Come usare le tecnologie indossabili per rafforzare la brand experience

Come usare le tecnologie indossabili per rafforzare la brand experience

Come usare le tecnologie indossabili per rafforzare la brand experience

L’evoluzione della tecnologia (e dei tessuti) ha permesso negli anni la realizzazione di capi d’abbigliamento sempre più sofisticati. Ne sanno qualcosa gli sportivi più incalliti che non si lasciano sfuggire le ultime tendenze in fatto di maglie traspiranti, costumi idrodinamici e outfit in grado di resistere alle condizioni atmosferiche più estreme.

Ma cosa succede quando gli accessori d’abbigliamento e le fibre dei tessuti vengono a contatto con la realtà aumentata (o con altre tecnologie in grado di apportare ulteriori informazioni)? È la domanda cui tenta di rispondere la ricerca di iQ by Intel su PSKF.com, aprendo scenari tutt’altro che avveniristici.

I vestiti intelligenti di Intel

Per rimanere in ambito sportivo, basti pensare che sono in fase di realizzazione t-shirt con display touchscreen sulle maniche, in grado di monitorare non solo il battito cardiaco e i livelli di idratazione dell’atleta, ma anche la temperatura esterna e il grado di umidità. Un altro esempio di come si combinano i tessuti con le tecnologie flessibili è la giacca per sport invernali della ColdWear, dotata di sensori che avvisano l’atleta in caso di principio di congelamento o di eccessivo affaticamento.

In un contesto urbano invece, il braccialetto intelligente potrà presto darci informazioni sugli orari dei mezzi di trasporto e sulla qualità dell’aria che stiamo respirando, semplicemente accedendo ai dati disponibili nell’ambiente che ci circonda.

Come usare le tecnologie indossabili per rafforzare la brand experience

Lo smart shopping non è più fantascienza

Ecco come potrebbe cambiare lo shopping. La vostra giacca intelligente, elettronicamente integrata, potrà riconoscere, all’interno del negozio in cui siete entrati, i capi d’abbigliamento e gli accessori compatibili appartenenti alla stessa marca. Sarà la giacca stessa a indirizzarvi verso il reparto del negozio che più incontra i vostri gusti, indicando il percorso da seguire attraverso leggeri “strattoni sul tessuto”. Oppure potrà illuminarsi in presenza di offerte imperdibili.

Un esempio pratico? Burberry sta sfruttando l’integrazione tra tessuto e tecnologia, inserendo all’interno dei capi d’abbigliamento dei tag con informazioni aggiuntive per consentire ai clienti di accedere a dettagli più approfonditi prima di procedere con l’acquisto.
Come usare le tecnologie indossabili per rafforzare la brand experience

Le tecnologie indossabili daranno nuovo slancio alla brand experience

Se immaginiamo di applicare la realtà aumentata alla moda e al retail, possiamo intuire gli sviluppi di marketing di una simile integrazione. La tesi di Intel è che la realtà aumentata applicata all’abbigliamento porterà a un livello superiore la brand experience, ovvero la capacità di una marca di generare nel cliente aspettative di consumo che siano al tempo stesso gratificanti e coinvolgenti.

Ogni capo potrà comunicare con gli accessori e i vestiti circostanti, agevolando così i clienti nell’acquisto di un completo set d’abbigliamento, piuttosto che di un unico indumento. Gli smart consumer avranno presto a disposizione una grande quantità di informazioni che potrà aiutarli nella scelta di capi e accessori in linea con il loro digital lifestyle.

App Store: 10 mila dollari a chi scarica l'app da record [BREAKING NEWS]

Un traguardo da record quello che Apple si appresta a superare: 50 miliardi di applicazioni scaricate!

Per la casa di Cupertino questa è l’occasione giusta per ringraziare i consumatori più fedeli con un premio considerevole: a colui che scaricherà la 50miliardesima ap, quella che segnerà il record, Apple darà una  Carta Regalo del valore di 10 mila dollari!

E per color che per poco dovessero mancare il premio principale, c’è un premio di consolazione niente male: chi scarica una delle prime 50 app successive, può infatti vincere una Carta regalo App Store del valore di 500 dollari.

Sul sito di Apple è possibile seguire in diretta il countdown: del resto il contest è aperto dal 29 aprile ma ora siamo agli sgoccioli (siamo già oltre i 49,5 miliardi )e vale la pena tentare! Inoltre non occorre necessariamente fare download per partecipare al contest, ma è possibile farlo anche compilando un modulo di iscrizione alternativo . Vi invitiamo comunque a leggere il regolamento se non volete trascorrere questa giornata col dito sul vostro touchscreen!

Chi avrà il dito più veloce dell’App Store e si aggiudicherà il primo premio? Se uno di voi è il fortunato, ce lo faccia sapere! In bocca al lupo e buon download!

 

The Walking Dead: ecco perché conviene ancora investire in tv

Qualche giorno fa vi abbiamo detto che, nonostante la continua diffusione della pubblicità online, le inserzioni pubblicitarie televisive sono ancora in crescita e si prevede addirittura un ulteriore incremento.

Se vi state chiedendo come sia possibile che il mezzo televisivo resista ancora ai new media, date un’occhiata alla programmazione televisiva statunitense e vi renderete conto che ci sono ancora prodotti che rendono conveniente investire in tv. E non parlo solo di serie rivolte ad un target vasto come The Big Bang Theory, Modern Family e American Idol, ma anche delle serie prodotte dalle reti via cavo e rivolte ad un pubblico più di nicchia.

Mi riferisco, tra tutti, a The Walking Dead, che in questi tre anni di programmazione ha continuato a raccogliere consensi da pubblico e critica.


Mentre per la maggior parte dei programmi sulle reti via cavo le tariffe sono piuttosto basse (soprattutto rispetto a quelle dei network), il drama sull’apocalisse zombie di AMC è l’eccezione che conferma la regola.

I pacchetti pubblicitari per The Walking Dead sono notevolmente superiori rispetto a quelli di altri show via cavo,  grazie anche agli alti indici di gradimento della fascia demografica 18-49 (in riferimento alla stagione televisiva 2012-2013, The Walking Dead è secondo solo a Sunday Night Football ) e alla sua forte presenza tra i giovani uomini, che costituiscono uno dei gruppi più interessanti per gli inserzionisti.

Parliamo di numeri: 12.4 milioni di spettatori erano sintonizzati sulla AMC per vedere l’ultimo episodio della terza stagione, di questi 8.1 milioni sono appartenenti alla fascia 18-49, con un rating di 6.4 (battendo persino l’attesissima season premiere di Game of Thrones).

Oltre agli spot tradizionali, una buona fetta di guadagni proviene anche dal Product Placement, di cui la rete fa largo uso.
Hyundai, per esempio, ha avuto una grande presenza nello show con la Tucson Limited Crossover che è il veicolo utilizzato più frequentemente dal gruppo di sopravvissuti e che compare in molte scene importanti.

Naturalmente, Hyundai ha stipulato un accordo con i creatori dello show e la società di produzione per assicurarsi che l’auto sia sempre mostrata in un buono stato, pulita e sicura. E se un’auto sopravvive ad una mandria di zombie, come resistere alla tentazione di acquistarla?

Investire in Product Placement è importante oggi più che mai poiché in questo modo coloro che guardano il programma in differita su piattaforme come Netflix, iTunes o Amazon sono esposti alla pubblicità nello stesso modo degli spettatori che lo guardano in diretta su AMC.

In un mondo post apocalittico non sarà stato facile elaborare una strategia di Product Placement.
“Il fatto è che si tratta di un concept su un mondo dominato dagli zombie, in cui sono state distrutte tutte le reti elettriche” – ha spiegato Melissa Wasserman, vice presidente advertising sales marketing della AMC – “quindi le persone non utilizzano i loro computer o telefoni.

Bing ha trovato il modo per essere collegato a The Walking Dead in maniera verosimile con questo spot:

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=eCbIBuTTGQM’]

“Non vogliamo interferire con la narrazione principale dello show e non c’è bisogno di imporre il prodotto in un mondo che non è adatto ad esso”, ha dichiarato Chet Fenster, managing partner di MEC Entertainment, divisione product placement e branded content dell’’agenzia di WPP.

Il problema si fa ancora più grande se il brand da integrare nella trama è Pizza Hut. Vedere mandrie di zombie che mangiano essere umani non favorisce di certo l’appetito.

“Forse avremmo potuto avere una scena in cui si nascondono in un ristorante Pizza Hut per pianificare un attacco o una fuga” – ha detto Chris Fuller, direttore delle pubbliche relazioni per Pizza Hut- “ma abbiamo pensato non fosse un tipo di integrazione giusta per noi.”

Così la catena si è associata ai personaggi dello show attraverso il “The Walking Dead Trailer Mash-Up Contest“, un concorso su Facebook che permetteva agli spettatori di costruire il proprio trailer dello show.

Don’t Fight, Switch: Nokia si prende gioco di Apple e Samsung [VIDEO]

“The Wedding” è il titolo dello spot di Nokia Lumia 920, diretto da Roman Coppola per  Wunderman. “Don’t fight, switch” è la tag-line utilizzata da Nokia e Microsoft per la campagna pubblicitaria che sta accompagnando il nuovo smartphone.

Non è questa la prima volta che Nokia  va all’attacco con degli spot che si prendono gioco della concorrenza, come nel precedente “Time to #switch” in cui si raffigura uno scenario surreale intento ad attaccare solamente Apple e Iphone. In questo caso Nokia alza il tiro e sfodera un doppio attacco includendo anche Samsung. Infatti il nuovo spot di Nokia, trasmesso precedentemente in televisione negli Stati Uniti e solamente da poco più di una settimana pubblicato su youtube, ci pone davanti ad un classico: “Il matrimonio”.

La sala è gremita, da un lato gli invitati della sposa dall’altro gli invitati dello sposo. I primi intenti a scattare foto con il Samsung Galaxy mentre i secondi con un Iphone 5. Tra una parola e un’altra scatta una mega rissa tra i due schieramenti mentre sullo sfondo due camerieri tranquilli intenti a documentare la scena con il loro Lumia.  Una trama semplice quanto efficace e uno slogan che dice tutto: “Don’t Fight, Switch”.

Naturalmente l’intento è quello di far notare e di sbeffeggiare  l’accanimento degli utenti di smartphone pronti a litigare per difendere il proprio device. Siamo stati più o meno tutti almeno una volta coinvolti in una discussione su “Iphone o Galaxy” , “IOS o Android”, “Apple o Samsung” insomma è ormai nota la diatriba tra i seguaci dei due brand. In questa contesa si aggiunge Nokia con il Lumia 920 utilizzando un vecchio slogan di una campagna Apple del 2002 : “Switch” , quando Apple tramite dei testimonial metteva in evidenza le problematiche del PC. A distanza di più di dieci anni Windows ricambia con la stessa moneta.

Chissà se il fortunato slogan avrà la meglio sul mercato e su gli utenti? Potrebbe funzionare come per Apple?

StudentiFuori.it sbarca su Spotify [INTERVISTA]

La scorsa settimana abbiamo riflettuto su come i brand possano sfruttare il potenziale di Spotify.

Oggi approfittiamo della disponibilità di Roberto per scoprire il ruolo che può avere Spotify in una community come quella di StudentiFuori.it. Il blog, infatti, è il primo in Italia ad aver adottato Spotify per implementare l’esperienza offerta agli utenti.

Prima di tutto inizierei con una domanda generica per farvi conoscere anche a chi non ha ancora sentito parlare di voi. Spiegaci un po’ cos’è Studenti Fuori.

StudentiFuori.it è un blog ideato da Umberto Ciprì, studente fuori sede di IED Milano, per dare una mano agli studenti fuori sede ad ambientarsi nella città di adozione e ad abituarsi alla vita indipendente lontano da casa.

Come già detto a gennaio sempre su Ninja Marketing, il blog vuole essere un manuale di sopravvivenza per chi ha deciso di intraprendere gli studi in una città diversa da quella natale. Un “prezioso sito per imparare a vivere lontano casa” (come lo ha definito La Repubblica XL), dai toni informali, scritto da altri studenti, con possibilità di interazione. L’intenzione è quella di colmare lo spazio lasciato libero dagli atenei.

A differenza di altri blog, StudentiFuori.it fornisce informazione autentica, dal tono un po’ “cazzone”, da conversazione tra pari davanti alla macchinetta del caffè, mettendo ordine nel sovraccarico informativo, smorzando il tono anacronisticamente burocratico proveniente dai siti delle università, accompagnando lo studente anche nella vita casalinga e notturna.

Dicci qualcosa di te. Che ruolo ricopri tu nel sito?

Collaboro con il blog dal giorno della sua nascita e ho assistito a tutte le sue trasformazioni, dallo stadio iniziale di pubblicazione random di post scritti da cinque persone allo stadio attuale di redazione di 17 persone. Io sono il contributor di Pesaro-Urbino, fuori sede siciliano, e studio Comunicazione e pubblicità per le organizzazioni all’Università degli studi di Urbino “Carlo Bo”.

Cosa vi ha spinti a lavorare su Spotify?

Tutta la squadra si impegna quotidianamente a voler realizzare qualcosa che si allontani dall’editoria classica e che sia veramente utile e divertente per gli studenti italiani, facile da raggiungere grazie ai servizi che siamo abituati a usare quotidianamente online.

La fruizione top-down da autore a lettore non esiste più da parecchio e StudentiFuori.it vuole connettere sempre di più i suoi lettori, oltrepassando i confini (barricati) degli atenei italiani. Ogni giorno inoltre può spuntare una nuova piattaforma UGC che rielabori il concetto di partecipazione… e noi vogliamo essere lì, in particolare se al suo interno vagano tanti studenti senza un potenziale hub che possa permettere loro di scambiare informazione.

Ci siamo concentrati su Spotify perché non esiste studente universitario che non abbia almeno una canzone legata a un momento del suo percorso di studi. Il lancio della piattaforma in Italia ha risposto a un’esigenza che in redazione avvertivamo da tempo.

Non l’abbiamo fatto perché Spotify “fa figo”. Crediamo che si tratti realmente di un servizio completo, vicino alla nostra filosofia partecipativa, la stessa che a settembre 2012 ci ha spinti a raccogliere sul sito i contenuti taggati #studentifuori provenienti da Instagram.

Quali obiettivi vi augurate di raggiungere con l’implementazione di Spotify?

Maggiore coinvolgimento dell’utente. Spotify non farà miracoli di alcun tipo e, come Facebook, Twitter e Instagram, non è il fine, ma solo un mezzo. E’ uno dei primi passi necessari per mettere in piedi qualcosa che completi a trecentosessanta gradi il concetto di “manuale di sopravvivenza per studenti fuori sede”. Spotify non è l’apice, ma un bel punto di partenza.

In che modo cambierà l’esperienza e il coinvolgimento degli utenti che vi seguono?

La fruizione di StudentiFuori.it sarà multimediale e si estenderà anche ai momenti il cui il lettore non ci legge. Non a caso, le playlist del blog sono collaborative e dedicate a momenti della giornata in cui il lettore non visita il nostro sito (studio pre-esame, appuntamenti amorosi, pulizie, cucina…). L’utente può aggiungere liberamente i suoi brani preferiti e ascoltarli in ogni momento della giornata insieme ad altri brani inseriti da lettori sparsi per l’Italia, in altri atenei.

L’elenco completo delle playlist di StudentiFuori.it si trova qui.

Pedala con Atom e ricarichi mente, corpo e smartphone!

Pedala con Atom e ricarichi mente, corpo e smartphone!
Se in sella alla vostra bici volete sfruttare al meglio l’energia prodotta dalle faticose pedalate non potete fare a meno di Siva Cycle Atom. Il dispositivo, promosso su Kickstarter, rende ancora più eco-compatibile la vostra attività fisica: Atom è infatti in grado di trasformare l’energia meccanica in energia elettrica, di accumularla in una batteria tascabile che può essere collegata a qualsiasi tipo di device e che può funzionare anche mentre si sta pedalando.

I progettisti, Aron Latzke e David Delcourt, hanno ovviamente pensato a tutto nei minimi particolari: Atom pesa solo 300 grammi, ha una dimensione di 18 cm per altezza, 7 cm di larghezza, 3 cm di profondità e per applicarlo alla vostra bicicletta occorrono solo 5 semplici mosse e poco meno di 2 minuti:

1) staccate il bloccaggio rapido del mozzo della ruota posteriore;

2) spostate il resto della bici per poter lavorare sulla sola ruota posteriore;

3) attaccate Atom all’asse mozzo;

4) riportate la bici a un corpo unico;

5) fissate il bloccaggio rapido del mozzo della ruota posteriore. That’s it!

Ecco, grazie ad un video, come installare Atom:

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=rRh1KApsOBo&feature=player_embedded#!’]

La base da fissare alla bicicletta integra una batteria rimovibile da 1300mAh, in grado di fornire energia pari quasi al 70% della carica completa di un iPhone 5. All’interno della confezione di Atom troverete il generatore, la batteria rimovibile (con USB incorporata), un cavo di 1 metro con uscita usb per trasportare l’energia fino ai device ed alcuni attrezzi utili al montaggio (brugola, ganci vari, cinghie, scotch, ecc..).

Pedala con Atom e ricarichi mente, corpo e smartphone!

Ma perché Atom è innovativo rispetto agli altri dispositivi simili presenti in commercio? Davi Delcourt, Ceo e cofondatore di Siva, ci dà tre motivazioni: “In primo luogo per il prezzo conveniente, solo 95 $ online su Kickstarter, mentre gli altri generatori si aggirano intorno ai 400 $ e in più o la ruota della bici deve essere omologata al dispositivo oppure bisogna comprare un adattatore esterno per collegare il device. Ciò ci porta all’altro aspetto positivo di Atom: appena tolto dalla scatola può essere montato senza procurasi altri pezzi. In terzo luogo – conclude Delcourt – la batteria rimovibile di Atom è simile a un Mophie ma è frutto di energia pulita, quella creata dal vostro pedalare”.

Una quarta motivazione la diamo noi: Siva, per ogni 10 pezzi venduti ne regalerà uno a coloro i quali nei paesi in via di sviluppo potrebbero avere problemi a trovare fonti di energia elettrica.

Pedala con Atom e ricarichi mente, corpo e smartphone!Se volete essere tra i primi ad avere Atom affrettatevi a prenotarlo online e verso la fine del 2013 potrete pedalare e contemporaneamente ricaricare in maniera ecologica i vostri device. Insomma, non avete proprio nessuna scusa per rinunciare al gadget ecologico … se non la pigrizia di non saltare in sella! Come on!!!

Per appassionarvi ad Atom, intanto, ecco il video di presentazione. Buona pedalata!

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=zcnY-mcw4zc’]

Ring, la sveglia (letteralmente) digitale!

Ring: la sveglia digitale che non disturba gli altri

Ring è la sveglia digitale che non disturba gli altri

Le sveglie non hanno mai riscosso tanta simpatia, specialmente se si condivide una camera da letto con il proprio partner, oppure con un fratello o una sorella che la mattina devono svegliarsi più tardi o hanno programmi diversi dai nostri.

I tempi delle vecchie sveglie a orologio sono finiti e tutti ormai utilizzano la sveglia del proprio smartphone, che si può impostare in maniera tale da minimizzare il problema, ma che non elimina quella sgradevole sensazione di svegliarsi per colpa della persona con cui si condivide la camera da letto.
Ring è la sveglia digitale che non disturba gli altriRing nasce proprio da questa esigenza: svegliarsi all’ora desiderata senza disturbare gli altri. Con l’innovativa sveglia del designer Fandi Meng infatti, il problema di svegliarsi senza traumi e senza disturbare il proprio partner sembra sia risolto. La sveglia, piacevole anche nel design, è una dock a cui vengono connessi degli anelli, i quali vengono programmati per vibrare all’orario desiderato.

Gli anelli devono poi essere indossati prima di addormentarsi (il designer consiglia il polpastrello perché è la parte più sensibile del dito), poi basta attendere che la “sveglia” faccia il suo dovere la mattina. Ring è costituito da due parti, una rigida e una elastica, che rendono agevole l’inserimento nel dito e permettono al dispositivo di rimanere nella posizione desiderata.
Ring è la sveglia digitale che non disturba gli altri
Il segreto dell’anello è un microchip, che ha il compito di inviare un impulso ai due piccoli dispositivi responsabili della vibrazione.

Ring potrebbe essere l’apripista per nuove sveglie – sempre meno “traumatiche” – sia per i più mattinieri sia per i più dormiglioni 😉

Chanel celebra i suoi 100 anni con un cortometraggio di Karl Lagerfeld

Chanel, tra le più celebri maison di moda al mondo, non poteva che celebrare il suo 100° anniversario in grande stile. Così ha affidato l’arduo compito nelle mani di Karl Lagerfeld, suo collaboratore nonchè stilista, fotografo e regista indipendente.

Il risultato è l’attesissimo cortometraggio in bianco e nero Once upon a time, incentrato sul debutto nel mondo della moda di Coco Chanel, dall’apertura della prima boutique nel 1913 fino all’affermarsi dell’inconfondibile “stile Chanel”.

Per vestire i panni della giovane Coco Chanel è stata scelta l’attrice britannica Keira Knightley, già testimonial della fragranza Coco Mademoiselle e che per l’occasione ha dato il volto alla capostipite della storica fashion house.

La Knightley è stata affiancata dall’attrice Clotilde Hesme, interprete della zia della stilista, e da un centinaio di modelli in abito storico. Le due attrici, neanche a dirlo, hanno indossato dei sobri costumi firmati dallo stesso Lagerfeld.

Lo short film è stato girato nella Cité du Cinéma di Luc Besson, che per l’occasione ha visto rivivere al suo interno i paesaggi di Deauville, la cittadina balneare nella quale la storia della maison Chanel ebbe inizio.

L’anteprima è prevista per l’8 maggio a Singapore e, contemporaneamente, online sul sito Chanel-news.
Non ci resta dunque che ingannare l’attesa con la visione del trailer che, seppur di pochi secondi, riesce a darci un assaggio di altri tempi.

Accumulare 99 anni di sfortuna in soli 61 secondi [VIDEO]

Quante volte vi è capitato di spargere del sale su uno specchio rotto o di cambiare strada solo perché un gatto nero ha incrociato la vostra? Se queste stravaganti pratiche vi sono familiari vuol dire che siete superstiziosi!

Due elementi indipendenti ne compongono il contesto: c’è la persona che ripete la stessa azione e c’è l’evento atteso che si verifica un certo numero di volte, alcune delle quali saranno coincidenti con il gesto superstizioso. Queste poche volte saranno scambiate come prova dell’esistenza di una relazione di causa-effetto. Ma quanti di voi avrebbero il coraggio di fare proprio quelle azioni che “portano sfortuna”?

Il nostro sopravvissuto, Henry Goldman, ci dimostra come perdere 99 anni in soli 61 secondi!
Come? Rompendo specchi, passando sotto le scale, facendo cadere del sale e chi più ne ha più ne metta.
Per ogni attività è stata calcolata la quantità di sfortuna e gli importi possono variare a seconda della circostanza personale.

Per fare tutto ciò BuzzFeed ha consultato vari esperti sulla sfortuna tra il folklore popolare e le ha fatte integrare con le nostre esperienze. E voi, non siete curiosi di sfidare la fortuna?

App Made in Italy: Facile.it, l'assicurazione a portata di app!

App Made in Italy è la rubrica di Ninja Marketing dedicata alle migliori app italiane: con il nostro Tamoshikuto conosceremo più da vicino le agenzie e i professionisti che operano nel settore Mobile qui nel Bel Paese!

Marco Giorgi

Non c’è impresa più ardua del confrontare le innumerevoli offerte delle polizze assicurative e scegliere quella più vantaggiosa e conforme alle nostre esigenze. Il portale Facile.it! dal 2009 aiuta gli utenti confrontando le diverse offerte e suggerendo le migliori e dal suo sito permette direttamente oltre che la formulazione del preventivo anche l’acquisto.

Oggi Facile.it mette a disposizione un’app gratuita per iPhone (compatibile anche con iPod e iPad), che trova le offerte migliori per assicurazioni auto e moto, mutui e prestiti. Facile.it è inoltre la prima app in Europa  che permette di sottoscrivere l’assicurazione per il vostro veicolo ovunque voi siate:  pensate che il primo acquisto di una polizza è avvenuto a Treviso a soli 41 minuti dal lancio dell’app!

Per la nostra rubrica App Made in Italy  abbiamo così intervistato Marco Giorgi, Responsabile Marketing di Facile.it.

L’app mobile di Facile.it, la prima in Europa che permette di sottoscrivere una polizza Rc auto da Mobile. Potrebbe essere la svolta per il mondo assicurativo?

Lo è di sicuro. Ogni settore deve fare i conti con lo sviluppo della tecnologia e con i nuovi modi di usufruirne. Noi abbiamo sempre creduto in questo e abbiamo fatto dell’eccellenza tecnologica il nostro fiore all’occhiello, l’app che abbiamo lanciato nelle scorse settimane non è che l’ultima dimostrazione.

Questa app è user friendly, time saving e money saver… tutto sul nostro telefono?

Come detto, uno dei nostri obiettivi era permettere agli utenti di avere un’esperienza positiva, oltre che sul nostro sito web, anche sul proprio smartphone.  La nostra attenzione sul tema è stata suggerita anche dall’evoluzione di un mercato in cui la fruizione dei servizi web avviene sempre più da dispositivi mobili: l’utente moderno è attento ed al passo con i tempi, e si aspetta di ritrovare sul proprio iPhone la stessa offerta che trova sul web.

Per non deludere tali aspettative abbiamo quindi lavorato molto sull’usabilità, cercando di rendere la fruizione molto semplice ed intuitiva, attraverso la ricerca di funzionalità familiari agli utenti iOS. Ovviamente una piacevole user experience va interpretata come il mezzo attraverso il quale il fruitore possa raggiungere l’obiettivo finale: avere in pochi minuti un confronto tra le offerte delle compagnie assicurative, e soprattutto poter scegliere la più conveniente risparmiando sulla propria polizza RC.

Il punto di forza della app è che non consente solo il confronto delle polizze, ma, prima in Europa, permette all’utente anche di procedere all’acquisto effettivo. Siamo riusciti a garantire l’esperienza a 360°.

Risparmiare tempo e denaro bastano come motivazioni per sottoscrivere un’assicurazione mentre siamo al bar, o mentre aspettiamo la fidanzata sotto casa? Come avete affrontato le problematiche relative alla fiducia del consumer?

Fin dal 2009, anno in cui l’azienda si è presentata al pubblico, ci siamo posti come intermediatori anche culturali in un mercato fino ad allora caratterizzato da una reciproca sfiducia; la serietà con cui abbiamo sempre svolto il nostro lavoro, senza privilegiare nessuna delle due parti in causa nel contratto assicurativo, ma consentendo ad entrambe di arrivare ai risultati migliori ci ha premiato ed oggi i consumatori sanno che Facile.it è un marchio affidabile.

Il nostro lavoro è stato riconosciuto addirittura dalla Comunità europea che, qualche anno fa, scelse proprio noi come case history di eccellenza per l’annuale European Consumer Summit, il convegno annuale che organizza ogni anno a Brusselles per presentare le migliori novità per i consumatori. Siamo stati in grado di creare e mantenere la fiducia grazie ad un marchio ogni giorno più conosciuto e legato ad una realtà in continua crescita.

Come detto, ci siamo messi nei panni dei consumatori. Oggi lo smartphone si usa sempre più spesso e in un numero crescente di occasioni, anche in ufficio. Gli utenti si aspettano di poter fare tutto sul loro device, e grazie a noi ora possono anche sottoscrivere la polizza auto o moto.

Dopo 40 minuti dal lancio la prima assicurazione, dopo un’ora la seconda. Allora gli utenti non sono così diffidenti come pensiamo noi?

Non lo sono se sanno di avere a che fare con un partner affidabile e che gli consente di operare in assoluta tranquillità e sicurezza. Facile.it lo è e ha saputo comunicarlo ai suoi utenti.

Quali servizi arricchiscono una polizza on-line o meglio una “polizza-mobile”?

Il vantaggio principale è quello di avere il tempo per valutare con calma le proposte e, al contempo disporre di  decine di offerte con un solo clic.  La chiave del nostro successo è stata anche il consentire di superare la differenza di conoscenza del settore che gli utenti avevano. Oggi chi sottoscrive una polizza è senza dubbio più padrone della propria scelta.

Oggi le macchine… e domani?

Oggi le macchina, ma anche le moto, i mutui ed i prestiti. Per tutti questi settori è già possibile il confronto tramite la app. In futuro cercheremo di rendere disponibili in mobilità anche tutti gli altri prodotti confrontati da Facile.it, compiendo l’intero processo su un’app sola, dal preventivo al pagamento.

Sappiamo che avete sviluppato tutto grazie ad un team interno, cosa non da tutti, ma quali sono state le problematiche maggiori e le tempistiche?

Crediamo che i team di sviluppo interni siano uno dei punti di forza della nostra azienda, poiché ci permettono di contenere i tempi e di avere una maggiore flessibilità nei processi. Anche in questo caso tutte le risorse che lavorano al progetto sono interne, da chi si occupa della programmazione a chi cura la resa grafica. Questo ci ha permesso di rilasciare la prima versione pochi mesi dopo la partenza del progetto.

Una delle maggiori sfide è stata la necessità di rendere semplice e chiara l’interfaccia della nostra app, pur con i limiti di spazio tipici di uno smartphone: a tal fine abbiamo lavorato sull’uniformità e sulle dimensioni dei campi del form, cercando di renderne molto fluida ed immediata la compilazione.

Vista poi l’estrema complessità del sistema che si nasconde dietro la nostra app, è stato necessario un importante lavoro di adattamento alla piattaforma iOS, seguito da un’approfondita fase di test con l’obiettivo di individuare e risolvere eventuali bug prima del lancio dell’app.

 

Eccoci giunti alla fine della nostra intervista. Noi di Ninja Marketing siamo come sempre curiosi di sapere la vostra opinione: lasciateci un commento 😉