Risorse Umane

Lavoro, chi ha paura di robot e automazione?

Secondo uno studio di McKinsey&Company la rivoluzione tecnologica è destinata a investire solo alcuni settori occupazionali, ma il Parlamento europeo già lavora su possibili tasse sui robot

Robot e automazione sostituiranno gli uomini nella maggior parte delle attività lavorative.

Il recente studio su “Il rischio dell’automazione per gli impieghi nei Paesi OECD: un’analisi comparativa”, degli analisti tedeschi dello ZEW di Mannheim, il Centro per la Ricerca Economica Europea, sembrava mettere in evidenza che solo il 9% degli attuali impieghi in 21 Paesi del mondo fosse potenzialmente destinato a essere svolto in futuro da macchine automatizzate o da robot.

Eppure una recente mozione del Partito Socialista del Lussemburgo al Parlamento europeo riporta a galla la questione su robot e automazione nel lavoro.

La mozione al Parlamento europeo per la tassa su robot e automazione

Considerato il costante aumento nelle vendite di robot, componenti e device automatizzati negli ultimi anni, considerato anche il loro impiego nelle attività lavorative, il rischio sarebbe quella di una sostituzione totale degli uomini da parte delle macchine, più precise, veloci e soprattutto economiche.

Secondo la mozione, quindi, diventerebbe indispensabile assegnare una personalità giuridica a ogni robot effettivamente operativo e capace di eseguire un certo numero di mansioni. L’obiettivo finale: tassare il lavoro svolto dagli automi, per ridistribuire le risorse ottenute a quei lavoratori umani che con la rivoluzione tecnologica perderanno l’impiego e dunque il proprio reddito.

Lavoro, chi ha paura di robot e automazione

Tralasciando il dato sull’aumento delle vendite di prodotti tecnologici legati alla robotica, che non si traduce necessariamente in un’applicazione al mondo del lavoro, le preoccupazioni a livello parlamentare non sembrano tenere conto di altri fondamentali fattori in termini di rivoluzione tecnologica.

Secondo un articolo su base sperimentale apparso su McKinsey&Company e citato anche da Il Sole 24 Ore, ci sarebbero una serie di parametri da tenere in considerazione per comprendere se e come i robot sostituiranno gli uomini, in quali settori e fino a quale livello.

Realizzabilità tecnologica, costi, benefit e svantaggi sociali sono tutti elementi da contemplare. In sostanza, quasi tutti i lavori vedranno l’introduzione di robot e automazione, ma tale apporto riguarderà solo alcune fasi del processo produttivo. Sarà molto facile ad esempio l’impiego esclusivo delle macchine in operazioni come il data collecting e l’analisi dei dati, oppure nella preparazione dei cibi e nel confezionamento, mentre sarà decisamente più difficile che i robot possano assumere posizioni manageriali, o compiere operazioni non strettamente ripetitive, cioè non automatizzabili.

Nonostante questo però, l’automazione potrebbe incidere anche su settori altamente professionalizzati come quello medico e sanitario.

Espresso in dati, le tecnologie attualmente disponibili potrebbero automatizzare circa il 45% delle attività svolte da persone e quasi il 60% dei lavori potrebbero prevedere almeno una quota del 30% di automazione delle proprie attività lavorative.

Se la fattibilità tecnica è una condizione necessaria per l’automazione, non è un elemento sufficiente per ipotizzare che una data attività sarà in futuro completamente automatizzata. Un secondo fattore da considerare è, infatti, il costo di sviluppo e distribuzione sia dell’hardware che del software per l’automazione.

Il costo del lavoro e le relative dinamiche di domanda-offerta rappresentano un terzo fattore: se i lavoratori disponibili sono molti e significativamente meno costosi rispetto all’automazione, questo potrebbe divenire un argomento decisivo contro l’uso di robot.

Un quarto fattore da considerare, inoltre, è il bilancio dei benefici al di là della sostituzione del lavoro: livelli più elevati di produzione, migliore qualità, meno errori. Questi sono spesso benefici più valutati rispetto alla riduzione dei costi di manodopera.

Senza menzionare anche gli aspetti normativi e sociali di accettazione delle macchine. Un robot potrebbe, in teoria, essere in grado di sostituire alcune delle funzioni di un infermiere, ma quanto sarebbe umanamente accettabile questo genere di sostituzione tra pazienti e familiari?

Prima di temere un mondo automatizzato e fatto di robot, insomma, è necessario considerare attentamente questi diversi fattori, passibili di reciproche interazioni anche al loro interno.

I lavori più difficili da automatizzare

Lavoro, chi ha paura di robot e automazione

Le attività più difficili per l’applicazione di robot e automazione con le tecnologie attualmente disponibili sono, secondo la ricerca, quelle che coinvolgono gestione e sviluppo delle persone (solo il 9% potenziale di automazione) o che applicano competenze specifiche per il processo decisionale, la pianificazione, o il lavoro creativo (18%).

Queste attività, spesso definite come lavoro della conoscenza, possono essere diversificate: dalla codifica di un software, alla creazione di menu, o alla scrittura di materiali promozionali.

Per ora, i computer fanno un ottimo lavoro con attività molto ben definite, come l’ottimizzazione dei percorsi per l’autotrasporto, ma gli esseri umani hanno ancora bisogno di determinare gli obiettivi appropriati, interpretare i risultati, o effettuare controlli sulle soluzioni fornite.

L’importanza dell’interazione umana è poi evidente in due settori che, finora, hanno un potenziale tecnico relativamente basso per l’automazione: l’assistenza sanitaria e l’istruzione.

Il potenziale più basso per gli operatori sanitari è determinato dal fatto che la loro attività quotidiana richiede esperienza e contatto diretto con i pazienti.

Tuttavia, alcune attività di assistenza sanitaria, compresa la preparazione di cibi in ospedale e la somministrazione di farmaci, potrebbero essere automatizzate, se le tecnologie attuali vi fossero adattate. Così pure la raccolta dei dati, che rappresenta una notevole quantità di tempo di lavoro nel settore, potrebbe essere più automatizzata.

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Per quanto riguarda l’istruzione, la tecnologia digitale sta trasformando il settore, come è evidente dalla mole di strumenti di apprendimento disponibili online e offline. L’insegnamento resta però un’esperienza in cui l’interazione tra docente e discente, la possibilità di porre quesiti e gli aggiornamenti costanti nella ricerca, che confluiscono poi nell’attività didattica, rendono il processo decisamente meno automatizzabile.

Tenere conto della complessità del fattore classe, dei diversi livelli di apprendimento e delle diverse esigenze anche strettamente umane dei singoli studenti, preclude in parte le possibilità d applicazioni robotiche.

Il 27% delle attività del settore istruzione, come quelle collaterali relative alla pulizia delle aule, o la preparazione di cibi per le mense scolastiche, o ancora quelle degli assistenti amministrativi, sono comunque potenzialmente automatizzabili.

Robot, automazione e linguaggio naturale

Lavoro, chi ha paura di robot e automazione

Uno delle più grandi innovazioni tecnologiche avverrà quando e se le macchine saranno in grado di sviluppare una comprensione del linguaggio naturale e se i computer acquisiranno la capacità di riconoscere i concetti nella comunicazione quotidiana tra le persone.

Nel commercio al dettaglio, ad esempio, tali progressi del linguaggio naturale aumenterebbero il potenziale tecnico per l’automazione dal 53% da subito e nella finanza e nelle assicurazioni, il salto in avanti sarebbe ancora maggiore, pari al 66%.

Nel commercio al dettaglio in particolare, l’automazione sta già cambiando la natura della concorrenza. Per gli eCommerce, ad esempio, l’uso dell’automazione fisica, come i robot nei magazzini, e l’automazione del lavoro della conoscenza, come i workflow e l’analisi dei dati, permettono un netto vantaggio rispetto ai rivenditori tradizionali.

Robot vs. uomini o un miglioramento delle condizioni lavorative?

Lavoro, chi ha paura di robot e automazione

Comprendere le attività che sono più sensibili all’automazione da un punto di vista tecnico potrebbe fornire un’opportunità unica per ripensare l’impegno e le attività svolte dai lavoratori e come il digitale possa connettere meglio le persone e creare team e progetti condivisi.

I robot possono essere lo stimolo per i manager a migliorare le proprie mansioni, rendendole più efficienti e liberando tempo utile per concentrarsi su problematiche più complesse rispetto a quelle quotidiane, che anche un algoritmo potrebbe risolvere.

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Nonostante le legittime preoccupazioni di Elon Musk sull’intelligenza artificiale, l’applicazione prevista di robot e automazione potrebbe, in pratica, contribuire a migliorare la vita dei lavoratori umani, a patto di considerarne da subito l’impatto effettivo sulla società e investire su formazione e istruzione per elevare le competenze della forza lavoro, impiegandola in quelle attività che non potranno essere svolte dagli automi.

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