Come aumentare la sicurezza in auto migliorando le nostre strade

Come aumentare la sicurezza in auto migliorando le nostre strade

E’ innegabile che di sforzi nel campo della sicurezza stradale se ne sono fatti e sempre se ne faranno: purtroppo nonostante automobili in grado di leggere i segnali stradali, che ci svegliano se stiamo per addormentarci (con il bluetooth per non avere le mani occupate), di incidenti, sopratutto in Italia, ce ne sono sempre troppi.

Come aumentare la sicurezza in auto migliorando le nostre strade

Così, dove le compagnie automobilistiche, o forse, dove le vetture non possono più arrivare, l’altro elemento da sviluppare è la strada stessa; come le immagini ci mostrano (dal progetto dello studio Roosegaarde) si può fare tantissimo ancora per migliorare le performance dell’asfalto e rendere il viaggio più sicuro e più semplice a volte.

Perché quindi non puntare su strisce riflettenti (come nella prima foto)? Si caricano di giorno con la luce del sole e per dieci ore illuminano il cammino di quelle strade secondarie dove mettere un palo costa troppo e le curve spuntano all’ultimo.

Si potrebbe sfruttare la forza del vento per alimentare le luci ai bordi della strada, in posti molto ventosi è una soluzione economica, ecologica e importante; magari le luci potremmo farle attivare solo quando le macchine sono in prossimità, risparmiando ulteriore energia.

Come aumentare la sicurezza in auto migliorando le nostre strade

Le vernici sensibili a determinate temperature potrebbero “colorare” le autostrade italiane, segnalando i punti critici e avvertendo il conducente di moderare la velocità, mantenere la distanza di sicurezza e nel caso, metter su le catene.

Come aumentare la sicurezza in auto migliorando le nostre strade

Addirittura c’è chi ha già pensato alle automobili elettriche, che lentamente invadono il mercato automobilistico: attraverso bobine a induzione questa tipologia di macchina potrebbe battere record di distanza e risparmiarci parecchio Co2 nell’aria.

Come aumentare la sicurezza in auto migliorando le nostre strade

Chissà quanto dovremo attendere prima di vedere quest’evoluzione stradale sotto le nostre ruote e per “nostre” intendo “di noi italiani”.

Call to action

Le call to action nell’email marketing

Call to action

Un nuovo elemento oggetto di analisi nella rubrica di ContactLab: parliamo delle call to action (o anche CTA).

Una premessa: l’invito all’azione è il punto nodale della comunicazione. In quanto tale, è necessario aver ben chiaro l’obiettivo generale della comunicazione ed esprimerlo nel modo ideale. La domanda iniziale da porsi è: che cosa ti aspetti che facciano i tuoi utenti?

Che il tuo obiettivo sia il download di un documento, la registrazione ad un evento, la promozione di un acquisto online, la lettura di un articolo, la visita ad un sito… concentrati sul messaggio principale!

Puoi scegliere di inserire la call to action già nel subject o di prevederla nel pre-header: non dare per scontato che i tuoi utenti sappiano che cosa fare. Invitali a compiere un’azione precisa in diversi punti della tua comunicazione.

Grafica

Per favorire l’azione dell’utente, imposta una call to action in modo che sia ben visibile e chiaramente identificabile all’interno del layout: chi riceve la tua email deve poter riconoscere facilmente che cosa ti aspetti da lui e quale azione gli stai suggerendo di compiere.

Evita una comunicazione dai toni troppo forti, ma evidenzia le call to action con piccoli accorgimenti: inserisci il messaggio testuale in un bottone, collocalo in una posizione centrale, favorisci il senso della lettura in modo da focalizzare lì l’attenzione degli utenti. Il testo dovrà essere sempre e comunque editabile.

Utilizza componenti grafiche e cromatiche per valorizzare le tue call to action principali; considera anche le dimensioni dei bottoni, nell’insieme del layout. E se anche all’interno dei contenuti descrittivi prevedi di inserire link che inducano l’utente ad approfondimenti, ricordati di sottolinearli in modo che siano riconoscibili!

Copywriting

Le scelte lessicali possono favorire l’azione. Puoi sfruttare il concetto di immediatezza e di urgenza con termini quali ora, affrettati, comincia ora…. oppure sottolineare il vantaggio riservato all’utente, con termini quali approfitta, scopri, ecc. Ma l’analisi delle scelte strategiche del copywriting non si esaurisce con questi esempi.

Ricordati che i tuoi utenti dovranno comunque poter riconoscere sinteticamente e chiaramente qual è l’azione da compiere, grazie anche all’uso delle parole giuste.

A/B Test


La posizione o persino semplicemente il colore della tua call to action potrebbe fare la differenza nell’efficacia della tua comunicazione.

Perché non verificare quale sia l’opzione ideale con un A/B test? Metti a confronto due versioni della stessa email, variando ad esempio la posizione della CTA nel layout, il messaggio del contenuto testuale o il colore del bottone per scoprire quale ottiene i migliori risultati in termini di performance!

 

Halloween in salsa 2.0: contest o scherzetto?

Siamo arrivati ad Halloween e come ogni festa scatta il contest sui social media! Perché, si sa, proprio il contest aumenta l’engagement con in propri utenti. Alla base ci sono fondamentalmente le stesse strategie base che vanno poi declinate ad hoc per la festa in questione. Oggi quindi vi proponiamo alcuni esempi di contest efficaci per la festa di Halloween. Mostruosi! 😉

Hashtag contest

Fare un hashtag contest è abbastanza semplice: basta scegliere un hashtag, decidere i premi e i criteri di vincita e il gioco è fatto. Un esempio? Topshop ha scelto il  famoso #trickortweet per il lancio della collezione Witching Hour.

Per partecipare al contest basta inviare un tweet con una foto del proprio look per Halloween o con consigli di stile per la notte delle streghe. Ogni giorno i migliori tweet ricevono una gift card da $ 150.

In alcuni negozi selezionati, inoltre, si possono “barattare” tweet in cambio di oggetti o di un make-up da brivido. Il tutto ovviamente corredato da corner fisici allestiti a tema dove fotografarsi e twittare in diretta il proprio scatto dal negozio. I migliori look scattati in store vinceranno dei premi aggiuntivi e saranno pubblicati in un album condiviso sulle diverse piattaforme social di Topshop.

Anche l’aeroporto di San Francisco ha lanciato il proprio hashtag contest per Halloween. Il concorso invita i viaggiatori a fotografarsi nelle Halloween Photo Station situate nei vari terminal e a twittarle usando l’hashtag #SFOHalloween.

Il contest non si ferma a Twitter ma si muove anche su Pinterest. Per partecipare bisogna creare una board denominata “SFO Halloween: Pin to Win” contenente 5 immagini di destinazioni preferite dove festeggiare Halloween.

Tra i partecipanti ai due contest verranno estratti i vincitori di cuffie Sol Repubblic e di iPod Shuffle.

Costume contest

Ideare un contest basato sui costumi di Halloween è sicuramente il metodo più efficace di interagire con i propri utenti visto che la festa è incentrata prevalentemente sui travestimenti. È sicuramente un’idea semplice e divertente e che può essere riproposta su tutte le piattaforme social, da quelle prevalentemente fatte di immagini come Instagram e Pinterest alle più tradizionali come Facebook, Twitter e Google+.


Blu Buffalo, un’azienda produttrice di cibo per cani e gatti, ha ideato un contest dedicato ai cani e ai gatti, ovviamente. Tramite un’applicazione di Facebook i fan della pagina Blu Buffalo sono invitati a pubblicare le foto in maschera dei loro amici a quattro zampe. Il cane e il gatto più votati vinceranno una fornitura annuale di cibo Blu Buffalo!

Similmente American Apparel ha lanciato il proprio Halloween costume contest. In questo caso il contest è rivolto a tutti: uomini, donne, bambini, gruppi e animali. Basta pubblicare sul sito il proprio travestimento, di cui deve far parte almeno un capo American Apparel. Il più votato vincerà una gift card da $ 500 mentre primi due più votati di ogni categoria vinceranno una gift card da $ 100.

E voi che scherzetto avete ideato per i vostri follower? Fateci tremare! :mrgreen:

"Ragazze di oggi donne di domani": il convegno dedicato al connubio donna e web [EVENTO]

Domani 31 Ottobre presso la sede centrale Banca Carige – Via Cassa di Risparmio, 15 – a Genova, si svolgerà il convegno “Ragazze di oggi donne di domani: costruire il futuro al tempo del web“.

Il convegno si pone come una riflessione sollecitata dalla mostra “Quanto ti vuoi bene – che si potrà visitare fino al prossimo 25 novembre presso il chiostro del Museo di Sant’Agostino – sull’influenza che le nuove tecnologie hanno sulla vita e sulla costruzione della soggettività delle giovani generazioni e sui modi di rappresentare il corpo al tempo del web.

L’evento si colloca fra gli appuntamenti del Festival della Scienza, ed è promosso dall’Università degli Studi di Genova (dipartimento di Scienze della formazione) in collaborazione con futuro@lfemminile, Genova Fa e Banca Carige, oltre ad avere il patrocinio di Regione Liguria, Comune di Genova e SoIs (Società Italiana Sociologi) sezione Liguria.

Il programma della giornata:

Di seguito vi mostriamo il programma della giornata, che avrà inizio alle ore 9.30 con l’introduzione da parte di Daria Bagnasco – vice direttore generale Gruppo Banca Carige, Guido Franco Amoretti – direttore Disfor, Università degli Studi di Genova, Franca Pelucchi – presidente GenovaFa.

Poi tanti interventi di grande interesse si susseguiranno:

Nativi digitali e nuove tecnologie: un connubio indissolubile” – Roberta Cocco, direttore responsabilità sociale Microsoft Italia
Le pari opportunità e la tecnologia” – Marina Dondero, già vicepresidente e assessora alle Pari Opportunità della Provincia di Genova
Ragazze di ieri, donne di oggi, imparare dal passato al computer per costruire il futuro nel web 2.0” – Rita Bencivenga, Université Paris Ouest Nanterre la Défense
Relazioni comunicative e affettive dei giovani nello scenario digitale” – Chiara Giaccardi, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
Donne e mobility per le ragazze di oggi e le donne di domani” – Manuela Lavezzari, marketing manager ASUS
Corpi in rete, dagli avatar a Photoshop” – Irene Rolfini, Università Milano Bicocca
Ragazze in gioco: esperienze e immaginari femminili nel game design” – Marina Rossi, co-founder Urustar

Moderazione e conclusioni a cura di Anna Cossetta e Luisa Stagi, Università degli Studi di Genova

Partecipa!

La partecipazione all’evento è libera e gratuita, ma fino ad esaurimento posti.

Per maggiori informazioni contattate la segreteria organizzativa a: info@genovafa.it oppure ai numeri: 328 2736256, 010 5763953.

Il convegno inoltre prevede l’assegnazione di crediti formativi per studenti Disfor Università di Genova.

Come scegliere il nome per la vostra azienda? [HOW TO]


La scelta del nome è una fase fondamentale della costituzione di un’azienda, perché é in quel momento che si decide il primo impatto della sua presentazione.

Acronimi, sigle, nome dei fondatori: esistono molte alternative per chiamare l’attività che abbiamo fondato, ma accanto ai suggerimenti offerti dalla nostra fantasia possiamo avvicinare alcune piccole regole “tecniche” per rendere efficace questo nome, in modo che non sia solo un insieme di lettere o richiami concettuali, ma una vera e propria espressione di qualità del lavoro, che può aiutarci a rendere riconoscibile ciò che facciamo.

Quali caratteristiche deve avere il nome della nostra azienda?

Jude Gomila, co-founder di Heyzap, in un suo articolo ci suggerisce le 16 caratteristiche che ha cercato di racchiudere nel nome della “sua creatura”.

L’analisi di Jude è veramente ben fatta e descrive il problema da tutti i punti di vista.
Ve ne proponiamo un’interpretazione nella speranza che possa essere utile a molte startup che affrontano il problema del naming.

Forma

Il nome deve:
essere semplice: deve essere breve e suonare bene come “Goo-gle” o “Zyn-ga”, l’ideale è fermarsi ad una sillaba, al massimo due. La scelta di nomi più lunghi è indicata solo se si tratta di parole di senso compiuto.

richiedere minimo sforzo: è bene scegliere parole che richiedano il minimo sforzo per essere pronunciate. Come? Prendete le parole in lizza e pronunciatele ad alta voce, quella che vi fa stancare meno potrebbe essere proprio quella migliore!

evitare il 2.0: il nome deve durare all’infinito (si spera!) quindi evitate di seguire mode come l’utilizzo del 2.0, l’uso di trattini o togliere la -e finale.

Rispettare queste prime regole probabilmente ci consentirà di ottenere un nome virale, facile cioè da far girare attraverso il passaparola.

Significato

E’ importante inoltre che il nome sia :

astratto : il nome dell’azienda deve essere lontano dall’oggetto sociale. Strano consiglio, ma la motivazione è semplice. Il mercato è un ambiente fortemente instabile e puntare sull’astrattezza significa non porsi confini, significa abbracciare una flessibilità che può salvarvi in caso di eventuali pivoting.

internazionale: verificare le traduzioni nelle altre lingue, meglio evitare una traduzione tipo “palline di pollo” in cinese, soprattutto se non si vendono palline di pollo!

senza connotazioni negative: evitate nomi con significato potenzialmente negativo, soprattutto nel caso che non abbiate rispettato la regola sull’astrattezza. Un nome come “Debito-bet” sarebbe terribile per una banca!

Percezione

Il nome dovrebbe suscitare emozioni e fissare nella testa degli utenti un’immagine precisa, magari ispirando metafore “magiche”, con l’obiettivo è quello di coinvolgere tutte le aree del cervello. Deve essere perciò:

unico: evitare di scegliere una denominazione troppo simile ad altre startup “famose”, potrebbe creare confusione.

magico: il nome deve trasferire a chi lo legge delle sensazioni, suggerire nella mente una visione quasi magica dell’azienda. Jude quando pensa ad Apple, immagina la mela che cade in testa a Newton.

piacere alla vista: il nome deve generare un immagine ben precisa dell’azienda: Apple è bravissima in questo.

avere “cervello” : immaginiamo di collegare il cervello di una persona con uno scanner MRI, il giusto nome è quello che coinvolge il più alto numero possibile di aree cerebrali.

Logo

Quando scegliete la parola dovete farlo anche in funzione del logo che la rappresenterà: il dubbio è inventare un logo partendo dal nome o viceversa scegliere un nome che rappresenta un oggetto per utilizzarlo come logo?
Partire:

dalla parola al logo significa preferire una soluzione più adatta quando s’inventa una parola nuova. Per “heyzap”, ad esempio, la zeta presente nel nome è stata trasformata in fulmine per utilizzarla come logo.

dal logo alla parola quando invece il nome è riconducibile ad un oggetto (vedi Apple), il logo ha una marcia in più! l’azienda sarà sempre identificabile a prescindere dalla presenza del testo: guardando l’oggetto vedrò anche il nome della società.

E per finire… registriamolo!

A questo punto esisteranno già dei validi candidati, magari siamo già arrivata alla scelta ed è arrivata l’ora verificare se possiamo utilizzarla.
Perciò il nome della nostra azienda dovrà essere:

“proteggibile”: meglio tutelarsi da eventuali furti del nome, quindi verificate negli appositi registri che non ci siano già altre aziende con il nome che avete scelto e poi registrate subito il vostro marchio!

collegato ad un dominio: sicuramente la nostra azienda avrà un sito web e magari è una funzione importantissima della nostra attività, ricordiamoci quindi di verificate se il dominio che ci occorre sia libero oppure dovremmo addirittura mettere in discussione la scelta iniziale.

L’ultima regola, ma non per importanza, riguarda il tipo della scelta che stiamo facendo: il nome deve essere personale e non una caricatura di qualcosa preesistente.

Le regole che vi abbiamo suggerito servono per evitare di fare errori pericolosi, ma è importante che la scelta sia dettata prima di ogni altra cosa dal migliore dei nostri alleati: l’istinto.

Come sfruttare il potenziale dei Social Media per il tuo business? La parola ai docenti di Ninja Academy [INTERVISTA]

I prossimi 16 e 17 novembre Ninja Academy ci porta alla scoperta del fantastico mondo del Social Media Marketing in una full immersion in aula insieme a numerosi ospiti e a due docenti d’eccezione:

Tommaso Sorchiotti, esperto di web e media sociali;
Simone Tornabene, head of digital presso Cemit DS.

Il corso, suddiviso in Base e Avanzato, ha l’obiettivo di far meglio comprendere le reali opportunità della comunicazione sul web 2.0 per sviluppare il proprio business attraverso i Social Media, anche grazie all’analisi di case history italiane e internazionali. Come aumentare le vendite, come raccogliere lead, come migliorare l’awareness del brand o la sua reputation? Il corso risponderà a queste (e a molte altre) domande, entrando nel merito di questioni tattiche e strategiche, trasferendo conoscenze e competenze replicabili in vari contesti di business e affrontando nel dettaglio canali conosciuti e strumenti specifici per il monitoraggio.

Insomma, l’avete capito anche voi: il potenziale dei Social Media è pressoché immenso. Bisogna solo capire come sfruttarlo.

Prima di lasciare la parola ai nostri docenti, vi ricordo che entro venerdì 9 novembre potete usufruire dello sconto early booking per una o due giornate. Fate in fretta perché i posti in aula sono limitati!

E non dimenticate gli sconti di gruppo: vige la regola del “più siete, meno spendete”. Date un’occhiata al programma completo e assicuratevi il posto tramite il form di iscrizione sulla landing page dedicata.

E ora, a costo di etichettarli come spoiler, sentite un po’ cosa hanno da dire Tommaso & Simone su Social Media e dintorni! 😉

Tommaso Sorchiotti | Simone Tornabene                                   Tommaso Sorchiotti                                                                   Simone Tornabene

Il 16 e 17 novembre sarà tempo di “Social Media Marketing” alla Ninja Academy: cosa devono aspettarsi i nostri partecipanti?


Tommaso: 
Due giornate intense, per capire insieme come i Social Media stiano cambiando il Marketing e come relazionarsi con il rinnovato mondo online, pieno di opportunità, minacce, voglia di partecipare e condividere. Un momento di confronto tra professionisti. Generalmente le lezioni sono molto aperte e si sviluppano sui dubbi e sulle problematiche che le persone hanno in azienda quando affrontano un primo approccio con il Social Web.

Simone: Un momento ad alto tasso di stimolazione mentale.Non credo nella possibilità di trasferire conoscenza, come fosse una bottiglia d’acqua che passa di mano in mano fra commensali. Credo piuttosto che la formazione sia un ragionamento condiviso, un esercizio strutturato che ti aiuta a scoprire prospettive nuove.

Riuscite a darci qualche anticipazione su quali saranno le case history presentate?


Tommaso:
 
Abarth su Facebook, Little Monster, Barilla e Garofalo, Just Dance. Finiremo poi con una parte dedicata ai fail sui Social Media. Capire dagli errori degli altri è molto utile, oltre che divertente.

Simone: Parleremo di viralità guardando al celebre video di Kony2012, vedremo come è possibile estrarre del valore economico dai Social Media ed in particolare da Facebook, come fanno le principali Non Profit. Vedremo come si comportano online celebrità come Paulo Coelho o politici come Matteo Renzi. Avremo poi contributi da parte di professionisti del settore del Social Media Monitoring (Caffeina), della Web Reputation (Viralbeat) e della Mobile Gamification (Beintoo).

Giocando di fantasia e immaginazione, quale campagna social di successo avreste voluto inventare?


Tommaso:
 Beppe Grillo 🙂

Simone: Ne ho tre. Coca Cola Happiness Truck, Red Bull StratosFox @Planeta Terra.

Abbiamo sempre ribadito l’importanza di intessere relazioni basate sul dialogo e sull’ascolto, ma capita piuttosto frequentemente che aziende di un certo spessore facciano scivoloni e figuracce imperdonabili sulle loro pagine social. Quali sono le regole fondamentali per non compromettere la brand reputation aziendale, anche dopo il “misfatto”?


Tommaso:
 Scuse e buon senso. Sono convinto che ogni azienda dovrà affrontare prima o poi uno scivolone, una crisi o una figuraccia. Di imperdonabile c’è veramente poco. Occorre un grande bagno di umiltà, chiedere scusa, spiegare cos’è successo con trasparenza e onestà. Se si cerca di rimediare con le modalità del marketing si fa generalmente peggio. Occorre rimediare “come persone”.

Simone: Di fondamentale ce n’è solo una: essere sinceri. La relazione viene prima della reputazione: senza relazione non c’è buona reputazione. Ammettere l’errore è una via dolorosa ma necessaria per garantirsi il futuro.

•••

E questo è solo un assaggio. Vi aspettiamo venerdì 16 e sabato 17 novembre a Milano per il Corso in Aula in Social Media Marketing (Base + Avanzato). Non dimenticate di iscrivervi entro e non oltre venerdì 9 novembre per usufruire dello sconto early booking!

Knowledge for change. Be Ninja!

Social Media Marketing

24job su Twitter, quando una risata varrebbe più di mille tweet

Se ci fosse in commercio una Bibbia del community manager, un capitolo sarebbe certamente dedicato a come gestire le piccole crisi quotidiane con le critiche continue che arrivano dal pubblico. È il bello e il brutto di poter disporre di uno strumento dove gli utenti possono interagire, viene da pensare: il dover mantenere la calma e non lasciarsi andare a frasi che possano ottenere un effetto diverso o persino contrario rispetto a quello che vogliamo ottenere.

Di casi simili ne abbiamo analizzati diversi, in questi mesi. Oggi ne proponiamo un altro, che ci lascia spazio a poter offrire delle riflessioni ai nostri lettori che stanno per entrare nel mondo del microblogging e in generale del social media marketing.

Ieri sera la giornalista de IlSole24Ore Rosanna Santonocito si è lasciata andare, su stimolo di alcuni utenti che le chiedevano di condividere un contenuto attraverso l’account @24Job, a una serie di commenti ‘poco carini’ nei confronti di parte del suo pubblico.

Il tutto è cominciato con una proposta di condivisione, abituale per l’account visto che le tematiche trattate sono relative a un argomento “caldo” come il lavoro:


Da notare come l’ultimo tweet sia in realtà un’affermazione del ruolo di leader che – giustamente – il gestore si attribuisce. Tutto ciò che riguarda la content curation è infatti parte dei compiti del bravo community manager. Il problema è ciò che è venuto dopo.



Non abbiamo potuto fare per motivi di spazio gli screenshot di tutta la conversazione, preferendo condensare in due immagini i tweet dell’account ufficiale: certamente, non proprio dei tentativi per accomodare la situazione.

In queste ore, l’hashtag #poernano è fra i TT (vi lasciamo immaginare il tipo di commenti, visto il tenore dei post) e la Twittersfera pare essere sfavorevole alla scelta compiuta dalla blogger.

Chiaramente, la giornalista Rosanna Santonocito si è ‘lasciata andare’, considerando un attacco personale l’approccio critico degli utenti.  Se la prima risposta – seppur piccata – manteneva una linea non scorretta rispetto al ruolo di “vigile urbano” dei contenuti e della discussione, ciò che è seguito è stato solamente un susseguirsi di insulti e di illazioni, considerando anche gli argomenti tirati in ballo (dal numero di follower come parametro di valore – vi ricorda qualcuno? – alla conoscenza di Dario Fo).

Anche se saranno poche/nulle le conseguenze per l’immagine di una struttura complessa e reputata come Il Sole 24 Ore, per uscire da questa situazione di totale confusione forse sarebbe necessario per Rosanna e @24Job offrire subito delle scuse, ammettendo le colpe serenamente e ripartendo da una valorizzazione degli utenti, anche dei critici più pungenti. Poi, rivalorizzare anche la figura del Community Manager e quindi della giornalista autrice delle risposte che tanto polverone hanno scatenato, spiegando quali siano gli obiettivi della rubrica e su quali criteri si basano tutte le azioni di content curation.

Uno dei primi blog che ha presentato il caso è stato MyWeb 2.0, che arriva persino a mettere in dubbio la preparazione di Rosanna. Non vogliamo appoggiare questa tesi, anche se crediamo fermamente che l’approccio aggressivo e “di pancia” nella gestione delle community sia ciò che di più sbagliato ci sia (alcune riflessioni le avevamo già proposte nel post Community Manager: ruoli e responsabilità [CASE STUDY], ricordate?). In un mondo come l’editoria, poi, sarebbe necessario sempre proporre atteggiamenti e scelte strategiche il più possibile innovative per mostrarsi avanguardia sotto ogni punto di vista: e la critica distruttiva per affermare una propria presunta superiorità è quanto di più contrario vi sia.

Infine, un ultimo consiglio fra il serio e il faceto che ci sentiamo di dare è farsi una risata e prendere le cose con più leggerezza: il più delle volte prendere sul ridere le critiche mosse su un social network conviene! Soprattutto perché – come è successo – si rischia poi di venire RT da Vendommerda, uno degli indicatori più affidabili che qualcosa, nel tweet, è andato storto 😉

UPDATE:


Come potete osservare dallo screenshot, Rosanna ha chiesto scusa ai suoi followers per la sua reazione scomposta. Una scelta azzeccata, considerando la visibilità negativa che la sua impulsività le ha lasciato! Ora vedremo se il brand che rappresenta cambierà approccio anche verso quei followers che si caratterizzeranno come più critici: secondo voi basterà la lezione?

Hyundai "Made By Humans", installazione tra arte e tecnologia [VIDEO]

“Made By Humans” è il nome dell’installazione che il collettivo artistico Universal Everything ha recentemente realizzato in collaborazione con Hyundai, all’interno del più ampio progetto “The Creators Project“, un’iniziativa dedicata ad arte e tecnologia promossa da Intel e Vice, che vuole sostenere visionari artisti, musicisti e filmmakers che utilizzano la tecnologia come strumento di espressione creativa.

Il video mostra una forma d’avanguardia di videoscultura, forma artistica nata negli anni’80 e usata in questo contesto per mostrare i movimenti di un ballerino catturati in stop motion. Dalla creativa miscela di CGI, coreografie, motion capture e 36 canali audio surround, è nato questo progetto il cui obiettivo finale è celebrare l’importanza insostituibile della componente umana nell’ambiente industriale e manifatturiero.

L’accostamento tra settore dell’automotive e quello artistico non è certo tra i più comuni: ma a ben guardare scopriamo quanto sensata possa essere un’operazione di questo genere per un brand come Hyundai che, tra i competitors, si distingue per una ricerca continua di innovazione e per l’utilizzo massiccio di nuove tecnologie.

Di seguito potete trovare una bella intervista (purtroppo non sottotitolata) al fondatore di Universal Everything, Matt Pyke, che ci racconta da dove è nato il suo personalissimo percorso di “umanizzazione della motion graphic”.

Credits:

Creative Directors: Matt Pyke e Dylan Griffith
Animation director: Chris Perry
CGI: Realise
Sound design: Simon Pyke

Telefonia mobile: la competizione si gioca ancora in Tv

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Avete mai fatto caso a quanto utilizzate il cellulare/smartphone?
Nel primo semestre 2012, gli italiani hanno accumulato 69 miliardi di minuti di traffico telefonico e inviato 48 miliardi di sms. Dati peraltro in aumento rispetto al 2011. Ora è chiaro perché in tv gli spot che martellano stoicamente su ogni fascia oraria sono quelli dei gestori di telefonia.

Ed anche perché, mentre ovunque i budget in comunicazione sono falciati senza remore, i quattro pezzi grossi della telefonia mobile siano i principali investitori nel mercato della pubblicità. E parliamo di cifre significative, dato che solo per realizzare uno spot servono tra i 150.000 e un milione di euro.

In un mercato enorme, in crescita, dove non c’è un’effettiva differenziazione del prodotto, la vera marcia in più si acquista sul campo della brand image. Per sottrarre spicchi di torta ai competitors è necessario trasmettere un’immagine di sé accattivante, un processo lungo e delicato che inevitabilmente sfrutta anche le campagne pubblicitarie.

Secondo Fabris, per questo scopo i requisiti ideali e i processi psicologici da attivare sono riassumibili nelle 4I (Impatto, Interesse, Informazione, Identificazione) e nelle 4C (Comprensione, Credibilità, Coerenza, Convinzione). A partire da ciò, scopriamo se le multinazionali della telefonia hanno saputo sfruttare al meglio i grandi budget e le loro capacità comunicative.

Wind

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Dopo le polemiche sull’ultimo spot con Aldo, Giovanni e Giacomo, la Wind evita decisioni azzardate e vira sulla collaudata coppia Fiorello+Baldini. La scelta è dettata dalla necessità di mantenere continuità e coerenza con le precedenti campagne. Dunque, se da un lato, il tono ludico degli spot è confermato; dall’altro, la figura di Fiorello diventa un punto di riferimento assodato per l’immagine dell’azienda (lo showman collabora ormai da dieci anni con il gruppo Wind-Infostrada).

Ragioni peraltro confermate in una recente intervista a Maximo Ibarra, Amministratore Delegato Wind: “Infostrada e Wind sono un unico grande gruppo. La scelta di Fiorello ci permette di continuare a lavorare in questa direzione: è il perfetto ambasciatore di un’azienda che nei valori di chiarezza e trasparenza basa il suo successo. E lo fa in grande stile sposando totalmente la nostra azienda“.

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Negli spot Wind, Baldini appare nelle improponibili vesti di sposa/modella/neonato. Al di là della discutibile capacità di scrittura degli sceneggiatori ingaggiati, il problema che questa comunicazione incontra è la cannibalizzazione del personaggio sul prodotto, per cui la scena comica rischia di risucchiare l’attenzione dello spettatore, marginalizzando l’importanza dell’informazione pubblicitaria vera e propria.

Tim

 

Dopo Leonardo Da Vinci, Garibaldi e Marco Polo, Neri Marcorè veste i panni di un Dante smarrito nella selva oscura. Tim continua con la serie dedicata alla Storia d’Italia, già in onda nel 2011 per celebrare i 150 anni dell’Unità. Gli spot puntano su impatto e identificazione, riallacciandosi alle nostre radici storico-culturali e sottolineando l’italianità dell’azienda. Grande attenzione anche al confezionamento degli spot, per l’ultimo dei quali la regia è firmata Gabriele Muccino.

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Il continuo della saga è stato recentemente confermato fino al marzo 2013. Di fatto, la strategia di comunicazione sembra aver dato buoni frutti: nell’ultimo anno la quota di mercato Tim è cresciuta dello 0,6%, restando ampiamente leader per i contratti business e inseguendo Vodafone nei contratti residenziali, a circa 1 punto percentuale di distanza.

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Tim sembra non aver sottovalutato la costruzione di una solida immagine aziendale. Oltre alla campagna sulla storia d’Italia, a settembre ha lanciato in parallelo un nuovo spot per l’inizio del campionato di serie A, incentrato non sulla promozione di un prodotto specifico, ma esclusivamente sul brand. Accantonata la facile ironia delle precedenti produzioni e in controtendenza rispetto i competitors, si è fatto appello ad emozioni più solide, come il richiamo all’infanzia e il piacere dello sport.

Vodafone Italia

Vodafone è l’unico gestore a non essere caduto, almeno nell’ultimo periodo, nella rete del testimonial-vip. L’orso Bruno, ultimamente molto in voga in pubblicità (vedi Tippex e Canal +), incarna lo stile di vita del professionista moderno: sempre al telefono, viaggia in taxi, gioca a tennis e si permette un piano tariffario da 40€/mese. L’identificazione con il target è completa. Interessante notare, inoltre, che se la TIM cerca di avanzare nei residenziali, la Vodafone insegue nel mercato business lanciando un prodotto di per sé non aziendale, ma adatto a coinvolgere il target dei professionisti.

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Dal punto di vista della realizzazione, i creativi Vodafone hanno scelto almeno un paio di soluzioni interessanti. Sono stati attenti a separare il messaggio pubblicitario dal contesto diegetico, inserendolo in una didascalia ad hoc (soluzione semplice ma efficace, che amplifica l’impatto visivo e facilita la comprensione); hanno scelto un nome comune e immediato per il loro prodotto, più semplice da assimilare e ricordare.

Tuttavia, l’associazione dell’azienda ad un orso bruno non è stata apprezzata da tutti e molti utenti hanno manifestato una certa difficoltà nel comprenderla. Di fatto, per non mettere a repentaglio la credibilità della campagna, è stato recentemente diffuso un video in cui i creativi di United1861 ne spiegavano le ragioni. Pollice su comunque per aver disinnescato un possibile elemento di crisi.

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3 – Tre

Tre tenta la differenziazione con la carta delle competenze tecniche. Già qualche mese fa avevamo visto alcuni clienti intenti a discutere in maniera soddisfatta della compagnia. Adesso, la coppia Raoul Bova+Teresa Mannino, attraversa la penisola per testare l’efficienza della rete mobile.

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Lo spot ha una funzione prevalentemente informativa e risponde ad una delle principali criticità dell’azienda, ovvero garantire ai propri clienti la copertura della rete ovunque (requisito fino a qualche tempo fa non pienamente soddisfatto, necessario per sfruttare le tariffe del gestore). In questo caso, le interviste e le testimonianze dei clienti sono gli strumenti attraverso i quali costruire un clima di fiducia e credibilità. Tuttavia, nonostante Nielsen garantisca sull’effettiva spontaneità degli intervistati, emerge una certa artificiosità negli spot, che rischia di inficiare la capacità di coinvolgere e convincere.

Bip Mobile

Bip Mobile, neonata compagnia telefonica low cost, punta l’accento sul prodotto e sui vantaggi in termini di costi. Tuttavia, l’immagine dell’azienda si costruisce interamente sull’universo simbolico dei Looney Tunes. Se consideriamo che già il termine “low cost” comporta come malus l’associazione ad una generica diminuzione della qualità del servizio, il riferimento ai Looney Tones rischia di essere il colpo di grazia che mina la credibilità del messaggio.

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Comunque, anche se si identifica in Willi E. Coyote, l’azienda non è da sottovalutare. Bip Mobile ha stanziato 100 milioni di euro in tre anni solo per promuovere la sua offerta sulle reti Mediaset. “Abbiamo scelto di concentrare la nostra comunicazione sulle reti Mediaset perché fra il loro pubblico é presente l’intero bacino dei clienti che ci interessano”, ha spiegato l’Amministratore Delegato Fabrizio Bona, “Il ritmo degli investimenti pubblicitari dipenderà poi anche dalla risposta che riceveremo”.

L’obiettivo ambizioso è un milione di sim vendute entro il primo anno, cinque milioni in cinque anni. La compagnia, dunque, intende seriamente erodere i profitti degli altri gestori, decisi a non mollare nessuno di quei 30 milioni di italiani che ogni anno attivano una nuova scheda. Tanto per intenderci, la situazione promette scintille, dato che come biglietto di benvenuto Bip Mobile ha presentato un esposto all’Antitrust contro le presunte pressioni di Tim, Vodafone e Wind ai grandi distributori plurimarca.

Da questa rapida carrellata abbiamo visto come, all’interno di un mercato turbolento, la creazione della brand image sia cruciale. Le compagnie hanno scelto soluzioni che si agganciano in modo diverso agli stili di vita, alle scene di vita quotidiana, agli universi di fantasia, al vissuto e alla cultura popolare, con più o meno creatività. Per il futuro? Aspettiamo i prossimi dati Agcom per sapere chi ha avuto ragione.

TecTiles: gli stickers NFC che interagiscono con il cellulare!

TecTiles: gli sticker NFC che interagiscono con il cellulare!

Vi piacerebbe iniziare a risparmiare tempo partendo dai piccoli gesti quotidiani? Samsung ci viene incontro con TecTiles, adesivi programmabili direttamente dal cellulare!

TecTiles: gli stickers NFC che interagiscono con il cellulare!

Fino ad oggi la tecnologia NFC applicata ai cellulari non è stata molto utilizzata dal grande pubblico, sia per i pochi terminali che la supportano, sia per la mancanza di applicazioni pratiche per poterla impiegare. Arriva direttamente da Samsung la soluzione a tutti questi problemi!

TecTiles: gli stickers NFC che interagiscono con il cellulare!

Le TecTiles sono delle semplici targhette NFC adesive, programmabili attraverso un applicazione (per ora disponibile solamente nel Play Store americano) e compatibili con tutti gli ultimi modelli di smartphone della casa Coreana. Il produttore garantisce una durata pressoché infinita delle Tag, che possono essere sovrascritte fino a 100.000 volte e applicate ovunque grazie al retro adesivo.

TecTiles: gli stickers NFC che interagiscono con il cellulare!

Attualmente l’applicazione permette di far eseguire al cellulare diversi comandi: l’idea è quella di facilitare le operazioni di tutti i giorni ai possessori di Galaxy S2, Galaxy Nexus, Galaxy Note 2, Galaxy S3 e Galaxy Nexus S. Ovviamente Samsung rilascerà progressivamente anche nuovi aggiornamenti per l’applicazione, aggiungendo così nuove azioni programmabili direttamente dal telefono.

TecTiles: gli stickers NFC che interagiscono con il cellulare!

Ecco alcuni esempi di funzioni attivabili attraverso le TecTiles: TecTiles: gli stickers NFC che interagiscono con il cellulare!

  • Lanciare un applicazione installata sul cellulare
  • Effettuare una chiamata o inviare un sms
  • Aprire una mappa
  • Connettere il dispositivo ad una rete wifi
  • Attivare la vibrazione
  • Effettuare un check in con Foursquare
  • Interagire con i social network (Twitter, Facebook, Google+)
  • Cambiare automaticamente una configurazione del cellulare
  • Aprire una pagina internet

Il prezzo? 14.99$ per una confezione da 5 Tag! Speriamo presto di trovarle anche nello store italiano!