Amazon è uno dei brand di maggior valore al Mondo (nel 2017 è al 3° posto secondo l’annuale report “Brand Finance Global Report 500”) e ha una strategia a lungo termine ben delineata e definita dal proprio CEO, Jeff Bezos.
Ma in cosa consiste questa strategia e dove vuole arrivare, cosa ci dovremo aspettare ancora da questo colosso dell’eCommerce che non vuole sicuramente diventare solo il monopolista del settore (ruolo già di sua pertinenza) ma vuole evidentemente cambiare il modo in cui percepiamo e vediamo le cose che ci circondano, divenendo quindi il maggior fornitore di servizi di tutti i tempi.
Cerchiamo quindi di approfondire la strategia di Amazon in questo articolo di analisi.
Attualmente molti di noi (me compreso) percepiscono Amazon solo ed esclusivamente come un marketplace, affermazione molto lontana dalla realtà. Amazon infatti è uno dei maggiori fornitori di servizi Tech per le aziende e si occupa, oltre all’ambito retail, di logistica, tecnologica di consumo, cloud computing e media & entertainment attraverso Prime Video.
Il core business incentrato inizialmente sul monopolio di mercato attraverso la creazione di un marketplace globale è di fatto servito come MVP – Minimum Viable Product– per una serie di servizi ad esso collegati (logistica, AWS, media, cloud storage, etc.) creando quindi una piattaforma attraverso la quale rilasciare nel tempo i servizi pensati e brevettati da Amazon stessa. Se siete incuriositi dal numero di brevetti detenuti da Amzon ed altre realtà Global, fate un giro su questa pagina di CB Insights.
Oltre infatti a produrre elettronica di consumo con il proprio marchio (Amazon Basics), Amazon punta anche a rivoluzionare il settore della logistica e della supply chain, partendo dai propri magazzini come esempio di efficienza logistica e tempi di consegna.
Fonte CB Insights
A conferma di tutto ciò vi è il numero di brevetti registrati a proprio nome e riconducibili a questo argomento, partendo dai famigerati droni con il network Prime Air, per arrivare a idee piuttosto “particolari”, come ad esempio il brevetto depositato per quello che viene chiamato “Airbone Fullfilment Center” (AFC). Si tratta in pratica di un magazzino sospeso da cui far partire i pacchi ordinati dai Clienti con appositi droni. Se non è il futuro della logistica questo, in combinazione con approcci da Industria 4.0…
Fonte CB Insights
Quindi Amazon è partita da un’idea molto chiara: diventare il primo marketplace globale con offerte continue tutti i giorni (vedi la filosofia “Every Day Low Price” degli anni ’90 di Walmart) concentrandosi inizialmente sul proprio core business, l’ambito retail per l’appunto, ed utilizzare il tutto come base per il proprio Ecosistema attorno al quale ruotano una serie di altri servizi (perché di servizi stiamo parlando, come afferma anche Jeff Bazos) che vanno dai media al cloud storage – e chissà dove, nei prossimi anni. Uno dei servizi entrati da poco nell’ecosistema Amazon è Alexa, l’assistenza vocale basato su AI di Amazon, che, attraverso il proprio prodotto Echo ci consente di controllare Musica e non solo, base di partenza per l’interfacciamento (o la creazione?) di sistemi per la smart home dedicati.
La vision di Amazon e del proprio fondatore è piuttosto chiara ed esplicativa e se ci pensiamo, realistica. Quanti di noi prima dell’era Amazon spendevano tempo e risorse alla ricerca del prodotto migliore per le proprie esigenze? Tutti. Quanti di noi attualmente prima di comprare qualsiasi prodotto, controllano su Amazon? Se non tutti, la maggior parte.
La visione customer-centric di Amazon è chiaramente realizzata e si sta consolidando sempre più, diventando non solo il benchmark a livello consumer (B2C) ma anche, ed in alcuni settori sopratutto, il punto di riferimento per servizi B2B.
Nota: un’interessante riassunto di quello che è il modello di business è presente nel video (qui) realizzato dal team di Business Model Guru.
Amazon, che ci piaccia o meno, ha cambiato e sta tutt’ora cambiando il nostro modo di essere consumatori, e niente potrà essere come prima.
Vedremo cosa ci riserverà Jeff per il futuro! 🙂
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/05/Amazon_0.jpg623990AndreaAndrea2017-05-29 10:00:542017-05-29 17:43:26La strategia di Amazon: da Marketplace a Phygital Ecosystem
Oggi il Tribunale di Roma ha revocato l’ordinanza dello scorso 7 aprile con cui era stato disposto il blocco su tutto il territorio nazionale del servizio Uber Black e l’oscuramento dell’App in Italia.
Il Gruppo Uber – di cui il tribunale ha accolto il reclamo, respingendo il ricorso dei tassisti – potrà, dunque, continuare ad operare in Italia mediante il servizio Uber Black. Gli altri servizi denominati Uber Pop e Uber X continuano invece ad essere vietati, come stabilito dal Tribunale di Torino con sentenza del 22 marzo 2017.
“Siamo davvero felici di poter annunciare a tutte le persone e agli oltre mille autisti partner di Uber che potranno continuare ad utilizzare la nostra applicazione in Italia. Ora più che mai è forte l’esigenza di aggiornare la normativa datata ancora in vigore, così da consentire alle nuove tecnologie di migliorare la vita dei cittadini e la mobilità delle città”. Questo il commento di Uber sull’ordinanza.
La vicenda legale di Uber in Italia
Il Tribunale di Roma aveva ordinato il blocco del servizio offerto da Uber su tutto il territorio nazionale, accogliendo un ricorso per concorrenza sleale delle associazioni di categoria di tassisti.
Tutti i servizi della società erano stati vietati in Italia: Black, Lux, Suv, X, XL e Select.
Ma quella del tribunale di Roma non era stata la prima sentenza contro Uber in Italia, dato che già due anni fa a Milano, sempre accogliendo un ricorso dei tassisti, i giudici avevano disposto il blocco per Uber Pop e un altro stop all’utilizzo dell’applicazione era arrivato anche dal Tribunale di Torino, come già ricordato.
Secondo quanto si apprende da fonti legali, la sentenza di oggi attua la decisione del Parlamento di sospendere sino al 31 dicembre prossimo alcune norme della legge nazionale che disciplina il settore taxi e noleggio con conducente.
La sospensione era stata introdotta nella legge di conversione del decreto Milleproroghe e aveva scatenato le proteste dei tassisti dello scorso febbraio.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/05/2D7623ED00000578-3732691-image-a-24_1470816736686.jpg573634Daria D'AcquistoDaria D'Acquisto2017-05-26 16:29:422017-05-29 16:17:37Uber: il Tribunale di Roma ha revocato il blocco
Pornhub lo scorso 25 maggio ha festeggiato 10 anni e per celebrare ci propone un’interessante infografica che ci mostra dati e trend raccolti durante questo decennio. Oltre ad essere cambiati i “generi” preferiti dagli utenti, è cambiata sopratutto la fruizione dei contenuti video.
Mentre nel 2008 solo l’1% del traffico proveniva da mobile, oggi oltre il 75% dello stesso proviene da smartphone o tablet.
Ma quanti contenuti ci sono oggi su Pornhub?
Stiamo parlando di cifre importanti: oltre 10 milioni di video per 1,5 milioni di ore caricate. Di questi video upload, circa 2,8 milioni appartengono alla categoria più amata: Amateur. Anche i dati giornalieri sono impressionanti: 75 milioni di visitatori al giorno e 22 milioni di registrati. E l’engagement? I fan di Pornhub sono una community molto attiva: con 6.9 milioni di commenti ai video e mezzo miliardo di rating!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/05/pornhub-insights-10-years-cover.jpg350650Massimo SommellaMassimo Sommella2017-05-26 16:29:232017-05-26 17:33:51I 10 anni di Pornhub in un'infografica
La chat app Telegram è stata creata nel 2013 dai fratelli Nikolai e Pavel Durov (Pavel nacque a Torino!), i fondatori del social network russo VKontakte. La sua peculiarità è quella di estendere le sue funzioni, diventando una vera e propria community basata sulla messaggistica. Quasi un mailing service, ma con i numeri di telefono al posto degli indirizzi di posta elettronica.
Simile a WhatsApp, ma con un sistema di copertura e criptaggio dei dati che, a detta dei Durov, rende l’applicazione invulnerabile. Già questo è un grosso punto a favore, ma non l’unico per preferire la chat dell’est a WhatsApp o altre app di messaggistica.
Abbiamo individuato per voi ninja 5 motivi per cui vale la pena scegliere una chat dell’est. Eccoli.
Ha poche pretese, ti conquista con la sua semplicità
È necessario soltanto inserire il proprio numero di telefono. Una registrazione così semplice non si vedeva dai tempi di Napster: poche pretese. Telegram, inoltre, permette di creare una username, così da poter chattare anche con chi non ha il nostro numero di telefono in rubrica. Geniale.
Sul nostro blog o sito web possiamo aggiungere il link https://telegram.me/username che, se cliccato, aprirà automaticamente sul browser che stiamo utilizzando una finestra pop up di chat Telegram con la username specificata.
È sempre disponibile, su qualsiasi piattaforma
Telegram è disponibile per iOS, Android, Windows Phone, e per PC, su Windows, Mac e Linux. Insomma, non ci abbandona mai.
Puoi condividere tutto con lei
Con Telegram siamo in grado di inviare qualsiasi tipo di file ai nostri contatti, fino a un massimo di 1,5 Gb, che sono davvero tanti. Volete creare un gruppo di lavoro? Bene, usate Telegram! Perché affidarsi a chat a pagamento come Slack?
È sempre sicura
Il cavallo di battaglia di Telegram è la sicurezza (e la privacy). I fratelli Durov hanno sfidato gli hacker di tutto il mondo, mettendo in palio una ricompensa di 300 mila dollari per chiunque riesca a decriptare il contenuto di un messaggio inviato sulla nostra cara chat dell’est. Superfluo dire che nessuno ci è ancora riuscito.
Le piacciono i gruppi numerosi ?
Potete creare gruppi, con un massimo di 200 partecipanti, oppure supergruppi, aggiungendo ben mille utenti contemporaneamente. Come se invece di organizzare la partita di calcetto doveste organizzare la prossima UEFA Champions League.
Cosa state aspettando quindi? Perché usate ancora WhatsApp?
Vuoi segnalarci un’altra applicazione di messaggistica? Fallo sulla nostra pagina Facebook.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/05/Telegram_motivi-per_scegliere_una_chat_app_est.jpg10801920Kazuki LuSKazuki LuS2017-05-26 16:16:162017-05-26 16:15:36Telegram: 5 motivi per scegliere una chat dell'est
Al momento della progettazione di un’app i fattori da dover considerare sono molteplici, ma una piccola premessa è d’obbligo: un’app deve essere funzionale per chi la deve utilizzare, le parole d’ordine in queso senso sono: semplicità e valore, inteso come utilità (in un qualche modo mi deve essere d’aiuto).
Google, grazie all’esperienza dei suoi esperti Jenny Gove, UX Research Lead di Google, e Iram Mirza, UX Design Lead, ha analizzato gli aspetti fondamentali che consentono di rimuovere gli ostacoli per la user experience e quelli che agevolano l’utente nelle sue attività di ricerca e acquisto da mobile. Vediamole insieme.
1. Navigazione e scoperta dell’app
Fonte @Google
In questa prima fase gli utenti devono essere guidati, in modo tale da capire subito le potenzialità dell’app e quello che possono riceverne. Questa è una fase molto importante, perché la percentuale di persone che abbandona un’applicazione dopo averla usata solo una volta è molto alta, circa il 25%.
Importante è quindi offrire fin da subito un’esperienza di navigazione piacevole e intuitiva.
2. Fase di ricerca
Fonte @Google
Non sempre gli utenti hanno le idee chiare su quello che desiderano cercare, è per questo che è importante dare la possibilità di eseguire una ricerca all’interno del menù principale dell’app.
Fonte @Google
Un altro suggerimento è quello di predisporre una ricerca per filtri che permetta di evitare che l’utente scorra diverse pagine senza trovare quello che sta cercando.
3. Acquisiti in-app e conversioni
Fonte @Google
4. Registrazioni in-app
La fase dell’acquisto è quella forse più delicata, in quanto se risulta troppo macchinosa l’utente preferisce abbandonare e cercare altri canali che permettano di fare acquisti in maniera più semplice.
Importante è avere la possibilità di confrontare i vari articoli che si desiderano acquistare e accedere alle recensioni degli utenti in modo schematico.
Infine, al momento del pagamento, è sempre gradita la possibilità di avere più opzioni, compresa quella di poter registrare i dati in maniera sicura e veloce.
Fonte @Google
Far registrare l’utente all’interno della propria applicazione è un’operazione di valore, in quanto dà all’azienda la possibilità di creare contatti futuri con i propri clienti. Durante questa fase bisogna evitare di essere troppo invadenti perché si corre il rischio di ottenere l’effetto contrario.
Molte volte, pur di garantirsi la registrazione, si offrono benefit immediati, andando però a compromettere l’esperienza del cliente, il consiglio è quello di chiedere all’utente di registrasi solo quando è effettivamente necessario.
5. Compilazione moduli
Fonte @Google
La compilazione dei moduli necessari a completare l’acquisto deve essere rapida.
Alcuni suggerimenti possono riguardare la possibilità di segnalare subito un errore presente nella compilazione e non doverlo scoprire la momento dell’invio del modulo.
Un’altra accortezza da poter usare è quella di predisporre che la tastiera del nostro smartphone si uniformi alla tipologia di testo richiesta (vedi l’immagine sottostante come esempio).
6. Usability
Fonte @Google
Per garantire una buona esperienza utente è importante progettare applicazioni che siano facilmente comprensibili. È consigliato utilizzare un linguaggio che sia vicino ai clienti, e non utilizzare termini troppo tecnici che potrebbero disorientare chi sta navigando. In questo senso, un altro aspetto da tenere in considerazione è quello che permette a chi sta visionando un articolo di poter regolare l’utilizzo dello zoom. Infine è sempre importante dare un feedback all’utente ogni volta che compie un azione, in modo da ridurre le ambiguità.
Fonte @Google
Queste sono alcune delle macro-categorie che è consigliato tenere in considerazione nel momento in cui si decide di progettare un’applicazione, voi cosa aggiungereste?
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/05/Depositphotos_62971635_m-2015.jpg6671000Silvia SeneseSilvia Senese2017-05-26 15:29:422017-05-26 16:45:47Progettare un’app: 6 aspetti da considerare
Innamorarsi dei suoi scatti è davvero facile. Colori neutri, panorami incredibili e una buona dose di follia e creatività. Se non fate parte dei 100k che seguono ogni giorno le sue storie, ecco a voi Giulio Tolli: 27 anni, abruzzese doc, fotografo professionista e ingegnere mancato che ha deciso di inseguire la sua grande passione per la fotografia. Nel suo feed di Instagram condivide racconti e scatti di vita quotidiana che hanno conquistato follower e brand.
Oggi Giulio è un Iger affermato, manager della community degli @IgersPescara e inviato speciale per tantissimi brand come Ferrarelle.
Nelle tue foto sono presenti spesso scatti che immortalano luoghi meravigliosi dell’Abruzzo. Qual è lo scatto che secondo te racchiude l’essenza della tua regione?
L’Abruzzo per me è la mia più grande casa. Quel luogo dove mi trovo perfettamente a mio agio che sia in montagna, al mare o in uno degli infiniti vicoli dei paesini.
Se dovessi scegliere una delle mie foto che rappresenta la mia terra nella sua totalità probabilmente non riuscirei a racchiudere la sua vera essenza. Però questo scatto realizzato a Punta Aderci, per me è incredibilmente significativa, perché a mio avviso esprime tutte quelle volte in cui la mia regione è caduta frantumandosi ma nonostante ciò ha continuato a rialzarsi senza paura per riprendere a volare.
La tua popolarità su Instagram ti ha permesso di far parte di diversi progetti in giro per il mondo. Qual è stato il luogo che ti ha più emozionato fotografare ?
La mia fortuna è stata quella di riuscire a diventare “popolare” su Instagram immediatamente senza pensare ai vari BOT, likes, followers fake o fantasma. Ho potuto descrivere la mia vita attraverso le foto, senza badare ai vari paradigmi che ora si studiano per diventare influencer. Grazie a questo sono stato notato da molti operatori e agenzie che mi hanno invitato a girare l’Italia in lungo e largo e a volte anche il mondo. Sicuramente non dimenticherò mai i dieci giorni nel deserto australiano quando ho collaborato con Land Rover, una delle esperienze più belle. Dormire in tenda, silenzio assoluto e circondato solo dalla natura incontaminata. Ho realizzato uno dei sogni della mia vita.
Il Mare è uno dei tuoi soggetti preferiti delle tue foto. Hai un legame particolare?
Per me il mare è indispensabile. Il mio tutto e il mio niente. Quel luogo dove mi sento fuori dal mondo e fuori dal tempo. Quel posto speciale chiuso a chiave prima nei miei occhi e dopo nel cuore. Può accedervi solo chi decido io. Proprio lì, in riva al mare, osservando l’orizzonte correre veloce, adoro condividere i momenti più belli, i ricordi, i pensieri e le parole. Le dono a lui per custodire ciò che mi è più caro perchè sono sicuro che ovunque mi troverò potrò tornare da lui e sarà pronto ad abbracciarmi, in silenzio, come piace a me. La mia isola al di fuori dal mondo.
I tuoi scatti sono fonte di ispirazione per coloro che cercano luoghi suggestivi da visitare. Come secondo te Instagram favorisce la promozione turistica?
Con le mie foto amo raccontare prima ancora che ispirare. Amo descrivere ciò che una terra, un luogo o una persona sono nella maniera più schietta e contemporaneamente emotiva possibile. Instagram è un motore sempre attivo in questa direzione, mi permette di condividere tutto ciò che voglio con il mondo intero e per questo motivo si trasforma in un canale dalla portata e forza incredibile per promuovere il turismo in una determinata zona.
Hai lanciato alcune tendenze su instagram come quella del tuo progetto @Gtjumps, dove condividi foto incentrate sui salti. Quali saranno secondo te le tendenze future da seguire con attenzione?
Qui mi scappa una risata. Purtroppo io non sono abbastanza “forte” da lanciare tendenze, ma sicuramente quella dei salti è stata una bella intuizione che ha funzionato da subito perchè riusciva a descrivere un luogo in maniera molto più simpatica e dinamica catturando immediatamente l’attenzione. Instagram ormai è un libro conosciuto a chiunque ci entra un minimo dentro e trovare una tendenza che può diventare virale è difficile. Più che tendenza io credo che con il passare del tempo vedremo account e profili sempre più mirati su un determinato stile o tipo di fotografia.
>>> Scopri la Rubrica “Iger della settimana” ed entra nella Community Instagramers Italia, la più grande Community italiana legata al mondo della comunicazione visiva.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/05/tollicopertina.jpg8001600Emanuele LoiaconoEmanuele Loiacono2017-05-26 12:30:112017-07-05 13:33:46Instagramer of the Week: intervista a Giulio Tolli
McDonald’s è stata costretta a ritirare il suo ultimo spot pubblicitario che promuoveva il Filet-O-Fish, l’hamburger di pesce, perché accusata di sfruttare il dolore legato al lutto per vendere i propri prodotti.
Proprio come accaduto qualche tempo fa per Pepsi e lo spot con Kendall Jenner, McDonald’s ha peccato di scarsa sensibilità, perdendo di vista un elemento fondamentale della propria comunicazione: le persone.
Ecco cos’è successo.
McDonald’s Dead Dad
Lo spot ci mostra un ragazzino che durante una passeggiata insieme alla mamma, le chiede di raccontargli qualcosa sul padre che non c’è più. Mentre la mamma racconta del padre, il volto del bambino si fa triste, perché sembra che i due non abbiano proprio nulla in comune. Il suo volto si illumina però nel momento in cui da McDonald’s ordina un Filet-O-fish, e la mamma con un sorriso amorevole dice: “Era ilpreferito anche di tuo papà”.
Tralasciando il fatto che già sembra assurdo che due persone della stessa famiglia considerino il Filet-O-Fish come il proprio hamburger preferito, quello che più sbalordisce è ovviamente, il contenuto della pubblicità ideata dall’agenzia Leo Burnett.
I consumatori si sono fatti sentire a gran voce sui social, soprattutto su Twitter e gran parte dei commenti provengono da chi, purtroppo, ha perso un genitore. Rabbia e disgusto sono i sentimenti più evidenti, a parte qualche isolato commento positivo.
Le lamentele sono giunte anche da associazioni a sostegno dei bambini orfani e dall’Advertising Standards Authority: tutti i reclami ricevuti sottolineano come lo spot sia assolutamente inappropriato e come sia insensibile e cinico sfruttare il lutto e il dolore altrui per vendere i propri prodotti commerciali.
Qualcuno ha fatto anche notare come l’uscita dello spot pubblicitario sia avvenuta in prossimità della festa del papà, che nei paesi anglosassoni quest’anno si festeggia il 18 giugno. Una combo simile per un bambino che ha già sofferto molto, può solo suscitare ulteriore dolore, altro che voglia di mangiarsi un hamburger di pesce.
L’importanza delle persone nell’advertising
Shelley Gilbert, psicoterapeuta e fondatrice della no profit Grief Encounter a sostegno dei bambini che hanno perso i genitori, afferma di aver ricevuto un considerevole numero di telefonate da parte di genitori preoccuparti del turbamento che la pubblicità ha causato nei propri figli. McDonald’s in quest’occasione non si è certamente guadagnata la simpatia di genitori e consumatori, che hanno etichettato il brand come una compagnia che manipola i propri consumatori attraverso le emozioni.
Ovviamente l’azienda si è profondamente scusata, dichiarando di essere desolata di aver urtato la sensibilità di chi per loro è più importante, i clienti.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/05/dead-dad-ad-960x540.jpg540960Lucrezia GrisentiLucrezia Grisenti2017-05-26 12:00:572017-05-26 17:37:45Dopo Pepsi, anche McDonald's ritira uno spot pubblicitario
Sei un blogger, hai una community che ti segue e il tuo obiettivo è quello di monetizzare attraverso la tua presenza online?
Si chiama Moteefe la piattaforma di social eCommerce che permette ad Influencer e ad aspiranti imprenditori di vestire i panni del Designer e dar vita al proprio business online in pochi e semplici click.
Attraverso la piattaforma potrai realizzare il tuo merchandising personalizzato e promuoverlo attraverso i tuoi canali social. Al resto ci pensa Moteefe.
Tutto ciò che dovrai fare sarà realizzare un design accattivante, scegliere i prodotti da personalizzare tra t-shirt, felpe, cover e tazze e promuovere la tua prima campagna di vendita, senza preoccuparti della produzione, della spedizione, dei pagamenti e dell’assistenza clienti.
Per conoscere qualcosa in più su questa interessante startup, abbiamo fatto qualche domanda al CMO Olivier Stapylton-Smith e al Direttore Marketing e Partnership Italia Giuseppe Bagorda.
Com’è nata l’idea di Moteefe?
Fondata nel 2015 da Mathijs Eefting, Lev Kundin and Olivier Stapylton-Smith, Moteefe è una piattaforma di social eCommerce che nasce dall’idea di voler fornire una soluzione in grado di agevolare tutti gli utenti intenzionati a vendere online prodotti customizzati.
L’obiettivo di Moteefe è quello di promuovere l’imprenditorialità aiutando creativi, Influencer e aspiranti imprenditori a dar vita alle proprie idee, fornendo loro uno strumento che gli consenta di realizzare in modo semplice un business online, senza doversi preoccupare della parte logistica, ma soprattutto evitando loro di correre qualsiasi rischio finanziario.
Moteefe è uno dei modi più semplici per iniziare il proprio business online.
Moteefe rappresenta una soluzione pratica e innovativa per tutti coloro i quali vogliono iniziare a vendere online attraverso i social senza costi iniziali e soprattutto senza correre rischi.
Seguendo il tradizionale modello di vendita, nel momento in cui un imprenditore o un aspirante tale decide di vendere online deve necessariamente avere un magazzino con un grande quantitativo di prodotti, creare il proprio sito internet, organizzare le spedizioni, gestire il customer care, dunque prima di ottenere le prime vendite è necessario un investimento iniziale.
Con Moteefe cambia tutto, chiunque può iniziare a vendere sulla piattaforma nel giro di cinque minuti e a costo zero. Lavorando in stretta collaborazione con aziende che si occupano di stampa in tutto il mondo, Moteefe permette di mandare in stampa i prodotti solo dopo che la campagna online sia terminata, e invia gli ordini direttamente al cliente, accorciando i tempi di spedizione.
Grazie alle nostre economie di scala, siamo in grado di dare ai nostri venditori enormi margini di profitto senza richiedere da parte loro nessun tipo di “duro lavoro”. Pensate che in Italia, oltre cento persone guadagnano più di 100.000 euro all’anno utilizzando la nostra piattaforma.
Con Moteefe gli utenti diventano Designer, perché scegliere di produrre e vendere le proprie creazioni attraverso la piattaforma?
Due sono i motivi principali: aiutiamo gli imprenditori ad ottenere il successo e in più abbiamo un ottimo rapporto qualità-prezzo dei nostri prodotti. Vogliamo che i nostri venditori si concentrino principalmente sul creare il design dei propri prodotti e sulla promozione del loro business.
Un’altro punto di forza di Moteefe sta nella semplicità di utilizzo della piattaforma, ottimizzata per agevolare le vendite e dotata di un servizio di analytics in tempo reale, in più per qualsiasi domanda o dubbio tutti i nostri utenti avranno a disposizione un Account Manager pronto a rispondere.
Il nostro focus è quello di mettere a disposizione degli utenti prodotti di ottima qualità ad un costo conveniente, al momento abbiamo una vasta scelta tra magliette e tazze, e a breve offriremo anche la possibilità di vendere posters, shopping bag, sticker e cuscini.
Moteefe è nata due anni fa ed è già cresciuta molto; quali sono i fattori che ne hanno determinato il successo ?
Senza ombra di dubbio il nostro primo anno ci ha portato dei risultati incredibili, nei primi quattro mesi abbiamo di gran lunga superato il nostro target di vendita, e ci aspettiamo un futuro ancora più roseo per il 2017.
I fattori vincenti di Moteefe sono principalmente due: il primo è quello di avere un team fantastico pieno di idee ed energia che si dedica al 100% a Moteefe, il secondo è legato al nostro mettere al centro dell’attenzione i clienti cercando di fornire loro sempre la soluzione migliore, prima di prendere qualsiasi decisione importante ci chiediamo: “tutto questo porterà beneficio ai nostri utenti?”.
Abbiamo un modo davvero aperto di instaurare rapporti con i nostri Sellers infatti parliamo con almeno 100 di loro ogni giorno, cercando sempre di instaurare un rapporto di fiducia. Questo approccio ci permette di ricevere feedback costanti per migliorare il nostro servizio. Per essere vicini al cliente abbiamo creato un gruppo Facebook Moteefe Italia, all’interno del quale forniamo supporto a tutti i venditori italiani.
Recentemente avete ricevuto un importante investimento, quali obiettivi vi permetterà di raggiungere?
La seconda parte del 2017 e il 2018 saranno molto importanti per la crescite di Moteefe e lavoreremo duro per incrementare il nostro business il più velocemente possibile. Il nostro focus è sempre quello di migliorare la nostra piattaforma ascoltando i feedback che i nostri utenti condividono con noi.
Ogni giorno vediamo numerose persone che lasciano il loro lavoro per dedicarsi a tempo pieno al loro nuovo business online, cambiando drasticamente il proprio stile di vita. Nei prossimi anni la speranza è quella di invogliare un numero sempre più alto di persone ad entrare a far parte di questo nuovo modo di intendere il business.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/05/Moteefe-la-startup-che-ti-aiuta-a-vendere-attraverso-i-social.png477941Alessandra GallucciAlessandra Gallucci2017-05-26 11:30:402017-05-25 19:22:25Moteefe, la startup che ti aiuta a vendere attraverso i social
Con il termine “work-life balance” si intende la capacità di bilanciare in modo equilibrato il lavoro (la propria carriera e le proprie ambizioni) e la vita privata.
Questo topic è sempre più al centro del dibattito in un’era in cui la tecnologia (in particolare quella mobile) ha esteso tempi e modi di lavoro anche fuori dal tradizionale orario d’ufficio.
Le professioni del digitale come l’eCommerce Manager sono ovviamente quelle maggiormente coinvolte in queste dinamiche. Su questo ed altri argomenti abbiamo intervistato Pietro Bonomo, eCommerce Consultant e docente delMaster Online in eCommerce Management di Ninja Academy.
Ciao Pietro. Ti conosciamo come un guru dell’eCommerce che passa le sue giornate a Bali tra consulenze e surf. Impossibile non invidiarti e definire il tuo come il vero “lavoro dei sogni”. Ma esiste davvero il lavoro dei sogni?
Hola! 😀 Non esiste il lavoro dei sogni. Esiste la volontà di modellare la tua vita, per vivere i tuoi sogni. In fondo, il lavoro è la punizione per il Peccato Originale ed è ora che iniziamo a scrollarci di dosso il senso di colpa ancestrale che ci opprime.
Ricordo i tempi in cui, a Torino, passavo la mia prima ora giornaliera da CEO della mia azienda, guardando le webcam dei posti dei miei sogni. Erano già 12 anni che sedevo a quella scrivania. Diciamo che in quel caso stavo lavorando. Producevo denaro in cambio di servizi. Lo facevo bene. Ma ogni notte, nel cuore della notte, mi svegliavo arrabbiato con me stesso per essermi intrappolato da solo.
Guidavo una BMW. Vivevo in una villa con piscina e cinema in camera da letto. Quando avevo tempo, frequentavo i locali più trendy della città e non pagavo perché ero una sorta di micro-celebrità cittadina. Alcuni considerano questa, la vita da sogno, ma non è ciò per cui sono nato io.
Gli unici momenti in cui mi sentivo un essere umano erano in un campo da football americano mangiando fango per conquistare un singolo centimetro. Attendendo le onde in zone remote del mondo, sprezzante delle condizioni. Freddo, caldo, onde enormi, onde microscopiche, squali, turisti tedeschi, correnti. Non importava.
Qualcuno potrebbe definirmi un adrenaline junkie, ma non è così. Era la necessità estrema di ricongiungermi con me stesso e con la natura, attraverso la gestualità e gli istinti primordiali.
Quindi non sono andato alla ricerca del “lavoro da sogno”, anche perché abbinare la parola “lavoro” con “sogno” è azzardato. Diciamo che sono andato alla ricerca della vita dei miei sogni, attraverso ciò che alcuni chiamano “lavoro”, ma che io chiamo “la mia arte”.
La tua attuale situazione lavorativa è frutto di anni di esperienza, tentativi, programmazione: puoi raccontarci qual è la vera ricetta per raggiungere i propri obiettivi professionali?
Come dicevo prima, affronto le mie sfide professionali non come un task da completare ogni giorno, ma come un’arte. L’Arte è la ricerca della bellezza, della perfezione, è espressione dell’ingegno umano che migliora il mondo. L’arte va coltivata e prescinde dal corrispettivo economico. Ogni giorno, le prime due ore sono dedicate allo studio. Cerco di approfondire ogni aspetto che riguarda la mia arte. Se fossi un pittore, probabilmente, vorrei sapere come si sviluppano i legami chimici quando, con il pennello sporco di giallo, dipingo sul verde. Il mio sogno è quello di rimanere un “apprendista con esperienza”.
I primi ingredienti della ricetta sono studio ed osservazione. L’altro giorno stavo rielaborando la parte del mio framework per l’e-Commerce che riguarda la struttura delle pagine prodotto. Mi sono ritrovato a tentar di correlare le teorie di Nir Eyal su come si progetta un prodotto che crea abitudini, con il fenomeno Peppa Pig. Stavo tentando di comprendere i processi sinaptici coinvolti nella passione per Peppa Pig, per vedere se sarei stato in grado di standardizzare il processo ed applicarlo in scala alle teorie di Eyal.
credits: DepositPhotos #31395529
Il secondo ingrediente è l’approccio olistico alle problematiche. Quando vengo coinvolto in un progetto, lo affronto come se fosse uno strumento attraverso il quale modellare un’opera. La difficoltà è capire di quale strumento disponiamo, così da poter scegliere quale materiale dovrò andare a modellare. Se ho un’idea o un prodotto (strumento), dovrò scegliere il materiale giusto su cui esprimere la mia arte (modello di business). Il risultato finale sarà profittevole, se questa combinazione sarà vincente e mostrata al mondo in tempi utili. Solo così potrò avere qualche speranza di creare qualcosa di bello che possa cambiare, anche se di poco, il mondo.
Il terzo ingrediente è la passione. Ovviamente tutto ciò comporta una carico di lavoro enorme. Ogni azione necessaria per comporre l’opera, dovrà essere pianificata ed eseguita con rigore per essere consegnata in tempi utili. Vivo ad un minuto da una spiaggia considerata la mecca del surf mondiale, gremita di bikini e 25 gradi tutto l’anno. Seduto nel mio studio, davanti ad un computer, in costume da bagno e lontano dai conformismo di giacca e cravatta, a volte, è difficile seguire un piano.
Il quarto ingrediente è la disciplina. Questo approccio mi ha permesso di essere apprezzato nonostante il mio stile di vita non convenzionale e, di conseguenza, di raccoglierne il corrispettivo economico. Soprattuto di riuscire, fino al momento, nel mio più grande progetto “Work in Progress” che si chiama vita.
Che ruolo riveste il digital nella tua esperienza? In che misura ritieni possa influenzare o modellare il mondo del lavoro nei prossimi anni?
Il digital è tutto per me. Senza, avrei avuto tre scelte. Rimanere in Torino con il mio tenore di vita elevato e soffrire. Mollare tutto ed infilare perline su una spiaggia di Goa vendendo collanine per sopravvivere, o ricostruire un nuova gabbia in un altro posto. Con il digital tutto è cambiato. Posso girare il mondo, mantenere il mio stile di vita e rimanere in contatto con le migliori menti per uno scambio continuo. A patto di mantenere le mie competenze aggiornate ad alto livello, senza mai distrarmi o sentirmi arrivato.
Guarda l’intervista realizzata nel 2016 a Pietro:
Anche la qualità dei risultati dei progetti è migliorata. Posso assumere il miglior talento per un determinato task, senza dover sperare che viva nel mio circondario, senza vincoli burocratici o culturali. È meraviglioso. Nel mio team si professano 5 religioni diverse: ci sono cattolici, ortodossi, ebrei, musulmani, hindu. È un continuo scambio di idee, informazioni e punti di vista differenti, che portano a risultati finali di livello internazionale.
Ovviamente non è sempre rose e fiori. Ci sono ancora problemi legati alla disciplina e alla confusione dei ruoli. Spesso mi ritrovo a dover gestire rapporti confusi di subordinazione/indipendenza. Molti collaboratori non sono ancora in grado di comprendere a fondo che siamo in un’era in cui tutti siamo imprenditori di noi stessi e che le gerarchie sono date dalle competenze. Un corto circuito culturale di cui i ragazzi più giovani sono ancora vittime. Molti percepiscono il vantaggio dell’essere liberi, ma agognano il posto fisso. Un po’ per paura ed un po’ per status. Quindi vorrebbero lavorare come gli pare, quando gli pare ed essere pagati tanto, a prescindere dai risultati e le competenze acquisite. Ho notato che questo corto circuito culturale è particolarmente forte in paesi come l’Italia e l’India, mentre il processo è più avanti in paesi come UK, Israele, USA.
Come vedi il futuro grazie al digital?
Gli strumenti di sharing economy stanno modificando la cultura del Capitalismo. La tendenza è quella di usare, anziché accumulare o possedere. Se non possiedi nulla, non hai nulla da dover difendere e quindi sarai più aperto a condividere. Sembra che la visione di John Lennon in “Imagine” si stia incredibilmente avverando per mezzi imprevedibili:
Imagine there’s no countries
It isn’t hard to do
Nothing to kill or die for
And no religion, too
Imagine all the people
Living life in peace…
Immagina che non ci siano nazioni, non è difficile. Niente per uccidere e morire e niente religioni. Immagina tutta la gente, vivere il mondo il pace. E poi nella canzone si parla di “non possesso”, di “condivisione”… Il digital sta gettando le basi per un mondo di condivisione autogestita. Ecco come mi piace immaginare il mondo grazie al digital: il lavoro verrà svolto dai Robot e noi saremo “manlevati” dall’onere del Peccato Originale. Così potremo affinare il nostro ingegno e vivere grazie alle arti che avremo coltivato. Team condivisi disciplinati dalla gerarchia delle competenze, connessi attraverso piattaforme digitali. Per chi rimane indietro, prevedo un futuro piuttosto Darwiniano.
Per concludere, se dovessi scegliere 5 parole per descrivere il tuo rapporto tra sfera personale e lavoro, quali sarebbero?
Nell’ultima settimana sei stato troppo occupato e ti sei perso qualche novità dal mondo social? Ti stai chiedendo quali siano le ultime funzioni introdotte da Facebook, Instagram o Snapchat? Ecco, allora sei nel posto giusto al momento giusto. Oggi è venerdì e questa è la nostra Week in Social, la rubrica dedicata a tutte le novità che i social ci hanno regalato nell’ultima settimana.
Facebook
Quando si parla di novità il re dei social network non delude mai e questa volta ci regala un’altra settimana ricca di imperdibili news, alcune delle quali fanno sorridere ed altre meno.
Infatti, mentre in Italia i numeri di Facebook continuano a crescere, arrivando a più di 30 milioni di utenti attivi su base mensile – di cui 28tramite dispositivo mobile – cresce anche il fenomeno del revenge porn. Sono 54 mila, infatti, i casi di revenge e di estorsione sessuale che il team di Zuckerberg ha dovuto analizzare in un solo mese. I dati saltano fuori dai “Facebook Files”, una sorta di regolamento che la piattaforma deve seguire quando si trova di fronte a contenuti ambigui: violenza, terrorismo, fake news e, ovviamente, anche sesso, pornografia e pedo-pornografia.
La strada da fare è ancora lunga non solo perché ancora non sono previste, per la cyber vendetta sessuale, “fattispecie penali specifiche relative al fenomeno”, ma anche perché, in realtà, non esiste ancora la possibilità di eliminare immediatamente, senza mediazioni, i contenuti imputati.
Ma le news non finiscono qui: Facebook punta, di nuovo, sulla funzione Live. In che modo? Innanzitutto, dando la possibilità agli utenti di aggiungere una chat privata al proprio video in diretta. L’interazione avverrà tramite Messenger e il social network ha annunciato che, entro l’estate, la funzione potrebbe essere estesa a diversi paesi. Inoltre, gli utenti potranno anche trasmettere in streaming in partnership con un amico. Dunque, Facebook punta, ancora una volta, sulla partecipazione degli utenti e sull’engagement.
Altre due novità arrivano sempre dal colosso di Menlo Park. La prima: sta per partire “Order Food”. Di cosa si tratta? Di un nuovo spazio che il social network mette a disposizione delle aziende che vogliano sfruttare gli oltre due miliardi di utenti attivi.
Utilizzarlo sarà molto semplice: cerca, tra tutte quelle a disposizione, le pietanze che preferisci, paga online e aspetta che un fattorino ti consegni tutto a casa tua.
Certo, a colpo d’occhio, potrebbe sembrare che Facebook voglia soffiare il posto ai servizi già esistenti, ad esempio Just Eat, ma, in realtà, non è così. Sì, perché Order Food non intende fare altro che semplificare il contatto tra gli utenti affamati e le piattaforme che già svolgono questo servizio.Se Facebook è una grande potenza, perché non sfruttarla al meglio?
La funzione è ancora in fase di sperimentazione ma si pensa che a breve potrà essere attiva a tutti gli effetti.
La seconda: Facebook rielabora i trending topic e lo fa per permettere agli utenti di trovare più facilmente i contenuti e le notizie più interessanti. Facebook indicherà alcune delle storie più popolari riguardo un determinato argomento oppure i tre argomenti più diffusi riguardanti la propria regione d’appartenenza. Si tratta, ancora una volta, di una funzione sperimentale che gli utenti potranno, comunque, disattivare quando vorranno.
Instagram
Altre importanti novità arrivano dal social network fotografico più popolare e discusso di sempre.
La pagina ufficiale di Instagram ha di recente annunciato “due nuovi modi per scoprire il mondo che ti circonda: le storie con hashtag e luogo”. In questo modo, una volta su “Esplora”, in alto, vedrai le storie pubblicate dagli account vicino a te, geograficamente parlando. Ma non solo: cercando un particolare hashtag potrai entrare in contatto anche con le storie correlate ad esso e che quindi t’interessano più di altre.
Un’altra funzione di Instagram, invece, permetterà all’utente di archiviare i post già pubblicati senza cancellarli del tutto e anche di ripristinarli in qualunque momento. Si tratta, insomma, di una sorta di limbo dove tenere i post che non vuoi cancellare ma che non sei neanche sicuro di voler mostrare a tutti. Insomma, hai tempo per decidere! Comodo, no?
Per archiviare un post basterà cliccare sui tre puntini e poi su “Archivia”. Per ripristinarlo invece, bisognerà andare su “Profilo” e poi fare clic sulla freccia circolare in alto a destra.
Piccole modifiche per un social network migliore e più completo!
Snapchat
In continua corsa per stare al passo con Facebook e Instagram, anche Snapchat punta sulle storie.
In particolare, si tratta di “storie di gruppo”, in comune. Insomma, storie create da più utenti. Un utente inizierà una storia che poi potrà essere ampliata o modificata da altri. Un’ottima soluzione per la pubblicazione di foto e video di compleanni, eventi, feste di qualsiasi genere. Per creare una storia di gruppo basterà cliccare, come per le storie normali, su “Crea storia”.
Google
Per finire, diamo il benvenuto alle novità di Google formato famiglia per la condivisione di foto, note e calendari.
L’opzione “Family Group” permette ad un massimo di sei persone di utilizzare gli stessi giochi e app, di guardare gli stessi video, foto e programmi TV. Questa funzione assume un’importanza notevole per il fatto che una particolare attenzione è rivolta ai minori.
Sì, perché, attraverso la funzione “Family Link” il titolare o l’amministratore del gruppo potrà monitorare e gestire i potenziali account dei minori di 13 anni. Come? Impostando metodi di pagamento e decidendo chi, tra i componenti del gruppo, può accedere a determinati servizi. Addirittura, questa opzione permetterà di tenere d’occhio il tempo trascorso dal minore sullo schermo e impostare l’orario di spegnimento del dispositivo utilizzato.
Insomma, un’altra settimana ricca di irresistibili novità dal mondo dei social. Alla prossima Week in Social, al prossimo venerdì!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/03/Week_in_social_news_Twitter_Facebook-scaled.jpg13442560Martina MasulloMartina Masullo2017-05-26 11:00:572017-05-26 12:58:41Week in Social: dalle nuove dirette Facebook al Family Group di Google
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