stop a chatgpt

Stop a ChatGPT in Italia: il Garante della Privacy apre un’istruttoria

Raccolta illecita di dati personali. Questa la motivazione dietro allo stop a ChatGPT disposta dal Garante della Privacy.

Il Garante per la protezione dei dati personali stabilisce quindi una limitazione per OpenAI, la società statunitense proprietaria della piattaforma, che proprio qualche giorno fa ha rilasciato la sua nuova versione potenziata, GPT4.

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La piattaforma, che ha avuto il merito di rendere mainstream l’utilizzo dell’intelligenza artificiale applicata ai testi e divenuta probabilmente l’applicazione più nota di questa tecnologia, aveva subito una perdita di dati lo scorso 20 marzo.

Dati che riguarderebbero le chat create dagli utenti nell’interrogazione dell’Intelligenza artificiale e anche le informazioni relative al pagamento per gli abbonati al servizio premium.

chatgpt per la seo screen

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Tuttavia, al momento in cui scriviamo il servizio risulta ancora disponibile.

Cosa contesta il Garante a ChatGPT

Causa dello stop a ChatGPT sarebbe la mancanza di una informativa puntuale agli utenti e agli utilizzatori i cui dati vengono raccolti da una società che ha sede fuori dalla Comunità Europea (OpenaAI, appunto) e l’assenza di una base giuridica che giustifichi la raccolta e la conservazione massiccia di dati personali.

Stop a ChatGPT: la questione anagrafica

Altro punto dolente su cui si basa lo stop a ChatGPT da parte del Garante è la protezione dei più giovani: nonostante il servizio sia rivolto ai maggiori di 13 anni, non esiste in realtà alcun filtro di verifica per evitare che chi non raggiunge questa soglia utilizzi il servizio.

Che succede ora

Ora OpenAI avrà 20 giorni di tempo per comunicare al Garante le misure intraprese in attuazione di quanto richiesto, pena una sanzione pena una sanzione fino a 20 milioni di euro o fino al 4% del fatturato globale annuo.

L’azienda, che non ha una sede nell’Unione, ha però designato un rappresentante nello Spazio economico europeo.

Il commento di Massimiliano Masnada, Partner di Hogan Lovells

«L’intervento del Garante anzitutto sembra contestare a ChatGPT la mancanza di trasparenza, intesa come mancanza di informativa agli utenti rispetto alle finalità e modalità del trattamento dei dati personali eventualmente comunicati.

Il provvedimento, inoltre, richiama la necessità che sia individuata una base giuridica rispetto alla legittimità del trattamento da parte di OpenAI dei dati personali eventualmente raccolti dagli utenti. Infine, il Garante lamenta una mancanza di trasparenza sui filtri e altri meccanismi adottati da ChatGPT per impedire ai minori di 13 anni di utilizzare il servizio. Quest’ultimo punto, peraltro, accomuna l’intervento del Garante nei confronti di ChatGPT a quello che, a suo tempo, fece nei confronti di TikTok.

Il provvedimento odierno, che – va ricordato – ha natura temporanea di blocco del trattamento ma non implica necessariamente un divieto definitivo all’uso del servizio, pone numerose riflessioni, al di là delle misure specifiche che saranno intraprese da OpenAI per superare il blocco del Garante, sul futuro dei meccanismi di AI e su quanto è necessario fare per creare una cultura di legalità rispetto al loro utilizzo.

Non bastano, ad opinione di chi scrive, i pur necessari meccanismi di privacy by design e privacy by default ovvero i controlli e i rimedi per tutelare la privacy degli interessati, specie se minori. Occorre creare una nuova cultura tecnologica che si fondi sull’etica e sul rispetto dei diritti fondamentali.

Non è questo il luogo, né sarei in grado di dare indicazioni e, tanto meno, soluzioni, certo che un certo tipo di “pessimismo di maniera” connesso all’evoluzione degli strumenti tecnologici alimenta solo la paura e la preoccupazione senza essere utile in alcun modo a sviluppare una cultura della legalità.

Occorre, a mio parere, abbracciare il progresso pur mantenendo lo spirito critico necessario per evitare usi distorti e dannosi. In tal senso, credo sia importante diffondere informazioni in modo quanto più neutro possibile, raccogliere preoccupazioni e opinioni, porre i problemi per cercare le soluzioni.

Tutto ciò non può prescindere da un dati incontrovertibile. I dati, a prescindere che siano personali o meno, sono il carburante necessario per lo sviluppo di meccanismi di AI come ChatGPZ.

L’accesso ai dati consente di avere algoritmi più precisi ed idonei all’utilizzo per migliorare la vita delle persone. Il loro deve avvenire in modo sicuro ed etico. Per fare ciò non bastano i divieti.

Un primo passo, in tale senso, sarà la corretta implementazione delle regole sul riuso dei dati che sono alla base del Data Governace Act, di prossima entrata in vigore, e del successivo Data Act.

La giostra è appena partita».

ecommerce consigli

5 consigli per aumentare la fiducia dei clienti del tuo eCommerce

L’eCommerce non si ferma: dopo un fatturato globale di 5,7 trilioni di dollari nel 2022 (di cui l’Italia ha generato 48,1 miliardi, con il +20% rispetto al 2021), le previsioni per il 2023 sono ancora al rialzo, stimando 6,51 trilioni di dollari per l’anno in corso.

Una crescita che non accenna a fermarsi, con gli eCommerce che occupano sempre più spazio nell’ecosistema del retail B2C: il 20,8% delle vendite totali nel 2022, con proiezioni al 23% per il 2025.

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ecommerce 2021-2026

In questa cornice, le possibilità per aziende e attori fintech si moltiplicano, grazie anche alle opzioni offerte dal commercio online, come social commerce, live commerce e pagamenti pay-by-link.

Eppure, il tasso di abbandono carrelli ha sfiorato, nel 2022, il 70%, e il 79% degli utenti teme di poter essere vittima di una frode online.

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Tra le principali motivazioni di abbandono, gli utenti citano la scarsa affidabilità trasmessa dalla pagina di pagamento e problemi durante la transazione, come, per esempio, tentativi di pagamento molteplici.

Timori che sembrano confermati dai dati della Polizia Postale, che registrano, per il 2022, un aumento percentuale del 3% sui casi trattati di truffe online (15.508 in totale).

Per questo motivo, Payplug ci ha consigliato 5 modalità per guadagnare la fiducia del cliente e rendere il proprio eCommerce sicuro e competitivo, dalla personalizzazione dell’esperienza lungo tutta la customer journey, fino alla protezione dei dati del cliente e a esperienze calibrate su ogni diverso device.

Secondo dati raccolti da Payplug, infatti, un cliente appagato della propria esperienza è portato a spendere di più, con valori medi per i carrelli su mobile superiori di 21 euro a quelli effettuati da desktop.

Il 39% degli utenti, invece, afferma di preferire il pagamento rateizzato del proprio acquisto, modalità che può portare a un aumento complessivo del valore del carrello del 45%.

LEGGI ANCHE: eCommerce, euro digitale e cybersicurezza: il presente e il futuro dei servizi finanziari al Salone dei Pagamenti 2022

I consigli per conquistare la fiducia dei clienti sul nostro eCommerce

1 – Rendere l’esperienza fluida e device-specific

Con il 51% delle transazioni effettuate su device mobili, fornire al cliente un’esperienza fluida e agevole, personalizzata su ogni diverso dispositivo, permette di fidelizzarlo maggiormente e portarlo a concludere l’acquisto con più facilità.

Un’accortezza che giova anche al merchant, in quanto il valore medio di un carrello mobile è superiore a quello “riempito” tramite desktop: 71 euro contro 50 euro.

In questo senso, sarà inoltre prezioso dotarsi di gateway di pagamento che possano connettersi simultaneamente a diversi PSP (Payment Service Providers) ed, eventualmente, ritentare immediatamente un pagamento che, per mancata comunicazione con il server, non sia andato a buon fine al primo tentativo.

2 – Permettere al cliente di scegliere la modalità di pagamento sul nostro eCommerce

Nel 2023, la personalizzazione dell’esperienza di acquisto di ogni cliente passerà anche per la scelta del metodo di pagamento preferito (carta di credito, wallet, etc).

Secondo i dati raccolti da Payplug, il 50% degli acquirenti desidera poter pagare attraverso modalità one-click, utilizzando dunque dati di pagamento pre-memorizzati e conservati in tutta sicurezza sul sito.

Il 39%, invece, preferisce effettuare un pagamento rateizzato secondo la modalità Buy Now, Pay Later che conduce a un aumento medio del 45% sul valore di partenza del carrello, traducendosi in un +10% di volume di affari annuo del merchant.

3 – Personalizzare le vendite grazie all’omnicanalità

L’approccio omnicanale al retail eCommerce, che offre al consumatore molteplici strade con cui interagire con il merchant e completare la propria esperienza di acquisto, sarà uno dei maggiori trend per gli acquisti online del 2023. Infatti, il 70% delle aziende medio-grandi lo considera una direzione obbligata per lo sviluppo strategico del proprio business.

I dati mostrano inoltre una propensione sempre maggiore del cliente alla cessione delle proprie informazioni personali nel caso in cui questo comporti un vantaggio per la sua esperienza (l’87% degli intervistati secondo una ricerca del Politecnico di Milano), passaggio fondamentale per implementare corretti processi di vendita su più canali.

Ciò si traduce in ulteriori opportunità di vendita personalizzata, e dunque in una maggiore fidelizzazione del cliente verso il merchant. Scegliere correttamente il proprio partner di gestione dei pagamenti digitali significherà quindi maggiori opportunità per la propria azienda, e maggiore soddisfazione da parte dei clienti.

4 – Creare una pagina di pagamento chiara e sicura

Un primo aspetto riguarda la personalizzazione della pagina di pagamento abbinata al template del proprio eCommerce, includendo elementi che richiamino l’identità visiva del merchant.

Inoltre, sarà opportuno inserire sia i loghi ufficiali dei sistemi di pagamento utilizzati, sia appositi loghi a certificare la sicurezza della pagina stessa.

Infine, meglio non reindirizzare l’utente a una pagina esterna al momento dell’inserimento dati e conferma acquisto, ma integrare questo passaggio nella pagina principale attraverso una lightbox in sovrimpressione.

5 – Usare le recensioni come passaparola

Anche nell’era della connessione online, il passaparola si rivela uno strumento prezioso per far crescere la reputazione del proprio business, fidelizzare i consumatori e ampliare il proprio parco clienti, proprio a partire dalla fiducia pregressa di altri clienti.

Come rivelato da alcuni dati di Trustpilot, le recensioni condivise con altri utenti a seguito di un acquisto o un’esperienza sono ormai parte integrante del customer journey, e dunque influenzeranno positivamente – o negativamente – gli altri utenti.

Ciò è vero per il 93% dei consumatori, che affermano che le loro decisioni in materia di acquisti online sono influenzate dai feedback di altri peer.

L’89%, invece, afferma di consultare recensioni preesistenti prima di effettuare un acquisto, mentre il 75% si aspetta, al termine del ciclo di acquisto, di poter condividere le proprie impressioni con gli altri utenti.

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Come lanciare un prodotto online

Continuano senza sosta i nostri appuntamenti con i Webinar PRO targati Ninja: tutti gli insight, trucchi, trend, dietro le quinte sui temi caldi del momento, condivisi con voi.

L’argomento di questa puntata è dedicato a Come lanciare un prodotto online, scopriremo le best practice e gli errori da evitare quando ci si appresta a lanciare un prodotto con un metodo step by step.

A parlarne con noi Alessio Pieroni, Digital Strategist, già Apple e Mindvalley.

Non perderti i punti salienti del webinar:

  • La grande idea
  • Contenuti e scelta dei canali
  • Tracciare e monitorare

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Elon Musk

Elon Musk chiede una pausa sulle Intelligenze Artificiali: possono renderci obsoleti

In una lettera aperta, Elon Musk e un gruppo di esperti di intelligenza artificiale e dirigenti del settore chiedono una pausa di sei mesi nello sviluppo di sistemi più potenti dell’appena lanciato GPT-4 di OpenAI, citando potenziali rischi per la società. Ma mettere in pausa le intelligenze artificiali è davvero possibile?

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All’inizio del mese, OpenAI, sostenuta da Microsoft, ha presentato la quarta iterazione del suo programma di intelligenza artificiale GPT (Generative Pre-trained Transformer), che ha stupito gli utenti coinvolgendoli in conversazioni simili a quelle umane, componendo canzoni e riassumendo lunghi documenti.

chatgpt a pagamento - elon musk chiede una pausa sulle intelligenze artificiali

LEGGI ANCHE: ChatGPT e l’intelligenza artificiale generativa: i numeri del mercato

I potenti sistemi di intelligenza artificiale dovrebbero essere sviluppati solo quando saremo sicuri che i loro effetti saranno positivi e i loro rischi gestibili“, si legge nella lettera pubblicata dal Future of Life Institute.

L’organizzazione non profit è finanziata principalmente dalla Musk Foundation, dal gruppo londinese Founders Pledge e dalla Silicon Valley Community Foundation.

La lettera per la pausa delle Intelligenze Artificiali

L’intelligenza artificiale mi spaventa“, ha dichiarato Musk all’inizio del mese, anche se è uno dei co-fondatori dell’azienda leader del settore OpenAI e la sua casa automobilistica Tesla utilizza l’IA per il sistema di pilota automatico.

Cosa chiede Elon Musk per l’Intelligenza Artificiale

Musk ha chiesto un’autorità di regolamentazione per garantire che lo sviluppo dell’IA serva l’interesse pubblico, iniziando con il mettere in pausa le intelligenze artificiali.

È profondamente ipocrita che Elon Musk firmi, visto quanto duramente Tesla ha combattuto contro le responsabilità per l’IA difettosa delle sue auto a guida autonoma“, ha dichiarato James Grimmelmann, professore di diritto digitale e dell’informazione alla Cornell University. “Una pausa è una buona idea, ma la lettera è vaga e non prende sul serio i problemi normativi“.

ninja

Il mese scorso Tesla ha dovuto richiamare più di 362.000 veicoli statunitensi per aggiornare il software dopo che le autorità di regolamentazione americane hanno affermato che il sistema di assistenza alla guida potrebbe causare incidenti, spingendo Musk a twittare che la parola “richiamo” per un aggiornamento software over-the-air è “anacronistica e semplicemente sbagliata!“.

OpenAI non risponde alla lettera di Musk

OpenAI non ha risposto immediatamente a una richiesta di commento sulla lettera aperta, che esorta a sospendere lo sviluppo di IA avanzate fino a quando non saranno sviluppati protocolli di sicurezza condivisi da esperti indipendenti e invita gli sviluppatori a lavorare con i responsabili politici sulla governance.

Dovremmo lasciare che le macchine inondino i nostri canali di informazione con propaganda e falsità? … Dovremmo sviluppare menti non umane che potrebbero superarci di numero, essere più intelligenti, renderci obsoleti e sostituirci?“, si chiedeva nella lettera, affermando che “tali decisioni non devono essere delegate a leader tecnologici non eletti“.

La lettera è stata firmata da oltre 1.000 persone, tra cui Musk. Sam Altman, amministratore delegato di OpenAI, non era tra i firmatari della lettera. Anche Sundar Pichai e Satya Nadella, CEO di Alphabet e Microsoft, non hanno firmato.

Tra i cofirmatari figurano l’amministratore delegato di Stability AI Emad Mostaque, i ricercatori di DeepMind, società di proprietà di Alphabet, e i pesi massimi dell’IA Yoshua Bengio, spesso definito uno dei “padrini dell’IA”, e Stuart Russell, un pioniere della ricerca in questo campo.

Le preoccupazioni arrivano mentre ChatGPT attira l’attenzione dei legislatori statunitensi con domande sul suo impatto sulla sicurezza nazionale e sull’istruzione. Lunedì la polizia dell’UE Europol ha messo in guardia sul potenziale uso improprio del sistema nei tentativi di phishing, disinformazione e criminalità informatica.

Nel frattempo, il governo britannico ha presentato proposte per un quadro normativo “adattabile” sull’IA.

Dal suo rilascio l’anno scorso, ChatGPT di OpenAI ha spinto i rivali ad accelerare lo sviluppo di modelli linguistici simili di grandi dimensioni e le aziende, tra cui Alphabet Inc, stanno correndo per arricchire i loro prodotti con l’IA.

Gli investitori, diffidenti nell’affidarsi a un’unica azienda, stanno abbracciando i concorrenti di OpenAI.

Microsoft ha rifiutato di commentare la lettera e Alphabet non ha risposto alle chiamate per un commento.

Gran parte del potere di sviluppare questi sistemi è stato costantemente nelle mani di poche aziende che hanno le risorse per farlo“, ha detto Suresh Venkatasubramanian, professore alla Brown University ed ex assistente del direttore dell’Ufficio della politica scientifica e tecnologica della Casa Bianca.

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ga4 - google analytics

GA4: la timeline del passaggio da UA a Google Analytics 4

Google Analytics 4 (GA4) sta sostituendo Universal Analytics (UA, meglio conosciuto come GA3).

Anche se la libreria “gtag.js” è la stessa usata per la versione precedente, i dati vengono misurati con un nuovo sistema basato unicamente sugli eventi.

La raccolta dei dati sulle proprietà UA standard terminerà il 1° luglio 2023, quindi tutti gli oltre 28 milioni di utenti freemium di Google Analytics dovranno passare a Google Analytics 4 entro tale data.

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Google Analytics 4 è invece costruito attorno a una struttura molto flessibile per cui tutti i tipi di interazione degli utenti sono considerati eventi, e posti tutti sullo stesso piano.

HIT UA EVENTO GA4
Visualizzazione di pagina Evento
Evento Evento
eCommerce Evento
Interazioni social Evento
Tempo utente Evento
Eccezioni Evento
Visualizzazione schermata (app) Evento

La timeline per il passaggio a GA4

Marzo 2023

Se non hai già creato una proprietà GA4, Google ne creerà una per te, a meno che non sia tu a scegliere espressamente di non farlo.

GA4-nuova proprietà

Fino al 1° luglio 2023

Gli utenti possono continuare a utilizzare e raccogliere nuovi dati nelle loro proprietà Universal Analytics.

Dopo il 1° luglio 2023

Gli utenti possono accedere ai dati Universal Analytics elaborati in passato per almeno sei mesi e sono invitati a esportare tutti i rapporti storici in questa fase.

LEGGI ANCHE: Alternative a Google Analytics per essere GDPR compliant

Cosa succede con GA4 ai dati raccolti con Google Analytics 3

I dati storici di UA non saranno copiati in GA4: ci sarà una completa tabula rasa di tutte le informazioni raccolte nel tempo (ed è per questo che viene raccomandata l’esportazione).

LEGGI ANCHE: Switch a GA4: come fare il passaggio giusto al momento giusto

Cosa cambia con Google Analytics 4

GA4 renderà le attività di analisi dei dati più conformi alle leggi sulla privacy dell’UE, ma non saremo più in grado di seguire il comportamento degli utenti nello stesso modo di prima.

Mentre molti discutono sul futuro del gigante della ricerca, è consigliabile passare a GA4 finché UA è ancora disponibile. Questo aiuterà a costruire i dati storici e l’esperienza d’uso necessari per garantire la continuità una volta che Universal Analytics non sarà più disponibile.

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content inflation

Content Inflation: come raggiungere il proprio pubblico e combattere l’inflazione contenutistica

L’inflazione è un fenomeno inevitabile in tempi moderni, con cui occorre fare i conti nella vita di tutti i giorni.  Se è generalmente associato all’ambito economico-finanziario (l’aumento dei prezzi di beni e servizi e la conseguente diminuzione del potere d’acquisto della moneta), può essere applicato anche al content marketing e ai social network. La cosiddetta “Content Inflation” fa, infatti, riferimento all’enorme quantità di contenuti presenti online, ormai diventati “inflazionati”.

LEGGI ANCHE: Content Inflation, cos’è e come pianificare una strategia di Content Marketing efficace

Le moltissime copie di video e testi pubblicati ogni giorno sulle piattaforme e blog di tutto il mondo ne diminuiscono la qualità: tuttavia, i costi legati alla produzione aumentano e i guadagni sono molto inferiori rispetto al passato.

L’inflazione è in parte generata anche dalla crescita vertiginosa del numero di utenti sui social media dallo scoppio della pandemia: un aumento di circa un 1 miliardo di persone dal 2020, come rivelato dal Report Digital 2023.

Content Inflation: come arginarla

C’è una via di fuga per sfuggire al risvolto negativo di questa mass production di contenuti? Ha ancora senso focalizzare le proprie strategie di marketing sul potere dei contenuti? Ebbene sì, “Content is King” così come affermato da Bill Gates alla nascita del content marketing, e proprio in questo risiede la soluzione al fenomeno della recente inflazione contenutistica. Per vincere la tendenza inflazionistica dei contenuti è infatti necessario mettere in campo la creatività e la costante innovazione.

content inflation come fare

In particolare, per quanto riguarda marketer e aziende, investimenti in questa direzione continuano a generare ottimi risultati: secondo i dati forniti dal report The State of Content Marketing 2023 Global Report, il 97% dei marketer e aziende intervistati ha affermato che il content marketing ha avuto un impatto positivo sul proprio business (un aumento del 6% rispetto al report del 2022): proprio per questo, il 66% ha già definito una strategia di content marketing per il 2023, mentre il 69% prevede di incrementarne il budget.

Pur esplorare al meglio l’attuale tema dell’inflazione dei contenuti, Ninja Marketing si è rivolto a Pinterest per supportare chi vuole emergere dal “rumore” della folla che caratterizza i social media. La piattaforma visiva propone una guida con alcuni utili consigli per creare contenuti più engaging ed efficaci così da “bucare lo schermo” e differenziarsi dalla concorrenza arginando le problematiche della Content Inflation.

#1 L’autenticità e la coerenza al proprio business purpose è la chiave del successo: per ottenere credibilità con il proprio pubblico in target, è importante in ogni campo focalizzarsi sulla propria area di expertise.

Questo è valido soprattutto per la comunicazione digitale, il cui obiettivo è evitare di ricorrere a materiali generici e scontati.

Il punto di partenza per brand e Creator che vogliono implementare campagne digital efficaci è definire con chiarezza la propria identità e i messaggi che si vogliono veicolare: l’autenticità trasmette emozioni e – solo grazia alla componente emotiva – è possibile conquistare l’immaginazione delle persone.

Tra le cause di un insuccesso “social”, vi è sicuramente una mancata credibilità e allineamento con il proprio purpose. Pertanto un mantra da tenere a mente per il 2023 è “quality over quantity” (la qualità vince sulla quantità).

#2 Ispirare a partire dalla positività: diffondere positività e inclusività sul web è diventata una priorità.

Secondo una ricerca condotta da Pinterest con Morning Consult, più della metà degli intervistati (53%) ritiene che le piattaforme online e i social media abbiano la responsabilità di progettare e dare vita a spazi online positivi ed inclusivi.

Tuttavia, la metà del campione è concorde nel dire che le esperienze online negative stanno diventando sempre più frequenti. Preferire, dunque, piattaforme che lottano in prima linea per la positività e l’inclusività è fondamentale per il pubblico online, soprattutto per le generazioni native digitali come la Gen Z. Grazie a policy leader nel settore come la policy sulla disinformazione climatica, funzionalità come la ricerca per tipo di capello, skin tone ranges e la ricerca empatica e strumenti come il codice dei Creator, Pinterest ha declinato la propria propria mission per la creazione di uno spazio più positivo, inclusivo e sicuro per tutti su Internet.

#3 Adeguare i propri contenuti ai diversi format: proprio perché ogni format presenta caratteristiche specifiche, sarebbe un errore pensare che la stessa strategia di comunicazione possa essere declinata con un unico format di contenuto e avere lo stesso risultato positivo.

Se l’obiettivo è diventare un trendsetter, è necessario conoscere le peculiarità dei diversi formati di contenuto per massimizzare i risultati di campagne e contenuti.

È ormai evidente come i consumatori abbiano eletto il formato video come preferito, data la sua efficacia quando arriva il momento di passare all’azione e realizzare la vita dei propri sogni.

Per esempio, su Pinterest il numero di Pin in formato video è aumentato di 3 volte nell’ultimo anno.

#4 Creare contenuti che portino ad un’azione: è importante che il contenuto sia il più possibile gradevole dal punto di vista estetico (più il contenuto è accattivante e facile da navigare a prima vista, più è probabile che le persone smettano di scorrere i post e prestino maggiore attenzione a un contenuto specifico).

Tuttavia, un altro aspetto rilevante da non tralasciare è che i contenuti devono essere fruibili, ispirando le persone che vogliono agire, che si tratti di sperimentare una nuova ricetta, provare un nuovo look o pianificare i loro prossimi viaggi.

Ed è proprio questo che motiva i Creator e i brand su Pinterest: dopo tutto, la piattaforma è l’unica al mondo in cui oltre 450 milioni di utenti trovano idee originali e creative da mettere in pratica nella vita di tutti i giorni, e non semplicemente a scorrere passivamente i post.

content inflation pianificazione

#5 La pianificazione è una priorità: indipendentemente dalla qualità della propria marketing media campaign, senza un content planning strategico e ben organizzato, è difficile ottenere buoni risultati.

Solamente così brand e Creator riescono a perseguire i propri obiettivi senza perdere di vista la direzione e i risultati ottenuti dal proprio canale: devono essere nel posto giusto al momento giusto… e soprattutto con i contenuti più in linea con il proprio pubblico di riferimento e i propri obiettivi di marketing.

Inoltre, anticipare le tendenze del proprio pubblico di riferimento nella pianificazione dei contenuti da postare può contribuire a rendere ancora più solido il proprio piano. A questo proposito, Pinterest Predicts è un ottimo strumento per esplorare le tendenze dell’anno prima ancora che diventino tali, individuando temi in linea con ciascun gruppo demografico.

Pinterest è, infatti, la piattaforma a cui le persone si rivolgono per trovare nuove idee e passare all’azione: grazie all’analisi approfondita delle ricerche dei Pinner, ogni anno la piattaforma elabora un report completo ed esaustivo sui trend più interessanti, dalla moda e beauty all’arredamento e ai viaggi fino a cibo, hobby e interessi (negli ultimi 3 anni, l’80% delle previsioni si è rivelata corretta).

#6 Passo dopo passo: fin dagli “albori” dei social media, la viralità è stata un imperativo assoluto, quasi una sorta di ossessione culturale.

Tuttavia, ciò che conta di più nel lungo periodo è darsi il tempo di costruire una forte presenza social e crescere in modo costante: in sostanza, play the long game per rimanere sempre sulla cresta dell’onda!

INTELLIGENZA ARTIFICIALE numeri

ChatGPT e l’intelligenza artificiale generativa: i numeri del mercato

ChatGPT ha portato alla ribalta l’IA generativa quando ha raggiunto 1 milione di utenti in cinque giorni.

Quanto è potente Chat GPT? Come funziona l’IA generativa? Chi sono i protagonisti? ChatGPT è pronto per cambiare le nostre vite?

ai generativa chatgpt

Cos’è e cosa fa l’intelligenza artificiale generativa

L’intelligenza artificiale generativa è un’intelligenza artificiale che crea contenuti da semplici prompt e contesto.

#1. L’IA generativa può creare di tutto, dai saggi agli oggetti 3D. Esistono modelli per produrre testi, codici, immagini, video, musica, discorsi, sfondi di giochi. Per creare questo contenuto, la tecnologia richiede suggerimenti da parte dell’utente, un breve stringa di parole o frasi.

#2. I modelli più recenti combinano più di una funzionalità. Conosciuti come modelli multimodali, possono comprendere diversi tipi di contenuto, come immagini, testo e musica. Ciò consente loro di convertirsi l’uno nell’altro o persino di trasformarli in qualcosa di completamente diverso, come il video. Ma anche i casi d’uso a modalità singola, come il completamento di una canzone incompiuta, stanno diventando più sofisticati.

Ecco alcuni casi d’uso:

ai generativa esempi

Qual è la dimensione del mercato per l’AI generativa

#1. Secondo PitchBook e la National Venture Capital Association (NVCA), nel 2022 l’intelligenza artificiale generativa comprendeva meno dell’1% del finanziamento totale del capitale di rischio statunitense di 238,3 miliardi di dollari.

Ma circa 450 startup e diversi nuovi fondi per l’AI generativa indicano un mercato caldo e grandi speranze di crescita.

#2. L’IA generativa ha prosperato nel 2022 nonostante un clima difficile. I finanziamenti VC per l’Intelligenza Artificiale generativa sono aumentati di oltre il 20% nel 2022, mentre i finanziamenti VC sono diminuiti complessivamente del 30,9%, secondo PitchBook e NVCA.

ai generativa investimenti

Cos’è ChatGPT

ChatGPT è un modello di intelligenza artificiale conversazionale creato da OpenAI (GPT sta per trasformatore generativo pre-addestrato).

Rilasciato il 30 novembre 2022 in fase di test, ha guadagnato 1 milione di utenti in cinque giorni ed è esploso come fenomeno mainstream diventando popolarissimo.

Come funziona ChatGPT

Gli utenti fanno una domanda o effettuano una richiesta in una casella di query. Il modello fornisce quindi una risposta in frasi o paragrafi ben strutturati.

Dati alcuni input di testo, ChatGPT può anche scrivere o correggere codice informatico.

 

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Il punto sull’Intelligenza Artificiale: percezione e applicazioni

Un articolo sull’Intelligenza Artificiale scritto da una AI

Settimana lavorativa di 4 giorni: i vantaggi per i lavoratori e la situazione in Italia

L’idea di una settimana lavorativa di 4 giorni si sta facendo sempre più largo nell’opinione pubblica. Un trend da considerare come una vera e propria svolta lavorativa che potrebbe portare ad un cambiamento epocale a livello culturale e sociale.

Accorciare la settimana lavorativa potrebbe, infatti, comportare una modifica sull’assetto della mobilità urbana, una riorganizzazione dei tempi personali e, non ultimo, un’influenza sul settore del turismo, considerando la possibilità di un giorno libero in più.

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I dati di 4 Days Week Global

Il più grande test sul tema realizzato fino ad ora è quello curato dall’ente no-profit 4 Days Week Global, con la partecipazione dell’Università di Cambridge, dell’Università di Oxford e del Boston College.

Per 6 mesi, da gennaio a giugno 2022, 61 aziende dislocate tra Regno Unito, Stati Uniti, Australia, Irlanda e Nuova Zelanda, hanno partecipato al programma pilota. Il progetto prevedeva una settimana lavorativa di 4 giorni, per un totale di 34 ore settimanali di lavoro, mantenendo lo stesso livello di retribuzione.

“Un successo clamoroso praticamente in ogni dimensione” si legge nel report del progetto.

Il 92% delle aziende partecipanti ha affermato che continuerà ad utilizzare la nuova formula organizzativa nella propria settimana di lavoro. 1/4 delle aziende ha determinato come “nuovo” giorno di riposo il lunedì o il venerdì, il 25% invece ha dichiarato di assegnare un giorno diverso ai dipendenti, mentre le restanti hanno dichiarato di non aver individuato un giorno determinato ma che esso viene cambiato periodicamente.

“Questo è un importante momento di svolta per chi si batte per una settimana lavorativa di 4 giorni” ha aggiunto Joe Ryle, direttore della campagna. “In un’ampia varietà di settori dell’economia – continua – questi incredibili risultati dimostrano che la settimana di 4 giorni senza variazioni di stipendio funziona davvero”.

Le aziende partecipanti si sono mostrate soddisfatte dell’esperienza: le entrate sono aumentate, i giorni di malattia e assenteismo sono diminuiti, le dimissioni sono in calo. Dal canto loro, anche i dipendenti si mostrano entusiasti, per il proprio benessere e per quello climatico. Recarsi meno al lavoro avrà infatti un impatto minore sull’ambiente.

Diminuzione dello stress

Tra i 2900 lavoratori che hanno preso parte al programma pilota, è emerso che sono diminuiti i livelli di stress, ansia ed esaurimento legati al lavoro, grazie alla realizzazione di un migliore equilibrio tra sfera privata e professionale.

settimana lavorativa 4 giorni meno stress

Lo stress, causato dal rilascio di cortisolo da parte degli ormoni, alla lunga può causare problemi fisici e mentali da non ignorare. Di fronte ad una situazione stressante, il fisico reagisce con un meccanismo di “lotta o fuga dal corpo”, provocando una reazione, dall’aumento del battito cardiaco, alla difficoltà di respiro, eccessiva sudorazione e tensione muscolare.

“Se all’improvviso hai avuto un giorno della settimana in più, beh, invece di 5 giorni di cortisolo elevato, hai solo 4 giorni di cortisolo elevato. Questo potrebbe certamente spiegare perché le persone sperimentano una diminuzione del burnout e un miglioramento dell’umore” ha sottolineato Alex Korb, neuroscienziato dell’Università della California.

Lo studio ha dimostrato che il livello dello stress subisce un calo da 3,07 a 2,74 con il nuovo modello organizzativo del lavoro. Il 71% dei lavoratori ha, infatti, dichiarato di avvertire una diminuzione del fenomeno del burnout e il 39% di sentirsi meno stressato, e di non percepire più il tipico “terrore della domenica”, al pensiero di iniziare la nuova settimana di lavoro.

Il tempo guadagnato da un orario lavorativo inferiore viene speso in attività che favoriscono il benessere mentale dell’individuo, con la famiglia, gli amici, dedicandosi a degli hobby o alle faccende domestiche, che vengono svolte con più tranquillità. Philip Gehrman, psicologo dell’Università della Pennsylvania, ha specificato che “per quanto il lavoro possa essere gratificante e appagante, è anche stressante e richiede tempo che vorremmo dedicare ad altre cose. Quindi mi sembra logico che lavorare meno ore sia associato a una serie di miglioramenti”.

Migliore qualità del sonno

Il rapporto 2016 di Centers for disease control and prevention, evidenzia che 1/3 degli americani ha difficoltà a dormire.

settimana lavorativa 4 giorni migliore sonno

La qualità del sonno è fondamentale per avere una buona concentrazione durante la giornata, che si esprime in una maggiore efficienza.

“Una delle prime cose che esce dalla finestra quando le persone sono stressate è il loro sonno” specifica Philip Gehrmann, direttore del laboratorio di neurobiologia e psicopatologia del sonno presso l’Università della Pennsylvania. “Quando le persone – prosegue – dormono abbastanza bene durante la settimana e dormono fino a tardi nel fine settimana, quei due giorni di sonno non sono sufficienti per eliminare gli effetti di 5 giorni di sonno inadeguato. Ma 3 notti di recupero su 4 notti di perdita del sonno sono decisamente migliori”.

Il 40% dei partecipanti ha dichiarato di aver avuto meno episodi di insonnia e di problemi legati al sonno, nel periodo di riferimento. Ciò ha consentito di riscontrare un livello di fatica minore con conseguente migliore facilità di concentrazione sul posto di lavoro; il 45% ha dichiarato di non aver trovato significativi cambiamenti del sonno, mentre il 15% sostiene di aver visto aumentare i problemi legati al sonno.

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I vantaggi per l’azienda

L’idea di lavorare un giorno in meno alla settimana, potrebbe avere un effetto positivo sul cervello dei lavoratori, spingendoli a lavorare in modo più efficiente. La ricerca ha infatti mostrato che si migliorano gli sforzi in vista di una scadenza.

Lo spiega il neuroscienziato Alex Korb, sostenendo che, di fronte ad un progetto difficile da portare a termine senza una scadenza, il lavoratore impiega, generalmente, più tempo. “Le persone non sono robot. La maggior parte delle volte non lavoriamo al massimo, probabilmente non è nemmeno possibile per le persone lavorare al massimo 8 ore al giorno per 5 giorni alla settimana”. In sostanza, meno tempo abbiamo a disposizione, più lavoriamo.

Solo il 13% dei partecipanti al progetto pilota, ha dichiarato di sentire un peso maggiore all’idea di dover portare a termine il lavoro settimanale in 4 giorni anziché 5.

settimana lavorativa 4 giorni vantaggi azienda

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La ricerca ha inoltre dimostrato che, durante lo studio, un numero minori di dipendenti ha abbandonato il proprio impiego. Avvertire che l’azienda si preoccupa del tuo benessere psico-fisico tende a motivare il lavoratore a sviluppare un maggiore attaccamento all’azienda stessa.

“I dipendenti vedono il valore intrinseco nell’avere una settimana lavorativa di 4 giorni, e se all’improvviso sembra che l’azienda sia effettivamente interessata al mio benessere allora mi rende più motivato a voler lavorare per l’azienda” aggiunge Korb.

La situazione in Italia

Dagli ultimi dati pubblicati dall’Ocse emerge che l’Italia è uno dei Paesi UE in cui si lavora più ore a settimana. Esattamente, nel nostro Paese, si lavora 3 ore settimanali in più rispetto alla media europea di 30 ore totali.

L’Italia si trova tra le posizioni più basse anche per quanto riguarda la crescita produttiva, un dato che dunque fa riflettere sulla reale efficienza della settimana lavorativa di 40 ore suddivisa su 5 giorni.

Alcune aziende stanno provando ad introdurre la nuova organizzazione, come:

Carter&Benson, che prevede 32 ore settimanali, con parità retributiva, e possibilità per i dipendenti di spalmare a propria discrezione le ore sull’intera settimana; Awin Italia e Mondelez International che stanno sperimentando la settimana corta di 32 ore su 4 giorni lavorativi a parità di retribuzione; Intesa San Paolo sta lanciando la sperimentazione della settimana corta con 9 ore giornaliere, lasciando, per il momento, l’adesione dei dipendenti volontaria.

La vera sfida italiana, al momento, è però cercare di introdurre la settimana lavorativa di 4 giorni all’interno del quadro normativo nazionale. Un lavoro che spetta dunque al Governo e ai sindacati, per regolarizzare e tutelare una nuova forma organizzativa.

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facebook advertising 2023 guida

Facebook Advertising: la tua guida completa aggiornata al 2023

Facebook offre molte funzionalità e opportunità agli inserzionisti per far crescere il proprio business, ma prima di conoscere e capire perché le aziende dovrebbero fare Facebook advertising, quando possa loro convenire rispetto ad altri canali pubblicitari, gli strumenti da usare per realizzarle e come misurare il ritorno sull’investimento, iniziamo con il chiarire cosa si intende esattamente quando si parla di Facebook advertising.

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Gli annunci di Facebook non sono altro che post a pagamento pubblicati sulla piattaforma e visibili al pubblico  che rientra nel target scelto in fase di progettazione della campagna pubblicitaria realizzati con lo scopo di promuovere un prodotto oppure un servizio che viene offerto dall’azienda.

Tali annunci potranno essere visibili su:

  • Feed degli utenti
  • Storie
  • Messenger
  • Marketplace
  • Altro

Mentre tra i diversi formati che l’annuncio potrà avere troveremo:

  • Immagine o carosello
  • Video
  • Foto a 360°
  • Video a 360°
  • Inserzioni carosello su Stories
  • Esperienza interattiva
  • Messenger

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Perché fare FB ads

Con una base di utenti attivi su Facebook in continua a crescita, questa piattaforma rappresenta un potente canale pubblicitario perché consente di mostrare i propri annunci a 2,17 miliardi di persone, quasi il 30% della popolazione al mondo; un numero che è di recente cresciuto, come è possibile vedere dal grafico sottostante, complice anche la pandemia vissuta.

utenti dei social media - facebook advertising

Fonte immagine: comscore.com

Dati più recenti ci mostrano inoltre, come la crescita di Facebook non si sia fermata neanche dopo il periodo che per via della pandemia che ha costretto molte persone chiuse in casa potrebbe rendere “falsati” i dati, come ci mostra il grafico sottostante con i dati elaborati da We are social e Hootsuite.

social-network-piu-usato-al-mondo - facebook advertising

Inoltre stando ai dati dello State of Marketing Trends Report 2022 condotto da Hubspot, nel 2022 Facebook risulterebbe il canale che consente di realizzare un miglior ritorno sull’investimento oltre ad essere  il migliore rispetto al coinvolgimento nella top 5 ​​delle piattaforme social

Sebbene questi numeri siano già impressionanti, le motivazioni che spingono ogni anno molte aziende ad affidarsi a Facebook come canale di diffusione dei propri annunci pubblicitari sono anche altre, come ad esempio la possibilità di targetizzazione.

Fare Facebook advertising significa infatti avere la possibilità di filtrare gli utenti che visualizzano un determinato contenuto pubblicitario, mostrando così il post promozionale solo al segmento di pubblico più in linea con i propri obiettivi.

Tra i filtri di selezione che è possibile impostare durante la fase di creazione della campagna per far visualizzare l’annuncio a una determinata fetta di pubblico con specifiche caratteristiche, troviamo infatti:

  • Demografia
  • Posizione
  • Interessi
  • Altre informazioni sul profilo

Differenze tra Facebook ads e la rete di Google

Facebook e la Rete Display di Google possono essere considerate le più grandi reti pubblicitarie online del mondo se si pensa che Facebook ha più di 2 miliardi di utenti sul proprio sito e Google esegue oltre 40.000 ricerche al secondo.

Google è la piattaforma pubblicitaria a pagamento per clic (PPC) più popolare dove  l’inserzionista ha la possibilità di fare campagne a pagamento scegliendo tra:

  • campagne di ricerca che si basano su determinate parole chiave che l’utente potrebbe cercare;
  • campagne display, dove gli annunci vengono visualizzati sul motore di ricerca e sui siti partner come Youtube e moltissimi altri.

Solitamente, l’annuncio sarà composto da semplice testo, anche se ci sono in alcuni casi anche opzioni di aggiunta di immagini e nella pratica ciò che verrà fatto con il proprio annuncio sarà mostrarlo ad utenti che stanno cercando sul motore di ricerca prodotti o servizi similari.

Considerando che Google ha circa il 95% degli utenti dei motori di ricerca, possiamo essere certi che pubblicizzando su Google l’annuncio sarà visibile a una base di utenti veramente molto ampia.

Elemento essenziale però, sarà la pertinenza dell’annuncio rispetto alle parole chiave, la qualità dell’annuncio e il budget a disposizione.

Al contrario di Google invece, facendo Facebook Advertising gli annunci verranno mostrati unicamente agli iscritti della piattaforma e per più volte; in questo caso non sarà possibile sfruttare le parole chiave come è possibile fare con le campagne di ricerca di Google per intercettare il pubblico interessato, sarà però possibile restringere il pubblico potenziale che visualizzerà il proprio annuncio selezionando dei criteri precisi creando pubblici personalizzati da usare nelle proprie campagne. 

In entrambi i casi è quindi possibile vedere come ci siano molteplici gradi di ottimizzazione possibili da compiere.

Volendo infine fare un confronto tra facebook e Google, oltre a quanto visto fino ad ora,  possiamo portare all’attenzione due ulteriori elementi per cui le due piattaforme si differenziano in particolar modo:

  • la copertura: nonostante Google abbia una maggiore copertura, consentendo dunque di mostrare gli annunci a più persone nel mondo, Facebook offre la possibilità di mostrare più volte gli annunci alle stesse persone;
  • i tassi di adozione/crescita degli inserzionisti: nonostante la crescita di Facebook sia buona, i suoi numeri di utenti sono inferiori rispetto alla crescita della base di utenti di Google.

Quando scegliere Facebook e quando Google

Riassumendo, utilizzando Google ADS abbiamo visto come la Rete Display consenta di entrare in contatto con i clienti su oltre un milione di siti web in tutto il mondo permettendo di mostrare i tuoi annunci alle persone che visitano i loro siti o blog di notizie preferiti, mentre la Rete di Ricerca, attraverso l’uso di parole chiave specifiche, consente di intercettare gli utenti che cercano prodotti o servizi similari sul motore di ricerca.

Utilizzando Facebook advertising invece, è possibile mostrare i propri annunci a molti utenti per più volte, raggiungendo quella fetta di utenti potenzialmente più interessati al proprio prodotto o servizio, poiché sul pubblico di destinazione è possibile fare una scelta chiara per filtrare il più possibile i visualizzatori degli annunci.

Su facebook inoltre è possibile creare un funnel che porti attraverso più step  alla conversione desiderata.

Principale differenza quindi tra le due piattaforma è quella di andare a rispondere con i propri annunci a due tipologie di domande:

  • la domanda latente: facilmente intercettabile su facebook per veicolarla verso il prodotto o servizio offerto;
  • la domanda consapevole: logica che governa le campagne ricerca di Google in cui si va ad intercettare un pubblico già alla ricerca di un dato prodotto o servizio.

Come decidere dunque quando scegliere Facebook e quando Google?

La decisione dipenderà dagli obiettivi che si persegue attraverso l’attivazione delle campagne pubblicitarie.

Se si desidera intercettare gli utenti che cercano prodotti o servizi similari ai propri attraverso l’uso di parole chiave specifiche, Google sarà la scelta senza dubbio migliore; mentre se si punta specialmente a far visualizzare più volte il proprio annuncio ad una fetta di pubblico potenzialmente interessato e ad accrescere il proprio seguito sui social, ma anche ad arrivare alla conversione seguendo un funnel preciso, Facebook Advertising sarà invece la scelta adatta.

In ogni caso, c’è comunque da sottolineare che non per forza una scelta escluderà l’altra.

Budget permettendo infatti, anche entrambi potrebbero essere la scelta giusta, lavorando seguendo una strategia che punti su più fronti, dove si utilizzi Google ADS per essere scoperti e Facebook Advertising per il follow-up.

Quali sono gli strumenti che Facebook mette a disposizione

Come funziona Facebook ads? Facebook permette ai propri utenti di far crescere il proprio business in quattro modi principali:

  • facendo brand awareness;
  • fidelizzando i clienti;
  • promuovendo i prodotti o servizi;
  • facendo ricerca di personale.

A questo scopo, Facebook mette a disposizione diversi strumenti e la maggior parte di questi sono gratuiti. 

Vediamone alcuni:

  • Post: immagini, video, sondaggi;
  • Storie: immagini e brevi video visibili per un tempo limitato;
  • Posta: per raccoglie tutte le comunicazioni in un unico posto;
  • Messenger: un modo per raggiungere le persone su vasta scala e interagire con loro individualmente;
  • Commenti: per rispondere ai tuoi followers;
  • Gruppi: uno spazio per comunicare con un gruppo selezionato di persone interessate ai tuoi prodotti e servizi;
  • Dati statistici: un modo per vedere gli Insights della Pagina, ma anche il Centro inserzioni dove vedere i risultati della tua inserzione su Facebook;
  • Prenotazioni: una modalità per aumentare le prenotazioni, aumentare l’interazione e risparmiare tempo;
  • Eventi per aumentare la copertura in modo gratuito rispetto ad un evento in programma;
  • Offerte di lavoro: una funzionalità che aiuta a trovare e assumere le persone giuste;
  • Vetrine: un mezzo riservato alle pagine aziendali per pubblicare i prodotti che vuoi vendere e per connetterti con più clienti su Facebook. È così possibile diffondere i prodotti in modo ampio, la procedura di acquisto e presentare il brand;
  • Facebook Live: un’occasione per fare delle dirette da mobile o pc;
  • Facebook Dating: uno spazio di incontri;
  • Facebook Rooms: stanze virtuali per fare dirette con le persone invitate;
  • Pubblicità: unica funzionalità non gratuita che permette di pubblicizzare i tuoi annunci in modo mirato verso un pubblico selezionato.

Per la gestione invece di tutte le attività sulle pagine, Facebook mette a disposizione Creator Studio utile per:

  • la  creazione dei contenuti;
  • la programmazione dei contenuti;
  • il l monitoraggio delle performance dei contenuti pubblicati sui social;
  • la visione di messaggi, notifiche etc.;
  • le attività di testing dei contenuti;
  • l’accesso agli strumenti per monetizzare.

10 consigli pratici per impostare una campagna

Per fare Facebook advertising e impostare una campagna è importante prima di tutto operare in maniera professionale. Per farlo è dunque importante sia per i proprietari delle pagine su Facebook che per le agenzie a cui è affidato il compito di gestione delle pagine o della creazione delle campagne pubblicitarie, aprire e impostare correttamente il Business Manager.

Questo strumento messo a disposizione da Facebook è utile per diversi aspetti tra cui l’assegnazione della proprietà di una pagina, l’assegnazione dei diversi ruoli dati a partner o dipendenti per diverse risorse che possono essere la condivisione di post, l’analisi dei dati, la creazione di inserzioni o un controllo completo sull’account. Una volta eseguite tutte le impostazioni di base, si può passare alla creazione della campagna. 

Ecco allora 10 step che riassumono gli elementi fondamentali a cui porre attenzione durante la creazione di un’inserzione:

  1. apri e imposta correttamente il business manager;
  2. apri o richiedi l’autorizzazione all’uso dell’account pubblicitario da usare per gli addebiti delle spese pubblicitarie;
  3. scegli il tipo di obiettivo da raggiungere attraverso gli annunci che può essere notorietà, visualizzazioni sul sito, mi piace alla pagina, visualizzazioni di video, installazione di app e molto altro;
  4. scegli il tipo di formato da usare per i propri annunci (immagine, video, carosello di video o di immagini, anteprima della pagina etc.);
  5. verifica in base al contenuto scelto che questo rispetti le norme di facebook, per evitare la sospensione degli annunci o peggio;
  6. seleziona un pubblico target a cui si vorranno mostrare gli annunci scegliendo diversi criteri come aspetti demografici, lavoro, interessi, comportamenti etc.;
  7. imposta una modalità secondo cui decidere visualizzazioni e costo degli annunci, che può essere per impressioni o per asta e inserire sempre un budget massimo di spesa;
  8. imposta una data di inizio e fine degli annunci per non rischiare costi eccessivi;
  9. scegli dove si desidera che sia mostrato l’annuncio tra feed di facebook, feed di instagram, sezione esplora di facebook o di instagram, messenger, whatsapp.
  10. fai degli A/B test per scegliere quali tra le due tipologie di annunci offrono i migliori risultati così da ottimizzare annuncio e spesa pubblicitaria.

Trucchi e idee per essere efficaci e spendere meno

L’ultimo suggerimento appena dato è certamente quello più importante per ottimizzare i risultati e il budget a disposizione, in quanto consente di vedere quale tipologia di post riesce ad ottenere i risultati migliori così da non spendere il budget inutilmente per una tipologia di post che non dà buoni risultati e non converte come desiderato.

Per fare ciò è fondamentale capire che le campagne una volta impostate non vanno abbandonate ma è essenziale fare test, valutare i risultati guardando sempre gli insight ed essere pronti sempre a  fare tutte le modifiche utili ad ottimizzare gli annunci.

Tenendo però presente che le impostazioni in fase di creazione delle campagne sono fondamentali per decretare il successo o meno della stessa. 

Un altro elemento a cui prestare molta attenzione per ottimizzare le campagne è quello di scegliere il miglior formato in base agli obiettivi.

Ecco allora formati e obiettivi per cui ciascuno è consigliato:

  • foto: adatto per aumentare la notorietà del brand e il traffico online;
  • messenger:perfetto per mantenere una relazione con il cliente;
  • raccolte: il miglior modo  per far conoscere i propri prodotti.

Facebook Advertising: come misurare il ritorno delle campagne

Per misurare il ritorno delle campagne facendo Facebook Advertising bisognerà calcolare il ROI, ovvero il ritorno sull’investimento e la formula per calcolare il ROI  è: (ricavi-costi/costi)*100.

Questo calcolo mostrerà quale è stato il profitto generato dal budget  investito. Bisogna però tenere conto che le attività di Facebook advertising possono tradursi attraverso due modi.

Ci potranno essere risultati finanziari, che potranno essere verificati attraverso maggiori entrate o in una riduzione dei costi; ma anche risultati non finanziari come ad esempio azioni del tipo: nuovi fan, interazioni con la pagina etc. 

Per poter misurare il ritorno delle campagne su Facebook è dunque fondamentale seguire questi step:

  • Avere l’obiettivo di conversione della campagna ben chiaro;
  • Tracciare le conversioni della campagna;
  • Assegnare un valore monetario alla conversione;
  • Calcolare i ricavi ottenuti;
  • Determinare i costi totali;
  • Analizzare i risultati.

Detto ciò è importante comprendere anche come i costi per fare Facebook Advertising possano essere diversi in base al tipo di mercato di riferimento. Alcuni mercati infatti, se sono più concorrenziali saranno più costosi e viceversa, come mostra il grafico sottostante.

 

average click through rate facebook

 

Cosa è cambiato dopo l’aggiornamento dei sistemi IOS

In sostanza mentre prima gli utenti venivano automaticamente tracciati con l’ultimo aggiornamento IOS i dati di chi decide di non farsi tracciare saranno persi.

Questa novità ha quindi  ovviamente degli effetti da non sottovalutare che si traducono in:

  • conversioni che verranno riportate solo parzialmente;
  • massimo otto eventi eventi di conversione configurabili;
  • minore possibilità di ottimizzare le campagne a causa di un numero inferiore di dati a disposizione;
  • impossibilità di targetizzare (o escludere) gli utenti che hanno deciso di non farsi tracciare, ad esempio la creazione di un pubblico personalizzato non terrà conto degli utenti iOS 14;
  • il retargeting sarà meno efficace perché non ci saranno gli utilizzatori di  iOS 14;
  • non si potrà più usare funnel di conversione lunghi e complessi.

Come imparare a fare campagne su Facebook ADS

Per iniziare a fare pubblicità su Facebook è essenziale avere una conoscenza generale delle funzionalità e potenzialità della piattaforma nonché la conoscenza degli strumenti messi a disposizione da Facebook per sfruttare al meglio le potenzialità della piattaforma.

Facebook stesso a questo scopo mette a disposizione online diverse guide gratuite utili a conoscere ed imparare funzionalità e strumenti per la costruzione delle campagne pubblicitarie come la guida alle inserzioni di Facebook che mostra una prima panoramica delle possibilità di sponsorizzazioni su Facebook.

Oltre a questo ci sono numerosi corsi online utili ad imparare ad utilizzare professionalmente gli strumenti di Facebook per creare campagne ottimizzate ed usare al meglio il budget a disposizione ottenendo i migliori risultati possibili o diversi corsi per capire come e perché investire in Facebook Advertising.

landing page che converte

8 suggerimenti per una landing page che converte

Il traffico aumenta ma le conversioni non decollano: questo è il dilemma che affligge spesso i digital marketer. Secondo una ricerca di Gartner Digital Markets, infatti, quasi il 48% dei visitatori di una landing page la abbandona senza arrivare al messaggio.

È opportuno prestare molta attenzione ai contenuti di una landing page, assicurarsi che siano “forti” e avvincenti: questi rappresentano, infatti, gli elementi cardine per convincere i visitatori a diventare clienti qualificati. Sono i dettagli, poi, che fanno la differenza. E per dettaglio si intende la creazione di contenuti persuasivi: titoli precisi, linguaggio semplice, inviti all’azione ben scritti (CTA) e altro ancora.

Ecco 8 suggerimenti per una landing page che converte e per scrivere testi accattivanti.

1. Utilizza il titolo principale e i sottotitoli per comunicare le proposte di valore

Non c’è una seconda occasione per fare una buona prima impressione. E se lo ha affermato Wilde una ragione ci sarà. È nel titolo e nei sottotitoli, infatti, che si nasconde la nostra prima grande occasione. La creazione di un titolo e di un sottotitolo perfetti può essere il biglietto d’ingresso per attirare l’attenzione dei potenziali clienti sulle proposte di valore del servizio o prodotto da offrire. Abbiamo solo un’occasione per spiegare la reason why.

Altrettanto importante è il sottotitolo (o breve paragrafo). Bisogna suggerire al cliente cosa acquisterà in poche semplici battute: ciò aiuta nel processo decisionale. Il momento della scelta è ridotto soprattutto quando l’utente è nella fase decisionale, quella della transazione.

Gli elementi differenzianti vanno ridotti all’essenziale. Un elenco puntato può essere utile per questa strategia.

Includere un riferimento al prodotto o al pubblico a questo punto è necessario.

2. Evidenzia i vantaggi prima delle caratteristiche

Bisogna sovvertire una tendenza: quella di rendere evidenti le caratteristiche prima dei vantaggi.

La reason why per una landing page ad alta conversione è vitale. Bisogna comunicare efficacemente con i propri clienti obiettivo spiegando loro come migliorerebbe la propria situazione con quel prodotto o servizio.

Rendere prioritari i benefici ed esaltandoli usando come espedienti le caratteristiche tecniche e le specificità di ciò che viene proposto. Le caratteristiche, infatti, sono percepite come gli elementi fattuali e di verifica del prodotto, mentre i benefici forniscono una descrizione più convincente dell’impatto che avrebbe sui clienti.

Per identificare i vantaggi del prodotto, è utile indicare cosa fa il prodotto, quale problema risolve e che effetto produrrà per l’acquirente una volta acquistato e provato.

Un esempio efficace, in tal senso, si può rintracciare nella presentazione che Steve Jobs, nel 2001, ha fatto del suo primo iPod al pubblico. E lo ha fatto in soli 30 secondi:

 

3. Crea una pagina di destinazione semplice e di facile lettura

La User Experience è fondamentale. Il potenziale acquirente deve muoversi con agilità all’interno di una landing agguantando con grande facilità le informazioni rilevanti rispetto alla loro situazione. Se i contenuti sono immediati, facili da leggere e da comprendere le conversioni arriveranno da sole.

La soluzione è racchiusa in 5 passaggi chiave. Innanzitutto è bene scrivere titoli brevi che si concentrino sull’idea cardine e stabiliscano, fin da subito, le aspettative di apprendimento per i vostri clienti.

Concentrarsi, poi, su un’affermazione di apertura che introduca i dettagli sottostanti e sostenga l’headline.

Evidenziare, successivamente, le parole chiave con il grassetto. Creare un elenco di massimo cinque punti che illustrino il valore promesso con l’offerta principale.

È fondamentale utilizzare un linguaggio performativo che miri al know how. All’interno dei testi usare parole come ‘imparare a’ o ‘vedere esempi di’ ci consente di coinvolgere gli acquirenti passando dalla semplice linea informativa alla comprensione reale del valore dell’offerta.

LEGGI ANCHE: 7 Best Practices per massimizzare i risultati della tua Marketing Automation

4. Includi testimonianze di clienti per guadagnare fiducia

Il principio della riprova sociale è fondamentale. Per un cliente che si avvicina a una conversione è necessario sapere cosa dicono gli altri del prodotto o servizio proposti. Recensioni, video di testimonianze rappresentano il terreno fertile della decisione.

E non solo. Si pensi, ad esempio, alle certificazioni, ai premi vinti, alle partnership con aziende importanti o più semplicemente alla rassegna stampa che parla di noi: indicarli nella propria landing darà una spinta notevole all’immediata riconoscibilità del brand e alla sua credibilità. Un esempio in tal senso lo restituisce la landing page realizzata da Semrush.

Testimonianze dei clienti su landing page

In questo modo la landing page risulterà particolarmente appetibile e credibile: la credibilità consente, poi, di stabilire una forte connessione emotiva col fruitore. È necessario che sia il messaggio a risuonare al di là della semplice promozione.

5. Usa le immagini per raccontare la storia

Si muove lungo la direttrice del racconto la capacità di coinvolgere gli acquirenti. E le immagini posseggono un forte deterrente per raccontare ben oltre ogni sillaba. Quando strutturiamo la nostra landing page è bene scegliere immagini positive che possano suscitare trigger emozionali. La tendenza è quella di inserire all’interno di una landing foto dei volti dei relatori di un webinar, ad esempio, copertine di materiali da scaricare.

6. Scrivi CTA convincenti

La call-to-action (CTA) è un fattore importante per favorire la conversione, compresi i clic e la conversione dalla compilazione di moduli online. Sia la presentazione visiva sia il linguaggio utilizzato per esprimere la CTA devono interessare il visitatore della pagina di destinazione.

È bene assicurarsi, dunque, che ogni CTA sia orientata all’azione: andranno quindi descritti chiaramente il contenuto o l’esperienza che verrà fornita in cambio di un iscrizione alla newsletter, al download di un white paper o alla registrazione a un webinar.

Le CTA hanno una loro luce: non accavallate colori o immagini che possano contrastare con esse o confonderle. L’utente deve sapere dove e come agire. Canva fornisce un chiaro esempio di come invitare l’utente a muovere i primi passi con lo strumento iscrivendosi gratuitamente.

Propone un titolo chiaro ed efficace, una check list semplice con i vantaggi derivanti dall’uso del prodotto e tre modalità di registrazione al tool.

Cta su landing page e descrizione benefici del servizio

Il principio di scarsità è uno dei punti cardine di una strategia orientata alle conversioni. Create un senso di urgenza sottolineando cosa sta cambiando nella situazione attuale dell’acquirente e le conseguenze di un mancato intervento.

Principio di scarsità su landing page

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7. Mantieni la continuità visiva e di messaggio dall’annuncio ai copy della pagina di destinazione

Il messaggio deve mantenere grande coerenza in ogni elemento della campagna di marketing. In questo modo si crea un coinvolgimento più profondo con gli acquirenti e li si spinge a proseguire nel loro percorso di acquisto. È possibile creare un’esperienza coesa per i visitatori con due semplici regole.

In primo luogo bisogna concentrarsi sul pubblico giusto.

Durante la stesura del messaggio, va tenuto a mente il pubblico obiettivo in modo da parlargli per tutta la durata della campagna.
In secondo ordine è necessario utilizzare elementi comuni.

Qui sono da includere lo stesso stile grafico, gli stessi caratteri e altri elementi, come slogan e loghi, per garantire che i potenziali clienti possano identificare il brand chiaramente.

8. Esegui test prima del lancio

Sviluppare e testare la propria landing page per individuare le aree in cui è consigliabile apportare miglioramenti per ottimizzare il coinvolgimento degli acquirenti e avere un impatto positivo sui risultati della campagna.

Alcuni elementi comuni da testare sulle landing page sono rappresentati dal pubblico, da allineare con gli obiettivi della campagna, le CTA da focalizzare sia in termini di posizione all’interno della landing sia negli aspetti visivi e, in ultimo, messaggi e testi di cui è necessario verificare dimensioni, lunghezza e posizionamento.

Un suggerimento utile è di realizzare titoli e sottotitoli con tone of voice e stili grafici differenti (grassetto o corsivo).

Per analizzare correttamente una landing è necessario usare dashboard di analisi, mappe di calore e metodi di tracciamento dei pixel per ottenere informazioni utili e assicurarvi che gli utenti abbiano apprezzato.

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