Storia delle più grandi agenzie creative del mondo

Le agenzie creative svolgono da sempre un ruolo cruciale nello sviluppo e nell’attivazione pubblicitaria della strategia di marketing dei loro clienti.

A dimostrazione di questa importanza operativa e strategica, anche i dati di un’industria che genera ogni anno circa 34 miliardi di dollari di fatturato solo negli Stati Uniti e che è destinata a crescere ancora.

Le agenzie creative continuano a fornire una gamma completa di servizi ai loro clienti, spesso grandi brand multinazionali, che oggi si rivolgono ad agenzie differenti in rapporto all’area geografica per cui programmare la propria comunicazione. Il digitale non ha fatto altro che amplificare le potenzialità creative di queste agenzie. Noi ninja, da amanti dei Mad Men, abbiamo dunque deciso di raccontarvi in una breve raccolta, non esaustiva, le storie di alcune delle più grandi aziende pubblicitarie del mondo.

Ogilvy & Mather, confessioni di un pubblicitario

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La Ogilvy & Mather è stata fondata nel 1948 a New York, da David Ogilvy – sicuramente avrai letto alcune delle sue famose citazioni anche nella nostra rubrica settimanale Best Adv of the Week -, con la partecipazione del fratello Francis Ogilvy (all’epoca presidente dell’agenzia Mather & Crowther), di Anderson Hewitt (account manager dell’agenzia J. Walter Thompson), dell’agenzia britannica S.H. Benson e della filiale americana dell’agenzia cinese Wedgwood.

Partita inizialmente col nome di Hewitt, Ogilvy, Benson & Mather, nel 1953 l’agenzia diventò Ogilvy, Benson & Mather, per trasformarsi ancora nel 1964 in Ogilvy & Mather.

Attualmente l’agenzia possiede circa 450 uffici in tutto il mondo e tra i principali clienti del network si possono annoverare nomi come BBC, Coca-Cola, MasterCard, Nestlé e Unilever.

In Italia, dal 1980 al 1993 l’agenzia lavorò sotto il nome di Livraghi, Ogilvy & Mather, con Giancarlo Livraghi come socio di maggioranza.

Tra le storiche e più belle campagne di Ogilvy, agenzia famosa anche per la classica firma alle sue campagne, c’è l’headline per Rolls Royce.

“At 60 miles an hour the loudest noise in the New Rolls-Royce comes from the electric clock”

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Tra le campagne più riuscite di recente in Italia, Unica per Nutella, di cui vi avevamo parlato qui.

Imperdibile, infine, la lettura di Confessions of an Advertising Man, di David Ogilvy.

LEGGI ANCHE La storia e gli spot di David Ogilvy

Publicis, la storia europea della creatività

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La Publicis, fondata nel 1926 a Parigi, da Marcel Bleustein-Blanchet, dal 2002 è diventata Publicis Groupe.

Il nome dell’agenzia viene dall’unione tra le parole francesi “publicité” e “six”, in riferimento all’unità dell’anno di fondazione, ossia il 6 di ’26. Come marchio dell’agenzia viene subito scelta la testa di un leone, segno zodiacale di Bleustein.

Publicis è una delle agenzie creative che ha rivoluzionato il modo di fare pubblicità, dato, che i suoi lavori, non si basavano sul semplice invito all’acquisto, come invece avveniva nella maggior parte delle pubblicità francesi degli anni Venti, ma sulla costruzione di un rapporto stabile e duraturo tra brand e cliente.

Il concetto di fidelizzazione, i giochi di parole per coinvolgere il cliente, tutti elementi che oggi potrebbe apparire scontati e in alcuni casi superati, in quell’epoca rappresentavano una assoluta novità.

Muovendosi nel corso di quasi un secolo tra radio, televisione e cinema, per non abbandonare mai gli annunci stampa, diventando pioniera nella ricerca sulla psicologia in pubblicità, Publicis è cresciuta ampliando le sue sedi fino agli Stati Uniti, diventando una società quotata in borsa e acquisendo numerose altre aziende, che si sono sintetizzate nel tempo nella creazione del Publicis Groupe nel 2002.

Tra i suoi storici clienti, Shell, Singer e Nestlé, ma anche Renault e L’Oréal.

La sua storia, davvero interessante, che ti invitiamo a leggere nella sua interezza, si corona di adv come quello storico di Shell, C’est Shell que j’aime” basato sul gioco di parole in francese, tra “Shell” e “Elle” (Lei) che hanno una certa assonanza a livello di pronuncia. Uno slogan impiegato per circa un decennio.

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Tra le campagne più recenti della branch italiana, quella dedicata ai Local Heros. Oggi l’italianissimo Bruno Bertelli è Global Chief Creative officer di Publicis WW.

Saatchi & Saatchi, la politica nel dna

Anche la Saatchi & Saatchi è una delle agenzie creative che hanno fatto la storia della pubblicità, anche se dal 2000 fa parte di Publicis Groupe.

Fondata a Londra nel 1970 dai fratelli Charles e Maurice Saatchi l’agenzia acquistò progressivamente importanza con l’acquisizione delle agenzie Notley e Garland.

La sua fortuna, legata in particolare alle campagne elettorali del Partito Conservatore britannico, culminò con la vittoria di Margaret Thatcher prima nel 1979 e poi nel 1987.

Durante gli anni Ottanta la Saatchi & Saatchi acquisì altre storiche agenzie pubblicitarie, come la Compton e la Dancer Fitzgerald Sample, diventando così uno dei più importanti network del mondo.

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Leo Burnett, quando l’agenzia è il suo fondatore

La Leo Burnett Worldwide è tra le agenzie pubblicitarie più importanti del mondo e anch’essa, dal 2002 fa parte del Publicis Groupe.

L’agenzia nacque a Chicago il 5 agosto del 1935 e prese il nome dal suo fondatore, Leo Burnett. Negli anni aprì filiali a New York (1941), Los Angeles (1946), Toronto (1952) e Montreal (1959), diventando una delle principali agenzie di pubblicità americane.

LEGGI ANCHE Leo Burnett, una vita tra mele, automobili e cowboy

Nel 1969 acquisì la storica agenzia pubblicitaria inglese London Press Exchange, e questo gli permise di estendere il proprio mercato all’Europa e all’Africa, per poi acquistare anche l’agenzia Jackson Wain di Sydney, estendendo così il proprio mercato anche all’Oceania e all’Asia, in un quadro di espansione globale.

Oltre all’esponenziale crescita nel corso del tempo con diverse acquisizioni e fusioni, l’aspetto interessante di questa agenzia creativa sta nella filosofia che ha ispirato una parte significativa delle sue produzioni pubblicitarie, basate sull’utilizzo di “persone normali” nelle sue campagne, persone nelle quali chiunque potesse identificarsi.

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Leo Burnett sosteneva che la pubblicità, per quanto inevitabilmente ingannevole, dovrebbe perlomeno sforzarsi di parlare in maniera semplice. Una buona pubblicità deve essere diretta, credibile, e accompagnata dall’emozione.

Per poter trasmettere questo che Burnett chiamava “tocco comune” bisogna individuare la caratteristica che rende unico il prodotto, quella per la quale le persone dovrebbero essere spinte ad acquistarlo. Questa, definita “forza intrinseca”, dovrebbe emergere senza trucchi e giochi di parole, iperboli ed eccentricità, ma in modo semplice, realistico ed emozionante.

Il Marlboro Man di Leo Burnett è una delle icone pubblicitarie più note nella storia della creatività.

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Tra le campagne più recenti in Italia, ricordiamo invece, quella premiata ai Cannes Lions di quest’anno per Moleskine.

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McCann, la verità raccontata bene

McCann, con uffici in 120 paesi è oggi una filiale dell’Interpublic Group of Companies, una delle quattro grandi holding nell’industria pubblicitaria.

La McCann Erickson fa parte del McCann Worldgroup, che comprende anche l’agenzia di pianificazione e acquisto di Universal McCann.

Nel 1912, McCann registrò il primo trademark pubblicitario mondiale “Truth Well Told”, creando poi alcune delle campagne pubblicitarie più famose e più iconiche del secolo scorso. La filosofia di McCann punta ancora oggi a trasformare i brand in una parte della cultura popolare mondiale, mostrando il loro impegno nella vita quotidiana dei consumatori.

Tra le creatività più celebri della McCann Erickson lo slogan e la campagna pubblicitaria per Coca-Cola “It’s The Real Thing”, con il famosissimo commercial “Hilltop” del 1971.

In questa breve rassegna all’insegna della creatività, non possiamo fare a meno di concludere con un altro interessante consiglio di lettura sotto l’ombrellone, alla scoperta dell’evoluzione della pubblicità, con il libro “A lezione dai Mad Men” della nostra Adele Savarese.

Facebook Facebook presenta la sua neural machine translation

Come funzionano le traduzioni automatiche su Facebook?

In un post di alcune ore fa sul blog dedicato agli sviluppatori, Facebook ha presentato la sua neural machine translation, una nuova modalità di produzione delle traduzioni sul social network.

“Dare alle persone il potere di costruire community e rendere il mondo più vicino insieme”

La nuova missione di Facebook inizia a produrre i suoi primi effetti anche sui servizi messi a disposizione dal social network. Tra questi la traduzione automatica dei post, una feature che può aiutare le persone a connettersi con chi vive all’estero, comprendendone meglio la lingua.

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Da una tecnica statistica alla rete neurale: la neural machine translation di Facebook

Ti è mai capitato di leggere il post di un amico che si trova all’estero e vederlo già nella sua versione tradotta nella tua lingua? Bene, da qualche tempo Facebook ha iniziato a offrire una traduzione automatica di messaggi e commenti, con lo scopo di rompere le barriere linguistiche e superare quello che qualcuno ha chiamato “effetto babele”.

Creare traduzioni accurate per gli oltre 2 miliardi di persone nel mondo che oggi utilizzano Facebook, cioè, significa permettere a persone lontanissime tra loro di comunicare.

Tra le difficoltà di cui tenere conto in un processo di traduzione, però, vanno annoverati:

  • contesto
  • slang
  • errori di battitura
  • utilizzo delle abbreviazioni
  • intenzioni nella comunicazione

Non un procedimento alla portata di un semplice algoritmo, insomma.

Per migliorare la qualità delle sue traduzioni, Facebook è recentemente passato da una tecnica statistica basata sulle frasi di uso comune, ad un sistema basato su reti neurali, che consente traduzioni più accurate, producendo circa 4,5 miliardi di traduzioni ogni giorno.

L’esperienza utente è migliorata e le persone hanno iniziato a poter fruire con più semplicità anche i post scritti in altre lingue.

La tecnica statistica basata sull’uso comune, utilizzata in precedenza da Facebook, aveva degli evidenti limiti. Bastava leggere qualche frase in traduzione e poi nella sua versione originale, per rendersi conto degli errori, soprattutto di contesto, che venivano prodotti, alterando evidentemente il messaggio reale.

Le frasi venivano infatti suddivise in singoli sintagmi prima di essere tradotte, producendo traduzioni alterate.

Nella costruzione di una rete neurale per le traduzioni, invece, Facebook ha iniziato a lavorare sulla sequenza LSTM (lunga memoria a breve termine), vale a dire una rete che può tenere conto del contesto della frase di origine, ma anche delle traduzioni già prodotte, per creare traduzioni più fluide.

Grazie al nuovo sistema l’accuratezza della traduzione automatica è aumentata dell’11%, secondo la metrica BLEU, utilizzata proprio per la valutazione delle traduzioni.

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Nel caso, poi, di parole sconosciute o di frasi senza un diretto corrispondente nel vocabolario di destinazione, un sistema neurale genera una sorta di parola segnaposto per la parola sconosciuta, fino a trovare un corrispondente corretto nella lingua di destinazione, attraverso il confronto con altre lingue in cui la parola invece è già stata tradotta, in una sorta di catena di traduzioni di lingua in lingua.

Un esempio? La traduzione dell’abbreviazione inglese/americana “tmrw” (tomorrow) in spagnolo, passando attraverso le varie traduzioni troverà il suo corrispettivo “mañana”, portando a ulteriori miglioramenti nel vocabolario di base di Facebook.

Tuttavia, per non appesantire troppo il calcolo della rete neurale, con un numero eccessivo di termini, la neural machine translation calcola anche la probabilità di distribuzione nel vocabolario di destinazione, riducendo i tempi di risposta, senza compromettere la qualità della traduzione.

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Facebook e la sfida della traduzione

Le reti neurali aprono molti percorsi di sviluppo futuri connessi all’aggiunta di ulteriori contesti, ad esempio una foto che accompagna il testo di un post, per creare traduzioni migliori.

Completare questo miglioramento linguistico per Facebook resta un passaggio fondamentale nella sfida verso la creazione di una grande community globale. Una sfida che passa anche attraverso i suggerimenti che Facebook oggi richiede sulle traduzioni, sui feedback e sulle possibilità di intervenire sulle proprie impostazioni di lingua per utente.

L’obiettivo finale? Produrre traduzioni sempre più rispondenti al linguaggio umano, per tutti, sul social network più utilizzato nel mondo.

Hopscotch: crea il tuo gioco senza conoscere la programmazione

Vi piacerebbe che i vostri figli iniziassero a prendere confidenza con il coding sin da piccoli? Siete convinti che le competenze informatiche siano delle skill fondamentali per il loro futuro?

Se la risposta è si non potete fare a meno di scaricare gratuitamente  Hopscotch l’applicazione mobile capace di trasformare genitori e bambini in abili programmatori.

Attraverso Hopscotch è possibile realizzare in modo semplice e intuitivo giochi, animazioni, mini siti web e disegni tridimensionali senza la necessità di conoscere una sola riga di codice.

Inizia il viaggio nel mondo della programmazione

Nell’era digital in cui viviamo di certo non è difficile reperire sul web tutorial, corsi online, materiale didattico utile per imparare a programmare, ma spesso noioso agli occhi di un ragazzo. Con Hopscotch è diverso, niente teoria si passa direttamente alla pratica e si apprende attraverso un linguaggio visivo basato sul drag & drop.

 

All’interno dell’area di lavoro dell’app, sarà possibile trascinare e spostare dei piccoli mattoncini colorati contenenti porzioni di codice per realizzare la propria animazione o il proprio gioco. Mediante le forme e i colori si va a stimolare la creatività dei bambini, insegnando loro i principi base e le logiche che caratterizzano la programmazione. Jocelyn Leavitt, founder dell’app afferma:

Quando si pensa al coding si è soliti immaginare una schermata nera con un sacco di testo incomprensibile, idea che intimorisce chi si avvicina per la prima volta a questo settore. Da questo pensiero è nata la nostra idea di realizzare un’applicazione capace di semplificare e rendere più divertente l’apprendimento.

L’applicazione al momento disponibile esclusivamente per iOS,  è stata pensata per i bambini dai nove anni in su, ma vista la sua estrema semplicità può essere utilizzata anche dai più piccini.


L’app è accompagnata da un canale Youtube in cui sono presenti numerosi tutorial, e da un forum in cui scambiarsi dubbi, domande e consigli con il resto della Hopscotch community.

Non vi resta che scaricarla e dar vita al vostro gioco.

Google sta eliminando gli URL

Mobile e SEO: Google sta eliminando gli URL dalle ricerche?

E se Google cambiasse tutto? Quanto siamo abituati alle visualizzazioni classiche nella SERP (titolo – permalink – meta description) dei risultati delle nostre query su Google? Già, perché se è vero che Google sta eliminando gli URL, come pare aver intuito lo staff di CognitiveSeo, gli addetti del settore non potranno fare a meno di confrontarsi con le variazioni inevitabili del traffico da ricerca organica.

 

L’eliminazione sarebbe prevista in una fase successiva perché, a tutti gli effetti, il link di riferimento al sito appare ancora (in alto sopra il post), affiancato dall’icona AMP posta molto più in evidenza rispetto alle visualizzazioni precedenti. Al momento, le variazioni riguardano solo il sistema operativo Android.

Google sta eliminando gli URL dai motori di ricerca?

Davvero Google sta eliminando gli URL dai risultati di ricerca? No, non è esattamente così: si tratta più precisamente di una valorizzazione delle pagine AMP (Accelerated Mobile Pages) rispetto ai contenuti “lenti”.

Google sta eliminando gli URL

LEGGI ANCHE: Cos’è il copywriting e come si diventa copywriter

Cosa vuol dire AMP? Le AMP rappresentano un protocollo web in grado di velocizzare la navigazione da mobile attraverso un layout grafico più snello e studiato appositamente per alleggerire il traffico dati, sviluppato da Google e appoggiato da molte realtà tecnologiche e giornalistiche.

Da tempo i SEO Specialist sono a conoscenza del fatto che Google privilegi i contenuti formattati con queste modalità perché garantiscono, sostanzialmente, universalità di fruizione anche per chi non dispone di sufficiente banda o possibilità ad accedere a una connessione veloce: una pagina in formato AMP può pesare anche 10 volte meno di una formattata comunemente.

L’operazione (esperimento?) si configura quindi più come un A/B test, invece che rappresentare una eliminazione in toto degli URL all’interno della visualizzazione da SERP.

AMP, URL e fake news

Se da un lato possiamo immaginare una prova di forza di Google che, mostrando i muscoli ritiene di poter servire come risposta alle query degli utenti risultati tanto adeguati da non richiedere una certificazione della fonte, l’operazione solletica la possibilità che chi si occupa di fornire false notizie e fake news ne possa trarre davvero un gran vantaggio.

Se per gli utenti medi è già sufficientemente complicato distingue una notizia vera da una bufala montata ad arte, la rimozione delle fonti potrebbe incentivare il fenomeno. D’altra parte, c’è chi lavora attentamente allo sviluppo del fenomeno con blog del tipo “fattoquotidaino“, che fanno leva proprio sulla scarsa attenzione al fact checking.

Google sta eliminando gli URL

Nell’ipotesi in cui Google riesca a filtrare i risultati in maniera eccellente, le bufale potrebbero scomparire dalle ricerche, segnando un bel goal alle iniziative di fact checking di Facebook.

Serp pulite e social network pieni zeppi di junk content cambierebbero considerevolmente l’approccio delle persone al web, certo, ma anche di molte delle figure che operano nel web marketing.

Che possiamo aspettarci, dunque? Ancora non è possibile tirare le somme di questa operazione ma lo staff di The Next Web, che ha rilanciato il tweet di Cognitive SEO, ha contattato proprio Google per saperne di più.

Incrociamo le dita o ricominciamo a digitare cercando novità?

 

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Week in Social: tante novità per Facebook e il primo compleanno delle Instagram Stories

Se quello di cui avete bisogno in queste torride giornate estive è un tuffo in acque cristalline, o semplicemente un condizionatore funzionante, cambiate programmi perché quello di cui avete veramente bisogno è dell’immancabile update con tutte le notizie social della settimana. Non vogliamo proprio lasciarvi senza argomenti di cui discutere tra una partita a racchettoni e l’altra. Quindi per ora abbasso i cocktail, le infradito e le partenze da bollino rosso, è venerdì, e torna più in forma che mai con il suo ultimo appuntamento prima della pausa estiva la vostra amata Week in Social.

Tranquilli, per questo ultimo updtate siamo carichi di notizie e aggiornamenti: dalle stories di Facebook, ora pubbliche a quelle di Instagram che proprio in questi giorni spengono la loro prima candelina. Ma andiamo con ordine.

Facebook ora permette di condividere Stories con privacy Pubblico.

Ebbene si, se l’obiettivo è quello di offuscare il social delle Stories per eccellenza, il fantasmino di Snapchat, diciamo che Mark Zuckerberg si sta impegnando davvero tanto e con ottimi risultati. Archiviata, almeno per il momento, la chiacchierata vicenda sull’Intelligenza Artificiale, Facebook punta tutto sul coinvolgimento dei proprio utenti. Come questa volta?

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Permettendo di condividere Stories con privacy pubblico e consentendo in questo modo agli utenti di condividerle non solo con amici o gruppi ristretti di contatti ma con una più ampia platea. Un’opzione, già disponibile per le Storie di Instagram, che secondo gli ultimi dati rilasciati da Mark Zuckerberg, hanno raggiunto 250 milioni di utenti giornalieri (Ma di questo ve ne parleremo più avanti). Ben oltre gli utilizzatori quotidiani di Snapchat che sono intorno a 166 milioni. Ciao ciao Snapchat! Ma quali sono, se ci sono, i reali vantaggi delle Stories di Facebook? In questa occasione lo abbiamo chiesto a Luca La Mesa, Top Teacher Ninja Academy e docente del primo Social Media LIVE Program:

Se utilizzate in maniera strategica le stories possono essere un ottimo modo per ottenere visibilità in un newsfeed sempre più pieno di contenuti. La nuova opzione di renderle visibili anche con privacy pubblica va nella giusta direzione, come già è possibile fare per le stories su Instagram e Snapchat.

Ma non è finita qui, a quanto pare, notizia dell’ultimo minuto riportata da Techcrunch, Facebook starebbe testando anche l’introduzione delle stories da desktop. A quanto pare si tratta ancora di un esperimento, ma a breve la nuova funzione potrebbe riguardare anche gli utenti italiani! Staremo a vedere.

Facebook sta lavorando al Telefono social del Terzo Millennio

No, non siamo in una puntata di Black Mirror, e il futuro è più vicino di quanto pensiamo. Cosa stiamo dicendo? Che presto potremmo essere in possesso di un dispositivo per video chat, che consentirà di comunicare sentendosi nella stessa stanza, anche se a distanza. Una sorta di vero e proprio telefono. La news in ambito hardware è riportata dall’agenzia americana Bloomberg e non stupisce lo slancio made in Facebook che mira sempre più a raggiungere se non superare la tecnologia di Google Home. Staremo a vedere.

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Facebook aggiorna le metriche che derivano dai video ricondivisi

Le novità di Facebook non finiscono più e prima delle tanto agognate vacanze estive Mark ci lascia con tanti spunti su cui riflettere. Questa volta bersaglio di aggiornamenti e perfezionamenti sono i video e nello specifico le condivisioni dei video. Cosa vogliamo dire? Che molto spesso ci fermiamo a pensare se sia meglio ricondividere quel video che ci è piaciuto proprio tanto o pubblicarlo ex novo sulla nostra pagina.

Bene a questo proposito Facebook ha deciso di intervenire potenziando l’azione del condividi mettendo a punto nuove metriche che facilitirebbero la condivisione a vantaggio d entrambe le parti. A questo proposito, ecco cosa ne pensa il nostro Luca La Mesa:

Facebook si è impegnato a rilasciare in maniera continuativa nuove metriche sia per permettere ai gestori di pagine di comprendere ancora meglio alcuni fenomeni sia per ridurre e minimizzare alcuni errori di misurazione commessi in passato. All’interno del Social Media Live Program approfondiamo le diverse metriche e ci confrontiamo per comprendere come utilizzarle al meglio.

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Non pochi vantaggi per i gestori di pagine brand che avrebbero così molte più informazioni sulle visualizzazioni dei propri video. Dalla durata alla localizzazione e tanto altro ancora. Anche in questo caso staremo a vedere.

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Facebook Messenger facilità lo shopping

No, di parlare di Facebook non ci stanchiamo proprio, ma promettiamo che per questa Week in Social è davvero tutto. Mentre la società blu di Mark Zuckerberg, ormai quinto uomo più ricco al mondo, chiude il secondo trimestre con un utile in aumento del 71% a a 3,9 miliardi di dollari entrando nell’olimpo con Apple, Google e Amazon si trova anche il tempo di facilitare l’esperienza di shopping degli utenti.

Come? Potenziando le funzionalità di Facebook Messenger. Attraverso un pulsante “Compra” direttamente su chatbot sarà possibile fare acquisti senza uscire da Messenger. Per ora la funzione beta del servizio è attiva solo negli Stati Uniti ma presto potrebbe arrivare anche da noi.

Le stories social di instagram festeggiano un anno

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Mentre Facebook sperimenta e aggiorna, Instagram, il social delle immagini per eccellenza festeggia proprio in questi giorni un anno di Stories, la funzionalità ispirata a Snapchat che consente agli utenti iscritti alla piattaforma di condividere foto e video che si auto-distruggono dopo 24 ore. Un anno incredibile visto che, come anticipavamo prima in un solo anno dall’introduzione delle Instagram Stories sono stati superati i 250 milioni di utenti attivi. Una scommessa vinta in partenza e che annuncia sempre nuovi traguardi. A confermarlo è anche Luca La Mesa che ha un interessante espediente personale da raccontarci:

Il lancio delle Stories di Facebook aveva coinciso l’anno scorso con un momento molto particolare. Ero appena atterrato a Rio de Janeiro per lavorare con il CONI alla gestione Social delle Olimpiadi e, appena acceso il telefono dopo il lungo viaggio in aereo, lessi la notizia dal profilo di Mark Zuckerberg. A distanza di un anno le stories hanno superato Snapchat e sono diventate uno strumento sempre più utilizzato. Mi vengono in mente due importanti riflessioni: 1) Il nostro lavoro necessita un’ottima capacità di problem solving andando ad integrare in corsa una strategia importante come quella delle Olimpiadi senza poter allargare il team (eravamo già a Rio) e senza poter chiedere un piccolo extra budget essendo già tutto approvato da tempo. Solo lo studio rapido delle novità e la loro implementazione permette di alzare la qualità del lavoro. 2) Non importante quale idea si sviluppa, il mercato lo prende il primo che educa centinaia di milioni di utenti ad utilizzare la nuova idea su grande scala. Snapchat ha aperto la strada ma Instagram ha dimostrato la sua capacità di imitazione e di sorpasso. Proprio per questo motivo Snapchat ha appena comprato una società specializzata nel rendere meno facilmente copiabili alcune sue prossime novità.

Per questa settimana con le novità social è tutto! Seguite la nostra pagina Facebook  e il nostro gruppo LinkedIn per rimanere aggiornati su tutte le novità del mondo social. Buone vacanze!

Fare progetti: la progettazione accessibile a tutti

Siamo tutti designer? A sentire Carlo Branzaglia in Fare progetti, pare proprio di sì.

D’altronde, cosa vuol dire design se non progettazione.
E tutti noi, volenti o nolenti, ogni giorno siamo chiamati a progettare: dalle nostre necessità quotidiane alla pianificazione delle nostre attività lavorative, domestiche o familiari.

Sia che si debba organizzare una gita nel weekend o riammodernare i processi produttivi dell’azienda della quale facciamo parte, tutta la nostra vita è una continua progettazione. O co-progettazione.

Non è forse un esempio di co-design, anche modificare, a maggior gradimento del nostro palato, la ricetta culinaria dello chef stellato riferitaci dalla vicina o scovata navigando in Rete?

Ed è proprio da tali assiomi, che Carlo Branzaglia prende le mosse per il suo originale Manuale di metodologia progettuale Fare progetti. Una ipotesi di metodologia per tutti, edito da Fausto Lupetti Editore.

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La prova dell’originalità di Fare progetti, che non vuole affatto sostituire contributi precedenti a tale materia, è racchiusa già nelle sue finalità: «sviluppare una propensione per il design, inteso come attività professionale»; destinare, a un pubblico eterogeneo, strumenti semplici per permettere a tutti di progettare o, più precisamente, di poter delineare un progetto prima di renderlo esecutivo; offrire non un semplice manuale, ma un vero e proprio strumento laboratoriale.

Il prof. Carlo Branzaglia.

Il prof. Carlo Branzaglia.

Diffondere la cultura del progetto.

In un didascalico quanto appassionante capitolo, intitolato Overture, Branzaglia fornisce al lettore il background teorico e critico necessario per addentrarsi nel design, «scendendo dalla cornice culturale di riferimento alla costruzione del testo vera e propria» (p. 28).

L’autore – attraverso spiegazioni semplici, chiare, accessibili a tutti, e il largo uso dell’iterazione – in queste pagine, torna più volte a spiegare al lettore, estendendone man mano gli orizzonti, il medesimo concetto così da imprimerlo in modo indelebile anche nella mente del più profano ai lavori.

In tale guisa, l’autore concilia l’andamento didattico del volume che da verticale si fa rizomatico, permettendogli di collegare ognuna delle specificità proprie del design con argomenti, pratiche e applicazioni solo apparentemente fuori contesto; questo sostrato teorico anticipa così le linee guida di base su cui il lettore potrà innestare, in autonomia, la propria successiva attività progettuale specifica.

A completezza sia della parte teorica sia dei capitoli propriamente manualistici, seguono all’overture un’utile sinossi e un prezioso glossario che connotano il libro di una inflessione ipertestuale; nelle pagine dedicate agli strumenti e nei box delle case history, infatti, sono disseminati i tag che esplicitano chiaramente – e ancor più rapidamente nella sinossi – i riferimenti presenti nel volume.

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Il glossario, il quale già da solo rappresenta un utile compendio da leggere indipendentemente, assurge così a «pragmatico vademecum aggiornato sulle problematiche correnti di design e suoi derivati» (p. 28); la bibliografia e la sitografia che chiudono il volume arricchiscono ulteriormente le finalità teoriche del libro e permettono al lettore di approfondire ulteriormente ogni nozione.

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Toolkit accessibile a tutti.

Come, d’altronde, spiega lo stesso Branzaglia: «Se vogliamo che la gente impari a dialogare con la cultura del progetto, dobbiamo fornire alla gente strumenti per condividerla senza complicazioni, quindi per apprezzarne i vantaggi. A cominciare dai nostri clienti e dai nostri utenti»(p. 23).

E, infatti, il libro Fare progetti fornisce una serie di strumenti alla portata di tutti, facili da comprendere e facilmente attuabili.

Sono strumenti noti e provenienti da diversi ambiti – dal coaching alle scienze cognitive – ma, per la prima volta, raccolti e innestati da Branzaglia nel medesimo percorso: brainstorming, post it wall, keyword, tagcloud, mind map, infografica, moodboard, guideline.

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Ogni singolo tool è fornito di:

  • descrizione generale;
  • spiegazione in tre fasi della messa in opera;
  • doppia pagina fotografica, e case history;
  • box con riepilogo dei tre punti chiave (“A cosa serve”, “Come funziona”, “Cosa serve”).

In tal modo, il lettore ha sempre ben chiaro le motivazioni che devono spingerlo a scegliere quel determinato strumento, e le azioni da eseguire per il conseguimento – passo dopo passo – dei risultati operativi.

Il volume, costruito volontariamente come «concertazione di strumenti propedeutici», assurge così a vero e proprio «toolkit che permette di raggiungere obiettivi diversi, giocando sulla fortissima flessibilità d’uso dei singoli tool e sulla loro varietà» (p.22).

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Fornire uno strumento laboratoriale

Come testimoniano le case history, le proposte del manuale sono state testate in esperienze laboratoriali reali.

Il volume, appunto, ha raccolto in linee guida e in una possibile consequenzialità gli strumenti utilizzati nei laboratori realizzati dall’autore, per suggerire al lettore una modalità coerente che, step dopo step, permetta la pianificazione delle fasi di progettazione, dall’individuazione di un problema alla risoluzione.

In virtù dei workshop dai quali ha preso spunto, il percorso proposto da Branzaglia non è rivolto unicamente a designer; il toolkit proposto permette di animare i meccanismi di condivisione, collaborazione e ottimizzazione delle competenze e, quindi, di guidare gruppi eterogenei con know-how molto differenti nella risoluzione di problemi complessi.

Proprio perché «sfrutta la capacità del design di fluidificare le competenze ottimizzando le differenze», il libro Fare progetti è una valida guida per progettare qualunque esperienza di learning by doing: gruppi di lavoro, workshop, seminari, project management, formazione aziendale, azioni di cittadinanza partecipata e ideazione condivisa.

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Una ipotesi di metodologia per tutti

Fare progetti di Carlo Branzaglia, edito dalla Fausto Lupetti, sebbene sia immancabile nella libreria di studenti e professionisti del design si rivolge anche a un pubblico non specialista.

Ottenere risultati innovativi, seguendo il set di strumenti forniti dall’autore, permetterà a tutti di «condividere, delineare e perimetrare» gli spazi di qualsiasi progetto, in modo da renderne facilmente eseguibile la messa in opera.

Instagram supera Snapchat anche per il tempo di utilizzo

Instagram con le sue Stories solo un clone di Snapchat? Purtroppo per l’app con il fantasmino, non è esattamente così.

In fatto di comunicazione visuale, infatti, ad un anno dal lancio, le Storie su Instagram hanno portato ad un aumento sensibile dell’utilizzo medio dell’applicazione: una media di 32 minuti al giorno per gli utenti under 25 e 24 minuti per quelli over.

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Instagram vs. Snapchat, i dati dello scontro a colpi di messaggi effimeri

Se l’obiettivo di Facebook, con le Stories di Instagram, era quello di smontare la caratteristica vincente del neonato concorrente Snapchat, sembra che ci stia in gran parte riuscendo.

Il tasso mensile di crescita degli utenti attivi su Snapchat, infatti, è sceso dal 17,2% a trimestre, ad appena il 5%, mentre anche le azioni di Snap continua a scendere: dal prezzo dell’IPO di 17 dollari per azione all’attuale prezzo minimo di 12,67 dollari.

Instagram Stories, invece, attualmente registra circa 250 milioni di utenti giornalieri, contro i 166 milioni di Snapchat, e anche nell’utilizzo batte i 30 minuti degli utenti under 25 e i 20 minuti per gli utenti con più di 25 anni.

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È abbastanza facile capire perché gli utenti amano tanto Instagram: semplicità di utilizzo, funzioni molto simili a quelle di Snapchat grazie a filtri e post effimeri, ma anche tante integrazioni in più, ad esempio con le notifiche su Facebook.

Infine Instagram Direct, con la possibilità di inviare messaggi effimeri personalizzati agli amici, crescendo fino a 375 milioni di utenti mensili in brevissimo tempo.

E anche per gli inserzionisti i messaggi diretti possono significare un canale di comunicazione privilegiato con i propri clienti.

Secondo la stessa azienda,

“le storie hanno reso Instagram un posto dove le persone condividono tutti i loro momenti più importanti tra di loro”.

Ma le Storie hanno avuto il merito anche di aprire questo tipo di comunicazione ad altri canali. Lo Status di Whatsapp, ad esempio, è cresciuto in termini di utilizzo a circa 250 milioni di utenti giornalieri.

Se il pubblico sembra amare i contenuti effimeri, però, stenta ancora a decollare Messenger Day, forse percepito come più invadente dalle persone.

Il superamento di Snapchat da parte di Instagram, comunque, segna ora un serio problema anche a livello finanziario per Snap, che potrebbe andare incontro ad un vero e proprio crollo a Wall Street.

Fcebook e Instagram, invece, non sembrano voler cedere il passo e continuano nella loro ascesa senza sosta.

Linear porta i tifosi negli allenamenti in solitaria degli atleti

“The Supporting Track” è decisamente più di una semplice campagna. E non solo perché scoprire questa traccia audio significa scoprire una nuova carica per le proprie sfide.

Il nuovo progetto realizzato da BBDO Milano e Linear Insurance, è la prima soundtrack motivazionale in crowdfunding che ha permesso di portare i tifosi negli allenamenti in solitaria degli atleti, partito per accompagnare David Colgan, uno dei pochissimi finalisti italiani, nel suo viaggio verso IronMan 2017 alle Hawaii.

Linear ha chiesto ai tifosi di inviare le proprie note vocali di incoraggiamento e una volta raccolte queste sono state campionate, editate e mixate dai Goose, famoso gruppo di musica rock-elettronica, entrando subito a far parte delle sei track della playlist che David, insieme a centinaia di altri atleti, sta usando da mesi per allenarsi.

Il risultato? Scopriamo insieme nel video riassuntivo della campagna.

Credits
Client: Linear Insurance
Agency: DLV BBDO Milan
Executive creative directors: Stefania Siani, Federico Pepe
Client Creative Directors: Pas Frezza, Luca Iannucci
Creative team: Giovanni Coviello, Giulia Ricciardi
Graphic designer: Alice Fattore
Client Service Director: Emanuela Munafò
Account Manager: Francesca De Vincenzi
Head of Broadcasting: Alessandro Pancotti
Producer: Edoardo Taschini
Director: Kimeral
Music publishing: Edizioni Curci
Music and mix: Goose
Videomaker: Nicola Cavalazzi
Editing: That’s Motion
Commercial mix: The Log

Una soundtrack motivazionale collettiva: gli obiettivi della campagna di Linear

Partiamo subito dai risultati quantitativi ottenuti: oltre cento messaggi vocali nelle prime 24 ore; un brano musicale ottenuto editando e mixando i messaggi; il miglioramento effettivo delle performance di David durante gli allenamenti; il brano scaricato e riprodotto più di 450mila volte nei primi tre mesi di presenza su Facebook e Spotify.

Dal punto di vista del brand, invece? Quali obiettivi voleva raggiungere una campagna che a prima vista potrebbe sembrare forse un po’ lontana dal settore Insurance?

Certamente una crescita dell’awareness del brand Linear, grazie alla diffusione del brano, ma anche una grande attenzione mediatica verso questo nuovo strumento di miglioramento delle performance atletiche.

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I canali e gli strumenti utilizzati per “The Supporting Track”

Passando all’analisi degli strumenti e dei canali utilizzati, non possiamo evitare di notare l’uso mirato e attento di canali come Facebook Messenger per consentire ai tifosi di inviare i propri messaggi, e la scelta di Facebook e Spotify (combinati per mantenere una linea di continuità con il canale su cui era partito il progetto), per la diffusione del risultato finale della traccia.

Infine, una sapiente distribuzione di video su Vimeo per documentare l’interessante processo creativo collettivo, che, ne siamo certi, resterà una bellissima case history da tenere presente per tutti i Marketer e i creativi.

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Heroes, meet in Maratea: il più grande evento dell’euro-mediterraneo dedicato a futuro e impresa

Heroes, meet in Maratea, il primo Euro – Mediterranean Coinnovation Festival, si svolgerà dal 21 al 23 settembre prossimo lungo le coste del Tirreno, nella suggestiva cittadina di Maratea, in Basilicata.

Una manifestazione dal respiro internazionale grazie ai numerosi speaker che raggiungeranno la cittadina da ogni parte del mondo.

Obiettivo dell’evento è di favorire l’incontro, la collaborazione e la nascita di nuove alleanze tra la domanda e l’offerta di innovazione, attraverso un approccio orientato alla contaminazione e alla co-progettazione. Una preziosa occasione per startupper, piccole e medie imprese, ricercatori, digital talents, policy makers e investitori.

Molti anche i temi che animeranno questa edizione, la seconda di Heroes, meet in Maratea: filo conduttore, la capacità di rispondere a questioni di stringente rilevanza economica e sociale.

Si parlerà, tra gli altri, di industria 4.0, intelligenza artificiale, interazione uomo-macchina, realtà aumentata e virtuale, fintech, cyber security e trasferimento tecnologico.

Ma ci sarà spazio anche per il tema dell’evoluzione dei settori produttivi più tradizionali a seguito della Digital Transformation.

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Gli speaker e il programma di Heroes, meet in Maratea

A discutere di questi importanti temi, alcuni tra i più ispirati eroi del nostro tempo, che collaboreranno in questa occasione alla costruzione di un futuro migliore.

Tra i nomi degli speaker, Amanda Bradford, Founder & CEO The League, Chris Walts, Associate Director at Ogilvy London, Leah Wald, Founder Veterati, Davide Venturelli, Artificial Intelligence, Quantum Computing, Nanosciences and Robotics (NASA, USRA, Archon), Janusz Marecki, Senior Research Scientist Google DeepMind, Savannah Peterson, Founder and Chief Unicorn of Savvy Millennial e Polina Raygorodskaya, CEO & Co-Founder Wanderu.

E poi, ancora, il nostro CEOfounder di Ninja Marketing Mirko Pallera, Oliviero ToscanifotografoOscar Di Montigny, Chief Marketing, Communication, Innovation Officer Banca Mediolanum, Marco Attisani, Founder e Ceo Watly, Matteo Sarzana, General Manager Italy Deliveroo, Roberto Magnifico, Partner LVenture Group.

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Ampio spazio verrà dato alle nuove idee con gli “Ispiring Stages”, una serie di appuntamenti dal valore fortemente ispirazionale. Interviste, keynote speech e tavole rotonde con alcuni dei principali esponenti del settore a livello internazionale, in cui affrontare i principali trend del momento.

Davvero ricca anche la sezione dedicata alla formazione, con gli Elevating Rooms: la serie di workshop e laboratori con esperti, docenti universitari, manager e business angels, in cui apprendere i bisogni del mercato e trasformarli in strategie di crescita e posizionamento internazionale.

Dopo il successo dello scorso anno, è ancora la volta dei Coinnovation Lab, tavoli di progettazione condivisa, durante i quali manager e leader potranno entrare in contatto con esperti, startupper e ricercatori per trovare nuove soluzioni, riprogettare prodotti e servizi, capire a fondo come la rivoluzione digitale possa incidere su imprese e persone.

E, ancora, i Connecting Dates, sessioni di business meeting e momenti di networking dedicati a manager, investitori, ricercatori e startupper, per conoscersi, confrontarsi e stringere nuove alleanze.

Spazio alle startup con l’Heroes Prize Competition

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Come per la prima edizione, una parte rilevante dell’evento è dedicata a startup e progetti imprenditoriali innovativi con l’Heroes Prize Competition, la competizione riservata a imprese, persone fisiche e team informali iscritti a Heroes 2017.

Si svolgerà nel corso dei tre giorni dell’evento, attraverso serrate sessioni di pitch, alla presenza di investitori provenienti dall’Italia e dall’estero.

Per le prime cinque classificate, la possibilità di partecipare a un pranzo molto coinvolgente con le famiglie marateote, in cui convincere i componenti della bontà della propria idea. Il loro giudizio si unirà poi a quello di una giuria qualificata, per decretare il vincitore del premio in beni e servizi, fissato a 20mila euro.

Uno spazio, infine è dedicato anche alle startup internazionali, con la call riservata alle migliori idee di impresa del bacino dell’euro-mediterraneo. Nove i paesi partner: Israele, Francia, Spagna, Grecia, Cipro, Malta, Marocco, Algeria e Tunisia, tra cui saranno selezionate le migliori cinque startup che accederanno direttamente alla manifestazione, con la possibilità di vincere i premi messi in palio grazie alla collaborazione con la Little Genius Foundation.

Partecipa con lo sconto Ninja

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Cosa aspetti ancora a partecipare? Durante la tre giorni ci sarà spazio anche per l’intrattenimento, con concerti, escursioni in barca e relax in spiaggia, ma soprattutto, per i lettori di Ninja Marketing sarà possibile acquistare il Ticket Only a 79,00 euro + IVA (anziché 199 euro).

Ti basterà inserire il codice sconto HEROESNINJA nell’area dedicata in fase di iscrizione.

Come sfruttare gli annunci di Facebook utilizzando le email

Uno dei modi migliori per far conoscere il vostro prodotto/servizio è farlo in modo creativo utilizzando una valida ed efficace strategia di e-mail marketing. Considerando che le Facebook Ads si confermano sempre di più come un valido alleato per la promozione e il raggiungimento del target giusto, oggi vogliamo segnalarvi qualche idea per sfruttare al meglio la vostra mailing list. Ecco come si concilia il Facebook Marketing con l’email marketing.

Dal post al sito

Partiamo da quella più semplice che non richiede una segmentazione della vostra mailing list. Avete presente i post sponsorizzati su Facebook di Amazon?

Il modo migliore per iniziare è quello di indirizzare la vostra sponsorizzazione a tutti i vostri contatti, caricando la mailing list come un segmento di pubblico personalizzato. L’obiettivo è quello di creare un messaggio unificato attraverso diversi canali: email, Facebook, sito.

In questo caso il contenuto sarà uguale per tutti: per questo motivo accertatevi che il messaggio sia o un grande evento o un’offerta vantaggiosa accessibile a tutti. L’immagine di Amazon che vi proponiamo è un valido esempio: il colosso dell’eCommerce usa questa tattica per ricordare ai clienti l’offerta del giorno.

Considerate che, avendo usufruito di una mailing list, il pubblico conoscerà già il vostro brand, perciò quello che dovrete analizzare saranno le interazioni e le conversioni che il vostro annuncio produrrà. Chiaramente, maggiori saranno i numeri, tanto più efficace e valido sarà il vostro annuncio.

C’è chi apre e chi no

Sappiamo tutti che il numero degli abbonati alla vostra newsletter è un dato irrisorio se non si tiene conto di chi veramente clicca sulla mail che puntualmente viene inviata. Per questo motivo, segmentate la vostra mailing list e create una lista di chi apre le vostre mail. Ma non basta, da questi contatti, create una lista ulteriore ed inserite coloro i quali non compiono azioni sui contenuti delle vostre mail.

Il numero di mail si è ridotto drasticamente, vero? Non importa, ve lo assicuriamo. Creare un pubblico di qualità ed effettivamente interessato, è più importante di una miriade di contatti “poco produttivi”.

Perdita di tempo? No, siate fiduciosi!

Sierra Trading Post ha creato uno sponsored con un’offerta incoraggiante; in questo modo fa in modo che i  clienti possano usufruire di uno sconto del 20%. Adottando la loro strategia potrete conquistare l’attenzione di chi vi segue ma non è un vostro fedelissimo. Lasciando (momentaneamente) da parte chi compie le azioni con le vostre mail, questa strategia servirà per aumentare la fiducia dei vostri potenziali clienti che sembrano un po’ ‘distratto’.

Viva il carosello!

Se disponete di un sito eCommerce, allora attenzione a quello che stiamo per dirvi. Ancora una volta Amazon dimostra il suo potenziale vincente, ma di esempi validi ce ne sono a iosa! Avete notato che quando state cercando un prodotto, spesso vi appaiono prodotti simili a quello che vorreste comprare? Questa strategia fa leva sul vostro bisogno di acquisto “correlato”. State acquistando la ciotola per il vostro cane? Allora perché non prendere anche il cuscino su cui farlo dormire?

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Ecco, la logica è questa.

Il vantaggio è che potrete segmentare ogni annuncio per ogni pubblico specifico, ma promuoverlo come un unico post. Che bella cosa l’up selling!

Un target pigro

Riprendere i vecchi clienti è meno costoso che acquisirne dei nuovi. Assodato ciò, vi consigliamo un’altra strategia da inserire nella vostra newsletter.  Qualsiasi sia la vostra azienda create delle promozioni specifiche ogni due/tre mesi. Una strategia tipica delle compagnie aeree alla quale potrete ispirarvi.

Guardate questa, è un ottimo esempio!

Mese specifico, target specifico (studenti Erasmus) in collaborazione con ESN, il network internazionale degli studenti Erasmus. O questo del Southwest Airlines.

In questi casi inserite un codice promozionale, uno sconto, un riferimento specifico. Sentirsi considerati è il primo passo per avvicinarsi ad un prodotto.

Siamo tutti uguali?

Il modo più efficace per allargare il pubblico e raggiungere nuovi clienti è quello di creare target simili a quelli che avete già attirato. Questo sarà utile per allargare i vostri contatti e puntare sempre di più su una strategia cross mediale come quella che vi abbiamo proposto.
Vi chiederete: non è sufficiente promuovere tramite le mail il sito o sponsorizzare un post? Forse. Ma questo dipende da voi, da quanto siete in grado di creare capillarità con i vostri strumenti.

Guardate questo post di McDonald’s, non è sponsorizzato, ma è una vera call to action che avrebbe effetto anche con l’email marketing.

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Con questo cosa vogliamo dirvi? Non accontentatevi di un solo canale, il mondo del web è bello perché è vario. Chi riceve le vostre mail non è detto che sia un Facebook dipendente, conquistatelo, fategli capire che la vostra presenza sul social ha un suo perché!