Ben&Jerry's sostiene le unioni civili "Una volta per tutti" [INTERVISTA]

C’è tanto da dire con questo articolo e non solo per quello scriverò in prima persona bensì per l’intervista che vi propongo: sensibile e interessante riguardo un tema attuale e importante. Vi riporto le parole di Tommaso Vitali, brand manager di Ben & Jerry’s Italia.

Le domande che gli ho posto sono innescate certamente da interessi di business ma si spingono oltre, accostandosi al sociale, piuttosto al civile.

“Una volta per tutti è l’iniziativa promossa da Ben&Jerry’s e Padova Pride Village per sostenere la proposta di legge per il riconoscimento delle unioni civili.

Prima di leggere l’intervista vi consigliamo di guardare lo spot della campagna:

1) La decisione di muoversi in questa direzione, sostenendo una causa tanto sensibile, muove dalla Direzione Aziendale italiana o da quella Generale?

Il ruolo del marketing in Italia è molto ampio e cerca di andare oltre l’implementazione delle strategie globali ed europee. La possibilità di sostenere una causa civile importante come quella portata avanti dalla campagna “Una Volta per Tutti”, che desidera raccogliere 50.000 firme per la presentazione al Parlamento di una richiesta di adeguamento dell’attuale Diritto di Famiglia, ne è un esempio. Ma bisogna ricordare che la Giustizia Sociale e l’uguaglianza di diritti per tutti sono al centro dei valori che da sempre ispirano la filosofia di Ben&Jerry’s.

Per Ben&Jerry’s, infatti, non è una novità sostenere cause civili di questo tipo: nel 1993 è stata tra le prime aziende negli USA ad offrire agevolazioni e tutele ai propri dipendenti conviventi, sia omo che eterosessuali. Nel 2009, abbiamo festeggiato la legalizzazione dei matrimoni gay rinominando simbolicamente un nostro gusto, il Chubby Hubby in Hubby Hubby. Nel 2012 abbiamo sostenuto il riconoscimento dei matrimoni omosessuali in UK, partecipando alla campagna promossa dall’organizzazione per i diritti gay Stonewall e rinominando il nostro gusto Oh My Apple Pie in Apple-y Ever After (da Happily Ever After, ovvero Lieto Fine).

 

2) Come avete deciso di comunicare ai diretti interessati la vostra iniziativa?

Ben&Jerry’s comunica a livello internazionale in maniera non convenzionale, puntando soprattutto su quelle che sono attività a livello PR, digital, social e territoriali. Il brand è forte di una community attenta e consapevole sul web: la pagina Facebook ufficiale di Ben&Jerry’s Italia, per esempio, conta circa 60.000 fan. Abbiamo deciso di implementare il nostro sito creando una sezione ad hoc in cui venivano spiegate tutte le motivazioni della scelta di supportare “Una Volta per Tutti”, i valori e le iniziative già sostenute dal brand sul tema.

Sulla nostra pagina ufficiale Facebook abbiamo preparato una microstoria sull’evoluzione dei diritti civili in Italia che è culminata, l’8 giugno, giorno della conferenza stampa di lancio di Una Volta per Tutti, con la presentazione dell’iniziativa ai nostri sostenitori. Infine abbiamo partecipato in qualità di main partner al Padova Pride Village, la più grande manifestazione estiva del Nord Italia e promotrice della campagna “Una Volta per Tutti”, con un punto vendita all’interno della location, sostenendo gli obiettivi della manifestazione con comunicazione PR e digital.

3) Vi siete affidati al web o anche ai media tradizionali?Tv e radio daranno il giusto spazio al vostro obiettivo?

La nostra strategia di comunicazione è stata sviluppata sia a livello PR che a livello digital, per poter coinvolgere e sensibilizzare più persone possibile. In occasione della conferenza stampa di lancio della campagna “Una Volta per Tutti”, abbiamo scelto come sede la prestigiosa Sala Alessi di Palazzo Marino a Milano, proprio perché in questa città il sindaco Giuliano Pisapia si batteva da tempo per l’istituzione di un registro delle unioni civili.

Abbiamo avuto anche il piacere di poter ricevere un saluto introduttivo dal primo cittadino di Milano e sono intervenuti personaggi di spicco come Anna Paola Concia, Franco Grillini, Lella Costa, Fabio Canino. Il tema è quindi particolarmente sentito ed infatti all’evento hanno partecipato le principali testate nazionali, sia cartacee che televisive, e la nostra iniziativa ha goduto di eco in questi mesi, proprio per la forza del suo messaggio.

Anche il web non è stato da meno, perché il tema dell’iniziativa è stato al centro di un ampio ed aperto dibattito.

4) Il vostro brand in Italia è ancora giovanissimo, quali saranno le conseguenze di questa scelta sulla brand image?

Da sempre il nostro brand si impegna per sostenere importanti cause civili, e speriamo che i consumatori continuino a supportare le nostre scelte. Una società più unita e giusta si può formare solo quando le leggi rispondono realmente alle esigenze e ai bisogni delle persone a cui sono destinate. Riconoscere diritti e doveri delle coppie conviventi omosessuali ed eterosessuali significa garantire loro le tutele previste finora per le coppie spostate. Crediamo nella difesa dei diritti civili ed è un tema che continueremo a sostenere.

5) Qual è secondo te il ruolo del brand oggi?

Pensiamo che anche un gelato, nel suo piccolo, possa far sentire la propria voce per contribuire a rendere il mondo un posto migliore. Riteniamo che invitare i nostri consumatori a firmare la campagna “Una Volta per Tutti” di Padova Pride Village sia un buon modo per dimostrare tutto il nostro supporto alla causa del riconoscimento delle unioni civili. Inoltre, continueremo ad andare dove vanno i nostri consumatori, alla ricerca delle modalità più innovative e funzionali, e verso una comunicazione interattiva volta alla costruzione, di quella brand affinity che può nascere solo dalla condivisione dei valori della marca.

Studio35Live: musica, social media e Bud Spencer Blues Explosion! [ESCLUSIVA]

Sotto i riflettori, per la 7^ puntata di Studio35Live, ecco qui i tanto attesi Bud Spencer Blues Explosion!

Abbiamo già visto a Studio35 altri esponenti della musica indipendente: Paolo benvegnù, 99 Posse, 2Pigeons, Baba Sissoko, Fluon, Bisca, vi consigliamo di non perdervi il live concert dei BSBE che domani sarà pubblico sul canale ufficiale Youtube dell’iniziativa.

Romani D.O.C nascono nel gennaio 2007 battezzati da un nome a metà tra il noto attore di Spaghetti Western Bud Spencer e il gruppo punk blues “Jon Spencer Blues Explosion”. Mescolano anche nel sound, quanto nel nome, due realtà molto distanti tra loro.

I Bud Spencer Blues Explosion sono stati definiti dal pubblico e dalla critica musicale una delle rivelazioni del mondo della musica del 2009 col loro rock blues disco omonimo e da un’energetica esibizione al concerto del 1° maggio.

In occasione del live il duo ha rilasciato interessanti dichiarazioni e curiosità sul loro percorso artistico e sulla loro relazione con i nuovi media.
Dichiarazioni di cui trovate uno stralcio nel seguente video, oppure in versione integrale in un allegato a questo post del Centro Studi Etnografia Digitale.

Articolo redatto da Valentina Scannapieco

Facebook Insights: il glossario essenziale dedicato ai marketer [INFOGRAFICA]

Facebook Insights, questo sconosciuto: se da un lato lo strumento messo a disposizione può rivelarsi davvero utile per comprendere ‘come stiamo andando‘, d’altra parte per alcuni rimane qualcosa di non essenziale, in linea con la convinzione che i social network siano solo ‘questione di idee’ e creatività allo stato puro.

In realtà, se ci seguite sapete bene che non è proprio così, anzi 😉 Un’infografica di jonloomer.com riporta allora un comodissimo glossario di tutto quello che occorre sapere sui termini e i KPI legati agli Insights delle fanpage: davvero indispensabile!

Styloola e Vivocha segnano un importante goal

Entusiasmo contagioso quello di due startup made in Italy che nei giorni scorsi hanno annunciato la chiusura di finanziamenti importanti.
Conosciamole!

Styloola

Il 10 settembre scorso questa startup nostrana operante nella fashion industry con una piattaforma dedicata alla condivisione dei propri look, vestiti, desiderata e shopping road per rivoluzionare il modo di vestire dei fashion addicted, ha concluso un seed da oltre 200.000 euro grazie alla piattaforma di crowdfunding SiamoSoci.com (già nota ai nostri lettori).

Nello specifico, da un’iniziale platea di 20 investitori, 10 soggetti hanno creduto in Styloola ed attraverso il versamento anche di piccole somme (c’è chi ha contribuito al finanziamento con appena 7mila euro), insieme alla disponibilità di competenze e network, contribuiranno al perfezionamento della mobile app ed all’internazionalizzazione dell’attività (Londra li aspetta!).
Next round? 2-3 milioni di euro sono il prossimo goal da segnare.

Vivocha

Una sede centrale a Cagliari ed uffici a Milano e San Francisco; un anno di vita della versione beta che annovera tra i clienti registrati Wind-Infostrada, Fastweb, CheBanca, Edison, e tanti altri. Si tratta di Vivocha, piattaforma di online customer interaction basata su cloud service.

Il cliente non è mai stato così vicino e se già l’e-commerce e l’interazione via web abbattevano le distanze, adesso Vivocha aggiunge il supporto umano, attraverso interazioni online facilitate grazie all’integrazione di tutti i canali di comunicazione in real time (Chat, VoIP, Callback) nei siti web delle aziende che intendono garantire al meglio il servizio di vendita ed assistenza ex post, per una maggiore soddisfazione del cliente.

Partita come spin-off di Reitek SpA, il processo di crescita di questa startup può continuare a livello internazionale grazie al round da 1,5 milioni di euro concluso il 6 settembre scorso con i fondi Vertis Venture e Principia II, leader nel panorama VC italiano.

Ci siamo posti una domanda: Cosa è stato determinante nel convincere gli investitori? Cosa ha fatto la “differenza”?

Andrea Lorini, co-founder di Styloola insieme a Marco Ottolini, ha risposto:

Per Styloola credo che a fare la differenza sia stato il nostro focus sulle revenue. Molte startup dimenticano che anche le idee più innovative necessitano di produrre revenue per essere sostenibili e creare valore. La nostra startup ha dimostrato di avere modelli di business validi ed innovativi.
Questo non significa che abbiamo la garanzia di riuscire, ma solo che sappiamo come rendere il nostro progetto profittevole e questo non è da poco.
Ora sta a noi creare un prodotto attraente e funzionale che convinca i nostri utenti
”.

Gianluca Ferranti, co-founder di Vivocha insieme a Federico Pinna, risponde riportando le parole degli stessi investitori.

Renato Vannucci, key manager di Vertis Sgr che ha seguito l’investimento, afferma “Le caratteristiche vincenti di Vivocha sono rappresentate dalle rilevanti competenze del suo team e del partner industriale Reitek, nonché dalla forte determinazione dei founder”.
Marco Magnocavallo, che ha guidato l’operazione per Principia SGR, dice “E’ quasi un anno che seguo Vivocha e i progressi degli ultimi mesi sono stati impressionanti sia per quanto riguarda lo sviluppo della piattaforma che per la fiducia già raccolta da grandi clienti”.

Personalmente” aggiunge Gianluca “aggiungerei l’attrattività in termini di dimensione e tassi di crescita del mercato target. Sintetizzando: il team, il mercato, il prodotto”.

Queste esperienze sono una chiara smentita verso chi ancora, frequentando le varie business competition o sperando di prendervi parte ma non avendo le carte per farlo, sostiene che gli investitori italiani sanno solo incantare a parole e false promesse, ma non concretizzano, poi, supportando finanziariamente le idee.

Dal crowdfunding al venture capital, in Italia i capitali si muovono e si indirizzano verso le imprese che hanno le potenzialità per crescere, verso le idee che convincono.
Nelle prossime pagine di NM avremo modo di conoscere meglio entrambe le imprese. Stay tuned!

Salvatore Iaconesi: una cura open source per il cancro

Un tumore al cervello. Degli open data molto personali. Un’opportunità.

Si apre così la pagina dedicata a My Open Source Cure, il progetto di Salvatore Iaconesi. Qui però non si parla di un progetto artistico, o meglio, non si parla solo di quello: si tratta della Cura, un progetto di vita che vuole essere un’opportunità appunto, per il suo ideatore e non solo.

Salvatore Iaconesi è un nome che anche noi di Ninja Marketing abbiamo citato altre volte: un media performer, un creativo della arti digitali che in Italia e non solo si è fatto conoscere per i suoi lavori innovativi e “aperti”, che potete trovare sul sito di Art Is Open Source.

Oggi di lui si parla però per un altro motivo: Salvatore ha un tumore al cervello e fa un appello pubblico, “online”, per chiedere a tutti di prender parte alla sua Cura.

In questo video, Salvatore Iaconesi spiega cosa è la Cura:

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=y8VnnmuayzE’]

My Open Source Cure

A Salvatore Iaconesi, a settembre di quest’anno viene diagnosticato il tumore al cervello. Decide di chiedere più pareri a più esperti: così si fa consegnare in formato digitale, in cd insomma, la sua cartella clinica. La sua idea è quella di mettere online la cartella.

Sfruttando le sue conoscenze tecniche, Iaconesi riesce a craccare i dati contenuti nel cd salvati in formato proprietario e a convertirli in formati più semplici e soprattutto “aperti”.

Mette tutto su una pagina all’interno del sito del progetto Art Is Open Source, da dove si può leggere la sua storia e seguire gli aggiornamenti e vedere progressivamente la mappa della Cura espandersi grazie agli interventi di chi vuol prenderne parte.

L’arte come energia

Oggi la nostra vita è pervasa dalla comunicazione, così tanto che la nostra privacy sembra sempre a rischio: ci preoccupiamo spesso del fatto che internet, soprattutto i social network, mettano in luce anche gli aspetti più privati della nostra vita, specialmente quelli che si definiscono i “dati sensibili”, come l’origine razziale, le scelte politiche e religiose, le preferenze sessuali, la salute.

Il mondo della comunicazione digitale per Salvatore Iaconesi è però molto di più: è il suo linguaggio, è il suo mondo, è la sua arte. La sua storia ci parla della potenza di Internet ma non solo: ci dice che l’arte è energia.

Ho letto a proposito con interesse la lettera del Prof. Umberto Veronesi a Salvatore, pubblicata da La Repubblica; questa è la parte che mi ha fatto riflettere di più: “Salvatore invece ha chiamato la sua malattia con il proprio nome, dandone ogni dettaglio conosciuto, e in questo modo ha messo il cancro sul piano di qualsiasi altra grave malattia. Un’azione importante contro le sue rappresentazioni.”

Il cancro è un tabù, come ogni malattia grave: contro questo occorre soprattutto lottare.

L’arte ha questa forza: mette luce nell’ombra, è creazione, è espressione, crea nuovi significati come in questo caso lo fa per il concetto di “cura”.

Concludo con le parole di Salvatore:

“Prendete le informazioni sul mio male, se ne avete voglia, e datemi una CURA: fateci un video, un’opera d’arte, una mappa, un testo, una poesia, un gioco, oppure provate a capire come risolvere il mio problema di salute. Artisti, designer, hacker, scienziati, dottori, fotografi, videomaker, musicisti, scrittori. Tutti possono darmi una CURA.”

FOMO, la nuova patologia psichica di chi è sempre connesso

Nervosismo e una sottile paura di impiegare il nostro tempo nel modo sbagliato.
Si chiama “Fear of missing out” e secondo i dati di JWT Intelligence  affligge circa il 70% degli adulti, anche se non ne sono a conoscenza.
Ma che cos’è la FOMO?

Un’incontrollabile desiderio di essere in diversi posti, spinti dalla paura di venire tagliati fuori dal flusso continuo di informazioni davanti al quale siamo spettatori-partecipanti, soprattutto dall’avvento dei Social network. E quella sensazione di agitazione, pentimento e invidia che, precisa Sherry Turkle, dell’Initiative on Technology and Self del MIT, “crea un turbinio emozionale e un risentimento verso noi stessi o gli altri, insoddisfazione, ansia e sentimento incapacità” quando ci rendiamo conto di non essere dove vorremmo. Non è una patologia riconosciuta a livello clinico, ma la sua presenza può peggiorare una condizione preesistente di ansia e depressione. E per questo merita maggiore attenzione.

La FOMO non è un concetto nuovo, ma è letteralmente esploso con lo sviluppo della comunicazione digitale. Il Web, ed in particolare gli spazi offerti dai Social Media, hanno creato nuovi ambienti virtuali e messo a disposizione degli utenti iscritti sia una nuova possibilità di rappresentazione in pubblico, sia nuove tecniche di comunicazione e relazione tra utenti.
La FOMO compare quando non riusciamo ad apprezzare le esperienze offline che stiamo vivendo perchè il nostro pensiero si focalizza ossessivamente su quello che non stiamo facendo”, spiega Arnie Kozak, autore di “Wild Chickens and Petty Tyrants: 108 Metaphors for Mindfulness“. E questo di frequente spinge a curiose dinamiche sociali visibili sui maggiori social network. Ad esempio, a un post sulle vacanze dove l’utente mostra l’album fotografico del viaggio in Costa Rica, non è infrequente che corrisponda quello di un altro utente che descrive le gioie della sua maternità. Coincidenza? Provocazione? Secondo Kozak, se non possiamo divertirci anche noi, meglio dire che quello che stiamo vivendo è ancora più spassoso. L’obiettivo? Dare e mantenere un’idea di sé invidiabile.
Ma come è possibile mantenere i benefici delle nuove reti sociali senza cadere in meccanismi psicologici irrazionali?

Prima cosa, ricordando che quello che leggiamo tutti i giorni è una selezione delle migliori esperienze di vita di una persona. Il mondo virtuale sembra agevolare un nuovo stile di relazione fortemente improntato al narcisismo, e le persone ovviamente scelgono di condividere solo alcuni aspetti della propria vita. Nel caso contrario, penseremmo di non esserci persi molto.
Secondo, cerchiamo di sfruttare la FOMO come catalizzatore di obiettivi realistici. Le persone sono sinceramente soddisfatte solo quando realizzano obiettivi che rispecchiano maggiormente il loro Sé. Quindi inseguiamo i nostri veri desideri, e non inciampiamo in reazioni impulsive. Possiamo usare quello che fanno gli altri come ispirazione!

Ma non tutti soffrono di FOMO allo stesso livello. Prendendo in prestito la classificazione di Herbert A.Simon, cerchiamo di capire chi è più portato a sviluppare questa condizione.
Gli Ottimizzatori cercano costantemente la migliore soluzione ad ogni problema e non sono mai contenti di quello che trovano.  “Non sono mai soddisfatti con l’”abbastanza bene”, spiega lo psicologo Arnie Kozak “e questo porta questa classe di persone a grandi successi professionali ma anche a essere estremamente vulnerabili alla FOMO”. Non importa cosa gli ottimizzatori stiano facendo: quello che stanno perdendo è sempre migliore. I Soddisfatti, invece, sono quelle persone che accettano la prima opzione attraente che si presenta loro e vanno avanti. Queste persone passano poco tempo a lamentarsi e soffrono in modo minore di FOMO, secondo Kozak. Anche se non hanno scelto la migliore opzione possibile, ne sono sicuri. Il loro semplice decision-making può portarli a vivere una vita più serena.

Ma a volte bisognerebbe ricordare che alcune sensazioni sono semplicemente un treno in corsa da cui è ancora possibile scendere.
Sempre più oggi l’imperativo sembra essere quello di cercare di apparire quello che sarà molto improbabile riuscire ad essere. La lentezza è diventata un difetto, contro la velocità che ha assunto un valore assoluto”.

(P.Sansot 1999)

L'artista Jeppe Hein e i suoi muri d'acqua

Jeppe Hein è un’artista danese fissato per l’acqua. O meglio, è lo strumento che utilizza per creare dei muri in cui intrappolarci lo spettatore.

Esagoni, triangoli, quadrati, sono le forme base degli spazi creati dall’artista. Vetro e acqua gli elementi principali. Il meccanismo delle installazioni funziona così: il visitatore si avvicina all’opera e alcuni sensori fermano lo sgorgare dell’acqua. Una volta che il visitatore è all’interno dell’installazione l’acqua ricomincia a fuoriuscire e crea nuovamente un muro.

Lo spettatore, circondato da pareti di acqua e vetro, è allo stesso tempo vedente e veduto, è osservatore ma anche parte dell’opera.

Il lavoro dell’artista, che ultimamente ha realizzato una delle sue installazioni al quartiere Garbatella di Roma, affronta direttamente l’esperienza fisica e psicologica dello spettatore, e le possibilità di interazione sociale che può formarsi tra i diversi visitatori intrappolati nell’opera.


Nuovo logo per Ebay: più moderno e minimal


Anche Ebay si lascia contagiare dal nuovo mood minimalista: seguendo il recente esempio di Microsoft  e HP, anche il sito di aste online più famoso al mondo presenta il suo nuovo logo, rivisitato in chiave moderna.

Il colore è rimasto inalterato, cambia il lettering ed i caratteri sono tutti allineati: ma il frutto del lavoro di Dianna McDougall non è un semplice restyling. Come ha affermato il Presidente di eBay, Devin Wenig, il nuovo logo è il simbolo di un nuovo inizio, ricco di servizi e opportunità innovative, per andare incontro alle esigenze dei suoi utenti, sicuramente cambiate in 17 anni di presenza online.

Cosa ne pensate? Personalmente trovo che il vecchio logo (diciamolo, non bellissimo) avesse sicuramente bisogno di essere aggiornato. Il restyling lo ha però reso meno riconoscibile e più anonimo del precedente, non rischierà di confondersi tra i tanti loghi simili?

Twitter: sei errori da evitare a tutti i costi

Twitter è sempre più utilizzato come mezzo di (personal) branding e comunicazione, oltre che d’informazione. Il vostro profilo è sotto gli occhi di tutti, perciò sapersi presentare nella maniera giusta può fare la differenza. Per essere impeccabili, ecco qui allora i 7 errori a cui rimediare asap e da cui trarre insegnamento per evitare strafalcioni sul social del pennuto blu. Pronti?

#1 Avere il proprio profilo Twitter incompleto

Alcuni, presi dalla ‘foga del tweet’, si dimenticano di completare il proprio profilo. In molti casi scordando persino di cambiare l’ovetto di default dell’avatar 🙁

A meno che voi non vi sentiate l’ovetto Kinder Sorpresa, il consiglio è di spendere alcuni minuti aggiungendo informazioni base come interessi e contatti. Nel caso lo abbiate  aggiungete anche l’indirizzo al blog/sito web: vi servirà per completare le informazioni che – per motivi di caratteri – non riuscite a inserire nella descrizione Twitter.

Riuscirete così a trasmettere una prima sicurezza in chi capiterà sul vostro profilo innalzando la probabilità di  una futura interazione. A maggior ragione se state gestendo un profilo aziendale! Ma qui, al posto di una bella faccia, mettete il logo 🙂

#2 Followare/Defolloware in continuazione altri Twitteri

Bruschi saliscendi sia di following che di follower incrementeranno il sospetto negli utenti, soprattutto in questo momento di caccia ai finti follower su Twitter. Non dovete seguire tutti per forza, perciò concentratevi su coloro che vi interessano veramente. D’altra parte, la pratica di seguire qualcuno finché questo non vi seguirà per poi defollowarlo è molto triste e scorretta.

Non seguire proprio nessuno, infine, dimostra che state solamente promuovendo voi stessi senza mostrare alcun interesse per le molteplici interazioni sul social network. Un utilizzo di Twitter ‘alla web 1.0’ insomma: volete davvero far percepire questo ai vostri potenziali contatti?

#3 Ritwittare i propri tweet o implorare i propri followers di condividere i contenuti

Stiamo parlando di quando qualcuno ritwitta uno dei vostri tweet e – a vostra volta – voi ‘ritwittate l’accaduto’. Un’azione ridondante anche solo nel provare a spiegarla, immaginate vederla sul vostro profilo… Sembra che vogliate complimentarvi con voi stessi: già che ci siete perché non darvi da soli una pacchetta sulla spalla? 😆

Piuttosto aggiungete i tweet che hanno avuto successo tra i vostri preferiti, insieme a quelli di altri utenti che avete ritenuto utili/di qualità. L’impatto sarà meno autoreferenziale e questi contenuti diranno qualcosa in più a proposito di voi e delle vostre preferenze!

Altra pratica da non seguire è chiedere esplicitamente il RT: se il contenuto è di qualità, state tranquilli che arriverà da solo 😉

#4 Indirizzare i propri messaggi sempre e solo a un determinato gruppo di utenti

Perché escludere dal dialogo persone che potrebbero contribuire attivamente con la propria esperienza personale a trovare soluzioni, argomentare una tesi sul trend topic del momento e via dicendo?

Se la vostra intenzione è principalmente quella di vendere, cercate di farlo ponendovi come soluzione ai problemi delle persone. Senza bombardarle di offerte promozionali, magari utilizzando le dieci azioni indispensabili per il vostro business. Se invece usate Twitter per altri motivi, creare un cerchio magico con altri pochi utenti è – alla lunga controproducente: quale valore create a tutti gli altri follower?

#5 Non rispondere alle menzioni e/0 domande

Torniamo a bomba all’utilizzo vetrina e 1.0 di una piattaforma che ha potenzialità ben maggiori. Sarebbe buona usanza essere sempre cortesi e accorti, evitando di utilizzare gli autoresponder quando non necessario. Un po’ di buone maniere, insomma! Alle persone piace sapere che dall’altra parte dello schermo ci sono esseri umani e non automi che rispondono grazie ad algoritmi matematici tanto quanto piace a voi  😉

#6 Scegliere la quantità piuttosto che la qualità dei tweet

Mandare un’enorme quantità di tweet nello stesso momento crea solo della gran confusione e un effetto shock non indifferente. La  probabile conseguenza di quest’azione è l’essere eliminati dalla lista dei following data la vostra sovrabbondante presenza  ‘di disturbo’.

Twitter premia la sintesi e la qualità: se non riuscite ad esprimere una buona comunicazione in 140 caratteri allora avete sbagliato social. Preso atto di questo, evitate di pubblicare link privi di messaggio di accompagnamento o hashtag. Soprattutto quando i link sono di una lunghezza esagerata.

Chiedetevi cosa possa spingere qualcuno a cliccare una stringa di testo senza capo né coda: la scoperta dell’ignoto? 😯 L’inconnu  ha sempre destato qualche sospetto… Perciò se il lettore è scoraggiato nel proseguire il percorso (malamente suggerito), tanto vale non twittare nemmeno.

Se invece volete facilitare la lettura del vostro tweet senza togliere spazio prezioso, è possibile abbreviare gli indirizzi URL grazie ad alcuni servizi come Google Url shortener, TinyURLBitly.

E voi, siete dei Veri Twitteri ed evitate tutti questi errori? In caso negativo, una ripassatina sul tema “Cos’è e come si usa Twitter” non guasta mai 🙂

Palazzolo Digital Festival 2012: Il digitale è tutto qui? [EVENTO]

Il digitale è tutto qui?
Questa la provocazione a cui tenterà di dare una risposta il Palazzolo Digital Festival!
Come?
Semplice, dal 27 al 30 Settembre 2012, Palazzolo sull’Oglio, ridente comune del bresciano, farà da scenario ad una kermesse di eventi che avranno lo scopo di cogliere quali sono le effettive opportunità che la digitalizzazione offre al mondo economico e sociale cosi come lo conosciamo oggi.

Una rivoluzione, quella digitale, che ha segnato lo sviluppo delle comunità locali cambiando profondamente le sfumature del quotidiano.
Ma (e rieccoci tornati alla domanda di tutte le domande!) il digitale è davvero tutto qui?
Al PDF 2012 avremo quattro giornate, sette eventi e diciassette relatori per scoprirlo!

Ci sarà tempo e modo, dunque, di interrogarsi sui vari elementi che hanno connotato la rivoluzione digitale permettendoci l’immersione in universo “nuovo” che ci appare ormai più che famigliare e che non pare arrestare la propria evoluzione.

E la manifestazione non poteva partire senza un approfondimento sul” primo motore immobile” che ha generato il nostro presente: “Internet, la base della rivoluzione digitale”.
Questo è infatti l’appuntamento che apre le danze del Festival.

Ma internet è solo il punto di partenza per le riflessioni intorno alla società digitale: Cultura, Strategie, Nuovi modi di comunicare, Economia, Creatività e poi… Futuro.
Queste le macroaree tematiche entro cui i 17 relatori porteranno a spasso i giovani digitali!

E se anche voi in questo inarrestabile flusso di in continuo mutamento, in cui il telefono si mescola al computer, in cui l’ufficio si porta nel taschino interno della giacca e in cui gli stati d’animo e le riflessioni personali sono cinguettate in 140 caratteri continuate a chiedervi incuriositi se “Il digitale è tutto qui?” non potete perdervi il progetto della Fondazione Galignani in Via Cesare Costa 1 a partire dal 27 settembre!