EyeEm: il competitor di Instagram che punta alla qualità

Fioccano le applicazioni relative alla fotografia, ormai da qualche anno: una serrata competizione, soprattutto tra quelle social, per strappare manciate di utenti a Instagram, che, ad oggi, ne ha più di 400 milioni. Tra queste c’è EyeEm, il social fotografico che punta alla qualità, stilistica e visuale, arrivato da poco a toccare quota quindici milioni di utenti.

EyeEm: il competitor di Instagram che punta alla qualità

EyeEm e la qualità

Florian Meissner, uno dei fondatori del social, nel 2009 si trovava nella “Grande Mela”, per un incarico come fotografo per un noto magazine. In un giorno assai sfortunato, tutto il suo equipaggiamento fotografico gli venne sottratto, lasciandolo così con uno smartphone prestatogli da un amico di New York. Per Florian fu una rivelazione: il piccolo device era in grado di offrire scatti notevoli, poiché prima dello strumento sono l’occhio, la sensibilità e la tecnica del fotografo a fare la differenza (per la serie: non sarà una Reflex a farti diventare il nuovo David LaChapelle).
Florian e i suoi amici Gen Sadakane, Ramzi Rizk e Lorenz Aschoff, cominciarono a costruire una nuova piattaforma dedicata principalmente alla fotografia mobile, poi evoluta ed aperta a tutta la fotografia.

EyeEm: il competitor di Instagram che punta alla qualità

EyeEm ha implementato un peculiare algoritmo nella ricerca delle foto, volto a mostrare quelle più rilevanti in quanto a qualità stilistica e visuale. L’algoritmo ricerca immagini considerando diversi parametri, come ad esempio la messa a fuoco degli oggetti, la loro distribuzione all’interno dell’immagine, i colori, la luce e le ombre, e così via.

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Le mission e il market place

Che poi non è che su Instagram non ci sia qualità, anzi! Quindi ora parliamo di quelli che sono i veri plus di EyeEm, ossia la community, stimolata dalle cosiddette mission, e il market place.
EyeEm ha deciso fin da subito di puntare alla creazione di una community fortemente attiva di fotografi, che interagisca, commenti e partecipi alle mission che giornalmente vengono lanciate.

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Le mission sono un punto di partenza per stimolare gli utenti a produrre scatti interessanti, ed invogliarli così a introdursi nel market place per poi poterli vendere. Chi vince le mission può ricevere le stampe delle proprie foto e far parte di esibizioni e mostre in diverse località di tutto il mondo. EyeEm è solita organizzare eventi di alta qualità proprio per spingere il suo modello di community ed aumentare sempre di più il suo prestigio; inoltre, ogni due anni, EyeEm organizza dei meetup in tutto il mondo (partendo dall’headquarter di Berlino).

EyeEm: il competitor di Instagram che punta alla qualità

Per iscriversi al market di EyeEm bisogna compilare l’apposito modulo con i propri dati, e, ovviamente, accettare le condizioni che regolano il servizio. Indicate se il vostro account è “privato”, oppure se siete un professionista con partita IVA potete avere l’account “business”.

Dovete avere il copyright delle foto, ossia devono essere vostre, e dovete aggiungere foto senza il watermark su di esse. Selezionate tutti gli scatti che desiderate e poi aggiungeteli al market. Gli stessi verranno considerati dalla redazione EyeEm per essere approvati, dopodiché potrete iniziare a guadagnare denaro dalla loro vendita.

Quanto si guadagna?

I ricavi verranno divisi al 50% tra i proprietari delle foto e EyeEm. Le immagini non saranno vendute “in esclusiva” e si potranno quindi rivendere: i diritti dello scatto rimarranno sempre al fotografo. Per una licenza standard, le foto saranno vendute a 20 dollari l’una, che si possono estendere fino a 250 dollari in caso di licenza commerciale estesa. I proprietari saranno pagati per ogni foto che sarà venduta e non ci sarà quindi un tetto minimo da raggiungere prima di ottenere il denaro.

EyeEm: il competitor di Instagram che punta alla qualità

Hai un account EyeEm? Raccontaci la tua esperienza: lo consiglieresti?

4 strumenti gratuiti per un’analisi social dei competitor

Uno dei primi mezzi per migliorarsi è il confronto: questo vale anche – forse soprattutto – nell’ambito social, in cui analizzare i concorrenti e i loro contenuti può offrire un’idea chiara su cosa si sta eventualmente sbagliando e capire dove cambiare.

Ci sono molti strumenti per farlo: molti sono a pagamento, mentre altri sono gratuiti e pronti a offrire una serie di dati per avviare la propria analisi. Oggi vogliamo consigliarne quattro.

Fanpage Karma, per il confronto diretto

Fanpage Karma è lo strumento ideale per paragonare le metriche della vostra pagina Facebook con quelle di un concorrente, ma non demordete: se avete bisogno di analizzare i dati di altre piattaforme social, si occuperà anche di Twitter, Google+, Instagram, Youtube e Pinterest.

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Il piano gratuito offre un’analisi dettagliata dei precedenti 90 giorni e un pannello di controllo che offrirà dati come: engagement (anche in base a giorno e ora), tasso dicrescita, parole chiave, lunghezza dei post, frequenza di aggiornamento, popolarità, e molti altri.

L’interfaccia crea automaticamente tabelle e grafici per visualizzare con facilità debolezze e punti di forza della propria pagina; con qualche click è poi possibile approfondire per scoprire cosa cambiare.

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LikeAlyzer, un check-up per le pagine

LikeAlyzer sottopone qualsiasi pagina Facebook a un rapido controllo per conoscerne lo stato di salute. Lo strumento è usato soprattutto perché non richiede l’accesso agli Insights per fare il suo lavoro.

Anche se non offre un paragone diretto come Fanpage Karma, i dati sono facili da esportare, e basterà incollarli su una presentazione per costruirsi un confronto su misura.

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Inoltre la piattaforma dispone di un sistema di punteggi che valuta ogni pagina con un numero da 1 a 100 per dare un’idea ben precisa di chi va meglio nel settore. Vengono anche offerti consigli per migliorare il punteggio della propria pagina.

Un consiglio: fate periodicamente un salto su LikeAlyzer e date un’occhiata al vostro punteggio. Potrebbe bastare quel numerino a farvi capire se state andando bene e se nell’ultimo periodo c’è stato un calo di prestazioni.

Klear, per trovare gli influencer

Klear (ex Twtrland) svolge un doppio compito: aiuta a identificare gli influencer e offre qualche dato per l’analisi.

La funzione dedicata agli influencer permette di cercarne in base alla posizione geografica o alle competenze, mostrando poi le informazioni principali di ciascuno di essi.

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Tra i dati più interessanti offerti dall’analisi del proprio account troviamo informazioni più precise sui follower (età, sesso, interessi, posizione) e chi tra loro ha un alto livello d’influenza legato al brand.

Twitonomy: Twitter non avrà più segreti

Twitonomy è uno dei più potenti strumenti dedicati a Twitter. Basta loggarsi con le proprie credenziali e concedere l’accesso alla piattaforma affinché lo strumento avvii la sua analisi.

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Verranno esaminati qualche migliaio di tweet per generare metriche come media di tweet giornalieri, numero di retweet, chi ha interagito di più con il profilo, menzioni e hashtag con maggior engagement.

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Twitonomy permette inoltre di scoprire quali utenti interagiscono maggiormente con il profilo – e parlano del brand – dando la possibilità di mettere in piedi una strategia legata agli influencer.

Per concludere

Ora che conoscete gli strumenti del mestiere non vi resta che iniziare a utilizzarli. Dopo una breve fase di apprendimento imparerete a conoscere meglio i vostri punti forti e quelli deboli, per potenziare le vostre strategie e ottenere risultati migliori.

E voi, conoscete altri strumenti utili? Fatecelo sapere nei commenti!

Twitter Contest

Twitter: come creare contest di successo per i follower

Twitter Contest

Come attirare i propri followers? Se il 2016 appena iniziato vi ha già messo addosso una certa ansia da prestazione, oggi come piatto forte, parliamo di come creare ottimi ed efficaci contest su Twitter per aumentare l’engagement con i vostri seguaci e soprattutto attirare nuovi follower.

Una dinamica, quella di contest a premi e non, che funziona molto bene ed è molto utilizzata su Facebook e Instagram. Anche con Twitter, che forse meno degli altri social si presta alla creazione di contest, è possibile attrarre follower dando spazio a espedienti creativi.

Perché proprio un contest potrebbe essere utile sul microblogging per eccellenza? Innanzitutto perché è un ottimo modo per creare buzz positivo tra i propri follower ma sopratutto per acquisire nuovi contatti, proponendo contenuti interessanti e creativi. Ma vediamo cosa tenere bene a mente per creare contest vincenti su twitter.

LEGGI ANCHE: I segreti di Twitter per le PMI…svelati da Twitter

1.Stabilisci un obiettivo chiaro

Questa regola vale un po’ per tutti i contest realizzati per i diversi social network, ma su Twitter ha una valenza ancora più forte data la facile dispersione dei contenuti. Stabilite da subito cosa volete ottenere con il contest. Ad esempio, si potrebbe voler aumentare il traffico al sito web o raccogliere contatti e dati di archivio dei vostri follower per future iniziative. O semplicemente, ma non di meno conto, volete aumentare il numero di follower o generare più menzioni. Qualunque sia il vostro scopo, tenetelo bene a mente prima di far partire il contest.

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2. Scegli il premio del contest

I contest che mettono in palio un premio finale sono quelli più seguiti non c’è nulla da fare. La ricompensa invoglia la partecipazione. Scegli qualcosa che sia appettibile per i tuoi follower e soprattutto che possa invogliare chi ancora non ti segue a seguirti. Un trucco interessante? Collabora con altri brand alla realizzazione del contest e metti in palio qualcosa che vi accomuna, in questo modo hai la possibilità di entrare in contatto anche con il bacino di followers dell’altro brand.

3. Stabilisci la tipologia di contest

Sfrutta le caratteristiche e i punti di forza di Twitter. 140 caratteri? Vince chi esprime meglio un concetto nel minor numero di caratteri. Oppure crea il miglior micro contenuto contenente l’hashtag di riferimento. O ancora, vince il tweet, contenente l’hashtag di riferimento, che raggiunge il più alto numero di retweet (Retweet to win). Come puoi vedere Twitter si presta molto bene ad organizzare contest divertenti e soprattutto a forte impatto virale. La parola d’ordine è creatività.

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4. Crea un Hashtag ufficiale

Su Twitter l’hashtag è di norma vitale, figuriamoci nel caso di un contest. Crea quindi un hashtag ufficiale del contest che tutti dovranno utilizzare per partecipare, oltre ad una pubblicità virale l’hashtag ti permetterà di tenere tutto sotto controllo evitando di perderti i tweet dei partecipanti. Usa anche hashtag come #WIN , #giveaway e #Competition perché nel flusso di notizie attirano l’attenzione.

5. Analizza i risultati

Soddisfatto del tuo contest? È ora di dare un’occhiata ai risultati ottenuti e individuare i margini di miglioramento. Monitora la prestazione del tuo operato. Controlla l’andamento dell’hashtag e il numero di nuovi follower o di iscritti al sito, in base al tuo obiettivo iniziale.

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Cosa ne pensi? Sei pronto a creare un contest d successo su twitter? Se lo hai già sperimentato, quali sono stati i risultati? Condivi con noi la tua esperienza, lasciando un commento.

8 estensioni Chrome di cui non potrai più fare a meno

Google è ormai un grande ecosistema, e il browser Chrome lo rispecchia in tutto e per tutto: grazie alle estensione, infatti, è possibile vivere il web in maniera innovativa e iper-connessa – oltre che risolvere piccoli problemi pratici con il pc.

Facile a dirsi, meno a farsi: ma quali sono le migliori estensioni da installare? Per liberarti dall’impasse te ne suggerisco 8, raccomandate da Mashable.

1 – Accelerare il pc

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Lavorando al computer per tante ore, come noi digital addicted della sezione Tech di Ninja Marketing siamo soliti fare, capita che le performance della macchina rallentino ed ecco che entra in gioco The Great Suspender. Un’ancora di salvezza che installata permette di sospendere le schede non utilizzate dopo un periodo di tempo specificato dall’utente, ottenendo quindi un risparmio di RAM prezioso. Se hai un pc con almeno 4 GB di RAM, The Great Suspender accelererà la tua vita!

2 – Password? No problem!

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Navigando sul web siamo costantemente inondati da accessi e richieste di password, ma ricordarle tutte è un vero e proprio problema. No problem, ad aiutarti arriva LastPass che con una master password da te scelta memorizza in maniera automatica tutte le password e permette l’accesso agli account… senza sforzare ogni volta la tua memoria.

3 – Essere sempre aggiornati

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Con la morte di Google Reader nel 2013, Feedly è rapidamente diventato uno dei migliori sostituti di Reader. Per i ‘drogati’ di notizie e per chi ha bisogno di essere sempre aggiornato su un particolare argomento, Feedly è l’estensione da installare senza se e senza ma!

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4 – La Grammatica… questa sconosciuta!

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Se quando scrivi ti capita spesso di commettere errori di ortografia, Grammarly è l’estensione che non puoi non avere! Inoltre offre consigli di controllo ortografico e grammaticale contestuali evitandoti decine di figuracce. Se sei disposto a pagare un abbonamento premium a Grammarly, potrai usufruire di un vocabolario migliore e verificare casi di plagio.

5 – Una pausa dalla pubblicità

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Stando molte ore al pc, spesso e poco volentieri, sarai vittima dell’adv. Ma abbassare il volume non è la soluzione migliore. Ecco quindi che ti consigliamo di installare UBlock Origin. L’estensione non è la più famosa per il blocco della pubblicità, ma quella che occupa meno spazio e permette agli utenti di specificare i siti dove bloccare gli annunci.

6 – Navigare in sicurezza

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Per coloro che apprezzano la sicurezza, HTTPS Everywhere è un must-install. L’estensione, creata dalla Electronic Frontier Foundation, trasforma ogni sito web HTTP in una connessione HTTPS, molto più sicura.

7 – Le giuste offerte online

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Hai mai il sospetto di non ricevere le migliori offerte di shopping online? Miele risolve il problema! L’estensione controlla i negozi online e cerca automaticamente codici promozionali, permettendoti di risparmiare molto denaro!

8 – “Dopo lo leggo”

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Quante volte, navigando online, ti capita di dire “Questo dopo lo leggo” e poi di non riuscire più a trovare l’articolo in questione? Per ovviare al problema puoi installare Save to pocket e cliccarci sopra quando incontrerai l’articolo che vi interessa.

Allora, hai già scelto quale sarà la prima tra le 8 estensioni che installerete per essere dei veri Guerrieri del web? 😉

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Il vero principe azzurro è sobrio: parola di Heineken

Messaggio a tutti i ninja lettori di sesso maschile: se fra voi si nasconde qualche olimpionico consumatore di drink, si metta all’ ascolto, perché è forse arrivato lo spot che potrebbe redimerlo per sempre. Se a nulla è servito mettervi a conoscenza dei rischi per la salute e la sicurezza stradale connessi all’alcool, sappiate che rischiate anche di non fare più incontri romantici. Parola di Heineken e Publicis Italia.

L’azienda olandese ha appena rilasciato l’ultimo commercial della sua pluriennale campagna che, con toni e narrazioni mai banali e sempre al passo coi tempi, cerca di sensibilizzare i giovani ad un consumo responsabile di alcool. “Moderate Drinkers Wanted” si rivolge in particolare al pubblico femminile, rendendolo protagonista assoluto di questo spot-musical sulle note di “Holding Out for a Hero” di Bonnie Tyler.

Giovani donne, infuriate e frustate, abbandonano i locali dove i loro partner giacciono sfiniti e sconfitti da qualche drink di troppo, e pure buttati fuori dagli addetti alla sicurezza. Scelgono mezzi di trasporto sicuri come taxi e metro, tornano a casa mentre cantano sulle note della hit degli anni ’80. Una bella inversione di ruoli rispetto al videoclip originale del brano, in cui la donzella di torno (appunto la Tyler) veniva salvata da un principe-cowboy bianco!

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Nel corso degli anni la comunicazione istituzionale di Heineken ha sempre raccolto giudizi entusiasti da parte sia di pubblico che critica, la quale ha in più occasioni elogiato la scelta coraggiosa del brand di responsabilizzare il pubblico su un uso moderato del suo stesso prodotto. 

Un contro è, vale la pena ribadirlo, aggiungere in sovraimpressione un distratto e tutto sommato poco impegnativo disclaimer “Bevi responsabilmente“, ma tutt’altra storia è decidere di concludere uno spot mostrando un giovane che rifiuta una fresca bottiglia di Heineken.

Sul sito del brand leggiamo:

In qualità di uno dei produttori di birra più conosciuti al mondo, abbiamo il dovere di utilizzare i nostri brand per comunicare l’importanza del consumo responsabile di birra. Abbiamo usata la creatività propria del marchio Heineken® per affrontare il tema della moderazione in una maniera moderna e rilevante. Mostrando comportamenti positivi anziché criticare quelli negativi, crediamo di poter aiutare a modificare le abitudini di consumo”.

Heineken dichiara di aver optato per questa idea dopo aver rilevato una tendenza apparentemente già viva e crescente verso la riduzione del consumo di alcool da parte dei più giovani. Secondo una ricerca effettuata da Canvas8 per conto della stessa azienda olandese, risulta infatti che:

  • il 69% degli intervistati sceglie di bere responsabilmente per evitare la perdita di controllo e lucidità;
  • il 36% è stato vittima di insulti e scherno dopo la pubblicazione online di foto che li ritraevano ubriachi;
  • gusto (41%) e qualità (32%) sono le priorità nella scelta di un drink alcolico;
  • nella scelta il prezzo ha più importanza del grado alcolico, rispettivamente per il 19% contro solo il 4%;
  • il 75% dei millenial limita il consumo la gran parte delle volte;
  • più della metà degli intervistati dichiara di rispettare la scelta di chi non vuole bere senza fare pressioni.

Ecco qui il video “Moderate Drinkers Wanted“.

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Il packaging è la tua passione? Partecipa a OneMorePack

OneMorePack è il primo premio italiano di creative packaging design. Il premio è giunto alla terza edizione ed è indetto da Grafica Metelliana SpA, storica industria grafica di Cava de’ Tirreni, con la finalità di individuare o promuovere i migliori packaging realizzati sul mercato italiano.

Sono due le competizioni che compongono il premio, dedicate rispettivamente a professionisti e studenti. OneMorePack è rivolto a graphic designer, agenzie di comunicazione e aziende, che possono concorrere con uno o più lavori per le categorie Food&Beverage, No Food, Visual, Label.

Quattro sono invece le menzioni assegnate: Funzionalità, Comunicazione, Innovazione, Sostenibilità.

Alla competizione riservata ai professionisti si affianca quella per gli studenti, rivolta ai ragazzi di età compresa tra i 18 e 27 anni iscritti almeno al primo anno di un Istituto Superiore e di un’Università con indirizzo design.

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È nel corso dell’edizione di questo 2015, la seconda, che gli organizzatori hanno scelto di inserire anche la categoria per giovani, con la volontà di scovare i talenti del settore tra gli studenti delle Università e degli Istituti Superiori di design: a loro è stato chiesto di progettare un sistema di packaging per tre formati di pasta, la soluzione cartotecnica, l’individuazione dei supporti, il progetto grafico, l’applicazione alla linea di prodotto e le informazioni sul prodotto, in linea con il tema “Nutrire il pianeta, energia per la vita” di Expo 2015.

A partire dal 7 gennaio 2016 è possibile inviare le vostre domande di partecipazione alla terza edizione di OneMorePack, entro il termine ultimo del 31 marzo 2016.

Ecco invece i premi in palio:

  • 1° classificato di ogni categoria Professionisti e 4 menzioni: un weekend presso una località turistica italiana;
  • 1° classificato Studenti: stage della durata di 3 mesi;
  • 2° e 3° classificato Studenti: gadget tecnologico.

Collegatevi subito a graficametelliana.it per tutti i dettagli, il regolamento e le schede di iscrizione.

Il valore dei brand: la classifica Forbes 2015

Il valore dei brand: la classifica Forbes 2015

Forbes ha pubblicato la classifica dei 100 brand più redditizi, stilata in base ai guadagni degli stessi negli ultimi tre anni e con la condizione di avere una presenza globale che includa gli Stati Uniti.

Per questo motivo dalla lista sono esclusi grossi nomi come il gigante cinese Trecent e la multinazionale della telefonia Vodafone, ben conosciuta in Italia.

Per ottenere il risultato finale, è stato infine applicato un particolare moltiplicatore che tenesse conto dei prezzi medi e del ruolo più o meno centrale che i brand giocano nei rispettivi settori.

Per dirla con un esempio, si è tenuto conto del fatto che, nel prenotare un volo di linea, il prezzo è una variabile fondamentale, mentre nell’acquisto di un’auto di lusso è spesso il nome dietro al veicolo a fare la differenza.

In questa top 100 sono presenti brand provenienti da 15 Paesi, tra cui spiccano U.S., Germania, Giappone e Francia, coinvolgendo 20 settori commerciali.

Non stupisce che a fare la parte del leone sia la tecnologia, che si impone con 15 presenze, delle quali metà nella top 20. Seguono a ruota l’automotive e la grande famiglia dei beni di consumo (imballati), entrambi con 13 nominativi.

Andando oltre le posizioni in classifica, notevoli sono gli aumenti percentuali di Facebook (+54%), Amazon (+32%) e Disney (+26%) rispetto alla precedente edizione. Record negativi invece per Adidas (-14%) e Danone (-13%).

Tech brand for the win

Il valore dei brand: la classifica Forbes 2015

Vale la pena soffermarsi sulle prime posizioni, che ci offrono lo spaccato di un mondo dove anche un brand solido come Coca Cola (#4) deve cedere il passo al giro d’affari legato alla tecnologia.

Per quanto giochi in casa, il risultato di Apple (#1) rimane significativo, quotandosi il doppio rispetto al secondo classificato, Microsoft (#2).

Un simile risultato racchiude una tecnologia che ha saputo rivoluzionare il mercato di smartphone, tablet, e musica digitale, un design sempre di tendenza e un valore percepito che garantisce una fedeltà dei consumatori sempre al top.

Agli addetti ai lavori non sfugge inoltre la tenuta di valore del marchio nonostante il passaggio di consegne tra Steve Jobs e Tim Cook: la brand promise è sopravvissuta egregiamente all’uscita di scena del guru della Mela, continuando a generare un circolo virtuoso che si auto-alimenta. Nell’ultimo anno, Apple ha investito infatti “solamente” 1.2 miliardi di dollari in pubblicità, a fronte dei 4 miliardi di Samsung (#7), il suo più agguerrito concorrente nel settore mobile.

Da basi diametralmente opposte nasce la piazza d’onore di Microsoft, che da anni fa i conti con l’insoddisfazione degli utenti e la cattiva pubblicità. La svolta si racchiude nel lancio di Windows 10, release gratuita presentata dalle parole del CEO Satya Nadella: “Vogliamo passare da persone che hanno bisogno di Windows a persone che lo scelgono, che lo amano”.

Leggi anche: Windows 10: tutte le novità della nuova generazione di Windows

Se una lezione può essere tratta da questa classifica, è senza dubbio quella di non dormire sugli allori. Nel mercato contemporaneo, ogni vantaggio deve essere conquistato e coltivato: seguire l’innovazione, dunque, ma mantenere saldi brand identity e brand value, per comunicarli al target con lo scopo di rassicurarlo, interessarlo e stupirlo. Raggiunto quest’ultimo passo, resettare e ricominciare.

La classifica completa, unitamente alle pagine di approfondimento legate ai singoli brand, è disponibile sul sito di Forbes.

La Y-Generation ha una marcia in più. Anzi, cinque

Ogni generazione ha i suoi punti di forza e di debolezza, ma i Millennial hanno una marcia in più, che li avvantaggia, sul posto di lavoro e nella vita, rispetto ai loro colleghi più maturi.

Qui ci sono 5 vantaggi specifici che rendono la generazione Y la più preparata, combattiva e capace di sempre.

 

1. Elevata competenza tecnologica

y-generation, digital native

I millennial, grazie alla più recente data di nascita, hanno generalmente un’ottima e innata dimestichezza con la tecnologia. Sono i cosiddetti digital native, in quanto sono nati e cresciuti insieme alla moderna tecnologia.

Hanno skill di partenza superiori ai loro colleghi più adulti e, inoltre, a parità di conoscenza, imparano più in fretta a usare software, applicazioni e hardware mai utilizzati prima. Usare photoshop? Dategli due giorni di tempo e un manuale.

La velocità di assorbimento del know-how tecnologico da parte dei millennials è qualcosa che non può assolutamente essere ignorato.

2. Livello di istruzione più elevato

y-generation, master degree

In comparazione con qualsiasi generazione del passato la y-generation è indubbiamente la più istruita della storia. Negli Stati Uniti, ad esempio, dal 1987 a oggi c’è stato un incremento dell’80% del numero dei laureati in specialistica.

Questo continuo e deciso progresso formativo porrà inevitabilmente le basi per un ulteriore miglioramento del livello di istruzione nel futuro, in quanto le nuove generazioni sono da sempre più e meglio istruite rispetto a quelle precedenti.

3. Sfida alle strutture aziendali tradizionali

y-generation, new ways of working

I millennial, con il loro approccio creativo e la loro costante necessità e ricerca di cambiamento e innovazione, sono pronti a mettere in discussione le tradizionali modalità organizzative delle aziende occidentali. Sono pronti a ripensare completamente le strutture decisionali e di comando, che vorrebbero più snelle e a contatto diretto con il middle-management e con i dipendenti.

I millennial rifiutano le organizzazioni gerarchicamente piramidali e cercano di andare oltre questo tipo di impostazione, considerandola superata in quanto improduttiva.

4. Multitasking

y-generation, multitasking

L’attitudine, innata nei Millennial, di riuscire a seguire e a portare avanti più attività contemporaneamente. Assoluta normalità per i più giovani, maledizione per i più maturi che la interpretano come un’incapacità di concentrarsi su un unico processo alla volta.

È tuttavia innegabile che, in un mondo del lavoro sempre più running come quello attuale, questa particolare capacità non possa che essere un dono da sfruttare e da imitare, molto più che un atteggiamento da schernire.

5. Assenza di autocompiacimento

y-generation, ambition

Differentemente dalle generazioni precedenti, che fissavano degli obiettivi e si fermavano dopo averli raggiunti, i millennials hanno un approccio differenti. La loro generazione cerca di migliorarsi costantemente e, dopo aver raggiunto un traguardo, ne fissano immediatamente un altro più ambizioso.

Anche se persino questo atteggiamento è posto a volte sotto accusa dalle generazioni più anziane, è innegabile che questa continua sete di miglioramento e di successo li porterà molto lontano.

Come si muoverà il mercato dell’advertising nel 2016

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Quali saranno gli scenari futuri che interesseranno il mondo dell’advertising?

Magna Global, la strategic global media unit del gruppo IPG Mediabrands, ha rilasciato negli scorsi giorni l’ultima edizione del report relativo alle previsioni del mercato della pubblicità per il 2016.

Nel suo rapporto sul mercato della pubblicità globale, Magna Global ha previsto che nel 2016 il mercato mondiale dell’advertising crescerà grazie alla stabilizzazione dell’economia e alla spesa incrementale generata da eventi non ricorrenti, come le elezioni negli Stati Uniti, gli Europei di calcio e le Olimpiadi in Brasile.
La crescita relativa alla vendita di spazi pubblicitari è stimata al +4,6% per un totale di 536 miliardi di dollari.

In Italia, nel 2016, la crescita dei media digitali e la ripresa delle tariffe tv incideranno positivamente sulla spesa riguardante la voce pubblicità: +2,4%.

Scopriamo ora insieme quali saranno i principali trend e i paesi interessati, nell’ormai imminente 2016.

#Focus Europa Occidentale: +2,5% per il 2016

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Nel 2015 in Europa Occidentale i ricavi pubblicitari sono cresciuti per il secondo anno consecutivo (+2,9%) per un totale di 110 miliardi di dollari. La crescita più forte è stata registrata nel Regno Unito (+6,4%) e in Spagna (+8,8%), dove la spesa relativa alla televisione e ai media digitali continua a crescere.

Altri mercati di grandi dimensioni come la Germania e l’Olanda sono cresciuti moderatamente (rispettivamente +2% e +3%), mentre l’Italia e la Francia restano sostanzialmente fermi.

Il Regno Unito ha superato la Germania per diventare il più grande mercato europeo relativo agli annunci pubblicitari e il quarto più grande mercato pubblicitario al mondo, dopo gli USA, la Cina e il Giappone.

Nel 2016 il mercato europeo trarrà beneficio dell’evento della Coppa UEFA, ospitata in Francia, che dovrebbe guidare la crescita della spesa relativa al mercato adv.
Secondo le previsioni, i ricavi pubblicitari aumenteranno del +2,5% ($113,4 miliardi).

Ancora una volta il Regno Unito, la Spagna e la Germania saranno i maggiori protagonisti della ripresa.

LEGGI ANCHE: La prima guida italiana ai salari creative e tech

#Focus Italia: crescita del +2,4% per il 2016

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Secondo le stime Magna Global, le concessionarie pubblicitarie italiane hanno aumentato le vendite del +1,2% nel 2015, dato pari a 7 miliardi di euro, mostrando una stabilizzazione dopo quattro anni consecutivi in negativo.

Quest’anno, la categoria dei media digitali ha registrato la crescita più rapida (+8%), mentre i ricavi dell’out-of-home sono cresciuti del 9% grazie a Expo Milano. Anche la radio ha avuto un anno positivo +8%, mentre non si può dire lo stesso per le vendite stampa che hanno un registrato un calo del 6%. I ricavi pubblicitari sono diminuiti anche per la tv (-0,8%), un dato che si conferma negativo per il quinto anno consecutivo.

Per il 2016 si prevede una situazione di miglioramento per l’advertising nel nostro Paese, grazie a un crescita complessiva delle vendite stimata intorno al +2,4%, guidata da una ripresa delle tariffe televisive (+2,1%) e dei media digitali (+8%).
I ricavi relativi al mezzo stampa, invece, continueranno a diminuire (-5%). La radio registrerà una crescita moderata (+1,6%), mentre l’affissione diminuirà rispetto ai dati registrati in occasione di Expo (-2,5%).

#Focus sul Digital: il Digital supererà la tv entro il 2017

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L’universo del digital advertising rappresenta la forza motrice per lo sviluppo del mercato pubblicitario.

Le vendite relative ai mezzi pubblicitari digitali sono cresciute del +17% (160 miliardi di dollari) a livello globale nel 2015. Ci si aspetta una crescita importante anche per il 2016 (+13,5%) trainata dalla pubblicità su mezzi mobile (+42%), formati video (+35%) e formati social (+31%), mentre la vendita di formati banner sarà ristagnante (-2%) a causa del blocco dell’adv e la concorrenza di altri formati.

I ricavi digitali globali raggiungeranno una quota di mercato pari al 38% entro la fine del 2017, superando la tv (37%). Il formato digitale è destinato ad essere il primo media entro il 2017, un anno in anticipo rispetto alle stime precedenti.

La pubblicità mobile rappresenta ad oggi il 33% della pubblicità digitale totale e raggiungerà il 55% entro il 2018, a seguito del rapido cambiamento nelle strategie di utilizzo dei media digitali e della loro pianificazione.

Marketing funnel: sei errori da non fare

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I marketing funnel sono l’ingrediente base di una strategia di vendita di successo. No, non stiamo parlando di una nuova tecnologia magica che ipnotizza i clienti portandoli sul tuo sito e facendoli acquistare, ma di una serie di azioni mirate che ti permettono di raggiungere l’obiettivo.

Che cosa è un marketing funnel?

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Letteralmente in inglese significa imbuto e nell’ambito del marketing puoi trovare questa parola associata a tante altre, sales funnel, purchase funnel e conversion funnel, questo perché ne esistono di moltissimi tipi.

In generale si potrebbe parlare di funnel per ogni sito web, ma è più corretto indicare con questo nome quelle pagine che mirano a trasformare un semplice visitatore in un cliente, quindi eCommerce e landing page.

Come stavamo dicendo, nell’ambito marketing e vendita, si possono e si dovrebbero creare funnel diversi per ogni business, target, prodotto e servizio. Questo per essere sicuri di raggiungere le persone giuste e attrarre solo chi è davvero interessato all’acquisto. Per riuscirci niente deve essere lasciato al caso e il percorso (imbuto) oltre ad essere studiato nel dettaglio, deve essere tracciato e monitorato.

Come realizzare un marketing funnel di successo evitando sei gravi errori

Non conta in che settore operi, qual è il prodotto o il servizio che vendi. Questi sei errori sono universalmente applicabili e appena li correggerai, noterai subito la differenza nei risultati.

Rendere difficile l’acquisto

Marketing funnel: sei errori da non fare

La risposta giusta è semplifica! Insomma, sembra un controsenso, ma quante volte sei entrato su un sito con la ferma intenzione di fare un acquisto e poi ti è passata la voglia perché non era accettata la carta di credito o dovevi compilare un numero infinito di caselle con i tuoi dati? Possono essere diversi gli ostacoli che si frappongono tra il consumatore e la transazione:

  • Troppi campi da compilare
  • Cattiva usabilità del sito
  • Intoppi con il sistema di pagamento
  • Caricamento lento

Focalizzarsi troppo sull’acquisire nuovi clienti

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Piuttosto che concentrare tutti i tuoi sforzi cercando di raggiungere nuovi consumatori, dovresti puntare su quelli che hai già. Ricordati che avere dei clienti soddisfatti che continuano a comprare presso di te significa creare un passaparola positivo.

Non massimizzare le vendite durante il processo di vendita stesso

Marketing funnel: sei errori da non fare

Più semplice, più veloce e meglio sono i tre termini da tenere a mente quando offri un secondo prodotto ai clienti che stanno acquistando presso di te.

Facciamo un esempio: se vendi un attrezzo per scolpire i muscoli, allora puoi proporre anche un corso in dvd in cui un personal trainer ti spiega gli esercizi per ottenere il massimo risultato dall’attrezzo. Per farlo, non aspettare che il processo di vendita sia concluso, ma offriglielo assieme al primo prodotto, magari ad un prezzo speciale.

Usare solo canali online per la tua strategia di marketing

Marketing funnel: sei errori da non fare

Puntare tutta la tua strategia di marketing sui canali online può essere limitante. Oggi, su internet i consumatori hanno molte distrazioni e possono essere difficili da raggiungere. Per far crescere il tuo business punta anche sui canali offline. Un buon mix è una strategia vincente per farti notare anche da chi sul web ti ignora.

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Non segmentare il tuo target

Marketing funnel: sei errori da non fare

Quante volte ti è capitato di ricevere una mail da un’azienda a cui non eri interessato? Pensa che puoi sortire lo stesso effetto se invii newsletter senza segmentare prima i contatti. Se, invece, raggruppi i tuoi lead in base a caratteristiche comuni (interessi, dati demografici, sezioni visitate sul sito), sarai in grado di indirizzare comunicazioni più mirate.

Non introdurre le continuity offer

Marketing funnel: sei errori da non fare

Ovvero quei piani promozionali a medio-lungo termine che ti garantiscono un’entrata fissa dai consumatori iscritti, in cambio di sconti. Un esempio? Il programma frequent flyer delle compagnie aeree o la tessera punti del supermercato.

E adesso metti tutto assieme e completa la checklist del tuo business.