Google Play, uno spot analogico per la "nuvola" digitale

Illustrare i servizi digitali caratterizzanti l’offerta di una compagnia è sempre complicato. Il rischio è quello di cadere in spiacevoli cliché e limitarsi ad un visualizzazione asettica e discorsiva di quelle che sono le possibilità e le caratteristiche di quel determinato servizio che ci si prefigge di promuovere.

Il risultato? Nella migliore delle ipotesi, fornire un elenco di opzioni possibili che di rado differiscono dai concorrenti (e la banalità e l’omologazione di contenuti rappresentano quanto di peggio ci si possa auspicare sul mercato).

In questo senso Google ha optato per un approccio davvero creativo per auto-celebrarsi e presentare al pubblico la nuova piattaforma Google Play (che ha sostituito l’Android Market).

Lo spot che stiamo per vedere, prodotto dalla società Studio-G, riguarda proprio il nuovo servizio destinato a porsi in concorrenza con iTunes, concentrandosi su un piano narrativo di totale contrasto rispetto alla risorsa che descrive.

Quello che abbiamo appena visto è un video di grande impatto innanzitutto su un piano stilistico formale. Ha una tale risolutezza espressiva da rendersi apprezzabile anche se fosse slegato dalla funzione primaria, cioè quella di mostrare agli utenti cosa sia Google Play. Parafrasando una famosa battuta di Totò, il video è bello a prescindere.

Ma al di là della indubitabile creatività espressiva di questo filmato, quali linee guida possiamo individuare nel decriptarlo?

L’intera architettura dello spot si regge su un’unica matrice : l’inversione di struttura dei contenuti moderni in altri omologhi per funzione ma appartenenti al passato.

In questo modo la nuvola digitale di un possibile account Google Play si trasforma in una valigia, un contenitore digitale (personale) viene illustrato attraverso un contenitore reale altrettanto personale. La scelta della valigia ha poi un secondo livello di lettura, essendo G-Play qualcosa che sussiste nel web ma è fruibile attraverso più dispositivi, era necessario renderlo con un oggetto mobile, qualcosa da portarsi in giro.

Passando dal contenitore ai contenuti, la scelta narrativa non perde coerenza anzi, semmai la rinforza. Abbiamo visto come ogni aspetto del servizio Play venga illustrato attraverso un dispositivo analogo ma figlio delle generazioni precedenti: un file musicale acquistabile attraverso un app viene rappresentato da un carillon a mano, così come uno smartphone da un vecchio telefono a tasti; un e-book da un libro in formato cartaceo e per finire un filmato digitale da un vecchio proiettore ed un videogioco da un cubo di Rubik.

Esporre in questo modo le funzioni di Google Play rende l’idea su quante cose si possano fare nel proprio spazio personale e su quanti e quali dispositivi; l’interagire tra vari strumenti e media viene formalizzato attraverso la connessione fisica di tutti gli oggetti in scena all’interno della valigia.

L’unica pecca (teorica a dir la verità) consiste nel fatto che il solo video, per quanto apprezzabile da un punto di vista visivo, in assenza della voce narrante sarebbe di difficile collocazione in relazione al prodotto della campagna. La valigia ed il suo contenuto non sono Google Play, lo diventano nel momento in cui quella voce ci dice passo per passo cosa possiamo fare attraverso quel servizio.

Questo stretto e necessario rapporto tra audio e video in un certo senso costringe lo spettatore ad un livello d’attenzione piuttosto alto per capire di cosa lo spot stia effettivamente parlando, un peccato che però non esitiamo a definire veniale vista l’originalità d’esposizione ed un così alto coefficiente estetico.

Credits:

Agency: Studio G
Writer/Director: Jonathan Zames
Producer: Yovel Schwartz
Production Company: Studio G
Production Company: Camp Creative
Line Producer: David Dranitzke
Fabrication and Practical Effects: White Room Artifacts
Visual Effects: HOPR
Director of Photography: Adam Santelli
Art Director: Garret Lowe
Motion Control: Camera Control
Product Marketing Manager: Paola Veglio
Music Composition: Headquarters Music
Sound Design and Mix: Sound Lounge

ArtCircles: da Van Gogh a Rothko in 30 secondi [VIDEO]

Secondo la guida Routard per visitare tutto il Museo del Louvre di Parigi ci vogliono circa tre giorni. Tra dipinti e sculture, oltre a rischiare un’emicrania per overdose d’arte, si ha anche la consapevolezza di aver visto solo una piccola parte del patrimonio artistico mondiale. Come fare per godersi tutta l’arte in maniera facile, veloce e divertente? Niente paura, c’è un app anche per questo: artCircles!

Per il lancio dell’applicazione la Art.com Inc. ha realizzato un video a dir poco… artistico! Utilizzando la tecnica dello stop motion si fa un viaggio nella storia dell’arte partendo da Van Gogh (1888) fino a Rothko (1903) passando per la Torre Eiffel, Klimt e molti altri. Il video lascia senza parole per la grande qualità tecnica e l’idea originale di far “animare” le opere d’arte creando movimento, cambio di prospettiva e un armonico mash-up di colori e forme.

Con l’applicazione artCircles l’arte trova una nuova fruibilità e un nuovo modo di esistere, seguendo la scia di altri mirabili progetti come Google Art Project. Un’arte non più chiusa nei musei ma dinamica, in movimento e alla portata di tutti. Take a spin through artCircles!

Lo skateboard controllato con la forza del pensiero

Lo skateboard controllato con la forza del pensiero

La tecnologia si spinge oltre ogni confine. Nel prossimo futuro potremo controllare i device intorno a noi solo con la forza della mente.

Lo skateboard controllato con la forza del pensiero

Un team di ricercatori del Chaotic Lab ha deciso di sfruttare le potenzialità del cervello, usando le onde cerebrali prodotte dal pensiero, per controllare i movimenti di uno skateboard.

Basterà indossare una sorta di casco (Emotiv EPOC) dotato di sensori che, grazie all’aiuto di un tablet, elaborerà e trasformerà i pensieri in azione.

Sarà sufficiente pensare di muoversi in avanti per azionare il movimento dello skateboard nella direzione voluta. Nel momento in cui vorrai fermarti, il tuo pensiero verrà tradotto e lo skateboard rallenterà fino al suo arresto definitivo.

Che ne pensate di questa tecnologia? Sicuramente possono esserci applicazioni interessanti in molti campi, soprattutto in aiuto delle persone con difficoltà.

The Festival of Media Global 2012: ecco le shortlist! [EVENTO]

Mancano davvero pochi giorni al Festival of Media Global 2012 che si terrà anche quest’anno a Montreux (Svizzera) dal 15 al 17 Aprile.

Come già vi abbiamo anticipato il festival racchiude tra relatori e partecipanti all’awards alcune delle personalità più creative e importanti del marketing e della comunicazione mondiale. In questi giorni sono state rese pubbliche le campagne in shortlist scelte tra le numerosissime iscrizioni.

L’agenzia americana MediaCom è presente nella shortlist con ben 27 campagne subito seguita da OMD (global agency of 2011 secondo Adweek) con ben 24 e da Starcom con 22 campagne. Tantissimi i global brand dietro queste shortlist: Coca-Cola, McDonalds, Volkswagen, Dell e Vodafone.

Ben 32 delle campagne finaliste sono made in USA, seguite dall’Australia e dal Regno Unito (rispettivamente con 29 e 26 campagne). Purtroppo nessuna campagna dall’Italia è arrivata in finale.

Ecco alcune delle campagne in shortlist con a fianco la categoria a cui appartengono:

Ikea “Happy to bed” – Cake (Havas Sports & Entertainment) – United Kingdom – Best Communications Strategy

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Coca-Cola “Share a Coke” – Ikon Communications – Australia – Best Engagement Strategy

Per approfondire clicca qui.

Vodafone “The Voice of Holland” – OMD Netherlands – Netherlands – Best Entertainment Platform

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Renault “Twizy parade” – OMD Twizy – Spagna – Best Experiential Campaign

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Old Spice “MANta Clause” – Wieden+Kennedy – United States – Best Social Media Campaign

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Canon “Project Imagin8ion” – MediaCom – United States – Best Social Media Campaign

Perrier “Le Club Perrier” – Ogilvy France – Francia – Best Use of the Digital Landscape

Per approfondire clicca qui.

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Microsoft “It’s a great time to be a family” – Lodestar UM – India – The Effectiveness Award

Per la brochure completa del festival cliccate qui.

Potete seguire il festival sui principali social network:

Facebook – Twitter – LinkedIn

Mobile brands: storia e curiosità di 9 marchi di successo

Ognuno di noi conosce i nomi di importanti brand mobile, li leggiamo ogni qual volta stringiamo uno dei nostri device tra le mani. Ma ci siamo mai chiesti da dove vengono fuori queste multinazionali? In questo articolo troverete le storie che stanno dietro nomi come Samsung, Htc, Motorola e molti altri ancora…

Apple

 Fondata da Steve Jobs e Steve Wozniak nel 1976 a Cupertino in California, la Apple  non ha una storia ufficiale, ma sulle origini del suo nome girano diverse voci: secondo il libro “Apple Confidential 2.0: The Definitive History of the World’s Most Colorful Company” (edito No Starch Press, 2004) il nome sarebbe stato ispirato da un lavoro che nel 1976 Steve Jobs aveva svolto in una fattoria dell’Oregon, dove appunto si raccoglievano mele. Il nome gli sembrò simpatico, divertente e battezzò il primo aprile 1976 così la sua azienda nascente Apple Computer, poi nel 2007 divenuta semplicemente Apple.

Altre leggende vogliono che il nome Apple sia legato alla leggenda della celebre mela che portò Newton a comprendere il principio fisico della gravità; secondo altri ancora era solo il tipico modo di Jobs di creare qualcosa che si distinguesse dai freddi brand di altri competitors.

La cosa che più potrà stupirvi è che lo stesso Steve Wozniak, co-fondatore della Apple, come afferma nel libro sopra, non comprese mai davvero le origini di quel nome, che fu lo stesso Jobs a volere. Wozniak ipotizzò anche fosse legato al nome della casa discografica dei Beatles, la Apple Records appunto, di cui Jobs era un gran fan, come ormai è risaputo.

Ed ancora un’altra cosa che vi stupirà: gli altri nomi proposti erano Executex e Matrix Electronics, dove il secondo nome non può non far pensare alla trilogia cinematografica Matrix e a quello che in effetti poi Apple è divenuta negli anni.

Il primo iPhone (oggi conosciuto come iPhone 2G) è stato presentato da Steve Jobs durante la conferenza di apertura del Macworld del gennaio 2007 per poi esser messo in vendita negli USA nel giugno dello stesso anno. Dopo soli 74 giorni dalla commercializzazione negli Stati Uniti Apple comunicò di averne venduti 1 milione.

Asus

Asus è una compagnia fondata nel 1989 da 4 ingegneri in Taiwan.  Il suo nome deriva da Pegasus, il cavallo alato della mitologia greca , simbolo di ispirazione e conoscenza: l’azienda ha voluto immedesimarsi nella figura di questa creatura alata, nella speranza di “poter volare sempre in alto” con ogni nuovo prodotto realizzato. Specializzata in componenti hardware e accessori per computer, nel settembre del 2003 debuttò anche nel mercato della telefonia mobile.

Al Mobile World Congress 2012 di Barcellona, Asus ha presentato il Padfone, uno smartphone molto originale che, grazie a un case apposito, può essere inserito all’interno di un tablet.

BlackBerry

BlackBerry  è un marchio creato nel 1999 per gli smartphone prodotti dalla società canadese fondata dall’ingegnere elettrico Mihalis Lazarides, la Research In Motion (RIM).  L’origine di questo nome è molto lunga e articolata:  inizialmente pensarono al nome Leapfrog (cavallina) siccome i suoi creatori speravano che il prodotto potesse “scavalcare” la concorrenza. Il nome però non convinceva molto e si decise di cambiare rotta: la seconda alternativa divenne Strawberry (fragola) per via dei tasti della tastiera full querty tipica di questi smartphone che ricordavano la forma dei semi dell’omonimo frutto: ma “straw” suonava troppo debole e si optò dunque per un altro frutto, la “Blackberry”( la mora).

La caratteristica principale che ha garantito il successo di questi apparecchi è la gestione delle email da smartphone attraverso un servizio di notifiche push, analogo a quello degli SMS, che consente la ricezione di mail in tempo reale. Il primo terminal BlackBerry fu l’850, un cercapersone con funzionalità aggiuntive di messaggistica che sfruttava una tastiera full QWERTY. Queste è altre curiosità le trovate nel seguente articolo .

HTC Corporation

HTC Corporation è un acronimo del nome originale High Tech Computer Corp. . Dietro il progetto HTC c’è la figura di una donna, Cher Mi Wang, una delle figlie di uno degli uomini più ricchi del Taiwan: nel 1997 fu lei a proporre una partnership con HT Cho e Peter Chou dando origine all’attuale HTC. Lo scopo iniziale di questa compagnia era portare sul mercato una combinazione di un cellulare con un assistente personale. Forbes ha indicato nel 2011 Cher Mi Wang al ventesimo posto tra le 100 donne più potenti del globo.

Inizialmente la compagnia non ebbe un grande successo ma attraverso varie partnership è cresciuta esponenzialmente nell’ultimo decennio: i passi decisivi per divenire una leader del settore furono prima la collaborazione con Microsoft per la produzione di smartphone Windows Mobile e poi nel 2009 con Google attraverso la realizzazione del HTC Dream ovvero il primo dispositivo al mondo dotato di SO Android.

LG

L’azienda nasce nel 1958 con il nome di Goldstar, iniziando a produrre apparecchi elettronici. La sigla LG nasce poi nel 1995 dalla fusione con un altra compagnia coreana, la Lucky. Il gruppo LG è uno dei maggiori produttori al mondo di prodotti elettronici dispositivi: nel 2009 è divenuta  la terza maggiore produttrice di cellulari al mondo.

In Italia è stata la prima azienda a fornire il tivufonino in collaborazione con H3G, cellulare tramite cui era possibile vedere la televisione, funzione oggi resa obsoleta dall’introduzione del digitale terrestre.

Motorola

Nel 1928, Paul e Joseph Galvin fondarono a Chicago la Galvin Manifacturing Company per produrre autoradio. Molti produttori di impianti audio del tempo usavano mettere “ola” alla fine del nome dei propri prodotti come nel caso del “Victrola”, un fonografo prodotto dalla Victor Talking Machine Company. Anche Galvin soprnnominò dunque la sua autoradio “Motorola” ,una fusione delle parole “Motore” e “ola”. Il termine divenne così popolare che poi successivamente l’azienda decise di adottarlo come brand name.

La società cominciò a produrre cellulari solo a partire dagli anni ’60 . Alla casa spetta il primato di aver creato nel 1973 il primo telefono cellulare portatile perfettamente funzionante, il Motorola DynaTAC 8000X (commercializzato solo 10 anni dopo): questo apparecchio fu infatti il primo cellulare riconosciuto dalla Federal Communications Commission o FCC. Nell’ agosto 2011 la società Motorola Mobility è stata venduta a Google Inc. per la cifra di 12,5 miliardi di dollari. Se avete confidenza con l’inglese gustatevi questo video sulla storia di Motorola:

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=_60s1yqweRk&feature=youtu.be’]

Nokia

Nokia Corporation è una multinazionale nata nel 1865 in una città finlandese da cui prende il nome . Fondata dall’ingegnere minerario Knut Fredrik Idestam come segheria, si fuse con un Società Finlandese di produzione della gomma, insediatasi poco dopo la prima guerra mondiale proprio nelle vicinanze della segheria: la società acquistò l’impianto per la lavorazione del legno e iniziò ad usare Nokia come marchio di fabbrica.

Nel 1922 le due società entrarono in una holding con la principale industria nazionale di cavi per il telefono ed il telegrafo. Le tre realtà si fusero nel 1967, costituendo l’odierna Nokia. Oltre al presente, ciò che rimane di grande interesse per noi sono i device che Nokia ha prodotto in passato: è lei che ha realizzato il modello 1100, divenuto uno dei prodotti elettronici più venduti di tutti i tempi (con più di 200 millioni di unità in tutto il mondo).

Samsung

La parola samsung è la traduzione di due ideogrammi coreani traducibili letteralmente in “Tre Stelle” (Sam Sung rispettivamente).  Il 1 marzo 1938, Byung-Chull Lee, chairman e fondatore, avvia un’azienda a Taegu, Corea, con soli 30.000 won (circa 20€!). All’inizio, la sua piccola azienda si occupava principalmente di esportazioni, con la vendita di prodotti coreani essiccati, quali pesce, verdura e frutta. La società cominciò a interessarsi alla sfera mobile solo a partire dal 1983 e il primo reale tentativo fu la creazione di telefoni per auto.

Byung-Chull Lee probabilmente per il suo brand avrà tratto ispirazione da due fonti: il Tre rappresenta potenza e perfezione mentre la Stella è il simbolo di qualcosa di luminoso che dura per sempre.   In effetti da quella piccola azienda di esportazioni oggi Samsung, anche grazie alla collaborazione con Android, è uno dei principali venditori di smartphone e tablet al mondo con un fatturato nel terzo trimestre del 2011 di 37 miliardi di dollari e un aumento del 3% su base annua. Un compagnia evidentemente molto luminosa…

Sony

Sony Mobile Communications è una società nata nel gennaio 2012 dopo l’acquisizione da parte di Sony Corporation della svedese Ericsson. Le due società già convivevano dal 2001 in una joint venture per la vendita di telefonini cellulari brandizzati Sony Ericsson.

Sony Corporation è una multinazionale giapponese fondata nel maggio 1946  da Masura Ibuka  e Akio Morita con il nome di Tokyo Tsushin Kogyo Corp. La società si dedicò alla ricerca di un nuovo nome che caratterizzasse i suoi prodotti: inizialmente si pensò di usare l’acronimo TTK, confondibile con l’acronimo usato per identificare la compagnia ferroviaria Tokyo Kyuko (TKK). Morita voleva trovare una parola che non esistesse in nessuna lingua ma facilmente pronunciabile da chiunque nel mondo. Si arrivò dunque al nome definitivo Sony, solo nel 1958: esso derivava da un incrocio tra la parola latina sonus (suono) e ‘sonny’ , uno slang utilizzato dagli americani per indicare un giovane brillante. Per saperne di più sulla società giapponese vi rimandiamo al seguente documentario:

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=27J1E700qe8′]

 

Noi Ninja crediamo che la miglior fonte di ispirazione per il futuro sia conoscere il proprio passato. Chissà che fra qualche anno non staremo qui a raccontare qualche nuova storia, magari proprio di uno di voi lettori ispirati da questo articolo. Modestia a parte, voi cosa ne pensate? Diteci la vostra nei commenti sottostanti!

The Chase, l’adrenalinico corto di Gamer [VIDEO]

Un folle inseguimento tra polizia e quattro inaspettate “bad girls”: Philippe Gamer è tornato con un altro spettacolare corto in 3D.

Quattro donne esplosive al volante, inseguite da elicotteri ed un centinaio di auto della polizia, danno vita ad una rocambolesca ed adrenalinica sfida tra cielo e terra.
E dopo l’inseguimento mozzafiato arriva il finale, sorprendente e tutto da scoprire…fino all’ultimo secondo!

Un altro successo per il suo studio di animazione francese Space Patrol, che conferma la sua assoluta padronanza nell’animazione 3D CGI.

Ecco qual è il plus di Google+, secondo Guy Kawasaky

Le opinioni sul destino di Google+ sono tante e controverse, molti professionisti del marketing però si stanno concentrando molto su questo nuovo social network, spinti anche dall’introduzione di “Search, plus Your World”.

Michael Stelzner del Social Media Examiner ha intervistato Guy Kawasaki, Software evangelist di Apple, sul perchè il 99% dei suoi sforzi sono ora concentrati su Google+.

Guy rivela la sua strategia e parla del suo nuovo libro What the Plus! Google+ for the Rest of Us.

Nell’intervista Guy Kawasaki sostiene che le imprese dovrebbero concentrarsi su Google+ perché è il nuovo Far West, dove poter investire in maniera più profittevole di quanto non si possa fare nella jungla di Twitter e Facebook.

Google inoltre ha dalla sua parte un mezzo molto potente che è quello del motore di ricerca, e da quando è stato introdotto il concetto di “ricerca sociale” le regole della SEO sono state capovolte. Il fatto che le persone vedano le azioni dei propri amici per prime tra i risultati delle proprie ricerche ha un potenziale enorme. Questo significa che si è più motivati a farsi accerchiare in modo che le proprie interazioni vengano visualizzate per prime tra i risultati di ricerca

Per questi motivi è ora il momento giusto in cui agire su G+ e conquistare il maggior numero di accerchiamenti, prima che arrivino tutti gli altri.

Guy afferma di “essersi innamorato di Google+” a motivo della possibilità di modificare i contenuti pubblicati, per l’interfaccia utente elegante e la qualità dei commenti. Sostiene inoltre che ad oggi il 99% dei suoi sforzi sui social media è concentrato su Google+.

Ammette che “questo potrebbe non essere razionale o ottimale, ma quando l’amore razionale o ottimale?”, e il fatto che abbia scritto solamente due libri orientati al prodottoThe Macintosh Way e What the Plus! Google+ for the Rest of Us – a 25 anni di distanza l’uno dall’altro ne è la prova.

Guy sostiene di aver scritto What the Plus! Google+ for the Rest of Us perchè  si sente “addolorato dal fatto che le persone non lo stiano utilizzando” e perché ritiene che sia una piattaforma di social networking migliore rispetto alla concorrenza, proprio come Macintosh era migliore di altri sistemi operativi.

Il libro è stato pubblicato in collaborazione con Libboo, soprattutto con Halley Suitt Tucker, e un consulente indipendente di nome Shawn Welch.
Questa scelta è stata presa per poter offrire il libro ad un prezzo basso e per avere la più ampia flessibilità di licensing e sponsorizzazioni, senza i vincoli posti dagli editori tradizionali. Samsung, ad esempio, è sponsor di 6.000 copie del libro.

Google, inoltre, introduce nuove funzioni ogni giorno quindi il libro deve essere aggiornato costantemente.

Guy racconta che la sera usa Alltop per scovare contenuti interessanti da condividere su Google+ e rivela di aver creato una cerchia composta solo da se stesso e di pubblicarci tutto ciò che trova di interessante per poi consultarla il giorno seguente per aggiornare il proprio profilo pubblico durante tutta la giornata.

Per quanto riguarda le pagine aziendali afferma che queste dovrebbero interagire come se fossero persone reali “che vivono e respirano” e non in maniera altezzosa.

Guy offre anche un paio di consigli alle aziende che aprono una pagine su Google+:

  • Menzioni: fare in modo che le persone si sentano come se stessero interagendo con una persona reale, anche se la pagina Google+ rappresenta un’azienda.
  • Contenuti: ciò che condividiamo su G+ deve fornire un valore – informazioni, analisi e assistenza – i contenuti pubblicati devono avere così tanta importanza da farci guadagnare il diritto di promuovere i propri prodotti o servizi ogni tanto.

“Se le aziende faranno queste due cose andrà tutto bene”. E se lo dice Guy Kawasaki sono sicuramente ottimi consigli 🙂

Su http://www.guykawasaki.com/what-the-plus si possono trovare i link ai quali acquistare l’ebook.

Tour all'interno degli uffici di Pinterest, a Palo Alto

 

Ci si aspetterebbe un’insegna gigante a far da ciliegina sulla torta ad un campus maestoso e all’avanguardia in fatto di design e creatività, ed invece non è così. Un edificio per uffici costruito in una centralissima strada nel centro di Palo Alto è la sede di Pinterest, il social network nato con l’obiettivo di connettere le persone con gli stessi interessi per trarne ispirazione reciproca.

Il quartier generale della società è sorprendentemente sobrio: il cuore pulsante è un open-space, il cui arredamento è sostanzialmente composto da lettere ed email di alcuni fan appese al muro, enormi lavagne con schizzi di vario genere e immancabili puntine da disegno sparse ovunque.

Con uno staff di circa 25 persone, Pinterest è un gruppo divertente e laborioso. Il sito vive una crescita che va oltre qualsiasi previsione. Non mancano partite a calcio balilla o a freccette, in un ambiente estremamente informale.  Pinterest raccoglie ormai milioni di visitatori: gli sviluppatori sono quindi obbligati a stare costantemente al lavoro, per rimanere al passo con la crescita colossale della bacheca più cool del momento.

Il Codemotion 2012 si avvicina: siete pronti per l'evento?

Il Codemotion 2012 si avvicina: siete pronti per l'evento?

Il 23 e 24 marzo stanno per arrivare e con loro l’evento dedicato a tutti i linguaggi e tecnologie: il Codemotion!

Il Codemotion 2012 si avvicina: siete pronti per l'evento?

L’evento gratuito si svolgerà a Roma, alla Facoltà di Ingegneria di Roma Tre.
Online è naturalmente disponibile il programma, oltre a tutte le informazioni utili per la due giorni dedicata alla programmazione.

Scoprite le attività, i keynote e i vari laboratori: negli oltre 80 talk presenti nel programma del Codemotion, verranno trattate le nuove tecnologie che impatteranno sulla nostra vita, come la NFC (Near Field Communication) e nuovi approcci per gestire le informazioni, come i GraphDB.

A fianco ad argomenti da sempre presenti, come lo sviluppo software e i linguaggi di programmazione, si parlerà anche di Gamification, Arduino, GitHub, Netografia e Open Data.

Il Codemotion 2012 si avvicina: siete pronti per l'evento?

Programmare è un’arte, occorre grande esperienza per creare codice di qualità. Sbaglia chi pensa che sviluppare software sia un’attività meccanica, sempre uguale, senza stimoli o fantasia. Noi ci mettiamo testa ma soprattutto cuore.

E non dimenticatevi di portare il vostro curriculum vitae!

[Codemotion 2012]