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Qatar Charity, Honda e McDonald’s: i migliori annunci stampa della settimana

Dopo una breve pausa natalizia, torna, puntuale come ogni lunedì, la nostra buona dose di campagne stampa che vi farà perdere la testa.

Qatar Charity: “Be part of a change in Syria”

Non siamo soli in questo mondo, e abbiamo il dovere di prenderci cura di tutti esattamente come ci prendiamo cura di noi stessi. Il 2017 si apre con questo annuncio stampa di Qatar Charity, un invito a donare oggi.

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Agency: Mojo Creative Studio, Cairo, Egypt
Creative Director / Illustrator: Ramy Mohamed
Art Director / Illustrator: Amel Eid
Copywriter: Sanaa Eid
Photographer: Karim Taha
PR: Altayeb Al Shaiekh

Honda: bring home a Honda

Anche se Natale è già passato, non potevamo perderci questa creatività di Honda, che punta a far riemergere il bambino che è in ognuno di noi.

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Agency: Wax, Calgary, Canada
Creative Director: Trent Burton
Art Director: Brad Connell
Copywriter: Chris Lihou
Photographer: Brendan Stephens

McDonald’s: Good night to go

Per gli amanti del caffè a tutte le ore, McDonald’s ha pensato anche al decaffeinato, così il classico “coffee to go”, diventa anche serale.

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Agency: DDB, Wien, Austria
Creative Directors / Copywriters: Thomas Tatzl, Andreas Spielvogel
Art Director: Babette Brunner
Photographer: viennapaint

Oui FM: My Very Last Letter

Una lettera di arrivederci al vecchio anno e di benvenuto a quello nuovo, per un’emittente radiofonica non può che essere in musica. Ecco quindi il concept dell’adv basato sui titoli di alcune canzoni.

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Agency: CLM BBDO, France
Executive Creative Director: Matthieu Elkaïm
Creative Director: Paul Kreitmann
Art Director: Clara Noguier
Copywriter: Olivier Le Lostec

Women’s Aid: Coercive control

Gli abusi psicologici ed emotivi sono più difficili da vedere. Su questo copy si sviluppa la campagna di sensibilizzazione di Women’s Aid, per comunicare che esistono anche altri tipi di violenza oltre quella fisica.

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Advertising Agency: WCRS, London, Uk
Executive Creative Director: Ross Neil
Head of Art: Lance Crozier
Creatives: Matthew Kennedy, Georgia Horrocks
Agency Producer: Anna Stina Lippert-Larsen

LEGGI ANCHE: Fiat, WWF, Afterpay: i migliori annunci stampa della settimana

Economia circolare

Riscopriamo l’economia circolare e la sostenibilità con Rethink, la startup finanziata per Horizon 2020

Riuso, riciclo, risparmio. Si potrebbe riassumere così il concetto di economia circolare, ma per comprendere appieno l’impatto che questo tipo di approccio potrebbe avere su produzione ed economia, bisogna andare più in profondità.

Ne abbiamo già parlato attraverso esempi illustri come quello di Beyoncé, che qualche tempo fa investì in una startup per il riutilizzo degli scarti di produzione della frutta, e ne abbiamo parlato citando altri esempi anche italiani.

Oggi osserviamo le possibilità dell’economia circolare con un focus sugli scarti agricoli e forestali, ma anche sulle opportunità di marketing per le aziende che decidono di adottare questo approccio, servendosi di una piattaforma innovativa come quella offerta da Rethink srl con InSymbio, unica startup italiana selezionata per partecipare al programma europeo finanziato da Horizon 2020.

Ne parliamo con Stefano Esposito, co-founder e CEO di Rethink.

Stefano Esposito, CEO della startup Rethink

Sharing economy ed economia circolare. Quali sono i motivi alla base della crescita di questi trend?

Più che di nuovi trend, io parlerei di riscoperta: a mio parere sono modelli che rappresentano la regola piuttosto che l’eccezione.

Niente di nuovo sotto il sole: sfruttare risorse inutilizzate, riconvertire e riutilizzare gli scarti, trovare nuovi modi per far durare di più i beni strumentali, sono tutti temi che i nostri nonni conoscevano benissimo.

Aziende come Airbnb e Uber stanno guidando in chiave tecnologica la riscoperta dell’economia collaborativa, dimostrandone la sostenibilità economica e gli innegabili vantaggi: disintermediazione, condivisione della capacità in eccesso e incremento della produttività.

La crisi economica e una minore fiducia verso le grandi multinazionali hanno reso i consumatori più ricettivi all’idea di condividere i propri beni. L’avanzamento tecnologico sta facendo il resto, permettendo di “scalare” questo modello.

La sharing economy potrebbe essere considerata come una parte del più ampio modello previsto dall’economia circolare. In quest’ultimo caso, è un trend legato ad una necessità che si fa via via più evidente.

Economia circolare Rethink startup

Nel 2016, abbiamo consumato più risorse di quanto il pianeta può produrne in un anno appena l’8 Agosto. Già oggi servirebbero 1,6 pianeti per mantenere i ritmi attuali, figuriamoci nel 2030, quando si prevede l’ingresso nei mercati di ulteriori 3 miliardi di persone di ceto medio dai paesi emergenti.

Sembrano problemi distanti ma gli effetti sono già evidenti. Solo per citarne alcuni, i prezzi delle materie prime e la loro volatilità sono in aumento vertiginoso, e le aziende sono sempre più schiacciate tra l’aumento dei costi di produzione e la stagnazione della domanda.

Fortunatamente i Governi e le aziende iniziano a prendere atto che un’economia circolare contribuirebbe a stabilizzare alcuni di questi problemi e a dissociare la crescita economica dal consumo di risorse.

Ipotizzando un calcolo sull’ultimo secolo, quante risorse sono state sprecate non utilizzando un modello di circolarità industriale e produttiva?

È chiaro che l’attuale modello lineare di produzione e consumo basato sull’usa-e-getta determina uno spreco incredibile di risorse. Si stima che il 90% dei materiali grezzi utilizzati nei processi produttivi diventano un rifiuto prima ancora che il prodotto esca dalla fabbrica, mentre l’80% dei prodotti stessi viene buttato via nei primi sei mesi della loro vita.

Un cittadino medio di un paese OECD consuma annualmente 800kg di cibo e bevande, 120kg di packaging e 20 kg di nuovi vestiti e scarpe: l’80% finisce in discarica, in un inceneritore o in fognatura.

Un’analisi di McKinsey stima che il passaggio ad un’economia circolare potrebbe generare 1 trilione di dollari nell’economia globale nei prossimi cinque anni.

Il programma WRAP (Waste & Resources Action Programme) della Circular Economy 2020 Vision, stima che l’Unione Europea potrebbe beneficiare di un miglioramento del bilancio commerciale di 90 miliardi di euro e la creazione di 160.000 posti di lavoro.

Le industrie manifatturiere, data la loro dipendenza dalle materie prime, potrebbero essere le prime a raccogliere questi frutti: sempre secondo McKinsey, si potrebbero infatti realizzare fino a 630 miliardi di dollari per anno di risparmio netto sui materiali entro il 2025.

Economia circolare rethink

Credits: Adobe Stock #96317693

Rethink nasce a Salerno, dall’idea di due giovani ingegneri ambientali. Com’è nata l’idea di costruire un business sugli scarti alimentari?

Ho fondato Rethink – Sustainable Solutions nel 2015, al rientro da un periodo a San Francisco. Vogliamo favorire il passaggio ad un modello di economia circolare, dal design di nuovi prodotti allo sviluppo di nuovi modelli di business, da nuovi modi di trasformare gli scarti in una risorsa a nuovi modelli di consumo.

Per raggiungere questo obiettivo, progettiamo soluzioni innovative in campo energetico ed ambientale, con l’integrazione dei nuovi canali digitali.

Tentare di costruire quindi un business sugli scarti è stato il naturale evolversi di questa mission. Ci stiamo focalizzando sugli scarti agricoli e forestali perché il problema è molto sentito dagli imprenditori, in un settore produttivo molto importante per il Sud Italia quale il comparto agroalimentare.

Allo stesso tempo, le opportunità di trasformare questi residui in biomateriali, biocombustibili o bioenergie è sempre maggiore: ogni giorno nascono nuove tecnologie o processi.

Inoltre, il recupero di materiale è un concetto già presente nelle logiche agricole: vogliamo solo ottimizzarlo grazie al digitale.

InSymbio è il marketplace digitale di Rethink. Come funziona?

Come in tutti i marketplace B2B, le aziende possono caricare le loro offerte o richieste di biomasse, scarti o residui agricoli. Una notifica le avverte in caso di opportunità di matching con altre aziende.

Al tempo stesso, la piattaforma aggrega i dati grezzi sui flussi di materiali transati e li trasforma in varie statistiche utili.

Abbiamo anche sviluppato nostri indici di circolarità per meglio caratterizzare il ciclo produttivo dei nostri utenti: possiamo determinare la CO2 risparmiata o la riforestazione equivalente che si avrebbe nel momento in cui avviene un recupero di materiale.

Abbiamo la possibilità di integrare queste informazioni nei siti web dei nostri utenti, in modo che possano meglio mostrare ai propri clienti il loro impegno a ridurre i rifiuti prodotti.

Rethink_ economia circolare

Unica startup italiana selezionata per partecipare al programma europeo finanziato da Horizon 2020. Quali novità ci sono nel prossimo futuro di Rethink?

Continueremo ad approfondire le tematiche dell’economia circolare e a lavorare allo sviluppo di InSymbio: in programma abbiamo lo sviluppo di un app per rendere ancora più immediato il caricamento dei materiali sulla piattaforma e la partnership con aziende che si occupano di precision farming per offrire un servizio sempre più integrato ai nostri utenti.

Ci piacerebbe incontrare un gruppo industriale con cui collaborare per la definizione di un caso studio su queste tematiche.

Social media e lutto: quando la tragedia diventa un’opportunità

Branding e lutto fanno fatica a coesistere, e dall’alto della quasi decennale esperienza dell’advertising contaminato dai social media, nel 2016 dalle aziende arrivano ancora tremendi strafalcioni. Parafrasando Zerocalcare “quando muore uno famoso” il peggio dell’internet viene fuori con sontuose pièce di esibizionismo gratuito ma a raschiare il fondo del barile sono sempre gli account dei brand.

#RipPrincess

Il lutto più social del 2016 è forse quello di Carrie Fisher, venuta a mancare lo scorso 27 dicembre. La notizia ha raggiunto gli angoli più reconditi dell’Impero Galattico e scosso gli animi di milioni di fan della mitica saga di Star Wars.

A omaggiare la compianta attrice interprete della Principessa Leia (o Leila che dir si voglia) con migliaia di tweet non c’era solo il popolo del web ma anche molti brand i quali non hanno perso l’occasione d’oro di un evento tragico dalla risonanza mondiale per mettersi in mostra.

Branding e lutto: il caso Cinnabon

Abbiamo provato a digitare “princess leia brand tweet” nella barra di ricerca Google e con sommo stupore abbiamo potuto costatare come i risultati facessero riferimento quasi esclusivamente a un unico topic: il caso Cinnabon.

Prima di salire sulla gogna pubblica Cinnabon non era che una rispettabile azienda produttrice di gustosi rotoli alla cannella. Lo scorso 4 Maggio, in occasione dello Star Wars Day il suo social media manager ebbe un’intuizione geniale sulla celebre acconciatura della Principessa Leia e l’inevitabile somiglianza con il core business aziendale.

Ma alla notizia del prematuro decesso dell’attrice statunitense la situazione sembra essergli sfuggita di mano, dato che hanno riproposto la stessa foto. Immediata la reazione della rete e Cinnabon, come altri rispettabili nonché più influenti brand che si sono fatti prendere dalla foga creativa, ha dovuto cancellare tutto e chiedere scusa.

http://twitter.com/torriangray/status/813874536542191616

Alcuni di questi tweet, tra cui anche quello del Partito Democratico Americano, sono indubbiamente ben fatti e concepiti con quel sottile senso ironico che forse non sarebbe dispiaciuto alla stessa Carrie Fisher. Un altro esempio celebre fu quello di Cheerios che alla morte di Prince nell’aprile scorso osò mettere un anellino al miele come puntino sulla i di “Rest in peace”: un gentile tentativo di branding che ha provocato reazioni non altrettanto soft.

Ma per quanto geniale possa essere il mezzo, l’argomento è troppo delicato soprattutto se il contributo social vuole essere, chiaramente, un mezzo per ottenere visibilità sfruttando un evento tragico.

È così necessario commentare un lutto?

C‘è una breaking news destinata a diventare virale. Mettiti nei panni di un social media manager che a tutti i costi deve produrre qualcosa di geniale sul nuovo hot topic. Il post è ancora vuoto e minacciosamente ti chiede “Che c’è di nuovo?”. Davanti a te un numero infinito di opportunità e un unico scopo: attirare l’attenzione di tutti con un contenuto unico.

Ma se l’hot topic in questione è un lutto come ti comporti? Bella domanda, visto che l’argomento morte è sempre (giustamente) avvolto da uno spesso strato di tabù che bisogna saper prendere con le pinze (o al limite non sfiorare proprio). Perciò chiedersi se sia veramente necessario creare contenuti sull’argomento è forse il primo passo verso un utilizzo cosciente dei social network.

Se la vedi come un’opportunità di marketing o come un mezzo per raggiungere più persone, sbagli. Utilizzare una tragedia come un mezzo per ottenere un paio di clic in più è un’idea di cattivo gusto nonché un inevitabile boomerang mediatico. Non dimenticare cosa successe a Piovono Zucchine.

Se invece l’argomento è direttamente correlato alla tua attività o alla comunità, allora commentare ha senso anche in caso di eventi tragici poiché in molti casi è la stessa comunità ad attendere una reazione (Star Wars, per esempio, ha reso omaggio alla Fisher via Twitter). Tweet come quello di Star Wars o dello stesso Twitter appaiono più rispettosi, sobri e decisamente non pretestuosi.

Il 2016 è stato, secondo tutti, un anno difficile per il mondo dello spettacolo con molti, troppi lutti importanti e spesso prematuri. Ma il 2017 è arrivato e ai brand va il caloroso augurio di un anno florido, perché riescano ad imparare dai propri errori o, meglio ancora, da quelli degli altri.

Nel caso non ci riescano vorrà dire che avremo ancora del fantastico materiale da poter commentare.

10 piccole imprese che usano Instagram in modo perfetto

10 piccole aziende che sanno usare Instagram in modo straordinario

È una delle community in più rapida crescita, ha appena raggiunto i 600 milioni di utenti. Ma ne fanno parte anche migliaia di piccole imprese, che utilizzano il social per promuovere i propri prodotti e raggiungere clienti in tutto il mondo grazie alle immagini. Instagram è il luogo ideale in cui mostrare la propria creatività e magari trasformare una passione in una attività imprenditoriale.

Per celebrare le piccole imprese più creative, Instagram ha creato la prima #InstaGiftGuide, un vademecum con le storie di dieci aziende italiane che hanno saputo usare il social network in modo straordinario per lanciare e promuovere il proprio business.

Scopriamo insieme quali sono e quali segreti possiamo scoprire per migliorare anche le nostre prestazioni su Instagram.

LEGGI ANCHE: 10 brand che sanno usare Instagram in modo eccezionale

1. @bag_baggy – Idee semplici e colorate

Nato nel 2013 come vetrina creativa dell’architetto Federica Lorini, BAG rispecchia il background professionale della sua creatrice, declinandolo nella forma di borse e accessori, disponibili anche per i più piccoli nella versione BAGgy.

Il profilo Instagram @bag_baggy propone in forme semplici e colorate i prodotti della linea, seguendo le regole precise del design e della grafica.

SMOKING AREA ? PORTA TABACCO BAG

Una foto pubblicata da B A G (@bag_baggy) in data:

2. @estetistacinica – Ironia e bellezza

È la pagina satirica di un centro estetico di Milano nata dall’idea di due amiche, Veronica Benini e Cristina Fogazzi, con la missione di spiegare alle donne come essere più belle grazie ad un sorriso. Le ragazze sono partite da una pagina su Facebook per poi affrontare la sfida di Instagram. Risultato? Missione compiuta. Grazie all’ironia presente in ogni scatto, le persone si sentono libere di commentare e interagire.

3. @giovelab – L’armonia di una famiglia

Una moglie, Giorgia, un marito, Paolo, due figli, una gatta e un lupo adottato. Sono loro gli ideatori di una collezione per la tavola in porcellana, gres e legno, frutto dei materiali e della tradizione del Trentino.

Con un occhio alla contemporaneità e alla funzionalità in casa, grazie alla sobrietà delle immagini e dei prodotti, il profilo Instagram di @giovelab esprime un concetto imprescindibile in ogni progetto di comunicazione: la coerenza.

4. @lazzaristore – Made in Italy nell’abbigliamento

Una piccola azienda di famiglia che crede ancora nel Made in Italy e nella confezione dei capi di abbigliamento con materie prime pregiate.  Con tessuti scelti in base alla provenienza, una predilezione per i materiali realizzati in Italia nel rispetto delle normative di sostenibilità, @lazzaristore comunica su Instagram il suo valore più importante, la sartorialità, contestualizzandolo sempre in modo ideale.

 

5. @marmellatadinuvole – Luce delicata e atmosfere rilassanti

Una piccola realtà artigianale che produce candele, ma lo fa con materiali naturali e senza paraffina. Ogni candela, realizzata a mano, nasce dall’unione di oli essenziali biologici, cere vegetali e stoppini in legno o in puro cotone, per il totale rispetto della salute e dell’ambiente.  Tutte le immagini del profilo Instagram di @marmellatadinuvole ci parlano di natura, leggerezza e relax.

 

6. @melide_world – Esprimere se stessi in un ricamo

Una collezione di T-shirt unisex realizzate con un cotone di alta qualità, che permette a chi le indossa di esprimere tutta la propria creatività, grazie ai design inediti ricamati.

Il profilo Instagram di @melide_world permette agli altri utenti di esplorare tutte le fasi della creazione, dal disegno all’applicazione.

7. @miamoltrasio – La condivisione con i clienti in un passo

Si tratta di un brand di scarpe fatte a mano in Italia e lanciato da due sorelle, Maria e Cristina. Con collezioni di ballerine ideate per ogni stagione, il profilo Instagram di @miamoltrasio punta tutto sull’interazione con i clienti, che sono sempre stimolati a condividere le loro foto mentre indossano uno dei prodotti.

 

8. @tbdeyewear – Gusto senza tempo

The Bespoke Dudes Eyewear è una collezione di occhiali da vista e da sole selezionati dai due fondatori del brand, Fabio e Andrea, tra i prodotti degli artigiani italiani.

Tutti i modelli si ispirano ad un gusto senza tempo e su Instagram, @tbdeyewear dà spazio ai propri clienti da tutto il mondo, pubblicando foto in cui indossano i loro occhiali.

9. @tonki_design – La tua vita in una foto

Instagram e piccola azienda. @tonki_design rappresenta praticamente il connubio perfetto tra questi due elementi, dato che le foto del social, oltre che scattarle e utilizzarle per promuovere il prodotto, le stampa anche. La storia della nascita dell’attività è una narrazione perfetta: un volo, una storia d’amore e un’idea. E le persone hanno subito apprezzato di poter esprimere se stessi, i propri ricordi e le proprie vite nei mille modi in cui ogni giorno utilizzano i Tonki nelle loro creazioni.

 

10. @tulimami – Geometric chic

L’idea questa volta è di Anna Pozzan, che crea gioielli di legno interamente disegnati, tagliati e dipinti a mano, ispirandosi agli origami, ai design nordici e allo studio dei colori.

Il profilo Instagram di @tulimami racconta le storie dietro quei gioielli, dietro la loro creazione e produzione in un vero e proprio viaggio tra bellezza e poesia. In ogni foto viene raccontato un mondo.

Usare Instagram per promuovere la tua piccola impresa: 5 consigli da non dimenticare

1. Vai dove sono i tuoi clienti: su mobile

Il mobile ha superato il desktop. Questo dato è ormai una realtà, anche nel mondo degli acquisti. Soprattutto per le piccole imprese questo è un dato positivo, dato che grazie ad una pagina Facebook e ad un account Instagram si hanno a disposizione già degli strumenti eccezionali per mettere in atto eccellenti strategie di digital marketing, anche con il supporto dei tool messi a disposizione dai social per gestire le campagne, direttamente da smartphone. Se i tuoi clienti sono su mobile, devi esserci anche tu.

2. Porta l’esperienza in-store anche online

Grazie a strumenti come Live Video su Facebook o Stories su Instagram, è ancora più facile trasferire un business anche online. Le persone vogliono esperienze autentiche e il video è uno dei mezzi con cui le piccole aziende possono connettersi direttamente con i loro clienti.

3. Attira l’attenzione con la creatività

Per raccontare davvero il tuo prodotto e la tua attività, semplicemente mostrala. App creative come Boomerang e Instagram Stories possono aiutarti a trasformare le tue storie in racconti pieni di creatività. Utilizzali al meglio.

4. Metti al centro i tuoi clienti

Sono loro il fattore chiave per segnare il successo o l’insuccesso del tuo business. Per questo devi attirare la loro attenzione e metterli al centro, magari condividendo i loro contenuti mentre utilizzano i tuoi prodotti. Gli strumenti di targeting messi a disposizione da Instagram ti aiuteranno a fare il resto, indirizzando i tuoi annuncio ai clienti più giusti per te.

5. Misura i risultati

Prima di centrare il tuo obiettivo devi sapere qual è. Individua il tuo goal e grazie agli insight approfonditi di Facebook e Instagram, raggiungi nel modo giusto la tua audience.

Credits: Adobe Stock #103155882

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Un Bonus Tip da Instagram: capitalizza il momento post-vacanze

Nella sua guida per le piccole aziende, Instagram ci suggerisce di sfruttare al meglio un periodo interessante dell’anno, quello dopo le vacanze di Natale.

Le relazioni richiedono tempo e impegno. Il vostro buon proposito per l’anno nuovo potrebbe essere quello di trovare modi creativi e accattivanti per rendere i vostri clienti speciali e bene informati sulle vostre iniziative nel corso di tutto il resto dell’anno.

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Chatbot: ecco perché la tua azienda non potrà farne a meno nel 2017

Il futuro della tecnologia risiede nel linguaggio umano: è una convinzione che ormai le aziende più grandi del mondo tech stanno confermando con i loro più recenti progetti. Da Apple a Microsoft, da Google a Facebook, l’intelligenza artificiale sta facendo passi da gigante e in questo mondo i chatbot sono sicuramente la tecnologia al momento più facile da implementare in diversi settori e per diverse tipologie di servizi.

Anche se meno appariscenti della realtà virtuale, né pratici come la stampa 3D, i chatbot stanno acquistando molto spazio nelle grandi aziende e molte startup si stanno lanciando nella loro progettazione e sviluppo.

Perché tanta attenzione ai chatbot e soprattutto perché dovresti prestare anche tu un maggiore interesse verso questa tecnologia per portare al successo il tuo business nel 2017?

 Chatbot e user experience

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Il motivo di tanta attenzione nasce soprattutto dalla potenza dei processori del linguaggio naturale, i software che elaborano e analizzano il linguaggio umano, creando grazie alla tecnologia un mezzo semplice e universale per le interazioni.

Pensa ad esempio a sistemi di intelligenza artificiale come Siri di Apple, Alexa di Amazon e Google Now che cercano attraverso il linguaggio umano un modo per migliorare l’esperienza dell’utente: gli assistenti digitali riconoscono e analizzano i comandi vocali, mentre i chatbot rispondono al testo, ma entrambi cercano di comprendere il linguaggio umano per migliorare l’esperienza dell’utente.

Comprendere la conversazione umana NON è un compito facile per un computer: le imprese di tutto il settore tech stanno lavorando duramente nella speranza di poter decifrare il codice del linguaggio umano prima di chiunque altro, utilizzando una combinazione di apprendimento automatico e di riconoscimento dei modelli.

I chatbot sono solo il punto di partenza

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Mentre la potenza degli assistenti digitali che rispondono al controllo vocale è innegabilmente impressionante, negli ultimi due anni le aziende stanno sempre più esplorando le capacità dei chatbot: sono due tipologie di software che possono rispondere alle stesse esigenze, ma i chatbot sono una tecnologia semplice che può facilmente rispondere ad una precisa esigenza.

Attualmente molte grandi aziende del settore tech stanno sviluppando chatbot con l’idea anche di progettare piattaforme più complesse: ad esempio Facebook ha annunciato ad aprile di aver aperto la sua piattaforma Messenger per chatbot di terze parti. Facebook Messenger ha attualmente più di 900 milioni di utenti mensili, e ora Facebook vuole trasformare la sua app di messagistica consentendo al suo interno anche transazioni commerciali.

Oltre 45.000 sviluppatori stanno attualmente utilizzando Wit.ai, la piattaforma acquisita da Facebook per creare chatbot per Facebook Messenger, mentre nel mese di marzo Microsoft ha annunciato Bot Framework, una serie di bot/assistenti virtuali particolarmente evoluti e avanzati.

Costruire un servizio clienti che non dorme mai

Quindi gli strumenti per costruire chatbot sono a portata di tutti, ma perché svilupparne uno?

Il più importante uso pratico del chatbot è legato al servizio clienti: se la tua azienda ha bisogno di un customer care ben organizzato perché i tuoi clienti hanno problemi o domande frequenti e consistenti, lo sviluppo di un chatbot è un modo semplice per ottimizzare l’interazione, per fornire informazioni ad un cliente più velocemente ed efficientemente di un normale servizio clienti.

La società di ricerche Gartner ha previsto che entro il 2017 solo un terzo delle interazioni del servizio clienti richiederà l’interazione umana. Ciò significa che il resto sarà gestito da software automatizzati come i chatbot. Nel mondo dei servizi in cui il rapporto con i clienti è il fattore più importante per il successo, questo tipo di bot potrebbe fornire un vero vantaggio competitivo.

Anche se il core della vostra azienda non è la customer care, un software di chatbot può comunque esservi utile, ad esempio come assistente personale nell’organizzare e ricordare incontri e appuntamenti. Un esempio pratico è X.ai, un bot amministrativo che ricorda gli appuntamenti per voi e vi aiuta a risparmiare tempo.

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Fonte @X.ai

Attualmente c’è un numero incredibile di progetti e software per chatbot: entro il 2025, 12,7 milioni di posti di lavoro saranno creati per progettare e costruire robot e software per AI.

Le previsioni dunque ci indicano chiaramente che le chatbot saranno presenti nel futuro delle aziende e soprattutto nelle interazioni tra queste e i loro clienti: se non ci hai già pensato, il 2017 è l’occasione giusta per implementarla nel tuo business e fare la differenza con la concorrenza.

Possiamo veramente difenderci dalle fake news?

Le fake news: una piaga.

In Italiano utilizziamo spesso la parola bufala per tradurre fake news, ma nonostante la parola suoni canzonatoria, non c’è nulla  su cui scherzare!

Le fake news (o bufale) attaccano uno dei comportamenti più virtuosi di una rete sociale: la condivisione di un contenuto.

Dovremmo stare tutti più attenti quando condividiamo qualcosa nella nostra rete sociale, perché non abbiamo la piena consapevolezza del potere moltiplicatore di un’intelligenza collettiva e degli effetti che possono essere prodotti da un indefinito numero di condivisioni.

Le Fake News dell’operaio situazionista di Terni

“I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività”

disse Umberto Eco in occasione dell’ultimo Referendum Costituzionale all’interno delle sue argomentazioni a sostegno del SI.

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Per ovvi motivi l’ottimo Eco non poteva aver pronunciato quelle parole in occasione del Referendum visto che non è più tra noi da un pezzo, ma la foto falsa ha girato in rete in modo spiccatamente virale, grazie a soggetto e sceneggiatura redatti da Ermes Maiolica, un operaio di Terni appassionato creatore di bufale online.

Maiolica ha una fantasia fervida, ma ci sono anche numerosi esempi di creazione di fake news a scopo di lucro; ad esempio, secondo il sedicente Libero Giornale, il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni avrebbe recentemente affermato:

“Gli Italiani imparino a fare sacrifici e la smettano di lamentarsi”.

Poi si è scoperto che questo Libero Giornale si appoggiava, come numerosi altri siti produttori di fake news, su un hosting residente in Bulgaria e facente capo ad un imprenditore di Albenga.

E dove vengono condivise queste notizie per avere una traction maggiore e più rapida? Ovviamente, su Facebook.

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Il cambio di rotta di Facebook a causa delle fake news

Recentissima è la notizia che Mark Zuckerberg ha cambiato la sua posizione in merito alla sua azienda, definendola – finalmente aggiungo io – una Media Company.

Ora però verrà il bello, l’opinione pubblica e alcune istituzioni internazionali hanno chiesto a più riprese sia a Google che Facebook di farsi garanti dei contenuti da loro veicolati – anche se occorre sottolineare che non ne sono i creatori – ma queste richieste nascondevano un’ammissione di impotenza di fondo.

Videopath è una startup berlinese che potrebbe fare al caso di Zuckerberg per fornire una soluzione al problema dei contenuti video fake che si propagano in rete.

Il presupposto è quello di contestualizzare il contenuto con dei link interni informativi, molto utili a livello di enrichment e che possono anche essere utilizzati dall’utente per comprendere meglio il perimetro da cui nasce questo contenuto e compiere una sorta di fact-checking individuale.

Lo stimolo più interessante, a mio avviso, è quello verso la presa di coscienza dell’utente fruitore: non possiamo sperare che sia Facebook o qualsiasi altro produttore di contenuti a sostituirsi al nostro spirito critico. 

Perché in questi giorni riceviamo più notifiche di violazione dei sistemi di sicurezza che promozioni

Negli ultimi giorni molti utenti di Yahoo! hanno ricevuto la richiesta da parte del service provider di cambiare, precauzionalmente, la propria password e le proprie domande di sicurezza a seguito di un grande attacco hacker del 2013 (che avrebbe coinvolto circa 1 miliardo di account). Qui un passaggio della comunicazione via mail inviata da Yahoo!:

[…] riteniamo che, nel mese di agosto 2013, una terza parte non autorizzata abbia sottratto dati associati a un notevole numero di account utente, compreso il tuo. Non ci è stato possibile identificare l’intrusione associata a questo furto. Tuttavia, riteniamo con buona probabilità che questa violazione della sicurezza sia diversa da quella annunciata il 22 settembre 2016 […]

Tale rivelazione, che probabilmente permetterà a Verizon di rinegoziare la propria offerta di acquisto presentata lo scorso luglio, non è l’unica violazione degli ultimi giorni.

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Anche Lynda.com, la piattaforma educational di LinkedIn, ha gentilmente informato gli utenti di una violazione del database da parte di una terza parte.

La violazione in questo caso riguarda informazioni di contatto, dati di apprendimento e i corsi visualizzati.

“Non ci sono evidenze che la violazione riguardi anche le password”, ci rassicura Lynda.

Altri rumor di questi giorni, probabilmente fake, riguardano la piattaforma di dating online Badoo. Se fosse confermata questa violazione, potremmo assistere ad un effetto disastroso quasi quanto quello che coinvolse nel 2015 il sito di tradimenti online Ashley Madison.

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La violazione dei database sembra oramai all’ordine del giorno ed accende sempre di più il dibattito sulla regolamentazione e la gestione dei nostri big data da parte dei colossi del Web.

Cosa possiamo fare per proteggere i nostri dati

DISCLAIMER: è noioso e prevede la tua partecipazione attiva nella gestione degli account.

  • Devi sempre assicurarti che i tuoi dati siano immagazzinati in un database criptato (è spesso esplicitato quando la piattaforma è di questo tipo, ad esempio WhatsApp che utilizza la crittografia end-to-end)
  • Dovresti avere diverse password per l’accesso ai diversi database (e alle piattaforme collegate) ed avere la pazienza di cambiarle in maniera frequente. Se non sai come gestirle ci sono soluzioni sicure come 1Password.

  • Assicurati di avere installato e aggiornato sui tuoi device un Anti-virus e Anti-malware. Tali sistemi agiscono in profondità nel sistema operativo o nel kernel e operano cercando di scovare malware, sotto i permessi dell’utente.
  • Non cliccare mai link all’interno di mail che ritieni “sospette” o “insolite” o in cui il mittente non c’entra nulla con te: esempio una banca che ti richiede password ma in cui non hai mai aperto un conto corrente oppure l’Agenzia delle Entrate che difficilmente ti contatterà su un indirizzo mail non certificato.
  • Valuta sempre se entrare o meno a far parte di un socia network, una community o aderire ad un servizio leggendo Termini e Condizioni dell’azienda rispetto a come si comporterebbe in caso di violazione di dati.

Insomma, noi speriamo che i Big del Tech dedichino sempre maggiori risorse alla Sicurezza dei nostri dati, intanto possiamo fare anche noi la nostra piccola parte!

10 previsioni tecnologiche di Samsung per il 2017

Sviluppate in collaborazione con gli esperti Samsung Design Europe e Foresight Factory, Samsung anticipa le dieci tendenze che guideranno il nostro stile di vita, sempre più digitale, nel 2017 e nel prossimo futuro.

Trend tecnologici 2017

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Minimalismo e ordine

Il disordine sarà sostituito con l’ordine e la qualità. Idealizzeremo tutto ciò che è minimalista, ciò che è potente in termini di prestazioni, ma semplice nel design. La tecnologia minimal, wireless ed elegante ci consentirà di trovare il nostro spazio in un mondo caotico, dove il silenzio e il relax sono ormai un lusso.

Società senza età

Tutti utilizzeranno la tecnologia, anche i meno giovani che ne hanno compreso il potenziale e i benefici. La tecnologia consente loro di rimanere in contatto con le persone, apprendere e creare in modi nuovi, allungare la vita lavorativa e avere una maggiore consapevolezza della propria salute e forma fisica, rallentando il normale invecchiamento.

Non a caso, secondo IDC, la categoria demografica che registra una maggiore crescita nella diffusione di smartphone è quella degli over65 mentre il 70% degli Europei over55 considera importante mantenersi in salute e in una buona forma fisica.

Intelligenza Artificiale e Smart Coach

Le macchine non imparano solo la nostra lingua, ma imparano anche da noi e dalle nostre abitudini, fino a diventare Smart Coach in grado di apprendere dal nostro comportamento.

In futuro, avremo assistenti personali basati su software di Intelligenza Artificiale che ci suggeriranno come cambiare la nostra dieta sulla base del livello di consumo energetico quotidiano.

Trend tecnologia 2017 Samsung

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Vita “Aumentata”

Quando la vita diventa sempre più una routine, usiamo la tecnologia per evadere dalla realtà e per godere appieno dei momenti più significativi della nostra quotidianità.

La vita reale diventerà un canovaccio da arricchire con giochi e ologrammi, per esempio sedersi a fianco di un esperto virtuale mentre guardi lo sport in TV.

Story seekers

Il 68% degli Europei dichiara di sentire il bisogno di vivere nuove esperienze, facendo della ricerca di nuove storie (“story seekers”) una tendenza universale. Ecco che la tecnologia ci permetterà di trarre il massimo da ogni minuto della nostra vita, trasformando i tempi morti in attività a valore che contribuiranno alla nostra crescita personale.

La diffusione di contenuti 360, abilitata da piattaforme come Facebook e Youtube crescerà in modo esponenziale.

Dispositivi indossabili

Nel momento in cui gli smart watch e i fitness band saranno sempre più comuni – il 39% degli Europei infatti considera interessante avere un dispositivo in grado di monitorare e migliorare il proprio stato fisico – ci si concentrerà sui sensori e su come integrarli nella nostra vita quotidiana.

Si passerà infatti dai monitor indossabili a sensori in grado di rilevare l’umore, le condizioni fisiche per migliorare le prestazioni e l’apprendimento.

Pillole digitali che sembrano fantascienza ma che sono già allo studio nei laboratori di R&S di molte aziende. Patch con tecnologia in grado di influire sull’umore basate sulla neuroscienza potranno essere lanciate sul mercato.

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Famiglia connessa

Tutte le generazioni saranno sempre più connesse grazie alla tecnologia, per superare insieme le nuove sfide emotive, finanziarie e le barriere fisiche.

App come Life360 consentono alle famiglie di comunicare e coordinare le attività della vita quotidiana, soprattutto in un contesto come quello attuale dove il 48% dei giovani europei tra i 18 e i 34 anni, a causa dell’incertezza economica, è costretto a vivere con i genitori.

Multisensorialità

Viviamo in un mondo dominato da stimoli visivi e dove la tecnologia spesso ignora gli altri sensi. Non sarà più così.

Il gusto, l’olfatto e il tatto si combineranno con ciò che vediamo per creare un’esperienza multisensoriale, soprattutto in ambito entertainment. Indossare tracker che ci invieranno stimoli fisici mentre per esempio guardiamo un film ci permetterà di vivere un’esperienza ancora più realistica e immersiva.

Nanotecnologie

Nanotecnologie e particelle quantum dot sono state le sorprese del CES e di IFA e saranno le protagoniste della rivoluzione dei TV.

La tecnologia quantum dot sarà utilizzata anche in ambito medicale, nella bio-imaging per il trattamento per esempio delle cellule tumorali.

Trend tecnologia 2017

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 Tecnologia rilassante

Oggi controlliamo i nostri telefoni in media 80 volte al giorno. Ma la stessa tecnologia avanzata ci sarà presto d’aiuto.

Non ci sarà infatti bisogno di scollegare i dispositivi che possediamo per sconnetterci e rilassarci. Utilizzeremo infatti la stessa tecnologia anche per liberare la mente e allontanare lo stress.

Applicazioni di realtà virtuale sono per esempio in prima linea tra i nuovi metodi per aiutare le persone con paure e fobie e i ricercatori stanno guardando alla tecnologia come elemento per nuove terapie per la salute mentale. 10 minuti di realtà virtuale per esempio possono trasportarci in tranquille aree verdi prima di iniziare la giornata lavorativa. Sensori tracceranno le nostre reazioni chimiche allo stress e ci daranno suggerimenti su come migliorare il nostro benessere.

 

Studio Foresight Factory per Samsung Electronics Europe

Snapchat, Uber, Spotify: le IPO più attese del 2017

Nel 2016, l’incertezza geopolitica a livello globale e gli scarsi rendimenti dell’anno precedente, hanno pesantemente condizionato il mercato delle IPO.

Nel 2017 invece assisteremo probabilmente ad una ripresa e vedremo molte startup quotarsi sul mercato.

Airbnb e Uber: i CEO rimanderanno ancora l’IPO?

Nonostante il CEO di Airbnb, Brian Chesky, abbia più volte espresso di non voler entrare nel mercato azionario troppo in fretta e che vi entrerà solamente quando questo porterà reali benefici all’azienda, sono in molti che si attendono una quotazione per il 2017.

L’appetito degli investitori cresce, essendo questa una delle startup più promettenti e apprezzate negli USA: l’ultima valutazione è infatti di 25,5 miliardi di dollari. 

IPO

Con una valutazione che si aggira attorno ai 68 miliardi di dollari, per molti esperti l’ingresso in borsa di Uber è ormai inevitabile e non può che arrivare a breve, sopratutto visti i cali dovuti alla decisione di ritirarsi dal mercato cinese.

Anche in questo caso però, l’agenda del fondatore Travis Kalanick va un po’ contro quella degli investitori, e prevede una quotazione “il più in là possibile”.

Spotify

spotify_soundcloud

Il ben noto servizio di streaming affronta qualche difficoltà, sopratutto a causa delle commissioni da pagare all’industria musicale, che portano via circa il 55% degli introiti derivanti delle vendite.

La startup vale però $8.5 miliardi e nel 2016 ha raccolto un miliardo in debito convertibile con la condizione che, dopo una eventuale proposta IPO entro i 12 mesi, i finanziatori possano convertire il prestito in azioni, valutate il 20% in meno del prezzo di vendita.

Se ciò non dovesse accadere invece, l’investimento costerebbe il 5% di interessi annui con un aumento di un punto percentuale ogni sei mesi. Per questo in molti attendono lo sbarco in borsa al più presto. 

LEGGI ANCHE: Snapchat verso l’IPO, si prepara a diventare grande

Anche Snapchat è pronta per l’IPO

È ormai da tempo che si parla di IPO per l’app del fantasmino.

Già da maggio 2015 infatti, il CEO Evan Spiegel parlava delle intenzioni di quotarsi in borsa e forse vedremo il realizzarsi del piano già nel primo quarter del 2017.

Secondo le prime stime si raggiungeranno tra i 25 e i 35 miliardi di dollari. Una pre-evaluation veramente importante che ricorda quelle di Facebook e Alibaba.

Non rimane che attendere e vedere quali di queste previsioni si riveleranno corrette. Secondo voi, quali sono le startup più vicine all’IPO?

Epic Win ed Epic Fail del 2016

Il 2016 è stata una staffetta: settimane epiche si sono susseguite regalandoci emozioni vere ed intense. Talvolta qualche exploit ha lasciato un segno indelebile nei nostri cuori, perciò vogliamo farvi un regalo, “per non dimenticare”. Avete perso qualcosa? Ripassate con noi il meglio ed il peggio dell’anno. E non siate “confusi”, come la GIF di John Travolta più famosa e inflazionata di tutti i tempi.

Se lo scorso anno, la rubrica è stata dedicata al mitico Gianni Morandi, quest’anno il nostro pensiero va a colui che per ben 4 volte, dal 1994 al 2014, si è visto sfuggire l’Oscar e il cui tentativo di aggiudicarselo è diventato un tormentone del web. Ma quest’anno ce l’ha fatta: grazie Leo. Senza di te, quest’anno non sarebbe stato così epico.

Oscar 2016 niente più scherzi sui social per DiCaprio_2

Win

Un epic win può essere: sportivo. È Il caso della squadra Borussia Monchengladbach, rinominata da un gestore di un pub di Glasgow -incapace nel trascrivere il nome della squadra tedesca impegnata nella partita serale- “A German team”. Il risultato? Quando la squadra in questione ha visto il cartellone fuori al pub, ha deciso di cambiare il nome del proprio account Twitter con “A German Team”. Win!

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Un epic win può essere: a stelle e strisce. Siamo a giugno e dopo il pubblico sostegno di Obama nei confronti dell’orami ex candidata democratica alla Casa Bianca, Trump non si è lasciato sfuggire l’occasione per non commentare: 

Ma l’epic win dell’avversaria sarebbe arrivato da lì a poco:

Ovviamente, come si può ancora oggi riscontrare, Trump non ha cancellato il suo account Twitter, ma a quel tempo non gli rimase che cambiare discorso. Hilary, almeno qualcosa lo hai vinto!

Un epic win può essere: umano. E quando si tratta di maratone poi, il primo è lui: Enrico Mentana che in questo 2016 è stato l’indiscusso vincitore social di Twitter. Con le sue dirette, i suoi argomenti  sono stati anche oggetto di discussione sui social. Ha vinto. Punto. E per Enrico Mentana: epic, epic.. WIN!

epic win social


Un epic win può essere: preso al volo
. La storia d’amore (Brad-Angelina) più bella degli ultimi anni finisce. Così, tristemente. Nota positiva: Brad è di nuovo single. Cosa fare in questi casi? Raggiungerlo quanto prima possibile. Epic win per la compagnia norvegese che ha fatto parlare bene di sé con questa trovata pubblicitaria. Win!

epic_win_brad

Un epic win può essere: quotidiano. Dobbiamo riconoscere che ci sono due grandi vincitori di questo 2016: una che C’è, sempre.


E l’altro.. una new entry! Che dire? Vi vogliamo bene! Grazie per essere così WIN!

 

Fail

Un epic fail può essere: sportivo. Ricordate la famosa #ZazaDance? Ma come? La sconfitta della nazionale italiana contro quella tedesca che ci è costata l’uscita dagli Europei è stata già rimossa dalle vostre menti? Chi dimentica è complice.

Anche Roberto Bolle se la ricorda…

Un epic fail può essere: a stelle e strisce. Qualche mese fa a sostegno del padre, il figlio omonimo dell’attuale presidente decise di sostenere la sua campagna elettorale, dimenticando però quanto fosse suscettibile e sarcastico il popolo di Twitter. Dall’originale:

Alla “Very imitation”:

e anche

Un epic fail può essere: preso al volo. Quanto polverone per le nuove divisa Alitalia? Quando la compagnia aerea italiana ha voluto dare un tocco di novità al proprio abbigliamento,  l’ironia sul web è stata immancabile.

Ehehehehe, per loro è forse un fail, ma a noi tutto ciò piace!

Alitalia_Ibrahimovic_Ennio_Doris_e_molto_altro_gli_epic_win_e_fail_della_settimana

 

Un epic fail può essere: umano. Il #FertilityDay? Questo sì che è un fail come pochi. Siamo sicuri che questo è un trauma troppo recente per essere dimenticato. E.. Non deludeteci! Occhio anche alle buone abitudini nel 2017: leggere sempre la rubrica più epica di sempre. Per il resto.. Ci pensa il Ministro a dare “ottimi” suggerimenti. Infierire ancora di più? No, basta. Se n’è parlato troppo. Passiamo avanti, lasciando un fail per strada. L'efficacia dei social media nel comunicare la salute

 

Un epic fail può essere: quotidiano. Un incontro a Grosseto con immagine di sfondo quella di Siena. Questo per non dire altro: Salvini fa molto parlare di sé e questo però dobbiamo dirlo. Fail,  però, è epico.

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Dopo questo excursus epico, nonostante tutto, vi lasciamo con due consigli/ riflessioni.

Per una, ci avvaliamo dell’utente facebook più simpatica del 2016. Ricordate l’epic win della mamma americana che su Facebook pubblicò il video in cui indossava la maschera del celebre personaggio di Star Wars Chewbacca? La risata contagiosa più famosa di sempre, ci serve per dirvi: ricordarvi di sorridere sempre, anche quando tutto sembra fail. Arriverà presto un win a farvi sorridere.

It's the simple joys in life….

Gepostet von Candace Payne am Donnerstag, 19. Mai 2016

E poi..con LUI: perché è l’unico mai esistito ma più reale di molti messi insieme. Parafrasando:

“Ci sono due tipi di dolore: quello che fortifica e quello inutile, in cui soffri e basta. Io perdo la pazienza con le cose inutili”.

Che questo 2017 sia ricco di fail e win preziosi e mai inutili.Ti vogliamo bene, Frank.

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Buon 2017 epico a tutti, Ninjas!