Week in Social: questa settimana parliamo di LinkedIn, Messenger e Instagram

È venerdì, e oltre a cercare gif idiote da condividere con i colleghi per arrivare fino a fine giornata, è anche tempo di aggiornarci e scoprire quali sono le imperdibili notizie della settimana.

LinkedIn

Iniziamo con LinkedIn, che da maggiore controllo ai suoi membri grazie all’attivazione di nuovi strumenti per trarre il massimo vantaggio dalla piattaforma.

Il resoconto giornaliero o, come è facilmente intuibile, un riassunto fatto per voi dal social network in cui vengono raccolte tutte le notizie più rilevanti, ovvero quelle più condivise e discusse dai tuoi contatti.

La research appearance, ovvero LinkedIn ti manderà delle notifiche per farti sapere chi ha trovato il tuo profilo tramite una ricerca, indicandoti anche in quali aziende questi contatti lavorano. Una feature utile per chi ha intenzione di migliorare il proprio profilo e ottimizzarlo per essere notati dalle figure rilevanti.

search-appearanceSarà inoltre possibile personalizzare le notifiche sia da mobile che da desktop. In particolare si potrà attivare o disattivare a piacere qualunque notifica, quale lo stream di commenti su una foto di gruppo. Sarà possibile smettere di seguire un contatto direttamente dalla board e smettere così di vedere le sue attività nel feed senza dover rimuovere la connessione. Ovviamente basterà un click per tornare a ricevere gli aggiornamenti, andando sul profilo in questione e scegliendo di seguirlo dal menu in alto a destra. E, in generale, si possono disattivare alcuni tipi di segnalazioni, come i compleanni o la pubblicazione di post da parte dei vostri contatti.

E al proposito di questi cambiamenti, Luca La Mesa, top teacher di Ninja Academy, ci dice:

Al crescere delle informazioni disponibili è fondamentale permettere di personalizzare le proprie notifiche. In questo modo il tempo passato sulla piattaforma sarà speso in maniera ancora migliore, evitando di vedere ciò che per noi è meno rilevante. Il futuro dei social, Linkedin compreso, è nella qualità e rilevanza dei contenuti che ciascun utente riceve. Queste novità vanno sicuramente nella giusta direzione permettendo una personalizzazione attiva delle notifiche e dell’algoritmo.

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Messenger

Ebbene sì, anche su Messenger arrivano gli annunci pubblicitari. La novità della settimana è, infatti, che quando aprirete l’app da mobile ci saranno i Messenger ADS pronti a salutarvi. Potrebbe essere un’inserzione, così come un rimando a un sito esterno o a una conversazione con BOT. Nuove possibilità per i creativi e nuove forme di contenuto con cui interfacciarsi per gli utenti.

LEGGI ANCHE: Facebook: le Messenger ADS introdotte in tutto il mondo

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Facebook

Da Facebook Spaces arriva un nuovo modo per condividere le esperienze in realtà aumentata. È ora possibile, infatti, condividere in live su Facebook dei video provenienti dalla tua realtà in Facebook Spaces.

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Il live da Facebook Spaces funziona con un obiettivo che puoi posizionare scegliendo l’inquadratura migliore. I tuoi amici possono commentare e fare domande durante il tuo stream e tu puoi vedere le loro reazioni, ovviamente in realtà aumentata. Potrai scegliere i commenti che preferisci e renderli oggetti con cui tutti, allineano dello spazio, possono interagire.

Instagram

E concludiamo con qualcosa di più pop e meno tech, del resto oltre ad essere venerdì è anche metà luglio. E quindi celebriamo! Ma celebriamo in modo diverso, unendoci al festeggiamento del compleanno di Malala Yousafzai (@malalafund), attivista per l’educazione delle ragazze, nonché la persona più giovane che abbia ricevuto un premio Nobel. Malala, dopo essere sopravvissuta a un tentato omicidio nel 2012, mentre andava a scuola nel suo paese in Pakistan, è diventata la voce della lotta per il diritto all’educazione delle bambine. Arrivata al suo ventesimo compleanno ha deciso di viaggiare nell’Iraq del nord, insieme alla fotografa Malin Fezehai (@malinfezehai) e fare visita alle ragazze rifugiate.

Anche se Instagram non ci porta novità questa settimana, possiamo chiudere con delle immagini di coraggio e speranza, che non fa mai male.

Il futuro delle ricerche di mercato

L’introduzione delle nuove tecnologie ha sempre giocato un ruolo di catalizzatore nelle ricerche di mercato.

Se una decina di anni fa il dibattito verteva sulla rappresentatività delle survey online, internet ha permesso un’enorme accelerazione del processo evolutivo della disciplina, e l’attenzione si è rapidamente spostata su altre tematiche.

La rete ha permesso infatti di abbattere costi, produrre una proliferazione di dati, velocizzare i processi e democratizzare l’accesso informativo, innescando una vera e propria rivoluzione copernicana nel mondo degli insight.

Abbiamo selezionato le evoluzioni più significative che stanno avvenendo, e che probabilmente contribuiranno a plasmare il futuro delle ricerche di mercato negli anni a venire.

Ricerche di mercato

La democratizzazione delle ricerche

Ogni buon manuale di marketing ci insegna l’importanza del punto di vista dei consumatori per costruire brand e prodotti di successo.

Ma si sa, “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”, e così per molto tempo questa grande verità sugli insight è rimasta confinata in quegli stessi manuali, o messa in atto solo da un’elite di grandi marchi dalle tasche profondissime, in grado di spendere cifre importanti.

L’accessibilità del web e i social hanno creato un vero e proprio cambio di paradigma e sviluppato un senso di urgenza diffuso: il punto di vista dei consumatori non può più essere ignorato!

Questo aspetto, unito alle opportunità che l’online ha dato per interagire con loro in modo veloce, e poco costoso, e la proliferazione di tool per effettuare DYI survey – come Survey Monkey e Google Survey – ha contributo alla democratizzazione delle ricerche e a diffondere la co-creazione di brand e prodotti da parte dei consumatori, ruolo che solitamente ricoprivano solo in situazioni di test all’interno di una facility con specchio oscurato.

Ricerche di mercato

Dai dati attivi ai dati passivi

Storicamente il ruolo principale degli istituti di ricerca era quello di raccogliere informazioni e dati che non sarebbero stati codificati e disponibili altrimenti. I dati che venivano raccolti erano in un certo senso “attivi” perché i rispondenti erano consci di condividere informazioni e potevano in larga parte decidere quali condividere e quali mantenere riservate.

In un mondo in cui la tecnologia lascia una traccia di ogni nostra azione e scelta, gran parte delle informazioni su di noi vengono prodotte e collezionate in modo passivo” spesso senza che nemmeno ci rendiamo conto che le nostre azioni lasciano una “orma”.

E’ ciò che avviene quando utilizziamo strumenti wereable, smartphone, social media, o molto più semplicemente navighiamo su internet: ogni volta che compiamo un’azione tramite uno strumento collegato a internet stiamo trasmettendo informazioni su noi stessi.

L’uso di dati passivi permette di saltare le domande dirette ai consumatori, e quindi evitare che la loro cattiva memoria – o meccanismi più o meno inconsci di difesa- gli faccia descrivere un’esperienza di consumo non rispondente a quanto effettivamente esperito.

Questi dati possono essere utilizzati in modo longitudinale: grazie a sistemi di tagging è possibile infatti seguire il comportamenti dei consumatori attraverso diversi device e seguirne la consumer journey per settimane, mesi, se non addirittura anni.

Se l’utilizzo di dati longitudinali utilizzati “ex post” permetterà di comprendere meglio alcuni meccanismi nelle scelte di consumo, la vera forza sarà la loro sinergia con i real time analytics e altre fonti in grado di “colorarne il significato”. Questo permetterà ai brand di prendere decisioni tattiche in real time, ma anche elaborare strategie e previsioni per il futuro se necessario.

La più grande opportunità per il mondo della ricerca è legata alla connettività, alla crescita della penetrazione dei wereable device e della domotica. Sempre più oggetti in casa e fuori casa, inclusi i punti vendita, potranno rappresentare dei veri e propri data collection point.
La sfida sarà integrare questi real time analytics alla ricerca motivazionale così da arricchirla e potenziarne la capacità di analisi e di previsione dei comportamenti di consumo.

Elisa Pucci – Senior Consumer Insight Expert

Ecco quindi che la ricerca sulle emozioni – sia essa svolta in modo qualitativo, attraverso la neuroscienza, o la codifica semiotica di immagini e video – sarà destinata almeno nell’immediato futuro ad assumere più importanza, come parte integrante di questo nuovo modo di guardare agli insight.

LEGGI ANCHE: Una panoramica completa sullo stato dell’arte dei Big Data e i principali trend tecnologici

L’importanza delle macchine: automazione e AI

Ricerche di mercato

L’automazione permette – e permetterà sempre più – di delegare compiti ripetitivi alle macchine, liberando tempo per focalizzarsi su aree più strategiche.

Ormai è cosa nota che i ruoli più standard e ripetitivi, a minore valore aggiunto, andranno scomparendo, ma l’intelligenza artificiale sta facendo passi da gigante anche per quanto riguarda quei compiti che solitamente sono ritenuti “salvi” dalla ingerenza delle macchine, come ad esempio i lavori creativi.

Se pensiamo che già oggi in Giappone, l’agenzia di comunicazione McCann ha affidato il ruolo di Creative Director ad un programma di intelligenza artificiale, non è certo difficile immaginare come l’AI avrà un pesante impatto sulle professioni legate agli insight.

L’insight non sarà più un settore ma una skill

Come ben riassunto da questo ebook sul futuro delle ricerche, pubblicato da Vision Critical, storicamente le ricerche di mercato sono state confinate in uno specifico silo di business: da una parte i fornitori hanno proposto le ricerche come il principale – se non l’unico – servizio, che spesso si limitava più a fornire dati che non alla generazione di veri insight e raccomandazioni pratiche.

Dall’altra, le persone designate al ruolo di ricercatore in azienda sono per lo più state viste come dei gatekeeper, più attenti a conservare la propria posizione di esperti che ad usarla per oliare le comunicazioni interne all’azienda e facilitare decisioni strategiche.

Source: GRIT report Q1-2 2017

Source: GRIT report Q1-2 2017

Le dinamiche che abbiamo descritto finora richiederanno per forza di cose un cambio di prospettiva.

Non solo coloro che si sono focalizzati sul semplice data providing scompariranno rapidamente, ma il nuovo ricercatore dovrà essere sempre più business-oriented e integrato in azienda, dovrà passare da essere un gatekeeper a facilitatore e contribuire all’abbattimento dei silos funzionali.

Dovrà avere, come primo obiettivo quello di produrre valore – anche economico – per l’azienda, e possedere skill a 360 gradi: competenze di business, analisi ed emotive, essere in grado di vedere il contributo della ricerca in modo agnostico e selezionare di volta in volta le metodologie e tool che permettano di rispondere al business need in essere, senza paura di sporcarsi le mani ed adottare anche soluzioni lean e agili.

Continueranno quindi ad esistere realtà specializzate negli insight, ma probabilmente il mondo degli “istituti di ricerca” è destinato a rimpicciolirsi e fornire nicchie di eccellenza, mentre i ricercatori aziendali come li conosciamo ora non esisteranno più, sostituiti da figure meno tecniche e più orientate al business e a facilitare relazioni interne.

Il futuro delle ricerche di mercato: un nuovo paradigma

L’innovazione tecnologica comporterà indubbiamente dei forti cambiamenti nel mondo delle ricerche. Questo però porterà non solo minacce, ma anche nuove opportunità per chi sarà in grado di coglierle.

Se le professionalità a basso valore intellettuale scompariranno progressivamente, gli insight vedranno una rinascita e una diffusione mai viste prima, e questo porterà ad una migliore customer experience per i consumatori, e a sfide di ricerca sempre più stimolanti e piene per i “nuovi analisti”.

L’essenziale sarà abbracciare questo nuovo paradigma con curiosità, apertura e flessibilità.

Perché, per usare le parole di G.K. Chesterton: “Senza la pioggia non ci sarebbe l’arcobaleno”.

Nell’Economia dell’Algoritmo, il Data Scientist sarà il prossimo Content Marketer?

Questo articolo è stato scritto da Alessandro Giaume, Innovation Director in Ars et Inventio e autore di “Data Scientist. Tra Competitività e Innovazione”.

Il Ghost Writer è un mestiere sconosciuto ai più.

È qualcuno che scrive un articolo, o anche un libro, che poi verrà pubblicato da una firma famosa, spesso contemporaneamente impegnata nella scrittura di un altro articolo o libro.

Oppure qualcuno che scrive il discorso di un politico, da pronunciarsi durante un importante evento.

Ma anche chi potrebbe occuparsi di dare una risposta alle migliaia di fan che scrivono lettere ai loro idoli e che si aspettano, giustamente, un cenno di risposta.

Che questi siano fan scatenati, oppure più tranquilli lettori, o ancora i partecipanti ad una conferenza, oppure ancora, lettori di un quotidiano online alla ricerca proprio di quella notizia, il Ghost Writer ha una parola giusta per tutti. 

Conosce perfettamente la personalità dell’autore che si predispone a sostituire, ma anche quella dei destinatari del messaggio e sa esattamente cosa a questi ultimi piacerebbe sentirsi dire.

E quindi è forzatamente anche un Subject Matter Expert. Insomma, una risorsa preziosa per qualsiasi realtà debba produrre contenuti da leggere.

Come coprire tutti gli incontri di un’Olimpiade?

Facciamo un ulteriore passo avanti. No indietro…

Quasi un anno fa, alle Olimpiadi di Rio, ogni giorno c’erano decine di eventi ed incontri emozionanti, spesso in contemporanea.

Essere i primi a poter segnalare il nuovo record sui 100 metri piani o ad aggiornare il medagliere della propria Nazione ha richiesto decine di giornalisti sul campo.

Pensiamo alla Cina. Toutiao ha pubblicato, nei soli 15 giorni di durata delle Olimpiadi, qualcosa come 450 articoli. Con un esercito di giornalisti a Rio e dintorni che hanno passato intere giornate a scriverli, questi articoli, con abnegazione e senso del dovere e… invece no.

Toutiao ha scatenato invece la sua arma segreta. Xiaomingbot, un bot specializzato nella scrittura di articoli a contenuto sportivo. E specificatamente pensati per il folto pubblico di Toutiao, costituito per il 90% da giovani sotto i 30 anni.

Lo stesso Washington Post ha utilizzato un bot, “Heliograf”, certamente meno sofisticato di Toutiao, ma comunque in grado di scrivere articoli sportivi e di tenere di conto, in tempo reale, del procedere dei medaglieri.

Fin qui parrebbe tutto normale o quasi. Un evento che richiederebbe un elevato numero di human writer – “nuova” categoria funzionale ai contenuti di cui stiamo trattando e tra cui mi metto anch’io, non me ne voglia alcuno – viene invece affidato ad una Intelligenza Artificiale che è in grado di gestire alti volumi produttivi in totale assenza di errore.

Peraltro, da tempo, i contenuti dei principali newspaper online specializzati in finanza sono affidati a bot che si documentano velocemente e che, con un alto grado di affidabilità, “scrivono” articoli impeccabili. E anche Quora accoglie Bot specializzati che rispondono alle domande poste dai frequentatori della community (e non sappiamo “chi” siano…).

Stiamo adesso concentrando la nostra attenzione sulla produzione di contenuti adatti ad essere fruiti in forma digitale, e voglio introdurre a questo punto un ulteriore elemento di complessità.

In un mondo noto, definiti i parametri di riferimento di un dato fenomeno, si possono costruire modelli che consentano di descriverne le dinamiche con relativa affidabilità.  Ma non è questo il nostro caso.

Oggi, dopo tutto, le cose possono cambiare in un batter d’occhio. Il tempo di un aggiornamento di algoritmo da parte di Google…

Gli algoritmi? Indispensabili per intercettare i Business Moment e progettare la Content Strategy di domani

Nel recente articolo “Come fare la differenza e trovare valore nell’Economia dell’Algoritmo” ho già approfondito gli aspetti legati alla generazione di valore grazie all’impiego di algoritmi, capaci di intercettare Business Moment e di trasformarli in tempo reale. Una capacità molto specifica di “intuire” quando la decisione all’acquisto dipenda proprio da “quel” momento.

Qui stiamo trattando invece di un tema diverso, ovvero della possibilità che, grazie ad un algoritmo, si possa identificare con precisione un argomento che sarà oggetto di interesse di un folto pubblico di lettori.

E di accedere con altrettanta precisione a innumerevoli fonti, analizzandole in tempi che definire brevi è eufemistico. Va da sé che questo approccio sia di grande aiuto nella scrittura di contenuti che abbiano una rilevanza di mercato, abilitando quindi i Brand ad essere soprattutto produttori di contenuti che ingaggino e fidelizzino i clienti, accompagnandoli con sempre maggior frequenza all’acquisto.

E mentre il dibattito sulla forma lunga o breve che questi contenuti debbano avere presenterà sempre opinioni e pareri discordanti, su una cosa possiamo essere tutti d’accordo: i contenuti devono farsi trovare dai (dal…) motori di ricerca, e questo indipendentemente dalla lunghezza degli stessi.

Quindi cosa può esserci di meglio di un algoritmo per farsi trovare da un algoritmo…? Sapere cosa il cliente, potenziale o meno, apprezza e cerca ci dà già la possibilità di esprimere un vantaggio competitivo non trascurabile, visto quanto abbiamo appena detto.

E gli algoritmi cambiano velocemente. Ecco perché è necessario avere a nostra volta accesso ad algoritmi che ci aiutino nel seguire questi cambiamenti, comprendendo di volta in volta quali aspetti dei contenuti vengano premiati o, piuttosto, limitati nella ricerca.

Stiamo parlando di un futuro prossimo della strategia di produzione contenuti popolato da algoritmi Machine Learning, che collaborino con lo human writer, anticipando le possibili domande e consegnando le risposte ad un pubblico selezionato.

Algoritmi e dati possono fornire informazioni sulle operazioni editoriali da farsi, supportando nella scelta dei palinsesti e dei singoli contenuti, individuando quali di questi possano aumentare il traffico verso i siti istituzionali, così come quali siano le migliori modalità di fruizione che li dovrebbero caratterizzare.

Nel contempo, oltre a vegliare sui possibili effetti indotti dal bias (a tale proposito, segnalo il recente contributo “Data Science e Responsabilità Morale”), lo human writer, o forse potremmo dire Data Scientist, può continuare a raccontare grandi storie e creare vera empatia con il lettore. Dopo tutto, lo human writer è a sua volta un lettore, appartenente ad una o più community attraverso le quali focalizzarsi sui propri interessi e passioni.

Ma soprattutto conserva un diritto inalienabile e che lo caratterizzerà sempre nei confronti delle “macchine”…

“Essere irragionevoli è un diritto umano.”                                                                                                                        

(Aristotele, 344 a.C.)

Amazon Prime Day 2017

Amazon Prime Day 2017: ecco i risultati

Anche quest’anno è arrivata una delle giornate più calde per il gigante dell’eCommerce: il Prime Day. Non più una data segnata sul calendario solo dai cacciatori incalliti di sconti online, l’evento targato Amazon viene riproposto per il suo terzo anno consecutivo.

Prime Day 2017

Le aspettative, come sempre quando si parla di Amazon, sono state molto alte: l’obiettivo è stato quello di far crescere esponenzialmente il numero di abbonati a Prime, il servizio “premium” in abbonamento che permette, con il pagamento di 19,99€ annui, di accedere alla possibilità di ordinare e ricevere più di un milione di prodotti contrassegnati “Prime” in una sola giornata lavorativa, senza ulteriori spese di spedizione.

Ma non solo, perché quest’anno Amazon aveva dichiarato di puntare a un record di vendite, anche grazie all’estensione delle offerte ai mercati orientali.

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La strategia vincente non si cambia: proprio come di solito avviene in occasione delle giornate dedicate al Black Friday e al Cyber Monday – gli altri due big event dell’anno – Amazon ha offerto nuove promozioni ogni cinque minuti, allo scopo di attirare i clienti non ancora iscritti ad abbonarsi a Prime.

LEGGI ANCHE: Amazon Wardrobe: prova a casa gratuitamente e poi decidi se comprare

Amazon Prime Day: un po’ di numeri

Prima di analizzare i dati di quest’anno, facciamo un passo indietro e, come abbiamo già analizzato nel dettaglio qui, rivediamo insieme i dati delle prime due edizioni: dopo il Prime Day del 2016, le vendite annuali hanno fatto un balzo del 60% rispetto a quelle del 2015.

Si stima che solo lo scorso anno, le vendite si aggirassero attorno ai 600 milioni di dollari. Inoltre, secondo i dati di Kantar Retail, il numero degli acquirenti durante il Prime Day sarebbe cresciuto dal 5% del 2015 al 7% del 2016.  

Prime Day 2017 Per l’edizione del 2017, come dicevamo, Amazon non ha cercato solo un altro record in termini di vendite e nuovi iscritti. Infatti, se da un lato uno dei goal principali è stato quello di voler sostenere la domanda durante il periodo estivo tipicamente quieto, dall’altro è stato evidente il tentativo di promuovere e spingere i propri clienti più affezionati ad utilizzare i nuovi servizi in abbonamento, come Iscriviti&Risparmia o Amazon Dash Button.

Inoltre, Amazon ha sfruttato l’evento soprattutto per vendere i propri device, incluso l’Echo Dot che si è posizionato primo nella classifica degli articoli più venduti.

Oltre a questo, sono stati 3,5 milioni i giocattoli venduti e si è registrato un record per le piccole e medie aziende che hanno partecipato all’evento.

L’azienda ha comunicato che quest’anno il Prime Day è stato il più grande della storia, crescendo di oltre il 60% rispetto allo scorso anno. Anche se non sono stati ancora rilasciati i dati ufficiali delle vendite e quindi non si sa se la stima di un miliardo di dollari sia stata effettivamente raggiunta, i numeri di Black Friday e Cyber Monday sono stati battuti di gran lunga.

Come trovare il giusto tone of voice per la tua social media strategy

Divertente, informativo, sarcastico, tecnico… sono diversi i modi in cui un brand può parlare al suo pubblico attraverso i social media, ma a volte capire qual è il Tone of Voice più adatto da utilizzare non è semplice come può sembrare.

Partendo dal presupposto che il Tone of Voice dovrebbe rispecchiare la personalità del brand, in generale si può affermare che un linguaggio più leggero e colloquiale è sempre preferibile rispetto a un tono più istituzionale ed informale.

Quindi, se la tua comunicazione off-line è sempre stata molto rigida ed istituzionale, perché non provare a parlare ai tuoi follower online in modo più “friendly”? Ovviamente il tono non dovrà cambiare radicalmente sui social – questa strategia potrebbe sembrare poco naturale e molto costruita, rischiando di attirare le critiche degli utenti e dei colleghi.

CoSchedule propone una semplice e chiara infografica che suggerisce come definire lo stile di comunicazione social.

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Leggendo lo schema, possiamo affermare che sono principalmente tre le caratteristiche base da seguire per impostare il Tone of Voice.

Business Mission & Vision

Focalizza l’attenzione sulla cultura del tuo brand: qual è la sua missione e quali sono gli obiettivi di comunicazione prefissati? Una volta determinati questi aspetti sarà più facile capire con quale tone of voice trasmettere la personalità del brand attraverso i social.

Target & Community

Definire il proprio target di riferimento e, successivamente, conoscere la tua audience sui social è fondamentale per imparare a parlare la stessa lingua e di conseguenza farsi capire dai propri followers.

Social Media

I due punti precedenti devono essere incrociati con la scelta dei canali social attraverso i quali il brand decide di comunicare. Ogni piattaforma è pensata per raggiungere diversi obiettivi strategici e di conseguenza è composta da un bacino di utenza con caratteristiche differenti. Diventa quindi necessario adattare il tone of voice individuato a seconda del social media che viene utilizzato.

La seguente infografica riassume brevemente quali sono gli obiettivi di business principali delle 6 piattaforme più famose.

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LEGGI ANCHE: Best practice: segmentazione, posizionamento e targeting

Ma quali sono i vantaggi che derivano dalla definizione del giusto tone of voice?

  • Definisce il corretto posizionamento del brand ovvero la sua personalità;
  • permette al tuo brand di essere facilmente riconoscibile dall’utente, in mezzo alla marea di contenuti che passano sul suo News Feed ogni giorno;
  • aumenta la credibilità del brand e la fiducia del consumatore, che lo percepisce come “familiare”;
  • aiuta il brand ad influenzare le scelte di acquisto dell’utente, in quanto viene giudicato in grado di capire e soddisfare le sue esigenze

Un esempio di brand che è stato capace di creare una identità originale e immediatamente riconoscibile è Lancia, che si rivolge al suo target di riferimento in maniera elegante ma spiritosa.

#YpsilonLovers, non temete la prova costume. A noi le maniglie sono sempre piaciute.#Lancia #YpsilonLovers

Gepostet von Lancia am Freitag, 30. Juni 2017

Vuoi segnalare qualche altro brand che, secondo te, comunica sui suoi canali social like a Ninja? Lascia un commento sulla nostra pagina Facebook o sul gruppo LinkedIn, oppure chiacchieriamone un po’ su Twitter!

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6 consigli per incrementare la tua produttività con iPad

Apple col nuovo iPad Pro ha aperto una nuova fase di sviluppo per questo innovativo prodotto. Se inizialmente il tablet di casa Apple era stato pensato per allontanarsi e distinguersi dall’utilizzo classico di un pc portatile, l’ultimo firmware invece (faccio riferimento ad iOS 11) sembra offrire una nuova direzione apparentemente opposta.

Il mercato dei tablet ha subito negli anni numerose evoluzioni. Inizialmente erano nati come un prodotto nuovo, rivoluzionario e differente dal pc e da uno smartphone, nel corso degli anni qualcosa non è andata come previsto ed è cominciata l’inevitabile decadenza del mercato. Tantissimi spariscono dal mercato, ma uno sopravvive al declino di questo settore: l’iPad.

Il tablet di casa Cupertino non ha smesso di evolversi e di offrire ai propri utenti una user experience sempre nuova, fresca e colma di novità. Difatti come già detto, l’ultima release propone un nuovo salto tecnologico per andare incontro alle esigenze dei professionisti.

Un sostanziale miglioramento che rende un iPad più simile ad una tavoletta tuttofare e ancor più differente e lontano da uno smartphone. Ma attenzione, c’è una brutta notizia. Il nuovo aggiornamento uscirà nei prossimi mesi e per ora dobbiamo ‘solo accontentarci’ del firmware attuale.

I consigli per incrementare la tua produttività con iPad

In questo articolo non ti parlerò di come aumentare la tua produttività col firmware in versione beta o similari, ma col firmware che potresti già utilizzare se hai acquistato un iPad recentemente e hai come sistema operativo iOS 10. Perché questa scelta? Istallare una beta è sempre pericoloso soprattutto per te che utilizzi l’iPad per lavorarci. Bug, rallentamenti e surriscaldamenti sono dietro l’angolo.

Quindi niente rischi, solo produttività al 100% con questi pratici consigli:

1) Non conosci Duet?

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Esistono tantissime App e molte possono aiutarti nel tuo lavoro quotidiano. Alcune sono davvero miracolose come ad esempio Duet. Un’applicazione che ti permetterà di:

  • trasformare il tuo iPad in un secondo monitor per i tuo pc;
  • di replicare il desktop del tuo pc;
  • di utilizzare il tablet come una vera e propria tavoletta grafica (in questo ultimo caso avresti bisogno dell’Apple Pen).

Duet è compatibile con Windows, Mac e per le potenzialità che l’App offre è venduta ad un prezzo incredibilmente conveniente (spesso in saldo al 50%).

2) Sfrutta al meglio il multitasking

iOS 10 purtroppo ha dei limiti che in parte verranno superati col nuovo firmware. Il multitasking del tablet, accessibile muovendo da destra verso sinistra, si comporta differentemente da app ad app.

Molte applicazioni infatti non supportano tutte le funzionalità in modalità ‘multitasking’, altre invece non supportano una delle 2 modalità dello schermo: verticale o orizzontale. Infine tantissime altre non sono state aggiornate o concepite per l’utilizzo in multitasking.

Per migliorare la tua produttiva questa volta il consiglio è semplice: prova nuove combinazioni di app, assicurati che siano quasi al 100% compatibili col multitasking del tuo dispositivo. Le combinazioni più idonee potrebbero facilitare il tuo flusso creativo evitando brusche interruzioni.

3) Adopera un buon editor fotografico

Un buon editor fotografico è indispensabile per la tua produttività. E’ vero ne esistono in molti, ma quanti realmente potrebbero un ostruendo valido come Photoshop o similari? Adobe ha pensato ha pensato più volete alla produzione in mobilità anche le numerose versioni ‘lite’ dei suoi applicativi, ma senza un gran successo.

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Quindi cosa utilizzare? Potremmo partire da un app gratuita come Snapseed. Uno strumento completo, semplice da utilizzare e molto funzionale. E potremmo concludere il nostro breve viaggio negli editor fotografici con un App a pagamento come ad esempio Pixelmator, uno strumento che non ha nulla da invidiare alle grandi firme del settore fotografico.

4) Utilizza alcune scorciatoie per l’utilizzo con la tastiera

Produrre molto nel digitale è sinonimo di scrivere molto. E quante volte avresti voluto sulla tastiera esterna del tuo device le scorciatoie che solitamente trovi su pc portatili e desktop? Ecco, anche per la keyboard per iPad esistono un certo numero di scorciatoie utili per velocizzarti il lavoro. Eccone alcune:

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Cmd-H: per tornare alla home screen;

Cmd-Shift-3: per effettuare uno screenshot, proprio come sul tuo mac;

Opt + tasti freccia: per poterti muovere nel testo da parola in parola o di riga in riga;

Opt + Cancella: per eliminare una sola parola nel testo.

5) Serviti di un buon tool per gli screenshot

Non so tu, ma i miei device sono colmi di appunti. Molti di questi si realizzano in screenshot con centinaia di frecce, testi e quant’altro.

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Gli screeshot mi facilitano tantissimo il lavoro e penso valga lo stesso anche per te. Esistono tantissimi tools per questa tipologia di scatti, ma ovviamente alcuni risultano più produttivi di altri. Annotable è una delle mie App preferite.

Si tratta di un applicativo molto completo, permette di evidenziare, cerchiare, scrivere e tantissimo altro su un unico scatto. Uno strumento utilissimo per non perderti nulla dei tuoi appunti.

6) Attenzione alle sostituzioni del testo!

Tra le impostazioni generali, nella voce ‘tastiera’ troverai le ‘sostituzioni del testo’. Un elenco di abbreviazioni che è possibile ampliare per poter scrivere più velocemente.

Faccio un esempio. Scrivo ‘sn’? Scrivo comunque? Il device capirà che si tratta delle parole ‘sono’ e ‘perché’ sostituendo le abbreviazioni con le parole corrette. Un metodo straordinari per ottenne testi comprensibili e soprattutto presentabili.

L’elenco è aggiornabile e consultabili tra le impostazioni generali del tuo tablet. Controllale subito scoprirai uno strumento unico per la tua produttività!

Prima di concludere

Prima di concludere è doveroso sottolineare che il prossimo firmware per iPad offrirà numerose novità per velocizzare e migliorare il lavoro di tutti i professionisti che producono in mobilità.
Alcune di esse renderanno superflue alcune app e consigli precedentemente evidenziati, ma sino ad allora questi sono i 6 consigli che mi sento di suggerirti.

Growth Hacking Update, aggiorna le tue skill in un lampo!

Il mondo del Growth Hacking è in continua evoluzione. Cambiano i tool, si evolvono i framework, si saturano i canali tradizionali e ne spuntano di nuovi. In un contesto del genere è fondamentale studiare i nuovi approcci e le nuove tattiche utilizzate da startup e grandi aziende per far fronte a questa ondata di cambiamento. Come puoi restare al passo e tenerti aggiornato?

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Growth Hacking Update! [2 ORE On Demand]

Il Growth Hacking Update con Raffaele Gaito e Luca Barboni consente di rimanere al passo con i tempi in termini di casi studio analizzati, tattiche e canali moderni utilizzati da startup e grandi aziende negli ultimi 3-4 anni. Permette anche di padroneggiare il canale Engineering as marketing e di inserirlo in maniera concreta e rapida all’interno della propria strategia di Growth Hacking.

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Seguendo questo percorso, riuscirai a:

  • Capire l’importanza dell’engineering as marketing in un processo di Growth Hacker
  • Padroneggiare questo canale di acquisizione e inserirlo nella propria strategia
  • Riconoscere e individuare esempi di Engineering as marketing dei propri competitor
  • Conoscere alcuni casi studio tipici del Growth Hacking che si sono verificati negli ultimi anni e di cui si parla ancora troppo poco
  • Individuare tecniche e canali utilizzati da startup e grandi aziende per migliorare le performance del loro business
  • Avere spunti di riflessione concreti da poter sfruttare e riutilizzare nel proprio processo di Growth Hacking per il proprio progetto

Come funziona il Corso Update?

Il Growth Hacking Update è un corso di aggiornamento che consta di 2 ore di didattica online On Demand: puoi seguire le lezioni ovunque ti trovi, accedendo dal web alla tua aula virtuale.

  • La didattica è completamente online, così come i materiali di studio
  • Ninja Academy ti offre la possibilità di consultare, senza limiti di tempo, il materiale di ciascuna lezione (video e slide) in modalità On Demand accedendo alla piattaforma e-learning
  • Al termine del corso, previo superamento di un test di valutazione, potrai scaricare il Certificato di partecipazione

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  • Introduzione
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  • Takeaway concreti per la propria strategia

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  • Introduzione al canale
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10_capacità_sottovalutate_che_un_social_media_manager_deve_avere

10 capacità sottovalutate che un social media manager dovrebbe avere

Difficile definire in modo preciso il profilo del social media manager. È un professionista, formato sul mondo digitale, che continua a studiare per sapere come muoversi nel Web. Specializzato nel Social Media Marketing, può avere differenti background di provenienza. Non deve solo saper mettere a fuoco strategie per massimizzare la presenza dei brand sui social media, deve anche avere una serie di capacità operative, che spesso vengono sottovalutate, ma che sono preziose nel lavoro di tutti i giorni.

Analizzare, pianificare, creare, implementare, monitorare, ottimizzare: sono alcune delle azioni che il social media manager deve svolgere durante il suo processo di lavoro e ognuna di queste richiede delle competenze specifiche.

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Vediamo insieme quali sono tutte queste abilità da possedere.

SEO

La SEO (Search Engine Optimization) è l’insieme di tecniche organiche per l’ottimizzazione dei siti web, da utilizzare come leva strategica per scalare il ranking nei motori di ricerca. È una competenza essenziale per gli specialisti del Web. Blogger, sviluppatori di siti, copywriter devono sapere come il loro lavoro può essere massimizzato per l’indicizzazione. Anche i contenuti social possono aiutare nella spinta verso la scalata della classifica sui motori di ricerca. Google infatti rileva più velocemente i contenuti che provengono da una fonte ritenuta autorevole e l’influenza dei social media (data dalle persone raggiunte, la risonanza e una serie di altri fattori) aiuta molto in questo. Un buon social media manager deve sapere di cosa si sta parlando e padroneggiare queste tecniche.

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Customer service

Che si tratti di scrivere su Twitter o di inviare un messaggio tramite Facebook, i social media sono un ottimo mezzo di customer service e sono sempre di più gli utenti che li utilizzano proprio con questo scopo. Secondo uno studio svolto da J.D. Power, il 67% dei consumatori si reca sui social media per fare una richiesta di servizio.

Il social media manager deve sapere come gestire una conversazione con l’utente, come instaurare un rapporto, risolvere eventuali situazioni di crisi. È importante rispondere al cliente in modo tempestivo ed esaustivo, per questo bisogna avere una profonda conoscenza del marchio che si rappresenta e allineare il tono di voce. Per meglio gestire questo aspetto e risultare preparati, è utile aver stilato una lista di FAQ e aver definito le persone chiave da contattare nell’azienda in riferimento ai temi delle possibili domande cui rispondere.

Scrittura

Sottolineiamo sempre come la parte visuale sia di massima importanza per attirare l’attenzione dei nostri utenti, ma anche il testo scritto fa la sua parte. Un copy ben scritto infatti può far risaltare ancora meglio l’immagine abbinata. Perfezionare il modo di scrivere le didascalie per Instagram, piuttosto che i testi per Facebook o i titoli in YouTube, è fondamentale per essere maggiormente incisivi e coinvolgenti.

Ricordatevi di rileggere sempre i post, una volta pianificati, l’errore grammaticale o di battitura è sempre dietro l’angolo!

LEGGI ANCHE: Web writing: i migliori tools per scrivere sui social

Analisi e reportistica

Un’altra delle abilità importanti per un social media manager, è quella di saper masticare dati per monitorare l’andamento del proprio lavoro e riportarlo al cliente.

Alla base bisogna stabilire bene le metriche da utilizzare per valutare il raggiungimento dei propri obiettivi. Bisogna saper interpretare i dati che i vari strumenti ci forniscono e tradurli in modo chiaro al cliente.
Fortunatamente anche per questo ci sono molti tool che aiutano nella misurazione delle performance del vostro operato. Non sottovalutate questo aspetto, è fondamentale far percepire il valore del vostro lavoro!

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Fotografia

Possiamo ricorrere a foto da stock oppure organizzare dei photo-shooting ad hoc con fotografi professionisti per delle campagne specifiche e dei contenuti pianificati. Capita però di avere budget limitati o che ci sia bisogno di fare foto sul momento. In questi casi il social media manager deve sapere comporre una buona fotografia. Non viene richiesto di conoscere la tecnica del time-lapse o di avere attrezzatura costosa. Oggi i social media vengono principalmente fruiti da mobile, basta un buono smartphone e qualche conoscenza di base per confezionare immagini originali da inserire nel proprio piano editoriale!

Editing delle foto

Oltre ad essere dotati di uno strumento che possa produrre fotografie ad alta definizione, è utile studiare dei tutorial per la post produzione. Si possono utilizzare programmi oppure avvalersi di applicazioni che permettono di modificare le immagini e aggiungere filtri per migliorarle.
Le basi di editing sono preziose per dare quel tocco in più e far risaltare le vostre foto!

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Grafica

Per completare le capacità in ambito fotografico, bisogna avere anche delle basi di grafica. Riuscire a creare in autonomia infografiche o semplici maschere che possono conferire maggior personalità ai visual, senza dover per forza ricorrere ad un grafico professionista, può aiutare nel rendere più snello il lavoro quotidiano.
Gestire gli spazi e gli abbinamenti dei colori, seguire le linee guide del brand, sono alcuni degli accorgimenti che un social media manager deve saper tenere in considerazione.
Anche in questo caso ci sono strumenti gratuiti che vengono incontro per aiutare nella creazione di semplici grafiche accattivanti.

Video

Grazie al loro alto livello di interazione, i video sono molto importanti all’interno delle strategie di social media marketing. Lo testimonia il crescente successo delle Instagram Stories, Snapchat Stories o di Facebook Live. Per questo motivo è sempre più utile saper gestire questo strumento. Bisogna saper ottimizzare i video per i diversi canali, avere delle basi di editing e munirsi di applicazioni e tool che aiutino in questo. Sperimentare e seguire il mantra del learn by doing,  è sempre vincente!

Project management

Sia che il social media manager lavori da solo come freelance o all’interno di un’agenzia, in una piccola o in una grande azienda, in ogni caso deve saper gestire un flusso di informazioni e di attività costanti. Deve avere buone capacità organizzative e di coordinamento delle differenti richieste. Deve saper pianificare per essere sempre preparato, soprattutto nei mesi di maggior carico di lavoro.


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Parlare in pubblico

Non è affatto vero che il social media manager gestisce tutto da dietro uno schermo. È necessario confrontarsi con il proprio cliente e saper presentare in modo convincente il proprio lavoro.
Spiegare le proprie idee in modo chiaro, organizzare la presentazione, risultare tranquilli e sicuri, non è per niente scontato.

Inoltre bisogna sapersi relazionare con il proprio team di lavoro e può capitare di partecipare ad eventi live a contatto con il pubblico. Tutte situazioni in cui un social media manager deve destreggiarsi al meglio.

benefici del Business Model Canvas

Business Model Canvas: perché la tua startup non può fare a meno di usarlo

Il Business Model Canvas è un potente strumento strategico di business design che utilizza il linguaggio visual allo scopo di strutturare il modello di business in maniera più intuitiva e veloce delle altre alternative.

È stato progettato dagli accademici Alexander Osterwalder e Yves Pigneur. Vediamo quali sono i 5 benefici del Business Model Canvas per una startup.

5 benefici del Business Model Canvas

Business_Model_Canvas

Massiccia riduzione di tempo per lo sviluppo del piano di business e, di conseguenza, riduzione di pagine; senza contare che attraverso il Business Model Canvas è molto più semplice comprendere gli elementi funzionali di una potenziale azienda in maniera quasi immediata.

Ma andiamo per ordine e vediamo i 5 migliori pregi del Business Model Canvas.

1. È un ottimo alleato durante le presentazioni

Pensaci bene! Avere a disposizione un foglio elettronico o cartaceo diviso in blocchi non può far altro che aiutarti in una presentazione.

Seguire l’andamento del modello può dare vita ad una presentazione ben strutturata e decisamente puntuale.

2. È veloce da redigere

Questo è un punto che a prima vista può sembrare poco importante, in realtà lo è molto.

Scrivere 30/40 pagine di business plan può far perdere di vista l’obiettivo, fare business.

Con il Business Model Canvas si ha accesso immediato a tutte quelle informazione che vi mostrano in maniera intuitiva se l’idea ha una base di business stabile.

3. È perfetto per la generazione di differenti alternative

Preparare un business plan può richiedere settimane o anche mesi. Il modello Business Canvas permette di dedicare più tempo a modelli alternativi di business, attraverso il brainstorming, e di eliminare via via le idee di difficile realizzazione.

4. È intuitivo

benefici del business model canvas

Nella sua forma più semplice il Canvas è strutturato su 2 fasi.

La prima fase mostra la value proposition e il modo in cui è possibile acquisire i propri clienti. La seconda fase mostra ciò che è necessario per rendere possibile lo stadio anteriore. Il suo uso reiterato permette di intuire facilmente come un blocco porti in modo naturale alla fase successiva.

5. Mette al centro la value proposition

La value proposition si trova al centro del modello di Business Model Canvas. Questo aspetto obbliga a tenerla sempre presente: pensare profondamente a ciò che la tua startup offre al cliente, quali problemi aiuta a risolvere e quali esigenze del cliente soddisfa.

Per approfondire, qui puoi trovare un sito dedicato esclusivamente al Business Model Canvas e ai suoi modelli.

Tinder regala un viaggio a Maui a due ragazzi per farli incontrare

Tinder, l’app per appuntamenti che ha rivoluzionato il mondo degli incontri online, ha stupito tutti regalando a due ragazzi americani un viaggio da sogno a Maui, nelle Hawaii.

Tutto inizia nel 2014, quando Josh Avsec e Michelle Arendas, due studenti poco più che ventenni dell’Università Kent State dell’Ohio si incontrano su Tinder ed esprimono il loro interesse l’uno per l’atra.

Tinder regala un viaggio a Maui a due ragazzi per farli incontrare

Inizia così una storia dai contorni surreali, degna di una serie tv.  Josh scrive a Michelle, ma questa risponde solo dopo due mesi con la frase “Hey, scusami, mi era morto il telefono”.

Tinder regala un viaggio a Maui a due ragazzi per farli incontrare

È l’inizio di una lunga storia, tutta virtuale, fatta di messaggi ironici come “Wow, l’hai trovato velocemente” Di solito io ci metto circa cinque mesi per trovare il caricabatterie” ed anche “Si, volevo solo assicurarmi che fosse completamente carico, è davvero lento”.

Tre anni più tardi, esattamente l’8 luglio, Josh ha deciso di condividere su Twitter tutte le sue conversazioni con Michelle, incontrando il favore di molti utenti che li hanno invitati ad incontrarsi davvero.

Tinder regala un viaggio a Maui a due ragazzi per farli incontrare

Sorprendendo tutti, anche Tinder è intervenuto lo scorso 11 luglio dal suo account ufficiale, offrendosi di regalare ai due un viaggio da sogno in una città a loro scelta, “a patto che non ci mettano due anni a fare le valigie”.

Tinder regala un viaggio a Maui a due ragazzi per farli incontrare

Tinder regala un viaggio a Maui a due ragazzi per farli incontrare