7 modi per accelerare l’approvazione dei contenuti di un piano editoriale

Il tema dei contenuti è molto complesso, composto da più fasi e da più momenti, ma a quanto pare il momento che tutti i content marketer temono è quello legato alla fase della revisione e dell’approvazione dei contenuti.

Ebbene sì, nel 2015, il 92% degli intervistati in un sondaggio, ha dichiarato di essere “vittima” di questa ultima fase conclusiva e decisiva.

Allora, per la tua sanità mentale e per potenziare la capacità di colpire nel mercato con tempestività, grazie a contenuti pertinenti, ti sveliamo 7 modi per accelerare l’approvazione dei contenuti del piano editoriale.

1. Crea un modello

Creare un modello del tuo lavoro, può essere utile a non ritardare il processo. La cosa più importante che puoi fare per creare il modello è osservare ciò che funziona nell’ambiente e nella struttura con la quale lavori.

Inizia ad essere consapevole (e a rendere consapevoli) che il tuo schema oltre ad essere uno strumento utile, rimarrà un processo vivente che potrà essere modificato e adattato in qualsiasi momento.

approvazione dei contenuti marketing

2. Evita troppi revisori

Quantità non è sinonimo di qualità! Quante volte lo abbiamo detto? Cerca di limitare il numero dei revisori, avere troppe persone nel team può essere, oltre che una perdita di tempo, davvero controproducente!

3. Riduci i cicli di revisione

È giusto essere scrupolosi e rivedere più volte i contenuti, per evitare refusi e concetti sbagliati ma, anche in questo caso, il troppo stroppia! Più cicli di revisione probabilmente ti faranno sentire più sicuro, ma non possono migliorare i tuoi contenuti in nessun modo.

4. Fissa scadenze

I revisori si sentono spesso osservatori casuali piuttosto che partecipanti attivi per il miglioramento e la creazione di contenuti.

Un modo per aiutarli a sentire l’urgenza del lavoro è quello di sedersi con loro all’inizio di un progetto e definire una scadenza per dare una risposta sull’impegno preso.

I revisori e gli approvatori devono essere invitati a salire sul treno, ma devono sapere anche che, se non tengono il passo, il treno partirà dalla stazione senza di loro.

approvazione dei contenuti marketing

5. Educa i revisori

I revisori e gli approvatori sono spesso inconsapevoli delle conseguenze delle loro azioni o inazioni. Educare sulle conseguenze delle scadenze mancanti o richiedere cambiamenti drastici può portare ad un cambiamento.

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6. Dai le corrette informazioni, per un buon feedback

Spetta ai team di marketing fornire il contesto adeguato per garantire che tutti i soggetti coinvolti vedano il valore delle soluzioni proposte.

7. Confrontarsi dopo l’approvazione dei contenuti

Fare una diagnosi su cosa ha funzionato e cosa no è fondamentale, per velocizzare i processi di revisione dei successivi progetti.
In questo modo i team che si occupano dei contenuti produrranno di più, e la qualità dei contenuti non potrà che migliorare.

I 3 fattori chiave di una startup di successo

Quante volte abbiamo sentito parlare delle startup nate in un garage? Questo luogo mistico della moderna imprenditoria ha saputo donarci idee straordinarie diventate poi delle vere e proprie aziende o in alcuni casi dei veri colossi del mercato mondiale.

Un esempio su tutti: Apple e Hewlett-Packard.

Cosa sarebbero Apple e Hewlett-Packard senza una strategia di marketing? E se non fossero stati in grado di raggiungere il proprio target? Con i se e con i ma non si fa la storia ma molto probabilmente queste brillanti idee sarebbero rimaste in un angolo del garage a prendere polvere.

Qualsiasi startup deve necessariamente avere una strategia per raggiungere il proprio obiettivo; strategia che non riguarda solo gli elementi esogeni ma anche e soprattutto quelli endogeni.

Vediamo insieme i 3 fattori chiave di una startup di successo.

Fattori chiave di una startup di successo: conoscere e capire il proprio target

I 3 fattori chiave di una startup di successo

Sappiamo bene che prima di lanciare un prodotto sul mercato è indispensabile conoscere il nostro pubblico. In un mondo ideale il nostro prodotto/servizio si dovrebbe rivolgere a tutti. Così non è! Viviamo in un mercato con persone diverse che hanno esigenze diverse, questo implica che un prodotto considerato prezioso o appetibile per uno specifico target non lo è per un altro.

Cosa fare? Bisogna creare annunci che si rivolgono a particolari gruppi di persone attraverso i canali più appropriati e, attenzione, non sempre il canale migliore è Facebook.

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Proviamo a fare un esempio. Se il nostro target fosse composto da teenager sarebbe molto più sensato promuovere il nostro prodotto attraverso Snapchat. Al contrario se il nostro target fosse composto da mamme, potrebbe essere una buona idea quella di creare dei messaggi promozionali attraverso Facebook.

Brand vision

I 3 fattori chiave di una startup di successo

Un secondo aspetto fondamentale per una startup che entra sul mercato è quello di avere una chiara brand vision. Wikipedia definisce “vision” come: la proiezione di uno scenario futuro che rispecchia gli ideali, i valori e le aspirazioni di chi fissa gli obiettivi (goal-setter) e incentiva all’azione.

In breve, non è sufficiente avere un marchio che vende scarpe che si allacciano da sole. Oggi i consumatori vogliono che un marchio cerchi di raggiungere un bene più grande della crescita di fatturato.

Facciamo un esempio. Ecco la vision (il credo) di Brunello Cucinelli:

Credo in un’impresa umanistica: un’impresa che risponda nella forma più nobile a tutte le regole di etica che l’uomo ha definito nel corso dei secoli. Sogno una forma di capitalismo umanistico contemporaneo con forti radici antiche, dove il profitto si consegua senza danno o offesa per alcuno, e parte dello stesso si utilizzi per ogni iniziativa in grado di migliorare concretamente la condizione della vita umana: servizi, scuole, luoghi di culto e recupero dei beni culturali.

Avere un team che sa il fatto suo

I 3 fattori chiave di una startup di successo

Ultimo aspetto fondamentale, non per importanza, è la formazione del team.

Forse non tutti sanno che uno dei motivi principali di fallimento di una startup è proprio legato a lacune presenti all’interno dei team di fondatori. Troppo spesso si ha l’impressione che una startup sia nata solo da un’idea.

In realtà dietro ogni grande startup c’è una grande team formato da gente che sa il fatto suo. Avere quindi un team coeso e preparato dal punto di vista tecnico rappresenta un vero e proprio must.

facebook in mano agli utenti

Facebook: il futuro dei brand è in mano agli utenti?

Nella continua ricerca di modalità per comparire nel News Feed del proprio pubblico target, i brand si sono concentrati ultimamente sugli strumenti di advertising che Facebook mette a disposizione. Lo studio condotto da Mavrck tuttavia ci riporta alla vera essenza del social network ovvero la centralità dei contenuti prodotti dagli utenti –  gli user generated content – ed il loro ruolo strategico per il marketing.

Oltre ad offrire servizi agli inserzionisti, Facebook, attraverso operazioni come la modifica dell’algoritmo alla base del News Feed, è infatti in grado di influire sulle dinamiche sociali che si innescano all’interno del suo network. Ai fini di creare una comunicazione che sia la più efficace possibile, risulta quindi opportuno analizzare e comprendere tali fenomeni.

Il report annuale Facebook User-Generated Content (UGC) Benchmark Report pubblicato da Mavrck, piattaforma leader nel marketing word-of-mouth, ci fornisce un’interessante visione di ciò che sta accadendo, evidenziando in particolare il confronto tra i contenuti brand-generated e user-generated.

L’analisi di 25 milioni di post di Facebook

Mavrck ha impostato lo studio partendo dall’assunto che le recenti modifiche dell’algoritmo del News Feed, si riflettono sull’approccio che gli utenti adottano nei confronti dei contenuti pubblicati, nonché sulla natura dei contenuti stessi.

A tal proposito sono stati analizzati oltre 25 milioni di post pubblicati nel periodo gennaio – dicembre 2016 da circa un milione di utenti definiti micro-influencer, ovvero coloro il cui profilo conta dai 500 e 5000 amici.

Ciò che emerge è che, se comparato al 2015, i valori del 2016 sono tutti in calo: i like per post sono diminuiti del 7,87%, i commenti per post del 37,47% e le condivisioni per post del 27,80%. Trend negativi anche per il traffico organico: nel 2016 la produzione di contenuti originali da parte degli utenti è calata del 29,49% così come il relativo livello di engagement che è diminuito dell’11,41%.

Da marzo 2016 si assiste però ad un’inversione di tendenza dovuta principalmente all’introduzione di tre modifiche chiave all’algoritmo del News Feed. In pratica, Facebook è intervenuto per dare priorità a video, contenuti attendibili e contenuti pubblicati dagli utenti più prossimi.

Ciò è stato possibile inserendo il Live video come metrica per il ranking dei contenuti; considerando il tempo di visualizzazione di un contenuto ai fini di ridurre il fenomeno del clickbaiting ed esponendo maggiormente gli utenti a quei contenuti che provengono dalla sfera dei familiari e degli amici più stretti. Tra gli effetti riscontrati, nel periodo compreso tra gennaio e dicembre 2016, si evidenzia un aumento del 26% del livello medio di engagement per post.

facebook in mano agli utenti

Fonte: Mavrck.co

L’importanza degli user generated content per i brand

Tra i risultati più interessanti dello studio vi è il dato relativo al confronto tra le due tipologie di post: quelli prodotti dai brand e quelli prodotti dagli utenti ma comunque inerenti ai brand.

In termini di engagement, nel 2016 i post user-generated relativi a brand risultano essere 7 volte più efficaci rispetto ai post creati e condivisi dai brand stessi. La conseguenza in chiave di marketing sembra piuttosto chiara: in un contesto in cui l’adozione di sistemi per bloccare l’esposizione a inserzioni (ad blocker) dovrebbe aumentare del 43% entro il 2017, il coinvolgimento di utenti e influencer è un’opportunità che i brand dovranno imparare a cogliere.

facebook in mano agli utenti

Fonte: Mavrck.co

Il tema non è certo una novità, ma è lo stesso Facebook, che attraverso la sua politica, ne sottolinea l’attuale rilevanza. La sfida è quindi quella attivare dei processi spontanei medianti i quali i consumatori decidono di contribuire al marketing in prima persona, generando e condividendo contenuti che parlano del brand. In quest’ottica, gli sforzi in questa direzione dovrebbero uguagliare le risorse destinate all’opzione dell’advertising. Su questi aspetti si aprono una serie di quesiti su cui le aziende dovranno riflettere e che intanto vi proponiamo qui.

Quali criteri adottare per individuare il giusto influencer? Quali iniziative creare per coinvolgerlo? Che tipo di contenuti incentivare  alla condivisione?

Se volete provare a rispondere, scriveteci la vostra opinione sulla nostra pagina Facebook e nel nostro gruppo LinkedIn.

Come usare Instagram Live se sei una PMI

Da quando Instagram ha lanciato le live stories vi sarà capitato di vedere racconti in diretta di amici con i loro cani, grandi brand che offrono preview dei loro prodotti o i grandi produttori di news. E vi sarete sicuramente chiesti se e per quale motivo questo strumento potrebbe essere utile anche a una piccola impresa. Bene, ecco qui perché. Ma iniziamo dalle basi.

Come fare una diretta Instagram

Piuttosto semplice: cliccando in alto a sinistra sull’icona della foto accedete alla possibilità di inserire le vostre storie. Qui, in basso, alla sinistra del tasto centrale, trovate l’opzione “in diretta”. A quel punto comparirà un pulsante che vi dice “inizia un video in diretta”. Dal momento in cui lo pigiate sarete live e potrete vedere chi si connetterà al vostro stream, le loro reazioni, like e commenti. Questa, però, è la tecnica. Quel che vi occorre ora è un po’ di strategia e creatività.

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Fai sapere che sarai live

Il video scomparirà una volta terminata la sessione, anche se avrete la possibilità di inviarlo ai vostri clienti attraverso messaggio privato. Tuttavia è importante riuscire a coinvolgere la maggior parte di clienti e di prospect prima che la sessione inizi.

Per farlo potete scegliere di inviare notifiche ai follower, ma con un approccio più ampio potreste segnalare quando il live andrà in onda utilizzando delle storie ad hoc nei giorni precedenti e indicando l’ora e il motivo del live. Lo stesso contenuto lo potrete poi esportare e utilizzare sugli altri social della vostra azienda, come Facebook, oppure creare un contenuto ad hoc per le altre piattaforme.

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Content is the king

Come sempre, va bene testare il live con contenuto spot, ma quando si utilizza questo strumento per la una azienda è invece bene che il contenuto sia rilevante. Anche perché, se da una parte non avete i limiti temporali pressanti che avete con le storie, la possibilità di andare live fino a un’ora può fare sì che il contenuto venga diluito. Ecco perché è fondamentale programmare il tema, i punti chiave del video, tutto quello che volete dire.

Qui sta a voi capire quale possa essere il motivo di interesse dei vostri clienti per il tema del video, ad esempio un tutorial, il lancio di un nuovo prodotto, un dietro le quinte.

Ricordate che avete la possibilità di interagire in diretta con clienti e con possibili tali, per cui siate pronti a rispondere a domande e, eventualmente, cambiare leggermente il contenuto che avevate programmato. Questo cercando di restare fedeli allo scheletro del vostro programma.

Questo messaggio si auto-distruggerà

Data la durata effimera di questo tipo di contenuto, che sparirà una volta finita la sessione, pensate in anticipo a chi vorrete inoltrarlo attraverso messaggio privato. Per farlo è necessario cliccare sull’icona della freccia in basso a destra e selezionare gruppi di persone o singoli clienti.

Ora che sapete tutta la tecnica, non vi resta che sperimentare e sorprenderci nei nostri feed con live imperdibili. Buon lavoro!

Grazie al Data Dress progettato da Google e H&M, mai più “Non ho niente da mettermi”

Diciamoci la verità: la mattina al risveglio l’idea di aprire l’armadio e decidere cosa indossare ci sembra sempre un’ingiusta punizione. A breve potremo smettere di lamentarci anche di questo, grazie all’arrivo di Data_Dress, il progetto sviluppato da Google e H&M.

Com’è il tempo fuori? E se poi ho caldo? Vado in auto, posso mettere i tacchi? È mercoledì, devo passare in tre uffici diversi in due ore, vado di scarpe da ginnastica?

La digital fashion house del gruppo H&M, Ivyrevel, ha pensato proprio ai dubbi che ogni giorno ci assalgono, e ha realizzato il progetto Coded Couture, grazie al quale è nata un’app, per il sistema operativo Android, che aiuta ogni utente a trovare un outfit studiato ad hoc.

Che cos’è il Data_Dress?

Google e H&M presentano Data_Dress: mai più "Non ho niente da mettermi"

Cambieremo l’industria della moda portando la personalità dei clienti all’interno del processo di design, grazie alla tecnologia e all’utilizzo dei big data.

Ha detto Aleksandar Subosic, co-founder di Ivyrevel, in conferenza stampa.

Data_Dress dà il potere alle donne di tutto il mondo di ordinare un abito costruito interamente sulle loro abitudini e il modo in cui vivono le loro giornate.

Insomma, Data_Dress sarebbe in grado di elaborare le informazioni su ogni singolo utente per costruire l’outfit perfetto per ognuno di noi. Ma come fa?

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Come funziona Data_Dress?

Google e H&M presentano Data_Dress: mai più "Non ho niente da mettermi"

Il funzionamento è molto semplice, se sai cosa sono le Snapshot API di Google. Ognuno di noi compie diverse azioni quotidianamente, ma quasi sempre lo facciamo portando con noi lo smartphone, che funge da antenna per la registrazione di queste azioni.

Andiamo in ufficio, in palestra, a cena fuori, utilizziamo la metropolitana, oppure l’auto. Ci spostiamo a piedi, e se piove preferiamo non prendere la bicicletta, se invece c’è il sole ci piace passare la domenica mattina al parco. Ascoltiamo musica per un certo numero di minuti al giorno, con gli auricolari, e nel weekend ci piace provare posti nuovi dove mangiare, assistere a un concerto, guardare un film o goderci una mostra, oppure siamo molto abitudinari e frequentiamo bene o male sempre gli stessi posti.

Insomma, grazie a queste preziosissime API, Google sa tantissime cose di noi. Sa anche se abbiamo bisogno di coprirci da pioggia e vento, se il tacco 12 sia una scelta opportuna per la nostra giornata perché ci spostiamo in auto, oppure se sia preferibile indossare un jeans comodo per pedalare.

Basterà insomma portare con noi lo smartphone per una settimana, per registrare la nostra intera routine, e l’app imparerà a conoscere le nostre abitudini e sarà in grado di disegnare un unico abito, a firma Ivyrevel, grazie alle API.

Una volta confezionato il progetto dell’abito, il Data_Dress sarà disponibile per l’acquisto.

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Al momento l’app è in stage alfa, ma è stata provata da diversi influencer in tutto il mondo, incluso il blogger Kenza Zouiten, come abbiamo visto nel video.

E tu? Scommetto che non vedi l’ora di farti confezionare l’abito perfetto per la tua giornata 🙂

Put Her on the Map: quote rosa per strada e tra i monumenti

Ti sei mai chiesto quali siano i luoghi dove si crea la parità dei sessi?

Tutti conosciamo la statua più famosa degli Stati Uniti: una donna tiene alta la fiaccola dell’eterna liberà e accoglie chi arriva della baia di Manhattan. Ma chi è quella donna? Come si chiama, per cosa ha meritato di essere messa a simbolo di una nazione?

La risposta è semplice: la Statua della Libertà non rappresenta una donna realmente esistita.

La geografia delle quote rosa

Al contrario, spostandoci a Washington è molto semplice riconoscere i volti rappresentati nelle statue: Martin Luther King, Roosevelt, Jefferson, Lincoln, Albert Einstein per citarne alcuni.

Ci hai mai fatto caso? Sono pochissimi i monumenti dedicati alle donne rispetto a quelli che celebrano il sesso maschile.

Se la risposta è no, sei in buona compagnia: anche la madre di Kirsten Flanik, presidente di BBDO New York, non aveva mai notato quanto fosse impari il confronto tra uomini e donne a cui sono dedicati documenti, così come strade e piazze nella toponomastica.

Da qui nasce l’idea della campagna Put Her on the Map.

Quote rose di pietra monumenti e statue per la parità dei sessi 4

Una campagna per la consapevolezza

Se non lo vedi, non puoi esserlo” è il pensiero alla base dell’operazione dell’agenzia BBDO, che mira ad aumentare la percentuale di strade e monumenti dedicati alla parte femminile che ha fatto la storia.

Si tratta di rendere visibile il grande apporto che le donne hanno dato alla società, attraverso la rappresentazione fisica di queste persone perché possano essere viste, notate ed essere così modello per chi si appresta a plasmare il futuro.

Ispirare le generazioni che verranno è lo scopo di Put Her on the Map. Il progetto nasce dalla consapevolezza che le quote rosa in materia di monumenti presenti sul suolo statunitense non hanno alcun riscontro con la realtà: le donne sono la metà della popolazione ma rappresentano solo l’8% quando si tratta di statue, nomi di strade o edifici dedicati a personaggi storici.

Una disparità che si traduce anche nella difficoltà delle ragazze a prendere come riferimento nuovi modelli femminili, a conoscersi a fondo e quindi ispirarsi a loro.
Quote rose di pietra monumenti e statue per la parità dei sessi 4

Ispirare le giovani donne onorando le grandi donne

Aumentare le quote rosa tra statue, monumenti e strade è un obiettivo ambizioso ma su cui la società americana è fortemente orientata.

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Per questo Andrew Robertson, presidente e CEO di BBDO, e Amy Elaine Wakeland, First Lady di Los Angeles, hanno presentato un video informativo al Makers Conference, un evento volto a celebrare le donne apripista, di ieri e di oggi.

Dalla consapevolezza del bisogno di colmare questa lacuna si passa subito alla pratica.

Grazie alla collaborazione con Makers e Niantic (la compagnia dietro a Pokémon Go) sarà possibile fare richiesta al proprio comune perché strade e monumenti siano dedicati a donne.

Una campagna concreta, che gettale basi per quote rosa reali, scolpite nella pietra.

A quale donna che ha fatto la storia intitoleresti la tua via di casa?

Growth Hacking: la via del successo per le startup

Corso in Growth Hacking e Performance Marketing: tecniche e strumenti per far crescere il business

Il Growth Hacker ha come sua stella polare la crescita di un business. Questo termine è stato coniato da Sean Ellis nel 2010: nell’era della trasformazione digitale, diventa prioritario lavorare ad una strategia online che possa sostenere e far crescere un business nel tempo.

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Corso Online in Growth Hacking & Performance Marketing + Growth Hacking Lab

Ninja Academy propone il Corso in in Growth Hacking & Performance Marketing, formula Online + Aula Pratica (opzionale), un percorso studiato per aggiornare le competenze aziendali necessarie per mettere a punto strategie e tecniche di crescita del business basate sulla massimizzazione delle conversioni nel proprio mercato e sull’ottimizzazione di attività e campagne di marketing.

Dopo aver partecipato a questo Corso saprai:

  • Progettare un funnel che attrae, converte, e fidelizza i tuoi clienti, impostando metriche per ogni step
  • Creare degli automatismi che convertano nel tempo chi non ha acquistato al primo colpo
  • Ottimizzare una campagna in base ai diversi obiettivi
  • Individuare le metriche che contano nel proprio business ed utilizzare sistemi di tracciamento
  • Impostare un processo di Growth Hacking basato sulla sperimentazione continua

Come funziona il Corso Online?

Il Corso Online con Raffaele Gaito e Luca Barboni consente di ottenere competenze specifiche sugli elementi strategici del Growth Hacking e Performance Marketing: abbassare i corsi di acquisizione di un cliente, ottimizzare l’efficienza di una campagna pubblicitaria e aumentarne il tasso di conversione. Per massimizzare l’esperienza di apprendimento e consolidare al massimo le competenze trasmesse dal percorso in Growth Hacking & Performance Marketing, Ninja Academy aggiunge una Bonus Track gratuita di 5 ore formative On Demand extra con Matteo Polli e Marco Massara.

Puoi seguire le lezioni del Corso Online in diretta per gli appuntamenti Web Live, accedendo dal web ad un’aula virtuale.

  • La didattica è completamente online, erogata attraverso webinar in diretta
  • I Question Time sono progettati come momenti di confronto con i docenti in cui potrai esporre dubbi, richiedere approfondimenti e formulare domande in tempo reale
  • Se non puoi partecipare agli appuntamenti live nel giorno e all’orario prestabilito, Ninja Academy ti offre la possibilità di consultare, senza limiti di tempo, il materiale di ciascuna lezione (video e slide) in modalità On Demand accedendo alla piattaforma e-learning
  • Al termine del corso, previo superamento di un test di valutazione, potrai scaricare il Certificato di Partecipazione

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Come funziona il Growth Hacking Lab?

A complemento del Corso Online, il Growth Hacking Lab [Milano, 14 e 15 Luglio 2017] guida i partecipanti nell’applicazione pratica delle nozioni apprese al Corso Online. Zero teoria e 100% pratica: i due giorni di laboratorio hanno un taglio altamente pratico ed esperienziale, e sono dedicati ad esercitazioni e project work progettati parallelamente al Corso Online. POSTI LIMITATI

Leggi l’opinione di chi ha seguito le precedenti edizioni del corso:

Sono tanti i Guerrieri Ninja che hanno già trovato lavoro grazie ai nostri corsi, i più aggiornati e professionalizzanti del settore. Un esercito di talenti ha già sperimentato cosa voglia dire sbloccare il proprio potenziale da Ninja!

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Quali sono qui i vantaggi di seguire il Corso Ninja Academy?

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La SEO che non ti aspetti per YouTube e LinkedIn

Quest’articolo è stato scritto da Luca De Berardinis, Consulente Inbound Marketing di Argoserv e Docente del Master Online in Social Media Marketing di Ninja Academy.

luca de berardinis

Normalmente la SEO, ovvero l’attività di ottimizzazione per i motori di ricerca, viene associata ai contenuti pubblicati sui siti web di aziende, professionisti o privati. Quando invece si parla di Social Media Marketing difficilmente si sente parlare di SEO, o almeno non nel modo a cui siamo abituati. Scopriamo perché questa breve riflessione non è totalmente vera.

La SEO per i video di YouTube

seo video youTube

YouTube è il secondo motore di ricerca a livello mondiale e, in quanto tale, segue regole ben precise che riguardano indicizzazione e posizionamento dei video che ogni giorno vengono pubblicati su questa piattaforma. Vediamo di seguito cosa possiamo fare concretamente per dare visibilità ai nostri video:

  1. Analizza le keyword di interesse: individua le keyword che meglio descrivono il contenuto del tuo video e verificane il volume di ricerca su strumenti quali Keyword Planner di Google o SEMRush.
  2. Ottimizza il titolo del video: il titolo deve essere descrittivo del video ma deve contenere (possibilmente all’inizio) la keyword principale per cui lo si vuole posizionare sia su YouTube che su Google.
  3. Ottimizza la descrizione del video: nella descrizione puoi inserire un testo più lungo e descrittivo del video. Ad esempio, puoi indicare dove è stato girato il video (se ha senso e se può essere utile), eventualmente anche informazioni sulla musica di accompagnamento. Nella descrizione puoi invitare il tuo pubblico a mettere un Like o aggiungere un link al tuo sito web. In ogni caso, bisognerebbe inserire ancora una volta la parola chiave.
  4. Usa un nome file parlante: quando carichi il video su YouTube, è buona norma usare un nome file che contenga le parole (o parte di esse) che si trovano anche nel titolo del video.
  5. Compila i tag: nel campo Tag è importante inserire quante più keyword possibile in grado di descrivere sinteticamente il video. Questo aiuterà YouTube a trovare il tuoi video in base a ricerche specifiche.

La SEO per LinkedIn Pulse

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Come probabilmente saprai, nel 2014 LinkedIn ha lanciato la sua piattaforma di social blogging denominata Pulse. Attraverso gli iscritti al social network del business possono pubblicare articoli approfonditi e ben formattati sul proprio profilo, come se stessero usando un CMS tipo WordPress. Non sto qua a dirti come si usa o come non si usa. Quello che mi preme invece e darti una panoramica sugli aspetti legati alla SEO di Pulse.

Gli articoli pubblicati su Pulse si indicizzano anche su Google e, per questo motivo, anche su di essi possiamo fare un discreto lavoro di ottimizzazione SEO on-page. Tuttavia devi sapere che questo strumento non è pensato per acquisire maggiore visibilità su Google, ma per costruire una piccola community attorno al tuo profilo LinkedIn. Infatti, ogni volta che pubblichi un nuovo articolo, questo verrà segnalato con una piccola notifica a tutte le persone a te collegate (ai tuoi amici).

Ecco perché ogni volta che scrivi un nuovo contenuto è bene che tu faccia attenzione a:

  1. Titolo del post: infatti questo corrisponde non solo con il titolo H1 (headline) ma anche col tag title della pagina. Quindi dovrai fare attenzione ad usare la keyword principale attorno alla quale stai scrivendo l’articolo e posizionarla all’inizio del titolo.
  2. Scrivi il sommario: il sommario non solo serve al lettore per avere una preview del contenuto della pagina, ma è utile anche perché rappresenta la meta description che sarà visibile nella SERP di Google.
  3. Utilizza i titoli H2 per i paragrafi: sono i titoli che aiutano il lettore ad identificare le parti della pagina che più gli interessano saltando le altre. Ma sono anche utili a Google per individuare la struttura della pagina suddividendola in sotto argomenti, preziosi per il processo di indicizzazione.
  4. Ottimizza gli anchor text: detto anche testo ancora, ovvero il testo che usi per inserire un link ad un altra pagina, è molto importante per Google perché lo aiuta a mettere in relazione il tuo Pulse con altri articoli tematicamente affini. Ecco in link interni al post hanno un grande valore anche per il lettore.

Conclusione

Con questo breve articolo spero di averti aiutato ad utilizzare due strumenti che normalmente non vengono associati alla parola SEO, ma che invece hanno grandi potenzialità anche nella ricerca organica. Parlerò in maniera più approfondita di questi argomenti nel Master Online in Social Media Marketing che avrà inizio il prossimo 11 marzo. Cosa aspetti, iscriviti ora! 😉

Apple stipendi e talenti

Apple: fatturato, stipendi e contese per il capitale umano

 Siamo entusiasti di annunciare che i risultati del nostro trimestre natalizio hanno generato il più alto fatturato trimestrale di sempre per Apple, infrangendo diversi altri record. Abbiamo venduto il maggior numero di iPhone rispetto al passato e abbiamo battuto tutti i record di fatturato precedenti per iPhone, Servizi, Mac e Apple Watch.

Così Tim Cook ha presentato a Cupertino un fatturato trimestrale record: 78,4 miliardi di dollari – circa 72,5 miliardi di euro – (vs i 75,4 miliardi registrati nel Q1 del 2016).

Un goal segnato grazie al lancio di iPhone 7, che nella versione Plus ha segnato un incremento del 55% sulle unità vendute.

Con un fatturato così quanto guadagna la classe dirigente di Apple?

Il compenso annuale complessivo della classe dirigente si compone di una parte fissa (stipendio annuo) e di una variabile, che comprende incentivi in denaro ed azioni a seconda delle performance e del raggiungimento degli obiettivi.

2016 NAMED EXECUTIVE OFFICER TARGET PAY MIX

©Apple Inc.

Nel dettaglio, nel 2016 questi sono stati gli stipendi complessivi dell’Executive Team:

• Apple CEO Tim Cook: $8,747,719
• Apple CFO Luca Maestri: $22,803,569
• Apple retail chief Angela Ahrendts: $22,902,892
• Apple services chief Eddy Cue: $22,807,544
• Apple hardware engineering chief Dan Riccio: $22,807,544
• Apple general counsel Bruce Sewell: $22,807,544

Un altro criterio chiave nel determinare la retribuzione totale è la comparazione diretta con i compensi delle altre società del settore che competeno con Apple per i migliori talenti.

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Quali sono le aziende che Apple considera “proprie pari”?

Apple competitors

Il comitato per la remunerazione stila ogni anno l’elenco delle società che potrebbero contendersi con Apple il capitale umano, ossia i migliori talenti in circolazione.

La lista si compone sia di “società pari”che operano nelle industrie tecnologiche, media, internet e di servizi (tutte rigorosamente autonome, basate negli USA e quotate in borsa), che di un secondo gruppo di società iconiche e/o leader di categoria che necessitano di capitale umano altamente qualificato per continuare nella loro crescita.

Andiamo a scoprire nel dettaglio le società che Apple considera proprie pari in questa battaglia per l’acquisizione dei migliori talenti.

Le industrie tecnologiche con cui concorre Apple per il capitale umano

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Nella lista figurano IBM, Microsoft, Hewlett-Packard, Intel, EMC, Cisco System, Oracle, Qualcomm.

Grande assente Samsung (sede principale a Seul, Corea del Sud), che negli USA detiene 29% delle quote di mercato degli smartphone, subito dietro ad Apple con il 31%.

Le industrie che ricercano i migliori talenti dei media

workspace Apple

“Chiunque controlla i media, controlla le menti”, diceva già Jim Morrison. Ed anche per Cupertino è fondamentale aggiudicarsi i migliori talenti delle industria media e intrattenimento. Chi sono le aziende con cui competere? Google, Facebook, The Walt Disney Company, 20th Century Fox, Time Warner Cable, CBS, Viacom, Comcast e DIRECTV.

Anche quai due grandi assenti, i primi rivali di Apple per quel che concerne lo streaming: Netflix (USA) e Spotify (Stoccolma, Svezia). C’è da chiedersi: il capitale umano delle une non ha veramente nessun appeal per le altre?

I grandi retailer digitali e le compagnie telefoniche

Apple stipendi e talenti

Nella lista di “società pari” non potevano mancare i due grandi colossi del retail digitale: Amazon ed eBay.

Curiosa la presenza delle compagnie telefoniche AT&T e Verizon, che per chi non ricordasse 10 anni fa al lancio di iPhone furono le uniche due società con sim abilitata per l’utilizzo del melafonino nel mercato USA, solo successivamente il telefono venne messo in vendita con la sim sbloccata dai contratti telefonici.

E poi ci sono gli altri big, diversi ma comunque in competizione per le migliori risorse umane

Apple stipendi e talenti

Poi ci sono loro, il gruppo secondario di pari, fatto di leader di mercato che hanno tutte le intenzioni di aggiudicarsi i migliori talenti per proseguire la loro vorticosa crescita:  3M, American Express, Boing, Coca-Cola, General Electric, Johnson & Johnson, PepsiCo, Procter & Gamble.

Cosa ci riserveranno nel 2017 i grandi talenti Apple?

Apple stipendi e talenti

I rumors sono molti, dall’iPhone 8, celebrativo del decennale del melafonino, all’eyewear intelligente (mercato non facile, il progetto Google Glass pare sia stato ufficialmente archiviato nel 2016).

Non ci resta che scoprirlo nei prossimi mesi!

Il giro del mondo in 80…studi di architettura!

Quando pensiamo agli architetti e ai designer, ci vengono sempre in mente persone estrose, intente a lavorare sui propri piani di lavoro, con matite, penne e fogli volanti ovunque. L’esperimento di Marc Goodwin è proprio quello di documentare queste persone creative e talentuose, immerse nei propri uffici colorati o del tutto ordinari, ma mai banali.

Il giro del mondo in 80...studi di architettura!

Tanya Klyne (Parigi)

Il fotografo londinese sta facendo il giro del mondo, il suo esperimento va avanti da un anno, partendo da Pechino fino a Copenhagen, la tappa più recente è stata Parigi, al Renzo Piano Building Workshop. Il suo scopo è quello di evidenziare le differenze sussistenti tra i vari studi, come sono stati progettati, come sono organizzati internamente, quali sono le differenze e le uguaglianze, certamente ciò che li accomuna tutti, è la particolarità dell’arredo, in tutte le foto si avverte la voglia di rendere più familiare gli interni, mantenendo sempre l’aspetto professionale.

Renzo Piano Building Workshop (Parigi)

Fotografando ogni angolo degli studi, a qualunque ora del giorno e della sera, soddisfacendo ogni nostra piccola curiosità, Goodwin sostiene che gli studi più “aziendali” sono quelli londinesi, Foster + Partners e Zaha Hadid Associates, mentre gli uffici del nord Europa sono quelli che si presentano più organizzati, funzionali e minimalisti.

Zaha Hadid Associates (Londra)

Quelli che hanno colpito il suo interesse e lo hanno davvero colto di sorpresa, sono stati gli studi di Pechino, li ha definiti molto particolari, inaspettati, davvero belli.

Nel suo ultimo viaggio, Parigi appunto, ha constato l’eclettismo e la personalizzazione degli uffici, tutto ciò li rende unici rispetto agli altri. Quello che accomuna gli studi fotografati, sono la luminosità degli interni, la presenza di spazi bianchi, puri, l’efficienza e l’organizzazione, la precisione. Gli interni sono più standardizzati, mentre gli esterni sono diversificati, l’idea della diversità è più pronunciata; si passa da grattaceli infiniti ad enormi capannoni, si arriva ad edifici industriali messi a nuovo, e infine anche  degli uffici-birreria. Volete saperne di più? Il viaggio di Goodwin non è ancora terminato, intanto date un’occhiata a questi scatti.

Lispace Design (Pechino)

 

 

 

 

Snohetta office (Oslo)

Il giro del mondo in 80...studi di architettura!

Jägnefält Milton (Stoccolma)

Il giro del mondo in 80...studi di architettura!

Superunion (Nordic offices)

Il giro del mondo in 80...studi di architettura!

JKMM offices

Il giro del mondo in 80...studi di architettura!

Il giro del mondo in 80...studi di architettura!

Hawkins Brown (Londra)