Ambient Computing: la tecnologia che scompare

Una tecnologia che c’è, ma non si vede, è questa la vera rivoluzione a cui siamo proiettati. È la trasformazione dell’ambiente che ci circonda, protagonista l’Ambient Computing che racchiude questi cambiamenti, dove a prevalere non sarà più il device fisico.

Cos’è l’Ambient Computing?

Il giornalista Mossberg nel suo ultimo articolo, “The Disappearing Computer“, analizza l’evoluzione tecnologica degli ultimi 30 anni, indicando la strada che seguiranno tutte le più grandi aziende tecnologiche del settore.
È interessante notare come si parli di Ambient Computing, ovvero di un computer che scompare letteralmente nell’ambiente, dove il “device” potrebbe non essere più qualcosa di fisico da toccare, ma semplicemente un ambiente che potremmo controllare con la voce o addirittura col pensiero.

In molti casi la tecnologia potrà sparire completamente, in attesa di essere attivata per esempio, da un comando vocale, da una persona che entra in una stanza o da un cambiamento climatico.
Molto probabilmente tutti gli spazi che siamo abituati a frequentare saranno adibiti da sensori in grado di supportarci in caso di bisogno.

Si tratta quindi di una tecnologia invisibile, ma allo stesso tempo sempre presente, in grado di entrare in contatto con le persone in differenti momenti della giornata attraverso gli oggetti che vengono usati nella quotidianità.

La tecnologia non invadente: i primi esempi

Amazon Echo Alexa

L’ambient computing è costituito da una moltitudine di dispositivi che forniscono diversi modalità di input/output che possono essere utilizzati in modo flessibile a seconda della situazione: ad esempio corsa, camminata, guida ecc.

In altre parole, stiamo parlando di un sistema personalizzato e intelligente di dispositivi che diventano sempre più invisibili e sono sempre e attorno a noi che conoscono noi e le nostre abitudini. Un esempio è Apple che tramite l’uso di iPhone riesce a controllare Apple Watch, Airpods e HomePod evidenziando come tutti i dispositivi siano sempre di più interconnessi tra loro.

Ci sono due grandi categorie di prodotto che per primi stanno approcciando questo tipo di tecnologie, gli hearables e i dispositivi Home Kit.

Hearbles

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Gli hearbles sono dispositivi che veicolano l’audio, ma che hanno anche delle funzioni smart, ne esistono alcuni che permettono di monitorare l’attività sportiva o il sonno.
L’esempio più calzante è quello delle cuffie wireless create da Apple, le Airpods: queste cuffie interagiscono con lo smartphone in modo automatico e permettono di ascoltare musica, sono auricolari e cosa molto importante, interagiscono con Siri. L’interazione con il comando vocale di Siri (si effettua in modo semplice, facendo un tap su una delle due cuffiette) è molto importante perché attraverso lo scambio vocale si riesce ad interagire con il telefono ed accedere a tutte le funzioni. Questo agevola e semplifica sempre di più l’integrazione dell’Intelligenza Artificiale nella vita di tutti i giorni.

Home Kit

Per quanto riguarda gli Home Kit, si fa riferimento a tutti quei dispositivi che permettono di entrare in connessione in modo smart e di conseguenza velocizzano e semplificano alcune funzioni quotidiane.

I primi esempi di questi cambiamenti, appartengono a grandi aziende, alcuni sono: Apple con HomePod, a Google con Google Home e Amazon con Amazon Echo.

HomePod

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HomePod è l’ultimo prodotto presentato da Apple, è un rivoluzionario altoparlante wireless per la casa, con altissime qualità audio per la riproduzione musicale, abbinato anche ad Apple Music.
Permette di rapportarsi con Siri, che tra le tante funzioni permette di riprodurre musica, riconoscere le canzoni che si ascoltano ed infine interagire con tutti i dispositivi di domotica smart.

Google Home

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Google Home è un altoparlante con attivazione vocale, il suo utilizzo si basa sulla tecnologia dell’Assistente Google. Il vantaggio è che questo altoparlante conosce le tue abitudini, ad esempio offre informazioni sul traffico a seconda della posizione in cui ti trovi, permette di fare un elenco degli appuntamenti in calendario ecc..

Il denominatore comune di questi dispositivi, è l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, che permette di interagire con loro attraverso lo scambio vocale, in quanto non dotati di schermo.
L’aspetto che maggiormente colpisce, è che questi apparecchi riescono ad essere interconnessi con gli altri device presenti nella casa, e ne permettono il controllo totale.

Attraverso questi esempi si evidenzia come, sempre di più i device stiano “scomparendo” per lasciar posto a sistemi tecnologici che non si vedono, ma sono presenti e controllabili attraverso il comando vocale.
Alcuni spunti di riflessione riguardano la sicurezza e la privacy degli utenti, che dovrà essere regolamentata in modo adeguato all’evoluzione che si sta per compiere.

In sintesi, per riuscire a far si che la tecnologia sia sempre meno invadente sono necessari sistemi altamente sensibili, sicuri e interconnessi.
Voi cosa ne pensate di una tecnologia che si vedrà sempre meno, ma che sarà (forse) sempre più presente?

Instagram for Doctors

Figure 1, l’app per medici che tutti chiamano Instagram for Doctors

Hai mai sentito parlare di Instagram for Doctors?

A dispetto del modo in cui la molti la chiamano, Figure 1 – questo il suo vero nome  non ha nulla a che vedere, almeno formalmente, con Instagram. Eppure, un legame in qualche modo c’è: si tratta di un’app di photo sharing, che in brevissimo tempo ha riscosso grandissimo successo grazie anche alla sua forte componente social. Come da manuale, ha funzioni quali like, commenti, direct message, follow, interessi che puoi seguire e molto altro.

Ricorda qualcosa? Sicuramente. Ma le somiglianze con Instagram, a ben guardare, forse sono più legate alla veste grafica dell’app. Conosciamola da vicino.

Instagram for Doctors

Fonte: Figure 1

Instagram for Doctors? No, Figure 1

Quella che ormai è nota a tutti come Instagram for Doctors, è un’app rivolta nello specifico a medici, studenti e professionisti in ambito healthcare, pensata per la condivisione di foto di casi clinici particolari, con lo scopo di condividere il sapere e favorire il confronto sulle migliori cure per le patologie più disparate.

Una piattaforma che si appoggia quindi alla componente visual non per puro svago o finalità commerciali (anche se da poco sono stati introdotti anche contenuti sponsorizzati), ma principalmente per diffondere best practice in ambito medico, con il contributo dei medici stessi.

Ma sono solo i medici a poter utilizzar Figure 1?

No. L’app è disponibile per tutti – quindi tutti possono scaricarla e visualizzarne i contenuti – ma solo i medici “verificati” possono avere un ruolo attivo di creazione e condivisione di foto e commenti. Per tutti gli altri utenti l’esperienza di fruizione è quindi leggermente diversa, per garantire attendibilità e scientificità di ciò che viene condiviso, ma non meno utile in termini di “social learning”.

Sarà forse per questa sua funzione divulgativa che Figure 1 ha avuto una rapidissima diffusione in soli quattro anni, in ben 190 paesi: al momento sono circa 2 milioni gli utenti registrati e centinaia di migliaia gli utenti attivi mensili, con una maggiore presenza in America Latina e Stati Uniti.

Anche in Europa però, dove è arrivata solo da un paio d’anni, sembra che l’app sia molto apprezzata, a giudicare anche dalle recensioni lasciate in App Store e Google Play (il servizio è comunque disponibile anche da desktop, con feature ridotte).

Instagram for Doctors

Fonte: Figure 1

Come in ogni applicazione con una forte componente “social”, anche Figure 1 si trova a far fronte a questioni legate alla privacy, dal momento che i soggetti delle immagini condivise dai medici sono i pazienti.

Il sistema di controllo di questo aspetto sembra però funzionare molto bene: innanzi tutto, i medici sono obbligati a rimuovere ogni elemento che possa portare all’identificazione del malato (come tatuaggi e altri segni particolari). Inoltre, l’app include l’integrazione di specifici tool che consentono di eliminare automaticamente i volti. Infine, una volta caricata la foto, un apposito team di moderator si occupa di visionare e approvare i contenuti prima che siano visibili sull’app.

Instagram for Doctors

Logo Figure 1

Naturalmente Figure1 va utilizzata con molta accuratezza, soprattutto perché è una piattaforma dove si mette in gioco – e in piazza – la propria professionalità, in un settore particolarmente delicato.

Ma il suo successo dimostra che si tratta di un servizio apprezzato e con molti possibili sviluppi futuri: da poco, infatti, la “start-up” canadese ha ottenuto un finanziamento di 10 milioni di dollari, che verranno investiti in buona parte per ricerche in ambito AI. L’idea, per il momento, è quella di implementare una feature che trasformi le foto di elettrocardiogrammi in dati digitali, consentendo a un sistema automatizzato di fornire insight sulla lettura della misurazione.

Insomma, per il momento sembra che si tratti di qualcosa di più di un semplice “Instagram for Doctors”: ci sono tante possibilità ancora tutte da scoprire e implementare, che potrebbero rappresentare un servizio davvero innovativo in ambito medico-scientifico. E social.

Social network e senso di appartenenza aziendale: come sentirsi parte di un gruppo

Esiste un mondo dove gli esseri umani hanno imparato ad usare in modo responsabile e socialmente utile i social media e le aziende, piccole o grandi che fossero, hanno rafforzato il loro brand grazie alla rinnovata produttività dei suoi lavoratori, che finalmente, nonostante la rivoluzione digitale, provavano di nuovo un senso di appartenenza aziendale? Probabilmente sì.

Il senso di appartenenza aziendale è il sogno di ogni dipendente

È un mondo dove tutto questo accade grazie all’utilizzo di social network interni, che ovviano alla grande scocciatura di mandare “millemila” email anche per chiedere al tuo vicino di scrivania di andare a giocare a calcetto.

LEGGI ANCHE: Il profilo Instagram? Ormai ce l’hanno proprio tutti. Anche gli animali

Appartenenza aziendale vs Isolamento social(e)

Il grosso paradosso di questo nuovo mondo digitale parallelo che viaggia di pari passo con quello reale, è che la smisurata quantità di informazioni e la velocità con cui ci si può accedere, ha reso l’individuo mediale sempre più isolato.

Il senso di appartenenza azienda aiuta a non isolare l'individuo a lavoro

LEGGI ANCHE: L’utilizzo di internet che provoca l’isolamento

Un fenomeno che impatta sulla vita aziendale, considerando come la tendenza a isolarsi impatti negativamente anche sul senso di appartenenza aziendale, il quale si dissolve nella crescita dell’automatismo legato all’utilizzo dell’email, dell’efficienza digitale e dell’integrazione globale. Sempre più mansioni vengono interamente soppiantate dai computer, con il risultato che i dipendenti perdono la vocazione all’impegno con e verso la collettività.

E mentre le multinazionali sono tutte concentrate all’integrazione di tecnologia e marchingegni digitali per incrementare la produttività, sempre più lavoratori abbandonati meccanicamente alle loro faccende si trasformano in lupi solitari.

La sfida futura dell’appartenenza aziendale passa per il web

Senza una strategia focalizzata l’entusiasmo per il network interno, che deve essere funzionale e funzionante per acquistare il senso di appartenenza verso l’azienda, si spegnerà immediatamente.

Se si fanno entrare i dipendenti in questo circolo social(e) creando aspettative, e poi si propone qualcosa di blando o quasi desertico, il rischio può essere quello di perderli definitivamente con esiti imprevedibili e potenzialmente negativi per l’azienda stessa.

Come strutturare i social network interni

Per questo, per mantenere vivo il legame dipendente-azienda facendo respirare un vero spirito d’appartenenza, devono essere sviluppati spazi digitali dove ogni persona è sempre più coinvolto durante lo svolgersi della propria mansione: un luogo dove sia possibile la condivisione della conoscenza reciproca incentiva, e dove sia stimolata la libera circolazione delle idee e la creazione spontanea di gruppi di lavoro.

Piattaforme in cui sia possibile fare domande ma soprattutto sia possibile risolvere problemi complessi. Canali dove i dirigenti diano l’esempio. Come ci si può aspettare un rinnovato senso di appartenenza aziendale se il dirigente latita sui social o ne fa un utilizzo superficiale di mera apparenza?

Il senso di appartenenza aziendale accresce grazie alla leadership

Non una sfida semplice, poiché una partecipazione sociale attiva va guadagnata, non acquistata. La vera chiave del successo affinché i social network interni funzionino è l’autenticità e la passione con cui la leadership parteciperà attivamente a questi nuovi canali di costruzione del senso di appartenenza aziendale.

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7 app di successo nate per la comunità LGBT

In questi anni gli App Store hanno registrato una crescita esponenziale. Ormai sono tantissime le app disponibili all’acquisto ed il numero è in costante crescita. Un mondo interamente virtuale, ma che in realtà non è isolato, al contrario è strettamente connesso con la società e con tutte le esigenze unite alle trasformazioni/evoluzioni di quest’ultima. Da qui la naturale comparsa di app dedicate alla comunità LGBT.

Queste app hanno pian piano acquisito una notevole importanza determinata soprattutto dal gran numero di download registrati in un arco temporale relativamente ristretto. Tutto ciò ha definito una crescita esponenziale del mercato di queste app, determinando a sua volta la pubblicazione di applicazioni ancor più complete e specifiche.

Sono numerose le applicazioni divenute un ‘must have’ nell’ambiente gay, ma da dove nasce l’esigenza di progettare app così specifiche? Un ambiente senza pregiudizi, dove poter essere ciò che si desidera essere è forse la chiave del successo di queste nuove applicazioni che sfruttano a 360 gradi le features dei nuovi device, come la geolocalizzazione e la messaggistica istantanea.

Le 12 app più apprezzate e innovative

In questi giorni ne abbiamo viste molte. Alcune famosissime ed altre meno. Ne abbiamo scelte 7 tra quelle più innovative ed apprezzate non solo in Italia, ma anche a livello internazionale.

Categoria: news

1) Bashing

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Bashing è un’applicazione ‘geniale’, ma purtroppo disponibile solo sul territorio belga e tiene traccia di tutti gli episodi di intolleranza che si verificano sul territorio. Si tratta di una mappa aggiornata in tempo reale dove ognuno può segnalare sconvenienti casi di omofobia, offrendone posizione e dettagli. Bashing ha offerto un vero e propri salto tecnologico, che ci auguriamo venga presto replicato in altre parti del mondo.

2) Edge

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Nella comunità LGBT  è fondamentale essere sempre aggiornati: negli Usa l’app  a proposito più diffusa è Edgeun’applicazione che raccoglie tantissime notizie della comunità strizzando un’occhio a star ed icone gay. Un’app completamente in inglese, ma che vale la pena seguire per non perdere le notizie più rilevanti dal mondo.

Categoria: intrattenimento

3) GIRL – Gay Internet Radio Live

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Cambiamo categoria e dedichiamoci ad un po’ di musica. Esistono innumerevoli stazioni di web radio dove poter ascoltare musica apprezzata dalla comunità LGBT, ma GIRL è certamente una delle stazione più apprezzate e famose.
Trasmette principalmente musica dance e gli ascoltatori sfiorano numeri incredibili.

Categoria: incontri

4) Mister X

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Mister X è una classica applicazione d’incontri online tra uomini over 30, ma con qualcosa in più. Difatti l’app ogni giorno, oltre a proporre dei profili in linea con i propri gusti, permette di poter scegliere per ognuno di essi un giudizio: mi piace, mi piace poco, non piace. Se il giudizio troverà una corrispondenza sarà la stessa applicazione ad incoraggiare l’interazione tra i 2 profili aprendo una conversazione privata. Un’idea semplice, ma vincente che ha reso Mister X un’applicazione con migliaia di download.

5) Scruff

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Anche in questo caso si tratta di un app d’incontri, ma anch’essa nasconde una peculiarità. Si tratta di un app per poter incontrare dei partner ‘orsi’ . Scruff è un’applicazione che ha registrato un grande successo soprattutto negli States e che ogni registra un gran numero di download grazie al supporto di costanti aggiornamenti.

Categoria: travel

6) Gay Cities

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Gay Cities non è di certo tra le applicazioni pubblicate negli ultimi mesi, ma resta un must have per scoprire e pub, hotels e ristoranti che potremmo definire Gay Friendly. Un’app unica nel suo genere e che sin da subito ha registrato un notevole successo. Ad oggi vanta numerosissimi download e il motivo di questa buon riuscita dell’app è certamente la possibilità di consultare le recensioni e di visualizzare le attività segnalate in correlazione alla propria geolocalizzazione.

 

7) Misterb&b

Quest’applicazione è forse la più innovativa nella categoria travel. Si ispira all’app Airbnb con la quale condivide numerose caratteristiche. Si tratta di una piattaforma di noleggio di appartamenti dedicata unicamente alla comunità LGBTQ. Assicura a tutti gli utenti il noleggio unicamente in paesi in cui l’omosessualità è legale (una garanzia sottovalutata sin ora da tutte le app già presenti negli store) ed in più affittuari ed ospiti condividono sull’app gli stessi spazi, innescando in questo modo un’interazione creativa e costruttiva a vantaggio di tutti.

Termina così il nostro coloratissimo viaggio nel mondo delle app dedicate alla comunità LGBT. Un settore in continua evoluzione, che registra interessanti salti in avanti grazie all’ottimizzazione delle ultime novità tecnologiche.
E tu quali altre novità in ambito tech avresti evidenziato nell’articolo?

Il fenomeno del Badvertising: cos’è e perché sembra contagiare molti brand

Sin dal momento della nascita della pubblicità, qualsiasi tipo di advertising viene prodotto e diffuso con uno scopo ben preciso: scatenare una reazione nel consumatore. Di che tipo? Nella maggior parte dei casi l’obiettivo principale è quello di entrare nelle fasi del buyer’s journey e condizionare la decisione di acquisto dell’utente.

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Ma non solo: le grandi aziende hanno cominciato ad utilizzare la pubblicità come mezzo per aumentare la propria brand awareness, veicolando un tipo di messaggio che non punta direttamente e solamente alla vendita di un prodotto. Questo avviene soprattutto nel mondo digital, dove il sogno di ogni marketer è principalmente uno: il loro contenuto pubblicitario diventi virale.

Ormai sembra quasi che la vendita del proprio prodotto o servizio sia passata in secondo piano, lasciando spazio ad una nuova e unica regola: “Non importa che se ne parli bene o male, l’importante è che se ne parli” come diceva il saggio Oscar Wilde.

Ed è proprio questo il problema!

Campagna pubblicitaria di un detersivo per lavatrice diffusa in Cina e diventata virale sui social media nel 2016.

I brand sono così preoccupati che si parli di loro sul web, che la qualità del messaggio trasmesso perde quasi del tutto la sua importanza. Dalla scelta discutibile di un influencer, all’utilizzo del mezzo di comunicazione inadeguato fino alla creazione di un vero e proprio epic fail: continuano a spuntare esempi pessimi di pubblicità, che però riescono a diventare virali proprio grazie al loro inadeguatezza.

LEGGI ANCHE: Perché Pepsi ha ritirato il suo ultimo spot con Kendall Jenner?

Annunci, spot e campagne velate di razzismo, xenofobia, omofobia, maschilismo, condite dei peggiori clichés e stereotipi : viene spontaneo domandarsi se alcuni marketers prendano troppo alla leggera temi evidentemente sensibili, oppure producano di proposito un tipo di advertising con l’obiettivo di attirare l’attenzione, anche se negativa, sul brand.

badvertising

Post apparso sulla pagina Facebook Middle East del brand Nivea, prontamente rimosso dopo le accuse di razzismo.

Ma questo tipo di creatività “negativa” riesce davvero ad ottenere un effetto positivo sulle vendite?

Può capitare che venga prodotta e diffusa una pubblicità scorretta, ricordiamoci che sbagliare è umano e sicuramente i marketing manager non sono immuni da eventuali errori, ma quando perseverare diventa diabolico?

Forse rischiare di intaccare negativamente la propria brand awareness solo per alimentare un social media buzz temporaneo (e ammettiamolo – di pessimo gusto) non ne vale proprio la pena.

Esiste una linea sottile che divide l’advertising e il badvertising: cari marketers, anche se – nel breve periodo – questa nuova e attraente strategia sembra portare benefici in termini di viralizzazione dei vostri contenuti, ricordatevi che il web non perdona e soprattutto non dimentica!

Infographic

Cinque punti per realizzare un’infografica efficace

L’aspetto visuale per un progetto di content marketing è sicuramente di estrema importanza, specie se si pensa all’utilizzo di strumenti come le infografiche. Incluse in numerose strategie di marketing, infatti, provano il fatto che si sta diffondendo molto il voler trasmettere i dati in formato grafico, seguendo una tematica particolare o le sequenze di una storia curiosa. Anche istituzioni come il Content Marketing Institute (CMI) confermano questa linea di tendenza, e alcune statistiche dimostrano anche come diverse organizzazioni ottengono molto successo impiegando questa strada, con le infografiche che vengono apprezzate e condivise molto di più rispetto ad altre forme di contenuto.

Come creare un’infografica efficace e ottenerne i massimi risultati? Ecco cinque utili punti da seguire nel percorso di visual design da dedicare alla strategia in questione:

1. Mi serve un’infografica?

Ecco la domanda da porsi: prima di pensare all’idea, al design, all’aspetto visivo della rappresentazione di ciò che si vuole trasmettere, infatti, è bene fare un passo indietro, e riflettere proprio sul bisogno, o meno, che i propri contenuti hanno di essere comunicati attraverso un’infografica. Come per qualsiasi altro elemento, infatti, bisognerebbe concentrarsi sugli obiettivi che si vogliono perseguire e i risultati che si vogliono ottenere dal tempo, dagli sforzi e dalle risorse che servono per produrre questo tipo di strategia.

I benefici derivanti dalle infografiche sono molti. Basti pensare al modo in cui stravolgono i contenuti: in un blog in cui ciò che viene comunicato viene fatto sotto la forma di pesanti parole, un’infografica può essere un modo curioso e accattivante di proporre qualcosa al di fuori dalle righe, riassumendo molti concetti in un’unico risultato. Inoltre, essa può contribuire a migliorare la propria brand awareness, poiché includendo caratteristiche peculiari del brand per cui viene prodotta, come i colori e il logo, risulterà coerente in fase di promozione, con l’audience che viene esposta in modo creativo ai contenuti del brand. Portando beneficio alla SEO, poi, avendo la potenzialità di risultare un tipo di contenuto estremamente virale e portando così la possibilità di generare link in entrata al sito web del proprio brand, migliorerà anche la brand reputation. In aggiunta, l’infografica è sicuramente uno dei contenuti migliori da proporre in fase di promozione, soprattutto sui social media: un must-follow brand sui social sicuramente utilizza questa strategia, che gli permette di guadagnare innumerevoli likes, condivisioni e click sul post.

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2. Identificare gli argomenti e le tematiche da proporre

Dopo aver preso la decisione di comunicare in modo visuale i propri contenuti mediante l’utilizzo di un’infografica, è necessario pensare agli argomenti da proporre e alle tematiche da seguire. Uno dei metodi da poter utilizzare è sicuramente quello di intervenire mediante strumenti di Web Analytics, che consentono di definire con precisione gli argomenti che combaciano di più con gli interessi dell’audience. Piattaforme come Google Analytics, Google Search Console, e BuzzSumo la fanno dunque da padrone, in questa fase.

3. Raccogliere i dati

Sicuramente la parte più importante di un’infografica è ciò che sottintende la parola “info”. La fase in cui essere più precisi e metodici è infatti quella di raccolta dei dati, che devono essere di forte supporto alle tematiche scelte. Naturalmente, prima di compiere sforzi online, è consigliabile ottenere quei dati che si collegano direttamente alla realtà per cui l’infografica viene creata. Contenuti interni all’azienda, quindi, come documenti ufficiali o statistiche interne, costituiscono dati di primaria importanza. In seguito, è bene informarsi sugli argomenti che si tratterà anche mediante ricerche sul web, generando risorse secondarie utili a completare il lavoro. Affidarsi a journal, studi di ricerca, lavori in campo accademico possono essere delle ottime risorse.

Alcuni promemoria quando si utilizzano risorse esterne per ottenere dati utili allo sviluppo di un’infografica:

  • Usare dati recenti. Risorse datate potrebbero sembrare un espediente per ingannare l’audience;
  • Usare dati precisi. Controllare che le cifre siano quelle esatte, e che queste ultime provengano da fonti affidabili;
  • Quando possibile, trovare e utilizzare dati originali. Online è presente un’infinita mole di contenuti, può essere facile collegarsi a una risorsa diversa dall’originale.

Dati

4. Inventare una storia

Come presentare i dati raccolti? Creare un’infografica è simile a scrivere un post su un blog. Cominciare con un’introduzione che pone le basi per il resto dello studio è, quindi, un ottimo inizio. Da lì in poi, però, l’infografica deve comunicare come se fosse un flusso continuo, se seguisse una storia con una degna conclusione.

I protagonisti della storia devono essere i dati raccolti, che dettano i ritmi di ciò che viene raccontato. Utilizzando i dati si deve far capire cosa si vuole comunicare. Dopo aver messo insieme gli elementi che si è raccolto e si è formata una storia, è bene confrontarsi con le altre figure nel proprio team di lavoro, in modo da essere sicuri che la storia che si vuole raccontare venga compresa e possa raggiungere gli effetti desiderati nell’audience.

5. Dall’idea all’aspetto visuale: design

L’aspetto visuale è, naturalmente, essenziale in un’infografica, ma può dipendere da numerosi fattori, come il budget e le risorse disponibili. Avere a disposizione un team di design creativo all’interno della propria realtà è sicuramente un vantaggio, sia per quanto riguarda l’organizzazione generale, poiché possederà sicuramente le nozioni adatte a comunicare nel modo corretto il brand e il suo stile, sia in termini di budget. In alternativa rivolgersi all’esterno è un’ottima idea per garantirsi un risultato adeguato alle aspettative. Naturalmente, ci sono anche molti strumenti che aiutano a creare infografiche accattivanti in modo autonomo (da segnalare software online open source come PiktochartCanva o Venngage). L’importante è che il risultato sia conforme alla storia che si è prodotta, facendo risaltare i dati raccolti, essendo loro ciò su cui si basa quello che vogliamo comunicare.

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Anche se a volte può sembrare difficoltoso addentrarsi nella creazione di un’infografica, seguire questi cinque punti può essere un ottimo approccio per migliorare la brand awareness e l’immagine della propria realtà. Per un po’ di ispirazione, potrebbe essere utile consultare questi post di KoMarketing, che offrono esempi interessanti soprattutto nel campo del Content Marketing:

La trasformazione digitale di Hasbro

Hasbro è la seconda più grande azienda di giocattoli al mondo e dalla fine del 2012 ha iniziato ad interessarsi al mondo dei data per cambiare le proprie strategie pubblicitarie e di social media marketing.

Le ricerche interne avevano mostrato infatti come l’azienda non prestasse sufficientemente attenzione ai bambini di tutte le fasce di età, includendo mamme e papà.

Ginny McCormick, VP Integrated Media & Promotion nella sede di Rhode Island di Hasbro, ha dichiarato che finalmente hanno iniziato a capire dove e come i propri consumatori effettuano gli acquisti online, grazie alle analisi ricavate dai dati.

I risultati ottenuti negli ultimi quattro anni confermano la validità delle scelte strategiche: il fatturato delle vendite è aumentato di quasi 1 miliardo di dollari e, per la prima volta in 93 anni, nel 2016 sono stati raggiunti i 5 miliardi di dollari di vendite. La trasformazione digitale è il cuore pulsante di questo successo. 

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Vediamo ora insieme quali sono gli elementi che hanno permesso e guidato la trasformazione digitale operata da Hasbro.

Fattori chiave della trasformazione digitale di Hasbro

1. Ad tech

Il miglioramento della qualità della targettizzazione è stato un passo fondamentale per la trasformazione digitale dell’azienda.

L’utilizzo della piattaforma Criteo, ha permesso un return of investement della spesa pubblicitaria pari al 1,100%, per un totale di circa 63 mila impression.

La possibilità di sapere quando e dove i consumatori acquistano, quali categorie di giocattoli cercano, permette ad Hasbro di mettere tali prodotti in cima alla lista e aumenta la possibilità di convertire un genitore alla fase d’acquisto, e di conseguenza di aumentare le vendite.

2. Omnicanalità

Omnicanalità, la gestione dei canali funzionale alla creazione un’esperienza fluida per il cliente finale, per Hasbro e i suoi partner commerciali significa concentrarsi sulle diverse opzioni a disposizione dei consumatori all’interno delle piattaforme di shopping.

Per il lancio del nuovo film di Transformers: The Last Knight (uscita in USA prevista per il 21 giugno) Hasbro sta lavorando a livello nazionale con Walmart per creare degli experience tour all’interno degli store con activation digitale.

 

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Con Amazon invece sta per lanciare il servizio di “Game Night Delivery“, che permetterà di ordinare giochi da tavolo e riceverli entro 2 ore direttamente sulla porta di casa.

3. Social Media

Per quanto riguarda l’utilizzo dei social media, Facebook è la rete sociale in cui Hasbro ha deciso di investire maggiormente.

Presente sulla piattaforma con sette dei propri brand, ha realizzato una serie di campagne interattive capaci di attirare l’attenzione di circa 20 milioni di fan. Ad ogni modo, la trasformazione digital comprende una moltitudine di pubblicità social e la creazione di audience su Facebook, Instagram, Twitter, YouTube e Snapchat.

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A gennaio, sul canale YouTube di Hasbro è stata lanciata una webserie chiamata Hanazuki, i cui personaggi bizzarri hanno attirato circa 1 milione di iscritti sul canale, e il primo episodio ha registrato quasi 4 milioni di visualizzazioni.

Per finire a settembre avrà luogo Hascon, il primo evento in stile ComicCon, dedicato alle famiglie dove si celebreranno i marchi iconici di Hasbro tra cui Transformers e My Little Pony.

idee content social

Come e dove trovare le idee giuste per i tuoi contenuti social

A quanti di voi sarà capitato di trovarsi senza ispirazione e con le dita atrofizzate sulla tastiera in cerca di contenuti interessanti e virali da pubblicare? Tranquilli, la sindrome del foglio bianco è più comune di quanto pensiate. Qualcuno potrà storcere il naso davanti a questa affermazione considerando che in un solo minuto su Facebook sono pubblicati circa 41mila post, su Twitter  278mila tweet da 140 caratteri mentre su Instagram, il social per la condivisione di immagini per eccellenza vengono pubblicate circa 3600 foto al secondo.

E i blog, i detentori di contenuti per eccellenza? Bene, su WordPress, oggi la piattaforma più diffusa, ogni minuto si aggiungono  circa 347 nuovi post. Stessa cosa per Snapchat, le storie divertenti e temporanee che si autodistruggono sono circa 104mila al minuto. Numeri da capogiro se si pensa che la maggior parte di questi contenuti sono tutti diversi tra loro.

Contenuti per i social media

Questo post è per voi cari creativi, content creator e social media manager, è per chi si trova quotidianamente a combattere la battaglia contro l’originalità e la viralità a tutti i costi. Oggi vogliamo parlarvi di come e dove cercare contenuti e ispirazioni per le proprie attività di content creation e social media management.

Alcuni di questi consigli vi sembreranno banali e scontati, ma molto spesso è dalle intuizioni più semplici che nascono belle idee. Ma andiamo con ordine.

LEGGI ANCHE: Come creare un social media content plan di successo in poche e semplici mosse

Sfruttate l’immenso potere social di Google

Se è il motore di ricerca più utilizzato al mondo, ci sarà un motivo. E il motivo è che è fonte inesauribile di notizie, informazioni, approfondimenti e chi più ne ha più ne metta, pensate che  ci aggiriamo intorno ai 40-60 miliardi di ricerche al mese.  Quello che vi consigliamo di fare come prima buona pratica è capire quello che si dice nel mondo intorno all’argomento di cui vorreste parlare.

Ma non è tutto, Google anticipa quello che state pensando di cercare dandovi già degli spunti e delle ricerche frequenti già effettuate da altri utenti.

Capire e dare un’occhiata, anche in modo elementare, a quello che gli utenti cercano su un dato argomento potrebbe risultare molto utile in caso di grande vuoto.

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Date un’occhiata a blog di settore

I blog, sopratutto di settore sono un’infinita risorsa per scovare notizie interessanti dal mondo. Cercate e seguite in modo costante tutti quelli che parlano di argomenti di vostro interesse. Createvi una lista personalizzata di top blog (un feedly potrebbe essere la scelta giusta) e consultatela quotidianamente, appena arrivate in ufficio o appena accendete il pc.

Accertatevi che i blog siano gestiti da fonti autorevoli e non limitatevi a quelli in lingua italiana, molto spesso notizie nuove e fresche arrivano da oltre oceano.  Ma il post blog non è tutto, andate oltre. Dove? Nei commenti ai post. Domande e riflessioni degli utenti potrebbero offrirvi spunti ancora migliori.

Sfogliate libri di testo, ebook e riviste

il consiglio vi sembrerà troppo vintage? Niente di più sbagliato. Sfogliate le pagine di una bella rivista illustrata, rileggete i passi dei libri che più vi hanno colpito oppure informatevi online sui testi che potrebbero fare al caso vostro e fateli arrivare direttamente sul vostro ebook rider. Testi, immagini, parole, colori potrebbero essere ottimi fonti di ispirazione.

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LEGGI ANCHE: 6 falsi miti da sfatare sulla creazione di contenuti per Facebook

Approfondite studi, numeri, dati e ricerche

Inseritevi nelle mailing list di istituti di ricerca, blog che si occupano di studi e analisi e scaricate sul vostro pc le più importanti ricerche aggiornate sul settore di cui avete necessità di creare contenuti. Utilizzate i dati per contestualizzare un post, un discorso sul blog o anche un semplice tweet.

Sbirciate  e monitorate i competitor

E questo non vuol dire copiate, ma semplicemente capire come gira il mondo intorno a voi. Cosa pubblicano gli altri?  Ottengono risultati? Piace agli utenti? Che tipo di feedback riescono ad ottenere? Cercate di capire, dunque, cosa fanno gli altri, se funziona la loro strategia e come inserirsi con contenuti simili nel flusso social. Sbirciate sopratutto chi ritenete un gradino sopra di voi e verificate dove fallisce la vostra ricerca di contenuti.

Non dimenticate di fare un giro su Youtube

Youtube è il secondo motore di ricerca (dopo Google) più usato al mondo. Il traffico di Youtube rappresenta il 10% del totale del traffico sul web. Ogni giorno vi sono 2 miliardi di visualizzazioni video. Ancora vi state chiedendo perchè fare un giro su Youtube per cercare idee? La risposta è semplice: é qui che trovate le nuove tendenze, contenuti virali  e divertenti! Buona perlustrazione!

idee content social

Approfittate di tool personalizzati per la ricerca

Esistono, sono utili, perchè non utilizzarli? Se proprio vagate sui sentieri più oscuri della creatività l’utilizzo di tool per la ricerca potrebbe esservi più utile della chiamata a casa.  Di quali tool e strumenti vi parliamo? Di BuzzSumo, Quora, Ubersuggest e il buon caro vecchio Wikipedia e Google Alert.

Che ne pensate?  Ore non vi rimane che provare! Avete altri spunti da suggerirci e condividere con la nostra community? Aspettiamo i vostri commenti. Dove? Naturalmente, sulla nostra fanpage di Facebook o sul nostro gruppo LinkedIn.

netflix

Nuovo traguardo di Netflix: in USA ha più utenti della tv via cavo

Iniziamo dalle conclusioni: lo streaming ha capovolto lo scenario dell’intrattenimento, e a guidare l’attacco è stato Netflix.

A dimostrarlo sono i numeri del popolare servizio di streaming, che negli ultimi cinque anni ha raddoppiato la base degli abbonati.

Non solo, perché negli ultimi giorni Netflix ha potuto fregiarsi di una vittoria simbolica sui più grandi fornitori statunitensi di servizi via cavo: secondo le ricerche, Netflix USA ha più iscritti (per la precisione, 50,85 milioni) del numero totale dei clienti delle maggiori compagnie via cavo del Paese (che si ferma a 48,61 milioni).

 

Lo studio sugli ultimi dati

netflix video streaming

I due dati vengono rispettivamente dal report trimestrale sui guadagni di Netflix e da uno studio pubblicato il mese scorso dal Leichtman Research Group, che ha stimato la base di iscritti delle sei più grandi compagnie via cavo USA (guidate da Comcast e Charter Communications).

Se volessimo mettere i puntini sulle i, dovremmo dire che il dato che elegge Netflix primo nella competizione tra streaming e cavo non prende in considerazione il numero degli iscritti alle tv satellitari, e nemmeno gli spettatori della televisione generalista. Ma il numero rappresenta comunque un traguardo significativo per Netflix contro i fornitori della tv tradizionale.

La ricerca del gruppo Leichtman ha stimato che le maggiori compagnie via cavo hanno perso più di centomila iscritti nell’ultimo trimestre fiscale, mentre ad Aprile Netflix ha dichiarato di aver guadagnato 1,4 milioni di utenti nello stesso periodo, e continua a macinare abbonamenti che potrebbero farle raggiungere i 51,5 milioni entro il mese prossimo.

 

Netflix e il resto del mondo

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Non sempre Netflix è in grado di accrescere il numero totale degli abbonati così rapidamente da soddisfare i suoi azionisti, ma la compagnia mantiene comunque un enorme vantaggio rispetto alle rivali digitali, costituendo da sola il 75% di tutti gli utenti dello streaming video.

In effetti, non è l’unica compagnia di streaming digitale a incanalare successi: le rivali digitali Amazon, Hulu e YouTube continuano comunque ad accrescere gli abbonati, soprattutto quando sfidano la potenza numero uno dello streaming.

netflix sense8

Per quanto riguarda l’estero, Netflix sta facendo notevoli progressi, distribuendo il suo servizio in 190 Paesi. Prossimamente la società dovrebbe poter annunciare di aver superato i 100 milioni di abbonati in tutto il mondo.

E nonostante questo, nessun accenno al rinnovo di Sense8.

Da oggi puoi pianificare campagne mobile su Snapchat con Hic Mobile

Sempre attenta ad intercettare i fenomeni internazionali del mercato digitale per introdurre continue novità sul mercato italiano del mobile advertising, Hic Mobile si è aggiudicata l’opportunità di realizzare dall’Italia campagne mobile su Snapchat grazie ad una partnership con MakeMeReach.

Finalmente, anche in Italia è quindi possibile pianificare annunci pubblicitari sul social preferito dalle nuove generazioni, con oltre 200 milioni di utenti nel mondo – attivi per il 30% in Europa, per il 46% negli Stati Uniti e per il 20% nel resto del mondo.

Le campagne su Snapchat potranno essere programmate sia in Italia, che all’estero e potranno essere declinate con banner e/o video posizionati all’interno delle “storie”, format di successo tipico del social network. In media il 60% delle storie, oltre 500 milioni a livello mondiale, viene visualizzato con l’audio acceso. 

Qualche numero su Snapchat: il 63% degli user ha meno di 34 anni, si connette ogni giorno alla piattaforma in media per 30 minuti ed è molto ben disposto verso i messaggi pubblicitari, percepiti come non-intrusivi anche  perché skippabili se non graditi.

In linea con la strategia di continua innovazione che contraddistingue Hic Mobile, ecco il primo di molti importanti lanci di prodotto pianificati per il 2017”, commenta soddisfatto Max Willinger, co-founder della società milanese insieme a Enrico Majer. “Questa opportunità ci permette di consolidare sempre di più la nostra offerta mobile advertising.

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