30 consigli per l'editing che ogni Content Creator dovrebbe conoscere

Una volta creata una newsletter, un blog o un sito, è necessario giocare un ruolo attivo nella sua evoluzione.

Pur mantenendo attenzione diligente sulla produzione dei contenuti, è necessario anche rivedere le vostre scelte passate, alla ricerca di modi per consentire a più lettori di interagire con la vostra scrittura, in altre parole, per sfruttare le abilità da scrittore, potrebbe essere necessario pensare più da editor.

Ecco i 30 consigli di editing che ti aiuteranno a diventare un più efficace redattore sui contenuti creati.

Innamorarsi del tuo sito web

1) Non farsi piacere, farsi amare.
Colpire con la presentazione iniziale. Impegnarsi a rendere il sito un capolavoro prima ancora di pensare a quale altro argomento scrivere, non è il semplice traffico sul sito a garantirti crescita, piuttosto è il mantenimento del traffico nel tempo.

2) Cura la tua immagine.
Gli elementi che includono il logo, il layout e lo stile di scrittura, sono il tuo biglietto da visita in rete e solo se curati al meglio fanno venire voglia di saperne di più.

3) Parla di te
Ovvero accendere i riflettori su te stesso ricordando che un buon proposito per venire sulla tua pagina è informare il pubblico delle tue vicende.

4) Incoraggia i visitatori a essere aggiornati.
Perchè mai dovrebbero iscriversi? Dal momento che la vostra storia si sviluppa continuamente, incoraggiate i visitatori a rimanere sul sito per essere aggiornati sui contenuti appena pubblicati.

5) Sii raffinato.
Avere gusto nella scrittura e selezionare con criterio le immagini che supportano i vostri testi per non apparire generici e banali.

6) Infrangi le regole se è per una buona causa.
La priorità assoluta è agevolare la scrittura ai tuoi lettori, se qualsiasi widget dovesse complicare ciò, lascia perdere, con coraggio e determinazione.

7) Non chiamarlo Google Minus.
Che poi Google ne rivendica i diritti e non fai una bella figura.

8) Controlla il tuo WordPress prima di distruggere il tuo WordPress.
Proteggi il tuo spazio virtuale in modo da non avere problemi tecnici e ispirare fiducia nella lettura.

9) Dì loro cosa vuoi.
Guidate i comportamenti degli utenti facendogli fare esattamente quello che vuoi che facciano. Quando qualcuno arriva sul sito, che cosa vuoi che faccia ? Sottoscrivere? Leggere? Collaborare? Avere info? Lo scopo del tuo sito web è veicolare il comportamento come avviene in un negozio fisico.

10) Dici no agli “yes men”.
Amici e parenti vi diranno “è grande!” questo senza nemmeno aver cliccato l’ URL. Affidatevi a un feedback obiettivo, da professionisti.

Una strategia editoriale Vamp

11) Innaffia le piante.
Ogni modifica apportata ai contenuti dovrebbero contribuire direttamente all’obbiettivo da realizzare.

12) Prepara, non pianificare.
Pronti per  reagire a cambiamenti di programma e a cambi di rotta, pianificare è un bene ai fini organizzativi ma non per essere veramente sul pezzo. E tu vuoi stare sul pezzo, te lo dico io.

13) Non avere ansia
E’ anche nota come “ansia da prestazione da scrittore che proprio ci tiene a fare bella figura”. Se sei preoccupato di “scrivere bene” per impressionare gli altri, questa pressione si avverte e si rischia di rimanere bloccati. Concentrati su come stimolare e in alcuni casi, aiutare il tuo pubblico, piuttosto.

14) Fai una ricerca sugli argomenti più in voga
Usa le parole chiave che vengono utilizzate dagli utenti in rete e cerca di indicizzare al meglio il tuo sito in base alle tematiche trattate, aiutati con google adwords.


15) Seduci il tuo pubblico.
Sedurre il pubblico. Comunicare contenuti e divertire.

16) Diversifica i tuoi argomenti.
Potrebbe essere necessario passare ad argomenti del tutto nuovi o espandere il tuo approccio per mantenere i lettori motivati ​​ed entusiasti.

17) Non dimenticare i contenuti già pubblicati.
Si possono fornire ulteriori informazioni in nuovi articoli per esaltare i contenuti già pubblicati?

18) Meglio poco, ma buono.
Stringere. Invece di scrivere molti post mediocri, dedicate i vostri sforzi per un pezzo solo, però potente, magari a cadenza settimanale.

19) Esprimi un’opinione.
Trovare un equilibrio tra passioni e dilemmi del vostro pubblico con le vostre posizioni che possono fornire sollievo pratico.

20) Sii minimal.
Blocca ogni sorta di distrazione, lo dico per voi. Suoni, intermittenze, mille loghi. Via tutto, minimal ma efficace.

Fai irresistibili le tue parole

21) Sii chiaro e diretto.
Le vostre descrizioni trasmettono un messaggio preciso?

22) Dividi e conquista.
Se scrivi davvero per una specifica nicchia, si esclude un altro gruppo. E’ ‘necessario. Ci possono essere persone che odiano la tua scrittura, ma vai dritto per il tuo pubblico, senza timori.

23) Utilizza un linguaggio conciso.
Scegliere poche e semplici parole che differenzino il vostro business.

24) Delinea i punti principali.
Delineare i punti principali che portai poi rimpolpare successivamente con dettagli. Ma all’inizio assicurati che i messaggi siano ben chiari poi inizi a svilupparli.

25) Sii convincente.
Ogni riga che scrivi è l’unica realtà che crei a chi legge. Metti giù la testa e lavora.


26) Attento alla grammatica.
Non sembra, ma imparare le regole linguistiche è cosa buona e giusta. Capisco che la grammatica possa essere noiosa, ma di peggio c’è la fuga dei vostri lettori e la vostra denigrazione 2.0

27) Evita errori di battitura.
Scrivere “effetto” quando si vuole intendere “affetto” non è cosa da poco.

28) Esamina ogni lettera.
Rileggere e correggere con un controllo lento che cattura gli errori.

 

29) Datti tempo.
Scrivere in più turni aiuta ad avere più tempo per riflettere. Sembra un controsenso, ma le interruzioni pianificate possono aiutare a fare progressi significativi.

30) Considera tutto come pratica.
Siate orgogliosi del lavoro che già avete completato e mirate a migliorare. Non date nulla per scontato. E ‘tutta una lezione.

Lo scrittore professionista dice: ‘E’ quasi certo che la maggior parte di ciò che scrivo non risuonerà con la maggior parte delle persone che lo hanno letto, ma nel corso del tempo, io guadagno un pubblico che si fida di me, per lo meno, sono interessante”.

~ Che non lo dico certo io ma Seth Godin

Mitsubishi Electric Climatizzazione sceglie fumetti e social network per la nuova campagna

Che aria tira Fumetti e social network per la nuova campagna Mitsubishi Electric Climatizzazione

Per il suo nuovo Kirigamine Zen, climatizzatore di design ispirato alla bellezza e l’armonia della cultura orientale, Mitsubishi Electric Climatizzazione sta proponendo una campagna che mette centro della comunicazione aziendale la creazione di un dialogo utile e creativo con i propri consumatori, attraverso i social media.

Quali sono gli ingredienti del nuovo approccio del brand leader nella climatizzazione? Curiosità, suggerimenti, informazioni utili e intrattenimento. A questo proposito, la prima iniziativa a partire è stata una divertente sit-com a fumetti dal titolo “Che aria tira?”

Due gli episodi già apparsi online nella nuova pagina Facebook della casa Mitsubishi Electric. I protagonisti sono Lara e Tom, una giovane coppia alle prese con spassose (dis)avventure quotidiane in tema con il clima, l’ambiente in cui viviamo e quei piccoli accorgimenti che possono aiutarci a vivere meglio.

Nel primo, dal titolo “Soluzioni radicali”, Lara risolve in modo inaspettato il suo piccolo problema con la regolazione termica , lasciando basito il povero Tom.

In “Tecnologia intelligente”, invece, Tom scopre il lato inedito dell’intelligenza tecnologica, grazie allo spirito arguto della sua “dolce metà”.

Che aria tira Fumetti e social network per la nuova campagna Mitsubishi Electric Climatizzazione

I fan della pagina iniziano a commentare le vicende, mentre si attende il continuo della serie!

Soylent, l'integratore che può cancellare il cibo dal mondo

Ricordo bene una scena del film 2001 Odissea nello spazio di Stanley Kubrick; l’unica scena in cui compare il cibo. Nessuna bistecca ne hamburger ma pillole.

Si è fantasticato molto sulla probabilità di nutrirsi di sole pillole quasi quanto si fantasticò del videotelefono. Mi pare che quest’ultimo sia abbastanza consolidato oggi, mentre sul cibo in compresse sembrano esserci ancora delle incertezze.

Intanto nel dubbio, qualcuno si è annoiato di passare il tempo ad aspettare che il cibo si cuocesse o, peggio ancora, perderlo stando a masticare.

Lui si chiama Rob Rhinehart e ha inventato Soylent: una bevanda nutrizionalmente completa (così afferma il creatore), dal costo molto ridotto, capace di rendere l’esperienza del pasto in una sveltina utile a soddisfare i bisogni primari. Bando alle perdite di tempo, ai sentimentalismi consumati a tavola; il cibo torna alla sua funzione di carburante per l’essere umano.

Lo stesso Rhinehart afferma:

Non doversi preoccupare del cibo è fantastico. Niente supermercato, piatti o dover decidere cosa mangiare. Mi sento liberato da un sacco di fatiche.

Ma c’è qualcosa di più profondo che interessa questo pasto liquido color sabbia, è un altro scopo per cui è nato: ridurre la disparità globale della salute. Un nobile scopo che da solo potrebbe valere gli investimenti che, un prodotto del genere, necessita per la sua affermazione sul mercato mondiale.

Maltodestrine, polvere di avena, siero di latte isolato, olio di vinaccioli, gluconato di potassio, sale, carbonato di calcio, creatina, lecitina di soia, è l’elenco aggiornato degli ingredienti che compongono il Soylent, la bevanda miracolosa che, in un sorso vuole ridurre le malattie del mondo, la spesa alimentare degli individui (bastano 60$ a settimana per nutrirsi a base di Soylent) e dare a tutti molto tempo libero, ore pasti ovviamente!

Adesso viene da chiedersi se sareste disposti all’acquisto. A voi la scelta.

Come indovinare quanti amici vedono i tuoi post su Facebook

Avete scritto uno status o avete condiviso una foto? Pensate al numero dei vostri amici che lo hanno visto. Fatto? Ok, molto probabilmente avete sbagliato. Dovete moltiplicare quel numero per 4. (100=400)

Molte più persone vedono i vostri post

Almeno questo sembra emergere da una ricerca condotta dal Facebook Data Team insieme all’università di Stanford.
Chiedendo a più di 1000 persone di stimare quanti amici Facebook avevano visto il loro post, la loro valutazione è molto lontana dalla realtà; quasi tutti si sbagliano sottostimando il numero; mentre dalle risposte emerge che la mediana è 20 amici, la mediana reale è 78, quasi quattro volte tanto.
In pratica io penso che il 6% dei miei amici ha visto il mio contenuto mentre nella realtà è quasi il 25%. Molti di quelli che vogliono più audience… non lo sanno ma la hanno già.

Da quale cilindro tiriamo fuori il numero?

Tiriamo letteralmente ad indovinare, facciamo riferimento ai like e ai commenti (esempio: “se ho 10 like, almeno 40 persone l’hanno visto“); prendiamo come riferimento una percentuale dei nostri contatti (“l’hanno visto il 20% dei miei amici”) oppure guardiamo le persone connesse in quel momento (“l’hanno visto metà delle persone che stanno in chat“).

Perché ci sbagliamo?

Gli autori suppongono che possa succedere per il fenomeno della dissonanza cognitiva: se due idee sono tra loro contrapposte o divergenti, possono creare disagio psicologico quindi automaticamente la mente tende a eliminare o ridurre tale contrasto cambiando uno dei pensieri.
Nello specifico, visto che a molti piace avere like e commenti, pensare che poche persone hanno visto il post è meglio che ammettere che molte persone lo hanno visto e non hanno messo un “mi piace” o lo hanno commentato.

Il couponing deve guardare al business

“Ogni mattina, quando arriva la newsletter di Groupon, un utente si sveglia. Sa che dovrà correre per procedere all’acquisto, o l’offerta scadrà. Ogni mattina, quando apre il negozio, il commerciante guarda la lista degli appuntamenti e sa che dovrà correre per soddisfare le richieste di tutti i clienti con un coupon. Ogni mattina, non importa che tu sia utente o commerciante, quello che è sicuro è a causa del couponing devi correre.”

La differenza è che per gli utenti il tempo limitato di validità dell’offerta è una strategia di marketing, che spinge all’acquisto impulsivo. Per il commerciante invece la corsa al ribasso (del prezzo) è un pericoloso side effect del modello di business dei siti di couponing, che di certo non ha un impatto positivo sulla qualità del servizio. Vediamo allora qual è il circolo vizioso che si è insaurato nel modello del couponing B2C e che è stato identificato come causa anche del crollo in borsa di Groupon, per poi proporre una possibile soluzione.

Il lato oscuro del couponing B2C

La maggior parte dei siti di couponing pubblicano offerte scontate almeno del 50%, trattenendo la metà del guadagno del commerciante il cui pagamento, oltretutto, è posticipato rispetto all’erogazione del servizio.

Sì è venuto quindi a creare un circolo vizioso per cui, le condizioni sfavorevoli in cui si trova il commerciante, si ripercuotono negativamente sulla qualità del servizio da lui erogato e quindi sulla reputazione online dell’azienda.

Infatti la principale problematica di questo modello di business deriva dal fatto che i clienti che acquistano con il coupon tendono a non tornare in un momento successivo ad acquistare senza lo sconto. Quindi non si verifica quel processo di fidelizzazione che dovrebbe essere la vera value proposition dei siti di couponing per i commercianti.

Il crollo in borsa di Groupon sembra dunque la conseguenza dell’assimmetria nel modello di business, che soddisfa gli utenti con sempre nuove offerte a sconti stratosferici ma che non è riuscito a consolidare una proposta di valore per gli inserzionisti.

Per risollevare il mercato del couponing bisogna dunque andare a risolvere il paradosso, dovuto al fatto che un servizio che dovrebbe essere finalizzato ad aumentare la brand awarness delle imprese e creare fidelizzazione, in realtà vada ad avere un impatto negativo sulla loro reputazione.

Il couponing per professionisti

Per dare una svolta all’approccio dei siti di couponing, una delle strade può essere cambiare il target: non più il consumer impulsivo, ma il professionista razionale. E’ stata questa l’intuizione che ha dato vita ad una nuova tipologia di siti di couponing che si rivolgono al mercato business con servizi per professionisti. Sui siti di couponing B2B non si trovano offerte di viaggi, docce solari e materassi in Memory Foam, ma sconti per piattaforme di CRM, servizi di contabilità, consulenze di creativi ed esperti di marketing…

Tra il couponing B2C e quello B2B non varia però solo il target, ma l’intero modello di business. Vediamo ora le differenze nel dattaglio.


La motivazioni razionale necessita attenzione alla qualità

Innanzitutto varia la motivazione all’acquisto: l’acquisto di un coupon per una cena al ristornate piuttosto che per una manicure è un acquisto d’impulso, al contrario le motivazioni che spingono il cliente business sono basate su necessità oggettive, come il bisogno di avviare una campagna AdWords, di acquistare immagini professionali online, di creare un logo aziendale, ecc.. L’acquisto di un coupon B2B è razionale ed incentivato dalla possibilità di ottenere risparmi reali senza rinunciare alla qualità dell’acquisto. Dunque i clienti business sono più attenti al rapporto qualità-prezzo-benefici e non solo al prezzo.

La qualità incentiva la fidelizzazione

I clienti business, essendo più razionali dei consumer, tendono in molti casi a tornare dal fornitore presso il quale si sono trovati bene, il quale può diventare il “fornitore di fiducia”. Essi sono quindi più propensi a proseguire la collaborazione anche in condizioni non promozionali, se soddisfatti in sede di “prova del servizio” con il coupon. Questo perché per il cliente business, a differenza che per il cliente consumer, il “tempo” rappresenta un costo. La piattaforme di couponing B2B permettono dunque al cliente anche di risparmiare nei costi di ricerca del fornitore affidabile.

È quindi fondamentale proporre servizi di qualità di fornitori affidabili. I venditori, essendone consapevoli, saranno molto più propensi, rispetto ai venditori B2C, a consentire ai nuovi clienti di poter “provare” i loro prodotti o servizi tramite il portale di couponing, a condizioni promozionali. Una volta acquisito il nuovo cliente infatti, i risultati della sua fidelizzazione nel B2B ripagheranno lo sforzo promozionale sostenuto.

Una proposta davvero di valore, per i venditori

Vediamo infine due altre importanti variabili: il margine dei venditori e le tempistiche di pagamento, prendendo ad esempio due siti di couponing B2B, la marocchina CloudsWave e l’italiana Group & Grow.

In questi siti gli sconti variano dal 15% al, massimo, 60%, contro il 90% che può raggiungere un sito di couponing B2C. Questo garantisce al venditore un margine più elevato. L’attività che deriva dall’acquisto sul sito di couponing non è quindi più vista come “un’attività in perdita a scopo promozionale” ma come un’attività a cui dedicare la massima attenzione come a qualunque altro cliente.

Inoltre i venditori hanno la certezza di ricevere pagamenti puntuali, infatti l’emissione del coupon è posticipata rispetto al pagamento da parte del cliente.

Infine, nel caso di Group & Grow “viene data flessibilità ai venditori sul numero di coupon vendibili, in base alle esigenze di capacita produttiva massima e sulle commissioni applicate”, come ci spiega Simonetta Piccinelli, co-founder di Group & Grow incontrata allo SMAU di Bologna. Simonetta inoltre mette in luce un’ultima opportunità dei siti di couponing B2B, quella del cliente di richiedere un servizio personalizzato. Se il cliente non trova l’offerta di suo interesse, può richiederla e Group & Grow le cercherà sul mercato negoziando le migliori condizioni.



In conclusione i siti di couponing B2B, anche se apparentemente simili a Groupon & Co. in realtà hanno un modello di business molto diverso. Essendo l’acquisto razionale solo aumentando la qualità ed affidabilità del servizio/prodotto proposto in offerta, si incentiva la “customer retention”.

Se il cliente business è soddisfatto sarà portato a tornare sul portale di coupon B2B per approfittare di altre offerte diverse, a proseguire la collaborazione con lo stesso fornitore per prodotti/servizi affini e a consigliarlo. In questo modo anche il venditore sarà soddisfatto, perché avrà un cliente fidelizzato.

Sarà questa la strada per risollevare il mercato del couponing? Forse è ancora presto per dirlo, ma i segnali degli investitori sono positivi, visto che a Maggio 2013 CloudSwave ha ricevuto un finanziamento di 500.000$.

Come creare un’infografica: 5 tool indispensabili

Perchè le infografiche sono tanto popolari? Dati e statistiche sono importanti, ma anche l’occhio vuole la sua la parte: le informazioni devono essere non solo comprensibili, ma anche invitanti. Creare un’infografica è il modo migliore per stimolare la voglia di saperne di più e diffondere dati, altrimenti freddi e noiosi, in modo accattivante.

Per creare un’infografica di successo ci sono diversi strumenti utili e facili da utilizzare, eccone alcuni:

Infogr.am

 

Infog.ram è un tool online gratuito, semplice da usare, che permette di scegliere tra diversi temi grafici: i files creati possono essere scaricati in formato .png o .pdf

InfoActive

Infoactive è al momento in versione beta: i suoi punti di forza sono la semplicità di utilizzo e il fatto di essere mobile-friendly.

Piktochart

Una delle migliori piattaforme (l’Università di Harvard è tra i suoi utilizzatori) per creare infografiche in modo professionale. La versione di prova è gratuita, mentre l’abbonamento costa 29$ al mese.

Easel.ly

Con Easel.ly potete creare infografiche scegliendo tra i diversi temi proposti, oppure partendo da zero.

Many Eyes V2

Many eyes permette di creare diagrammi, grafici e vari tipi di mappe, con risultati professionali. Non permette di creare infografiche vere e proprie, ma si integra perfettamente con altri programmi appositi.

La classifica italiana dei videogiochi PC/Console più venduti a maggio

La classifica italiana dei videogiochi PC/Console più venduti dello scorso mese (Maggio 2013)L’ultima espansione Mists of Pandaria  è uscita il 25 Settembre 2012, mentre il gioco base è stato pubblicato nel lontano 23 Novembre 2004. Un costante campione d’incassi, nel genere “MMO” con abbonamento mensile, senza eguali nella storia dei videogiochi su PC.

PC: Classifica Videogiochi (Maggio 2013)

1) World of Warcraft carta pre-pagata da 60 giorni – Activision Blizzard

La classifica italiana dei videogiochi PC/Console più venduti dello scorso mese (Maggio 2013)

2) Fifa 13 (26 Settembre 2012) – Electronic Arts

La classifica italiana dei videogiochi PC/Console più venduti dello scorso mese (Maggio 2013)

3) SimCity Limited Edition (7 Marzo 2013) – Electronic Arts

La classifica italiana dei videogiochi PC/Console più venduti dello scorso mese (Maggio 2013)

4) The Sims 3 Refresh – Electronic Arts

5) Battlefield 3 – Electronic Arts

6) Football Manager 2013Sega

7) Farming Simulator 2013Focus Home

8) The Sims 3 University Limited Edition –  Electronic Arts

9) X-Plane 8 PremiumFX Interactive

10) FX CalcioFX Interactive

CONSOLE: Classifica Videogiochi (Maggio 2013)

La passione calcistica degli italiani si riflette con ancor più forza su due importanti piattaforme console, premiando il titolo di EA uscito il 26 Settembre 2012.

1Fifa 13 su PS3 – Electronic Arts

La classifica italiana dei videogiochi PC/Console più venduti dello scorso mese (Maggio 2013)

2) God of War Ascension (13 Marzo 2013) su PS3 – Sony

La classifica italiana dei videogiochi PC/Console più venduti dello scorso mese (Maggio 2013)

3Fifa 13 su Xbox 360 – Electronic Arts

La classifica italiana dei videogiochi PC/Console più venduti dello scorso mese (Maggio 2013)

4) Lego City Undercover the Chase Begins su 3DS – Nintendo

5) Just Dance 4 su Wii – Ubisoft

6) Pokemon Mystery I Portali dell’Infinito su 3DS – Nintendo

7) Assassin’s Creed III D1 Version su PS3–  Ubisoft

8) Luigi’s Mansion 2 su 3DS – Nintendo

9) New Super Mario Bros 2 su 3DS – Nintendo

10) Call of Duty Black Ops II su PS3 – Activision Blizzard

Internet è un regno da film fantasy nell'ultimo spot Orangina [VIDEO]

Google è la principessa temeraria e combattente. Wikipedia il saputello fastidioso e non poi così saggio. Instagram è lo scemotto del villaggio. No, non stiamo parlando di questo mondo, tranquilli 🙂 I più famosi siti, motori di ricerca e app della rete si sono trasformati in personaggi di un regno fantasy nell’ultimo progetto di Orangina, “Mission 404“.

Cortometraggio prodotto da Studio Bagel e Golden Moustache per il brand francese, MIssion 404 mette in scena un mondo parallelo alla Matrix in cui Internet, regno fantastico ed epico, è minacciato da un potente e cattivo (e parecchio brutto) bug che minaccia la sua sicurezza , con conseguenti danni irreparabili anche per la nostra realtà.

Ovviamente c’è un Neo, “il piccolo Julien“, giovane stagista nerd della Internet Security Agency, che salverà la situazione, e si innamorerà di Google/Trinity mentre è impegnato a combattere sedicenti e sexy ads pop up, uccellini blu volanti e subdoli lolcats.

Ah, c’è anche un anello, ovviamente, e indovinate che forma ha?! Sì, quella di una @!

Perché è virale? Perché è branded entertaiment allo stato puro, in cui il prodotto compare per un attimo, seguendo una logica ben distante dal placement ma anzi con un’uscita piuttosta goffa.

Perché contiene la giusta dose di parodistica narrazione e di riferimenti a ciò che della rete ci annoia di più. E poichè perché strizza l’occhio alla natura dei fenomeni culturali del momento, sopra a tutti “Games of Thrones”.

6 tipi di contenuto per la tua strategia di Digital Content Marketing

Stephanie Chang, in un suo recente intervento, ha offerto una interessante relazione sull’utilizzo del digital content marketing da parte delle aziende e su quali siano le tecniche più esaustive nel massimizzare questo tipo di risorsa.

Ci ripromettiamo di affrontare a breve nel suo complesso la sua analisi, oggi però vogliamo proporvi una sezione del suo post che abbiamo trovato tanto sintetica quanto accattivante per descrivere cosa sia il DCM e come lo si programmi in maniera efficace.

Ogni azienda ormai vive nella costante esigenza di creazione di un universo di condivisione con i propri clienti. Quello della vendita non è più un processo che si riconduce al mero atto d’acquisto di un prodotto giacché l’acquisto stesso, in un mercato ridondante di offerte, è il prodotto di strategie di affiliazione e fascinazione dei possibili consumatori.

Lo schema piramidale che abbiamo appena visto va visto in funzione del processo di vendita di un prodotto o servizio, e mostra 6 tipi di contenuto adatti per affrontare il pubblico nelle diverse fasi del ciclo di vendita.

1) Awareness (Conoscenza / Prima Impressione)

La prima fase nel processo di produzione di contenuti riguarda la proposizione di materiale che introduca l’azienda al pubblico. In questa fase iniziale non è necessario puntare già al prodotto che si intende vendere, ci si focalizza sul creare una buona impressione sulla platea tale da inserirsi stabilmente nelle bacheche e pagine personali dei social network vigenti e nei circuiti di informazione. Siamo alla ricerca Like, Retweet e condivisioni.

2) Trigger ( Innesco pro-azione )

Nonostante dal grafico si intuisca come si sia ancora in una fase iniziale nel processo di vendita, con il triggering ci troviamo di fronte ad un primo cambio di passo in termine di produzione di contenuto. Una volta che il nostro brand è entrato nel mondo digitale dei possibili customer, arriva il momento di immettere contenuti che coinvolgano gli utenti in un processo di rimando attivo.

E’ consigliato stimolarli con argomenti che siano inerenti al settore di pertinenza, che sollevino necessità e bisogni la cui risposta siano i prodotti che abbiamo da offrire. Da un punto di vista tecnico è utile inserire nei contenuti pubblicati un link che riconduca alla pagina ufficiale dell’azienda o del prodotto stesso.

3) Search ( Ricerca / proposizione di risposta)

In questa fase la creazione di contenuti deve seguire una metodica di anticipazione rispetto agli interrogativi che un acquirente potenziale può sollevare nel momento in cui decide di volerne sapere di più rispetto al prodotto/servizio che si vuole fornire. Bisogna essere consapevoli di ciò che gli utenti potrebbero cercare nei motori di ricerca e quindi redigere post che rispondano alle key-words inerenti queste domande in modo da risultare più in alto possibile nella lista dei risultati.

4) Consideration ( Credenziali e Valore aziendale)

Siamo giunti ad una fase cruciale nel ciclo di vendita. Se si è agito correttamente in precedenza gli utenti sono consapevoli che hanno bisogno di quel particolare servizio prodotto che si intende proporre. E’ necessario però fare in modo che tra tutti i possibili concorrenti sia il nostro brand ad essere scelto. Per questo è fondamentale che tutti i contenuti redatti in questa fase svolgano una funziona di valore aggiunto alla nostra azienda.

5) Buy ( Vendita e promozione)

I contenuti immessi in questa fase sono abbastanza standardizzati. Siamo consapevoli che si è creata la domanda per il servizio/prodotto che la nostra azienda ha posto sul mercato, dobbiamo quindi creare contenuti altamente descrittivi ed informativi, nei quali spieghiamo con efficacia e semplicità tutto ciò che è destinato ai nostri potenziali acquirenti, esaltando i punti di forza che rendono la nostra offerta migliore di quella della concorrenza.

6) Stay ( Fidelizzazione & Customer Service )

Il marketing moderno prefigura come l’atto di acquisto di un bene non sia la fase finale di un processo di vendita. Il servizio clienti e tutte le misure di fidelizzazione di quote di mercato acquisite sono parte integrante della vendita di prodotto. A voler essere estremisti sono operazioni che consolidano e certificano un processo di vendita e garantiscono il buon esito per le attività future.

E’ per questo che sempre più spesso il DCM si sofferma su questa fase finale del ciclo di vendita nel quale i contenuti (esempio classico sono l’utilizzo dei social media al fine di customer service) sono volte all’instaurazione di un rapporto di fiducia e complicità tra azienda ed utenza.

Tiriamo quindi assieme le somme di quanto analizzato sin ora :

Sviluppare una strategia di content marketing significa mettere in essere comportamenti e competenze nelle quali contenuti e tempistica sono in stretta interconnessione. Un consiglio per ottimizzare una campagna consiste nel calendarizzare tutte le attività che si intendono pubblicare (del resto il digital content marketing prefigura la capacità dei professionisti di comportarsi da editori innanzitutto). Quanto più i nostri contenuti saranno omogenei, proposti con i giusti tempi e negli spazi più consoni, tanto più alte saranno le possibilità che il nostro brand faccia breccia nel mercato e si assicuri un giusto successo in termini di guadagno e reputazione.

iOS 7: l'evoluzione dal primo iPhone ad oggi

Dal debutto di iOS 7, ci siamo chiesti dove fosse la rivoluzione del nuovo sistema operativo mobile di Apple: ci siamo domandati se non fosse in realtà un cambiamento necessario sebbene poco importante secondo molti fan e no.

Critiche a parte, abbiamo evidenziato come il look and feel di iOS è fondamentalmente diverso rispetto alle precedenti release e ha segnato un cambio di rotta evidente soprattutto riguardo la grafica, tanto che ormai si ritiene superata l’era dello scheumorfismo tipico di Apple e si parla della nuova era a firma di Jonathan Ive.

Mentre aspettiamo il lancio sugli store a settembre di iOS 7, facciamo un passo indietro e vediamo la storia dell’OS di Apple.

iOS 1

Con il lancio del primo iPhone, Apple ha stabilito l’aspetto generale di quello che sarebbe diventato il primo sistema operativo mobile per il touchscreen.

La sua interfaccia principale è diventata un must: le schermate da scorrere con le icone delle applicazioni, ognuna con gli angoli arrotondati e nella parte inferiore le quattro icone fisse. Inutile dire che ha ispirato molti competitors.

Oltre alla homescreen, iOS 1.0 ha stabilito una serie di altre interfacce ed elementi di design che abbiamo ritrovato in ogni versione successiva di iOS. La tastiera sullo schermo, Google Maps, Safari Mobile, l’interfaccia delle chiamate, il “Visual Voicemail” erano tutte caratteristiche fondamentali già presenti in iOS 1.0. Inoltre, nel menu delle Impostazioni, la caratteristica barra in alto di un blu più scuro del resto della schermata è rimasta così da quella versione.

 

iOS 2

Mentre iOS 1.0 ha stabilito i paradigmi dell’esperienza mobile di Apple, iOS 2 ha ampliato l’esperienza con l’aggiunta dell’AppStore e delle applicazioni di terze parti.

La seconda versione di iOS è stata rilasciata quando l’iPhone compiva un anno di età, nel luglio 2008. L’aggiunta di MobileMe, è la prima impresa riuscita di Apple in elettronica basato su cloud e sincronizzazione.

l'evoluzione di ios_ios3iOS 3

Le sue icone hanno guadagnato profondità e texture rendendo unica l’esperienza con iPhone 3GS.

iOS 3,  lanciato nel giugno 2009, ha riempito un sacco di spazi vuoti lasciati dalle versioni precedenti del sistema operativo (ad esempio il “copia e incolla”) aggiungendo anche molto feuture richieste dagli utenti, come la tastiera disponibile in modalità orizzontale. iOS 3 ha portato l’introduzione delle notifiche push. Inoltre il Voice Control ha offerto agli utenti un nuovo modo per trovare e riprodurre musica o semplicemente ha reso più facile fare una telefonata!

Nell’aprile 2010, Apple ha rilasciato iOS 3.2, che ha segnato un cambiamento importante nella evoluzione iOS per via del lancio del primo iPad. L’aspetto era molto simile a quello dell’iPhone, ma scalato e leggermente ottimizzato per sfruttare lo schermo più ampio.

iOS 4

iOS 3 ha reso le icone più levigate; iOS 4 le ha raffinate ancora di più: arriva nel giugno 2010, aggiungendo una sottile riflessione per le applicazioni nel dock. Ha anche aggiunto anche altre texture, come ad esempio quella del Game Center, con il suo feltro verde e finiture in legno tipiche dei tavoli da gioco.

Ma la novità maggiore che porta iOS 4 è senza dubbio il multitasking. Facendo doppio clic sul tasto Home, è possibile accedere a una fila di icone delle applicazioni nella parte inferiore dello schermo, che consente di passare rapidamente tra le applicazioni aperte senza dover far scorrere le pagine della home, con la possibilità di chiuderle. Insieme al multitasking arrivano anche le cartelle, che permettono all’utente di raggruppare una serie di app correlate in un unico luogo, risparmiando spazio e aumentandone l’efficienza.

iOS 5

Con iOS 5  l’interfaccia non cambia, ma apporta una nuova app che sarà destinata ad accompagnarci tutti i giorni: Siri.

Le sue abilità sono state inizialmente abbastanza limitate, per la prima volta, Apple ha introdotto un vero modo per interagire con il nostro dispositivo iOS introducendo il riconoscimento vocale in una nuova veste. Con una pressione del tasto home, compare l’interfaccia di Siri che ascolta ogni nostra richiesta. Anche Notes, il blocco note a fondo giallo, ha ora particolari e texture sempre più realistiche. Arrivano invece i Promemoria, utili liste di ToDo.

iOS 6

Uno dei temi principali di iOS 6 è stata la sua unificazione con OS X attraverso i servizi cloud-sincronizzati come Messaggi, Calendario, e, naturalmente, iCloud.

Inoltre, l’utilizzo di texture è ancora forte. Le modifiche di progettazione di iOS 5 sono sottili, se non per il lettore musicale tramite lo scorrimento del volume. Viene introdotto Passbook, in grado di raccogliere tutti le nostre chiavi d’accesso, e codici di carte di credito.

iOS 7

Sul palco al WWDC 2013, il CEO di Apple Tim Cook ha chiamato iOS 7 “il più grande cambiamento per iOS dall’introduzione di iPhone”.

Apple ridisegna gli elementi visivi in ​​uno stile semplice e piano. Solo un paio di colori contrastanti, un gradiente, e il gioco è fatto. Il nuovo iOS utilizza anche i cerchi come un elemento di design chiave in tutta l’interfaccia. Gli sfondi sono ormai quasi tutti bianchi, in contrapposizione alla vecchia luce blu o grigio. Le applicazioni sulla schermata iniziale, quando si inclina il telefono, seguono la sua inclinazione.

Vi abbiamo anche detto che un elemento importante è la nuova esperienza multitasking. Doppio click sul tasto home ed ecco subito in primo piano le miniature delle applicazioni aperte, in modo da poter vedere non solo le icone delle applicazioni, ma che cosa esattamente sta succedendo all’interno di ogni app e chiuderla facendo scorrere verso l’alto la miniatura.

E voi vedete ora il cambiamento? Sarà davvero una rivoluzione?