L’abuso sessuale è #notokay, la catarsi va in scena sui social media

Sempre tutti pronti ad attaccare i social media quando diventano mezzo per atti di bullismo, odio e violenza. E quando non basta, da mezzo, li si trasforma in concausa, causa scatenante, ah dove finirà il mondo. Questa notizia, invece, ci ricorda che ogni media porta un contenuto e che, a seconda dell’utilizzo che se ne fa, i risultati possono essere molto diversi. Insomma, McLuhan aveva torto, facciamocene una ragione.

La storia è questa: Kelly Oxford, una scrittrice canadese, stanca del tono da spogliatoio maschile preso dal dibattito pubblico americano sulle molestie verso le donne (non parlerò di Trump e del suo contributo al tono di cui sopra), ha lanciato questo tweet:

Ovvero un appello a tutte le donne, quello di raccontare i loro casi di molestia usando l’hashtag #notokay. Non risponderà nessuno, ha pensato la scrittrice, dato il tema scottante e molto personale. Ma così non è stato, anzi la cosa è cresciuta. Rapidamente:

E dopo neppure una settimana questo il risultato in termini numerici, ovvero 30 milioni di interazioni:

Andando oltre ai numeri e leggendo alcune delle migliaia di storie condivise, emerge una normalità di assalti che coinvolgono le bambine di 6 anni, come le ragazze di 17 e le donne di tutte le età.

I responsabili sono parenti, compagni di classe, colleghi, insegnanti, dottori. I luoghi delle molestie sono mezzi pubblici, locali, supermercati.

Il fatto che la Oxford abbia iniziato il thread raccontando di quanto le accadde su un bus all’età di 12 anni ha spinto moltissime altre vittime di abusi a raccontare la propria storia, vedendo nella finestra aperta da Twitter uno spazio sicuro. La paura di essere giudicate, che è generalmente il freno principale nel condividere storie simili, è stata vinta dalla necessità di partecipare, in 140 caratteri, al dibattito pubblico. Perché la normalizzazione del fenomeno è #notokay, spiega la Oxford.   Tra le numerose vittime di assalti, spicca l’attrice Amber Tamblyn, che ha scelto Instagram per raccontare la violenza di un ex che, vedendola in un club, ha deciso di prenderla di forza e riportarsela a casa  come qualcosa di sua proprietà, come dell’immondizia“.

notokay

Ma andando oltre alle singole storie, che potete comunque leggere sull’account di Kelly Oxford, emerge un tratto che le accomuna: la decisione di liberarsi di un peso, di un segreto, che per molto tempo le vittime avevano pensato di non poter rivelare a nessuno. Un passo verso la risoluzione di un trauma spesso molto profondo. Che ruolo possono avere, quindi, i social media nel superare un trauma?

Alcuni studi hanno esaminato come le persone sentano il bisogno di ricorrere ai social media per superare episodi di violenza collettiva. Il professor Eriksson, dell’università di Umea, ha analizzato proprio il ruolo di Twitter nel superamento del trauma legato agli attacchi di Oslo nel 2011 nei sei giorni successivi alla tragedia. Emerge che, oltre al bisogno di esprimere empatia, Twitter è stato fondamentale per ricercare senso in un mondo che pareva averlo perso completamente. Inoltre, l’utilizzo dei social media in opposizione ai mass media ha dato la possibilità a pensieri divergenti da quelli preponderanti di emergere.

Ovviamente condividere pensieri, anche personali, su un evento collettivo è molto diverso dall’affrontare una questione privata come l’abuso sessuale, ma la scelta dei social media come megafono per una voce di minoranza all’interno del discorso pubblico ripercorre in qualche modo lo schema individuato da Eriksson.

Al di là delle teorie, comunque, #notokay è un risultato vincente per ogni singolo tabù personale affrontato dalle partecipanti e il caso di lanciato da Kelly Oxford diventa un importante remind sul potere latente di ogni media. Anche in positivo.

snapchat presenta l'ipo

WhatsApp può bloccare la crescita di Snapchat?

Whatsapp, l’app di messaggistica più usata al mondo, ha recentemente introdotto nuove funzionalità per personalizzare foto e video. Con i nuovi strumenti, che appariranno automaticamente quando si scatterà una foto, potremo scrivere, disegnare e aggiungere emoji su foto e video.

Tutte novità che imitano, o almeno provano a farlo, le funzioni già offerte dal rivale Snapchat.

I nuovi strumenti di editing sono un evidente tentativo di coinvolgere anche gli utenti dell’app del fantasmino, prevalentemente ragazzi tra i 16 e i 25 anni, in modo nuovo.

whatsapp può bloccare la crescita di snapchat

Al momento Snapchat vanta 150 milioni di utenti mensili, che potrebbero sembrare pochi in confronto al miliardo di utenti attivi di Whatsapp, ma che quest’ultima vuole raggiungere a tutti i costi: foto e video stanno infatti diventando centrali nelle comunicazioni tramite smartphone e sempre più spesso rimpiazzano i classici messaggi di testo.

Gli effetti sulla crescita di Snapchat

Instagram Stories vs Snapchat Stories

Non è la prima volta che una società del gruppo Facebook prende spunto dalla concorrenza e ne introduce feature simili. È già successo lo scorso agosto quando è stato presentato Instagram Stories, che permette di condividere con i propri follower foto e video temporanei che scompaiono dopo 24 ore, proprio come già eravamo abituati a fare da tempo tramite Snapchat.

Inoltre, nel 2013 la società di Mark Zuckerberg aveva già provato, senza però avere successo, ad acquistare proprio Snapchat.

Ma quali sono le ragioni di questo tentativo costante di duplicare le sue funzioni?

Innanzitutto, c’è il tentativo di riconquistare gli utenti più giovani e i millennial; in secondo luogo c’è la necessità di monitorare i mercati nei paesi emergenti dove al momento Whatsapp è l’app dominante. Sarà molto più difficile ora per Snapchat guadagnare terreno in questi paesi.

whatsapp può bloccare la crescita di snapchat

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Cosa riserva il futuro: Spectacles e IPO

Che ne sarà quindi di uno dei social preferiti dai millennial? Se da una parte è vero che gli utenti apprezzano la possibilità di usare contemporaneamente più social network e chat, è anche vero che con l’introduzione di queste nuove funzioni la crescita internazionale sarà notevolmente rallentata. Perché usare due app diverse se queste hanno le stesse funzioni chiave?

Il fantasmino però non teme la concorrenza e sposta il proprio business sul lato hardware, lanciando Spectacles e gli occhiali da sole che consentono di registrare video di dieci secondi, che tra qualche mese vedremo sul mercato.

A questo si aggiunge la notizia dei preparativi verso la quotazione e una pre-evaluation di ben 25 miliardi di dollari.

Vinili della NASA e altre campagne milionarie: su Kickstarter ad Ottobre solo progetti… spaziali!

Dopo la pausa estiva eccoci tornati con il primo appuntamento autunnale dedicato alle 5 campagne più cool su Kickstarter: queste sono quelle in scadenza nel mese di Ottobre!

Il cubo antistress definitivo

Con quasi 6 milioni di dollari raccolti a fronte dei 15000 richiesti, a pochi giorni dalla scadenza Fidget è già l’11esimo progetto più finanziato nella storia di Kickstarter. Un risultato davvero incredibile per un cubo antistress dedicato a chi non può fare a meno di giochicchiare con il primo oggetto che capita tra le mani (il tasto della penna, un anello o, nei casi più fortunati, le bolle delle imbottiture da imballaggio).

I sei lati del cubo sono stati progettati per soddisfare tutti i tipi di ossessione (sì, anche la tua, ne sono certo): il pomello di un joystick, una superficie rotante, la pallina antistress e gli ingranaggi da girare, una superficie concava e, immancabili, il classico interruttore nonchè 5 pulsanti da premere (senza che facciano nulla, chiaramente).

Tralasciando la facile ironia che si potrebbe fare sull’incredibile somma di denaro raccolta da Fidget, si tratta di un oggetto, che stimolando il cosiddetto fidgeting, potrebbe aiutare i bambini affetti da sindrome da deficit di attenzione e iperattività, come dimostrano alcuni studi scientifici riportati nella scheda di presentazione del prodotto.

Disponibile in 10 colori, hai ancora pochissimi giorni per accaparrartene uno a soli 19$ (più altrettanti di spedizione): la campagna scade il 20 Ottobre.

LEGGI ANCHE: Dai Cat Cafè all’Opera di Firenze: a luglio su Kickstarter, progetti per tutti i gusti

Arriva il primo wearable che misura l’idratazione

Con un incremento delle vendite del 29% rispetto all’anno passato non si può certo dire quello dei wearable sia un mercato saturo, anche se pare che il sorpasso degli smartwatch a discapito dei braccialetti intelligenti non sia lontano. In questo contesto arriva LVL, il primo wearable in grado di monitorare il livello di idratazione del nostro organismo.

Controllando anche altri dati quali il battito cardiaco, l’umore, l’attività sportiva, la qualità del sonno e le calorie bruciate, l’obiettivo di LVL è quello di notificarti sulla corretta quantità di liquidi da assumere per ottenere prestazioni ottimali, così da migliorare anche la qualità del sonno, trattandosi di un fattore condizionato proprio dall’idratazione. Oltre a visualizzarli direttamente sul display a colori sarà possibile analizzare in maniera più approfondita i dati raccolti anche sul proprio smartphone, grazie all’app dedicata.

Un grande successo anche quello di LVL, che auspicabilmente raggiungerà il milione di dollari prima della scadenza della campagna, fissata per il 27 Ottobre: puoi acquistarne uno a 129$.

Oltre i bastoni da selfie

Facciamocene una ragione, il bastone per i selfie (al cui acquisto, giuro, continuo a resistere) è un’invenzione geniale: peccato non abbia affrontato un banco di prova come Kickstarter! Ad affrontare la sfida del crowdfunding si sono presentati invece questi due progetti le cui finalità sono tutto sommato le stesse: fotografare (o riprendere) un momento della nostra vita da nuovi “punti di vista”.

Il progetto più interessante è sicuramente Podo, una fotocamera wireless dotata di un potente adesivo grazie al quale può essere temporaneamente incollata su qualsiasi superficie e orientata a piacere. Dotata di sensore da 5 megapixel, 4 Gb di memoria, indicatori led e un accelerometro, a soli 49$ si tratta di un acquisto a cui vi si potrebbe anche cedere. La campagna ha raccolto quasi 700.000$ e si chiude il 13 Ottobre!

https://www.youtube.com/watch?v=UZGxiSZ16WA

Picbot, in scadenza il 30 Ottobre, è invece un supporto motorizzato per smartphone che grazie alla ricognizione facciale ruota autonomamente (anche di 360°) seguendo i tuoi movimenti e ponendoti sempre al centro dell’inquadratura, scattando fotografie semplici o panoramiche e registrando video anche in modalità time-lapse. Disponibile in 3 colori, con 99$ potete acquistare un Picbot completo di treppiedi.

La musica della terra dal grammofono spaziale della NASA al tuo salotto

Per introdurre questo progetto davvero affascinante concedetemi di correre in aiuto di Wikipedia:

Il Voyager Golden Record è un disco per grammofono inserito nelle due sonde spaziali del Programma Voyager, lanciato nel 1977, contenente suoni e immagini selezionate al fine di portare le diverse varietà di vita e cultura della Terra. È concepito per qualunque forma di vita extraterrestre o per la specie umana del futuro che lo possa trovare. La sonda Voyager impiegherà 40.000 anni per arrivare nelle vicinanze di un’altra stella. Le probabilità che venga trovato da qualcuno sono estremamente remote in rapporto alla vastità dello spazio interstellare.

Per festeggiare i 40 anni dal lancio nello spazio la NASA ha reso acquistabile su Kickstarter un cofanetto di 3 vinili dorati contenenti le registrazioni del Voyager Golden Record, una serie di immagini e testi che rappresentano la realizzazione delle sonde e addirittura un diagramma che gli alieni dovrebbero decifrare per far suonare il disco. Le tracce audio vanno da Bach alle musiche etniche degli aborigeni australiani, e per l’esattezza:

Il dottor Sagan e la commissione misero insieme una varietà di 115 immagini e un gran numero di suoni naturali, come quelli prodotti dalle onde, dal vento, dai tuoni e suoni prodotti da animali, come il canto degli uccelli e quello delle balene. Con questi venne inserita una selezione musicale proveniente da diverse culture e diverse epoche, oltre ai saluti di abitanti della Terra in 55 lingue diverse e la riproduzione del messaggio del presidente degli U.S.A. Jimmy Carter e del Segretario generale delle Nazioni Unite Kurt Waldheim.

Si tratta di un oggetto davvero speciale e intrigante che pensate, l’agenzia spaziale statunitense negò allo stesso Sagan (principale promotore del progetto), il quale non ne ebbe mai una copia. Tu, per acquistarne una copia al costo di 98$, hai tempo fino al 21 Ottobre. Inutile dire che la campagna è già stata largamente finanziata, avendo superato il milione di dollari poche ore fa.

Instagram Stories nella tua strategia di marketing: gli esempi da seguire

Una regola fondamentale del marketing rimane invariata nonostante i continui aggiornamenti e le evoluzioni del settore: Content is King. Questo vuol dire che qualsiasi canale può essere quello adatto se il contenuto è quello giusto. Il problema, delle volte, è proprio qui: come rendere il contenuto virale e condivisibile?

Un social network che richiede una strategia ben pianificata in tal senso è Instagram che, stando al passo con i competitors, diventa sempre più indispensabile per agganciare nuovi fan, follower e/o clienti.

Con oltre 500 milioni di utenti attivi e più di 90 milioni di foto e video caricati al giorno, Instagram diviene molto più che importante ed indispensabile: è assolutamente necessario e fondamentale contemplare il social nella vendita del proprio prodotto/azienda ecc.

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Per utilizzare al massimo il tuo canale Instagram e raddoppiarne la visibilità, ecco una piccola guida utile che potrà esserti di grande aiuto. Conosci già Instagram Stories per i tuoi contenuti dalla durata di 24 ore?

Dietro le quinte

Happy Socks, compagnia svedese produttrice di calze e biancheria intima, riesce ad avere successo grazie a mini video di circa 10 secondi ciascuno che raccontano la vita di chi lavora in ufficio: la festicciola di compleanno, la quotidianità dietro una scrivania, insomma piccoli gesti che fanno vivere all’utente che guarda la vita reale dello staff di Happy Socks.

Occhio al televoto!

Redbull ha compreso che l’interazione con i propri clienti e/o follower è fondamentale per avere un certo seguito: ha infatti chiesto ai suoi seguaci di votare con un like alcuni messaggi promozionali per scegliere, insieme a loro, quale utilizzare poi in futuro. Ecco, il segreto del successo; rendere gli utenti parte concreta del processo decisionale.

Ch ch change!

Gary Vaynerchuk ha fatto una prova: ha dato una svolta al suo blog mixando i suoi contenuti con quelli di un’altra azienda: il processo è semplice, si invia al collega il mini video e, reciprocamente, si pubblica. In questo modo, si crea interazione ed aumenta il passaparola, ma attenzione! Se hai una palestra, occhio a non incrociare il tuo lavoro con quello di un fast food: insomma, attenzione ai dettagli!

Domanda&Risposta

L’esempio da seguire è quello del Content Marketing Institute. I passaggi sono semplici: pubblicano un mini video per la loro community al fine di rispondere esattamente ad una domanda che era stata posta da un utente. In questo modo, non solo si accontenta il cliente, ma si rafforza il rapporto diretto tra i due,

Consigli Pratici

Alle community social piace scoprire ogni giorno cose nuove. Per questo motivo, è necessario che nel tuo staff ci sia uno specialista che faccia dei mini video su qualcosa di specifico. Tantissimi brand su Instagram utilizzano questo trucco: viva i mini tutorial!

Saldi!

Qualcosa che dura 24 ore può essere utile per far sì che una cosa rimanga per poco tempo: è il caso delle super offerte promozionali per dare la possibilità ai clienti di avere uno sconto in un tempo limitato di 24 ore. J Crew utilizza questa strategia per la vendita di occhiali da sole rosa: un modo per rendere speciale il prodotto e quindi, più limitato e meno accessibile.

 

E ora? Quale sarà la tua strategia nelle prossime 24 ore?

Digital Factory 2017: ecco cosa è successo al primo incontro di Milano e Roma

60 ninja agguerritissimi, docenti con i superpoteri, 4 tutor da sogno e 10 step di un percorso che vedrà il proprio culmine nel pitch finale, il prossimo aprile. Questi gli ingredienti che sono stati svelati sabato nel corso del primo appuntamento della Ninja Factory del Master Online in Digital Marketing, durante gli incontri di Milano e Roma.

I ninja, che si sono riuniti sabato 8 ottobre presso lo spazio Copernico per il primo meeting milanese e presso l’acceleratore Tim #Wcap per il ritrovo capitolino, hanno avuto occasione di conoscere i propri tutor e compagni di avventura, ma soprattutto di scoprire i brief preparati in collaborazione con Moleskine che li vedrà impegnati da qui ai prossimi 6 mesi.
Andiamo a scoprire cosa è successo durante gli appuntamenti attraverso i racconti delle Ninja Chiara e Federica, che ci accompagneranno da Milano e Roma attraverso live tweeting e resoconti 😉

Ninja Digital Factory 2017: il primo incontro di Milano e Roma!

Qui Milano, di Chiara Zappacenere

Il tempo di un dolcetto, un caffè e qualche chiacchiera, per poi cominciare puntualissimi alle 10 del mattino: è arrivato il momento di dare il via al primo incontro della Factory!
I ragazzi riempiono la sala, l’energia è palpabile. Ad accoglierli ci sono, oltre ad Angelica Saturnetti, Experience Manager, e Francesca Albrizio, Project Manager, i due tutor Marco Magnaghi e Michaela Matichecchia, che fin da subito iniziano ad impartire le prime lezioni ai ragazzi.

Il percorso in 10 livelli prevede che i ragazzi vengano divisi in team di lavoro, e viene subito messo in chiaro un concetto: per lavorare bene è necessario creare squadre e non gruppi, che dovranno necessariamente imparare a lavorare per obiettivi comuni, mantenendo costante la comunicazione all’interno del proprio team. Inoltre, è indispensabile imparare l’importanza di sbagliare, perché “solo tramite il fallimento sarà possibile trovare il successo”.

Messi in chiaro questi punti arriva il momento di svelare i 10 brief che i ragazzi dovranno svolgere nel corso della Factory, per poi prepararsi al pitch finale fissato per il 1 aprile. Moleskine sarà il caso di studio di questa edizione.

Dopo una breve pausa i ragazzi sono invitati a presentarsi (e troviamo anche delle vecchie conoscenze, dritte dritte dall’ultima Social Media Factory 😉 ), per poi essere riuniti nei team di lavoro che, nei prossimi mesi, supereranno i diversi step del percorso. Che il Ninja Power sia con voi, ragazzi!

Ninja Digital Factory 2017: il primo incontro di Milano e Roma!

Qui Roma, di Federica Fattori

Ore 9:30, i partecipanti della Factory iniziano ad arrivare al TIM #Wcap Accelerator di Roma. Un welcome coffee è il momento ideale per cominciare a conoscersi: tante provenienze diverse, non solo geografiche ma anche professionali.

Richiamati all’ordine, alle 10:00 inizia la presentazione del corso. La coordinatrice didattica Adele Savarese introduce gli obiettivi formativi della Factory, ma non solo. Perché si capisce immediatamente che da qui ad aprile ci sarà da rimboccarsi le maniche e lavorare sodo, come un vero Ninja.

Sul tavolo ci sono 10 brief pratici, ognuno relativo a un blocco didattico del Master Online in Digital Marketing. Per accedere al livello successivo è necessario aver completato in modo efficace quanto richiesto nel brief precedente. La Digital Strategy riguarda un’azienda icona della creatività, che negli ultimi anni si sta muovendo sempre di più verso il digitale: Moleskine.

A supporto dei partecipanti alla Factory romana ci saranno Cinzia Gallenzi e Simone Mariani due esperti in comunicazione che seguiranno i 6 team formati durante la giornata. In sala il clima è stimolante: persone diverse per età, provenienza geografica e background accademico/professionale pronte ad accogliere questa nuova sfida.

Alla fine della mattinata i gruppi si sono formati: il prossimo appuntamento è per la consegna del primo brief tra poche settimane. Per questi nuovi Ninja è arrivato il momento di tirare fuori i denti.

La democrazione e l’epistocrazia ai tempi dei social network

Tutti sappiamo come funziona il sistema democratico. O dovremmo saperlo. Il significato della parola è semplice: il governo del popolo. Il principio, declinato e applicato in maniere leggermente diverse nel mondo, è, semplificando all’estremo: a ogni cittadino corrisponde un voto. Ogni voto ha lo stesso valore.

Secondo Jason Brennan, professore della Georgetown University e autore del libro “Against democracy” (Contro la democrazia) il dilemma della democrazia è che concedendo il voto alla massa, il singolo voto non è più significativo, rimane disperso nella marea di voti. I cittadini rimarrebbero quindi ignoranti, disinformati.

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Egli propone quindi un nuovo sistema, l’epistocrazia. Non più il governo del popolo (demos) ma il governo dei dotti. Episteme, la parola greca a cui ci si allaccia indica infatti una conoscenza certa e fondata. Già John Stuart Mill nel 1861 in realtà aveva proposto un sistema simile, in cui un voto extra era concesso ai colti.

In questo sistema le istituzioni rimangono le stesse del sistema democratico, ma il diritto di voto è concesso a coloro che superano alcuni test di conoscenze politiche. Oppure ad ognuno viene concesso un voto, ma di peso diverso a seconda delle conoscenze dimostrate.

Come la democrazia anche  l’epistocrazia può essere declinata in varie forme.

Le opinioni nell’era dei social network

Uno degli aspetti più sorprendenti dei social network è la ragione per cui alcune informazioni, opinioni, idee o immagini si diffondano velocemente, in una maniera tanto simile ad una epidemia che si usa il termine “virale” per definire questo tipo di propagazione.

Non sempre è il contenuto a far la differenza: informazioni simili altre volte viaggiano lentamente e muoiono nell’indifferenza generale.

Alcuni esperti di analisi delle reti sociali si sono domandati se non fosse una caratteristica strutturale della rete a favorire certe informazioni a discapito di altre.

Kristina Lerman, dell’Università della Southern California, insieme ad alcuni colleghi, ha cercato una risposta.

Le sue scoperte sono molto interessanti, e spiegano come la nostra percezione può essere ingannata. Come nelle illusioni ottiche, il nostro cervello può interpretare la realtà in maniera sbagliata se l’input ricevuto è costruito ad arte.

Gli studiosi hanno scoperto un paradosso che hanno battezzato “L’illusione della maggioranza”.

Questa illusione si manifesta quando una persona osserva o attribuisce un comportamento alla maggioranza dei suoi amici (o contatti). In realtà però, il comportamento osservato è poco diffuso nella rete nella sua totalità.

Se osservate la figura sottostante noterete due reti identiche per struttura e numero di nodi collegati. Alcuni di questi nodi sono colorati in maniera diversa.

illusione della maggioranza

In quella di sinistra i nodi non colorati “vedono” più della metà dei loro vicini colorati.

Nella rete raffigurata a destra invece questo non accadde per alcuno dei nodi non colorati.

L’illusione della maggioranza dipende non dalla struttura della rete, ma solo da quali siano i nodi colorati.

A seconda di quali siano, si avrà l’impressione che qualcosa sia normale e diffuso mente invece la realtà globale è diversa.

In altre parole, se nella vostra rete di contatti vi sembrerà che una idea o fatto predomini, fareste meglio a distogliere lo sguardo dagli amici più popolari.

La differenza infatti tra le due reti nella figura è che l’illusione della maggioranza avviene quando ad essere colorati sono i nodi più popolari, cioè quelli con il maggior numeri di connessioni.

L’illusione della maggioranza è stata osservata in molte situazioni dagli studiosi, che hanno analizzato i collegamenti tra autori di articoli accademici, la rete di follower del social network DIGG e i collegamenti tra blog che si occupano di politica.

In tutti i casi, nonostante i contesti diversi, hanno rilevato questo fenomeno.

La conclusione è che il fenomeno dell’illusione della maggioranza può essere efficacemente usato per far credere alla popolazione qualcosa che in realtà non è vera.

Per chi desideri utilizzare questa illusione, si tratta di fare una analisi della rete ed identificare i nodi più influenti.

Questa è la parte facile, grazie alle tecniche di analisi delle reti. Più difficile, per chi voglia manipolare la rete, convincere gli influencer rappresentati da quei nodi ad adottare e diffondere il comportamento o idea richiesta.

L’epistocrazia è davvero la soluzione?

Sembrerebbero di più i vantaggi che gli svantaggi in un sistema che privilegia la conoscenza.

La popolazione è chiamata spesso a votare, e quindi decidere, di temi non solo spinosi e controversi, ma ostici ai più.
La decisione di voto è spesso presa di “pancia” e non in base alla conoscenza dell’argomento di cui si è chiamati a decidere, o della consapevolezza delle conseguenze di una decisione rispetto ad un’altra.

Sembrerebbe quindi che privilegiare i meglio informati sia saggio.

Ci sono naturalmente critiche e obiezioni a questa proposta.

Da un punto di vista politico la principale è che si finirebbe per privilegiare maggiormente i privilegiati: chi ha maggiori opportunità finanziarie, culturali e sociali per accedere ad una miglior formazione e, presumibilmente, conoscenza.
Ma, obbiettano anche altri, il professore Brennan sembrerebbe vittima di una illusione: che a una maggior consapevolezza e conoscenza corrisponda un esito migliore delle scelte.

Secondo Althaus, lo studioso che Brennan stesso prende a riferimento, infatti i modelli statistici usati sono approssimazioni non applicabili nella realtà.

Nella vita reale la conoscenza non è mai calata asetticamente nella testa delle persone come nelle simulazioni e subisce influenze culturali, sociali e di altro genere, per cui le previsioni sull’esito delle decisioni informate non è così immediato.

Non ci sono inoltre garanzie di alcune genere sulla bontà delle decisioni prese da una maggioranza “bene informata”: sia perché non è scontato che agiscano per il bene comune sia perché anche i “bene informati” potrebbero prendere delle clamorose cantonate. La bolla immobiliare che poi sfociò nella crisi mondiale che ancora fa sentire i suoi effetti ne è una prova.

L’opinione pubblica, anche se qualificata, può essere facilmente manipolata da chi conosce i meccanismi della propagazione virale delle informazioni nelle reti.

Meccanismi bene esposti già nel 2004 da Duncan Watts nel suo libro “Six degrees – the science of a connected age”.

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Sfortunatamente non ne esiste una edizione italiana, ma acquisire almeno alcune nozioni di base di questa scienza può essere fondamentale per essere dei cittadini più consapevoli e meno manipolabili.
E ne gioveranno anche le vostre strategie di marketing sui social network.

Che l’idea di epistocrazia non sia un tentativo di diffondere viralmente un sistema che è solo apparentemente migliore a quello già in uso?

Best Practices per l’Innovazione: una call for ideas per startup e imprese

Aziende di servizi, imprese manifatturiere, fondazioni, spin-off accademici, individui o team, startup. A tutti questi soggetti si rivolge il X Premio Best Practices per l’Innovazione, nato su iniziativa del Gruppo Servizi Innovativi e Tecnologici di Confindustria Salerno, con l’obiettivo di diffondere la cultura dell’innovazione e promuovere l’utilità dei processi innovativi al mercato, pubblico e privato, attraverso la presentazione di casi reali di innovazione realizzati dalle imprese del settore Servizi.

Negli anni il Premio Best Practices ha contribuito a creare, grazie al supporto di numerosi partner nazionali e internazionali, un vero e proprio ecosistema dell’innovazione, capace di approdare anche sul mercato internazionale, con ben tre missioni in California, due delle quali in Silicon Valley.

Premio Best Practices: per chi fa innovazione (non solo tecnologica)

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Il Premio si rivolge ad aziende di servizi e spin-off, imprese manifatturiere, associazioni e fondazioni di interesse socio-economico, spin-off accademici, singoli individui o team proponenti idee d’impresa, startup iscritte al massimo da 36 mesi nel relativo registro camerale e startup innovative.

Per partecipare al Premio Best Practices, è considerato innovativo ogni comportamento nuovo, che porta a cambiamenti significativi in termini di prodotto, processo, organizzazione, metodologie, approccio sociale. Quindi, non fermarti alla tecnologia, la tua idea può essere quella giusta.

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Compila il formulario e partecipa all’innovazione

Best Practices per l'Innovazione un premio per startup e imprese (1)

Durante le due giornate di evento finale del Premio i partecipanti avranno la possibilità di presentare la propria case history ad imprenditori, influencer, investitori, e sviluppare relazioni all’interno del networking del Premio.

Seguendo il paradigma Open Innovation, il Premio Best Practices si basa su una forte contaminazione di idee e know-how tra imprese, spin-off, startup, mondo della ricerca e big player dell’innovazione; dall’altro lato vanta uno stretto raccordo con agenzie di sviluppo, operatori e società di business scouting, business angel, venture capital, sistema bancario, fondi di private equity, piattaforme di crowdfunding, incubatori ed acceleratori.

C’è tempo ancora fino al 24 ottobre per candidare la tua idea, compilando il formulario per imprese e spin off o quello per le startup direttamente online.

Nel frattempo non perderti i prossimi eventi di presentazione:

  • 12 ottobre, Mercato San Severino, Sud Motori Srl, in collaborazione con il Consorzio Irno Sviluppo
  • 13 ottobre, Torino, Rinascimenti Sociali
  • 14 ottobre, Venezia, Confindustria Venezia
  • 18 ottobre, Lecce, Confindustria Lecce

Trovi tutte le informazioni sul sito del Premio. Cosa aspetti a proporre la tua idea? L’innovazione parte da te.

CamOn, l’app che trasforma le foto e selfie in domande per sfidare gli amici

Questo weekend mi trovavo ad un concerto di una di quelle band che in pochi tra i miei amici conoscono, ma per la quale sicuramente mi avrebbero invidiato. Ho inviato loro un selfie con il poster dietro della band e ho chiesto Indovinate dove sono?”. Purtroppo era sabato, qualcuno mi ha risposto subito, altri il giorno dopo: peccato, speravo di sorprenderli tutti!

Sarà capitato anche a voi, come a me, di condividere con gli amici una foto o un selfie spiritosi accompagnati dalle domande “Dove sono?”, “Cosa sto facendo?”, “Con chi sono?”. Avete mai pensato di rendere tutto ciò ancora più divertente?

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Ci ha pensato un team italiano con la propria applicazione CamOn, di cui vi avevamo anticipato a giugno la versione beta in un precedente articolo: finalmente oggi è uscita la versione ufficiale su Google Play Store e iTunes e ora finalmente tutti possiamo sfidare i nostri amici!

App

Come funziona

CamOn è la nuova app gratuita che ti permette di interagire e giocare con i tuoi amici attraverso dei divertenti giochi fotografici. Come funziona? Riassumiamo le caratteristiche dell’applicazione nei suoi diversi step.

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Ovviamente il primo passo è quello di scattare la foto: come accade per Instagram, ricordate che anche con CamOn una bella foto, un selfie divertente, la giusta angolazione, un dettaglio particolare, renderanno il gioco più interessante e avvincente per i vostri amici.

Ora che avete il vostro scatto, preparare le domande: non siate banali, divertitevi a creare giochi sempre più difficili e simpatici. In fondo i concorrenti sono i vostri amici, dunque potete davvero sbizzarrirvi! Ed ora siete pronti per sfidarli: potrete commentare in chat le risposte e la foto e stabilire quali risposte sono giuste e quali sbagliate.

Le novità

Con l’arrivo sugli store, CamOn ha anche una novità rispetto alla versione beta dell’app: a seguito dell’esperienza e delle indicazioni degli utenti della versione beta, gli sviluppatori hanno deciso di introdurre la possibilità di guadagnare sia punti che monete, due caratteristiche essenziali nelle gaming app.

In particolare i punti permettono di confrontarsi con i propri amici che potranno vedere il proprio punteggio ed inoltre scalare la classifica generale dei più bravi Camoners. Questa classifica potrà essere visibile dapprima sui canali social e successivamente anche sul sito.

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Le monete guadagnate possono essere invece utilizzate per sbloccare le funzionalità aggiuntive presenti all’interno dell’app. Ciascun utente inizialmente possiede 1000 monete , in questo modo tutti possono provare le funzionalità aggiuntive e scegliere se comprare altre monete o sbloccare definitivamente le funzionalità preferite acquistando le rispettive in‐app.

Le monete sono inoltre una funzionalità che è sfruttabile per contest online: si creerà in questo modo una dinamica coinvolgente fatta di domande, risposte, chat, punti e divertimento che renderà il contest sicuramente virale. Una risposta ancora più social ai semplici concorsi su Instagram, che potrebbe interessare in futuro anche i brand.

Se avete sempre pensato che scattare foto con il vostro smartphone fosse in realtà una scusa per condividere ricordi, curiosità e esperienze con i vostri amici, CamOn vi offre un modo unico per rendere tutto ciò anche più interessante e coinvolgente! Vi ricordiamo che la trovate disponibile per il download gratuito su Google Play Store e iTunes.

The Lovie Awards: annunciati i vincitori dell’edizione 2016

Finalmente il momento tanto atteso. Come in ogni competizione di cui si aspetta il finale solamente per veder proclamati i degni vincitori, anche quest’anno i Lovie Award sono giunti al termine, assegnando cinque differenti premi speciali: dal “person of the year” al “artist of the year”, dal “lifetime achievement award” al “emerging entrepreneurs”.

Cominciamo però da una semplice e concisa spiegazione: l’obiettivo dei Lovie Awards è premiare le eccellenze europee della tecnologia, nello specifico di internet. Gli Awards riconoscono la continua e fondamentale crescita di internet sia come strumento quotidiano sia come tool per le attività di business.

Al crescere dell’importanza di internet, è cresciuta anche l’attività dei Lovie Awards, che hanno visto una grande espansione nelle categorie: adesso sono infatti inclusi siti web, pubblicità online, internet video e app.

Ma torniamo alla notizia principale: il 2016 è stato un anno formidabile per i Lovie Awards, col più alto numero di votanti mai raggiunto e partecipazioni da oltre 40 paesi differenti.

Siamo dunque lieti ed onorati di presentarvi i vincitori dei premi speciali 2016!

  • Lovie Person of the Year: ANNIE LENNOX

Per il suo instancabile e formidabile utilizzo di internet per cercare di cambiare il mondo

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  • Lovie Lifetime Achievement Award: YANN LECUN

Uno dei padri fondatori dei network neuronali e dell’apprendimento automatico

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  • Lovie Artist of the Year: ROMAIN GAVRAS

Direttore e visionario dietro al video “Gosh” (British DJ Jamie XX)

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  • Internet Video Person of the Year: PATRICIA BRIGHT

Il suo canale Youtube dedicato al beauty è seguito da quasi 1 milione di persone e si caratterizza per l’eccezionale genuinità di Patricia.

  • Lovie Be Greater with Data Award: SÜDDEUTSCHE ZEITUNG

Per aver usato internet al fine di organizzare il grande sforzo giornalistico per far conoscere la storia dei “Panama Papers

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  • Lovie Emerging Entrepreneurs: FAIRPHONE

Per uno dei primi modelli di smartphone modulari e sostenibili
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Last but not least, non dimenticare di congratularti direttamente con le star vincitrici direttamente su tutti i social attraverso l’hashtag #lovie

Roberto Ascione nominato Best Industry Leader alla Health 2.0 Annual Conference

La scorsa settimana in California si è tenuta la consegna dei premi della Health 2.0 – una delle principali organizzazioni e conferenze di rilievo internazionale nella digital health – che quest’anno ha voluto premiare le principali aziende, istituzioni, imprenditori, opinion leader e patients activists che negli ultimi dieci anni hanno contribuito a rivoluzionare il mondo dell’healthcare attraverso le nuove tecnologie.

Il premio Best Industry Leader è stato assegnato a Roberto Ascione – direttore scientifico del Master Online in Healthcare Marketing di Ninja Academy e fondatore dell’agenzia Healthware International – con la quale è stato progettato questo innovativo percorso di formazione.

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La trasformazione digitale dell’healthcare

Sistemi di monitoraggio, strumenti di self-diagnosis, terapie digitali e community di supporto stanno rivoluzionando la relazione medico-paziente così come le attività di marketing delle agenzie.

Medici, farmacisti ed aziende dell’healthcare hanno l’opportunità di cavalcare questo cambiamento ideando e realizzando programmi di comunicazione efficienti ed in grado di rispondere agli attuali bisogni di gestione della salute.

Credits: Adobe Stock #117895048

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Per farlo hanno bisogno di formazione: il Master è diretto alle figure operanti nel settore della sanità e della salute a vari livelli, dai responsabili di multichannel marketing delle aziende ai profili medical e scientific. La didattica è progettata per trasmettere le competenze specifiche dell’healthcare marketing che uniscono creatività, design, innovazione, tecnologia, conoscenza della medicina e del regolatorio.

Un percorso agile e smart

Si articola in 60 ore di lezioni online divise in 4 aree didattiche, con moduli focalizzati sulla digital marketing strategy, sulle metriche delle campagne online, sul mobile, video e social media marketing, sulle tecniche di search engine optimization e search engine marketing per migliorare la propria visibilità sui motori di ricerca e sulle digital PR per tutelare la reputazione di un healthcare brand sul web.

La faculty comprende professionisti internazionali che ogni giorno si confrontano con le nuove sfide del digitale e si approcciano alla didattica in modo pratico, privilegiando la formula del “learning by doing”: tra i docenti spiccano Ariel M. Salmang, managing director Intouch Solutions; Stefano Zagnoni, head of strategic & multichannel innovation Johnson & Johnson; Federico Luperi, direttore Innovazione e Nuovi Media Adnkronos; Luigi Capani, customer excellence director Roche; Paul Tunnah, CEO Pharmaphorum.

Roberto Ascione, CEO di Healthware International ha dichiarato:

La creazione di un percorso formativo in digital marketing focalizzato sull’healthcare si profila come una guida di supporto agli stakeholder del mondo pharma e hospital, per orientarsi con elementi teorici ed applicazioni pratiche all’interno della rivoluzione che il digitale sta portando all’industria dell’healthcare

Mirko Pallera, founder e CEO di Ninja Academy aggiunge:

I nostri Master rendono sempre più democratico l’accesso all’alta formazione specialistica, oggi sempre più necessaria in un mercato del lavoro che stravolge le professioni e richiede competenze nuove ed aggiornate. La formula online del 100% della didattica li rende accessibili anche a chi non risiede nelle città dotate di centri di formazione d’eccellenza, mantenendo la qualità delle docenze agli standard delle migliori business school italiane e internazionali”

 > Scopri il Master Online in Healthcare Marketing e contatta il team di Ninja Academy per qualsiasi dubbio o chiarimento. Puoi scrivere a info@ninjacademy.it o telefonare allo 02/400.42.554 dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18.