Mobile World Congress 2013: ecco le prime novità

Puntuale come ogni anno è partito da poche ore il Mobile World Congress di Barcellona, l’evento cult per gli addetti al settore e gli appassionati di mobile devices nel quale emergeranno le novità più importanti di quest’anno. Secondo le previsioni, il 2013 sarà l’anno della ri-frammentazione dei mobile OS: dopo un lungo duopolio Apple-Android, gli open source Firefox OS e Ubuntu Phone reclamano la loro fetta di mercato. Allo stesso tempo, vecchie conoscenze come Windows Phone e Blackberry OS si rinnovano, migliorando l’user experience ed il marketplace per essere competitivi.

Cosa sta accadrà al salone del MWC 2013 di Barcellona? Scopriamo insieme le 5 più importanti novità di queste prime ore:

Yota Phone – doppio schermo, doppia durata

C’è una leggenda che risale alla guerra fredda:

Quando l’America iniziò le spedizioni per lo spazio, gli astronauti scoprirono che le penne a sfera non funzionavano in assenza di gravità. Così il governo americano investì mesi di progettazione e miliardi di dollari per costruire una penna a sfera con serbatoio pressurizzato, funzionante anche durante le spedizioni spaziali.
Gli ingegneri sovietici, dovendo risolvere lo stesso problema, diedero ai loro astronauti una matita.

E’ con lo stesso spirito che, mentre tutti gli altri produttori adottano soluzioni sempre più sofisticate per aumentare la durata della batteria per i mobile devices, la casa russa Yota Devices esordirà con uno smartphone Android dal doppio schermo: uno classico ed uno e-ink (la stessa tecnologia utilizzata dai Kindle). Questa soluzione particolare, oltre a garantire una lunga durata di batteria, permetterà una lettura più gradevole e cambierà il modo in cui l’utente si rapporta con il dispositivo. Nell’attesa della presentazione ufficiale, ecco una preview direttamente da Vlad Martynov, CEO di Yota Devices.

Firefox OS – Il contenuto innanzitutto

Presentato alla vigilia del MWC 2013, Firefox OS impara dagli errori degli avversari per posizionarsi nel mercato: a differenza di tutti gli altri mobile OS, infatti, Firefox permette l’installazione di App di terze parti esterne al market senza autorizzazioni o controlli preventivi. Gary Kovaks, CEO di Firefox, punta tutto sulla semplicità e sulla compatibilità: il target di riferimento di questo nuovo OS è rappresentato dagli utenti che non hanno ancora effettuato il passaggio ad uno smartphone, poichè, grazie alla enorme community di supporto Firefox, tutti riusciranno ad accedere ad un nuovo mondo di contenuti e servizi. Il nuovo nato di Firefox ha attirato molti potenziali investitori, tra cui Franco Bernabè, presidente di Telecom Italia, e la Hutchison Three Group, società connessa con 3 Italia; l’esordio di questo nuovo sistema operativo sembra molto promettente; sarà avvincente confrontarne i progressi con Ubuntu OS. Eccovi la review ufficiale completa!

Ubuntu Tablet OS – Il mix giusto tra desktop e mobile

Dopo aver presentato al CES la versione per smartphone, Ubuntu ha conservato questa novità per il Mobile World Congress. Come abbiamo anticipato in precedenza, Ubuntu sta sviluppando la stessa filosofia di Windows 8: un unico OS per tutte le piattaforme. Tra le novità rispetto all’OS per smartphone c’è la possibilità di gestire più utenti tramite la lockscreen e la visualizzazione affiancata di più app, utile per il multitasking. In attesa della presentazione al MWC, ecco il video ufficiale.

Huawei Ascend P2 – eleganza e potenza

Un’altra anteprima del MWC 2013 è lo Huawei Ascend P2, presentato come “Lo smartphone più veloce al mondo”. E’ con questa ambiziosa frase che Huawei lancia il suo nuovo terminale Jelly Bean: uno smartphone con Gorilla Glass, display da 4.7″ ed appena 8 millimetri e mezzo di spessore. In queste dimensioni, l’Ascend P2 racchiude un processore Quad Vore da 1,5 GHZ, una fotocamera da 13 megapixel, la batteria da circa 2400 mhz e il supporto alle reti LTE e all’NFC.

Hp slate 7 – il rinnovato interesse per i tablet android

L’annuncio dello Slate 7 è una notizia importante per un motivo in particolare: si tratta del primo tablet android prodotto dalla Hp, sintomo di un crescente interessamento verso i tablet da parte dei produttori. In visione di un costante aggiornamento, Hp sembra abbandonare l’idea di laptop per entrare nel mercato dei tablet. Lo Slate 7 presenta un hardware medio ad un prezzo molto competitivo: con soli 169$ il nuovo nato Hp monta un processore Cortex a9 Dual Core, 1 Gb di Ram, 8 Gb di memoria interna con slot di espansione SD. E’ presente anche una fotocamera da 3 mpx posteriore ed una fotocamera anteriore VGA. Si tratta di un ottimo budget tablet, sostituto del laptop. Ve lo mostriamo in un video di Mobile Tech Channel.

Mentre state leggendo questo articolo, probabilmente Nokia starà presentando la nuova linea di smartphone durante la prima giornata del MWC: i Lumia 100, 520 e 720. Che cosa vi aspettate da questo Mobile World Congress, e quali sono le vostre considerazioni?

ABCinema, l'episodio finale è arrivato! [VIDEO]

ABCinema – Take 2 from Evan Seitz on Vimeo.

La nuova serie di ABCinema di Evan Seitz: un film famoso per ogni lettera dell’alfabeto.

Lo avevamo scoperto un po’ di tempo fa, ” target=”_blank”>dedicandogli un post. Oggi Seitz torna a stupirci con una nuova serie di film da indovinare.

Il successo sul web è dovuto dall’idea innovativa e il talento del videomaker, che ha pubblicato su Vimeo un breve corto intitolato “ABCinema“, che in soli cinque giorni ha raccolto migliaia di like!

Con alcuni dettagli specifici, Seitz propone 26 film- trailer,proprio come le lettera dell’alfabeto, e lancia una sfida agli utenti: quanti di questi titoli siete in grado di riconoscere?

Molti sono facilmente intuibili, altri potrebbero richiedere qualche visione in più, ma è tutto un pretesto dell’autore per mostrarci le sue eccellenti qualità di animatore.

Buona visione!

Volkswagen sceglie il passamontagna per promuovere New Beetle cabrio [VIDEO]

Volkswagen riconferma il suo stile pubblicitario ironico con un divertentissimo spot per il lancio del nuovo ‘maggiolone’ cabrio.

Quante volte ci è capitato di assistere ai filmati delle videocamere di sorveglianza nei classici minishop americani con rapinatori che minacciano i poveri proprietari e scappano con la cassa?

Volkswagen gioca con questo cliché per il nuovo spot del Beetle: un uomo coperto in volto entra nel minimarket e comincia prendere vari prodotti dagli scaffali tra il terrore dei presenti, ma con stupore del commesso compra e paga come da copione.

Solo quando entra in scena il nuovo Beetle si intuisce che il copricapo non serve per non essere identificato, ma per proteggersi dal freddo sul nuovo maggiolone cabrio e che la spesa era solo il pit stop di un viaggio tra amici. La colonna sonora è di tutto rispetto: i più attenti avranno sicuramente riconosciuto la cliccatissima Trololo song.

Sempre più humour oriented e divertente la casa automobilistica tedesca nei suoi nuovi spot, ponendo attenzione costante e minuziosa nei dettagli per comunicare e puntare al differenziale o alla novità dei suoi prodotti rispetto al passato.

Il canale Youtube di Volkswagen è ormai ricco dei vari spot che passano per la rete prima di approdare in tv con numeri che non sono mai inferiori al mezzo milione di visualizzazioni, per un’azienda che punta molto su viral e social sharing per comunicare la sua brand identity.

JWT: l'agenzia pubblicitaria che diventa un museo pop art

Cosa succede quando la direzione creativa di un’agenzia pubblicitaria decide di darsi una personalità artistica?
Succede che l’agenzia diventa un museo.

Il design director Alrik Koudenburg e l’artista-designer RJW Elsinga hanno fatto coppia fissa per dare un nuovo stile alla sede di Amsterdam di JWT, una delle più famose agenzie pubblicitarie internazionali.

Il punto di partenza? Il motto dell’agenzia: Seriously Surprising.
Questo il concept per trasformare i locali dell’agenzia in una sorta di museo in stile pop art, inserendo veri e propri capolavori d’arte moderna in cui design e colore sono preponderanti.

Uno spazio di circa 2000 metri quadrati con un interior design quasi completamente tailor made. Un poster gigante di un castello a testa in giù, pixel art con characters in 3D, grafiche coloratissime o in bianco e nero, personaggi di fumetti e cartoons in maxi formato, testi onomatopeici, meeting rooms con vetrate decorate con silhouette di intellettuali olandesi. Non mancano i grandi classici di interior design come la sedia-volto Driade Nemo e i Soft Wood Sofa.

L’idea è nata dai CEO di JWT Amsterdam, Ralph Wisburn e Bas Korsten, che hanno voluto completamente riprogettare l’organizzazione dell’agenzia in vista di un imminente trasloco. Hanno voluto abbandonare la struttura tradizionale da studio pubblicitario e costruirne una nuova, ideando 3 dipartimenti: Think, Do e Make.

“Think” è lo spazio dell’ispirazione e della creatività libera: qui nascono le idee, le strategie, le pianificazioni. È strutturato come una sorta di giardino in cui si possano far fluire in maniera rilassata i pensieri.

“Do” è come una piccola città, uno spazio in cui tutti si muovono operosi per organizzare le idee e renderle concrete con un team di producers, sia online che print.

“Make” invece è una sorta di factory di produzione digitale, che porta in vita le idee e i concept sviluppati e organizzati nelle fasi precedenti. È lo studio creativo per eccellenza, in cui si incontrano designer, videomakers, illustratori ecc.

Dai toni light ai bold, ogni singolo spazio ha una grande personalità che parte dalla cultura pop per tradursi in vera e propria arte.

Questo sì che è trasformare ad arte un’agenzia di pubblicità. Vero amici ninja?

Sviluppa applicazioni per la realtà aumentata e il wearable computing con PlayAR

Un team unito dalla curiosità per le nuove tecnologie e dalla voglia di misurarsi con sfide complesse e dalle ricadute imprevedibili come quelle della realtà aumentata e del wearable computing. Pietro Carratù (Ing. elettronico; Project Manager certificato PMP, Software e Mobile GUI Designer con esperienza in Alenia e Openwave Systems), Luciano Pentangelo (laureato in informatica, 7 anni di esperienza sviluppo software per mobile, dal gruppo Telecom), Alfonso Cioffi (Marketing and Sales con oltre 10 anni di esperienza) e Chiara Mannella (Art Director, da oltre 25 anni; ha lavorato per Leo Burnett, Young&Rubicam, Saatchi) hanno così unito le proporie competenze per sviluppare PlayAR (startup finalista della Battaglia delle Idee 2012), piattaforma per lo sviluppo di applicazioni mobili particolarmente innovative, come ci racconta Pietro.

Cos’è PlayAR?

PlayAR è una piattaforma web based di sviluppo di applicazioni per dispositivi mobili ed indossabili, con funzioni di Personal Assistant, riconoscimento immagini e Realtà Aumentata.

Essa è destinata a Media Agency, Content Provider e Software House, e vuole facilitare la realizzazione di app per
– collegare una base dati;
– assicurare la compatibilità per vari dispositivi mobili ed indossabili;
– inserire nell’app il riconoscimento e l’interprete vocale, di immagini, e la realtà aumentata.

Come è nata la vostra idea?

Abbiamo sviluppato App Museali per Smartphone con riconoscimento dei quadri, ed abbiamo ritenuto che gli occhiali Google presto sostituiranno, per alcune funzioni, gli smartphone. Quindi abbiamo pensato che sarebbe stato utile realizzare uno strumento che facilitasse la gestione delle informazioni su tali dispositivi.

Quali sono le prospettive / difficoltà in Italia per una startup nel vostro settore?

Trovare competenze tecniche adeguate ad una sfida globale è un problema, in quanto le professionalità esistenti nel nostro contesto regionale, la Campania, sono spesso troppo calate in un mercato locale, di PMI, con poca propensione all’innovazione e all’internazionalizzazione.

Altro problema è il reperimento di fondi di Seed e Venture Capital: sono pochi gli interlocutori seri e competenti, in grado di fare valutazioni precise e fornire un coaching adeguato.

Infine, è difficile trovare chi abbia competenze legali ed amministrative per gestire e tutelare il lancio sui mercati esteri di un prodotto innovativo.

Dove vi vedete tra 1 anno?

Se si concretizzeranno dei partenariati che stiamo definendo, necessari ad integrare moduli tecnologici avanzati nella piattaforma, potremmo essere in grado di presentare una prima demo di PlayAR; in ogni caso, tra un anno continueremo ad esplorare le tendenze innovative del settore “mobile” e “wearable computing”, che riteniamo in forte crescita.

5 domande che ogni azienda dovrebbe fare a se stessa

Le 5 domande che ogni azienda dovrebbe fare a se stessa

Keith Yamashita, Eric Ries, Clayton Christensen,  professore dell’ Harvard Business School e i consulenti Jack Bergstrand  e Tim Ogilvie ci propongono una lista di cinque domande che ogni azienda dovrebbe porsi per riuscire a creare innovazione e sviluppare nuove idee partendo da se stessa.

#1  Qual è lo scopo della nostra azienda su questa terra?

Keith Yamashita

Le 5 domande che ogni azienda dovrebbe fare a se stessa

I business e i mercati di oggi e di domani richiedono una mentalità aziendale che vada oltre le preoccupazioni burocratiche o tecniche. Per arrivare a un forte senso di scopo, dice Yamashita, le aziende oggi hanno bisogno di “un orientamento fondamentale, rivolto verso l’esterno”  in modo che possano capire ciò che le persone, là fuori nel mondo, veramente desiderano e necessitano, e quello che in realtà non serve. Questo significa “sviluppare una cultura oltremodo curiosa del mondo esterno” ed essere in grado di identificare i bisogni profondi su cui concentrarsi.

Piuttosto che cercare di salvare il mondo intero in una sola volta, le aziende dovrebbero concentrarsi su la sfida che è più convincente e appropriato. Allo stesso tempo, gli imprenditori devono anche guardarsi dentro, per cercare di chiarire i loro valori fondamentali e le loro ambizioni. Le domande “chi siamo stati” e “chi dobbiamo diventare” richiedono la volontà di guardare indietro, ma anche di guardare avanti, di immaginare una versione della società che ancora non esiste.

#2  Che cosa dovremmo smettere di fare?

Jack Bergstrand

Le 5 domande che ogni azienda dovrebbe fare a se stessa

C’è una tendenza naturale a concentrarsi su ciò che si deve iniziare a fare subito. Ma la domanda più difficile ha a che fare con quello che si è disposti a eliminare. Se non è possibile rispondere a questa domanda, Bergstrand sostiene che si riduce le probabilità di avere successo in quello che vuoi fare dopo. Questo accade perché le risorse saranno risucchiate dal fare ciò che non serve più, portando quelle risorse lontano da quella che dovrebbe essere la priorità assoluta. Inoltre, se non si riesce a capire cosa smettere di fare, potrebbe essere un segnale di avvertimento che non si abbia ben chiara la propria strategia.

3# Se non abbiamo un business già esistente, come possiamo costruirne uno nuovo?

Clayton Christensen

Le 5 domande che ogni azienda dovrebbe fare a se stessa

Christensen osserva che gli imprenditori a volte dovrebbero usare degli ipotetici “cosa…se“. Cioè porsi domande in grado di imporre temporaneamente vincoli artificiali: Che cosa succederebbe se dovessimo vendere il nostro prodotto per un euro invece che a 100, come potremmo fare per fare che? Tali domande consentono ai leader di smettere di concentrarsi sulle credenze e le strutture preesistenti e ripensare al proprio business con un nuovo approccio.

#4  Qual è, in azienda, il posto sicuro per farsi domande così radicali?

Tim Ogilvie

Le 5 domande che ogni azienda dovrebbe fare a se stessa

Ogilvie consiglia di domandarsi e capire, dove, all’interno dell’azienda, vi sia la possibilità di sperimentare e mettere in discussione il proprio business . Cioè in quale ambiente queste tipo di domande non andrebbero a minacciare e contaminare quello che si sta già facendo. La risoluzione di tale questione tocca a chi guida dell’azienda, il quale deve “fornire le autorizzazioni e protocolli per la sperimentazione“, dice Ogilvie .

Ciò significa fornire il tempo e le risorse alle persone in modo da potersi fare le domande giuste e applicare i metodi basati sul domandarsi “come potremmo…?“. Il punto fondamentale è che dovrebbe esserci sempre una chiara linea divisoria tra il core business e l’ambiente di sperimentazione, in modo che ciascuno non influenzi l’altro.

#5  Come possiamo fare sperimentazioni migliori?

Eric Ries

Le 5 domande che ogni azienda dovrebbe fare a se stessa

La domanda di Ries è contro intuitiva per la maggior parte dei manager, i quali tendono a pensare in termini di “realizzazione di prodotti” e non di “fare esperimenti“. Ries sottolinea che in qualsiasi momento si stia facendo qualcosa di nuovo, quello è un esperimento, che lo si  ammetta o no! Quindi le aziende come possono arrivare a sperimentazioni migliori?

Ries dice che si inizia con il riconoscimento che “si sta operando immersi in una profonda incertezza e che lo scopo di costruire un prodotto o di fare qualsiasi altra attività, è proprio quello di creare un esperimento per ridurre tale incertezza”. Questo significa che invece di chiedersi “Cosa faremo? “o “Che cosa costruiamo?” l’accento dovrebbe essere “Che cosa abbiamo imparato?

“La maggior parte delle aziende sono pieni di idee, ma non sanno come fare per scoprire se funzionano “, dice Ries. “Se si vuole raccogliere tutte quelle idee, bisogna consentire ai dipendenti di sperimentare di più, in modo che possano trovare le risposte alle loro stesse domande.”

Spotify ed il marketing musicale tra apocalittici ed integrati

Spotify è arrivato in Italia solo da pochi giorni e sembra già promettere bene per il futuro. Non ne ha alcun dubbio la responsabile per l’Italia Veronica Diquattro. Il servizio è già molto popolare in altre parti del mondo ma l’industria musicale continua a guardarlo ancora con sospetto. Forse per colpa dell’esperienza passata con Napster, Spotify non riesce ad avere la piena fiducia degli industriali e, si dice, neanche di una piccola fetta di artisti che, nonostante le licenze d’uso siano legali, pensano di non venire corrisposti adeguatamente.

Quindi, come fare per conquistare la fiducia dei business men globali? Sicuramente puntare sul volume delle entrate, in un report molto ben fatto di Eliot van Buskirk sul sito Evolver.fm è riportato che Spotify ha la concreta possibilità di riuscire ad arrivare al miliardo di entrate per il 2014.

Con 20 milioni di utenti attivi e 5 milioni dei quali paganti, van Buskirk afferma che, le entrate saranno di circa 621 milioni di dollari solo per il 2013 senza contare i futuri nuovi utenti. Questi ultimi, continua van Burskirk, nonostante la variabile del numero, sarebbero destinati a raddoppiare, portando le entrate al miliardo di cui sopra.

Ma, nel mondo del business, non è tutto rose e fiori. Lo studio PrivCo ha svolto molte ricerche sugli aspetti finanziari dell’azienda, reputandola “in bancarotta” e in estremo bisogno di un cambiamento drammatico nel management. Sam Hamade, CEO dello studio, afferma che “Nonostante i numeri, qualcosa deve cambiare nel business model di Spotify, altrimenti la compagnia non sopravviverà”.

Ormai la domanda da un milione di dollari è: “ Il modello di business di Spotify sarà valido nel lungo periodo?”. La soluzione risulta essere un pò controversa ed estremamente circolare: le licenze dovute agli artisti sono molto alte, il che crea un elevato bisogno di acquisire nuovi abbonati, i quali decidono di abbonarsi proprio per l’ampio catalogo fornito.

Voi cosa ne pensate? Avete già provato Spotify? 🙂

In auto, in treno o dovunque tu voglia: i migliori spot della settimana

Potevamo mai noi ninja abbandonarvi al week end elettorale senza la nostra rubrica sui migliori add della settimana ?
Non temete, un buon ninja non abbandona mai i suoi lettori, addentriamoci quindi nella presentazione di quelli che abbiamo ritenuto siano i migliori video-add in circolazione nel web nel periodo 17/24 Febbraio.

Citroen : Ds3 Cabrio, dai cavalli a motore al cavallo sulla spiaggia

Questo video ideato da Tom Kuntz per la MJZ è davvero uno spasso ed un elogio alla follia cinematografica. Per mettere in atto un rimando poetico alle sensazioni che si provano alla guida di una vettura senza tettuccio, l’autore mette in scena la fantasia di un possessore della nuova Citroen Cabrio. Un’esperienza ai confini della fantasia (e per la verità anche un pizzico grottesca) nella quale un timido giovanotto scarso crinito ha la sensazione di far volteggiare la sua chioma fluente di fanciullo su un destriero bianco, semaforo permettendo.

Voto 10 allo spot, voto 2 a chi ha pensato di mettere in testa alla povera creatura una criniera che neanche Furia Cavallo del West (e ci perdonerete il che polivalente).

Credits

Agency: H Paris
Head of Marketing Worldwide: Jean Marc Savigne
Spot: “Baby”
Worldwide Creative Director: Gilbert Scher
Creative Directors: Marco Venturelli, Luca Cinquepalmi
Art Director: Luca Cinquepalmi
Copywriter: Marco Venturelli

Volkswagen Beetle Convertible : Mask

!!!Attenzione !!! Tenere lontani dalla portata dei banchieri e/o di ogni altro esercizio commerciale.

Altro spot sulle convertibili, questa volta per il gruppo Volkswagen per la regia di Noam Murro. Il concept è simile se vogliamo allo spot precedente, seppur in maniera più indiretta (e con un sottile gusto dell’orrido) viene esaltata la possibilità di guidare senza tettuccio anche in inverno ed in montagna, inscenando quella che sembra essere una rapina che poi si risolve in un ilare qui pro quo.

Non v’è dubbio che il meccanismo comico sia di un certo livello, però sembra mancare un po’ nella chiusa, poteva essere uno spot in salsa Tarantino, alla fine ti strappa una risata e nulla più.
Ps : ma lo scontrino?

Durex : Car Parking Climax

Chiudiamo il capitolo auto con qualcosa di più pepato, nonostante non ci si sposti in termini di location.
Il video che abbiamo appena visto è il nuovo spot della Durex per sponsorizzare i nuovi modelli di condom ultrasottili. Il claim che si legge nel finale “più ci avviciniamo e più lo si sente intenso” oltre che dirci tutto, fa davvero da detonatore per questo video in cui l’intimità viene inscenata con un parcheggio in auto.

Brillante ed esaustivo, di più non potremmo aggiungere.

Credits

Agency: TMW, London
Creative director: Jeff Bowerman
Copywriter: Dave Willis
Art director: Marcus Aitman
Director: James Miller via Miller and Miller

Outlook.com : GetGoing

Come saprete a breve il dominio Hotmail, dopo 16 anni di attività, andrà in pensione e sarà sostituito da Outlook.com.
Questo video ci illustra come il nuovo servizio sarà più incisivo che vai, a partire dalle esperienze più varie. Davvero apprezzabile il modo in cui vengono illustrate tutte le nuove peculiarità di outlook.com, magari un tantino frenetico ed iperattivo, ma di sicuro impatto visivo, all’insegna del multitasking nudo e puro.

Dell : l’universo alternativo

Ultimo video che vi presentiamo questa settimana è per Dell, azienda leader nell’informatica. In questo spot incontriamo Thomas, un manager che ogni giorno, sul treno che lo porta sul luogo di lavoro, da vita ad un universo alternativo grazie al suo tablet di ultima generazione.

Il video è davvero uno spettacolo per gli occhi, una perfetta integrazione tra reale e digitale (lontani i tempi dei “chi ha incastrato Roger Rabbit“), in un meccanismo di rimando tra la qualità delle immagini e la qualità del prodotto con Thomas che “disegna” il suo mondo e nel frattempo contamina il nostro.

Potremmo chiedere di scendere più nello specifico nelle caratteristiche del prodotto, ma perchè perderci soltanto un frame di questo universo alternativo?

Windows of New York: le finestre (stilizzate) della Grande Mela

A tutti noi sarà capitato di alzare lo sguardo un po’ per caso, un po’ per curiosità, ad osservare il paesaggio urbano intorno a noi. A volte ci succede proprio nei luoghi che ci troviamo a percorrere tutti i giorni e che sono sempre, un po’ per fretta, per routine o abitudini, quelli che riusciamo ad apprezzare di meno.

E proprio in queste perlustrazioni inusuali ci capita di vedere quel dettaglio, quel particolare, quel piccolo elemento che non avevamo mai notato ma che amiamo subito, che ci conquista e ci fa emozionare.

Ecco, notare i dettagli preziosi che nascondono le città è la missione che si è prefissato Josè Guizar nel suo progetto, Windows of New York: il suo personalissimo obiettivo in questo caso è catturare le finestre più singolari della Grande Mela in un progetto grafico unico.

 

Finestre particolari, graziose, caratteristiche, tipiche di ogni quartiere: Guizar le ha sintetizzate con una grafica lineare, calda, molto colorata e brillante (sia nell’intento che nella resa). Le geometrie dei quartieri si riflettono nelle forme delle finestre: alcune ricche di linee rigorose, altre con dettagli più aggraziati, altre ancora con sfumature di emozioni come una piccola pianta stilizzata sul davanzale.

Guizar disegna una mappa della metropoli a partire dagli occhi della città, le sue finestre, che si aprono sul mondo e prendono vita con l’anima di chi ci sta dietro.
Dall’Upper East Side a Soho, fino a Clinton, West Village, Lower East Side, Hell’s Kitchen: una cartolina grafica da ogni quartiere, un ensemble di finestre che si sono fatte notare nell’eterno brusìo cittadino.

E ogni settimana l’artista aggiunge un’illustrazione alla sua collezione, per ricordarci ogni volta l’importanza dei dettagli.

E voi amici ninja, come disegnereste la vostra finestra in pochi tratti emozionanti?

Vente-privee.com: l'eCommerce favorisce anche i mercati "esclusivi" [II Parte]

Shampalove, la mascotte di vente-privee.com

Ieri abbiamo presentato la nostra nuova case history per il tema eCommerce, parlando del successo e le strategie di vente-privee.com, creatore e leader mondiale della vendita-evento.
vente-privee.com si presenta al pubblico come un club privato ed esclusivo e i suoi clienti target sono le grandi marche internazionali, i cui prodotti vengono offerti online tramite massimo 2-3 vendite all’anno, permettendo l’acquisto di ottimi prodotti ad un costo fino al 70% più basso rispetto al prezzo di negozio.

Sebbene l’esclusività sia concettualmente legata ad un contesto di nicchia, l’esempio di vente-privee.com serve a farci ragionare invece in senso contrario: dati alla mano, abbiamo visto come l’aumento delle vendite e del fatturato, anche per i brand che collaborano con la società francese, dimostrano che l’eCommerce ancora una volta offra ampie opportunità di business per chiunque sappia posizionarsi sul mercato e inventarsi un business model sostenibile.

Abbiamo approfondito con Julien Zakoian, attuale direttore marketing di vente-privee.com, le 3 caratteristiche principali di questo successo (ovvero il consolidamento delle vendite-evento tradizionali, l’implementazione di nuove categorie merceologiche nell’offerta e lo sviluppo in nuovi Paesi europei, tra i quali l’Italia spicca come un mercato favorito) e questa è la seconda parte della nostra discussione.

Che cos’è Survey Lab?

Survey Lab è il laboratorio europeo di analisi delle tendenze di e-shopping.

Lanciato nel 2012, Suvey Lab realizza e mette a disposizione delle 2.000 marche partner analisi di mercato focalizzate su settori specifici e sugli e-shopper attivi, come ad esempio l’utilizzo di internet nella vita degli e-shopper europei o il futuro dell’e-shopping e del mobile commerce.

Grazie alla forte presenza di vente-privee.com in Europa ed alle analisi effettuate sulla basi delle migliaia di vendite multisettoriali realizzate dal sito ogni anno, Survey Lab consente la realizzazione di specifiche analisi comparative su differenti settori di vendita e ricerche sulle abitudini d’acquisto su internet. Si tratta quindi di un vero e proprio strumento di marketing strategico per le aziende italiane, che permette loro di accedere ad analisi ad hoc di estrema qualità su settori specifici in ambito e-commerce.

Molti siti utilizzano il couponing come strategia d’attacco al cliente, offrendo di conseguenza qualcosa che risulta quantomeno discutibile. Tu cosa ne pensi del couponing?

Come dicevo, vente-privee.com non si sovrappone al retail tradizionale, ma si afferma come un canale alternativo e complementare di vendita che lavora sempre di più in un’ottica multicanale, favorendo il flusso online-offline per la marca, creando un “link” efficace tra reale e virtuale .

vente-privee.com è un vero e proprio media: per mettere a frutto l’efficacia come traffic builder ha creato Rosedeal, una soluzione per le marche capace di collegare l’online e l’offline attraverso un sistema di voucher che trasferisce il traffico dei membri di vente-privee.com presso il punto vendita, collaborando anche in questo caso con grandi brand nazionali ed internazionali, garantendo qualità nel servizio offerto.

Qual è il cliente tipo?

Oggi vente-privee.com conta più di 18 milioni di membri in Europa di cui 1.3 milioni in Italia. Oltre il 60% dei membri italiani sono donne tra i 25 e i 45 anni, con un’età media di 37 anni, residenti in grandi città, principalmente in Lombardia (21%), con un reddito medio, una buona capacità di acquisto e un livello di istruzione medio-alto.

Per i membri italiani la categoria merceologica di maggior successo è, come prevedibile, il prêt-a-porter femminile: tutto ciò che può stare in un armadio (abbigliamento, accessori, scarpe) rappresenta circa il 60% della nostra attività.
Tuttavia, considerando che le donne acquistano per tutta la famiglia, notiamo che altre vendite-evento di enorme importanza sono quelle che riguardano l’abbigliamento bambino, accessori abbigliamento uomo e gli articoli per la casa.

Quanto è importante il mercato italiano per vente-privee.com?

L’Italia è un Paese particolarmente sensibile alla moda ed in generale è spinto dalla ricerca di prodotti di qualità, spesso legato a un marchio conosciuto, ottenibile a condizioni eccezionali su vente-privee.com.

vente-privee.com è presente in Europa in otto Paesi ed ognuno ha una vetrina a sé stante, in base ad un planning strategico coordinato dai nostri Headquarters, in cui figurano ovviamente anche vendite aperte a livello internazionale. Ci sono una serie di differenze nei diversi mercati locali che dipendono dallo sviluppo delle categorie merceologiche in base anche alla maturità del mercato e la tipologia di cliente: sicuramente la Francia, dove vente-privee.com è nata più di 11 anni fa, è il mercato più maturo e completo, in cui sono disponibili le più svariate categorie merceologiche.
Ma anche l’Italia, dove il sito è aperto dal 2008 e nel 2010 è stata creata una sede locale, sta lavorando in nuovi ambiti di interesse.

In base alle strategia di sviluppo di ciascun Paese, nel corso del 2012 vente-privee.com ha aperto a nuovi settori merceologici non prettamente legati al concetto di stock, ma di grande impatto in un contesto di vendita online.
Tra questi, in particolare in Italia, il vino (il sito in Francia è il leader nella vendita online per questo settore) ed il ticketing per il settore entertainment, lo sviluppo di operazioni speciali in campo musicale, come l’esclusivo lancio del nuovo album di Iggy Pop in tutta Europa ed operazioni con artisti nazionali.

Jacques-Antoine Granjon, fondatore di vente-privee.com, intervista Iggy Pop per il lancio in esclusiva del nuovo lavoro discografico

Per finire, dove sta andando l’eCommerce?

L’ecommerce, a livello mondiale, risulta essere in continua evoluzione. Internet rappresenta un vero e proprio luogo in cui il consumatore è informato e libero: per questo la coerenza, la trasparenza e la qualità sono valori fondamentali per le aziende che vogliono operare in questo settore.

L’ecommerce e il mobile commerce abbattono i confini dello spazio e del tempo e hanno fortemente semplificato la vita dei consumatori.

Ma si tratta pur sempre di “commerce”, quello che cambia è solo l’occasione di acquisto: ormai, sempre di più, non si percepisce la differenza tra un acquisto “online” ed uno “offline” e questo comporterà l’evoluzione ulteriore del futuro.
Secondo una ricerca recentemente realizzata dalla Survey Lab, il 79% dei membri di vente-privee.com riconosce come principale vantaggio dell’e-commerce quello di poter acquistare il migliore prodotto al miglior prezzo in qualsiasi luogo. Il 57% degli intervistati, inoltre , dichiara di effettuare lo shopping online per acquistare prodotti non disponibili nei negozi tradizionali.
Si va quindi in un’ottica sempre più integrata e multicanale a tutto vantaggio della qualità e del servizio.

La percentuale di crescita del commercio elettronico aumenta in modo esponenziale ma ciò non significa che sia un’attività facile: sono fondamentali un modello di business coerente e solido, costantemente rivolto alla qualità e, inoltre, il know-how per operare in questo settore e grandi investimenti. La nostra lunga esperienza ed i valori di vente-privee.com ci permettono di guardare avanti, da pionieri, con grande fiducia.

Ma vente-privee.com non si ferma qui e noi continueremo a seguirla.
Gli obiettivi del 2013 vogliono intensificare la crescita del core business grazie al settore della cultura e del tempo libero: ecco perché, mentre mi auguro che l’esempio di vente-privee.com sia risultato stimolante per ispirare la vostra attività, vi lascio qui il video in cui Iggy Pop presenta il suo ultimo lavoro discografico in esclusiva proprio con vente-privee.com.
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