Sony aggiunge una PlayStation2 al suo LCD. Bravia!

Sony ha lanciato sul mercato europeo  un televisore molto particolare. Il BRAVIA KDL-22PX300, al momento disponibile solo per il mercato inglese, ha uno schermo LCD da 22″, una risoluzione massima di 720p (HD Ready), connessione a Internet con annesso accesso ai video di Youtube, audio integrato e un controller PS2.

Esatto! Un controller PS2 perché il nuovo Bravia – oltre a quanto detto sopra – offre una gloriosa Playstation 2 integrata. Non male, almeno possedete una Playstation 3 senza retrocompatibilità.

Disponibile da Richer Sounds per circa 200 sterline.

Behavioural marketing: tra pratiche scorrette e tutela dei consumatori [Diritti Digitali]

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Non so se è solo una mia impressione, ma su internet la pubblicità è sempre più insidiosa.

E non mi riferisco ai vecchi pop-up che hanno fatto l’iniziale fortuna delle aziende che hanno investito in internet, nè agli annunci che seguono lo scorrimento del mouse lungo le pagine web. Ricordate quella scena di Minority Report, bel film di Steven Spielberg – tratto dallo splendido racconto del mio amato Philip Dick –  in cui Tom Cruise entra in un edificio e una donna dallo schermo (pubblicitario) lo chiama per nome?

A volte mi sento così. La pubblicità su internet sa chi sono e cosa cerco. Ma come fanno?

Per abitudine professionale, il mio primo pensiero è alle norme, ma in questo caso le norme quali sono?

Qualche giorno fa leggevo che Philippe Juvin, deputato francese in forza al Parlamento Europeo, autore di un documento sull’impatto della pubblicità sul comportamento dei consumatori, aveva lamentato l’utilizzo di tecniche di marketing invasive. L’ UE ha una precisa normativa sulla pubblicità sleale, ma questa normativa, per quanto abbastanza recente, fatica nel tenere il passo con tutte le nuove forme pubblicitarie nate su internet.
Penso, per esempio, al behavioural marketing, o alla pubblicità nascosta tipica di blog e forum.

Il behavioural marketing (o targeting) – la pubblicità comportamentale – viene utilizzata da numerose aziende e si realizza tramite il monitoraggio del nostro traffico internet. In questo modo le aziende riescono a tracciare un profilo dell’utente che utilizza la macchina X con la connessione Y e a sottoporgli pubblicità mirate su gusti ed interessi. Il meccanismo è molto semplice, in quanto, normalmente, avviene tramite cookies, ‘amatissimi’ dai navigatori internet, che vengono installati sulla macchina all’insaputa dell’utente, registrando e rilasciando informazioni relative alla navigazione.

Chiariamo una cosa: l’utilizzo dei cookies di navigazione è lecito se comunicato all’utente (li leggete mai i disclaimer dei siti che visitate? e l’informativa sulla privacy?), in quanto consente alle pagine di ‘dialogare’ con il sito, semplificando le scelte dell’utente ed evitandogli di reinserire alcuni dati.

Quello che potrebbe non esserlo, invece, è il behavioural marketing che utilizza la registrazione invasiva del comportamento dell’utente in Rete, tramite quella che viene chiamata ‘deep packet inspection‘: una tecnica che analizza tutto il traffico internet, consentendo l’acquisizione di dati ulteriori. In questo caso, l’utilizzo associato delle informazioni raccolte, quasi sempre anche all’insaputa dell’utente, può comportare seri rischi per la privacy, come testimonia, per esempio, il caso Phorm, società americana che nel 2006 aveva effettuato una sperimentazione occulta del traffico internet degli utenti British Telecom, richiamando le attenzioni  e le critiche della Commissione Europea.

Le società interessate rassicurano sul meccanismo utilizzato – l’opt-in al posto dell’opt-out, come tra l’altro previsto dalla direttiva 2009/136/CE – e sul proprio disinteresse verso il traffico email o altre attività sensibili eventualmente svolte online ; Juvin, invece,  è consapevole dei rischi che tali tecniche potrebbero comportare, e  per questo prevede che pubblicità di tale tipo debbano essere segnalate e, soprattutto, che debba essere spiegato all’utente come funzionano e quali siano i rischi per la sua sfera di riservatezza.

L’utilizzo indiscriminato di tali tecniche  può comportare rischi altrettanto seri per le aziende che non si tutelano, e che si affidano, a volte anch’esse a propria insaputa, a pratiche pubblicitarie in danno dell’inconsapevole navigatore.

La Commissione Europea, dal canto suo, prova ad aiutare gli utenti ed a difendere i navigatori dalle insidie nascoste dietro certe pratiche pubblicitarie, con un sito : E’ scorretto?‘, utile e interessante.
Tra le altre cose, il sito elenca in una ‘lista nera’ 31 tipologie di pubblicità sleale, e prevede, inoltre, la possibilità di chiedere un aiuto concreto nell’interpretazione dei casi pratici nei quali ci si imbatte.

Il sito può essere utile anche ai creativi, che la pubblicità la fanno, e alle aziende, che la commissionano: permette loro di acquisire consapevolezza del problema e di richiedere che le pratiche pubblicitarie utilizzate siano rispettose delle leggi e dei diritti degli utenti; o, viceverse, se invasive, che venga sempre fornita una corretta informativa.

Evitando, così, eventuali insidie e trabocchetti nascosti.

L’ambasciatore Usa a sostegno dei gay: David H. Thorne si mobilita per Gay Help Line

Parte questa settimana la nuova campagna di comunicazione di Gay Help Line 800.713.713, il numero verde gratuito da fisso e mobile che offre che offre consulenza legale, medica e psicologica per gay, lesbiche e trans.

Testimonial della nuova campagna televisiva di Gay Help Line sarà David Thorne, ambasciatore Usa in Italia. E’ la prima volta che un ambasciatore si espone su questo tema sociale e soprattutto su un canale non certo istituzionale come MTV.

Lo spot andrà in onda su Mtv l’8, il 9 e il 10 dicembre in concomitanza con la giornata mondiale per i diritti umani, che si celebra il 10 dicembre.

Qui sotto il video dello spot in anteprima su Youtube:

Quest’anno – ha commentato l’Ambasciatore Thorne – sia il Presidente Obama che il Segretario di Stato Clinton hanno voluto sottolineare il rispetto dei diritti dei gay. In occasione della Giornata Mondiale dei Diritti Umani, l’Ambasciata di Roma ha deciso di collaborare con le associazioni del Gay Help Line per sensibilizzare l’opinione pubblica su un tema molto importante e per aiutare i ragazzi e le ragazze omosessuali vittime di discriminazioni e atti di bullismo.

Inoltre, l’Ambasciata degli Stati Uniti in Italia ha organizzato per il 12 Dicembre alle ore 21 al Teatro Nuovo Colosseo a Roma, un concerto a ingresso libero e aperto a tutti: “Broadway Night“, un concerto dedicato alla comunità lesbica, gay e trans, in collaborazione con Gay Help Line e con il Patrocinio del Comune di Roma, della Provincia di Roma e della Regione Lazio.

Siamo molto felici e onorati di questa collaborazione con l’Ambasciata degli Stati Uniti in Italia, che ringraziamo – ha aggiunto Fabrizio Marrazzo responsabile di Gay Help Line – Il messaggio dell’Ambasciatore Thorne è molto importante così come la sua scelta di fare da testimonial al servizio Gay Help Line. Il suo augurio alla comunità lesbica, gay e trans, “le cose cambieranno” ci dà ancora più forza nel proseguire il nostro impegno per i diritti e la piena uguaglianza di tutti i cittadini, come è avvenuto anche nello stato di origine dell’Ambasciatore Thorne, il Massachusetts. Questo messaggio è un punto di riferimento per tutte e tutti.

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Ambient Marketing con Samsung 3D Full HD che sfonda lo schermo

Per promuovere il nuovo televisore 3D Full HD a novembre Samsung ha installato un’altalena in alcuni parchi cittadini in Cile. L’altalena sembra venir fuori da una grande tv ricreando l’effetto 3D del televisore . L’idea di Ambient Marketing, creata dall’agenzia Cilena Leo Burnett, vuole mostrare quanto siano reali le immagini del nuovo televisore 3D.

Trovato qui.

Sony Ericsson Zeus Z1: PSP Phone è dunque realtà? [TECH]

Qualche settimana fa, nel mostrarvi  il kit di sviluppo della nuova PSP, avevamo evidenziato l’assenza di qualsiasi funzionalità ‘telefonica’ (passatemi il termine). Adesso Engadget ha diffuso  in rete ben due video del nuovo terminale Sony Ericsson dal nome Zeus Z1 che combina le funzionalità tipiche di uno smartphone con quelle di una hendheld console (con qualche evidente riferimento a PSP Go).

Il device è equipaggiato con l’ultima versione di Andorid OS (2.3 – non ancora rilasciata) e ha tutti i vari tool software a marchio Google. Il logo ‘Playstation’ conferma l’autenticità del gingillo. Mancano due cose a questo punto: la conferma ufficiale di Sony circa l’esistenza (ormai palese) dello ‘speciale telefono’ e il conseguente arrivo sul mercato, e la conferma (o smentita) del fatto che PSP Phone permetterà di accedere allo sterminato parco titoli di PSP.

Android e Sony riusciranno a battere lo strapotere di Apple? Se è vero che l’OS di Google guadagna sempre più terreno e consensi (i dati di Nielsen per gli USA dicono che le vendite di device Android abbiano superato quelle di iOS vantando inoltre il più alto numero di utenti under 35), è altrettanto vero che si fanno sempre più insistenti le voci di un ingresso in grande stile di Apple nel mercato videoludico.

iPhone e iPod hanno mostrato di essere delle validissime piattaforme di gioco regalando ad Apple l’onore di far tremare addirittura Nintendo. Poco settimane fa, la stratosferica liquidità nelle casse dell’azienda di Steve Jobs ha fatto pensare a molti che Apple fosse pronta al grande passo…magari acquistando l’intera Sony Computer Entertainment e quindi Playstation (non scherzo).

Fantascienza? Staremo a vedere.

Nuovi profili di Facebook: istruzioni per l'uso

Cosa ci sarà sotto l’albero di Facebook per Natale?
Intanto arriva in anticipo un primo regalino per tutti gli utenti: il nuovo profilo.
Per cambiarlo è semplice, basta aprire questa pagina o andare su un altro profilo già modificato e cliccare in alto a destra su “Ottieni il  nuovo profilo” e il gioco è fatto. Attenzione però: il processo non è reversibile.
Per adesso, come annunciato sul blog ufficiale di Facebook, tocca a noi cambiarli, altrimenti lo faranno loro entro il prossimo anno.

Quali sono le novità nel vostro profilo?

Nella pagina del vostro nuovo profilo apparirà il vostro nome ma senza l’ultimo stato aggiornato. In seguito le informazioni su di voi, tra le quale potrete aggiungere anche le lingue che parlate.
Poi ci saranno le ultime foto. Perché? Leggete qui.
Sotto le foto, potrete decidere cosa condividere: stato, foto, link o video.
A questo punto, ci saranno in ordine cronologico i vostri elementi e quelli che gli altri hanno condiviso sul vostro profilo.

Che fine hanno fatto le tab? Adesso si trovano sotto la foto del profilo.

Cosa manca? Non sarà più possibile filtrare i vostri elementi e quelli degli altri.

Liste e gruppi

Se prima avevate raggruppato i vostri amici in liste, in base ad esempio ad interessi comuni o per modificare ad hoc le impostazioni per la privacy, adesso queste liste così come i gruppi (intesi come i nuovi gruppi), se lo selezionerete, potranno apparire nelle informazioni del vostro profilo tra le “Relazioni in primo piano”.
Se non apporterete tali modifiche, gli amici mostrati nel profilo saranno quelli con cui interagite di più pubblicamente. Vale a dire con cui condividete post, commenti o partecipate ad eventi – Facebook promette che non mostrerà mai gli amici di cui visitate di più il profilo o chattate o scambiate messaggi privati.

Taggare gli amici nel profilo

Basta andare su “Modifica profilo”, cliccare su una delle attività a destra, ad esempio “Istruzione e lavoro” e qui, cliccando ad esempio su un’azienda in cui avete lavorato o sull’università che avete frequentato (sempre che l’abbiate inserita precedentemente) sarà possibile aggiungere gli amici con cui avete condiviso quell’esperienza andando su “Con”. Inoltre nella sezione “Lavoro” potrete aggiungere anche altri elementi, come i progetti a cui avete lavorato o state lavorando.
Almeno in teoria. Pare che Facebook abbia problemi tecnici e non faccia salvare tutte le modifiche.

Cosa cambia nel profilo degli altri?

Una volta modificato il vostro profilo, visualizzerete anche gli altri profili “modificati” anche se gli utenti non li hanno cambiati. Il profilo degli altri sarà essenzialmente uguale al vostro, con la differenza che in alto a destra potrete vedere come interagire con il vostro amico: “Chat” se è online, “Invia un messaggio” se è offline e “Manda poke” in qualunque caso.

Subito sotto ci saranno i “Dettagli amicizia” con alcune foto in cui entrambi siete taggati, amici in comune, i gruppi di cui fate parte, pagine di cui siete fan.

Un uso cauto e responsabile di Facebook

Si consiglia, come sempre, un uso cauto e “responsabile” del social network. Quindi passate un po’ di tempo ad esplorare il nuovo profilo per non avere sorprese e condividere ciò che davvero volete con chi davvero desiderate.
Attenzione che è cambiato anche il modo di impostare i setting per la privacy, anche se i vecchi setting dovrebbero essere salvati. Si consiglia comunque la lettura della pagina delle FAQ relativa, che per ora è solo in inglese e che trovate qui.

Pdf e doc non hanno scampo. Salva come: .wwf

Ogni giorno intere foreste vengono abbattute per produrre carta. Non possiamo nasconderci dietro un dito, o fare finta di non guardare. La deforestazione è sotto gli occhi di tutti, ma in pochi si muovono per fermare questo disastro.

Tutti, tranne le associazioni come il Wwf. Che ha avuto un’idea davvero molto bella, ovvero cambiare l’estensione dei file durante il salvataggio. In pratica, visto che i file con estensione .doc e .pdf sono usati per stampare libri, e-mail e pagine di siti web hanno deciso di creare un’estensione che “non si stampa”!

Il file .wwf è un formato di file verde, che appunto non si può stampare (ma è visibile come qualsiasi altro tipo di file). In questo modo viene dato un buon esempio per salvare le foreste presenti sulla Terra.

Sul sito Save as wwf viene spiegato il procedimento per salvare i file nel nuovo formato. E’ molto semplice, basta scaricare un software free che permette di convertire il file come nel caso dei pdf. Quindi il salvataggio avviene dal menù di stampa.
Al momento il software è disponibile per i sistemi operativi Mac, ma presto lo sarà anche per Windows.

Il gioco è fatto, ora potete inviare i vostri file “green” e contribuire alla causa. 🙂
A mio parere davvero una bella intuizione!
[Pagina Facebook dedicata]

Il fondatore di Toolmeet su imprenditoria seriale e il mercato italiano delle startup

Nella prima intervista della nostra rubrica, abbiamo come ospite Daniele Alberti di Toolmeet con il quale parleremo principalmente di due argomenti: la sua esperienza da imprenditore seriale e il suo punto di vista sulle startup italiane. Al fondo dell’intervista c’è anche la versione video, per chi preferisce questa modalità (scusatemi in anticipo se a volte va a scatti, ma si tratta della registrazione di una videochiamata su Skype)

Mi aiutate a trovare il nome di questa rubrica?

Prima di iniziare però vorrei provare a coinvolgervi nuovamente. Mi sono reso conto, grazie all’esperto ninja Kiko Hattori Hanzo, che questa rubrica non ha un nome. Triste no? Perchè non mi aiutate a trovarne uno accattivante, che magari attiri anche chi il mondo delle startup lo conosce poco, o che vi si sta avvicinando da poco. In fin dei conti NinjaMarketing è principalmente un luogo in cui si incontrano le menti creative della penisola italiana, quindi fatevi avanti. Scrivete le vostre proposte nei commenti e verrete ricompensati con tutto la mia stima, la mia ammirazione.. e un ringraziamento speciale nel prossimo articolo!

Cominciamo con la prima domanda.. spiegami in pochi secondi cos’è Toolmeet

Toolmeet è una toolbar per Firefox che permette di trasformare il browser in un vero e proprio social network. Gli utenti, una volta scaricata la toolbar, possono in questo modo chattare con altre persone, capire i loro amici in quali sito si trovano, aggiungere un sito tra i preferiti o commentare (tutto integrato all’interno di facebook) il sito che si sta navigando, senza dover cambiare pagina. E’ un modo nuovo di navigare, un’esperienza condivisa della navigazione su internet.

Puoi raccontarmi ora quali sono state le fasi di sviluppo del tuo progetto, fino ad oggi?

Il fondatore di Toolmeet su imprenditoria seriale e il mercato italiano delle startupToolmeet, come tutte le altre aziende che ho costituito nasce dall’incontro con un gruppo di persone, ognuna specializzata in un settore specifico. I cofondatori di Toolmeet insieme a me sono Marco Marchini e Lorenzo Viscanti. L’iniziativa è nata all’incontro di queste tre menti, a livello progettuale, all’incirca un anno e mezzo fa. Questo è un modo abbastanza intelligente e soprattutto a basso costo per far nascere una startup ed è il modo che io preferisco di piu’ rispetto agli altri possibili per dare vita a iniziative innovative e sotto alcuni punti di vista, anche di ricerca.

Quindi in qualche modo adesso stai facendo riferimento al concetto di imprenditoria seriale..

Assolutamente si. Al giorno d’oggi ci sono diverse modalità per fare imprenditoria seriale. La cosa importante da tenere in considerazione quando si decide di intraprendere questo lavoro è la necessità di collaborare con un team multidisciplinare. E’ meglio avere una torta grande di cui ognuno ha una fettina, piuttosto che averne una piccola da soli. Questo secondo me è un modo di fare imprenditoria che, a differenza di altri, può portare per esempio ad un contratto di acquisto da parte di un grande player. Secondo me queste tipo di iniziative hanno maggiore probabilità di successo proprio perchè piu’ persone si mettono insieme attorno ad un progetto comune, partecipando sia per quanto riguarda gli investimenti che rispetto ad eventuali ricavi. E’ la maniera piu’ facile e intelligente per portare aventi un’impresa nel medio-lungo periodo.

Quali sono gli svantaggi di questa strategia?

Gli svantaggi di questo modello di startup sono diversi e molto considerevoli. Il primo è che i componenti a volte svolgono contemporaneamente altri lavori che gli permettono di “sbarcare il lunario”…quindi devono ritagliare il tempo da dedicare a questi progetti la sera, nei weekend, oppure all’interno di spazi settimanali che non sono già occupati dall’attività tradizionale lavorativa. Questo può influire in particolare sulla velocità di ingresso nel mercato.
Il secondo deriva dalla necessità di ricercare personale con competenze molte specifiche all’esterno del team dei fondatori. Creare una startup è molto complesso, in Italia ci sono poche persone che sono in grado di gestirla e crearla con pochi soldi e i consulenti che invece hanno molta esperienza in questo, sono molto cari. Se all’interno del gruppo non ci sono anche delle figure senior che sono piu’ o meno formate nel percorso di creazione e gestione di iniziative del genere, si fanno degli errori abbastanza gravi. Allo stesso tempo se non ci sono i fondi per avere all’interno un consulente esterno, la startup rischia di fare delle scelte non corrette rispetto al proprio mercato di riferimento.
Il terzo deriva dal fatto che durante lo sviluppo di un’iniziativa le condizioni di chi ci lavora possono cambiare. Non essendo costituiti intorno ad un contratto, un pacchetto o un accordo che in un qualche modo dia delle garanzie, questi team eterogenei possono avere problemi di durata e performance nel tempo. Ci sono dunque meno garanzie che il team rimanga compatto nel medio lungo termine e si costituisca così un asset che successivamente possa portare a dei frutti.

Ci sono altre strategie che un imprenditore seriale può seguire per portare avanti la propria attività?

L’imprenditoria seriale tendenzialmente utilizza tutte le dinamiche possibili. Questa è una ce ne sono anche altre. In generale dipende dal network che si ha, dall’esperienza, e dalla capacità di mantenere il focus sul proprio business.

Screenshot toolmeet

Quali sono secondo te le caratteristiche che deve avere un servizio web dedicato al mercato consumer per avere successo?

La prima in assoluto è rispondere ad un bisogno. Le persone alcune volte ci riescono, ma in altri casi non utilizzano la giusta modalità o affrontano il problema in old style. Per esempio vorrei citare una società che ho fondato, Bakeca.it, che permette alle persone di pubblicare un annuncio gratuito e di trovarne altre che hanno bisogno di quel servizio o prodotto. Una volta questo si faceva attraverso i materiali cartacei; da quando c’è Internet, il business model si è spostato nella rete cambiando i presupposti sul quale poter monetizzare il servizio. Questo fenomeno è stato talmente disruptive che alcune grandi aziende hanno addirittura acquisito a livello internazionale i vecchi presidi cartacei di questo tipo di business, inglobandoli all’interno di aziende web. Noi di Bakeca abbiamo solamente creato un servizio che rispondeva meglio ad un bisogno che gli utenti fondamentalmente avevano già.
La seconda cosa è essere “presenti” nel proprio target di utenti tanto da costruire, in un certo senso, il tuo servizio con loro. Significa che anche tu stesso che lo realizzi devi entrare nel bisogno, viverlo, e da lì cercare di modificare il prodotto dall’interno, affinchè questo diventi perfetto per i tuoi utenti. E’ un meccanismo molto difficile perchè, da un certo punto di vista l’utente non ti dirà mai esattamente cosa vuole, ma dall’altro ti dirà ciò di cui ha bisogno. Il segreto è capire ciò che è necessario tenere in considerazione, integrandolo nella roadmap di sviluppo e ciò che bisogna scartare. E’ praticamente un mix, una specie di alchimia, fra quello che tu senti, quello che i tuoi conusmers ti chiedono e quello che secondo te è il futuro del tuo servizio proiettato nel medio lungo periodo.

Ora una domanda sulla situazione delle startup italiane. Alcuni ritengono la la situazione sia davvero tragica. Sei d’accordo con quest’affermazione?

Ti anticipo che quest’anno ho avuto la fortuna di vincere la FullBright Best. Te lo dico perchè sto cercando di trovare la soluzione a quello che secondo me è il grande problema dell’Italia. Non mi riferisco alla mancanza di fondi o alla difficoltà di mettere su un’azienda, o ancora trovare persone qualificate con le quali costituire delle iniziative imprenditoriali, ma al fatto che la rete delle aziende italiane è troppo chiusa. Se le aziende che costituiamo (nonostante abbiano un seed di investimento, un primo round o siano autofinanziate) non trovano nel nostro Paese rapporti di collaborazione con altre strutture che possono aiutarle nella ridistribuzione, o modalità per fare co-business con quelli che sono attualmente i grandi leader di mercato, si fa molta fatica a crescere velocemente e incrementare i posti di lavoro come delle vere e proprie aziende.
Il problema quindi lo identificherei nella grande rigidità di un mercato che non è capace di sfruttare i suoi talenti interni. Ciò che secondo me potrebbe dare grandi possibilità ai giovani imprenditori, è mettere a disposizione di questi grandi player dei pezzi di azienda, quindi delle stock option oppure dei diritti di acquisto su equity fino ad arrivare addirittura al 100% di essa, a patto che questi partner siano in grado di valorizzare le loro idee.
Questo è ciò che è possibile fare in Italia. Ciò che non è possibile è creare da zero un’azienda con milioni di utenti senza avere gli appoggi finanziari necessari. Sarebbe possibile farlo con la collaborazione di altri elementi della catena del valore. Sarebbe opportuno che lo Stato Italiani e i grandi player italiani, andassero a fare scouting all’interno di queste nuove iniziative che stanno nascendo… valorizzando sia questi giovani imprenditori, che i loro stakeholders.
In questo modo il giovane imprenditore che vede crescere la sua azienda dopo essere stata portata all’interno di un grande gruppo e fatta fatturare capisce che la sua idea può aver un senso. Se però quest’aziende non riescono a dare un’accellerazione sono costrette ad un approccio piu’ tradizionale, ovvero con business model finanziati adeguatamente. Questo in Italia è veramente molto difficile e complesso da fare perchè il mercato è piccolo e i fondi di investimento sono ancora all’inizio nella loro costituzione rispetto a quelli presenti nella Silicon Valley che hanno molti anni di storia nel capitale di rischio.

Brand loyalty is not dead: alcune strategie 2.0 per fidelizzare i consumatori [SOCIAL MEDIA]

Brand loyalty is not dead: alcune strategie 2.0 per fidelizzare i consumatoriCon il passare degli anni si assiste ad una crescente ‘sparizione di scena‘ di molti brand, costretti all’uscita dal mercato a causa del segno negativo registrato dalla fatidica formula ricavi-costi.

Ma qual è la principale causa del tramonto di un progetto di marca? Secondo molti, l’insufficiente brand loyalty. Clienti fedeli riacquistano infatti il prodotto di marca con continuità permettendo il raggiungimento di un ROI positivo.

A questo proposito, il web partecipativo ha completamente cambiato il modo di reperire informazioni su un prodotto a marchio da parte dello stesso consumatore: Continua a leggere

Nemmeno il tempo di vendere l'N8, che si parla già di N9! [RUMORS]

Forse il Nokia N9 è già in arrivo

Ebbene sì, il neonato N8, di cui vi abbiamo parlato in questo articolo, potrebbe avere presto un successore. Si parlava già di un N9-00, la cui scheda tecnica ufficiosa potete trovarla qui, ma è possibile che salti fuori un’evoluzione, un N9-01. Galeotta fu una conversazione su twitter, che ha rivelato specifiche tecniche molto diverse. E’ sempre un rumour e va quindi preso con le molle, ma se fosse tutto vero sarebbe proprio un colpaccio, in grado di sbaragliare tutta (e dico proprio tutta) la concorrenza.

E’ circolata anche una foto, ma si dice che il modello non avrà più questo design (che se vogliamo dirla tutta, non mi piace nemmeno granchè, ma non si può avere tutto):

Presunti dati tecnici

– Display AMOLED da 4.2 pollici (non si dice nulla della risoluzione, ma vedendo il resto dovrà essere molto alta)
Nuova batteria da 1600 mAh
1Gb di memoria ROM più 768Mb di RAM
Processore da 1.2 Ghz, con produttore e modello non meglio specificati
– Capacità di elaborazione di 190 milioni di poligoni al secondo, un numero enorme se pensate che un iPhone 3GS ne elabora 30 milioni, un Samsung Galaxy S arriva a 90, una Nintendo Wii a circa 100, una Playstation 3 a 275, e il suo fratello minore N8 ne elabora 35
Fotocamera da 12 megapixel con ottica Carl Zeiss
– Sistema operativo MeeGo OS

Sul prezzo non si accenna niente, ma se fosse una cifra non proibitiva, correrei a comprarlo.

Trovato qui.

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