Facebook, il permission marketing e il caso di Loft

C’è una domanda che tormenta e stimola le aziende nell’era dei social network: Come posso usare i social media per promuovere il mio business?

Nel 1999 Seth Godin auspicava al permission marketing, un insieme di strategie nonché una nuova visione del marketing, in cui le aziende non disturbassero le persone e i consumatori dessero il proprio consenso per comunicare con loro. Godin suggeriva dei modi per essere maggiormente discreti per “farsi amici” i potenziali consumatori.

Tuttavia parlava ancora di spedizione di campioni gratuiti, di telemarketing per registrarne i feed-back. Metodi ancora “invasivi” nonché costosi per le aziende.

Nello stesso anno Rick Levin, Christopher Locke, Doc Searls e David Weinberger scrivevano il Cluetrain Manifesto, 95 tesi (in riferimento alle tesi del manifesto di Martin Lutero sulla riforma protestante), in cui affermavano che la comunicazione da “essere umano a essere umano” potesse trasformare radicalmente il modo di fare business.

La prima tesi è: I mercati sono conversazioni.

La seconda: I mercati sono fatti di esseri umani, non di segmenti demografici.

Oltre dieci anni fa, quelle parole suonavano davvero bene ma metterle in pratica risultata tutt’altro che semplice.

Con i social network, le teorie di questi guru del marketing possono essere realizzate, in una maniera che persino loro non potevano immaginare. Un esempio è quello di Loft, una linea di abbigliamento di Ann Taylor.

Tutto è successo mercoledì 16 giugno, quando sulla pagina officiale di Facebook dell’azienda sono state pubblicate le foto dei nuovi pantaloni di Loft. Alla vista delle foto, le consumatrici si sono ribellate. Hanno scritto che era ovvio che quei pantaloni stessero bene a delle modelle ma che non erano adatti a delle “donne vere”.

La risposta di Loft è stata di pubblicare le foto dei nuovi pantaloni, indossati, questa volta, da Julie, una “donna vera” nonché la manager dei programmi digitali.

Le consumatrici hanno apprezzato molto il gesto e da quel momento Loft ha continuato a pubblicare foto delle donne del proprio staff con la sua nuova collezione.

Attraverso una pagina ufficiale di Facebook è possibile mettere in pratica un’evoluzione del concetto di permission marketing di Godin. L’azienda crea la fan page, i consumatori sono invitati oppure, spontaneamente, vi si inscrivono. Riuscite ad immaginare una maniera più discreta per “farsi amici” i consumatori potenziali?

Inoltre attraverso una fan page, l’azienda ha davvero la possibilità di conversare con il consumatore, proprio secondo i dettami del Cluetrain Manifesto, registrandone in tempo reale e senza nessun costo i feed-back e rispondendo tempestivamente.

Loft ha dato una risposta più che convincente alla domanda iniziale, costituendo un esempio di gestione positiva assolutamente da imitare.

Fonte: Mashable

Scritto da

Martha Burns

Editor at large

Mi chiamo Martha con l’h per via della mia bisnonna americana e non per la mancanza di buon gusto da parte dei miei genitori. Dopo aver conseguito la laurea in Scienze della ... continua

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