Email Marketing per eCommerce: una guida per aumentare le tue vendite

L’eCommerce ha rivoluzionato il commercio nel giro di circa un decennio e se convenienza, velocità nelle spedizioni e sicurezza dei pagamenti hanno permesso il rapido cambiamento delle abitudini di acquisto degli utenti, ci sono ancora aspetti da non sottovalutare se vuoi aumentare le tue vendite, come l’utilizzo dell’email marketing.

L’aspetto più difficile, in uno store virtuale come nel commercio tradizionale, è la costruzione di un rapporto con il cliente, come ci spiega l’ultima guida di MailUp.

Strumenti come l’email marketing ci permettono di abbattere la distanza percepita della vendita sul web e far sentire gli utenti a proprio agio come se fossero coccolati dal più gentile degli addetti alle vendite.

Email marketing per eCommerce, come costruire relazioni

Credits: Adobe Stock #104782963

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Può essere semplice come inviare una email ai clienti che abbandonano i loro carrelli prima dell’acquisto, o complesso come una serie di campagne programmate e organizzate con lo scopo di moltiplicare le vendite.

L’obiettivo principale dell’email marketing resta comunque molto chiaro: costruire relazioni con i clienti.

Avvicinarsi a questo strumento di marketing con il giusto approccio per un retailer significa migliorare le prestazioni e le conversioni del proprio eCommerce sin dall’inizio. Solo costruendo un rapporto con gli utenti sarai in grado di creare promozioni migliori e vendere più prodotti, fidelizzare i clienti e registrare un maggior numero di acquisti nel corso del tempo, o segmentare in modo più efficace il tuo database.

touch point con l’utente si sono moltiplicati assieme al moltiplicarsi dei device e delle interfacce ed è in questo contesto che un buon eCommerce manager deve saper creare occasioni di contatto fruttuose con gli utenti.

Anche in questo caso, scopri chi hai davanti e comincia col personalizzare le tue email, creerai un rapporto di confidenza, proprio come un invito a darsi del tu.

> Scarica la guida completa “Email Marketing & E-commerce” di MailUp

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Non solo newsletter per la crescita del tuo eCommerce

Nella guida sono illustrati i quattro punti fondamentali da tenere in considerazione per integrare correttamente nella tua piattaforma le email, superando la funzione classica di invio di newsletter per diventare moltiplicatori di occasioni, con i DOs e DON’Ts per sapere esattamente cosa fare e cosa evitare nella gestione del tuo email marketing per eCommerce.

Ecco, in quattro punti, le chiavi per profilare gli utenti e proporre campagne di cross-selling e up-selling, o fare retargeting cross-device:

  • Conosci i tuoi utenti
  • Automatizza la comunicazione
  • Raggiungi la casella email
  • Integra i database

Già nel 2013 Custora calcolava che circa il 7% delle vendite derivava da azioni di email marketing, alle spalle solo della ricerca organica (15%). La possibilità di profilare e segmentare i clienti, prima dell’invio di email specifiche, permette, oggi ancor di più, di massimizzare la resa di una strategia ad hoc.

Credits: Adobe Stock #96565556

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Inviare una email non significa più arrivare ad un pubblico generico, in un momento poco opportuno, con un messaggio poco efficace.

Grazie ad un sistema strategico di invio, organizzato sulla base dell’analisi dei dati e con i tool a tua disposizione, potrai far arrivare la tua email effettivamente a destinazione, con un messaggio specifico per il cliente e al momento giusto.

Se stai ancora sottovalutando l’importanza di una buona strategia email, forse non sai che le conversioni in seguito a campagne di remarketing sul carrello abbandonato aumentano del 18%.

Cosa aspetti, quindi, a scoprire di più sulle potenzialità di una campagna di email marketing? Creare una relazione con i tuoi clienti inizia di qui, dalla mail di benvenuto che riceveranno per accomodarsi nel tuo negozio online.

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Come la tecnologia Mobile sta cambiando il settore Healthcare

La rivoluzione mobile in atto coinvolge sempre più settori, la maggior parte degli utenti è sempre connessa e l’utilizzo di smartphone, tablet e smart watch si sta ampiamente diffondendo. Partendo da questo presupposto il campo sanitario non può sottrarsi a questa costante evoluzione, e per comunicare con i pazienti soprattutto quelli della generazione dei millennials deve necessariamente innovarsi e dirigere il proprio sguardo verso il mobile.

LEGGI ANCHE: Cosa fa l’Healthcare Marketing per un’azienda?

Diverse aziende, sia pubbliche che private,  iniziano a chiedersi in che modo possono trarre benefici e offrire servizi dedicati a pazienti e medici sfruttando quelle che sono le nuove tecnologiche. Secondo uno studio condotto da BCC Research i ritorni economici legati al mobile health  raggiungeranno i 21.5 miliardi di dollari nel 2018,  e sarà l’Europa a trarne i maggiori vantaggi economici.

Ma cosa si intende esattamente quando si parla di mobile health?

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Tra gli addetti ai lavori  del campo sanitario ancora non è ben chiara la definizione di quello che è il mondo del Mobile e dei possibili usi e vantaggi che potrebbe rappresentare per il settore: alcuni lo associano semplicemente al mondo delle applicazioni, altri lo utilizzano per riferirsi ad un qualcosa che ha a che fare con il digitale, altri ancora non sanno darne una spiegazione ben precisa.

Qualsiasi servizio sanitario erogato attraverso una piattaforma tecnologica, fruibile da mobile, rientra nel mondo del mobile health, ma andando più nel dettaglio vediamo che questa definizione da sola è troppo riduttiva.

Oggi sono diverse le applicazioni dedicate al settore della salute: negli Stati Uniti, quasi ogni assicuratore sanitaria ha un’app, cosi come la maggior parte dei grandi ospedali ha sviluppato la propria applicazione rivolta ai pazienti. Inoltre sono ormai più che numerose le app legate al fitness e al benessere, come ad esempio RunKeeperMyFitnessPal o la più recente Microsoft Health

L'app Microsoft Health diventa Microsoft Band

Le applicazioni sono certo parte del portafoglio mHealth ma non bisogna cadere nell’errore comune di associare il mobile Health allo sviluppo di una semplice applicazione. Spesso le aziende sanitarie si trovano a volere la propria app solo ed esclusivamente  per adeguarsi alla concorrenza, senza chiedersi perché realmente la si stia facendo.

Gli obiettivi  futuri delle soluzioni mHealt sono molto vari e si diramano in diverse direzioni: da una parte si può lavorare per  migliorare i servizi amministrativi come la pianificazione degli appuntamenti, dall’altra si può cercare di facilitare il rapporto medico-paziente rendendolo gestibile anche da remoto, oppure ancora fornire strumenti dedicati al monitoraggio dello stato di salute degli ammalati mediante i device.

Comunicare con il mobile

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I dispositivi mobile rappresentano un importante strumento di comunicazione, che permette di agli utenti di condividere informazioni in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo.

Immaginate se il vostro medico potesse inviarvi con un messaggio di testo personalizzato un promemoria per ricordarvi di prendere un farmaco, o pensate ancora come sarebbe utile poter inviare attraverso un sistema interattivo informazioni relative al numero di calorie spese con lo sport, il livello di zucchero nel vostro sangue e l’alimentazione adottata, per ricevere un feedback immediato dal personale medico con eventuali consigli e correzioni.

Attualmente sistemi smart come questi basati sull’utilizzo delle nuove tecnologie, sono in fase di sperimentazione. I benefici di cui si potrebbe godere con sistemi del genere non sono solo lato utente ma anche per la struttura sanitaria, sia in termini di qualità del servizio offerto ai pazienti, sia in termini economici.

Negli Stati Uniti, l’Hahnemann Hospital, per esempio, ha sviluppato un programma pilota basato sull’invio di messaggi testuali per ricordare ai pazienti l’orario delle visite, per ridurre di 30 giorni le riammissioni dei pazienti con insufficienza cardiaca cronica.

Dopo 10 mesi l’ospedale ha ridotto i suoi ricoveri del 16 per cento, ciò ha portato un duplice beneficio: da un lato è migliorata la vita dei pazienti e dall’altro si sono ridotti i costi per l’ospedale.

È anche vero che le  nuove tecnologia mobile presentano dei limiti che possono essere legati alla velocità di connessione dei dispositivi utilizzati, oppure all’usabilità, ma allo stesso tempo sono caratterizzate da alcuni punti di forza, quali istantaneità e accessibilità in tutto il mondo, elementi chiave che se saputi utilizzare possono contribuire a  fornire un migliore accesso ai  pazienti e  a facilitare le connessioni umane.

Week in social: da Workplace a Moments, tutte le novità della settimana

It’s all about money, direbbe qualcuno osservando le novità social della settimana che si sta per chiudere. Pochi, pochissimi, aggiornamenti strutturali o nuove funzionalità sulle piattaforme più note, ma acquisti, vendite mancate e nuove strategie per monetizzare.

YouTube

YouTube, dal lontano 2006 in cui venne acquistato da Google, è sempre e solo cresciuto, su ogni livello. Sono incrementati gli iscritti (oggi più di un miliardo di utenti attivi), il numero di video, le riproduzioni, gli introiti pubblicitari: tutto. La prima acquisizione di Google implementata in YouTube risale al 30 luglio 2008, quando rilevò Omnisia, piattaforma di video online, per (appena) 15 milioni di dollari.

Questa settimana è stata acquistata FameBit, per una cifra che ad oggi resta riservata. FameBit è una piattaforma per videomaker e vlogger influencer, che mettono la propria tecnica, e la fanbase, a disposizione di aziende e brand che vogliono promuovere il proprio marchio attraverso contenuti audiovisivi.

Week in social: ecco tutte le novità della settimana

FameBit continuerà ad operare in modo indipendente, ma il meccanismo di iscrizione e compra-vendita del servizio sarà accessibile da YouTube.

Facebook

L’indiscrezione che trapela da Menlo Park vuole Facebook vicino all’esaurimento dello spazio pubblicitario nel news feed. Come potranno immaginare i ninja più attenti tra voi, per una società che fa delle sue entrate pubblicitarie la maggior fonte di guadagno, è un grosso problema.

Quindi come si sta muovendo Zuckerberg? Tra un keynote futuristico e uno ai limiti del distopico, ha ben pensato di testare gli annunci pubblicitari all’interno delle bacheche dei gruppi, sfruttando al massimo il potenziale degli oltre 500 milioni di utenti che ogni giorno li utilizzano.

Week in social: ecco tutte le novità della settimana

Dal headquarters di Facebook dicono, o meglio, sussurrano, che la capacità massima di pubblicità nel news feed sarà raggiunta entro la metà del 2017. Il tempo stringe. Oltre l’advertising, però, si cercano altri modi per monetizzare, ed ecco il rilascio ufficiale di Workplace, precedentemente conosciuto come Facebook at Work. Questo nuovo strumento pensato per aumentare e rafforzare il networking aziendale è a pagamento: 3 mesi di prova gratuita, poi da 1$ a 3$ al mese a seconda del numero di iscritti per company. Gratuito per organizzazioni no profit e istituzioni scolastiche.

Facebook, come riporta nella sua newsroom, ha inoltre implementato le funzioni AirPlay e Chromecast nei video, cosicché possano essere fruibili dalla propria TV in streaming, senza perdita di qualità. È possibile usufruire della nuova feauture sia dalla app di Facebook (iOS e Android) sia dalla versione desktop del social media. Per avviare lo streaming sul televisore basterà cliccare sull’icona a forma di TV presente nelle opzioni di navigazione del video che si sta visualizzando. Sarà anche semplice passare da un video ad un altro, grazie al news feed dedicato già implementato da Facebook diversi mesi fa.

Week in social: ecco tutte le novità della settimana

Twitter

Twitter è abbandonato da tutti, utenti e possibili acquirenti. Nella gara per la sua acquisizione si sono ritirati tutti e tre i grandi brand in corsa: Google, Salesforce e Disney. Che ne sarà dell’uccellino?

Intanto ha lanciato i Momenti anche in Italia, che ad oggi, però, possono essere creati soltanto da desktop. Un modo carino e coinvolgente per raccontare una storia attraverso un collage di più tweet (il numero migliore di tweet da inserire, consigliato da Twitter, è 10).

LEGGI ANCHE: Twitter moments arriva in Italia

Week in social: ecco tutte le novità della settimana

Whatsapp copia Snapchat?

Pare di sì: abbiamo appena parlato di Twitter Moments, e come non citare Stories di Instagram e le ultime novità su Messenger? Bene, il terzo prodotto targato Facebook è sulla stessa via, avendo introdotto la possibilità di modificare foto e video in modo istantaneo da condividere in immediato su Whatsapp. È palese: per la prima volta Facebook sente di avere un reale competitor.

LEGGI ANCHE: WhatsApp può bloccare la crescita di Snapchat?

Altre news

Avete letto della “morte” di Meerkat? Ecco, è andato, per sempre.
L’azienda ha ora rimosso l’applicazione dagli app store, e si concentrerà sulla sua nuova avventura: HouseParty, applicazione di videochat di gruppo.

Week in social: ecco tutte le novità della settimana

Ora su LinkedIn potete sfruttare una nuova funzione: far sapere ai recruiter che siete alla ricerca di una nuova posizione lavorativa. La feature si chiama Open Candidates, e se l’attivate sarà visibile soltanto a chi usa LinkedIn Premium. Per adesso è disponibile solo negli Stati Uniti, in Canada, in Gran Bretagna e Australia, ma entro fine anno arriverà anche in Italia.

Startup: da minaccia ad opportunità per le PMI, con l’Open Innovation

Open Innovation: importante conoscerla e necessario farla propria. Con questo termine, infatti, si identifica la necessità per le aziende di iniziare a pensare e ad accogliere stimoli e spunti provenienti dall’esterno dei propri confini (appunto open), per fare innovazione e rimanere al passo coi tempi (innovation).

Il termine nasce nel 2003, ma oggi si fa sentire più che mai grazie al fenomeno startup in continua crescita.

Per quattro aziende su cinque le startup rappresentano una minaccia, per le altre, che hanno capito che la collaborazione è la chiave del successo, fare Open Innovation è diventato invece un gioco da ragazzi.

Open-Innovation-fobia: quando le aziende hanno paura delle startup

 

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È di uno studio condotto da Vanson Bourne il risultato: il 78% delle aziende oggetto della ricerca condotto su 4000 business leader di 16 Paesi in 12 mercati diversi, si sente minacciato dalle startup nate nel periodo della digitalizzazione e dell’Open Innovation.

I manager a capo di questa rilevante fetta di tessuto produttivo pensano che le neo entrate possano, in pochi anni, rendere il loro business obsoleto facendogli erodere importanti quote di mercato.

Gli strumenti digitali hanno rappresentato per tutte le aziende un vero cambiamento, la quarta rivoluzione industriale, in alcuni casi un vero stravolgimento (per il 45% degli intervistati), che ne ha cambiato le abitudini di business e di crescita, mentre ben il 48% non se la sente di fare una previsione sull’evoluzione della situazione o sull’importanza che l’Open Innovation assumerà nei prossimi anni. Questo soprattutto legato al fatto che il cambiamento tecnologico è irregolare e varia di azienda in azienda e di Paese in Paese.

Solo una società su tre è pronta

Le aziende sono state così classificate: Digital Leaders, il 5%, Digital Adopters, il 14%, che hanno piano digitale maturo, Digital Evaluators, il 34%, che stanno abbracciando l’evoluzione digitale in modo cauto, Digital Followers, il 32%, investono poco nell’Open Innovation ed esitano a pianificare, Digital Laggards, il 15%, non hanno un piano digitale.

Nonostante i risultati disastrosi, le aziende si stanno rendendo conto che un piano digitale e di Open Innovation è necessario e prioritario (per il 73%),  e a questo fanno seguito investimenti nell’IT e nello sviluppo di software.

In ogni caso, la soluzione per le intervistate (il 28%) è una: esternalizzare le attività ad alto valore tecnologico creando partnership, fusioni o acquisizioni con startup specializzate, perché la tecnologia è sempre di più un fattore di competitività sul mercato.

Startup e aziende insieme per l’Open Innovation

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Scouting e acquisizione di startup, uno dei modi per combattere la minaccia, come a dire “tieni vicino gli amici, ma ancor più i nemici”.

Nell’ambito dell’Open Innovation le startup sono imbattibili, forse proprio perchè sono nate nel periodo in cui l’OI non era una prospettiva, ma, anzi, era più attuale che mai. Molte non conoscono neanche quale era il vecchio panorama economico prima della quarta rivoluzione industriale.

L’integrazione di talenti protagonisti dell’Open Innovation e l’attenzione verso questo mondo è sempre stata in crescita, dalla prima fase iniziata storicamente nel 2010 con le Corporate Ventures, si è passati alla seconda e terza fase, le attuali, nelle quali si inizia a parlare di Incubatori ed Acceleratori, ambienti in grado di formare e crescere giovani imprenditori del mondo startup grazie al contributo di affermati manager, consci ormai del mondo in cui si stanno muovendo.

Innovazione Collaborativa volta alla co-creazione di valore da parte di aziende e startup è il secondo ingrediente della nuova formula.

Il futuro sarà costellato dalla quarta fase, l’Ecosistema dell’Innovazione, un sistema, appunto, in cui le grandi sfide verranno affrontate tramite piattaforme di collaborazione tra diverse realtà imprenditoriali.

Gli approcci che aziende e startup possono sviluppare all’interno dell’Open Innovation possono essere outbound, creando startup spin-off da lancio sul mercato come nuovo prodotto o servizio, oppure inbound, assorbendo con acquisizione la tecnologia di cui l’impresa ha bisogno per accelerare la penetrazione in un nuovo mercato.

L’Open Innovation, insomma, non rappresenta un vantaggio solo per le aziende che sapranno creare sinergie con le startup, ma anche per le startup stesse che potranno bilanciare il loro rischio di impresa grazie a partner solidi, approfittare di risorse in-sourcing e comunicare il proprio ruolo di innovatori.

Anche la startup più innovativa ha bisogno di un’azienda tradizionale alle spalle, un partner solido ed esperto per muoversi sul mercato e garantirsi importanti volumi di vendita.

LEGGI ANCHEBest Practices per l’Innovazione: una call for ideas per startup e imprese

La rivincita del Made in Italy tecnologico previsto per il 2016

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Anche in Italia, patria delle PMI, l’ecosistema startup è in continua crescita e questo sta scatenando l’attenzione di politica e tessuto economico, con la creazione di diversi strumenti per favorire la collaborazione tra le aziende che già c’erano e neonate startup.

Secondo molti, infatti, l’Open Innovation potrebbe rappresentare lo strumento per la rivincita del Made in Italy, dato che nelle startup italiane vi sono idee e sogni che possono essere molto utili alle aziende già affermate per confermare il loro successo o entrare in nuovi mercati.

Oltre alle aziende consolidate che trovano nelle startup innovative partner efficaci, troviamo imprese tradizionali che si uniscono per creare incubatori e dare nuove opportunità ai giovani startupper o infine organizzazioni finanziarie che vedono nelle nuove realtà un’opportunità di investimento e le finanziano.

SEO & SEM Checkup: come massimizzare la tua visibilità online. La Free Masterclass è disponibile On Demand

Giovedì 13 ottobre, i docenti del Corso in SEO & SEM Strategy (Online + Lab), Luca De Berardinis, Gianpaolo Lorusso e Fabio di Gaetano hanno proposto una checklist operativa per procedere con un’analisi dello stato di salute dei tuoi asset digitali, sfruttando al meglio tutto il potenziale di conversione delle pratiche di SEO & SEM.

Un’importantissima occasione di formazione, in attesa del Lab di novembre a Milano, in cui i docenti hanno presentato una lista di tool utili per monitorare la propria attività online e improntare una strategia adeguata che, spesso, conta più di un’elevata capacità tecnica.

Tra queste strategie la più importante, secondo Fabio di Gaetano, è l’attacco alla Long Tail: grazie a questa tecnica Il Washington Post ha superato le visualizzazioni dello storico New York Times. Per rimanere in Italia invece, un ottimo esempio di attacco alla Long Tail, è il blog di Salvatore Aranzulla.

Se sei interessato a scoprire come massimizzare il traffico in entrata, la visibilità nei risultati di ricerca utilizzando al meglio le pratiche di SEO & SEM e ti sei perso la diretta del webinar non preoccuparti, puoi recuperare quest’ora di formazione online seguendo la Free Masterclass On Demand direttamente sul sito di Ninja Academy.

Come seguire la Free Masterclass On Demand?

 

Semplice! Vai sul sito di Ninja Academy e iscriviti gratuitamente alla Free Masterclass “SEO & SEM Checkup: come massimizzare la tua visibilità online“; nella tua area utente troverai tutti i materiali che i tre docenti hanno condiviso durante il webinar.

Oltre alla visione della Masterclass puoi curiosare nell’intera offerta formativa di Ninja Academy e trovare il corso online più utile alla tua formazione! Ci rivediamo al Lab?

Hinge, la dating app per chi cerca relazioni serie

Esistono ormai molte applicazioni più o meno famose per il “dating” o più banalmente detto “per la ricerca dell’anima gemella”: questa infinita possibilità di opzioni, che spazia da Tinder a OkCupid ha reso molto più difficile in realtà creare relazioni a lunga durata, limitando il tutto a appuntamenti veloci e facili swipe.

Hinge è l’applicazione che promette di risolvere questo problema e lo fa con il suo ultimo aggiornamento: per assicurarsi che i suoi utenti siano realmente interessati alla ricerca di una relazione, ha scelto di introdurre una formula di abbonamento mensile al costo di 7 dollari.

Hinge non è una novità negli app store: esiste già dal 2011 e ha già raggiunto ad oggi circa 20 milioni di dollari di finanziamento. A differenza di app come Tinder, ti mette in contatto con gli amici dei tuoi amici di Facebook: pesca dunque dalla tua rete sociale le tue possibilità di connessione, invece che tra semplici estranei.

Ecco il video “The dating Apocalypse” dell’agenzia Red Antler, ideato per presentare le novità dell’app:

Hinge ora ha effettuato un importante aggiornamento che sta facendo molto parlare sul web:  infatti l’applicazione ha apportato delle modifiche alla sua user experience. La prima caratteristica importante riguarda la home dove sono mostrati in evidenza i profili di coloro con cui hai già stabilito una connessione e quelli che hanno visitato il tuo profilo.

Quando sei alla ricerca di nuovi incontri, Hinge ti mostra i candidati che hanno un massimo di nove foto e ti mostra gli amici in comune, le informazioni di base, e fino a sei risposte alle domande standard dell’app. Per vedere il profilo successivo, bisognerà scorrere fino alla parte inferiore del profilo che stai consultando.

Hinge spiega così la scelta delle novità apportate all’app :

“I nostri utenti hanno fatto molti swipe, ma solo il 15 per cento dei match si sono trasformate in conversazioni reali”

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Così Justin McLeod, CEO di Hinge, è tornato al lavoro sull’app e ha spostato l’attenzione verso i siti di incontri pagati, come eHarmony e Match.com che possono arrivare a costare anche $ 20 o più al mese. Gli attuali membri di Hinger potranno usufruire di 3 mesi di prova gratuita, prima di attivare l’abbonamento.

Hinge mira a diventare qualcosa di più di una dating app o di un social media: la nuova Hinge assomiglierà ad un incrocio tra Instagram e Facebook. Ad esempio, gli utenti potranno ora interagire anche commentando le foto o le informazioni delle storie degli altri profili e innescare così più possibilità di conversazioni e di conoscenza.

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Secondo McLeod il target di riferimento  di Hinge è single e di età compresa da 25 a 35, che sono stanchi di app come Tinder e ma che non sono a loro agio nell’utilizzare siti come Match o eHarmony. Ad Engadget ha anche dichiarato che:

“Il nuovo modello escluderà le persone che sono lì solo per vanità e divertimento”.

Al momento Hinge è disponibile negli app store per iOS degli USA, nel Regno Unito, Canada, Australia e India: vedremo se nel breve futuro riuscirà a competere con Tinder o se resterà l’ennesima app per incontri.

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Quattro chiacchiere con Shigetaka Kurita, il papà biologico delle emoji

Nel 2015 è stata eletta parola dell’anno dall’Oxford Dictionary, negli ultimi mesi abbiamo visto quella con le sembianze di una tipica pietanza spagnola, mentre Facebook ci ha concesso la possibilità di esprimere più emozioni diverse sotto gli status discutibili dei nostri amici virtuali. Di cosa stiamo parlando? Della star delle nostre comunicazioni quotidiane:le emoji.

Entrate a gamba tesa nei nostri telefoni, tablet, pc e non solo ora gli utenti possono scegliere tra oltre 1.800 emoji diverse. Ma non è tutto. È possibile deciderne il colore della pelle, il sesso e l’espressione. Inviare esclamazioni, gesti, così come oggetti, cibi, bevande. La più utilizzata in assoluto? Quella che rappresenta una faccia che ride fino alle lacrime.

Ci arrabbiamo, amiamo, ridiamo, litighiamo, urliamo, gioiamo, pensiamo, mangiamo. Lo facciamo sempre e molto spesso lo facciamo con le emoji. È molto facile intuire l’importanza che questi simboli, che tanto amiamo, ricoprono sempre più anche nelle strategie di marketing e nelle social media strategy.

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Qualche dato? Le faccine sono utilizzate abitualmente dall’84% delle donne presenti e attivi sui social e dal 75% degli uomini. Quattro utenti su cinque di età compresa tra i 18 e i 65 anni utilizza le emoji nelle conversazioni social. Dati alla mano, quello delle emoji è un fenomeno inarrestabile. Ma oggi vogliamo fare un passo indietro, vogliamo parlare di quando, anche se esteticamente meno attraenti, le emoji sono comparse per la prima volta sui nostri display in modo anche piuttosto casuale.

LEGGI ANCHE: Hashtag: storia di un mito. Chi lo ha inventato e perchè

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere in giapponese, si avete capito bene, con Shigetaka Kurita il papà biologico delle prime 176 emoji. Kurita si è ispirato ai manga, ai caratteri cinesi e ai segnali stradali per creare delle icone di 12×12 pixel. In molti hanno scritto della vicenda ma in pochi sono riusciti veramente a farsi raccontare quello che c’è dietro una delle invenzioni che ha rivoluzionato il modo di comunicare. Noi lo abbiamo fatto per voi.

Era il 1999 e Kurita, ora membro del CDA di Dwango, faceva parte del team di sviluppo di NTT DoCoMo, uno dei maggiori operatori di telefonia mobile di tutto il mondo e prima azienda del settore in Giappone.

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Ciao Kurita, benvenuto su Ninja Marketing. Hai creato la prima emoji nel 1999. Come è nata l’idea che ha stravolto le abitudini comunicative degli utenti di tutto il mondo?

1999年に”iモード”という携帯電話でEmailとコンテンツを提供する世界初のインターネットサービスが日本で開始されました。私は開発チームの一員でした。当時は送信できるメッセージの文字数が少なかったため、絵文字でメッセージに感情を付与することで、コミュニケーションが円滑になるだろうという理由と、コンテンツを表示できる液晶画面が小さく、モノクロだっため、例えば天気予報などを表示するのに絵文字があった方が分かりやすいだろうという理由で絵文字を開発しました。実際に開発していたのは1998年で、世の中にリリースされたのが1999年2月22日になります。

Tutto abbastanza chiaro no? Abbiamo scherzato.

Nel 1999 DOCOMO la società per cui lavoravo ha lanciato i-mode ™, la piattaforma più popolare al mondo per i servizi Internet mobili, tra cui e-mail, rete, download e altro ancora. Era la prima volta che in Giappone si sperimentava una cosa del genere per i telefoni cellulari e io ero nel team di sviluppo. A quel tempo il numero di caratteri dei messaggi che si potevano inviare era molto minore.

Come è nata l’idea delle emoji? In tv le previsioni del tempo erano rappresentate da un sole, per esempio, non da parole. Ho pensato che sarebbe stato utile utilizzare lo stesso linguaggio per il sistema che stavamo mettendo in piedi. Da qui abbiamo iniziato a sperimentare le prime emoji. Il tutto in realtà è avvenuto nel 1998 ma è stato divulgato al mondo il 22 febbraio del 1999.

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Ora è impensabile comunicare sui social senza utilizzare le emoji. Ti aspettavi questo tipo di evoluzione e successo?

In realtà no, almeno non all’inizio. Però credo che un uso così ampio e duraturo delle emoji sia dato dal fatto che per loro stessa natura le emoji sono di facilissimo utilizzo e allo stesso tempo hanno la capacità di racchiudere un pensiero o uno stato d’animo.

Quale futuro vedi per le emoji?

Le emoji sono di origine giapponese e molte di quella che attualmente vengono usate sono state costruite sulla base della cultura giapponese. Penso che in futuro si spingerà sempre di più sulla localizzazione delle emoji che incorporerà le culture dei diversi paesi. In altri paesi, come il vostro, in realtà, non c’è stato ancora un vero e proprio boom delle emoji come qui in Giappone e sono sicuro che a breve avverrà anche da voi. Inoltre credo che l’interfaccia utente si evolverà sempre di più.

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Ti occupi ancora di emoji o ti piacerebbe farlo?

Attualmente no e non mi immagino un tipo particolare di emoji che vorrei creare. Vorrei però che fossero sempre più orientate a facilitare e velocizzare la comunicazione digitale che è il settore in cui sto lavorando ora.

Twitter Moments arriva in Italia

Qualcuno lo ha già, qualcuno lo avrà a breve: Twitter Moments arriva in Italia.

Ad un anno dal lancio dell’aggiornamento, la nuova funzione del social network che permette di accorpare più tweet all’interno di un unico momento lascia già presagire al notevole cambiamento che si avvierà nel social dei 140 caratteri.

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Che cosa sono i Twitter Moments?

Sono un modo per raccontare una storia attraverso una collezione di tweet. L’obiettivo sembra essere dunque quello di creare una struttura narrativa all’interno di un social network che, per sua natura, risulta essere frammentario.

Sì perché Twitter vive di spontaneità ed immediatezza, che si sanno essere, per loro natura, frammentari: un fatto raccontato in 140 caratteri che si apre e si chiude con una narrazione che di per sé si completa e non ha bisogno di altro. Grazie ai momenti, invece, il social network amplia i propri orizzonti e offre agli utenti una piattaforma sulla quale poter creare delle vere e proprie narrazioni.

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Questa linea di storytelling è ormai già nota agli esperti e non del settore: stiamo parlando di Storify. Il tool che permette di raccontare una storia attraverso i social network grazie all’organizzazione dei momenti e alla possibilità di commentare e condividere i contenuti prodotti. Su Storify le storie sono composte da paragrafi, ognuno contenente il materiale precedentemente raccolto e organizzato dall’autore.

Risulta evidente dunque la differenza fra le due linee di storytelling di Twitter e Storify: sul primo, infatti, il concetto di cinguettio, resta. I momenti sono sì riuniti tutti all’interno di un unico grande contenitore, ma restano invariati nel loro essere dei tweet di soli 140 caratteri. Su Storify, invece, esiste uno spazio molto più ampio dedicato alla narrativa vera e propria.

Tuttavia, la sensazione è che ci sia una sorta di intenzione all’universificazione generale di tutti i social network: tutti svolgono bene o male le stesse funzioni e tutti puntano ad offrire all’utente le stesse soluzioni possibili. Sembra infatti che se dapprima ogni social network era differenziato da dei tool ben precisi, ora si diversifichino solo per lo stile che danno ai vari strumenti. Che restano, però, gli stessi per tutti.

Sicuramente il pregio dei Twitter Moments è che grazie a questo strumento, seppur in una maniera breve e concisa, l’utente ha la possibilità di raccontare una storia o un momento in una maniera più organizzata ed efficace.
La perplessità è che, forse, Twitter funzionasse bene proprio perché obbligava all’immediatezza e all’essere sintetici oltre ogni limite della narrazione: se un utente voleva raccontare una storia, doveva confrontarsi con i 140 caratteri. Delle brevi storie, certo, ma non per questo meno efficaci.

Sicuramente i Twitter Moments modificheranno notevolmente il concetto di narrativa, rendendola più immediata e sintetica, ma per gli aficionados e per i più conservatori, Storify resta la piattaforma di storytelling per eccellenza. Nessuna pressione dunque: anche al supermercato anche se ci sono cento brand diversi che offrono la stessa cosa, alla fine, ogni cliente ha il suo preferito e non sempre è disposto a cambiarlo.

Addio Dario Fo: le parole del grande intellettuale

Dario Fo è stato un grande uomo di teatro, regista, attore e scrittore, artista e intellettuale dalle mille sfaccettature nonché attivista politico. Premio Nobel per la letteratura nel 1997, il suo lavoro ha fortemente influenzato il panorama culturale italiano degli ultimi decenni.

Anche noi di Ninja Marketing non possiamo che unirci a coloro che oggi ricordano Dario Fo attraverso le sue parole che, in più di un’occasione, hanno ricordato agli italiani e al mondo il valore dell’arte, del sapere e del pensiero libero.

Roma . Dario Fo - fotografo: benvegnù - guaitoli - lannutti

Roma . Dario Fo – fotografo: benvegnù – guaitoli – lannutti

Sulla conoscenza:

“Fermare la diffusione del sapere è uno strumento di controllo per il potere perché conoscere è saper leggere, interpretare, verificare di persona e non fidarsi di quello che ti dicono. La conoscenza ti fa dubitare. Soprattutto del potere. Di ogni potere.” da la Repubblica, 13 giugno 2004

Sulla satira:

È un aspetto libero, assoluto, del teatro. Cioè quando si sente dire, per esempio, “è meglio mettere delle regole, delle forme limitative a certe battute, a certe situazioni”, allora mi ricordo una battuta di un grandissimo uomo di teatro il quale diceva: “Prima regola: nella satira non ci sono regole”. E questo penso sia fondamentale. Per di più ti diro’ che la satira è un’espressione che è nata proprio in conseguenza di pressioni, di dolore, di prevaricazione, cioè è un momento di rifiuto di certe regole, di certi atteggiamenti: liberatorio in quanto distrugge la possibilità di certi canoni che intruppano la gente.” da un’intervista di Daniele Luttazzi nel programma Satyricon, puntata 11, 4 aprile 2001

Sulla risata:

“Il riso è sacro. Quando un bambino fa la prima risata è una festa. Mio padre, prima dell’arrivo del nazismo, aveva capito che buttava male; perché, spiegava, quando un popolo non sa più ridere diventa pericoloso.”

Sulle idee:

“L’uomo senza idee, come diceva Voltaire, è un imbecille.”

Sulla scrittura:

“In tutta la mia vita non ho mai scritto niente per divertire e basta. Ho sempre cercato di mettere dentro i miei testi quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire un po’ le teste. Tutto il resto, la bellezza per la bellezza, non mi interessa.”

Sulla vita:

“Una meravigliosa occasione fugace da acciuffare al volo tuffandosi dentro in allegra libertà.” da “Il mondo secondo Fo”

Il santino per automobilisti digitali, Groupama contro la distrazione da smartphone alla guida

È stata lanciato in questi giorni il dispositivo SantinoSafetySystem di Groupama che è in grado, grazie alla tecnologia NFC, di comunicare con il tuo telefono non appena entri in auto per disattivare le notifiche del tuo smartphone ed inviare al mittente una risposta automatica per avvisare che sei alla guida. Ecco di seguito lo spot della campagna “Don’t text and drive“:

Il dispositivo è stato realizzato con il contributo creativo dell’agenzia Saatchi&Saatchi e per l’occasione abbiamo fatto qualche domanda ai suoi Direttori CreativiAlessandro Orlandi e Manuel Musilli.

Alessandro Orlandi

Alessandro Orlandi o Manuel Musilli

Quale santo vi ha fornito l’insight per la campagna? 🙂

Probabilmente Sant’Eligio, protettore dei creativi 🙂

Siamo partiti da un’idea tutta italiana di protezione, che è quella dell’affidarsi ai santi, anche in auto. Da qui l’intuizione di creare SantinoSafetySystem, il primo santino tecnologico che ti protegge dalle distrazioni dello smartphone mentre guidi.

Il santino non contiene loghi o mention di Groupama: come si articola questo touchpoint così originale tra guidatore e compagnia assicurativa?

Il percorso che Groupama sta facendo con noi è quello di proporsi come Compagnia vicina alle persone, capace di offrire loro soluzioni, senza risultare mai invadente. Abbiamo deciso di tenere il logo Groupama solo sul retro del santino, ma per richiederlo è necessario farlo tramite il sito della Compagnia. Essendo poi un prodotto unico al mondo, sarà semplice per chi lo ha in auto, ricordarsi di Groupama.

Nothing is impossible, amate ripetere. Anche sdoganare in Italia la tecnologia NFC nelle campagne pubblicitarie?

È la tecnologia che sdogana possibilità creative, ed è compito nostro esplorarle e sfruttarne al massimo le potenzialità.

 

Credits:

Agenzia: Saatchi & Saatchi
Direttore Creativo Esecutivo: Agostino Toscana
Direttori Creativi: Manuel Musilli, Alessandro Orlandi
Copywriter: Alice Scornajenghi
Art Director: Alessio Bianconi
Senior Digital Manager: Simone Roca
Head of TV: Erica Lora-Lami
Tv Producer: Manuela Fidenzi
Account Team: Fausto Tumbarello, Giuseppe Colasurdo, Veronica Costantino
Strategic Planning Director: Lucas Conte
Developers: Logicweb
CDP: Twister Film
Executive Producer: Leonardo Rossi
Producer: Fabrizia Fiorilli/Fina Gomez De La Torre
Regia: Daniele Brunelletti
DOP: Simone Moglié​