Anche questo lunedì non potevamo iniziare la settimana senza la selezione delle migliori campagne stampa dal mondo!
Prenditi una pausa, rilassati e fatti ispirare dai lavori dei migliori creativi in giro per il mondo.
Best of New York: our reviews come from the best
Ogni anno il New York Magazine stila la sua guida della città. Perché comprarla, con tutte le recensioni ormai disponibili online?
La risposta in questo provocatorio annuncio stampa: “Online reviews come from everyone. Our reviews come from the best”.
Advertising Agency: Miami Ad School, San Francisco, USA
Art Director: Oscar Gierup
Copywriter: Jacob Altman
Molino Rossetto: everything else is just dressing
Cosa si cela davvero dietro una crostata fragrante? E qual è il segreto per la pizza perfetta?
Il vero ingrediente alla base di queste prelibate portate è in realtà uno solo.
Advertising Agency: Touché, Bologna, Italy
Creative Director: Luca d’Alesio
Photographer: Paolo Cecchin
Post Production: Oplà Production
Production Manager: Sarah Colombo
Un messaggio importante, per approfondire: cosa si cela davvero dietro i profili Facebook di migliaia di giovani? Non tutti potrebbero essere felici e pieni di amici come appare dai loro post e dai loro account e Papyrus vuole portare l’attenzione proprio sulla prevenzione del suicidio tra i giovani.
Advertising Agency: TBWA, Manchester, UK
Executive Creative Directors: Gary Fawcett, Lisa Nichols
Art Director: Ant Harris
Copywriter: Zoe Harris
Photographer: Alex Telfer
Account Manager: Julia Buck
Planner: Rebecca Brett
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/04/asian_0.jpg15612200Fabio CasciabancaFabio Casciabanca2017-04-10 17:30:222018-03-03 00:19:14Best of New York, Molino Rossetto e Papyrus: i migliori annunci stampa della settimana
Poche sono le gioie del lunedì, ma ci si consola come si può e un ottimo modo è rivedere i momenti epici della settimana precedente.
Fail
Iniziamo con lo scontro diplomatico a tavola, causato su Twitter dal litigioso chef Gordon Ramsay. Sebbene il pubblico sia ormai avvezzo alle sue sfuriate, il web ci ricorda che c’è un limite a tutto, soprattutto quando il soggetto è una cosa seria come le abitudini gastronomiche. Questa volta è toccato all’India, ma chi più di noi italiani può sentirsi solidale sul tema?
L’utente Rameez pensava di pungolare lo chef ricevendo un commento divertente sulla sua colazione: il menu vada, un tipico pasto dell’India del Sud.
E per la serie anche le grandi aziende sbagliano, il fail più epico della settimana arriva da Pepsi. Il brand ha infatti sbagliato in pieno con la sua ultima pubblicità, che ha come protagonista un Kendall Jenner improvvisata attivista. Ma il binomio non regge e in un periodo caldo di conflitti sociali come questo 2017 il pubblico non perdona.
La Pepsi ha dovuto dunque chiedere scusa, affermando “Volevamo dare un messaggio di pace e unità. Abbiamo sbagliato e ci scusiamo“ ma per placare il tumulto ha infine dovuto rimuovere la campagna.
Per sapere tutti i dettagli della vicenda potete leggere questo approfondimento.
Ma anche il grande competitor di Pepsi non ha voluto essere da meno, anche se in questo caso è difficile capire se si tratti di fail o di incompatibilità di media.
Coca-Cola ha deciso di rispondere alle accuse del programma TV Report in live tweet, così come già fatto da Eni. Lo scontro si è dilungato sui social dando anche vita a un hashtag dedicato #NienteDaNascondere.
Interessante per noi social geeks che il dibattito si sposti appunto sulle modalità: la scelta di Coca-Cola di rispondere via Twitter, chiaramente cozza con la natura televisiva del programma, come lamenta Report. D’altra parte l’immediatezza social dà occasione di interagire in modo più vivo e partecipato. Da qualunque parte decidiate di stare, questo episodio ci piace perché ci fa riflettere.
@CocaColaIT Chiedevamo e richiediamo intervista video. Siamo un programma tv, non una casella postale. Domani FBLive, vi invitiamo a partecipare #Report
La settimana non brilla di win, anche se è impossibile non includere la campagna della Lega Italiana Difesa Animali e Ambiente, un’associazione animalista fondata dall’ex ministro al Turismo Michela Vittoria Brambilla, che ha scelto niente meno che Silvio Berlusconi come volto per un video in difesa degli agnellini.
Il video che incita a “fare come lui” è il successo social-pasquale per eccellenza. Per ora, ma la settimana festiva è appena all’inizio e chissà che sorprese ci porterà, tra un uovo, un tweet e un post. Lo scopriremo il prossimo lunedì.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/04/gordon-ramsay.jpg10801920Giulia GrimaldiGiulia Grimaldi2017-04-10 17:00:202017-04-12 10:27:24Gordon Ramsay contro l'India del Sud, lo scivolone di Pepsi e il dibattito Coca Cola Report
Ford da sempre si posiziona come un brand automotive molto attento alle esigenze e alle necessità delle famiglie. Per la gamma di automobili MAX, il brand statunitense è andato davvero oltre in fatto di creatività, presentando un innovativo concept di culla, sviluppato dallo studio spagnolo Espada y Santacruz di Madrid.
Tutti i genitori sanno che i bambini si addormentano più facilmente in auto. Da questo insight Ford ha sviluppato l’innovativo concept, con l’obiettivo di ricreare nell’ambiente casalingo le stesse condizioni favorevoli per il sonno dei tuoi figli.
Campagna o realtà?
Il Max Motor Dreams è per ora un concept (ne è stato prodotto soltanto 1 pezzo) ma in Spagna è partito un sorteggio per aggiudicarsi il pezzo esclusivo. Ovviamente è possibile partecipare all’estrazione soltanto lasciando i dati per un appuntamento di prova della gamma MAX.
Che ne pensate?
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/04/Ford_MotoDreams_12.jpg450800Massimo SommellaMassimo Sommella2017-04-10 15:37:362017-04-11 12:31:57Ford presenta una culla smart ed ipertecnologica
Valutare la piattaforma sulla quale andare a sviluppare un eCommerce, o sulla quale migrarne uno già esistente, è una delle fonti di stress maggiori quando si approccia un progetto di sviluppo di uno shop online.
Diciamocela tutta, scegliere la piattaforma è un po’ come sposarsi, quindi bisogna valutare davvero bene i pro e i contro delle soluzioni che si stanno valutando in base alle proprie necessità.
Non esiste quindi una piattaforma che vada bene per tutti, una per tutte le stagioni che ci fa dormir sonni tranquilli.
Il perché è presto detto, ogni sistema ha i suoi pregi e difetti, così come ogni progetto ha le sue caratteristiche, con relative esigenze da soddisfare.
Credits: Adobe Stock #127408720
Non facciamoci prendere dalle guerre di religione dei Magento è meglio di Prestashop, che poi diventano, Prestashop 1.6 è peggio della 1.7, e così via.
Partire con il piede giusto vuol dire stilare una serie di requisiti per la propria attività.
Avete tanti o pochi articoli? Volete vendere in Italia o anche all’estero? E se andate all’estero in quali paesi volete essere presenti? Con che valute volete presentare i prezzi? Scordavo… in quante lingue?
Questo piccolo spaccato già dovrebbe aver chiarito che approcciare il tema “piattaforma” non è così lineare e non è un problema esclusivamente tecnologico o di moda del momento.
Parlavo prima di matrimonio, in effetti la scelta del motore di eCommerce da utilizzare è vincolante per tutta una serie di attività.
Infatti vi condizionerà sulla tipologia di offerte e di coupon che potrete utilizzare, oppure sul numero di articoli in vendita, sul numero di magazzini che utilizzerete (e se fate o farete anche dropshipping?!?), sui corrieri utilizzati e sull’eventuale gestionale da collegare.
Inoltre sarete anche legati, più o meno e questo dipenderà proprio dalle scelte fatte, all’agenzia o dallo sviluppatore al quale affiderete la creazione del sito.
Si, perché ci sono alcuni sistemi che godono di maggior disponibilità di persone qualificate, altri sistemi meno, altri addirittura… solo 1 persona o una struttura. In quest’ultimo caso stiamo parlando di progetti creati su misura.
La soluzione quindi qual è?
In effetti non è molto difficile, bisogna cominciare a fare subito una lista di requisiti, quanto più ampia e completa possibile. Questa permetterà di confrontare le caratteristiche delle varie piattaforme, in base a quello che serve, con una semplice check list, del tipo “c’è” o “non c’è”.
Altro aspetto importante è quello della scelta del partner di sviluppo, è importante chiedere referenze, verificare i progetti già pubblicati, possibilmente facendosi dettagliare (a grandi linee va benissimo) anche il budget del sito che state vedendo.
Due eCommerce, anche se sulla carta hanno le stesse caratteristiche di base, possono aver beneficiato di risorse diverse tra di loro. Questo incide sulla qualità del prodotto finale e sulla cura riposta nel progetto e nei dettagli.
Un’agenzia senza esperienza di sviluppo di progetti di eCommerce potrebbe azzoppare da subito il successo del sito. Uno store on-line non è come la presenza online di un ristorante, della fotocopisteria o dell’agriturismo, dove, a parte qualche sporadico aggiornamento, non c’è molto altro da fare dopo.
La vera sfida sullo sviluppo di un eShop comincia proprio quando si va online, perché da quel momento in poi bisogna poter contare su una persona o una struttura che possa seguire l’evolvere del progetto, ed i fisiologici casini nei primi giorni di avvio.
E il budget?
Parlando poi di budget, anche questa domanda ricorrente, purtroppo la risposta è dipende.
Si, perché dipende proprio da cosa avete messo in fila tra le caratteristiche del vostro meraviglioso sito. La cosa buffa è che per la stessa richiesta e quindi lo stesso capitolato, potreste ricevere progetti con richieste economiche diversissime. Non capita di rado di vedere preventivi che vanno dai 3.000 € ai 30.000 €. Stesse specifiche, alle volte anche stesso motore eCommerce, fornitore diverso.
Anche qui, per capire come procedere, bisogna fare un minimo di analisi sui fornitori, come detto prima, e non fidarsi solo della sensazione a pelle.
Fare questo primo passo è importante ed è un bel labirinto nel quale districarsi, ma con le giuste informazioni a fare da guida si può trovare l’uscita e la soluzione.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/04/AdobeStock_52392848.jpeg7491123Ninja ProfNinja Prof2017-04-10 13:05:422018-03-06 12:28:24Come scegliere la piattaforma migliore per il tuo eCommerce
Era il 2012, quando entrava in scena un font particolare, eccentrico, con linee svolazzanti in stile Art déco, i suoi glifi sontuosi, un pò english style, che ci riportano al film di Baz Luhrmann, Il Grande Gatsby. Stiamo parlando del font Futuracha, ideato da uno studio di design di Atene, Holy. Appena uscito, ottenne un’enorme successo, sarà stata la sua linea ellenica, con quel suo aspetto così astratto per un occhio occidentale; Futuracha fu scaricato più di 250 mila volte ed utilizzato ovunque, per manifesti, loghi, riviste e richiesto anche come font per tatuaggi.
Ma proprio la sua stravaganza lo limitava ad andare d’accordo con pochi software, non concepito per testi troppo lunghi, che non andassero oltre il titolo o ad un logotipo. La sfida dello studio Holy è stata proprio quella di andare oltre, cercare di adattarlo ad ogni sorta di testo e proprio come afferma il suo disegnatore, Odysseas Galinos Paparounis, l’obiettivo è quello di renderlo il più semplice possibile, impiegando numerose varianti di lettere e glifi e facendo in modo che ogni lettera posso adattarsi alla precedente e alla successiva, una sorta di carattere mutante! Futuracha pro, la nuova versione, ha raccolto ben 70 mila dollari su Indiegogo, attuando una campagna di crowdfunding eccezionale, se ci relazioniamo all’ambito tipografico, un traguardo ampiamente superato, se teniamo presente che la somma da raggiungere immaginata dallo studio ateniese, si aggirava intorno ai 4 mila dollari
Che il crowdfunding sia un nuovo strumento utile ed efficace per finanziare e sostenere idee e progetti anche in campo tipografico? Vedremo, ma possiamo certamente dire che la sfida avviata da Futuracha pro è stata vinta e anche con successo!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/04/futuracha.jpg368688Mariagrazia RepolaMariagrazia Repola2017-04-10 10:30:492017-04-10 16:02:49Il successo di Futuracha pro, il font che raccolto oltre 70.000 dollari su Indiegogo
Essere nati in un determinato periodo storico significa subire l’influenza di tutti gli avvenimenti che lo caratterizzano – film cult, usanze, valori e trend. Per questo le generazioni sono così profondamente diverse tra loro, anche nel modo di comunicare. Ma cosa succede a metterle a confronto?
Ci ha pensato Barclays insieme all’Università di Liverpool, che ha “inscatolato” 5 diverse profili, andando a fotografare tutte le sfumature di quelle che sono le generazioni che oggi abitano il nostro pianeta. I dati, realizzati su un database che si riferisce in particolare al Regno Unito, possono essere utili per capire dove nascano le differenze che ogni profilo presenta. I dati sono stati riassunti in una tabella, che in maniera semplice e intuitiva fa emergere con forza il processo evolutivo del consumatore.
Entriamo nel dettaglio, andando a scoprire ognuna delle generazioni citate.
I Senior (- 1945)
Epoca: Guerre Mondiali, Rock’n’roll, pari opportunità tra i generi. Segni distintivi: Ligi alle regole – andavano in guerra per difendere il proprio Paese, lavoravano per vivere, si sposavano per tradizione. Media del cuore: Lettera. Come comunicano e dove trovarli: Comunicano oralmente – nelle sale d’aspetto del medico di base, nei corridoi del supermercato o in piazza. Sono gli unici a guardare ancora ai vecchi media con occhi sognanti, a godere dell’evoluzione del telefono fisso che diventa cordless, della TV via satellite che viene sostituita dal digitale terrestre. Credono incondizionatamente a ciò che viene sciorinato dai presentatori televisivi e dai giornalisti, ascoltano la radio, e sono anche gli unici a pagare con ragion di causa il canone Rai. Social behaviour: Tuttavia, c’è anche buona parte di loro che si è sforzato di rimanere al passo con i tempi, ha un computer e un account Facebook – dove comunica con i propri parenti scrivendo direttamente sulla loro bacheca pubblica.
Nonostante quanto si possa pensare, gli over 65 diventano sempre più social e questo non può passare inosservato alle aziende. Certo, non rappresentando una fetta considerevole della torta, molti esperti di marketing non li considerano nelle loro strategie, tuttavia negli ultimi quattro anni la percentuale di maturi presenti sui social network – in particolare su Facebook – si è triplicata negli Stati Uniti. Dal dodicesimo rapporto Censis-Ucsi sulla comunicazione del marzo 2015, il 14,3% degli over 65 italiani è iscritto a Facebook e il 6,6% usa anche Youtube. Non parliamo di grandi numeri ma, in ogni caso, tutto ciò che è diverso da 0 merita di essere analizzato. Del resto, ci sono pagine dedicate ai fruitori della terza età – su tutte, Senior Italia Federanziani – e qualcuno ha pensato anche di dedicargli un intero social network, SpecialAge. Gli ideatori di SpecialAge hanno una mission ben precisa: “migliorare l’esistenza delle persone e di accompagnarle nella loro vita quotidiana. […] Il nostro social network ha molteplici finalità sociali. Uno studio condotto in alcune residenze sanitarie ha dimostrato che gli anziani che si collegano quotidianamente a un social network per un’ora al giorno ricevono un effetto benefico sulla memoria e hanno la vita allungata”.
Secondo una ricerca condotta dall’Università della Pennsylvania, pubblicata sulla rivista Computers in Human Behaviours, le principali motivazioni per le quali i senior si avvicinano sempre di più ai social network si riassumono in: mantenere integre le reti sociali e quindi combattere la solitudine, costruire nuovi rapporti, seguire il percorso di crescita dei propri figli e nipoti, che sostengono attraverso like e condivisioni.
I Baby Boomer (1945-1960)
Epoca: Boom economico e demografico, rivoluzioni e femminismo, cultura Hippie e Festival di Woodstock. Segni distintivi: Ribelli, politicamente e civilmente impegnati – cresciuti in un periodo di transizione e prosperità, credono fermamente nella lotta per i propri diritti. Ritratto cinematografico: La dolce vita (Federico Fellini, 1960) – specchio di una società che si stava emancipando e liberando dal bigottismo dei propri padri. Media del cuore: Televisione. Come comunicano e dove trovarli: Continuano a prediligere la comunicazione face-to-face. La maggior parte di loro occupano tutt’oggi posizioni di prestigio, cariche manageriali e di direzione delle aziende: allo scrivere e-mail preferiscono il confronto telefonico e le riunioni. Social Behaviour: Sono su Facebook, ma non tutti ne padroneggiano davvero il linguaggio, pertanto il loro comportamento online è perlopiù silente o voyeuristico. Sono molto concreti, pertanto la fluidità dei nuovi media talvolta li destabilizza.
Da un interessante studio condotto dall’agenzia Sprout Social emerge che Facebook rappresenta la piattaforma social privilegiata dai baby boomer (65,2%), quanto dai loro “figli” della Generazione X (64,7%). Sono, invece, totalmente assenti da Instagram e Snapchat, che si confermano i social network per Millennials per eccellenza. Per quanto riguarda la comunicazione pubblicitaria, anche i baby boomer seguono i brand su Facebook e, seppur non vi interagiscano molto (c.ca il 14% lo fa), l’immagine social del brand risulta un fattore cruciale per decidere se diventarne consumatori. Alla luce di questi dati, se la matematica non è un’opinione, i baby boomer hanno tutti i numeri in regola per essere considerati nelle strategie di web marketing delle aziende. Senza tralasciare il fatto che sono ancora oggi la generazione con il più alto potere d’acquisto. Nonostante siano ormai in età pensionistica, gli appartenenti a questa generazione non ammettono di essere considerati “vecchi”: sono ancora intenzionati a vivere appieno la loro vita, godendosi la pensione in modo attivo (viaggiando, coltivando i propri hobby, comprandosi la moto) e non passivo, come una volta.
Pertanto, la strategia giusta per comunicare con loro si articola in due parole chiave: concretezza e intuitività. Come già detto, i baby boomer sono, per loro natura, delle persone molto concrete, per questo una tattica vincente è quella di mostrare – senza troppi arzigogoli – quali sono i plus del prodotto o servizio che vogliamo vendergli. Sono abituati alle televendite perciò, se siamo abbastanza convincenti (e se lo è ancora Mastrota dopo anni di “ultime ore di sconto”, possiamo esserlo anche noi), saranno pronti a pagare qualsiasi prezzo, o quasi. Tuttavia, bisogna sempre privilegiare un sistema di contatto e acquisto facile e sicuro: ai baby boomer non interessano interfacce particolarmente elaborate a livello grafico, e sono i più inclini al click sul banner becero, poiché hanno vissuto l’avvento di Internet in età adulta, hanno avuto un primo contatto con pop-up, chat e forum, e vi sono rimasti affezionati.
Generazione X (1961-1980)
Epoca: Crollo del Muro di Berlino, Andy Warhol e la Pop Art, consumismo. Segni distintivi: X – perdenti compiaciuti, apatici, precari, in bilico fra l’affermazione di sé e l’autodistruzione (uno dei più grandi miti di quell’epoca era Kurt Cobain). La X deriva da Generation X, romanzo di Doug Copland, il primo ad aver azzardato un ritratto della generazione più sottovalutata di sempre, in particolare da quei baby boomer che avevano vissuto appieno il Sogno Americano, lasciando ai propri figli quel che ne rimaneva. Ne Il Capitale Umano di Paolo Virzì c’è un passaggio emblematico in questo senso: “Vi vogliamo bene, vi vogliamo vincenti, vi vogliamo felici, abbiamo fatto tutto questo per il vostro bene, siamo i genitori migliori del mondo, per voi ci siamo giocati tutto … anche il vostro futuro”. Ritratto cinematografico: Arancia Meccanica (Stanley Kubrick, 1971) – il pessimismo, il terrorismo e la sospensione di una moralità vecchio stampo iniziano a insinuarsi nella società. Media del cuore: Personal Computer.
Come comunicano e dove trovarli: tramite email e sms. Sono stati pionieri delle prime grandi rivoluzioni tecnologiche in termini di comunicazione: i media iniziano ad alleggerirsi, a divenire sempre più personal (walkman, PC, cellulare), si passa da un modello comunicativo prettamente informativo all’intrattenimento puro, fatto di videogame, sale giochi e cartoni animati. Social Behaviour: Sono i più social di tutti (anche dei Millennials) – pionieri dei selfie, del sexting e delle chat di gruppo. Hanno creato Google, Yahoo! e hanno spianato la strada ai loro successori, i nativi digitali.
Da una ricerca condotta da Nielsen emerge che sono proprio gli appartenenti alla Generazione X quelli che passano più tempo sui social: circa 7 ore a settimana su Facebook, quasi un’ora in più dei Millennials. Sono dei fruitori consapevoli: vanno alla ricerca di informazioni utili, sconti e scelgono quali prodotti acquistare solo dopo aver consultato recensioni e opinioni di chi ne è già un consumatore.
Per la Generazione X, produttività e personalizzazione sono al primo posto: sono i primi ad essere entrati in contatto con la democratizzazione di Internet, e hanno fin da subito apprezzato il considerevole aumento dell’efficienza (in attività come la scrittura o la stampa casalinga dei propri documenti) e la possibilità di costruirsi ambienti virtuali (o avatar) a propria immagine e somiglianza. Oltre a Facebook, i Gen X sono anche molto presenti su Twitter, sanno usare discretamente il computer, hanno interiorizzato e sanno sfruttare le principali dinamiche social, seppur rimangonorestii nella sperimentazione di nuovi formati (es. Snapchat).
Generazione Y (1981-1995) aka Millennials
Epoca: Attentato del 11/09, Reality Show, Social Media. Segni distintivi: Narcisi, ricettivi e viziati. Sono la generazione del we, more, now: caratterizzati da una forte propensione al networking e all’interazione, sempre più esigenti e ambiziosi, esercitano il proprio potere di scelta su ogni cosa – vogliono essere loro a scegliere cosa guardare in TV (streaming, Netflix), quali news leggere, quale musica ascoltare (Spotify), in quali persone identificarsi (influencer) – e prediligono lo storytelling all’autorevolezza. Ritratto cinematografico: The Truman Show (Peter Weir, 1998) – tutto è liquido e precario, a partire dalla labilità del confine tra finzione e realtà. Media del cuore: Smartphone e tablet. Come comunicano e dove trovarli: Comunicano attraverso i social network, condividendo contenuti di valore (fotografie e video), taggando altre persone, alla ricerca spasmodica di like, commenti, reaction. Credono fermamente nella sharing economy, non si arrendono alla precarietà lavorativa ma cercano nuove opportunità all’estero, o diventando imprenditori di startup dal cuore digitale. Social Behaviour: sono sempre connessi, attivi, interagiscono con i brand (Facebook), con gli Influencer e le vecchie celebs (Instagram) e con i programmi televisivi (Twitter); danno opinioni, lasciano recensioni e sperimentano nuovi formati per comunicare in modo sempre più creativo, innovativo e visuale.
La vita dei Millennials si svolge online, quotidianamente. Apprezzano un umorismo irriverente, l’istantaneità e la dinamicità: amano il real time, per questo i social mariterei mantengono antenne alzatissime, per poter cogliere prima di altri il trend del momento e cavalcarlo nel modo più wow e unconventional possibile. I messaggi pubblicitari tradizionali non hanno più influenza sui Millennials, i quali sanno bene come funziona la comunicazione a scopo promozionale e accettano il compromesso di farsi “catturare” solo se il messaggio li soddisfa da un punto di vista visivo e di racconto. Il 75% dei Millennials si connette con lo smartphone, per questo prediligono messaggi snelli, istantanei (messaggi da 140 caratteri, video brevi e d’impatto); sono multitasking, guardano la televisione mentre scorrono tra i post presenti nel proprio feed di notizie di Facebook, o mentre si intrattengono in conversazioni di vario genere nei gruppi di WhatsApp. Per questo guadagnarsi la loro attenzione è sempre più difficile.
I social media sono il loro palcoscenico e sanno bene come fare personal branding, partendo da selfie inquinati da filtri o maschere (Snapchat Lenses). Per loro l’apparenza è tutto: pertanto, risulta fondamentale curare nel minimo dettaglio la user experience dei siti che gli si vuole destinare.
I Millennials sono ovunque, in particolare su Facebook, Instagram e Youtube, canale principe in cui cercano intrattenimento. Per fare breccia nel loro cuore digitale, le aziende devono saperli intrattenere ma soprattutto coinvolgere da pari a pari; devono parlare la loro lingua, articolata in GIF ed emoji, dimostrarsi al passo con i tempi e all’altezza delle loro aspettative.
Generazione Z (1995 – )
Epoca: Crisi economica, evoluzione tecnologica. Segni distintivi: Sono iperconnessi e multimediali di nascita, prima generazione mobile-first, totalmente immersi in una dimensione visuale. Media del cuore: Spectacles di Snapchat, Samsung Gear VR, … Come comunicano e dove trovarli: Su Instagram, Snapchat, Youtube ma anche Musical.ly per i più giovani. Comunicano attraverso immagini, video, sempre più d’impatto, personalizzati e creativi. Social Behaviour: Non si limitano a condividere contenuti, ma li creano.
Non sono fedeli ai brand, lasciano costantemente feedback e recensioni, naturalmente votati all’e-commerce e impazienti – cercano servizi che riducano il più possibile l’attesa (Amazon Prime). Sono loro i clienti del futuro, che nel 2020 costituirà il 40% dei consumatori. La loro soglia di attenzione media è di 8 secondi: bombardati costantemente da ogni tipo di messaggio commerciale, hanno sviluppato un’innata capacità di percezione e analisi preventiva dell’informazione – ovviamente se è solo testuale non viene neanche considerata. Gli ingredienti fondamentali per raggiungere questo target sono: comunicazione per immagini (impatto visivo), immediatezza (non prendono in considerazioni messaggi prolissi), alimentare la loro curiosità e consentire una piena customizzazione.
Infine: vogliono essere sempre loro a dettare le regole del gioco.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/04/generazionis.jpg367700Alexia AltieriAlexia Altieri2017-04-10 10:30:392017-04-10 17:08:40Baby boomer, X, Y e Z: generazioni a confronto e dove trovarle
Blogmeter pubblica anche per questo mese la Top Brands on social media, il report sui brand che svolgono la migliore attività sui social network. Nel mese di marzo si sono analizzati i profili appartenenti al mondo bancario che hanno lavorato meglio sui propri account Facebook e Twitter per accrescere la propria fan base, o che sono riuscite a coinvolgere il proprio pubblico rispetto ad iniziative e offerte promosse.
Facebook
Facebook si attesta essere il social che i più grandi brand del mondo bancario prediligono per comunicare offerte, partnership e iniziative. Nella Top five degli account che hanno ottenuto un alto tasso di engagement si posizionano banche di diverso genere.
Al primo posto svetta Postepayche, solo a marzo raggiunge più di 30.000 interazioni, anche grazie all’iniziativa Postepay Sound, che permette ai clienti di acquistare biglietti per concerti e festival usufruendo di uno sconto del 18%. Sulla pagina Facebook i post più coinvolgenti e con maggiori interazioni sono quelli che hanno promosso i concerti di Ed Sheeran, Carmen Consoli e il duo J-Ax & Fedez.
Al secondo posto si posiziona Banca Mediolanum che mette in atto una content strategy incentrata sulla partecipazione dei propri responsabili ad eventi o trasmissioni, come l’intervento del Direttore Marketing, Comunicazione & innovazione Oscar Di Montigny all’’International Journalism Festival di Perugia o quella del Direttore Generale Gestione Fondi alla trasmissione di Class CNBC in occasione dell’Investment Week. Una comunicazione che mette al centro della propria strategia i professionisti della banca, rendendoli quasi dei veri e propri testimonial. Un ‘ci metto la faccia’ ben riuscito, in grado di avvicinare i propri utenti/fan e coinvolgerli in maniera efficace.
Segue BPER Banca, che si fa sponsor del Premio Strega Ragazze e Ragazzi, il quale viene assegnato a libri di narrativa per ragazzi pubblicati in Italia: la banca è anche protagonista alla Fiera del Libro di Bologna, il più importante evento fieristico di settore a livello internazionale.
CheBanca!riesce a guadagnarsi il quarto posto in classifica, proponendosi sui social come ‘The Human Digital Bank”. In un post in particolare invita i suoi clienti ad interagire attraverso i canali social per dialogare con la banca. Non a caso nel 2016, per il quarto anno consecutivo, è stata eletta Miglior Banca Digitale per livello di soddisfazione dei clienti. Ai tempi della comunicazione 2.0 puntare sul social care si conferma essere una strategia vincente.
Chiude la classifica Unicredit Italia, molto attiva a marzo con una media di 2,6 post al giorno e un piano editoriale ben curato, che punta a mettere in risalto promozioni, nuovi prodotti e consigli.
In termini di acquisizione di nuovi follower, svetta per l’attività svolta sui social Credem Banca, che ha implementato la propria fan base di più di 10.000 nuovi fan. Un buon successo, in particolare, è stato registrato con la promozione dell’offerta “Raccolta Punti C-LIFE”, un servizio che offre ai suoi clienti la possibilità di accumulare dei punti ad ogni utilizzo dei prodotti Credem.
Seguono BPERBanca con 9.000 nuovi followers e Cartasi, che punta molto su contenuti promozionali come l’offerta #Smartsì, nata dalla partnership con brand consolidati quali Fiorella Rubino ed Elena Mirò, o con il programma fedeltà #Iosi, che premia gli acquisti fatti con la carta di credito, anche online.
Al quarto posto UBI Banca registra una crescita costante della propria community di Facebook, puntando su contenuti molto diversificati che non disdegnano una comunicazione ironica, come quella che viene fatta con “I consigli di Zia Prudenza”.
Last but not least, ancora Postepay, che cresce anche se in misura minore rispetto alle altre menzionate, ma del resto vanta sempre il primo posto in termini di capacità di coinvolgere i suoi fan.
Twitter
La ricerca di Blogmeter continua spaziando nel mondo dei 140 caratteri. Se i brand analizzati sono i migliori in termini di comunicazione sulle pagine Facebook, lo sono altrettanto su Twitter? Cosa riescono a comunicare meglio in 140 caratteri?
Ovviamente la natura del social è completamente diversa da quella di Facebook, tanto che anche gli ambiti in cui si riesce a coinvolgere maggiormente gli utenti non sono gli stessi.
Ciò che sembra spingere e far ottenere un migliore engagement e una crescita dei follower sono gli eventi, in occasione dei quali l’attività del live tweeting regna sovrana.
L’account Twitter che riesce meglio in questa attività è quello di Intesa Sanpaolo, con più di 4.000 interazioni registrate soprattutto durante #SharingItaly, l’evento svoltosi a Torino che ha visto la partecipazione di imprenditori, ricercatori e ospiti internazionali impegnati a trovare soluzioni concrete per sviluppare il futuro economico e imprenditoriale del Paese.
Al secondo posto Banca Popolare Etica, che utilizza Twitter per interagire durante le partecipazioni a conferenze e presentazioni di report o libri. Il picco del coinvolgimento e delle interazioni con i suoi follower è avvenuto durante la partecipazione a “Fà la cosa giusta!”, la prima e la più grande fiera nazionale del consumo critico e stili di vita sostenibili.
Seguono Poste Italiane, che ha registrato un buon numero di interazioni, in particolare con i suoi tweet per la Festa della Donna e Unicredit che, proprio a marzo, ha curato il lancio diApple Pay, la nuova modalità che permette di pagare con le carte UniCredit in modo semplice e veloce direttamente dai dispositivi Apple.
Al quinto posto a chiudere la classifica, troviamo Widiba che riesce a ottenere un ottimo feedback con un tweet sulla sciatrice Sofia Goggia durante le finali di Coppa del Mondo di sci alpino o promuovendo la sua partecipazione all’evento #forumabilab, patrocinato dall’Agenzia per l’Italia Digitale.
CartaSi, che comunica ottimamente la nuova offerta #SmartSi, raggiungendo così un ampio pubblico, anche in considerazione della scelta del Gruppo Miroglio di puntare sulla cantautrice Noemi per promuovere la nuova collezione di Fiorella Rubino.
Tutti i dati della ricerca sono riassunti in un’infografica: maggiori informazioni è comunque possibile richiederle direttamente a BlogMeter.
E voi, amici lettori, seguite l’attività di qualche banca sui social network? Che ne pensate? Diteci la vostra sulla nostra pagina Facebook e su Linkedin!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2016/11/facebook_banca.jpg10111592Roberta AlonziRoberta Alonzi2017-04-10 10:30:022017-04-10 17:04:37I migliori account social del mondo banking, secondo Blogmeter
The Startup è un film sulla sua vita, ma Matteo Achilli può vantare anche un corto animato che lo vede come protagonista e la consacrazione come Italian Zuckerberg dalla stampa internazionale, senza dimenticare il libro su di lui in uscita per Rizzoli.
Ma allora perché la maggior parte degli italiani non lo aveva mai sentito nominare?
Ho visto Matteo Achili ospite nella trasmissione Che Tempo Che Fa condotta da Fabio Fazio, ieri sera, assieme a Luca Barbareschi, il produttore del film.
Sarebbe stato inutile aspettarsi una mitragliata di domande scomode ad Achilli e alla produzione quando il film è pesantemente dentro l’occhio del ciclone.
Matteo Achilli entra in scena come comprimario a pochi minuti dalla fine dell’intervista a Luca Barbareschi, nervoso e rigido, le sue mani sfregano freneticamente l’una contro l’altra. Barbareschi è sciolto, paternalistico. Come sempre nessun chiarimento, tutti i riferimenti vengono sposati sull’idea del ragazzo di successo e sulla bella storia che andava raccontata. Perché?
Perché, sappiatelo, Matteo è un esempio da seguire per i giovani italiani. Si parla di valori importanti, non precisamente definiti. E infatti, su Twitter…
Adoro #chetempochefa, ma l’intervista su questo film è uno schiaffo a tutti coloro che hanno fatto qualcosa di vero sul digitale in Italia.
A monte di tutto, la rivoluzione Egomnia è stata citata non più di un paio di volte.
Chi è Matteo Achilli?
Interviste, interventi e menzioni su media di altissimo profilo e da parte di very big del settore Tech. Ci sono e sono tanti.
Anders Nilsson, direttore della divisione Developer and Platform Evangelism di Microsoft ha dichiarato alla BBC che Matteo Achilli è il tipo di imprenditore che piace all’azienda creata da Bill Gates e che Egomnia va accelerata perché dotata di un gran potenziale.
Tutti parlano di lui: evangelist e haters, addetti del settore e wannabe, anche chi l’ha incrociato per caso in strada o in aereo, generando un chiacchiericcio, un buzz considerevole a tutto vantaggio della promozione cinematografica e della “mitologia achilliana”.
Ed è qui che sta il punto: non c’è niente di vero? Si tratta solo di un efficacissimo storytelling con effetti virali?
La startup milionaria con utili da 5.500 euro
Come si fa a spostare su di sé l’attenzione globale? Basta metterci la faccia e gonfiare qualche numero per attirare sponsor e partnership? Ovviamente no.
Egomnia non è la grande rivoluzione che il film propone: Alessandro Palmisano ha pubblicato un’analisi completa della sua esperienza su Egomnia basata sulle ricerche delle figure professionali evidenziandone la scarsa rilevanza. Come può valere un miliardo di dollari?
Il punto è che non è il social network ad essere venduto; si tratta di un personal branding estremo e metodico: un aspetto pulito e curato, validi argomenti, la giusta dose di entusiasmo giovanile. Ah, non dimentichiamo la grande idea da miliardi di euro per diventare un Unicorno.
Ci sono tutti gli ingredienti del fascino, perché parliamo di una vera e propria fascinazione mediatica, ai limiti dell’ipnosi: Achilli è presente su qualunque canale tv, su La7 in più occasioni, ma anche su RAI 3 ad Agorà e su Canale 5 con Matrix. Ci sono servizi e interviste del TG1 e TG3.
Gli operatori del settore media che hanno dato spazio al fenomeno mediatico Matteo Achilli sono quindi tanti ed è sconvolgente pensare che nessuno abbia controllato se i numeri di Egomnia corrispondessero al vero o meno.
Il successo mediatico si concretizza anche nelle partecipazioni in contesti di prestigio più legati al mondo del digitale: Achilli partecipa al Tech Crunch Italy nel 2013 e a ben tre edizioni di TEDx, precisamente Ca’ Foscari, Bologna ed Esade.
Anche qui nessun fact-checking, apparizione dopo apparizione, così come nella trama del film, Achilli diventa un po’ più eroe: ora è l’italiano che è rimasto mentre tutti vanno via, altre volte quello che ce l’ha fatta da solo, senza l’aiuto delle banche. Matteo si autoproclama eroe in una trama scritta da se stesso e tutti i media gli stanno dietro.
The Zuckerberg effect
Matteo Achilli è lo Zuckerberg italiano? No di certo: qualunque accostamento dell’esperienza Facebook al prodotto Egomnia è ingeneroso per il career-focused social network (una sorta di LinkedIn all’italiana) ma lo sarebbe praticamente per chiunque.
Il successo di Egomnia è stato raccontato molte, molte volte. E da lì ripreso, ogni volta più amplificato da un racconto precedente.
Matteo Achilli ha raccontato, raccontato e raccontato ancora la sua storia, fino a trasformarla in un film. Oppure è successo il contrario?
La storia dentro la storia inizia da una copertina di Panorama Economy, pubblicata nel maggio 2012, che ha incoronato ufficialmente il nostro Matteo col blasone di Italian Zuckerberg. Qui inizia il film.
Le fonti straniere che hanno intervistato e parlato con il founder di Egomnia hanno citato spesso la copertina che ha creato la notizia, il personaggio, un canovaccio di trama e uno spunto su cui raccontare ancora una volta. A volte si riferiscono, genericamente, ad un magazine italiano.
Perché se la libertà di stampa è un valore da tutelare con ogni mezzo, presumere che la notizia pubblicata su una testata autorevole di un altro Paese sia stata sottoposta a fact-checking è sacrosanto.
I veri numeri di Egomnia
Ormai lo sanno quasi tutti, anche grazie ad alcuni opinion leader del settore come Marco Camisani Calzolari: Egomnia ha fatturato poco più di 300.000 euro nel 2015, con un utile netto di 5.500 euro.
Ecco i dati estrapolati dal blog di Alessandro Palmisano in un post su Egomnia. Secondo l’ultimo bilancio pubblicato, datato 2015, Egomnia ha fatturato qualcosa come poco più di 300.000 euro, con i seguenti costi:
– Costo del personale: sotto € 12.000
– Margine Operativo Lordo: circa € 11.000
– Debiti: circa € 120.000
– Utile netto: € 5.500
Ti sembra abbastanza per meritarsi un film sulla sua vita di successo? Guarda invece cosa aveva dichiarato a Corriere.tv.
Se questo approccio dogmatico e superficiale alla notizia è così evidente e diffuso, viene da chiedersi quanto spesso accada anche in altri contesti. E quanto sia pericoloso.
Possibile che si tratti di ingenuità e superficialità?
Sembra che il caso Egomnia sia un prodotto dei media, adeguatamente sponsorizzato, perfettamente costruito step dopo step, e infilato a forza di spot nell’immaginario collettivo della leggenda.
Sì, perché a fare da contraltare all’esaltazione di Matteo Achilli a colpi di copertine patinate c’è il web, che ha dimostrato disapprovazione forte e decisa nei confronti di un modello che, semplicemente, non esiste.
Augusto Coppola si domanda, in un post su Facebook, come sia possibile che una startup con una tale esposizione mediatica possa generare numeri così piccoli.
La banalizzazione nel film The Startup
Quasi tutto il mondo digitale è schierato contro il fondatore di Egomnia: qualcuno arriva a definirlo un imbroglione, altri accusano il film The Startup di danneggiare l’intero sistema del digitale.
Ma questo vuol dire vederlo davvero grande, Matteo Achilli, e contribuire alla sua idea di grandezza nell’essere determinante all’interno di un settore.
Non credo che una storia, una startup o un film possano danneggiare seriamente un ecosistema che in Italia vivacchia, ben lontano dall’idea anglosassone di azienda. I problemi dell’innovazione e del digitale non si chiamano Matteo Achilli, semmai scarsa lungimiranza, arretratezza tecnologica, mancanza di competenze specifiche e vecchi modelli di formazione.
Matteo Achilli ha venduto non solo se stesso, ha venduto la storia di un ragazzo che ci credeva e ce l’ha fatta. Vero o meno, poco importa: Alessandro D’Alatri e Luca Barbareschi hanno impacchettato un eroe coi fiocchi.
Che si chiami Luca, Stefano o Matteo non ha alcuna rilevanza. Fanno centro, perché l’eroe senza macchia e senza paura che vince contro tutto e tutti ci piace molto, vorremmo davvero che esistesse e lo compriamo con facilità.
Ma questo eroe, come il successo di Egomnia, non esiste: è una figura costruita, si tratta di un falso eroe.
Achilli startupper, da ragazzo che affronta le difficoltà di una burocrazia sfiancante e della mancanza dell’accesso al credito, incarna il giovane speranzoso con un sogno, ma cosa c’è di vero?
La trama sembra portare in scena piuttosto un falso eroe, se non proprio un eroe negativo.
E fa male soprattutto ai più giovani, perché svuota di qualsiasi magia il percorso epico che porta dal sogno all’exit, ogni paradigma è declinato al successo ad ogni costo, non come risultato ma come obiettivo.
L’antieroe Matteo Achilli, per quanto voglia apparire eroe o, a tratti antagonista, insegue il successo, la gloria e la fama ed è questo che insegna.
Non insegna a impegnarsi, non insegna a sudare e studiare, non parla di stringere la cinghia, saltare i pasti e lavorare di notte per far quadrare i conti.
La storia di Egomnia presenta un modello di successo basato sulla presenza mediatica, dove esserci e apparire è più importante delle basi che hanno portato a quel risultato. Un modello in cui il traguardo si raggiunge in un attimo, come in qualsiasi talent show.
Non so se Matteo Achilli abbia affrontato molte sfide per arrivare dov’è ora e meritarsi tutto questo palco, quello che è certo è che questa bufera mediatica non fa bene a nessuno, né al cinema italiano, né al mondo digitale in genere, né allo stesso Matteo: tutti i suoi sforzi e il suo impegno sono comunque sotterrati da un polverone di proteste.
Semplifica i modelli banalizzando le risorse e le competenze che è necessario impiegare nella costruzione di un progetto davvero innovativo: una bella idea non basta, puro e semplice.
Risulta sibillino proporre un modello tanto lontano dai canoni reali ad un popolo di giovani disoccupati, anche per l’ecosistema collaborativo dei team delle startup innovative: l’incessante one-man show di Achilli è disallineato, imbarazzante al confronto dei tanti ostacoli che lo startupper affronta sul panorama italiano.
L’idea, da sola non basta, non è mai stata sufficiente e non sarà un bel film a cambiare le cose. Possiamo chiederci quale sia il target di questo prodotto cinematografico? Dobbiamo aspettarci un assalto alle sale e il sold-out in pochi giorni? Ne dubito.
In una famosa scena del film The Social Network, che racconta la nascita di Facebook e dal quale The Startup risulta pesantemente condizionato, il preside di Harvard sottolinea come oggi i giovani cerchino di inventarsi un lavoro invece che trovarsi un lavoro.
In questa storia così strana, è assurdo pensare che il film serva a dare concretezza alle parole di Achilli? In sostanza, l’informazione può creare una notizia, un personaggio dal nulla e il cinema può consacrarla come fatto accaduto?
I finanziamenti pubblici alla produzione del film
Si legge chiaramente nei titoli di coda del trailer: tra i finanziatori di The Startup c’è anche il MIBACT.
Si tratta di cifre comprese tra i 100.000 e i 700.00 euro, a patto di aver coperto almeno il 50% del preventivo di spesa.
Nulla di strano, in realtà: i fondi su cui un produttore può contare sono regionali, nazionali ed europei. In particolare, i fondi nazionali vengono attribuiti attraverso la Direzione Generale del Cinema, proprio una sezione del MIBACT.
I contributi regionali vengono assegnati quando una regione intende investire nella produzione di un film se questo viene girato prevalentemente in quella regione. Probabilmente per questi motivi, compare anche il sostegno della Regione Lazio.
Anche Rai Cinema e Agi Scuola, che, come riporta il sito ufficiale è “dal 2002, il referente del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca per quanto riguarda la diffusione di film di alto interesse culturale e didattico da visionare nelle sale cinematografiche per gli studenti delle scuole di ogni ordine e grado, senza perdere mai di vista l’età e la conseguente maturità dei giovani e giovanissimi spettatori cui lo spettacolo è rivolto“.
I contributi europei vengono attribuiti esclusivamente a co-produzioni internazionali, mentre i criteri di scelta del MIBACT sono molto più flessibili.
L’opportunità di appoggiare una produzione di questo tipo può sfuggire: perché finanziare una storia che è stata definita a più riprese come una bufala?
Anche il regista di The Startup, Alessandro D’Alatri, in una recente intervista rilasciata al presidente dell’Agi, Riccardo Luna, sembra spostare molto velocemente il focus sul valore inspirational del film nei confronti delle nuove generazioni.
Secondo lui è una bella storia e va raccontata, punto e basta. Anche se il racconto è inesatto, se i numeri sono sbagliati.
Anche se il film racconta di un rapido successo senza molti sforzi, se semplifica a storiella un mondo intero fatto di professionisti, lavoratori, giovani startupper, di delusioni e di sogni che per tanti sono destinati a rimanerci, in quel cassetto.
Al centro di tutto la MERITOCRAZIA, ironicamente, l’unica cosa che manca davvero a questa storia.
Ho visto il film con un amico. In sala eravamo in 4 sebbene fosse un venerdì sera. Non era la serata adatta per sorbirsi il continuo product placement di una famosa università privata (è l’impressione che ho avuto durante tutto il film), confermata dalle parole dei protagonisti: “non è importante cosa studi, ma dove“.
Guardo poco cinema italiano, ma molti dei dialoghi mi ricordavano le scene di zapping tra fiction su storie famigliari e ricostruzioni storiche con i bellocci di turno.
La storia si ferma proprio quando il sogno crolla, quando sarebbe più importante conoscere quello che succede dopo. Ma l’abbiamo detto: il film e la storia non sono piaciute a chi lavora con le professioni digitali e la pellicola non ha un fine squisitamente educativo o tecnico.
Tutti noi desideriamo sapere come hai fatto davvero, Matteo, a trasformare il tuo sogno in un film.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/04/The-Startup-Il-Film-e1491295202996.jpg496744Fabio CasciabancaFabio Casciabanca2017-04-10 10:08:412017-04-10 17:10:21Come stampa e storytelling hanno costruito il falso mito di The Startup
Internet ha semplificato il modo di trovare ciò che cerchiamo e l’eCommerce ne è stato la naturale evoluzione. Il digitale ha presto consentito di acquistare da Paesi lontani riducendo le distanze, attirando sempre più clienti e facendo leva sulla convenienza.
La rete oggi pullula di prodotti e cataloghi online, offerti da diversi venditori, a differenti condizioni.
In questo scenario di sovrabbondanza di informazioni sta facendo il suo ingresso l’Intelligenza Artificiale, pronta a sfidare la relazione esistente acquirente-venditore e rivoluzionare la customer experience.
Paradosso della scelta e ricerca affinata
I consumatori devono cercare, (ri)cercare e confrontarsi con il paradosso della scelta.
Se desidero uno specifico modello di scarpe da corsa, le posso trovare nello store online del brand, in una catena di abbigliamento, o su eBay. Questo però non restringe la mia scelta.
Certamente avranno prezzi diversi, come posso però sapere cosa fa la differenza o dove posso trovare il miglior rapporto qualità-prezzo?
Mancano campi di ricerca specifici per categoria prodotto e settore.
Ecco che arriva in soccorso l’AI, pronta a migliorare la customer experience con funzioni di ricerca avanzata, dall’elaborazione del linguaggio naturale alla search più intuitiva, fino alla ricerca visiva. Anche Google la utilizza per affinare i suoi algoritmi.
Nell’era di Instagram e Snapchat, le capacità di ricerca visiva stanno riducendo l’intervallo di tempo tra il momento dell’impulso e l’acquisto effettivo. Così se a qualcuno piace l’abito dell’amica, fa uno screenshot del capo e cerca i risultati corrispondenti online.
Customer Experience e personalizzazione intelligente
L’AI sta anche migliorando la personalizzazione, consentendo ai marketer di avvicinarsi ai consumatori in maniera intelligente.
L’Intelligenza Artificiale è infatti in grado di costruire loyalty individuando i bisogni del target, i momenti migliori per i vari trigger, la sensibilità al prezzo e ai canali preferiti.
Ha il potere di orchestrare tutte le parti dell’eCommerce in un flusso logico senza interruzioni, il tutto in maniera personalizzata per adattarsi ad ogni individuo.
Se si utilizza l’AI nella propria piattaforma eCommerce, occorrerà usare alcune API per integrare la possibilità di acquistare all’interno del customer journey.
Le varie sezioni dell’eCommerce hanno bisogno di essere strettamente collegate e costantemente integrate, dal CRM e la ERP alla gestione di informazioni di prodotto e sistema di pagamento.
La piattaforma utilizzata per l’eCommerce deve essere robusta per poter gestire al meglio questo tipo di integrazione.
La migliore interfaccia? La non-interfaccia!
Se l’AI ci suggerisce prodotti automaticamente e fa raccomandazioni intuitive, per quanto tempo ancora avremo bisogno dei cataloghi?
La migliore interfaccia eCommerce in grado di offrire una miglior customer experience potrebbe benissimo essere la non-interfaccia, in quanto i bot si muovono come personal shopper per soddisfare ogni capriccio o fantasia, prima che sia possibile accorgersene.
Gartner preannuncia che entro il 2018 i commessi digitali riconosceranno i clienti dal volto e dalla voce attraverso i canali ed entro il 2020, l’85% delle interazioni dei consumatori sarà gestita senza esseri umani.
Moltissime catene di supermercati hanno carte fedeltà. Raccolgono enormi quantità di dati in merito alle abitudini d’acquisto: dove e quando si effettua la spesa, quali sono i prodotti irrinunciabili, la preferenza per le linee premium.
La maggior parte di loro utilizza AI basilari atti a colpire il target di riferimento con coupon di sconto o offerte speciali, pochi stanno sperimentando con l’AI per creare delle vere e proprie esperienze multichannel. L’app mobile potrebbe ad esempio agire come un addetto alla vendita che guida il cliente attraverso gli scaffali per trovare tutti gli ingredienti necessari per una torta perfetta.
Chatbot interattivi Q&A e prezzi in tempo reale potrebbero presto diventare realtà.
Il marketing comportamentale ha spinto il business verso nuove piattaforme e tattiche, al punto che alcuni colossi digitali stanno costruendo store con punti vendita reali.
Amazon ha ad esempio lanciato il suo primo negozio di alimentari lo scorso anno: uno store senza file alla cassa dove i consumatori utilizzano l’app Amazon Go per prendere ciò di cui hanno bisogno. Le tecnologie AI controllano la disponibilità di magazzino e proseguono verso il pagamento in maniera automatica.
Partnership tra brand e canali
L’AI sta sfidando il marketing convenzionale abilitando connessioni che in precedenza erano difficili da effettuare, se non impossibili.
Una delle cose più difficili da fare nell’eCommerce è costruire customer experience senza interruzioni lungo tutti i canali, muovendosi attraverso desktop, mobile e negozio fisico.
L’AI è già utilizzata per rendere più fluido il customer journey, ma come si potrebbe sfruttare la tecnologia per combinare brand, esperienze e pubblico in momenti specifici?
Con questa strategia, non ci si preoccuperebbe di tracciare customer journey rilevanti, ma piuttosto di intercettare i consumatori in punti cruciali e combinarli con brand che amplifichino il modo in cui si interfacciano con un certo canale.
Quando l’Apple Watch è entrato nel mercato svizzero un paio di anni fa, Uber e lo store online Brack hanno fatto squadra per uno speciale pre lancio: Ordina un Apple Watch prima delle 10 e riceverai la consegna in giornata, a Basilea e Zurigo.
Il colpo da maestro è stato: Ordina l’Apple Watch attraverso l’app di Uber e sarà consegnato con i veicoli Uber.
Si tratta di un primo esempio di come un rivenditore possa combinare brand ed esperienza per entrare in connessione con un pubblico specifico.
Qui, il dettagliante non ha utilizzato l’AI stessa per super ricerche o ultra personalizzazioni per vendere gli orologi. Ha semplicemente dato vita ad una collaborazione con un partner mobile noto per aver rivoluzionato il mondo dei taxi.
Attraverso l’AI, si è rivolto al pubblico passivo presente nel suo raggio d’azione: i consumatori costantemente attaccati allo smartphone che non hanno tempo da perdere. Così facendo ha arricchito sia l’esperienza online (non solo ordinare un taxi con l’app, ma addirittura effettuare acquisti) che quella fisica (non solo una corsa in taxi, ma una che porta con sé un gadget bene impacchettato).
Potremo assistere ad una quantità sempre maggiore di partnership nell’ecosistema digitale, dove i brand che non competono direttamente fanno squadra per risultare graditi al pubblico di riferimento.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/03/ecommerce1.png6711018AsakoAsako2017-04-10 10:00:512018-03-06 12:28:32eCommerce: come l’Intelligenza Artificiale sta rivoluzionando la Digital Customer Experience
È appena uscita Clips, la nuova app creata da Apple che permette di creare video in modo semplice, da condividere sui social network o con i nostri contatti preferiti.
Quello che colpisce usando l’applicazione fin dalla prima volta è l’estrema facilità di utilizzo considerato quello che si può realmente creare. L’app permette, infatti, di avere un ottimo risultato in poco tempo e con il minimo sforzo.
Come funziona?
I passaggi per montare un video sono davvero pochi e molto facili da eseguire:
Registra un video, scatta una foto o seleziona elementi dalla tua libreria
Utilizza la scrittura live per aggiungere del testo: per far comparire de testo all’interno del video basterà tenere premuto e parlare,
Scegli i filtri, sticker e la colonna sonora che più preferisci per completare il video,
Condividilo: potrai direttamente condividerlo sui Social Network o inviarlo ai tuoi contatti presenti nel video. Clips riconosce le persone comparse e per inviarlo direttamente a loro è necessario far tap sul nome.
Possiamo considerare Clips un iMovie molto semplificato, infatti i target di persone a cui sono destinasti sono molto differenti tra loro. Clips è pensato per le persone “social addicted” che vogliono creare video e condividerli subito dopo in modo semplice e veloce.
Clips è disponibile per iPhone e iPad ed è completamente gratuita.
Questa tipologia di app non è sicuramente nuova all’interno dell’App Store, ma possiamo considerarla innovativa in quanto integra al suo interno molte funzionalità ed integra perfettamente intuitività e semplicità che da sempre caratterizzano il mondo Apple.
Voi avete già scaricato Clips?
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/04/clips.jpg6661000Silvia SeneseSilvia Senese2017-04-08 20:11:282017-04-09 22:20:03Clips: la nuova app di Apple per creare video
Our Spring Sale Has Started
You can see how this popup was set up in our step-by-step guide: https://wppopupmaker.com/guides/auto-opening-announcement-popups/
Our Spring Sale Has Started
You can see how this popup was set up in our step-by-step guide: https://wppopupmaker.com/guides/auto-opening-announcement-popups/