Ecovillaggi: la pietra italiana diventa oro

C’è una volta la campagna. Non si tratta di un refuso grammaticale.

Tecniche millenarie abbandonate a colpi di tecnologia, sementi tradizionali al bando in nome della certificabilità imposta dall’Unione Europea.  Ed ancora, condomini a schiera e palazzine che inghiottono vigne ed oliveti, edificate proprio di fronte a borgate e casali nobiliari in rovina,. Ci sono intere zone d’Italia dove la campagna c’è ancora, ma non è più in vita, assediata da edilizia ed ignoranza.

Che ci sia qualcosa di sbagliato in questo sistema è sotto l’occhio di tutti. E mentre tanti si lamentano dello scempio, del degrado, dell’abbandono, e di quanto sia stressante la vita moderna, in pochi, illuminati, agiscono, dando vita a progetti concreti per il recupero e la valorizzazione del patrimonio rurale.

Gli eco-villaggi

L’eco-villaggio è un approccio culturale al vivere basato sui principi della comunità e dell’autosufficienza. Si tratta di piccoli nuclei di persone che condividono un progetto di sostenibilità, riducendo l’impatto ambientale, puntando all’autoproduzione, al riuso delle risorse, alla scelta dei materiali a chilometro zero.

Promuovono il baratto, utilizzando la parte sana della tecnologia, legata alla produzione di energia rinnovabile ed alla condivisione dei beni tecnologici (es. car ed internet pooling).

Ricettività verde

La ricettività è spesso un elemento collante deglii Ecovillaggii:

Piccole strutture in località bucoliche offrono ai turisti una rigenerante esperienza a contatto con la natura. Comunità di cittadini che decidono di cambiare vita ritrovando il rapporto con la madre terra, aprendo le porte delle proprie case ai visitatori, se non altro per fare quadrare il bilancio di un modello che può diventare problematico dal punto di vista finanziario, per quanto sostenibile sotto la prospettiva ambientale.

Dalla città alla campagna: una storia italiana

In Italia, RIVE (Rete Italiana Ecovillaggi), è una delle organizzazioni di riferimento per i progetti comunitari di eco villaggio.

Vicino Valmozzola, in provincia di Parma, l’Ecovillaggio Granara consiste di otto case in pietra recuperate e restaurate all’interno di una proprietà di oltre 100 ettari composto da boschi, radure ed un piccolo orto per l’autoproduzione. I gabinetti sono a compostaggio secco, il riscaldamento a legna, e la tecnologia è vista con favore, fin quando è a misura d’uomo.

Partito negli anni ’80 dal fermento creativo di un gruppo di ventenni milanesi desiderosi di trapiantarsi dalla grande città ad un contesto rurale, l’ecovillaggio oggi ha uno “zoccolo duro” di residenti stabili, con una “nuvola” di membri che non vi risiede stabilmente, contribuendo in maniera diversa al progetto.

Forestieri illuminati

Fare comunità e vivere in armonia con la natura non è solo rigenerante e sostenibile, può essere anche fonte di impresa e musa ispiratrice di progetti, talvolta grandiosi, che dimostrano come sostenibilità, impresa, e profitto siano perfettamente compatibili, soprattutto cavalcando l’onda verde. Ed in questo alcuni imprenditori, soprattutto stranieri, hanno visto lungo.

Chiedere a Daniele Kihlgren, rampollo di una ricca famiglia di industriali svedesi, che ha investito tutto quello che aveva (e fortuna sua, non poco!) nell’acquisto di un’intera borgata abbandonata, in provincia de L’Aquila: Santo Stefano di Sessanio. Il borgo medioevale è oggi un albergo diffuso con 300 posti letto ed un flusso di visitatori da tutto il mondo, dove panorami, mobili, e ricette riportano indietro ad atmosfere perdute, un salto nel tempo di 50-100 anni che piace enormemente ai turisti.

In un’intervista a “Repubblica” Kihlgren afferma che:

“Quest’integrazione perfetta fra case storiche e paesaggio, questi borghi costruiti sulla sommità delle colline nell’epoca dei castelli, questo senso straordinario di equilibrio e armonia […] Questo è il vero patrimonio italiano tanto seduttivo quanto sistematicamente compromesso. […] E’ un patrimonio che grida vendetta, ce l’avete messa tutta per massacrarlo”.

Come dargli torto?

Cambio di mentalità

Cosa ci sta insegnando il Signor Kihlgren? Quali sono gli spunti imprenditoriali da cogliere oltre la sostenibilità e la nobiltà di queste cause? Come può un paese come l’Italia, invidiato dal resto del mondo per il territorio, le tradizioni e la storia, calpestare ed umiliare il proprio patrimonio rurale come avvenuto negli ultimi 30 anni di folle sviluppo edilizio?

In un paese che dovrà necessariamente passare dal “Made in Italy” al “Designed in Italy” in quanto incapace di competere produttivamente con la concorrenza mondiale, sarà anche necessario passare dalla cultura del costruire a quella del restaurare. In Italia non dovrebbe essere più necessario appoggiare alcun nuovo mattone, ma semplicemente rimettere pietre centenarie al loro posto recuperando quello che abbiamo già.

Non tutti avranno certo le risorse finanziarie del Signor Kihlgrem ma ci voleva uno svedese per insegnarcelo?

Vigamus, la storia dei videogiochi in un museo!

Vigamus, la storia dei videogiochi in un museo! [FOTO]

Inaugurato a Roma oggi, 20 Ottobre, il Vigamus è il primo Museo italiano dedicato al mondo dei video games.

Vigamus, la storia dei videogiochi in un museo!

Forte di una collezione di oltre 1000 pezzi tra hardware e software, Vigamus si presenta come un percorso completo e profondo nella storia dell’intrattenimento videoludico, cominciando dal primo prototipo del 1958,”Tennis for two”, fino ai giorni nostri, passando per i rarissimi master disk originali di Doom.

I ninja sono andati a curiosare e grazie a Kahl ecco per voi qualche foto (perdonate la qualità non eccelsa, ma con la gente che c’era non era semplice scattare “da fermi” :D) in anteprima.

Vigamus, la storia dei videogiochi in un museo!

Vigamus, la storia dei videogiochi in un museo!

Vigamus, la storia dei videogiochi in un museo!

Grazie a Vigamus – Museo del Videogioco di Roma potrete finalmente conoscere le sue origini, dai primi esperimenti fino agli anni ’80: 63 pannelli illustrati in italiano e in inglese, pareti giganti dedicate ai cult del passato, oltre 150 pezzi originali in esposizione tra console e giochi d’epoca e un’area interattiva per sperimentare la Storia del Videogioco con le proprie mani.

Vigamus, la storia dei videogiochi in un museo!

Vigamus, la storia dei videogiochi in un museo!

Vigamus, la storia dei videogiochi in un museo!

Altre foto sul sito e sul Flickr ufficiale di Vigamus Roma!

Vigamus, la storia dei videogiochi in un museo!

Vigamus, la storia dei videogiochi in un museo!

Situato a Roma in zona centrale, Vigamus è l’unico Museo del Videogioco in Italia. Una struttura moderna e all’avanguardia, all’interno della quale i visitatori potranno immergersi nella storia del Videogioco e scoprire l’evoluzione di una forma d’arte giovane, ma con un illustre passato alle spalle, fatto di personaggi memorabili e storie avvincenti.

Vigamus, la storia dei videogiochi in un museo!

Vigamus, la storia dei videogiochi in un museo!

Vigamus, la storia dei videogiochi in un museo!

Vigamus, la storia dei videogiochi in un museo!

A Roma, diventerà una tappa da non perdere per gli appassionati di tutte le età!

Buon divertimento!

Come gestire i reclami evitando un passaparola negativo [HOW TO]

Siete sicuri che i reclami siano davvero un aspetto negativo nella gestione aziendale? È stato dimostrato che il disappunto del cliente, se gestito in modo opportuno, può essere un ottimo punto di partenza per avviare azioni di miglioramento.
Il cliente può reclamare per diversi motivi, come da esempio per un prezzo troppo alto, per errori del calcolo dello sconto, a causa di un’assistenza non adeguata del personale di vendita, per spedizioni mai giunte a destinazione o in ritardo e  via dicendo. Scopriamo come progettare un solido sistema di gestione dei reclami per assicurarci il recupero e l’aumento della customer satisfaction.

Come gestire i reclami evitando un passaparola negativo [HOW TO]

Peggio di un cliente insoddisfatto c’è solo un cliente insoddisfatto che non reclama!

Sono pochi i clienti insoddisfatti che si lamentano, spiegando in modo chiaro il loro punto di vista. Nella maggior parte dei casi, infatti, si innesca un processo di passaparola negativo, ignoto all’azienda, che può essere distruttivo per la sua immagine e reputazione.

Una ricerca della TARP (Technical Assstance Research Programs) ha dimostrato che su 100 clienti insoddisfatti soltanto 4 reclamano, rappresentando solo la piccola punta dell’iceberg. Gli altri 96 mettono in atto uno spaventoso meccanismo di passaparola negativo, ingovernabile da parte dell’azienda.
Si può affermare che ogni 100 clienti insoddisfatti si producono circa 1000 contatti negativi per l’organizzazione, a causa del WOM  negativo. In aggiunta a quanto detto, la TARP dimostra che l’intenzione d’acquisto dei clienti insoddisfatti che non presentano reclamo si attesta al massimo intorno al 37%, mentre invece i clienti reclamanti che si sono visti risolvere il problema in maniera rapida ed efficace presentano un’intenzione d’acquisto pari o superiore all’82%.

Questo vuol dire che sotto, sotto i clienti che reclamano ci vogliono bene! Ebbene sì, se l’azienda riesce a gestire in modo opportuno le lamentele ricevute, può esser certa che i clienti tenderanno a rimanerle vicini, riacquistando i suoi prodotti.

Come gestire i reclami evitando un passaparola negativo [HOW TO]

I reclami come opportunità

Il reclamo deve essere visto dall’azienda come una vera e propria opportunità, intesa come la possibilità di recuperare il cliente, di entrare in contatto con esso e di dimostrare quanto la sua offerta e il suo sistema d’ascolto sia valido ed efficace. L’impresa deve saper progettare un idoneo sistema di gestione dei reclami a cominciare dal potenziamento della sua capacità di ascolto attraverso strumenti adatti, come interviste, questionari e cassette di reclami/suggerimenti. Quest’ultima tipologia di strumento d’ascolto ha l’obiettivo di raccogliere segnalazioni e spunti innovativi dal ciente per pianificare delle azioni di miglioramento adeguate.

Come gestire i reclami evitando un passaparola negativo [HOW TO]

9 principi chiave per la gestione dei reclami

La progettazione di un efficace ed efficiente sistema di gestione dei reclami è necessaria per incrementare la fedeltà e la soddisfazione dei propri clienti, aumentando di conseguenza le vendite e la reputazione aziendale. Di seguito proponiamo un elenco di 9 principi chiave da seguire per la corretta gestione dei reclami, come indicato nella Norma UNI ISO 10002:2006:

#1 Accessibilità
Il processo per le lamentele deve essere facilmente utilizzabile dal cliente.

#2 Capacità di reazione
È fondamentale trattare con cortesia e disponibilità i reclamanti ed informarli sullo stato di avanzamento della loro pratica.

#3 Costi
Il trattamento dei reclami deve essere assolutamente gratuito.

#4 Feedback
È fondamentale mostrarsi favorevoli a qualsiasi tipo di giudizio.

#5 Miglioramento continuo
L’obiettivo principale, nonchè uno dei vantaggi della gestione dei reclami, è ricevere degli spunti in base ai quali progettare delle azioni di miglioramento del prodotto o servizio offerto al mercato.

#6 Obiettività
Si deve essere imparziali e  garantire l’equa gestione dei reclami senza fare discriminazioni tra i propri clienti.

#7 Responsabilità
L’azienda deve prendersi tutte le sue responsabilità nel trattamento dei reclami.

#8 Riservatezza
Si deve garantire la massima riservatezza del reclamante.

#9 Visibilità
Il cliente deve aver chiaro come e dove poter reclamare.

Ed ora facciamoci due risate con questo simpatico video che rappresenta quello che potrebbe essere l’ufficio reclami di YouTube. Secondo voi la situazione potrebbe migliorare se venissero applicati i  9 principi sopra elencati?

Il menu? Al ristorante newyorkese Comodo si sceglie su Instagram!

Metta un like chi, almeno una volta, ha instagrammato quello che stava mangiando 😀 E anche chi leggendo un menu, nello scegliere cosa ordinare, ha cercato di visualizzare l’aspetto delle varie portate.

Senza arrivare agli eccessi dei vip o dei cosiddetti bimbiminkia, è indubbio che Instagram abbia rivitalizzato il lato voyeuristico di ognuno di noi.

Le immagini sono il mezzo più efficace per veicolare i messaggi: ricordate il post sul visual storytelling? Le aziende hanno capito la potenzialità di questo mezzo e hanno iniziato ad usare Instagram nelle loro strategie di social media marketing.

In passato abbiamo visto insieme come alcune aziende hanno utilizzato Instagram per promuovere il proprio brand. Attuare strategie di marketing utilizzando il photo sharing è risultato efficace non solo per brand di beni di largo consumo o di moda ma anche per artisti, com’è accaduto per il video dei Vaccines.

Ora, visto che a tutti piace mangiare, fotografare e fotografare quello che si mangia, perché non utilizzare sempre Instagram per promuovere il proprio ristorante?

Già fatto: ci ha pensato il ristorante newyorkese Comodo, che in fondo al proprio menu ha scritto l’hashtag #comodomenu invitando espressamente i commensali a fotografare i piatti ordinati e a taggarli con questo hashtag. Così quando ci si ritrova davanti al menu e non si sa cosa scegliere basta fare una breve ricerca per vedere le portate 😉

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Che dire? Semplice, efficace e partecipativo… in una parola, gustoso!

Le 9 vite di un gatto per una Toyota [VIDEO]

A nessun animale piace essere portato dal veterinario. Tranne forse a questo gatto protagonista nel suo spot di Toyota New Zealand. Il micio che ci presenta Saatchi&Saatchi pare avere un vero e proprio desiderio masochistico per gli incidenti. Il motivo? Farsi caricare sulla adorata Toyota Corolla, pur se a caro prezzo.

Uno dopo l’altro l’acuta mente del felino architetta una sfilza di incidenti che costringono i premurosi padroni a soccorrere il loro animale: ‘Fufi’ si fa investire mentre il proprietario sta tagliando l’erba del giardino, si butta in una colata di cemento, provoca un antipatico cane da guardia. Tutto per lei, l’auto dei suoi sogni.

Finché, almeno così sembra inizialmente, la sventura ha la meglio e il povero micio abbandona questo mondo. Salvo poi risalire dal terreno e fuggire per sempre con l’amata.

Ok, lo spot non sarà certo un colpo di genio, ma possiamo certamente dire di non trovarci davanti al solito spot del settore dell’automotive e, soprattutto, di vedere finalmente un gatto diverso dagli altri. Da quelli del web, almeno.

Pinocchio, il cibo spazzatura e Gesù: le migliori pubblicità della settimana

Nuovo appuntamento con i migliori annunci stampa della settimana. Ogni venerdì vi proponiamo le pubblicità più divertenti, irriverenti e ironiche dai migliori blog specializzati in advertising del mondo per condividerli con voi.

Colgate vs aglio e sigarette

Advertising Agency: Y&R, São Paulo, Brazil
Chief Creative Officer: Rui Branquinho
Creative Directors: Rui Branquinho, Flavio Casarotti
Art Director: Eiji Kozaka
Copywriter: Marcelo Conde
Planners: Fernanda Flandoli, Eliana Yamaguchi, Adriano Eliezer
Client Team Directors: Adriana Leite, Tamara Kulb
Account Director: Valeria Ordonhez
Print Producers: Elaine Carvalho, Flavio Zamboni
Account team: Felipe Wanderley
Account manager: Claudia Menezes
Art Buyer: Monica Beretta
Images: Getty Images
Media team: Gustavo Gaion, Fabiola Sidorenko
Published: October 2012

L’identità comune rende tutti più forti

Advertising Agency: DLV BBDO, Milan, Italy
Executive Creative Directors: Stefania Siani, Federico Pepe
Copywriters: Matteo Maggiore, Dennis Casale
Art Directors: Matteo Pozzi, Valerio Mangiafico
Illustrator: Davide Calluori

I poser di Fujifilm

Advertising Agency: Grey Dot, México
Creative Director: Damián Campa
Art Directors: Israel Arrieta, Pamela Lechuga
Copywriter: Jimena Morales
Lineart: René Cordova
Color / Textures: Fernanda Rizo

No trash food

Advertising Agency: MGM Communications, Saskatoon, Canada
Creative Directors: Brian Ohlmann, Dean Owen
Art Director: Brian Ohlmann
Copywriter: Drew Sebesteny
Published: September 2012

Un diamante è per sempre

Advertising Agency: DDB, Manila, Philippines
Executive Creative Director: Joey Ong
Art Directors: James “Nueve” Pereda, Kelvin “Angpogi” Co
Photographer: Vincent Coscolluela

Unicef, Switzerland

16 ottobre 2012 – Giornata mondiale dell’alimentazione– La fame uccide 2,5 milioni di bambini ogni anno.

Advertising Agency: Saatchi & Saatchi, Zurich, Switzerland
Creative Director: Juerg Aemmer
Art Director: Frédéric Nogier
Copywriter: Felix Freese
Photographer: Thomas De Monaco
Retoucher: Bildwerk

Chapel bar & bistrò, religiously.

Advertising Agency: Ogilvy, Auckland, New Zealand
Executive Creative Director: Angus Hennah
Creatives: Steve Hansen, Paul Kim
Photographer: Troy Goodall
Designer: James Showler
Senior Account Manager: Jessica Short
Group Account Manager: Paul Manning

iPad Mini: voci e presunte verità dalla rete [RUMORS]

Fonte @Gizmodo

A 4 giorni dall’evento di San Jose, possiamo dire che Apple questa volta è riuscita a far trapelare meno informazioni del solito, forse anche a causa dell’ultimo Keynote di presentazione dell’iPhone 5, che di segreto aveva ben poco.

iPad Mini il “cannibale”?

Fonte @Nowhereelse.fr

Quello che viene dato quasi per certo, è che Apple nonostante il “mini”, non abbia lesinato sul design della nuova tavoletta, e che come per ogni suo prodotto il claim rimane “we just want to make great products” (vogliamo solo fare grandi prodotti).

Quindi forse è il caso di uscire dall’ottica di mini = piccolo = minori prestazioni = risparmio.

Infatti c’è chi pensa che il nuovo iPad mini (se questo sarà il suo nome) possa mettere in ombra il New iPad sia per la nuova user experience sia dal punto di vista delle vendite: Gene Manster, analista della Piper Jaffray, da sempre fonte attendibile sulle news da casa Apple, ha previsto un effetto da “cannibalizzazione” dell’iPad Mini nei confronti dell’iPad: ogni 5 iPad Mini venduti, insomma, verrà venduto un iPad in meno.

Prezzo

Fatte queste considerazioni, torniamo con i piedi per terra ed apriamo la pagina dell’Apple Store e leggiamo: New iPad 480€ e iPad2 399€. Da questa semplice lettura possiamo immaginare che il nuovo prodotto da 7″ debba posizionarsi al di sotto di questo range, per potere essere un potenziale killer product nei confronti degli attuali competitors.

Alcuni rumors europei parlano di 250€ per il modello entry level fino a un massimo di 650€ per il 64G con connettività LTE. Ma come ben sappiamo, Apple è solita fare del prezzo un un attributo complementare alla qualità del prodotto, quindi non stupiamoci se il modello base sarà più alto del presupposto.

L’ultima notizia è comunque quella che ci viene dal Guardian: pare che per errore sullo store Apple UK sia per un attimo comparso un prezzo anomalo per il New iPad ela testata inglese ha subito raccolto lo screenshot della pagine e supposto si trattasse del costo dell’iPad Mini. Parliamo infatti di un prezzo di 249 sterline, pari a 269 euro, troppo basso persino per l’iPad 2.

A sostegno dell’ultima ipotesi, ci sarebbero delle indiscrezioni relative alle difficoltà di produzione di questo prodotto. Sembrerebbe infatti più complesso il processo produttivo per realizzare l’iPad Mini, questo potrebbe giustificare costi più elevati, ma anche tempistiche più lunghe di consegna nel caso di rottura di stock. Le stesse fonti parlano anche di un ordine di oltre 10 milioni di pezzi per il quarto trimestre.

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Design

Passiamo a vedere l’estetica del “piccolo” di casa Apple. I più affermano che le caratteristiche del nuovo iPad Mini saranno le stesse dell’iPad 2, fatta eccezione per il dock che sarà aggiornato al nuovo lightning.

Parliamo ora del microchip  e Retina Display. La nuova Apple di Tim Cooks, sappiamo bene amare ammortizzare le spese… quindi non ci stupiremo di vedere ancora il “vecchio” processore A5 sul nuovo iPad Mini ma non lo renderebbe in grado si supportare un Retina Display.

In rete spuntano anche i primi mock-up ritenuti attendibili, alcuni palesemente vicini alla linea del nuovo iPhone 5, completamente nero anche nel retro.

Mockup @MartinHajek per AllTHingsD

Come per ogni novità, c’è sempre anche chi spara in alto, affermando che il nuovo iPad Mini potrebbe essere addirittura impermeabile…

Ancora 4 giorni e tutto questo  sarà ampliamente spiegato da Tim Cook sul palco del California Theather a San Jose, e vi ricordiamo che potrete seguire i nostri aggiornamenti dalle ore 19 italiane.

Appassionati di shopping online ma invasi dalle e-mail? Scoprite Shopilly!

Appassionati di shopping online ma invasi dalle e-mail? Scoprite Shopilly!

Per chi è abituato a fare shopping online questa potrebbe essere una vera e propria rivoluzione.

Appassionati di shopping online ma invasi dalle e-mail? Scoprite Shopilly!

E’ oramai consuetudine iscriversi a decine e decine di newsletter pur di ricevere offerte, informazioni e sconti speciali sui propri brands o online stores preferiti. Questo però comporta il tradizionale intasamento della nostra inbox. A questo problema sembra rispondere Shopilly.

Una società Americana con sede a San Jose (California) ha avuto un’idea semplice e geniale… di quelle che funzionano!
Andando sul loro sito, www.shopilly.com, si avrà la possibilità di creare un account con contestuale attivazione di una casella email dedicata, al fine di potersi registrare a tutte le newsletter di questo mondo, senza però riceverle nella propria casella di posta. Tra l’altro è possibile registrarsi con il proprio account Facebook.

Tutte le mail arriveranno direttamente all’indirizzo che ci saremo poc’anzi creato (nome.utente@shopilly.com) ed appariranno nella sezione personale di Shopilly.

Appena loggati avrete accesso alla sezione “window shop” dove potrete selezionare e visualizzare i vostri brands e stores preferiti. Altrimenti potreste affidarvi alla selezione di Shopilly, già divisa per categorie (Daily Deals, Women, Men, Children, etc.).
Anche la veste grafica è ben curata: il tutto sarà visualizzato con un design in stile Pinterest, semplice e ben organizzato.

Basterà quindi aggiungere brand, negozi e online stores per essere sempre aggiornati e pronti all’acquisto, direttamente con il proprio account Shopilly.

Appassionati di shopping online ma invasi dalle e-mail? Scoprite Shopilly!

Ho provato personalmente il sito per un paio di giorni e posso confermare l’intento degli sviluppatori: il sito, oltre a funzionare bene, è anche “divertente”; si ha la sensazione di avere tutto ciò che si desidera in un’unica pagina. Provare (e magari anche comperare…) per credere.

L’unica pecca è attualmente la mancanza di alcuni brand e retailer europei. E’ un sito nato negli U.S.A. e che siamo sicuri si espanderà presto anche qui in Europa, dovremo quindi aspettare ancora un po’ prima di vedere i vari Yoox, Zalando, etc.

E l’applicazione per lo smartphone? Se diventassi Shopilly Addicted? Niente paura, è in arrivo anche l’applicazione mobile, siete salvi!

Due Ninja vincono la XXIV edizione del Premio Marketing

Alessio e Giulia con il prof. Carlo Alberto Pratesi

Alessio Ancillao aka Byakuya e Giulia Lotti aka Naiki, sono i due ninja-studenti che si sono aggiudicati il primo posto alla XXIV edizione del Premio Marketing per l’Università SIM (Società Italiana Marketing).

Il Premio, riservato agli studenti universitari, propone ogni anno un caso diverso su cui sbizzarrirsi nella stesura di un piano di marketing che risponda il più possibile alle richieste e agli obiettivi del brief iniziale.

L’edizione 2012, vinta da Alessio e Giulia, riguardava il Caso INA Assitalia e l’obiettivo principale del piano di marketing era  “aumentare il valore che i giovani attribuiscono al prodotto assicurativo“.

Oggi vi proponiamo una breve intervista ai vincitori del Premio. Chi fosse invece interessato a partecipare all’edizione 2013 troverà tutte le informazioni qui.

Innanzitutto, complimenti da tutta la redazione! Raccontateci un po’ qual è stato il processo di analisi che avete intrapreso per arrivare alla formulazione di una soluzione creativa che potesse rendere efficace il vostro piano marketing

Come prima cosa abbiamo studiato il contesto, andando ad analizzare il mercato, la concorrenza e soprattutto la domanda. Rispetto a quest’ultimo punto ci siamo resi conto che i giovani sono davvero poco interessanti al tema della previdenza, potevamo immaginarlo, ma non a questi livelli. Sebbene il tema della pensione sia su tutti i giornali e televisioni, i giovani lo vedono come un problema da rimandare, e questa affermazione è confermata anche dalla COVIP (Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione).

La prima cosa da fare era quindi capire come sensibilizzare i giovani rispetto alle tematiche previdenziali, per poi elaborare delle strategie di comunicazione mirate. Abbiamo condotto delle analisi di mercato, somministrando un questionario ad un campione composto da circa 300 ragazzi.

Grazie ai dati raccolti abbiamo potuto trovare la strada giusta da seguire nello sviluppo delle nostre idee. Abbiamo scoperto, attraverso un’analisi di regressione multipla, che i fattori che influenzano maggiormente l’intenzione d’acquisto dei ragazzi sono in primo luogo l’opinione dei genitori, seguito dal ruolo del consulente assicurativo ed infine il parere degli amici. Su queste tre figure abbiamo basato tutta la nostra strategia di comunicazione.

Immaginiamo che da ninja abbiate di sicuro proposto anche attività di marketing non convenzionale all’interno del piano…Se si, di che tipo e per quali finalità?

Una delle nostre idee di comunicazione più efficaci si basava sull’ideazione di una Foursquare strategy mediante la promozione di offerte geolocalizzate. Detto così può sembrare arabo, ma in realtà si tratta di un’idea molto semplice. Foursquare è un social network basato sulla geolocalizzazione attraverso il meccanismo dei check-in effettuati tramite il proprio smartphone. Con lo scopo di avvicinare materialmente i giovani ai consulenti assicurativi, abbiamo pensato che per ogni check-in effettuato nei pressi di una sede INA Assitalia, l’utente potesse avere la possibilità di farsi offrire un caffè da un consulente, il quale approfitterebbe del tempo passato insieme al potenziale cliente per sensibilizzarlo sul tema pensionistico e parlagli dell’offerta previdenziale di INA Assitalia.

Ci siamo anche improvvisati registi e sceneggiatori e abbiamo ideato questo simpatico video che riassume in poco più di un minuto la nostra proposta.

In cosa, secondo voi, il vostro progetto è risultato migliore degli altri agli occhi della giuria?

Tutte le nostre proposte avevano alle spalle delle analisi statistiche puntuali e serie. Abbiamo utilizzato dei software statistici avanzati, come SPSS, con i quali abbiamo potuto analizzare efficacemente tutti i dati raccolti. Abbiamo utilizzato delle tecniche statistiche pertinenti e specifiche, ad esempio per disegnare la mappa di posizionamento percepito e ricercato abbiamo condotto un’analisi discriminante inserendo anche le caratteristiche della compagnia ideale (individuate precedentemente tramite content analysis). Mentre in fase di segmentazione abbiamo effettuato una cluster analysis, individuando 3 segmenti che abbiamo poi profilato utilizzando un test ANOVA.

Nella fase di budgeting abbiamo proposto degli scenari veri, non approssimativi, basandoci su fonti certe, prospettando quindi dei costi e delle percentuali di conversione assolutamente realistici.

Un ultimo punto di forza del nostro lavoro è stata sicuramente la presentazione. Al di là dell’emozione che era tanta, abbiamo cercato di fare delle slide snelle e accattivanti, che catturassero l’attenzione e non annoiassero.

Ora che avete raggiunto quest’importante traguardo quali saranno i vostri progetti per il futuro?

Siamo a pochi passi dalla laurea magistrale in Economia e Management con indirizzo Marketing, quindi l’obiettivo di brevissimo termine è diventare “dottori” a tutti gli effetti. Per il futuro, ormai vicino, speriamo ovviamente di farci valere e proseguire a testa alta nel grande settore del marketing, ritagliandoci un spazio dove potremo farci conoscere ed apprezzare.

Ci stiamo interessando anche ai nuovi settori del momento come il web marketing, in particolare perfezionando le nostre conoscenze SEO e SEM. Un’area che ci incuriosisce molto e che vogliamo conoscere di più è sicuramente quella riguardante il mobile e social media marketing, che abbiamo visto essere particolarmente attraenti per le nuove strategie di business.

Ed infine last but not least: Team vincente non si cambia!

La check-list essenziale per chi soffre di ansia da perdita di follower

Credits @ Roberto Iacono

Continuate a ripetervi che è soltanto un numero, senza contare poi il problema dei follower fasulli. Ma il sol pensiero di perderne uno permette alle più vaghe domande di insinuarsi nelle vostre menti… Di quale patologia stiamo parlando? Dell’ansia da perdita di follower ovviamente!

Per aiutarvi nella diagnosi e nella cura, la social équipe Ninja ha raccolto così per voi alcuni sintomi e comportamenti errati che ricorrono spesso nei pazienti affetti da questa patologia. Da leggere!

#1 Sbalzi d’umore dovuti all’eccessiva fluttuazione del numero di follower

Fate un bel respiro, non è il caso di allarmarsi. Se siete detentori di un grande numero di follower è molto più probabile riscontrare frequenti variazioni nella loro quantità. Vi sarà più facile comprendere questo cambiamento ponendo l’attenzione sul vostro stesso account.

Quante volte voi stessi avete smesso di seguire qualcuno? Sia perché i vostri interessi sono mutati nel tempo, o perché avete deciso di rendere più personale il vostro account Twitter? Eppure non avete pensato male di queste persone. Semplicemente le necessità cambiano nel tempo (così come le persone), ma non per questo bisogna farne un dramma!

Se invece non riuscite proprio a togliere gli occhi da quel numero molto probabilmente siete entrati nel tunnel della social media addiction. Per questo urge delineare subito il vostro malsano profilo per intervenire al più presto.  🙄

#2 Irritazione generale a seguito di tweet di cattivo gusto

Beccati! Volevate saltare questo punto perché avete la presunzione di saper creare tweet interessanti. Non meravigliatevi se a seguirvi sarà solo la vostra ombra!  😈

Analizzando con la dovuta attenzione il vostro account, potreste notare che soltanto alcuni post riescono a catturare veramente l’attenzione di altri utenti su Twitter. Per chi intendesse scovare l’arcano, riportiamo una riflessione per punti proposta da Nancy Perkins nel suo post per Social Media Today “Unfollowed on Twitter? Here’s Why:

  • Utilizzate tweet enigmatici e arzigogolati? Se la risposta a questo quesito è affermativa, molto probabilmente lo state facendo per aumentare l’interesse nei vostri confronti…  😕 (pausa) Forse è il caso di smettere se il risultato ottenuto è l’esatto opposto di quello che vi eravate prefissati. Con un hashtag #lostatefacendonelmodosbagliato!
  • A proposito dell’uso di hashtag # e menzioni @, quante ne inserite in un tweet? Evitare il sovraccarico del tweet con troppi simboli vi garantisce un tweet più leggero e allo stesso tempo leggibile.
  • Twittate le stesse cose a colazione, pranzo e cena?
  • Se la vostra presenza su Twitter risulta noiosa tanto da perdere follower, vi siete mai chiesti cosa possa rendere i vostri tweet più interessanti?
  • Quando condividete link, oltre ad aggiungere un VOSTRO commento, perché non provate a mettere in risalto le parti più interessanti di ciò che avete deciso di condividere (video, articolo, musica…)?

#3 Presenza di narcisismo con valori al di sopra della soglia consentita

Allarme rosso! Se non volete che l’intera community inizi a definirvipalloni gonfiati” tenete sotto controllo la pressione autoreferenziale dei vostri tweet. L’egocentrismo non è sinonimo di personal branding, anzi!

Gli utenti di Twitter si aspettano che voi condividiate informazioni da cui trarre beneficio. Cestinate il vostro ego and enjoy the conversation!

Ricordatevi inoltre che la miglior moneta di scambio può essere un retweet  o una menzione di altri utenti.

#4 Eccessivo utilizzo di cattive maniere

Gli utenti di Twitter seguono persone che principalmente condividono interessi comuni. Per questo il social network viene considerato un aggregatore sociale. Presentarsi etichettandosi “so-tutto-io” non porta sicuramente a buoni risultati nelle proprie digital PR!

Nel momento in cui si  condivide un articolo, è bene menzionare l’autore se presente su Twitter, tutt’al più citarlo. Oppure tramite la dicitura  “via @…mettere in risalto la fonte di provenienza del contenuto.

Esprimere pareri negativi non è vietato, l’importante è non offendere il destinatario dell’osservazione. Porre un minimo di attenzione nei modi in cui si interagisce può essere comunque valutato positivamente.

#5 Parziale presenza, o nel peggiore dei casi, totale abbandono dell’account

Perché seguirvi se non siete “fisicamente” presenti? In che cosa consiste il benefit se non c’è interazione?  D’altro canto, come vi abbiamo illustrato nei sei errori da evitare su Twitter, anche twittare all’inverosimile  può portare gli utenti a scegliere di non seguirvi più. Come sempre la risposta sta nel trovare il giusto equilibrio.  😉

Dopo aver letto attentamente il post illustrativo, potete consultarci senza alcun problema; non abbiamo data di scadenza!  😎