Le agenzie spaziali governative più attive nell’universo… social

Come si comunica online la ricerca spaziale? Come è possibile raggiungere un vasto pubblico con argomenti scientifici e complessi come quelli riguardanti l’universo?
Ieri l’annuncio straordinario della NASA: a una distanza di circa 40 anni luce dalla Terra, attorno alla stella Trappist-1, più piccola e fredda rispetto al Sole, orbitano sette pianeti simili al nostro, tre dei quali potrebbero ospitare la vita come la conosciamo. Per dirlo al mondo, la NASA ha sfruttato anche i canali social, come ad esempio la diretta della conferenza stampa con Facebook Live, o meme (e spoiler divertenti: “NOT aliens”) su Twitter per lanciare l’evento con l’hashtag #askNASA.

Dopo una ricerca sui principali social network, le agenzie spaziali più attive online sono due sovranazionali, la NASA e l’ESA (Agenzia Spaziale Europea), e alcune nazionali, come l’italiana ASI, la russa Roscosmos, quella canadese, quella britannica, l’indiana ISRO, quella degli Emirati Arabi, e la giapponese JAXA. Nel settore privato Space XVirgin Galactic.

Le agenzie spaziali governative più attive nell'universo... social

La NASA e l’ESA

La NASA è presente praticamente in ogni social network. I canali più attivi sono Facebook (dove oltre alla pagina principale, ne ha circa 50 dedicate a missioni o offerte di intrattenimento specifiche, come NASA 360°), Twitter, Instagram, YouTube e Snapchat.

Stessa cosa per l’ESA, che trova in Facebook e Twitter i principali alleati social per disseminare cultura scientifica e passione per lo spazio.

La differenza tra le due agenzie spaziali riguarda il tono utilizzato per i post. La NASA cerca di incontrare il pubblico con un linguaggio più amichevole e utilizzando spesso emoji. L’ESA preferisce mantenere una certa autority, puntando molto su fotografie ad alta qualità.

La Roscosmos e la Canadian Space Agency

La Roscosmos, presente su VKontakte, Facebook, Twitter, Instagram, YouTube, Flickr e un altro social russo, OK, utilizza solo la lingua madre per i suoi post online. Soltanto il sito web ha la possibilità di passare alla lingua inglese. Il seguito in quanto numero di fan su Facebook e Twitter non è elevato, ma l’engagement si mantiene sempre su alti livelli. Grande seguito, invece, su Instagram.

 

La Canadian Space Agency utilizza i social ispirandosi alla NASA, ma con un linguaggio più simile a quello dell’ESA. Molti i contenuti multimediali, soprattutto video e GIF. Utilizzano spesso la narrazione del dietro le quinte, ossia della preparazione di lanci, viaggi e allenamenti degli astronauti.

ISRO, Indian Space Research Organisation

Con una pagina Facebook con quasi 1,5 milioni di fan, e il canale Twitter che conta quasi un milione di follower, la ISRO è una delle agenzie spaziali governative più seguite. Soltanto due canali social, ma ben gestiti. La produzione di grafiche e fotografie di qualità non è esattamente il loro forte, ma grazie a spiegazioni approfondite e dal linguaggio semplice, la ISRO è in grado di coinvolgere migliaia di persone ogni giorno.

Uk Space Agency e UAE Space Agency

Le agenzie spaziali di Gran Bretagna e Emirati Arabi hanno molto in comune in quanto a comunicazione sui social network. La prima utilizza principalmente Facebook, Twitter e YouTube; la seconda aggiunge Instagram. Il copy di ogni post non supera mai le due righe, e non vengono utilizzate mai emoji. Si  punta molto su fotografie ad alta qualità, infografiche, video Live, e il racconto del lavoro attraverso gli occhi di scienziati e ricercatori.

La giapponese JAXA

JAXA utilizza solo l’idioma giapponese sui suoi canali social: Twitter, Facebook, Google + e YouTube. Su Facebook, il numero dei fan è di circa 40 mila unità, e l’engagement è abbastanza basso, con poco più di 3 mila utenti di media. Sulla pagina del social saltano all’occhio le meravigliose fotografie spaziali, poiché la maggior parte dei post è costituita da solo testo.

L’Agenzia Spaziale Italiana

L’ASI, presente su Facebook, Twitter e YouTube, ha un’ottima gestione dei canali social. La pagina Facebook, ad esempio, con quasi 40 mila fan, ha un alto engagement e offre sempre contenuti e spunti di qualità.

Space X e Virgin Galactic

Space X ha una pagina Facebook 12 volte più grande, in quanto numero di follower, rispetto a quella di Virgin Galactic. La mission di Space X è decisamente virale: immaginare e poi guardare un razzo che torna sulla Terra appoggiandosi delicatamente al suolo è qualcosa che lascia di stucco, che senti il dovere di condividere. In quanto ad abilità di gestione social, però, le due agenzie si equivalgono: empatia con la community, contenuti di qualità, storytelling dei processi di lavoro e ricerca.

Ora è il momento di tornare sulla Terra, un po’ come Space X.

diesel make love not wall

Diesel, Nike e l’Advertising Culture per fare la differenza

L’ultima campagna di Diesel, basata sul concetto di diversità, non può che suscitare una serie di riflessioni su uno degli ideali più utilizzati, a livello business, quando si tratta di evidenziare una strategia o un’idea vincente, tale da creare un vantaggio competitivo.

Diversità, cioè fare la differenza.

Ma la differenza è davvero sempre percepita come un elemento positivo? Basterà pensare a quando classifichiamo le persone come “diverse”. Non sempre purtroppo, quando si porta l’argomento da una strategia ad una cultura, il concetto è percepito in modo positivo.

La diversità presuppone invece un cambiamento, anche di pensiero e, soprattutto a livello di comunicazione e marketing, sta prendendo un’accezione sempre più positiva e sta diventando un’opportunità da cogliere.

diesel make love not wall

Da un punto di vista strategico, i brand hanno a che fare sempre di più con target e persone eterogenee, e non è più possibile racchiuderle in classificazioni forzate senza cadere nello stereotipo di genere. Da un altro punto di vista, un marchio che si preoccupa di dare voce al concetto di rispetto delle diversità, come nell’ultima campagna “Make love nota walls” di Diesel, amplifica il messaggio e porta le persone a riflettere in modo consapevole.

L’Advertising Culture sta prendendo sempre più piede nel panorama internazionale: ciò accade dal momento che spesso video o campagne pubblicitarie, che riprendono un messaggio culturale, comunicano ai consumatori non solo la cultura aziendale ma anche il fatto che sono sempre più orientate al consumatore e, dunque, alla personalizzazione.
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LEGGI ANCHE: 7 modi per accelerare l’approvazione dei contenuti di un piano editoriale

Soprattutto dopo l’elezione di Trump e le nuove misure legate all’immigrazione, numerosi brand hanno iniziato a comunicare in modo più attivo quanto sia importante riconoscere ed apprezzare le diversità: IKEA, già da diversi anni, standardizza sempre di più i prodotti e riconosce che gli stessi vanno bene per ognuno di noi, indifferentemente dal colore della pelle o da ogni tipo di status sociale e religioso.

Seguendo il trend del nuovo modo di esprimere ai consumatori il proprio pensiero riguardo all’essere diversi, due brand in particolare hanno colto il senso di questo nuovo modo di comunicare, catturando l’attenzione dei Millennials, più sensibili e spesso più aperti alle diversità.

Nike: “We can be equals everywhere”

https://youtu.be/43QTjFCPLtI

Nike ha deciso di utilizzare il concetto di sportività e uguaglianza sul campo per promuovere il comportamento sportivo ed il rispetto verso il prossimo anche al di fuori di un campo da basket o da tennis.

Il concetto che Nike desidera sottolineare è che una linea di un campo sportivo non è una barriera, superata la quale le diversità esistono o meno, ma che gli stessi valori professati nello sport devono essere portati avanti anche nel quotidiano.

Diesel: “Make love not walls”

Diesel associa il pregiudizio nei confronti delle diversità alla creazione di muri tra le persone.

L’idea del muro è molto attuale, anche all’interno dell’attuale panorama politico, e il brand, con il fotografo David LaChapelle, sceglie un gruppo di ballerini, ognuno rappresentante di un diverso tipo di cultura o orientamento religioso e sessuale, per abbattere ogni tipo di pregiudizio, con il messaggio generale che creare barriere costruisce incomprensioni.

Oltre ad annunci e spot, la campagna ha previsto anche la creazione di un evento a tema a Londra, molto apprezzato a livello internazionale.

Eliminare le incomprensioni, ma non le differenze, vuol dire creare l’avvicinamento e una migliore sintonia tra culture, anche quella dell’advertising.

“Arricchiamoci delle nostre reciproche differenze”.

google maps

La nuova feature social di Google Maps

Per Big G l’aspetto social è sempre stato un elemento fondamentale e integrante del core business. Google Plus, Google Spaces, e ora una nuova feature di Google Maps, che rende l’app sempre più social-friendly e adatta alla condivisione.

The Verge ha ipotizzato anche che, con quest’ultima novità, Google stia cercando di trasformare l’app in un vero e proprio social. Forse i tempi sono prematuri e l’ipotesi un po’ azzardata, ma le caratteristiche introdotte non sono poi molto lontane da quelle di un social vero e proprio.

Vediamo subito di cosa si tratta.

La nuova feature “social” di Google Maps

Google Maps ci consente ora di creare e salvare liste di posti, condividerle e seguire quelle degli altri (se le condividono con noi).

Quante volte, in effetti, ci è capitato di segnare su post-it vaganti (e poi naturalmente naufragati chissà dove), una serie di posti o attività che magari avevamo selezionato per una cena o una gita fuori porta? E quante volte ci ritroviamo con gli amici a decidere dove andare per l’aperitivo, rimbalzando dalla search di Google, al sito del locale, fino alla chat di WhatsApp o Messenger per condividere i vari link? La nuova feature di Google Maps potrebbe venire in nostro aiuto, consentendoci di fare tutto senza uscire dall’app.

Come funziona? Semplicissimo.

Quando vuoi aggiungere un posto alla tua lista, cliccaci sopra, poi vai su Salva e aggiungilo ad una delle liste predefinite (al momento puoi scegliere tra Preferiti, Da visitare e Luoghi speciali) o nella tua nuova lista personalizzata.

Google Maps

Quando decidi di condividere la lista, puoi semplicemente poi andare sull’icona di Condivisione, creare il link e poi decidere su che piattaforma condividerlo (social, app di messaggistica, email, sms, testo). Da Opzioni (i tre puntini in alto a destra, su Android), puoi poi decidere se rendere privata la lista (lo è di default), condividerla tramite link come già visto, oppure se renderla proprio pubblica: significa, in questo caso, che chiunque potrà visualizzare la tua lista nella Search di Google e sul tuo profilo pubblico.

google maps

Per ritrovare poi le tue liste, vai su I tuoi luoghi dal menu principale di Google Maps. Troverai le tue liste sotto il tab Salvati. Inoltre, i singoli posti che hai aggiunto alle liste saranno indicati sulla mappa, ogni qualvolta ti troverai nelle vicinanze.

Google Maps

Anche i posti delle liste che segui compariranno su Google Maps – sia da desktop che da mobile, e anche in modalità offline. Come consiglia proprio Google, questo ci permetterà ad esempio di scaricare la mappa con le nostre tappe in anticipo, e consultarla anche offline all’occorrenza (magari durante un viaggio all’estero, perché no, visti i costi della connessione dati).

Dopo aver mappato il mondo, adesso Google chiede a noi di creare le nostre “mappe personali” e di condividerle. E forse è molto più social di tante altre “storie” (ma questa è davvero un’altra storia).

instagram-album

Come utilizzare gli album di Instagram senza perdere follower

Potete dire addio a quell’amletico dubbio “quale delle tante foto scattate scelgo per condividere un momento o un evento importante?”. Dopo le storie stile Snapchat e i video live, Instagram lancia gli album, consentendo di pubblicare fino a un massimo di 10 foto o video in un unico post.

Gli album di Instagram cambieranno il modo di condividere e visualizzare i contenuti, e di certo ci vorrà un po’ per abituarcisi e capire come utilizzare al meglio questa nuovo aggiornamento.

Oltre a raggruppare le foto del vostro matrimonio, compleanno o qualsiasi altro evento, ci sono alcune tipologie di contenuti che se pubblicati utilizzando il nuovo formato potrebbero portare grandi benefici al vostro account aiutandovi ad attirare nuovi follower, evitandovi di perdere quelli che già avete.

Condividere più scatti senza risultare fastidiosi

La nuova funzione di Instagram potrebbe risultare utile per affrontare quello che risulta essere uno dei fastidi più ricorrenti che si verifica sulla piattaforma: le persone postano troppo e spesso. Che si tratti di una cara amica, di una parente, di un collega di lavoro, conosciamo tutti almeno una persona che esagera con le condivisioni, diventando talvolta noiosa.

Surprise! ? Swipe left on the post above to see more. Starting today, you can share up to 10 photos and videos in one post on Instagram. With this update, you no longer have to choose the single best photo or video from an experience you want to remember. When uploading to your feed, you’ll see a new icon to select multiple photos and videos. It’s easy to control exactly how your post will look. You can tap and hold to change the order, apply a filter to everything at once or edit one by one. These posts have a single caption and are square-only for now. On a profile grid, you’ll notice the first photo or video of a post has a little icon, which means there’s more to see. And in feed, you’ll see blue dots at the bottom of these posts to let you know you can swipe to see more. You can like and comment on them just like a regular post. This update is available as part of Instagram version 10.9 for iOS in the Apple App Store and for Android on Google Play. To learn more, check out help.instagram.com.

Un post condiviso da Instagram (@instagram) in data:

Il condividere frequentemente può essere accettabile su altre piattaforme come Facebook o Twitter, ma su Instagram è da sempre valida la regola tacita che se non si è Justin Bieber o Selena Gomez, non si può pubblicare troppo spesso altrimenti si rischia di perdere i propri follower. Con la neonata feature di  Instagram non sarà più necessario pubblicare 10 scatti di uno stesso viaggio o di un medesimo evento, correndo il rischio di apparire come spam agli occhi dei vostri amici, ma vi basterà condividere le vostre foto in un unico post risultando di certo meno invasivi.


Tenete presente che al momento Instagram consente di inserire una sola didascalia e un solo luogo per lo stesso set fotografico, quindi per evitare di creare confusione è preferibile condividere scatti che abbiano un legame tra loro. Oltre alla condivisione di compleanni, matrimoni e cosi via, ci sono alcune tipologie di contenuti che se pubblicati utilizzando il nuovo formato potrebbero portare grandi benefici al vostro account aiutandovi ad attirare nuovi follower e al tempo stesso  evitandovi di perdere quelli che già avete.

Ricette e food

 

Sugar and spice and everything nice — meringue kisses, fairy floss, buttercream icing, chocolate ganache, crystallized flowers, raspberry macaroons — that’s what Georgia’s Cakes are made of. “More is more,” says Georgia Green (@georgiascakes), the 25-year-old baker churning out decadent, drool-worthy cakes in her London kitchen. “My cakes may look perfect, but if you smudge a bit of icing, stick some popcorn on it!” Working in a cafe upon her Le Cordon Bleu graduation, Georgia was commissioned to bake a cake for a high-profile client and realized she could strike out on her own. Now, she’s her sole employee, whipping up every single topping, batch of frosting and layer of cake herself. Swipe left on this post to see more of Georgia’s over-the-top cakes. Photos and videos by @georgiascakes   Un post condiviso da Instagram (@instagram) in data:

Il nuovo formato Instagram potrebbe rivelarsi molto utile per tutti i food blogger e gli amanti della cucina, che potranno condividere step by step la preparazione di una ricetta, soprattutto quelle più complesse ed elaborate. Anche se non pubblicate ricette, gli album potrebbero rappresentare un bel modo per condividere più piatti del vostro pasto in unico post, evitando così ai follower di vedere più scatti che mostrano tutto ciò che avete mangiato in un determinato giorno.

Tutorial e fai da te

 

Gli album fotografici risultano perfetti per la condivisione di qualsiasi tipo di tutorial o guida al fai da te. Che si tratti di un tutorial dedicato al make- up,  alle decorazioni o a qualsiasi altro progetto, condividere con più foto in un unico post  la spiegazione passo passo di ciò che state illustrando, vi consentirà di dare una visione più ampia ai vostri utenti evitando di invadere il loro news feed.

Esercizi e fitness

 

La condivisione di un album fotografico o video che illustri gli esercizi da svolgere potrebbe essere molto vantaggioso per i blogger che si occupano di fitness o per gli appassionati che amano condividere i loro momenti in palestra. Attraverso più scatti o brevi video sarà possibile illustrare come svolgere un’esercizio unico o un programma completo.

Famiglia e animali domestici

 


Per tutte le persone che amano condividere le foto scattate con i propri familiari o con i propri animali domestici, gli album si rivelano la soluzione ideale, non tutti i follower amano vedere più varianti della stessa foto,  di conseguenza condividendole in un solo post si evita il rischio di perdere numerosi seguaci.

E voi avete già pensato quali saranno i contenuti del vostro primo album?

Contenuti organici su Facebook

Come ottimizzare la Social Media Strategy con contenuti organici di successo

Vi hanno sempre detto che senza investire del denaro e senza contenuti promossi la vostra presenza sui social network è praticamente insignificante. Bene, hanno tutti ragione ma non del tutto, nel fantastico mondo degli algoritmi, delle condivisione e del ROI, l’organic reach tiene stretta la sua dignità e se qualcuno ha provato a dirvi che il content non è più king avrà di ricredersi. Oggi vi parliamo proprio di come ottimizzare la Social Media Strategist con contenuti organici di successo.

Non è un segreto che Facebook, in particolar modo, negli anni abbia tentato, con successo, di limitare sempre più la produzione e il rendimento di contenuti organici a favore invece del buon vecchio e sano advertising. Non c’è da stupirsi. Visualizzare nel newsfeed tutti i singoli post, contenuti e aggiornamenti dei nostri amici e delle pagine che seguiamo sarebbe impensabile e Facebook ha deciso così di ridurre e selezionare quelli che a logica dovrebbero essere per noi i più interessanti.

Contenuti organici su Facebook

In effetti la foto del compagno delle medie di cui ricordiamo a malapena il nome forse potremmo risparmiarcela. Ma non è tutto, Facebook è un’azienda quotata felicemente in Borsa e il fatturato non è certo un elemento di poco conto. La portata di Facebook ha infatti subìto un drastico calo negli ultimi anni: solo il 6% degli utenti ha la possibilità di visualizzare un contenuto su una fan page di Facebook.

All’inizio dei tempi tutto era diverso, tutti potevano vedere tutto e la gara alla produzione di contenuti creativi per accaparrarsi visualizzazioni e condivisioni era alla pari di un pressure test a Masterchef. Tuttavia, nel corso degli anni, i social network sono mutati e si sono sviluppati. I brand hanno perso gradualmente la loro fiducia verso i contenuti organici e preferito la via rassicurante e potenzialmente più performante del social advertising. Emergere nel mare delle conversazioni virtuali è la priorità da cui non si fugge.

Ma l’advertising non è tutto e la qualità dei post è quella che sul lungo termine premia di più a livello di engagement e awareness. Il contenuto, prima di essere sponsorizzato, deve essere interessante, unico e coinvolgente. Se fatto bene, i potenziali clienti si fermeranno ed è in quel momento che avviene la magia.

Contenuti organici per Facebook

Una pagina social ricca di contenuti di qualità, interessanti e utili per il pubblico favorirà la fidelizzazione dell’utente. Una buona strategia organica inoltre favorisce e delinea un più efficace Campagna adv sui singoli contenuti. Sarà possibile infatti conoscere meglio le abitudini e i gusti del proprio pubblico e capire su quali post è necessario investire per una decisiva sferzata.

Vi abbiamo convinto? Bene, vediamo insieme alcune tattiche per rendere i nostri contenuti organici davvero utili e strategici:

  • Alternate e programmate nel vostro social media plan diverse tipologie di contenuto (post virali, emozionali, call to action, branding)
  • Aumentate il numero di post, soprattutto se non legati direttamente alla promozione del brand e del servizio.
  • Utilizzate post con call to action. Chiedere di lasciare un commento, un mi piace, o rispondere adun sondaggio live o esprimere la propria opinione su un prodotto o servizio è il miglior modo per catturare l’interesse degli utenti e renderli partecipi
  • Utilizzate immagini e video nei post. Catturare l’attenzione degli utenti e farli rimanere più tempo possibile sulla pagina.
  • Puntate sulla conversazione, maggiori saranno i commenti e le interazioni, migliore sarà il punteggio assegnato dall’EdgeRank al post e quindi maggiore sarà la sua visibilità. Per questo motivo rispondere sempre ai commenti coinvolgere gli utenti nel feed del post.
  • Usate una strategia multicanale. Create post adatti ai vari canali social che avete per raggiungere il vostro sito web per esempio.

Pochi consigli, semplici e da impiegare subito. Siete pronti a migliorare la vostra Social media strategy?

Lo studio di architettura BIG realizzerà il nuovo HQ di San Pellegrino

BIG, lo studio di architettura Bjarke Ingels Group con sede a Copenhagen e New York, è stato scelto per realizzare la nuova sede di San Pellegrino:  oltre 17.000 metri quadrati per un costo stimato totale di 90 milioni di euro. Un progetto enorme che andrà a sostituire l’HQ e gli attuali impianti per l’imbottigliamento dell’azienda, costruiti nel 1899 a San Pellegrino Terme. Accanto agli uffici sorgerà inoltre il San Pellegrino Experience Lab, dove i visitatori potranno approfondire tutti i segreti dell’azienda.

L’annuncio ufficiale è arrivato pochi giorni fa durante un evento nella nuova sede della Fondazione Feltrinelli a Milano, progettata da Herzog & de Meuron.

Lo studio di architettura BIG realizzerà il nuovo HQ di San Pellegrino

Il progetto dello studio BIG propone di superare la tradizionale, e ormai antiquata, divisione tra fabbrica e quartier generale, proponendo una soluzione di continuità tra l’ambiente della produzione e consumo, la natura e l’architettura, l’interno e l’esterno. Tutto questo, senza tralasciare il DNA italiano dell’azienda, raccontato dagli architetti e designer danesi attraverso la rivisitazione di elementi tipici dell’architettura del nostro paese: le grandi arcate che incorniciano in modo suggestivo le montagne circostanti, il viale, la piazza centrale e l’ampio porticato.

Lo studio di architettura BIG realizzerà il nuovo HQ di San Pellegrino

“Piuttosto che imporre una nuova identità al complesso esistente, abbiamo proposto di farlo crescere” ha detto Ingels del progetto. “Proprio come la stessa acqua minerale, la nuova San Pellegrino Factory e l’Experience Lab sembreranno saltare fuori dalla sua risorsa naturale”.

Lo studio di architettura BIG realizzerà il nuovo HQ di San Pellegrino

I lavori di costruzione della nuova sede prenderanno il via nel 2018 e verranno completati in quattro fasi, la prima delle quali prevederà la costruzione di un ponte che collegherà l’impianto di produzione con il comune di Zogno, dove verrà realizzato un parcheggio per i mezzi più pesanti.

Lo studio di architettura BIG realizzerà il nuovo HQ di San Pellegrino

La sala operatoria del futuro? Con la realtà virtuale, i pazienti verranno aiutati dai videogames

Non so voi, ma anche solo l’idea di dovermi sottoporre a un’operazione chirurgica mi fa preoccupare: non vi dico infatti l’ondata di panico che mi ha colta dallo specialista prima di rimuovere il maledetto dente del giudizio e non voglio nemmeno pensare a come ci si debba sentire prima di affrontare altri tipi di interventi più difficili da eseguire!

Se condividete con me questa “fobia” ma allo stesso tempo credete nel progresso, ecco un’incredibile possibilità che la tecnologia allo sviluppo odierno rende possibile: l’utilizzo della realtà virtuale durante gli interventi chirurgici; se da un lato, infatti, la RV è in grado di distrarre il paziente minimizzando i rischi associati all’operazione stessa, dall’altro darà la possibilità ai chirurghi di effettuare le operazioni in spazi adeguatamente attrezzati anche al di fuori dell’ospedale.

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La VR rivoluziona le sale operatorie

La Realtà Virtuale comunque – a dispetto di quanto si possa pensare – è già entrata in alcune sale operatorie come quelle delle cliniche private della Città del Messico grazie all’équipe del Dott. José Luis Vazquez Mosso, chirurgo al Panamerican University  che, in collaborazione con la Dott.ssa Brenda Wiederhold del Centro di Medicina di Realtà Virtuale di San Diego, è in missione per dimostrare che la tecnica di distrazione ad alta tecnologia non solo evita potenti antidolorifici e sedativi per interventi che normalmente che li richiederebbero (sostituendoli con niente di più di anestetico locale) ma ridurrebbe anche le complicanze e i giorni di degenza del post ricovero.

L’idea di usare la Realtà Virtuale, cambiando la sua carriera e quella di tanti pazienti,  è venuta al Dott. Mosso quando nel 2004 comprò un video game di Spiderman –  che prevedeva un casco da mettere sulla testa e ricreava un ambiente di gioco virtuale- al suo primo figlio, il quale era talmente tanto coinvolto che il dottore fu colpito dal suo comportamento:

“Mia moglie lo chiamò per cena ma lui niente, non si accorgeva neanche di quello che stava succedendo intorno. Pensai allora:‘e se utilizzassi una cosa del genere per i miei pazienti?’”

Così oggi Ana, paziente a cui deve essere asportato un lipoma, grazie a dispositivi tecnologici ad hoc, non si accorge quasi che il Dottore le sta incidendo la gamba sinistra perché è impegnata in una ri-creazione di un viaggio tridimensionale a Machu Picchu (che voleva fare da sempre) e invece di ricordarsi di essere in una sala operatoria e vedere attorno a sé strumenti chirurgici, medici, garze e monitor per verificare i suoi paramenti vitali è totalmente immersa in una veduta aerea mozzafiato di antiche montagne, buttandosi in picchiata verso il basso per scoprire i dettagli di terrazze a gradoni, pareti ricoperte di muschio e piccole capanne di pietra.

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Gli effetti della realtà virtuale nella medicina e il suo possibile utilizzo

Una vera conquista per la medicina, perché, qualora gli effetti fossero dimostrati – il dott. Mosso, in uno studio su 140 pazienti ha trovato che coloro che utilizzano VR hanno riportato il 24 per cento in meno dolore e ansia durante l’intervento- l’uso di questa tecnologia non solo taglierebbe i costi dei potenti farmaci sedativi normalmente utilizzati e delle degenze non necessarie, oltre a ridurre lo stress nei pazienti, ma renderebbe anche possibile portare la chirurgia in paesi dove non ci sono ospedali o sottoporre a interventi coloro che potrebbero non sopravvivere con le tradizionali anestesie.

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Vuoi lavorare in Ninja Marketing? Stiamo cercando Sviluppatori back-end e front-end

Per la nostra sede di Salerno di Ninja Marketing – edtech e media company, leader nella divulgazione e formazione al marketing innovativo e digitale – stiamo cercando 2 Sviluppatori (uno back-end e l’altro front-end) che lavoreranno sul miglioramento della ninja learning platform.

All’interno del Create Dojo!, il co-working dei ninja, verrai inserito nel team degli sviluppatori ed entrerai in contatto con la redazione di Ninja Marketing, il team di Ninja Academy e il CEO Mirko Pallera.

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Lavorerai in un ambiente creativo ed efficiente, produttivo tanto nelle riunioni quanto nei momenti di brainstorming. La nostra azienda è caratterizzata da un forte senso di appartenenza ma anche dalla consapevolezza che è importante lavorare con entusiasmo e in un ambiente stimolante. 

In questo ruolo, all’interno del team di developer, contribuirai a raggiungere importanti risultati di business per l’azienda.

Di seguito i requisiti specifici delle due posizioni:

Sviluppatore back-end

La figura ricercata

La persona individuata verrà inserita all’interno di un team di sviluppo e si occuperà di sviluppo software con utilizzo della tecnologia PHP.

Il candidato prescelto

Il candidato ideale ha maturato un’esperienza di 3/4 anni nel ruolo, ha ottima conoscenza dell’ambiente LAMP, quindi in particolare di PHP e MySQL/MariaDB.

Completa il profilo un’ottima predisposizione al lavoro di team.

Cosa comprende l’offerta

Ottima opportunità di carriera in una realtà giovane, stimolante ed in forte crescita. Inquadramento e retribuzione saranno commisurati al grado di esperienza.

Requisiti

  • Esperienza di 3+ anni nel ruolo
  • Esperienza pluriennale di development in PHP
  • Ottima conoscenza del CMS WordPress
  • Ottime capacità nello sviluppo di temi e plugin per il CMS WordPress
  • Portabilità del software su sistemi cloud Amazon S3
  • Ottime conoscenze di PHP e MySQL/MariaDB
  • Buona conoscenza di HTML5, CSS3, Javascript, jQuery, AngularJs e Bootstrap
  • Utilizzo dei sistemi di versioning (GIT).
  • Deploy e Manutenzione di piattaforme web ad alta affidabilità
  • Esperienza con progetti di ecommerce ed e-learning
  • Esperienza con la piattaforma GoToWebinar
  • Buona conoscenza della lingua Inglese (tecnica)
  • Ottime capacità relazionali

Sviluppatore front-end 

La figura ricercata

La persona individuata verrà inserita all’interno di un team di sviluppo e si occuperà di sviluppare le interfacce web utilizzando perlopiù CMS WordPress. 

Il candidato prescelto

Ha maturato un’esperienza di 3/4 anni nel ruolo, ha ottima conoscenza del CMS WordPress con una forte propensione per il design.

Completa il profilo un’ottima predisposizione al lavoro di team. 

Cosa comprende l’offerta

Ottima opportunità di carriera in una realtà giovane, stimolante ed in forte crescita. Inquadramento e retribuzione saranno commisurati al grado di esperienza.

Requisiti

  • Esperienza di 3+ anni nel ruolo
  • Ottima conoscenza di HTML5, CSS3, Javascript, jQuery, AngularJs e Bootstrap
  • Ottima conoscenza del CMS WordPress
  • Ottime capacità nello sviluppo Frontend
  • Utilizzo dei sistemi di versioning (GIT)
  • Esperienza con progetti di ecommerce ed e-learning
  • Forte propensione al design
  • Buona conoscenza della lingua inglese (tecnica)
  • Ottime capacità relazionali

Competenze aggiuntive gradite

  • Buona conoscenza di Framework JavaScript: AngularJs e/o React
  • Buona conoscenza dei principi di UX design, usabilità e visual design
  • Buone capacità nella produzione di bozze e wireframe
  • Buona conoscenza di software di prototyping quali Sketch, Invision
  • Buona conoscenza di pre-processori: SASS e/o LESS
  • Buone conoscenze di PHP e MySQL/MariaDB
  • Buona conoscenza di PHP Object Oriented
  • Esperienza con la piattaforma GoToWebinar

Come inviare la tua candidatura

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Invia Curriculum Vitae ed una breve lettera motivazionale in cui racconti le tue esperienze a luigi.pizzolante@ninjamarketing.it con RIF: Ricerca Sviluppatori Back-end o RIF: Ricerca Sviluppatori Front-end

growth hacking

Cos’è il Growth Hacking in 12 semplici step

Il termine Growth Hacking è stato coniato nel 2010 da Sean Ellis, che ha definito il Growth Hacker come colui che muove la sua impresa verso un unico “Nord“: la crescita. Tutto ciò che viene pensato, programmato e realizzato deve rispondere a requisiti specifici in termini di impatto sulla crescita scalabile.

Ma che cos’è più concretamente il Growth Hacking? La risposta è sorprendentemente semplice: il Growth Hacking Marketing è una metodologia che consiste nel testare differenti soluzioni attraverso rapidi esperimenti.

Quando indovini la giusta combinazione, ottieni un alto ritorno dell’investimento (ROI) e una crescita molto rapida.

Proviamo allora a stendere un protocollo di sperimentazione di Growth Hacking.

growth hacking

1. Assicurati che il prodotto abbia un mercato

Sembra scontato, ma molto spesso si basano delle valutazioni su modelli teorici completamente avulsi da un contesto reale, che puntualmente naufragano quando devono navigare nel mare aperto del mercato.

Il tuo prodotto deve essere desiderato, non basta che sia un buon prodotto: prova a chiedere a Coca-Cola.

Nel 1985 Coca-Cola, dopo aver fatto numerosi test di assaggio, trovò una nuova ricetta che incontrava maggiormente il favore dei consumatori rispetto alla Pepsi e alla sua stessa ricetta tradizionale. Il lancio della New Coke fu un colossale fallimento ricordato e citato in ogni libro di marketing. I consumatori erano legati affettivamente alla Coca-Cola Classic, per quanto questa potesse risultare meno buona nei blind test di assaggio.

Lezione n.1: nessun budget di marketing sarà in grado di vendere un prodotto che le persone non vogliono.

2. Definisci i tuoi obiettivi di business

Posto che il fine ultimo è la crescita e i relativi profitti, una strategia di Growth Hacking ha bisogno di obiettivi precisi che rispondano all’acronimo: SMART.

Specific – Measurable – Achievable – Realistic – TimeBased

A seconda ovviamente del contesto in cui ci troviamo, cambieranno le finalità che questi obiettivi concorrono a raggiungere: se ci troviamo in una startup, la finalità sarà il break-even o il raggiungimento di una massa critica rilevante come base utenza; se invece ci troviamo in un contesto aziendale, potremmo dover andare ad intercettare un nuovo segmento target oppure riposizionare il prodotto dopo l’esaurimento della sua spinta iniziale.

3. Ritaglia i tuoi obiettivi di business in singoli obiettivi di Growth Hacking

Potrebbe sembrare complesso, ma in realtà non lo è.

Abbiamo detto che il Growth Hacking è una metodologia quindi se un obiettivo di business dovesse essere quello di aumentare il traffico sul nostro sito web, questo stesso obiettivo dovrebbe essere scomposto in micro-obiettivi su cui fare test e relative misurazioni. Continuiamo l’esempio del traffico sul sito e suddividiamolo in tre micro-obiettivi:

  1. aumentare i contenuti del 50%
  2. mandare il doppio delle mail alla nostra customer list
  3. diminuire del 20% il bounce rate

Questa separazione ci aiuta a suddividere in tappe un viaggio altrimenti complesso.

growth hacking

4. Analizza i trend passati e i risultati dei competitor

Facebook è stata preceduta da MySpace, Apple da Altair, Google da Yahoo.

A meno che il tuo prodotto non sia completamente unico, c’è stato qualcuno che lo ha già fatto prima di te. Analizza quegli esempi, cosa è andato bene e cosa invece è andato storto: troverai sempre dei ghiottissimi dati da sviscerare nel dettaglio per non ripetere gli stessi errori, ma soprattutto per risparmiare tempo nell’esecuzione di tutti di processi operativi di business.

Osserva i tuoi competitor e valuta le loro strategie: se lo fanno Facebook, Instagram, Samsung e Microsoft con i loro concorrenti, sicuramente non c’è nessuna vergogna nel farlo.

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5. Identifica i tuoi punti di forza nel mercato

Le persone sono disposte a pagare un prodotto che risolve i loro bisogni, desideri e problemi. Così il focus deve essere quello di evidenziare sempre le peculiarità, i fattori di unicità della tua proposta di valore.

Solo se la strategia di Growth Hacking Marketing è orientata correttamente verso questi valori fondanti si può passare al prossimo step.

6. Utilizza i tool di Growth Hacking

Dotarsi degli strumenti giusti per misurare gli effetti della strategia di Growth Hacking è fondamentale.

Incrementi nelle vendite del prodotto o dei picchi di traffico web sono così rilevanti che gli strumenti per misurarli abbondano nel mercato. Molto più complicato diventa trovare invece i tool giusti per mappare il comportamento degli utenti.

In alcuni casi potrebbe essere la pagina di conversione a non essere correttamente settata e allora diventa strategico un tool che possa tracciare i click del potenziale cliente all’interno del nostro sito. Oppure potrebbe diventare fondamentale sapere che qualità di utente ci viene indirizzato dal marketing fatto attraverso Google Search, dal Native Advertising o dai Social Network.

Ma non vi preoccupate, perché anche per queste esigenze esistono dei tool ad hoc: bisogna solo conoscerli.

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7. Circoscrivi il tuo esperimento di Growth Hacking

Adesso si entra nel vivo.

A questo punto va definito in maniera precisa l’esperimento di Growth Hacking che si vuole verificare empiricamente. Per esempio potremmo ritenere che “pubblicando dieci post ogni settimana si aumenterà il traffico web organico di più del 15%“.

Sembra abbastanza scontato, ma questo è l’unico modo all’interno di una logica di splitting test per tenere traccia dei vari esperimenti che vengono condotti.

Definire sempre ciò che si sta facendo diventa quindi cruciale.

8. Definisci il tuo target ideale di mercato

Istintivamente ti verrebbe da rispondere: “Tutti quanti”.

In realtà questa potrebbe essere una risposta pericolosa, perché rischia di essere defocalizzante visto che tende a disperdere le energie su più fronti. E poi non necessariamente vendere a tutti significa ottenere più margine sulle vendite.

Facciamo anche in questo caso un esempio per chiarire. Apple vende computer (oltre ad iPhone e altre cose). Ma non è certo il player di mercato con la market share più elevata: Dell e HP vendono molto di più. Nonostante questo un singolo Mac fornisce ad Apple almeno sette volte i profitti che HP ottiene da uno dei suoi PC.

Questo perché Apple ha correttamente definito il suo target ideale di mercato.

Perciò prenditi tutto il tempo che serve per farlo.

9. Preparati agli insuccessi

Growth Hacking significa sperimentazione rapida.

Proprio per questo motivo molto spesso le cose potrebbero andare male. E andranno male. Ciò non rappresenta un fallimento della strategia. Tutt’altro, perché fa parte del gioco.

Quello a cui dovrai prestare maggiore attenzione è non mettere a repentaglio asset fondamentali per il tuo business, visto che i test vengono fatti in quello che viene definito “ambiente di produzione” e non in un tranquillo laboratorio appartato.

Ora che hai messo in sicurezza i beni aziendali, è il momento di passare all’azione.

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10. Esegui l’esperimento di Growth Hacking

Ora se hai correttamente posto i vari analytics ad immagazzinare i dati, la tua ipotesi è definita chiaramente e sei pienamente consapevole di cosa stai tentando di raggiungere, puoi schiacciare il tasto Start e vedere cosa succede.

Nei prossimi due step potrai verificare se hai correttamente impostato la tua strategia di Growth Hacking.

11. Gruppo di test vs Gruppo di controllo

Per quanto la tua pianificazione possa essere stata approfondita, è quasi impossibile tenere traccia di ogni potenziale variabile.

Ad esempio durante il corso del tuo esperimento potresti immaginare che il traffico web sia diminuito o aumentato in funzione delle modifiche apportate sulla landing page, ma in realtà potrebbero essere altri i motivi. Ed è per questa ragione che risulta fondamentale tenere un gruppo di controllo che continui ad interagire con le precedenti versioni del tuo sito, prive delle ultime modifiche che stai testando nell’esperimento.

Questo escamotage ti permetterà di separare i risultati casuali da quelli che risultano essere diretta conseguenza di ciò che hai introdotto come modifica da testare.

12. Trai le conclusioni e ripeti il processo

Ora che il tuo bell’esperimento di Growth Hacking ha concluso la sua performance è il momento di tornare alle ipotesi di partenza.

  • Erano corrette?
  • Ci sono risultati inattesi?
  • Cosa hai potuto imparare da questa esperienza?

E anche se il tuo esperimento non è andato esattamente come ti aspettavi, non considerarlo un fallimento: ogni esperienza ti porta nuova conoscenza.

Ed è questo, dopo tutto, il vero senso del Growth Hacking.

 

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Cosa c’è da sapere sui community standard di Facebook

La questione sui community standard di Facebook è sempre più dibattuta, dai nudi artistici ai recenti episodi di gruppi dove, giovani “maschi alpha” condividono le foto di amiche e conoscenti, commentandoli con parole violente e offensive. Molti, in quest’ultimo caso specifico, hanno definito l’atto con parole altrettanto forti ovvero come uno stupro di gruppo virtuale.

Come femministi e digital ninja noi non accettiamo una simile denominazione – che afferisce a un crimine terribile per chi lo vive ben più grave di questo tipologia di violenza – per quello che è comunque un crimine e prende il nome di diffamazione con aggravante mezzo pubblicità, violazione della privacy e promozione della violenza sessuale. Crimini che, potete crederci, non sono da prendere sotto gamba da questi conti e marchesi del web.

Ma cosa viola gli standard della community di Facebook? Come funziona la più grande community online al mondo, che ha il delicato compito di tutelare e moderare quasi 2 miliardi di utenti? Vediamo insieme i pilastri principali degli standard della community, con il commento che ci ha lasciato lo staff di Facebook Italia, il quale ha risposto per noi di Ninja Marketing, ad alcune domande per questo articolo.

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Nudità

Innanzitutto violano gli standard di Facebook i contenuti che contengano nudo. La regola è piuttosto chiara, sebbene siano state sollevate più di un’obiezione riguardo la questione capezzoli. I capezzoli, certo, perché quelli maschili sono tollerati dagli standard della comunità, mentre quelli femminili no. Una parte del mondo occidentale ha gridato alla misoginia, poiché a rigor di logica sono così “censurate” anche le foto delle madri che allattano al seno. Ancora una volta la questione va considerata in maniera globale: in una community così grande che tutela i diversi credi religiosi, una foto di nudo potrebbe urtare la sensibilità di alcune persone.

Per quanto riguarda invece i casi di nudi artistici, ci stiamo allontanando dai tempi in cui L’origine del mondo veniva censurata: “Valutiamo seriamente tutti i contenuti che ci vengono segnalati e diamo sempre un riscontro alle persone che segnalano un contenuto, fornendo aggiornamenti in tempo reale attraverso la casella del “Riepilogo delle Segnalazioni”. Imparando dagli esperti [del settore, ndr]”.

Ph. Lauragrafie

Ph. Lauragrafie

Hate speech

“Facebook non tollera contenuti di odio, di razzismo o di appelli alla violenza. Il discorso d’odio non è tollerato da Facebook, crimine perseguibile anche legalmente per quanti incitano all’odio per razza, religione, orientamento sessuale, gender identity e malattie e disabilità serie”. Come vedete la voce Hate speech è molto cambiata dagli inizi e comprende anche l’identità di genere – che ovviamente non è la stessa cosa di orientamento sessuale – e in merito alle malattie e disabilità.

In questa categoria rientrano tutte le fattispecie concernenti pagine e gruppi Facebook fascisti. Chiariamo una volta per tutte che sebbene l’apologia di fascismo in Italia sia reato, nella comunità di Facebook – una realtà globale – di per sé questo non vìola gli standard della comunità: a meno che non vengano espressi contenuti di odio verso le categorie sopra citate. Questo confine che può apparire labile è in realtà salvifico. In un mondo liberale è fondamentale che tutti godano della libertà di esprimere le proprie idee, nel rispetto degli altri. Si può essere favorevoli o meno all’immigrazione, ma fortunatamente esprimere le due posizioni non è – ancora – reato.

È fortemente tutelato il diritto di satira, anche il più forte: ma per questo Facebook richiede ai gestori delle pagine di rendere visibili gli autori attraverso il check dei loro profili personali.

Contenuti violenti

Questa è semplice: sono banditi i contenuti di natura violenta fatta eccezione per tutti quei contenuti che rientrano nel diritto di cronaca. E qui, la questione è ingarbugliata ma non solo per Facebook: il dibattito sul limite del diritto di cronaca è centenario e vanta una vasta giurisprudenza.

All’interno di questa sezione troviamo anche la violenza sessuale. In questa fattispecie rientra il caso dei gruppi di cui parlavamo all’inizio, i cosiddetti gruppi di “stupro virtuale” come sono stati definiti. Questi gruppi, infatti, promuovo contenuti – quelli testuali – violenti; oltre a violare la privacy delle ragazze le cui foto sono nel gruppo. Al riguardo Facebook Italia ci tiene a precisare che “Rimuoviamo i contenuti che minacciano o promuovono violenza o sfruttamento sessuale, inclusi lo sfruttamento sessuale di minorenni e le aggressioni a sfondo sessuale. Abbiamo rimosso tutti i gruppi che attaccano le donne che violavano gli Standard della Comunità”. Per questa ragione vi invitiamo a segnalare questi gruppi perché avvenga la loro corretta rimozione.

Ph. hernán

Ph. hernán

Proprietà intellettuale, frodi, spam e attività pericolose

Sono ovviamente non consentite attività illecite come frodi, spam, furto di proprietà intellettuale e genericamente attività pericolose. Sotto questo nome rientrano anche le attività terroristiche o anche l’apologia di attività criminali. Per questa ragione pagine che inneggiano alla mafia, ad esempio, se segnalate verranno rimosse da Facebook Italia. “Rimuoviamo contenuti che esprimono supporto a gruppi coinvolti in attività violente o criminali; che supportano o omaggiano i leader di queste organizzazioni”.

Autolesionismo e bullismo

Gli standard della comunità sono costantemente migliorati. Una prova è senz’altro l’inserimento di due “novità” che finalmente trovano disciplina su Facebook e che su altre piattaforme social, invece, non sono mai state del tutto moderate con conseguenze terribili. Stiamo parlando dell’autolesionismo e del bullismo, due elementi che altrove hanno trovato molto spazio di racconto creando delle vere e proprie community intorno a fenomeni negativi. Un esempio sono i blog sull’autolesionismo su Tumblr oppure i fenomeni gravissimi di bullismo su Ask.

Facebook bullismo

Standard della community: necessari o censori?

Molti di noi ninja sono anche blogger e dobbiamo ammettere che la permanenza su Facebook con le pagine  ha conosciuto momenti difficili: abbiamo visto molte immagini di nudo artistiche rimosse e non è sempre stato facile comunicare a chi effettua i controlli che si tratta di nudo artistico, soprattutto per categorie come il cinema. I blogger, in questo senso, sono sicuramente i soggetti messi a dura prova nella community di Facebook: molti dei contenuti promossi dalle pagine tematiche possono, potenzialmente, violare gli standard sul copyright ad esempio – per esempio ridoppiando uno spezzone di un film. È importante per questo continuare il buon lavoro fatto e pensare – a partire da noi blogger! – delle linee guida speciali per questa categoria. Facebook non è onnipotente e in una community in costante mutamento è importante essere noi stessi alfieri di alcuni cambiamenti.

Il lavoro dietro gli standard della comunità è vasto e in costante aggiornamento, ma soprattutto è un lavoro necessario. In un mondo in cui online e offline sono visti come separati è importante ribadire la loro profonda interconnessione: non esiste un distinguo come tra due mondi. Tuttavia è probabilmente sbagliato pensarli come governati dalle stesse regole perché, di fatto, online intercorrono modalità e “formati” diversi di comportamento sociale che vanno specificatamente disciplinati. Online non si parla più di stato nazionale, ma di community globale. E in una community globale il lavoro di Facebook è quanto più prezioso.