SEO & SEM

Come conquistare l’America da Nereto con la SEO

Quest’articolo è stato scritto da Fabio di Gaetano, SEO Strategist di Argoserv e Docente del Corso in Search Engine Marketing.

Fabio di Gaetano SEO Specialist

Se credi che la SEO sia morta, se credi che nell’era delle piattaforme di instant messaging, dei social media e delle APP, Google e i motori di ricerca non siano degli strumenti su cui investire o puntare, ti consiglio di leggere questa storia (vera) e forse cambierai opinione.

Se invece hai capito che anche nel 2018 (e non solo) il posizionamento organico su Google e la visibilità sui search engine possono essere i migliori alleati del tuo business o possono dare una spinta potente alla tua carriera di programmatore, marketer, giornalista o copywriter, la lettura del post t’invoglierà ad acquisire quanto prima le competenze necessarie per padroneggiare questa interessante e proficua disciplina del web marketing sempre molto richiesta sia sul mercato nazionale che internazionale.

SEO nereto storia

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La nostra storia: da un sogno al successo

C’era una volta tanto tempo fa (eravamo nel lontano 2003) a Nereto, piccolo paese dell’Abruzzo, un gruppo di amici che voleva lanciarsi nel mondo degli affari.

Questo manipolo di sprovveduti sognatori era il mio team e, poiché lavoravo nel mercato dei veicoli industriali e conoscevo i numeri di una rivista di successo nel settore, ci è sembrato naturale tentare di replicare il business model di quel magazine distribuito a pagamento nelle edicole.

La formula del giornale era semplice e consisteva nel vendere pubblicità classificata (annunci con foto e prezzi): concessionari e commercianti acquistavano pagine in cambio di visibilità (la distribuzione era diffusa su tutto il territorio nazionale).

Ancora più interessante di utili e fatturati (la rivista era un mega volume mensile di 600 pagine e veniva venduta a 5,00 euro nelle edicole) era l’apparente semplicità dell’operazione: la pubblicazione, infatti, non aveva competitor.

La nostra idea era elementare e un po’ ingenua: abbiamo pensato di realizzare un magazine ”fotocopia” e di prenderci una fetta di quel fatturato.

Come in ogni viaggio dell’eroe che si rispetti, abbiamo sentito la “chiamata” ma gli ostacoli da superare erano dietro l’angolo: realizzare una rivista, pubblicarla e distribuirla nelle edicole (trascurando il problema della vendita), pur se semplice concettualmente, richiedeva investimenti non alla nostra portata.

Bruciati dal fuoco sacro dell’entusiasmo abbiamo cercato il nostro “mentore” (e sponsor) negli allora BIC o CISI (quanto di più simile allora si avvicinasse ad incubatori, venture capitalist e business angels): purtroppo abbiamo capito presto che senza santi in paradiso o buoni garanti, nel 2003 non c’erano strade per ottenere i capitali necessari per tentare l’impresa.

Non ci crederai ma questa è stata la nostra fortuna!

Non ci restava che arrenderci… o tentare un’altra strada (sai gli abruzzesi hanno la testa dura e sono abituati ai terreni impervi): quella del web, al tempo ancora un oggetto misterioso.

Così dopo nove mesi di lavoro abbiamo partorito il portale www.cercocamion.com.

Search Engine Marketing

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Il primo mattone era stato posato ma ora veniva il bello: dovevamo “popolare” il nostro marketplace e trasformarlo in azienda, trovando il giusto modello di business.

Oltre al problema principale della diffidenza nei riguardi del web da parte degli inserzionisti, rivenditori e concessionari (nel 2003 provare a vendere  “su Internet” un camion era considerata un’utopia fra gli addetti ai lavori), la vera sfida consisteva nel trovare il modo per raggiungere il nostro pubblico: dovevamo veicolare quanto più traffico “utile” sul nostro portale nel minor tempo possibile.

Dovevamo trovare il nostro canale di distribuzione digitale cercando di intercettare chi voleva comprare veicoli da lavoro e non si accontentava di sfogliare una rivista e/o non la conosceva.

I motori di ricerca, AdWords e la svolta della SEO

Abbiamo intuito che un metodo furbo per poter riuscire ad ottenere visibilità da “rivendere” era quello di attrarre traffico qualificato proveniente dai motori di ricerca: la nostra audience doveva trovarci, in caso di necessità, sulle SERP quando interrogava Google.

Abbiamo testato l’ipotesi inserendo i primi annunci a pagamento su AdWords (allora eravamo fra i primi nel settore a farlo e stiamo parlando di cifre irrisorie) riscontrando da un giorno all’altro un balzo importante (in termini relativi) nel numero delle visite sul sito.

Abbiamo capito che quella era l’intuizione giusta e che in realtà gli acquirenti sui motori di ricerca costituivano già un mercato interessante e pronto.

Purtroppo però la via del pay per click non era per noi percorribile nel medio e lungo periodo: l’ingresso di competitor più ricchi avrebbe potuto rimescolare in men che non si dica le carte in tavola.

Search Engine Marketing

Credits: Depositphotos #67853485

L’unica strada che ci rimaneva era quella di guadagnarci visibilità gratuita tramite l’attività di posizionamento sui motori di ricerca (al tempo non sapevamo neanche che esistesse, cosa fosse e che si chiamasse SEO).

Così, dopo il lavoro principale che tutti continuavamo a svolgere, la notte e nei week-end abbiamo cominciato a studiare, a cercare la strada per poter divenire “visibili” e a testare sul campo quello che apprendevamo o le intuizioni che avevamo.

Sbaglio dopo sbaglio, tentativo dopo tentativo, keyword long tail dopo keyword long tail nel giro di un paio d’anni grazie al posizionamento naturale raggiunto sulle SERP (avevamo stoppato il pay per click) eravamo diventati fra i leader del mercato online di nicchia e avevamo un’audience numerosa che superava quella della rivista.

Purtroppo da questo a strutturare un’azienda il passo non è stato semplice e sono passati altri tre anni prima di poter cominciare a lavorare a tempo pieno sul progetto: ma il cammino era tracciato e i motori di ricerca costituivano il nostro principale canale di traffico (il nostro migliore business partner).

In seguito, le competenze acquisite ci hanno spinto ad affiancare al nostro core business una web agency e, grazie all’incontro con Mirko Pallera (che non finirò mai di ringraziare) e con il mondo di Ninja Marketing (la storia di questo incontro meriterebbe un racconto a parte), il nostro sogno è diventato realtà e abbiamo acquisito clienti importanti e iniziato a tenere corsi su Ninja Academy.

Ma torniamo a noi e alla nostra SEO story

“Ok – penserai- ma tu ci stai parlando di un sito nel 2003: oggi è tutto diverso, sono nati Facebook, Twitter, Instagram, WhatsApp, Snapchat. Google è superato!”

Forse una rapida occhiata a questa torta ti farà cambiare idea.

torta seo

Nel 2017 quasi il 70% del traffico totale arriva ancora “gratuitamente” da Google, nostro “socio di maggioranza” .

Per il nostro sito come per molti altri business la SEO ha costituito e tuttora costituisce la fonte primaria di traffico e quella con il maggiore ritorno sull’investimento.

Aranzulla, GialloZafferano, e migliaia di attività online hanno costruito le proprie fortune grazie a Google e agli altri search engine e tuttora vedono nel posizionamento organico la chiave del proprio successo aziendale.

Vuoi sapere come finisce la nostra storia SEO?

Grazie al posizionamento raggiunto e al traffico costante proveniente dai motori di ricerca, senza altri canali di distribuzione se non quelli inbound, nella nostra nicchia siamo riusciti a divenire leader in Italia, a tenere testa a colossi multinazionali e a rintuzzare gli attacchi di decine di competitor che si sono affacciati col tempo.

A Gennaio 2017 siamo stati contattati da un’azienda multinazionale americana, leader dell’editoria di settore, che ha deciso di investire su di noi per espandere il proprio business nel vecchio continente.

nereto seo in america

A volte i sogni, se lavori duro per realizzarli (e se Google ti dà una spintarella) possono diventare realtà.

Rispondo alla tua ultima curiosità: “È possibile nel 2017, senza trucchi e senza pratiche a rischio penalizzazione posizionarsi fra i primi risultati di Google?”

Dipende dal settore, dai tuoi competitor e dalla tua capacità di rispondere al search intent della tua audience potenziale, ma se seguirai il nostro corso cercheremo di mostrarti come fare e come trovare comunque la migliore strategia SEO compatibile con il tuo budget e la tua forza relativa.

 

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Peugeot, DHL e Ñandutí: i migliori annunci stampa della settimana

La carta stampata, ormai lo abbiamo imparato, ci riserva sempre tante belle sorprese in fatto di creatività. Per questo anche oggi partiamo nel nostro classico viaggio per il mondo sulle ali dei migliori annunci stampa prodotti dalle agenzie creative.

Peugeot – For all times

Kijamii ha lanciato una campagna di marketing integrata per Peugeot Egypt, dal titolo “Peugeot per tutti i tempi”. La campagna strizza l’occhio alla brand loyalty mostrando tre auto da tre diverse epoche, evocando nostalgicamente la memoria del luogo legata a ogni diversa generazione.

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migliori annunci stampa della settimana

Advertising Agency: Kijamii, Cairo, Egypt
Art Director: Ahmed Morshedi
Copywriter: Yomna Zahran
Photographer: Omar Ehab
Digital Retoucher: Mohamed Dakhaly
Producer: Gehad Abo Shady
Project Manager: Rana Zaki
Stylist: Maram Mohamed Salah
Account Manager: La Reine Heikal
Senior Account Manager: Ghada El Emam

Ford – Work like a god

Restando in ambito di automotive, Ford punta a mitizzare chi utilizza i propri veicoli commerciali. “Solo su un furgone Ford sarai in grado di lavorare come un dio”, sembra dire questa serie di annunci da Saatchi & Saatchi.

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Advertising Agency: Facto – Saatchi & Saatchi, Sainte-Clotilde, Reunion Island
Creative Director: Thierry Minatchy
Copywriter: Pascal Naguin
Photographer: Laurent Diat

Philharmonie de Paris – No Limits

Questa settimana apprezziamo anche la realizzazione della campagna della Philharmonie de Paris, che accosta la musica al cibo che più ci fa gola, ma che in genere non è propriamente salutare. Se “tutto quello che ti piace fa male, è illegale o fa ingrassare”, questo detto non vale per la musica, da ascoltare senza limiti!

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Advertising Agency: BETC, Paris, France
Agency Management: Catherine Emprin, Isabelle Picot, Peter Feurmour
Chief Creative Officer: Rémi Babinet
Creative Directors: Francis De Ligt, Nathalie Dupont
Art Director: Nicolas Prado
Copywriter: Clara Lafuente
Art Director Assistant: Audrey Coffignot
Traffic: Elise Herfort
Art Buying: Christine Lefers
Photographer: Paul & Martin
Print Producer: Florence Douaud

DHL – Sends You Ramadan

Con questa campagna DHL punta a mettere in evidenza lo spirito del Ramadan legandolo alla sua presenza a livello globale. Oltre a promuovere una speciale offerta dedicata a questo periodo dell’anno, DHL ricorda ai suoi clienti di essere al loro fianco durante il Ramadan, per creare un ponte con i propri cari all’estero.

Le immagini da luoghi simbolici di tutto il mondo sono accompagnate dal copy che ricorda che DHL spedisce ovunque il Ramadan.

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Advertising Agency: Kijamii, Cairo, Egypt
Art Director: Ahmed Moheeb Yehia
Copywriter: Mary Aravanis
Graphic Designer: Mohamed Osama
Senior Account Manager: Ghada el Emam
Account Executive: Marise Melek

Ñandutí – Dallo sport all’intrattenimento

Nella categoria Media, Ñandutí unisce in una serie di divertenti e riuscite caricature la propria offerta: dallo sport alla politica, dall’attualità all’intrettenimento, un canale che soddisfa ogni desiderio.

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Advertising Agency: Verde, Asunción, Paraguay
General Creative Director: Alejandro Rebull
Creative Director: Matias Glickman
Art Director: Eduardo Vago
Copywriter: Gabriel Silva
Account Executive: Denise Osuna
Graphic Design: Cesar Gómez, Emilio Ramírez
Producer: Elíptica Studio
Illustration: José Bordón

LEGGI ANCHE: Dom Diagnostic, Meety e Ruff: i migliori annunci stampa della settimana

E tu, quale tra i migliori annunci stampa di questa settimana hai apprezzato di più?

Come creare una newsletter che piaccia ai tuoi clienti

Come costruire una newsletter efficace in poche semplici mosse

Quante volte hai pensato di creare una newsletter da inviare finalmente alla mailing list che hai faticosamente raccolto nel tempo? E magari ci hai anche provato, sfruttando uno dei tanti strumenti disponibili online. Il risultato? Un disastro!

Oltre a richiedere competenze approfondite di HTML e grafica, per ottenere un effetto appena decente nella visualizzazione ti sei dovuto arrendere all’idea che la tua newsletter, una volta giunta a destinazione nella casella email, non era esattamente come immaginavi. Sul tuo smartphone ad esempio era totalmente illeggibile!

Cosa fare, quindi?

Per costruire le tue newsletter in modo facile ed efficace, oggi ti consigliamo un software davvero unico nel suo genere: intuitivo, flessibile e adatto a tutti. MailStyler 2 è un software che ti consente di creare, in poche e semplici mosse, un template newsletter 100% responsive da esportare ed utilizzare per l’invio attraverso il tuo servizio di email marketing

Scopriamo insieme come funziona, passo per passo.

come costruire una newsletter

Credits: Depositphotos #42821151

Crea la tua prima newsletter: non è mai stato così facile

A differenza degli altri servizi e programmi per la creazione di newsletter, che spesso richiedono competenze professionali, MailStyler ti consentirà di creare il tuo template in modo davvero immediato.

  1. Scarica il software sul tuo pc, ci vorranno pochi istanti e potrai provarlo per iniziare in una versione demo molto utile per prendere confidenza con tutte le funzioni del programma. Non essendo un servizio online, non rischierai i classici problemi di instabilità, lentezza e incompatibilità: il tuo lavoro sarà davvero rapido e sempre visualizzabile attraverso una comoda preview in tempo reale.
  2. Elimina definitivamente il rischio di non visualizzare correttamente le tue newsletter su client di posta come Gmail o Outlook, perché il software viene costantemente aggiornato e le mail sono sempre visualizzate esattamente come le hai progettate. Inoltre, non dovrai più preoccuparti di complicati codici per rendere responsive la tua newsletter: il programma infatti crea template 100% responsive, visualizzabili anche da smartphone e da tablet. Anche in questo caso, l’anteprima all’interno del programma ti consentirà di guardare in anticipo cosa vedranno i tuoi destinatari sui loro dispositivi.
  3. Utilizza il semplicissimo sistema drag&drop per spostare nello spazio di lavoro tutti gli elementi della tua newsletter: hai a disposizione una vasta gamma di blocchi personalizzabili (dal testo ai tasti per le tue call-to-action) e un nuovo editor per la gestione delle immagini integrato direttamente nel software. Questa è solo una delle tante novità introdotte da MailStyler 2, insieme a una completa library di immagini libere da diritti, che potrai utilizzare per rendere ancora più attrattiva la tua newsletter.
  4. Dai spazio alla creatività e crea una newsletter davvero personalizzata! Grazie a stili grafici, font e palette colori, alla galleria di foto ad alta definizione e a tutti gli strumenti di editing presenti nella tua area di lavoro, potrai rispecchiare a pieno il tuo brand, senza perdere di vista semplicità di utilizzo e velocità di realizzazione.

3 tips per una newsletter perfetta

Certamente uno strumento di lavoro flessibile e di facile utilizzo sarà il primo passo per lanciarti in questa nuova sfida di marketing verso l’aumento delle tue vendite attraverso le email, ma vogliamo lasciarti anche altri utili consigli per completare il tuo lavoro e rendere davvero insuperabile la tua newsletter.

  1. Scegli il template giusto: puoi partire dagli stili suggeriti dal software, per poi adattare tutti gli elementi alle tue esigenze, ricordando sempre l’esigenza di essere fedeli tanto su desktop quanto su mobile.
  2. Armonizza grafica, testo e design: incorpora i colori e il logo della tua azienda per aumentare l’awareness del marchio e migliorare la probabilità di lettura della newsletter. Crea un’intestazione coerente e imposta il giusto equilibrio tra testo e immagini, che aggiungeranno coerenza al messaggio che vuoi trasmettere, completeranno la costruzione di una newsletter ad alto tasso di lettura.
  3. Invita all’azione: assicurati che i testi siano sintetici ma chiari e comunicativi e aggiungi elementi che richiamino immediatamente all’azione, come link e tasti per le call-to-action. Tra le nuove funzionalità di MailStyler 2 è inclusa la possibilità di creare banner dinamici e call-to-action direttamente all’interno del software, per avere davvero tutto a portata di mano.

Come costruire una newsletter che piaccia ai tuoi clienti

Hai già preso in mano il mouse per cominciare a creare la tua nuova ed efficace newsletter? Seguendo questi pochi passi sarà ancora più semplice liberare la tua creatività per una strategia di email marketing di successo!

12 prigioni trasformate in alcuni degli hotel più cool al mondo

Ci sono alcuni paesi nel mondo in cui il calo della criminalità ha lasciato le carceri vuote. Onde evitare di sprecare spazio si è pensato di destinarle ai turisti in modo inedito per concedere la possibilità di vivere un’esperienza unica.

Alcune parti delle ex-carceri sono state completamente stravolte, altre conservano un talvolta inquietante aspetto originale: ogni edificio con il suo stile, iniziamo il tour:

1.  Kartosta Prison Hotel (Liepaja, Lettonia)

La prigione militare di Karosta era usata soprattutto per pene disciplinari di breve durata e ebbe questo utilizzo fino al 1997.

Vacci solo se sei davvero coraggioso perchè uno degli slogan di questa struttura è: “Vieni a trovarci se vuoi essere detenuto per un giorno”   e ti ritroverai a vivere come in un film: per due ore ti tratteranno come se davvero fossi un detenuto: ti insulteranno (all’ inizio del tour ti faranno firmare un documento in cui autorizzi le guardie a farlo!), ti faranno le foto segnaletiche, subirai un interrogatorio, passerai anche un po’ di tempo in cella di isolamento al buio e volendo potrai scegliere di dormirci per vivere quest’esperienza fino in fondo (in tal caso il prezzo è maggiorato). Potrebbe essere un buon regalo per Natale? Ehm…

 

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 2.  Hostel Celica (Ljubljana, Slovenia)

L’ Hostel Celica  era un carcere militare ed ora è un’esplosione di creatività: ogni cella è stata ridisegnata da 80 tra artisti e architetti, riaprendo la struttura ad un nuova rigogliosa voglia di espressività artistica dal 2003.

Ogni artista ha avuto a disposizione 2.600 euro per rinnovare la cella, qualcuno ha dovuto poi cercare anche sponsor esterni per portare a termine il progetto ed ogni camera ha un concept differente.

 

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3.  Four Seasons Sultanahmet (Istanbul, Turchia)

Anche la catena alberghiera Four Season  non si è lasciata scappare l’occasione di approdare nell’ esperienza delle carceri di lusso ma sarà difficile ricordarsi che sia stata davvero una prigione. Ripensi al film FUGA DI MEZZANOTTE  e ti vengono i brividi ma poi scopri che non l’hanno girato lì e allora pensi di poterci mettere piede senza timore.

L’hotel offre un soggiorno one-of-a-kind nella zona pià antica di Instambul a cinque minuti di cammino dal Museo della Santa Sofia e il Palazzo Topkapi.

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4.  Het Arresthuis Hotel (Roermond, Olanda)

Het Arresthuis  era conosciuta come la peggiore prigione dopo la sua apertura nel 1862. Oggi le sue 105 celle sono state trasformate in 40 camere molto grandi e la struttura è una location molto trendy per organizzare feste e volendo anche il matrimonio (puoi curiosare qui)

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Del passato non c’è traccia se non per le celle che sono rimaste originali, per il resto la struttura è molto chic

5.  Alcatraz Hotel (Kaiserslautern, Germania)

L’Alcatraz Hotel è stato una prigione dal 1867 fino al 2007 quando fu ristrutturato dando vita a 56 camere. Puoi scegliere se dormire in una camera totalmente rinnovata o in una cella, dove troverai una meravigliosa finestra con le sbarre, un adorato letto a castello, l’emozione di un bagno senza porta. Hai già prenotato?

 

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6.  Best Western Premier Hotel Katajanokka (Helsinki, Finlandia)

ESCAPE THE ORDINARY è il mood. Oggi, l’albergo Katajanokka  ospita ancora le sue originali mura di mattoni e include il ristorante Jailbird  dove si possono vedere iscrizioni originali dei detenuti lungo le pareti e consumare un pasto in un’atmosfera irripetibile.

Le camere sono progettate con uno stile minimalista e in alcune suite puoi trovarci anche una sauna. Anche qui potresti festeggiare il tuo matrimonio o il tuo compleanno!

 

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7.  Ottawa Jail Hostel (Ottawa, Canada)

Ottawa Jail Hostel è stata luogo di detenzione dal 1962 al 1972 ed era nota per le condizioni disumane in cui venivano trattati i detenuti: 150 celle senza acqua nè elettricità.

Il piano superiore era destinato alle esecuzioni e molti ospiti giurano di aver visto i fantasmi dei prigionieri uccisi all’interno del carcere durante il loro soggiorno. Ad ogni modo gran parte della superficie della struttura è rimasta originale con le pareti in pietra e le sbarre davanti alle celle

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8. Hotel de la Paix Luang Prabang (Luang Prabang, Laos)

Hotel de la Paix Luang Prabang è oggi patrimonio dell’Unesco ed è sicuramente una delle prossime esperienze suggestive da mettere in elenco.

Il Resort si trova vicino al centro di Luang Prabang e offre 23 lussuose suites con tetto di argilla caratterizzate da alti soffitti e arredi eleganti, alcune delle quali con giardino e piscina privata. Solo le torrette di guardia conservano l’impronta del passato, per il resto sarai immerso in un posto da favola circondato da un giardino botanico in cui potrai perderti ammirando piante e fiori.

 

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9. Långholmen Hostel (Stoccolma, Svezia)

 Långholmen  è stata una prigione fino al 1975. Si trova a pochi passi della spiaggia sull’ isola di Langholmen immersa in un oasi verde e di pace.

Al suo interno c’è anche il Museo della Prigione dove potrai avere l’opportunità di scoprire i 250 anni di storia del penitenziario. Se poi credi che il relax non faccia per te, puoi allora partecipare ad alcune delle attività proposte dalla struttura in cui potrai fingere di essere detenuto.

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10. Malmaison Oxford Castle (Oxford, Regno Unito)

Ti sto dando una dritta per il prossimo San Valentino o anniversario: Malmaison Hotel Castle ad Oxford pare sia l’hotel più romantico del Regno Unito: alcuni sono stati accolti con fragole ricoperte di cioccolato, immagina il resto! Potrai soggiornare in una cella lussuosa e cool dimenticando che fino al 1996 sia stato un carcere.

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11. The Liberty Hotel (Boston, Massachusetts)

Questo Hotel  ha mantenuto solo la facciata esterna originale, ma all’ interno è un’ ode al design moderno che ti catturerà, ti stupirà ed avrai solo voglia di rimanere dietro le sbarre anche grazie ai tantissimi eventi fashion organizzati al suo interno.

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12.  The Lloyd Hotel & Cultural Embassy (Amsterdam, Olanda)

The Lloyd Hotel è un Design Hotel: le sue 117 camere sono state progettate da artisti olandesi per rendere la struttura contemporanea ed unica: troverai altalene appese a travi di legno, letti super-king-size, magari un pianoforte in camera e tante altre cose che potrai scoprire solo prenotando!

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Quale sarà la tua prossima meta?

Epic win e fail: la guerra dei musei, Space X e il coming out di Willwoosh

Il mondo dei social è spietato, in un attimo diventi un eroe e il secondo dopo ti ritrovi dentro la rubrica degli epic fail. È un po’ la stessa cosa che può succedere dopo il weekend, diciamocelo, il lunedì mattina è tendenzialmente un fail epico.  L’altra certezza che possiamo offrirvi (e non è poco) è la rubrica epic win e fail: la rassegna del meglio e del peggio sui social della settimana appena trascorsa. Mettetevi comodi che inizia lo show.

Win

Se pensate ai musei come luoghi popolati solo da mummie vi sbagliate di grosso, i musei in UK sono tutt’altro che obsoleti e sono pronti a darsi battaglia. In occasione della giornata #AskACurator day organizzata su Twitter dove gli utenti possono fare domande ai curatori, un certo @Bednarz ha innescato una vera e propria guerra twittando questa domanda: “Quale staff tra il Science Museum e il Natural History Museum vincerebbe una battaglia, quali esposizioni/oggetti li porterebbe alla vittoria?”

Bene, sfida accettata, il Natural History Museum passa all’attacco con la sua arma letale:

“Noi abbiamo i dinosauri. Non c’è partita.”

L’avversario Science Museum non si lascia intimidire schierando in campo robots, gli aerei da guerra Spitfire e antichi veleni. Ma non è finita qui, il botta e risposta è andato avanti a colpi di tweet, occasione che entrambi i musei hanno colto per ricordare al mondo la qualità delle loro incredibili collezioni.

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Tecnicamente un fail ma che sui social diventa assolutamente un epic win. Protagonista Space X, l’azienda aerospaziale americana che ha deciso di pubblicare sul suo canale YouTube un video dal titolo che sa un po’ di tutorial: “Come NON far atterrare un orbital rocket booster” contenente tutte le papere avvenute durante i lanci dei razzi. La parola chiave è autoironia soprattutto perché dietro ogni risata per un tentativo fallito, ci sono milioni di dollari che partono dalla rampa di lancio.

Infine, chiudiamo con il grande ritorno di WillWosh, che si ripresenta alle masse nientemeno che con un coming out dal sapore decisamente epico.

Gustatevelo, in video, ovviamente.

Fail

Calcio e belle donne è un connubio indissolubile, questa volta però a siglarlo è un fail avvenuto nella traduzione del testo di un’immagine del portiere Buffon pubblicata sul profilo Instagram ufficiale della Juventus. Il testo: “Gigi. Calm, cool and collected” vorrebbe rasserenare i tifosi presentando il Gigi nazionale assolutamente calmo e per niente preoccupato rispetto all’imminente sfida con il Barcellona. Tuttavia, impostando la traduzione automatica di Instagram, la versione italiana appare un po’ più pittoresca in cui la parola “cool” viene mal tradotta. Anche i portieri possono diventare bomber?

 

epic win fail

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Il mondo dell’automotive è estremamente competitivo e non lascia possibilità ad errori. In occasione del salone dell’auto di Francoforte la casa Mercedes ha presentato quella che è stata definita la prima formula 1 per uso stradale. Il tweet con cui è stata introdotta conteneva però una frase “The ultimate driving machine” che a qualcuno è suonata familiare. Lo slogan è della storica rivale BMW e pare che sia stato ideato nel lontano 1973. La casa tedesca ha semplicemente commentato l’accaduto rispondendo al tweet con l’affermazione “Grow up, Mercedes” insomma, quando ti deciderai a crescere?

epic win fail Per questa puntata è tutto: buon inizio di settimana, Ninja!

LiMiX, diamo voce alle mani con Talking Hands

La startup di oggi è LiMiX, un business Made in Italy che si pone l’obiettivo di mettere al servizio di persone con disabilità la tecnologia moderna e lo fa partendo dal primo progetto in cantiere: Talking Hands, un cyber-guanto in grado di convertire in suoni il linguaggio dei segni.

Rispetto al passato, le nuove tecnologie hanno aperto moltissime porte e ampliato le possibilità di tante persone affette da disabilità fisica prima parzialmente escluse dal mondo del lavoro e seriamente condizionate anche nelle relazioni interpersonali. Abbattere queste barriere con l’ausilio degli strumenti moderni diventa più facile e immediato, e si trasforma in un obiettivo che non può essere più rimandato.

Leggiamo quello che ci ha raccontato Francesco Pezzuoli, Co-Founder di LiMiX.

Cos’è LiMiX e da quale bisogno nasce?

LiMiX è una start‐up italiana e spin‐off dell’Università di Camerino, fondata nel 2015. Utilizza la ricerca e le competenze coltivate nell’ambiente universitario per realizzare innovativi progetti industriali, soprattutto a sostegno delle persone con disabilità.

Maker Faire 2016 - Rome Prize 2016, i vincitori Francesco Pezzuoli e Dario Corona con Talking Hands Paolo Rizzo/Ag.Toiati

Maker Faire 2016 – Rome Prize 2016, i vincitori Francesco Pezzuoli e Dario Corona con Talking Hands Paolo Rizzo/Ag.Toiati

Il vostro progetto di punta è Talking Hands, di cosa si tratta?

In Italia vivono più di 100.000 persone sorde e, secondo la World Union of Deaf, circa 70 milioni in tutto il mondo che hanno grandi difficoltà nella comunicazione poiché non riescono a farsi comprendere dalle persone che non conoscono la Lingua dei Segni.

La nostra soluzione è Talking Hands, un guanto capace di tradurre la LIS in voce!
Registra i movimenti delle mani durante l’utilizzo della lingua dei segni (LIS), li traduce e li trasferisce ad uno smartphone, che pronuncia la frase tramite un sintetizzatore vocale.
I segni prendono voce!

Talking Hands è un progetto dal forte impatto sociale, che può migliorare la vita di tutte le persone sorde e di coloro che quotidianamente sono a contatto con loro.
La tecnologia di Talking Hands può essere utilizzata anche in altri ambiti: pilotaggio droni, controllo di realtà virtuali o realtà aumentata, comunicazione in ambienti di lavoro rumorosi.

Grazie ai suoi scopi, Talking Hands ha vinto lo scorso anno il R.O.M.E Prize, il premio della Maker Faire di Roma al miglior progetto maker con finalità sociali, selezionato da una giuria internazionale tra più di 700 progetti europei.

Qual è il mercato di riferimento per la vostra startup?

I potenziali clienti finali di Talking Hands sono le 70 milioni di persone sorde nel mondo.

Nel mondo ci sono numerose lingue dei segni, in modo del tutto analogo per le lingue parlate: ASL (American Sign Language), BSL (British Sign Language), CSL (Chinese Sign Language), etc.
Talking Hands può tradurre tutte queste lingue, grazie ad un facilissimo sistema di personalizzazione.
Versioni modificate di Talking Hands possono intercettare altri mercati.

Talking Hands può facilmente interagire con sistemi di realtà aumentata di qualsiasi tipo come ad esempio per l’addestramento di personale, interazione con musei virtuali, o semplicemente per il controllo nei videogiochi.

Un altro importante settore in cui può essere utilizzato è la riabilitazione di pazienti colpiti da ictus: indossando il guanto, il dottore può raccogliere dati molto precisi dei movimenti delle mani e braccia del paziente e verificarne i miglioramenti nel tempo.

Molto probabilmente lasceremo un protocollo open di comunicazione via bluetooth, così ognuno potrà usare i dati provenienti da Talking Hands per creare le proprie applicazioni vedendo cosa il meraviglioso mondo dei maker potrà creare!
Una prima versione open verrà quasi sicuramente rilasciata durante la campagna di crowdfunding che lanceremo presto su Indiegogo.

Dar voce a chi non ne ha: che traguardo vi ponete?

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A breve lanceremo una campagna di crowdfunding sulla piattaforma Indiegogo, anche grazie al supporto della Arrow Eletronics.
I fondi raccolti saranno utilizzati per lo sviluppo e la realizzazione della pre‐serie di Talking Hands, che sarà distribuita agli utenti finali per una fase di testing.

LEGGI ANCHE: Kukua, la startup che sconfiggerà l’analfabetismo nei Paesi emergenti

Su quali altri progetti siete al lavoro attualmente?

Abbiamo avviato due progetti in parallelo con caratteristiche e finalità simili a Talking Hands, che potranno aiutare persone con gravi disabilità a comunicare meglio. Siamo tuttavia ancora in fase di definizione, ed è ancora presto per svelare ulteriori dettagli.

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Expedia ci spiega quanto tempo passiamo sul web durante una vacanza

Expedia ti ha beccato! Pensavi di passare inosservato mentre in spiaggia, con le tue infradito ai piedi, stalkeravi qualche profilo su Instagram; o magari quando durante un aperitivo a bordo piscina, ti soffermavi con lo sguardo compassionevole a guardare un dolcissimo video di micini e cagnolini?!

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Invece il colosso dei viaggi americano (e chi se non loro?!), ha condotto uno studio che aveva come obiettivo quello di analizzare i comportamenti degli utenti della rete durante le loro vacanze: e il risultato non è di certo inaspettato.

Emerge infatti che un comune vacanziere trascorrerebbe in media nove ore (in un soggiorno campione di una settimana) a “scrollare” browser sui portatili, “tappare” like sugli smartphone e leggere notizie sui tablet. In altre parole, nove ore su una settimana di vacanza dove si è fisicamente meno presenti e partecipi con la compagnia che si è scelto per il proprio viaggio.

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Ma la storia si fa ancora più interessante. Su 2.000 casi monitorati, quasi la metà ha ammesso spontaneamente di perdersi momenti vitali dei loro viaggi e delle loro esperienze, istanti che tristemente non torneranno mai più senza che ci si possa fare granché.

Peraltro, sembra che il tempo che ogni utente in vacanza decida di spendere su internet, sia auto-imposto, poiché i tre quarti dei partecipanti al case study ammettono di avere praticamente il bisogno di postare sui social media durante il soggiorno. Un 10% del campione sotto osservazione rivela di scattare addirittura 15 foto prima di pubblicare il selfie perfetto.

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Così in Expedia, tra i principali tour operator online, si saranno posti qualche domanda più che legittima, dal momento che questi comportamenti potrebbero portare a risvolti sociali e conseguenze dagli esiti imprevedibili; soprattutto per tutto l’universo dei viaggi che oggi più che mai utilizza i social media, e in generale la Rete, come strumento di diffusione.

Stay Off Social di Expedia: aggiorna automaticamente il tuo profilo social

Da tutti i quesiti che si sono posti i ricercatori della piattaforma di viaggi, sono scaturite probabilmente tante risposte e sfide per il futuro del turismo sul web. Una di queste è Stay Off Social, uno strumento di Expedia per “disintossicarsi” dalla dipendenza da social (in viaggio), un fenomeno sociale che peraltro inizia ad essere preso seriamente un po’ dappertutto.

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LEGGI ANCHE: Dipendenza da Social: sei un iGen anche tu?

Con Stay Off Social tutto quello che dovrai fare sarà scegliere la destinazione del soggiorno, inserirne i dettagli, come ad esempio il giorno della partenza, la durata e quante volte vorresti postare sui social gli aggiornamenti (e quali). Nell’ultimo passaggio dovrai scegliere dove vorrai condividere i tuoi post, et voilà le jeux sont fait!

Daltronde è stato proprio Alex Platts, commercial director brand di Expedia EMEA, a ricordare che nonostante molti utenti abbiano sostenuto che i social media potrebbero rovinare le proprie vacanze, rappresentino comunque una parte molto importante del loro viaggio.

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Perciò, piuttosto che vedere la rete come unico responsabile di una situazione sociale e sociologica complessa, dalle parti Bellevue, a Washington, si è tentanto di guardare al lato costruttivo della faccenda, fornendo uno strumento utile a chi proprio non può fare a meno del web (talvolta anche per esigenze lavorative) anche in vacanza: well done Expedia!

In conclusione, per citare Lubrano (di cui probabilmente i Millennials ignorano l’esistenza), la domanda sorge spontanea. Possibile che il nuovo “gioiello” di Expedia Stay Off Social, più che uno strumento, non sia un suggerimento?!

5 applicazioni di realtà aumentata da provare subito

Le applicazioni di realtà aumentata possono notevolmente modificare il tuo approccio con tutto ciò che ti circonda. Se sino a qualche tempo fa era impensabile poter ‘giocare’ con la realtà, oggi le cose sono notevolmente cambiate evidenziando un salto tecnologico di certo non di poco conto.

Ora è possibile proiettare indicazioni stradali, giochi per bambini e tantissimo altro ancora. Esistono innumerevoli applicazioni dedicate alla realtà aumentata, ma di certo non tutte offrono un’user experience positiva. Ed allora ecco una piccola classifica delle applicazioni di realtà aumentata maggiormente diffuse, più apprezzate ed anche più produttive tratte direttamente dai principali store online.

Tutte richiedono uno smartphone (dotato di bussola e giroscopio), una fotocamera ed una connessione alle rete dati per poter subito esplorare la realtà con uno sguardo del tutto nuovo. Interessante non trovi? Ed allora eccoci arrivati alle 5 applicazioni di realtà aumentata di maggiore interesse che secondo noi vale la pena provare.

1) ViewRanger Mappe e Sentieri

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La prima si tratta di un’app dedicata alla attività autodoor in generale come ad esempio escursioni, uscite a cavallo, in bicicletta ecc. In più l’app, attraverso una funzione appena aggiunta è in grado di proiettare nell’ambiente circostante delle istruzioni per potersi orientare in luoghi senza evidenti punti di riferimento e poter proseguire in tutta sicurezza il percorso scelto tra gli oltre 150.000 disponibili.

ViewRanger è un’app davvero ben fatta. Funziona offline, offre contenuti premium, è sostenuta da numerose community specializzate e permette di tenere traccia del proprio percorso registrando velocità, altitudine e distanza. Un’applicazione gratuita e molto apprezzata da tutti gli appassionati del genere. È disponibile per Android e su App Store.

2) Osmino Wi-Fi gratuito

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Lasciamo l’escursionismo per abbracciare una tematica del tutto differente: la ricerca delle reti Wi-Fi accessibili e gratuite in tutto il pianeta.

Osmino conta miglia di download e grazie ad un’user experience semplice, ma soprattutto funzionale svolge alla perfezione (o quasi) il suo dovere. Difatti permette oltre alla ricerca delle rete Wi-Fi aperte, anche di poter condividere su un’unica mappa alcuni dati utili come la posizione ed altri dettagli sulla rete. Incredibile vero?

Un’altra grande funzionalità è la possibilità di usufruire dei servizi di Osmino in modalità offline, utile in tutte quelle occasioni in cui non è disponibile una connessione dati. Basti pensare ad un viaggio all’estero ed al rischio di incorrere alle tariffe del roaming.

Difatti l’app Permette di scarica le mappe per poi utilizzarle in seguito sfruttando il GPS del proprio smartphone e raggiungere con grande facilità le rete Wi-Fi più vicina a noi anche attraverso la realtà virtuale. Geniale non trovate?

Osmino ci guiderà sino alla prima rete disponibile vicino a noi proiettando le indicazioni stradali che ci condurranno sin li, sin dove abbiamo scelto di connetterci. È un’app gratuita per Android e iOS.

3) Quiver

Anche questa volta cambiamo completamente genere per avvicinarci al mondo dei bambini. Di applicazioni di realtà aumentata per bambini ne ho provate molto (per lavoro ovviamente) e purtroppo non tutte funzionano come dovrebbero.
Alcune risultano incompatibili, altre necessitano di aggiornamenti insomma molte risultano inutilizzabili. Quiver invece sembra offrire un’esperienza del tutto diversa e positiva.

Si tratta di un’applicazione pensata unicamente per i bambini e che permette di animare dei disegni in 2D. Basterà scaricare dal sito ufficiale i disegni da stampare e colorare e solo in seguito, grazie alla realtà virtuale sarà possibile dar vita alle proprie creazioni.

Quiver è un’app divertentissima per tutta la famiglia. Non to resta che provarla: la trovate su Google Play Store e su iTunes.

4) Augmented Car Finder (free)

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Siamo giunti alla 4a applicazione e questa volta abbiamo pensato ai distratti (proprio come me!). Quante volte ti sarà capitato di non ricordare dove hai parcheggiato l’auto? Se capita spesso anche a te allora Augmented Car Finder è l’app che puoi aiutarti a ritrovarla.

L’app difatti riesce in pochi e semplici click ad accompagnarti lì dove hai parcheggiato l’ultima volta guidandoti, attraverso la fotocamera del tuo smartphone, con una grande freccia direzionale sul display. Qui la realtà aumentata torna utile nuovamente per poter seguire un percorso ben preciso e cioè dalla tua posizione a quella dell’auto.

Con Augmented Car Finder forse non dimenticherai più l’auto, ma le chiavi forse sì! Disponibile per iOS.

5) The Walking Dead: Our World

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Pokemon Go ha senza alcun dubbio aperto le porte per nuovi scenari di gioco. A confermarlo alcune nuovi videogame in uscita i questa mesi. Un esempio su tutti è l’app tratta dall’omonima serie televisiva, The Walkingt Dead: Our World.

La AMC Networks e la Next Games ne hanno annunciato l’uscita nei prossimi mesi e dal trailer, è facile intuire alcune caratteristiche uniche e senz’altro indite.

Nell’app la realtà aumentata rappresenterà un mondo parallelo dove gli zombi la fanno da padrona e dove l’utente sarà chiamato a combattere utilizzando le armi sparse nell’ambiente circostante al fianco dei personaggi più famosi della serie televisiva, che sporadicamente appariranno durante lo svolgimento del gioco.

Un nuovo scenario che si prospetta unico nel suo genere e che certamente spingerà la realtà aumentata nel settore del gaming, ad un nuovo livello. Noi non vediamo l’ora di provarlo e tu invece?

Instagram al Dmexco presenta le opportunità pubblicitarie delle Stories

Un nuovo importante strumento per il brand storytelling ci arriva oggi dall’esperienza immersiva full-screen di Instagram Stories.

Oltre 250 milioni di persone utilizzano Instagram Stories ogni giorno e anche gli inserzionisti hanno capito le potenzialità di questo strumento creativo, per catturare l’attenzione dei consumatori.

Instagram ha partecipato ieri a Dmexco, uno degli appuntamenti più importanti in Europa per la pubblicità digitale e tecnologica, con una presentazione di Kay HsuGlobal Lead for Instagram nel Facebook Creative Shop.

Nel suo ruolo, Kay si occupa di sviluppare narrative strategiche per aiutare i clienti a realizzare esperienze pubblicitarie su Instagram e durante il suo intervento ha parlato di come le Instagram Stories stanno cambiando il brand storytelling.

Ecco alcuni degli spunti più interessanti offerti ieri da Kay, per dare spazio alla creatività dei brand grazie alle Storie.

Instagram Stories: temporaneità e creatività

Le Stories di Instagram hanno fatto la loro comparsa poco più di un anno fa, come luogo in cui le persone potessero condividere tutti i loro momenti quotidiani.

Le foto appaiono nelle Storie per 5 secondi, i video fino a 15 secondi, se ne possono pubblicare fino a 100 al giorno in successione, ma scompaiono dopo 24 ore. Passato questo tempo, spariscono. Non si può tornare indietro e riguardarle. Non rimangono archiviate da nessuna parte. Quando salti da una storia all’altra, non sai mai quando una storia che hai appena guardato sarà scomparsa per sempre.

Le Storie, insomma, sono effimere, nascono per essere sperimentate nel breve periodo e proprio questa temporaneità fornisce un nuovo tipo di libertà creativa: si vivono in quel preciso momento  e sono il formato narrativo più vicino alla vita reale, alla vita vissuta.

Instagram Stories brand

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Nel corso dell’anno Instagram ha introdotto oltre 20 aggiornamenti alle Storie, dagli sticker ai Boomerang, fino ai filtri facciali. E le Storie hanno contribuito a incrementare la quantità di tempo trascorso dalle persone su Instagram.

Le persone sotto i 25 anni passano più di 32 minuti al giorno su Instagram, in media, mentre le persone con più di 25 anni trascorrono in media più di 24 minuti al giorno sulla piattaforma.

Il fatto che le Storie siano effimere rende le immagini e i video più preziosi, più di valore, e quindi si crea più rapidamente una connessione a livello profondo e significativo con questi contenuti.

E anche i brand stanno utilizzando sempre di più le Storie, proprio per comunicare questo valore. Negli ultimi 30 giorni, oltre il 50% delle imprese su Instagram ha prodotto almeno una Storia Instagram.

Come utilizzare le Instagram Stories se sei un brand? Ecco alcuni suggerimenti.

Instagram Stories

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1. Storie che incuriosiscono

Tramite le Storie è possibile offrire un accesso esclusivo a un contenuto, qualcosa che è visibile solo lì e per un periodo limitato.

Portare il proprio pubblico dietro le quinte di un evento, ad esempio, o fargli scoprire un prodotto in esclusiva, può trasformarsi in un ottimo sistema di coinvolgimento.

Puoi anche pensare di offrire solo un po’ di informazioni, in modo che il tuo pubblico ne voglia di più. O, ancora, condurre le persone in un viaggio di scoperta delle novità del brand, o sfruttare le infinite possibilità di gamification di una Storia.

2. Storie che risaltano

Le possibilità offerte dai contenuti effimeri sono infinite: tramite le Storie è possibile portare in vita gli aspetti più rilevanti del proprio brand message, mostrare gli elementi chiave di una collezione, o gli angoli più belli di una destinazione.

Porta l’attenzione su piccoli dettagli che di solito vengono trascurati per offrire un’esperienza potente al tuo pubblico.

Rallenta il tempo e dai alle persone la possibilità di connettersi con un aspetto importante e significativo del brand, indirizzando l’attenzione su specifici prodotti o iniziative.

Instagram

Credits: Depositphotos #61016167

3. Storie che insegnano

Le Storie sono anche particolarmente efficaci per pubblicare demo rapidi e informativi. “Prima e Dopo”, “How to”, tutorial, making-of: le possibilità e i formati sono infiniti. Le immagini sono coinvolgenti, il messaggio è rapido e chiaro per i consumatori.

LEGGI ANCHE: Come sfruttare Instagram per promuovere i tuoi post blog

Si tratta solo di alcuni dei modi in cui i brand possono utilizzare le Storie di Instagram per entrare in contatto con i pubblici per loro rilevanti.

Se i contenuti effimeri possono essere molto potenti e dare spazio alla creatività, sono soprattutto un’opportunità divertente per sperimentare sempre!

FACEBOOK

Week in Social: tutte le novità di Facebook, Instagram, Snapchat e Twitter

Archiviato definitivamente il capitolo estivo, ci siamo ormai ributtati a capofitto nelle nostre attività di sempre. Anche i social questa settimana non si sono fermati un attimo, con una serie di novità che vedono Facebook, Instagram, Snapchat e Twitter in prima fila, tra aggiornamenti, nuove feature e annunci di prodotti. Ti sei perso qualcosa? Fear not! L’occhio attento dei Ninja ha raccolto tutto, come di consueto, nella rubrica più social di sempre.

Buona #WeekInSocial!

Facebook is the new Tinder

Si chiama Meetup ed è un esperimento di Facebook per incentivarne la funzione di aggregatore sociale. Del resto la maggior parte degli utenti, ormai, usano il social network per organizzare uscite e rimpatriate, quindi perché non farne un vero e proprio tool?

La funzione, per ora fruibile solo da pochissimi abitanti di Toronto e Nuova Zelanda, propone agli utenti una lista di amici con i quali potrebbero pensare di organizzare un’uscita in settimana.
La notifica usa un ammiccante: “Vuoi incontrare Stefano questa settimana?”. Ma quello che è ormai troppo familiare per sembrare una novità sta qui: i due profili scopriranno di aver organizzato un’uscita insieme solo in caso di risposta affermativa di entrambi.

Novità interessante? Sicuramente lo sarà per i più timidi, per tutti coloro che si ricordano dei compleanni degli amici grazie alla notifica di Facebook e per quelli che ancora danno ai Poke.

Bonfire, l’app per le videochat di gruppo

Arriva Bonfire, l’app di Facebook che consente di realizzare videochat di gruppo. Questa novità, che strizza l’occhio ad altre app molto teen-friendly come Houseparty e la defunta Meerkat, è apparsa da qualche giorno nell’App Store danese ed è per ora disponibile solo in questo Paese. Perché proprio in Danimarca? Perché si tratta di un mercato con un’ottima customer retention, che si presta quindi alla perfezione per testare nuove feature e prodotti. 

Cosa caratterizza Bonfire? Chi è riuscito a scaricarla ha potuto utilizzare le videochat con più utenti simultaneamente, aggiungere filtri molto simili a quelli di Snapchat e invitare amici attraverso l’invio di notifiche sia su Facebook che Messenger.

Ce n’era davvero bisogno? Avrà successo? Ai danesi l’ardua sentenza.

Facebook

Fonte: Bonfire

Instant Video, anche senza connessione

Facebook non smette mai di testare. Questa volta si tratta di una nuova funzione chiamata Instant Video, che consente di “scaricare” e tenere nella cache i contenuti in presenza di wi-fi, e rivederli poi in un secondo momento, anche senza connessione.

Dopo il News Feed consultabile anche offline e l’arrivo di Facebook Lite – la versione light dell’app di Facebook – gli Instant Videos sembrano rappresentare un ulteriore passo in avanti per migliorare l’esperienza degli utenti, contenendo l’utilizzo del traffico dati e permettendo l’accesso ai contenuti anche in zone dove la connessione risulta scarsa o troppo lenta.

Per il momento, la feature è in fase di test solo per alcuni utenti Android. Abbiamo chiesto a Luca La Mesa, Top Teacher Ninja Academy e docente del primo Social Media LIVE Program cosa ne pensa:

Questa funzionalità è utilissima considerando che spesso salviamo dei contenuti che non abbiamo tempo di vedere per bene e quando magari siamo meno di fretta non abbiamo copertura. Va a migliorare l’esperienza utente che, al posto di provare a caricare nuovi contenuti quando magari è in movimento e ha poca connessione, si può rivedere con comodo quelli salvati in precedenza. Chi ha usato Netflix sa quanto era desiderata la stessa funzione sulla piattaforma video.

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Addio agli Instant Articles su Messenger

Anche se sforna nuovi prodotti e nuove feature alla velocità della luce, Facebook non ha paura di fare anche qualche passo indietro. Ad esempio, togliendo gli Instant Articles da Messenger. Il formato, introdotto nel 2015 e studiato specificamente per una fruizione più veloce dei contenuti dei publisher da mobile, rimane però al centro dell’attenzione del social.

Zuckerberg sta già pensando a nuove strade per garantire ai publisher di poter monetizzare con i contenuti condivisi sul social. Gli forzi di Facebook si concentreranno quindi su come migliorare la feature direttamente nella propria app. Finora, infatti, il formato non sembra essere decollato del tutto nonostante i numerosi miglioramenti apportati: uno dei problemi principali, ad esempio, è l’impossibilità di utilizzare i parametri UTM per tracciare la provenienza del traffico.

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Movies: che film guardiamo stasera?

Negli USA, alcuni utenti di Facebook hanno trovato una piacevole sorpresa nell’app mobile: la nuova sezione “Movies”, che consente di vedere quali film sono in programmazione nelle vicinanze, i cinema locali e gli orari degli spettacoli. La sezione è integrata con due servizi di booking – Fandango e Atom Tickets – e consente quindi anche di prenotare e acquistare direttamente i biglietti.

Non si tratta di una novità assoluta, in realtà, perché c’era già un’opzione simile nelle Pagine di uno specifico film o cinema. Con una sezione apposita, però, ora tutto sembra diventare ancora più semplice e immediato. Non male, la aspettiamo anche noi! Anche Luca La Mesa commenta: 

Perché andare su Google per cercare i cinema e i teatri quando possiamo scoprirlo dentro Facebook? L’acquisto all’interno della piattaforma permetterà di avere molti dati in più sui nostri interessi, gusti e potere di spesa.

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Mentorship: una nuova sfida a LinkedIn?

Facebook si muove ancora una volta nel territorio di LinkedIn. Dopo Jobs, la feature annunciata mesi fa e dedicata al recruitment, stavolta tocca ad una novità che consentirà agli utenti di scambiarsi mentorship in ottica professionale. 

Ancora in fase di test, la feature sarà in grado di creare match tra utenti con uguali interessi e skill, mostrando i punti in comune come amici, formazione, posizione geografica e professione. Una minaccia per LinkedIn? Staremo a vedere. Del resto Facebook ha già dimostrato di non disdegnare l’integrazione di novità ispirate da altri social.

Instagram Stories sì, ma con chi voglio io

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Oltre 250 milioni di utenti utilizzano le Storie di Instagram, tuttavia c’è sempre quel “uno su un milione” che non vorremmo più trovare nel nostro flusso di contenuti. Finalmente potremo zittire le Storie di un determinato utente, semplicemente tenendo premuto sull’immagine del profilo dell’urticante utente in questione, direttamente dalla sezione dedicata alle Stories. A quel punto ci si troverà davanti ad una scelta: visualizzarne il profilo o nasconderlo. Et-voilà: lontano dai social, lontano dal cuore.

Tuttavia, se si scegliesse in un secondo momento di tornare sui propri passi, basterà recuperare il cerchiolino dell’utente censurato – che apparirà comunque alla fine della Stories bar, e rifare il procedimento, cliccando su “Mostra”. Una seconda possibilità non si nega a nessuno – neanche al proprio morboso voyeurismo.

Ora è possibile farsi le Instagram Stories degli altri

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Una volta c’erano le chiacchiere da bar, i pettegolezzi da portinaia e le confidenze dal parrucchiere. Oggi ci sono le Instagram Stories, tramite cui ognuno di noi dona consapevolmente una parte della propria quotidianità a milioni di spettatori, in parte (in gran parte) sconosciuti.

Con il nuovo aggiornamento dell’app sarà possibile condividere le Storie degli altri, non solo a bassa voce, all’orecchio, ma anche tramite Direct. Ovviamente, trascorse le consuete 24 h la Storia – e quindi anche la relativa condivisione – ai autodistruggerà e non sarà più reperibile. Ma un modo per proteggersi dal gossip c’è: in primis, evitare di dare la propria intimità in pasto a un pubblico di perfetti sconosciuti, in secundis disabilitare la possibilità di condivisione delle proprie Stories attraverso Direct.

Canvas arriva anche anche qui

Come abbiamo anticipato qualche giorno fa, anche su Instagram Stories arriva il formato Canvas, ereditato da papà Facebook: un’opzione in più per migliorare l’offerta pubblicitaria dedicata agli advertiser, e allo stesso tempo garantire un’esperienza visivamente più piacevole per l’utente.

Facebook fa sempre più Storie

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Presto le Instagram Stories potranno essere condivise anche sul proprio profilo Facebook: testimonianza della volontà di Zuckerberg di rendere sempre più integrate le due piattaforme di social networking. Non stupisce che, visto l’enorme successo delle Storie, queste siano destinate a sbarcare anche su Facebook.

Che sia un estremo tentativo di dar rilievo anche a quelle storielle di Facebook che solo una minima parte di utenti utilizza? O una sapiente mossa di Digital Marketing volta ad accrescere la fama degli Influencer anche sul social dei social? Questo si vedrà, quello di cui possiamo essere certi è che, va bene l’ossessione da storytelling che ha colpito Papà Facebook, ma forse degli “Stati” WhatsApp, almeno, potremmo fare a meno.

Snapchat

Da quando sono arrivate le Storie su Instagram, Snapchat non naviga certo in acque sicure, ma non per questo smette di crederci e introdurre novità. Questa volta punta ai college, stringendo con loro una partnership per dare visibilità nell’app ai loro magazine.

I magazine saranno visibili nella sezione Discover, dedicata alla produzione di video e contenuti professionali dei publisher, e si chiameranno Campus Publisher Stories. La feature, che sarà visualizzata con cadenza settimanale, includerà anche degli ads, le cui entrate verranno divise tra i college stessi e la società a capo del social, Snap Inc.

Basterà a risollevare le sorti di Snapchat? Per ora, sembra una bella mossa per mantenere alto l’engagement della fascia prediletta di utenti di Snapchat, e allo stesso tempo fornire un contenuto culturalmente più elevato. Promosso!

Twitter

Logorroici gioite, è giunta la fine dei 140 caratteri

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Sembra proprio che la maggior parte degli utenti in rete non abbia il dono della sintesi e Twitter, con i suoi canonici 140 caratteri, lo ha dimostrato. Molti utenti – soprattutto quelli più logorroici – parlano già di tweetstorm: essenzialmente, si tratta di un discorso spezzettato in tweet diversi, concatenati tra loro. Un po’ come quando si prova a raccontare un fatto attraverso gli audio di Whatsapp ma continua a scappare il dito dal pulsante.

Insomma, sembra che Twitter voglia andare incontro ai suoi utenti e dargli la possibilità di cinguettare in libertà attraverso una nuova funzionalità che permetterebbe di aggirare il limite dei 140 caratteri. Come? Gli utenti potranno digitare per intero il proprio messaggio, senza doversi interrompere: sarà poi la stessa feature a spezzettarlo automaticamente – fino a 352 parti, ovvero 49.280 caratteri. Una bella novità che rende il social network decisamente più chatty-friendly!

Articolo scritto in collaborazione con Alexia Altieri.