Parkour e Free Running, le performance virali in palestra [VIRAL VIDEO]

Ci sono volute molte ore di riprese ( come fanno notare i commenti su youtube ) per realizzare il filmato di presentazione della Tempest Free Running Academy che mostra le performance dei più bravi free runner all’interno della palestra attrezzata della scuola.

Un video davvero ben realizzato, molto efficace, sopratutto grazie alla coreografia ben strutturata e al colpo di scena che spezza la monotonia (quasi impercettibile ) della presentazione.

Sinceramente, se non fosse stata così lontana, sarei già corso ad iscrivermi !

Patrizia Pepe, quando la brand reputation passa per una foto su Facebook

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Il brand Patrizia Pepe ha lanciato da tempo una campagna “misteriosa”. In prima battuta, le modelle protagoniste avevano il volto coperto dagli oggetti più disparati e il claim recitava “Who is Patrizia?”. Successivamente, il brand ha preso a chiederci “Where is Patrizia?”, mostrandoci bellissime modelle in luoghi particolari.

Ma stavolta sono stati gli utenti a fare a Patrizia una domana, che potremmo riassumere in “Quanto pesa la modella?”. La foto incriminata è quella che vedete qui sopra, lo scenario è la pagina di Facebook del brand.

I fatti

Lo staff Patrizia Pepe pubblica in bacheca questa foto della campagna e due fan commentano in maniera forse un po’ colorita dicendo che sono foto e modelle come queste ad alimentare modelli sbagliati e apostrofando la protagonista della campagna come anoressica. Qualcuno si è unito al coro, altri hanno difeso il brand. E la replica di Patrizia Pepe non si è fatta attendere.

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Il batti e ribatti tra Patrizia Pepe e le sue  fan è ancora in corso a corredo della famigerata foto, ma la domanda è sempre la stessa: come si fa a gestire situazioni del genere? I fan si stanno lamentando non per un disservizio ma per un qualcosa di cui l’azienda, da quello che si legge, non si sente affatto responsabile, ovvero l’eccessiva magrezza delle modelle.

Indipendentemente da come la si pensa su questo tema, in molti sulla pagina di Facebook e su altri spazi di discussione ritengono che il brand abbia sbagliato approccio. Anche perchè nei commenti successivi Patrizia Pepe e il suo staff tentano di mettere “spalle al muro” la fan che continua a ribattere, sostenendo che sta usando un linguaggio offensivo per “le modelle che sono magre per DNA” e che potrebbero sentirsi offese da quelle parole.

Insomma, invece di promuovere una discussione seria, in piena consapevolezza di quale sia la responsabilità sociale di un’azienda di moda, lo staff cataloga queste discussioni come degne di “un forum sui disturbi alimentari”.

Modelle versus donne “normali”

Può essere catalogato come un caso di cattivo crisis management? Probabilmente sì, perché il brand ha deciso, nelle sue risposte, di tenersi lontano dalle donne “normali” per difendere la categoria delle modelle. Patrizia Pepe avrebbe potuto pubblicare sulla pagina altre foto della modella in questione, magari scatti di backstage, per dimostrare che di anoressia non c’è traccia.

Non è la prima volta che una marca di abbigliamento viene accusata dalle clienti di creare capi per donne “impossibili”. Loft, ad esempio, ha risposto alle fan pubblicando foto dei loro capi, indossati dalle impiegate dell’azienda. E la crisi si è trasformata in successo!

Nota: Abbiamo chiesto un commento allo staff di Patrizia Pepe in merito alla vicenda, ma non abbiamo ancora ricevuto risposta.

InNoveTempi: godetevi l'arte con un'app inventata 50 anni fa!


Le recensioni delle app non sono racconti, e quando si scrivono in prima persona sono sempre il frutto di un’esperienza d’uso, come è giusto che sia.
Ma qui non sto parlando di un’app e non sto parlando di una semplice esperienza d’uso.
Sto parlando di un’esperienza estetica che è archeologica e futuristica al tempo stesso.
InNoveTempi è archeologia nel senso più antico del termine: è la ricerca di qualcosa che appartiene al passato e che, in questo caso, è stato creato 50 anni fa.
Ed è futuristica al tempo stesso e non solo per la lungimiranza dei suoi creatori ma per l’approccio con chi vuole goderne: il dinamismo e l’ordine regnano sovrani ma all’interno di un’esperienza che è prima di tutto estetica.
Cominciate da voi.
Non leggete le “istruzioni” e le indicazioni offerte: lanciatevi dentro l’app e cercate di capirne il funzionamento.
Non voglio fare spoiling ma posso garantire che l’esperienza finale è quella di un dolce dondolio tra l’attenzione e il conforto delle forme e della loro ricombinazione.
Recuperando la centralità del soggetto nell’arte e il suo ricombinarsi in relazione alle forme, vivrete un’esperienza artistica che vi renderà artisti al tempo stesso.
Se siete ancora lì a leggermi e non state già “contemplando” l’app, sappiate che dietro tutto ciò c’è il genio artistico di Giovanni Anceschi ed il talento di Antonio Prigiobbo e del team di Wooom (con Danilo De Rosa e Fabio Scognamiglio).
Non potevate desiderare di meglio.
La storia dell’app parte da lontano, da quando Umberto Eco, impegnato nella realizzazione dell’almanacco Bompiani del 1962, dedicato a  “L’applicazione dei calcolatori elettronici alle scienze morali e alla letteratura”, chiama a collaborare con lui i giovani Giovanni Anceschi, Davide Boriani, Gianni Colombo, Gabriele De Vecchi e Grazia Varisco, che avevano fondato da poco il Gruppo T. Si aggiunge al gruppo anche Bruno Munari, caposcuola dell’arte cinetica e programmata.
Il risultato fu una mostra curata da Olivetti, già interessato alle macchine e all’elettronica, in quello stesso anno.
Ogni membro del gruppo T realizzò dunque una o più opere di Grafica Programmata, ideate “secondo criteri cibernetici”, e prodotte con tecniche grafiche. L’idea di fondo è che l’arte può essere programmata in modo esatto originando una varietà di forme simili.
La creazione di Anceschi era appunto InNove Tempi.

Era e lo è tutt’ora, per ciascuno di noi. Su iPhone e iPad.

 

InNoveTempi

 

L'uccellino Twitter si vendica su Gheddafi, Mugabe ed Ahmadinejad

Ecco l’ultima campagna pubblicitaria stampa dell’organizzazione no profit per la libertà di essere informati e informare “Reporters Without Borders“.
L’headline della campagna, ideata dalla Saatchi & Saatchi di Madrid per promuovere l’arrivo dell’organizzazione su Twitter, recita in un linguaggio molto web friendly:  “NOW ON TWITTER @RSF_ES“. Il claim dei tre annunci con protagonisti Muammar Gheddafi, Robert Mugabe e Mahmud Ahmadinejad è “THE MEDIA CHANGE. THE TRUTH REMAIS“.

CREDITS:

Advertising Agency: Saatchi & Saatchi, Madrid,  Spagna
Creative Director: Miguel Roig
Art Directors: Mauricio Duque, Daniela Frojuello
Copywriter: Jonay Sosa
Account Director: Saskia Van Liempt
Account Executive: Aiama Etxaniz
Photographer: EFE

 

Trovato qui.

Internet of things, green tech, natura: in una parola, Minteos.

Qualunque appassionato di tecnologia ha immaginato almeno una volta un mondo in cui gli oggetti acquiscono una vita propria, una sorta di proto-intelligenza. Seppure un simile pensiero sarebbe potuto sembrare pura fantasia fino a qualche anno fa, oggi si parla sempre più della prossima era evolutiva di internet, il momento fatidico in cui la grande rete aprirà le porte alle “cose”.
C’è una definizione per tutto questo ed è “internet of things”. Con le parole di Wikipedia:

In computing, the Internet of things, also known as the Internet of objects, refers to the networked interconnection of everyday objects.[1] It is described as a self-configuring wireless network of sensors whose purpose would be to interconnect all things.

Ovvero, uno scenario in cui gli oggetti della quotidianità sono non solo interfacciati con la rete, ma anche in grado di scambiare dati verso dispositivi riceventi di varia natura. In breve, nella internet of things gli oggetti potranno comunicare.

Qualcuno penserà di non poter vivere abbastanza per assistere a una rivoluzione di questa portata, ma la cosa straordinaria è che proprio oggi e proprio ora esistono società ad alto tasso di innovazione che stanno già realizzando i primi network delle cose. Una di queste è proprio Minteos, startup italiana nata nell’incubatore d’impresa del Politecnico di Torino, che ha già fatto molto parlare di sé: dal finanziamento ottenuto nel 2010 dalla Pino Partecipazioni del veterano del venture capital Elserino Piol fino alla recentissima vittoria ottenuta alla Mind the Bridge Competition – Innovation Day.

L’idea alla base di Minteos è suggestiva e visionaria, si potrebbe quasi dire poetica: dare voce alla natura. In sostanza Minteos propone sistemi di monitoraggio ambientale dedicati alla prevenzione delle catastrofi: incendi, inondazioni, movimenti tellurici e altri fenomeni naturali potenzialmente disastrosi non possono certo essere controllati ma si può senz’altro rilevarli sul nascere.
Ecco che allora se in una foresta si appicca un fuoco, gli alberi equipaggiati con i sensori Minteos rilevano i dati ambientali mutati a causa del fenomeno, li processano con un sistema di analisi che individua la natura del problema, e se rilevano una minaccia attivano una centralina che in pochi secondi invia un segnale di emergenza destinato a raggiungere attraverso internet i dispostivi abilitati.

Ci aspetta quindi non più una natura di leopardiana memoria, entità austera e insensibile ai casi dell’uomo, ma un nuovo soggetto comunicante animato da una tecnologia che sa di prodigioso.

Questo è ciò che a Minteos chiamano “internet of nature”. E il mondo non vede l’ora di sperimentarlo.

Porno senza scampo grazie ad una chiavetta usb!

Se vedete qualcuno avvicinarsi al vostro pc con una chiavetta usb l’intento potrebbe non essere quello di scambiare i dati: magari vuole scoprire se nel vostro hard disk ci sono file hard!

Grazie a Porn Detection Stick infatti è possibile. Una periferica usb passa al setaccio i file del nostro computer e scova quelli più piccanti.
Per distinguere le immagini pornografiche da quelle “innocenti”, il software usa “degli algoritmi avanzati che classificano le immagini identificando caratteristiche facciali, i colori della pelle, lo sfondo delle immagini, la forma delle parti del corpo, e molto altro”, secondo quanto dichiara Paraben (la casa produttrice).

Il software (che parte in automatico) trova anche le immagini cestinate, mentre non è in grado di scovare i video.
Per quanto riguarda le prestazioni, le informazioni ufficiali sostengono che per la scansione di un drive da 500 Gbyte contenente 70.000 immagini, occorre circa un’ora e mezza.
Funziona con windows ed il costo è di circa 100 dollari.

Kobo: la vita (sociale) del libro digitale

Dopo Bookliners, torniamo a parlare di Social Reading, la lettura di eBooks e di pubblicazioni digitali che trae forza dalle dinamiche dei social networks e dall’integrazione con essi.

Un eccellente esempio di quanto le nuove piattaforme per la lettura digitale puntino sul capitale sociale della rete per accrescere il valore delle loro offerte è l’ultima versione di Kobo.

Kobo una piattaforma di eReading che integra una fornita libreria di eBooks e permette l’acquisto e la lettura “anytime, anyplace”. Punto di forza di Kobo è la sua disponibilità su una vasta gamma di dispositivi mobile e desktop che permette una facile trasportabilità dei contenuti.

Da qualche mese, Kobo ha integrato importanti funzionalità social all’interno della sua piattaforma lanciando Reading Life, la prima esperienza di eReading social. Reading Life e un ricco contenitore per una pluralità di servizi pensati in a partire dall’integrazione della lettura digitale con i social network. Tra i principali servizi offerti da Kobo notiamo in particolare:

la condivisione su Facebook di passaggi e commenti : un interfaccia intuitiva e immediata permette di condividere porzioni di testo direttamente dalla pagine di lettura;

check-ins nei luoghi o con i personaggi dei propri libri : durante la lettura si incontreranno personaggi e si esploreranno luoghi particolarmente significativi. Kobo marca questi punti chiave sulle pagine e da la possibilità di condividere queste esperienze su Facebook tramite check-ins del tipo “Alessandro ha incontrato Humpty Dumpty”;

awards e badges : per. i lettori più appassionati e motivati Kobo ha ideato un sistema di ricompense che si sbloccano a seconda della propria a attività di lettura;

Ma le features più interessanti e originali sono la possibilità di seguire l’attività dei propri amici e contatti, e la cover Reading Life.

Nel primo caos si tratta di seguire con un colpo d’occhio tutta l’attività di lettura dei propri amici su Facebook : le abitudini di lettura dei propri amici, i nuovi libri aperti, i personaggi incontrati, i passaggi preferiti. etc… Tutto all’interno di un elegante pannello riassuntivo. Mentre la Personal Book Cover è un mosaico di copertine e immagini generato da Kobo che rispecchia le proprie abitudini ed esperienze di lettura che può essere condiviso e aggiornato su Facebook.

La strategia di Kobo, oltre ad essere esempio di una delle più complesse offerte di Social Reading disponibili, si basa sulla gratificazione degli utenti tramite awards, e tramite la socializzazione online dell’esperienza di lettura. Particolarmente interessante il caso della lettura social perché richiede la conoscenza da parte dell’utente del contenuto condiviso, quindi presupponendo un alto livello di investimento e garantendo un carattere non banale e aneddotico della componente sociale.

Se quindi per gli utenti la lettura sociale significa più engagement, più profondità e quindi un’esperienza più intensa, per Kobo la conversazione online, utilizzata come strumento di marketing, diventa un mezzo per viralizzare il libro. Ancora una volta è Facebook a porsi al centro di tutta l’esperienza e la strategia social media marketing, diventando catalizzatore dell’esperienza di lettura dell’utente.

Google Chrome lancia Chromercise: il personal trainer per le vostre dita [VIRAL VIDEO]

Aprire un browser, condividere un video, lasciare commenti, cercare oggetti da acquistare on line, premere i pulsanti like, controllare le mail..siete sicuri che le vostre dita siano pronte a tutto questo? E allora Let’s Chromercise!!! Inizia la preparazione atletica per le vostre dita. Esercizi aerobici, di velocità, di coordinazione nel video “made in Google” che garantisce alle vostre dita tutta la flessibilità e l’energia di cui hanno bisogno per utilizzare al meglio tutte le funzioni di Chrome! E dopo tanta fatica e impegno le vostre dita allenate vi ringrazieranno!
Un suggerimento? Gustatevi il video fino in fondo!!!

Salone del mobile: Poltrona Frau diventa social con una pagina di Facebook e 3 iPhone app


E’ cominciata la Design Week di Milano e possiamo dire senza ombra di dubbio che questa edizione sarà ricordata come quella in cui il design diventa 2.0, aprendosi al mondo dei social.

Vi abbiamo già parlato di MyYour, l’azienda italiana di design che ha deciso di lanciare il suo ultimo prodotto utilizzando Foursquare come strumento di marketing.

Oggi, invece, vogliamo parlarvi di un altro brand storico dell’interior design che ha fatto il suo ingresso ufficiale nel mondo dei social network: Poltrona Frau.

Grazie al supporto di Ideolo – Proximity Marketing Agency, l’azienda delle celebri poltrone in pelle sbarca su Facebook con una pagina ufficiale che si presenta con un tab di benvenuto senziente che riconosce i singoli visitatori come utenti Facebook e li saluta chiamandoli per nome 🙂

Nella pagina, inoltre, è stato creato anche un tab per visualizzare la timeline dell’account Twitter, in modo da integrare in maniera efficace i social network, oltre ad un tab specifico in cui saranno resi visibili i video del channel di Youtube dell’azienda. Potete, inoltre, trovare Poltrona Frau anche su Vimeo e su Flickr.

Ma c’è di più. Perché il brand, sempre più 2.0, ha puntato la sua attenzione sul mondo delle app iphone/ipod/ipad. Poltrona Frau Group, infatti, che al suo interno comprende i 3 brand Poltrona Frau, Cassina e Cappellini, ha presentato ieri, in occasione del Salone del Mobile, un’app per ciascuno dei 3 brand.

La principale funzione per cui sono state concepite le applicazioni è stata quella di fornire informazioni sui prodotti, quindi è stata data una grande importanza al catalogo e ai singoli prodotti presentati. Tuttavia non si tratta di un semplice catalogo cartaceo trasportato su iphone. Ora, infatti, è possibile navigare i prodotti su scenari di sfondo differenti. Alcuni di questi sono già caricati nell’app, ma c’è la possibilità di caricare le foto dei nostri soggiorni per vedere qual è il divano più adatto per le nostre stanze. Dulcis in fundo, è ora possibile vedere i prodotti anche in 3D 😉

Ciascuna delle applicazioni permette di accedere a varie categorie. Oltre ai prodotti, si può navigare anche tra i designer del brand, visualizzando una breve biografia e i prodotti da loro creati. Ci sono, inoltre, le categorie  delle news, dove si visualizzano gli eventi in giro per il mondo in cui il brand è presente, e quella degli Store, con la lista di tutti i negozi per  trovare facilmente quello a noi più vicino.

Nella categoria media, infine, oltre ai video del canale Youtube, si trovano gli scenari già caricati, a cui potete aggiungere quelli della vostra casa.

E voi, avete già provato queste applicazioni? In fondo, con l’iphone vedere il divano dei vostri sogni nel vostro soggiorno, non vi costa nulla 🙂

Per altre app del Salone del Mobile, date un’occhiata qui.

Voglia di volare? Riecco il Martin Jetpack!

Forse non manca davvero molto alla realizzazione del sogno di ognuno di noi: poter volare (quasi) liberi! Sarà la soluzione al traffico quotidiano? Oppure un nuovo modo di liberarci dagli stress di ogni giorno? Qualsiasi sia il vostro problema, il Martin Jetpack potrà risolverlo.

Si, perché questo “mezzo” a forma di zaino in spalla riesce a volare fino a 2500 metri per circa mezz’ora. Ideato circa due anni fa il Martin Jetpack è il risultato di anni di sviluppo da parte di un team di ingegneri a livello mondiale.
La Martin Aircraft Company ha creato un team di persone esperte e dirigenti con un ampio background in ingegneria, industria aeronautica, business development e marketing.
Classificato come un aereo ultraleggero sperimentale, è dotato di un motore V4 con propulsione fornita da due eliche, alimentate a gasolio.

Già l’anno scorso era stato dato l’annuncio della messa in commercio del jetpack, con un prezzo di circa 100.000 dollari. Le ultime notizie riportano un prezzo abbassatosi ad 80.000 dollari e la ricerca di altri finanziamenti per il definitivo lancio al pubblico.

Si parla anche di una “doppia uscita”: un modello destinato ai privati ed un modello senza pilota “unmanned aerial vehicle” (UAV), controllato da terra.

Un giro me lo farei volentieri! 🙂 Voi?