questo, le agenzie ricevono gloria, fama, nuovi clienti nonché, ovviamente, la soddisfazione e la gratitudine di quelli vecchi.

Ma affinchè il successo commerciale sia assicurato, avverte Nenna, è necessaria una prerogativa fondamentale: la strenua e fedele collaborazione tra agenzia e cliente perchè al traguardo bisogna arrivare insieme.

La coppia creativa sono in quattro, manuale o saggio divulgativo?

La coppia creativa sono in quattro. Sessant’anni dopo Bill Bernbach art e copy non bastano più di Emanuele Nenna – mettendo alla berlina il clichè secondo cui i passi avanti nell’advertising siano unicamente frutto di intuizioni e competenza d’Oltreoceano – riunisce insieme, esponendole in sintesi, le qualità del manuale e del saggio divulgativo.

Il libro, grazie ad una concreta analisi della realtà,  apre nuove prospettive future avvalendosi dell’esperienza e del profetico dono della visione, connubio vincente in possesso degli spiriti che contribuiscono al progresso.