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Customer journey: come progettarla in pochi, semplici step

Immagina di organizzare un viaggio di due settimane in un posto che non hai mai visitato prima. Prima di partire, vorrai esser sicuro di essere preparato: comprerai una guida, leggerai dei travel blog e suggerimenti di chi ha già visitato quel posto e traccerai una mappa con le diverse tappe da visitare necessaria a rendere il viaggio indimenticabile e soprattutto senza intoppi, non solo per te ma per tutte le persone che si uniranno in quest’avventura.

Questo è lo stesso motivo per il quale è necessario disegnare la mappa della customer journey, e far sì che il percorso dei nostri utenti sia spianato e senza ostacoli.

Mappa del customer journey

Che cos’è una mappa del customer journey

La mappa del customer journey non è altro che un diagramma che illustra gli step che i nostri clienti intraprendono nell’entrare in contatto con la nostra organizzazione, che sia un prodotto, un’esperienza online, offline o una combinazione di esse. Più sono i touchpoint (punti di contatto con il nostro messaggio) che fanno parte della nostra esperienza, e più complicata – ma necessaria – diventa la nostra mappa.

L’importante è però che rimanga una mappa e non un labirinto.

labirinto del customer journey

Perché è utile creare una mappa del customer journey

Qualunque sia il suo formato, la mappa deve raccontarci la storia dei nostri utenti, mettere in evidenza le loro necessità, le loro domande e i loro sentimenti durante tutto il processo di interazione con la nostra organizzazione.

Possiamo pensare alla nostra mappa come una forma di narrazione, che in questo caso non racconta la nostra storia agli utenti, ma la loro storia a noi. Lo storytelling dopotutto, è alle origini della comunicazione e si è evoluto come trasmissione di notizie, intrattenimento e condivisione di esperienze altrui.

Creare una mappa ben precisa che tracci il percorso dei nostri utenti aiuta a metterci nei loro panni e a farci capire esattamente le loro motivazioni, emozioni o frustrazioni nel relazionarsi con noi.

Allora da dove iniziamo a disegnare questo tracciato?

Prima di cominciare a disegnare la nostra mappa, avremo bisogno di un po’ di preparazione: chi è il nostro utente-persona? Attraverso quali canali entra in contatto con noi? È importante avere una conoscenza approfondita di tutti i touchpoint tramite i quali i nostri utenti entrano in contatto con noi per capire dove si verifica l’esperienza positiva e ideale del nostro utente-persona e trasportarla laddove vediamo che vi sono frustrazioni o crepe che rendono il viaggio turbolento.

Progettare la mappa del customer journey in pochi, semplici step

customer journey cartoonist

Per creare la nostra mappa ci basta seguire dei seguenti step, secondo l’Interaction Design Foundation:

Allineare innanzitutto gli obiettivi della nostra mappatura con quelli del nostro business. Quali sono gli obiettivi di questo esercizio di mappatura? Quali sono le necessità della nostra organizzazione?

Unire la nostra ricerca analitica a quella aneddotica del nostro user-persona.

Per ricerca analitica parliamo delle statistiche provenienti dalla nostra pagina web o  dalla nostra presenza sui social media. Strumenti come Social Mention a questo proposito sono utili per identificare menzioni del nostro brand in rete, siano esse positive o negative. Inoltre per capire meglio la complessità dei comportamenti sui social e per far si che siano chiari a tutti, è fondamentale tracciare esempi rappresentativi di conversazioni avvenute sui social.

Per ricerca aneddotica ci riferiamo ai commenti dei clienti riguardo la propria esperienza con la nostra organizzazione, eventuali feedback o anche commenti provenienti dal dipartimento commerciale e vendite che interagisce quotidianamente con i clienti per meglio capire le loro necessità.

Il primo passo è fare una lista di tutti i touchpoint e i canali a disposizione e inserirli nella nostra mappa. I touchpoint sono tutti i mezzi attraverso i quali avviene un’interazione tra il nostro business e la nostra audience come social media, newsletter, la nostra pagina web, mobile app, etc.

Il secondo step è creare una “mappa dell’empatia”, utile ad analizzare come l’utente si sente, cosa fa, cosa dice e reagisce ad ogni interazione. Secondo la Interaction Design Foundation “È bene concentrarsi su cosa l’utente possa sentire, dire o fare in ogni situazione per prevederne i comportamenti”.

mappa dell'empatia per creare la mappa del customer journey

Solo dopo si può passare a disegnare uno sketch del customer journey. Questo si può fare nel modo che più si preferisce: una mappa temporale che traccia il viaggio attraverso un lasso di tempo predefinito, o un video, un clip audio o qualunque formato si ritenga più efficace per il proprio business.

Perfezionare, aggiungere dettagli che possano essere utili a rendere la narrazione il più efficace possibile, che sia di facile comprensione a tutte le parti coinvolte e i membri del team, può essere la chiave. Non c’è un formato predefinito, l’importante è che sia interessante e che attiri l’attenzione degli altri, se c’è bisogno meglio chiedere il supporto di un grafico.

Infine, distribuire e utilizzare. Tutti i membri dell’organizzazione devono possedere una copia della mappa, è importante che tutti ne capiscano l’importanza. In questa fase, la mappa è immediatamente utilizzabile per stabilire i KPI del tuo business intorno al customer journey ideale, per esempio, e misurarne il successo.

Non esiste un modo giusto o sbagliato per creare un customer journey ideale, ogni organizzazione avrà quello che funziona meglio per le proprie esigenze, ma questa struttura può essere sicuramente un buon punto di partenza per capire meglio il viaggio che la nostra audience intraprende nel relazionarsi con la nostra organizzazione, brand e prodotti attraverso i diversi touchpoint a disposizione.

Siete pronti a cominciare a progettare? Scrivetecelo nella nostra pagina Facebook e nel nostro gruppo LinkedIn!

Come funziona Facebook? Dietro le quinte del più importante social network

Per due anni i ricercatori di Share labs hanno studiato Facebook per cercare di svelare cosa si nasconda dentro quella che è, in definitiva, una colossale scatola nera: se gli utenti sono oramai di una trasparenza quasi imbarazzante per il colosso dei social network, in realtà, a parte alcuni numeri, a parti inverse il risultato cambia. Gli utenti, infatti, non conoscono molto del funzionamento di Facebook.

Per questo, noi ninja abbiamo pensato di presentarvi la “mappa” risultato dello studio: un colpo d’occhio semplice e inquietante, utile per capire tutto ciò che Facebook sa di ciascuno di noi. Anche quando non lo usiamo.

I numeri di Facebook

Conosciamo molto bene i numeri impressionanti di Facebook. Oltre un miliardo e mezzo di utenti che generano 300 petabyte di dati, che ogni giorno mettono più di 4 miliardi di like, e generano quasi 5 miliardi di condivisioni.

dietro le quinte di facebook

Ma secondo Vladan Joler e i suoi colleghi, autori della ricerca, i numeri non bastano per capire ciò che succede dietro le quinte. Dichiarano, nel loro studio, infatti che “dietro quelle mura invisibili, in ogni momento, degli algoritmi decidono quali informazioni debbano apparire nella nostra infosfera, quanti e quali dei vostri amici vedranno i vostri post, quali contenute diverranno parte della vostra realtà e quali saranno censurati o cancellati”.

Il dubbio è che, nascosti tra i vari strati di algoritmi, ci siano potenziali violazioni dei diritti umani, nuove forme di sfruttamento e manipolazione sulla vasta scala che i quasi due miliardi di utenti rendono possibile.

Nell’era della società degli algoritmi, sostengono traendo ispirazione dalle teorie di Marx, non sono più gli esseri umani che creano prodotti (o servizi): sono gli algoritmi che macinano i dati che noi stessi seminiamo nel web e nei social network (la nostra impronta digitale) e producono profili, rilevano anomalie, realizzano previsioni.

dietro le quinte di facebook

A creare ricchezza sono gli algoritmi, alimentati da oltre 300 milioni di ore di lavoro gratuito svolto dai miliardi di utenti social: una quantità impressionante se pensate che è calcolata su una media di 20 minuti di uso quotidiano per ciascun utente.

Tutti noi siamo materiale grezzo che, con la nostra complicità e con il lavoro degli algoritmi, diventiamo profili da vendere al miglior offerente.

La mappa di Facebook

La ricerca ha preso in considerazione tre aree specifiche del funzionamento di Facebook: la raccolta di dati, il loro immagazzinamento e analisi, e il targeting degli utenti.

Non c’è stato bisogno di whistleblowers o di chissà quali intrighi per carpire queste informazioni. Vladan e compagni hanno sfruttato documenti che sono disponibili pubblicamente: policy di Facebook e aziende collegate, ricerche pubblicate dai loro partner, il report finale dell’inchiesta “Europe Vs Facebook”.

I ricercatori hanno preso in considerazione i dati che Facebook raccoglie direttamente, attraverso le aziende acquisite o le centinaia di aziende partner.

Così, attraverso le controllate Facebook Payments Inc., Atlas, Instagram LLC, Onavo, Parse, Moves, Oculus, LiveRail, WhatsApp Inc. e Masquerade possono essere raccolti e scambiati dati sui pagamenti che fate, i numeri di carta di credito, i movimenti fisici che fate (Oculus) e tutto ciò che, coi permessi concessi da noi stessi alle varie app può essere utile a creare un profilo.

Grazie a partner come Datalogix e Acxiom è possibile per Facebook utilizzare anche informazioni derivanti da azioni compiute al di fuori del social. I punti accumulati con le carte fedeltà, i cookies nel vostro browser, l’iscrizione ad una mailing list o le informazioni pubbliche su di voi (in alcuni casi compresi i registri di proprietà immobiliare o automobilistici) sono usati e scambiati per creare profili sempre più precisi.

la mappa di facebook

 

Quindi?

Non c’è niente di male – può pensare l’utente medio – tanto non ho nulla da nascondere e, anzi, forse mi fa anche comodo avere delle informazioni o pubblicità che per me siano rilevanti e significative in un dato momento.

Ma anche concedendo piena e totale fiducia al management attuale di queste aziende, che ci rassicurano dichiarando che i nostri dati sono ben protetti e usati a fin di bene, la preoccupazione di Vladan Joler è sul lungo termine: che potrebbe succedere con un nuovo management o un cambio di proprietà in futuro? Se le intenzioni non fossero più così benevole?

Continuiamo a parlarne sulla nostra pagina Facebook e nel nostro gruppo LinkedIn!

Il mondo segreto degli uomini: dubbi e domande secondo Lynx

Lynx, il brand britannico conosciuto in Italia come Axe, sdogana l’immagine classica dell’uomo e porta alla luce i dubbi e le domande che i ragazzi pongono a Google.

Con l’agenzia 72andSunny, il famoso brand lancia la campagna #isitokforguys per dire basta agli stereotipi e contribuire alla creazione di un’identità libera da schemi ed etichette.

Il messaggio è chiaro: basta con i limiti e le restrizioni su come bisogna essere.

Troppi ragazzi crescono con un’idea di come un vero uomo debba mostrarsi al mondo, che li porta a situazioni di depressione e bullismo. L’obiettivo di Lynx è quello di spazzare via il peso di questi ideali vecchi e pesanti, che opprimono i ragazzi e li fanno sentire inadatti.

Dopo anni di comunicazione incentrata sulla virilità intesa alla vecchia maniera, il marchio conferma di voler cambiare rotta e aggiunge questa campagna a quella dell’anno scorso (#findyourmagic). Vi ricorda qualcosa? Se state pensando a Dove, siete sulla strada giusta: Unilever ha infatti esteso la comunicazione sulla vera bellezza e l’accettazione di sé (#WeAreBeautiful) anche al mondo maschile.

Come Lynx sviluppa la campagna #isitokforguys

La campagna di Lynx si basa sulla domanda aperta “è ok per i ragazzi…?” e sulle relative variabili che, insieme alle risposte, sono veicolate da alcuni video da una sito dedicato.

Nel video del pugile Anthony Joshua ad esempio, si dà voce ai dubbi che i ragazzi affidano a Google per affermare la propria identità. È ok piangere, non amare gli sport, essere magri, essere nervosi? Le risposte vengono sia dai social che da video in cui lo stesso Anthony Joshua o Josh Franceschi condividono il loro parere su questi temi.

This is just one of the questions guys are searching. And as a @lynx ambassador who’s done yoga for years, I decided to answer. #isitokforguys

Un post condiviso da Anthony Joshua (@anthony_joshua) in data:

Sul sito è  possibile trovare il video, le domande più frequenti e le risposte. Si tratta di una pagina molto interattiva, pensata per comunicare apertamente e mettere i ragazzi nella condizione di non sentirsi soli davanti a dubbi forti e decisivi per la formazione della loro personalità.

Il mondo segreto degli uomini dubbi e domande secondo Axe

La missione di Lynx è combattere gli schemi della società che intrappolano la personalità dei ragazzi e dire in modo diretto che non ci sono limiti ed etichette.

Nel rispondere alla domanda “is it ok for guys…?” il brand vuole dire che sì, è ok se è quello che sei davvero perché non esiste giusto o sbagliato: esisti tu.

Riuscirà questa campagna a farsi spazio tra i vecchi stereotipi e a liberare i ragazzi dall’idea di essere un uomo e trasformarla nell’essere se stessi?

For#uman Communication, un manifesto per una nuova cultura della comunicazione

Nell’epoca della quarta rivoluzione industriale il modo di vivere, lavorare e comunicare si sta radicalmente modificando e il predominio delle cosiddette “tecnologie intelligenti” mette in discussione il significato e il ruolo stesso di “essere umano”.

In questo scenario è necessario pensare a una nuova cultura della comunicazione, basata su una ritrovata e rinnovata centralità della persona.

Da questa riflessione è nato, al Forum della Comunicazione 2017, For#uman Communication, un vero e proprio manifesto che mira a diffondere una nuova prospettiva e una “nuova cultura della comunicazione” e del relazionarsi.

for#uma communication

Educare all’utilizzo delle tecnologie in modo consapevole: il Manifesto di For#uman Communication

“Per far sì che all’aumentare delle tecnologie della connessione, all’interno della società ipertecnologica che viviamo, corrisponda un incremento delle opportunità relazionali è indispensabile maturare in cultura, capacità critica e autocritica e rivalutare la centralità dell’uomo e delle sue idee. Sono convinto che tutti, Scuola, Università, Istituzioni, siano chiamati a dare un proprio contributo, in un clima sinergico di condivisione e di confronto”.

Prof. Piero Dominici

Per fare ciò occorre educare e formare criticamente le persone a pensare con la propria testa: educare a utilizzare le tecnologie in maniera consapevole, senza “subirle”, sviluppando una coscienza critica per evitare di essere connessi perdendo però il vero senso della comunicazione.

Il Manifesto, ideato e creato da Comunicazione Italiana, in collaborazione con il Prof. Piero Dominici e in partnership con Enet Group, intende quindi valorizzare il ruolo dell’uomo, mettendo in risalto ciò che lo rende unico generatore di idee: la creatività.

Il Manifesto sarà rappresentato in apertura dalla Sand Artist Stefania Bruno durante il Forum Comunicazione 2017: sarà possibile firmarlo durante tutta la giornata e condividere i diversi cancelletti creati per l’evento, ognuno legato al tema di una delle sessioni del Forum.

Ogni utente potrà votare gli hashtag più rilevanti e contribuire così a definire la Parola Chiave della Comunicazione 2017.

Google Arts and Culture: arriva la nuova Guida Turistica firmata Big G

Google ha cominciato a interessarsi al mondo delle opere d’arte nell’ormai lontanissimo 2011, quando ha iniziato a caricare sulle proprie piattaforme immagini in alta risoluzione delle opere d’arte classiche. Se n’è parlato molto, ma è sempre rimasto un progetto poco utilizzato – se non da studenti e professionisti del settore culturale – una specie di spin-off di Google Immagini, incentrato sulle opere d’arte. Cerchi autore e/o titolo, trovi il risultato. A partire dallo scorso luglio è nato il progetto Google Arts and Culture, e oggi ci sono ancora più novità.

Google Art Project

Google Arts and Culture è una piattaforma che consente agli utenti di immergersi all’interno delle collezioni d’arte di tutto il mondo, scegliendo località, corrente artistica, periodo storico e navigando in un database non più diviso unicamente per nome dell’opera, ma anche per tipologia di esperienza che si vuole intraprendere. Ad esempio, hai mai provato a seguire le orme del Grand Tour in Italia? È uno dei tour che offre Google Arts and Culture.

Da pochi giorni però è stata integrato il sistema di navigazione di Google Street View – che, come sappiamo, consente un’esperienza immersiva in un qualunque luogo del pianeta! – e quindi ci basterà accedere a Google Maps e navigare in un’istituzione museale, e sarà come passeggiare davvero all’interno di quel Museo dall’altra parte del mondo.

Google

Google

Google ha lavorato su 15.000 opere, tutti di Musei che hanno partecipato al progetto: per ognuna di queste è possibile zoomare per guardare da vicino i dettagli di quadri, statue e installazioni, arrivare fino a quasi toccare con mano la natura del materiale e avere una percezione nitida di colori e sfumature.

Ognuna delle 15.000 è corredata de scheda informativa, fornendo collegamenti ipertestuali finalizzati alla comprensione del contesto storico e artistico senza il quale la fruizione dell’esperienza museale, lo sappiamo, è sempre un po’ monca.

 

Ma non finisce qui: Da Venezia a Palermo, passando per Siena e Roma, il Grand Tour d’Italia di Google è un viaggio tra alcuni dei tesori culturali del nostro Paese.

Il progetto, reso disponibile per tutti sulla piattaforma Google Arts & Culture, è stato realizzato attraverso la tecnologia di Google e il sapiente racconto di istituzioni culturali partner del Google Cultural Institute come il Comitato Giovani della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO, la Fondazione Musei Civici di Venezia, l’Accademia dei Fisiocritici, il Consorzio per la Tutela del Palio di Siena, Outdoor Project, il Teatro Massimo di Palermo.

A Venezia, e a seguire anche a Siena, Roma e Palermo, questo viaggio virtuale è diventato anche un’esperienza reale: dal 19 al 21 maggio l’Arsenale Nord, Tesa 94, dalle ore 10 alle 20, si è animato di installazioni e di tecnologia Google e ha aperto le porte gratuitamente ai veneziani per permettere loro di scoprire come queste storie affascinanti prendono vita, celebrando i tesori della città, e molto altro. E’ stato possibile entrare nelle opere di Canaletto, fotografate ad altissima risoluzione con Art Camera e proiettate a tutto schermo sulle pareti della Tesa 94; immergersi nella storia di Galileo e fare un salto nello spazio grazie a Google Earth VR.

Con l’aiuto di visori per la realtà virtuale come Daydream View è stato possibile rivivere la storie e le origini della festa del Redentore e i suoi fuochi d’artificio nei video a 360° o ancora mettersi alla prova con Tilt Brush per reinterpretare le bellezze di Venezia e osservare le opere realizzate dagli altri visitatori in realtà virtuale. Lavorando a stretto contatto con Google, AKQA ha sviluppato il concept e l’esperienza collaborando con Venticento che ha realizzato la scenografia, la produzione e la gestione delle installazioni.

Insomma, Google Art And Culture is the new Guida Turistica? Forse non ancora, ma ci siamo molto vicini.

Facebook

6 falsi miti da sfatare sulla creazione di contenuti per Facebook

Se pensate che nel mondo dei social sia veramente tutto oro ciò che luccica non potete neanche immaginare quanto vi sbagliate. Quanto c’è di vero? Quanto vi nascondono gli abilissimi Social Media Manager? Vi sarà capitato di sentirne di cotte e di crude su Facebook e su ciò che viene pubblicato sul social network di Menlo Park.

Dagli orari migliori e la frequenza di pubblicazione, dalla privacy violata ai contenuti nascosti al nostro network. Bene, oggi vogliamo parlarvi proprio di questo, dei falsi miti sulla content creation per Facebook, quegli evergreen duri a morire che non fanno altro che alimentare false credenze. Siamo sicuri che almeno uno di questi, o anche di più, vi ha messo più di una pulce nell’orecchio, facendo barcollare le vostre più solide convinzioni.

Facebook

Prima di abbandonarvi anima e corpo nell’attenta lettura di questo post, vogliamo ricordarvi che nessuno social media manager è stato maltrattato per aver creduto anche a solo uno di questi luoghi comuni. Ma andiamo con ordine.

Facebook non funziona più. Fa vedere solo i post sponsorizzati

Partiamo con il re dei luoghi comuni, con la bufala delle bufale, quella a cui anche noi abbiamo creduto più di una volta. Alzi la mano chi non si è lasciato coinvolgere dalla frase fatta e rifatta del “Facebook è diventato un paid media, evidenzia solo i post sponsorizzati, penalizzando e oscurando tutti gli altri” e voi giù a sponsorizzare, creare inserzioni e individuare target. Be, non è affatto così, almeno in parte.

Che Facebook sia sempre più business oriented non è un segreto per nessuno, ma la reach bassa dei vostri contenuti non è certamente data da questo, almeno non solo. Facebook non penalizza i vostri post perché non avete sborsato un euro o perché i vostri contatti hanno deciso di abbandonarvi su ciglio della strada dei social.

Facebook

Facebook ha deciso semplicemente di valorizzare e rendere visibili determinati contenuti perché ritenuti più di interesse per i vostri seguaci più fedeli o quelli con cui avete un’interazione più frequente. Considerando che sono circa 50mila i contenuti condivisi ogni giorno su Facebook, non stupisce che ne riusciamo vedere solo una minima parte.

Mettiamo il caso di avere circa 500 amici e che ognuno di loro decida di pubblicare qualcosa, provate solo ad immaginare il caos che regnerebbe nel vostro feed. È per questo motivo che la news feed di Facebook mostra dei contenuti secondo 3 fattori: il momento in cui sono stati pubblicati, la forza della tua relazione con chi ha pubblicato il contenuto e l’importanza del contenuto a livello di coinvolgimento. Ma andiamo avanti.

Ci vuole troppo tempo per creare contenuti buoni su Facebook

In parte è vero. Ma è vero se alla base della content creation non c’è una pianificazione o una scelta ragionata di temi e strumenti. Se vi lasciate attrarre dalla falsa credenza che “ci vuole troppo tempo per essere su Facebook bene quindi meglio lasciar perdere” fate pure ma siamo qui per dirvi che ce la potete fare. Il trucco? Pianificare, schedulare, osservare e provare.

Il tutto scegliendo tool che possano facilitare e velocizzare il lavoro. Non serve essere un grafico collaudato per produrre un ottimo contenuto visual, stesso discorso per i video o le gif. Con Canva per esempio potete realizzare delle belle grafiche in modo professionale e veloce.

Facebook non è adatto per il mio business, è una perdita di tempo

In termini di livelli altissimi di luogo comune se la gioca con il punto uno. Attenzione, non stiamo dicendo che Facebook sia il social network perfetto e idoneo per ogni tipo di prodotto, servizio, target ( ad ognuno e ogni cosa il suo social network), quello che vi stiamo dicendo è che Facebook e i contenuti pubblicati su Facebook sono un ottimo e indispensabile strumento per promuovere e far conoscere il vostro business.

Se più di 1 miliardo e mezzo di utenti sono presenti e attivi su Facebook, molto probabilmente ci saranno anche i tuoi potenziali clienti.

Facebook

È meglio postare non più di due contenuti al giorno

Forse era vero tempo fa ma non oggi. Partiamo dal presupposto che non ha il minimo senso stabilire un tot di post per poi pubblicare cose inutili o poco interessanti giusto per mettere qualcosa online. Sulla base di quello che dicevamo qualche punto sopra, non tutti i contenuti che pubblicate sono visti dall’intera platea di Facebook, per i motivi che abbiamo già elencato.

Facebook

A questo punto non importa se pubblicate più post ( e non due come da tradizione) perché ogni post tendenzialmente vive di vita propria. In base al tipo di engagement che riuscirà ad ottenere continuerà ad essere visualizzato o meno a prescindere dall’ordine cronologico di pubblicazione. Pubblicate, quindi, come non ci fosse un domani, ma con moderazione. Vale sempre, anche in questo caso, il discorso del qualità e non quantità.

LEGGI ANCHE: Content Creation: le buone pratiche, per un post di successo, che non tutti conoscono

È meglio pubblicare solo in questi orari

Partendo dal presupposto che si, tendenzialmente ci sono degli orari migliori, non per pubblicare, ma per avere maggiore probabilità di trovare gli utenti connessi, quello che vogliamo dirvi è che generalizzare non vi aiuta. C’è un orario migliore ma questo varia in base al vostro target di riferimento, al prodotto o servizio che promuovete.

Mettiamo il caso che il vostro target di riferimento siano le mamme di bambini in età scolare. Come potete solo immaginare che il momento migliore per pubblicare contenuti per loro sia lo stesso di giovani universitari o manager sempre in viaggio? Il consiglio quindi è studiate bene il vostro pubblico.

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I tool per la programmazione dei post penalizzano la portata

Facciamo riferimento ai ben noti Hootsuite, Buffer, Post Planner, Sprout Social. Questo è il meno falso mito di tutti quelli che abbiamo elencato. In parte è vero, programmare e pubblicare contenuti attraverso piattaforme per lo scheduling potrebbe in qualche modo penalizzarne il rendimento, ma questa parte è talmente insignificante da farlo rientrare a pieno titolo nei sei luoghi comuni sulla content creation per Facebook.

In conclusione, non credete a tutto ciò che leggete e vi viene detto sui social media, approfondite per evitare di credere a falsi miti che circolano sul web. Eseguite i vostri test, analizzate i dati e ricordatevi che ciò che potrebbe funzionare per voi potrebbe non essere utile per un altro.

Che ne pensate? Avete altri falsi miti da suggerirci e condividere con la nostra community? Aspettiamo i vostri commenti. Dove? Naturalmente, sulla nostra fanpage di Facebook o sul nostro gruppo LinkedIn.

skype nuovo design stories

Skype ha un nuovo design e lancia gli Highlights, la sua versione delle Stories

Anche Microsoft vuole essere al passo coi tempi e per farlo ha completamente ridisegnato la sua app di messaggistica, Skype.

Insieme ad una interfaccia grafica completamente rivoluzionata, infatti, arrivano emoji, adesivi, filtri, personalizzazioni e gli Highlights, ossia le Stories in versione Skype.

Ecco le Stories di Skype, ovvero gli Highlights

Gli Highlights, cioè le cronache della settimana, sono la versione di Microsoft delle Storie di Snapchat e di Instagram. La principale differenza sta nella durata, dato che gli Highlights consentono di seguire i contatti e vedere pillole della loro settimana e non solo delle ultime 24 ore.

Le conversazioni tradizionali invece, saranno suddivise in ulteriori due sezioni: Chat e Capture, per le normali chat, appunto, e per le chiamate, le videochiamate e l’invio di file.

https://youtu.be/qItfRVJFljM

Proprio come già accade su Messenger, anche su Skype sarà possibile personalizzare i contenuti con sticker, disegni, scritte, filtri ed effetti, che potranno essere scambiati anche durante call di gruppo.

LEGGI ANCHE: Apple WWDC: tutte le novità, dai sistemi operativi al nuovo iPad

Sempre come su Messenger sarà possibile scegliere colori per ogni conversazione (in modo da individuare più facilmente le diverse chat) e anche l’interazione con i bot cambierà, diventando più semplice e utile. Oltre a cercare notizie e contenuti, anche su Skype sarà più facile giocare, prenotare un taxi o ordinare cibo tramite bot.

Il nuovo Skype è già disponibile su smartphone per Android, e arriverà nelle prossime settimane anche su iOS e nei prossimi mesi nella versione con nuove funzionalità per desktop e console.

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Un nuovo design per trasformarsi da strumento di lavoro in strumento di condivisione

Secondo quanto dichiarato dall’azienda durante il lancio del nuovo design di Skype, il nuovo look ha richiesto più di un anno di lavoro e rappresenta il più importante rifacimento della piattaforma dall’introduzione del video sharing nel 2006.

Non si tratterebbe quindi di un semplice ri-design per seguire i trend e resistere alla minaccia di Facebook Messenger, ma di un completo ripensamento delle funzioni di Skype per il lungo periodo.

L’idea è quella di rendere Skype uno strumento migliore per comunicare e condividere, non solo sul lavoro, ma anche con parenti e amici. Ecco perché gli Highlights e le funzionalità per la camera dovevano essere una componente fondamentale nel rinnovamento, secondo Microsoft.

5 cose da fare nella tua prima settimana da social media manager

Primo giorno di lavoro come social media manager nel nuovo ufficio. Azienda diversa, colleghi sconosciuti, nuovi profili social da gestire, nuovo capo da impressionare. Ti senti nervoso? È normale, è una sensazione comune tra i nuovi arrivati, più di quanto credi.

Non farti prendere dal panico, bastano un po’ di sangue freddo e uno schema mentale preciso da seguire per iniziare il tuo nuovo incarico con il piede giusto. Ma soprattutto… noi Ninja siamo qui per darti una mano!

In questo articolo ti proponiamo 5 regole d’oro per affrontare al meglio la tua prima settimana come social media manager.

Studia la situazione social attuale del brand

I primi giorni sono dedicati esclusivamente allo studio dello stato attuale dei profili social della nuova azienda. Non si può semplicemente iniziare a scrivere un piano editoriale o rispondere agli utenti senza conoscere prima tutti gli aspetti del brand e della sua comunicazione social, anche – anzi soprattutto – nel caso in cui quest’ultima debba essere ripensata da zero.

Da dove cominciare?

Può essere utile strutturare una tabella dove elencare: i profili social esistenti, i dati di accesso, i nomi delle persone che li gestiscono e gli strumenti che vengono utilizzati per la gestione dei canali. Dopo aver raccolto dati puramente “quantitativi”, è il momento di passare a quelli qualitativi, nello specifico l’analisi dei contenuti: quali hanno performato meglio nell’ultimo anno e quali si sono rivelati un flop? Che tone of voice è stato utilizzato?

Tutto questo vi aiuterà a controllare e valutare la situazione al momento del vostro arrivo in azienda, e per definire i prossimi step.

Top view of group of business people in smart casual wear working together and smiling while sitting at the wooden desk

Approfondisci la conoscenza di tutti i membri del tuo team

Il lavoro di squadra è fondamentale, soprattutto quando ci si trova in una grande realtà che comprende diverse figure professionali. Approfondire la conoscenza dei colleghi con i quali ti troverai a lavorare giorno per giorno è tanto importante quanto lo studio del brand.

Rimani sempre aggiornato sugli ultimi trend di settore

Ogni social media manager che si rispetti è sempre aggiornato sugli ultimi trend in ambito Social & Digital, non si perde mai un aggiornamento di Snapchat o una nuova acquisizione di Mr. Zuckerberg, e refresha continuamente l’homepage di Feedly a caccia dell’ultima novità. Il nostro mondo è in continua evoluzione, una notizia uscita oggi probabilmente tra due giorni sarà già considerata vecchia.

Ma non solo: bisogna sempre stare al passo anche con i cambiamenti del settore in cui opera la vostra azienda. Questo servirà per creare il giusto mix di informazioni che vi consentirà di studiare una social media strategy ad hoc!

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Ascolta le conversazioni online degli utenti

Leggi, analizza, apprendi e metti in pratica. I followers già acquisiti sono la principale fonte di ispirazione per il brand, ascoltando le loro conversazioni online potrai reperire informazioni utili come:

  • il sentiment degli utenti nei confronti delll’azienda
  • eventuali problemi o criticità esistenti
  • possibili suggerimenti o miglioramenti ai prodotti/servizi

Allo stesso tempo è utile monitorare anche quello che viene detto in generale sul brand, seguendo ad esempio hashtag specifici, blogger o influencer di settore.

LEGGI ANCHE: Perchè monitorare la reputazione online del vostro brand

Scopri e analizza i tuoi principali competitor

Studiare chi sono e come si muovono i brand concorrenti della tua azienda ti aiuterà a capire meglio le dinamiche del mercato in cui dovrai operare. Quali sono le cose più importanti da sapere sui competitors? I canali social presidiati, che tipo di contenuti vengono condivisi e con che frequenza, il livello medio di engagement raggiunto, la qualità dei feedback ricevuti.

Grazie a queste informazioni sarai in grado di costruire una tabella SWOT dove elencare i punti di forza e di debolezza dei brand concorrenti, utile per determinare le opportunità e le minacce da tenere in considerazione.

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Hai fatto tutto quello che ti abbiamo consigliato?

Ora sei pronto per passare allo step successivo, ovvero la creazione di modelli e linee guida necessari per impostare la nuova social strategy, da condividere con tutto il team. Ricordati che molte delle attività citate nel nostro elenco non vanno considerate una tantum, ma è fondamentale che vengano svolte in maniera costante e duratura.

Keep calm and SMM like a Ninja!

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Twitter analytics: gli strumenti per conoscere follower e tweet

Chi sono i tuoi follower? Quali sono i contenuti migliori da condividere? In quale ora del giorno sarebbe meglio twittare?

Se siete alla ricerca del tweet perfetto i Twitter analytics vi vengono in aiuto fornendo preziose informazioni sui vostri cinguettii e su quelli del vostro pubblico.

Ogni azione che viene compiuta all’interno del micro-blog più famoso del mondo genera infatti dei dati che, grazie a delle metriche specifiche, possono essere analizzati ed utilizzati per pianificare ed ottimizzare le azioni di marketing, ma anche per monitorarne i risultati.

Pianificare perché grazie ai Twitter analytics ad esempio è possibile avere un chiaro quadro su aspetti come caratteristiche demografiche, interessi e provenienza geografica dei propri follower.

Ottimizzare perché mediante l’analisi dei tweet, è possibile individuare la tipologia di contenuto più efficace in termini di engagement ma anche in termini di ritorno sugli investimenti in advertising.

Infine, monitorare perché grazie ai feedback ottenuti è possibile estrapolare gli aspetti che risultano essere “vincenti” e quindi da replicare in campagne di Twitter Ads sempre più mirate.

Perciò, se avete un profilo Twitter, o volete crearne uno, in questo articolo potete trovare una descrizione delle principali metriche disponibili su Twitter analytics da prendere in considerazione per le vostre campagne di marketing a colpi di 140 caratteri.

Le metriche dell’account Twitter

Questa serie di metriche generiche forniscono un’importante panoramica sull’attività mensile del vostro account di Twitter.

La metrica “Tweet più popolari” ad esempio vi mostra il tweet che in un dato mese, ha ottenuto la maggior esposizione (impression). Se volete impostare una campagna, questo indicatore è utile per comprendere su quale contenuto puntare.

La “Menzione più popolare” vi riporta invece il tweet in cui venite menzionati e che ha ottenuto la visualizzazione maggiore; bene, un utente vi ha tirato in ballo in un suo cinguettio contribuendo ad aumentare la vostra esposizione, che sia un potenziale influencer da coinvolgere?

Sempre parlando di utenti interessanti, la metrica “Top follower” vi rivela quel profilo che tra i vostri follower è quello ne ha di più. Avere nel proprio network un utente con molti seguaci è già un aspetto interessante, se poi gli analytics vi dicono chi è, tanto meglio!

twitter analytics

Le metriche dei singoli tweet

Questa serie di indicatori invece forniscono dati sulle performance dei singoli tweet.

Le statistiche sui “click” danno indicazioni su quali contenuti (foto, video, link o profili Twitter) hanno riscosso il maggior numero di cick; tutte preziose informazioni finalizzate a comprendere meglio cosa scaturisce più interesse nei vostri follower.

L’“interazione”, o engagement misura il numero delle volte in cui gli utenti hanno interagito con un vostro tweet; l’interazione è quindi frutto della sommatoria di retweet, reply, following e link; insomma, questa metrica valuta la capacità di coinvolgere la propria audience.

Il “tasso di interazione” o engagement rate è una metrica fondamentale poiché contribuisce a “contestualizzare” il valore assoluto espresso dall’engagement. Il tasso di interazione è rappresentato infatti dal rapporto tra il numero delle interazioni prodotte da un tweet e il numero delle sue visualizzazioni. È una metrica che andrebbe monitorata costantemente perché vi da un quadro della reale efficacia dei tweet.

Queste sono le principali metriche presenti su Twitter analytics, esse andrebbero lette seguendo la logica dell’ottimizzazione, un’ottimizzazione relativa sia agli sforzi compiuti e alle risorse impiegate nel social media marketing, sia relativa ai budget destinati alle campagne di advertising.

Otto consigli per una social media audit efficace

I social sono come le ciliege: uno tira l’altro. Avere più di un account e mirare a una strategia social efficace, tuttavia, può risultare molto impegnativo, soprattutto se si opera su diversi mercati e/o località, o se semplicemente si è scelto di provare tutte le piattaforme a disposizione.

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Nel 2012, uno studio della Marketing Pilgrim ha decretato che le aziende più grosse di quel periodo annoverassero una media di 178 account: cifra da capogiro, eh? Eppure nulla di strano considerato che, nell’era del Web 2.0, una forte presenza online è imprescindibile per rimanere a galla nel mercato. Questo fenomeno, che HubSpot ritiene sbalorditivo, non è altro che l’inevitabile conseguenza di una necessaria “ubiquità digitale”.

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La difficoltà maggiore, quando si hanno numerosi account, sta nel loro monitoraggio. Per questa ragione, ti proponiamo 8 consigli efficaci per una buona attività di ascolto

Crea un team: delegare è un’arte

Siamo sicuri che tu sia perfettamente in grado di monitorare le tue attività social personalmente ma, talvolta, delegare e condividere possono risultare scelte migliori. Seleziona bene i collaboratori, perché il numero di account gratuiti concesso dai social network è limitato.

Dato che una squadra vincente deve essere composta da alcune figure specifiche, assicurati di coinvolgere almeno una persona che sia esperta di social media o community management e una che si occupi di customer service. Fondamentali sono inoltre i content creators e, poiché non si è mai troppo prudenti, ti consigliamo di avere anche un avvocato a cui affidare gli aspetti legali della tua attività.

Non trascurare gli account: ogni account è bello a mamma sua

Non ci sono account più o meno importanti di altri. Tutti devono essere considerati allo stesso livello e nessuno di essi va assolutamente trascurato.

Può capitare, infatti, che nell’infinito mare di account creati, qualcuno di essi finisca nel dimenticatoio e diventi inattivo. Magari veniva seguito da un dipendente che ha lasciato l’azienda, o forse era stato creato per prova o, ancora, può darsi che appartenesse agli albori dell’attività e sia stato scavalcato, nel tempo, da altri.
Nessun problema, non serve avere una memoria di ferro o aver tenuto traccia di ogni account aperto per scoprirli: ci pensa KnowEm.

Presentati bene: la prima impressione è quella che conta

Così come nei rapporti umani, anche nel Web è importante sapere chi si ha davanti. Probabilmente, la sezione “Chi siamo” è la prima a venir visitata. Lo facciamo noi con gli altri e gli altri lo faranno di certo con noi. Presentarsi bene è utile per instaurare rapporti duraturi, e questo vale anche, e soprattutto, per attività di ascolto.

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A questo proposito, assicurati di tenere sempre aggiornate e compilate in modo adeguato le informazioni della tua azienda e i suoi recapiti. Non dimenticare, inoltre, di cambiare periodicamente le password, soprattutto se le hai condivise con persone che non fanno più parte dell’attività.

Coccola le community: chi ti ama ti segue

Sebbene possa suonare inquietante: hai dei seguaci. E per fortuna! Una qualsiasi attività online sopravvive grazie alla comunità a cui si rivolge e per cui lavora. Dietro le reactions, i commenti e le condivisioni, ci sono persone che ti leggono e giudicano. Affinché questo avvenga in maniera positiva (e proficua per gli affari), è essenziale curare le tue community.

Su Facebook, per esempio, questo compito è notevolmente agevolato da Facebook Insight, la sezione che ti mostra la curva di audience di qualsiasi periodo tu voglia usare come range. Puoi inoltre scoprire quali post sono piaciuti di più e quali meno e in che momento della giornata le persone sono più attive sulle tue pagine.
Interagisci con il tuo pubblico, per esempio rispondendo a messaggi e commenti, e vedrai che questo farà la differenza: del resto, sentirsi trascurati non piace a nessuno.

Scopri cosa piace: prevenire è meglio che curare

Nel punto precedente abbiamo chiarito l’importanza dei gusti delle community e del modo in cui si approcciano ai tuoi contenuti. Una possibilità da non sottovalutare, a questo proposito, è l’analisi dei dati demografici e anagrafici degli utenti. L’età, la provenienza, gli interessi e l’occupazione sono utili indicatori di cosa potrebbe piacere. Conoscere queste informazioni ti permette infatti di creare e condividere contenuti mirati.

Sappi riconoscere gli account che non funzionano: say goodbye

Ti sei lasciato prendere dall’entusiasmo e hai aperto account su ogni social esistente? Ottima strategia, ma assicurati che ognuno di loro sia effettivamente utile. A seconda dell’attività che conduci, non tutte le piattaforme sono adatte. Monitora il modo in cui le community si approcciano ai vari account e assicurati che questo avvenga in maniera uniforme. Se così non fosse nonostante i tuoi sforzi, forse è il caso di chiuderne qualcuno.

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Nel farlo, ricordati di scrivere un ultimo post che indirizzi gli utenti sugli account attivi.
Chiudere un account non è mai facile, ma non sempre equivale a una sconfitta. Affinché non capiti spesso, tuttavia, scopri quali sono i punti di forza delle tue pagine e quali, invece, le loro criticità.

Per esempio, la quantità di video, di immagini e di articoli postate è equilibrata? Le foto che condividi piacciono? Gli utenti guardano fino in alla fine i tuoi video? Queste e altre informazioni ti vengono fornite gratuitamente da numerosi strumenti, come per esempio Google Analytics o Talkwalker.

Tieni d’occhio la concorrenza: conosci il tuo nemico

Il detto “Tieni vicini gli amici e ancor più vicini i nemici” può essere applicato, magari in maniera meno drammatica, persino al campo del marketing digitale. Un’efficace analisi del mercato in cui hai intenzione di inserirti comprende infatti anche lo studio della concorrenza. Che strategia utilizzano i tuoi diretti concorrenti? Esistono campi in cui sono più attivi di te? Se si, quali?

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Rispondere a queste domande ti aiuterà ad avere sempre nuovi stimoli e a mantenere sotto controllo il panorama di cui fai parte.

Tieni periodicamente traccia dei dati: reporting is sexy

La tua attività è avviata, sei presente con costanza su diversi social e hai perfezionato una strategia vincente. Ora non resta che vegliare su tutto questo per rendersi tempestivamente conto di eventuali falle. Per farlo, l’attività di reporting è lo strumento più efficace. Non è necessario farla spesso, ma sicuramente è utile più volte all’anno per il primo periodo e annualmente una volta avviata in modo stabile l’attività.