Idea Hand

Quanto si è innovativi (e come esserlo di più)?

Innovazione. Una parola che al giorno d’oggi è usata in numerose (troppe?) occasioni, che per molte imprese diventa uno dei punti cardine all’interno della strategia aziendale. Essere innovativi, infatti, è sicuramente un pregio che può portare a risultati molto soddisfacenti, in qualunque campo si operi. Ma quanto si può essere innovativi? C’è un modo per quantificare l’innovazione?

Idea Milky Way

Ideo, agenzia internazionale di design, ci ha provato. Dopo aver studiato numerosi progetti svolti in passato, focalizzati sul pensiero innovativo, l’impresa si è resa conto che definire cosa fosse l’innovazione, specialmente considerando contesti molto variegati, era quasi impossibile.

Tuttavia, ogni progetto innovativo ha sempre un elemento in comune, necessario quando si deve creare qualcosa e cioè l’abilità organizzativa di adattarsi costantemente e rispondere al cambiamento.

In questo modo, Ideo ha identificato sei principi per un’impresa innovativa: determinazione (purposefulness), sperimentazione (experimentation), senso di responsabilità (empowerment), collaborazione (collaboration), capacità di osservare l’ambiente (looking out), capacità di realizzare efficacemente nuove idee (refinement).

Ispirandosi a questi principi è stato elaborato un sondaggio, chiamato Creative Difference, in cui ogni ogni membro di un team aziendale può fornire feedback sulla sua esperienza e sul lavoro che sta svolgendo; questo porta ad analizzare l’efficacia di un team di lavoro e quanto questo può essere più innovativo.

Un ottimo strumento, specialmente per grandi aziende, in cui si può verificare ad esempio se un team è orientato all’obiettivo, ma non c’è molta collaborazione tra i membri, se analizza costantemente l’ambiente in cui deve operare ma non ha capacità di sperimentazione, o altro ancora. In poche parole, Ideo ha creato un metodo per misurare l’innovazione.

Ma, in conclusione, come si fa a essere più innovativi? Non possono esistere regole fisse su cui basarsi, ma ogni team può sempre spingersi a migliorare, obiettivo dopo obiettivo, stimolando il proprio pensiero innovativo.

Alcuni consigli?

#1 Non rimanere bloccati su una sola idea (ma nemmeno due, e neanche tre)

Metodi di progettazione tradizionali? Approccio “Lean Startup”? Cose da dimenticare. I risultati di Creative Difference dimostrano che quando un team elabora cinque o più idee differenti, ha il 50% di possibilità in più di lanciare con maggior efficacia il proprio prodotto. Meglio analizzare più di un’idea ed essere flessibili, per puntare alla sperimentazione e a far prendere la strada giusta al progetto.

Ideas

#2 Sfidare lo status quo, e sentirsi a proprio agio nel farlo

È confermato che essere propositivi e sicuri di sé, sfidare l’ordinario e riuscire ad essere determinati nel farlo aumenta le probabilità di successo. Non aver timore di esprimere il proprio pensiero e riuscire ad agire in autonomia, anche in presenza del proprio leader, è un modo efficace per stimolare idee nuove e interessanti.

#3 Un obiettivo chiaro, preciso e consistente alimenta l’innovazione

Essere innovativi non significa andare fuori dalle righe e dimenticarsi della strategia. Un obiettivo coerente, insieme a un’accurata organizzazione delle proprie priorità, aiuterà un team ad adattarsi e a lavorare più efficacemente. Ecco perché è molto importante che in un team ogni componente tenga sempre presente mission e vision aziendali, per dare stabilità e costanza al proprio lavoro, fondato sul pensiero innovativo.

Innovation Strategy

#4 La distanza aiuta a collaborare

Può sembrare strano, ma Creative Difference ha dimostrato che team che lavorano a distanza lavorano meglio rispetto a team che lavorano nello stesso luogo o con pochi membri che lavorano “in remoto”. Questo avviene, probabilmente, perché avere le proprie forze distribuite in luoghi diversi porta il team a organizzarsi più strenuamente e a incentivare la collaborazione e la condivisione di informazioni.

#5  Aggiornarsi quotidianamente può portare a maggior successi

Per giungere a un obiettivo e realizzare qualcosa di innovativo in modo più rapido ed efficace, è bene lavorare con il proprio team ogni giorno, aggiornandosi su ogni step di lavoro, organizzando continuamente la propria tabella di marcia. Su questo punto il valore chiave è sicuramente la collaborazione, che deve essere presente in modo costante in ambito di progettazione.

Team Ideas

#6 Il leader deve aiutare, non comandare

I dati di Creative Difference dimostrano che i team con leader in grado di aiutare ogni membro del gruppo, convinti che il proprio ruolo sia quello di mettersi a disposizione del team, hanno più successo rispetto a team che mantengono una classica struttura top-down, basata sull’idea tradizionale (e sbagliata) di leader. Chi è responsabile di un team, quindi, deve risolvere eventuali problemi, proporre soluzioni, smorzare le tensioni, essere propositivo in merito alla condivisione di idee e portare tutti i membri in direzione dell’obiettivo da raggiungere.

Vuoi saperne di più?
Ideo e Creative Difference

Come (non) affrontare un divorzio sui social media

Quante volte avete sentito parlare di come i social media siano la causa della fine di una relazione o di come abbiano minato il nostro senso di fiducia nei confronti del partner? Molti i consigli che circolano sul web su come vivere una relazione in maniera sana anche sui social, pochi invece quelli che aiutano ad affrontare al meglio un divorzio.

Gli utenti dei social network e soprattutto di Facebook, tendono a condividere solo momenti felici o divertenti della propria vita come grandi traguardi o frangenti che possano attirare consensi e quindi Like. Ma quando si tratta di prendere posizione su un argomento intimamente doloroso come può essere un divorzio come è meglio comportarsi?

https://twitter.com/TheFunnyTeens/status/847599440189718528

Un argomento sempre ricoperto da un fitto strato di tabù quello delle coppie che si separano e il perché è sì insito nella nostra cultura ma risponde a esigenze di buona reputazione sia social che non. Gli errori riscontrabili sui social media per mano delle coppie che scoppiano hanno dei pattern abbastanza regolari e spesso scontati, non è quindi difficile individuarli e tentare di correggerli.

Non rivelate i dettagli del vostro divorzio

Alla base di tutti i gesti più inappropriati c’è sicuramente rancore e voglia di ottenere consensi e appoggio morale in un momento di assoluta solitudine.

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Spesso a causa di una vera e propria dipendenza dai social media, o forse per mera abitudine a condividere anche il superfluo, molte persone in fase di separazione dal partner trovano difficile tracciare un solco netto tra la vita privata e quella social. Affrontare un divorzio non è semplice e spesso rende particolarmente vulnerabile il partner portandolo a cercare conforto ovunque sia possibile, e proprio i social media rappresentano in questi casi il primo strumento di espressione.

Il processo è semplice, richiede poco sforzo ma spalanca le porte del focolare a tanti, troppi spettatori. Le coppie dovrebbero mantenere le questioni personali relative al proprio divorzio lontano dal pubblico, per pudore, per rispetto o semplicemente perché un frangente tanto intimo e doloroso non meriterebbe di essere dato in pasto a chiunque vi abbia concesso la propria amicizia virtuale.

Non condividete post compromettenti

Avete presente quando nei film americani il poliziotto che arresta il criminale recita la frase di routine “hai il diritto di rimanere in silenzio, qualsiasi cosa dirai potrà essere usata contro di te in tribunale”? Prendetela per buona anche in situazioni poco poliziesche: la parola d’ordine è “tacere”, il più possibile, anche quando le dita prudono e vorrebbero dar sfogo ad atti poco ponderati.

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Tutto quello che scrivete o pubblicate in fase di separazione dal partner potrà veramente essere usato contro di voi (anche legalmente) e mettervi in cattiva luce. Se volete parlarne con gli amici, solo quelli fidati, fatelo al telefono o meglio di persona, non su Facebook. Questo perché specialmente durante i primi periodi si può essere facilmente preda di raptus di ira e crisi di gelosia e scrivere cose delle quali pentirsi presto.

Se ci sono figli, niente foto con il nuovo compagno o compagna finché gli accordi con l’ex partner non sono stati definiti e, in ogni caso, è consigliato attendere almeno un anno prima di rendere pubblica una nuova relazione sui social.

Quello che andrebbe sviluppato durante un divorzio è un insolito e anacronistico senso di auto-censura. Assicuratevi di non avere nulla di compromettente già pubblicato sul vostro profilo e prima di postare qualsiasi cosa inerente o meno alla vostra situazione sentimentale chiedetevi  sempre se e come possa minare la vostra integrità morale e sociale.

Non diffamate il vostro (o la vostra) ex

Quando si affronta un conflitto viene naturale entrare nel ruolo della vittima per due motivi: da una parte chi subisce un’ingiustizia attira per pathos ed emotività un forte appoggio morale, dall’altra contribuisce a infangare la reputazione del carnefice. Su Facebook questo spesso si traduce con la pubblicazione di post incriminanti in grado di rivelare particolari privati sull’ex partner.

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Mentre attirate l’attenzione e il supporto di molti, non dimenticate che le conseguenze potrebbero non essere quelle attese, specialmente quando non si hanno prove inconfutabili delle accuse lanciate. Ogni informazione di natura negativa sul vostro ex dovrebbe essere ben veicolata verso un canale legale e non sui social media.

Il divorzio è già un passo doloroso ed estremamente difficile e un uso incosciente dei social network non potrà che peggiorare la vostra posizione e causare ancora più dolore. Qualsiasi cosa accada affrontatela con elevati livelli di privacy: solo pochi e intimi amici dovrebbero avere il privilegio di essere coinvolti.

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Piquadro promuove l’innovazione con MyStartup Funding Program

Piquadro ha appena lanciato una nuova campagna di comunicazione e vuole promuovere l’innovazione e l’intraprendenza attraverso il suo progetto MyStartup Funding Program, ideato per premiare i migliori progetti di business nell’area della tecnologia applicata all’industria della valigeria e dell’accessorio moda.

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Marco Palmieri – AD Piquadro

MyStartup Funding Program, un’occasione per le startup del fashion

Una nuova opportunità per le startup del settore moda, che premierà l’impresa giudicata più meritevole con una somma di 100.000 euro e un percorso di accelerazione in Silicon Valley.

“Ho sempre creduto nel potere delle idee e il progetto MyStartup Funding Program vuol essere un
incoraggiamento a credere nelle sfide più difficili con l’obiettivo di stimolare l’innovazione e sviluppare le
iniziative imprenditoriali meritevoli, ha dichiarato Marco Palmieri, Amministratore Delegato di Piquadro.

LEGGI ANCHE: Amazon Influencer Program: la nuova strategia del gigante dell’eCommerce

Piquadro si è sempre distinta per design innovativo, funzionalità e colori che ne caratterizzano i prodotti, creati con e per l’alta tecnologia.

Il più recente rapporto sul sistema moda, The State of Fashion 2017, presentato a Londra alla fine dello scorso anno ha già previsto una crescita del valore generato dal fashion system globale, in media del 2,5-3,5%, in recupero rispetto al +2-2,5% del 2016.

Pur trattandosi di un dato ancora lontano dallo storico tasso annuo di crescita del 5,5% che il settore aveva registrato dal 2005 al 2015, proprio l’innovazione nella produzione e nei prodotti guiderà questa crescita.

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La nuova campagna Piquadro per l’innovazione: valore e valorizzazione

Il nuovo concept della campagna di Piquadro, espresso visivamente dal visual di Alan Gelati, gioca su un
copy provocatorio: “Solo chi non accetta ciò che appare scontato, può definirsi un vero innovatore”.

La campagna non è solo espressione dei valori del marchio, ma punta a sostenere con capitali e competenze i giovani che vogliono realizzare attività imprenditoriali.

Tutte le informazioni sul bando e sull’iniziativa sono già disponibili sul sito dedicato di Piquadro.

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iMessage di Apple: le potenzialità per i brand

Avete mai pensato di usare iMessage all’interno della vostra strategia di mobile marketing? Negli ultimi mesi sempre più aziende hanno deciso di essere presenti nell’app store dell’ecosistema Apple dedicato esclusivamente allo scambio di messaggi.

Alcune fra queste sono: Chanel, Airbnb, Yoox, Zalando, ma la lista delle aziende che ne fanno parte è in continua espansione. Diversi studi hanno confermato che il futuro risiede nelle app di messaggistica in quanto è all’interno di applicazioni come Whatsapp, Facebook Messenger e Telegram che gli utenti hanno le loro interazioni maggiori, ed è per questo che le aziende non possono sottovalutare questo fenomeno.

Per dare un’idea, ogni giorno su Facebook Messenger e WahtsApp vengono inviati circa 60 miliardi di messaggi, mentre su Telegram sono circa 15 miliardi.

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In questa direzione si è mossa Apple, che ha deciso di implementare e migliorare la sua applicazione nativa di messaggistica, ovvero iMessage. È stato creato un ecosistema che oltre a mandare messaggi, foto, video e audio è in grado di interagire con effetti speciali e con applicazioni di terze parti dedicate.

Sono proprio le applicazioni che fanno la differenza, ne esistono di diverse tipologie, dallo svago a quelle dedicate alla produttività, esistono app che permettono di avere adesivi brandizzati di celebrities e aziende, app dedicate ai viaggi e all’intrattenimento ecc.

Perché essere presenti su iMessage

Molteplici sono i vantaggi per le aziende che vogliono inserirsi dentro questo ecosistema, elenchiamo i principali:

  • Aumentare la propria Brand Awareness: questo è il caso di aziende che attraverso la creazione di adesivi brandizzati possono più facilmente consolidare il loro marchio. Un modo è quello di creare un app che permette di scaricare degli sticker come ad esempio hanno fatto Chanel e L’Oréal.
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  • Far conoscere i propri servizi mobile: molte persone che ricercano app dentro iMessage possono venire a conoscenza che un marchio ha una propria app con servizi dedicati al mondo mobile. È il caso di Louis Vuitton che nell’ecosistema iMessage ha creato degli adesivi che pubblicizzano la sua app che si chiama Louis Vuitton City Guide, un app che permette di avere delle guide dettagliate di molteplici metropoli.
  • Incrementare le vendite: in questa circostanza si parla di aziende che permettono di fare acquisti o prenotazioni direttamente da iMessage, esempi sono Zalando, Yoox e Airbnb. Questo è molto interessante per le aziende in quanto un utente può portare a termine un acquisto restando dentro l’app di iMessage, senza doverne mai uscire.
  • Acquisire nuovi clienti: la condivisione di sticker o contenuti come prenotazioni su Airbnb o acquisti fatti su Zalando, viene fatta in modo semplice e spontanea incrementando una sorta di wom tra le persone che condividono questi contenuti via messaggio.

Concludendo possiamo affermare che i motivi per cui le aziende decidono sempre di più di interagire con i propri utenti attraverso il canale della messaggistica sono molteplici. Nel 2016, infatti, si è registrato che il 66% degli utenti è entrato in contatto con un’azienda attraverso app di messaggistica istantanea. In poche parole, usando questa strategia è possibile aumentare la propria visibilità e consolidare relazioni con i clienti più fedeli.

Quali sono le vostre app che preferite su iMessage?

Amazon Influencer Program: la nuova strategia del gigante dell’eCommerce

Spesso le celebrità di Instagram e Youtube promuovono attraverso i loro canali i prodotti che preferiscono, sia perché legati personalmente ai brand ma molto spesso per generare vendite affiliate. Simile al precedente Affiliate Program, il nuovo Amazon Influencer Program, in beta testing da qualche giorno, permetterà agli Influencer di ricevere una commissione per i prodotti venduti.

Amazon Influencer Program

Amazon Influencer Program: le novità

La differenza principale con il vecchio programma risiede nella sua esclusività: se al momento tutti possono registrarsi ed essere Amazon Affiliate, per partecipare al nuovo programma invece occorrerà un’approvazione.

Infatti, secondo i dettagli indicati online, il programma è dedicato esclusivamente ai Social Media Influencer con una base di follower molto ampia e che postano prodotti acquistabili con alta frequenza.

Amazon Influencer ProgramIl programma è aperto solo tramite invito. Gli influencer interessati comunque, potranno semplicemente richiedere online un invito a partecipare. Per essere accettati nel programma, Amazon valuterà le richieste non solo in base al numero dei follower ma anche all’engagement dei post, la qualità del contenuto e la rilevanza.

Una volta selezionati, gli influencer riceveranno il proprio URL personale sul dominio Amazon, che potrà essere inserito nei loro blog, nei commenti dei video Youtube o sui post di Instagram.

L’indirizzo rimanderà ad uno store online in cui sarà possibile trovare la collezione dei prodotti raccomandati che gli acquirenti potranno visionare e quindi acquistare.

Amazon Influencer Program

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Amazon ha dichiarato che non lavorerà con gli Influencer sulla selezione dei prodotti – che sarà quindi a loro totale discrezione – né fornirà prodotti prova gratuiti. Tutte le categorie di prodotto possono essere utilizzate nel programma, ma l’unico limite sulla selezione è che i prodotti scelti devono essere presenti sul sito e venduti da Amazon.

Inoltre, non sarà possibile per i brand raggiungere questi Influencer tramite la piattaforma. Di certo, i Social Media Influencer possono avere relazioni con tutti i brand al di fuori del programma, ma il gigante eCommerce non interferirà né faciliterà queste relazioni.

Il futuro del digital marketing è nella Ricerca Vocale?

L’esperienza digitale diventerà sempre di più una dipendenza. Con l’ascesa dell’Intelligenza Artificiale (AI) e l’ottimizzazione delle interfacce di conversazione per gli utenti, saremo sempre più in grado di interagire con un bot attraverso smartphone, assistenti virtuali personali e sistemi di intrattenimento nelle nostre case ed automobili.

Entro il 2020, si stima che ogni persona avrà più conversazioni con i bot che con il partner ed effettuerà il 30% delle sessioni di navigazione web senza schermo attraverso la voice search. Sono dati impressionati, vero? Eppure sono realistici!

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La Voice Search è tra i principali trend del 2017 e si basa sul riconoscimento vocale e sulla capacità di un motore di ricerca di tradurre il linguaggio naturale in una richiesta di un utente.
Stando ai dati Gartner, molti adolescenti già utilizzano la ricerca vocale nel quotidiano e le nuove tecnologie audio-centric, come AirPods di Apple, Home page di Google ed Echo di Amazon, si basano sulle interazioni “voice first”.

Cercare un’informazione attraverso la propria voce è effettivamente molto diverso dal digitare la stessa richiesta: le interazioni vocali semplificano, velocizzano ed estendono l’esperienza web a molteplici attività. Dalla geolocalizzazione alla ricerca di percorsi (25% del totale nel 2015), dalla telefonata ad un contatto all’elaborazione di un messaggio, tutto diventa più veloce!

Assistenti Vocali per una User Experience appagante

Gli assistenti vocali come Siri (iOS), di Google Now (Android) o Cortana (Windows Phone), puntano sempre di più a migliorare la conoscenza delle persone, del loro contesto e dei loro problemi.

Secondo una ricerca MindMeld condotta nel 2015 su 1.800 adulti utilizzatori di smartphone, il 60% del campione aveva già utilizzato gli assistenti per le ricerche vocali durante l’anno e il 40% negli ultimi 6 mesi.
Siri era risultato essere l’assistente più utilizzato, con una percentuale del 40% contro il 26% di Google Now.

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“THE MOBILE VOICE STUDY”, NORTHSTAR RESEARCH, 2014

La stessa Apple ha dichiarato che più di un miliardo di query a settimana sono lanciate tramite Siri. Nel corso del 2016 il CEO di Google Sundar Pichai ha avvalorato il trend sostenendo che il 20% delle query inviate da dispositivi mobili fossero ricerche vocali. E c’è chi, come comScore, prevede che nel 2020 il 50% delle ricerche sarà effettuato con la voice search.
Il futuro del digital marketing sembra essere nella ricerca vocale!

La Voice Search sta cambiando il Digital Marketing?

Google Voice Search e tecnologie simili “imparano” a riconoscere i comandi vocali e parole chiave attraverso ciò che è noto come l’elaborazione del linguaggio naturale. Ciò significa che, nel corso del tempo, Google impara non solo le caratteristiche uniche della nostra voce e il modo di parlare, ma anche il nostro comportamento, interessi di navigazione e altre informazioni personali.

Google è in costante fase di “apprendimento” sui consumatori, analizzando le abitudini di navigazione, le preferenze commerciali e altri comportamenti in linea. Questo è ciò che gli permette di restituire risultati di ricerca pertinenti e personalizzati a partire dalle ricerche vocali.

Nel rapporto del 2016 sulle tendenze di Internet di Mary Meeker, si afferma che l’uso di Google Voice per la ricerca è aumentato di 35 volte dal 2008, con un input vocale che è 4 volte più veloce della battitura su tastiera. Le abitudini di ricerca stanno cambiando e sarà necessario adeguare i propri strumenti di comunicazione all’evoluzione digitale osservando i trend settoriali.

Occorrerà produrre contenuti su misura, rispondendo all’interrogazione dei motori di ricerca con query legate a ricerche predittive e basate su toni “conversazionali” come esplicano i 5 tips di seguito riportati:

1. Lunghezza Query: non usare più parole chiave secche, ma long tail esplicative.
Cambia notevolmente il modo in cui ci relazioniamo con i motori di ricerca, instaurando un “dialogo con la macchina”. Tutti i grandi del settore IT stanno investendo in strumenti di Intelligenza Artificiale, capaci di capire e decifrare con un tasso di errore del solo 8%. In aumento le Long Tail: le ricerche si avvicinano al linguaggio naturale, le query diventano più lunghe e diversificate.

2, Question-words: sempre più ricerche iniziano per “cosa, come, chi, quando, quanto”.
Le persone sono particolarmente inclini a utilizzare la ricerca vocale per porre domande che in genere iniziano con “Come”, “cosa”, “dove”, “quando”, “perché,” e “Chi”. Dati che potrebbero fornire indicazioni sull’intenzione di ricerca ed sulla propensione dell’utente alla conversione.

 

3) Ricerca Predittiva: si pensa agli intenti e alle azioni in risposta a ricerche vocali
I progressi della AI e machine learning stanno cambiando lo scenario: i più grandi motori di ricerca hanno affrontato negli ultimi cinque anni la sfida di interpretare l’intenzione di un utente in base alle loro ricerche. Inoltre con il lancio dell’Assistente Google nel 2016, Google ha dimostrato chiaramente di volerci fornire le informazioni che ci occorrono ancor prima che iniziamo a cercarle.

4) Effetti sul locale, fatti trovare pronto!
Secondo Moz, la ricerca vocale mobile per attività locali è 3 volte più efficace. Quindi, chi possiede un’attività locale, deve assicurarsi di includere informazioni pertinenti nelle schede descrittive, ottimizzando la presenza con dettagli esaustivi.

5) Risposte più veloci per azioni più rapide!
Ottimizzare le cosiddette “instant answer” rappresenta un vantaggio: bisogna pensare sempre che, quando una persona cerca qualcosa su internet che riguarda un prodotto, non cerca di acquistare ma vuole prima avere una risposta che gli porti valore. Gli utenti puntano all’immediatezza perché vivono in un mondo frenetico e non possono perdere troppo tempo.

L’obiettivo della ricerca vocale si sposterà sempre di più nei prossimi anni dalla “voice recognition alla voice understanding”. Il futuro del marketing digitale è continuamente plasmato da importanti evoluzioni tecnologiche: l’Intelligenza Artificiale (AI), il machine learning e l’elaborazione del linguaggio naturale stanno reinventando l’esperienze di consumo.
La rivoluzione è in atto e ne facciamo tutti parte! 😉

ecommerce e sharing economy

Sharing economy ed eCommerce: quanto vendono gli italiani online?

L’era digitale è riuscita ad accoppiare parole che le teorie economiche tradizionali avevano a lungo ritenuto antitetiche e lontane. Condivisione e vendita, ad esempio. È quello che accade nella sharing economy, quando parliamo di eCommerce e ce lo raccontano, ad esempio, gli ultimi dati della ricerca Ipsos per eBay.

Per gli italiani c’è già la previsione di vendere di più online, ma le motivazioni alla base di questo tipo di vendita sono l’aspetto più interessante della ricerca:

  • non si vende solo per monetizzare, ma anche per dare agli oggetti non utilizzati una seconda vita
  • una nuova cultura spinge un’economia che evita gli sprechi
  • gli italiani stanno già adottando uno stile di vita più sostenibile e partecipano in modo attivo alla sharing economy

L’idea di possedere gli oggetti per sempre o per un lungo periodo assume sempre meno importanza e la tendenza è confermata anche in Spagna e Francia da 6 intervistati su 10.

ecommerce e sharing economy

Italiani ed eCommerce: vendiamo meno, ma guadagniamo di più

Nel 2016 abbiamo sfruttato l’opportunità di vendere online meno di Spagnoli e Francesi, ma abbiamo ricavato di più dalle vendite, con una media di 135 euro contro i 124 degli Spagnoli e i 110 dei Francesi.

Restiamo, però, ancora un po’ in ritardo in termini di vendite online: solo il 35% degli intervistati ha dichiarato di aver utilizzato piattaforme online per vendere gli oggetti inutilizzati, contro il 44% degli intervistati in Spagna e il 57% in Francia.

Il 45% degli Italiani ha però mostrato la sua volontà di ricorrere all’online per la vendita dei propri beni usati in futuro e ben il 50% ha affermato che venderà di più attraverso canali online.

Per scegliere le piattaforme eCommerce sulle quali vendere e acquistare siamo attenti soprattutto a tre aspetti:

  • la sicurezza dei pagamenti (51%)
  • la facilità di utilizzo (43%)
  • la popolarità del sito (39%)

ecommerce e sharing economy

Sharing economy: uno stile di vita

La sharing economy si rivela sempre di più come una tendenza sociale per la quale sempre più persone credono nella nuova economia di condivisione, affidandosi all’online, per rivendere e comprare beni.

Non si tratta solo del fattore economico, che ha un peso comunque per il 50% degli intervistati, ma anche della propensione a seguire uno stile di vita sostenibile, realizzabile attraverso l’uso temporaneo degli oggetti e la condivisione.

L’80% degli intervistati nei tre Paesi analizzati è coinvolto in almeno una pratica di economia partecipativa.

Tra le motivazioni principali rilevate a livello internazionale anche un’esigenza di decluttering: ragioni pratiche (problemi di spazio), ragioni economiche (guadagno) e facilità (consumatore al centro). Ma ogni Paese ha le sue ragioni specifiche: i Francesi mirano ad evitare gli sprechi e dare una nuova possibilità di utilizzo agli oggetti, per gli Spagnoli è importante partecipare a un nuovo modello di società, mentre gli Italiani vogliono soprattutto sgombrare la propria casa dagli oggetti inutilizzati.

ecommerce

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eCommerce e usato: chi è il venditore tipo?

Secondo la ricerca, tra i venditori italiani a ricavare più denaro dalle vendite online sono i 35-44enni: 164 euro di media contro i 99 euro degli under 24.

In Francia la media di età si abbassa notevolmente, con i 25-34enni con 133 euro di media contro i 93 euro degli under 24.

In Spagna, invece, le differenze più significative sono quelle geografiche: gli abitanti delle regioni centrali ricavano dalle vendite online mediamente 195 euro contro gli 88 euro di quelli che vivono nel nord-ovest.

Sono soprattutto i giovani, però, a dirsi disposti a utilizzare il web per vendere qualsiasi tipo di bene: l’84% degli under 35enni, contro il 70% degli over 60.

Oggi l’81% delle transazioni su eBay riguarda oggetti nuovi ma la vendita tra privati resta sempre una parte importante del nostro business.

Iryna Pavlova, Responsabile Comunicazione di eBay per l’Italia

15 design museum per i quali vale la pena organizzare un viaggio

Amati o odiati, si sa, i musei dividono. C’è chi li trova noiosi e chi invece organizza viaggi proprio per andare a scoprire proprio quel museo di cui ha sentito tanto parlare. Tra tutti, i design museum sono una categoria a parte, costituita da musei che espongono pezzi di arredamento che hanno fatto la storia del design, ma anche poster vintage, schizzi di progetti architettonici e molto altro e hanno un fascino davvero particolare che attrae creativi, architetti, designer ma anche il grande pubblico, costituendo una fonte di ispirazione.

Quasi ogni grande città del mondo ne ospita almeno uno, ma quali sono quelli per cui vale la pena organizzare viaggi, prendere aerei e attraversare oceani?

Ecco una selezione dei 15 design museum più interessanti realizzata da Creativebloq.com

1) Museum of Modern Art, New York

Considerato il più influente design museum del mondo, il MoMa vanta una vasta collezione che spazia dall’arte al design, all’architettura, alla scultura, alla fotografia, all’illustrazione e molto altro.

15 design museum per i quali vale la pena organizzare un viaggio

2) Cooper Hewitt, New York

Unico museo americano dedicato al design storico e contemporaneo ed è la sede del National Design Award. Riaperto dopo un’importante ristrutturazione, ospita attualmente una serie di mostre tra cui Process Lab: Citizien Design.

15 design museum per i quali vale la pena organizzare un viaggio

3) Design Exchange, Toronto

È il più importante museo del design canadese, attualmente ospita una mostra che indaga come il mondo naturale sia un’interessante fonte di ispirazione per il mondo del design e dell’architettura.

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4) Museo de Arte Moderna, San Paolo

Costruito nel 1948 ed ispirato ad MoMA, ospita le mostre e le esposizioni biennali più importanti.

15 design museum per i quali vale la pena organizzare un viaggio

5) Design Museum, Londra

Fondato nel 1989 si è costruito in pochi anni una fama internazionale per le sue collezioni che includono design industriale, fashion, architettura e graphic design.

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6) Victoria & Albert Museum, Londra

Fondato nel 1852 in onore della regina Vittoria e del principe Alberto, è il più grande museo di arte decorativa e design. La collezione permanente è composta da oltre un milione di pezzi che coprono 5000 anni di storia dell’arte e del design.

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7) Bauhaus Archive, Berlino

Progettato da Walter Gropius, fondatore della scuola di architettura, arte e design del Bauhaus, il museo ospita opere di ispirazioni provenienti da diversi campi, tra cui dipinti, disegni, sculture e modelli.

15 design museum per i quali vale la pena organizzare un viaggio

8) Design Museum, Helsinki

Il museo di design finlandese è uno dei più antichi nel mondo insieme al V&A Museum. Ospita una vasta collezione di design industriale, fashion e graphic design che include oltre 75.000 oggetti, 45.000 disegni e 125.000 immagini.

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9) Design Museum, Copenhagen

Fondato nel 1890, è il più grande museo di design e arti applicate del paese e della scandinavia in generale. Tra i pezzi più interessanti per i graphic design c’è un’importante collezione di brand, packaging, poster e altro materiale promozionale.

15 design museum per i quali vale la pena organizzare un viaggio

10) Museum of the Image, Breda

Conosciuto come Graphic Design Museum è considerato un’autorità sulla cultura visuale, ospita la collezione permanente, 100 years of Dutch Graphic Design.

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11) Musée National d’Art Moderne, Parigi

Parte del Centre Pompidou, comprende una collezione di quasi 100.000 oggetti, seconda solo a quella del MoMA di New York.

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12) ArtScience Museum, Singapore

Inaugurato nel 2011 e caratterizzato dalla sua forma che ricorda un fiore di loto, costituisce una risorsa creativa di ispirazione molto importante.

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13) National Media Museum, Bradford

Originariamente conosciuto come National Museum of Photography, Film and Television, raccoglie oltre 3,5 milioni di pezzi di importanza storica.

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14) Museum HR Giger

Il museo accoglie un’importante collezione dei lavori dell’artista svizzero HR Giger di diversi periodi, inclusi la maggior parte dei suoi film di design.

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15) Museum of Design, Zürich

Parte della Zurich University of the Arts, il museo include quattro collezioni di poster, graphic design e arte applicata.

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Pianificare una strategia di content marketing su Instagram

Sempre più aziende stanno abbracciando l’idea che Instagram rappresenti una concreta opportunità per il marketing online.

Del resto i dati parlano chiaro, la piattaforma è in forte crescita e attualmente può vantare 600 milioni di utenti mensili attivi. Il tasso di coinvolgimento di Instagram si aggira sui 2,261%, in media, che è un 2% pieno, superiore perfino a quello di Facebook e Twitter.

Partendo da questi dati la domanda che ogni azienda dovrebbe porsi è: come può il nostro business ottenere risultati migliori su Instagram?

Intanto è importante tenere in considerazione che, pur appartenendo a Facebook, Instagram è una piattaforma a sé che funziona in modo completamente differente.

Con il 55% di utenti al di sotto dei trenta anni, il pubblico di Instagram è il più giovane di quello della maggior parte delle altre piattaforme, tanto da essere considerato il social preferito dei millenial.

Inoltre, Instagram è un app legata al mobile che, per sua natura, incentra tutta la sua forza sul visual, il che le permette di prestarsi ad un contenuto più spontaneo e istantaneo, spingendo i brand e i loro seguaci ad interagire in un modo meno convenzionale.

Proprio questa sua spontaneità fa sì che molte aziende stiano valutando sempre più di inserire Instagram nella loro strategia di social media.

Pianificare prima di pubblicare

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Per costruire e consolidare la visibilità e il posizionamento del vostro brand, può essere molto efficace puntare su contenuti che siano sempre attuali, e non solo quelli legati ad un avvenimento che sta accadendo in tempo reale.

Costruire e pianificare una Content strategy vi consentirà di differenziare i vostri post e di comunicare in maniera efficace la voce e l’immagine del vostro brand.

Programmare i vostri contenuti, infatti, vi permette di avere una visione d’insieme della vostra strategia su Instagram e di come questa funzioni accanto a quella che parallelamente metterete in atto su altre piattaforme social, permettendovi così una migliore organizzazione e attuazione.
A tal proposito, ci sono diverse piattaforme di gestione dei social media, che possono venirvi in soccorso nella programmazione dei contenuti su Instagram.

Onlypult, ad esempio, è un strumento che vi consente di pubblicare e programmare i post su Instagram lavorando direttamente da desktop. Vi offre l’opportunità di gestire più account,  delegare alcune mansioni ai vostri collaboratori e accedere alle statistiche.

In alternativa potete usare Gramblr, che offre meno funzioni rispetto a Onlypult, anche se vi garantisce comunque di pubblicare e programmare i post dal desktop. Ha poi il vantaggio di essere  gratuito rispetto ad Onlypult.

Hootsuite  e Sprout Social sono invece delle multipiattaforme che vi permettono di programmare i contenuti, vedere come si parla del vostro  brand,  tenere sotto controllo i competitor, monitorare il coinvolgimento della community e interagire con i follower su tutti i tuoi social network contemporaneamente.
A prescindere da quale sia la vostra strategia social, ricorrere ad uno o più strumenti che siano in grado di restituirvi un flusso di lavoro organizzato in una maniera chiara ed efficiente di certo sarà molto utile.

Quando postare?

Il tempo, come nella vita, è tutto sui social media. Pertanto, conoscere i momenti migliori della giornata in cui pubblicare i vostri post vi consentirà di programmare contenuti in grado di ottenere un migliore impatto e una migliore portata, aumentando le vostre probabilità di allargare il pubblico, raggiungendo potenziali clienti/follower e coinvolgere la vostra community in maniera organica.
Dati resi pubblici da Forrester mostrano i giorni e gli orari migliori in cui pubblicare:

  1. Pubblicare dal lunedì al venerdì è più efficace che farlo nel weekend
  2. In particolare, il lunedì è il giorno in ci il tasso di coinvolgimento è più alto
  3. Le 15.00 risultano essere l’orario migliore in cui pubblicare un contenuto
  4. Altri momenti della giornata consigliati sono le 2 e le 8 del mattino e le 5 del pomeriggio

 

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Detto ciò, c’è un’altra scuola di pensiero che sostiene al contrario che non esistano leggi universali al riguardo, anche perché molto dipende dal target che intendete raggiungere, individuando chi sono e dove sono, gli obiettivi e il tipo di contenuto che si va a condividere. Pertanto, sebbene nn non si ritenga possibile individuare un orario perfetto, si può ricorrere ad altre risorse che possano aiutarvi a individuare il momento migliore per parlare del vostro specifico brand.
L’algoritmo, si sa, cambia come cambia il vento e attualmente su Instagram vale la regola secondo cui le foto con maggiori like e commenti hanno una probabilità più alta di apparire nella parte alta della home, e quindi di avere più visibilità tar i vostri follower.

Ma come si creano contenuti in grado di stimolare il coinvolgimento e l’interazione del pubblico?

Ecco, individuare la vostra target persona può aiutarvi a costruire una content strategy mirata ed efficace. È necessario allora porsi alcune domande. State parlando al tipo di persona che controllerebbe Instagram appena sveglia al mattino? Dove vivono e lavorano? Come occupano il tempo libero o nel tragitto casa-lavoro?
Rispondere a queste domande può sicuramente aiutarvi ad individuare il vostro target specifico e quindi quei momenti della giornata più adatti in cui postare i vostri contenuti.

Programmare bene i tempi e la vostra presenza online è dunque essenziale, ma non sufficiente se non viene accompagnata da un costante controllo e monitoraggio di alcune metriche, quali il tasso di coinvolgimento e quello relativo ai followers, per comprendere come e se il vostro pubblico sia realmente soddisfatto di ciò che state facendo, o se invece sia il caso di rimodulare la vostra strategia andando a modificare la frequenza e il tipo di contenuto.

La qualità premia

Instagram è il social delle immagini per eccellenza ma non è l’immagine speculare di Facebook e, in quanto tale, merita una considerazione a parte rispetto a quest’ultimo.

Il visual ricopre un ruolo centrale, quindi per gestire questa piattaforma da professionista bisogna assicurarsi di curare le immagini in modo impeccabile, garantendo un’ottima qualità.
Un strumento professionale, nonché un must have per chi di professione lavora sui social è Canva. Questo tool vi permette di  creare grafiche professionali partendo da un layout completamente editabile all’interno del quale potrete sostituire le immagini inserendo foto, o aggiungendo cornici, testi, emoji e simboli e tenere traccia di tutti i tuoi progetti in un’unica interfaccia.

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Si può anche ricorrere all’utilizzo delle due app ufficiali  di Instagram, per l’editing di immagini e video: Layout e Boomerang.
Con Layout potete realizzare dei collage fotografici, a che se molto basic, mentre Boomerang vi consente di realizzare dei brevi video in timelapse composti da 10 foto che si riavvolgono e girano a loop.

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Conclusioni

Per creare contenuti di qualità non si può lasciare nulla all’improvvisazione. Ecco perché diventa importante pianificare le attività con largo anticipo e ricorrere ad un calendario editoriale che vi permetta di definire la visione e la strategia social del brand, evitando così di pubblicare post poco coinvolgenti, improvvisati o non in linea con quelli che sono i valori del brand e gli obiettivi prefissati.

Pianificare diventa fondamentale per organizzare il lavoro in modo efficace, visualizzare i risultati ottenuti o cambiare strategia e tattica, qualora sia necessario.

Linkedin Tranding Storylines

Trending Storylines: LinkedIn lancia la piattaforma di notizie di tendenza

Da luogo di networking e di aggiornamento professionale a fonte di notizie e condivisione di contenuti per il proprio business. Linkedin si apre all’universo social e si converte al credo del santo share: in anteprima, e per ora solo per i paesi anglosassoni, è stato lanciato Trending Storylines, la piattaforma per la visione e la condivisione di contenuti personalizzati secondo i propri interessi e le proprie skill, una sorta di aggregatore di notizie di tendenza e di interesse per il singolo utente.

A tutto algoritmo, dunque, anche per il social network dei professionisti, lanciato nel 2003 e acquistato l’anno scorso da Microsoft per 26 miliardi di dollari. Dopo la sorprendente rivoluzione dell’interfaccia grafica che strizza l’occhiolino al papà dei social network, alla search, all’introduzione dei chatbot e le immagini di profilo, l’introduzione delle Storylines sembra completare una metamorfosi annunciata da tempo che consacra LinkedIn nell’olimpo dei social.

Linkedin Tranding Storylines

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Ma come funzionerà la nuova piattaforma? Presto detto. Grazie ad un apposito algoritmo le notizie potenzialmente interessanti per un determinato utente verranno selezionate e presentate combinando sapientemente una serie di fattori. Dalla geo localizzazione dell’utente alla lista dei suoi contatti, passando per le abitudini di navigazione o le interazioni con gli altri utenti e i loro contenuti.

Disponibile sia per la versione mobile che desktop, attraverso l’apposita scheda (in alto per il mobile e a destra per dispositivi desktop) si potrà accedere alla sezione Trending Storylines e da lì scegliere e selezionare le diverse notifiche push per mobile e gli aggiornamenti per il desktop in base ai propri gusti, interessi o affinità con influencer e contatti rilevanti.

Linkedin Tranding Storylines
In un primo momento le Storylines riguarderanno solo alcune tematiche, le più trattate come tecnologia, finanza e sanità per poi investire altri settori di business in base alle richieste degli utenti. Il buongiorno di Linkedin avverrà dunque con le principali notizie del giorno, riassunte in un breve sommario e seguite da un articolo selezionato da LinkedIn. Ed ecco comparire aggiornamenti, approfondimenti di esperti del settore, gli ultimi trend e le news dell’ultima ora.

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Ma non è tutto, gli utenti avranno inoltre la possibilità di pubblicare post e commentare le notizie del feed e condividere i contenuti di maggior interesse, ma anche aggiungere e suggerire hashtag per favorire la ricerca degli argomenti.

Ma chi c’è dietro a questa rassegna stampa giornaliera su Linkedin? Non si vive di solo algoritmo, e oltre ad una selezione di testate e fonti esterne alla piattaforma, opportunamente verificate, un team di circa 24 professionisti si occuperà di offrire agli utenti contenuti freschi e di qualità.

Come abbiamo già detto, per ora la piattaforma sarà a disposizione solo per gli utenti statunitensi ma a quanto pare a breve sarà disponibile anche in Italia e diciamocelo siamo proprio curiosi di testare questa nuova funzione. E voi cosa ne pensate? Scrivetelo sulla nostra fanpage di Facebook o nel nostri gruppo LinkedIn!