Come creare un Brand Character: dal logo Ninja Marketing al fumetto (Ep. 4)

Come creare un Brand Character: dal logo Ninja Marketing al fumetto (episodio 4)

Cari guerrieri, grazie ancora tutti per il sostegno caloroso, Pataniello vorrebbe abbracciare ognuno di voi, uno per uno! 🙂

Ci eravamo lasciati la scorsa settimana con il terzo episodio, in cui abbiamo iniziato a mettere un punto alla definizione del nostro personaggio, ovvero al character design.

Ora, invece, è giunto il momento di capire com’è fatto il mondo di Pataniello, per farvi entrare nella vita ninja, farvi conoscere e abitare i suoi posti preferiti, gli ambienti, i luoghi, insomma… il suo universo. In un fumetto i luoghi di ambientazione sono importantissimi. Attraverso una realizzazione grafica efficace delle ambientazioni si può riuscire a far “esplorare” la storia ai nostri lettori, entrarci dentro invece che guardarla a distanza.

Come si fa a raccontarvi tutto questo? Per prima cosa, come sa bene ogni ninja, ho iniziato a scrivere partendo dalla migliore fonte di informazione a disposizione…cioè ho chiesto direttamente a Pataniello!

Come creare un Brand Character: dal logo Ninja Marketing al fumetto (episodio 4)

Quello che ne è venuto fuori è una specie di “programma” di  una sua giornata tipo…guardate un pò!

Ore 5.30

E’ l’alba. Meditazione.

Come creare un Brand Character: dal logo Ninja Marketing al fumetto (episodio 4)

Ore 7.30

Un pò di esercizio in palestra.

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Ore 9,30

Dopo una doccia e la colazione arrivo in ufficio. Iniziamo a controllare la posta!

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Ore 11,00

Sono totalmente immerso nella rete.

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Ore 13,00

Approfitto della pausa pranzo per tornare a casa e dare da mangiare al mio animale domestico. Poi torno al lavoro.

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Ore 18,00

La giornata in ufficio è conclusa, ma uscendo sbrigo le ultime telefonate.

Come creare un Brand Character: dal logo Ninja Marketing al fumetto (episodio 4)

Ore 22,00

Dopo una cena veloce ed un cambio d’abito scendo in pista per un party esclusivo fino a tarda notte. I ninja sono sempre all’opera!

Come creare un Brand Character: dal logo Ninja Marketing al fumetto (episodio 4)

Niente male per un ninjetto ancora alle prime armi vero?
Ma cosa ne pensate del suo “mondo”? Preferite osservare i momenti di pace e meditazione o entrare nei training di allenamento intensivo?
Vi piace pensare a Pataniello in un ufficio proprio come il vostro o che naviga “dentro” internet?
E nel tempo libero? Amici degli animali o animali da palcoscenico?
Scriveteci le vostre opinioni i vostri commenti e vedremo cosa succederà nei prossimi episodi!

Vi aspetto ancora il prossimo giovedì, sempre qui nella sezione Design di Ninja Marketing.

Saluti da Odri aka Kikyo!

Dieci cose da fare prima di investire in una startup

Bill Clark tenta di fornirci una guida agevole di accorgimenti, senza alcuna pretesa di esaustività, dai quali non possiamo prescindere prima di investire in una startup. Clark è CEO di Microventures, società di crowdfunding statunitense che permette agli investitori di impegnare piccole somme di capitale per finanziare startup del settore ICT. Il suo articolo, apparso su Mashable pochi giorni fa, è stato tradotto con l’aiuto di due semplici web tool Investopedia e Investor Words, utilissimi per la traduzione e la comprensione di termini tecnici di pertinenza del mondo finanziario statunitense. Iniziamo subito a vedere cosa Bill ci consiglia di fare.

1. Conoscere il settore dove investi

Quando stai cercando di investire su una startup, assicurati di farlo in un settore di tua conoscenza. Se sei un esperto del mercato ICT, non farti coinvolgere dall’ultima affascinante idea del settore biotech. Non lasciarti influenzare dal colloquio di vendita ma fa si che sia la tua esperienza e la tua conoscenza del settore a farti prendere la decisione prima di un eventuale investimento.

2. Scegliere il team giusto

Investire in una startup significa soprattutto investire nel team. Quando nel processo di sviluppo di una startup qualcosa non sta funzionando e si avverte la necessità di un cambio di direzione, avere un buon team può fare la differenza tra successo e fallimento. Assicurati inoltre che i fondatori abbiano esperienza della materia di ciò che stanno per creare. Hanno avuto successo nello sviluppo di altre startup oppure sono al loro primo business venture? Quanto bene funzionano insieme? Hai approfondito le loro storie personali? E ricorda un cattivo team può costruire un cattivo business.

3. Valutare la strategia di monetizzazione

La startup in questione ha già una strategia su come andrà a fare soldi? In certi casi difatti, alcune startup si sono preoccupate prima di allargare il numero degli utenti e poi delle strategie su come diventare profittevoli. Prima di investire in una startup ti occorre individuare quali strade seguire per far pagare il servizio, ad un prezzo ragionevole, ai tuoi futuri utenti. Ricorda quindi, che a prescindere dalla stadio di sviluppo della startup, è necessaria la presenza di una strategia di monetizzazione del servizio verrà offerto agli utenti.

4. Studiare i tuoi competitor

Cerca di capire quali attori sul mercato sono in competizione con la tua startup e se le caratteristiche del servizio offerto sono già presenti. Quanto velocemente la competizione sul mercato può creare qualcosa di simile a ciò che tu stai offrendo? E cosa succederebbe qualora ciò accadesse?

5. Esaminare la lista dei consulenti

Se la startup si avvale di un supporto consulenziale capisci in che modo stanno aiutando il processo di sviluppo. Le consulenze sono mirate? La startup ne ha davvero bisogno oppure sono solo un nome su una slide? Controlla bene quanto sarà lungo il periodo di consulenza. E ricorda non è la fine del mondo se la startup non si avvale di una consulenza specializzata ma se i nomi dei consulenti sono presenti sul pitch assicurati del loro supporto attivo.

6. Controllare il cap table

Controlla il cap table e verifica quanto capitale è stato già emesso e a quali investitori. Verifica inoltre la presenza di option pool ed in che modo queste possono influenzare gli azionisti. In questo modo potrai farti un’idea di quanto vale la startup.

7. Analizzare la situazione finanziaria

E’ importante analizzare la situazione finanziaria in quanto essa ci permetterà di comprendere a fondo la situazione patrimoniale, il passivo che può essere stato trascurato e ogni potenziale fonte di reddito. Bisogna inoltre comprendere in che modo sono stati spesi i soldi ricevuti dai precedenti round di finanziamento. Ogni startup ha una sua storia finanziaria, leggila, comprendila e assicurati di aver capito ciò che essa racconta.

8. Pianificare i futuri round di finanziamento

In che modo verranno adoperati i futuri round di finanziamento? Una startup deve avere la certezza di cosa e come andrà a spendere in futuro. E’importante acquisire ulteriori dettagli sulle spese che verranno sostenute per finanziare lo sviluppo, il marketing e la progettazione. Osserva in che modo viene consumata la maggior parte dei soldi e comprendi quale settore necessita di una maggiore spesa. C’è bisogno di assumere un altro programmatore? Quanto ci costa? Esiste veramente un piano di marketing? Oppure si tratta solo di numeri buttati a caso perchè suonavano bene.

9. Prendere nota del burn rate

Assicurati di capire quanto tempo durerà il capitale raccolto dai round di finanziamento. L’ideale sarebbe di farlo durare per più di 15 mesi in modo tale da non preoccuparsi del prossimo round e di concentrarsi sullo sviluppo della startup.

10. Guardare oltre i documenti legali

Imparare a guardare oltre la forma societaria, lo statuto e le riunioni degli azionisti e assicurati che la startup stia rispettando tutte le prescrizioni etiche e legali in modo tale da avere la certezza di non investire in loschi affari.

In chiusura del suo articolo Bill Clark ci fa notare come questi 10 punti rappresentino solo una base di partenza per analizzare la salute di una startup e che ogni investitore dovrebbe affidarsi ad un suo set di criteri per scegliere dove investire i propri soldi. Inoltre consiglia vivamente a chi dovesse affrontare il suo primo investimento, di farlo in partnership con altri business angels in modo da acquisire escperienza e competenze per affrontare in autonomia i futuri investimenti.
La redazione Ninja Startup si augura di aver reso un buon servizio a tutti coloro che in futuro avessero voglia di intraprendere la via del venture capital. Stay tuned!

Renault per la nuova Laguna: la street art si trasforma in guerrilla

Renault ha recentemente lanciato una campagna stickers per la nuova Laguna, un’auto a 4 ruote sterzanti capace di ridurre l’angolo di curvatura quasi come se le auto riuscissero a fare angoli retti. Il sogno della guida comoda e precisa, senza sorprese di andatura.

Publicis Conseil, l’agenzia pubblicitaria francese che ha inventato la campagna, è partita da un’idea cara alla street art, attaccando in giro per la città, su angoli retti di edifici di tutti i generi, adesivi del nuovo veicolo, che appunto curvano a 90 gradi colorando i palazzi delle città.

Questa idea ricorda proprio un artista di strada, Shepard Fairy che ha piazzato un’immagine, André the Giant, omaggio ad un vecchio wrestler, sulle mura di molte città in giro per gli Stati Uniti. Nel corso del tempo l’opera d’arte è stata frutto di riappropriazioni , imitazioni ed utilizzi in vari modi ed è diventata famosa in tutto il mondo, seguendo le orme lontane del graffito comparso sulle mura inglesi durante la prima guerra mondiale: l’icona “Kilroy Wаѕ here” che testimoniava lo spirito di condivisione di resistenza al nemico bellico.

Insomma una tecnica di fruizione collettiva di icone, di loghi, che viene da molto lontano e che vuole portare la Laguna vicina a tutti, condivisa nelle strade.

I collages adesivi sono colorati, sulle mura brilla il blu dell’auto contraddistinta da anni da questo colore, lo slogan recita “4 ruote sterzanti, un angolo di sterzo più breve”.

L’agenzia Publicis Conseil ha creato inoltre uno spot molto divertente che descrive ed accompagna la campagna.

Un giorno di vita sul pianeta Terra [VIRAL VIDEO]

Chi potrebbero essere i migliori testimoni di un giorno sul pianeta Terra, se non noi che lo viviamo direttamente? Questa considerazione è il punto di partenza di questo video, che si propone come trailer (ma se vogliamo anche come teaser) di un film che ha già impressionato coloro che hanno avuto la fortuna di vederlo al Sundance Film Festival, al Festival del Cinema di Berlino e al SXSW Film Festival.
Il 24 luglio 2010 migliaia di utenti di YouTube hanno aderito al progetto “Life in a day“, caricando un video che raccontasse la loro giornata. Amore, in tutte le sue declinazioni, paura e speranza sono i fili conduttori del film scaturito dall’unione di questi video amatoriali.

Al progetto “Life in a day” hanno collaborato anche YouTube e la National Geographics Entertainment. Il film che ne è scaturito, prodotto nientemeno che da Ridley Scott e diretto dal premio Oscar Kevin McDonald, documenta in maniera più che reale un giorno di vita sulla Terra.
Se, come me, siete curiosi di vedere il film, l’attesa non sarà lunga: il film arriverà nelle sale italiane quest’estate e direi proprio che sarà un appuntamento da non perdere!

FRU 2011: Festival delle Radio Universitarie

Chiude i battenti il Festival delle webradio universitarie che quest’anno si è svolto a Unical, Università della Calabria, Cosenza, organizzato da PonteRadio e da RadUni, l’associazione che riunisce più di 20 radio universitarie italiane.

Tre giorni di musica con main sponsor Telecom e Radio Deejay, contest per premiare le band emergenti e i format più graditi dagli ascoltatori. Tante dirette radiofoniche dagli stand in giro per il Campus.

Il tema di quest’anno è stato il web e la PA, con Gioia Lovison, presidente di RadUni e responsabile delle relazioni istituzionali dell’Università di Padova e Daniele Gambarara, delegato per la webradio di Unical, ne hanno discusso Marco Camisani Calzolari, docente di comunicazione aziendale e linguaggi digitali all’università IULM, Daniela Vellutino, docente di comunicazione pubblica e linguaggi istituzionali all’università di Salerno, Andrea Ciani, presidente Aicun, l’associazione che riunisce i comunicatori degli atenei italiani.

I tagli alla comunicazione della PA fatti dalle ultime leggi finanziarie mettono in crisi anche le strutture che si occupano di comunicazione nelle Università” per Andrea Ciani dell’Aicun. “La legge 150/00 sull’informazione istituzionale e la comunicazione pubblica è inapplicata e questo ha due effetti negativi congiunti: la PA italiana è lontana dagli obiettivi fissati dalla Ue nel programma Agenda digitale e non avrà la leva per un’innovazione bottom up che i nostri laureati, ormai nativi digitali, potrebbero apportare” per Daniela Vellutino, docente di Comunicazione pubblica di Unisa. “Non esistono ancora strumenti di rilevazione degli ascolti dei media digitali e questo non facilita le revenue pubblicitarie” per Marco Camisani Calzolari, docente di linguaggi digitali allo IULM.

I Ninja si sono divertiti molto a sentire le tante e diverse voci degli spekears webradio ed hanno apprezzato l’ospitalità delle Relazioni Esterne e Comunicazione di Unical,  ringraziano per questo il capo ufficio stampa Francesco Kostner. 😉

Fashion Camp 2011: Ninja Marketing intervista Arianna Chieli

Abito: Shrinkage Design – Photo: Sara Ferraris

Ci sono eventi che tutti aspettano, appuntamenti da non perdere nel panorama nazionale. Arrivano una volta l’anno e bisogna prepararsi al meglio, soprattutto bisogna esserci!

Il Fashion Camp rientra tra questi: è un appuntamento strutturato come un barcamp di due giorni che mette a confronto il mainstream della moda, chi sperimenta nuove tecnologie, i fashionbloggers, gli stilisti esordienti, chi si impegna con la moda etica e chi progetta nuove idee per il futuro per una condivisione ed un arricchimento attraverso workshop, presentazioni e collaborazioni.

Il futuro della moda si incontra a Milano il 10 e 11 giugno prossimi e noi, per prepararvi al meglio per l’occasione, abbiamo deciso di pubblicare dei post dedicati.
E per cominciare, ecco l’intervista ad Arianna Chieli, Direttrice Artistica dell’evento.
Pronti? 🙂

Ciao Arianna! Questa è la seconda edizione del Fashion Camp: cosa vi aspettate in più rispetto alla prima?

La prima edizione è stata una sorta di numero zero, essendo la prima assoluta per tutti. Dovevamo capire se un evento come questo, che a New York ha avuto sponsor enormi e massicce adesioni, poteva funzionare su un tessuto come quello italiano.
La risposta è stata positiva: abbiamo avuto 800 persone che sono intervenute, ma avevamo dei limiti strutturali.

Quest’anno la location è più prestigiosa, è l’ex Ansaldo, il luogo deputato dal Comune di Milano per gli eventi e la creatività. C’è stata un’adesione molto più forte anche a livello di media partner, per cui ci aspettiamo molte più persone.

Anche a livello di contenuti abbiamo lavorato moltissimo, per fornire dei contenuti veri e per dare alle persone lo spazio giusto per veicolarli (tra l’altro ci sarà anche uno stage di burlesque 🙂 ).

Crediamo fortemente che la democratizzazione del fashion passi anche da eventi come il nostro. Tutto questo in una città come Milano in cui il 5% del Pil è dato dalla moda.

Tecnologia e stile: cosa ne pensi della tecnologia indossabile?

La trovo una cosa molto interessante. Soprattutto perché la parte geek delle ragazze si sta ampliando notevolmente, quindi c’è un mercato ancora non coperto.

Poi bisogna tenere d’occhio i passi in avanti che si stanno facendo con i materiali innovativi: per esempio una società fiorentina sta lavorando molto su delle t-shirt che riescono a monitorare il battito cardiaco dei cardiopatici, permettendo loro di vivere una vita normale che altrimenti non potrebbero vivere.

Come una professionista vede l’avanzata dei blogger?

Io credo che sia un processo naturale. L’avere un tesserino da giornalista non mi rende più brava di un blogger. Semplicemente è un altro mezzo di espressione: mentre prima, non essendoci i blog non avevi la possibilità di esprimerti (a meno che scrivevi il tuo diario personale), oggi c’è una maggiore democratizzazione e più possibilità per tutti.

Detto ciò sarà il tempo a fare una “selezione” tra chi è capace e chi no. Personalmente trovo molto poco interessanti i blog in cui una ragazzina si fa una fotografia e la posta, mentre trovo molto più interessanti i blog che indagano le tendenze, che raccontano ed esprimono opinioni.
In Italia c’è molto da questo punto di vista.

Facebook, social network, blog: stanno avendo lo stesso effetto che ha avuto Myspace per i gruppi emergenti anni fa?

Credo che Facebook sia stata una rivoluzione molto forte, anche se ora uso più Twitter perché lo trovo a me più congeniale. Però in effetti è il cambiamento, qualcosa che ti permette di farti sentire da tutti. Sia per il singolo stilista emergente che per i grandi gruppi, i quali forse non hanno ancora ben capito come si gestisce la conversazione.

Una cosa che mi piace ricordare è il convegno Digital influence: from Couture to Conversation (dove tra l’altro sarà presente anche il nostro Direttore Mirko) che si terrà al Fashion Camp, dove si discuterà di questi temi: le nuove dinamiche del mercato, i nuovi rapporti con le persone nell’era dei social media, i brand che ancora non sono entrati nell’ottica giusta per quanto riguarda il rapporto con le persone.

A proposito: cosa ne pensi del caso Patrizia Pepe di qualche settimana fa?

Naturalmente è più semplice vestire una modella magra, ma grazie a Dio noi donne le forme le abbiamo. Per cui l’imposizione di un diktat che produce effetti devastanti è semplicemente sbagliato: le donne sono belle come sono, con le loro forme, per cui trovo un autogoal mettere una modella così magra.

Per quanto riguarda la gestione del caso, è stata fatta con improvvisazione , cioè senza avere figure capaci di gestire una comunicazione globale come quelle che sono richieste sui social. Per cui, più che una cattiva volontà, credo ci sia stata una mancanza di esperienza alla base dell’atteggiamento.

Quanto si sente geek la Direttrice Artistica del Fashion Camp?

Sono geek ma non sono schiava della tecnologia, sono iperconnessa perché mi piace “chiacchierare” e sono in Rete in pratica dal 1998. Mi sento a mio agio e mi reputo anche fortunata e grata di vivere in un periodo come questo. Le nuove tecnologie che pervadono la nostra vita è un aspetto che condivido in pieno.

Quali device usi e porti sempre con te?

Sono Mac addicted: ho un iPhone, un iPad, un MacBook ed un MacBook Air. Per me la tecnologia è user-friendly ed i prodotti Apple sono quelli che rispecchiano questa filosofia.

Ringrazio Arianna per l’intervista. 🙂 E vi ricordo che l’appuntamento è per il 10 e 11 giugno a Milano. Vi aspettiamo per una due giorni stupenda!

Facebook Blood Groups, ciascuno corispondente ai rispettivi gruppi sanguigni.


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La raccolta di sangue diventa social con Facebook

I social network hanno implicazioni ed un utilizzo davvero “sociale” e possono aiutare a gestire le emergenze. Il gruppo di ospedali israeliani Natal Trauma Center, dedicato in particolar modo alle vittime della guerra e del terrorismo, infatti, ha messo a punto un sistema basato su Facebook per ottimizzare la raccolta di sangue. Spesso, in caso di incidenti, catastrofi, attentati, etc, è infatti la risorsa più importante, ma anche più scarsa, capace di salvare vite umane.

Una delle maggiori difficoltà è quella di trovare donatori e, sopratutto, avere a disposizione sangue compatibile per  permettere le trasfusioni. L’ospedale ha creato, proprio con questo obiettivo, 8 gruppi su Facebook, Facebook Blood Groups, corispondenti ai rispettivi gruppi sanguigni.

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5 consigli per migliorare la tua strategia su Foursquare

Parliamo di geo-localizzazione. Parliamo di Foursquare.

Per voi avevamo creato una piccola Ninja Guide di Foursquare, sempre per voi abbiamo cercato di sintetizzare  5 learning da considerare prima, durante e dopo per la pianificazione e attuazione della vostra strategia geo-localizzata.

1. Creazione di special o badge semplici da ottenere

Uno degli asset principali di Foursquare è il gioco. Se questo diventa difficile, non c’è alcun divertimento. Rendere “realmente” accessibile un badge oppure uno special è sicuramente un must per le aziende. Uno degli scopi di fare business con Foursquare è quello di colmare il divario tra utente e brand a livello locale, creare una barriera all’ingresso è controproducente.

Foursquare offre svariate tipologie di special e badge, proprio per favorire la scelta della strategia adeguata e corretta alle aziende. Scegliete il vostro modo migliore per valorizzare i vostri utenti. Eric Friedman, direttore Foursquare di sviluppo del business, afferma che il miglior tipo di offerte speciali sono quelle che fanno sì  che le persone si sentano speciali e di fornire loro qualcosa che non potrebbe ottenere un consumatore abituale.

2. Formazione del personale

In un settore in continua evoluzione come quello dei social media è fondamentale assicurarsi che il vostro personale sia perfettamente informato e in grado di riconoscere uno special di Foursquare. Gran parte del successo della vostra strategia dipende da questo punto fondamentale. Pensate cosa potrebbe succedere se un utente si recasse  presso la venue – i geo-social network, lo ricordiamo ancora una volta, prevedono la presenza “reale” e “fisica” dell’utente –  per riscuotere lo special e non venisse correttamente ricompensato. Aggiungete uno smartphone, con connessione internet. Mettereste a serio rischio la vostra brand reputation.

Foursquare, vi aiuta in questo senso, mettendo a vostra disposizione uno strumento 1.0: il volantino, un modo semplice per informare correttamente il vostro personale.

3. Valutare le statistiche

Chi sono i vostri utenti? Cosa hanno fatto prima di venire nella vostra venue? A che ora sono arrivati? Queste come molte altre domande necessitano di una risposta se volete avere una strategia di successo. Controllare, monitorare e analizzare la dashboard dovrà diventare il vostro pane quotidiano. Grazie ad essa, sarete in grado monitorare moltissime informazioni sulla vostra venue e suoi vostri utenti che dovrete analizzare e trasformare in azioni concrete capaci di ottimizzare e, se serve, correggere la vostra strategia. Avete la possibilità di conoscere i vostri utenti, perché non sfruttarla?

4. Valorizzare la tua attività o prodotto

Offrire troppi special, offrire special troppo facili da ottenere, offrire special non adeguati per la tua attività: questi sono tutti casi che potrebbero influenzare negativamente il vostro brand o la vostra attività commerciale, anche in termini di revenue. La vostra strategia di geo-localizzazione deve creare delle proficue opportunità per voi e per i vostri utenti. Opportunità che devono essere commisurate con i valori e posizionamento del vostro brand, attività commerciale o prodotto. In ognuno di questi casi dovrete stabilire a priori quale obiettivo vorrete raggiungere: loyalty, awareness, incrementeo vendite, visibilità. Eccovi alcuni esempi:

– Gucci non offre nessun tipo di “promozione” perché questa non è compatibile con i valori del brand e del prodotto. Offre invece l’opportunità di conoscere il mondo Gucci, rendendo accessibili informazioni e fornendo suggerimenti legati al lifestyle del brand.

Coin offre al contrario la CoinCard Easy a tutti i mayor di moltissimi  negozi milanesi. Iniziativa ad alto potenziale di CRM, a fronte investimento di soli 5 euro (il costo della tessera) per mayor.

Perciò, se siete una pizzeria non offrite una pizza gratis per ogni check-in. Piuttosto, perseguite un programma di loyalty, offrendo una pizza gratutita solo dopo tre o quattro check-in presso la vostra attività. Questo è forse banale, ma vi assicuro che mi sono imbattuto in cose del genere.

5. Comunicate il vostro special on-line e off-line


Per incentivare i vostri utenti, vi siete ricordati di segnalare “fisicamente” che offrite uno special nella vostra venue? Non lo avete ancora fatto? Male. Molto Male. Affidarsi esclusivamente alla comunicazione on-line è un errore “strutturale” con i geo-social network. Un ottimo modo per pubblicizzare i vostri special su Foursquare è sicuramente attraverso un mix di comunicazione on-line, tramite azioni cross-mediali: blog, Facebook, Twitter, website isituzionale; e offline, tramite appunto una segnaletica POS: vetrofanie, cartelli, segnaposto.  Siate creativi:  Arby’s riserva tavoli per i Mayor, Petco espone un sacco di cartelli personalizzati e Walgreens attacca adesivi di Foursquare in tutti i suoi ingressi. Perciò dopo avere reclamato il vostro locale su Foursquare, chiedete la spedizione dell’adesivo “Special Here” – è gratuito.

Bene, abbiamo finito. Questi 5 punti sono per me i 5 dogmi da consideare per aumentare le possibilità di riuscita di una strategia geo-localizzata.

Be Ninja.

In-sperience: Lo spazio domestico come luogo di consumo [TREND]


Con un gioco di parole si può parlare di in-sperience, cioè di esperienze, che non si fanno più solo fuori ma anche e soprattutto dentro casa. Il cinema, il teatro, la palestra, la spa, il parrucchiere, il ristorante. La casa è un luogo sempre più aperto, senza pareti, che filtra le esperienze esterne. Un luogo di produzione di senso e la scena di rappresentazione di nuove tendenze.

Le performing arts in casa

Scena e, in alcuni casi, palcoscenico. Diffusi da tempo negli States, gli House Concert hanno preso piede anche in Italia. Musicisti emergenti e affermati si esibiscono unplugged davanti a pochi invitati, quanti ne contiene un soggiorno, per intenderci. Un’ora circa di pura musica e ascolto all’insegna di un legame insolitamente intimo tra pubblico e artista. Il circuito viaggia sul web e i social network, le location sono svelate via mail – e solo qualche ora prima – a chi si iscrive, i partecipanti sono invitati a portare cibo e bevande, come si fa in un vero ritrovo tra amici. Perché prima e dopo si beve e si chiacchiera tutti insieme, artisti compresi.

Ma non solo. Anche l’arte contemporanea sceglie come cornice espositiva le case private che per una sera si trasformano in gallerie. Si tratta di vere e proprie mostre, gestite con modalità professionali a cui il padrone di casa può dare il suo personale contributo “curatoriale”, dal momento che lo spazio/casa espositivo ne rispecchia stile e personalità.

Qualità e professionalità

La dimensione domestica è da sempre intimamente connessa al cibo. E a casa si può mangiare bene come al ristorante. Se il take away è un concetto scontato – e spesso associato a un ripiego – quello “d’autore” è di recente comparsa e diffusione ed è, al contrario, legato a una scelta di qualità. The Friday Night Takeout è il servizio ideato da Frank Hannon – chef di numerosi ristoranti di grido – e attivo per il momento nelle aree di London Fields, Shoreditch e South Hackney. Ogni venerdì, partendo da ingredienti selezionati e rigorosamente di stagione, Frank si esibisce in un piatto a sua scelta (su richiesta anche vegetariano), lo posta sul suo blog e lo consegna a domicilio. Un esempio tra i tanti.

Spazio alla qualità, quindi, e alla professionalità tra le mura di casa. Autoproduzione è diventata in questi ultimi anni – complice anche la crisi – una parola chiave. Largo quindi alle macchine per impastare il pane, produrre vino e ai sistemi outdoor e indoor di coltivazione degli ortaggi, vere e proprie micro-serre domestiche.

La casa non si afferma solo come un contenitore di consumi esterni, ma anche come un codice estetico, espressivo e relazionale da replicare negli spazi pubblici. Negozi, ristoranti, bar e locali riproducono nel design e nell’allestimento l’intimità e le atmosfere calde della casa. La domesticità, l’agio e l’accoglienza sono elementi differenzianti percepiti come un valore dai consumatori.

A Bogotà il locale principe della movida locale – la cosiddetta rumba – è la casa di Armando Fuentes, rockstar locale che negli anni ’70 aveva cercato fortuna e eccessi a Londra e che, tornato in patria con il nome di Armando Records, è diventato un importante manager di artisti. Qualche anno fa decide di trasformare casa sua nel locale più ambito della vita notturna cittadina. Lo stile, quello dei gloriosi anni 70, un ampio terrazzo su cui si balla e si improvvisano concerti e selezione alla porta. Perché mica fai entrare chiunque a casa tua? No, se fosse vero. Il punto è che Armando non esiste. È il frutto dell’immaginazione e dell’abilità imprenditoriale di cinque giovani amici che hanno ri-creato una domesticità “finzionale” e l’hanno fatta abitare da una leggenda metropolitana.

Alessia Zampano

500.000 iOS Apps per l'Apple Store [INFOGRAFICA]

iTunes mezzo milione di Apps approvate

500,000 (cinquecentomila!) ecco un bel numero tondo da comunicare al prossimo Worldwide Developers Conference di giugno e già da ora agli investitori del titolo Apple (AAPL).

In 34 mesi, il team di iTunes di Apple ha approvato più di 500.000 apps per iPhone, iPad e iPod touch (con una media di apps sostituite e ritirare inferiore al 20%, quindi le apps disponibili sono circa 400.000).

Per celebrare l’evento, tre società collegate al mondo delle app 148apps, Chompe e Chillingo hanno prodotto un’infografica da poster.

Mentre l’Apple store si attesta con 10 miliardi di applicazioni scaricate (conteggio partito dallo scorso gennaio) Android conta ancora 3 miliardi di download e uno store con circa la metà delle apps.

Ecco l’infografica con i dati delle 500,000 Apps

Chi volesse scaricare interamente l’infografica e diventare fan ecco la fanpage su facebook http://www.facebook.com/500kapps