Dell in crisi: comprata da Microsoft per 24 miliardi

Approvato l’accordo da 24,4 miliardi di dollari raggiunto ieri da Michael Dell, Silver Lake e Microsoft con i finanziatori.
Dell, che è terzo produttore mondiale di pc, lascia il Nasdaq dopo 25 anni: esordiva nel 1988 con un’Ipo da 30 milioni, dopo soli 5 anni dalla sua fondazione, e nel 2012 dichiara la crisi, segnata da un calo di vendite di Pc del 3,5%, spiegata dal mercato in crescita di tablet e smartphone, facendosi infine acquisire da Microsoft con una valutazione inferiore della metà rispetto a 5 anni fa.

La crisi della società era già iniziata nel 2007, quando il suo fondatore aveva deciso di lasciare il ruolo da Ceo, azione che venne evitata proprio per non permettere al gruppo di precipitare.
Michael Dell però iniziava a pensare ad una profonda trasformazione dell’intera struttura aziendale per rivolgersi ad un nuovo mercato, passando dalla produzione di pc all’offerta di tecnologie e servizi per le Pmi. Esempi di operazioni del genere provengono dalle scelte di Ibm e Hewlett-Packard, esperienze fortunate verso cui Dell si orienta.
Ma la trasformazione non sarebbe stata possibile senza divincolarsi dalla Borsa, così si è finalmente giunti all’accordo.

A finanziare il debito sono Bank of America Merrill Lynch, Barclays, Credit Suisse e Rbc Capital Markets: si tratta della più grande operazione di LBO dall’inizio della crisi, su cui Dell è pronta a scommettere il rilancio della compagnia.

Bio Robot Refrigerator: il gel del futuro per raffreddare i cibi!

Bio Robot Refrigerator: il gel del futuro per raffreddare i cibi!

Bio Robot Refrigerator: il gel del futuro per raffreddare i cibi!

Prendete un elettrodomestico presente in tutte le case, il frigorifero. Considerate che dal 1930 è fatto così, stesso principio e poche innovazioni di design. Per ora.
Arriva infatti dalle fila dei finalisti dell’Electrolux Design Lab il Bio Robot Refrigerator, il frigorifero del futuro.

Dall’idea del designer russo Yuriy Dmitriev nasce un sistema innovativo di refrigerazione basato su un gel speciale.

Bio Robot Refrigerator: il gel del futuro per raffreddare i cibi!

Il Bio Robot Refrigerator funziona così: una volta inseriti i cibi all’interno del gel, si raffredderanno e rimangono sospesi nella loro stessa impronta. Come? All’interno del gel, fatto di biopolimeri, i “bio robots” di Yuriy Dmitriev usano la luminescenza per preservare i cibi.

Inoltre nella mente del designer il frigo potrebbe stare su qualsiasi parete verticale o piano orizzontale, è sprovvisto di motore al contrario dei comuni frigoriferi e per questo il 90% dello spazio sarà dedicato a contenere i cibi.
L’energia richiesta per far funzionare il Bio Robot Refrigerator è minima, giusto quella necessaria per il pad di controllo, in quanto il processo di raffreddamento viene gestito interamente dal gel.

 Bio Robot Refrigerator: il gel del futuro per raffreddare i cibi!

Il prototipo sembra ancora lontano da un utilizzo quotidiano, ma è un punto di partenza eccezionale per l’innovazione di uno degli elettrodomestici più usati al mondo, sia dal punto di vista del design che da quello del risparmio energetico.
La spesa ordinata e conservata nel gel, in un frigo compatto che non pesa sulla bolletta dell’energia elettrica e occupa meno spazio. Lo vogliamo subito!

E' arrivato il Feed Web di Instagram! [BREAKING NEWS]

Nuovo lancio in casa Instagram: ecco finalmente il web feed che aspettavamo da tempo!  L’annuncio arriva direttamente dal blog della social app:

Siamo molto entusiasti di annunciare il lancio di un prodotto che avevamo voglia di costruire da un bel po’ di tempo. […] a partire da oggi, è possibile sfogliare il tuo feed Instagram sul web – proprio come si fa con il tuo dispositivo mobile.

Quest’azione continua il percorso intrapreso da Instagram nella sua apertura verso il web desktop, cominciata qualche tempo fa con il lancio dei profili web.

Instagram web Feed permette di sfogliare le foto di chi vi segue e gli aggiornamenti se ne vengono pubblicate di nuove, di mettere ‘mi piace’ (con un doppio click sull’immagine o tramite il pulsante) e di commentare. Per sfogliare il vostro feed Instagram basta andare su instagram.com, accedere con il proprio account e… let’s start!

Il web feed è stato realizzato per permettere alla comunità di instagramer di vivere un’esperienza web desktop semplice e diretta, esattamente come quella dell’app da mobile. Il caricamento delle foto resterà, però, una funzione limitata all’app per mobile, perchè

 Instagram, in sostanza, è progettato per vedere e scattare foto on-the-go, all’istante.

La nuova web feed è davvero entusiasmante ma non mancano le note dolenti! Da notare infatti l’estremo ritardo con la quale è arrivata quando applicazioni di terzi avevano già realizzato feed non ufficiali da tempo (Statigram, Follogram, ecc.). I confronti saranno ovviamente inevitabili, senza contare che il feed di Instagram sembra ancora work in progress: i tag, ad esempio, non sono cliccabili e manca la barra per la ricerca. Da notare anche l’assenza totale di ads (sicuramente per il momento!).

E voi, vi siete già precipitati a provare il nuovo feed ? 🙂

Volkswagen rimette i cani alla guida [VIDEO]

“This dog is quite impressed by Volkswagen” è l’ultimo lavoro dell’agenzia olandese DDB & Tribal Amsterdam per la casa automobilistica tedesca. Questa volta protagonista dello spot non è il volenteroso cane di “The Dog Strikes Back” nè uno dei membri del branco di “The Bark Side“, ma ua commistione tra i due.

Il cagnolino di questo video è talmente affascinato dalla Volkswagen del vicino che ne imita movimenti, suoni e rumori. Niente di nuovo nel concept, già sfruttato dal brand, così come da altri competitor del settore, come Citroen in uno dei suoi più recenti spot, o Toyota con il suo gatto che sacrifica le sue vite per un tragitto in auto.

Lo spot appare insomma come un’estensione prevedibile ma simpatica della filosofia comunicativa che Volkswagen porta avanti negli ultimi anni, con video che declinano il concetto di auto bella ma affidabile e sicura, per tutta la famiglia.

Marketing elettorale e comunicazione politica online [PARTE 1]

La concomitanza della pubblicazione dell’ottimo libro “Fare politica digitale” e della campagna elettorale nel pieno del suo svolgimento, fornisce una ghiotta occasione per scattare un’istantanea sullo stato dell’arte del marketing politico ed elettorale online nel nostro paese e per lanciare uno sguardo d’insieme anche su quello che accade oltre i confini nazionali.

Da quando il repubblicano Bob Dole, alla fine di un dibattito politico per le presidenziali americane in TV, invita i telespettatori a visitare il suo sito, il web fa il suo ingresso nella strategia della comunicazione politica. Era l’anno 1996.

Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti e avere un piano di marketing online è diventato indispensabile per ogni aspirante politico americano.

Che il sapiente utilizzo dei mezzi di comunicazione sia di fondamentale importanza nella strategia di ricerca e di consolidamento del consenso è risaputo da quando esiste il suffragio universale e da quando esistono i mass media. (non a caso la propaganda dei regimi nazi fascisti è la prima a sfruttare sapientemente ,ahimè, e cogliere le potenzialità della radio per accrescere il consenso e plasmare le coscienze con metodi scientifici.).

Ben presto la TV soppianta la radio come mezzo di comunicazione preferito dagli aspiranti leader.

Il nuovo media trova il suo guru in Kennedy che, nel confronto sul piccolo schermo con Nixon, pone le basi per la vittoria elettorale alle presidenziali. Da allora saper sintonizzarsi con l’audience televisiva costituisce un requisito (quasi) indispensabile per ogni politico di rilievo. Ancora oggi la televisione costituisce il media più corteggiato e che attrae i maggiori investimenti.

Internet come la nuova TV del XXI secolo: il caso di Obama

Agli strumenti elettorali classici dal ‘96 si aggiunge una new entry: la Rete. All’inizio in pochi comprendono le potenzialità e le differenze del nuovo medium rispetto ai suoi predecessori.

Internet rivela i suoi effetti dirompenti e non facilmente controllabili già nel 2002 quando alcuni blogger fanno esplodere il caso Lott: una notizia ignorata dalla stampa ufficiale ,ma rimbalzata sulla blogosfera, scuote prepotentemente la scena politica causando la fine della carriera di un noto esponente del partito repubblicano.

L’establishment per la prima volta viene messo a soqquadro dal nuovo oggetto misterioso. Ma le enormi potenzialità della Rete emergono con assoluta evidenza, solo con la favola di Obama: quella dell’outsider che grazie alla conoscenza dei segreti della nuova pietra filosofale intraprende il viaggio dell’eroe e sconfigge il gigante Hillary Clinton.

Che Internet sia l’asso nella manica del primo presidente di colore degli Stati Uniti d’America è un dato inconfutabile:

● 500 milioni di dollari raccolti tramite il Web,
● oltre 10 milioni di indirizzi email nel database,
● più di 10 milioni di amici su Facebook,
● 1 miliardo di minuti di video girati dai fan,

Obama e il suo staff insegnano ai politici di tutto il mondo come interagire con la Rete facendo comprendere ed utilizzando a proprio beneficio le logiche comunicative proprie del nuovo medium. Qui le regole di comunicazione classiche, valide per radio, tv e carta stampata non sono efficaci. Nei “vecchi” media il messaggio politico si diffonde:

1) dall’alto verso il basso (top down)
2) in assenza di contraddittorio

E’ il leader che lancia il suo monologo o i suoi slogan, spesso senza interlocutori in grado di controbattere. Il dibattito avviene con politici all’interno di appositi “contenitori” preconfezionati alla presenza di moderatori o di giornalisti. I (rari) dibattiti in piazza e i comizi sono l’unico momento di confronto reale con l’elettorato.

Invece online la comunicazione segue paradigmi nuovi: diventa di tipo bottom up (dal basso verso l’alto) e si propaga da molti a molti.

Obama sfrutta le peculiarità del web per creare una campagna online in grado di conseguire molteplici risultati. Già nel 2008, quando in Italia ed in Europa i social network sono quasi sconosciuti, i blog sono appannaggio di pionieri, non si comprende il valore reale dei motori di ricerca, lo staff del primo presidente afroamericano riesce a:

● realizzare un sito web accattivante, vero e proprio hub della sua comunicazione digitale;
● fare un uso intelligente della newsletter;
● sfruttare immagini suggestive e web friendly per accrescere l’engagement dei sostenitori;
● costruire comunità di follower e blogger in grado di appoggiare e diffondere il proprio messaggio;
● utilizzare un’appropriata strategia SEO e SEM al fine di intercettare le domande più ricorrenti in rete
e far conoscere la propria opinione in merito;
● fare della Rete un potentissimo strumento di fund raising.

Non solo, nel 2012 Obama solleva ulteriormente l’asticella tanto da poter affermare, come sostengono gli autori di politica digitale, che in America si tengono le prime elezioni digitali della storia.

Barack dà inizio alla campagna con un video su YouTube e presiede tutti i social network (studiando una strategia di approccio propria per ognuno di essi). Il 30 gennaio 2012 il presidente manda in diretta streaming su YouTube l’evento intitolato “Obama’s Google+ Hangout”: dalla Stanza Ovale risponde alle domande dei cittadini selezionate tra le oltre 133mila pubblicate su YouTube.

La vera innovazione delle recenti presidenziali è costituita dal data mining a fini elettorali: se nel 2008 la Rete serve per raccogliere indirizzi mail, quattro anni dopo, i dati raccolti sono utilizzati come mezzo per segmentare il target e quindi il messaggio.

Si apre così la strada ad uno degli sviluppi più interessanti nel campo della comunicazione politica digitale del futuro. Non solo Obama, ma l’America tutta continua ad indicarci la strada da percorrere per un efficace web marketing politico.

La seconda parte dell’articolo “Marketing elettorale e comunicazione politica online” verrà pubblicata tra qualche giorno su Ninja Marketing.

Barbie cafè: apre a Taiwan il primo locale a tema

Barbie sbarca nel mondo reale con l’inaugurazione del primo Barbie Cafè a Taipei, dove la bambola veniva originariamente prodotta ed i ristoranti a tema sono molto popolari.
Entrare in questo straordinario locale è come tornare bambine e tuffarsi nella propria casa delle bambole.

660 metri quadrati di sala da pranzo, con illustrazioni dei diversi fashion outfits di Barbie alle pareti e sedie decorate con corsetti dai lacci rossi e tutù. Il tutto rigorosamente nei toni di uno scintillante pink.
Tra i tavoli lo staff indossa un’ uniforme dal sapore fashion: T-shirt di Barbie, bracciali, tutù, glitter e persino una tiara tra i capelli.

Il distretto cittadino scelto per questo incredibile Cafè è quello della moda, a sottolineare la volontà di Mattel di affermare ancora una volta Barbie come fashion brand.

Amata e odiata, soggetta a lodi o a spietate critiche, Barbie ha accompagnato l’infanzia di intere generazioni, diventando un’icona dei nostri tempi.

In attesa di scoprire in quanti vorranno visitare questo Cafè, ecco immagini e video.

App of the Week: Moves, tieni traccia della tua attività fisica!

App of the Week è la rubrica di Ninja Marketing sulle app più divertenti, più cool, più utili che il nostro Kenji Uzumaki scova nei market e testa per Voi! Siete pronti a fare download? Fate tap su questa nuova App of the Week!

Da oggi non avrai più scuse per non muoverti e fare attività fisica, perché anche il tuo iPhone ti controllerà: ovviamente, grazie a Moves! Sappiamo che esistono già app famose come Nike+ e Runtastic, ma questa app è davero per gli irriducibili che non si arrendono allo sport!

Moves è un’app “sportiva” con cui tenere traccia dei tuoi movimenti e dei tuoi esercizi, semplicemente lasciando l’iPhone in tasca, in borsa, o dove altro vuoi, l’importante è che sia sempre con te. L’app infatti funziona in background, ma senza intaccare la durata della batteria.

L’app è semplice ed efficace: rimanendo sempre accesa, traccierà automaticamente i tuoi passi giornalieri, funzionando anche da contapassi, o anche la tua corsa o la tua sgambata in bicicletta. Tutti i dati verranno registrati in una timeline lineare e di facile lettura. Non solo, Moves riconosce grazie al GPS i tuoi luoghi abituali, i percorsi che fai, incoraggiandoti a prenderne altri, a cambiare strada di tanto in tanto o a camminare di più!

Già, perché vedere schematizzata la tua giornata in una timeline fa un certo effetto, ti rendi conto veramente di quanto ti muovi durante il giorno, capendo quindi se per te è abbastanza o se fai veramente poco (e non valgono gli spostamenti in auto!). Cambiare le abitudini ed altre piccole cose possono offriti uno stile di vita migliore e più salutare… provare per credere!

Moves è un’app gratuita, disponibile per iPhone, iPod e iPad su App Store.

 

Elezioni 2013: come seguirle nel doppio ruolo di elettore e follower

Questa tornata elettorale non si presenterà certo come una delle più eleganti della storia della Repubblica, ma certo una carica innovativa – se non nei toni, quantomeno nei mezzi – ce l’ha. E questa carica innovativa ci riguarda da vicino, essendo il focus incentrato sugli indici di gradimento all’interno dell’ambiente Internet.

Possiamo dire, senza timore di sbilanciarci, che i due soggetti politici più web-focused sono – e da tempo – il Movimento 5 Stelle, partito con l’esperienza dei MeetUp almeno cinque anni fa, e il Partito Pirata che in origine poggia su Internet, utilizzando inoltre lo strumento open source LiquidFeedback per l’affermazione di quella che viene chiamata Democrazia Liquida.

A questi si sono accostati nel tempo gli altri soggetti, al punto che non esiste esponente politico di spicco che non abbia recentemente affidato il proprio pensiero a Facebook e Twitter – i due social network più popolati, al momento, e quindi più idonei a suscitare consenso.
Questo ha portato, inizialmente, a qualche episodio grottesco dovuto a una bassa conoscenza dello strumento e, visto che le regole ci piacciono, ecco l’unica regola di questo articolo: Imparate a cavalcare il vostro cavallo – o prima o poi vi troverete a terra.

Quell’assessore regionale che ha scritto un commento razzista sul proprio profilo Facebook credendo lo leggessero in poche, fidate persone, e quel noto esponente di governo che su Twitter ha offeso una persona dicendole “Ma guarda quanti follower hai”, oltre che mancare a principi di etica ed eleganza, hanno denunciato una scarsa consapevolezza del mezzo che usavano.

Il primo nel capire cosa sia Facebook; il secondo nell’arrivare all’idea che un follower in più non denuncia maggiore autorità (Justin Bieber al momento ha 33.928.709 follower, Barack Obama 26.782.186: vogliamo forse compararne peso, valore, importanza storica, potere?), e che acquisire un follower non significa necessariamente che una persona in più ti voterà ma anzi, come da tempo succede a una starlette dalla grammatica zoppa, che un gruppo di persone sta conducendo quella che Eco chiama conduzione di una guerriglia semiologica. Che, cioè, ti leggono per prenderti in giro.

Condurre una campagna elettorale esclusivamente su Internet, o affidandosi a messaggi che distorcono la propria immagine pubblica, è quanto di più ingenuo ci possa essere nel 2013, in particolare se ci si rapporta agli strumenti che si hanno a disposizione. Perché di fronte alla tecnofobia del 2006 (Prodi che scrisse un paio di post sul suo blog, dicendo che la campagna elettorale l’avrebbe condotta a stretto contatto con la gente: e ci ricordiamo come andò al Senato) ora assistiamo a un’ingenua tecnofilia che deve invece essere mediata da una conoscenza appropriata degli strumenti.

In rapporto a essi, segnaliamo due mezzi che possono essere utili ai candidati e a noi per districarsi in mezzo a questa moltitudine di messaggi, spesso discordanti tra loro.

Il primo ci viene da Google che ci fornisce un nuovo strumento per ottimizzare la nostra ricerca. Parliamo di Google Elections, con collegamenti diretti alle pagine dei singoli candidati, possibilità di interloquire, seguire gli hangout live, eccetera.


Al momento ci pare ancora in una sorta di versione beta, ma sappiamo per esperienza che tutte le attività inizialmente bocciate per alcune fragilità sono spesso state rilanciate in grande stile dal gigante di Larry Page (spesso: non sempre). Quindi attendiamo con attenzione.

Il secondo strumento lo troviamo nella rubrica “Le voci della politica” de LaStampa.it, una piattaforma di analisi – sviluppata da ECCE/Customer per LaStampa.it – legata al monitoraggio dei politici sui social network. Si tratta di uno strumento interattivo che permette di monitorare l’engagement sociale e la brand reputation

Lo strumento è interessante, con alcuni punti deboli ma che, se gli lasciamo 10’ di tempo per lo studio, rivela punti di interesse. Svela, infatti, attività online su Facebook e Twitter di candidati e soggetti politici, dando loro un peso.

Alcuni di questi termini sono opinabili – il numero di following, per esempio, difficilmente può esserci utile se non, per così dire, a spanne: il fatto che Bersani segua 53.000 persone e Vendola 30.000 mi fa capire che entrambi hanno un flusso non analizzabile, mentre i 173 di Monti mi dice che il primo ministro sta utilizzando Twitter come megafono (cosa che Twitter NON è) – così come confermato da certe ingenuità che molti di voi ricorderanno, come il Wow!

Inserire inoltre nel registro delle attività, dando quindi un’idea di vitalità, concetti così diversi come il commento, il like, i following e le risposte crea quello che in gergo da MasterChef si chiama mappazzone: strumenti di accettazione come il like e strumenti argomentativi o di critica andrebbero ben separati, soprattutto in un mondo ricco di flames com’è quello dei social network.

Anche qui cerchiamo la controprova. Scrivo alle 12.12 di lunedì 4 febbraio. Negli hashtag di Twitter di tendenza leggo #ProBastaChoc, #imu e #Berlusconi nei primi cinque posti – diretta conseguenza del proclama di abolizione dell’IMU con conseguente rimborso. Siamo sicuri di voler incorporare queste attività ai like?

Quindi uno strumento interessante ma da migliorare. Tutt’altra idea mi sono fatto delle parole ricorrenti: quelle sì danno non solo il clima della campagna elettorale, ma anche un’idea precisa delle parole-chiave su cui si sta costruendo e, quindi, si rivela strumento valido per gli staff dei candidati oltreché per noi, che stiamo da quest’altra parte.

E che alla fine non reagiremo con un tweet, ma con un voto.

Valore e Significato della SEO

SEO: Significato, Valore ed Equazione del Posizionamento

Questo articolo è il primo di una serie di interventi dedicati alla SEO e al posizionamento sui motori di ricerca con l’obiettivo di fornire suggerimenti e strategie utili ai lettori di Ninja Marketing.

Prima di addentrarci negli aspetti più specifici e pratici cominciamo con un’introduzione per capire cos’è, a cosa serve e a chi serve la SEO. Cerchiamo di quantificare il valore dell’asset posizionamento rispondendo ad una serie di quesiti:

• Perché ha senso investire sulla Search Engine Optimization?
• Che tipo di attività potrebbe beneficiarne?
• Il ROI è maggiore o minore rispetto ad altre forme d’investimento?

Cos’è la SEO (Search Engine Optimization)?

SEO è l’insieme delle tecniche volte a migliorare e promuovere un Sito Web (o un Blog) per incrementarne le visite tramite il traffico generato naturalmente dai motori di ricerca.

Perché è così importante?

Internet è lo strumento più utilizzato per cercare informazioni, dati, prodotti, itinerari, numeri di telefono. Indagini recenti di società specializzate calcolano in oltre 2 miliardi gli internauti di tutto il mondo (il trend è in crescita).

Perché c’è bisogno della SEO?

La maggior parte del traffico Web proviene dai principali Motori di Ricerca – Google, Bing e Yahoo! Negli Stati Uniti il verbo “to Google” (googlare) è sinonimo di ricercare ed è entrato ormai di diritto nel linguaggio colloquiale degli Americani.

Google è diventato il mezzo indispensabile per farsi conoscere o far conoscere la propria azienda sia online sia offline. Se un sito non è ben posizionato, sarà praticamente invisibile a coloro che cercano, ovvero sarà inefficace: al contrario, essere sulla prima pagina dei risultati di Big G & Co equivale ad avere puntati i riflettori su un palcoscenico mondiale.

Il valore di un buon posizionamento è inestimabile soprattutto per le aziende con una scarsa Brand reputation.

Equazione SEO

L’equazione SEO

SEO = Visibilità

Con un sito invisibile ai motori di ricerca, ci sono poche opportunità di ampliare la platea della propria audience. Agli albori di Internet, tutti volevano avere la propria vetrina, salvo poi scoprire che averne una introvabile equivale a sprecare risorse: significa allestire qualcosa che nessuno potrà vedere. Potendo scegliere preferiremmo avere un negozio in Via Condotti, sulla Fifth Avenue, o in una viuzza sperduta di un paesino di montagna?

Visibilità = Contatti
La Visibilità sui motori di ricerca garantisce contatti continui nel tempo (cioè lead, potenziali clienti o persone interessate a quello che possiamo offrire loro). È possibile ottenere riconoscibilità anche con altri metodi: acquistando passaggi alla radio, in TV, pagine sulle riviste, banner online ma con quali costi e con quale efficacia?

Soprattutto, come ci insegna Seth Godinl’età dell’Interruption Marketing è sepolta”. Mentre le altre forme di advertising sono invasive e mal tollerate, la SEO è l’esempio archetipico del permission marketing: sono gli utenti a chiedere quello che avete da offrire.

Un buon posizionamento ha efficacia duratura ed una volta acquisito richiede molto meno impegno e sforzo per essere mantenuto. Il traffico generato dalle query è costituito da contatti caldi, non gente presa a caso, utenti alla ricerca di ciò che il sito offre: sono tutti potenziali clienti profilati, quanto di meglio qualsiasi marketer possa desiderare.

Contatti (continui) = Opportunità (continue)
Gli investimenti per il posizionamento SEO sono il modo più intelligente di acquisire visibilità, duratura e low cost. Essere ben posizionati sui motori di ricerca significa garantirsi contatti ripetuti e quindi opportunità continue (ricordate, c’è sempre qualcuno alla ricerca di quello che potete offrire, a qualsiasi ora del giorno).
Un buon posizionamento con le keyword di ricerca appropriate garantisce visibilità 365 giorni l’anno 24 ore al giorno. Se un sito non compare nella prima pagina di Google per i termini d’interesse sarà una vetrina sulla via del famoso paese di montagna disabitato.

Opportunità = Ritorni (vendite)?
L’ultimo anello dell’equazione è il meno consequenziale. Ricordiamolo sempre, una buona attività di SEO può garantire visite e contatti: la possibilità di trasformare le visite in contratti (o fan o follower) dipende dalla bravura del venditore, dal valore intrinseco del prodotto/servizio, dalla qualità del post, dalla professionalità e da altri fattori indipendenti dalla visibilità.

Quindi se:

SEO = Visibilità = Contatti = Opportunità = Vendite (follower)

allora

SEO = Vendite (o ritorni) a basso costo
La SEO è fondamentale per ogni attività ma è ideale soprattutto per le piccole aziende, per i blogger e per le start-up che non hanno grossi budget ma mirano ad ottenere risultati importanti e duraturi. Gli investimenti richiesti per sviluppare e implementare una buona strategia SEO sono fra quelli che generano il maggior ROI nel tempo.

Previsioni di crescita per l'Ecommerce made in Egitto

Le riforme attuate negli ultimi anni per semplificare la normativa quindi le procedure in materia di investimenti, il migliorato business environment, la riduzione della pressione fiscale sulle imprese, oltre ai bassi costi delle materie prime e del lavoro, avevano reso negli ultimi anni l’Egitto un Paese piu’ attraente per l’investitore straniero ed avevano prodotto una crescita esponenziale del flusso degli investimenti esteri. Ma l’attuale situazione di instabilità politica e le incertezze del quadro normativo, anche sotto il profilo degli investimenti, ha determinato una sostanziale paralisi dell’afflusso di capitali dall’estero.

Ma gli scontri di Piazza Tahir hanno portato anche pro e non solo contro: infatti in questi ultimi 2 anni il business egiziano ha acquisito maggiore consapevolezza sull’utilità e la potenza del web e non è un caso che per il 2013 le previsioni di crescita del business 2.0 indicano l’Egitto come una nuova piazza.

La popolazione egiziana, composta in gran parte da uomini e donne dai 15 ai 65 anni, naviga al doppio del tasso medio di frequenza di altri paesi africani. Essi rappresentano oramai quasi il 20% degli utenti africani su internet oltre ad avere il doppio degli utenti facebook del Sud Africa.

Quali opportunità di business per il mercato egiziano

Il 28 Novembre scorso, David Dean, senior partner di Boston Consultancy Group, dal Four Seasons Nile Plaza anticipava quattro tendenze business per il mercato egiziano:

A) Un consistente aumento di volume di dati

B) Una nuova consapevolezza sulla forza dei social network per quanto riguarda il mondo dell’informazione in generale

C) Forte sviluppo del mondo mobile

D) Previsioni sul numero di utenti internet, raddoppiato nei prossimi quattro anni.

Il mondo dell’Ecommerce trova sviluppo dopo la primavera egiziana, nonostante la mancanza di servizi bancari online efficienti e sicuri, e il suo successo dipenderà molto dalle caoacità di garantire efficienza e sicurezza per i metodi di pagamento online.

HSBC ed altre realtà bancarie multinazionali si stanno organizzando per sviluppare servizi affidabili da offrire alla crescente domanda del mercato egiziano confermando i trend positivi che indicano l’Egitto come la prossima area in cui il commercio elettronico potrà diffondersi.

Non solo previsioni ma anche realtà pioniere

L’imprenditoria egiziana muove egregiamente i primi passi sul web con Offerna, un servizio di scontistica che cerca di emulare il successo di servizi come quello di Groupon.
Altra idea interessante è Shoahlanah, che mira ad introdurre un nuovo modello di business sfruttando le competenze dei singoli utenti che potranno proporre e partecipare ai progetti che il portale si prodigherà a promuovere.
Un progetto simile a Milk Please che utilizza il crowdsourcing per trovare aiutanti per lo sviluppo del proprio business oltre che a quello delle singole utenze all’interno del portale.

Mentre la più grande organizzazione islamista egiziana Dawah ha recentemente fondato un’organizzazione economica no-profit denominata “La Casa degli Affari”: l’obiettivo è portare le regole della sharia nel mondo degli affari, un settore, quello dei finanziamenti, non di facile accesso per le imprese egiziane. Il progetto salafita promette di supportare tutti quei progetti startup che sono in linea con la sharia nei settori turistico, hi-tech e sociale.

La crescita del commercio elettronico in Egitto certamente dipende innanzitutto dalle capacità imprenditoriali e la predisposizione all’innovazione che i giovani egiziani riusciranno a concepire e implementare nel loro tessuto imprenditoriale e finanziario.
Tutto questo dovrà essere promosso e supportato dalle politiche e dalle infrastrutture che debbono innanzitutto formare un ambiente favorevole alla crescita, come si è visto con la Dubai Internet City e L’Australia government-backed incubator.
Per il governo egiziano, date le previsioni positive dei mercati e l’alto livello d’utilizzo di internet da parte della popolazione, dovrebbe essere un fattore prioritario stabilizzare l’area e supportare le aziende locali ed estere che vorrebbero investire nel mercato egiziano sia online che offline.
Vedremo come andrà.