Apple Pay arriva oggi in Italia per i clienti Mastercard

Apple Pay da oggi è disponibile anche in Italia e i titolari di carte Mastercard e Maestro emesse da boon, Carrefour Banca e Unicredit potranno avere da subito la possibilità di fare acquisti ovunque in modo semplice e veloce.

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Sicurezza e tutela della privacy sono al centro dell’esperienza Apple Pay. I dati delle carte (credito, debito o prepagate delle banche aderenti) inserite su Apple Pay in fase di registrazione, non saranno memorizzati né sul dispositivo né su altri server Apple.

Al contrario, viene assegnato un codice univoco crittografato chiamato Device Account Number che viene salvato in sicurezza nel Secure Element del proprio dispositivo. Ciascuna transazione viene autorizzata attraverso un codice dinamico valido solo per lo specifico acquisto. Il procedimento oltre ad essere sicuro è anche veloce e non genera alcun impatto sull’esperienza dell’utente.

Tutto ciò è reso possibile da Mastercard Digital Enablement Service (MDES), il sistema di tokenizzazione conforme alle specifiche EMV che garantisce i massimi standard di sicurezza per le transazioni effettuate tramite Apple Pay con carte Mastercard.

Apple Pay è facile da impostare e gli utenti continueranno a usufruire degli stessi vantaggi offerti dalle loro carte di credito, di debito e prepagate Mastercard. Nei negozi, Apple Pay funziona con iPhone SE, iPhone 6 e modelli successivi e con Apple Watch.

“L’arrivo di Apple Pay nel nostro Paese contribuirà ad accelerare l’utilizzo dei pagamenti con smartphone per milioni di consumatori che avranno la possibilità di pagare contactless con i loro device Apple. La nostra missione è quella di offrire a consumatori ed esercenti soluzioni di pagamento sempre più semplici e sicure come Apple Pay che utilizza la sicurezza delle carte a chip unita alla sicurezza e semplicità del riconoscimento biometrico” ha commentato Paolo Battiston, Division President Italy & Greece di Mastercard.

Da oggi in Italia i clienti di boon, Carrefour Banca e Unicredit possono utilizzare le loro carte di pagamento per acquistare con Apple Pay. Negli Stati Uniti e in Europa Mastercard ha già supportato più di 100 banche nell’abilitazione delle carte di pagamento a Apple Pay.

Novità anche per gli eCommerce italiani

Musement e Lanieri sono tra le prime aziende selezionate per integrare il servizio. Fabio Zecchini, co-fondatore e CTO di Musement, ha dichiarato:

Una parte importante dell’esperienza complessiva della ricerca e prenotazione di attività è la facilità con cui siamo in grado di completare una transazione. Con l’integrazione di Apple Pay garantiremo agli utenti di Musement un processo di acquisto ancora più semplice e siamo sicuri che ne saranno entusiasti”.

 

Social media e politica: Iran, tra elezioni e censura

Verrebbe da pensare che il presidente di un paese in cui i media sono sotto controllo statale possa aggirare la censura senza problemi. Ma non in Iran, dove il potere è condiviso tra leader eletti e dittatori religiosi, tutto è più complicato. E succede che i partiti, sia moderati che conservatori, si vedano costretti a sfidare le stesse regole che dovranno poi difendere durante il loro mandato.

Ma in una nazione in cui circa il 60% della popolazione ha meno di 30 anni, è attiva sui social media e sente ancora bruciare la sconfitta della Rivoluzione Verde è facile che la disillusione tenga lontani dalla cabina elettorale. Ecco perché, in vista delle elezioni del 19 maggio sia il partito moderato che quello conservatore stanno trovando modi per aggirare la censura ed essere presenti dove conta.

Proprio il team del presidente uscente Hassan Rouani ha rilasciato online la versione originale di un video passato invece sulla televisione nazionale con tagli di scene ritenute offensive a causa di canti a sostegno dell’ex presidente Khatami, cosa illegale. In pochi minuti il video ha iniziato a circolare via Telegram, che conta 40 milioni di utenti in Iran (circa la metà della popolazione).

https://www.youtube.com/watch?v=UeB84XIkoG8

Non ci sarebbe nulla di sorprendente nel constatare che tutti e sei i candidati hanno un account ufficiale su Twitter. Peccato che Twitter sia stato dichiarato illegale nel Paese, così come Facebook. Tuttavia, sono centinaia di migliaia gli iraniani che accedono ai social network attraverso proxy e VPN per evitare i filtri e per raggiungerli là dove conta: e anche i candidati hanno fatto lo stesso.

In seguito al dibattito presidenziale del 28 aprile, ad esempio, si è diffusa una foto che vede Eshagh Jahangiri, attuale vice presidente di Rouhani, nelle vesti di Superman. L’ex candidato si è però ritirato dalla corsa presidenziale spingendo i suoi  sostenitori a supportare il presidente uscente.

Del resto Rouhani si è più volte schierato a favore di un Internet libero in Iran, ritenendolo un fondamentale diritto civile e un’opportunità, anziché denigrarlo come una cassa di risonanza di comportamento immorale. Tuttavia nessuna azione effettiva è stata intrapresa durante il suo mandato e Instagram Live, che era stato utilizzato da alcuni candidati per raccontare gli sviluppi della campagna, è stato bloccato il mese scorso.

Ecco perché il fatto più sorprendente è che anche i conservatori stiano utilizzando i social media. Ad esempio i profili dei partiti conservatori hanno rilasciato una foto in cui vengono messe a confronto la piazza di Isfahan durante il comizio del conservatore Ibrahim Raisi (gremita di sostenitori) e quello di Rouhani (semi deserta).

I conservatori hanno inoltre diffuso un video in cui minatori furiosi attaccano la macchina di Rouhani durante una sua visita alla miniera in cui dozzine di lavoratori hanno perso la vita, oltre che documenti che legano il presidente a fatti di corruzione nel settore immobiliare.

https://www.youtube.com/watch?v=wOowDQzp8NY

Questo non significa che l’accesso ai social media sia effettivamente libero, con la Guardia Rivoluzionaria sempre attenta a ciò che accade online. A marzo, ad esempio, una dozzina di amministratori del canale Telegram dei moderati sono stati arrestati.

I social media restano quindi sia uno strumento potente per definire le sorti dell’Iran, oltre che tema di dibattito, che si spera verrà risolto in senso più liberitario una volta arrivati al verdetto delle urne.

Quali sono le regole dell'Influencer Marketing in Italia

Quali sono le regole dell’Influencer Marketing in Italia?

L’Influencer Marketing sta guadagnando una fetta sempre più ampia dei budget delle campagne dei brand, ma non è sempre facile capire quali sono i contenuti sponsorizzati pubblicati dagli Influencer.

Se un influencer sponsorizza un prodotto sui propri canali social, è tenuto a dichiararlo? E se non lo fa, si può parlare di pubblicità occulta? Cosa dice la legge italiana su questo punto?

Gli stakeholder del mondo digital ne parlano ormai da diversi mesi e la parola d’ordine è regolamentare.

Quali sono le regole dell'Influencer Marketing in Italia

Contenuti sponsorizzati e social network: l’iniziativa di Igersitalia

Igersitalia, l’Associazione degli Instagramer in Italia, ha recentemente riunito un nucleo di professionisti del settore digitale tra agenzie, Blogger, Instagramer e avvocati, per avviare un progetto di autoregolamentazione a garanzia di legalità e trasparenza.

Benché non esista una normativa applicabile al fenomeno delle “sponsorizzazioni sui social”, gli stessi interlocutori – associazioni di categoria (Igersitalia), network di blogger e agenzie di comunicazione – si sono riuniti per un primo tavolo di concertazione che si è svolto il 5 aprile scorso a Milano e che ha dato il via alla costituzione di un Comitato Scientifico.

Trasparenza, legalità, mediakit e un codice etico, sono stati i risultati della tavola rotonda.

Quali sono le regole dell'Influencer Marketing in Italia

Lo stato dell’arte, il Codice Etico e il disegno di legge per l’Influencer Marketing

Per il momento, dal dibattito è emerso che, come per molti nuovi modelli introdotti grazie allo sviluppo del web, dei social e delle nuove tecnologie, non esiste ancora una vera e propria normativa ad hoc che disciplini le attività promozionali sui social network. Tuttavia, attraverso le segnalazioni all’Antitrust, i soggetti in gioco potrebbero subire inibitorie e sanzioni alla luce della definizione più ampia e larga di “Azioni ingannevoli e Omissioni ingannevoli”.

Aziende, Influencer e agenzie, cioè, potrebbero concorrere nella realizzazione e attuazione della pratica commerciale scorretta, non solo in danno dei consumatori, ma anche delle aziende concorrenti.

Poche settimane fa è partita la prima segnalazione all’Antitrust in merito: l’unione consumatori ha denunciato vip come Ferragni, Fedez, Rodriguez e Satta per la massiccia pubblicità occulta operata sui rispettivi social. Resta ancora da capire come sarà affrontata la vicenda.

Per tutta questa serie di motivi, un’intervento in ottica di regolamentazione diventa sempre più necessario.

Quali sono le regole dell'Influencer Marketing in ItaliaQuali sono le regole dell’Influencer Marketing in Italia

Il Comitato Scientifico IgersItalia punta a varare un Codice Etico e di autoregolamentazione, in cui verrà definito l’obbligo di rendere nota l’attività promozionale svolta dal singolo soggetto e/o azienda attraverso diciture non equivoche e altamente riconoscibili.

La mission è riconoscere le nuove professionalità emergenti e contribuire alla crescita del livello qualitativo del settore digitale, attraverso:

  • un monitoraggio delle evoluzioni del mercato
  • una codifica degli standard del settore
  • l’individuazione degli strumenti tecnico-giuridici idonei a garantire il più alto livello qualitativo per gli operatori del mercato

Il Codice, le linee guida, le decisioni e l’albo potranno essere consultati tramite accesso al sito instagramersitalia.it.

Il gruppo di lavoro, di cui fa parte anche Mirko Pallera – Founder e CEO di Ninja Marketing, si prefigge l’obiettivo di creare tavoli di concertazione insieme alle altre Associazioni di categoria (in particolare quelle dei consumatori) e all’Antitrust, con lo scopo di giungere alla redazione di un vero e proprio disegno di legge da presentare in Parlamento, per regolamentare il fenomeno in tutte le sue possibili accezioni e implicazioni.

Intelligenze Artificiali: robot cassieri, camerieri e… creativi

Anche quella mattina il giovane Ned si svegliò in un bagno di sudore, ancora gli stessi incubi, tutte le notti.

God damn it!” esclamò asciugandosi la fronte; quei mostri non lo lasciavano riposare tranquillo e lui aveva bisogno di essere in forze, per lavorare duramente ogni giorno, spesso di notte.

Nel suo paese, l’Inghilterra, si andava imponendo il nuovo capitalismo agrario e molti lavoratori erano rimasti senza punti di riferimento.

C’era sempre molta confusione tra le viuzze sudicie e maleodoranti dei boroughs: le spinte illuministiche che incoraggiavano l’uomo a prendersi il suo giusto spazio nell’universo avevano monopolizzato le conversazioni. Perfino i mendicanti citavano Kant, mostrando le piaghe nell’atto di tendere la mano.

Mentre noi pezzenti blateriamo di sciocchezze – borbottava pensando il giovane inglese – stiamo perdendo il lavoro e abbiamo fame! La Regina, God Bless The Queen, dovrebbe garantire a noi sudditi la sopravvivenza, le vivande minime e le cure necessarie per vivere con dignità! L’età dei lumi, la chiamano, ma il futuro sembra sempre più oscuro.

Si sentiva stanco: ogni notte quelle malefiche diavolerie meccaniche prendevano vita e lo assalivano nella tranquillità del sonno, intrecciando la vita di oggi con le paure di domani.

Le cose non andavano granché bene per la famiglia di Ned, sua madre e le sorelline di 11 e 13 anni riuscivano a lavorare sempre meno. Le campagne si erano rapidamente svuotate: vivere così isolati era scomodo e pericoloso da quando la maggior parte dei fattori si era trasferita a Manchester e Birmingham. La famiglia di Ned era sempre stata indigente, d’altra parte nessuno era ricco, nessuno che avesse mai conosciuto e neppure visto in viso. Però, quando vivevano in campagna, nessuno aveva mai fame. In città le tasche erano vuote, gli scellini sempre meno, la dispensa desolata.

Da lì a pochi anni mostruosi puledri meccanici avrebbero divorato distanze immense con muscoli d’acciaio, sbuffando nervosamente e tessendo una tela di ferro per tutto il Regno. Mai gli sarebbe stato possibile immaginare l’enorme impatto che la rivoluzione industriale stava preparando per l’umanità intera. Un impatto forte quanto inevitabile. E doloroso.

Era la fine del XVIII secolo e Ned non era ancora diventato l’eroe della sua gente, il mitico Generale Ludd, uomo simbolo e bandiera dei Luddisti e incarnazione del movimento operaio, quando la distruzione dei macchinari era una diffusa forma di protesta.

Ned Ludd non è mai esistito ma tante leggende lo dipingono in posa plastica, intento a distruggere platealmente uno dei primi esemplari di telaio meccanico: il macchinario mostruoso che stava rubando il lavoro a tutti.

Ancora più coraggioso di Icaro, più sicuro di sé di Davide davanti a Golia, una mattina del 1779, osannato dalla folla, Ned Ludd tentò di distruggere l’innovazione che, più veloce di qualunque locomotiva, avrebbe portato l’uomo fino alle profondità spazio solo qualche decennio dopo.

Per quanta empatia si possa provare per Ned, è anche vero che nessuno di noi indossa un capo tessuto a mano: il Generale Ludd ha miseramente fallito. In poco tempo, il processo di industrializzazione avrebbe consentito la produzione di massa di oggetti omogenei e le opportunità commerciali degli scambi su rotaia aprivano, letteralmente, nuovi orizzonti: l’uomo, per la prima volta da quando aveva addomesticato gli equini, poteva percorrere molto più spazio in molto meno tempo.

Quel salto tecnologico, lo stesso che conduce alle tecnologie che utilizziamo oggi, ha permesso di cambiare prospettiva e vedere il mondo un pizzico più piccolo, nella sua intera grandezza.

Perché l’innovazione tecnologica nel lavoro ci spaventa tanto?

Perché questo lungo racconto, ti starai chiedendo. Cosa c’entra con le AI?

Con una rapida ricerca su Google è semplice rendersi conto di come il problema della progressiva sostituzione degli operai destinati a mansioni meccaniche con l’automazione venga trattato, senza nessuna iperbole, alla stregua delle previsioni di Nostradamus.

Si può realisticamente pensare che, nel giro di un paio di decadi, la maggior parte dei lavori faticosi, monotoni o non gratificanti verranno sostituiti da hardware e software?
Sì, è abbastanza realistico. Il vero trauma nell’impatto dell’innovazione sulle società è che queste non sono mai intrinsicamente pronte (che innovazione sarebbe, altrimenti?).

Il contesto sociale si forma e si costruisce sulle tecnologie disponibili, si modella sulle possibilità fruibili. L’adattamento è quindi sempre successivo all’introduzione dell’elemento innovativo perché è sugli squilibri che questa successione manifesta che si modellano le tecnologie del domani.

Certamente il principio di precauzionalità (o principio di precauzione) ci impone di considerare i rischi derivanti dall’introduzione di alcune tecnologie e l’irreversibilità di alcune scelte, ma se ci sforziamo di considerare la tecnologia come elemento pervasivo della storia umana è facile rendersi conto che da quando abbiamo imparato a maneggiare il fuoco qualcosa è cambiato.

Introducendo l’innovazione della cottura del cibo, l’uomo ha dimezzato i tempi e le risorse necessari alla digestione, diventando, a tutti gli effetti, più performante.

Intelligenze Artificiali: ci “ruberanno” davvero il lavoro?

Alcuni temono l’automazione del lavoro più di altri. I cosiddetti creativi si sentono più al sicuro: è probabile che alcune capacità qualificanti dell’essere umano non siano così velocemente replicabili dalle attuali Intelligenze Artificiali.

Amare, sognare, immaginare: sono ancora prerogative esclusive della nostra complessissima macchina organica, con tutti i limiti tecnici che essere vivi comporta.

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Se è vero che la conquista degli spazi aperti sarà possibile solo con la smaterializzazione dell’essere umano in codice binario, gli scenari lavorativi attuali mostrano tutti i segnali di un gap fortissimo tra applicazione delle nuove tecnologie nelle aziende e adeguamento delle normative e del welfare.

Quello che accadrà di certo, è che un giorno le AI saranno perfettamente in grado di compilare questo post, più velocemente, con riferimenti più accurati e una compilazione SEO perfetta. Ti viene difficile crederlo possibile? L’automazione non investirà soltanto l’industria e le catene di montaggio ma rivoluzionerà dalle basi il concetto stesso di lavoro, per condurlo ad una dimensione più creativa e meno “sacrificale”.

Su questi spunti ho fatto qualche domanda al CEO di Flazio, una piattaforma che permette di costruire siti senza particolari competenze informatiche. Il nuovo servizio lanciato dalla startup siciliana permette di caricare l’intera struttura di un sito web realizzato su livelli con Photoshop e ritrovarselo funzionante, già online. Lo lascerò spiegare a Flavio Fazio con più precisione.

Non credo che questo tipo di feature possa sostituire il lavoro altamente professionale dell’accoppiata grafico-webmaster, ma avvicina all’indispensabile presenza online anche chi, per competenze o budget, difficilmente riuscirebbe a fruire di un prodotto professionale.
Per questo lo considero un prodotto molto inclusivo, ma non credo dovremmo andarlo a distruggere in piazza come una minaccia: le professionalità e le professioni legate al digitale si sono moltiplicate generando una buona dose di improvvisati e wannabe; anche grazie alla versatilità dei CMS, le intelligenze artificiali ci permettono di costruire ottimi prodotti senza alcuna competenza specifica.

Già, quelli bravi non siamo esattamente noi.

Ma è possibile prevedere se questo genere di servizi automatizzati colpirà con la forza di un treno a levitazione magnetica le nostre sicurezze?

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Photoshop to Website: di che si tratta?

Personalmente lo ritengo il sogno di tutti i Designer, che progettano mockup su Photoshop, Illustrator o Sketch e che spesso vedono la propria idea implementata con poca precisione in Html, Css e Javascript.

Adesso, trasformare un file di photoshop in un sito web in tre clic è finalmente possibile. Per sviluppare questa funzionalità è stato necessario il sacrificio di tanti capelli sulla scrivania e tante notti insonni per tutto il Flazio Team, ma alla fine siamo riusciti a creare un sistema che trasforma fedelmente un progetto, semplicemente disegnato su Photoshop, in un Sito Web vero e proprio, completo di tutto, online e interattivo.

Un’impresa che prima di noi, in molti hanno provato a realizzare. Siamo riusciti ad ottenere un grado di fedeltà prossimo al 100% e continueremo ad investire risorse ed energie su questa innovativa funzionalità che rappresenta una svolta nel modo di costruire siti web.

Lo scopo di questo strumento è quello di permettere ai designer di concentrarsi sul lavoro più importante: il disegno “puro” del sito, la parte creativa finalmente liberata da tecnicismi e complessità che rendono il lavoro di pubblicazione online, lungo e complesso.
Tutto questo fa parte di una strategia più ampia volta a semplificare tutti i processi necessari alla costruzione di un sito web, e che non si limita a questa specifica funzionalità.

flazio photoshop to website

State semplificando il lavoro dei webdesigner o li indirizzate verso la disoccupazione?

Da sempre l’uomo velocizza e standardizza i processi ripetitivi. La piattaforma permette di concentrarsi sulla creatività, che costituisce il reale valore aggiunto effettivamente percepibile dal cliente: creare siti web in minor tempo e riduce la possibilità di bug.

Penso che per molti anni a venire, gli algoritmi affiancheranno efficacemente chi lavora nel web, ma non saranno in grado di sostituirli. Ciò che stiamo sviluppando aiuterà a semplificare e ad ottimizzare i tempi del tipico processo creativo.

Ammettiamolo: il Designer ha una vita dura fatta di stesura di preventivi e riunioni, progettazione, testing e debug e tutti questi processi richiedono molto tempo. Lo sappiamo tutti che il tempo è denaro e non tutti i progetti poggiano su budget da grande agenzia.

Buona parte delle operazioni che un Web Designer è tenuto a fare per la realizzazione di un sito sono spesso noiose e ripetitive, e anche una piccola distrazione può essere causa dei bug più insidiosi. Standardizzare queste azioni noiose e ripetitive lascia alla creatività tutto lo spazio che merita.

Cosa distingue il sistema di Flazio dai competitor? Che valore avete in più?

Se devo essere sintetico, la versatilità. Flazio è estremamente flessibile e lascia al creativo la libertà di disegnare il layout che ha immaginato per il cliente. Talmente facile che ogni tanto ci divertiamo a ri-creare in pochi minuti siti web famosi e particolarmente complessi con pochi click.

Ora che la User Experience trova il suo giusto spazio nell’ecosistema del webdesign, Flazio è intuitivo perché l’utente conosce già la sua User Experience prima ancora di iniziare a creare il suo sito: basta un click per aggiungere un menù, aggiungere una pagina, ridimensionare una photogallery o un video.
Flazio riesce a far fronte ad ogni esigenza, dalla più comune a quella più specifica, anche grazie al componente “Script” che permette di scrivere codice personalizzato o fare l’embed di risorse esterne.

Abbiamo inserito una serie di funzionalità, come la sincronizzazione da e verso Facebook,  ma è il connubio tra le funzionalità è la loro usabilità che crea il vantaggio competitivo della nostra piattaforma rispetto alle altre. Basta ritagliarsi qualche minuto per testare la piattaforma e comprenderne la filosofia per convincersi della sua potenza e versatilità.

Intelligenze artificiali e lavoro

L’impatto delle Intelligenze Artificiali sul mercato del lavoro si fa sempre più pesante. Come vedi il tuo lavoro e quello dei tuoi collaboratori fra cinque anni?

In termini informatici cinque anni sono un’eternità e non serve spingersi così lontano per immaginare ciò che succederà. L’Intelligenza Artificiale è già il presente e ha creato potenti interconnessioni con diversi settori, anche di natura non propriamente informatica.

Non voglio sbilanciarmi troppo su quelli che saranno i prossimi sviluppi della nostra piattaforma, ma stiamo già lavorando in questa direzione: comprenderemo la tipologia di sito web che il cliente sta realizzando, e gli forniremo consigli cuciti su misura, e, con opportune strategie di Marketing Automation legate alle AI, miglioreremo ancora l’esperienza del creativo e di chi si avvicina al mondo del web design per la prima volta.

E se un giorno una macchina fosse il tuo capo?

È uno scenario difficile da immaginare oggi, ma non è impossibile che si verifichi. Basti pensare a quanti salti in avanti abbiamo fatto negli ultimi anni nel campo del riconoscimento vocale o dei parametri biometrici per capire quanto imminente possa essere un cambiamento del genere.

Una macchina avrà sicuramente una capacità e una predisposizione maggiore a valutare tutte le variabili in gioco e tutti i possibili scenari prima di compiere una scelta, e in questo sarà certamente migliore di noi comuni mortali, ma lascerà certamente meno spazio alle intuizioni che spesso fanno la differenza nel business.

Vedo ancora l’AI come un assistente che aiuti a notare dettagli o come un prodigioso suggeritore di idee che lascerà sempre all’uomo l’ultima parola.

Intelligenze artificiali

La storia di Flazio è fortemente caratterizzata da aggiornamenti continui. Questo è il vero valore in più?

Non è l’unica caratteristica, ma è certamente tra quelle che ci contraddistinguono maggiormente. Internamente abbiamo un team di R&D che implementa migliorie e novità ogni giorno: pubblichiamo novità ogni settimana, siano esse nuove funzionalità, semplificazioni di UX, ottimizzazione del codice o miglioramento delle prestazioni.
Nel nostro settore è fondamentale innovare per essere primi, e vogliamo che tutti i nostri clienti abbiano immediato accesso a quelle funzionalità che possono portar loro un concreto vantaggio competitivo.

Ad esempio, quando il garante ha introdotto regole sulla cookie policy, in pochi giorni il flazioteam ha permesso ai nostri utenti di abilitare con un semplice on/off il classico banner che richiede il consenso al trattamento dei dati; o ancora quando Google ha iniziato ad utilizzare l’ssl come fattore di ranking, abbiamo introdotto la possibilità di installare con un semplice click il certificato ssl sul proprio sito web.

LEGGI ANCHE: Come la scrittura porta al buon design

Quali sono i progetti per il futuro?

Stiamo lavorando ad una decina di progetti sperimentali che si legano alla piattaforma principale e che ne estendono le funzionalità.
Uno dei più interessanti, e che è già realtà, è SiteBuilderBuilder.com: si tratta di un Builder di SiteBuilder. Ogni Agency e ogni professionista del settore può generare un SiteBuilder con il proprio logo. L’idea è nata dalle numerose richieste che riceviamo da parte delle web agency con cui collaboriamo. Grandi aziende come Telecom e Tiscali hanno già scelto di creare il proprio Sitebuilder col proprio brand.

In tal modo, i creativi possono concentrarsi su design, contenuti, SEO e SEM, che fanno davvero la differenza per il cliente e gli permettono di avere un ritorno dell’investimento, meglio se con qualche zero in più 😉

Ray Kurzweil di Google e la sua profezia: nel 2045 saremo tutti uomini-macchina

Capita spesso, di questi tempi, che alcuni si lancino in elucubrazioni poco attendibili, per ottenere un po’ di notorietà  o magari per ridurre fenomeni complessi a sintesi fin troppo approssimative, trovando certezze laddove non ve ne sono. Ray Kurzweil, però, non è fra questi: scienziato di Google, guru e uno dei più grandi informatici e inventori viventi quando ha immaginato il futuro l’ha sempre fatto con una precisione fuori dal comune.

Dagli anni ’90, infatti, il futurologo ha lanciato 147 profezie di cui l’86% di queste si è avverato; ciò che resta, comunque, “non è sbagliato, deve soltanto ancora avvenire”, quindi sarebbe solo una questione di tempo e il risultato sarebbe ancora più eccezionale.

La teoria della singolarità tecnologica e il sorpasso dell’ I. A. sull’intelligenza umana

Ray Kurzweil ha annunciato, durante la SXSW Conference tenutasi in Texas, un’agghiacciante futuro possibile: molto presto la tecnologia (in particolare l’A.I.) diventerà più intelligente degli esseri umani, per cui i progressi saranno sempre più serrati e straordinari e l’umanità non potrà più seguirli, restando fuori dal processo.

Abstract techno end environmental backgrounds for your design

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Nel suo libro “The singularity is near”, Ray Kurweil scrive:

“il 2045 segnerà il passaggio dall’intelligenza biologica che conosciamo oggi ad una combinazione di intelligenza biologica e artificiale.”

Ciò vorrebbe dire che tra meno di 30 anni si entrerà in quella che lui stesso definisce la V epoca di sviluppo della storia evolutiva dell’umanità.

Gli esseri umani diventeranno quindi degli “ibridi”: le nostre menti saranno legate, tramite degli impianti di nanorobotica che rappresenteranno il neural lace diretto tra cervello umano e computer,  a un grande magazzino online di dati potenzialmente infiniti;  secondo Ray Kurweilche sembra essere molto ottimista riguardo a questo prossimo futuro, 

“le capacità cerebrali degli esseri umani verranno moltiplicate miliardi di volte rispetto alle originarie potenzialità biologiche.”

Si tratterà quindi di progresso della civiltà o piuttosto di un’involuzione del genere umano a favore di una nuova intelligenza?

Ai posteri (molto prossimi) l’ardua sentenza.

Arrivano i filtri facciali su Instagram

Instagram ha appena introdotto una serie di nuovi strumenti creativi per rendere ancora più divertente ogni momento condiviso con i tuoi amici.

Proprio come promesso da Zuckerberg durante l’ultimo F8, continuano i rilasci di tanti strumento creativi per il social network visuale.

Quattro le novità introdotte e disponibili, come sempre, semplicemente aggiornando l’app per iOS e Android.

1. I filtri facciali di Instagram

I filtri facciali sono un modo semplice per trasformare un normale selfie in un contenuto simpatico e coinvolgente.

Tante le possibilità per dare libero sfogo alla creatività: dalle equazioni matematiche che ronzano attorno alla tua testa alle simpatiche orecchie da koala che si muovono e vibrano.

Per vedere la prima serie di otto filtri facciali, basterà aprire la fotocamera e toccare la nuova icona della faccina in basso a destra.

Filtri facciali su Instagram

2. Video che si riproducono al contrario

Se i Boomerang non erano abbastanza, ora è possibile creare video che si riproducono al contrario con la nuova funzione “All’indietro”, un nuovo formato per la fotocamera che sarà disponibile accanto “Senza tenere premuto”.

Modalit..all.indietro

LEGGI ANCHE: Troppa pubblicità? Facebook penalizza i siti scadenti e con contenuti ingannevoli

3. Gli hashtag nelle Stories

Da oggi è anche possibile aggiungere hashtag in una storia, sia con la funzione di testo che con i nuovi sticker hashtag.

Sarà possibile cliccare sull’hashtag per esplorare i contenuti correlati.

Hashtag.Sticker

4. Lo strumento gomma

Un nuovo strumento gomma sarà presente tra gli strumenti di disegno. Grazie alla gomma potrai cancellare altri elementi che hai disegnato e divertirti a rimuovere alcuni colori.

Dopo aver scattato una foto o registrato un video, seleziona lo strumento di disegno e tieni premuto per colorare tutto lo schermo.

A questo punto, usando lo strumento gomma, puoi scoprire in modo creativo alcune parti della foto o del video coperte dal colore.

Gomma

Free Masterclass i template del digital marketing

I template per il Digital Marketing: segui la Free Masterclass

Framework, modelli e piani indispensabili per un Web Marketing Manager: saranno questi gli argomento della Free Masterclass del 23 maggio “I template per il Digital Marketing”

Durante questa ora di lezione gratuita, i docenti del Corso in Digital Strategy & Web Marketing (online + in aula) – Miriam Bertoli, Filippo Giotto e Luca De Berardinis – ci parleranno di come strutturare piani strategici, gestire attività online e misurarne i risultati.

Tra le domande principali che ogni futuro Digital Marketer dovrebbe porsi prima di iniziare unprogetto online, ci sono senz’altro queste: come si imposta una strategia digitale e come si scrive un piano di marketing digitale? Quali sono gli accorgimenti operativi per svolgere checkup in ambito SEO & SEM? Quale template è migliore per impostare piani editoriali sui diversi social?

Avrai una panoramica completa sugli strumenti che i docenti della Ninja Academy utilizzano quotidianamente nei loro progetti e con i loro clienti, per capire come operare grazie a template concreti e pronti ad essere utilizzati anche nella tua realtà.

template digital marketing miriam bertoli luca de berardinis filippo giotto

Cosa imparerai durante la prossima Free Masterclass?

Nello specifico la Free Masterclass risponderà a queste domande:

  • come si progetta una Digital Strategy?
  • come inserire un’azienda nel ciclo virtuoso del Digital Marketing?
  • quali sono i canali e le campagne che portano visite di qualità al mio sito?
  • come si misurano le conversioni nel Digital Marketing?
  • come intercettare traffico organico e a pagamento?

Potrai seguire la Free Masterclass online gratuitamente, ma iscriviti ora perché i posti sono limitati!

Nel caso in cui non ti fosse possibile seguire il Webinar in diretta, a distanza di pochi giorni potrai recuperare video e slide On Demand sulla piattaforma Ninja Academy.

Ricapitoliamo:

FREE MASTERCLASS

“I template fondamentali per fare Digital Marketing”
con i docenti del Digital Marketing LAB:

Miriam Bertoli, Filippo Giotto e Luca De Berardinis

Martedì 23 maggio dalle 13 alle 14

ISCRIVITI ALLA MASTERCLASS

Tieniti sempre aggiornato sui nostri corsi in programma!

Il team di Ninja Academy è sempre a tua disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento. Puoi scrivere a info@ninjacademy.it o telefonare allo 02/400.42.554 dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18.

Knowledge for Change!

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Good Design Handwriting

Come la scrittura porta al buon design

Non è come la pensano in molti, non tutti i designer sono usciti da scuole di design. Tanti di loro, infatti, esercitano questa professione dopo percorsi accademici diversi o esperienze in altri ambiti. Questo, forse, non solo perché a un designer è sempre richiesta una grande multidisciplinarietà, che si acquisisce con il tempo e anche grazie a stimoli differenti da quelli offerti dal percorso di studi ordinario, ma anche perché sono diverse le discipline che influenzano ormai il mondo della progettazione.

Mediante l’evoluzione della tecnologia, poi, le sfide del design si sono fatte sempre più complesse, con il risultato che la figura del designer non si deve occupare solo dell’aspetto visivo di un prodotto, ma deve avere competenze a tutto tondo, che partano dall’utente e arrivino a un prodotto finale soddisfacente in tutti i suoi aspetti.

Design Desk

Non solo: anche la tecnologia sta cambiando, come il ruolo del designer. Da sempre il design non è solo come si vede qualcosa, ma come quel qualcosa funziona, e come fa sentire chi lo utilizza.

Ecco perché le competenze che si deve sviluppare in ambito di progettazione sono legate anche alla strategia, al problem-solving, alla programmazione. Tuttavia, nonostante sia ormai scontato affermare che la tecnologia sta diventando sempre più influente nelle vite quotidiane di ciascuno di noi, il design esiste per le persone, non per la tecnologia.

Per progettare grandi prodotti, un designer deve capire non solo cosa sta realizzando, ma il perché lo sta facendo. Questo lo si fa immedesimandosi con più persone possibili, cercando di comprendere ciò di cui hanno bisogno, le emozioni che provano.

D’altronde, il design è arte, e come diceva Bruno Munari,

«finché l’arte rimane estranea ai problemi della vita, interessa solo a poche persone»

Typography

Ecco cosa lega il design alla scrittura. I grandi scrittori comprendono il loro pubblico, eseguono le loro ricerche, creano empatia con i loro lettori. Così devono fare i designer.

Una relazione molto forte, perché entrambi gli ambiti richiedono molta sensibilità in ogni situazione, in qualsiasi contesto. Ed è proprio quest’ultimo che viene costruito sia dal design che dalla scrittura: si pensi alle emozioni suscitate da un prodotto, non solo durante il suo uso, ma anche nei momenti precedenti e successivi, e si rifletta a ciò che viene suscitato dalla lettura di un libro; si immagini in che circostanza si usa un prodotto, in che modo le variabili di tempo e spazio influiscono nel suo utilizzo, e si provi a paragonare tutto questo alle diverse modalità di fruizione di un testo, agli ambienti o alle situazioni in cui avvengono; o ancora si provi a pensare come una persona può essere vista e giudicata mentre utilizza un prodotto, se quest’ultimo è in grado renderla felice, gratificata, e si rifletta agli stessi effetti, considerando un particolare libro, o un preciso quotidiano.

Tutto ciò fa riferimento a diversi livelli di contesto, i quali vanno costantemente presi di riferimento in ambito di elaborazione e progettazione.

Il buon designer, infatti, è colui che comprende come articolare e riassumere i vari contesti d’uso relativi al prodotto che vuole realizzare. È importante come viene comunicata l’intenzione del progetto, dove vuole arrivare, che ambienti vuole colpire, che problemi vuole risolvere.

Ecco perché un designer deve iniziare un progetto con resoconti chiari e convincenti del contesto a cui vuole fare riferimento; il progetto di design diventa come un’opera di storytelling: diversi attori, un’ambientazione, una trama, un problema e una risoluzione si intersecano per dare vita a un prodotto finale.

Si può pensare che sia gli scrittori che i designer arrivano a una conclusione in modalità analoghe, secondo percorsi molto simili.

I am a writer

Competenze tecniche in ambito di design, come ad esempio la programmazione, possono aiutare a prendere decisioni di notevole impatto, soprattutto a livello di accessibilità e di usabilità. Tuttavia, se si perde di vista l’utente finale, le emozioni che si vogliono trasmettere, non si può arrivare a un risultato davvero soddisfacente, il design deve essere pensato.

Capacità legate alla scrittura, invece, possono portare il designer a comprendere maggiormente la storia di chi vuole raggiungere, con il risultato di creare prodotti che le persone amano, di cui non possono fare a meno.

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Facebook pagine aborto

Facebook ha rimosso le pagine sull’aborto per “incoraggiamento all’uso di droga”

Sappiamo benissimo che Facebook ancora oggi sta combattendo contro il suo più grande tallone d’Achille: il controllo dei contenuti.

Tra fake news, contenuti vietati ai minori, gore e tanto altro pattume reperibile online, sono molti i pericoli nei quali si può incappare durante una innocente navigazione sul portale made in USA, che dal canto suo, ha ultimamente avviato nuovi protocolli per garantire la genuinità dei contenuti, per tutti.

Ma è proprio di qualche giorno fa la notizia che ha fatto discutere gli esperti di settore (e non): sembra infatti che Facebook abbia censurato pagine di alcune organizzazioni che mettevano in collegamento dottori e donne che vivono in zone del mondo dove l’aborto è vietato (e quindi praticato in modo clandestino e pericoloso) fornendo loro medicinali atti allo scopo (le famose pillole).

Motivo secondo Facebook? Incoraggiamento all’utilizzo delle droghe.

Facebook pagine aborto

Ma partiamo dal principio: il collettivo Women on Web (con base in Amsterdam) ha la mission di aiutare le donne che vogliono praticare l’aborto ma che vivono in nazioni ove questo viene considerato reato, attraverso la fornitura di medicinali e istruzioni, cercando così di limitare i possibili danni provocati da aborto clandestino.

L’annuncio del “ban” è stato dato dalla pagina dell’organizzazione sorella Women on Waves, che fornisce alle donne servizi di assistenza medica a bordo di una nave.

“Women on web diffonde informazioni salva-vita a migliaia di donne in tutto il mondo. La sua pagina Facebook pubblica notizie, informazioni scientifiche e protocolli della WHO e Women on Web ha risposto a più di un milione di email di donne che avevano bisogno di informazioni scientifiche accurate, essenziali per la loro salute e la loro vita.Ci aspettiamo che Facebook riveda questa decisione, dato che l’accesso alle informazioni è un diritto dell’uomo”

Così scriveva appunto la pagina annunciando l’accaduto, appello che poi è stato accolto quasi subito da Facebook, che nella giornata di venerdì ha immediatamente provveduto a ripristinare il tutto, spiegando che l’azione era stata commessa erroneamente e scusandosi per l’accaduto così:

“Facebook is a place for people and organisations to campaign for the things that matter to them, and Women on Web is an example of that,”

Facebook pagine aborto
Sappiamo benissimo che non è semplice gestire una community di circa 2mld di utenti, sopratutto se poi tra questi vi si annidano folli e maniaci che continuano a pubblicare i materiali più disparati.

Ma non è la prima volta che Big F si trova a dar conto a situazioni del genere, anche con i beni prima illegali ora regolarizzati o documenti di giornalismo e potremmo elencarne tanti ma ne diremo solo uno, forse tra i più discussi: ricordate quando fece discutere la censura dell’iconica foto della bambina che scappava dal Napalm durante la guerra in Vietnam?

Un po’ di scivoloni ci possono anche stare, certo, d’altro canto però, il buon Mark Zuckerberg ha annunciato da poco l’assunzione di altre 3.000 unità deputate al potenziamento del controllo contenuti pubblicati sulla sua piattaforma.

Una corsa verso la perfezione e il controllo totale?
Chissà.

Social Media Management: “Molto rumore per nulla”

«Perché sospirare, donne, perché sospirare? Da sempre l’uomo non fa che ingannare. Di questa o di quella, infido amante, a nulla rimane costante. Cessate dunque, il pianto e il soffrire, e l’uomo con gioia lasciate fuggire. Siate felici, lamenti e sospiri, mutando sempre in allegri raggiri.»

Queste le parole di Beatrice nella tragicommedia di William Shakespeare, da cui trassero un film, omonimo, nel 1993. Traslando la battuta al mondo dei social media potremmo leggere qualcosa come:

«Perché sospirare, Social Media Manager, perché sospirare? Da sempre Facebook non fa che ingannare. Di questa o di quella metrica, infido amante, a nulla rimane costante. Cessate dunque, il pianto e il soffrire, e la reach organica con gioia lasciate fuggire. Siate felici, lamenti e sospiri, mutando sempre in allegri raggiri.»

Guardiamoci negli occhi e diciamoci la verità. Tutti i Social Media Manager si sono posti, almeno una volta, la seguente domanda: «ma il mio lavoro serve davvero a qualcosa?»

Quanto riesce a produrre un SMM? Si può calcolare un effettivo ROI della sua attività? Chi ci dice di sì, lo fa solo per venderci il suo lavoro o un corso di aggiornamento?

I social media sono in continua evoluzione: domattina Facebook potrebbe essere totalmente diverso. Twitter potrebbe chiudere bottega, Snapchat potrebbe copiare Spotify che a sua volta potrebbe acquistare Musically, che potrebbe inserire le Storie che al mercato mio padre comprò.

Ma ai poveri e tristi Social Media Manager non ci pensa mai nessuno. In una continua lotta per affermarsi come “migliori di tuo cugino”, spesso perdono di vista che sarebbe più opportuno allargare i propri orizzonti anziché rincorrere gli aggiornamenti delle app. Ossia: è meglio focalizzarsi sulle persone che “abitano” le piattaforme, e non sulle piattaforme. Social Media Manager: siate più sociologi, meno sociopatici.

Social Media Management: "Molto rumore per nulla"

LEGGI ANCHE: L’importanza dei social media oggi per l’educazione e l’apprendimento

Innanzitutto è bene ricordarsi che viviamo in Italia. Siamo al 58° posto nella classifica mondiale per l’utilizzo di Internet, abbiamo una velocità di connessione media che supera di poco gli 8 mega, e il ritardo complessivo del nostro Paese ha un impatto molto negativo anche sull’economia e causa una perdita tra il 10 e il 20% del fatturato delle imprese, soprattutto nel settore turistico (dati Akamai e Digital Economy and Society Index). Secondo i dati Audiweb by Nielsen, la total digital audience nel quarto trimestre 2016 ha registrato un valore medio di 29 milioni di utenti unici al mese e di 22,1 milioni nel giorno medio, con un incremento dell’8,1% dell’audience quotidiana da mobile. Ok, la situazione è pessima ma sta migliorando: il bacino del pubblico potenziale resta comunque molto piccolo. Non abbiamo l’audience che possono raggiungere i Paesi anglofoni, o quelli ispanici. Quindi il lavoro da Social Media Manager su cosa dovrebbe focalizzarsi?

I Social Media Manager dovrebbero pensare di essere i costruttori di cattedrali del XXI secolo: la facciata deve essere oggettivamente bella, curata, colorata, attrattiva. Quindi il design e la parte grafica sono elementi da non sottovalutare. Dopodiché preoccupiamoci di curare il rapporto con le persone che già ci seguono, senza pensare di allargare il nostro bacino di utenti. Creiamo fiducia, rapporti duraturi, che possano uscire dall’ambiente social.

Social Media Management: "Molto rumore per nulla"

Non possiamo pensare di pubblicare un post o condividere un link e poi dileguarci. Restiamo lì, invogliamo a commentare, rispondiamo ai commenti ponendo altre domande o esortando a continuare la conversazione. Pubblicare non è un obiettivo, ma deve avere un obiettivo. Non si dovrebbe mai condividere un contenuto solo per il gusto di aggiornare la propria timeline (e vale per ogni social, non solo Facebook). Dobbiamo pensare di condividere un messaggio, non soltanto un banale contenitore. Meno promozione, più storie.

Ascoltiamo, prima di parlare. Consigliamo piuttosto che vendere.

Non vorremo nemmeno calcolarlo il ROI, ma vorremo conoscere il SROI, che probabilmente è più importante: il social return on investment, ossia l’impatto sul sociale.