Il Digital Marketing non può fare a meno di contemplare la presenza di follower, fan, lettori e iscritti. Sono loro a rappresentare il mercatoed è proprio su di loro che occorre lavorare per strategie mirate e targetizzate.
Cosa si intende dunque per Buyer Persona e come si possono ottenere risultati migliori? Capire e studiare le abitudini di consumo ed i touchpoint, online e offline, per rappresentare al meglio le diverse tipologie di clienti è un compito scrupoloso ma necessario.
Nel corso della diretta abbiamo appreso come sviluppare un piano editoriale sulla base delle buyer personas, come valutare gli influencer adatti alla strategia e come integrare la customer journey.
Come ci ha spiegato Alberto Maestri, il piano editoriale è, almeno inizialmente, sempre nella testa delle persone, piuttosto che esplicitato con strumenti, ma non si può fare poi a meno di pianificare i contenuti in maniera più strutturale, specialmente quando si coinvolgono gli influencer.
Giovanna Montera ci ha raccontato, invece, che per aumentare il coinvolgimento occorre una strategia di influencer marketing per entrare in contatto con gli influencer della rete e lavorare su i touchpoint con il pubblico.
Come guardare la Free Masterclass On Demand
Se ti sei perso la diretta, non preoccuparti! Ninja Academy dà la possibilità a tutti i ninja di poter (ri)vedere la Free Masterclass: video e slide saranno sempre disponibili sulla piattaforma.
Pensi che l’argomento sia molto interessante ma vuoi saperne di più?
Dai un’occhiata al Master Online in Digital Marketing: docenti ed esperti del Digital Marketing daranno un contributo fondamentale al tuo percorso professionale.
Knowledge for Change! BE NINJA.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/07/Depositphotos_125301300_s-2015.jpg333500Eleonora TricaricoEleonora Tricarico2017-07-20 12:30:062017-07-21 09:44:24Una lezione gratis su Buyer Personas & Digital Marketing
Amazon ha appena lanciato il suo social network. Si chiama Spark e consente ai membri di mostrare e acquistare prodotti sulle sue piattaforme.
Si tratta della prima mossa strategica del gigante dell’eCommerce strutturata attraverso un canale social media proprietario.
Spark, che è attualmente disponibile solo per i membri di Amazon Prime negli Stati Uniti, invita gli utenti a condividere foto e video, proprio come sulle piattaforme social più popolari come Instagram e Pinterest.
Spark, il social di Amazon a metà strada tra Instagram, Pinterest e app eCommerce
Per ora il social network di Amazon è disponibile solo per iOS e gli utenti possono taggare i prodotti disponibili su Amazon nei loro post, in modo che chiunque possa facilmente trovarli e acquistarli sulla piattaforma, semplicemente con un clic nel feed.
Si può reagire ai post con un sorriso, proprio come su Facebook.
“Abbiamo creato Spark per consentire ai clienti di scoprire e raccogliere storie e idee della community“, ha dichiarato una portavoce di Amazon.
Visitando Spark per la prima volta, si è invitati a selezionare almeno cinque interessi che si vogliono seguire. Viene così creato un feed di contenuti pertinenti forniti da altri utenti, dai quali è possibile comprare semplicemente cliccando sui link e sulle foto con l’icona della busta della spesa.
Amazon ha anche invitato editori, influencer e blogger a pubblicare su Spark. I loro post sono identificati con un hashtag sponsorizzato.
I clienti di Amazon sui social hanno definito il servizio come un mix tra Instagram e Pinterest con un pericoloso tocco di eCommerce che potrebbe velocemente svuotare le nostre carte di credito!
Come iniziare a utilizzare Spark
Tutto quello che ti serve per utilizzare Spark è uno smartphone, un account Amazon e l’applicazione iOS.
Si tratta di un modo piacevole per scoprire prodotti da acquistare seguendo i suggerimenti prodotti da una serie di parole chiave.
All’inizio sarà Spark a chiederci quali sono i nostri interessi e inizierà a mostrarci un feed composto da prodotti che rispecchiano queste impostazioni.
Nell’app di Amazon, aprendo il menu basterà scorrere verso destra per trovare l’icona di Spark nel feed di notizie del menu e fare clic sulla scheda per iniziare.
E tu, non vedi l’ora di provarci?
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/07/AmazonSparkHeader-1200x480.jpg384960Daria D'AcquistoDaria D'Acquisto2017-07-20 11:24:582017-07-21 09:43:29Amazon lancia Spark, il social network dedicato allo shopping
Vent’anni fa Sergey Brin e Larry Page registravano il marchio Google.
Dieci, invece, gli anni passati da quando Steve Jobs presentava al mondo lo smartphone, che avrebbe cambiato il nostro modo di utilizzare i dispositivi mobili.
Le tecnologie degli ultimi due decenni hanno capovolto il mondo: il nostro modo di comunicare, di lavorare, di vivere.
Digital Planet: la situazione attuale
Le tecnologie si diffondono sempre di più. Ci sono più connessioni che persone sul nostro pianeta e le famiglie più povere hanno maggiore probabilità di accesso a telefoni cellulari che servizi igienici o acqua pulita.
I flussi di dati digitali sono sempre più diffusi e continuano a diffondersi, rappresentando più di un terzo del PIL mondiale nel 2014. Mentre sempre più persone traggono vantaggio dall’accesso all’informazione e dai nuovi modi di comunicare, crescono anche le probabilità di sprofondare in un caos globale con la diffusione di cyberattack che si estendono a macchia d’olio, con un impatto sempre più grande.
I player in testa alla classifica digitale, esercitano un ruolo abbastanza dominante sul mercato e sull’economia internazionale. In base alla quotazione del 18 luglio 2017, Apple, Alphabet, Amazon e Facebook, sono le cinque compagnie più preziose al mondo. La più preziosa compagnia non americana, e settima nella classifica mondiale, è il gigante cinese di eCommerce Alibaba.
Le tecnologie stanno cambiando il futuro del lavoro: l’automazione, i dati e l’intelligenza artificiale applicata alle tecnologie digitali potrebbero interessare il 50% dell’economia mondiale. C’è molto entusiasmo – ma anche preoccupazione – per come si evolverà la nuova era di industrializzazione. Ad oggi più di 1 milione di posti di lavoro e 14,6 bilioni di dollari in stipendi sono automatizzati dalla tecnologia.
I mercati digitali sono irregolari. Che cosa significa? La politica, le norme e i livelli di sviluppo economico svolgono un ruolo importante nella formazione dell’industria e dell’ecosistema digitale. Con la popolazione internet più grande al mondo (721 milioni), la Cina possiede un mercato digitale parallelo poiché i giganti occidentali non sono presenti. L’india invece ha 462 milioni di utenti internet e un governo che supporta il mercato digitale ma, nonostante il grande potenziale, è un business estremamente frammentato e sviluppato in lingue diverse e su molteplici infrastrutture. L’Unione Europea, con 412 milioni di utenti, è ancora in fase di creazione di un mercato digitale unico. L’accesso al digitale è poco uniforme a livello mondiale e questo rappresenta un ostacolo all’evoluzione di un pianeta digitale.
Il commercio digitale è ancora in forte competizione con il denaro contante. Nei paesi in via di sviluppo meno dell’1% delle transazione sono digitali. In Europa – anche se Olanda, Francia, Svezia e Svizzera sono tra i paesi meno contante-dipendenti – il 75% dei pagamenti avviene in contanti.
Pianeta digitale 2017: la mappatura dei paesi
Nel 2015, l’Harvard Business Review ha introdotto il Digital Evolution Indexcon lo scopo di tracciare l’evoluzione di un “pianeta digitale” e più precisamente per capire come le interazioni fisiche – comunicazione, scambi politici e sociali – vengano gradualmente rimpiazzate da quelle digitali.
Il Digital Evolution Index analizza lo stato attuale e la velocità dell’evoluzione digitale di 60 paesi, prendendo in considerazione quattro fattori principali: condizione delle infrastrutture (sociali, dei trasporti e transazionali), domanda digitale da parte dei consumatori, istituzioni legali e politiche, innovazione al cambiamento.
Il seguente grafico è una mappa del pianeta digitale che categorizza i Paesi presi in analisi in quattro zone: Stand out, Stall Out, Break out, Watch Out.
I Paesi nell’area Stand Out si evidenziano per essere tecnologicamente molto avanzati con uno sviluppo altrettanto frenetico: sono i leader nell’innovazione. Sostenere uno sviluppo tecnologico allo stesso passo, però, può risultare molto impegnativo. Quindi per continuare ad essere leader, questi Paesi devono tenere i motori dell’innovazione sempre in marcia e generare nuova domanda, altrimenti rischierebbero di entrare in una fase di stallo.
I Paesi Stall Out godono invece di uno stato di avanzamento digitale, ma hanno rallentato il passo dell’evoluzione tecnologica. I cinque Paesi in cima alla lista del Digital Evolution Index – Norvegia, Svezia, Svizzera, Danimarca e Finlandia – si collocano in questa zona di “stallo”, con difficoltà a mantenere la crescita. Per tenere il passo, questi Paesi dovrebbero reinventarsi tecnologicamente ed eliminare qualsiasi impedimento all’innovazione.
I Paesi Break Out sono Paesi che si presentano attualmente in uno stato di digitalizzazione molto precario ma che si stanno evolvendo molto velocemente. La rapidità con la quale si evolvono e le potenzialità di crescita, li rende molto appetibili per gli investitori. La loro crescita è spesso rallentata dalla carenza di infrastrutture e della qualità delle istituzioni. Con il miglioramento di queste condizioni, i Paesi Break Out tra cui Cina, Malesia, Russia, Bolivia e Kenia, potrebbero sicuramente diventare i paesi Stand Out del futuro.
Infine, abbiamo i Paesi Watch Out, caratterizzati da un livello di digitalizzazione molto basso e da uno sviluppo tecnologico molto lento dovuto alla scarsità delle infrastrutture, limiti istituzionali e accesso ad internet molto limitato, con una conseguente grossolana domanda da parte dei consumatori.
Conclusioni
Due delle economie mondiali più importanti, Stati Uniti e Germania, seguiti dal Giappone, si collocano a cavallo tra le Stand Out e Stall Out – cioè a rischio di stallo – il che li rende poco competitivi nel pianeta digitale. La regione che gode di una condizione molto più entusiasmante e attiva è ovviamente l’Asia, con la Cina e la Malesia in pole-position.
In Africa, mentre le due più forti economie – Nigeria e Sudafrica – si collocano tra la zona Break out e Watch Out, con grande sorpresa un sempre più digital-savvy Kenya, si sta evolvendo molto velocemente, costruendo un’ecosistema molto prospero, come nel caso anche delle sudamericane Colombia e Bolivia.
Come migliorare lo stato dell’economia digitale globale?
Gli innovatori digitali soprattutto, dovrebbero riconoscere la necessità di una public policy essenziale e alla base del successo dell’economia digitale. È importante focalizzarsi su fattori come innovazione e istituzioni, che contribuiscono in maniera rapida ad uno sviluppo dell’economia digitale.
Inoltre i Paesi più piccoli con istituzioni più forti alle spalle – come le tradizionali trading hub Hong Kong, UK e Singapore – potrebbero essere un esempio per i Paesi più grandi, proclamandosi early-adopters di uno smart ecosistema digitale che funzioni, e che possa essere di esempio per il resto del mondo.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/07/Depositphotos_12286955_s-2015.jpg347500Ilaria CapriglioneIlaria Capriglione2017-07-20 10:46:002017-07-20 12:04:44Digital Planet: 60 paesi in corsa verso un'economia digitale
Una campagna di affissione nella metro di Romaannullata. Questa la notizia, intorno all’ultima idea comunicativa di Klaus Davi sulla legalità, prodotta grazie alla collaborazione di Pasquale Diaferia e Patrizia Pfenninger, accompagnata dalla stringata motivazione della sospensione: “opportunità politica”.
Abbiamo chiesto proprio a Pasquale Diaferia cosa ci fosse di così inopportuno nei poster che avrebbero dovuto essere affissi nella metropolitana di Roma, quale messaggio avrebbe dovuto comunicare la campagna e quali sono state le prime reazioni a quello che sembra dover diventare un caso culturale, sociale e politico, più che una semplice vicenda legata all’advertising.
Credits Committente: Klaus Davi Direzione creativa: Pasquale Diaferia, Patrizia Pfenninger
Com’è nata l’idea creativa e qual è il messaggio che volevate veicolare?
Questo è un pezzo di un’operazione molto più ampia che viene da una mia antichissima passione per l’advertising civile. Io ho cominciato nel ’96 a fare campagne che avevano impatto e che magari usavano o i media gratuiti o la partecipazione dei media a questi temi.
Quell’anno abbiamo cominciato con la campagna per la diffusione della LIS in Italia. Era “Orgoglio Sordo”, una organizzazione di giovani sordi. Il problema allora era la diffusione della lingua internazionale dei segni e noi abbiamo pensato ad una affissione a Roma e a Milano, che ha generato come reazione immediata una enorme rassegna stampa, una grande attenzione sul tema e finalmente il crollo di posizioni di vantaggio che venivano mantenute dall’ente nazionale.
Sono quindi operazioni che faccio da tempo, con partner diversi, che a volte lavorano su temi di grande impatto sociale, altre su temi legati alla legalità come in questo caso, in altri ancora – come nel caso della campagna con Christopher Lambert sull’AIDS – su temi di cui dovrebbero occuparsi direttamente lo Stato e le istituzioni.
In questo caso, con la campagna sulla “Legalità al capolinea”, si tratta dello stesso problema. Nasce tutto da Klaus Davi, che ha questo suo “problema personale” nei confronti della ‘ndrangheta e da anni si occupa da giornalista e da comunicatore del fenomeno e del fatto che i magistrati lavorano in totale solitudine. Su questo tema sono state fatte una serie di attività sia giornalistiche che di comunicazione, come ad esempio le affissioni con la faccia di un noto ‘ndranghetista a Reggio Calabria, cinque o sei mesi fa – cosa che ha ovviamente provocato un’ondata di nervosismo -; anche a Milano sei o sette mesi fa è stata fatta un’altra campagna di affissioni in cui si citava il fatto che a Milano ci sono forti presidi della ‘ndrangheta dal punto di vista finanziario.
Qualche mese fa Klaus ha lanciato una chiamata a tutto il mondo creativo, chiedendo una mano a combattere la ‘ndrangheta. Quello che è successo è che nessuno degli italiani ha risposto, eccetto me. Ho parlato con Klaus spiegandogli che conoscevo il tema, che me ne ero già occupato attivamente e che non più tardi di tre anni fa avevo utilizzato un brand per parlare di Peppino Impastato, per riportare l’attenzione sulla sua figura dopo dieci anni in cui non se ne parlava più.
In quest’ultimo caso, in mezzo ad una serie di polemiche, che poi si sono risolte al meglio, dato che la famiglia di Peppino Impastato non solo ha riconosciuto l’opera meritoria che abbiamo fatto attraverso la campagna, ma ha anche invitato me e Michelangelo Collitorti, l’art director della campagna, a Cinisi a un convegno su “Peppino Impastato immagina la realtà”, perché in quattro mesi non si era mai parlato così tanto della sua figura, era finito a Sanremo, la Rai ha passato tre volte I Cento Passi.
Detto questo, Klaus mi racconta che in Calabria c’è un grosso processo in corso, nel quale il magistrato è stato praticamente lasciato da solo, relativo al fatto che uno ‘ndranghetista molto conosciuto aveva stretto un accordo con un senatore della Repubblica italiana. Klaus mi ha proposto di fare qualcosa per riaccendere gli animi e riportare l’attenzione dei giornali su questo importante evento giudiziario.
Come sempre in queste operazioni, mi sono messo al lavoro con la mia Art Director, Patrizia Pfenninger, che è anche un’artista. Lei ha fatto, ad esempio, la famosa scultura di Idea, realizzata con 100 fogli da 100 euro, per “Le idee si pagano”.
Con Patrizia abbiamo rappresentato proprio quello di cui si stava discutendo nel processo, cioè il bacio Stato-mafia. Abbiamo preso le foto di questi due personaggi e abbiamo messo insieme un bacio simbolico, ma forte di altri riferimenti come il bacio andreottiano, o la tradizionale abitudine del bacio mafioso.
Questa immagine è stata diffusa solo sui social, ha avuto il successo che doveva avere, è stata ripresa dai giornali, con alcune polemiche dovute al fatto che vi era una rappresentazione di qualcosa che non era avvenuto fisicamente, alle quali abbiamo risposto che si trattava di una interpretazione artistica e di comunicazione di un fenomeno molto importante e soprattutto era un simbolo di sostegno a un magistrato che sta portando avanti un processo durissimo.
La cosa è andata bene e a quel punto Klaus ci ha proposto di riprovarci, riportando l’iniziativa che era già stata fatta a Milano per segnalare la forte presenza della ‘ndrangheta nella città, anche a Roma.
Dato che un centro media aveva generosamente donato una campagna di affissioni esclusivamente in metro, abbiamo deciso di presentare la campagna in una forma molto provocatoria, riprendendo uno dei classici simboli di questo luogo. Abbiamo quindi sostituito alla M di metro la Ndi ‘ndrangheta, mentre il copy “Legalità al capolinea” richiama l’attenzione sul giro di affari sul quale la ‘ndrangheta ha le mani a Roma.
L’altro colpo di bacchetta magica è stato quello di mettere sulla mappa i nomi di noti ‘ndranghetisti che sono già stati condannati a tutti i livelli e che hanno già scontato la loro pena e che in questo momento risiedono a Roma, ma senza dati identificativi eccetto un nome e un cognome, in un gioco provocatorio che vuole portare lo scandalo visivo della presenza della malavita organizzata.
Stiamo parlando di attività o chiaramente al di fuori della legge o che infrangono la legge, perché entrano creando cartelli o taroccando i bandi di concorsi pubblici, e di miliardi di euro che finiscono nelle loro mani e vengono sottratti allo Stato.
Parliamo, insomma, di un tema socialmente sensibile, che Patrizia ha trasformato in un pezzo di comunicazione molto semplice e molto popolare, per questo l’uso di un simbolo come la carte della metro e di elementi così basici in termini di grafica.
Non si tratta di una campagna di tendenza, ma di una campagna di denuncia che deve “scuotere le coscienze”. Non c’è, quindi, un aspetto estetico gratificante, tranquillizzante, consolatorio. È una campagna un po’ cattiva, come un graffio, che usando i segni forti dell’affissione deve mettere in grado di leggere il copy, quindi con un corpo molto grande, che anche un pensionato con gli occhiali può leggere o che un bambino che sa leggere poco può mettersi ad osservare.
Dalle notizie trovate sul web non siamo riusciti a capire le motivazioni dell’annullamento della campagna. Qual è la tua spiegazione?
La campagna è slittata di dieci giorni, perché abbiamo avuto qualche problema con gli spazi, essendo messi a disposizione gratuitamente.
Invece, alla fine abbiamo ricevuto una chiamata in cui ci spiegavano che avevano ricevuto una comunicazione ufficiale, nella quale la dirigenza dell’ATAC – che non ha competenza in merito agli spazi pubblicitari – chiedeva la sospensione della campagna per “opportunità politica”.
Chiaramente la cosa, non solo ci ha molto stupito, ma ci ha spiazzato. All’affermazione “Ma la politica tace” del copy della campagna ci saremmo attesi una risposta dalla Presidente della Commissione Antimafia, o dal Ministro dell’Interno, non da un dirigente dell’ATAC, che non dovrebbe avere nulla a che vedere con questi argomenti.
A questo punto Klaus si è mobilitato e sia esponenti della maggioranza governativa che dell’opposizione si sono lanciati in tweet, denunciando la stranezza della vicenda. Ma quello che è particolarmente significativo è che un sottosegretario di Stato, Dorina Bianchi, peraltro di una funzione importante come il turismo, che risponde al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, cioè a Franceschini, ha fatto un tweet importante, osservando che è preoccupante la sospensione di una campagna da parte dell’ATAC.
Questa non è una campagna politica, ma una campagna di denuncia sociale, di un fenomeno acclarato, dato che noi non abbiamo detto nulla di diverso rispetto a quello che si legge nei dossier dei giudici, nulla che non stia nei dossier delle Questure, abbiamo fatto dei nomi presi da liste ed elenchi a disposizione della politica tanto quanto dei privati cittadini. Quindi, ci teniamo a svuotare questo episodio di significati politici per focalizzarci sul nocciolo della questione.
Parlare di ‘ndrangheta a Reggio Calabria o a Milano non è un problema, parlarne a Roma legando il problema ad una questione di economia deviata è un problema. Qui, quindi, il problema non è politico, ma di società.
Noi non abbiamo chiamato in causa ATAC, infatti il nome della società non si legge da nessuna parte. Stiamo solo usando un simbolo della metro per una campagna in metro.
Ci saremmo aspettati una reazione completamente diversa, per la quale un dirigente dell’ATAC ci proponesse magari di estendere una campagna così importante anche agli autobus e non solo alla metro. Invece abbiamo ottenuto una censura preventiva.
Ti era mai capitato, in altre occasioni, che venisse sospesa una campagna?
No, anzi, a Reggio Calabria ci sono stati articoli di giornali a favore del grande coraggio nel pubblicare dei post con la faccia del boss. Anche a Milano, tutti hanno detto “che bella iniziativa”.
A Roma, una sospensione incomprensibile da parte dell’amministrazione dell’ATAC, o con un clamoroso autogol, o con un clamoroso dubbio sul motivo che ha spinto a fermare una campagna che denuncia la presenza della ‘ndrangheta nella capitale. Questa è la parte che lascio ai giornalisti, ai politici, ai magistrati.
Questo è un mestiere che faccio da oltre trent’anni, abbiamo fatto campagne sociali anche per committenti statali – come la campagna per mucca pazza del 2001, quella per il Ministero del Lavoro sulla sicurezza -, non facciamo solo campagne provocatorie che denunciano l’assenza dello Stato. Sono sempre stato stimato e rispettato, pur con i miei detrattori, ma su questo tema non mi era capitato di avere la censura preventiva.
In questo caso la campagna non è affatto uscita, non c’è stato l’intervento della magistratura per sospendere la campagna. Un pessimo segnale.
Questo genere di comunicazione è ancora troppo esplicito per l’Italia?
Cos’è esplicito? C’è un annuncio con un copy pensato per essere semplice e popolare. Quando abbiamo letto la motivazione “opportunità politica”, abbiamo pensato ad una ingenuità.
Si riconferma ulteriormente la necessità, l’utilità, l’urgenza di comunicare su questi temi, proprio per superare le censure, le chiusure, gli interessi, proprio perché l’attività dei magistrati, che sono blindati nei loro uffici e non possono parlare con i giornalisti, hanno bisogno però di un supporto civile – per questo parliamo di advertising civile – di un supporto da parte della comunicazione commerciale, che è altrettanto forte, potente e visibile.
Forse non c’è la cultura, forse perché c’è un’altra cultura profondamente legata a queste attività.
Questo mi ricorda quello che successe con il Prof. Aiuti. All’epoca era Ministro della Salute Rosy Bindi, che oggi è Presidente della Commissione Antimafia. Ad agosto uscì un’intervista ad Aiuti in cui si denunciava che l’epidemia di AIDS stava crescendo e che il ministero non si era attivato con adeguate campagne di comunicazione e sensibilizzazione all’uso del preservativo, e in cui Aiuti chiedeva un aiuto alla comunità dei creativi italiani. Anche in quell’occasione io risposi alla richiesta e si fece questo famoso spot con Christopher Lambert, che andò in onda solo perché Enrico Mentana, all’epoca direttore del TG5, decise di metterlo in onda durante il tg come un suo personale contributo alla campagna contro l’AIDS e solo allora si convinsero sia Rai che Mediaset a passarlo anche negli spazi istituzionali.
In quel caso era stato il ministero a mettere il veto su uno spot in cui si vedeva Christopher Lambert a cui 40 donne dello spettacolo italiano davano un preservativo, dicendo “ricordati di usarlo sempre, perché con l’AIDS sono le donne che rischiano di più”.
A distanza di tutti questi anni, vedo ancora un pericoloso parallelismo, in un Paese in cui qualcuno lancia un grido di allarme ai comunicatori, nessuno risponde, si fa una campagna e questa campagna viene messa in un angolo.
Questo annullamento può provocare un effetto virale opposto sul web? Porterete comunque avanti la diffusione della campagna su altri canali?
Io sono un sostenitore della cultura digitale a livello globale, anche se in Italia abbiamo ancora qualche squilibrio, perché la raccolta pubblicitaria della televisione è ancora maggiore rispetto a quella digitale. Noi abbiamo il digital divide, soprattutto da Firenze in giù, proprio nei territori di maggiore interesse della ‘ndrangheta.
In questo caso una campagna di affissione in metro su Roma, in un luogo frequentato da milioni di persone ogni giorno, sarebbe stata molto più potente di qualsiasi campagna virale sul web.
Io credo nel potere del digitale, la campagna con il bacio Stato-mafia è stata fatta andare solo su web, ma c’è il problema che il resto del Paese, almeno in Italia, non è così digitalizzato e una campagna pop, di ampia diffusione, che punta a raggiungere quegli strati della popolazione che sono più raccolti su se stessi, era fondamentale.
Io credo che ci abbiano voluto fermare proprio in questo, per il fatto che parlare sl web ti permette di raggiungere molte persone, che probabilmente sono già in una fascia più alta, possedendo uno smartphone, un computer, una connessione a internet, e che probabilmente fanno già dei lavori più moderni, invece con una campagna di affissione è possibile raggiungere tutti, dal fruttivendolo a cui probabilmente impongono il prezzo della frutta e della verdura, all’operaio, all’impiegato, alla badante, all’infermiere, cioè tutte quelle classi sociali che magari non sono così digitalizzate.
Lì c’è la parte più arretrata del Paese, lì c’è la parte più addolorata del Paese, quella danneggiata proprio da queste attività criminose. E dovrebbe essere proprio la Presidenza del Consiglio, il Ministero dell’Interno, il Ministero della Giustizia a lanciare queste campagne, a supporto dei magistrati che lottano contro la criminalità organizzata.
Invece è un giornalista massmediologo come Klaus Davi a farsi carico del problema, e due creativi come Pasquale Diaferia e Patrizia Pfenninger che decidono di aiutarlo, perché nessun altro lo fa. Mi sarei aspettato che le associazioni di creativi sposassero questo tema.
C’è un gap tra la creatività, sia digitale che analogica, e la società, che è molto grave perché noi dovremmo vivere in un rapporto con la gente. Noi dovremmo parlare alla gente, dovremmo fare campagne che modifichino i comportamenti sociali degli individui e questo va fatto anche con il digitale, ma va fatto soprattutto con i media di massa, pervasivi come televisione e affissione, che hanno ancora una forza notevole in Italia.
Quello che va ribadito è che la legalità è ancora un valore, perché questo era il fulcro della campagna e per questo suona ancora più assurda la motivazione di “opportunità politica” che accompagnava l’annullamento.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/07/NDRANGHETA-DE-ROMA-e15002840741301.jpg540800Daria D'AcquistoDaria D'Acquisto2017-07-20 10:00:152017-07-21 09:43:07Legalità al capolinea: la campagna di Pasquale Diaferia e Klaus Davi viene bloccata a Roma
Solo poche settimane fa il nostro caro Mr. Zuckerberg ha annunciato che Facebook ha raggiunto il traguardo di 2 miliardi di utenti attivi al mese, raddoppiando in soli 5 anni il numero dei propri iscritti. Di questi, più di 30 milioni si trovano in Italia.
Se questi sono i numeri registrati nel 2017, possiamo immaginare quanto sarà numeroso il popolo dei social network entro il 2021? Ci ha provato eMarketer, che nel suo report “Worldwide Social Network Users: eMarketer’s Estimates and Forecast for 2016–2021” pubblicato nel mese di giugno, raccoglie le previsioni per i prossimi 5 anni rispetto all’utilizzo dei social media (in particolare Facebook e Twitter) da desktop e mobile.
Se nel 2017 circa un terzo della popolazione mondiale, ovvero 2.46 miliardi di persone accede ai propri canali social una volta al mese, vediamo come entro il 2021 il numero di utenti attivi aumenterà arrivando a 3.02 miliardi – pur rimanendo pressoché costante la percentuale di internet users (che passa dal 71% al 73,1%).
Anche per quanto riguarda l’utilizzo dei social network da mobile il trend è in crescita: grazie alla produzione di smartphone sempre più social-friendly e non troppo costosi, alla diffusione di reti wi-fi open e alla espansione delle connessioni 3G/4G, si passerà dall’81,8% di utenti registrati nel 2017 all’86,7% previsto per il 2021.
Quali saranno le sorti di Facebook e Twitter nei prossimi cinque anni?
La crescente competizione con altre piattaforme (quali ad esempio Snapchat e WeChat) ha costretto Facebook e Twitter a cambiare strategia e puntare tutto sul video content marketing: dalle Stories ai Live Streaming, queste nuove feature sono riuscite a consolidare e rinforzare la popolazione dei due canali social negli ultimi anni, soprattutto da mobile.
Secondo quanto previsto da eMarketer entro il 2021 il 91,7% degli utenti di Facebook accederà al proprio profilo via mobile, contro l’87,2% registrato nel 2017: questa crescita è agevolata anche dalla versione Lite dell’applicazione, utilizzata nei paesi con scarsa connessione a internet (come Medio Oriente ed Africa).
E Twitter? Nonostante questa piattaforma sia stata data per spacciata negli ultimi anni, tra il 2017 e il 2021 è prevista una crescita di circa 35 milioni di nuovi iscritti. Ciò nonostante questo aumento non è abbastanza per rimanere al passo con l’evoluzione delle piattaforme concorrenti, in quanto solo il 9,5% dei social media users avrà un account sul canale nel 2021.
L’Europa occidentale registra un totale di 207 milioni di utenti social attivi nel 2017, ovvero più del 63% del totale degli utilizzatori di internet, che nel 2021 sorpasseranno la soglia dei 225 milioni.
Nello specifico, l’Italia si posiziona quarta nella classifica con un totale di 25.5 milioni di persone che nel 2017 utilizzano attivamente i canali social. Cifra che è destinata ad aumentare nei prossimi 5 anni, fino a raggiungere una previsione di 29.8 milioni di utenti. Guadagna invece il primo posto nella classifica Europea dell’utilizzo tramite device mobile: ben il 95,5% degli utenti italiani accede ai suoi profili social tramite applicazione mobile.
Anche per quanto riguarda l’accesso a Facebook, l’Italia occupa il gradino più alto del podio: più del 97% degli italiani che utilizza i social network accede alla piattaforma almeno una volta al mese. Trend totalmente opposto per Twitter, social network quasi inutilizzato nel nostro Paese, con una percentuale che non supera il 10% degli utenti connessi a internet.
Sei d’accordo con queste previsioni o pensi che siano un po’ azzardate? Lascia un commento sulla nostra pagina Facebook o sul gruppo LinkedIn, oppure mandaci un cinguettio su Twitter!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/07/rsz_previsioni_2021.jpg400800Daniela ChiorboliDaniela Chiorboli2017-07-20 09:30:592017-07-20 09:33:47Vivere sui social network: le previsioni per il 2021
Vi è mai capitato di essere ad una riunione, oppure ad un appuntamento di lavoro con un cliente nuovo e di non avere la più pallida idea di cosa dire? Rompere il ghiaccio, quando si è sotto pressione, può essere davvero complicato.
Ma niente paura, BusinessInsider ha pubblicato una short list di dieci modi per iniziare una conversazione. Ecco come dovete fare se siete ad una conferenza oppure ad un cocktail party e non sapete da che parte cominciare.
1. Dimostratevi interessati alla conversazione della persona che avete accanto
Le persone amano parlare, ed amano ancora di più trovare qualcuno disposto ad ascoltarle. Quando siete in difficoltà, questo è sicuramente un buon modo per fare conoscenza.
2. Niente domande si/no
Formula le tue domande in modo da avviare una conversazione, i quesiti a cui si può rispondere con un si oppure come un no portano la comunicazione ad un punto morto. Da evitare assolutamente!
3. Permetti alla persona con cui stai parlando di insegnarti qualcosa
Se l’argomento di conversazione ti è oscuro, non fingere, nella maggior parte dei casi la persona con cui stai parlando sarà più che felice di insegnarti qualcosa.
4. Condividi aneddoti
Condividere le proprie esperienze passate serve a creare un legame con le persone e può essere molto utile per rompere il ghiaccio prima di una conferenza nella quale sei tu il relatore.
5. Fa’ pratica con chiunque incontri
L’arte della conversazione va coltivata, fare pratica ti servirà ad essere più sicuro di te e a non restare senza parole alla prossima occasione.
6. Prendi spunto da ottimi oratori
Tutti noi abbiamo quell’amico che è in grado di incantare chiunque con le sue doti di oratore. Ascoltalo, fa tesoro dei suoi insegnamenti, delle domande che pone e non esitare a metterli in pratica alla prima occasione
7. Racconta qualcosa che ti è appena accaduto
Piccoli aneddoti senza importanza, come il pessimo caffè che hai bevuto al bar vicino oppure l’autobus che hai perso per qualche istante di ritardo, possono essere un ottimo spunto per iniziare la conversazione con chi hai appena conosciuto.
8. Sii onesto
Non c’è niente di male nel dire che non ti piace parlare di banalità e che vorresti parlare di “cose più grandi”. Molto probabilmente il tuo interlocutore si sentirà sollevato da questa affermazione. Per farlo, però, prepara alcune domande interessanti e “grandi”, che promuovano la confidenza tra di voi, come “Che cosa ti ha spaventato oggi?”, o “Sei felice del tuo attuale stile di vita?”.
9. Parla dei tuoi errori e delle tue brutte esperienze
Le persone che non sbagliano mai mettono in soggezione e non sono simpatiche a nessuno, racconta anche dei tuoi fallimenti.
10. Non sei solo!
Infine, il consiglio più importante di tutti, ricorda che anche le altre persone che ti circondano si sentono in soggezione come te la maggior parte delle volte. Non sei solo!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/07/10-modi-per-iniziare-una-conversazione_1.jpg683910KumikoKumiko2017-07-19 17:30:062017-07-20 17:28:3910 modi per iniziare una conversazione
Google non smette mai di stupirci e soprattutto di evolversi. Poche ore fa il famosissimo motore di ricerca ha lanciato una grande novità che inevitabilmente comporterà interessanti conseguenze, stiamo parlando dell’introduzione del Feed.
Si tratta di un vero e proprio flusso di contenuti personalizzati influenzati dalle ultime ricerche effettuate. Un insieme di notizie ed articoli proposti in differenti formati, che saranno offerti nell’omonima app del motore di ricerca.
La novità che in queste ore è in “rolling-out”, sarà introdotta per 2 sistemi mobile più diffusi, iOS ed Android e come già preannunciato il flusso di notizie sarà principalmente influenzato dalla cronologia dell’utente. Dunque sembra proprio che Google stia cambiando per l’ennesima volta le carte in tavola. Ma cosa cambierà?
L’applicazione Google, che sin ora era utilizzata per realizzare le ricerche sul web, acquista una nuova valenza. Non si tratterà più di un applicativo dalla quale partire per compiere delle ricerche, ma sarà al contempo la destinazione delle stesse. Il motore di ricerca più famoso al mondo punta a trasformare la propria app in un contenitore di notizie, proprio come già accade con Facebook o Twitter. Una vera e propria bacheca che l’utente potrà consultare in ogni istante della giornata e dove potrà trovare lì in unica newsfeed, tutte le notizie ed informazioni che cerca e che preferirà leggere.
L’introduzione del feed ridimensionerà notevolmente un altro grande pilastro della comunicazione mobile, Google Now. Difatti il flusso d’informazione che presto avremo il piacere di scoprire e studiare, ridimensionerà un altro strumento firmato Google cioè Google Now, che sparirà anche dalla barra di ricerca all’interno dell’Applicazione.
Quali sono le novità nell’user experience?
L’applicazione Google cambierà anche l’user experience dell’utente che sceglierà di utilizzarla. Infatti ad ogni ricerca effettuata l’App proporrà delle categorie d’informazioni offrendo la possibilità di seguire quello specifico “gruppo di notizie”. Attualmente si parla unicamente di gruppi di notizie in quanto non è possibile seguire un singolo editore, ma gli sviluppatori di Google hanno affermato che tale funzionalità sarà presto integrata.
Una curiosità del feed di Google è la quasi mancanza dei video. Il motore di ricerca baserà i risultati di ricerca sui contenuti testuali, scartando o limitando i video. Una misura che risulta in controtendenza data la direzione intrapresa delle principali piattaforme concorrenti, dove i video acquisiscono un’importanza in costante crescita.
E per quanto riguarda gli annunci a pagamento? È molto probabile che non siano stati previsti nel feed appena lanciato. Lo spazio per gli annunci sembra essere esaurito, almeno per il mobile e soprattutto almeno per ora!
Perché queste importanti novità
Nessuno sa con esattezza il perchè del rilascio di queste novità. Ciò che sembra essere certo è che il feed di notizie è stato pensato anche per contrastare un deplorevole fenomeno del web: le fake news. Quelli di Google hanno a lungo imparato come una notizia falsa possa non solo alterare le delicate dinamiche del web, ma anche influenzare l’opinione pubblica con tutte le conseguenze del caso.
Una grande novità che in queste ore sta turbando gli specialisti del settore indecisi sul da farsi e dubbiosi sugli inevitabili mutamenti che saranno introdotti nell’algoritmo del motore di ricerca più famoso al mondo.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/07/google_feed.jpg582800Luca CannarozzoLuca Cannarozzo2017-07-19 16:52:282017-07-21 09:43:40Google introduce il Feed: uno stream personalizzato di news per iOS e Android
Cosa si intende per conflitto creativo? In che modo questo può essere utile e produttivo per la vita aziendale? In che modo un’azienda può stimolarlo? E infine, come si posizionano le aziende italiane rispetto a questo utile strumento di lavoro?
Per rispondere a questa serie di domande, abbiamo analizzato i dati del Randstad HR Trends and Salary Report e ne abbiamo tratto alcune interessanti considerazioni, che potranno aiutare le aziende a potenziare e stimolare il conflitto creativo per un rinnovamento reale dei processi organizzativi aziendali.
Credits: Depositphotos #35085275
Cosa significa conflitto creativo?
In azienda, in molti casi la creatività è quello che serve per sbloccare una situazione, trovare soluzioni alternative, proporre punti di vista non ancora vagliati. Diventa quindi fondamentale che il leader stimoli e supporti la creatività del team, nonostante gli atteggiamenti dei manager, molto spesso inconsapevoli, minino questa creatività, soffocando il conflitto.
Secondo il Randstad HR Trends and Salary Report, il 43% delle direzioni HR pensa che la stupidità funzionale, l’atteggiamento di adesione acritica alle direttive dei vertici aziendali, porti al fallimento degli obiettivi dell’impresa, contro il 36% che invece ne dà un giudizio positivo.
Allo stesso tempo, se il 64% dei dirigenti HR considera il conflitto creativo un utile strumento di lavoro, meno di uno su tre si adopera concretamente per sostenere un sano confronto critico in azienda.
Le imprese italiane, insomma, si dividono tra una necessità di maggiore creatività, per rispondere in maniera innovativa alle sfide dei mercati attuali, e una cultura aziendale che potremmo definire tradizionale, che punta invece a soffocare questa creatività, favorendo la stupidità funzionale dei dipendenti, chiamati ad attenersi a pratiche consolidate e a direttive precise dei vertici aziendali anche quando queste sono ritenute migliorabili e addirittura errate.
Se ben il 64% dei dirigenti HR considera il conflitto creativo uno strumento di lavoro efficace e proficuo sotto ogni punto di vista, tuttavia, soltanto il 31% contrasta la stupidità funzionale delle prassi aziendali.
La cosiddetta stupidità funzionale, cioè l’atteggiamento in ufficio per il quale viene richiesto alle risorse umane di attenersi solo a pratiche consolidate e alle direttive dei vertici aziendali, resta, insomma, uno dei grandi limiti delle aziende italiane, frenando la creatività e la possibilità di migliorarsi in favore di una più rassicurante prassi consolidata, la cui effettiva produttività non viene ancora messa in dubbio.
Credits: Depositphotos #144732231
Le opinioni dei dirigenti delle Risorse Umane italiani e i risultati della ricerca Randstad
Secondo i risultati del report realizzato da Randstad Professionals, in collaborazione con ASAG (Alta Scuola di psicologia Agostino Gemelli) dell’Università Cattolica di Milano, sulla base di interviste eseguite tra febbraio e marzo 2017 a 355 dirigenti senior di aziende italiane di diversi settori,
“L’indagine rivela una netta polarizzazione all’interno delle direzioni HR fra chi ritiene che la stupidità funzionale porti al successo o al fallimento degli obiettivi aziendali. Il sostegno al conflitto creativo è più marcato, ma nella realtà delle prassi aziendali meno di un dirigente HR su tre si adopera concretamente per sostenere un sano confronto critico fra dipendenti, dirigenti e gruppi di lavoro, mentre la quota restante tende ad assumere un atteggiamento difensivo, preoccupata dagli ostacoli organizzativi e culturali che occorre superare per attuare il cambiamento. Un atteggiamento conservativo che rischia di limitare molto l’innovazione, lo sviluppo del business e la capacità di attrarre i nuovi talenti, che sempre di più cercano un ambiente di lavoro piacevole e stimolante e una cultura aziendale nella quale ci si possa identificare”.
Marco Ceresa, Amministratore delegato di Randstad Italia
Marco Ceresa, AD Randstad Italia
Le aziende italiane vivono ancora tra una tendenza alla ricerca della stabilità, assicurata da una omogeneità delle persone e degli approcci al lavoro, e il confronto con la differenza e il conflitto degli attori coinvolti. Si tende, quindi, a fissare pratiche già note, condivise, rassicuranti, ma meno aperte all’innovazione, alla creatività, al pensiero divergente, con il rischio di restare incastrati in una posizione non più competitiva perché non innovativa nel medio termine, come osservato da Caterina Gozzoli, Direttrice dell’ASAG.
Allo stesso modo, anche la ricerca del talento in azienda, dovrebbe essere messa in dialogo con le culture organizzative specifiche delle singole aziende. Non bisognerebbe, insomma, considerare il talento come astratto e assoluto ma legato al contesto. Al contempo, anche i talenti per essere trattenuti hanno bisogno “non solo di un riconoscimento salariale o di benefit, ma anche di un buon clima di lavoro, di un senso di appartenenza, di una identificazione con l’azienda e di una progettualità condivisa in cui crescere”.
Per il 70% dei dirigenti HR, il conflitto creativo può essere una buona leva per attirare nuovi talenti in azienda, mentre solo l’11% ritiene che contribuisca a rendere l’impresa meno attrattiva.
Credits: Depositphotos #30264581
Come si comportano le direzioni HR?
La ricerca ha infine suddiviso il campione intervistato in tre categorie: i “conservatori”, gli “esploratori” e i “costruttori”.
I conservatori (45%) sono i più “tradizionalisti” all’interno dei dirigenti HR, con un atteggiamento difensivo che porta a evitare il conflitto creativo, perché genera disordine e inefficienza, e a sostenere la stupidità funzionale, perché velocizza i processi, migliora l’efficienza e garantisce che le decisioni prese vengano attuate.
Gli esploratori (31%) rappresentano il segmento che più concretamente si adopera per rinnovare i processi aziendali, pensano che la stupidità funzionale riduca la vitalità e la competitività delle aziende, accumuli problemi interni e inerzia sul mercato, mentre considerano il conflitto creativo inevitabile e necessario per l’innovazione organizzativa, portatore di nuove idee e importante per tutte le divisioni di un’azienda.
Infine, i costruttori (24%), pur ammettendo che la stupidità funzionale è spesso una richiesta implicita dei team leader che induce i più intelligenti ad adattarsi pur di lavorare, vedono molti ostacoli di natura organizzativa e culturale da superare per attuare il cambiamento necessario.
Una cultura aziendale che consenta il conflitto creativo e Manager in grado di gestirlo restano essenziali per rendere produttivo questo approccio al lavoro e per rendere le imprese italiane più competitive e pronte al rapido cambiamento che i mercati oggi impongono. Cominciare a valutare i dati e ipotizzare un cambio di prospettiva è solo il primo passo per modificare la cultura aziendale in questa direzione.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/07/Depositphotos_139977578_s-2015.jpg333499Federica BulegaFederica Bulega2017-07-19 15:30:332017-07-19 15:49:54Le imprese italiane, il conflitto creativo e il raggiungimento degli obiettivi
Dagli UK arrivano posizioni nette sull’argomento: le nuove regolamentazioni imposte dall’ASA riguardano quelle campagne pubblicitarie che illustrano attività specificatamente legate solo ad un determinato genere e quelle che mettono in discussione alcuni soggetti che non si conformano a stereotipi di genere.
Come riporta il Report diffuso: “i nuovi standard non bloccheranno tutte le forme di stereotipi di genere“, sarebbe poco realistico e inappropiato “impedire annunci che raffigurano una donna che fa le pulizie. Ma lo standard si applica agli annunci che presentano stereotipi “problematici” e che “potrebbero causare danni”.
In particolare gli “stereotipi problematici” includerebbero:
Annunci in cui i membri di una famiglia mettono un appartamento sottosopra e la donna è l’unica responsabile di ripulire tutto
Annunci che suggeriscono che “un’attività specifica è inappropriata per i ragazzi perché stereotipicamente associata alle ragazze o viceversa”
Annunci raffiguranti uomini che “provano e non riescono” a svolgere “semplici compiti genitoriali o familiari”.
https://www.youtube.com/watch?v=PGPbKS8XUMY
Guy Parker, Chief Executive of the ASA, ha affermato:
“Ritratti che rafforzano visioni obsolete e stereotipate sui ruoli di genere nella società possono portare a risultati parziali per le persone”. “L’advertising è uno dei tanti fattori che contribuiscono a cio […] Avere standard più severi può svolgere un ruolo importante nell’affrontare le disuguaglianze e migliorare i risultati per gli individui, l’economia e la società nel suo complesso”
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/07/sterotipi_genere.jpg7231282Massimo SommellaMassimo Sommella2017-07-19 15:22:092017-07-21 09:43:55Dal Regno Unito arrivano i primi divieti per la pubblicità con stereotipi di genere
Un rapporto positivo e proficuo con i propri clienti è un tassello fondamentale nella riuscita del progetto lavorativo.
Soprattutto nell’ambito della SEO, dove i risultati si vedono a distanza di mesi, questo rapporto lavorativo potrebbe andare incontro ad alti e bassi.
Può accadere che i risultati forniti non siano in linea con quelli richiesti dal cliente, che di conseguenza comincia a cercare alternative. Un contratto stipulato a lungo termine, infatti, non è necessariamente per sempre.
Per evitare rotture definitive, ecco un elenco dei comportamenti che minano nel profondo la relazione lavorativa tra professionista e cliente.
Perché i clienti lasciano le agenzie SEO?
1. “Non possiamo implementare i tuoi consigli”
Uno dei motivi per i quali spesso il rapporto lavorativo termina, è il mancato accesso da parte dell’agenzia al sito web aziendale per implementare le ottimizzazioni.
Non tutte le aziende permettono ad esterni di accedere al sito. Di conseguenza, spesso le agenzie forniscono consigli in lunghi e dettagliati report semi-tecnici, che potrebbero finire nel cestino del cliente. Perché?
Il cliente in contatto con l’agenzia molto probabilmente non si occupa della manutenzione del sito e non è neanche un Web Developer. Forse non capirà i task e l’importanza della SEO.
Alcuni clienti leggendo report contenenti “meta description” li inoltreranno agli sviluppatori del sito, che a loro volta li inseriranno nella luuuuunga lista di cose da fare. Se non ci sono abbastanza risorse nel team, questi consigli SEO rischieranno di rimanere solo parole al vento.
Come affrontare questo problema:
Presenta dei business case nei quali sono stati implementati i tuoi consigli SEO e non usare troppi termini tecnici quando parli dell’ottimizzazione web per i motori di ricerca. Usa esempi facili e intuitivi.
Quali sono gli ostacoli che il cliente incontra durante l’implementazione della SEO? Parlatene e cercate di trovare soluzioni adatte ad ogni problema.
Stabilisci degli obiettivi per il team, cerca di conoscere anche chi si occupa del sito all’interno dell’azienda e il responsabile di questo progetto. Spiegagli l’importanza della SEO e della costanza necessaria per raggiungere i suddetti obiettivi.
Se gli ultimi tre consigli non sono serviti, inserisci una clausola nel vostro contratto. Nel caso in cui i tuoi suggerimenti non vengano implementati entro i termini stabiliti, anche le aspettative del cliente per quanto riguarda la performance dovranno essere riviste.
2. “La SEO non rende come gli altri canali”
Non è facile trasmettere al cliente l’importanza della promessa “a lungo termine”, quando con Google AdWords oppure con campagne social può vedere fin da subito un aumento esponenziale dei click.
Come affrontare questo problema:
Cerca di identificare in anticipo possibili problemi e domande, prima che lo faccia il tuo cliente. In questo modo sarai trasparente e non penserà che tu stia nascondendo qualcosa. Oltretutto potrete elaborare insieme possibili soluzioni.
Offri dei workshop di SEO al tuo cliente e al suo team. I collaboratori interessati a metodi e teorie del digital marketing non esiteranno a partecipare.
Cambiare il punto di vista sulla SEO in termini di risultati/tempo richiede molta pazienza e fiducia da entrambe le parti. Manda regolarmente al tuo cliente degli update sullo stato attuale del progetto.
3. “Non siamo sicuri di ciò che riceviamo pagando il servizio SEO”
Alza il mouse se almeno una volta nella tua carriera hai dovuto spiegare al cliente che la SEO non migliora automaticamente solo perché le agenzie digitali hanno contatti con Google.
Ti avranno detto: “Vorrei che il sito fosse in cima alla SERP entro la fine della prossima settimana“.
Ti avranno detto: “È da un mese che ottimizziamo il sito ed ancora non lo trovo in prima pagina!”
Se ora provi un po’ di auto-compassione, posso dirti che è altrettanto interessante cercare di combattere questi luoghi comuni.
Molte aziende hanno avuto esperienze negative con agenzie in precedenza, mantenendo un po’ di diffidenza anche nei confronti della nuova.
Il cliente non vede gran parte del lavoro svolto nel background. Questo può indurlo a pensare che il servizio offertogli sia scadente.
Come affrontare questo problema:
Spiega al tuo cliente i processi di lavoro per ottimizzare la SEO, invitandolo a seguire passo passo ogni task.
Segui il piano del tuo progetto consegnato al cliente. Se ci saranno delle modifiche al piano, discutile con il tuo cliente e mettile per iscritto.
Usa un tool per il project management da condividere con il tuo team ed il cliente. Così facendo potrà seguire i processi di lavoro.
Anche se inizialmente può mancare la motivazione sentendo queste frasi poco appaganti, continua amantenere la calma. La tua agitazione può indurlo a pensare che tu sia insicuro di quello che fai. Ma non è così!
Via Giphy
4. “Non avete mantenuto le promesse in termini di performance”
Questo può succedere quando il tuo dipartimento Sales o gli account della tua agenzia hanno venduto il servizio SEO promettendo incrementi esponenziali e cifre improponibili pur di convincere il cliente a scegliervi.
Un altro accorgimento importante: andare ad un pitch con un team di professionisti parlando del loro successo per poi, una volta firmato il contratto, presentarsi con un team completamente diverso può indurre il cliente a sentirsi raggirato.
Come affrontare il problema:
La coerenza: elaborate insieme ai vostri sales ed account una presentazione contenente promesse reali. Se decidete di fare delle prognosi e di parlare di cifre, tenete presente che il cliente prenderà queste cifre come una promessa e scegliendo la vostra agenzia, ha scelto anche il traffico sul sito che gli avete promesso.
Chi partecipa al pitch per un nuovo progetto dovrebbe essere la stessa persona che in futuro si occuperà del cliente in questione.
Metti in chiaro che nel corso del tempo ci possono anche essere dei periodi di stagnazione e che farete del vostro meglio per mantenere gli obbiettivi! La tua sincerità e la tua professionalità lo rassicureranno.
Uno dei motivi per cui i clienti lasciano agenzie SEO è perché pensano che dopo qualche mese di ottimizzazione tramite agenzia, possano continuare a farlo in-house, sporadicamente.
Esiste una percezione sbagliata della SEO, vista come un progetto che si conclude entro pochi mesi. Ma l’ottimizzazione del sito per motori di ricerca non è paragonabile alla creazione di una campagna pubblicitaria. “Abbiamo finito la SEO” è un po’ come dire “abbiamo finito di crescere.”
Come affrontare questo problema:
Presenta dei case study di progetti SEO che hai seguito a lungo termine, spiegando al cliente l’importanza della manutenzione SEO per la durata di almeno 6 mesi al fine di poter valutare la differenza rispetto all’inizializzazione del progetto.
Se l’azienda del tuo cliente ha assunto uno specialista SEO interno, oppure ti propone di formare il team già esistente, ha capito l’importanza della SEO e della costanza necessaria in questa attività, conoscenze che tu per primo gli hai trasmesso. Non volere che questo accada significa tenere all’oscuro il cliente e dargli una sensazione di dipendenza che potrebbe mutare in diffidenza. Rendi la transazione semplice ed efficace e non ostacolarla. Spiega alla nuova figura quello che hai fatto e i punti da considerare in futuro.
Un cliente che se ne va soddisfatto, è un cliente che non hai perso. Pur non facendo i salti di gioia guardando il lato finanziario, pensa che sei riuscito a mettere in atto un piccolo cambiamento nel mondo digitale e che molto probabilmente il cliente farà il tuo nome quando si tratta di consigliare un’agenzia.
Oltre a questi cinque motivi dietro la rottura tra cliente e agenzia ne esistono molti altri, come ad esempio tagli di budget.
E tu? Quali esperienze hai avuto? Raccontacelo sulla nostra pagina Facebook!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/07/Depositphotos_52559341_s-2015.jpg277500Marina NardonMarina Nardon2017-07-19 15:00:532017-07-19 15:50:115 motivi per cui i clienti lasciano le agenzie SEO e come evitarlo
Our Spring Sale Has Started
You can see how this popup was set up in our step-by-step guide: https://wppopupmaker.com/guides/auto-opening-announcement-popups/
Our Spring Sale Has Started
You can see how this popup was set up in our step-by-step guide: https://wppopupmaker.com/guides/auto-opening-announcement-popups/