4 domande a Franco Cimatti, Presidente di Bitcoin Foundation Italia [INTERVISTA]

Abbiamo chiesto a Franco Cimatti, Presidente Bitcoin Foundation Italia, un aggiornamento esclusivo sulla moneta digitale per i lettori di Ninja Marketing

Franco Cimatti (credits e ©: Marcello Crescenzi | Rise Above & Wired Italia)

Si sente parlare spesso di Bitcoin sui media online e offline, ma quanti sono in grado di avere tutte le informazioni necessarie e una visione completa del fenomeno?

Pochi, data la complessità del sistema. Come orientarsi, all’interno di uno scenario di questo tipo? Abbiamo chiesto a Franco Cimatti, Presidente di Bitcoin Foundation Italia, di sfatare (ove possibile) i miti legati ai Bitcoin ed alla moneta digitale, approfondire le implicazioni sociali della moneta virtuale e aprire così un dibattito sulle possibili alternative alla moneta ordinaria.

Il risultato? Un contributo davvero esclusivo, per i lettori di Ninja Marketing: non perdetelo!

Buongiorno Franco, e grazie dell’intervista. Quale è la situazione attuale degli utenti Bitcoin in Italia? E che cosa acquistano online?

A differenza delle più comuni monete e mezzi di pagamento (carte di credito/debito, Paypal, etc.), dove è obbligatorio essere registrati, rilasciare tutti i propri dati personali, farsi catalogare ogni personale acquisto, nel Bitcoin tutto questo non è presente, se non per una precisa scelta dell’utente. Questo non è certo l’esempio migliore e più efficiente, ma fa capire bene quanto basti poco per creare un conto Bitcoin completamente funzionante, usando anche solo una calcolatrice avanzata.

Bitcoin diceware on a TI-89 graphing calculator from whitslack on Vimeo.

Proprio grazie a questa peculiarità, non è quindi facile conoscere i dati della sua diffusione e, per fortuna, nemmeno quelli delle abitudini negli acquisti dei suoi utenti. Visto che l’uso di questa tecnologia però non è ancora alla portata di tutti, si può facilmente immaginare che gli utenti che usano Bitcoin abbiano comuni passioni e interessi di utenti esperti negli acquisti online e nell’uso di tecnologie high-tech.

Comunque c’è stato un brusco calo di utenza con il calo del prezzo. Molti si erano avvicinati non tanto per un interesse nelle sue funzionalità e potenzialità, ma solo come facile mezzo speculativo, senza poi valutarne anche i rischi. Da notare comunque che l’aumento di utenti intraprendenti, che si impegnano a scoprire meglio questa tecnologia e il mondo che vi gira attorno, non si è mai fermato. È una tecnologia in piena evoluzione e quindi ha sia opportunità che rischi.

Questo la rende ancora appetibile a un ristretto numero di utenza, quella che è disposta a mettersi in gioco fin da subito senza dover aspettare la “pappa pronta” (come già avveniva quando nasceva Internet).

Quali sono state le iniziative di Bitcoin Foundation Italia per promuovere la moneta alternativa?

L’associazione mantiene in costante contatto i nuovi interessati con tutte le parti della comunità italiana legata al Bitcoin. È presente e attiva su tutti i social network e il sito web fornisce link aggiornati alle principali fonti di informazione dedicate al network. Ha partecipato ad eventi in alcune città fra cui Milano, Roma, Torino, Bologna che avevano sempre l’obiettivo di aumentare l’accesso alla sua conoscenza alle persone comuni, e in alcuni casi anche per alcune forze politiche. Su quest’ultimo punto, per quanto l’idea generale della comunità sia che la politica e la tecnologia debbano restare distanti, l’intento è sempre stato quello di informare per evitare che si facessero passi falsi a danno dell’intero paese. L’idea è che sia meglio lasciare la tecnologia libera di evolversi senza paletti e balzelli basati su vecchie ideologie o semplici paure per quelle cose che ancora non si conoscono. Per questo motivo rimane sempre importante informare tutti.

I media rappresentano spesso il Bitcoin come la valuta digitale per riciclaggio di denaro sporco o acquisto di beni illegali. Quanto c’è di vero e quanto da sfatare?

Ai media piace per ogni tipo di argomento raccontare la cronaca più colorita e/o più drammatica, rendendola talvolta ancor peggio della realtà, semplicemente per acchiappare qualche ascolto o lettore in più. I giornalisti sono pagati una miseria e se devono parlare bene di qualcosa, o anche solo in modo neutrale, al massimo lo fanno perché ripagati dagli interessati. Essendo il Bitcoin una tecnologia e non un’azienda, difficilmente si troverà qualcuno disposto a pagare per parlarne bene in generale, come non si trova la società “Internet” che paghi perché vengano pubblicate buone notizie sul suo conto.

Personalmente trovo strano che su alcune testate si sia anche parlato del CEO di Bitcoin (“che non esiste e non può esistere”), e che questi giornalisti siano ancora lì a tenere il loro posto di lavoro. Quindi si vede che nemmeno agli amministratori di questi giornali interessa la veridicità delle notizie. Ci sono ovviamente eccezioni a questo, giornalisti che fanno il bene loro lavoro, andando anche ben oltre la semplice notizia, ma sono una rarità.

Tornando al Bitcoin, sì, può essere usato “per riciclaggio di denaro sporco o acquisto di beni illegali”, ma il mercato è attualmente così piccolo (in media solo 4 miliardi di dollari a livello “mondiale”), volatile, insicuro che usarlo per muovere quella quantità di soldi presenti in quei mercati non è matematicamente possibile oltre che sconveniente. Oltretutto, l’acquisto e l’uso di questa tecnologia in modo illegale richiede un’esperienza tecnica, una predisposizione al rischio e alle incertezze tale dall’essere un opzione considerabile solo per un numero ristrettissimo di utenza. I metodi migliori rimangono i contanti, conti e carte di credito/debito gestite da prestanome compiacenti e ben protetti dalla malavita organizzata.

Ogni tecnologia e invenzione può avere degli usi positivi e negativi, Internet è usato dai malviventi, così come le auto e le scarpe. Immaginate quanto sarebbe bello senza la “tecnologia scarpe”, i malviventi sarebbero costretti a correre via scalzi…

A differenza di una valuta ordinaria gestita da una banca centrale, il sistema dei Bitcoin non è regolato da istituzioni governative. Se un giorno gli italiani chiudessero i conti in banca e aprissero dei wallet bitcoin, come cambierebbe la politica monetaria del Paese?

Il Bitcoin è una moneta del tutto volontaria, quindi penso che sia improbabile che questo accada dall’oggi al domani. Non è come l’entrata o l’eventuale uscita dall’Euro. Ogni utente può entrare (comprarne) o uscire (venderne) a suo piacimento in ogni momento in quantità che vuole. Nessuno è costretto ad usarlo o accettarlo. Obbligare gli italiani all’uso del Bitcoin andrebbe contro la sua idea di base, vorrei giusto definire bene questo come un punto fermo.

Comunque, ipotizzando questa situazione, la politica monetaria del paese diventerebbe quella del Bitcoin, che si basa sulla Scuola Austriaca, cioè data da una moneta limitata e fuori dal controllo di un’autorità. Ci sarebbe probabilmente un’esplosione del mercato delle micro-transazioni, che attualmente non può nascere a causa delle alte commissioni nei vecchi mezzi di pagamento come carte di credito/debito, paypal etc.

Gli smart contract (cfr. Wikipedia e Bitcoin.it) aprirebbero lo strada a nuovi accordi sicuri fra le persone, debellando l’uso dei notai e altre entità terze ormai superate. Sempre grazie agli smart contract molte truffe non sarebbero più possibili e quindi anche gli enti che si occupano ora di scoprirle e punirle non avrebbero più motivo di esistere. Si avrebbe un abbattimento di tempi e costi negli scambi. Soldi che potrebbero essere usati per finanziare altre spese e/o attività imprenditoriali. L’obiettivo di questa tecnologia è essere un’ottima alternativa, sicura, a tutte quelle situazioni in cui ora è presente un intermediario, un garante.

Il problema della situazione attuale è che a molti di questi garanti si è “obbligati” ad affidarvisi e, visto l’obbligo, manca una sana concorrenza. Questo li porta presto ad essere facilmente corruttibili, o ad adagiarsi sulla propria posizione diventando parassiti e/o organi di potere non contestabile. In una situazione di diffusione capillare diventerebbe molto più difficile finanziare opere e attività inutili, dannose per l’economia del paese (e vantaggiose per pochi). Questo perché in tal caso il popolo avrebbe dalla sua il vantaggio di un sistema molto più difficile (praticamente impossibile) da confiscare e tassare senza il suo completo benestare.

È probabile che quindi molti enti statali svanirebbero per essere sostituiti da alternative private in concorrenza fra loro, e questo porterebbe a un miglioramento della qualità dei servizi e dei prodotti, e così anche il loro prezzo. Ma si tratterebbe anche sempre più spesso di una sostituzione dell’uomo con la macchina, anche se in questo caso sarebbe meglio dire software. Accadrebbe lo stesso anche per le banche e le istituzioni governative, che sarebbero viste presto come inutili, costose, dannose e pure pericolose. Certo per chi volesse, rimarrebbero dei servizi con un contatto umano. Ciò che conta sarebbe sempre la volontarietà e libertà di scelta.

In una situazione simile (di piena diffusione di una moneta programmabile) immagino che i programmatori sarebbero apprezzati molto di più per il loro lavoro e la loro influenza sul benessere e nel futuro della nostra società.

Ringraziamo Franco Cimatti, presidente di Bitcoin Foundation Italia, per questo contributo davvero interessante dedicato ai Bitcoin.

Amici Ninja, cosa ne pensate della moneta digitale? Qualcuno di voi la utilizza?

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Scritto da

Claretta Brancatelli

Claretta nasce nel 1985 guardando da vicino lo Stretto di Messina. Quando ancora non sa tenere in mano una penna, detta i "pensierini" alla sorella maggiore, che per pura pietà ... continua

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