Facebook Camera finalmente in Italia

 

Fino ad oggi, per condividere i nostri scatti su Facebook c’era bisogno di diversi passaggi: la foto andava prima scattata e poi caricata dall’app di Facebook, oppure bisognava selezionare l’opzione “scatta una foto” dal menù del social network. I fotografi professionisti e gli appassionati sanno bene che una fotografia è la rappresentazione unica di un secondo, e che, di conseguenza, il tempo è un fattore fondamentale.

E’ forse questa la novità più importante di Facebook Camera, l’app ufficiale di Facebook che vi avevamo già presentato nei mesi scorsi. Per la gioia di tutti i possessori di iPhone italiani, da oggi l’app è disponibile anche in italia su iTunes.

Facebook Camera Facebook Camera

Con tutta probabilità, l’app è frutto della stretta collaborazione con Instagram, acquisita da Facebook nel mese di Aprile. Sarà possibile caricare istantaneamente le fotografie, ma non solo: si portanno infatti applicare dei filtri artistici ed ammirare le foto dei propri amici in una sezione dedicata esclusivamente alle foto.

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Integrazione, convergenza, istantaneità

Facebook Camera permette un livello maggiore di integrazione tra Social Network mobile device: non userete più la fotocamera del vostro mobile device, ma la fotocamera di Facebook, con funzioni esclusive e caricamento diretto. In questo senso, Facebook ha raggiunto un nuovo livello di convergenza tra social networking e mobile device, a tutto vantaggio della user experience (e della capitalizzazione del social network stesso). Un’app dedicata riesce poi a ridurre i tempi di scatto e condivisione, rivalutando di fatto Facebook come strumento per l’Urban Journalism: appassionati, curiosi e giornalisti professionisti sapranno apprezzare tutti i vantaggi della cosa.

Ecco di seguito il link all’App, al il momento esclusivamente per iOs: non sappiamo se in futuro ci sarà una versione per Android. Che cosa ne pensate?

Facebook Camera

Il 17 settembre appuntamento con la Netnografia per sole aziende! [EVENTO]

Il prossimo 17 settembre a Trento si celebrerà l’approccio Netnografico come principale strumento per la gestione manageriale della brand reputation, dei rapporti con gli influencer e dei processi di co-creazione nell’era dei digital data.

I principali esperti internazionali del settore si incontrano nell’ambito di una conferenza dedicata esclusivamente ai top manager, ai responsabili del marketing, delle ricerche, della comunicazione, delle pubbliche relazioni e dell’innovazione delle aziende.

L’ obiettivo dell’incontro è approfondire il tema Netnografia come nuova metodologia di ricerca al servizio del Marketing.

Un appuntamento dedicato alle aziende per parlare di cos’è la Netnografia, di come provare ad applicarla e delle principali case history.


Intervista a Robert Kozinets – Esperto internazionale di Netnografia

Il programma

Il 17 settembre a Trento, quindi, vi aspettano esperti internazionali, con un programma ricco di interventi:

Ethics and Reputation in the Digital Economy
Adam Arvidsson – professore di sociologia presso l’Università degli Studi di Milano, ricercatore presso la Business School di Copenhagen, autore di “Brands. Meaning and Value in Media Culture” (Routledge, 2006) – Ethics and Reputation in the Digital Economy

Digital Data and Social Research
Richard Rogers – Docente all’Università di Amsterdam in Nuovi Media & Cultura Digitale, Direttore di Govcom.org, autore di Information Politics on the Web (MIT Press, 2004);

– Reputation and Sentiment on Financial Markets
Morgan Gabereau – consulente di fama internazionale di comunicazione strategica con oltre 20 anni di esperienza nei media e nello sviluppo di imprese strart-up;

Intervento di Loredana Grimaldi – responsabile delle Relazioni Esterne in Branding, Corporate Identity & Research per Telecom Italia; dal 1987 lavora nella comunicazione e non a caso, è membro del consiglio ASCAIAssociazione per lo Sviluppo delle Comunicazioni Aziendali in Italia;

Intervento di Raffaele Cirullo – responsabile Nuovi Media del gruppo Enel, ha seguito dall’interno le varie tappe dello sviluppo di Internet, tramite il suo intervento in Wind Telecomunicazioni;

Presentazioni di Case History di Netnografia
Alex Giordano – co-direttore del Centro Studi di Etnografia Digitale, co-fondatore di Ninja Marketing, membro dell’IADAS di New York, co-autore di “Marketing Non-Convenzionale: viral, guerrilla, tribal e 10 principi di marketing post-moderno“  – e Alessandro Caliandro – Responsabile del Dipartimento di Etnografia Digitale di Viralbeat.

Partecipa!

Se volete partecipare potrete andare qui e seguire tutte le indicazioni!

Non lasciatevi scappare questo imperdibile appuntamento con la Netnografia!

Cultura a 360° nel cuore del centro storico di Napoli: Nea Artgallery

Passeggiando nel centro storico di Napoli, percorrendo via Costantinopoli verso la storica Piazza Bellini, si incontra un accogliente spazio dedicato all’arte e alla cultura che è la Nea Artgallery.
Inaugurata quasi un anno fa, Nea va oltre il semplice concetto di galleria d’arte, proponendosi come uno spazio di promozione e diffusione culturale a 360°.
Oltre allo spazio espositivo di 70 m2, la cui mission è quella di mettere a confronto realtà significative dell’arte napoletana con le rilevanze artistiche mondiali, i due direttori, Bruno La Mura e Luigi Solito, hanno ben pensato di destinare questo spazio alla cultura in tutte le sue forme.

Nasce, quindi, la bellissima Project Room: un ambiente polifunzionale con un bar con sala interna e un magnifico giardino che affaccia su Piazza Bellini e che ospita performances di vario genere.

Inoltre, Nea ospita anche una nuova casa editrice, IEMME Edizioni con distribuzione nazionale e un catalogo di quattro collane: Tempora, dedicata all’arte e nata con lo scopo di ricreare un discorso sulla qualità e sui capolavori dimenticati dell’arte, Piano B, una selezione di saggi brevi, Bolle di sapere, libri illustrati per bambini e ragazzi e Nero Beat, per gli appassionati di storie noir.

Mercoledì siamo stati alla conferenza stampa di presentazione degli eventi che si svolgeranno nei prossimi mesi, in cui sono intervenuti Gigliola Golia,  direttrice della Biblioteca di Ricerca di Area Umanistica dell’ Università degli Studi di Napoli “Federico II” che ospita Nea; Pasquale Lettieri, curatore di mostre e direttore della collana Tempora, Lucio Minervini, avvocato e ambasciatore presso l’UNESCO, Giuseppe Capasso, docente dell’ Accademia di Belle Arti di Napoli, Luigi Solito e Bruno La Mura di Nea.

Ecco gli eventi più interessanti a cui i giovani, e non solo, napoletani non possono mancare:

Per quanto riguarda la pittura, ricordiamo “Mirabili fantasie”: opere di Jackson Pollock, Joan Mirò e Lucio Fontana, in esposizione fino al 30 settembre, e  “Trasparenze e colore” – Personale di Salvatore Emblema, un artista nato alle falde del Vesuvio in mostra dal 4 ottobre.

Nell’ambito della promozione culturale è stato organizzato il convegno “Economia per l’Arte. Arte per l’economia”, con il patrocinio ONU – UNESCO, presso la Biblioteca Brau venerdi 28 settembre 2012.
Il dott. Minervini ha comunicato l’importanza di questo convegno soprattutto per una città come Napoli, ricca di eccellenze, che dovrebbe cominciare a dare valore anche ai tanti beni immateriali che la contraddistinguono. Minervini auspica una rivoluzione dal basso, un ritorno della cultura al popolo e afferma che spazi come la Nea sono il giusto punto di partenza.

Oltre a questi tre grandi eventi, Nea offre laboratori, incontri, appuntamenti ”prima di cena”un interessante calendario concerti a ingresso libero, che vede nomi come Slivovitz, il 14 settembre, e Uanema Orchestra, il 21 settembre.

In quanto curatore delle mostre di Nea, Lettieri ha parlato dell’importanza di uno spazio di arte contemporanea nel distretto culturale più importante di Napoli. Ricordiamo che Nea sorge a due passi dall’Accademia di Belle Arti di Napoli e dal conservatorio di San Pietro a Majella, tra botteghe d’arte e restauro.

Intervento critico, quello di Lettieri, che non si sottrae alla critica alla legislazione e alle istituzioni che si impegnano nel settore con somme insignificanti e che denuncia una mancanza a Napoli di intenditori e studiosi dell’arte di fama perlomeno nazionale a cui fare riferimento.

Il progetto di Bruno La Mura e Luigi Solito è, sicuramente, molto ambizioso, ma siamo sicuri che questi due giovani creativi riusciranno ad essere promotori di quel cambiamento che una città come Napoli merita.

 

Le più belle campagne della settimana su Adsoftheworld

Dal più aggiornato tra i blog di advertising, abbiamo raccolto per voi le 6 campagne più creative e divertenti della settimana. 

Caricaturismo storico by Senokot

Advertising Agency: Euro RSCG, Johannesburg, South Africa
Executive Creative Director: Jonathan Deeb
Creative Director: Fiona O’Connor
Art Director: Nicolas Kostouros
Illustrator: Nicolas Kostouros
Photographer: Adam Mchonnachie

Animalist cream

Advertising Agency: Pro>Target, Novo Hamburgo, Brazil
Creative Director: Gilberto Jacobus Basualdo
Art Director: Gilberto Jacobus Basualdo
Copywriter: Ricardo Piagetti Müller
Illustrator: Diego Cunha / StudioMe
Photographer: André Hilgert / StudioMe
Additional credits: Rafaela Spilimbergo, Mariana Bier, Thaís König, Antonio de Luccia

Vetrine a prova di teppista

Advertising Agency: Feedback, Lima, Peru
Creative Directors: Martín Matos, Holman Ciudad
Art Director: Luis Chávez
Copywriter: Martín Matos
Planner: Fernando Sattler
Retoucher: Rodrigo Cortez
Photographer: Juan Viacava
Published: September 2012

Arte canina

Advertising Agency: R K Swamy BBDO, Chennai, India
Executive Creative Director: Navneet Virk
Creative Directors: Navneet Virk, Premkumar Prasad
Associate Creative Director: Arun R Kumarasamy
Copywriter: Arun R Kumarasamy
Art Director: Premkumar Prasad
Illustrator: Raj Selvan
Digital Artist: Sivakumar Chinnasamy
Account Manager: Nitin Verma

Free Wi-Fi now available

 

Advertising Agency: Big Communications, London, United Kingdom
Executive Creative Director: Dylan Bogg
Creative Director: Billy Mawhinney
Art Director: Ed Bentinck
Copywriter: Josh Pearce
Group Head: Tim Jones, James Cross
Designer: Duncan Bancroft, Simon Dilks

Water fits you

Advertising Agency: G2 Ukraine, Kiev, Ukraine
Creative Director: Andrew Ushakov
Art Director: Andrew Ushakov, Konstantin Sen
Copywriter: Andrew Ushakov, Yuri Kabasin
Agency Producer: Sergiy Gryga
Production house: Gvardiya Film Production House
Executive Producer: Oleg Koshevoy
Postproduction: Gvardiya Post
Art Director: Artem Pluzharov
Producer: Irina Gaidamaka
Photographer: Alexander Morderer

Portafogli Mobile: carta, contanti o smartphone?

Vacanze, shopping, trasferte di lavoro: quante volte arriva il momento di tirare fuori il portafoglio?

Quando si tratta di pagare, le abitudini dei più non sembrano essere cambiate radicalmente rispetto all’ultimo decennio ovvero il contante rimane la forma largamente più utilizzata; una stima di MasterCard parla dell’85% delle transazioni del 2011.
(fonte)

E mentre colossi come American Express, Visa e la stessa MasterCard continuano la battaglia per il “posizionamento” in portafogli o borsellini, l’evoluzione della tecnologia e degli smartphone sta creando possibilità e abitudini del tutto alternative: portafogli digitali e portafogli mobile.

Da digitale…

Tra le abitudini di acquisto di oggi è già radicata la pratica di utilizzare portafogli digitali, ovvero una serie di metodi di pagamento abilitati da provider appartenenti al mondo di Internet prima che al settore bancario o finanziario.

Pensiamo a PayPal, colosso delle transazioni digitali oppure a grandi aziende come Amazon, Apple e Google che memorizzando i dati delle carte di credito negli account dei propri clienti rendono gli acquisti facili e veloci.

Un portafoglio digitale non è altro che un servizio accessibile tramite una connessione internet (web, app) che consente di completare transazioni economiche, facilita pratiche commerciali come sconti e coupon e velocizza lo scambio di documenti come ricevute e fatture.

E per compere fatte da casa o in ufficio, più che tra i metodi di pagamento la sfida oggi riguarda che cosa e dove comprarlo, quindi beni digitali come musica , film, applicazioni oppure prodotti tradizionali disponibili sugli scaffali online di eBay, Amazon & co.

Mentre per la vita in mobilità siamo agli albori di un cambiamento che potrebbe essere radicale, spinto da due innovazioni fondamentali: la tecnologia mobile e il cloud computing.

… a mobile

Di questa rivoluzione tecnologica ci sono tracce evidenti in tutti i settori, dal modo in cui le imprese sono state costrette a cambiare i propri canali di comunicazione, alle trasformazioni sostanziali del mercato della musica e dei media, agli strumenti con cui la gente comunica tutti i giorni.

Ed è arrivato il momento anche per l’abitudine più materiale della vita di tutti i giorni ovvero il modo in cui il denaro circola tra le persone: borsellini e portamonete spariranno da quelle tasche in cui uno smartphone li sostituirà virtualmente, chip e bande magnetiche di bancomat e carte di credito cominceranno ad essere integrati all’interno dei device, per contare il resto o firmare una ricevuta basteranno tap e scroll.

Il gap che oggi differenzia il modo in cui si compera da casa con un computer e lo shopping “fisico” si sta assottigliando.

Come funzionano i portafogli mobile?

Una transazione implica sostanzialmente uno scambio di informazioni e utilizzare il proprio smartphone come portafoglio significa centralizzare il modo in cui tutti i dati fondamentali vengono conservati, trasferiti e registrati.

Come possono essere gestite queste informazioni?

Sostanzialmente in due modi:

  • NFC technology: “Near Field Communication” ovvero un tipo di tecnologia che prevede l’installazione di chip  indipendenti rispetto al resto dell’hardware, che completano la transazione attivata con l’uso del device;
  • Cloud: lo scambio delle informazioni avviene tra database, messi in collegamento dal device connesso alla rete (anche la scansione di codici a barre o QR rientra nei pagamenti non-NFC).

Sicuramente più difficile a dirsi che a farsi, per chi compra (e chi vende).

Ma proviamo a separarci un momento dalla user experience per chiederci: chi realizzerà un vero business grazie a questa trasformazione delle pratiche di pagamento?

Il valore della “moneta digitale”

Per ogni acquisto concluso, si determina una serie di informazioni utili tra i soggetti coinvolti:

  • anagrafiche;
  • economiche;
  • preferenze di acquisto;
  • collocazione spazio-temporale.

Chi controlla questa mole di input e output è il primo beneficiario di questa evoluzione e sarà maggiormente in grado di influire sui nuovi ecosistemi.

Benchè si tratti di transazioni economiche, banche, emittenti di carte di credito e fornitori di sistemi di pagamento rischiano quindi di rimanere a guardare mentre nuovi player che provengono dal mondo della rete e della tecnologia assumono agli occhi dei consumatori l’identità di strumenti principe nelle esperienze di acquisto.

SquareGoogle Wallet, per fare nomi.

E se guerra sarà, avrà successo chi renderà le transazioni tra consumatori e commercianti più facili ed immediate.

Dimenticheremo i portafogli in pelle e sostituiremo le carte di credito con applicazioni… siamo pronti?

Le aziende non sanno cosa vogliono i consumatori [INFOGRAFICA]

Questo post è una libera rivisitazione dell’originale “Les consommateurs ne savent pas ce qu’ils veulent.” pubblicato su Vanksen.

Brian Solis, esperto internazionale di social media management, parla di “Divario della percezione” tra i consumatori e le imprese, e avanza una teoria valida ed efficiente: “i consumatori non sanno quello che voglionoche equivarrebbe a dire le imprese non sanno capire i clienti”.

Ipotesi possibile quella che reputa l’offerta troppo instabile e vulnerabile nel mercato attuale, ma in questa sede si critica soprattutto il ruolo delle imprese, arginate a conformate e passive lettrici delle esigenze dell’offerta. La questione, come posta da Brian Solis, mette sotto accusa le disattenzioni della marketing research per l’inabilità ad osservare, compenetrarsi coi clienti, dialogare col loro e sfruttare le potenzialità dei nuovi strumenti di analisi dei dati quantitativi.

Al vento tante teorie e schermi che hanno per anni celebrato i vantaggi del marketing relazionale e sociale.

Le aziende non hanno in realtà il tempo di interagire con i consumatori, un’attività fondamentale non ancora presa abbastanza sul serio dagli imprenditori che considerano produttivi altri settori. Non si trascuri il timore di incamminare sentieri audaci, una contromisura che penalizza in termini di proattività di vantaggio competitivo.

Il 76% delle aziende pensano di sapere cosa vogliono i loro clienti, ma solo il 34% effettivamente lo ha chiesto.

Più dell’ 83% dei consumatori cerca occasioni e promozioni, ma solo il 53% delle imprese ritiene che questo sia ciò che i consumatori vogliono.

Il 45% dei marketers ritiene che i programmi di fidelizzazione siano importanti per i consumatori, mentre il 70% dei consumatori sui social network dice il contrario.

Affidarsi ai clienti, per quanto banale possa sembrare, è l’unico modo per rafforzare la posizione del proprio brand nel mercato e non basta raccogliere miliardi di informazioni che non saranno mai ascoltate. L’attenzione non è un azzardo e bisogna avere consapevolezza dell’infinita mole di stimoli che oggi il web e le potenzialità dei social network possono fornirci.

Non vi è crescita senza cambiamento e le potenzialità degli strumenti quantitativi del marketing risiedono nella capacità di poterne trarre buoni risultati in termini di qualità.

Facebook e il crollo in Borsa: dov'è il valore reale?

Il 18 maggio scorso, Facebook è diventata una società quotata in borsa. Lo sbarco a Wall Street, curato da Morgan Stanley, ha da subito visto il colosso di Palo Alto in difficoltà, per una presunta sovrastima del valore delle azioni piazzate sul mercato, che inizialmente erano quotate a 38 dollari e nel giro di pochi giorni hanno perso terreno fino ad assestarsi ai 17,73 $ di ieri.

Una perdita pari a quasi il 50% del valore, che ha determinato di fatto anche una svalutazione dell’azienda stessa.

Questo però non è post di economia, ma una riflessione su cosa porti questa trasformazione a chi studia la comunicazione on line e in generale quello che viene chiamato Social Media Marketing. Perché?

La paura che circola negli ambienti economici è che Facebook, e in generale il mondo dei social network, rischi di diventare una nuova bolla che, esaurita la carica propulsiva iniziale, si sgonfi perché non più sostenibile: questo significherebbe anche un’involuzione nel modo di “fare” marketing, considerando come i consumatori siano diventati consum-attori.

La stima data del valore di Facebook era stata, negli scorsi mesi antecedenti all’entrata in Borsa, 100 miliardi di dollari. Valore stimato, visto che il reale movimento economico “interno” a Facebook era di ‘appena’ 10 miliardi di dollari (si pensi che il fatturato per il 2011 fu di 3,7 miliardi di dollari). Per certi versi, ancora il social network più frequentato al mondo “non sa cosa farà da grande”, visto che le stime del reale valore raggiungibile data dagli analisti è molto lontana.

Come guadagna Facebook?

Il modello di business del social network è fondato su introiti derivanti da tutti i microservizi a pagamento, dalle app ai Facebook ads fino ai recenti promoted post. Da sempre circolano voci di una possibile conversione in servizio “a pagamento”, ma sono bufale: la realtà è che a Facebook serve che ci entri il numero massimo di pubblico, e certo una barriera come quella del fee mensile rischia di essere filtro troppo stretto. È stato fatto anche un tentativo per creare una valuta interna al sistema, sul modello del Linden Dollar di Second Life, ma senza che i risultati cambiassero la modalità degli utenti di utilizzare il sistema.

Da un progetto smartphone proprietario (idea smentita lo scorso luglio) all’idea di acquisire Opera, Mark  Zuckerberg sa che per sostenere la battaglia con Google e rendere sempre più il web Facebook-centrico dovrà lavorare per performare la piattaforma a Internet, lavorando a un’esperienza completa di fruizione e costruzione del contenuto da parte dell’utente: l’acquisizione di Instagram può essere letta in questo senso a convogliare una data forma nel “magma” facebookiano, così come l’accorpamento del team di Snaptu (di cui avevamo parlato lo scorso anno nel post “Con Snaptu Facebook punta ai cellulari low cost“).

Facebook potrà esser sempre più il centro dell’utente di Internet, come i vecchi portali onnicomprensivi dove era possibile fare ogni cosa, dal leggere le email a trovare notizie: questo lo renderà, di fatto, sempre più appetibile in termini di investimenti pubblicitari, oltre che aprire nuovi scenari in termini di monetizzazione.

Perché il vero valore di Facebook, la ricchezza che l’ha reso unico fino a trasformarlo in una rivoluzione 2.0 planetaria, è la portata che ha in termini di generazione del contenuto e interazione: il fatto che a partire da un input (magari istituzionale, come il rapporto azienda-consumatore), con una perfetta dinamica virale si possano ottenere miriade di interazioni che offrono contenuti interessanti.

La chiave per non trasformare Facebook in una nuova bolla è proseguire nella valutazione di questi contenuti: non “venderli”, ma valorizzarli. Modelli di business in cui l’utente che genera un elemento interessante possa ottenere qualcosa, un po’ come capita con Flickr e Getty Images.

Fa molto discutere, in questo senso, la proprietà di Facebook ad esempio sul materiale fotografico postato da ognuno, per lungo periodo impossibile da cancellare (bug risolto relativamente da poco e dopo non poche polemiche). Immaginate se, ad esempio, un utente “autorizzasse” Facebook ad adoperare il proprio materiale a fini commerciali in cambio di vantaggi non necessariamente economici (ad esempio, riconoscimenti autoriali o libera fruizione di contenuti a pagamento come le app più nuove): il risultato sarebbe una rivalutazione di quel materiale che oggi è residente nello spazio e che risulta essere il vero valore aggiunto del social network.

Nel crollo registrato sul valore delle azioni, gli analisti finanziari leggevano una sfiducia dei mercati nella resistenza dell’azienda Facebook Inc. a produrre introiti da una raccolta pubblicitaria che per quanto profilata e precisa risulta essere ancora troppo debole per sostenere i costi di gestione e di sviluppo.

Se Facebook non saprà “trasformare” il concetto di business on line rendendo il fruitore il centro del portale più di quanto sia oggi, rischia di avvitarsi sulle sue (enormi) potenzialità, non riuscendo a reggere il meccanismo di gestione che lo supporta. Un rischio che, nei prossimi anni, potrebbero correre tutti i social network che stanno proliferando in Rete, ognuno con le proprie peculiarità, considerando anche come ancora ci sia una resistenza da parte dalle aziende a percepire gli investimenti on line come fonte di guadagno.

Soros e molti altri stanno investendo sulle azioni del colosso di Palo Alto, ma già cominciano a circolare le voci di un grande volume di acquisti da parte dell’azienda per una ridistrubizione di azioni ai propri dipendenti, per bloccare l’emorragia di valore azionario: un segnale? Forse.

L’idea che ci sembra più indicata, però, è stimolare l’ideazione di nuovi business model che privilegino lo sviluppo di contenuti e la socialità intrinseca al mezzo, che mettano quindi l’utente al centro non come “fruitore” ma come “produttore”: altrimenti, applicando modelli tradizionali, si rischia che veramente la bolla cresca fino a sgonfiarsi, lasciando sprovvista l’azienda del sostentamento per andare avanti.

Una sfida affascinante per ogni professionista che adopera Facebook e in generale la social sfera, perché valorizza ogni idea che trasformi un mezzo gratuito in sistema economico funzionale e autonomo.

Amici Ninja, credete che Facebook sia una bolla destinata a scoppiare? Diteci la vostra!

Invidi l'Old Spice Guy? Ora puoi suonare i suoi muscoli [VIDEO]

Old Spice e Terry Crews sono tornati, ma come non li avete mai visti: se finora avete solo potuto ammirare (o invidiare) il fisico statuario dei testimonial del brand, questa volta potrete addirittura giocarci. Wieden+Kennedy e B-Reel hanno infatti realizzato un video in cui l’ex giocatore di football suona sfuttando il movimento dei suoi muscoli.

Ogni parte del corpo di Crews è collegata ad uno dei diversi strumenti che compongono questo singolare impianto: un colpo di bicipite et voilà, ecco il primo suono. E così via, in un tripudio di ritmo e incitamenti da vero campione del fitness.

Ma nel vero spirito Old Spice, la cui ironia abbiamo imparato a conoscere già da tempo, alla fine del video lo spettatore ha la possibilità di divertirsi ‘inveendo’ sul corpo di Crews e facendolo suonare, utilizzando la tastiera del suo pc.

L’interazione progettata per il filmato permette all’utente di registrare la sua personale versione, che può riascoltare, modificare e condividere in seguito sui suoi social. Il team di CreativeGuerrillaMarketing ha creato un utilissimo diagramma che può servirvi a realizzare sinfonie ad hoc.

Guida essenziale al Pinterest Marketing

Pinterest ha raccolto un enorme successo negli ultimi tempi, guadagnandosi un posto tra i principali social network, dopo ovviamente a Facebook e a Twitter.

A differenza di questi due, Pinterest però non riesce ancora a generare profitti e fatica ad essere sfruttato a pieno come reale strumento di marketing. Come riportato infatti da Simply Zesty – nonostante la sua popolarità fatta di 11,7 milioni di utenti – la piattaforma è ancora scarsamente utilizzata per fini commerciali. Ma non tutto è perduto: ci sono infatti ottime potenzialità inespresse!

Vediamo allora insieme, in questa breve guida, alcune opportunità di marketing che possono essere adottate per gli account Pinterest. Buona lettura!

1. Create board rilevanti per il vostro brand

Tra le prime cose che Pinterest chiede ai nuovi utenti è di creare delle board. Forse non si presta tanta attenzione e forse non si da il giusto peso, ma bisogna invece iniziare a convincersi del contrario. A differenza degli altri social più comuni, gli altri utenti possono decidere di seguire anche singole board e non l’intero profilo. Per questo motivo è essenziale che un brand rifletta bene sulle ‘lavagne’ e cerchi di renderle rilevanti per il suo pubblico. Un titolo attraente e immagini interessanti faranno il resto. Gli utenti apprezzeranno con i loro pin contribuendo a far crescere i follower.

2. E’ un social, ci vuole interazione!

Come tutti i social, anche su Pinterest non si può solo pubblicare dei contenuti, ma bisogna interagire con gli utenti coinvolgendoli, pinnando e rispondendo a qualcuno dei loro contenuti.

3. Utilizzate anche gli altri account social

Ci sono almeno due motivi per seguire questo terzo consiglio: il primo è per promuoversi e per aumentare i follower. Il secondo motivo è che è possibile integrare i vari social tra loro. In questo modo gli utenti che già seguono il vostro brand sapranno anche degli altri profili social e della strategia digitale integrata.

4. Installate i plugin

Con delle buone immagini e il plugin, i contenuti potranno viaggiare in rete e diffondersi maggiormente. Più i contenuti verranno pinnati, più visibilità accumuleranno. Fate in modo allora che il vostro blog o sito aziendale inserisca il plugin di Pinterest tra quelli già presenti dei social. E’ bene inserire non solo i plugin per permettere ai visitatori di pinnare i vostri contenuti, ma anche il pulsante Pinterest con link al vostro account.

 5. Utilizzate i tool a disposizione

Come tutti i social anche Pinterest ha i suoi tool da sfruttare per migliorare l’efficacia dei propri contenuti. Vediamone alcuni:

  • Pinstamatic: consente di pinnare immagini dai siti web e non solo: si può dare forma e stile alle citazioni preferite, creare dei post-it, un pin della canzone o artista preferito e tanto altro ancora.
  • Repinly: vi aiuterà invece a trovare le board, i profili e i pin più interessanti. Repinly è una specie di dizionario dove puoi cercare qualsiasi cosa e volendo puoi inserire anche il nome del tuo brand.
  • Estensioni del browser: sono tra i tool più importanti, un must. Aiuteranno a gestire meglio gli account social.
  • PinPuff: questo tool permette di misurare la popolarità del proprio account Pinterest e il rank di ogni pin. PinPuff offre una dashboard su cui sono presenti le vostre board più popolari, con punteggi di viralità e portata.
  • SpinPicks: attualmente in modalità beta, è un modo interessante per scoprire nuovi contenuti da una serie di piattaforme tra cui Instagram, TwitPic, Flickr, Reddit, e YouTube. Il sito prende i contenuto da questi siti, ma è possibile limitare ai contenuti dal solo Pinterest e vi mostrerà anche nuove persone da seguire.
Allora cosa ne pensate di questa guida per il marketing su Pinterest? Vi piace? 🙂 Per tutto il resto c’è il bellissimo e-book di Chiara dal Ben, dedicato proprio al social e al potere delle immagini! Un piccolo investimento consigliatissimo 😉

Finti followers su Twitter: le nuove ricerche su Obama e Romney

Si continua a parlare di finti followers e del loro reale significato. Da dove arrivano? E perchè? Dopo le discusse ricerche del professor Camisani Calzolari sulle aziende e sui politici italiani, spuntano come funghi nuovi strumenti di analisi e nuove rivelazioni.

In America, in piena campagna elettorale, Mitt Romney e Barack Obama si sfidano a suon di social network. E anche se Obama ha appena messo in piedi Dashboard, una sua piattaforma privata, non trascura certo i social più orizzontali, in particolare Twitter.

Secondo una analisi effettuata con Fakers, un tool della media company Status People, la situazione dei due candidati su Twitter al 24 agosto era questa:

  • OBAMA: 19 milioni di followers,  30% finti (5.7. milioni) – 40% inattivi
  • ROMNEY: 900.000 followers,  15% finti (135.000)– 31% (270.000) inattivi

L’account di Romney, inoltre, ha avuto una crescita molto sospetta a partire dal 20 luglio. 140 Elect ha analizzato il trend del candidato repubblicano riscontrando un picco anomalo.

Naturalmente il fenomeno non riguarda solo i politici, ma tutti i personaggi pubblici: Lady Gaga, ad esempio, ha 30 milioni di seguaci “sospetti”.

L’algoritmo utilizzato da Fakers non è pubblico, quindi i dati vanno presi con le pinze. Si sa che viene analizzato un campione di 1000 followers, ma anche la differenza tra profili falsi e inattivi non è chiara. Rob Waller, fondatore di Status People, spiega:

“Gli account finti seguono molti, ma sono seguiti da pochi. Combiniamo questo con altre metriche e abbiamo la certezza che sia finto. I followers inattivi sono quelli che non hanno update recenti”.

Cosa significa tutto questo? Come spiegare numeri così alti? Tutti sanno che molti fake si “attaccano” da soli, ma è pure arcinota la compravendita degli stessi. Una cosa è certa, il numero dei followers è un indicatore sempre meno significativo della popolarità di un personaggio o di un’azienda.

Questa infografica di Social Selling University  riassume un po’ la situazione, analizzando la discrepanza tra apparenza e realtà nei social media.

Alcuni dati che colpiscono:

  • Oltre 11.000 utenti Twitter hanno acquistato più di 72.000 followers fake.
  • Il 53% di chi compra finti followers ha tra i 4000 e i 26.000 followers.
  • I venditori di followers fake possono guadagnare fino a 800$ al giorno.
  • I followers si possono comprare persino su eBay e Google Shopping.
  • Un follower fasullo segue in media 1799 persone.
  • 18$ il prezzo medio per l’acquisto di 1000 followers.
  • Più il prezzo sale, più i followers sembrano reali (cioè seguono sia persone reali che famose e postano tweets presi dallo stream di Twitter).