Le abitudini e i consumi degli Italiani a San Valentino

Quali sono i regali preferiti dei consumatori europei ed italiani? Quanto si spende per festeggiare la festa degli innamorati?I video influenzano l’acquisto online?

Teads indaga le abitudini e i consumi degli Italiani per offrirvi una panoramica dei prodotti più amati, delle abitudini di acquisto più radicate, dei canali preferiti.

Alternative Facts, fatti oppure menzogne?

 

Alternative_Facts_fatti_oppure_menzogne_1Un gruppo di creativi americani ha realizzato il gioco di carte Alternative Facts in risposta allo scivolone di Kellyanne Conway che, nelle ultime settimane, ha definito “fatti alternativi” le dichiarazioni del portavoce della Casa Bianca Sean Spider sui partecipanti alla cerimonia di insediamento.

Il gioco, realizzato da un team composto da Augustus Cook, Zack Roif, Kate Carter, Sam Farnham e Emily Kearns, vede due o più giocatori divisi in due squadre – rigorosamente americane – darsi battaglia per riconoscere fatti e menzogne, altrimenti noti come alternative facts.

Alternative Facts, fatti oppure menzogne?

Le 56 carte che compongono il mazzo sono state create riunendo fatti reali talmente assurdi da sembrare falsi – come “la persona che ha inventato il Frisbee è stato cremato e trasformato in un Frisbee dopo la sua morte” – e verità alternative che sono quasi credibili – un esempio è “c’è stato un parto durante il Don’t Call it a Sumback tour della band Sum 41 “.

Alternative Facts, fatti oppure menzogne?

“Non potevamo credere che stesse succedendo davvero, così abbiamo deciso di creare qualcosa per portare luce sull’eccentricità” ha detto Kate Carter, alternative fact writer del gioco.

Una parte dei ricavati della vendita del gioco, acquistabile su Internet per 14,92 dollari, saranno donati al ACLU – American Civil Liberties Union – che si è schierato contro il controverso divieto che ha temporaneamente proibito alle persone di alcuni paesi musulmani e rifugiati di entrare negli Stati Uniti.

Alternative Facts, fatti oppure menzogne?

Parole O_stili: l’evento per immaginare un nuovo modo di comunicare

Oltre 300 giornalisti, manager, politici, docenti, comunicatori e influencer si incontreranno a Trieste il 17 e 18 febbraio per Parole O_stili, un momento di confronto che coinvolgerà una community trasversale e che darà vita ad un “Manifesto della comunicazione non ostile” per contrastare la crescente tensione negativa nei linguaggi dei media, in particolare in Rete. Un progetto collettivo per riflettere sulla non neutralità delle parole e sull’importanza della cura nello scegliere quelle giuste.

Ideato da Rosy Russo, organizzato in collaborazione con la Regione Friuli Venezia Giulia, Parole O_Stili è la prima community in Italia contro la violenza 2.0 capace di raggiungere quasi 4 milioni di persone su Facebook e Twitter.

“Alla community che sta promuovendo l’evento hanno aderito professionisti provenienti dal mondo del giornalismo, dell’università, dell’impresa, della comunicazione e anche esponenti politici di ogni appartenenza: dalla Presidente della Camera Laura Boldrini all’assessore del M5S al Comune di Roma Flavia Marzano, ai parlamentari Antonio Palmieri (Forza Italia), Stefano Quintarelli (Civici e Innovatori) e Paolo Coppola (PD, consigliere del Governo per l’Agenda Digitale)”.

Il comitato scientifico ha tenuto a rimarcare con stile l’indipendenza da qualsiasi formazione politica e l’estraneità ad altre proposte analoghe promosse da partiti e amministrazioni comunali.

Abbiamo contattato Rosy Russo perché ci raccontasse in prima persona di più su questo importante progetto che si articolerà in due giornate.Parole_o_stili_intervista_Rosy_Russo_1

Parole O_Stili nasce da alcune considerazioni estive di alcuni di voi, si legge sul sito. Qual è stato lo spunto di queste considerazioni? Chi formava parte di questo primo nucleo?

Parole O_Stili nasce d’estate, lontano da spiagge e ombrelloni, a partire dalle riflessioni di tanti professionisti della comunicazione. Chiacchierando, ci siamo resi conto che ognuno di noi è esposto quotidianamente a messaggi sgradevoli in Rete. Come professionisti, ma anche come cittadini, abbiamo sentito il bisogno di fare qualcosa per cercare di invertire questa tendenza: coinvolgendo altri professionisti in un incontro nel quale potessero emergere i diversi punti di vista e ipotizzando delle proposte concrete di sensibilizzazione. Per questo abbiamo pensato a “Parole O_Stili”: perché siamo stanchi di un web inquinato da parole ostili.

Perché il nome e come è stato scelto?

Il calembour nasce da lì, dall’esigenza di definire uno stile diverso con il quale stare in Rete. Non esiste un vero e proprio movimento fondativo di Parole O_Stili ma, se devo indicarne uno, mi torna alla mente la rabbia e la delusione che abbiamo provato tutti leggendo del cosiddetto “trio delle cicciottelle”. Un’uscita veramente infelice.

Dall’ispirazione alla realizzazione: i sostenitori sono numerosi e di grande rilevanza. Come è stata accolta l’idea?

In questi mesi siamo entrati in contatto con tantissime persone, in Italia e all’estero: professionisti di primo piano, personaggi pubblici, giornalisti, istituzioni, aziende, comunicatori, influencer…
La Rete stessa ci ha aiutato a far crescere la community: facilitando dei contatti, annullando le distanze e portandoci a coinvolgere personaggi che mai avremmo pensato di poter raggiungere.

Hai avuto la sensazione che si colmasse una esigenza già condivisa?

Tutti hanno apprezzato il nostro sforzo e molti hanno condiviso la nostra proposta di dare vita a un evento concreto – e, ci tengo a sottolinearlo, completamente gratuito – invece di realizzare un progetto esclusivamente digitale. Non perché abbia più dignità rispetto a un evento che si sviluppa sul web, quanto per guardarci in faccia e lasciarci contagiare dal virus positivo dello “scelgo le parole con cura”. Si tratta di una triste necessità, che nasce dalla consapevolezza che il problema esiste e va affrontato. Pensiamo ad esempio all’hate speech: come riporta un’indagine realizzata per Parole O_Stili dall’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo, è un fenomeno ben conosciuto da 7 giovani italiani su 10. Le vittime principali, nella percezione degli intervistati, sono gli immigrati (58,8%), singole persone pubbliche (37,1%), gli omosessuali (35,4%), i musulmani (33%), le donne (25,3%).

Un evento importante e speciale in una città unica e altrettanto speciale, ma una scelta particolare, diversa dalle sedi usuali. Perché? Quali difficoltà hai dovuto affrontare?

Ho sempre avuto l’ambizione di organizzare qualcosa di bello per la città e i cittadini, che ci sono stati vicini sin dall’inizio. Ci tengo a ringraziare anche per le istituzioni, in particolare la Regione Friuli Venezia Giulia e il Comune di Trieste, che si sono interessate al progetto e hanno contribuito fattivamente alla sua realizzazione. Se guardo ai numeri dell’evento del prossimo 17 e 18 febbraio, non posso che essere soddisfatta: nonostante le distanze da coprire, parteciperanno ai lavori oltre mille persone provenienti da tutta Italia. Mi piace pensare che per molti questo viaggio coinciderà con un vero e proprio distacco dal rumore del Rete e dei problemi di tutti i giorni, un’occasione per fermarsi e riflettere. Ma credo anche che sarà una bella occasione per rendere Trieste, almeno per due giorni, la capitale digitale dell’Italia.

Il Manifesto è stato creato anche attraverso una collaborazione allargata alla Rete, che ha potuto votare i contenuti. Come ha reagito la rete? Quali risultati si spera di ottenere?

Noi non vogliamo stigmatizzare dei comportamenti o evocare censure, ci interessa invece creare consapevolezza e sensibilità sul tema dell’ostilità nel linguaggio. Contro le fake news, l’hate speech, il trolling e tutte le forme di violenza nel linguaggio. Sono argomenti che incidono concretamente nella vita di tante persone ma che, purtroppo, vengono spesso trattati con superficialità, come se ciò che accade in Rete non fosse reale. Anche per questo motivo abbiamo lavorato sin dall’inizio per coinvolgere il maggior numero possibile di cittadini del web: accogliendo le loro proposte e sottoponendole a una votazione, che si concluderà il prossimo 14 febbraio. I risultati sono finora sorprendenti: ci sono stati insegnanti che hanno fatto votare i loro alunni,riceviamo continuamente dimostrazioni di interesse e messaggi di complimenti per l’iniziativa, per non parlare della grande attività sui social.

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La Polizia di Stato sta dando il via al progetto “Giovani ambasciatori contro il bullismo e il cyberbullismo per un web sicuro”. Ci saranno iniziative coordinate con loro e con altre associazioni nei confronti dei giovani e degli altri netizens?

Le proposte non mancano, dalle richieste di intervento per raccontare di Parole O_Stili fino a forme di collaborazione con soggetti privati e istituzionali di primaria importanza. Tra le proposte che continuiamo a ricevere, stiamo privilegiando quelle rivolte a sensibilizzare i giovani e i giovanissimi, guardando ai cittadini e ai comunicatori di domani. È importante per me come professionista e come cittadina, ma anche come madre di quattro figli, perché mi rendo conto di quante sollecitazioni ricevano i giovani e di quanto abbiano bisogno di buoni consigli. Come Parole O_Stili abbiamo fatto un primo passo in questa direzione lanciando in Rete l’AcchiappaTroll, un supereroe virtuale che incarna i valori di Parole O_Stili sui social e che vuole essere un esempio positivo per i più giovani, mostrando un modo diverso di stare in Rete. Ma abbiamo in mente anche altre iniziative per coinvolgere i più piccoli, già a partire dai prossimi mesi. Seguirò con grande attenzione il progetto organizzato dalla Polizia di Stato, che ci ricorda quanto manchi tra i giovani la consapevolezza dei danni che può provocare la violenza psicologica.

Partecipa!

La prima giornata sarà dedicata ad una sessione plenaria in cui prenderanno la parola esponenti di primo piano della vita social e sociale italiana. Parteciperà alla prima giornata, che inizierà alle 16:30, la Presidente della camera Laura Boldrini e saranno ospiti d’eccezione l’Istituto Toniolo e l’Istituto di Ricerca SWG, che presenteranno i risultati delle loro ricerche su giovani e social media.

La seconda giornata, che inizierà dalle 9 del mattino, si articolerà in diversi panel tenuti da esperti dei diversi settori. I panel saranno ben 9 ma sarà possibile partecipare di persona soltanto a tre, scegliendone uno da ogni sessione prevista. Social media e scritture, Bufale e algoritmi, In nome di Dio o Giovani e digitale sono alcuni dei titoli che vale la pena di esplorare nella pagina dedicata, dove per ciascuno potrete scoprire i relatori e le linee su cui si svilupperà ogni tema e anche, come chicca di cortesia, molti link a fonti di approfondimento, per arrivare preparati.

E per le altre sessioni? Non disperate: per poter ricevere le registrazioni delle sessioni si può diventare sostenitori di questa importante iniziativa (che è totalmente gratuita!).

Delaktig: l’ultima novità di IKEA per mobili “hackerabili”

Novità fresca fresca in casa IKEA: nasce Delaktig, la piattaforma destinata a progettisti e produttori di terze parti per la creazione di mobili modulari ai quali, in base alle proprie necessità, si potranno aggiungere accessori di diverso tipo.

A comunicarlo è James Futcher, Capo del reparto creativo dell’azienda, convinto che questa novità sarà da base ad un cambio innovativo nel settore.

Ma di cosa si tratta esattamente?

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Il suo nome, Delaktig, viene dalla lingua svedese e significa “parte di qualcosa”, ed è la nuova piattaforma open source con relativa linea di complementi d’arrendo firmata IKEA. Si tratta di una serie di prodotti che, grazie ad una struttura modulare, sono personalizzabili in base alle necessità del cliente.

Questa idea nasce dal proliferale di quel fenomeno chiamato “hacking” che ha visto coinvolti i prodotti di IKEA. Molti sono stati i casi in cui gli utenti, anche in maniera un po’ rudimentale, si sono sbizzarriti nella composizione di prodotti dell’azienda sperimentando soluzioni e utilizzi alternativi. Ecco che IKEA ha approfittato di questa nuova tendenza puntando su quello che oggi sta diventando un plus per i suoi prodotti: la possibilità di essere utilizzati come ritenuto più utile dagli utenti.

LEGGI ANCHE: I prodotti Ikea rinominati in base alle ricerche su Google

Qualche anticipazione?

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Ovviamente IKEA ha già pensato a quale potrebbe essere il prodotto di lancio Delaktig: già dal 2018 verrà presentato il primo divano modulare.

Il progetto vede la collaborazione del designer industriale Tom Dixon e del Royal College of Art di Londra e, grazie ad una struttura del telaio in alluminio, potrà adattarsi in base al numero di persone che condividono un ambiente e allo spazio a disposizione. Al divano infatti potranno essere aggiunti accessori come braccioli, lampade o, addirittura, una culla per bambini.

L’obiettivo di IKEA è quello di invitare tutti i progettisti e produttori a creare una nuova tipologia di prodotti e accessori proprio partendo da un design comune, che consentirà di immergersi in un significativo cambiamento del settore dell’arredamento.

Content Marketing Manifesto

Content Marketing Manifesto, recupera la Free Masterclass On Demand

Mercoledì 8 febbraio, i docenti del Corso Online in Content MarketingFrancesco Gavatorta, Valentina Falcinelli ed Alberto Maestri hanno risposto a domande come “perché i contenuti diventano sempre più importanti nel mondo del digital marketing?”, o “quali sono gli strumenti indispensabili e le competenze da sviluppare?”, durante un’ora di lezione teaser.

Se hai perso la diretta, non preoccuparti, sei ancora in tempo! Puoi seguire gratuitamente qui Free Masterclass “Content Marketing Manifesto” On Demand.

Di cosa abbiamo parlato con i docenti del Corso Online in Content Marketing della Ninja Academy

Con Francesco Gavatorta abbiamo affrontato la tematica dello Storytelling e di come riconoscerne usi, abusi e virtù, partendo dal significato puro dell’accezione inglese che significa “raccontare storie“. Un vero e proprio tour all’interno di una “disciplina” che ormai è all’apice di qualsiasi piano di Content Marketing che si rispetti.

Per Valentina Falcinelli, il blog non basta! Con lei abbiamo potuto fare una breve ma intensa panoramica del mondo che gira attorno all’ecosistema dei blog, analizzare gli strumenti e capire qualcosa in più sull’utilizzo delle best practice in chiave Content delle Newsletters, delle Guide, delle FAQ e dei Social, strumenti utili e sempre più necessari per la nostra attività.

Alberto Maestri, infine, ha tracciato la linea con le sue Tre tesi sul Content Marketing.  

Sei curioso di scoprire quali sono? Cosa aspetti, recupera adesso la Masterclass!

Come recuperare la Masterclass On Demand

Per seguire la Free Masterclass On Demand vai sul sito Ninja Academy e iscriviti alla Free Masterclass “Content Marketing Manifesto”Dopodiché comparirà nella tua area utente e potrai accedere a tutti i contenuti della lezione e procedere a scoprire di più sul mondo del Content Marketing.

Ricorda inoltre hai tempo fino al 16 febbraio per iscriverti al Corso Online in Content Marketing al prezzo in Early Booking di 249 euro, invece di 349 euro.

Festival di Sanremo 2017: tutti i numeri dei social network

Siamo arrivati anche quest’anno alla fine della più famosa rassegna italiana dedicata al mondo della musica. Tante belle canzoni, tanti grandi artisti, tanti grandi ospiti: alla fine anche il Sessantottesimo festival di Sanremo ha avuto il suo vincitore, il talentuoso Francesco Gabbani, che con la sua Occidentali’s Karma ha bissato il successo dello scorso anno che l’aveva visto vincitore tra le nuove proposte.

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Insomma, un’edizione del Festival molto sentita e seguita, all’insegna delle polemiche e degli apprezzamenti, sicuramente rivisitato e rinfrescato nello spirito, anche grazie alla conduzione di Maria De Filippi, che ha sdoganato finalmente anche sulle reti RAI la sua peculiare abilità: la capacità di far immedesimare il pubblico in sala e lo spettatore alla tv nelle storie.

La narrazione Defilippiana insomma, ha colpito ancora. E tra l’altro anche molto bene, viste le percentuali di share raggiunte dal festival.

Ma se da un lato il Festival è stato un successo, almeno dal punto di vista degli ascolti tradizionali, com’è andata la kermesse nel meraviglioso mondo dei social network? Scopriamolo insieme, con l’aiuto dell’analisi dei dati di Twitter certosinamente raccolti dal nostro clan attraverso la piattaforma Datalytics.

Twitter – periodo di analisi: 11 gennaio – 13 febbraio

Partiamo subito dal dato che salta subito all’occhio: quello della mole di dati che ci siamo trovati ad analizzare in poco più di un mese di traffico, dalla prima conferenza stampa del festival ad oggi.

2.288.121 (sì, avete letto bene: duemilioniduecentoottantottomilacentoventuno) interazioni su Twitter (ovviamente secondo le nostre keyword di ricerca) di buzz generato tra tweet unici e retweet, che con il 58%  hanno formato però la parte più succosa e consistente del dato.

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Il flusso di dati ha raggiunto circa 3.203.000 utenti,  coinvolto 186.800 utenti unici e tutti i contenuti generati sono stati visti in totale per più di 10 miliardi di volte.

Per quanto riguarda l’hashtag ufficiale #Sanremo2017, i nostri attenti strumenti di analisi hanno rilevato il suo utilizzo 2.288.121 volte: quando è stato più usato? Ecco in allegato il grafico che ne sintetizza il flusso d’utilizzo (che per la cronaca ha raggiunto il suo apice il giorno 7 con 411.280 utilizzi (tra tweet e retweet).

Ma da che parte del mondo sono arrivati più tweet e interazioni? Datalytics ci risponde così:

Anche se effettivamente l’heatmap resta un dato ristretto solo a quelli che sono i tweet geolocalizzati, ci mostra che comunque il Festival è stato seguito da tanti altri utenti nel mondo, consacrandolo sempre di più come non solo una kermesse italiana ma globale.

Ecco poi la wordcloud che riunisce tutti gli hashtag, keywords e mentions più usati durante questo mese.

Schermata Sanremo 2017

Troviamo, tra gli altri, gli account di Michele Bravi (vincitore della 7° edizione di XFactor) Lodovica Comello (Ricordate Violetta?), Fabrizio Moro, Francesco Gabbani, e il mitico Trash Italiano, super GIFmaker tanto caro al mondo Twitter e non solo.

I 3 top tweet di Sanremo 2017

Infine, vi lasciamo con la consueta classifica dei tre top tweet dedicati a Sanremo2017:

1° posto – Michele Bravi

2° posto – Mariano Diotto

3°posto – Trash Italiano

Anche questa volta abbiamo cercato di dare (quasi) tutti i numeri. L’appuntamento è alla prossima analisi!

linkedin

LinkedIn buzzword: le 10 parole che rendono il tuo profilo banale

Su LinkedIn, la rete professionale più grande al mondo, il profilo degli utenti è prima di tutto un curriculum vitae digitale interattivo, con buona pace del modello europeo.

Il parallelo con i CV cartacei è forse riduttivo, ma calzante soprattutto quando si parla di buzzword, le espressioni più di moda e dunque più utilizzate nel network di Microsoft.

Dieci parole abusate su LinkedIn

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Parole forse meno appariscenti degli hashtag che balzano alla ribalta su Twitter e Instagram, ma proprio per questo più difficili da riconoscere ed evitare.

La valenza negativa delle buzzword su LinkedIn è infatti tale che ogni anno viene condotto uno studio per identificarle.

Ecco la classifica 2017 delle buzzword su LinkedIn:

  1. Specializzato
  2. Leadership
  3. Appassionato
  4. Strategico
  5. Competente
  6. Focalizzato
  7. Esperto
  8. Certificato
  9. Creativo
  10. Eccellente

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Quando si tratta di presentare le proprie abilità ed esperienze, il ricorso a termini familiari è un porto sicuro. Suonano bene, veicolano valori positivi e sono ampiamente utilizzate in ambito professionale.

Tutti questi pregi non bastano per compensare l’evidente difetto: se lo scopo di un profilo professionale è quello di distinguersi dagli altri, promuoversi attraverso frasi trite e ritrite aggiunge poco alla comunicazione e impedisce di distinguersi dalla massa.

Christopher Sandford: perché le buzzword?

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Per approfondire il perché di tanto accanimento verso i termini abusati, LinkedIn si è rivolta a biografo di successo Christopher Sandford, che in quattro punti ha spiegato perché le persone tendono ad utilizzare un linguaggio che non le valorizza.

  1. Facilità. Usare parole nuove? Essere creativi? Troppa fatica: le parole comuni richiedono meno sforzo e meno tempo.
  2. Lo fanno tutti. Gli amici usano le buzzword. I colleghi usano le buzzword. Un motivo ci sarà. Il significato preciso di ognuna è una questione secondaria.
  3. Associazione. Certe termini suonano proprio bene, soprattutto se inglesi. Danno tono, aiutano a sentirsi parte di un gruppo o di un settore industriale.
  4. Immagine. L’apparenza è tutto, soprattutto quando si è incerti sulla sostanza. Usare termini comuni e d’effetto è un modo per acquisire sicurezza e sembrare informati.

Cinque consigli per completare un profilo professionale

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LinkedIn ricorda a tutti i suoi utenti che i traguardi professionali sono più di generiche buzzword, e li esorta a dedicare qualche minuto per curare il proprio profilo seguendo cinque consigli utili.

  1. Cura il sommario: è la parte più letta, mai avere paura di iniziarlo con una frase diretta, semplice, d’effetto.
  2. Usa la prima persona, non la terza: essere diretti aggiunge un tocco di personalità al linguaggio.
  3. Descrivi le tue esperienze lavorative rilevanti in un linguaggio semplice: un profilo completo riflette la qualità una persona.
  4. Dimostra le tue abilità caricando progetti e lavori che portano la tua firma.
  5. Limita l’uso delle buzzword.

LEGGI ANCHE: Ecco il nuovo look di LinkedIn: al centro il contenuto e le conversazioni

Se sei un “professionista certificato con esperienza, specializzato in un ambito strategico, competente nella leadership” e tieni un “focus sulla creatività per puntare all’eccellenza”, ti manca giusto un pizzico di passione per totalizzare 10 su 10.

In questo caso, vai al tuo profilo LinkedIn e aggiornalo subito!

Da Sanremo 2017 a Lady Gaga: gli Epic Win & Fail della settimana

Benvenuti al consueto appuntamento del lunedì con la rubrica più epica, pronta a mostrarvi il meglio e il peggio visto su internet nella settimana appena trascorsa.

Una settimana importante, partita con un super evento internazionale come il 51° Super Bowl e terminata con uno tutto nostrano: il 67° Festival di Sanremo.

Ma andiamo per ordine e partiamo dal Teatro Ariston. Musica maestro!

Fail

Per la categoria Fail il brano: “Non aprire quella gonna”.
Canta: Caterina Balivo 

Quando scrivete cattiverie gratuite su Twitter, fateci caso. Non come la Balivo che qualche sera fa mente guardava il festival è stata colta da un raptus di bon ton vittoriano e ha iniziato a prendersela con lo spacco dell’abito di Diletta Leotta.

Caterina dopo essere stata ripetutamente blastata su più fronti ha optato per delle scuse pubbliche, ma la giuria aveva già deciso il verdetto: Fail.

Nerd di tutto il mondo, riunitevi e soffrite insieme: è arrivato SanremoN! Per coinvolgere un pubblico giovane fatto non solo di Amici di Maria, gli organizzatori di questa edizione del Festival hanno pensato di creare un nuovo orribile gioco di carte scaricabili dal sito ufficiale e raffiguranti i più influenti personaggi della storia sanremese in chiave fantasy.

Un’idea pretenziosa o semplice trash? Di certo un Epic Fail di tutto rispetto.

A casa D’Alessio non è stata presa benissimo l’eliminazione di Gigi che, per commentare in maniera simpatica (o pecoreccia che dir si voglia) la sua esclusione, ha pensato di diffondere un video per farci sapere chi veramente ne sia dispiaciuto.

Win

Ma è dai Fail come quello di Gigi D’Alessio che nascono i migliori Win: come quello di Carlo Conti che ci tiene a far sapere a chi veramente importa del suo video.

 

Basta parlare di perdenti, parliamo del nostro vincitore morale: il maestro Beppe Vessicchio. Dall’hashtag #uscitevessicchio al più recente creato dai The Jackal, #intantovessicchio, il direttore d’orchestra più pop del momento ha fatto impazzire il web con la sua immotivata assenza al Festival.

Tanti Epic Win a suo nome, ma nessuno epico come il video creato da Netflix Italia che svela a suo modo dove sia finito il maestro: nel Sottosopra.

Dirige il Maestro…Maestro? Maestrooo? ?

Gepostet von Netflix am Dienstag, 7. Februar 2017

Tanto Sanremo e tanto spirito nazional popolare nella nostra rubrica questa settimana. Ma a dimostrazione che noi Ninja non guardiamo solo Rai 1, abbiamo voluto chiudere in bellezza con un Epic Win d’oltreoceano: il Pepsi Halftime show. 

Protagonista di quest’anno una Lady Gaga in splendida forma, che apre la performance con un mash-up di God Bless America e l’inno delle proteste anti-Trump This Land is Our Land.

Sarà per il salto acrobatico o per i 300 droni che volavano dietro di lei, comunque il web l’ha promossa facendo del suo show il secondo più visto dopo quello di Katy Perry nel 2015. Brava Gaga, Epic Win per te.

E dopo il Super Bowl è davvero tutto, le epicità del web tornano puntuali lunedì prossimo. Stay tuned!

Arriva WeBot, il chatbot di Facebook Messenger che scova la protesta più vicina a te

Per tutti gli spiriti irrequieti nonché assidui frequentatori di social c’è una novità: arriva dagli Stati Uniti un chatbot di Facebook che avvisa dove si trova la protesta più vicina.

Ebbene sì, ironia a parte, la tempesta Trump sembra portare sempre più malcontento, motivo per cui si cerca di cavalcare il successo e la capillarità d’informazione che solo i social sanno dare.


Così, lo scorso mercoledì è stato lanciato un chatbot che permette agli utenti di localizzare in maniera semplice e veloce la protesta locale più vicina per prenderne parte.

Ovviamente, da usare è semplicissimo: tutto quello che dovrete fare è cliccare sul link per accedere direttamente con Facebook Messenger al bot.

Troverete anche la pagina appositamente dedica che riporterà, fra le varie informazioni, il link di riferimento.

Now more than ever, we Americans need to stand up and speak out. Message me to discover and receive reminders for protests near you!

Gepostet von WeBot am Donnerstag, 2. Februar 2017

WeBot, istruzioni per l’uso

Cliccandoci sul link, verrà chiesto di condividere la posizione al fine di individuare la localizzazione e trovare la protesta più vicina.

A noi ninja, animi pacifici, è andata “male”: nessuna protesta nei paraggi, quindi ci è impossibile verificare la fattibilità del bot.

webot_bot_facebook

Non contenti, ci riproviamo decidendo di non condividere la nostra posizione bensì di inserirne una diversa (americana) manualmente, ma neanche così riusciamo a trovare una protesta che ci accontenti.

Felici di concludere in maniera pacifica la nostra giornata, ci chiediamo: “Era davvero necessario un chatbot di questo tipo?”.

Un ChatBot per creare aggregazione intorno alle proteste

Logan Bernard, co-fondatore di WeBot insieme al fratello Nathan, ha pensato bene di aiutare le persone ad aggregarsi sfruttando a pieno la popolarità che ruota attorno ai numerosi eventi Facebook di protesta.

Insieme possiamo lavorare per aumentare la popolarità  degli eventi e ingaggiare più persone possibili“, ha dichiarato Bernard.

Se ve lo state chiedendo, sì, è tutto vero.

WeBot, però, non è l’unica idea combattiva e un po’ anti-Trump. Sul web si possono scovare tantissime app, tool ed iniziative di questo tipo. Dalla più estremista BoycottTrump per scovare le aziende che hanno interessi commerciali ed economici con il presidente, ad una guida su come resistere all’attuale situazione politica.

Se non ci credete, date uno sguardo qui.

design indaba

Ikea insieme a Design Indaba per una collezione dallo stile africano

Ikea annuncia una partnership con Design Indaba per lanciare una nuova collezione d’arredamento dallo stile tutto africano. L’ultima impresa del gigante nord europeo è una collaborazione con la principale piattaforma di design sudafricana.

I progettisti in-house di Ikea lavoreranno a stretto contatto con architetti, designer, artisti e creativi provenienti da Sud Africa, Kenya, Senegal, Egitto, Angola, Costa d’Avorio e Ruanda.

design indaba

Una collezione pan-continentale per Ikea e Design Indaba

Il fornitore d’arredamento, amato da tutti per la sua convenienza e per quel tocco scandinavo inconfondibile, mira a un terreno abbastanza fertile e finora ancora inesplorato.

Nel mese di marzo ogni progettista lavorerà al fianco del team interno di Ikea durante la conferenza organizzata da Design Indaba a Città del Capo, con l’obiettivo di lanciare una collezione nel 2019. Si tratta di una collaborazione pan-continentale che prevede la produzione di una serie di oggetti domestici.

LEGGI ANCHE: Street Art al passo coi tempi con Grayton e CEET

La collezione di mobili e accessori per la casa si concentrerà sui “rituali moderni e sull’importanza che essi giocano nelle abitazioni”, ha dichiarato Ravi Naidoo, fondatore di Design Indaba“Sembrano guardare alla democratizzazione della progettazione e sono felice che si lascino contagiare da idee esterne”, ha continuato.

Questa con Design Indaba è solo una delle ultime collaborazioni annunciate dal gigante dell’arredamento svedese che negli ultimi due anni ha dato vita a diverse partnership creando collezioni ispirate al Brasile e all’India.

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La collezione ispirata al Brasile Tillfälle, lanciata da Ikea a marzo 2016

Un’esplosione creativa proveniente dall’Africa

Nel giro di poco tempo Ikea, grazie ai lavori dell’intrepido gruppo pan-continentale, sarà contaminata dallo stile urban dell’Africa. Bethan Rayner e Naeem Biviji specializzati in mobili made-to-order e manifattura artigianale, sono tra i primi designer che contribuiranno, insieme a loro ci saranno i progettisti Bibi Seck e Hanna Dalrot, gli architetti Christian Benimana e Issa Diabaté e il duo Hend Riad e Mariam Hazem.

L’esplosione creativa che si sta sviluppando in questo momento in diverse città dell’Africa è qualcosa che ha incuriosito Ikea. Vogliamo trarre spunto da questo movimento e diffonderlo al resto del mondo. Lavorando insieme a questi designer e creativi vogliamo darci l’opportunità di farlo” spiega Marcus Engman, Design Manager di Ikea.