Wimdu e 9flats, insieme per competere con Airbnb

Le rivali europee di Airbnb hanno deciso di unire le forze per creare un’alternativa alla piattaforma di condivisione di stanze e appartamenti più grande del mondo. Wimdu e 9flats, entrambe società tedesche, hanno rispettivamente un database di circa 300mila e 250mila appartamenti a livello globale, che uniranno contro le 2 milioni di soluzioni offerte da Airbnb.

Roman Bach, CEO di 9flats, in una recente intervista ha dichiarato:

“Sono entusiasta di unire le forze con Wimdu. La nuova società ci consentirà di creare un proposta di valore ancora più forte per i nostri ospiti e padroni di casa, allo stesso tempo ci permetterà di accelerare la crescita e migliorare la redditività a lungo termine.”

Wimdu e 9flats: gli ostacoli delle normative europee

Wimdu e 9flats uniti contro Airbnb

Oltre a dover combattere contro il colosso Airbnb, le piattaforme di alloggi in Europa si trovano ad affrontare una maggiore incertezza per quanto riguarda le normative. Basti ricordare la legge che vieta affitti turistici a breve termine di interi appartamenti, entrata in vigore agli inizi del 2016 a Berlino. Per superare l’ostacolo delle normative europee 9flats e Wimdu sposteranno il quartier generale dalla Germania a Singapore.

Questa mossa da un lato consentirà loro di raggiungere mercati più ampi, dall’altro permetterà di non doversi scontrare sul mercato europeo con le normative. Sul fronte lavoro le due società affermano che non ci saranno tagli di personale, la nuova entità continuerà a funzionare utilizzando entrambi i brand in parallelo, mentre sarà l’italiano Giacomo Ialenti, manager di 9flats, a ricoprire il ruolo di CEO.

LEGGI ANCHE: Parigi alza la voce contro Airbnb e gli affitti irregolari

Airbnb, Federalberghi e le difficoltà della sharing economy in Italia

Wimdu e 9flats vs. Airbnb

Prima la fusione delle due società tedesche, poi l’attacco di Federalberghi. L’associazione che rappresenta i 33.000 hotel italiani, avrebbe infatti preso di mira Airbnb e la causa principale sembrerebbe essere l’evasione fiscale.

Federalberghi certifica il malumore degli esercenti, sottolineando l’incremento esponenziale degli appartamenti acquisiti da Airbnb (40.000 nei primi sei mesi del 2016). E il presidente dell’associazione di categoria Bernabò Bocca parla di concorrenza sleale, denunciando:

“Il sommerso nel turismo è giunto a livelli talmente di guardia da generare una minor sicurezza sociale e il dilagare dell’evasione fiscale e del lavoro in nero”.

Ciò che viene chiesto dall’associazione Federalberghi è la necessità di definire un quadro normativo e regolamentare che contrasti il fenomeno dell’abusivismo attraverso delle proposte di legge sulla sharing economy e sugli home restaurant.

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Chicco, Holiday Inn, Shazam: i migliori annunci stampa della settimana

Anche questa settimana abbiamo fatto il giro del mondo in cinque campagne stampa. Dal turismo, alla musica passando per l’infanzia e l’adolescenza. Perché in fondo

“rendere complicato ciò che è semplice è cosa banale; trasformare ciò che è complicato in qualcosa di semplice, incredibilmente semplice: questa è creatività.”

Chicco: Since 1958

Una delle più importanti agenzie d’Italia, l’Armando Testa, per una della più importanti aziende che si occupano di prodotti per l’infanzia: Chicco. Il risultato è di alti livelli!

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Agenzia: Armando Testa, Milano
Creative Director: Vincenzo Celli
Art Director: Matteo Pozzi
Copywriter: Samantha Scaloni
Fotografia: LSD

End Youth Homelessness: A Safe Place

In Inghilterra è in forte crescita il numero di giovani che scappano di casa e diventano senzatetto. L’associazione End Youth Homelessness è impegnata nel combattere questo fenomeno.  campagna stampa è firmata Leo Burnett.

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Agenzia: Leo Burnett, Londra, UK
Chief Creative Officer: Chaka Sobhani
Creative Director: Richard Ince, Ed Tillbrook, Adam Tucker
Art Director: Ed Tillbrook
Copywriter: Richard Ince
Graphic Designer: Marc Donaldson
Account Director: Sarah Kay
Account Manager: Ali Wilde
Agency Producer: Michelle Hickey

Shazam: Discover

Niente testi, ma un visual che vale più di mille parole per questi annunci stampa creati per Shazam.

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Art Director: Antoine Gesson
Copywriter: Loïc Huber, Antoine Gesson

LEGGI ANCHE:  Smart, GE, Leica: i migliori annunci della settimana

Mundo Livre FM: Enjoy the ride

A proposito di musica, è necessario ascoltare solo quella di qualità. A questo ci pensa l’emittente radiofonica Mundo Livre FM.chicco_holiday_inn_shazam_migliori_annunci_stampa

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Agenzia: Candy Shop, Curitiba, Brasile
Creative Director: Bruno Regalo
Art Director: Getulio Vargas
Copywriter: Ana Miraglia
Additional Credits: Ze Luis Schmitz

Holiday Inn: HIG Rewards Club

Last, but not least, un’altra campagna stampa che fa del visual il suo punto forte, proprio perché senza la realizzazione grafica sarebbe impossibile capirne il contenuto, creata per Holiday Inn Express dall’agenzia J. Walter Thomson.

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Agenzia: J. Walter Thompson, Londra, UK
Executive Creative Director: Russell Ramsey
Creative Director: David Masterman
Head of Art: Dave Dye
Creativi: Sophie Browness, Mia Silverman

Anche oggi chiudiamo qui la nostra rubrica ma vi aspettiamo tra sette giorni. A lunedì!

Google Assistant, la sfida di Big G all’Intelligenza Artificiale tra Google Allo e Google Home

Sempre più Intelligenza Artificiale per Big G, che presenta al pubblico il suo Assistant attraverso Google Allo e Google Home.

Come funziona?

L’app di messaggistica per iOS e Android offre un primo sguardo alle più avanzate capacità dell’intelligenza artificiale del momento.

LEGGI ANCHEAllo, il nuovo messenger di Google, tra privacy e risposta intelligente

Combina il meglio dei superpoteri predittivi e di ricerca insieme alle caratteristiche di un assistente personale.

Ad una prima occhiata, Google Allo sembra molto simile a molte altre app di messaggistica.

Ti iscrivi con il tuo numero di telefono e dopo aver verificato la tua identità, l’app scansiona la rubrica alla ricerca di persone che la stiano già utilizzando. Puoi così iniziare a chattare. Oltre ai messaggi di testo, si possono registrare messaggi vocali, inviare foto con testo (funzione solo per Android), o condividere una mappa della propria posizione attuale.

Non sono questi i motivi per cui vorrai utilizzare Google Allo. Deciderai di usarla perché offre una finestra sul mondo dell’AI targata Google. Il suo punto di forza è infatti Google Assistant, il nuovo assistente conversazionale.

La prima feature di spiccata intelligenza è rappresentata dalle Smart Replies.

Durante le conversazioni, l’app suggerirà parole o frasi prima che tu inizi a digitare. Se qualcuno ti domanda “Com’è andato il weekend?” per esempio, l’app potrà suggerire “E’ andato bene” oppure “Mi sono divertito”.

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Google sta sperimentando questo tipo di tecnologia da un po’ e Smart Replies funziona sorprendentemente bene. Ha combinato questa funzione con le sue capacità di riconoscimento fotografico, in questo modo l’app può suggerire risposte agli scatti che vengono  condivisi nel corso della conversazione.

Google Assistant, non chiamatelo chatbot

Allo è la prima occasione di Google per mostrare il proprio Google Assistant, molto più di un semplice bot.

Ci sono due modi per interagire con Google Assistant. Puoi chattarci direttamente quando compare accanto alle tue conversazioni, o puoi richiamarlo mentre stai conversando con gli amici iniziando un messaggio con @Google.

In entrambi i casi, può essere d’aiuto per ricerche rapide su Google come traduzioni, conversioni, direzioni, stato dei voli, ma anche come riconoscimento fotografico.

Se viene postata un’immagine del Colosseo per esempio, potrebbe chiedermi se desidero saperne di più sulla Storia di Roma. Google Assistant fornisce risposte in base al contesto e alle precedenti conversazioni, più si utilizza l’app e più le risposte saranno personalizzate.

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Interrogando direttamente il Google Assistant è possibile prendere appunti, richiamare l’agenda degli appuntamenti, impostare promemoria e usufruire di una rapida rassegna stampa.

I creatori di Google Allo si sono inoltre assicurati che l’Assistant avesse il senso dello humor un po’ nerd che ci si aspetta da Big G, al pari di Siri.

Dal fronte privacy, i messaggi inviati con Google Allo sono criptati, ma non con crittografia end-to-end di default. La si può comunque utilizzare optando per una chat in incognito. Queste conversazioni possono inoltre includere messaggi che si autodistruggono e la capacità di bloccare le anteprima a scomparsa.

Il più grande ostacolo che Google deve superare è quello di convincere la gente che utilizzare l’AI non sia “strano” ed invasivo.

Sebbene non si conoscano nel dettaglio i piani del futuro di Google, Allo sembra un buon punto di partenza per feature basate su AI sempre più smart e intuitive.

Chatbot, come rispondono i competitor

Google ha lanciato il suo Assistant attraverso Allo, ma i bot si stanno velocemente diffondendo tra i diversi instant messenger, soprattutto come supporto nel campo dell’advertising e dello shopping online.

Skype ha lanciato Bot Framework, ideato per permettere a chiunque di realizzare il proprio bot. Il kit di sviluppo si basa sull’importazione di bot già programmati per altre piattaforme, al fine di crearne di nuovi non solo su Skype, ma su qualsiasi piattaforma conversazionale, incluso Twitter, Office 365 e Outlook. Il primo reso disponibile è stato quello di Bing per ricevere le news, cercare musica e immagini online.

La prossima sfida di Microsoft sarà la gestione dei messaggi vocali attraverso Cortana: l’assistente vocale consentirà agli utenti a interagire con molte app, aiuterà ad identificare persone, a mostrare informazioni aggiuntive sui contenuti, a prenotare viaggi o ristoranti.

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Anche Facebook non sta certo a guardare. Con il rilascio della Messenger Platform 1.2 hanno fatto il loro debutto i bot abilitati all’acquisto.

Ora i developer potranno infatti programmare assistenti virtuali in grado di interagire con gli utenti di Messenger con linguaggio naturale, per condividere informazioni ed offrire servizi.

Ogni attività di tipo commerciale potrà quindi consentire agli utenti di fare shopping senza uscire da Messenger. Al pari di una piattaforma eCommerce, il sistema include la procedura di checkout, il tracking della spedizione, la gestione di modifiche o cancellazione degli ordini. Il tutto facilmente condivisibile sul social network.

Per il momento la versione Beta è disponibile soltanto negli Stati Uniti per alcuni partner selezionati.

Google Home, l’assistente per la casa

A detta di Mountain View, l’Assistant è ancora in una fase iniziale, e sarà inserito in altri prodotti Google.

Tra pochi giorni sarà messo alla prova come core di Google Home, l’assistente intelligente per la casa, che dal 4 novembre sarà infatti disponibile sul mercato statunitense.

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Google Home è un piccolo hub per la gestione della casa, ha una base personalizzabile grazie alle 7 colorazioni disponibili,  tre speaker situati nella parte inferiore, un pannello touch sensitive nella parte superiore. E’ inoltre dotato di una serie di luci LED che si illuminano durante l’interazione dell’utente.

Grazie al suo Assistant è in grado di rispondere a dubbi e quesiti, può attivare un timer in cucina, accendere e spegnere le luci, o riprodurre una playlist. Per attivarlo è sufficiente fornirgli il comando vocale e attendere la sua risposta: “Ok, Google”. E’ possibile connetterlo alla tv attraverso Chromecast e supporta la connessione con servizi streaming come Google Play Music e Spotify.

Google Home è anche simpatico: il Product Management Director di Google Home, Gummi Hafsteinsson ha infatti dichiarato che “per infondere una personalità a Google Home, l’azienda ha assunto scrittori che hanno collaborato per film di animazione della Pixar e hanno realizzato scherzi per The Onion”.

Il costo sarà di 129 dollari o di 299 dollari se si acquisteranno tre dispositivi insieme.

Epic Win e Fail della settimana: Bob Dylan, Philips, Bauli e Rocco Siffredi

Cari lettori eccoci qua: nuovo giro, nuova corsa! Senza perderci troppo in vortici di parole, iniziamo subito il lunedì con la nostra splendida rubrica che vi porta all’occhio tutto il meglio del meglio e del peggio che solo l’internet dei social network sa darci e che tanto amiamo.

WIN

Una delle notizie più importanti della scorsa settimana è stata l’assegnazione del premio Nobel per la letteratura ad un insolito ma immenso interprete dei nostri tempi: Bob Dylan. Le opinioni contrastanti continuano ad imperversare e ad occupare molti thread di discussione tra opinion leaderaddetti ai lavorigente comune.  Insomma sembrano tutti occupati a dire la loro, tranne l’artista, che continua a non rispondere nemmeno all’Accademia di Svezia.

Non sappiamo se e quando Bob Dylan deciderà (qualora vorrà farlo) di rispondere al mondo e agli amici svedesi, ma nel frattempo vi segnaliamo l’#EpicWin (e anche un po’ #UmiltàTime) del cantante che limita le comunicazioni social ad un post sulla sua pagina Facebook e ad un suo Tweet ed un Retweet “nientepocodimenòcchè” di Barack Obama, tramite il suo account Twitter ufficiale che con 325k Followers e ben 0 Following, resta il sorvegliato speciale dell’internet anche per questa settimana.

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E mentre ci i avviciniamo all’election day USA dell’8 novembre, l’olandese Lucky TV ha deciso di stemperare i toni della campagna elettorale, che sembra la più dura di sempre, che vede protagonisti Hillary Clinton e Donald Trump che nel frattempo continuano a darsele “di santa ragione” facendoli esibire in un inedito duetto…

Ma il super #EpicWin della settimana va a Philips e alla sua campagna “Everyday Hero. Perché? Basta guardare il video per capirlo 🙂

Ma ecco che l’epicità continua: nella scorsa settimana abbiamo potuto assistere anche ad un’inedita sfida tra “Sovrani”: proprio lui, Rocco Siffredi, l’indiscusso Re del cinema Hard italiano, lancia il guanto di sfida proprio a Gianluca Vacchi, oramai protagonista della scena social italiana (e non) della ormai trascorsa estate. E questa volta Rocco bussa a Gianluca per dargli un consiglio, anche questa volta con la sobrietà che lo contraddistingue, e il risultato è esilarante…

Ed è Epic win anche per Bauli: questa settimana la famosa industria dolciaria italiana ci ha stupiti piacevolmente con una serie di video semplici quanto belli e sorprendenti: una rivisitazione delle grafiche dei classici post “statici” di Facebook che vengono inaspettatamente stravolti e “bucati”, fino a renderli vivi ed attivi. Il messaggio? I gesti gentili, improvvisi ed inaspettati possono renderci più dolce la giornata. Bravi!

FAIL

Per la serie “No mercy baby, it’s the internet!” questa settimana vi segnaliamo in primis questa bella svista di Tribuna Valladolid, testata giornalistica spagnola, che annunciando la triste notizia della dipartita del premio Nobel per la letteratura, italiano Dario Fo, va in confusione pubblicando la foto di un vivo e vegeto Andrea Camilleri (che non deve essere stato chissà quanto contento), altra eccellenza italiana della letteratura conosciuto tra le varie cose per essere il Papà dell’Ispettore Montalbano.EPICFAIL_00

E dulcis in fundo “Bene ma non benissimo” anche per il “Il Messaggero“: complice chissà la fretta, il sonno, o semplicemente un colpo di sfortuna, a pochi minuti dall’annuncio dell’assegnazione del Premio Nobel per la Letteratura a Bob Dylan, la testata ha pubblicato un pezzo con la foto di copertina non propriamente corretta.

Infatti l’immagine scelta non ritraeva propriamente l’artista americano, ma il comico nostrano Tullio Solenghi che qualche tempo fa si è esibito in un imitazione proprio di Bob Dylan nel corso della nella trasmissione Tale e quale show, condotta da Carlo Conti.
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E ora, non ci resta che cominciare questo lunedì. Buon inizio di settimana (possibilmente epico!).

Maker Faire Rome 2016: il futuro passa da qui

Anche quest’anno a Roma si è svolta la Maker Faire, fiera dell’innovazione che riunisce centinaia di espositori provenienti da tutta Europa con un unico obiettivo, quello di innovare, migliorare e progredire nella vita quotidiana attraverso la tecnologia e il digitale. Oltre 100 mila metri quadrati di esposizione in una location differente, quella della Nuova Fiera di Roma, suddivisa in sei padiglioni, o meglio categorie, per differenziare le invenzioni e i progetti dei makers. Abbiamo selezionato per voi alcuni lavori che ci hanno colpito particolarmente.

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Dare voce a chi voce non ha

Una cosa sempre affascinante delle innovazioni, è vedere quanto queste possano migliorare la nostra vita quotidiana. Quando però la tecnologia viene messa a servizio della disabilità, ci rendiamo conto di quanto alcuni di questi progetti possano davvero cambiare radicalmente la vita ad alcune persone. Parliamo ad esempio di “Talking Hands“, un progetto realizzato da Limix, spin-off dell’Università degli Studi di Camerino.

Si tratta di un dispositivo indossabile che traduce la LIS – ovvero la Lingua dei Segni – in voce rilevando i movimenti delle mani, trasferendo il testo ad uno smartphone ed emettendo il suono dagli altoparlanti di quest’ultimo. Se è vero infatti che le persone sorde possono leggere le parole decifrando i movimenti delle labbra di chi hanno davanti, è meno facile per gli utenti poter comprendere la loro lingua. Con questo dispositivo, invece, sarà possibile permettere a tutti i sordi segnanti di comunicare con chiunque desiderino. Guardare, anzi, ascoltare per credere!

Giocare a scacchi… da soli

Certo che rispetto a qualche anno fa trovare qualcuno con cui giocare a scacchi potrebbe essere difficile…e allora Square off ha pensato alla soluzione. Si tratta di una scacchiera intelligente in grado di muovere i pezzi da sola grazie a degli attuatori elettromagnetici controllati con Arduino. Un’app permette di giocare a distanza con qualunque giocatore nel mondo o in modo automatizzato, ovviamente scegliendo la difficoltà tra venti livelli diversi.

I tuoi viaggi davanti ai tuoi occhi

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Ricordate i famosi album delle vacanze, o i filmini da vedere sul divano costringendo amici e parenti a interessarsi alle vostre riprese di viaggio? Ecco, non pensate che riuscirete a liberarvene tanto facilmente. Alla Maker Faire Rome 2016 abbiamo infatti incontrato i ragazzi di Your World, un progetto che permette di fissare su una tavola di legno i vostri ricordi digitali.

Inquadrando il planisfero – che può essere personalizzato a piacimento e inciso sul materiale – attraverso il vostro smartphone, grazie a una applicazione in realtà aumentata, è possibile inserire e visualizzare contenuti media appartenenti ai vostri itinerari di viaggio.

Devices indossabili alla Maker Faire 2016

I cosiddetti wearable devices stanno cominciando a spopolare e le loro applicazioni sono molteplici: dallo sport alla vita quotidiana. In quest’ottica si inserisce anche Footmoov, un progetto che coniuga la tecnologia all’esperienza decennale nel mondo delle calzature dell’ideatore. Il sistema di sensori molto evoluti che sono inseriti nella scarpa destra, è in grado di elaborare dati tramite un microcontrollore e trasmetterli allo smartphone attraverso il wi-fi. Gli utilizzi di questo progetto potrebbero essere tantissimi: da un allenamento personalizzato al controllo dello stesso, fino alla possibilità di giocare con delle applicazioni di realtà virtuale eseguendo realmente dei movimenti.

L’orto a misura di bambino

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Tra i progetti sviluppati con Arduino, ha colpito la nostra attenzione anche Ortuino, un orto a misura di bambino che sfugge ai sistemi di automazione tipici invece della maggioranza dei lavori presentati alla Maker Faire. Si tratta di un kit da orticultura con un cuore tecnologico che comunica le informazioni relative allo stato di esposizione alla luce solare e all’umidità del terreno. Un sistema quindi che non sostituisce il gesto umano ma fa da supporto e permette anche i bambini di responsabilizzarsi al rispetto e alla cura di un essere vivente.

La lampada idroponica

Al contrario di Ortuino, invece, Lamplants è una lampada dal design organico degli anni cinquanta, che coltiva piante in modo completamente automatizzato. Senza utilizzare terra e senza alcun supporto dell’essere umano, la lampada fa crescere le piante attraverso la tecnica della cultura idroponica e mediante una scheda Arduino che garantisce i parametri fondamentali per le piante, come il flusso d’acqua giornaliera, la temperatura, l’anidride carbonica e l’illuminazione. Insomma, se da sempre desiderate avere Rosmarino e Timo a portata di mano ma non avete il pollice verde, ecco la soluzione a portata di lampada!

Il casco intelligente

Come ogni anno, anche a questa edizione erano presenti molte scuole e istituti tecnici che hanno presentato numerosi progetti innovativi. Tra tutti, abbiamo notato “NonCasco+”, il casco salvavita realizzato dall’Istituto Gae Aulenti di Biella. Si tratta di un casco che avvisa in caso di affaticamento, misurando battito cardiaco e eventuali movimenti irregolari o bruschi, rileva assunzione di alcolici inviando la posizione via GPS a un tutor scelto e può attivare un filtro di protezione qualora valutasse la qualità dell’aria troppo inquinata.

La vernice elettrica

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Negli anni le abbiamo viste di tutti i colori, dalla vernice magnetica a quella lavagna, ma quella della vernice elettrica ci mancava. Si tratta infatti di un materiale non tossico, solubile che conduce elettricità e che può avere molteplici utilizzi, dal riparare piccoli componenti e devices a creare circuiti sulla carta o disegnare direttamente sugli altri materiali sensori e fili.

Il nuovo allenamento funzionale

Sportivi, a noi gli occhi. Con BigBand infatti si potrebbe davvero rivoluzionare l’allenamento funzionale grazie a un sistema innovativo che non solo allena la forza, ma potenzia l’allenamento individuale e di squadra poiché il gesto di ognuno condiziona il gesto dell’altro. Il dispositivo è realizzato da un perno centrale a cui sono connessi gli atleti attraverso gli elastici. Al centro vi è un sistema elettronico che monitora diversi parametri, ad esempio quanta forza è esercitata da ciascun atleta. In pratica? No, non potrete più barare facendo finta di aver finito l’esercizio proprio quel momento in cui l’allenatore era distratto.

Voi avete visitato la Maker Faire Rome 2016? Se avete altri progetti innovativi che vi sono piaciuti, scriveteci!

Writing e copyright: il caso McDonald’s

di Silvia Scardapane

Dopo aver parlato delle più interessanti collaborazioni tra street artisti e aziende, questa settimana Streetness sceglie di raccontare l’altra faccia della medaglia, quella fatta di presunti plagi e violazioni di copyright, incidenti che non mancano di accadere, partendo dall’ultimo spinoso caso che ha coinvolto una grande multinazionale come McDonald’s e l’artista Dash Snow.

Nato da una famiglia benestante, Snow conosceva bene le regole della strada perché il suo spirito ribelle l’aveva condotto tra i vicoli di New York, dove amava non solo scattare fotografie ma soprattutto realizzare grandi tag. Tutti lo conoscevano infatti anche come SACE ed è con questo pseudonimo che ha conquistato pian piano il mercato dell’arte, tanto che le sue opere sono state battute all’asta da Sotheby’s e Christie’s e sono tuttora presenti nelle collezioni permanenti del Whitney Museum di New York City e della Royal Academy di Londra. Snow è scomparso nel 2009 ma sono in tanti a ricordare il suo duro stile di vita, così come gli interventi realizzati nella Grande Mela.

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Anche McDonald’s sembra ricordarsene, tanto da aver utilizzato svariate riproduzioni della tag SACE per un restyling realizzato in diverse sedi sparse per il mondo, dal Regno Unito alla Francia fino in Asia. Mentre la grande multinazionale si rifaceva il look saccheggiando dal mondo del Writing, la denuncia per violazione di copyright è stata intentata dalla famiglia di Snow (in particolar modo nella persona di Jade Berreau, ex compagna dell’artista) presso la Corte Distrettuale degli Stati Uniti contro la società di fast food, chiedendo l’immediata rimozione dei tag SACE al fine di preservare e proteggere l’eredità del celebre artista.

La multinazionale avrebbe, inoltre, presumibilmente riportato un aumento del 9% nelle vendite dal lancio dei suoi ultimi ristoranti ridisegnati; eppure fino ad ora McDonald’s ha comunque rigettato ogni accusa.

Writing e copyright: il caso McDonald's

Nel 2011, un caso simile destò altrettanto scalpore, quando nello spot della FIAT 500, girato dalla testimonial Jennifer Lopez, comparve il grande graffito “I Love Bronx” firmato TATS Cru. Il collettivo di artisti citò in giudizio l’agenzia pubblicitaria e la celebre azienda torinese per aver mostrato un loro lavoro ad uso commerciale senza chiedere alcun consenso, innescando così per la prima volta una disputa sul copyright (conclusasi in questo caso con un accordo informale a favore degli artisti) che tuttora sembra non avere fine. Il caso McDonald’s si inserisce difatti in una lista sempre più corposa, perché da accuse di plagio non sono esenti neppure grandi marchi di moda, non ultimi Moschino con l’artista RIME (nel 2016) e Roberto Cavalli, accusato nel 2015 di aver impropriamente riutilizzato parte di un murale eseguito a San Francisco dagli street artisti Revok, Reyes e Steel.

Writing e copyright: il caso McDonald's

Ad essere precisi, analizzando i suddetti casi così come altri forse meno famosi, emerge che la maggior parte delle cause di plagio coinvolge il mondo del Writing e non della Street Art. Perché le aziende preferiscono saccheggiare il primo e dialogare con il secondo? Evidentemente le multinazionali sono consce delle differenze tra i due movimenti, ritenendo (così sbagliando) che il Writing, generalmente illegale e apparentemente anonimo (in realtà, pseudonimo), sia libero dai diritti di autore e perciò riutilizzabile a scopo decorativo.

Come Osservatorio sulla Creatività Urbana sappiamo che i migliori risultati per una produzione aziendale possono nascere solo dalla collaborazione tra aziende e artisti ed è su questa strada che Streetness continuerà a proporre numerosi case study, tuttavia senza mai tralasciare quanto avviene in campo di diritto della riproduzione, favorendo così gli artisti e la loro arte nonché la così varia realizzazione di prodotti originali e unici nel proprio genere.

content marketing cos'è

Content Marketing: cos’è, come usarlo per le aziende, guida aggiornata al 2023

Che cos’è il content marketing è una domanda che spesso si pongono anche i marketing manager con più esperienza. Non possiamo negare infatti che il contenuto è ormai diventato parte fondamentale di ogni strategia di web marketing. In meno di 10 anni, il content marketing ha definitivamente messo in crisi il settore dell’advertising tradizionale. Ma che significa Content Marketing?

Definizione di Content Marketing

Il Content Marketing è una forma di marketing che prevede la creazione e la condivisione di contenuti finalizzati all’acquisizione e al mantenimento di clienti. I contenuti possono essere di diverse forme: articoli, infografiche, video, guide, seminari, webinar, Q&A. Lo scopo del content marketing non è direttamente vendere ma informare il cliente per generare con esso una relazione stabile fruttuosa e duratura.

definizione di content marketing

Nel mercato americano, è il Content Marketing Institute ad aiutarci a dare una definizione chiara sull’uso e la diffusione di questo strumento, mentre sul mercato italiano il libro Content Evolution di Alberto Maestri e Francesco Gavatorta, oppure un nostro articolo che approfondisce l’argomento.

I dati sull’esplosione del Content Marketing invece ce li fornisce Mashable con un’infografica che definisce gli obiettivi per il quale si attua una strategia di content marketing, con percentuali abbastanza omogenee, sono:

  • brand awareness (69%)
  • acquisizione di nuovi clienti (68%)
  • lead generation (67%)
  • customer retention o aumento della loyalty (62%).

Marketing dei contenuti: un esempio concreto

Il marketing dei contenuti è uno strumento potente, che dà vita a una serie di strategie di comunicazione per raggiungere il pubblico. Dalle newsletter ai podcast, passando per i post sui social media, queste forme di content marketing aiutano a condividere informazioni interessanti con gli utenti, creando contemporaneamente associazioni positive con un marchio.

Facciamo un esempio. Spotify Wrapped, ogni anno, fornisce agli utenti uno splendido resoconto sul loro percorso musicale all’interno dell’app. Il riepilogo dettagliato raccoglie la musica che l’utente ha fruito durante il corso dell’anno attraverso artisti, brani e una grafica vivace e d’impatto.

La possibilità di condividere playlist personalizzate sui social media è diventata, negli anni, un elemento chiave che ha reso questa campagna di tendenza.

Perché il Content Marketing è importante per le aziende

Il Content Marketing è fondamentale per il raggiungimento dei principali obiettivi aziendali per i quali si sceglie di fare web marketing.

importanza del content marketing

I motivi sono approfonditi in un articolo di Argoserv in cui si spiega:

  1. I mercati sono tornati conversazioni ed il tuo potenziale cliente o elettore, non cerca pubblicità martellanti, non cerca spot ammiccanti, non cerca cartelloni o volantini, ma vuole qualcosa di più in grado di legarlo alla tua azienda o alla tua persona durante tutto il percorso di scelta del servizio-prodotto ed oltre: il processo di selezione, d’acquisto e prova diventa un’esperienza;
  2. Il tuo pubblico non vuole essere interrotto ma attratto. Siamo passati dalle tecniche pubblicitarie di tipo interruttivo a strategie meno invasive e martellanti che cercano il permesso della tua audience potenziale: il content marketing è in grado di calamitare il tuo cliente;
  3. La dimensione dell’azienda è relativa: l’essere coinvolgenti non equivale ad avere a disposizione grossi budget. Questo non significa che la creazione di contenuto di qualità sia low cost: produrre ad esempio una ricerca scientifica può essere un’attività impegnativa, ed anche mantenere un blog od interagire con una community non è a costo zero. Non significa neanche che le risorse economiche non siano in grado di influire sul risultato di una campagna: si pensi solo alle campagne su Google a pagamento o alle campagne su FB. Significa solo che esistono meno barriere e con una buona strategia si possono raggiungere obiettivi interessanti attaccando le nicchie con costi notevolmente inferiori rispetto alla pubblicità tradizionale;

Banalmente, possiamo dire che se gli utenti sono attratti dai contenuti forniti, è molto più probabile che essi siano disposti a lasciare le loro informazioni di contatto. In più, offrendo costantemente contenuti di ottima qualità, le aziende riescono a generare interesse per il loro sito web e a invogliare gli utenti a visitare regolarmente la pagina.

Come si fa un piano di Content Marketing

piano di content marketing

Ogni azione di content marketing va sviluppata sul medio o lungo periodo ed inserita in una precisa strategia. Con questa potrai misurare i risultati e controllare l’effettivo ritorno dell’investimento.
Un piano di content marketing efficace deve rispondere a queste 3 domande:

  • Quali benefici intendi apportare al tuo business?
  • Qual è il target di riferimento?
  • Da cosa sono coinvolti?

La creazione di un piano editoriale che si rispetti prevede una programmazione precisa delle attività da seguire. In sostanza devi creare un vero e proprio calendario in cui definisci giorno per giorno (o anche mensilmente) quali argomenti trattare, le principali keywords ed eventuali link di approfindimento.

Gli step possono essere questi:

  1. Definizione degli obiettivi
  2. Analisi e definizione del target di riferimento
  3. Scelta dei canali
  4. Scelta degli strumenti da utilizzare
  5. Stesura del calendario editoriale

Quest’ultimo punto è la parte che concerne la definizione di date e orari precisi per messaggi sui social media, email e newsletter. Inoltre se esistono social diversi significa doverli usare in modi diversi: ogni contenuto dà il meglio di sé sulla piattaforma più adatta. Sia come tipologia di contenuto che come momento di pubblicazione.

Perchè seguire un Corso in Content Marketing? Scopri il programma del corso per Content Manager di Ninja Academy

Il Corso in Content Marketing di Ninja Academy (formula online + aula pratica a Milano) è un percorso studiato per aggiornare formare i partecipanti sulle strategie e sugli strumenti editoriali imprescindibili per gestire il Content Marketing in tutte le sue aree chiave: pianificazione, implementazione, valutazione.

Seguendo questo percorso, riuscirai a:

  • Applicare i fondamenti dello Storytelling per guidare la tua attività di Content Management
  • Ispirare la tua azienda ai principi delle media company
  • Progettare i contenuti digitali più efficaci per la tua azienda
  • Pianificare e gestire strategie efficaci di Content Marketing
  • Inserire la Content Strategy all’interno della tua strategia di Web Marketing
  • Misurare il valore dei contenuti di marca
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Ecommerce Specialist: chi è, cosa fa, come si forma uno specialista del commercio online

Ecommerce Specialist? Se la vostra passione è diventare esperti nella creazione di strategie di vendita digitale, il percorso formativo e le competenze da acquisire passano per diverse tappe. Sembrerebbe estremamente banale gestire un negozio online, ma una piattaforma e-commerce non è certamente un semplice sito web in cui inserire contenuti a caso o da considerare come una vetrina asettica da non aggiornare con costanza.

Dopo il recente lancio della nuova feature di Facebook Marketplace, il settore del commercio elettronico dimostra sempre di più la sua notevole crescita, nonché le opportunità che può dischiudere. Al recente Prestashop Day sono emersi i risultati della ricerca lanciata dall’Osservatorio e-commerce B2C del Politecnico di Milano: il 2016 ha visto una crescita del mercato pari al 17% rispetto al 2015 e per quest’anno si prevede il raggiungimento di 19,3 miliardi di euro di vendite online.

Chi è e cosa fa un eCommerce Specialist?

L’eCommerce Specialist è una figura chiave per la gestione ed il coordinamento di tutte le attività riguardanti il commercio elettronico. Si tratta di un professionista capace di elaborare soluzioni per la vendita online di prodotti e/o servizi, che non solo è dotato di competenze nel campo informatico, ma soprattutto know-how legato allo sviluppo commerciale ed operativo dell’attività di eCommerce.

cosa fa un ecommerce specialist

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Quando parliamo di eCommerce Specialist ci stiamo riferendo ad un ruolo che è investito di enormi responsabilità, riguardanti la costruzione di un nuovo e-store, la gestione dei contenuti del negozio, l’usabilità del sito e l’efficienza del percorso di acquisto, la gestione delle politiche di vendita e dei metodi di pagamento, l’analisi dei comportamenti dei clienti in fase di acquisto e tanto altro ancora.

Proprio per questo, dobbiamo considerare un professionista con una solida base tecnica, che può imparare molto sul campo, ma non è questa l’unica strada da percorrere.

Come si diventa eCommerce specialist?

Parlano chiaro i dati di Net Retail, una ricerca di Human Highway per Paypal e promossa con il Consorzio Netcomm, secondo cui in Italia 30,8 milioni di individui di almeno 15 anni di età accedono regolarmente alla Rete almeno una volta alla settimana, da ogni luogo ed utilizzando un qualsiasi device. In un contesto così strutturato, è logico che la richiesta della figura dell’eCommerce Specialist è aumentata a dismisura, così come le opportunità di lavoro.

Ma come si diventa realmente specialista nella gestione delle vendite online? Partiamo dalla formazione. Necessaria.

Organizzare un progetto eCommerce significa avere padronanza degli strumenti di web marketing, che vanno da Google Analytics alle campagne Adwords, dall’e-mail marketing alla SEO.

Sono disponibili un gran numero di corsi di formazione online ed eventi dedicati.  Tenete bene a mente che uno specialista del commercio elettronico deve possedere competenze trasversali perché è nelle sue mani il raggiungimento degli obiettivi di marketing che un’azienda si è prefissata nell’ambito delle vendite online.

Si diventa eCommerce Specialist studiando giorno dopo giorno, essendo curiosi, proattivi, aggiornati su ogni novità del settore. Ogni progetto di digital marketing è una nuova avventura: tutta da scoprire!

Che requisiti deve avere un direttore del commercio online?

Lo chiamiamo direttore, perché l’eCommerce Specialist deve imparare ad interloquire con i responsabili di tutti i Reparti dell’azienda per cui lavora, dalla logistica all’amministrazione, essere informato sui trade di vendita, conoscere le modalità di gestione del magazzino, comprendere qual è il canale distributivo migliore.

I requisiti per diventare direttore del commercio elettronico sono assolutamente variegati: si va dalla conoscenza delle piattaforme eCommerce, come Magento o Prestashop, alla gestione di un team composto da figure operative, come il Customer Care o l’Ufficio Marketing.

Senza dubbio bisogna avere una profonda passione per il mondo digital ed un’attitudine considerevole al problem solving: se il cliente vi chiede come mai ha così tanti carrelli abbandonati sul proprio negozio online, dovrete essere in grado di fornirvi una soluzione ed una spiegazione tecnica valida.

È utile seguire un corso di specializzazione nella gestione dell’e-commerce?

L’esperienza sul campo è fondamentale, ma conta soprattutto una formazione qualificata che possa aiutarvi a migliorare le basi tecniche e le conoscenze su cui fondare la propria carriera professionale.  La gestione di un e-commerce è complessa e rischiosa: iniziare una strategia che non funziona di certo renderà i vostri clienti molto insoddisfatti. Frequentare un corso di specializzazione è il passaggio necessario per chi vuole costituire un background solido ed arricchirsi di esperienze ed idee nuove da sviluppare.

corso di specializzazione nella gestione dell’e-commerce

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Teoria, pratica ed operatività: questo è il mix giusto per chi vuole promuovere un sito di commercio elettronico in maniera efficace. È bene, quindi, iniziare ad informarsi e studiare, dando un’occhiata agli e-book disponibili online, ad articoli su blog di settore o studi di mercato.

Ma non solo: frequentare un Master specialistico che possa garantire anche esperienze pratiche presso grandi aziende è forse la formula migliore per chi vuole apprendere realmente il metodo giusto per gestire un progetto online che abbia maggiori probabilità di successo.

Quanto tempo occorre per diventare esperto nella gestione professionale del commercio elettronico?

Il commercio elettronico non è da tutti. Non tutti hanno la pazienza e la caparbietà di formarsi in questo settore e di settarsi all’aggiornamento continuo. L’obiettivo centrale per chi gestisce un negozio online si racchiude nella massimizzazione delle conversioni o meglio degli acquisti. Sulla base di questo obiettivo bisogna progettare ogni strategia.

Il tempo necessario per diventare specialista è senza dubbio relativo alla formazione scelta, ma anche alla pratica effettuata sul campo. Iniziate con un vostro primo negozio, fate le vostre prime esperienze per comprendere come rispondere adeguatamente alle aspettative dei clienti.

Essere eCommerce Specialist è una sfida quotidiana, che vi garantirà grandi soddisfazioni.

Quali strumenti e tool deve sapere usare uno specialist per la gestione di uno shop online?

Gli strumenti più utili per un eCommerce Specialist li possiamo rintracciare nei tool di monitoraggio delle attività del negozio online, così come gli strumenti per tracciare i comportamenti dei clienti. Ci sono anche software specifici come Adobe SiteCatalyst, ma Google Analytics deve diventare il vostro punto di riferimento.

Analizzare i report, stabilire gli obiettivi di conversione, studiare con accuratezza il funnel di vendita, ma soprattutto lavorare sugli indicatori di performance (KPI) giusti: questi sono i punti di forza di un vero eCommerce Specialist. Non bisogna essere un programmatore, né un grafico: si tratta di specializzazioni diverse che possono aiutare il professionista nella gestione del suo progetto online e di cui non deve essere sprovvisto di nozioni basilari per poter interloquire con il team intero.

E-commerce Specialist cercasi…. è una professione richiesta dal mercato?

Quali sono i profili più ricercati nel mondo del web e richiesti dalle aziende ce lo dice un’indagine recente di Kelly Service Italia, in cui il responsabile dell’eCommerce gioca un ruolo principale per le strategie di vendita online, essendo una tra le figure più ambite. Stesso discorso per , che ha evidenziato il trend del mercato del lavoro per i prossimi anni in Italia, considerando i ruoli più ricercati nei principali settori.

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In ambito Sales & Marketing, le retribuzioni più interessanti sono quelle degli eCommerce Specialist, su cui sono concentrate numerose responsabilità.

Le richieste in Italia arrivano più dal Nord (Milano, Brescia, Bologna ecc) o anche Napoli e Roma offrono possibilità di occupazione?

Le offerte di lavoro per la figura di eCommerce Specialist si concentrano notevolmente nelle aziende del Nord Italia. Ancora oggi la società calcistica Juventus ricerca per il proprio dipartimento e-Commerce figure specializzate nelle strategie di vendita online, andando proprio a caccia di veri talenti. Altre aziende che costantemente si rivolgono all’ambito eCommerce sono Yoox, Axelero, Amazon. La sede di lavoro è circoscritta a Lombardia e Piemonte.

Napoli e Roma rappresentano ancora città con offerte limitate, ma che potenzialmente potranno aprirsi senza dubbio a figure specializzate nell’organico aziendale che siano orientati alla gestione dei progetti di commercio elettronico.

Ci sono offerte di lavoro dall’estero?

Il più grande raccoglitore di offerte di lavoro è certamente LinkedIn. Per chi vuole lavorare nell’ambito Digital non può essere aggiornato costantemente sulla vita dei Social Media e sui diversi modi per potersi presentare al mondo, soprattutto per chi è interessato a ricercare una carriera all’estero.

Michael Page, ad esempio, ricorda uno specialista del commercio digitale dichiarando anche il compenso che gli sarà riconosciuto. Interessante sembra anche la richiesta di HomeAway.

Lanciarsi in un’esperienza all’estero richiede un enorme dose di coraggio, intraprendenza e la capacità di mettersi costantemente alla prova. La concorrenza è serrata, ma non sarà difficile ambientarvi. Un consiglio: optate per un Paese specifico ed informatevi sul panorama generale in fatto di ecommerce management.

A quale stipendio può aspirare (quanto guadagna) uno specialista dell’e-commerce management?

Secondo i dati rilasciati da Page Personnel, lo stipendio per una figura Junior si aggira intorno ai 20mila euro all’anno fino a raggiungere i 35 mila euro per figure che abbiano maturato tre anni di esperienza.

Se poi puntate a diventare eCommerce Manager, le cifre aumentano esponenzialmente fino ad arrivare ad 80.000 euro all’anno.

Scopri il Corso in eCommerce Management di Ninja Academy (formula online + aula pratica a Milano) da gennaio a marzo 2017, un percorso formativo studiato per chi vuole ampliare ed aggiornare le proprie competenze al fine di mettere a punto strategie di marketing e di vendita online che possano massimizzare la domanda proveniente dal mercato.

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Giovanni Rana sbarca ad Hollywood e conquista gli USA

Hillary Clinton e Donald Trump combattono aspramente per la Presidenza della Casa Bianca, ma il vero Presidente a candidarsi per puntare alla conquista del Paese più potente e controverso al mondo non è altro che Giovanni Rana. Il re del Tortellino sbarca oltreoceano e lancia una nuova campagna gastronomica dal titolo “Dine With Pasta“.

L’offerta, oltre che la pasta, è davvero invitante: Giovanna vi invita a casa sua, a Verona, per provare i famosi ravioli o i tortellini che tanto delizieranno i vostri palati. Il mix è perfetto: cucina, gastronomia italiana, tradizione, famiglia, piacere di stare insieme, convivialità e buon gusto. Gli ingredienti ci sono tutti. In palio possono essere vinti 5 spettacolari weekend in Italia, grazie ad una lotteria veramente “golosa”.

Il re dei tortellini agli Studios: è così come lo vedi

La campagna è caratterizzata da una serie di spot girati ad Hollywood, con diverse ambientazioni. Giovanni Rana, di certo, non perde tempo e pensa bene di rompere ogni barriera culturale e/o territoriale invitando 300 americani, che conosceranno l’amata Verona, visiteranno lo stabilimento di San Giovanni Lupatoto e naturalmente lo incontreranno, mangeranno insieme a lui ed impareranno anche qualche parola di dialetto veneto.

Il messaggio è chiaro: il Signor Giovanni non è un attore, ma un uomo così come lo vedi, sincero, curioso, schietto, affamato di sogni più ancora che di tortellini. Un messaggio che trova conferma anche nel passato, quando Leo Burnett lancio una campagna di comunicazione per il Pastificio Rana dal titolo “Io sono Giovanni Rana“. Gli stessi dipendenti dell’azienda mostravano il contatto diretto con il Signor Giovanni e come effettivamente si tratti di una vera e propria famiglia.

https://www.youtube.com/watch?v=IYBsewFFeK8&feature=youtu.be

Tortellini e ravioli arrivano in carcere

La Pasta Giovanni Rana arriva dappertutto. Nell’episodio Prison, il Signor Giovanni veste i panni di un avvocato in un carcere di massima sicurezza.

https://www.youtube.com/watch?v=PrtDbntpBvU

La Pasta Giovanni Rana fa venire l’acquolina in bocca all’America intera. Il sogno americano, la volontà di sbarcare oltreoceano ed avere successo, esportare il Made in Italy in un altro continente: il lancio di questa campagna rappresenta senza dubbio una conquista simbolica ed estremamente significativa per il Pastificio fondato nel 1961 per la produzione di tortellini.

Il racconto di questa nuova esperienza avviene in maniera delicata, ironica, genuina e spontanea, in pieno stile Giovanni Rana.

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Lui stesso ha dichiarato:

“È stata un’esperienza indimenticabile e super divertente. E con questo sono due i sogni americani che si sono realizzati: portare i miei prodotti in America e recitare ad Hollywood! Ma il ruolo che amo di più è quello di tutti i giorni, quello di pastaio che considero il lavoro più bello del mondo. Sono più di 50 anni che preparo tortellini con amore e non c’è soddisfazione più grande che essere sulle tavole, un posto intorno a cui si svolge la vita delle persone.

Tutto ciò non sarebbe mai potuto succedere senza l’incredibile sinergia tra me e mio figlio Gian Luca. Quando mi ha parlato di internazionalizzazione per la prima volta – vent’anni fa – ero incredulo. Ma lui ci ha visto proprio lungo e mi ha portato in ben 38 paesi”.

L’internazionalizzazione è cominciata in Spagna, si è allargata all’intera Europa arrivando fino in America in meno di quattro anni. L’idea del sogno che finalmente si realizza è ben visibile in tutti gli spot, in cui un tragicomico Giovanni Rana si trova immischiato in gag sensazionali.

Diventa un avvocato in un carcere di massima sicurezza o un cowboy texano, pronto a qualsiasi impresa per portare la propria pasta fresca al cospetto degli americani, sulla tavola di tanti americani, proprio come ha fatto in Italia.

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Google introduce l’etichetta fact-check per evitare notizie bufala

Quante volte ti sei ritrovato a rimproverare amici e conoscenti perché la notizia che avevano condiviso era una bufala? Se sei tra questi, la notizia ti farà saltare di gioia dalla sedia: finalmente Google muove i primi passi verso un sistema di fact-check che consentirà progressivamente – si spera – a noi utenti di poter verificare quando una notizia è vera o meno.

 

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Probabilmente cavalcando anche un po’ l’onda della frenesia pre-elettorale in cui si ritrovano gli USA in questo momento in balìa di una campagna elettorale dai toni molto accesi, Google ha annunciato finalmente un nuovo approccio al del fact-checking, tramite dei tag che affiancheranno le notizie nei risultati della SERP.

Come funziona?

Il tag sarà attribuito in base a un procedimento in due step: innanzitutto cercando il corretto markup nel codice sorgente; in secondo luogo, ogni notizia sarà giudicata anche in base alla storia della fonte di provenienza.

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Più un sito avrà una storia di diffusione di bufale, più sarà difficile che una notizia vera riceva il TAG grigio che indicherà l’affidabilità della stessa, appunto. Il tag è disponibile da ieri negli USA e in UK, ma Google ha dichiarato che il fact-check sarà presto disponibile anche in altri paesi.

Chissà se vedremo mai il tag Fact Check sulle notizie di Lercio.