H&M festeggia il Natale con lo spot diretto da Wes Anderson

Anche H&M si aggiunge alla lista dei brand che, da qualche anno a questa parte, competono per il web film di Natale più bello, maestoso, e ovviamente condiviso. L’azienda svedese ha collaborato quest’anno con uno dei più talentuosi registi dei nostri tempi: il regista di “Come Together” è infatti Wes Anderson, regista culto con alle spalle già diverse direzioni di fashion film (tra cui Castello Cavalcanti di Prada).

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“Come Together” vede anche la preziosa partecipazione di Adrien Brody, che interpreta il capotreno del convoglio all’interno del quale si svolge questa magica storia dall’atmosfera tipicamente andersiana. I protagonisti dello spot sono dei viaggiatori in viaggio verso casa in occasione delle festività, ma il loro percorso subisce un lungo ritardo a causa delle avverse condizioni atmosferiche. Sarà quindi il capotreno ad assicurarsi che i viaggiatori, sebbene estranei l’uno all’altro, possano comunque immergersi nel meritato clima natalizio e festeggiare assieme.

Lo stile unico di Wes Anderson, fatto di simmetrie perfette e colori pastello, si adatta incredibilmente bene all’immagine di H&M, i cui prodotti sono rivolti ad un pubblico prevalentemente giovane.

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H&M festeggia il Natale con lo spot diretto da Wes Anderson

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La fruizione del video è particolarmente intrigante sul sito ufficiale di H&M, in cui lo spettatore può godere a pieno delle piccole perle scenografiche costruite ad hoc da Anderson.

H&M festeggia il Natale con lo spot diretto da Wes Anderson

https://www.youtube.com/watch?v=VDinoNRC49c

Best Practices: il premio, l’hackathon e tutti i numeri dell’innovazione

52 stratup, 35 aziende, 14 case history, 80 partner. Sono questi i numeri commentati oggi durante la conferenza stampa di presentazione del Premio Best Practices per l’Innovazione.

Ma non solo, perché in occasione dell’evento finale che si terrà a Salerno l’1 e 2 dicembre presso la nuova stazione marittima a partire dalle ore 9.00, è previsto anche un hackathon che coinvolgerà oltre 40 studenti di cinque Istituti Superiori della provincia di Salerno.

L’obiettivo è quello di creare un ponte tra aziende, startup e mondo della scuola, anche in ottica di “buone pratiche” sui temi dell’alternanza scuola lavoro e sulla diffusione della cultura dell’innovazione.

Premio Best Practices per l'innovazione

 

Premio Best Practices: un ecosistema dell’Innovazione

Nel corso degli anni il Premio Best Practices ha contribuito a creare un vero e proprio ecosistema dell’innovazione, in grado di proporsi anche sul mercato internazionale, con tre missioni in California, due delle quali in Silicon Valley.

A partire dal 2006 ha ascoltato e dato voce a circa 900 storie di innovazione, provenienti da tutta Italia, condividendone le sfide, l’entusiasmo, le gioie e i successi, con l’obiettivo di diffondere la cultura dell’innovazione partendo dal “basso” e passando per il racconto e la condivisione di esperienze, visioni e buone pratiche.

Il X Premio Best Practices per l’Innovazione, nato su iniziativa del Gruppo Servizi Innovativi e Tecnologici di Confindustria Salerno, si rivolge ad aziende di servizi, imprese manifatturiere, fondazioni, spin-off accademici, individui o team e startup.

L'1 e 2 dicembre aziende, imprenditori e startup si incontrano alla Stazione Marittima di Salerno per l'evento conclusivo del X Premio Best Practices per l’Innovazione

Cosa significa innovazione?

Ogni comportamento nuovo, che porta a cambiamenti significativi in termini di prodotto, processo, organizzazione, metodologie, approccio sociale può essere considerato innovativo. Ed è da questa considerazione che parte l’iniziativa

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Basato sull’Open Innovation, il Premio Best Practices punta a una contaminazione di idee e know-how tra imprese, spin-off, startup, mondo della ricerca e big player dell’innovazione, potendo contare, inoltre, su uno stretto raccordo con agenzie di sviluppo, operatori e società di business scouting, business angel, venture capital, sistema bancario, fondi di private equity, piattaforme di crowdfunding, incubatori ed acceleratori.

Durante le due giornate di evento finale i partecipanti presenteranno la propria case history a imprenditori, influencer e investitori, per sviluppare relazioni all’interno del networking del Premio.

Da oggi, e fino alle ore 19 del 2 dicembre, sarà possibile votare il proprio progetto preferito sul sito di Best Practices, mentre la manifestazione sarà trasmessa integralmente in diretta sulla pagina Facebook e sul canale You Tube.

Carlo Petito Ceo più giovane Chameleon

Carlo Petito, il ragazzo di 21 anni che sta conquistando l’industria del Native Advertising

Dublino, Milano e Parigi. Sono queste le sedi di Chameleon, startup ad tech specializzata in Native Advertising che sta vivendo una incredibile crescita e che può vantare uno dei co-fondatori, Carlo Petito, più giovani del panorama business italiano.

La sua storia ha incuriosito ed è diventata un esempio di ispirazione: quando i coetanei, a 16 anni, andavano in discoteca lui creava la sua prima piattaforma di affiliazione e generava fino a 40k al mese.

Non ho mai spiegato nemmeno ai miei amici o insegnanti quello che stavo facendo. Ho mantenuto questo progetto privato – anche se ho dovuto dire ai miei genitori tutto ad un certo punto poiché iniziavano ad essere preoccupati dalla quantità di soldi che stavo generando, non sapendo da dove esattamente provenissero!”.

Carlo Petito, una storia di curiosità e iniziativa imprenditoriale

Carlo Petito Ceo più giovane Chameleon

Nella sua biografia il giovanissimo CEO napoletano spiega come ha iniziato e quali tappe l’hanno portato, oggi, ad essere uno dei più promettenti imprenditori italiani.

A 14 anni, dopo aver ricevuto il primo pc, anziché cominciare a scaricare film, musica e videogame, l’ha smontato per capire il funzionamento dell’hardware e di internet.

Divorava libri, video online e articoli per conoscere nel dettaglio il dietro le quinte della tecnologia e con queste nuove conoscenze è arrivato anche il desiderio di condividere la sua passione e cercare di guadagnare da ciò che aveva imparato.

Il mondo della pubblicità gli sembrava il più adatto a guadagnare esplorando nuove culture, viaggiando e realizzando una vera carriera.

Quasi senza sapere come funzioni il mercato della pubblicità digitale, scopre una società online che paga una fee a chiunque sia in grado di generare download per i loro prodotti.

Nasce così l’idea di costruire la sua tecnologia per migliorare i download di questi prodotti sul suo sito. Un’idea che ha subito funzionato, generando poi una vera e propria rete di performance affiliation comprendente anche nuovi editori.

L’esplosione del Native Advertising ha fatto il resto, dato che Carlo Petito era già pronto a rispondere a questa nuova tendenza.

“Chameleon oggi conta 14 giovani dipendenti distribuiti tra Irlanda e Italia e siamo in rapida crescita. Nei primi 12 mesi di attività abbiamo già iniziato a produrre utili generando oltre 120 miliardi di impression per i nostri clienti”.

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Chameleon: una startup in crescita per rispondere alle esigenze del Native Advertising

Carlo Petito, ecco chi è il giovanissimo CEO di Chameleon

La nuova tappa della carriera di Carlo, e dei suoi co-fondatori Roy Bellingan e Ruben Amoruso, è una società di software specializzata in native advertising che offre agli editori digitali una piattaforma SaaS e Ad Server per vendere, distribuire e gestire direttamente i propri formati e campagne di Native Advertising.

Headquarter a Dublino, una sede francese che sarà operativa dall’inizio di dicembre e che farà da apripista per le attività francofone.

Forti gli investimenti previsti anche in Italia, con l’obiettivo di costruire un solido apparato commerciale.

Chameleon dopo solo un anno di attività conta già oltre oltre 100 clienti nel mondo, tra cui Subito.it, Peugeot, Philips, Vodafone, FIAT, Secret Escapes e molti altri, offrendo agli editori digitali la possibilità di vendere, distribuire e gestire direttamente i propri formati e campagne di Native Advertising.

UPDATE: Una versione precedente di questo articolo segnalava Roma tra le sedi di Chamaleon.

Facebook limita l’uso delle reactions nei sondaggi in live streaming?

La settimana scorsa abbiamo pubblicato un post (che sarebbe continuato questa settimana) sul come fare sondaggi in live streaming usando le reactions di Facebook: tema di questa settimana, sarebbe stato i tanti tool rintracciabili online per svolgere la stessa azione, preoccupandosi solo di quale domanda porre e delle immagini da caricare.

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Purtroppo, un tweet stamane ci ha allertato: questo tipo di impiego delle reactions forse non sarà più possibile.

Nella pagina in cui Facebook fornisce le linee guida sull’uso dei suoi loghi e altri brand assets (e le reactions lo sono), si può leggere infatti che non è permesso utilizzare le reactions come un meccanismo di voto e nemmeno come un modo per influire sulle azioni di un video in diretta.

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Abbiamo approfondito verificando cosa stia succedendo nei siti in cui era possibile accedere (gratis o a pagamento) al servizio di creazione facilitata di questi sondaggi. Nessuno sembra aver preso atto di questa novità, ma abbiamo notato come in uno di questi, uno dei sondaggi live proposti non è più disponibile. Poiché in alcuni casi si tratta di servizi a pagamento, sarebbe consigliabile essere prudenti prima di procedere all’acquisto di tool ad hoc.

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Il sito di Facebook dedicato agli sviluppatori non menziona al momento questa limitazione, e non ci sono comunicati stampa ufficiali. Insomma, sembra che presto la limitazione sarà effettiva, ma ancora non ci sono prese di posizione ufficiali.

Certo, le reactions come forma di votazione aprivano molti spazi interessanti per l’interazione brand-fan: allo stesso tempo, però, andavano a infrangere una delle regole fondamentali di Facebook, ossia sfruttare l’interazione per implementare indirettamente il traffico sul proprio spazio.

In attesa di notizie, l’unica cosa certa è che se veramente i sondaggi in live streaming saranno vietati non saranno in pochi a rimanere delusi. E voi, vi sentite sollevati o dispiaciuti per la novità? Fatecelo sapere nella nostra pagina Facebook e nel gruppo LinkedIhn!

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3M, Google e Absolut: i migliori annunci stampa della settimana

Dal Cile a New York, da Dubai a Monaco, anche questa settimana le agenzie creative di tutto il mondo si sono date da fare per tirar fuori campagne stampa davvero originali. Pronti a iniziare questo viaggio? Bene, partiamo!

LILT: Movember

“Portare i baffi è portare un messaggio”. Per questo Movember LILT, la Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, e TBWA ci ricordano che è meglio prevenire.

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Agenzia: TBWA, Milano
Chief Creative Officer: Nicola Lampugnani
Art Director: Giulia Trimarchi
Copywriter: Stefano Guidi
Fotografia / Produzione: LSD
Account Manager: Giorgia Ricciardi
Producer: Silvia Congiu

McCain: Frozen at their best

McCain riesce a surgelare davvero tutto, ma sceglie solo i migliori.

 

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Agenzia: Joe Public, Johannesburg, South Africa
Creative Director: Roanna Williams
Art Director: Martin Schlumpf
Copywriter: Jeanine Vermaak

Google: Introducing G Suite

Ormai Big G fornisce servizi praticamente per tutti i diversi ambiti della nostra vita digitale, rendendocela molto più semplice e funzionale. E allora ecco anche la suite perfetta per lavorare in maniera collaborativa!

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Agenzia: Anomaly, New York, USA
Illustrazioni: Chris Delorenzo, Jan Buchczik, Jean Julien, Matt Blease, Andrew Rae, Josh Cochran, Tomi Um, Xarly Rodriguez
Production Company: Giant Ant
Creative Director: Jay Grandin
Producers: Liam Hogan, Teresa Toews

Absolut: Make your nights

Inimitabile. È il profilo della bottiglia di vodka Absolut, da anni protagonista delle campagne stampa, e non solo, dell’azienda.

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Agenzia: laut von leise, Monaco, Germania
Creative Director / Copywriter: Jan Wanger, Philipp Moré
Copywriter: Daniel Friedl
Art Director: Christoph Simmich, Anna-Sophie Meyer
Fotografia: Julian Wiesemes

3M: The quick fix

Non c’è nulla che non si possa riparare. Ma solo se abbiamo in casa della colla universale 3M.

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Agency: Sutramagnus, Dubai, Emirati Arabi Uniti
Creative Director: Syam Manohar
Copywriter: Danni Thomas
Illustrazioni: Akbar

Ma come, già finito? Niente paura, il prossimo viaggio è tra soli 7 giorni.

LEGGI ANCHE: Oreo, Snickers, McDonald’s: i migliori annunci della settimana

Black Friday e social media: i numeri del venerdì nero dello shopping

È appena trascorsa la settimana del pazzo “venerdì nero“, il giorno made in USA, ma ormai diffuso in tutto il mondo, in cui si dà ufficialmente inizio alla stagione natalizia e durante la quale impazza la frenesia dello shopping sfrenato. Il Black Friday deve il suo nome al pesante e congestionato traffico stradale che si sviluppa in quel giorno, e sicuramente se n’è fatto un gran parlare su internet e su tutti i social network: ma come si saranno comportati gli utenti italiani?

Ecco qui un’analisi del traffico social italiano di Twitter durante tutta la settimana (21-27 novembre) del Black Friday, raccolti sapientemente dal nostro clan attraverso la piattaforma Datalytics.

Twitter Black Friday

La nostra analisi parte dall’impostazione delle keyword specifiche #blackfriday e “black friday” su Twitter. Dalle interazioni totali otteniamo una Wordcloud che racchiude termini di ricerca, parole ricorrenti, mentions e hashtag più usati durante tutta la settimana appena trascorsa.

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Ovviamente tutto il traffico delle interazioni con le nostre keyword ha presentato un picco nel 25 novembre, con ben 30.635 interazioni su 52k totali, interazioni che sono riuscite a raggiungere ben 105 milioni di utenti di Twitter. Un dato non insignificante, se calcoliamo che tendenzialmente tutto il traffico è stato generato da 30,5k di account Twitter italiani, i quali hanno sviluppato un buzz che ha generato 288.3 Milioni di visualizzazioni totali.

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Per quanto riguarda l’analisi del sentiment dei tweet analizzati nella settimana appena trascorsa, troviamo un’ampia neutralità (44.5k), seguita successivamente da 5.4k tweet positivi e 2k di negativi.

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Ma quali e con quali risultati,  i maggiori influencers, ovvero gli account italiani con più followers,  hanno affrontato il la discussione? Lo scopriamo subito nella tabella sottostante:

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E ovviamente non possiamo lasciarvi senza una Top 4 dei tweet che hanno generato più buzz (tra adorable e retweet):

 

 


Per questa volta l’ appuntamento con i “Diamo i numeri” è tutto, speriamo vi sia piaciuto e vi diamo appuntamento alla “prossima” estrazione.

Come trasformare i tuoi dati numerici in contenuti visual

Facile parlare di comunicazione visuale, dell’importanza dell’immagine, del cercare di dare risalto al messaggio quando si hanno contenuti narrativi da proporre. Ma quando abbiamo a che fare con numeri e dati precisi, magari in un contesto più rigido, dove non è possibile ripiegare su foto emozionali o rimandi indiretti? Benvenuti nel mondo dei grafici.

Grafici e tabelle sono la chiave per fare sì che numeri e statistiche siano più facilmente compresi, ma anche più condivisi. Inoltre risulta che i grafici portino a un numero superiore di click rispetto ad altre immagini generiche, perché proprio nel link l’utente cerca il tassello mancante, ovvero la chiave di lettura per comprendere al meglio il grafico, o per verificare di averlo decodificato.

Per fortuna la Rete viene in nostro soccorso proponendo vari tool che aiutano a visualizzare al meglio i noiosissimi fogli Excel, ricchi di informazioni preziose, che non vedete l’ora di condividere.

Piktochart

pikochart

Intuitivo e completo, Piktochart permette di creare grafici, infografiche e di rappresentare i dati in vari modi. La versione free offre diverse funzioni, ma resta minimal per ciò che riguarda i template nella versione base, mentre se si punta sulla versione a 15$ al mese crescono decisamente le possibilità.

ChartsJS

Se sei per le cose semplici e pratiche o se ti resta pochissimo tempo per una presentazione che vuoi comunque non pecchi in estetica, ChartsJS potrebbe essere la soluzione giusta. Completamente gratuito, offre sei template tra cui scegliere, tutti sono animati, personalizzabili e interattivi.

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Tableau

A prima vista Tableau  sembra simile a Pickochart, ma non appena inizi a entrarci dentro scopri un mondo vastissimo di possibilità di personalizzazione. In pochi minuti puoi arricchire i grafici dando forma ai dati in modo ordinato e esteticamente invitante. La loro gallery mostra alcuni dei modi in cui lo strumento è stato utilizzato: alcune delle soluzioni proposte sono molto creative, mantenendo inalterato il senso del contenuto che si vuole presentare.

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FusionCharts

Con uno dei più grandi database di grafici a disposizione FusionCharts  è specializzato nel fornire soluzione user friendly e responsive per facilitare la fruizione di grafici dal  mobile. Non è economico, ma può valere la pena nel momento in cui la fruizione dei vostri contenuti diventa massiccia da mobile, cosa ormai che si dà per scontato.

fusion

Google Charts

Ovviamente anche Google ha un tool per soddisfare le vostre richieste, anche quando si tratta di grafici. Oltre a quelli più comuni (torte, colonne, etc) è molto semplice inserire i dati e creare grafici personalizzati, gratuitamente. Il tool è utilizzabile anche da mobile, ovviamente con sistema operativo Android ma anche con iOS, grazi all’utilizzo del HTML5/SVG. Inoltre, come tutto il mondo Google, puoi facilmente discutere delle informazioni invitando i tuoi contatti e condividendo loro il contenuto.

google

Timeline

Un tool dedicato interamente alla rappresentazione del percorso temporale: in altri termini, Timeline serve per creare al meglio… le tue timeline. Le date che introduci vengono compresse diventando interattive e creando elenchi che poi verranno esplosi rilasciando maggiori informazioni. Il tutto open source.

Datawrapper

datawrapper

La maggior parte dei grafici che sei abituato a vedere sui giornali sono probabilmente stati fatti con Datawrapper . E’ uno dei più rapidi da utilizzare, oltre che tra i più convenienti, al fine di rivestire in modo attraente tutte le vostre colonne di dati.

E voi, avete altri suggerimenti per allungare la lista? Ditecelo sulla nostra pagina Facebook e nel nostro gruppo LinkedIn!

app monetizzazione

Le strategie per monetizzare la tua app

Il mondo delle applicazioni si sta evolvendo insieme alle tecnologie mobile, all’intelligenza artificiale, alla realtà aumentata e a molto altro: sempre più scaricate, innovative ed evolute

Se da un lato però vediamo un’offerta così ricca e un utilizzo così spinto da parte degli utenti, è normale chiedersi quanto e come i loro sviluppatori, ideatori o distributori guadagnino realmente.

Esistono una serie di strategie utili per la monetizzazione delle app: vediamole insieme!

Revenue in app

app monetizzazione

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Un utente dedica tempo alle app che gli piacciono con più facilità ed è anche più predisposto ad acquistare contenuti al suo interno. Tutto quello che caratterizza il mondo “in app” evidenzia crescite del +66%, passando da una quantificazione del fenomeno nel 2016 pari a 21 miliardi $ che si prevede raggiungerà i 35 miliardi $ nei prossimi anni.

Fra i formati pubblicitari più performanti e meno invasivi, che spingono quindi ad acquistare all’interno dell’applicazione, troviamo i banner: permettono all’utente di proseguire la propria attività seppure visualizzando l’annuncio, quindi non infastidiscono.

Ben diverso è il discorso per l’interstitial a schermo interno che risulta dannoso comportando un notevole calo dell’efficacia a meno che non venga mostrato all’utente nel momento giusto, per esempio quando vince un game o passa al livello successivo.

Per quanto riguarda invece gli annunci video, essi sono più efficaci quando risultano autentici, d’intrattenimento, emotivi e facilmente memorabili. Solitamente l’utente predilige gli annunci video non sonori, proprio perché è concentrato nella propria attività e non vuole essere distratto.

Premiare l’utente con crediti o contenuti extra, dopo avergli mostrato un video pubblicitario, può essere una buona tecnica di engagement e fa sì che il video venga percepito come valore aggiunto. Indipendentemente da quale tipo di adv si vuole utilizzare, è prioritario assicurarsi che sia inserita nel contesto con la giusta creatività e la corretta strategia; l’utilizzo improprio ha riscontri negativi anche sulla permanenza e l’uso dell’app stessa da parte dell’utente

Le app a pagamento

Partiamo da un presupposto: quasi 95% delle applicazioni che si possono scaricare dall’App Store sono gratuite, di conseguenza è senza dubbio complessa la situazione per le app a pagamento. Tuttavia, ci sono utenti che pagheranno per applicazioni di qualità, ma che soddisfino un bisogno molto specifico: pensate che alcune applicazioni di nicchia possono raggiungere costi fino a $ 999 per essere scaricate!

Mentre un tale prezzo è una vera fantasia per la maggior parte dei publisher di app: una soluzione alternativa potrebbe essere quella di offrire due opzioni, una versione gratuita con pubblicità e una a pagamento, senza messaggi pubblicitari.

Ad-blocking

Tra le principali tendenze del Web evidenziate nel 2016 da Mary Meeker compare il cosiddetto fenomeno dell’ad-blocking: ricerche rivelano che 400 milioni di utenti mobile a livello globale bloccano gli annunci per cellulari ed il numero è destinato a crescere.

Un modo alternativo di raggiungere il pubblico può essere quello di bypassare l’adv mediante pratiche limitrofe come:

  • le Sponsorizzazioni: ad esempio, Nike colloca gli annunci adv direttamente all’interno delle app Meteo, offrendo suggerimenti sull’abbigliamento più consono in base alle condizioni meteorologiche locali.
  • le Partnership e affiliazioni: per esempio, Uber e Pandora hanno recentemente formato una partnership che permette agli automobilisti Uber di riprodurre musica da Pandora.

Migliorare la reperibilità

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Va da sé che la maggior parte degli utenti troveranno la vostra applicazione direttamente all’interno degli store: per questo il primo aspetto fondamentale è l’App Store Optimization (ASO). Al fine di aumentare la reperibilità all’interno degli app store, il nome dell’app e la sua descrizione devono obbligatoriamente contenere chiare parole chiave e una impattante grafica distintiva.

Gli annunci pubblicitari di ricerca devono avere anche lo scopo di contribuire a promuovere le applicazioni con risultati di ricerca pertinenti, ottimizzando al meglio i metadata (titolo, parole chiave, descrizione, recensioni, valutazioni, monitoraggio di installazione e disinstallazione, ad click-rate, ecc) e targettizzando gli utenti in base alla geografia, al sesso e all’età.

Molti editori si concentrano sulla promozione della loro applicazione all’interno degli app store, ma è utile non dimenticarsi di pensare al di fuori dagli schemi, letteralmente. Il 35% delle applicazioni vengono ancora scoperte al di fuori degli app store: attraverso pubblicità sul web o grazie ad altre applicazioni, mantenendo una presenza sul web, oppure con pubblicità sui social, grazie alle relazioni pubbliche e alla costruzione del marchio, con influencer e tutto quello che viene definito word-of-mouth marketing.

Le sottoscrizioni autorinnovabili

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L’introduzione del modello di sottoscrizione con rinnovo automatico ha il potenziale per sviluppare una tipologia di applicazioni molto più sostenibile, in quanto offre agli utenti tutte le funzionalità di un prodotto senza dover realmente “possederlo”.

Il modello di abbonamento funziona particolarmente bene per le applicazioni che forniscono l’accesso a contenuti con un costante aggiornamento o qualsiasi applicazione che si basa su un servizio di backend. Apple paga il 70% delle revenue per gli sviluppatori nel primo anno e l’85% dopo un anno per gli abbonamenti continuativi (escluso un periodo di tolleranza di 60 giorni); Google ha annunciato l’85% dei pagamenti per gli sviluppatori per le sottoscrizioni.

In conclusione

Così come il livello di concorrenza nel mercato delle applicazioni continua ad aumentare, in egual misura le strategie di monetizzazione utilizzate dagli sviluppatori di applicazioni evolvono altrettanto rapidamente. La cosa importante da tenere a mente per qualsiasi strategia di monetizzazione è quella di utilizzare al meglio le conoscenze in vostro possesso sulla vostra base di utenti e assicurarsi che stiate sfruttando al meglio le tecniche per soddisfare i loro bisogni, comportamenti ed emozioni.

Una volta consolidati questi passi, il successo e la crescita della vostra app saranno lo step successivo.

La street art di André Saraiva per Bally: dalla strada al design di lusso

di Silvia Scardapane

Dall’Italia alla Svizzera: dopo aver posto attenzione sulle produzioni nostrane, lo sguardo di Streetness si porta sul settore della moda europea. Questa settimana abbiamo infatti scelto di raccontare le caratteristiche di una delle collaborazioni più chiacchierate degli ultimi giorni, quella tra la storica e nota azienda Bally e lo street artista André Saraiva.

André Saraiva, di origini portoghesi, si avvicina al mondo del graffiti writing a soli tredici anni, dopo essersi trasferito con la sua famiglia a Parigi. Nel 1989 l’artista avvia una vera e propria decodifica del proprio modo di realizzare graffiti, dando vita ad una sorta di alter ego che pian piano popola le strade di tutto il mondo; si tratta di Mr. A, un gentleman dal viso sorridente e tondeggiante, esplicito tentativo di diffondere un messaggio universale di amore e generosità, proprio sulla stessa scia di quanto realizzava anche Kaith Haring che, in quegli stessi anni, era all’apice del successo con i suoi riconoscibilissimi omini radianti.

Attualmente, la produzione artistica di André Saraiva si avvale di diversi media ed è ricercata dalle gallerie più in voga nel mercato dell’arte e anche da numerosi musei. Eppure, nonostante il consenso e il riconoscimento ricevuti, l’artista non ha mai tradito la propria storia e Mr.A, ancora oggi, è il raccordo fondamentale di tutte le sue creazioni. Questo è il motivo per il quale non stupisce che Mr.A sia stato scelto come protagonista di una capsule collection davvero speciale firmata dall’artista per Bally, il noto marchio svizzero specializzato nella produzione di abbigliamento e accessori d’elité in pelle.

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Tutto ha avuto inizio quando André Saraiva ha riscoperto la passione per alcune calzature d’epoca (produzione nella quale il marchio, fondato nel 1847 da Carl Franz Bally, si è contraddistinto per anni), in particolare per uno stivale in pelle firmato Bally e datato 1973. Da questo momento in poi il legame tra l’artista e l’azienda si è trasformato in una fruttuosa collaborazione che ha gettato le basi per la collezione Bally x André, e quello stesso stivale indossato più volte da Saraiva è poi diventato il vero cuore della nuova produzione, che attualmente comprende borse, porta passaporto, cinture, portafogli e sciarpe di seta.

bally andré saraiva

È stato Pablo Coppola, direttore creativo del brand, a saper cogliere l’interesse e la passione di Andrè, tanto da coinvolgerlo, all’incirca un anno fa, in questo progetto di restyling che unisce il lussuoso design di Bally all’estro creativo dello street artista. In realtà in casa Bally le collaborazioni con esponenti del mondo dell’arte non sono del tutto nuove; anzi, la creazione di advertising poster ha da sempre svolto un ruolo fondamentale nelle collezioni del marchio e questa collaborazione rispolvera la tradizione, dopo ben venticinque anni, con la realizzazione di uno specifico poster illustrato in edizione limitata. La capsule collection Bally x André è da poco disponibile online, sul sito ufficiale del brand, e in alcuni shop selezionati in Italia, Germania, Francia, Regno Unito, USA e Giappone.

Forse in questa particolare scelta commerciale giocano un ruolo fondamentale anche altre recenti storie aziendali; tra queste è impossibile non citare la fortunatissima collaborazione tra Gucci e Trevor Andrew per Gucci Ghost, una produzione fortemente voluta da Alessandro Michele, giovane designer e stilista di Gucci, nonché ex designer dell’azienda Bally, che si è rivelata un vero successo di pubblico e anche mediatico.

Il poster in edizione limitata realizzato da André Saraiva per Bally.

Il poster in edizione limitata realizzato da André Saraiva per Bally.

Perciò la strada intrapresa dall’antica casa di moda svizzera dimostra, ancora una volta, in che modo la Street Art possa contribuire a svecchiare la propria immagine per orientarsi al meglio verso un pubblico sempre più affascinato dall’arte di strada ma, soprattutto, aperto a proposte più giovani e fresche

L’evoluzione del digital marketing con il Programmatic

Il Programmatic Advertising è uno dei settori più dinamici nel mondo del marketing degli ultimi anni.

Ad oggi il 57% dell’adv digitale è legato ad annunci display (banner, video, ecc.), di questi oltre il 20% è in Programmatic, dunque gestito attraverso una serie di tecnologie che automatizzano l’acquisto, il posizionamento e l’ottimizzazione degli spazi pubblicitari multimediali, per fornire annunci mirati ed sempre meno invasivi per l’utente.

Per scoprire tutte le novità del settore e i servizi disponibili, abbiamo rivolto alcune domande sull’argomento  a Jennifer Haie, Business Development Director EMEA New Markets di Sublime Skinz, piattaforma pubblicitaria specializzata nel formato Skin (WallPaper).

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Com’è nata l’idea Sublime Skinz? Quali sono gli attori principali di questa avventura?

Sublime Skinz ha cambiato il volto della pubblicità nel corso degli ultimi tre anni, con l’introduzione della sua gamma di formati di annunci impattanti. I nuovi formati ‘site takeover’ consentono ai brand di visualizzare gli annunci importanti e coinvolgenti senza alterare l’esperienza dell’utente.

L’idea alla base di Sublime Skinz era quella di industrializzare la distribuzione di questi formati, che in precedenza erano utilizzati solo per le campagne speciali, e venduti come mezzo di acquisizione per Home Page solo per alcuni giorni o settimane.

Fare questa operazione su più di due o tre siti web allo stesso tempo era costoso e richiedeva tempo, dato che era necessario sviluppare creatività differenti, garantendo che l’integrazione fosse giusta per ogni sito web, e così via.

Oggi, la nostra tecnologia proprietaria permette ad agenzie e inserzionisti di integrare perfettamente quegli annunci performanti su tutti i siti della nostra rete (3.500 in tutto il mondo) utilizzando un solo annuncio.

Tutte le nostre soluzioni, tutti i nostri formati sono disponibili per la vendita diretta e per il Programmatic attraverso quasi tutti le DSP e le SSP: Sublime Skinz è stata la prima azienda ad eseguire skin campaign su larga scala in modo programmatico.

Gli attori principali di questa avventura sono tutte le 80 persone che stanno lavorando insieme per far proseguire questa avventura! Ma anche, i cinque co-fondatori, che ancora la gestiscono e sono stati in grado di sviluppare un importante tecnologia proprietaria all’avanguardia da zero.

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Cosa è cambiato nel rapporto tra brand e consumatori con il digital advertising?

Il principale vantaggio portato ai brand dalla pubblicità digitale è la capacità di targettizzare perfettamente i consumatori in tempo reale.

L’era dell’advertising di massa indistinto, sperando di raggiungere l’obiettivo, è finita grazie al digitale. Ora i brand possono perfettamente sapere chi sono i loro clienti, conoscere quali sono gli obiettivi e i prospect e soprattutto parlare direttamente e individualmente ai clienti!

>>>Vuoi saperne di più? Incontra il team di Sublime Skinz allo IAB Forum Italy il 29 e 30 Novembre a Milano – Stand B4.7

Quali sono le differenze all’interno dei mercati europei nell’approccio al Programmatic Advertising?

Quello che sappiamo dalla nostra esperienza dei mercati europei è che paesi come la Francia, Regno Unito o i Paesi nordici sono davvero maturi per il Programmatic, utilizzando formati rich media, DCO o dati di prime, seconde e terze parti per targettizzare un pubblico specifico.

Ad esempio, nel Regno Unito, il 60% della spesa digitale per video, mobile o display è fatto in Programmatic.

In Europa meridionale, Italia o Spagna, ad esempio, il Programmatic è stato fino ad oggi in gran parte utilizzato solo per gli spazi invenduti (remnant inventory). Ma oggi anche gli spazi premium sono sempre più disponibili attraverso Private Deal ID o Guaranteed nel Programmatic Advertising.

Accoppiato con i formati di branding come Video o Skin format, gli inserzionisti possono ora utilizzare il Programmatic per differenziare il proprio marchio con campagne innovative e smettere di utilizzare formati inefficaci legati allo standard IAB.

In che modo la strategia basata sui formati non-intrusivi di Sublime Skinz è in grado di trasformare la pubblicità digitale in un’esperienza premium di branding?

https://www.youtube.com/watch?v=55FAI7yqxbU

Sublime Skinz offre una soluzione fresca ed eccitante per i brand, permettendo loro di capitalizzare tutte l’efficienza offerta dal Programmatic, senza compromettere la qualità del loro messaggio e del contesto.

La nostra mission è quella di garantire la qualità delle inventory e l’effettiva visualizzazione, migliorando l’esperienza dell’utente con formati pubblicitari innovativi e non invasivi.

Usiamo il remnant inventory di siti web di alta qualità che valorizziamo attraverso formati di annunci grandiosi che le trading agency possono ottimizzare mediante l’integrazione di dati.

Ci dai una anteprima del prossimo IAB Milano?

Allo IAB Milano lanceremo un nuovo prodotto: M-Skinz, un formato di annunci intelligente appositamente progettato per le campagne via web mobile.

https://www.youtube.com/watch?v=z8fHh85EBEg

Questo prodotto rispetta il DNA dell’azienda, fornendo una pubblicità performante, di impatto e non invasiva ai brand come alle agenzie, con un enorme passo avanti nella direzione del cross-device; la direzione verso cui l’intero settore si sta muovendo.

Una delle caratteristiche principali di questo formato è che non impone il messaggio, ma fa in modo che gli utenti vi interagiscano in modo intuitivo. Mostreremo anche alcuni esempi dei nostri outstream video format, che possono facilmente affrontare il problema della limitazione degli spazi premium instream.

La nostra gamma di formati video è composta da un lettore video nella parte superiore della pagina accompagnato da un messaggio che avvolge i lati della pagina (e comprende il logo del marchio, la CTA, le immagini del prodotto, ecc.), per immergere ulteriormente lo spettatore.

Il formato è particolarmente facile da implementare per gli inserzionisti, dato che è necessario solo un file video per creare un annuncio particolarmente coinvolgente su più piattaforme. Il nostro settore creativo può essere incaricato di progettare e ottimizzare l’annuncio.

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