GT Academy: per diventare piloti, una Playstation basta e avanza [INTERVISTA]

Giacomo Cunial, campione italiano che ha partecipato alle edizioni 2008 e 2010

Se anche voi da piccoli sognavate di diventare un pilota professionista giocando ai videogiochi, allora quest’articolo fa al caso vostro.

Vincere la Lotteria Italia, leggere che il Grande Fratello verrà sospeso, partecipare alla GT Academy sono una di quelle fortune che capitano veramente una sola volta nella vita. Perché, diciamolo, approdare a Silverstone e tentare la carriera su quattro ruote, non è da tutti i giorni. L’opportunità ce la regalano Sony e Nissan, due colossi che oltre alla provenienza nipponica hanno in comune la passione per l’alta velocità, griglie di partenza e ansia da competizione: stiamo parlando di GT Academy.

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=GjFKApD5AGo’]

GT Academy è l’evento internazionale che selezionerà il miglior videogiocatore di Gran Turismo, offrendo come premio corone di alloro e un contratto da pilota nel campionato europeo GT. Frutto della sconfinata immaginazione di Kazunori Yamauchi, realizzatore della fortunata serie videoludica, il concorso è giunto alla sua quarta edizione.

Le regole sono semplici: dopo aver consumato i polpastrelli sul pad della console, gli aspiranti piloti parteciperanno alle selezioni nazionali e i primi 20 virtual-driver saranno chiamati ad una sfida testa a testa. Gli ultimi due sopravvissuti di ogni nazione voleranno a Silverstone per una settimana di intensa preparazione in Accademia, sfidandosi a colpi di intertempo (questa volta su auto vere). Il migliore tra i migliori vincerà un contratto annuale per gareggiare nel campionato europeo GT4, in forze alla scuderia Nissan.

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=w9V2YgZ7jjY’]

From sofa to pro racing driver” recita il claim della campagna. E di fatto Lucas Ordoñez e Jordan Tresson, i vincitori delle prime due edizioni, ora gareggiano da professionisti come veri campioni internazionali.

Nel tempo il concorso è cresciuto in maniera esponenziale, attraversando 17 Paesi, mettendo in pista 1,3 milioni di utenti e mietendo premi in giro per il globo. Ultimo in termini di tempo, il Leone d’oro lo scorso luglio al 58esimo Festival della Creatività di Cannes.

Le gesta dei partecipanti alla GT Academy sono diventate anche una web series, trasmessa sul sito ufficiale di Gran Turismo e sulla pagina Facebook dell’iniziativa. Una campagna multicanale e focalizzata sugli utenti, dunque, che ha saputo sfruttare la forza aggregante di un game-network e la passione per i motori, comune a milioni di giovani ovunque nel mondo.

gt_academy_2


E tra tutto questo rombare, giocare, gareggiare e vincere, abbiamo anche intervistato Giacomo Cunial, che dall’ultima edizione del concorso si fregia del titolo di campione italiano e ha rappresentato i colori nazionali a Silverstone.

Giacomo, spiegaci al meglio la vera forza di questa campagna. Cosa ti ha spinto partecipare al concorso?

Ho deciso di partecipare alla GT Academy perchè è un concorso che ti offre innumerevoli possibilità once-in-life: una di queste sta nel viaggio al circuito di Silverstone, il cui nome fa venire i brividi ad un aspirante pilota: è il tempio della velocità assieme a SPA-Francorchamps e Monza nonchè prima gara in assoluto del campionato del mondo di Formula 1 (1950). Un’altra grande opportunità è quella di poter guidare delle vetture straordinarie come la Nissan GT-R, un mostro da 500 cavalli capace di prestazioni impressionanti. Ma su tutte, c’è l’opportunità maiuscola e unica: quella di diventare pilota professionista nel campionato FIA GT4. È indubbio che questi premi possano attirare anche chi non è un fan della serie Gran Turismo in particolare, chiunque vorrebbe essere realmente sull’auto che sta guidando con il joystick della propria console. Lo si può capire con pochi ma significativi numeri: alla prima edizione, nel 2008, la GT Academy ha avuto 25.000 iscrizioni on-line in tutta Europa, 2.000 solamente in Italia. Nel 2010, alla seconda edizione, le adesioni (compresi anche Australia e Nuova Zelanda) sono state oltre un milione, in Italia la crescita dei partecipanti è stata vertiginosa: in 70.000 hanno provato a giocarsi il Boot Camp di Silverstone. Detto questo, credo che la forza di questa campagna sia stata offrire la realizzazione di un sogno a costo zero.

Guardo GT e penso: “Oggi il videogames non è più roba da bambini!”. Le case produttrici vogliono creare un vero e proprio universo diegetico, una realtà digitale autonoma. Lo stesso GT ha dato vita ad una propria linea di abbigliamento, promuove eventi nel mondo, crea network, circonda e coinvolge gli utenti sotto ogni punto di vista. Cosa significa entrare nel Mondo Gran Turismo?

Gran Turismo permette di fare tutto ciò che ogni appassionato di auto vorrebbe, ovvero guidare auto emozionanti su delle piste meravigliose. Un fattore molto importante da questo punto di vista è l’esperienza dell’on-line: si possono sfidare videogiocatori di tutto il mondo, attraverso gli eventi organizzati direttamente dallo staff di Gran Turismo oppure ci si può creare la propria sfida e condividerla con gli amici. Il bello di tutto ciò è che si è creata una community molto viva e in espansione continua. La stessa GT Academy, promuovendo delle star di nuova concezione, ha unito ancor di più la comunità virtuale di videogiocatori, dandole una nuova identità. Ma non solo, l’esperienza si allarga, nel mondo di Gran Turismo si possono scambiare informazioni e si fa vera e propria cultura automobilistica attraverso il network Playstation. Questo perché GT è una enciclopedia interattiva, attraverso il gioco si riesce a conoscere meglio il mondo delle auto, le dinamiche delle corse in pista, scoprire la storia di un marchio o di un modello particolare, fotografare i momenti migliori di un time trial ed incorniciarli nella propria bacheca. Ci sono innumerevoli occasioni per soddisfare la voglia di motori. Penso che Gran Turismo affronti il tema dell’automobilismo in un modo tale, dalla prima edizione ad oggi, che da semplice “gioco” è diventato un vero e proprio “mezzo” per interfacciarsi al mondo delle quattro ruote in modo attivo e soddisfacente. Lo dimostra il fatto che le stesse Case automobilistiche (Ferrari, Nissan, Honda, Toyota per citare alcuni nomi) hanno utilizzato il videogioco per presentare in esclusiva dei modelli inediti (California nel caso di Ferrari, GT-R per Nissan, la nuova NSX per Honda o la FT-86 per Toyota). È indubbio che chi entra a far parte del mondo di GT entra a far parte dell’automobilismo moderno.

Come hai affermato tu stesso, la GT Academy è un sogno. Gran Turismo non promette più la classica mezz’ora di svago, ma di aprirti le porte di una splendida carriera. Questa considerazione come cambia il rapporto utente/prodotto, cioè gamer/videogame?

Con una campagna come la GT Academy, il rapporto utente/prodotto viene superato nel suo senso classico, ma anche nel senso inteso dal Marketing 2.0. In che modo? Guardate coloro che sono andati a Silverstone alla settimana di accademia a Silverstone, hanno realizzato molti dei loro sogni. Meglio ancora, guardate Lucas Ordonez, il ragazzo che ha vinto il BootCamp di Silverstone nel 2008. Fino a quella data era un videogiocatore, un fan di Gran Turismo, ora è meritatamente un testimonial di Sony e Nissan nel mondo, primo pilota nella storia con una “gavetta” virtuale alle spalle. Voglio dire: un prodotto (Gran Turismo), una campagna sportivo-promozionale (GT Academy) e due marchi (Nissan e Sony) hanno creato i presupposti per una carriera luminosa ad un ragazzo di 25 anni. È qui che avviene il sorpasso sulle vecchie e sterili campagne di marketing: l’obiettivo è mettere la passione, le ambizioni, il talento degli utenti al centro dell’attenzione, veramente.

3 metriche per aumentare l'efficacia delle strategie di Facebook Marketing

Facebook è un social network sempre più interessante per le aziende di qualsiasi settore, per almeno due motivi principali:

> Diffusione massiva: più di 800 milioni di utenti attivi worldwide, di cui più del 50% su base giornaliera (fonte: dati interni Facebook);

> Potenti strumenti di analisi degli utenti: attraverso FB Insights, gli admin delle fanpage possono avere una grande quantità di dati sui propri fan, in modo da progettare le migliori strategie di social media marketing e community management.

In relazione al secondo punto, il rischio è di avere troppi dati a disposizione, senza essere capaci di comprendere su quali concentrarsi. Mashable consiglia tre indicatori che cambieranno il modo di gestire la presenza aziendale sul social network più diffuso al mondo.

Metrica #1: persone che parlano dell’argomento

L’unica visibile anche pubblicamente nella pagina (sotto al numero di fan), rappresenta il numero totale di utenti unici che hanno creato una notizia relativa alla pagina negli ultimi 7 giorni: sono dunque conteggiati i “mi piace”, i commenti, le condivisioni del post, i tag alla pagina, le risposte alle domande proposte e la risposta agli inviti ad un evento, al netto dei fan che hanno fatto azioni doppie o multiple per uno stesso contenuto. Gli Insights permettono di vedere l’aumento/diminuzione del dato percentuale e di fare comparazioni tra le diverse settimane. E’ uno degli indici più utili e interessanti per valutare l’engagement generale dei fan.

Metrica #2: utenti coinvolti

Presente nella dashboard principale degli Insights, all’interno della tabella relativa ai post della pagina. E’ il numero di utenti unici che hanno cliccato sul post. Le statistiche registrano solo i click dei 28 giorni consecutivi a quando il contenuto è stato pubblicato, e non si riferiscono solo al click sui link pubblicati.

Metrica #3: riferimenti esterni

Presente nella tab “portata” degli Insights, questa metrica ci permette di rispondere a una domanda importante: da dove sono venuti i fan e quante volte un link esterno ha rimbalzato verso la fanpage? L’indice è rappresentativo di un importante ‘cambiamento di rotta’ che Facebook, e i social media in generale, sono riusciti a ottenere. Se fino a pochi anni fa infatti l’importante era fare arrivare l’utente al sito web, oggi succede spesso il fenomeno inverso. Questo permette ai consumatori attuali e potenziali di essere indirizzati verso uno spazio (controllato dall’azienda) che consente un grado di interazione con il brand molto maggiore.

Come detto e come vedrete, queste sono solo alcune delle tante metriche che trovate nelle statistiche della fanpage che amministrate; vi interessa approfondire l’argomento per migliorare l’efficacia del vostro Facebook Marketing? Consultate la guida (in inglese) resa disponibile da Facebook!

Le migliori alternative a Megaupload: eccone alcune per voi

Le migliori alternative a Megaupload

Dopo la chiusura del famosissimo sito di filesharing per le note vicende su pirateria e copyright, spuntano gli altri servizi (presenti anche prima, ma meno noti/utilizzati) per condividere gratis i file.

Le migliori alternative a Megaupload: eccone alcune per voi


[Image credits: Thinkstock // Collezione Hemera, articolo 95297144]

Se molti di voi cercano alternative a Megaupload, vi consigliamo queste (siamo andati alla ricerca di servizi che avessero minimo un servizio base gratuito):

Amazon Cloud Drive: simile a Dropbox, la nuvola di Amazon offre 5 GB di spazio gratuito. La dimensione massima dei file è di 2 GB. Può essere aggiornato fino a 1000 GB (al costo di circa 1$ per ogni gigabyte aggiuntivo di spazio). Una pecca: non è permessa la condivisione di file.

Box: come Dropbox, è un servizio di cloud storage. Gli utenti hanno 5 GB a disposizione e possono condividere i file tramite link. Un problema: gli utenti non premium possono caricare file con una grandezza massima di 25 megabyte (un po’ poco in effetti).

Bitshare: sito di file hosting e storage gratuito. Si possono caricare file con grandezza massima di un gigabyte, senza nessuna registrazione!

Crocko: permette di caricare file fino a 2 GB senza registrarsi. Il download per gli utenti non premium è limitato a 200 MB per ora.

DepositFiles: hosting senza registrazioni. File da caricare con dimensione fino a 2 GB. Condivisione tramite link.

Dropbox: uno dei servizi più famosi e affidabili. Offre 2 GB di spazio gratis e la condivisione sia tramite cartella pubblica che tramite invito e-mail. Upgrade a 50 GB e 100 GB rispettivamente per 10$ e 20$ al mese.

FileFactory: abbastanza limitato, i file sono disponibili per una settimana. Molti più servizi per gli account premium a pagamento.

FileHosting: completamente free, non ci sono limiti di dimensione per i file e non è richiesta registrazione. I file caricati possono essere condivisi tramite link e facilmente scaricabili.

FileJungle: permette di caricare file fino a 2 GB di dimensione, senza registrazione.

FilePost: come DepositFiles, ma gli utenti premium possono caricare file con dimensione massima di 5 GB.

FileServe: anche qui è possibile caricare file (con dimensione massima di 1 GB) senza registrazione. (NEWS:  da poche ore non è più disponibile la condivisione dei file)

FileSonic: come FileServe, possibilità di caricare file con dimensione massima di 1 GB. I file sono disponibili per 30 giorni e serve una registrazione gratuita. Condivisione tramite link. (NEWS: anche su FileSonic limitata la condivisione)

Hotfile: senza registrazione permette di caricare file fino a 400 MB di dimensione.

YouSendIt: uno dei primi servizi di condivisione, offre 2 GB di storage gratuito con limite di 50 MB per file. I file possono poi essere condivisi via e-mail, ma solo cinque al mese per gli utenti non premium.

MediaFire: offre spazio gratuito fino a 2 GB (con limite per file di 200 MB). I file saranno però cancellati dopo un periodo di tempo.

Microsoft SkyDrive: completamente gratuito, permette agli utenti di avere uno spazio di 25 GB. Bisogna però avere un indirizzo Hotmail (o Msn).

Minus: molto semplice da utilizzare, con una bella interfaccia (anche drag&drop). Offre, con registrazione, fino a 50 GB di spazio gratis. Condivisione tramite link generati automaticamente.

Netload: offre un servizio gratuito senza registrazione (probabilmente per file fino a 400 MB). Mentre per gli account premium (a pagamento) non ci sono limiti di nessun tipo.

Opendrive: previa registrazione, offre 5 GB di spazio e la possibilità di caricare file con dimensione massima di 50 MB.

Oron: permette agli utenti di caricare (senza registrazione) file fino a 400MB, fino a cinque file alla volta. I file caricati, che possono essere condivisi tramite link, vengono conservati solo per un breve periodo di tempo (la velocità di upload è lenta).

RapidShare: con iscrizione gratuita, consente agli utenti di caricare file di dimensioni illimitate e condividerli attraverso mail, Twitter e Facebook. I file vengono automaticamente cancellati dopo un certo periodo di tempo. Uno dei più conosciuti insieme a MegaUpload e per questo, uno dei più a rischio per la chiusura.

SendSpace: registrazione non necessaria, ma consigliata per usufruire di alcuni servizi (sempre gratuiti). Permette di caricare file fino a 500 MB di grandezza (prende l’autenticazione tramite i social e c’è anche un’app per iPhone/Android).

SugarSync: simile a Box e Dropbox, offre 5 GB di storage gratuito con registrazione.

UploadStation: permette di caricare file (senza registrazione) fino a 2 GB.

zShare: uno dei primi servizi a nascere (si nota anche dalla grafica del sito), offre upload gratuito fino a 100 MB per file (senza registrazione).

WUpload: si dichiara “100% sicuro e anonimo”, offre agli utenti la possibilità di caricare file con dimensione massima 2 GB (per gli utenti non premium, il download parte con un ritardo obbligatorio e non c’è la possibilità di farli simultanei).

Gli effetti della chiusura di Megaupload si fanno sentire: gli altri siti, per evitare il rischio chiusura, stanno limitando la condivisione dei file (permettendo il download solo dei propri file caricati in precedenza). Il cloud è improvvisamente diventato rischioso?

Voi, che servizi usate? Ne avete altri da suggerire? Aspettiamo i vostri commenti ed i vostri pareri!

Una bici a New York: la storia in 365 scatti [VIDEO]

Se un esperimento del genere fosse stato fatto a Milano, la bicicletta sarebbe sparita dopo la terza o quarta fotografia e non si sarebbe potuto montare questo video. Ma siamo a New York, il video c’è e s’intitola Lifecycle: 365 days in the life of a bike in NYC.

Mi spiego meglio. Per il cliente Hudson Urban Bicycles, l’agenzia Red Peak ha condotto e documentato un particolare studio urbano. Il primo gennaio 2011 hanno legato una bici ad un palo, in una strada affollata di Soho. Il mezzo era superaccessoriato con cestino, luci, campanello, borraccia. Hanno fotografato la bici tutti i giorni per un anno e l’hanno letteralmente vista… smontare davanti ai loro occhi.

E questo è il video time-lapse che documenta la scomparsa. Prima i ladruncoli hanno rubato i dettagli, poi si sono dedicati al resto, finché nulla è rimasto di lei. Però, i furti sono stati davvero lenti: la borraccia non è stata toccata per mesi e la bici è sparita del tutto solo al giorno n. 270. Wow, che onestà i newyorkesi!

Ai Se Eu Te Pego, la formula musicale della viralità

Cosa vi viene in mente se dico “Nossa, nossa, Assim você me mata”?

L’abbiamo ascoltata più di una volta in questo periodo, sto parlando del nuovo tormentone musicale dal ritmo brasiliano.
Ai Se Eu Te Pego, interpretata dal cantautore brasiliano Michel Telò è ormai conosciuta, ballata e cantata in tutto il mondo.

Telò è stato colui che ha portato il brano al successo, ma non è stato il primo a cantarlo. La canzone infatti, è stata lanciata da Sharon Acioly nel 2008, e ripresa dai Cangaia de Jegue prima e dai Garota Safada poi. Tutte e tre le versioni però raggiunsero un successo abbastanza localizzato che riguardava solo alcune zone del Brasile.

È vero che Michel Telò ha apportato alcune modifiche alla canzone, ma com’è possibile che, a differenza degli artisti che lo hanno preceduto, egli sia riuscito a farla conoscere al mondo intero?

Mettiamo a confronto i brani

La prima versione, dell’animatrice Sharon Acioly, mostra qualche differenza di testo: sábado na balada prima era sábado na Kabana (una discoteca a Feria de Santana). Inoltre, già dal primo ascolto (e dalla prima visione del video) è chiaro che il brano è nato come “canzone da villaggio”, dal ritmo funk allegro e accompagnato da una coreografia in tipico stile brasiliano, ma è rimasto tale.

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=fLr6wvdJ93U&feature=related’]

La seconda versione, interpretata dai Cangaia de Jegue, ha un ritmo più lento, suave. Anche qui la canzone è associata ad una coreografia.

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=-uIepZ9POfY’]

L’ultimo adattamento, dei Garota Safada, assume i tratti tipici del forró, una tipica danza popolare brasiliana. In esso sono predominanti strumenti come la tromba e la fisarmonica, che rendono la canzone particolarmente adatta al ballo di coppia.

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=geNqMhL_f3Y’]

Infine abbiamo l’ormai celebre versione del 32enne Michel Telò che si differenzia dalle precedenti per alcune parole. Infatti, come ho già detto in precedenza, la strofa sábado na Kabana è stata sostituita con sábado na balada, eliminando un riferimento che riporta alla cultura e alla vita notturna brasiliana. Questa modifica, insieme al nuovo sound, meno frenetico e con una forte predominanza della chitarra su tutti gli altri strumenti, rendono il brano molto più commerciabile in altri paesi.

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=WC7tzEi7D3o&ob=av2n’]

Quindi, Ai Se Eu Te Pego, nella sua ultima versione, è molto orecchiabile, fa venir voglia di ballare e cantare, anche se pochi ne conoscono le parole e il significato (tutti gli altri si limitano ad inventare al momento!). Di certo ha il potere entrare e nascondersi nei meandri della mente di chi l’ha ascoltata almeno una volta, saltando fuori ogni volta che può, ma forse non è stata solo questa sua caratteristica di meme a renderla famosa e onnipresente.

Nascita di un tormentone

Ciò che ha consentito al brano di raggiungere lo status di tormentone sono stati i video virali che vedono protagonisti calciatori di origine brasiliana e di fama internazionale intenti a danzare la celebre coreografia.

Il primo tra tutti è stato Neymar, calciatore del Santos e della nazionale brasiliana, il quale ha iniziato a ballare sulle note della canzone di Telò negli spogliatoi. Il suo video ha raggiunto 12.319.740 visualizzazioni.

Dopo è stata la volta di Cristiano Ronaldo e Marcelo del Real Madrid che si sono esibiti in campo, portando il tormentone in Europa. Il loro video ha totalizzato 7.594.634 visualizzazioni.

Infine, il virus Ai Se Eu Te Pego ha contagiato i campioni del Milan Pato, Thiago Silva e Robinho, che sono stati ripresi nella loro performance durante il viaggio di ritorno da una partita in trasferta.

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=mtZmyA99Pac’]

La viralità

Con l’inconsapevole complicità di questi campioni il brano Ai Se Eu Te Pego è diventato virale: ha fatto il giro del mondo grazie al passaparola, viaggiando su ogni sorta di social network.

Un numero sempre crescente di persone, spinte dalla curiosità provocata dal sentito dire, hanno cercato e visionato Ai Se Eu Te Pego su YouTube, portando il video a superare i 100.000.000 milioni di visualizzazioni.

Le potenzialità di vendita del brano non potevano passare inosservate ancora a lungo. Infatti, dopo poco iTunes ha reso disponibile all’acquisto il singolo firmato da Energy Production su etichetta X-Energy. Le vendite sono state altissime già dalle prime settimane e la canzone è diventata prima in classifica in Italia, Spagna, Argentina, Portogallo, Germania, Peru, Colombia, Cile e Polonia. Solo in Brasile, strano ma vero, è rimasta in seconda posizione.

Il tormentone non riguarda solo la canzone, ma anche la sua coreografia, che spopola in tutte le discoteche e non solo.

L’abbiamo vista a Quelli che il Calcio, dove è stata ballata da Victoria Cabello e dal Trio Medusa. È diventata la base per lo stacchetto delle Veline di Striscia La Notizia. Per non parlare di tutti gli altri Vip che si sono cimentati nei passi della coreografia ormai universalmente conosciuta.

Imitazioni, cover e parodie

Un successo così travolgente non poteva far altro che lasciarsi alle spalle una scia di imitazioni e cover ad opera di coloro che avevano intenzione di essere partecipi e godere del clamore in atto.
I primi sono stati i Los Locos, con la loro versione, che ha creato una controversia legale tutt’ora in atto con l’artista brasiliano per i diritti di sfruttamento del brano.

Tra le molteplici cover spicca quella della cantate romena Inna, che ha totalizzato ben 150 mila acquisti on line e più di 23 milioni di visualizzazioni su YouTube.

Non potevano mancare le parodie, divertenti e non, che prendono in giro la canzone. Tra tutte ho scelto per voi la più gettonata, Ai quantu pelu, che ha raggiunto circa 1110900 visualizzazioni.

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=4hFUzwvvdZs’]

Le novità di Gennaio di Google+

Sin dal suo esordio Google+ ci ha abituati a numerosi e continui aggiornamenti, di cui vi abbiamo sempre informati. Con l’inizio di questo nuovo anno non potevano, quindi, mancare novità per G+.

L’introduzione dei risultati di G+ nelle ricerche di Google, la nuova modalità di registrazione dei Google account e il raggiungimento dei 90 milioni di utenti fanno sì che Google+, per quanto sia ancora ignorato da molti, faccia quotidianamente parlare di sé.

Vediamo quali sono le novità di questo inizio anno:

Meme

I meme – immagini provocatorie, immediate, ironiche e d’impatto – diventano spesso virali grazie a internet e, soprattutto, tramite la loro diffusione sui social network.

Google+ vuole fare di più, non vuole limitarsi alla sola condivisione dei meme, ma permettere agli utenti di essere loro stessi a crearli.

Caricando una foto su G+ viene visualizzata sotto l’immagine l’opzione “Aggiungi testo” che permette di inserire immediatamente un testo in alto, al centro o in basso alla foto.

Il testo, in verità, si può inserire anche attraverso il “Creative Kit” e in maniera più elaborata. Col Creative Kit il testo si può inserire in qualsiasi posizione desideriamo, del colore e della grandezza che vogliamo ecc… mentre, con l’opzione “Aggiungi testo”, il testo viene inserito bianco, in 3 posizioni definite ed è possibile modificarne solo il font.


L’idea che sta dietro a questa nuova funzione sembra essere, dunque, la possibilità di realizzare un meme immediatamente, sull’onda della creatività dell’istante, senza dover perder tempo in elaborazioni più avanzate.

Hashtag

Gli hashtag, caratteristici di Twitter, sono stati implementati anche su Google+, anche se il loro utilizzo su G+ non ha avuto lo stesso successo ottenuto su Twitter.
Per questo motivo è stato introdotto l’autocompletamento automatico degli hashtag: basta digitare il cancelletto (#) e la prima lettera di una parola per visualizzare i suggerimenti con gli hashtag più in voga che iniziano per quella lettera.


Avviare conversazioni dai risultati di ricerca

Conseguentemente al voler far aumentare l’utilizzo degli hashtag, è stata introdotta anche la funzionalità che permette di avviare una conversazione direttamente dai risultati di ricerca effettuati con gli hashtag.

Se, ad esempio, si effettua una ricerca con #ninja, viene visualizzato un box che invita a partecipare alla discussione su questo argomento. Se si scrive qualcosa in questo riquadro Google+ includerà un link che reindirizzerà a questa pagina dei risultati, in modo che anche altri possano partecipare alla conversazione.

 


Il gioco di Google Maps

Come già preannunciato dalla sezione video, a Febbraio arriverà su Google+ un gioco ispirato a Google Maps.

Il gioco assomiglia un po’ al vecchio Marble Madness: si dovrà guidare una sfera lungo le vie della città, guadagnando dei punti seguendo precisi percorsi.
Come si vede nel video, non vi saranno solo le mappe delle città, ma anche gli interni dei locali recensiti da Zagat, recentemente acquisita da Google.

Il gioco è stato sviluppato tramite webGL, una tecnologia che permette di creare contenuti grafici Web in 3D che gli utenti possono visualizzare senza la necessità dover installare alcun software o plugin aggiuntivo.

Pulsante “Saluta”

Se aggiungete qualcuno alle vostre cerchie, quando quella persona vi aggiunge a sua volta alle sue, oltre alla notifica, trovate un nuovo pulsante “Saluta” che vi mette direttamente in contatto.

Cliccando su “Saluta” appare un testo di default, che potete modificare a vostro piacimento, e decidere se condividerlo solo con quella persona o anche con le vostre cerchie.


Video

L’ultima delle nuove funzionalità di Google+ è la possibilità di registrare, direttamente da G+, video attraverso la propria webcam e condividerli con le proprie cerchie, una sorta di video post.

Basta cliccare sul pulsante della condivisione dei video e cliccare su “Registra video” e permettere l’installazione di Flash player per iniziare a registrare un video.

Pinterest interessa a Google?

Pinterest, il fenomeno social del momento, acclamato dagli analisti (e anche da noi 😉 ) come uno dei social network che sfideranno Facebook quest’anno, a quanto pare non sta interessando solo i tanti utenti che cercano l’invito per accedere. Secondo alcune fonti, il gigante della tecnologia e del web Google starebbe pensando di metterci le mani. Il servizio andrebbe a integrarsi con Google Plus, creando un prodotto (Ginterest?!) probabilmente e finalmente davvero competitivo nei confronti di Facebook e il suo timeline.

Per ora il management Google non ha fatto offerte esplicite per Pinterest, ma secondo alcune fonti ci sarebbe già il piano B in caso di rifiuto: progettare e sviluppare un clone. Per ora comunque i fondatori del social basato sulle immagini non sembrano essere intenzionati a fermarsi e vendere tutto sul più bello, visto che la piattaforma a fine anno contava già più di tre milioni di iscritti.

Come andrà a finire? Ve lo sapremo dire 😉

Life is a sport, Nike presenta Fuelband [VIRAL VIDEO]

Gran ritmo, personaggi giusti e musica che entra in testa: è la strategia di Nike per presentare il nuovo gadget Fuelband.
Non è il solito spot della casa statunitense: si passa da LeBron a Indiana Jones, da Happy Feet a Serena Williams, da Wayne Rooney agli OK Go.

Nel mostrarci cosa conta e cosa no, il messaggio è forte e chiaro: rendi la tua vita uno sport, trasforma ogni giorno in una competizione, poniti un obiettivo e raggiungilo.
Come? Nike plus Fuelband.

Il nuovo accessorio Nike ti permette di misurare le tue performance giornaliere di attività fisica, tiene traccia di ogni passo effettuato e delle calorie bruciate quotidianamente.
Ma Fuelband non è solo un contapassi a forma di orologio: hai la possibilità di pianificare degli obiettivi e monitorarli tramite un led presente sul bracciale, che graduatamente da rosso diviene verde nel momento in cui il target è raggiunto.

E l’experience è realmente interattiva: porting dei dati su pc e smartphone per un monitoring della propria attività con dettagli, chart e grafici. Immancabile lo sharing su social network per condividere i traguardi raggiunti e, perchè no, lanciare la competizione ai tuoi amici…

Fashion e video online: un connubio in crescita [VIDEO]

Catwalk/iStockphoto

I video online sono diventati una delle forme più valide di engagement, in quanto -se ben progettati- capaci più che mai di coinvolgere gli utenti e far sì che questi condividano con i propri amici i contenuti loro proposti, generando un buzz fondamentale per ogni realtà di business. Di questa grande opportunità si sono resi conto anche famosi fashion brand i quali, sia per aprirsi a nuove fasce di consumatori o per semplice esigenza competitiva, sempre più spesso introducono questo strumento nel loro marketing mix.

E così una comunicazione spesso riservata a target relativamente ristretti e mezzi più settorializzati (come giornali di moda o, nel mondo digitale, blog tematici) riesce ad arrivare facilmente sugli schermi di migliaia di utenti, che interagiscono su social e piattaforme di condivisione commentando video e promuovendo il brand. Un nuovo bacino di utenza non indifferente, dunque, al quale tuttavia è importante relazionarsi in modo adeguato, conoscendo l’ambiente web, le sue ‘regole’ e le sue prerogative.

Soprattutto quando si ha a che fare con ambiti sociologicamente rilevanti come risulta essere quello della moda (definibile, appunto in senso sociologico, come tendenza alla differenziazione o al conformismo), che portano con sè un bagaglio simbolico non indifferente e nei confronti dei cui attori, di conseguenza, si generano forti aspetttative di gusto e di valore, o, al contrario, maldisposizioni.

Esistono casi assolutamente eccellenti e di successo, in cui i brand sono riusciti a creare contenuti smaliziati, simpatici ed immediati, adatti dunque al pubblico sveglio e “senza fronzoli” della rete. Come ad esempio “Fingerboard” di Hermès, o il più recente promo di Lanvin (di cui la nostra Adele Savarese aveva parlato qui).

Recente anche “Holstee Manifesto“, vision versione digitale del brand di abbigliamento “consapevole”. Merito del successo in questo caso non è solo il particolare coinvolgimento emotivo attivato, ma anche l’utilizzo strategico dell’elemento che sta alla base della Rete: la collettività.

Vi sono poi casi in cui le aziende cercano creare una forte sintesi tra il marchio e i suoi prodotti e il lifestyle del creatore: in questo video animato Diane Von Furstenberg condivide i sui segreti per viaggiare leggere ed essere pronte ad ogni occasione.

‘Fashion’ non significa più, necessariamente, solo ‘brand’. L’opportunità che la rete ha dato agli utenti di esprimersi, e diventare in alcuni casi veri e propri ‘opinion leaders’ del settore, ha fatto molti proseliti anche e soprattutto nell’ambito della moda (e la prima, grande dimostrazione ne sono le tante fashion blogger nate negli ultimi anni). Guardate ad esempio questo video di Wendy Nguyen che, grazie alla sua semplicità, simpatia ed utilità, ha riscosso quasi 10 milioni di views.

La regola è sempre la stessa: virali non si nasce, si diventa. Fondamentale rimane sempre il riuscire ad intercettare interessi e conversazioni delle ‘voci della rete’, creando contenuti adatti al web e non semplici trasposizioni dei commercial televisivi, spesso poco creativi e dominati da logiche un pò troppo abusate (come l’utilizzo dei testimonial). Content is king, ancora una volta.

"Montiamoci la Testa": il 21 e il 22 gennaio incontriamo la democrazia a Bertinoro! [EVENTO]

Domani e dopodomani, 21 e 22 gennaio 2012, abbiamo il piacere di presentarvi la terza edizione di “Montiamoci la Testa”!

Bertinoro, un comune della provincia di Forlì e Cesena, ospiterà questa edizione 2012 con uno slogan che spiega bene lo scopo dell’appuntamento: “Ripartire dalle idee per dare merito al Paese che vogliamo“.

Montiamoci la Testa” vuole essere un punto di incontro per tutti i cittadini attivi che si sentono di dare il loro contributo discutendo dei vari aspetti che, in questo momento critico per il nostro Paese, andrebbero modificati o migliorati.

L‘appuntamento tra cittadini e politici, non vuole essere un semplice incontro fine a sè stesso, ma un vero e proprio agenda delle riforme, nel quale inserire manovre finanziarie e impegni programmatici del nuovo governo Monti.

Tre gruppi di lavoro saranno predisposti con dei temi differenti, per designare delle proposte che verranno veicolate dai numerosi politici presenti a livello nazionale, locale ed europeo, e che saranno poi esposte  domenica 22 al pubblico presente.

– “Aprire la società italiana”, per parlare dei fondi strutturali e dello sviluppo economico territoriale, con l’obiettivo di creare una possibile proposta al ministro della Ricerca, dello sviluppo economico  e per gli enti locali.

-“Diamo concretezza al merito”, dove si parlerà di Incentivi sulla formazione professionale, della competizione tra scuole e università, del mercato del lavoro e delle questioni di pressione fiscale e pensioni. Lo scopo di questo gruppo sarà quello di provare a disegnare una proposta per il ministro del welfare e dell’economia.

– “Aumentare la partecipazione dei cittadini alla vita democratica”,  in merito all’ Anagrafe degli eletti, la possibilità di class actions come leva di pressione e alla proposta di affiancare alle nuove possibilità di rappresentanza una forte componente europea nei curricula delle scuole secondarie. La finalità di questo gruppo sarà la richiesta ai Ministri della Ricerca e per le politiche comunitarie di introdurre la materia  “Europa” nei programmi scolastici oppure l’estensione dell’esperienza del periodo di studio all’estero.

Per partecipare dovrete compilare il form qui ed inviarlo via email a simona.nalin@camera.it, oppure chiamare al numero: 06/67608663.

Per chi invece non potrà esserci, potrà comunque seguire l’evento sul profilo Facebook e Twitter di “Montiamoci la Testa” per degli aggiornamenti in tempo reale.

Allora… montiamoci tutti la testa!