Il menu: dalla newsletter al sito

Nell’ottica di fornire una guida all’ottimizzazione di ogni elemento dell’email marketing, in questo nuovo appuntamento della rubrica di ContactLab ci soffermiamo su un’altra componente dell’header: il menu.

La presenza o meno del menu di navigazione all’interno del layout di un’email rappresenta una scelta strategica finalizzata a potenziare (o meno) il contatto verso il proprio sito web.

L’importanza di generare touch point da/verso altri canali

Come ricordiamo sempre, una newsletter può svolgere il ruolo di facilitatore all’interno dell’ecosistema web. Come? Veicolando l’utente in altri contesti, dai social media al blog corporate, ai survey online, o al canale e-commerce. Naturalmente il primo punto di contatto da valorizzare è quello del sito web, con l’obiettivo di aumentare le conversioni, ampliando le occasioni e le possibilità di click.

I tab di navigazione

Per impostare un menu all’interno della newsletter dovrai innanzitutto decidere se inserire le voci presenti nel tuo sito oppure differenziarle, realizzando tab di navigazione appositamente per le tue campagne email.

L’introduzione del menu è particolarmente vantaggiosa per le aziende che vogliono potenziare il proprio canale e-commerce; laddove non vi sia un interesse rispetto al prodotto/servizio che viene promosso, l’utente potrà facilmente andare sul sito e trovare nuovi spunti per effettuare eventuali acquisti online. Il menu facilita la conversione.

Ricordati di inserire sempre le call to action, così come le voci del menu, sempre come testo editabile: offrirai così una possibilità di clic anche agli utenti che leggeranno la tua email da mobile.

A/B test

Ancora una volta, non ci stanchiamo di dirlo: anche il menu può essere oggetto di verifica dell’efficacia di una comunicazione.

Puoi testare una email che abbia il menu, e contemporaneamente testare una versione senza… e valutare quale fornisce le migliori performance, anche in termini di conversioni!

TEDx Reggio Emilia 2012: quando le crisi diventano opportunità di cambiamento [EVENTO]

Per la seconda volta in poco più di un anno, la ‘piccola’ città di Reggio Emilia torna a diventare grande palcoscenico nazionale organizzando il TEDx. Dopo il successo della prima edizione, nella puntata 2012 sarà trattato a 360 gradi il tema della crisi e delle occasioni che questa può portare. Leggiamo sul sito web dedicato:

“«Crisi» è diventata la parola chiave delle nostre vite. Finanziarie, sentimentali, politiche, esistenziali e di vari altri generi. Ma le crisi sono anche opportunità di cambiamento. Come i nostri relatori ampiamente dimostreranno.”

L’iniziativa gratuita ma su prenotazione, curata da Riccardo Staglianò e organizzata da Laura Credidio con la partecipazione di collaboratori, partner e sponsor, avrà luogo Sabato 20 Ottobre dalle h.11 presso il Centro Loris Malaguzzi di Reggio Emilia, a due passi dalla stazione.

Il programma si compone di 4 moduli – spiegare, reagire, cambiare, emozionare – che riportano idealmente i 4 verbi con cui si combatte e vince una situazione critica. Sono attesi ospiti dal mondo dell’economia, dello spettacolo, delle scienze. Insieme a video e registrazioni di grandi personalità che in passato hanno ‘anticipato i tempi’ e toccato il tema.

Allora, appuntamento a Reggio Emilia il 20 Ottobre? Noi Ninja ci saremo… vi aspettiamo rimandandovi anche ai profili Facebook e Twitter!

Kellogg's tweet shop e BOS Twitter machine: pronti a pagare a suon di cinguettii?

Oggi più che mai sappiamo che la parola di un amico conta più di quella di un’ impresa, e sempre più spesso il valore delle conversazioni generate intorno al vostro brand/prodotto è superiore alla loro quantificazione monetaria.

E allora, perché non provare a monetizzarle? Magari progettando una vera e propria valuta o moneta sociale,  la “social currency”, con cui poter acquistare prodotti. Fin qui niente di nuovo direte! E se invece fosse possibile utilizzarla anche nella vita reale?

Oltre il “Pay with a Tweet”

Alla base troviamo il concetto su cui si fonda il famoso social tool “Pay with a Tweet”, il sistema di pagamento social ideato nel 2010 in cui le persone, per accedere a servizi/prodotti pagano con il valore della propria rete sociale. Ogni volta che, tramite un tweet o un post di Facebook, condividono un messaggio segnalano infatti al proprio network di contatti quanto appena acquistato. Ideato per aumentare buzz  e notorietà, il pagamento social sfrutta l’effetto virale generato dalla condivisione e si presta, come riportato sul sito ufficiale, a molteplici utilizzi creativi: dai giornalisti che vogliono “vendere” i loro articoli di punta per promuovere la loro rivista o giornale ai DJ e artisti musicali che desiderano promuovere un nuovo disco, un tour o uno show.

Dai creativi e autori di libri che vogliono far conoscere i loro contenuti (ricordate? Ve ne avevamo parlato in “Pay with a Tweet, uno strumento per la diffusione dei contenuti” ;-)) a studenti e professionisti che vogliono migliorare il proprio personal brand e aumentare la loro visibilitànon vi dice nulla Tiziano Tassi? – senza dimenticare aziende e brand che vogliono promuovere messaggi, video, spot e comunicazioni virali.

Finora questo sistema è stato molto utile ed efficace per gli scambi che avevano come oggetto per lo più contenuti digitali fruibili onlineSocial Commerce Today lo aveva difatti definito:

“Un nuovo interessante modello di commercio sociale – in cui puoi comprare beni digitali ( musica, software, ebooks, video ect. ) e pagare semplicemente attraverso tweet.”

A distanza di un anno possiamo però affermare che si è riusciti ad andare oltre, a fare un passo in più. In che modo? Portando nel mondo reale lo stesso sistema di pagamento social il cui oggetto di “scambio” fosse un prodotto fisico, riuscendo a sfruttare il “doppio” coinvolgimento delle persone: sui social network e offline!

Due casi in particolare hanno colpito la nostra attenzione. Vediamoli insieme 🙂

Kellogg’s Special K e il suo primo Tweet Shop

E’ di Kellogg’s UK l’idea di realizzare un apposito luogo fisico dove i consumatori hanno potuto “comprare” il prodotto usando la social currency, in questo caso i 140 caratteri di un tweet, al posto di quella reale.

L’ultima settimana di settembre, durante la Social Media Week, Kellogg’s UK ha infatti creato un’ iniziativa promozionale in versione social per sponsorizzare i nuovi snack Special K Cracker Crisp dando vita al primo Tweet Shop al mondo!  Un temporary store ( aperto solo per 4 giorni) a Londra, nel quartiere di Soho, dove le persone potevano acquistare una confezione con una moneta speciale: un tweet.

Entrati nel Tweet Shop le persone, accolte dalle hostess vestite in rosso Special K (perfettamente in linea con i colori del brand), potevano curiosare nel negozio, provare i nuovi gusti e lasciare il negozio con un pacchetto di Special K Cracker Crisps fra le mani semplicemente postando un tweet dal proprio smartphone o dall’iPad disponibile in negozio.

All’interno del negozio un Tweet Menu che riportava alcuni esempi di tweet con l’indicazione dei due hashtag che dovevano essere digitati affinché il contenuto potesse essere postato: #tweetshop e #spons. Il primo per tenere traccia dei tweet e delle menzioni, il secondo per segnalare che si trattava di una pubblicità e rispettare l’Advertising Standards Authority.

Accanto al Tweet Menu, come si può vedere nell’immagine qui sotto, un Tweet Wall dove venivano proiettati in real-time i tweet, le mention e le conversazioni che si creavanocon l’hashtag #tweetshop.

La twittersfera e il web si sono mostrati attivi e le reazioni non si sono fatte attendere. Ecco alcuni esempi di tweet riportati in un post di Lovemoney:

Mmm sweet chilli cracker crisps from #tweetshop – awesome concept!” @Saifington

“What a genius idea! How exciting.” @m_schield

“Just at the #tweetshop what a great new initiative. Love a box of Special K!” @missdbrown

“At the #tweetshop – getting my crisps. For free. In exchange for a tweet. Must be the future.” @Dariasaur

Non solo i tweet delle persone che in negozio richiedevano il loro campione omaggio, ma anche tweet, articoli, post, video che parlavano e raccontavano dell’esperienza “un tweet per un prodotto” generando il tanto desiderato word-of-mouth o forse sarebbe proprio il caso di dire word-of-tweet!;-):-)

Sarah Case, brand manager di Special K, spiega che l’idea è stata una conseguenza diretta del fatto che i social network stanno diventando lo strumento più potente per diffondere e creare awareness e far arrivare un messaggio al proprio mercato.

Come riportato in un post di Adweek  la stessa ha affermato:

“Il valore di un giudizio positivo sui social media non ha termini di paragone, siamo quindi molto contenti di essere la prima azienda ad usare nel verso senso della parola la moneta social al posto di quella reale per lanciare un nuovo prodotto nel nostro negozio Special K appositamente creato.”

Dunque tweet come moneta di scambio non solo per contenuti digitali, ma anche per prodotti fisici. Ma è davvero stata Kellogg’s la prima ad utilizzare la social currency nel mondo reale? Sembra di no! noi Ninja abbiamo infatti scoperto in rete un altro caso che ci ha molto incuriosito, dove i protagonisti sono un distributore automatico, del the in lattina… e ovviamente i tweet. Vi abbiamo incuriosito vero? Scopriamo insieme di che si tratta 🙂

BOS e il primo distributore automatico di the in lattina attivabile con un tweet

Ebbene sì, se al famoso brand di cereali si deve riconoscere il primato di aver creato il primo negozio ad hoc dove poter provare, gustare  e comprare un prodotto a suon di tweet, facendo leva sul binomio social media marketing e marketing esperienziale; il primato per essere stati in grado di coniugare tecnologia, social media e mondo reale spetta invece al brand sudafricano BOS, produttore di the freddo in lattina.

BOS ha infatti installato, lo scorso giugno a Città del Capo in Sud Africa, la prima Twitter-activated vending machine, meglio conosciuta come BEV, un distributore automatico di the freddo in lattina che si attiva ogni volta che qualcuno di fronte digita un tweet con la mention @BOS e l’hashtag #BOSTWEET4T.

Come funziona? Un articolo su Forbes ci spiega che il distributore BEV si collega alle API di Twitter, registrando l’hashtag #BOSTWEET4T come un filtro. Tutti i tweet che appaiono sul social network con quell’hashtag vengono trasmessi al distributore che ne controlla la localizzazione ( bisogna quindi averla attiva ;-)) comparandola con la propria. Nel caso in cui combacino, il distributore si attiva offrendo una lattina di the al twittero che viene informato vedendo il suo nome lampeggiare sul diplay del distributore.

Troppo complicato? Sappiamo che le immagine valgono più di mille parole, quindi, date un occhio al video per scoprire la Twitter-activated vending machine in azione 😉

In modo curioso e divertente il brand è riuscito a creare engagement ed entusiasmo (avete visto la carica della ragazza nel video? :D) avvicinando fisicamente il prodotto alle persone, “guidandole” in un’esperienza piacevole e diversa dal solito da vivere insieme loro. Senza dimenticare ovviamente che i tweet venivano pubblicati in real-time su Twitter generando buzz e curiosità anche fra i non presenti!

Contenuti virtuali per pagare beni reali: successo o Insuccesso?

Due esempi significativi ed interessanti, quindi, di come l’utilizzo dei social media da parte di brand ed azienda non sia solo diventato un asset fondamentale da inserire nel piano marketing e di comunicazione, ma stia evolvendo sempre più verso l’integrazione di online e offline, mondo virtuale e mondo reale.

Se ci pensate bene sono attività che possono essere ricondotte al sampling con cui le aziende e brand fanno provare e testare un prodotto con l’obiettivo di farlo conoscere, farne parlare e diffonderne la notorietà attraverso il passaparola o al classico invio di prodotti a influencer, opinion leader, giornalisti, blogger per far leva sulla loro capacità di influenzare e guidare i trend.

Ma in questo caso c’è qualcosa in più! Grazie all’ uso dei social media, della tecnologia e della capacità di questi brand di integrare mondo social e mondo reale a nostro parere si sono ottenuti alcuni importanti vantaggi:

  • rendere le persone protagonisti insieme alla marca, non più spettatori passivi ma attivi, veri e propri interlocutori e diffusori di messaggi
  • avvicinare il brand alle persone in modo divertente, simpatico e, in questo caso, possiamo dire anche economico 😉
  • riuscire a creare e generare delle emozioni (entusiasmo, divertimento, felicità, stupore) fondamentali per creare un legame fra marca e persone, per essere ricordati e rimanere nella mente del consumatore
  • creare advertainment, forme comunicative che hanno la capacità di catturare l’attenzione, creare e far vivere alle persone un’ esperienza significativa dal punto di vista emozionale e allo stesso tempo gratificarla, tanto online quanto offline (in questo casi attraverso il prodotto fisico: un pacchetto dei nuovi Special K Cracker Crisps e una lattina di thè freddo Bos) 😉
  • creare buzz e conversazioni attraverso le persone reali e quindi considerati più credibili, autentici e veritieri, portando beneficio per il prodotto e per il brand stesso.

A testimonianza di questo ultimo punto, vediamo qualche dato concreto con i risultati dell’analisi di Wave Metrix sul sentiment dei tweet generati dall’ iniziativa di Kellogg’s:

Come ci mostra il grafico, il buzz e l’engagement generato dall’iniziativa è stato molto positivo, sia per quanto riguarda il nuovo prodotto Special K Cracker Crisps (96% di buzz positivo) mostrando che l’utilizzo della “social currency” come leva di engagement è un buono strumento per stimolare gli early adopters a promuovere il nuovo prodotto, sia per lo stesso brand Special K (98% di buzz positivo) dimostrando come tale strumento sia utile non solo per sostenere il lancio di un nuovo prodotto ma anche per migliorare e rafforzare la percezione del brand.

Un doppio successo dunque per Special K, raggiunto in gran parte grazie all’impatto positivo dell’ integrazione e combinazione del mondo digital e del mondo fisico e reale.

Non ci sono invece risultati certi e quantitativi sull’esito dell’iniziativa del distributore automatico di the BOS… ma siamo quasi sicuri che abbia generato un buon livello di buzz e word-of-tweet 😉

Gli speech de La Battaglia delle Idee

Cari Ninja, vi abbiamo fatto aspettare ma ne varrà la pena: vi presentiamo gli speech e gli speaker de La Battaglia delle Idee 2012!
Il training per la #battle2012 avrà luogo per tutta la giornata del 12 e la mattinata del 13.

Venerdi’ mattina

Abbiamo l’onore di ospitare: Roberto Race che ci parlerà di Napoleone in versione startupper, Davide Basile del Social Media ROI, Simon Pietro Romano di successo ed insuccesso nell’innovazione IT e digital, Fabio Cecaro di Cloud ed ecosistema Platform, i trend del Web Design grazie alla nostra Annamaria Fontanella, analisi della competition con Mirko Ferrari ed Ernesto Quintiliani, omeopatia unicista con il dottor Antonio Vitiello, l’ascesa della digital influence con Fabrizio Perrone, le regole d’oro dell’advertising con i nostri Massimo Sommella e Giovanna Napolano, i segreti di VulcanicaMente con Antonio Prigiobbo ed ilViral DNA con Mirko Pallera.

Venerdi’ pomeriggio

Riprendiamo con Gianluca Lisi e l’affascinante tema del Loveting, Diego Orzalesi e social media listening, app moderne ed interconnesse con Vito Flavio Lorusso per Microsoft, humor e video virali in compagnia dei The Jackal, mobile strategy con Francesco Piccolo e Marco Garofalo; Luca Carbonelli ci porterà la storia del caffé Carbonelli, Fabio di Gaetano, Federica di Gaetano e Luca De Berardinis ci ricorderanno il valore del SEO, Elena Silvi Marchini quello dello storytelling virale.

Sabato mattina

Iniziamo una nuova giornata con l’ispirazione di Roberto Esposito e le sue idee rivoluzionarie, con i mercati local&mobile raccontati da Emilio Vignapiano, un focus sulla comunicazione politica e civica con Dino Amenduni, gli imperdibili consigli di business targati Made in Italy presentati da Giampiero Cito ed Antonio Paolo, architetture REST con Raffaele Gaito, topic caldi per le startup rivelati da Fabio Lalli ed Indigeni Digitali, mentre Omar Rashid ci racconterà la sua esperienza di streetwear Gold.

Barcamp

Per riscaldare e preparare l’atmosfera della Battle, chiudiamo con un barcamp! Vorresti presentare il tuo speech al Castel dell’Ovo ma non hai fatto in tempo a prenotare un ticket? Ci vediamo venerdi mattina alle 9, iscriviti e potrai essere ripescato!

Reazione a catena umana: in scena il free runner Jason Paul [VIRAL VIDEO]

Rube Goldberg era famoso per i suoi disegni in cui progettava ingegnose e complicatissime apparecchiature per svolgere in maniera tortuosa semplicissimi compiti. In tanti ne hanno ripreso l’idea negli ultimi mesi, ultimo in ordine cronologico il free runner Jason Paul.

Lo stravagante progetto è stato realizzato in una fabbrica abbandonata della periferia di Amburgo dove Paul e tutto il suo Team Farang, una vera e propria squadra di amanti del brivido e dell’avventura, si sono alternati in un turbinio di evoluzioni ad dir poco pazzesche: razzi, sedie e poltrone che scivolano, containers che cadono e ostacoli di ogni tipo che innescano spettacolari reazioni a catena.

Per la sua incredibile originalità e la bravura, unita al pizzico di sana follia dei performers, l’impresa non poteva che essere sponsorizzata da Red Bull Germania.

“Amiamo le sfide e amiamo fare ciò che le persone ci dicono che non possiamo fare. Non sappiamo dove andremo, ma sarà un viaggio infernale di sicuro”
Robert Frost – Team Farang

Segui la rana per salvare la Foresta Amazzonica [VIDEO]

Seguite la rana. Non c’è bisogno di viaggiare fino agli estremi confini della Terra per proteggere il pianeta e la Foresta Amazzonica.

Negli Stati Uniti la settimana tra il 17 ed il 23 settembre scorso, chi sceglieva i prodotti con il marchio Rainforest Alliance, un’Organizzazione non governativa, contribuiva in parte a sostenere le aziende agricole che proteggono i propri terreni dall’inquinamento e che supportano il benessere dei lavoratori agricoli e delle loro comunità.

Max Joseph, ex direttore creativo video presso Good Magazine, è una stella nascente nel mondo del marketing virale, ed è l’autore di questi tre minuti mozzafiato capaci di sostenere la drammatica questione della foresta pluviale attraverso un messaggio fresco e divertente.

Meno divertente e curiosa è la linea di prodotti certificati “Follow The Frog”, quasi tutti brand di importanti multinazionali.

SEO e Facebook: ottimizza la tua brand page!

Il fatto che la brand page Facebook non sia il canale di comunicazione principale di un’azienda e che proponga un tipo di contenuto diverso da quello ‘classico’ ed istituzionale, non deve portare a compiere il decisivo errore di sminuire il ruolo fondamentale del SEO, anche su Facebook.

Essere ben indicizzati sui motori di ricerca, infatti, è ancora oggi un valore aggiunto fondamentale per le aziende, soprattutto per quelle che fanno del web la loro casa e che investono molto nei social network e nei nuovi media.

Questo vale quindi anche per le brand page Facebook, che come tutte le altre pagine web subiscono le logiche di indicizzazione dei motori di ricerca.

Riuscire ad ottenere un buon posizionamento sui motori di ricerca può essere un forte vantaggio per una fanpage, sopratutto se associato ad una sapiente pratica di SEO anche sugli altri canali. In questo modo tutte le comunicazioni saranno immediatamente raggiungibili dall’utente all’atto della ricerca, consegnando così all’azienda non solo un maggior numero di visite (e di like) ma anche un’immagine forte agli occhi dell’user.

Ecco quindi elencati alcuni aspetti di primaria importanza in ottica SEO per le brand page Facebook presentati da Simply Zesty. Ce ne sono altri?

Parole chiave negli aggiornamenti di stato

Un primo accorgimento SEO-oriented che un buon community manager dovrebbe seguire è, per quanto ovvio, l’attenzione agli aggiornamenti di stato pubblicati quotidianamente.

Esattamente come per un buon articolo, che deve contenere le parole chiave legate al contenuto già nel titolo, anche un aggiornamento di stato deve contenere le keyword relative al messaggio che si vuole comunicare agli utenti.
Una sapiente gestione delle parole all’interno degli aggiornamenti di stato può portare benefici considerevoli tanto nell’ottimizzazione sui classici motori di ricerca quanto (e soprattutto) nell’ambito della ricerca interna di Facebook.

E’ sempre più atteggiamento tipico degli utenti di Facebook, infatti, cercare all’interno del social network link, gruppi di discussione o note legate ad un evento di attualità. In questo senso, un aggiornamento di stato scritto in modo giusto può garantire immediata visibilità, interazione e condivisione di contenuti.

Titoli dei link condivisi

Quando condividiamo un link sulla nostra pagina, Facebook ci da la possibilità di modificarne il testo del titolo.

Questa modifica risulta importante specialmente se la nostra fonte non ha curato molto il lato SEO del proprio lavoro, oppure se vogliamo focalizzarci su uno specifico punto dell’articolo, puntando su quello per ottenere attenzione e visibilità.

Questo tipo di azione, da associare alla cura del testo che accompagna il link condiviso (mai condividere un link senza un commento o una call-to-action!), è ancora una volta fondamentale soprattutto per la ricerca interna di Facebook.

Link nel campo ‘informazioni’

La brand page, oltre che uno strumento di comunicazione e di interazione con i propri clienti, è un vero e proprio veicolo capace di ‘trainare’ e spingere i canali istituzionali dell’azienda.

In questo senso è fondamentale non lasciare mai sguarnito o povero il campo “informazioni” della nostra pagina, sfruttando anzi anche la possibilità di creare tab personalizzate con collegamenti immediati ai contenuti di maggior interesse (ad esempio al catalogo prodotti piuttosto che ad altri profili social), senza limitarsi al solo campo “website”.

Essenziale è quindi anche il box “About”, che con la nuova Timeline è ancor più in evidenza. In ottica SEO, questa può essere considerata come la sezione più importante all’interno della struttura CSS della pagina, e quindi se ne dovrebbe avere la massima cura, compilandola accuratamente e soprattutto aggiornandola nel tempo.

Descrizione dei contenuti

A seconda del core business aziendale, la brand page avrà una specifica prevalenza circa la tipologia di contenuti condivisi. Ciò che accomuna quasi tutte le pagine, però, è la condivisione di foto e video, principalmente auto-prodotte.

Questo tipo di contenuti è indubbiamente il più apprezzato (come abbiamo già avuto modo di sottolineare: ricordate il post “Facebook: 6 tipi di post che stimolano l’engagement“?) ed è quello che statisticamente genera la maggiore interazione con gli utenti.

Quando vengono condivise nuove foto o video, magari inerenti uno stesso evento, bisogna fare in modo che le descrizioni ai diversi contenuti caricati non siano casuali o troppo differenti tra loro. L’ideale è conservarne una uniforme e contenente keyword coerenti rispetto all’evento rappresentato.

Ancora meglio se nella descrizione viene inserito anche un link. La sua presenza, in un contenuto molto visitato e condiviso come le foto o i video, impatterà significativamente sul ranking della brand page nei motori di ricerca.

Utilizzo sapiente dei tag

Taggare un’altra pagina in un proprio aggiornamento di stato è un’ottima pratica SEO per la propria brand page.
Questo principalmente per due motivi: anzitutto aggiungiamo un link alla nostra brand page, che è sempre un vantaggio in ottica di posizionamento, e poi postiamo automaticamente il messaggio sulla bacheca della pagina taggata, generando non solo un ulteriore link ma anche maggiori possibilità che il nostro contenuto venga visitato, garantendo anche visibilità alla pagina citata (che in futuro potrebbe ricambiare 😉 ).

Coerenza nei link

Per una buona pratica SEO sulle brand page è certamente importantissimo creare link esterni che puntino alla pagina Facebook. E’ altrettanto importante, però, che tali link siano gestiti strategicamente e non in maniera casuale.

I link esterni verso la brand page possono provenire dalle risorse più diverse (ad esempio LinkedIn, la firma digitale nelle mail o il sito web istituzionale) ma devono avere sempre una coerenza, possibilmente legata al testo di ancoraggio. Se questo testo verrà utilizzato in maniera coerente e strutturata, conferirà vantaggi significativi nel ranking sui motori di ricerca, che tengono conto della relazione tra il testo di ancoraggio ed il contenuto della pagina web.

Edgerank

Di questo fondamentale algoritmo utilizzato da Facebook per riconoscere le brand page più attive abbiamo parlato più volte (sia qui sia la scorsa settimana), ma è sempre bene ripetere i concetti fondamentali: puntare sulla call-to-action, sull’interazione e su contenuti dinamici per gli utenti è sempre un vantaggio, perché migliora l’edgerank e ne aumenta la visibilità nel news-feed, con un vantaggio immediato per le visite potenziali. In questo modo, si genera un circolo virtuoso che ci consente di sfruttare al massimo gli altri strumenti SEO visti.

Non solo siti web e blog, quindi. Il SEO può aiutare la vostra azienda anche nel migliorare l’attività sui canali social, determinando un vantaggio fondamentale in un contesto nel quale ancora pochi hanno colto l’importanza di queste dinamiche.

Il programma de La Battaglia delle Idee [VIDEO]

Cari Ninja, siete pronti e carichi per affrontare la Battaglia delle Idee? I preparativi fervono e vogliamo darvi qualche anticipazione sul programma!

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=3PoT7IsfUho’]

Venerdi 12 – Barcamp

Ci vediamo a partire dalle 9 per una sessione di Welcoming & Orientation. Per essere sicuro di entrare, la sessione di iscrizione dura tassativamente dalle 9.00 alle 9.30 – sbrigati, i posti sono limitati!

Dalle 10 alle 18 (lunch break dalle 13 alle 15) si susseguiranno gli speech delle aree marketing, coding&design e business. Una giornata formativa e di training, l’ideale per catturare ispirazioni ed intuizioni – soprattutto se ti piacerebbe partecipare alla Battle con la tua idea 🙂
A fine giornata, dalle 18 in poi, se la tua idea non é stata ancora iarruolata nella competition potrai usufruire dei ticket last minute ed iscriverti, individualmente o in gruppo. Ricorda: cerchiamo idee vincenti e dall’alto potenziale! Stay tuned per la lista degli speech e degli speaker!

Sabato 13 – Barcamp.. e Battle!

La mattina del sabato continueremo con gli speech, l’ultima importante dose di empowerment prima di aprire il torneo. Stay tuned! Le regole per partecipare ti saranno spiegate poco prima di iniziare 🙂 Le uniche cose che ti serviranno sono la tua idea, la tua testa e tutta la tua inventiva per presentarla al pubblico!
Se vuoi semplicemente assistere alla Battle, preparati ad applaudire tanto 🙂
Nel tardo pomeriggio ci sarà la premiazione: due vincitori (premio della giuria e premio del pubblico) guadagneranno premi e preziose risorse per chi ha l’innovazione nel cuore.
E poi? Party finale sul lungomare!

Il potere della leadership informale. Non sempre le gerarchie sono il faro di un'organizzazione.

Abbiamo già parlato dell’importanza della leadership all’interno delle organizzazioni, ma oggi affrontiamo l’aspetto informale della leadership, cioè la capacità di guidare i comportamenti delle persone non solo tramite il controllo gerarchico, ma anche attraverso la condivisione di valori e di buoni esempi.

Non è infatti inusuale che all’interno di una organizzazione emergano, accanto ai leader formalmente nominati, anche figure riconosciute come leader informali dalle persone, per la loro capacità di essere delle ottime guide pur non rivestendo ruoli in alto nella gerarchia.

Jon R. Katzenbach e Zia Khan hanno raccontato le loro esperienze sull’argomento nel libro “Leading outside the lines”, il cui titolo vuole anticipare proprio la possibilità di essere dei buoni leader anche al di fuori dei tradizionali organigrammi aziendali.
Gli autori precisano che l’organizzazione ottimale è quella in cui l’aspetto formale e quello informale si integrano.

I 4 elementi chiave di una organizzazione informale

1) Valori condivisi – questi sono i valori e le norme comuni che guidano le decisioni e le azioni degli individui e dei gruppi;
2) Network informale – si tratta dei comportamenti e delle relazioni che le persone intrattengono al fine di condividere conoscenze, fiducia ed energia;
3) Comunità – questi sono gruppi di persone che hanno in comune una stessa identità pur appartenendo a funzioni aziendali differenti;
4) Orgoglio – le persone si sentono orgogliose di sé stesse quando possono usare le competenze che per loro sono importanti.

Quesi 4 punti ci permettono di capire che la leadership formale guida al meglio le persone quando devono compiere azioni o prendere decisioni di routine e quindi attenersi a regole prestabilite è auspicabile. Mentre la leadership informale, essendo basata sui valori e non sulle regole, permette alle persone di performare meglio in tutte le altre occasioni, perché sono in grado di capire da sole cosa è meglio per l’azienda anche se non è scritto da nessuna parte.

Mettere in comunicazione le zebre veloci

Un esempio che gli autori illustrano nel loro libro è quello delle fast zebras, cioè le zebre veloci che nella savana si sanno adattare velocemente, bevono nelle pozze d’acqua che trovano in maniera velocissima e altrettanto velocemente si spostano alla ricerca di altri luoghi per non cadere vittime dei predatori che in poco tempo riuscirebbero a individuarle.

Queste zebre veloci, nelle organizzazioni che attraversano fasi di trasformazione, sono quelle che agevolano il cambiamento e aiutano a rimuovere gli ostacoli, sono dunque di esempio per gli individui più statici e restii al cambiamento. Il ruolo di un buon manager è quello di individuare queste figure nelle organizzazioni e farne il punto di forza del cambiamento facendole comunicare tra di loro.

Conclusioni

Se siete a capo di un’organizzazione non fate affidamento solo sui meccanismi formali e sulle policy scritte, imparate a dare spazio anche alle persone che con i loro valori e i loro comportamenti danno esempio di grande coerenza rispetto ai valori aziendali, anche perché quando avrete bisogno di intraprendere grossi cambiamenti, queste saranno le persone che vi aiuteranno di più.

IKEA: dopo la polemica scatta la foto parodia

Tutto cominciò quando IKEA, nel quadro di una discutibile operazione di marketing, decise di cancellare tutte le figure femminili dal suo catalogo destinato all’Arabia Saudita. In un recente ninja-post, la polemica che ne conseguì è spiegata nel dettaglio.

Le scuse del colosso svedese non hanno tardato ad arrivare, ma il popolo del web, si sa, è implacabile: è stata solo questione di giorni prima che vedesse la luce I(KEA) Got 99 Problems but a Bitch Aint One!, il blog che porta alle estreme conseguenze la strada tracciata da Ikea.

Nelle sue foto parodie le donne protagoniste delle foto più conosciute al mondo sono sarcasticamente sostituite dai prodotti IKEA con un colpo di photoshop neanche troppo preciso.
Vi sareste immaginati che dopo la tempesta il passo verso il meme fosse così breve?