Google adblock chrome

Google avrà il suo Adblock per Chrome

Secondo il Wall Street Journal a Mountain View si sta pianificando la realizzazione dell’Adblock di Google per Chrome.

La notizia tuttavia non è ancora stata confermata da Google. Sembra che il blocco delle pubblicità online sia solo parziale e riguardi quindi solo un certo tipo di ads come per esempio i video con funzione autoplay (video pre-roll), pop-up e pop-under.

Le pubblicità che verranno letteralmente bannate sono state stabilite dalla Coalition for Better Ads, della quale sia Google che Facebook sono membri. Ed ecco i formati degli annunci considerati come più fastidiosi:

Adblocker di Google

Via: Coalition for Better Ads

I lati negativi dell’ AdBlock di Google

Esistevano già varie estensioni per bloccare le pubblicità online, per questo motivo la notizia della tecnologia di adblocking firmata Google ha suscitato qualche critica e vari dubbi sul possibile conflitto d’interesse. Il colosso, che realizza la maggior parte dei guadagni tramite annunci pubblicitari, ora vorrebbe anche poter controllare quali pubblicità possono essere visualizzate dall’utente di un sito. E non stiamo parlando di una piccola fetta del mercato, bensì di più della metà dei dispositivi desktop e mobile.

Le statistiche di Statcounter per l’Italia mostrano infatti che nel 2016 Google Chrome è stato il browser più utilizzato su tutti i dispositivi (54,18%), seguito a distanza da Safari (15,04%) e Firefox (12,47%).

utilizzo Browser in Italia

Via Statcounter

Adblock ed anti-adblock: un circolo vizioso

Nell’era digitale molte testate e piattaforme offrono notizie e servizi gratuiti, finanziandosi con gli introiti provenienti dagli spazi pubblicitari sul sito.

L’avvento degli adblocker ha dato modo agli utenti di questi siti di disattivare i banner pubblicitari che spesso rallentano la velocità della pagina, ostacolando così il processo di finanziamento di molti media. Ed ecco che dopo gli adblock spuntano anche gli anti-adblock.

Chi non disattiva il blocco delle pubblicità su certi siti non può affatto navigarli. Della serie: se mi blocchi, ti blocco!

Il CEO dell’Internet Advertising Bureau (Iab), Randall Rothenberg, aveva commentato il fenomeno adblocking paragonandolo ad “una guerra contro la diversità e la libertà di espressione”.

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Perché 13 Reasons Why è (finora) la serie più twittata dell’anno

Metti un registratore e sette audiocassette vergini; metti un’adolescente incompresa, un liceo americano pieno di stereotipi e una serie di coincidenze nefaste che portano a depressione e quindi a un gesto estremo come il suicidio. Ingredienti forti per un mix esplosivo come 13 Reasons Why, un fenomeno che ha sconvolto il pubblico diventando una delle serie TV più discusse e twittate di sempre.

Nessun pericolo spoiler, tranquilli, perché la diciassettenne protagonista Hannah Baker interpretata da Katherine Langford, ci racconta già dall’inizio quale sia stato il suo destino. Hannah sceglie di togliersi la vita e di raccontare il perché registrandolo su delle vecchie audiocassette dedicando ogni lato alle vicende tra lei e ognuna delle 13 persone che l’hanno portata alla scelta estrema di togliersi la vita.

All’ascolto c’è Clay Jensen, ragazzo timido, insicuro e adolescente tormentato che, come altri suoi compagni, si è visto recapitare le registrazioni di Hannah senza nemmeno sapere bene quale desueto e ingombrante dispositivo utilizzare per riprodurre i nastri. Come lui altre 12 persone hanno ricevuto o dovranno ricevere le audiocassette perché complici nel bene o nel male del suicidio della giovane.

Parlare di suicidio può essere un boomerang?

Con 13 Reasons Why Netflix decide di sdoganare un argomento delicato sotto molti aspetti: in primis perché si parla di un suicidio ampiamente premeditato e organizzato nei minimi dettagli, e secondo perché quando a compiere un gesto tanto forte è un minorenne vittima dei suoi stessi coetanei l’eco è ancor più potente.

13-reasons-why-twitter-1

La parola eco cade alla perfezione perché la risonanza ottenuta da 13 Reasons Why in un solo mese dal suo rilascio segna indubbiamente un record nella storia dello streaming targato Netflix. La serie TV tratta dal romanzo 13 di Jay Asher e prodotta da Selena Gomez è finora la più twittata del 2017. Già tre settimane dopo messa in onda aveva accumulato 11 milioni di mentions (3,5 milioni solo nella prima settimana) mentre le impressions stimate a più di un mese di distanza hanno raggiunto quasi 14 milioni.

La verità non rimarrà sepolta. #Tredici, dal 31 marzo solo su Netflix.

Gepostet von Netflix am Mittwoch, 1. März 2017

 

Numeri da capogiro per un prodotto tanto controverso. Ma di cosa esattamente parlano questi tweet? Il web è decisamente spaccato a metà: da un lato c’è chi muove diverse accuse allo show come quella di inverosimiglianza con la realtà poiché nessuno riuscirebbe a premeditare in maniera tanto articolata e narcisistica un atto d’impeto e disperazione come il suicidio. O chi addirittura accusa Netflix di un possibile effetto boomerang, ossia di innestare nella mente dei giovani l’idea che togliersi la vita in maniera plateale sia una soluzione catartica e giustizialista.

Dall’altro c’è chi difende a spada tratta il messaggio originale e assolutamente profondo della serie TV, ossia dimostrare come gli effetti del nostro agire possano avere conseguenze reali e tangibili.

Tra i sostenitori del messaggio c’è, ovviamente, anche la stessa Gomez che spiega la sua opinione sul perché questa serie sia così tanto discussa: l’argomento, secondo la cantante, non è semplice da trattare ma deve essere affrontato poiché reale e perché è solo parlandone che si impedisce a depressione, abusi e incomprensioni di avere il sopravvento.

Ma la forza di 13 Reasons Why sta nel non puntare direttamente il dito verso un colpevole, non ci sono eroi o carnefici dichiarati. A decidere se il gesto di Hannah sia stato giusto o meno o chi siano i responsabili è solo il pubblico: ecco il motivo del prevedibile e tanto acceso dibattito che impazza su Twitter.

La social media strategy di Netflix

13 Reasons Why è senza ombra di dubbio una delle serie TV più controverse mai prodotte da Netflix che sa bene quali strategie adottare anche in situazioni limite. La social media strategy scelta dal canale è certamente evocativa e toccante.

Tra i vari post, tutti mirati alla sensibilizzazione sull’argomento “suicidio”, troviamo un video che riproduce un aspetto della storia di Hannah non visibile in nessuna puntata e proveniente dall’iPhone della protagonista.

Non può essere. #Tredici

Gepostet von Netflix am Donnerstag, 20. April 2017

 

Il video riassume una serie di messaggi inviati e ricevuti in tempo reale, Snapchat e foto su Instagram compromettenti per la reputazione di Hannah che tenta in extremis di contattare la sua amica Jessica su Face Time per cercare di convincerla di come sia tutto un grande equivoco.

La 13 Reasons Why raccontata da Netflix è anche e soprattutto una storia di cyberbullismo, di foto virali e misunderstanding, di strumenti che possono catalizzare la diffusione di falsità gratuite capaci anche di spezzare una vita. 13 Reasons Why mostra senza filtro alcuno un messaggio chiave: che possiamo essere un pericolo per gli altri e per noi stessi, che un post può essere cancellato ma non senza lasciare traccia.

Sedetevi, e ascoltate. #Tredici, una serie originale Netflix, arriva il 31 marzo.

Gepostet von Netflix am Montag, 27. März 2017

Facebook: curiosi retroscena della storia del colosso dei social media

Come ogni star che si rispetti, il colosso dei social media ha una storia ricca di retroscena affascinanti. Molti di questi sono già noti: ad esempio, il fatto che Facebook sia nato con un altro nome, quello di The Facebook, finché ha scelto di abbandonare l’eccessiva deferenza, sbottonarsi un po’ e diventare più informale, semplicemente Facebook.

Ecco alcune curiosità che ruotano attorno a Facebook.

Mark Zuckerberg: tra genio e daltonismo

face

John Holcroft

Dietro un grande sito c’è sempre un grande uomo. Mark Zuckerberg era uno dei tanti studenti di Harvard, oggi è il miliardario più giovane del mondo grazie a un’intuizione, geniale nella sua semplicità: la maggioranza delle persone vogliono conoscere la vita degli altri.

“Per i miei genitori la privacy era un valore, per i miei coetanei condividere è un valore.”

Ovviamente, anche Mark è presente su Facebook – e nessun utente può bloccarlo – tuttavia il suo profilo personale risulta inaccessibile.

Nel 2004 Mark inventa Facebook e lo rende blu: il motivo di questa scelta non fa fede alla scienza dei colori nel marketing, per la quale la percezione del blu viene associata a una sensazione positiva di sicurezza, affidabilità e serenità, ma ad un difetto fisico del suo fondatore – il daltonismo. Insomma, è stato un bel colpo di fortuna! Mark ha raccontato questo aneddoto personale in occasione di un’intervista al New York Times: «Il blu è il colore più ricco per me, riesco a vederlo bene, nella sua interezza».

Al Pacino: ambassador inconsapevole

Facebook

Agli albori, Facebook vantava di un ambassador (seppur inconsapevole) del calibro di Al Pacino: nella header di una delle primissime versioni del social network appariva il volto stilizzato di un uomo misterioso, che si è scoperto essere Al Pacino appunto. Il volto dell’attore, giovanissimo, è stato disegnato da un compagno di corso di Zuckerberg e inserito lì, colorato di blu e nascosto dietro righe di codice binario, nella homepage di quello che sarebbe diventato una, se non la più grande rivoluzione nella comunicazione degli ultimi anni.

Della serie:

“Accontentati tu, io mi prendo tutto quello che posso”.

Like is the new Awesome

Facebook

John Holcroft

Il celeberrimo “Like” – croce e delizia dei Social Media Addicted – nacque come pulsante “Awesome”: un’invenzione dell’ingegnere Andrew Bosworth, poi respinta nel 2007 da Zuckerberg e rinata sotto l’attuale nome di mi piace – ormai, una vera e propria icona!

Chissà quale sarebbe stata la funzione delle reaction se il pollice in su avesse rappresentato già di per sé un’iperbole. Sicuramente ne avremmo fatto un uso molto più oculato e non sarebbero esistiti tutti quei like regalati per imbonimento o per stizza: una cosa è dare un tiepido consenso, un’altra è esplodere in un complimento senza riserve.

Dipendenza da Facebook

Facebook

John Holcroft

La dipendenza da Facebook esiste e ha un nome: Facebook Addiction Disorder. Si tratta di una vera e propria dipendenza con crisi di astinenza da notifiche e scrolling del feed annesse. Tuttavia, nel 2013 si è verificato un caso eclatante che ha fatto molto discutere. I protagonisti sono di Boston, padre e figlia quattordicenne, asservita ai social network.

Il padre, disperato, ha fatto stilare un vero e proprio contratto per far disintossicare la figlia da Facebook: questo prevedeva una ricompensa di 200 dollari qualora la figlia fosse riuscita a non connettersi per cinque mesi. A posteriori, sembra sia stato scoperto che la ragazzina in questione non fosse davvero Facebook dipendente e che quella di Paul Baier sia stata più che altro una trovata per far parlare di sé. Come sempre, la verità sta nel mezzo – o nei primi risultati di Google.

Facebook ci spia: voyeurismo e localizzazione

Facebook

Pawel Kuczynski

Quante volte vi sarà capitato di scambiare frasi di circostanza con una ragazza in metropolitana o di fermarsi a chiacchierare con la nuova estetista e poi ritrovarvi le loro facce tra i suggerimenti delle amicizie di Facebook, seppur non avendo amicizie in comune? Magia? No, localizzazione.

Se consentiamo all’applicazione di accedere alle informazioni sulla localizzazione del nostro smartphone, non stupiamoci di ritrovarci tra le persone che potremmo conoscere, il sorriso a 32 denti della sciura che è stata tre quarti d’ora in fila con noi in Comune. Del resto, Facebook sfrutta già questo tipo di dati per mostrare agli utenti una pubblicità mirata, di negozi nelle vicinanze o di quelli più frequentati.

Tutto questo network e questa smartness può risultare geniale finché non si valuta anche il rovescio della medaglia: un aneddoto simpatico in questo senso riguarda una giornalista americana ed esperta di sicurezza informatica, Violet Blue, che ha ricevuto varie lamentele di colleghi giornalisti preoccupati dal fatto che Facebook suggerisca loro molte delle loro fonti… segrete.

Il futuro di Facebook: la Community

Facebook

John Holcroft

Ormai è conclamato: il futuro di Facebook è la community – non più una rete di amici e familiari, bensì una comunità d’importanza sociale, come ha spiegato Mark stesso:

Negli ultimi dieci anni, Facebook si è focalizzato nel mettere in contatto amici e familiari. Il nostro prossimo obiettivo sarà quello di sviluppare l’infrastruttura sociale per la nostra comunità – per sostenerci, per tenerci al sicuro, per informarci, per l’impegno civico e per l’inclusione”.

Facebook è diventato un punto di riferimento per la relazione, l’intrattenimento, l’informazione, i servizi e gli strumenti per la sicurezza (il Safety Check ne è un esempio), la ricerca di lavoro. Oggi punta a presidiare un altro territorio, quello della politica e dell’impegno civico, probabilmente la scelta più delicata e ambiziosa fino ad oggi: “la comunità di Facebook è in una posizione unica per aiutare a prevenire danni, assistere durante una crisi, o riunirsi per ricostruire successivamente”.

Insomma, Facebook promette di offrirci una nuova dimensione, ancora più immersiva: una virtualità sempre più reale – una virtualrealtà. Del resto, Mark lo sa bene che “quello che costruisci può cambiare le cose”. Progresso o pericolo? Ai posteri l’ardua sentenza.

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A Universe Explodes - Tea Uglow - Editions At Play

Il libro Blockchain: ecco come Editions At Play sperimenta con l’editoria digitale

Possiamo davvero possedere un libro digitale o possiamo soltanto accedere ai suoi contenuti? A questa domanda “marzulliana” sta provando a dare una risposta il team di Editions At Play con “A Universe Explodes”, uno degli ultimi ebook disponibili sulla piattaforma nata dalla collaborazione tra Google Creative Labs e Visual Editions.

“A universe explodes”, il libro che cambia durante la lettura

Come rivela la stessa autrice, Tea Uglow, “A Universe Explodes” nasce come un esperimento che prova a rinnovare il concetto di possesso, accesso e lettura in digitale. In che modo? Utilizzando la tecnologia Blockchain.

Sin dalla prima pagina, il lettore vive in prima persona tutti i rituali e le piccole azioni del protagonista che si destreggia tra oggetti e riflessioni durante il momento della colazione, per poi rendersi conto, parola dopo parola, che qualcosa si perde…Ed è qui che ci si addentra nel fulcro della storia [no spoiler, promesso], seguendo una regola fondamentale: il lettore deve cancellare due parole in ogni pagina e aggiungerne un’altra.

A universe explodes - edit

Una volta concluso il libro (e non è necessario molto tempo per farlo), bisogna donarlo al prossimo lettore con una dedica. In questo modo, ogni lettura lascerà una traccia, ogni possesso del libro ne muterà i contenuti, rendendoli di volta in volta diversi, rendendolo una copia unica che sarà inserita all’interno del “Cultureblock”, ovvero una sorta di registro nel quale sono reperibili tutte le copie di “A universe explodes” lette, modificate e dedicate. Un sistema che si ispira alla filosofia della Blockchain.

LEGGI ANCHE: La magia dell’editoria digitale, l’innovazione di Google con Editions At Play

Cosa è la Blockchain?

Per poter capire quale sia il legame tra tecnologia Blockchain e il libro digitale, è sufficiente pensare alla bitcoin, la cripto-moneta che consente transazioni economiche senza intermediazioni bancarie o di altro tipo. A differenza di una valuta ordinaria, la bitcoin non è gestita da istituzioni governative e per questo interviene la Blockchain, un sistema in grado di legittimare le transazioni effettuate in bitcoin. Grazie alla “catena di blocchi”, infatti, si crea una sorta di registro pubblico e accessibile a tutti, un libro contabile definito, aggiornato e validato grazie ai nodi che interagiscono tra loro online. Insomma, le transazioni non sono gestite da un unico utente o ente, piuttosto risultano trasparenti e accessibili. Ma cosa c’entra tutto questo con l’editoria?

Editions at Play ha creato una vera e propria catena che riproduce il sistema Blockchain, ma con i libri. Ogni copia di “A universe explodes”, infatti, è pubblica e accessibile attraverso il “Cultureblock” che consente di tenere traccia di tutte le modifiche apportate ai libri, immagazzinandoli in “blocchi” che consentono ad ogni lettore di possedere una singola copia del libro e, allo stesso tempo, di poter accedere a tutte le altre.

Edtions At Play - Cultureblock

Un libro, 20 pagine e una storia che si reinventa ad ogni lettura. Il lettore che diventa un verso e proprio prosumer e acquisisce un potere che rende l’esperienza di lettura mutevole e unica, senza alcun confronto con il libro cartaceo.

“We’re not sure, but we think this may be the first time a book has been ‘owned’ and exchanged using blockchain.”

Dalla riflessione sull’accesso ed il possesso dei libri digitali, Tea Uglow – autrice del libro e direttore creativo del team Google Creative Labs – ha provato a trasferire in digitale tutto ciò che significa possedere un libro, inclusa la possibilità di deterioramento, di pagine e contenuti che nel tempo possono essere persi (con conseguente disperazione dei lettori più accaniti), ma anche di un valore affettivo che il libro può acquisire. È forse questo il plus che manca al libro digitale? La necessità di possedere un oggetto per sentirlo proprio, renderlo unico e accrescerne il valore attraverso il suo utilizzo nel tempo, personalizzandone i contenuti attraverso semplici sottolineature o note a margine?

Pur non puntando alla riproduzione dell’esperienza di lettura tradizionale, il libro di Editions At Play prova a dare un segnale alternativo a tutti i lettori ancora scettici e restii alla lettura in digitale. Un libro unico, una copia mai uguale a se stessa, ecco cosa prova ad essere “A universe explodes” di Tea Uglow.

A Universe Explodes - Tea Uglow - Editions At Play

Gli esperimenti di Editions At Play: not just ordinary books

Cosa rende questo libro diverso, speciale e degno dell’attenzione di un lettore immerso nei contenuti digitali? Ancora una volta, Editions At Play ha puntato alla natura dinamica, mobile e ibrida del libro digitale. Una storia che racconta la tristezza e la difficoltà della perdita attraverso l’esperienza del protagonista, ma soprattutto attraverso parole che si perdono nel corso della narrazione e in ogni singola lettura. Ogni passaggio da un lettore all’altro determina una perdita di informazione, una distorsione, una mutazione, una traccia che soltanto l’ambiente digitale può raccontare al meglio grazie ad un’esperienza di lettura che incarna in sé, nella tecnologia utilizzata, il senso stesso della storia raccontata.

Editions at play

Non è, quindi, la storia narrata né, di certo, le 20 pagine di lunghezza del libro e neanche la tecnologia Blockchain a distinguere questo libro tra gli altri. Nessuno dei singoli elementi definisce l’unicità di questo esperimento, ma forse è l’unione di tutte queste caratteristiche a rendere non soltanto “A universe explodes”, ma anche tutti gli altri titoli realizzati fino ad ora da Edtions at Play un susseguirsi di piccoli esperimenti unici che ci permettono di scorgere le potenzialità dell’editoria digitale. Nessuna contrapposizione al libro cartaceo, nessuna lotta intestina tra carta e bit, soltanto uno sguardo curioso, alimentato dalla passione per la lettura e la tecnologia che rendono i libri di Editions at Play “alimentati dalla magia di Internet”. Un’esperienza di lettura innovativa, inaspettata e che potrebbe far storcere il naso a tutti i lettori fedeli al fruscio e all’odore della carta, ma indubbiamente un’esperienza di lettura che non può essere ignorata.
Curioso di leggere ed editare il libro? Puoi leggerlo gratuitamente a questo link.

Non dimenticare di diventare parte della storia, modificandola, e di raccontarci la tua opinione.

LEGGI ANCHE: Tutte le caratteristiche, le evoluzioni e le potenzialità del sistema Blockchain

mobile first facebook

Adotta un approccio Mobile First per la tua strategia

Non è un mistero che i dispositivi mobile abbiano acquistato un ruolo fondamentale all’interno della nostra quotidianità. Trascorriamo molto tempo online, siamo raggiungibili in qualunque momento e luogo ed è cambiato il modo in cui ci relazioniamo con le persone, le aziende e con i device stessi.

Insieme al mobile, un altro trend dovrebbe indicare la strada da seguire nelle nostre strategie di marketing, cioè il formato video: si prevede che entro il 2020  che il 75% del traffico mobile sarà video.

Se hai un’azienda, il primo passo è capire dove si nasconde il tuo pubblico e come raggiungerlo. Quando progetti delle campagne di advertising, pensa sempre mobile first, perché è lì che la gente passa la maggior parte del tempo e una delle app a cui accede più spesso è sicuramente Facebook: 27 milioni di persone accedono mensilmente alla piattaforma. Un grande bacino di potenziali utenti da raggiungere e innumerevoli opzioni per raggiungere il proprio pubblico.

mobile first facebook

Contenuti per un approccio Mobile first

Impostata la modalità mobile first, re-immagina i tuoi annunci pubblicitari tenendo conto del feed nel quale sono inseriti. Il comportamento degli utenti quando utilizzano dispositivi mobili, è nettamente diverso dalla relazione con TV o desktop.

Le dita scorrono più velocemente a caccia di qualcosa di interessante, siamo molto più concentrati e pensiamo velocemente: il tempo per catturare l’attenzione dell’utente è pochissimo!

Targetizzazione & misurazione

Se prima del web era possibile raggiungere un gran numero di persone con un messaggio di “massa”, ora non è più sufficiente: il punto adesso è raggiungere la portata massima trasmettendo dei messaggi pertinenti al giusto pubblico, il vostro.

Fortunatamente le opzioni per targettizzare e raggiungere la tua audience sono molteplici: demografiche, localizzazione, interessi, comportamenti, custom audience.

Non solo targetizzare, ma misurare: quali sono le metriche che contano davvero per il tuo business?

Le domande che dovrai farti sono queste: i miei annunci arrivano alle persone giuste? Tengono conto della molteplicità dei canali utilizzati? Come posso ottimizzare i miei annunci per raggiungere più consumatori? Influiscono sulla percezione del brand? Portano profitti?

mobile first facebook

Uno degli strumenti messi a disposizione di Facebook sono i Video Custom Audience attraverso i quali è possibile targettizare il proprio pubblico con più di 1000 video differenti, unendo due componenti ormai inscindibili: creatività e dati.

Le scoperte fatte da mobile influenzano i comportamenti dei consumatori, non solo online ma soprattutto nello store fisico: perché il customer journey degli utenti inizia proprio dal dispositivo mobile, e il formato video è quello che preferiscono per scoprire nuovi prodotti.

Lo studio e analisi dei dati è di fondamentale importanza per personalizzare al massimo questo tipo di User Experience e raggiungere reali obiettivi di business.

Altri esempi di formati sono “watch & go”, o “watch & scroll”: utilizza i dati a tua disposizione per capire qual è il formato che cattura di più l’attenzione del tuo pubblico.

LEGGI ANCHE: Mobile Gaming: dove ci porterà questo settore in crescita?

Dall’online all’offline: portare le persone in store

Il mobile ha lanciato nuove sfide nel campo della misurazione. Attraverso annunci nativi, che diano agli utenti informazioni sulla tua attività senza aver bisogno di uscire dalla piattaforma, puoi raggiungere i consumatori che si trovano nelle aree vicine, tracciare e aumentare le visite all’interno del tuo store.

Un vantaggio che ti garantisce la possibilità di continuare a misurare e migliorare sempre di più in funzione degli obiettivi che vorrai raggiungere.

Visual Trend 2017

I Trend Visual del 2017

Le tendenze della fotografia si evolvono rapidamente e altrettanto rapidamente cambiano i trend visual per la comunicazione aziendale. Nel 2016, secondo Deloitte, 2,5 trilioni di foto sono state condivise e memorizzate online: il 90% proveniva da smartphone.

Siamo ormai all’interno di una cultura che documenta ogni cosa con la fotografia: azioni, esperienze, ritratti, dettagli di ogni giorno. Dalla colazione al selfie con l’abito nuovo, dal panorama a strapiombo dalla scogliera al salto acrobatico di uno skater, condividiamo automaticamente qualsiasi cosa, comunicando per immagini, tanto che gli strumenti per fotocamera a nostra disposizione anche sui social media, diventano sempre più sofisticati e creativi.

Le nostre foto finiscono nel news feed per il loro minuto di fama, per poi essere sommerse da migliaia di altri contenuti prodotti da altri utenti o dalle stesse aziende.

Ma come cambierà la tecnologia dedicata alla fotografia nel corso di quest’anno?

Lo abbiamo scoperto attraverso i dati degli algoritmi di ricerca di Depositphotos, in collaborazione con i migliori designer e fotografi del settore per scoprire dove ci condurranno i trend visuali del 2017.

1. Gli anni Novanta stanno tornando

I millennial sono diventati un importante pubblico di riferimento per i brand e l’uso dei social media ha aiutato questi figli degli anni Novanta a trasformarli in veri e propri ambasciatori per le aziende.

Si tratta di una generazione molto istruita e preparata, che oggi è formata da ragazzi che hanno una loro famiglia e magari hanno fondato a loro volta delle aziende. Sono diventati i driver per la domanda sul mercato e il loro potere d’acquisto è in aumento.

Proprio per questo, oggi, sono loro a dettare le regole per la comunicazione. E loro sono i nostalgici di quegli anni Novanta. Ecco perché questo sarà un trend che continuerà a dominare il visual ancora nel corso dei prossimi anni.

Immagini spontanee, ravvicinate, in stile Polaroid, magari dai colori un po’ sbiaditi e caratterizzate da un uso eccessivo del flash. Utilizzando filtri che richiamino questo periodo storico, l’effetto di narrazione ottenuto è molto più vivido di quello di una foto digitale.

2. Trend Visual 2017: emozione e movimento

Oggi siamo tutti un po’ fotografi, grazie alle fotocamere degli smartphone in grado di assicurare prestazioni sempre migliori, ma anche grazie ad una maggiore confidenza con i mezzi espressivi da parte di tutti gli utenti.

Così, ciò che le gente vuole vedere sono immagini autentiche, sincere, originali, assolutamente lontane dalle copertine patinate in posa.

Emozioni, difetti, azione. Queste caratteristiche possono raccontare una storia, catturando un momento proprio come facciamo attraverso le Stories, attirando l’attenzione e creando engagement.

Per ogni piattaforma Social scegliamo l’immagine giusta, declinando la nostra creatività in modi diversi, ma sempre spontanei e reali: raccontiamo una routine quotidiana imperfetta, fatta di lavoro, film in tv, pranzi al volo e spese al supermercato.

Secondo Depositphotos la parole chiave “autentico” è aumentata di quasi tre volte nelle ricerche di immagini per il 2016.

3. Visual trend per un mondo connesso

Affidiamo ai nostri smartphone qualsiasi cosa: dalla salute alla sicurezza. Usiamo i chatbot per leggere le notizie e condividiamo i nostri momenti quotidiani attraverso i social. Eppure non riusciamo ancora a stare al passo con la tecnologia, che sempre più si dirige verso intelligenza artificiale e realtà virtuale.

Proprio per questo, AI e VR saranno ancora mistificati nel 2017: non una fedele rappresentazione di come funzionano, ma una figurazione ideale, frutto più dell’immaginario collettivo che dell’immagine reale.

Le tecnologie sono ancora qualcosa di lontano dal quotidiano, anche se tutti abbiamo diversi device a disposizione, per questo motivo non potremo ancora banalizzarne le immagini, la cui ricerca è destinata a crescere nel corso dell’anno.

4. Tendenze 2017 per le immagini: rompere gli stereotipi

La lotta contro gli stereotipi sociali si riflette anche nella fotografia e in alcuni tentativi della comunicazione di marca, con campagne mirate. La fotografia autentica mostra un riflesso del mondo in cui viviamo e pone l’accento sulla diversità, rappresentando diverse etnie, generi, culture, età, orientamenti sessuali, aspetto esteriore.

Queste immagini raccontano il non-convenzionale, le diverse personalità, le differenti origini, le tante professioni.

Come la fotografia può aiutare a combattere gli stereotipi di genere?

Attraverso immagini che promuovano la parità, eliminando le idee preconcette sui differenti ruoli in famiglia o nelle posizioni di potere, rappresentando le donne in una gamma più ampia di professioni.

5. Il dominio dei video

Potrebbe sembrare ovvio, ma quando Facebook annuncia i video come sua priorità assoluta, non possiamo fare altro che parlarne. I contenuti video stanno esplodendo sui social media, sui siti aziendali e nella pubblicità. Secondo Syndacast, entro il 2017 i contenuti video occuperanno il 74% di tutto il traffico internet. Di base rimane la domanda di contenuti originali, di alta qualità, di video di stock autentici, che faranno da padroni nel futuro della comunicazione visiva.

360 gradi, 4K e video aerei sono alcuni dei trend più caldi di quest’anno, grazie alle nuove attrezzature che permettono di girare in questi formati. Anche le GIF rimarranno popolari sui social media e nei news feed e saranno il formato perfetto per le anteprime.

6. L’astrofotografia, un trend nato grazie a Musk

Gli ultimi lanci effettuati dalla SpaceX di Musk e i successi verso i quali si muove la NASA per l’esplorazione di Marte, o ancora le recenti scoperte di sistemi solari gemelli, hanno reso le immagini astronomiche una delle tendenze contemporanee.

Immagini di galassie e nebulose sono entrate prepotentemente nei feed sui social network e nella fotografia commerciale: vogliamo sognare lo spazio e così la richiesta di questo tipo di fotografie è cresciuta del 56% nell’ultimo anno.

Le foto di stelle vengono trasformate in tessuti, sfondi e tendenze di moda.

Nonostante quello che si possa immaginare, questo genere di fotografia non richiede un’attrezzatura molto diversa da quella della normale fotografia: una fotocamera digitale, un treppiede e un po’ di fantasia e pazienza. I risultati sono veramente fantastici e portano con sé grandi speranze per i futuri viaggi nello spazio.

6. La natura morta diventa vivace

Dalle foto del pranzo alle scarpe accoppiate utilizzate come metafore della parità dei sessi, la vita degli oggetti inanimati parla da sé, diventando simbolo che lascia spazio all’interpretazione visiva del pubblico.

Gli oggetti quotidiani raccontano storie, ma lo fanno solo a patto di utilizzare contrasti forti e colori sgargianti.

Le foto di gadget, dolcetti e accessori, si trasformano in nuove luminose immagini di pop-art.

7. I paesaggi minimalisti

Lo stile di vita minimalista sta trovando spazio in tutto il mondo, come espressione di una vita più autentica, libera dalle catene di un consumismo estremo e imposto. Così, anche la fotografia è diventata negli ultimi due anni minimalista. Una tendenza particolare è legata ai paesaggi, con austeri panorami scandinavi e scenari monocromatici di mezza stagione.

Deserti, nebbia, pioggia, aiutano a comunicare calma e tranquillità. Ogni elemento di distrazione è rimosso dall’immagine per lasciar parlare il colore.

8. Trend Visual 2017: le foto dai droni

La fotografia da drone è diventata fondamentale in avvenimenti tradizionali come le nozze, ma è entrata anche in altri momenti caratteristici, per la sua capacità di cogliere punti di vista altrimenti irraggiungibili per lo sguardo umano.

Una possibilità illimitata per giocare con inquadrature, luci, angolazioni, dalle impressionanti panoramiche di città fino all’architettura e alle foto di viaggio.

Per esplorare gli angoli di pianeta che un tempo era possibile assaporare solo se si aveva a disposizione un elicottero, come le grandi scogliere e i paesaggi naturali.

Per comunicare il senso di avventura in modo potente ed accattivante.

9. I pattern semplici

I pattern minimalisti hanno grandi vantaggi come immagini: sono versatili e possono essere utilizzati per una vasta gamma di scopi. La domanda di immagini di pattern è in aumento in quanto può aiutare a comunicare un messaggio in modo artistico e personalizzabile.

Il trend Visual per il 2017 in questo caso è dato da modelli che richiamano design grafici e texture, con linee semplici e colori audaci, da utilizzare per creare interfacce chiare per smartphone e dispositivi.

11. Generazione Z, technology driven

La prima generazione dell’era digitale, cresce in un mondo multiculturale. Questi ragazzi e teenager sono la target audience di innumerevoli campagne di marketing e sono noti per essere dei big spenders.

Le immagini di ragazzi che incarnano l’essenza della Generazione Z sono difficili da catturare, ma davvero di tendenza. Questa generazione può essere descritta così: mentalità aperta, socialmente cosciente, esperta di social media e multitasking su più dispositivi contemporaneamente, dato che non hanno mai visto un mondo senza smartphone e computer.

12. DIY Stories

Ammiriamo imprenditori e artisti, adoriamo gli oggetti personalizzati e fatti a mano e i progetti di crowdfounding coraggiosi. Mentre la produzione di massa e la cultura del consumismo dominano ancora il mondo, i piccoli business e la filosofia del Do-It-Yourself hanno conquistato i cuori di milioni di consumatori.

La fotografia riflette questa tendenza, con immagini di proprietari di negozi, artisti al lavoro e nello svolgimento di hobbies creativi. Le immagini che mostrano il processo della creazione FaiDaTe e le piccole imprese sono molto richieste. Le ricerca per immagini stock di “patchwork” sono aumentate del 98% e quelle per “imprenditore” del 124% nel 2016.

progressive web app e app native nella customer journey

Progressive Web App e App native: come usarle nella customer journey

Lo avrai certamente sentito dire, la customer journey è molto più di un semplice funnel. Infatti, se il precedente modello di scelta del consumatore, considerava cinque elementi fondamentali (Awareness, Familiarity, Consideration, Purchase, Loyalty), oggi questo tipo di schematizzazione non può più essere un punto di riferimento valido. Il cliente attuale possiede molti più strumenti per valutare e compiere la fatidica scelta di come soddisfare il proprio bisogno.

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Customer Journey, un mix perfetto tra online e offline

Mentre fino a qualche anno fa era possibile valutare una distinzione semplice tra online e offline, oggi è necessario tenere presente tutti i diversi mezzi attraverso i quali il consumatore entra in contatto e successivamente in relazione con l’azienda: dai differenti device, come smartphone, desktop o tablet, fino ai diversi canali di comunicazione, come sito web, social media o app.

La considerazione di essere sempre connessi ovunque, non è così banale e scontata, specie in ottica di business, perché oggi sempre più spesso la scelta di acquisto è un mix perfetto tra esperienza on e offline, tanto che si sono teorizzate tre diverse modalità con le quali l’utente-cliente si approccia oggi all’acquisto:

  1. R.O.P.O. (research online, purchase offline): l’utente cerca in rete le informazioni su ciò che intende acquistare e poi perfeziona l’acquisto in negozio ;
  2. Click & Collect: l’utente effettua le ricerche e conclude l’acquisto online, ma ritira il prodotto in negozio;
  3. Try & Buy: l’utente prova il prodotto in negozio (ad esempio un paio di scarpe) e poi lo acquista online.

La customer journey, insomma, ci presenta un modello decisamente più articolato del precedente, diventando una sorta di corsa ad ostacoli per le aziende, costellato da interruzioni e deviazioni, cioè dai cosiddetti touchpoint.

Ogni touchpoint costituisce in realtà una grande opportunità per le aziende, per entrare in contatto con i potenziali clienti in ogni fase del processo decisionale, ed è per questo che non bisognerebbe lasciarsi sfuggire nessuna opportunità e pensare al percorso dell’utente come ad una costante opportunità per far conoscere e acquistare il proprio prodotto o servizio.

Inevitabilmente, anche in questo caso, il dirompente utilizzo del mobile da parte degli utenti condiziona i punti di contatto e diventa sempre più necessario garantire una esperienza utente diversificata e gratificante per ogni stadio di connessione con il cliente.

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Device diversi, esperienza utente diversa

La navigazione su schermi diversi, da smartphone, da tablet o da desktop, influenza notevolmente l’esperienza dell’utente e  di conseguenza le probabilità di conversione.

Se le app hanno già rivoluzionato da tempo il modo di interfacciarsi con il web, consentendo una fruizione diretta e dedicata di specifiche funzioni e di determinati servizi, uno spazio limitato dello schermo e una navigazione sempre più touch hanno spinto i designer a inventare una nuova UI mobile.

Proprio da questo trend nasce la filosofia di GoodBarber 4.0, che con il motto “App on all screens” si propone come la soluzione ideale per avere una UX impeccabile su qualsiasi tipo di schermo e introduce il concept di Next Generation Apps, una combinazione di progressive web app e app native, che insieme si lasciano alle spalle il concetto ormai obsoleto di sito web.

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Tutti i vantaggi di una progressive web app

Una delle principali caratteristiche di una progressive web app è la sua possibilità di funzionare anche in assenza di una connessione internet stabile. Quante volte sarà capitato anche a te di tribolarti nel tentativo di aprire una pagina web troppo pesante da caricare con la tua connessione mobile?

La PWA esegue uno script in background, il service worker, per includere l’immagazzinamento in cache di contenuti e permettere all’app di caricare all’istante. Inoltre, se l’utente si disconnette, l’app può mostrare una schermata personalizzata che lo informa dell’assenza di rete o gli fornisce il contenuto che è stato immagazzinato precedentemente.

L’evoluzione di una progressive web app corrisponde al coinvolgimento dell’utente: la PWA migliora continuamente, sfruttando le funzionalità disponibili nel dispositivo e nei diversi tipi di browser utilizzati dall’utente, ad esempio cambiando i colori o attivando la vibrazione, per richiamare l’attenzione dell’utente su una specifica azione come un invito ad aggiungere l’app sulla sua home screen.

Il design delle progressive web app sfida quello delle app native, caratterizzandosi per l’estrema felssibilità, che si adatta alla forma e alle dimensioni dello schermo del dispositivo, con un aspetto perfettamente responsive.

Le progressive web app hanno poi un altro vantaggio rispetto alle app native, cioè la possibilità di essere trovate attraverso i motori di ricerca. Dal punto di vista marketing questo significa che alcune tecniche di ottimizzazione possono essere applicate anche alle app e questo facilita l’acquisizione di nuovi utenti, con l’opportunità di combinare tutto anche con una strategia ASO, cioè prettamente dedicata all’applicazione.

Grazie a questa caratteristica, inoltre, se un utente volesse condividere con altre persone l’app o una specifica pagina all’interno di essa, basterà utilizzare una semplice URL, proprio come se si navigasse da un normale sito web.

Infine, grazie alle progressive web app non è più necessario richiedere all’utente l’installazione dell’applicazione, come nel caso delle app native, ma è sufficiente la creazione di un accesso diretto alla web app sulla home screen del suo smartphone. Ma se l’app corrispondente dovesse essere installata in un secondo momento, l’esperienza utente sarà aggiornata e migliorerà sulla base delle informazioni già raccolte durante la navigazione da PWA.

Un’ultima imperdibile caratteristica delle progressive web app? I tool che permettono di tornare a interagire facilmente con gli utenti, inviando notifiche push proprio come accade per le app native.

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Progressive web app e app native: cosa scegliere?

L’evoluzione delle PWA arriva insieme a una serie di funzionalità nuove per il desktop, che eravamo già abituati a utilizzare tramite app, come le notifiche, la possibilità di accedere ad alcuni contenuti offline, la presenza di un pulsante per l’installazione. Si tratta, insomma, di una via intermedia tra mobile e desktop, la cui distinzione sembra ormai datata e messa in discussione dalla logica mobile first, e che tiene ben presente l’idea fondamentale che al centro di tutto vi è l’utente e la sua esperienza.

Per i brand, proprio questa esperienza costituisce anche il percorso che può condurre verso l’acquisto.

Gli utenti si aspettano un’esperienza all’altezza sia da mobile che da desktop e che offra gli stessi tipi di vantaggi da ogni device.

Come sfruttare quindi i due diversi approcci – progressive web app e app native – all’interno della customer journey? Semplicemente considerando la reale esperienza dell’utente, che si approccerà al tuo prodotto o servizio innanzitutto tramite la ricerca.

Se la discoverability è essenziale in questa fase, le PWA offriranno la flessibilità di una via intermedia tra sito web e app, garantendo la possibilità di una costruzione di contenuti in ottica SEO e la possibilità di condivisione di link, proprio come su una normale pagina web. L’esperienza, però, sarà quella fluida e gradevole di un’app.

Dopo aver esplorato le proposte del marchio ed essere entrato in contatto tramite le notifiche push, l’utente può molto più facilmente trasformarsi in cliente: scaricare l’app per tracciare in un solo clic una spedizione o per accedere a offerte e contenuti dedicati è il passo successivo, legato alla fase di fidelizzazione.

L’app nativa può trasformarsi in un vero e proprio loyalty program, con contenuti aggiuntivi solo per i clienti che vogliano essere in costante contatto con la tua azienda.

Un modo semplice per creare una esperienza utente perfetta per il tuo brand è provare GoodBarber, che ha recentemente rilasciato un ultimo importante aggiornamento della sua piattaforma, introducendo una interessante combinazione di progressive web app e app native, che insieme si lasciano alle spalle il concetto superato di sito web.

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Windows 10 S e Surface Laptop: le novità Microsoft

Nel corso di “Learn What’s Next”, l’evento di Microsoft tenutosi a New York e dedicato al settore educational, il Ceo Satya Nadella ha annunciato il nuovo sistema operativo Windows 10S insieme a una nuova linea di computer portatili  che sono soprattutto dedicati al mondo delle scuole e dell’università.

Sullo stesso palco, è stato annunciato anche Surface Laptop, il portatile che si annuncia il rivale della gamma Macbook di Apple.

Surface Laptop, un portatile pensato per gli studenti

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Surface Laptop, che verrà lanciato sul mercato intorno il 15 giugno, si distingue da qualsiasi device Apple. Offre uno schermo da 13,5 pollici Full HD, una durata della batteria di 14,5 ore e una tastiera rivestita in esclusivo tessuto di Alcantara, lo stesso materiale utilizzato per le cover Premium per Surface Pro.

È disponibile in quattro colori, ha uno schermo touch e supporta la Surface Pen. Sarà disponibile con processore Intel i5 e i7 della settima generazione, così da offrire alte prestazioni.

Panos Panay, Hardware Chief di Microsoft, ha affermato che questo portatile è nato dalla necessità degli studenti di avere un pc portatile e non un tablet o un ibrido come Surface Pro: per questo Surface Laptop promette di essere sottile, leggero e comunque potente, per rispondere alle esigenze degli studenti che spesso utilizzano il computer portatile sia come desktop che in movimento.

Windows 10 S

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Windows 10 S è la nuova release del sistema operativo di Microsoft che si annuncia più snella e sicura, con migliori prestazioni, anche in termini di durata della batteria, rispetto alla versione standard di Windows 10. Windows 10 S non è cloud based, ma si integra con OneDrive: i file possono essere salvati nel cloud, sincronizzati e sempre accessibili anche da altri dispositivi.

Il compromesso per ottenere questi vantaggi è che Windows 10 S non permette di installare alcun software che non sia proveniente da Windows Store: dimenticate dunque anche software semplici come il browser Google Chrome! L’alternativa offerta da Microsoft è quella di passare a Windows 10 Pro per soli $ 49 ma ovviamente l’azienda di Redmond non garantisce a quel punto le prestazioni migliori della batteria.

In compenso il sistema è così leggero e snello da poter lavorare anche su dispositivi di fascia bassa: questo lo rende ideale per tutti coloro che utilizzano quotidianamente Windows ma che non hanno esigenze significative come quelle che hanno, al contrario, i professionisti.

Surface Laptop sembra riempire un divario importante con l’acerrimo nemico Apple, andando a offrire ai propri utenti un’alternativa a Macbook. Per dare ancora più valore a questa scelta, Microsoft ha deciso di puntare al mondo educational: il fatto che su Windows 10 S possa girare solo software verificato e ottimizzato per il sistema operativo di Microsoft, diminuisce le possibilità di danni alla sicurezza e rende più performante il dispositivo su cui è installato.

Il prezzo di  Surface Laptop, $ 999, lo rende inoltre un’alternativa leggermente più economica rispetto a MacBook che di base ha un costo di circa $ 1.299.

Surface Laptop è l’ultima strategia di Microsoft nella guerra ad Apple: nell’ultimo quadrimestre la linea Surface ha registrato in generale un calo del 26% delle vendite (fonte @Business Insider), eppure a Redmond hanno pensato di riconquistare il mercato puntando proprio ai consumatori che acquistano Mackbook, offrendo loro un’alternativa che vuole essere altrettanto valida ma con un prezzo lievemente più accessibile.

Basterà però il design accattivante di Surface Laptop e il nuovo Windows 10 S per farsi notare?

Il futuro dell’eCommerce: ecco i trend da tenere d’occhio

Il mondo dell’ eCommerce continua a crescere rapidamente e così anche la competizione al suo interno: ecco alcuni trend da tenere in considerazione per migliorare la tua strategia e non farti sopraffare dai competitor.

La crescita dell’eCommerce sarà spinta dall’Asia

Gli Stati Uniti non saranno più il maggior driver di crescita dell’eCommerce. Nonostante la crescita negli U.S.A. rimanga forte, il mercato americano ha quasi raggiunto un punto di saturazione che indica che nel futuro prossimo il tasso rallenterà. Questo non succederà nei mercati asiatici, in primis quello cinese, dove le vendite date dall’eCommerce continueranno fortemente a crescere. eCommerce Per questo motivo è importante che le aziende che operano nell’eCommerce diventino internazionali: traduzione dei siti, strategie adattate localmente, monitoraggio dei costi di delivery sono aspetti chiave da gestire.

L’uso del mobile continua ad aumentare

Come ormai tutti sappiamo, i dispositivi mobili sono responsabili di più della metà del traffico web e continuano a crescere d’importanza. Ciononostante la maggior parte degli utenti preferisce ancora effettuare i propri acquisti da PC, piuttosto che da mobile.

Se il mobile browsing è ormai la norma per la ricerca, il desktop rimane leader per la conversione in acquisto, sopratutto per quanto riguarda prodotti costosi e vacanze. Questo non significa che dobbiamo tralasciare la user experience sui device mobili, ma è sempre più necessario considerare il fatto che molto probabilmente l’acquisto finale avverrà da PC e smettere di pensare in termini di netta separazione tra “mobile user” e “desktop user”.

Maggiore competizione nel futuro dell’eCommerce

Tante nuove startup entreranno nel mercato e gli stessi brick & mortar cercano già di muoversi online insieme ai propri clienti: il risultato è una sempre maggiore competizione. Per far fronte a questo problema, bisognerà produrre contenuti eccezionali o puntare su qualcosa di diverso rispetto al content marketing che abbiamo conosciuto finora, creando contenuti davvero utili e rilevanti per i clienti.

Sempre più servizi in abbonamento

Pionieri nel mercato dei software, si stima che questo tipo di business model crescerà costantemente almeno fino al 2020. Per farci un’idea della portata possiamo pensare a Spotify, UBER e Airbnb, ma le potenzialità non si fermano alla vendita di software o alle piattaforme: qualsiasi prodotto che viene consumato con regolarità può essere venduto tramite abbonamento.

Un esempio di successo è il Dollar Shave Club che in soli cinque anni vale 615 milioni di dollari grazie alla vendita di rasoi in abbonamento.

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La crescita dell’intelligenza artificiale

Il maggior numero di dati disponibili ha reso possibile targetizzare meglio i propri clienti, soprattutto online. Questo spesso non si traduce però in maggior efficacia. Per questo gli investimenti in AI sono aumentati progressivamente negli ultimi anni, con l’obbiettivo di predire sempre meglio il comportamento d’acquisto dei clienti e non semplicemente di monitorarlo.

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LEGGI ANCHE: L’importanza del customer service per il tuo eCommerce

Chatbot e interazione con i clienti

I bot possono agire quasi come un uomo, senza costi di assunzione e creando moltissime opportunità, sopratutto nell’ambito del customer service. Sfruttando l’intelligenza artificiale infatti, questi strumenti permettono agli utenti di interagire con un’azienda come farebbero con un operatore dell’assistenza clienti.

Nonostante siano il trending topic del momento, non ha alcun senso creare un chatbot solo perché di moda, ma bisogna capire in che modo può migliorare davvero l’esperienza dei nostri clienti.

TED: ecco cosa contiene la “gift bag” consegnata ai partecipanti

Dal 1984 al oggi, i TED talk hanno fatto moltissima strada. Tradotti in oltre 100 lingue, i brevi talk di non più di 20 minuti su tecnologia, entartainment e design sono arrivati a parlare degli argomenti più vari, dalla scienza al business fino a tematiche di interesse globale.

Tuttavia, prima che il buio scenda in sala e le idee diventino protagoniste, esiste un rituale ben preciso: la consegna della gift bag nella stanza al secondo piano del Vancouver Convention Centre ribattezzata “gift experience”.

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È facile pensare che tutto questo sia folle, eppure per i 1.800 partecipanti a TED (l’accesso può costare da 8.500 a 17.000 dollari) la gift bag è davvero una cosa seria.

Creata in partnership con Rachel Shechtman, fondatrice e CEO di Story, il concept store di Manhattan che cambia merchandise e design ogni 4/8 settimane, la stanza degli omaggi è stata pensata come una boutique di lusso, dotata di buffet fornito di omaggi favolosi. L’attenzione si sposta dalla quantità alla qualità, con prodotti unici e molto costosi che possono essere scelti dai partecipanti.

TED: ecco cosa contiene la “gift bag” consegnata ai partecipanti

La stanza è organizzata in tre sezioni: “the connected you”, dove la protagonista è la tecnologia, “the very best of you” dedicata ai prodotti per la cura di sé e “the conscious you”. Circa la metà dei prodotti, raccolti in oltre sei mesi di lavoro, arrivano dalla community di TED, il resto viene fornito dagli sponsor.

L’esperienza per i partecipanti comincia appena entrati nella stanza, dove, dopo una breve presentazione della stanza, viene dato loro una checklist dove scegliere qualcosa da ciascuna delle tre sezioni, oltre ad alcuni omaggi per tutti.

Ecco alcuni dei gadget disponibili:

Lululemon bag – la borsa ufficiale di TED

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Spotlight Presentation Remote di Logitech

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Calze Bombas

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Trolley G-RO dotato di porte USB per caricare in viaggio i propri device

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Kit di ricarica USB

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Scarpe Allbirds

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Crème de la Mer

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Rasoio, crema da barba e gift card

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Casco per la bici richiudile

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Abbonamento di sei mesi a un servizio di yoga online

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Occhiali da sole TOMs

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Cappello Love Your Melon

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