Spotify: quali sono le potenzialità per i brand?

Le carattaristiche della piattaforma musicale ampliano lo scenario delle strategie di social media marketing aziendali

Francesco Gavatorta
Francesco Gavatorta

Editor Social @Ninja Marketing

In questi mesi sempre più utenti italiani stanno imparando a conoscere una delle piattaforme più interessanti per fruire contenuti musicali: Spotify.

Una libreria musicale accessibile in modalità free (da giugno, per 10 ore mensili) e premium, con diversi livelli di costi a seconda dell’utilizzo che se ne vuole fare (da desk e da mobile, con possibilità di scaricare i file musicali oppure no).

Uno strumento che si sta ritagliando spazi sempre più importanti, per svariate ragioni. La prima è sicuramente l’accessibilità a un numero incredibile di brani, che cresce in continuazione di pari passo al numero di iscritti e dalla concessioni dei diritti d’autore di ogni artista.

La seconda è la possibilità di incontrare nuovi generi musicali, sfruttando la dinamica del suggerimento che Spotify offre e che avevamo già avuto modo di scoprire, ad esempio, sulla piattaforma LastFM.

Un modo assolutamente legale per accedere alla musica, che sta anche avviando in maniera sempre più marcata la trasformazione del mercato legato al mondo alle case discografiche, che strenuamente hanno lottato contro la pirateria e che oggi possono bypassare per certi versi tutto il sistema di produzione di supporti fisici come i CD, a favore di piattaforme totalmente digitali su cui veicolare i propri contenuti.

Spotify però potrebbe rivelarsi anche una preziosa risorsa per i brand. Vediamo perché.

Ad oggi, non esiste un vero e proprio profilo aziende, è vero. Nonostante questo, però, ci sono stati casi di utilizzo a scopi slegati alla diffusione della propria arte per privilegiare l’incontro con gli utenti a favore di un processo rivolto all’engagement.

Il caso più eclatante è quello di Barack Obama, attivissimo su tutti i social network, il quale “presidia” anche Spotify con un profilo su cui pubblica playlist che restituiscono parti dell’esperienza quotidiana da Presidente degli Stati Uniti d’America.

Idem, John Biden, sfidante di Obama, il quale ha puntato su Spotify per condividere parte dei propri discorsi politici, allo scopo di “lasciare” on line traccia dei concetti proposti durante la campagna elettorale.

Spotify ha da poco avviato una trasformazione in senso social dell’esperienza offerta agli utenti, considerando ad esempio l’introduzione del tasto “follow”, il quale permette di creare un legame privilegiato con alcuni utenti e da lì “prelevare” suggerimenti per la propria selezione musicale: una dinamica mutuata da altri social network e piattaforme differenti (ad esempio YouTube), che non può che alimentare ancor di più l’utilizzo di questo strumento.

La musica, come carico esperienziale, è sicuramente una delle componenti che nelle strategie di social media marketing può risultare efficace: su una brand page di Facebook, ad esempio, è abituale condividere un videoclip da YouTube per coinvolgere in maniera empatica i propri fan.

Spotify però è ottimizzato per la musica: in più, dalla sua ha la liberatoria dell’utilizzo del contenuto, che formalmente nel caso di YouTube non sempre è rispettato (se ad esempio un brano è pubblicato da un utente privato: anche per questo il provider video di Google ha implementato le funzionalità per cassare materialmente i video proposti dagli utenti non in possesso del copyright). [Per quanto riguarda il copyright vi invitiamo a rileggere la nostra intervista Copyright e nuove normative: il parere dell’Avvocato Massimo Sterpi]

Quindi: come fare?

Oggi un’azienda può interfacciarsi a Spotify in attesa che venga sviluppato un vero profilo dedicato ai brand. Sperimentazioni in questo senso sono state fatte ad alcuni brand che utilizzino già questa piattaforma musicale per coinvolgere i propri utenti, come nel caso del brand italiano Disaronno o negli USA da Rebook e AT&T, ma ancora una data precisa per un rilascio ufficiale non sembra esserci.

Per ora una soluzione potrebbe essere inaugurare un profilo azienda utilizzando il profilo personale, e alimentando attraverso il sistema di condivisione multipiattaforma ad esempio il proprio account ufficiale Twitter o Tumblr (per Facebook il discorso è differente: non è infatti possibile pubblicare direttamente da Spotify sulle brand page: un’implementazione anche questa che sembra essere imminente).

Le potenzialità però possono essere tutte interne a Spotify stesso: il brand infatti potrebbe “raccontarsi”, attraverso la musica, in un sistema virtuoso di trasferimento dell’esperienza quotidiana da azienda a utente.

Pensate ad esempio a una playlist che “racconti” la nascita di un prodotto, o quella che raccolga i brani utilizzati per una campagna. Spunti che potrebbero non soltanto rafforzare il legame con il brand stesso, ma incentivare quello che nasce e si sviluppa con il prodotto.

Questo perché a partire dal contenuto (la musica) l’utente potrebbe riproporre alla propria sfera sociale interna alla piattaforma il concept che l’ha vista generata, in una dinamica totalmente virale in grado di veicolare bene sia l’azienda che una fruizione totalmente slegata dall’Advertising classico, improntato a porre al centro il messaggio pubblicitario.

Un’altra freccia nella faretra di chi lavora nel marketing non convenzionale, nei social media e studia nuove modalità di narrazione digitale.

La sezione di Social Media, a partire da questa settimana, vi proporrà alcuni post preparati ad hoc sul tema, ragionando su quali spunti lavorare per sfruttare nelle vostre strategie di social media marketing Spotify e la dimensione musicale.

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